Gigi Radice


Luigi Radice, detto Gigi (Cesano Maderno, 15 gennaio 1935), è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, promotore negli anni settanta del pressing a tutto campo.

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Giocatore

Come giocatore, Luigi Radice ha giocato con Milan, Triestina e Padova, in posizione di terzino sinistro durante gli anni cinquanta e sessanta. Cresciuto nelle giovanili del Milan e passato in prima squadra con poca fortuna (19 presenze in tre stagioni pur condite da due scudetti), Radice passò dapprima agli alabardati poi al Padova dove si meritò il richiamo a Milano, dove fu uno dei protagonisti dello scudetto 1961/1962 e della vittoria in Coppa dei Campioni nella stagione successiva. Fu costretto ad abbandonare la carriera di calciatore a seguito di un grave infortunio al ginocchio

Allenatore

Luigi Radice ha iniziato e finito ad allenare a Monza (nel 1966/67 la prima esperienza, nel 1998 l’ultima) ma ebbe la sua più grande soddisfazione nella stagione 1975-76: al 2013 è l’unico allenatore capace di vincere lo scudetto con la squadra del Torino dopo la tragedia di Superga e nello stesso anno gli è stato assegnato il premio Seminatore d’Oro quale miglior allenatore dell’anno

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Quel Toro era una squadra moderna, che s’ispirava con metodo e chiarezza alla scuola Olandese. Il modello Ajax, espressione del calcio totale, nuova luce e visione in europa

Nella stagione 1980-1981 si fece carico di guidare il Bologna FC 1909 nella delicata stagione della penalizzazione di 5 punti che seguì lo Scandalo del calcio italiano del 1980; la penalizzazione fu lasciata alle spalle in un batter d’occhio e fu l’allenatore che riuscì a vincere a Torino contro la Juventus (goal di Adelmo Paris dopo un fallo su Eneas de Camargo); vittoria che quella sera portò virtualmente vista la penalizzazione il Bologna in testa alla classifica.

Il tecnico lombardo ha guidato anche altre squadre prestigiose del panorama italiano come il Milan (1981-82). Nel 1983 viene chiamato dal presidente Antonio Matarrese sulla panchina del Bari, in Serie B, subentrando al tecnico Enrico Catuzzi e guidando i biancorossi nelle restanti 13 gare di campionato. Successivamente allena l’Inter (1983-84), di nuovo il Torino (dal 1984 al 1989), la Roma (1989-90), il Cagliari e la Fiorentina (dal 1991 al 1993) dove alla seconda stagione, trova l’esonero: lascia la squadra, dopo 14 giornate di campionato. Senza di lui i viola troveranno in quello stesso torneo una retrocessione. Radice fu assunto dai Cecchi Gori dopo l’esonero di Lazaroni e portò i viola ad una tranquilla salvezza, al dodicesimo posto. Nella stagione successiva i viola ebbero un inizio scoppiettante, tanto da arrivare a Natale alla seconda posizione, nonostante un pesantissimo ko (3-7) inflitto loro dal Milan: dopo il clamoroso 0-1 del 3 gennaio 1993 ad opera dell’Atalanta, vi fu una lite furibonda tra lui e Vittorio Cecchi Gori (all’epoca vicepresidente) con tanto (si dice) di spinta al tecnico. Alla fine vi fu il clamoroso esonero, confermato da Cecchi Gori in diretta al processo del Lunedì.

Radice ha guidato per la prima volta nella storia il Cesena alla promozione in serie A ottenuta al termine della stagione 1972-73.

Nel 2004 ha ricevuto la civica benemerenza di Cesano Maderno, città nella quale è nato e ha mosso i primi passi della carriera calcistica.

Gigi Radice malato di Alzheimer

da: http://www.infotoro.it

Il suo stato di salute non è dei migliori, anzi. La malattia sta avanzando senza pietà ma lui sta cercando opporre resistenza con la sua dura scorza. Ma la demenza senile degenerativa invalidante sta prendendo sempre di più il sopravvento ed è ormai in stato avanzato. Il processo degenerativo che colpisce chi è affetto dal morbo pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. Gigi Radice, 77 anni compiuti meno di un mese fa, cercherà di opporsi ad oltranza ma difficilmente riuscirà a vincere contro questo nemico subdolo ed invisibile. Dopo aver sconfitto tantissimi avversari sul rettangolo verde, ora dovrà per forza di cose alzare bandiera bianca. Speriamo il più tardi possibile. In bocca al lupo mister!

Si allunga la lista ……………..


 

Si allunga la lista degli assenti illustri ai prossimi Mondiali di calcio che scatteranno giovedì 12 giugno in Brasile: riassumiamo i nomi:

Falcao, Van De Vaart, Valdes, Montolivo, Walcott, GundoganThiago Alcantara, ma anche la Francia dovrà rinunciare al suo giocatore più rappresentativo, perciò alla ista va aggiunto anche Ribery.

News 07 giugno:  Si allunga ulteriormente la lista, dopo l’amichevole di ieri contro l’Armenia la Germania deve rinunciare a Marco Reus, l’attaccante del Borussia Dortmunt  ha rimediato una distorsione alla caviglia sinistra. Gli esami hanno evidenziato una brutta distorsione con lesione parziale dei legamenti. Al suo posto il ct. Low ha chiamato il giocatore della Sampdoria, Shkdroan Mustafi.

Champions League – Heysel 29 anni dopo……..


Champions League – Heysel 29 anni dopo, abbiamo perso tutti

Ventinovesimo anniversario della tragedia dell’Heysel, dove trovarono la morte 39 tifosi, di cui 32 italiani. Il mondo del calcio, dall’Italia all’Inghilterra, si stringe attorno al ricordo di quelle vittime innocenti e s’interroga sulla legittimità di disputare manifestazioni sportive al cospetto di eventi tragici.

Grad_LFC_Crest_twitter_400x400[1]   Liverpool FC  

Liverpool FC remembers the 39 football fans who died at Heysel Stadium 29 years ago today. In Memoria e Amicizia, in Memory and Friendship.

( Liverpool FC ricorda i 39 tifosi morti a Stadio Heysel 29 anni fa oggi. In Memoria e Amicizia, di memoria e amicizia).

Sono le 18,30 del 29 maggio 1985 e la situazione allo stadio Heysel di Bruxelles – dove è in programma la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus – è completamente fuori controllo. Come sottolineerà l’impeccabile Bruno Pizzul in cronaca “non sussistono i più elementari principi di ordine pubblico”. Già, l’intervento delle autorità belghe è a dir poco tardivo e inadeguato nonostante alla vigilia della partita la gendarmeria avesse dichiarato lo stato d’assedio in città e millantato cavalli di frisia di medievale memoria. Le recinzioni tra le tifoserie sono fragili, gli spalti fatiscenti, la birra tra i tifosi del Liverpool, i famigerati hooligans, scorre a fiumi: l’elettricità nell’aria lì lì per deflagrare. E infatti gli hooligans inseguono i tifosi bianconeri fino all’estremità degli spalti, inducendo alla fuga persino i gendarmi; presi dal panico i tifosi italiani si ammassano nell’angolo più lontano e basso del famigerato Settore Z, schiacciati l’uno sull’altro contro un muro. Quel muro in seguito crollerà e a salvarsi saranno solo i tifosi intrappolati perché quelli rimasti schiacciati troveranno la morte. Saranno 39 le vittime.

A 29 anni di distanza la tragedia dell’Heysel resta una ferita apertissima perché alloraabbiamo perso tutti” come ha riassunto lucidamente il portiere di quel Liverpool Bruce Grobbelaar. A distanza di 29 anni continua senza sosta il dibattito sulla legittimità di quella partita. Aveva senso giocare? Chi è favorevole invoca le possibile tragiche conseguenze di una difficoltosa evacuazione dei tifosi, chi è contrario invoca il buon senso al cospetto dell’illogicità di uno spettacolo che deve continuare ad ogni costo, anche di fronte ai morti: vinsero i primi e la Uefa avrebbe sparso il verbo del show must go on a ogni latitudine. Non continuarono invece – a giocarele squadre inglesi perchè furono squalificate per cinque anni dalle competizioni europee, mentre dei venticinque tifosi del Liverpool imputati per la strage, solo cinque di loro furono poi condannati a cinque anni di reclusione, gli altri assolti per mancanza di prove.

La vittoria della Juventus e i successivi festeggiamenti dei giocatori insieme a tifosi, visti ora, paiono surreali e tremendamente stridenti con l’orrore e la morte in tribuna; ma da Platini a Tardelli, a Tacconi tutti i protagonisti di allora hanno avuto modo di dissociarsi dalll’esultanza seguita allla strage e, anni dopo, le parole di Marco Tardelli risultano eloquenti: “Non l’ho mai sentita ‘mia’ come Coppa quella del 1985; una sconfitta per il calcio, lo sport e non solo. Chiedo scusa a tutti”.

Svolta epocale: in Italia addio alle comproprietà


Svolta epocale: in Italia addio alle comproprietà

Lo ha deciso e annunciato il Consiglio federale della FIGC: non saranno più permesse le compartecipazioni tra società nel nostro calcio. Resta la possibilità di rinnovare di un altro anno quelle ancora in essere.

L’istituto delle compartecipazioni tre società (meglio note come comproprietà) è stato abrogato oggi dal consiglio federale FIGC, Giancarlo Abete, durante la conferenza stampa di chiusura lavori in via Allegri. Dalla prossima finestra di mercato non sarà più possibile acquistare giocatori in comproprietà: “resta la possibilità di rinnovare di un anno quelle ancora in essere ma l’Istituto viene meno e resta fino a esaurimento.

La decisione è stata presa oggi nonostante in Lega Serie A non ci fosse l’unanimità e alcuni club non si erano manifestati favorevoli. Il numero uno di via Allegri ci tiene a precisare quindi che ” non è stata una proposta della Lega ma una proposta diretta da parte della FIGC. Nei prossimi mesi appronteremo un censimento della situazione in essere”. 

Il consiglio ha anche approvato i termini del tesseramento in ambito professionistico per la stagione 2014/15. Il calcio mercato sarà aperto da Martedì 1 Luglio a Lunedì 1 settembre, mentre  la finestra invernale sarà aperta da Lunedì 5 gennaio a Lunedì 2 Febbraio. In entrambi i casi la finestra si chiuderà alle ore 23.

27 Maggio 1964 ……


La festa del Prater 50 anni fa la notte in cui l’Inter diventò Grande

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 1962-63, 1964-65, 1965-66 Campione d’Italia
1963-64, 1964-65 Coppa dei Campioni
1964-65 Coppa Intercontinentale
 
Sono passati 50 anni da quel  mercoledì 27 maggio 1964 la notte di Inter – Real Madrid 3 – 1 . La notte della prima coppa Campioni nerazzurra, la partita che trasformò l’Inter nella Grande Inter di Angel Moratti.
Ricordiamo la Rosa 1963 – 1964
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1 – Scorti; 2 – Sarti; 3 – Bugatti; 4 – Zaglio; 5 – Masiero; 6 – Facchetti; 7 – Guarneri; 8 – Codognato; 9 – Landini; 10 – Picchi; 11 – Szymaniak; 12 – Tagnin; 13 – Burgnich; 14 – Ciccolo; 15 – Dalla Casa ( Massagiatore); 16 – Suarez; 17 – Corso; 18 – Mazzola; 19 – Milani; 20 – Herrera (allenatore); 21 – Jair; 22 – Cappellini; 23 – Di Giacomo; 24 – Petroni; ne cerchi Angelo Moratti
 
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Formazioni :
Inter: Sarti, Burnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Mazzola, Milani, Suarez, Corso.
Real Madrid: Josè Vincent, Isidoro Sanchez, Pachin, Lucent Muller, Josè Santamaria, Ignacio Zoco, Amancio Amaro, Felo, Alfredo di Stefano, Ferenc Puskas, Francisco Gento
Marcatori: 43′ Mazzola, 17′ s.t. Milani, 24′  s.t. Felo, 31 s.t. Mazola
 
Classifica marcatori  Coppa Campioni 1963/64
7 reti: S. Mazzola (inter); F. Puskas (Real Madrid); V. Kovacevic  (Partizan Belgrado);
6 reti: R. Wosab; F. Brungs (Borussia D.);
5 reti: A. Di Stefano (Real Madrid); R. Kucera, J. Jelinek (Dukla Praga); Metin O. (Galatasaray); P. Kerkhoffs (PSV);
4 reti: Jair(Inter); M. Galic ( Partizan Belgrado,); J. Altafini (Milan); L. Cossou (Monaco); Eusebio (Benfica); F. Konietzka (Borussia D.); M. Theis (Jeunesse Esch); B. Theunissen (PSV)
 
invece questa è la formazione che è nella storia e Noi interisti ricordiamo:  Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, ( Peirò, Domenghini)  Suarez, Corso.
allenatore :  Helenio Herrera
Presidente: Angelo Moratti
 

Per non dimenticare:

La Storia della Coppa dei Campioni dell’ Inter 2009-2010
ChampionsLeague2010[1]

 BAYERN MONACO-INTER 0-2

Marcatori: 35′ e 25′ st Milito

Bayern Monaco: 22 Butt; 21 Lahm, 5 Van Buyten, 6 Demichelis, 28 Badstuber; 10 Robben, 17 Van Bommel, 31 Schweinsteiger, 8 Altintop (18′ st Klose); 25 Muller; 11 Olic (29′ st Gomez)
A disposizione: 1 Rensing, 13 Goerlitz, 26 Contento, 23 Pranjic, 44 Tymoshchuk
Allenatore: Louis Van Gaal

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu (23′ st Stankovic); 4 Zanetti, 19 Cambiasso; 27 Pandev (34′ st Muntari), 10 Sneijder, 9 Eto’o; 22 Milito (46′ Materazzi)
A disposizione: 1 Toldo, 2 Cordoba, 17 Mariga, 45 Balotelli
Allenatore: José Mourinho

La strage dei minatori italiani ……………


Il 20 aprile 1914 a Ludlow, in Colorado, un numero mai chiarito di persone, fra cui donne e bambini, viene ucciso nella repressione di uno sciopero dei minatori locali, molti dei quali italiani. Nessuno dei responsabili verrà punito.

Le guardie private autrici delle strage insieme alla milizia civile erano state inviate dalla Colorado Fuel and Iron company guidata da John D. Rockefeller Jr. Per riabilitare la sua immagine compromessa dall’accaduto Rockfeller cominciò un’ intensa attività benefica.  

Rai Replay


Rai Replay.

Gigi Meroni


Gigi Meroni
 
Nato: 24 Febbraio 1943     Como
Giovanili:
19?? – 1960 Libertas San Bartolomeo –
1960 – 1961 Como
 
1960 – 1961 Como
1962 – 1964 Genoa
1964 – 1967 Torino
Tratto da Wikipedia
La sera del 15 ottobre 1967, dopo l’incontro contro la Sampdoria dominato e vinto dai granata per 4-2 nonostante la sua espulsione dal campo, Meroni fu convinto dall’amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti ad abbandonare l’usuale ritiro post-partita prima del termine. Non avendo con sé le chiavi di casa, Meroni si diresse verso il bar che di solito frequentava per telefonare alla sua compagna. Attraversò avventatamente con Poletti Corso Re Umberto nei pressi del civico 46: percorse la prima metà della carreggiata, fermandosi in mezzo alla strada e aspettando il momento buono per passare nell’intenso traffico.

Dalla loro destra sopraggiunse un’automobile. Meroni e Poletti fecero un passo indietro e furono investiti da una Fiat 124 Coupé proveniente dalla direzione opposta, che dopo l’urto si fermò lungo il marciapiede. Poletti fu colpito di striscio, mentre Meroni, investito alla gamba sinistra, fu sbalzato in aria dall’impatto e cadde a terra nell’altra corsia. Fu travolto da una Lancia Appia, che ne trascinò il corpo per 50 metri. Meroni fu portato all’ospedale Mauriziano da un passante, Giuseppe Messina, perché l’ambulanza rimase imbottigliata nel traffico post-partita. Arrivò al nosocomio con le gambe e il bacino fratturati, e con un grave trauma cranico. Morì poche ore dopo, alle 22.40.

La Fiat 124 Coupé era guidata da Attilio Romero, un diciannovenne neopatentato, di buona famiglia e figlio di un medico agiato. Dopo l’incidente, si presentò spontaneamente alla Polizia che lo interrogò fino a tarda notte. Fu rilasciato e tornò a casa: abitava proprio in Corso Re Umberto, a soli 13 numeri civici di distanza dalla mansarda di Meroni.Romero nel giugno 2000 divenne presidente del Torino.

Più di 20.000 persone parteciparono ai funerali di Meroni e il lutto scosse la città. Dal carcere Le Nuove di Torino alcuni detenuti fecero una colletta per mandare fiori. La stampa sembrò per un attimo perdonargli la bizzarrie che gli aveva contestato in vita (i capelli lunghi, la barba incolta, le calze abbassate), ma la Diocesi di Torino si oppose al funerale religioso di un “peccatore pubblico” e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino calcio, che lo celebrò comunque. Meroni infatti conviveva con Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca figlia di giostrai, che era ancora formalmente sposata con un regista romano, sebbene in attesa di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota, in un’epoca in cui in Italia non era stato ancora introdotto il divorzio.

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Monumento in granito rosso eretto nel 2007 dal Comune di Torino (quarantennale della morte) nel luogo dove venne investito Gigi Meroni

Tratto dal sito:  http://www.gigimeroni.com/storia.html

Con i granata allenati da Nereo Rocco l’ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi goal che, anche se pochi (nel Toro 24), sono ricordati nelle migliori cineteche del calcio.
Al “calciatore-beat” (uno dei suoi tanti soprannomi) non piace tirare rigori, ha bisogno di azioni, di agonismo. È un lottatore, l’artista del gol impossibile, dei dribbling disegnati su tela dalla mano di un genio, il giocatore più atterrato in area di rigore dai terzini innervositi dalle sue finte ubriacanti, ma anche quello che fa segnare tanto i compagni. Lo sa bene Combin, suo grande amico, scaricato da Juventus e Varese perché “finito” e rinato nel Torino grazie a Meroni, l’ala che gli passa la palla sempre nel momento giusto. Per gli altri giocatori granata, Gigi è una persona su cui si poteva contare, un amico capace, nonostante la sua sregolatezza, di essere un elemento fondamentale per un gruppo compatto e affiatato.

Un elemento di queste caratteristiche sarebbe l’orgoglio di ogni tifoso, ma il personaggio di Gigi non si ferma solo all’immagine del calciatore, è molto, molto di più.
Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie. Convive nella “mansarda di Piazza Vittorio” insieme a Cristiana, la “bella tra le belle” dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
“Mister mezzo miliardo”. Così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l’ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi era impensabile. Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, il loro “calimero”  (soprannome che non ha mai amato) per via dei capelli lunghi e dei basettoni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il ’68.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli. Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino, e ride se la risposta è che non lo conoscono, non avrebbe potuto rinnegare il suo ego e rifiuta la convocazione.

 

Continassagate “Scandalo” Catastale tra il comune di Torino e Juventus


Continassagate, “scandalo” catastale tra comune di Torino e Juventus

Post di Stefano Maria Meconi data: novembre – 15 – 2012

Torino – La rete, si sa, è un veicolo straordinario per le rivoluzioni e per informare quando i mezzi di informazione non assolvono al compito suddetto. Da qualche giorno, stanno progressivamente aumentando su Twitter gli utenti che parlano del cosiddetto #continassagate, e che vedrebbe coinvolti l’amministrazione comunale di Torino e la società sportiva Juventus.

La Continassa, per i poco informati – o per i non torinesi – è l’area adiacente al nuovissimo Juventus Stadium, con la quale la squadra torinese ha aperto una sorta di restaurazione, in termini fiscali e di risultati sul campo, e che la società sportiva, che condivide i vertici con la Fiat, ha deciso di sottoporre a grandi lavori per la creazione di attività commerciali parallele a quelle sportive nello Stadium.

Nulla di male, se non fosse che la Continassa è di proprietà demaniale, e che con una delibera in consiglio comunale votata a larghissima maggioranza (24 favorevoli, 7 contrari, 8 astenuti), sia stata ceduta in gestione alla F.C. Juventus per la somma, non ancora definitiva e chiarita da ambo le parti coinvolte, di 20 milioni di euro. Venti milioni per un terreno che l’esponente in consiglio del Movimento 5 Stelle ha quantificato in 350.000 metri quadrati, mentre fonti vicine alla Juventus affermano essere la metà, 180.000 metri quadrati.
La polemica sorge allorché il prezzo che la società sportiva verserà alle casse torinesi, secondo i dati riportati dal consigliere Vittorio Bertola, sembra decisamente sproporzionato: 0,57 euro per metro quadrato all’anno, per una gestione che durerà 99 anni, e che di fatto vincolerà vita natural durante la Continassa ai progetti, sportivi e commerciali – campi di allenamento, appartamenti, cinema, negozi e quant’altro – della Juventus.

Le solite fonti vicine ai neo-campioni d’Italia fanno sapere che il terreno ceduto dal comune sarà invece di 180.000 metri quadrati, al prezzo non definitivo di 10,2 milioni di euro – si prevede una nuova perizia nel giro di qualche settimana, dopo un ennesimo voto consiliare che non ha mancato di scatenare ulteriori polemiche – e quindi con un rapporto metro quadrato/anno di 0,60 euro, non dissimile dalle stime portate in discussione da Bertola.

Il #continassagate, che non ha mancato di scatenare anche la reazione scandalizzata dell’opinionista Oscar Giannino, rischia di divenire un boomerang per la Juventus, che già, almeno in quanto a certe decisioni arbitrali vagamente discutibili, non gode di una buona fama nel pubblico, e per Piero Fassino, attuale sindaco della prima capitale d’Italia, che potrebbe forse aspirare a incarichi governativi se la coalizione di centro-sinistra si imponesse nelle politiche della primavera 2013.

Stefano Maria Meconi

Calcio Scommesse: Abete attacca Conte………..


Il presidente della Figc torna a parlare dopo lo sfogo juventino nella giornata di giovedì e conferma per i prossimi quattro anni: “Comunque non c’è nessun accanimento contro Conte”

“Le parole pronunciate ieri dal presidente Petrucci sono altamente condivisibili. Tutto si può migliorare, ma bisogna conoscere i fondamentali delle regole. Se non si conosce quello di cui si parla, si corre il rischio di dire cose che non stanno né in cielo, né in terra”. Senza mai citare gli sfoghi di Agnelli e Conte, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, nel corso della consueta conferenza stampa di inizio stagione, che ha chiuso il raduno congiunto degli arbitri della Can A e Can B in programma da giovedì scorso presso il centro tecnico di Coverciano, torna cosi’ sulle parole pronunciate ieri dal presidente del Coni Gianni Petrucci a commento delle sentenze legate alla vicenda scommessopoli.

“Il 28 novembre 2011, quindi non tanto tempo fa, è stata insediata una commissione del Coni e che ha assunto una serie di decisioni per la ristrutturazione della giustizia sportiva – aggiunge – Quando si e’ protagonisti in negativo o coinvolti in situazioni di giustizia, ognuno riscopre la giustizia a suo uso e consumo. Il quadro normativo è invece certo, aggiornato, e quindi non va messo in discussione. Non esiste una giustizia del calcio ma una giustizia dello sport italiano. La fiducia della Figc su tale giustizia ed i giudici che prendono le decisioni, è massima”.

“Forse dovremmo aspettare ancora che venga emessa la sentenza di rito abbreviato di secondo grado del processo di Napoli? Se la giustizia sportiva dovesse rimanere a valle, dal 2006 a oggi saremmo ancora fermi nella situazione in cui eravamo, sarebbe stata una situazione kafkiana – continua Abete – La giustizia sportiva svolge un ruolo diverso e ogni modifica deve essere approvata dal Coni. La fiducia della Figc negli organi di giustizia sportiva è massima, il codice di giustizia sportiva sancisce che i giudici operano in indipendenza, autonomia, terzietà e riservatezza e vanno rispettati. Tutti possono criticare le decisioni purché riconoscano le funzioni della giustizia in quanto tale e la sua autonomia nei confronti dei soggetti politici. Chi accomuna queste due dimensioni, non capisce la separazione fra poteri che è garanzia di democrazia, non ci può essere confusione di ruoli, non ci appartiene. Assistiamo a tentativi di alimentare tensioni che non accettiamo”. Abete ha poi annunciato che riproporrà per il prossimo quadriennio Stefano Palazzi, Sergio Artico e Gerardo Mastrandrea rispettivamente alla guida della Procura federale, della Disciplinare e della Corte di Giustizia disciplinare.

“Non c’è stato nessun accanimento nei confronti di Antonio Conte che è stato giudicato da un organo di giustizia sportiva e che deve mostrare rispetto”. Lo ha detto il presidente della Figc, Giancarlo Abete, a margine del raduno degli arbitri a Coverciano, a proposito delle dichiarazioni dell’allenatore della Juventus il giorno dopo la conferma dei 10 mesi di squalifica della Corte di Giustizia Federale. “E’ comprensibile – ha aggiunto il presidente della Figc – che ci sia una sofferenza in relazione a una situazione comunque traumatica, ma questa non deve prevalere sul rispetto degli organi di giustizia sportiva che sono chiamati a un compito improbo che e’ quello di dare dei giudizi e che hanno qualità professionale idonea per farlo. La critica è più che legittima purché avvenga nel rispetto della funzione della giustizia sportiva e senza pensare che ci possa essere un accanimento che non ha motivo di esserci per nessun tesserato”.

Italpress – 24/08/12 13:30

Muamba, infarto in campo: la disperazione in campo e sugli spalti.


Muamba

18.03.2012 14:18 di Daniele Mari  Fonte: FCINTER1908.IT
 
Tutto il mondo del calcio si è stretto intorno a Fabrice Muamba, lo sfortunato centrocampista del Bolton che ieri ha accusato un arresto cardiaco in campo durante il match contro il Tottenham.
Video : http://youtu.be/P_5uxCB6vvs
In questo video si vedono le prime immagini di Muamba accasciato al suolo e poi la disperazione tra gli altri giocatori e sugli spalti, anche perché la tv inglese già da tempo ha deciso per scelta di non mostrare o indugiare su immagini shock.

Quel striscione su Pessotto……………….


07 marzo 2012                       da Repubblica.it

Quel vergognoso striscione su Pessotto: uno stadio da chiudere. Ma non lo faranno
Pessotto

Penso che il calcio italiano si stia ormai trasformando in una fogna a cielo aperto. In appena tre giorni siamo passati dagli insulti razzisti a Juan e Diakité nel derby di Roma a un immondo e vergognoso striscione a Bologna, contro Gianluca Pessotto. Mi chiedo che cosa passi nella mente di delinquenti che si permettono di esporre uno striscione di tal fatta: “Pessotto simulatore, si è buttato o era rigore”. Per fortuna gli spettatori che stavano vicino – mi informano – si sono adoperati per farlo rimuovere subito. In ogni caso un atto del genere, come molti altri del resto, non è assolutamente tollerabile. Se solo una giustizia esistesse – ma quella sportiva è morta e sepolta, visto come si è codardamente comportata dopo i buu razzisti di domenica – colpirebbe in maniera spietata una società che ha permesso che si mostrasse al mondo una vergogna del genere. Non solo chiuderei la curva, ma chiuderei lo stadio per almeno una giornata. Affinché tutti prendano finalmente coscienza di quanto avviene dentro gli stadi, ormai una vera e propria palestra d’odio. Ma ovviamente la pilatesca giustizia sportiva di una Federcalcio  che non si prende mai la responsabilità di nulla (e di una Lega di serie A capace solo di parlare di soldi e mai di queste cose ben più importanti), non lo farà.

I grandi Misteri – 1961 Juventus – Inter


I grandimisteri

 Campionato 1960/61: per protestare contro la CAF che invece del 2-0 a tavolino volle far riptere il match Juventus Inter, Moratti ed Herrera fecero scendere in campo la squadra Primavera. Debutto di Sandro Mazzola, ultima partita di Boniperti

PROLOGO Juve-Inter è il derby d’Italia. La suggestiva etichetta risale agli Anni ’30, quando a simboleggiare le nostre vicende calcistiche erano soprattutto la Juventus e l’Inter (che il regime fascista aveva ribattezzato Ambrosiana), nonostante le quattro incursioni del Bologna in cima alla classifica finale. Uno scudetto per l’Inter nella prima edizione della serie A a girone unico, poi il leggendario quinquennio juventino e altri due successi nerazzurri nel ’38 e nel ’40.
Considerata la madre di tutte le partite, quella tra Juve e Inter sarebbe rimasta tale per sempre. Avversarie per la prima volta il 14 novembre 1909 a Torino (vittoria bianconera per 2-0 con doppietta di Ernesto Borel), Juve e Inter (veleni di calciopoli a parte…) hanno scritto pagine memorabili nel lungo romanzo del pallone. Scrutando nel passato di una rivalità che si rinnoverà sabato sera a Torino, c’è posto anche per una sfida che alla storia del calcio è stata consegnata soprattutto per le vistose proporzioni del punteggio (9-1) e per le roventi polemiche che la scortarono e la seguirono.

IL FATTO È il campionato 1960-61, quello nel quale il presidente Angelo Moratti ha messo l’Inter nelle mani di Helenio Herrera, un pittoresco (e costoso) allenatore argentino prelevato in Spagna, interrompendo una sconcertante girandola di tecnici sulla panchina nerazzurra. L’avvio dell’ Inter targata Herrera è stato devastante. Cinque gol a Bergamo, sei a Udine, cinque al Vicenza. Anche il derby d’Italia sorride ai nerazzurri, che a San Siro si sbarazzano della Juve per 3-1 e un mese più tardi conquistano lo scudetto d’inverno, precedendo di quattro punti i bianconeri. A introdurre la sfida di ritorno c’è però una sorprendente flessione dell’Inter, che tra marzo e aprile inciampa in quattro sconfitte consecutive, scivolando a quattro lunghezze dalla Juve. Per i nerazzurri quella di domenica 16 aprile 1961 a Torino è l’occasione per tentare di riavvicinarsi ai rivali. Il Comunale è stracolmo, al punto che le tribune non bastano a contenere tutti gli spettatori, molti dei quali sciamano ai bordi del campo, sistemandosi sulla pista di atletica (e un paio, pare, addirittura sulla panchina di Herrera).
«La gente stava a pochi metri di distanza – ricorda Aristide Guarneri, stopper dell’Inter di allora – ma un pericolo vero e proprio non c’era». Chi la pensa diversamente è l’arbitro genovese Gambarotta, che al 31′ decide di interrompere il gioco, dopo che l’interista Morbello aveva colpito un palo. Il regolamento è abbastanza chiaro. In casi del genere, la vittoria va attribuita alla squadra ospite. Supportata da precedenti simili, dieci giorni più tardi la Lega assegna il 2-0 all’Inter, che torna a intravvedere lo scudetto. Ma il 3 giugno, alla vigilia della domenica conclusiva del campionato, la Caf accoglie il reclamo della Juve e decide che la partita va rigiocata, suggellando in pratica lo scudetto numero 12 dei bianconeri. Proteste, sospetti e accuse si rovesciano sull’ente d’appello, alimentati soprattutto dalla doppia carica di Umberto Agnelli, che è presidente della Juve ma anche della Federcalcio.
Secondo Guarneri il match poteva continuare
LA DECISIONE DI MORATTI «Il verdetto della Caf, che ci faceva scivolare a due punti dalla Juve, lo apprendemmo a Catania – riferisce ancora Guarneri – dove andammo in campo col morale sotto i tacchetti e perdemmo per 2-0. Ci sentivamo presi in giro». Il più infuriato è il presidente Angelo Moratti, che dopo essersi consultato con Herrera adotta una decisione clamorosa: nella ripetizione della partita, il 10 giugno, l’Inter per protesta lascerà a casa i titolari e schiererà la squadra De Martino, come all’epoca si chiamava la Primavera, età limite dei giocatori 19 anni. Tra i ragazzi della De Martino nerazzurra c’è anche Sandro Mazzola, classe ’42, che della rivoluzionaria scelta di Moratti viene a conoscenza il martedì precedente la partita-bis. «Ce la comunicò Meazza, il nostro allenatore». Emozione, ansia e gioia si mescolano tra i giovani interisti, nessuno dei quali ha mai messo piede in serie A.
«Per me – ricorda Mazzola – si aggiunse un problema. Il sabato avrei dovuto sostenere tre esami per completare il quarto anno di ragioneria. A casa mi dissero che lo studio prevaleva sul calcio e che a Torino non ci sarei andato. Supplicai e piansi invano. Per fortuna il preside si commosse e acconsentì a farmi sostenere gli esami di prima mattina. Un’auto della società mi aspettava davanti alla scuola per portarmi a Torino, dove arrivai giusto in tempo per giocare». Guidata dal tandem Gren-Parola, la Juve schiera quasi tutti i suoi campioni. Ci sono Mattrel e Sarti, Cervato e Colombo, Mora e Nicolè, Charles e Sivori, Stacchini e il trentatreenne Boniperti, che indossa un’insolita maglia numero 4 e che al termine della partita consegnerà le sue scarpette al massaggiatore, dicendo: «Tienele tu, Crova, a me non servono più. Oggi col calcio ho chiuso».
SIVORI SCATENATO Se l’ultima apparizione di Boniperti coincide con la prima di Mazzola, inevitabilmente in campo non c’è partita. Nove gol della Juve, sei dei quali firmati da Sivori, e uno dell’ Inter, autore Mazzola su rigore. «All’inizio eravamo un po’ imbarazzati – chiarisce Boniperti – e non avremmo voluto infierire. Ma Sivori inseguiva il Pallone d’oro, che poi avrebbe conquistato, e ci teneva a segnare il più possibile». Degli undici sbarbatelli schierati da Meazza, Mazzola sarà l’ unico a diventare un campione, mentre il portiere Annibale e l’attaccante Guglielmoni avrano una carriera appena discreta. «Quel sabato a Torino – sottolinea Mazzola – il marcatore di Sivori era Morosi, che sognava di ripresentarsi al suo paese dopo aver bloccato il fuoriclasse argentino. Invece Sivori segnò sei volte e Morosi, disperato, mi confessò che per lui sarebbe stato difficile tornare a casa». Il campionato 1960-61 va in archivio con la Juve campione a quota 49. Il Milan è staccato di quattro punti e l’Inter di cinque. Per i nerazzurri il giorno della rivincita arriverà dopo poco più di quattro mesi dopo il 22 ottobre 1961, allorché vinceranno per 4-2 sul campo della Juve, che concluderà il campionato al dodicesimo posto, il peggior piazzamento della sua storia, nonostante ci siano ancora Charles, Sivori, Mora e Nicolè. «Ma non c’ero più io» azzarda Boniperti, chissà quanto scherzosamente…
IL TABELLINO TORINO, 10 GIUGNO 1961 JUVENTUS INTER 9-1 Juventus: Mattrel; Emoli, Sarti; Boniperti, Cervato, Colombo; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini. Inter: Annibale; Riefolo, Tacchini; Morosi, Masotto, Dalmaso; Manini, A. Mazzola, Fusari, Guglielmoni, Ghelli. Reti: 11′ Sivori, 12′ Sivori, 17′ Sivori, 52′ aut. Riefolo, 54′ Sivori, 64′ Nicolè, 67′ Sivori, 78′ Mazzola (IN) rig., 79′ Mora, 90′ Sivori rig.
Nessuna pietà da parte di Sivori che fece sei reti e portò a casa il Pallone d’Oro

Calcioscommesse


19 dicembre 2011 da Repubblica.it

Calcioscommesse, l’arresto di Cristiano Doni

L’operazione, coordinata dalla procura di Cremona, costituisce la seconda tranche dell’inchiesta “Last bet” che a giugno scorso ha portato in carcere 16 persone tra cui l’ex giocatore della Nazionale, Beppe Signori. Sotto inchiesta anche tre partite di serie A. La procura sportiva già al lavoro. Su ogni partita investiti 1,5 milioni di euro. Nel video, le immagini dell’arresto dell’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, che avrebbe tentato la fuga….

Video:

http://video.repubblica.it/dossier/calcioscommesse-2011/calcioscommesse-l-arresto-di-cristiano-doni/84104/82494

Del Piero, stadio, Finanza, I giorni neri della Juve


21 ottobre 2011 Fonte: Repubblica.it

Del Piero, stadio, Finanza, I giorni neri della Juve

 
Tre casi scoppiati all’improvviso agitano un’atmosfera più che serena fino a pochi giorni fa in casa bianconera: l’annuncio del presidente Agnelli dell’addio di Alex a fine stagione e le polemiche che ne sono seguite, l’inchiesta della procura sull’agibilità del nuovo impianto (in arrivo una nuova perizia e altri indagati) e l’ispezione in sede su mandato della Consob.
 
IL CASO DEL PIERO: “AGNELLI MI HA RICORDATO IN ANTICIPO LA SCADENZA” – La sorprendente reazione a catena di avvenimenti destabilizzanti è cominciata alle 10.30 di martedì scorso, con il dibattutissimo annuncio urbi et orbi del presidente Agnelli: “Del Piero, grazie e addio”. Un vento gelato ad agitare la bandiera della Juve che aveva sì concordato che questa sarebbe stata la sua ultima stagione, però, chissà, forse… Un inutile pre pensionamento, a detta di molti. Un modo per distogliere l’attenzione dal bilancio rosso-record, secondo altri. Un’uscita dai modi e dai tempi sbagliati, forse per sedare sul nascere eventuali progetti di Champions del giocatore, con probabilissime richieste di prolungare di un altro anno l’accordo con il capitano di lungo corso. Che, ieri, ha interrotto il silenzio assordante dei giorni scorsi per rispondere al messaggero di “Striscia la Notizia” Valerio Staffelli: “Diciamo che il presidente mi ha ricordato in anticipo la scadenza del mio contratto…”, il commento attapirato di Alex. Quel “in anticipo” dice tutto sull’anacronismo (voluto?) dell’intervento presidenziale
IL CASO STADIO: NUOVA CONSULENZA TECNICA E NUOVI POSSIBILI INDAGATI – Quanto allo Stadium, dopo lo shock iniziale, tutto sembra esente da pericoli immediati, con una vasta copertura di assicurazioni ufficiali: “Nel confermare il regolare svolgimento delle partite programmate, la Juventus ribadisce la propria certezza sull’assoluta sicurezza strutturale dello stadio”. Ma ciò non toglie che, dopo l’inchiesta avviata dalla Procura – con un’ipotesi di reato da far tremare i polsi: “pericolo di crollo colposo” -, gli spettatori domani sera rischino di portare più attenzione agli eventualissimi scricchiolii dell’impianto che non a quelli, sempre eventualissimi, della squadra di Conte. Oltre a confermare che il materiale impiegato nella costruzione del nuovo impianto è a norma – scrupolosamente analizzato, testato e certificato Ce -, la Juve ribadisce di essere casomai parte lesa, ringrazia il Prefetto e il Sindaco “per l’efficace e tempestiva collaborazione” e attende gli sviluppi di una vicenda che sembra soltanto alle battute iniziali. Oggi, infatti, è stata disposta una consulenza tecnica dalla Procura di Torino per vagliare una serie di aspetti legati all’agibilità dello Stadium. Se ne occuperà una squadra di esperti, alcuni dei quali scelti all’interno del Politecnico della città. Il problema riguarda l’acciaio usato per i pennoni e altre sovrastrutture; gli inquirenti stanno vagliando anche la condotta dei fornitori e di tutte le aziende che a vario titolo si sono occupate del materiale. Alle perquisizioni di ieri sono seguite le prime identificazioni delle persone potenzialmente interessate, il preludio a nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

IL CASO CONSOB: L’ISPEZIONE PROSEGUE – Nel giovedì (bianco)nero, dopo il passaggio dei Carabinieri, la sede Juve è stata teatro anche teatro di un’ispezione della Guardia di Finanza che, su incarico della Consob, ha acquisito documenti finanziari relativi a bilanci, delibere e aumenti di capitale. Tutto dovrebbe essere ricondotto alla richiesta di chiarimenti da parte dell’organo che tutela gli investitori (la Juve è quotata in Borsa) sulla procedura di ricapitalizzazione da 120 milioni, con particolare attenzione all’azzeramento del capitale. Opzione, quest’ultima, scartata dalla Juve proprio su imbeccata della stessa Consob, che ha consigliato al club di diluire le quote degli azionisti che non avrebbero sottoscritto l’aumento di capitale (tra gli azionisti anche le finanziarie del colonnello Gheddafi). I funzionari delle Fiamme Gialle si sono stabiliti in un ufficio della sede bianconera di corso Galileo Ferraris, dove per circa una settimana passeranno al setaccio ogni carta. Il tutto con la collaborazione della stessa Juventus. Che, comunque, non può che sentirsi sotto assedio.

Auto sotto il pullman del Torino Due morti, illesi i giocatori


10 ottobre 2011 Fonte: L’Unità

Auto sotto il pullman del Torino Due morti, illesi i giocatori

Rientro tragico ieri sera per il Torino Calcio, capolista in serie B. Alla barriera di Santena, a due passi ormai dal capoluogo piemontese, il pullman dei granata è stato coinvolto in un tamponamento a catena, che è costato la vita a due giovani, mentre un terzo si trova in condizioni molto critiche al Cto del capoluogo piemontese.

 Nessun ferito tra giocatori e componenti della società, che aveva appena archiviato la quinta vittoria consecutiva fuori casa, segnando un piccolo record. Lo shock è stato forte (e la memoria corre al ricordo del Grande Torino che fu falciato dalla tragedia di Superga).

Secondo le prime ricostruzioni il pullman del Torino Calcio si trovava in prossimità del Telepass, , quando un camion ha tamponato una Bmw che è andata ad incastrarsi sotto il motore del pullman prendendo fuoco. A domare le fiamme e a chiamare i soccorsi sono stati proprio i granata, mentre il conducente del camion, che più tardi sarebbe risultato rubato, si è dato alla fuga.

Sulla Bmw viaggiavano tre ragazzi di 24, 35 e 31 anni, che stavano rientrando da una gita al mare. Dalla macchina, ridotta ad un ammasso di ferraglia è stato estratto vivo solo il più giovane dei tre, che ora versa in condizioni critiche.

Montecarlo, a Zanetti premio alla carriera: “Per i suoi record da leggenda mondiale…”


11 ottobre 2011 Fonte: fcinter1908

Montecarlo, a Zanetti premio alla carriera: “Per i suoi record da leggenda mondiale…”

Era il favorito per il Golden Foot. Alla fine lo ha vinto Giggs, ma il capitano dell’Inter Javier Zanetti ha ricevuto un premio alla carriera e ha potuto lasciare le sue impronte sulla ‘Champions Promenade’ di Montecarlo

Un onore per l’argentino che ha avuto la possibilità di avere una ‘mattonella’ accanto a quella di campioni come l’interista Facchetti: “È un’emozione grandissima vedere il calco di tutti questi grandi campioni del calcio. Sono emozionato a pensare che le mie impronte saranno accanto a quelle di tanti grandi campioni e di Giacinto su tutti. Sono felicissimo, orgoglioso e certamente verrò presto a Montecarlo in vacanza con la mia famiglia per far vedere ai miei figli che qui ci sono anche le impronte del loro papà. La mia è stata una carriera incredibile, non avrei mai pensato che dal Banfield sarei arrivato fino all’Inter e soprattutto che sarei riuscito a battere tutti questi importanti record che sto raggiungendo e a ricevere un riconoscimento importante come quello di questa sera”, ha dichiarato il capitano sul palco della cerimonia.

La motivazione del premio consegnato a Zanetti è questa: “Le vittorie conseguite sul campo, il raggiungimento delle mille gare da professionista, il record di presenze di tutti i tempi con la maglia dell’Inter e l’ormai proverbiale fair-play che ne fanno una leggenda vivente del calcio mondiale”. 

Massimo Moratti: Per Giacinto……


10 ottobre 2011 Fonte: Sito ufficiale Internazionale     http://www.inter.it

Inter: inaugurazione impianto sportivo in Abruzzo


08 ottobre 2011 Fonte: fcinter1908 

Impianto sportivo a Fossa grazie alla generosità dei tifosi dell’Inter

S’inaugura oggi a Fossa, in provincia dell’Aquila, un nuovo impianto sportivo realizzato grazie all’aiuto dei cuori nerazzurri. L’iniziativa del Coordinamento Inter Club Abruzzo ha permesso di raccogliere una cifra sufficiente alla realizzazione di un campo in erba sintetica per il comune sconvolto, come l’intera regione, dal catostrofico sisma del 2009.

In queste ore la presidentessa degli Inter Club Bedy Moratti, insieme a Mario Corso, sono presenti all’inaugurazione. Una bella iniziativa a favore di una terra che ha bisogno di ricominciare. Anche dallo sport.

Esposto presentato contro la Juve


07 ottobre 2011

Fonte: FCINTER1908.IT

di SALVATORE FECCHIO

Salve Direttore,

Il giorno 11/09 ho inviato questo esposto via fax:

Spett.le FIGC FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO Via Gregorio Allegri n. 14 00198 Roma –

PRESIDENZA – DIREZIONE GENERALE – SEGRETERIA FEDERALE – PROCURA FEDERALE – UFFICIO LEGALE Spett.le CONI COMITATO OLIMPICO NAZIONALE ITALIANO Largo Lauro de Bosis n. 15 00135 Roma –

PRESIDENZA – SEGRETARIO GENERALE – GARANTE DEL CODICE DI COMPORTAMENTO SPORTIVO – ALTA CORTE DI GIUSTIZIA SPORTIVA – TRIBUNALE NAZIONALE DI ARBITRATO PER LO SPORT

Oggetto: ESPOSTO contro – JUVENTUS Football Club S.p.A. Corso Galileo Ferraris, 32 10128 Torino – Andrea Agnelli – Presidente FC JUVENTUS – Antonio Conte – Allenatore FC JUVENTUS

 Con la presente per portarVi a conoscenza dei comportamenti tenuti dai soggetti elencati in oggetto nella recente serata di inaugurazione (08/09/2011) dello stadio di proprietà della JUVENTUS Football Club S.p.A e nella giornata odierna (09/09/2011): La JUVENTUS Football Club S.p.A. Corso Galileo Ferraris, 32 10128 Torino durante la serata si attribuisce due titoli sportivi (per la precisione gli Scudetti del 2004/2005 e 2005/2006) NON assegnati ad essa dalla FIGC. Questo è accaduto: attraverso esplicite immagini proiettate; attraverso le dichiarazioni del suo Presidente sig. Andrea Agnelli (più volte confermate); attraverso le parole del suo allenatore Antonio Conte (tesserato FIGC); attraverso degli stemmi raffiguranti gli Scudetti 20004/5 e 2005/6 affissi all’interno dello stadio stesso di fronte agli spogliatoi della squadra ospite. Tale comportamento si perpetua all’interno del Sito Ufficiale della JUVENTUS Football Club S.p.A. (www.juventus.com) dove vengono esplicitamente riportati nell’elenco degli scudetti vinti il numero 29 (includendo i due indebitamente auto-assegnatasi). – Tale comportamento si ritiene ledere le NORME DI COMPORTAMENTO della FIGC e precisamente degli articoli: Art.1 – Doveri e obblighi generali – Le società, i dirigenti, i tecnici e… sono tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali (non osservato, per la precisione, l’atto federale con il quale si è proceduto, con forme diverse, alla NON ASSEGNAZIONE degli scudetti 2004/5 2005/6 della FIGC alla JUVENTUS Football Club S.p.A.) e devono comportarsi secondo i principi di lealtà e correttezza (AUTOASSEGNARSI dei titoli sportivi NON E’ LEALE NE’ CORRETTO!!!). Art. 5 – Dichiarazioni lesive – Dichiarando, a più riprese, di essere il titolare degli scudetti 2004/5 e 2005/6 lede gravemente il prestigio della FIGC, che in realtà tale titoli non gli ha assegnato, e lede i diritti degli altri club iscritti ai campionati 2004/5 2005/6. Art. 12 – Prevenzione di fatti violenti – 5) Le società sono responsabili delle dichiarazioni e dei comportamenti dei propri dirigenti, tesserati, soci e.. che in qualunque modo possano contribuire a determinare fatti di violenza o ne costituiscano apologia. I comportamenti prima descritti non creano un clima di tranquillità e fratellanza fra le differenti tifoserie. – Tale comportamento si ritiene ledere il CODICE DI COMPORTAMENTO SPORTIVO del CONI negli articoli: Art. 1 – Osservanza della disciplina sportiva – I tesserati, … sono tenuti all’osservanza delle misure e delle decisioni adottate dal Coni e dall’Ente di appartenenza. AUTOASSEGNARSI dei titoli sportivi non attendendo le decisione dell’ente di appartenenza lede questa norma. Art. 2 – Principio di lealtà – AUTOASSEGNARSI dei titoli sportivi NON E’ LEALE. Art. 5 – Principio di non violenza – I comportamenti prima descritti non creano un clima di tranquillità e fratellanza fra le differenti tifoserie. Art. 7 – Divieto di dichiarazioni lesive della reputazione – Dichiarando, a più riprese, di essere il titolare degli scudetti 2004/5 e 2005/6 lede gravemente il prestigio della FIGC, che in realtà tale titoli non gli ha assegnato, e lede i diritti degli altri club iscritti ai campionati 2004/5 2005/6. Sono sicuro che tutti i vostri organi predisposti si attiveranno per verificare quanto sopra e daranno il via a tutte le iniziative del caso previste dai propri ordinativi. A fronte di una eventuale vostra omissione di intervento sarà mia cura rivolgermi presso tutte le sedi legali che verranno reputate competenti e ciò a nome di tutti coloro che saranno interessati all’azione e ne decideranno di partecipare (che vi assicuro saranno in molti). Chiudo citando le parole di Michele Serra sulla Repubblica: “Nel suo nuovo, bellissimo stadio torinese, la Juventus espone con legittimo orgoglio i titoli conquistati. Tra questi anche i due scudetti revocati dalla giustizia sportiva, incastonati nelle nuove mura con identica dignità degli altri ventisette. Il significato del gesto è di lampante chiarezza: quanto ha deciso la giustizia sportiva è ininfluente. Per la Juventus quei due scudetti sono vinti, punto e basta. Non so fino a che punto i giovani eredi Agnelli siano coscienti della devastante forza simbolica di questa ostensione, che ribadisce nel più autorevole e insieme popolare dei modi quanto, del resto, ci è già noto da tempo: niente, in questo paese, è uguale per tutti, tanto meno quanto discende da un’autorità pubblica, da una legge, da una regola (teoricamente) riconosciuta. Sono le passioni private, tanto più se sostenute dal potere maieutico del denaro, a prevalere sempre e comunque: e se gli Agnelli hanno deciso che quei due scudetti sono della Juve, quei due scudetti sono della Juve. Siamo, in questo senso, un paese feudale, e se il nuovo stadio bianconero ha splendida modernità di forme, quei due trofei rapiti alle pubbliche galere ed esposti all’adorazione del popolo ne rivelano il cuore da antico maniero. Il Signore detta le mosse del torneo, la folla plaude. La legge? Si fotta”. E voi cosa ne pensate?? Viviamo ancora nel medioevo?? Come può immaginare nessuno ha risposto. Ma non mi perdo d’animo perchè stò già prevedento ad altre azioni da intraprendere. Saluti. Salvatore Fecchio

Comunicato Ufficiale F.C. Internazionale


Comunicato Ufficiale F.C. Internazionale

MILANO – F.C. Internazionale comunica che stamane, al centro sportivo di Appiano Gentile, l’allenamento della prima squadra è stato diretto da Daniele Bernazzani e Giuseppe Baresi.

La Società ringrazia Gian Piero Gasperini per l’impegno dimostrato nello svolgimento dell’incarico, manifestando il proprio rammarico per l’interruzione del rapporto tecnico.

Juventus, c’è lo stadio ma……….


Da  Corriere della Sera – Martedì 20 settembre 2011 – Economia/Mercati finanziari

Juventus, c’è lo stadio ma Piazza Affari si allontana:

Il rapporto non è mai stato dei più coerenti. Juventus, Lazio e Roma gli unici tre club che abbiano mai sperimentato in italia, hanno avuto storie sportive differenti. Splendori, ma anche pagine tristi e persino umilianti, come quella di calciopoli per la prima. Sotto il profilo più strettamente economico-finanziario, invece, non c’è dubbio che lo status della vecchia Signora sia sempre risultato superiore a quello delle due romane, fosse solo per il fatto di avere l’Exor degli Agnelli come socio di stragrande maggioranza. Per tutte le italiane, comunque, ha sempre pesato in negativo un argomento del tipo: non hanno ricavi stabili nè consistenza patrimoniale, visto che le loro entrate dipendono da risultati sportivi e valori dei calciatori che sono per loro natura aleatori (se non artificialmente manipolati), e dai proventi televisivi.

Colpisce  allora che proprio poco dopo l’entrata in esercizio dello stadio di proprietà – una novità che avvicina la Juventus ai vari Manchester e Barcellona e va proprio nella direzione dello “spessore” economico e commerciale – per il club torinese scatti il “declassamento” dal segmento Star di piazza affari, comunicato ieri. E più in generale, visto che si è reso necessario l’azzeramento del capitale e un aumento per coprire le perdite per 95 milioni di euro, la stessa permanenza sul mercato azionario sia a rischio. Nulla da dire : le regole sono regole, e quelle del mercato sono chiare quanto a flottante e requisiti finanziari. Sarà, allora, che da noi il rapporto pallone-Borsa è nato sotto una cattiva stella . E che, a causa degli errori del passato, i due non possono proprio coesistere.

 

Scandalo Passaporti Falsi


Da Wikipedia

L’enciclopedia libera e collaborativa

Scandalo Passaporti falsi

Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi, in data 25 maggio 2006, ha accolto la richiesta di patteggiamento dell’attaccante uruguayano Álvaro Recoba dell’Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo, con sentenza definitiva, la pena di 6 mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell’ambito dell’inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa.. Nel luglio 2011 in un’intervista rilasciata a la Repubblica, Franco Baldini, direttore sportivo della Roma dal 1999 al 2005, ha affermato l’estraneità di Oriali alla vicenda. Dopo le parole di Baldini, l’ex mediano nerazzurro non ha escluso la possibilità di chiedere la revisione del processo.

Furono coinvolte società, dirigenti e calciatori di 6 squadre di Serie A (Inter, Lazio, Milan, Roma e Vicenza)e una di Serie B (Sampdoria)

i 15 giocatrori coinvolti  furono:

  • Alberto (Udinese)
  • Bandiera dell'Argentina Gustavo Bartelt (Roma)
  • Bandiera del Paraguay Alejandro Da Silva (Udinese)
  • Bandiera del Brasile Dedé (Vicenza)
  • Bandiera del Brasile Dida (Milan)
  • Bandiera del Brasile Fábio Júnior (Roma)
  • Bandiera del Brasile Jeda (Vicenza)
  • Bandiera del Camerun Thomas Job (Sampdoria)
  • Bandiera del Brasile Jorginho (Udinese)
  • Bandiera del Camerun Jean Ondoa (Sampdoria)
  • Bandiera dell'Uruguay Álvaro Recoba (Inter)
  • Bandiera dell'Argentina Juan Sebastián Verón (Lazio)
  • Bandiera del Brasile Warley (Udinese)
  • Bandiera del Camerun Francis Zé (Sampdoria)

La sentenza di primo grado, emessa dalla Commissione disciplinare della Lega Calcio il 27 Giugno 2001, è stata la seguente:

Società:

  • 600px Colori di Udine.png Udinese: ammenda di 3 miliardi di lire.
  • 600px Nero e Azzurro (Strisce)2.png Inter: ammenda di 2 miliardi di lire.
  • 600px Bianco e Celeste con aquila.svg Lazio: ammenda di 2 miliardi di lire.
  • 600px Giallo e Rosso2.png Roma: ammenda di 1,5 miliardi di lire.
  • 600px Blu Bianco Rosso e Nero (Strisce Orizzontali) con croce di San Giorgio Bianca e Rossa.png Sampdoria: ammenda di 1,5 miliardi di lire.
  • 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso e Nero (Strisce).svg Milan: ammenda di 1 miliardo di lire
  • 600px V Bianca e Rossa.png Vicenza: ammenda di 1 miliardo di lire.

Giocatori

  • Alberto (Udinese): 1 anno di squalifica.
  • Gustavo Bartelt (Roma): 1 anno di squalifica.
  • Da Silva (Udinese): 1 anno di squalifica.
  • Dedé (Vicenza): 1 anno di squalifica.
  • Dida (Milan): 1 anno di squalifica.
  • Fábio Júnior (Roma): 1 anno di squalifica.
  • Jeda (Vicenza): 1 anno di squalifica.
  • Jorginho (Udinese): 1 anno di squalifica.
  • Álvaro Recoba (Inter): 1 anno di squalifica.
  • Warley (Udinese): 1 anno di squalifica.
  • Thomas Job (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
  • Jean Ondoa (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
  • Francis Zé (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
  • Juan Sebastián Verón (Lazio): assolto.

Dirigenti

  • Gino Pozzo (Udinese): 2 anni di inibizione.
  • Gabriele Oriali (Inter): 1 anno di inibizione.
  • Felice Pulici (Lazio): 1 anno di inibizione.
  • Rinaldo Sagramola (Vicenza): 1 anno di inibizione e amenda di 10 milioni di lire.
  • Franco Baldini (Roma): 9 mesi di inibizione.
  • Massimo Briaschi (Vicenza): 6 mesi di interdizione.
  • Sigfrido Marcatti (Udinese): 6 mesi di inibizione.
  • Domenico Arnuzzo (Sampdoria): assolto.
  • Sergio Cragnotti (presidente Lazio): assolto.
  • Rinaldo Ghelfi (Inter): assolto.
  • Nello Governato (Lazio): assolto.
  • Pierpaolo Marino (Udinese): assolto.
  • Enrico Mantovani (presidente Sampdoria): assolto.
  • Pierluigi Ronca (Sampdoria): assolto.
  • Emiliano Salvarezza (Sampdoria): non luogo a deliberare.

Sentenza della Commissione di Appello Federale

La Commissione di Appello Federale, dopo le riunioni del 17 e 18 luglio 2001, ha confermato le decisioni prese in primo grado relativamente a Inter,  Milan, e Sampdoria.

Sono state confermate anche le decisioni riguardanti Lazio, Roma, Udinese e Vicenza con le seguenti eccezioni:

  • Gino Pozzo (Udinese): da 2 anni a 1 anno e 6 mesi di inibizione.
  • Massimo Briaschi (Vicenza): da 6 mesi a 1 anno di interdizione.
  • Felice Pulici (Lazio): da 1 anno a 6 mesi di inibizione.
  • Franco Baldini (Roma): assolto.
  • Gustavo Bartelt (Roma): annullamento della decisione precedente e rinvio degli atti alla Commissione Disciplinare per nuovo giudizio.

Sviluppi successivi

Nel luglio 2011 in un’intervista rilasciata a la Repubblica, Franco Baldimi, direttore sportivo della Roma dal 1999 al 2005, ha dichiarato l’estraneità alla vicenda dell’allora dirigente interista Gabriele Oriali

. Dopo le parole di Baldini, l’ex mediano nerazzurro non ha escluso la possibilità di chiedere la revisione del processo.

“Se no che gente saremo” Il libro di Gianfelice Facchetti


09 settembre 2011  Fonte: Fcinter1908.it

Se no che gente saremmo

http://youtu.be/gmguDP9KGZM

“Giocare, resistere e altre cose imparate da mio padre Giacinto”. Il libro di Gianfelice Facchetti uscirà in tutte le librerie il 15 settembre (Longanesi editore) . Vi anticipiamo, nell’attesa, il booktrailer.