Vicino Frosinone, con mazze e bastoni lungo la carreggiata
Scontri all’alba sull’autostrada A1 tra un gruppo di tifosi del Napoli, diretti a Torino, e uno della della Lazio di rientro da Lecce.
Secondo quanto si apprende, sono entrati in contatto lungo la carreggiata nord che è stata bloccata per alcuni minuti.
Sul posto la polizia e la polizia stradale. – I partecipanti, di cui molti a volto coperto, si sono fronteggiati con mazze e bastoni. Da una prima ricostruzione, gli ultras sono scesi da auto e minivan e si sono scontrati lungo la carreggiata tra Ceprano e Frosinone. La polizia è intervenuta dopo la segnalazione della presenza di più persone con il volto coperto, armate di bastoni, che si stavano affrontando direttamente sulla carreggiata autostradale, che è rimasta chiusa per alcuni minuti. Poi i due gruppi sono risaliti nei veicoli e si sono allontanati.Ottanta tifosi laziali sono stati intercettati all’alba dalla polizia al casello di Monte Porzio Catone, dopo gli scontri avvenuti sull’A1 con ultras del Napoli. Una volta bloccati sono stati compiutamente identificati anche con il supporto della polizia scientifica. Dall’interno di uno dei van diretti verso la barriera autostradale, alla vista degli agenti, sono stati buttati lungo il ciglio della strada oggetti atti ad offendere e coltelli da cucina. Tutto il materiale è stato sequestrato.
Trump: ‘Le autorità locali incitano all’insurrezione’. Deportata bimba di 2 anni
Monta la rabbia a Minneapolis, dove agenti federali hanno ucciso un’altra persona in una sparatoria durante una retata nella stretta voluta da Donald Trump contro i migranti irregolari.
Si tratta di un residente bianco di 37 anni, cittadino americano, con regolare porto d’armi. E’ morto colpito al petto, a bruciapelo.
È la seconda vittima nella città del Minnesota, dopo la manifestante Renee Good, mentre nei giorni scorsi un altro cittadino era rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco dei federali, terzo episodio in un mese. Ad accrescere il risentimento della popolazione locale, che venerdì ha marciato in città dopo la proclamazione di uno sciopero generale, anche gli arresti di bambini figli di immigrati: l’ultimo é quello di una bimba di due anni.
La dinamica dell’ultima tragedia non é ancora del tutto chiarita, ma sui social girano già alcune immagini. Un video che è stato trasmesso anche dalle tv Usa mostra persone con maschere e giubbotti tattici che lottano con un uomo su una strada coperta di neve prima che si sentano degli spari. Nella clip, l’uomo cade a terra e si sentono altri colpi di arma da fuoco, almeno cinque.
Il dipartimento per la sicurezza interna si é precipitato a dare la sua versione, evocando la linea della legittima difesa, come nel caso di Good. “Mentre gli agenti delle forze dell’ordine del dipartimento stavano conducendo un’operazione mirata a Minneapolis contro una persona che, secondo loro, si trovava nel Paese illegalmente e che era ‘ricercata per aggressione violenta’, un individuo si è avvicinato agli agenti della Us Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm“, ha spiegato la portavoce Tricia McLaughlin, anche se nelle immagini l’arma non si vede.
“Gli agenti hanno tentato di disarmare il sospetto armato che però ha opposto resistenza violenta. Temendo per la propria vita e per la sicurezza dei colleghi, un agente ha sparato colpi difensivi“, ha aggiunto, riferendo che l’uomo aveva anche “due caricatori e nessun documento d’identità“. “Sembra una situazione in cui un individuo voleva causare il massimo dei danni e massacrare le forze dell’ordine“, ha affermato il dipartimento su X, accompagnando il messaggio con una foto di una pistola semiautomatica presentata come quella dell’uomo ucciso: una Sig Sauer Emperor Scorpion.
Trump ha avvalorato la versione ufficiale pubblicando su Truth la foto della presunta arma della vittima e accusando il sindaco della città e il governatore del Minnesota di non collaborare con l’Ice e addirittura di “incitare all’insurrezione con la loro retorica pomposa, pericolosa e arrogante”. “Lasciate che i nostri patrioti dell’Ice facciano il loro lavoro” ha scritto ancora il presidente.
Il capo della polizia locale, Brian O’Hara, ha confermato che non ci sono ancora i dettagli della sparatoria ma ha lasciato intendere che ci sarebbero più agenti coinvolti. Quindi ha invitato la popolazione alla calma evitando l’area interessata dalla tragedia. Ma, subito dopo gli spari, una folla si è radunata proprio lì gridando di tutto ai federali: “Codardi“, “proteggete gli assassini“, “vergogna“, “Ice out”. Per contenere i manifestanti sono stati usati alcuni lacrimogeni ma la protesta rischia di ingigantirsi. E non solo a Minneapolis, ma anche in altre città, come New York, dove venerdì un corteo ha invaso Manhattan.
E mentre esplode nuovamente il conflitto su chi condurrà le indagini, le autorità locali alzano la voce e chiedono che l’Ice se ne vada. “Ho appena parlato con la Casa Bianca dopo un’altra orribile sparatoria da parte di agenti federali questa mattina“, ha scritto il governatore Tim Walz su X. “Questo è nauseante. Il presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri le migliaia di agenti violenti e non addestrati dal Minnesota. Ora“, ha aggiunto.
Duro anche Jacob Frey, il sindaco di Minneapolis, che dopo l’uccisione di Renee Good aveva intimato all’Ice di “andarsene a quel paese“. “Schieratevi con Minneapolis. Schieratevi per l’America. Ricordate che i vostri figli vi chiederanno da che parte stavate. I vostri nipoti vi chiederanno cosa avete fatto per impedire che ciò accadesse di nuovo… Cosa avete fatto per proteggere la vostra nazione?“, ha detto rivolgendosi ai suoi concittadini, prima di chiedere anche lui a Trump di “agire immediatamente per rimuovere questi agenti federali“.
Tra le ultime brutalità dell’Ice a Minneapolis, l‘arresto di una bambina di due anni e di suo padre, entrambi trasportati – nonostante la diffida di un giudice – in un centro di detenzione Texas, lo stesso dove era finito pochi giorni fa un bimbo ecuadoregno di cinque anni. Gli agenti dell’immigrazione li hanno poi rimpatriati entrambi in Minnesota, dove la bambina é stata affidata custodia della madre mentre il padre resta in cella.
Chi era Alex Pretti, ucciso dall’ICE a Minneapolis: “Era disarmato, stava aiutando una donna”
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti l’uomo ucciso dagli agenti federali dell’ICE a Minneapolis. L’infermiere 37enne era intervenuto per difendere una manifestante e stava riprendendo gli agenti con il cellulare al momento dell’omicidio. Almeno due persone hanno rilasciato dichiarazione giurate nelle quali assicurano che fosse disarmato.
Alex Jeffrey Pretti, 37 anni
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti l’uomo ucciso da agenti federali dell’ICE a Minneapolis. Aveva 37 anni ed era un infermiere, come riportato dal Minnesota Star Tribune. Laureato all’Università del Minnesota nel 2021, Pretti non aveva precedenti penali e dal 2012 lavorava come “junior scientist” presso la Facoltà di Medicina.
Secondo la versione fornita inizialmente dalle autorità federali, l’uomo sarebbe stato armato e rappresentava una minaccia per gli agenti intervenuti. Gregory Bovino, comandante della Border Patrol, lo aveva definito “violento e pericoloso”, sostenendo che avrebbe potuto causare “il massimo danno” alle forze dell’ordine.
Due testimoni: “Era disarmato quando è stato ucciso dall’Ice” – Una ricostruzione che viene però smentita da due testimoni oculari, che hanno rilasciato dichiarazioni giurate e le cui testimonianze sono state riportate dal Guardian. Entrambi affermano che Pretti non brandiva alcuna arma al momento della sparatoria.
Una delle testimoni, una donna che ha filmato la scena, ha raccontato di essere arrivata mentre stava andando al lavoro e di aver deciso di documentare l’intervento dell’ICE nella zona. Secondo quanto riferito, Pretti stava cercando di aiutare una donna che poco prima era stata colpita al volto con uno spray chimico dagli agenti federali. “Gli agenti lo hanno buttato a terra. Non l’ho visto toccare nessuno di loro. Non era nemmeno girato verso di loro”, ha dichiarato. La donna ha aggiunto di non aver mai visto un’arma nelle mani dell’uomo: “Non sembrava che stesse cercando di resistere, stava solo aiutando. Quattro o cinque agenti lo avevano a terra e hanno iniziato a sparargli”.
La testimone ha anche contestato direttamente la versione diffusa dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, definendola falsa:
“Non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Si è avvicinato con una macchina fotografica. Stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi”. Una seconda testimonianza arriva da un medico di 29 anni che osservava la scena dalla finestra del suo appartamento, poco distante dal luogo della sparatoria. L’uomo ha riferito di non aver visto Pretti aggredire gli agenti né impugnare armi. Ha inoltre raccontato di aver tentato di prestare soccorso, venendo inizialmente bloccato dagli agenti dell’ICE: “Nessuno stava praticando la rianimazione cardiopolmonare. Quando mi hanno finalmente lasciato passare, sembravano contare le ferite da arma da fuoco invece di prestare aiuto”. Secondo quanto riportato, il corpo presentava almeno tre ferite alla schiena, una al torace e una possibile al collo.
Proteste a Minneapolis contro l’ICE: L’uccisione dell’infermiere ha provocato proteste diffuse a Minneapolis. Nelle ore successive alla sparatoria, centinaia di persone si sono radunate nel luogo dell’uccisione per rendere omaggio a Pretti e per contestare la presenza dell’ICE in città.
Le manifestazioni non si sono limitate alla città del Minnesota: in molti si sono radunati anche in altre città statunitensi, tra cui New York, con marce e cartelli contro l’operato dell’ICE.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, è tornato a chiedere pubblicamente al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare gli agenti dell’ICE dalla città. “È il momento di mettere Minneapolis e l’America al primo posto. Mettiamo fine a questa operazione e rimuoviamo questi agenti federali”, ha dichiarato.
Arrestati anche circa 100 membri del clero all’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul nel corso di una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump in Minnesota. Il portavoce della Metropolitan Airports Commission, Jeff Lea, ha dichiarato che i manifestanti perché hanno superato i limiti del permesso concesso per la manifestazione e hanno interrotto le operazioni aeree
Circa 100 membri del clero sono stati arrestati, nelle scorse ore, presso l’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul nel corso di una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trumpin Minnesota, stando agli organizzatori della protesta. Si tratta per lo più di religiosi cristiani e di leader religiosiche si erano radunati all’aeroporto, dove hanno sostenuto che alcuni aerei stessero deportando migranti detenuti. Lo ha confermato Justin Lind-Ayres, pastore luterano a Minneapolis. I manifestanti si sono inginocchiati cantando inni e recitando il Padre Nostro prima di essere ammanettati e portati via, come mostrano anche alcuni video circolati dopo l’accaduto.
Gli arresti all’esterno del terminal – Il portavoce della Metropolitan Airports Commission, Jeff Lea, ha dichiarato che i manifestanti sono stati arrestati all’esterno del terminal principale perché hanno superato i limiti del permesso concesso per la manifestazione e hanno interrotto le operazioni aeree. A commentare la situazione anche la reverenda Elizabeth Barish Browne che ha viaggiato partendo da Cheyenne, Wyoming, per partecipare al raduno nel centro di Minneapolis. “Quello che sta accadendo qui è chiaramente immorale“, ha detto la ministra unitariana universalista.
Le proteste – Gli arresti, come detto, sono avvenuti nel corso di una intensa giornata di mobilitazione messa in atto contro l’U.S. Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle Twin Cities. La manifestazione, denominata “Giornata della Verità e della Libertà“, aveva previsto che i cittadini del Minnesota si organizzassero per boicottare scuola, lavoro e acquisti. Nonostante le temperature artiche di questi giorni, migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e cortei per esprimere la propria opposizione all’aumento dell’attività federale di controllo dell’immigrazione proprio nelle ultime settimane e dopo l’uccisione della 37enne Renee Good.
Fermato anche un uomo con la figlia di due anni – Gli agenti federali dell’Ice, a Minneapolis, hanno fermato anche una bambina di due anni e suo padre, per poi condurli in Texas. Lo scrive il Guardiancitando gli atti del tribunale e gli avvocati della famiglia. E’ successo giovedì scorso quando l’uomo, identificato negli atti come Elvis Joel TE, e sua figlia sono stati fermati e trattenuti dagli agenti mentre stavano tornando a casa. Nelle ore successive, un giudice federale aveva ordinato il rilascio della bambina, ma i funzionari federali li hanno invece fatti salire entrambi su un aereo diretto a un centro di detenzione del Texas. Irina Vaynerman, uno degli avvocati della famiglia, ha commentato così la vicenda: “L’orrore è davvero inimmaginabile. La depravazione di tutto questo è indescrivibile“. Intanto si è verificata una nuova sparatoria che coinvolge agenti federali, la terza in poco tempo. Un agente federale Ice ha aperto il fuoco su un uomo nel quartiere di Eat Street, a sud di Minneapolis. La persona colpita è morta, ha dichiarato il capo della polizia cittadina Brian O’Hara.
Le parole d’amore e stima del grande campione di calcio per sua madre
Roberto Baggio con la moglie e la madre, foto da Instagram
È un giorno di lutto nella famiglia Baggio, oggi, 24 gennaio, è morta la mamma di Roberto nonché nonna dei figli del campione di calcio, Valentina, Leonardo e Mattia.
“Cara Mamma, il tuo amore mi ha dato la forza di scuotere l’universo. Il mio debito di gratitudine verso te e papà non finirà con questa vita!”, ha scritto Roberto in un post su Instagram. Le parole sono state accompagnate da una bellissima foto della signora Matilde in compagnia di Roberto e della moglie Andreina Fabbi.
Il lutto che ha colpito la famiglia del Divin Codino ha suscitato moltissime reazioni nel mondo del calcio, ma anche tra i suoi fan.
Tra Roberto e la madre c’era un rapporto di profondo amore e stima. Spesso ha ricordato come fosse stata lei ad accompagnarlo al primo provino al Vicenza quando aveva solo 13 anni. Lei gli fu vicina anche nel 1985 quando ebbe un importante infortunio per cui pensò di dover lasciare la sua carriera.
Nel messaggio per la mamma, Roberto ha ricordato anche il padre, Florindo, morto nel 2020. “Era l’uomo più importante della mia vita”, aveva detto l’ex campione.
70 anni è scomparso l’ex difensore Nazzareno Canuti, soprannominato ‘Nazza’. Cresciuto nel vivaio dell’Inter, vinse lo scudetto del 1980 e due Coppe Italia. Successivamente si trasferì al Milan in Serie B nella stagione 1982/83 prima di chiudere la carriera con Genoa, Catania e Solbiatese
Il mondo del calcio italiano piange Nazzareno Canuti. È morto a 70 anni l’ex difensore, centrale e terzino, impegnato in carriera tra gli anni Settanta e Ottanta. Soprannominato ‘Nazza’ e cresciuto nel vivaio dell’Inter, proprio in nerazzurro ha vinto due Coppe Italia (1978 e 1982) e lo scudetto del 1980 con Bersellini in panchina. Tifosissimo interista e sceso in campo 183 volte in sette stagioni con la maglia da lui più amata, Canuti è stato uno dei giocatori che ha rappresentato entrambe le squadre di Milano: nella stagione 1982/83, infatti, fu prestato al Milan all’epoca impegnato in Serie B. Gli ultimi anni della carriera li trascorse invece con Genoa, Catania e Solbiatese. Dopo il ritiro non proseguì l’avventura nel mondo del calcio, ma fu rappresentante e poi dirigente della Sony. Tantissimi i messaggi di cordoglio in memoria di Nazzareno Canuti.
Ci ha lasciato Nazzareno Canuti. Prodotto del Settore Giovanile, in nerazzurro 183 presenze e 7 stagioni. Con l’Inter ha vinto due Coppe Italia e il campionato del 1979-80 onorando sempre la maglia con orgoglio, dedizione e spirito di sacrificio.
Mircea Lucescu è stato ricoverato di nuovo in ospedale a causa di un forte stato influenzale con picchi di febbre a 39 gradi. Il CT della Romania, che soffre da tempo anche di problemi cardiaci, solo qualche settimana fa aveva subito un altro ricovero: “Ora sono sotto la cura dei medici” ha provato a confortare tutti, “spero di uscire presto”. L’obiettivo è di essere in panchina il prossimo 22 febbraio, per i playoff mondiali contro la Turchia.
La notizia è stata confermata dallo stesso allenatore 80enne, Mircea Lucescu, ct della Romania, poco dopo che si era diffusa la voce di un suo nuovo ricovero in ospedale, d’urgenza, a causa di una forte influenza con picchi di febbre oltre i 39 gradi. Già qualche mese fa aveva subito un ricovero per problemi cardiaci, “ma sono stato dimesso” ha comunicato Lucescu, “ora però sono dovuto ritornarci e sono sotto cura“.
Mircea Lucescu ricoverato, di nuovo, in ospedale a Bucarest – Mircea Lucescu è stato trasportato d’urgenza in un ospedale di Bucarest nella tarda serata del 22 gennaio, a seguito di un episodio di febbre molto alta, causato da una grave influenza che non è riuscito a superare da solo. I problemi di salute sono iniziati durante il periodo natalizio, quando il CT della nazionale rumena ha contratto un forte raffreddore, costringendolo a letto durante le feste. Un primo ricovero aveva escluso complicanze, ben sapendo i problemi cardiaci di cui soffre da tempo, ma il perdurare di condizioni di salute precarie ha obbligato a un nuovo ricovero immediato.
Lucescu: “Tutto vero, sono sotto la cura dei medici. Spero di uscire presto” – All’età di 80 anni, l’allenatore ha inviato un messaggio dal suo letto d’ospedale in cui ha dichiarato di sperare di riprendersi presto, poiché desidera preparare la nazionale rumena per i play-off di fine marzo, suo prossimo appuntamento cui non vuole rinunciare: “Sono ricoverato in ospedale, è vero. Sono stato ricoverato per un po’, all’inizio dell’anno, poi sono stato dimesso” ha spiegato attraverso gli organi di stampa rumeni, “ma nel frattempo ho preso una forte influenza e ho dovuto essere ricoverato di nuovo in ospedale, perché avevo anche la febbre alta, oltre i 39 gradi. Ora sono sotto la supervisione dei medici, spero di guarire presto.”
Lucescu e l’appuntamento della Bulgaria con i playoff Mondiali La partita della nazionale di calcio rumena contro la Turchia è in programma per il 26 marzo 2026 e si giocherà in trasferta a Istanbul per i playoff mondiali che disputerà anche l’Italia di Gattuso. Se la Romania supererà Çalhanoglu e compagni guidati da Montella, seguirà la finale con la vincente tra Slovacchia e Kosovo, che si disputerà il 31 marzo e che darà diritto alla fase finale della Coppa del Mondo nel Gruppo D, insieme a Paraguay, Australia e Stati Uniti d’America .
Secondo il bollettino di Arpa nei prossimi giorni possibili imbiancate anche a partire dai 300 metri. Temperature rigide: vero inverno fino ai giorni della Merla: le previsioni
Oggi tempo freddo e nuvole. Ma attenzione alla svolta meteo – In generale sul Nord Italia permane una fase di tempo stabile e caratterizzato da temperature invernali, queste ultime diffusamente sotto gli 0 °C al mattino su gran parte della nostra regione. La giornata di oggi, giovedì 22 gennaio 2026, proseguirà all’insegna di un cielo poco nuvoloso o al più nuvoloso, con tendenza a ulteriore aumento della nubi dal pomeriggio.Attenzione: nelle prossime ore – ricorda il bollettino meteo di Arpa Lombardia – la circolazione atmosferica subirà un netto cambiamento. La svoltasarà causata dall’approfondimento di una vasta area di bassa pressione sull’Europa Occidentale.
Neve in Lombardia
Due impulsi perturbati – Tra venerdì 23 gennaio e domenica 25 il cielo si presenterà spesso coperto per il passaggio di due impulsi perturbati: il primo porterà deboli piogge e nevicate a quote collinari tra il pomeriggio di venerdì e le prime ore di sabato 24 gennaio, il secondo interesserà la regione nella giornata di domenica 25 gennaio. E le temperature? Le minime in questa fase sono attese in aumento, in lieve calo le massime.
La mappa dell’allerta meteo gialla per neve
Dove nevicherà e quando – Per la giornata di domani in Lombardia unanuova breve fase instabile che, a causa della presenza di aria fredda in quota, porterà a diffuse precipitazioni deboli o molto deboli ma prevalentemente nevose sui rilievi. Le prime nevicate interesseranno i rilievi settentrionali e l’Appennino ma, a causa dello zero termico che si mantiene fino al mattino attorno ai 1000 metri, si prevede una quota neve attorno agli 800-900 metri anche se non esclusi fenomeni di omotermia nei fondovalle e quindi nevicate deboli anche a quota inferiore fino a 400-500 metri. Dal pomeriggio ci sarà undeciso impulso perturbato che coinvolgerà l’intera regione anche se le maggiori cumulate saranno sulla parte occidentale della regione; la quota neve si porterà sui 300-500 metri sui settori centrali e occidentali mentre su quelli orientali si porterà fino a 800-900 metri. Nei settori occidentali, in particolare su Valchiavenna, Prealpi varesine, Prealpi comasche-lecchesi e Prealpi bergamasche, per quote inferiori a 600 m, si prevedono possibili massimi locali fino a 5-7 cm. Per quote fino a 1200 metri saranno possibili massimi locali fino a 15-20 cm sulle medesime Zone. A quote inferiori a 300 metri e sulla Pianura Occidentale saranno possibili fasi di neve debole o neve mista a pioggia, specie durante le ore serali, ma con bassa probabilità di accumuli significativi al suolo.
Strade distrutte, case sventrate, strade e ferrovie interrotte: il mare è arrivato fin dentro i paesi. Gli eventi sono stati definiti “secolari”: ora arriva la conta dei danni
Foto dei danni causati dal ciclone Harry al lungomare di Santa Teresa Riva, in provincia di Messina
Dopo il picco dell’ondata di maltempo causa dal ciclone Harryal sud Italia arriva il momento della conta dei danni. La protezione civile e le amministrazioni locali hanno avviato le prime stime dell’emergenza. I numeri superano il miliardo di euro. Le regioni più colpite restano Sicilia, Calabria e Sardegna, con problemi concentrati soprattutto lungo le coste, dove vento e mareggiate hanno distrutto ampie parti di litorale, invaso strade e provocato crolli e allagamenti.
Un miliardo di danni in Sicilia – In Sicilia, la riunione straordinaria della giunta regionale si è chiusa con la deliberazione dello stato di calamità regionale e la richiesta al governo nazionale dello stato di emergenza.La stima complessiva dei danni provocati dal ciclone Harry supera il miliardo di euro. In due giorni, il mare ha devastato infrastrutture, strade, porticcioli, stabilimenti balneari, attività produttive e ricettive soprattutto lungo la fascia costiera jonica e in quella che si affaccia sul Canale di Sicilia.
Ai 741,5 milioni di euro, calcolati dalla Protezione civile regionale e comunicati stamani dal governatore Renato Schifani, si dovranno aggiungere, apprende l’Ansa da fonti istituzionali regionali, i mancati redditi delle attività produttive e sui quali si lavora a ristori e contributi.
Torrenti di fango nelle strade, lungomari sventrati: i video – In Sicilia la fascia ionica e il Messinese compaiono tra le aree più martoriate nelle ricostruzioni dei media e nelle comunicazioni pubbliche: Sky TG24, in una fotogallery basata su immagini ANSA, descrive mare in città a Catania, famiglie evacuate e “strade trasformate in torrenti di fango” nel Messinese.
“Riuniremo il consiglio dei ministri la prossima settimana, dopo una sommaria istruzione da parte del dipartimento io proporrò e relazionerò al Consiglio dei ministri la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale“: a dirlo è il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, oggi a Santa Teresa Riva, uno dei comuni della provincia di Messina tra i più colpiti dalla furia del ciclone Harry. Il ministro ha fatto un sopralluogo sul lungomare distrutto per un lungo tratto dalle mareggiate.
“La richiesta – ha aggiunto – si accompagna anche alla deliberazione di una prima risorsa che consente agli enti locali di poter operare per i primi interventi, rimuovere detriti, ostacoli, il ripristino della viabilità e dei servizi essenziali“.
La Protezione civile: “Evitate molte morti” – “Un evento veramente straordinario, stiamo parlando di onde alte fino a 9 metri e mezzo. E in alcune zone della Sardegna in tre giorni è piovuto il quantitativo di otto mesi“. Così Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, oggi a Cagliari per un sopralluogo sul litorale del Poetto, colpito dalla furia del ciclone Harry.
“Normalmente si è abituati a contare i morti, e invece non si riesce mai a sapere qual è il numero delle morti evitate- le parole di Ciciliano parlando con i cronisti- e questo è un elemento che secondo me va sottolineato. Significa che il sistema di allertamento delle regioni, ovviamente anche a livello nazionale, ha funzionato. E ha funzionato bene“. Qui l’evento ha impattato soprattutto sui litorali, ricorda, “luoghi ad altissima vocazione turistica, e quindi bisogna fare in modo che immediatamente ci si rimetta in moto per consentire l’immediata fruizione sia da parte dei cittadini, sia degli operatori economici“.
Per avere una quantificazione dei danni, aggiunge, “c’è bisogno di fare delle valutazioni di carattere tecnico. Sicuramente i danni sono molto ingenti, ma se mi si chiede una quantificazione, adesso io non sono in grado di farla. Nel momento in cui i tecnici faranno la loro valutazione, si andrà a misurare la quantità economica che è necessaria“. Quello che serve in questo momento per Ciciliano “è dare la possibilità e la serenità ai sindaci di potersi esprimere con le somme sulle urgenze, perché in alcuni casi i danni che sono stati registrati sui propri territori eccedono quello che è il bilancio comunale. Dobbiamo evitare che i sindaci abbiano la paura di spendere per il timore di fare debiti fuori bilancio“.
Calabria: “evento secolare” e onde fino a 16 metri nelle ricostruzioni – In Calabria si stimano 570mm di pioggia in 48 ore, citando anche “onde fino a 16 metri” e l’inondazione di Catanzaro Lido con le auto in mare. Si contano circa 336 interventi dei Vigili del fuocoin 24 ore tra allagamenti, dissesti, caduta alberi e danni da vento, con potenziamento delle squadre sul territorio.
Le coste ioniche calabresi sono state colpite da onde “che hanno raggiunto nove metri e mezzo, ciò significa una massa d’acqua alta come un palazzo di quattro piani che si è abbattuto sui litorali per diverse ore“, ha detto il capo del dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano, sintetizzando il fenomeno che ha interessato la Calabria per giorni dopo avere sorvolato in elicottero le zone colpite del catanzarese e del reggino e un sopralluogo nell’area del quartiere Lido di Catanzaro. “Stiamo parlando di un evento che ha impattato con venti di 100/110 chilometri orari” ha aggiunto.
Le spiagge “trasformate” in Sardegna – In Sardegna, la Regione ha deliberato lo stato di emergenza regionale fino al 22 gennaio 2027, collegandolo agli “eccezionali eventi meteorologici avversi” del 19, 20 e 21 gennaio nelle aree orientali e meridionali dell’isola. Le spiagge interessate sono irriconoscibili.
La presidente Alessandra Todde, durante un sopralluogo con il capo del Dipartimento di Protezione civile Fabio Ciciliano, ha parlato di danni “di centinaia di milioni” tra infrastrutture e beni culturali o ambientali. Mezzo miliardo di euro: si aggira su questo primo sommario conteggio l’ammontare che il governo metterebbe a disposizione per ristorare la Sardegna dopo il passaggio del Ciclone Harry che ha devastato gran parte delle coste. Da quanto si apprende da fonti della giunta regionale, il totale delle risorse per Sardegna, Sicilia e Calabria, si aggirerebbe intorno ai 2 miliardi complessivi. È ancora presto, comunque, per avere cifre precise
Secondo i media Usa, è stato usato come “esca” per fermare il padre. I due detenuti in Texas
Un bimbo di cinque anni è stato arrestato dagli agenti dell’immigrazione alla periferia di Minneapolis mentre tornava a casa da scuola ed è stato portato assieme al padre in un centro di detenzione in Texas. Secondo le prime ricostruzioni dei media americani, il piccolo è stato usato come “esca” per fermare il genitore.
Liam Ramos e suo padre sono stati arrestati nel vialetto di casa, ha dichiarato in una conferenza stampa il sovrintendente del distretto scolastico di Columbia Heights. Il piccolo non è il solo fermato dall’Ice in queste due settimane. Altri tre ragazzi dello stesso distretto scolastico sono stati fermati dagli agenti nel giro di pochi giorno: due di 17 anni e una bambina di 10.
La foto di Liam, con indosso un berretto di lana blu e lo zainetto sulle spalle, affiancato dagli agenti con il volto coperto e armati fino ai denti è diventata virale sul web suscitando shock e indignazione.
Lilli Gruber in collegamento telefonico da Davos racconta l’emergenza
Ambulanze e personale di soccorso si avvicinano al Centro Congressi in seguito a segnalazioni di un piccolo incendio, durante la 56a riunione annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, Svizzera, il 21 gennaio 2026. EPA/LAURENT GILLIERON
L’incendio di piccole dimensioni è scoppiato non lontano dal centro congressi dove si tiene il forum economico mondiale. “L’allarme è del tutto rientrato e l’incendio è stato completamente domato dopo aver evacuato, per precauzione, una parte del centro congressi”. E’ quanto hanno riferito all’Ansa i vigili del fuoco locali.
Secondo quanto ha riferito la giornalista italiana Lilli Gruber, che al momento dell’evacuazione era in diretta dalla città elvetica per Otto e mezzo su la7 e che ha dovuto continuare la trasmissione al telefono, l’evacuazione sarebbe stata causata dall’incendio di una casetta di legno vicino all’albergo che ospita il centro congressi, senza che vi siano feriti.
“Siamo fuori dal Congress Center, ci hanno fatto evacuare tutti quanti. Abbiamo lasciato tutte le nostre cose all’interno perché pare ci sia un incendio in un albergo qui vicino. Ci sono elicotteri che volano sopra le nostre teste, è pieno di pompieri e quindi c’è un’emergenza di evacuazione”, ha detto Lilli Gruber, in collegamento telefonico da Davos. Secondo una prima ricostruzione della stampa elvetica avrebbe preso fuoco un piccolo chalet in legno situato vicino al Turmhotel Victoria.
Gruber conduce al telefono da Davos, «per fortuna non ci sono feriti» – “Per fortuna non ci sono feriti. La sicurezza è a livelli altissimi, anche perché qui ci sono i potenti della Terra. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos. Ringrazio la disponibilità degli ospiti di questa puntata sui generis: ci vediamo lunedì a Otto e Mezzo, sarò regolamente lì”. Lilli Gruber ha concluso così, in diretta da Davos, la puntata del suo programma di approfondimento che ha condotto in collegamento telefonico dalla città svizzera, che ospita il World Economic Forum. In studio c’erano Marco Travaglio, Franco Bernabè e Lina Palmerini. “In ogni caso Lilli Gruber, La7 e Otto e Mezzo non si fermano mai”, ha commentato su X il direttore di rete, Andrea Salerno. In tanti, sui social, hanno apprezzato la professionalità della giornalista che ha continuato a condurre la puntata al telefono.
La giornalista costretta a lasciare lo studio allestito nella località svizzera continua in collegamento telefonico
La neve è pronta a fare il suo ritorno sull’Italia, con fiocchi che questa volta raggiungeranno quote bassissime su diverse regioni del Nord. Grazie al calo termico delle ultime ore, l’aria fredda ha sedimentato nei bassi strati, creando il cosiddetto cuscino freddo, elemento fondamentale per le nevicate a bassa quota. Il Nordovest in bilico tra pioggia e neve L’ingresso della perturbazione, previsto per Venerdì 23 Gennaio, darà il via al peggioramento. Tuttavia, la previsione resta legata a un sottile equilibrio termico: le correnti più miti atlantiche proveranno a scalzare l’aria fredda, rendendo la situazione estremamente incerta per alcuni grandi centri urbani. Secondo gli ultimi aggiornamenti, ecco le zone a rischio e le città in bilico tra la serata di Venerdì 23 e le prime ore di Sabato 24 Gennaio:
Torino e Piemonte: restano in pole position per vedere neve diffusa. La resistenza del cuscino freddo qui sarà più solida, con accumuli possibili su tutto il territorio regionale, incluse Biella, Vercelli e Novara;
Milano e Lombardia: situazione di forte incertezza. Se su Varese, Bergamo e Pavia la neve è più probabile, a Milano la situazione resta in forte bilico:il limite tra pioggia e neve sarà sottilissimo, con la possibilità di una fase di pioggia mista o brevi apparizioni di neve bagnata tra la serata e la notte;
Bologna ed Emilia: l’aria fredda resisterà bene sull’Emilia occidentale, con Piacenza che punta a una nevicata decisa. Spostandoci verso Est, a Bologna, la situazione si farà molto più incerta: i fiocchi potrebbero fare la loro comparsa, ma il rischio che la pioggia prenda il sopravvento sul capoluogo resta comunque concreto;
Alpi e Prealpi: qui non ci sono dubbi. Ci attendiamo una nevicata di rilievo con oltre 30 cm di accumulo fresco sopra i 1000 metri.
Zone a rischio neve (in viola) nel corso di Venerdì e nelle prime ore di Sabato
Un episodio invernale dal “sapore antico” – Questo genere di configurazioni, dove la tenuta del freddo al suolo sfida l’avanzata delle correnti atlantiche, è diventato raro. Se i modelli confermeranno la resistenza del “cuscino“, vivremo un episodio invernale d’altri tempi, capace di regalare scenari suggestivi anche dove la previsione oggi appare più incerta.
Il ciclone Harry non ha ancora allentato la sua presa sul meridione. Previste precipitazioni abbondanti e persistenti tra Sicilia, Calabria e Sardegna, con violente mareggiate, in particolare sulle coste ioniche
I danni causati dal maltempo nella giornata di martedì 20 gennaio, in Sicilia e in Sardegna
Il maltempo continua a flagellare il Sud Italia. Dopo i forti disagi registrati nella giornata di ieri, anche per oggi, mercoledì 21 gennaio, resta l’allerta rossa su tre regioni: Sardegna, Sicilia e Calabria. La perturbazione portata dal ciclone Harry, con temporali e forti raffiche di vento, non ha ancora allentato la presa e anche una parte della giornata di oggi sarà caratterizzata da mareggiate violente, in particolare lungo le coste ioniche.
Allerta rossa e arancione – La protezione civile evidenzia che “una circolazione depressionaria centrata sulla Tunisia continua a determinare maltempo e a richiamare correnti umide sud-orientali sulle regioni meridionali italiane“. Le previsioni meteo fanno riferimento a “precipitazioni abbondanti e persistenti su Sicilia e Calabria, specie sui versanti orientali, e intensa ventilazione di Scirocco che raggiungerà intensità di burrasca forte e raffiche fino a tempesta, con forti ed estese mareggiate sulle coste esposte“.
La mappa della protezione civile
L’avviso prevede il persistere di venti di burrasca dai quadranti orientali, dopo ieri, con raffiche fino a tempesta su Sicilia e Calabria, con forti mareggiate sulle coste esposte. “Si prevede, inoltre, il persistere di precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale: sulla Sicilia, specie settori nord-orientali, e sulla Calabria, specie settori ionici, dove assumeranno carattere nevoso sopra i 1000-1200 metri“. Su queste basi, per la giornata di oggi 21 gennaio scatta quini “allerta rossa sul versante centro-meridionale della Sardegna, sul settore nord-orientale della Sicilia e sul settore ionico meridionale della Calabria. Valutata, inoltre, allerta arancione su alcuni settori di Sardegna, Sicilia e Calabria, gialla in Puglia, Basilicata e sui restanti territori di Sardegna, Sicilia e Calabria“.
Scuole chiuse, ripartono i treni – Il quadro meteo spinge diversi comuni ad adottare provvedimenti. In Sicilia, scuole, ville comunali e cimiteri ancora chiusi a Messina, Catania, Enna, Siracusa e in numerosi comuni delle varie province. Scuole chiuse anche in molti comuni della Calabria nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia. In Sardegna provvedimento analogo adottato a Cagliari.
In Sicilia tornerà verso la normalità la circolazione dei treni. Al termine delle verifiche tecniche della linea, riattivate alle 7.30 la Catania-Palermo, alle 13.15 la Caltanissetta-Agrigento e alle 14 la Siracusa-Caltanissetta.Riprende oggi, con alcune modifiche all’offerta, anche la circolazione sulla Messina-Catania-Siracusa, mentre resterà chiusa la Catania-Caltagirone.
L’incidente si sarebbe verificato a causa del maltempo. Per il passaggio della tempesta Harry in Catalogna attivata l’allerta rossa
ADAMUZ – Dopola tragedia di Adamuz, un nuovo incidente ferroviario si è registrato in Spagna tra le stazioni di Sant Sadurní d’Anoia e Gelida, 40 chilometri da Barcellona. Un muro di contenimento è crollato sui binari poco prima del passaggio del convoglio de Rodalies, la linea pendolare locale gestita da Renfe che collega la capitale catalana con le città periferiche, facendolo deragliare. Il crollo sarebbe avvenuto a causa del maltempo che da giorni colpisce la zona con l’arrivo della tempesta Harry.
Nell’impatto è morto il macchinista e almeno 40 persone sono rimaste ferite. Di queste, secondo la stampa spagnola, quattro di questi sarebbero in gravi condizioni.
Poco prima, sempre in Catalogna, tra le stazioni di Blanes e Maçanet, un altro treno regionale è deragliato senza causare feriti. L’incidente è stato causato da alcune rocce cadute sui binari a seguito della tempesta che martedì ha colpito Girona.
In Catalogna il servizio meteorologico nazionale Aemet ha attivato l’allerta rossa per il passaggio della tempesta Harry che rischia di generare inondazioni nell’aerea di Girona e ha fatto registrare disagi in vaste aree della comunità autonoma. A Palau-sator un uomo è stato trovato morto all’interno della sua automobile che era stata spazzata via sotto l’effetto delle violente piogge.
I morti accertati sono 41, ma ci sono 37 dispersi e decine di feriti gravi. Trovata un’anomalia nell’infrastruttura, tecnici al lavoro per capire cosa ha causato il disastro
A sinistra foto LaPresse. A destra foto Guardia Civil
Da oggi, 20 gennaio, è lutto nazionale in Spagna per l’incidente ferroviario sulla linea ad alta velocità in Andalusia. Il bilancio è, al momento, di 41 morti accertati. Si teme che siano più del doppio: ci sono infatti 37 dispersi e alcuni degli oltre cento feriti sono gravissimi. Al dolore si uniscono le domande: come è stato possibile tutto questo?Ci sono colpevoli?L’ipotesi dell’errore umano pare escluso. Il treno deragliato per primo, che poi ha colpito l’altro convoglio, era stato revisionato da appena 4 giorni e l’attenzione si concentra tutto su un giunto dei binari. Un pezzo rotto che avrebbe fatto “saltare” alcuni vagoni, ma se così fosse si deve capire quando l’infrastruttura si è danneggiata e come è stata gestita la fase di manutenzione.
Incidente ferroviario in Spagna: 40 morti, ma il bilancio può raddoppiare – Domenica sera, un treno della compagnia ferroviaria Iryo, in viaggio da Malaga a Madrid, è deragliato nei pressi di Adamuz, nella regione meridionale dell’Andalusia. Alcuni vagoni hanno invaso l’altro binario, scontrandosi con un treno in arrivo, che è deragliato a sua volta. Sul primo treno c’erano 300 persone, sul secondo 184.
Il bilancio del disastro ferroviario è per adesso di 41 morti (uno è stato recuperato oggi, 20 gennaio) e 120 feriti. C’è un’enorme incognita e il numero delle vittime rischia di raddoppiare. Ci sono 37 dispersi. Si teme siano intrappolati in uno dei vagoni deragliati, quello dove i soccorritori fanno fatica a intervenire per via della posizione. Preoccupa poi la condizione di alcuni dei feriti. Secondo il capo del governo regionale dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno, ci vorranno 24-48 ore “per sapere con certezza quanti morti sono stati causati da questo terribile incidente“.
C’è poi lo strazio del riconoscimento: per alcune delle vittime serviranno esami genetici per dare un nome ai resti.
Strage ferroviaria in Spagna, ipotesi giunto dei binari rotto – Il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato: “Troveremo la risposta e, una volta accertata la causa di questa tragedia, la presenteremo con assoluta trasparenza“.
Intanto una risposta su cosa abbia causato la tragedia non c’è. Il deragliamento è avvenuto su un tratto rettilineo di binario. Secondo quanto emerso, il treno deragliato era stato ispezionato solo 4 giorni prima e i convogli stavano viaggiando a poco più di 200 chilometri orari, al di sotto del limite di 250 chilometri orari per quel tratto di binario. L’intera tratta era poi stata oggetto di un importante lavoro di ammodernamento.
L’attenzione è tutta sui binari. I tecnici che hanno effettuato i rilievi subito dopo l’incidente hanno individuato un giunto tra le sezioni della rotaia rotto. Questo elemento però porta delle domande: il difetto era presente già da tempo? Era stato segnalato? Era già rotto o è “saltato” con passaggio del treno deragliato? In questo caso l’ipotesi è che le prime carrozze siano passate mentre lo spazio si allargava finché, arrivate all’ottava, è avvenuto il deragliamento. L’ottava carrozza avrebbe portato con sé anche la sesta e la settima.
C’è poi un altro aspetto che adesso viene attenzionato. Secondo i media spagnoli, già lo scorso agosto il sindacato dei macchinisti Semaf aveva scritto ai vertici della sicurezza ferroviaria e al gestore dell’infrastruttura (Adif) denunciando il degrado di alcune linee dell’Alta Velocità e chiedendo – come misura immediata – di abbassare la velocità massima fino all’esecuzione di interventi sulla rete.
È il sindaco Beniamino Garau che aggiorna riguarda quanto accaduto in queste ore.
“Si invita chi risiede nelle zone costiere a evitare qualsiasi spostamento non necessario”. È il sindaco Beniamino Garau che aggiorna riguarda quanto accaduto in queste ore: “Nel corso della notte e alle prime luci dell’alba la situazione rimane critica. È previsto un ulteriore peggioramento delle condizioni del mare, con un aumento dell’intensità e della forza del moto ondoso, che continua a interessare la costa e alcune strade delle lottizzazioni di Picciau, Maddalena e Frutti D’Oro. Sul posto sono operativi gli agenti della Polizia Locale, i Barracelli e la Protezione Civile, impegnati nel monitoraggio costante e pronti a fornire assistenza alla popolazione. Per necessità o segnalazioni, rivolgersi direttamente al personale presente sul territorio”.
Alberi crollati, strade allagate, linee elettriche e telefoniche ko: ecco i danni causati dal ciclone
A Cagliari un grosso albero è caduto in via dei Conversi, per una questione di pochissimi istanti non ha preso in pieno un automobilista perché “uscito in ritardo”.
Alberi crollati, strade allagate, linee elettriche e telefoniche ko: ecco i danni causati dal ciclone durante la notte. A Cagliari un grosso albero è caduto in via dei Conversi, per una questione di pochissimi istanti non ha preso in pieno un automobilista perché “uscito in ritardo”.
A Burceisquadre al lavoro per liberare la strada come a Samassi. “L’associazione di protezione civile Vab Sinnai Sarda Ambiente, che ringrazio pubblicamente per il grande lavoro che sta svolgendo nelle ultime ore, è dovuta intervenire per liberare la strada SS 125 da un albero caduto a causa del maltempo in direzione Burcei. Si raccomanda la massima prudenza” spiega il sindaco Simone Monni. “Nel corso della notte appena conclusa le principali criticità segnalate riguardano: la caduta di un ramo nella circonvallazione via Roma-via Cagliari (prontamente rimosso dai Barracelli Comune di Samassi attivi H24 sul territorio); diverse strade del centro abitato al buio (via Satta, via Montelatici, via Santa Margherita, via Municipio, via Cavour, via Torino, Piazza Italia) per le quali il COC comunale ha aperto le segnalazioni a EDISON e ENEL SOLE per la riattivazione dell’illuminazione pubblica” è la comunicazione del Comune di Samassi. “Considerato che, rispetto alla giornata di ieri, il vento è rinforzato, invitiamo la popolazione a prestare attenzione e a rispettare le prescrizioni adottate, evitando gli spostamenti non necessari e di sostare con i mezzi in prossimità di alberi.
La situazione è costantemente monitorata e sottocontrollo, ma si segue l’evoluzione delle condizioni meteo nella giornata odierna, in attesa delle comunicazioni ufficiali della Direzione Generale Protezione Civile – Regione Autonoma della Sardegna”.
A Capoterra il mare ha invaso parcheggi e un ristorante vino a Maddalena spiaggia, il maltempo durerà ancora tutta la giornata di oggi.
Le previsioni meteo per Cagliari e tutta la Sardegna aggiornate per domani martedì 20 Gennaio
Tutta l’isola sarà abbracciata da un’area di bassa pressione che determinerà forte maltempo con piogge diffuse e rovesci anche a carattere temporalesco. I venti saranno tesi e il mare molto agitato. Vediamo i dettagli con i dati di 3Bmeteo: A Cagliari la giornata sarà molto nuvolosa con deboli piogge. Sono previsti 18mm di pioggia. La temperatura massima sarà di 13°C e la minima di 12°C.I venti saranno molto forti e provenienti al mattino da Est, al pomeriggio da Est-Nordest.Il mare sarà agitato. Si prevede allerta meteo per il vento. A Sassari il cielo sarà molto nuvoloso al mattino con deboli piogge e nuvolosità in graduale attenuazione fino a cielo parzialmente nuvoloso. Sono previsti 0.2mm di pioggia.La temperatura massima sarà di 12°C e la minima di 10°C. I venti saranno molto forti e provenienti al mattino da Est, al pomeriggio da Est-Nordest. E’ prevista allerta meteo per il vento. A Oristano la giornata sarà variabile con nubi alternate a schiarite. Nella notte sono previsti 0.3mm di pioggia. La temperatura massima sarà di 15°C e la minima di 11°C. I venti saranno forti e provenienti da Est-Nordest per l’intera giornata. Il mare sarà mosso. Si prevede allerta meteo per il vento. A Nuoro la giornata sarà caratterizzata da perturbazioni con rovesci diffusi anche a carattere temporalesco. Sono previsti 93mm di pioggia. La temperatura massima sarà di 9° C e la minima di 7°C. I venti saranno molto forti e provenienti da Est per tutta la giornata. Si prevede allerta meteo per la pioggia. Ci aspetta pertanto un’altra giornata di pioggia per questo martedì ventoso, con mare agitato e temperature massime in calo che raggiungeranno i 15°C. Per oggi è tutto, appuntamento ai prossimi aggiornamenti di Meteo Casteddu. Buona giornata e buon ascolto in compagnia di Radio Casteddu Online!
Proseguono le azioni di messa in sicurezza dei territori e dei residenti più esposti agli effetti del ciclone in transito anche in Sardegna. Intanto sospiro di sollievo per i due pastori ad Urzulei, bloccati dalla piena del Rio Margiani
Allerta maltempo, a Uta evacuate 10 persone in via precauzionale: alle 20 circa di questa sera i cittadini sono stati trasferiti dalla località Santa Lucia. Proseguono le azioni di messa in sicurezza dei territori e dei residenti più esposti agli effetti del ciclone in transito anche in Sardegna. Il comune di Uta ha comunicato che “a seguito delle avverse condizioni meteorologiche e dell’incremento delle portate affluenti, il Gestore ha disposto il rilascio controllato delle portate dalla diga di Genna Is Abis, secondo le valutazioni e le procedure previste dagli enti competenti. Tale operazione potrebbe determinare un innalzamento dei livelli idrici nei corsi d’acqua a valle della diga, con possibili fenomeni di piena, allagamenti localizzati e difficoltà di attraversamento, in particolare in corrispondenza di guadi, strade rurali, aree golenali e zone agricole. Si raccomanda pertanto di evitare l’attraversamento di corsi d’acqua, guadi e sottopassi, anche se apparentemente percorribili; di non sostare nelle aree prossime agli alvei, agli argini e alle zone soggette ad esondazione; di limitare gli spostamenti allo stretto necessario; di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle Autorità e agli eventuali provvedimenti di chiusura o interdizione”
Super mareggiata al Poetto di Cagliari: l’acqua invade la spiaggia e arriva ai chioschetti
Le onde, spinte dal vento di scirocco, hanno invaso la spiaggia portando schiuma e detriti, cancellando i confini tra sabbia e mare.
L’acqua è arrivata fino alle pedane del chiosco Palm Beach al Poetto, come testimoniano le riprese video di Dayala Martinez. Le onde, spinte dal vento di scirocco, hanno invaso la spiaggia portando schiuma e detriti, cancellando i confini tra sabbia e mare. Ilciclone “Harry” ha scatenato una mareggiata intensa lungo la costa sud della Sardegna, con il Poetto tra i tratti più colpiti. Il lungomare è stato lambito dall’acqua e alcune pedane e marciapiedi risultano sommersi. Gli stabilimenti balneari hanno dovuto sospendere le attività mentre passeggiare vicino alla battigia diventava pericoloso. La Protezione Civile ha invitato tutti a restare lontano dalla costa e a seguire le indicazioni di sicurezza. In poche ore il Poetto si è trasformato da luogo di passeggiate tranquille a scenario dominato dalla forza del mare. La mareggiata lascia immagini impressionanti e un chiaro promemoria della fragilità delle coste.
A ritirare il riconoscimento “per l’attaccamento alla città e ai colori neroverdi” tifosi che non possono mettere piede a un evento sportivo in Italia e in Europa
Premiati dal Coni a Chieti “per l’attaccamento alla città e ai colori neroverdi“. Il problema è che i premiati erano destinatari di Daspo per periodi da due a nove anni. Lo riporta il quotidiano Il Centro: “Da una parte sedevano le autorità cittadine, insieme al delegato provinciale del Coni Massimiliano Milozzi. Dall’altra una platea arricchita dalla presenza dei bambini delle scuole, spettatori ideali per assorbire i valori educativi della giornata“. Poi però, nel corso della “Festa Provinciale dello Sport del Coni Chieti“, a ritirare sul palco la targa tributata alla Curva Volpi c’era una delegazione di sei persone “di cui quattro che sono le uniche in quella sala a non poter mettere piede in un impianto sportivo, nemmeno per amichevoli o sedute d’allenamento, essendo destinatarie di Daspo firmati dal questore e validi su tutto il territorio nazionale e negli Stati dell’Unione europea“.
La replica del Coni: premio alla curva nel suo insieme – “La targa destinata alla Curva Volpi della Chieti Calcio è stata attribuita alla tifoseria nel suo insieme, e non ai singoli componenti, per l’attaccamento alla società sportiva e l’impegno sociale e solidale più volte dimostrato nel tempo. I rappresentanti della Curva sono stati invitati in quanto tali; non vi era alcuna conoscenza preventiva sull’identità di chi avrebbe materialmente ritirato il riconoscimento. Tutto si è svolto in assoluta buona fede, con l’unico intento di valorizzare un gesto di inclusione e memoria“. E’ il commento del presidente del Coni Abruzzo, Antonello Passacantando. “E’ doveroso offrire alcuni chiarimenti, nella convinzione che un’informazione corretta e misurata sia patrimonio di tutti”.
È accaduto alla partita di sabato fra le squadre degli Allievi 2010 di Novese e Acqui calcio, ad Acqui terme, in provincia di Alessandria
Botte, insulti, addirittura un calcio in pancia a un ragazzino di 15 anni: è finita con una maxi rissa (in campo e fuori) la partita di sabato fra le squadre degli Allievi 2010 di NoveseeAcqui calcio, ad Acqui terme, in provincia di Alessandria.
A denunciare tutto nelle scorse ore, con una nota, è l’Asd Novese calcio dopo la vittoria per 2-0: «Purtroppo la giornata di sport si è poi trasformata in una oscena e quantomeno rammaricante entrata in campo di una parte di tifoseria acquese, fra cui segnaliamo un genitore che ha colpito un nostro ragazzo con un calcio sull’addome». Un episodio che ricorda da vicino quanto successo ad agosto in provincia di Torino, quando scoppiò una rissa simile fra calciatori 14enni, il papà di un calciatore entrò in campo e colpì il portiere avversario, facendolo finire in ospedale con un trauma cranico e una frattura al malleolo. Seguirono un caso mediatico, squalifiche e Daspoper i protagonisti, sia giocatori sia adulti (compreso il ragazzino colpito, immortalato in un filmato come primo a dare il via alla rissa).
La Novese prosegue accogliendo le scuse del responsabile tecnico dell’Acqui, Federico Rovera, ma aggiunge: «Condanniamo la violenza subita dai nostri ragazzi e dalle famiglie e mister, che all’uscita dagli spogliatoi hanno nuovamente subito una seconda aggressione, terminata solo all’arrivo delle forze dell’ordine con uno scontato dileguarsi dei diretti responsabili».
La società ora chiede un intervento della Federazione almeno per quanto accaduto sul campo di gioco: «Crediamo fermamente che soggetti tanto violenti ed in evidente difficoltà comportamentale vadano allontanati dalle aggregazioni e non solo sportive. I nostri ragazzi sono il futuro, si vergogni chi non è in grado di proteggerli».
L’altra società coinvolta risponde con un’altra nota che non cerca scuse: «L’Acqui F.C. intende esprimere massima solidarietà alla Novese in merito al deprecabile episodio accaduto al termine della gara che ha viste impegnate le nostre squadre U16. Il nostro impegno quotidiano consiste soprattutto nel promuovere e trasmettere valori che sono ben più importanti dei meri risultati sportivi. Riteniamo che episodi come quello accaduto, nulla abbiano a che fare con la dedizione e l’impegno che tutti noi mettiamo in campo, con passione, sacrifici e grande volontà».
La colpa, secondo l’Acqui, è da cercare altrove: «Tante società sono “ostaggio” di qualche spettatore, che ciclicamente con i propri comportamenti, oltre a rovinare una giornata di sport, tende a ledere anche l’immagine della società che in quel momento ospita una gara. Non ci esimiamo assolutamente dalle nostre responsabilità quando deprecabili comportamenti vedono protagonisti nostri tesserati. È molto più complicato farlo nei confronti di persone che non ricoprono in nessun modo ruoli all’interno della società ma che purtroppo, per la famosa “responsabilità oggettiva”, vengono a noi accostati».
Un tifoso dell’FC Sion è deceduto due giorni dopo essere precipitato dalla gradinata nord dello stadio del capoluogo vallesano nel corso della partita di mercoledì scorso contro il Winterthur. Lo riferisce oggi una nota della polizia cantonale
Keystone-SDA
L’uomo, un 36enne svizzero, è caduto per ragioni al momento ignote nel vano delle scale ovest attorno alle 21.45, con l’incontro in pieno svolgimento.
L’organizzazione cantonale di soccorso ha prestato le prime cure sul posto. Il malcapitato è quindi stato trasportato all’Ospedale di Sion, dove è spirato venerdì.
I primi elementi dell’indagine permettono di escludere l’intervento di terzi. Per stabilire le esatte circostanze dei fatti il ministero pubblico del Vallese centrale ha aperto un’inchiesta
La camera ardente sarà aperta il 21 e 22 gennaio in Piazza Mignanelli a Roma, mentre i funerali si svolgeranno venerdì 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri
Agf – Valentino
AGI – È morto oggi, all’età di 93 anni, lo stilista Valentino Garavani. “Si è spento oggi nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari“, si legge in una nota la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.
La camera ardente, si aggiunge, sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11:00 alle 18:00. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma.
Valentino Garavani, il celebre stilista e fondatore dell’omonima maison, è morto all’età di 93 anni a Roma, nella sua abitazione. La notizia è stata comunicata dalla Fondazione Valentino Garavani e da Giancarlo Giammetti, suo socio e ex compagno. La camera ardente sarà allestita a Roma, presso PM23, il 21 e 22 gennaio, mentre il funerale avrà luogo il 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Nato nel 1932 a Voghera, Valentino iniziò la sua carriera a Parigi, perfezionandosi negli atelier di Jean Dèsses e Guy Laroche. Nel 1958 aprì il suo laboratorio a Roma, in Via Condotti. Il grande successo arrivò nel 1962, con la sua collezione a Palazzo Pitti. Insieme a Giammetti, cofondò la Maison Valentino, che rapidamente conquistò fama mondiale. Nel 1998 cedette il marchio al gruppo HdP, continuando a guidarlo come direttore artistico fino al 2007
Gran parte di ciò che Washington cerca nell’Artico lo avrebbe già senza aprire una crisi gigantesca con alleati europei
L’idea di “conquistare” o “comprare” la Groenlandia torna periodicamente nella politica americana, e con Donald Trump è diventata (di nuovo) un’ossessione da titoli e scontri diplomatici. Ma fuori dalla propaganda, il punto è più semplice: agli Stati Uniti, per ottenere ciò che davvero conta in Groenlandia, la sovranità non serve. A metterla giù senza giri di parole è Richard Fontaine, presidente del think tank Center for a New American Security ed ex consigliere in ambito sicurezza nazionale. La Groenlandia – dice al Wall Street Journal – è una delle rare questioni di politica estera non complicate. E il motivo è proprio questo: Washington vi ha già accesso. Ma cosa succede allora? Facciamo chiarezza oltre la propaganda.
Terre rare e difesa – La Groenlandia è cruciale per la difesa statunitense perché si trova lungo le rotte artiche più sensibili e ospita infrastrutture chiave come la base di Pituffik essenziale per la sorveglianza anti-missile. Ma il punto per Fontaine è che gli Stati Uniti possono già fare praticamente tutto ciò che vogliono sul piano della sicurezza senza annettere il paese. La cornice è l’accordo di difesa del 1951 tra Usa e Regno di Danimarca, poi integrato/aggiornato nel 2004 con l’accordo di Igaliku che disciplina la presenza e l’operatività statunitense.
Secondo la narrazione più allarmista, Russia e Cina sarebbero pronte a mettere piede sull’isola.Fontaine ribatte con una provocazione fattuale: gli Usa un tempo avevano migliaia di militari in Groenlandia, oggi i numeri sono molto più bassi. E se davvero ci fosse una minaccia “imminente”, la prima mossa logica sarebbe aumentare la presenza, non cambiare confini. Diverse fonti recenti collocano la presenza statunitense a Pituffik attorno a circa 200 militari effettivi. In risposta a una minaccia navale nell’Artico gli Usa potrebbero già avere le necessarie capacità di deterrenza aumentando presenza militare e pattugliamenti.
Per Fontaine, chiedere la sovranità per sentirsi “motivati” alla difesa è un’idea che svuota il senso stesso dell’alleanza atlantica. Se Trump racconta l’immagine di un disimpegno “danese” spiegando che non farebbero abbastanza, va ricordato che la Danimarca ha pagato un prezzo altissimo nelle missioni post-11 settembre, Afghanistan incluso. Le stime più citate parlano di 43 militari danesi morti e di un tasso di spesa militare pro-capite tra i più alti nella coalizione. È difficile chiamarlo “alleato scarso” senza cancellare quella storia.
C’è poi l’argomento “terre rare e minerali”: suona potente, ma è la realpolitik è molto più complessa. Con l’autogoverno, l’autorità groenlandese ha assunto il controllo dell’area delle risorse minerarie, anche “possedendo” l’isola, gli Usa non trasformerebbero per magia l’Artico in una miniera a cielo aperto. La filiera mineraria richiede permessi, accettabilità sociale, porti, energia, strade, manodopera, investitori e – soprattutto – anni.
Il punto più controverso è tutto nel linguaggio utilizzato dall’amministrazione statunitense. Se l’ordine internazionale del dopoguerra – che gli Usa hanno guidato – si basa sull’idea che i confini non si cambiano con la forza, le pretese di Trump creano un precedente tossico e un assist narrativo a chi viola confini altrove (Putin in Ucraina, Netanyahu a Gaza, solo per citare due esempi).
Il paradosso della Groenlandia – Il paradosso è tutto qui: la Groenlandia è strategica, ma proprio perché lo è, agli Stati Uniti conviene mantenerla dentro un perimetro di cooperazione con Danimarca e autorità groenlandesi, usando strumenti che già hanno: accordi, investimenti, presenza, interoperabilità NATO, aggiornamenti tecnologici a Pituffik. “Prendere l’isola” sarebbe una scorciatoia solo nella fantasia: nella realtà aprirebbe una crisi con alleati, renderebbe più difficile la gestione politica locale e trasformerebbe un vantaggio operativo già disponibile in un problema permanente.
Resta l’incognita del perché allora? È solo provocazione per spingere gli europei ad un maggior impegno militare anche nell’Artico? Eppure l’effetto è concreto: diffidenza tra alleati, frizioni nella NATO, energia politica sprecata. E infatti, in queste settimane, la questione Groenlandia è diventata terreno di scontro transatlantico con toni duri e minacce economiche, mentre i dossier veri restano lì: Russia/Ucraina, Cina, Iran.
Incendio a un capannone, divorato dalle fiamme nella notte. Il sindaco Righi: «Attendiamo l’analisi Arpav dell’aria, il vento spinge verso sud la nube di fumo»
Sul posto sono intervenuti oltre 30 operatori dei vigili del fuoco con 11 mezzi provenienti dai distaccamenti di Motta di Livenza, Conegliano, San Donà di Piave e dalla sede centrale di Treviso
Incendio all’interno del capannone di via Magnadola a Motta di Livenza, in provincia di Treviso: le fiamme si sono propagate nel cuore della notte di lunedì 19 gennaio, alle 2.30 circa.
Le operazioni di spegnimento – Sul posto sono intervenuti oltre 30 operatori dei vigili del fuoco con 11 mezzi provenienti dai distaccamenti di Motta di Livenza, Conegliano, San Donà di Piave e dalla sede centrale di Treviso.
Le squadre sono, ora, al lavoro per domare le fiamme.
Il sindaco Righi: «L’Arpav è sul posto» – Il sindaco Alessandro Righi ha dichiarato: «L’Arpav è sul posto e ha già fatto i campionamenti sulla qualità dell’aria. Stiamo attendendo i risultati delle analisi ma in ogni caso la città non sembra coinvolta in quanto il vento spinge verso sud e la nube di fumo non è arrivata in paese»
La settimana inizia all’insegna del maltempo: allerta rossa e arancione al Sud. Piogge torrenziali e intense raffiche di vento sono attese soprattutto tra Sardegna, Sicilia e Calabria
Sud Italia nella morsa del maltempo. Nelle prossime ore il ciclone mediterraneo Harry attraverserà lo Stivale, colpendo soprattutto le regioni meridionali e portando forti piogge, nubifragi e intense raffiche di vento. Per la giornata di oggi, lunedì 19 gennaio, il dipartimento della protezione civile hadisposto l’allerta rossa su gran parte della Sardegna, arancione su Sicilia e Calabria, e gialla in Basilicata e Toscana.
Allerta rossa e arancione – L’inizio della settimana sarà caratterizzato da venti di burrasca dai quadranti orientali sulla Sicilia, in estensione a Sardegna e Calabria, con intensificazione nella giornata di martedì 20 gennaio fino a burrasca forte con raffiche di tempesta, attese, inoltre, forti mareggiate lungo le coste esposte. Dalla serata di oggi pioggia diffusa, anche con temporali, su Calabria e Sardegna in particolare. In merito alle temperature, una circolazione depressionaria centrata sul Nord-Africa continua a richiamare correnti umide sud-orientali sul territorio del nostro Paese. Il risultato, tra la giornata di oggi e quella di martedì, è l’arrivo di piogge abbondanti e persistenti sulle due Isole Maggiori e sulla Calabria, specie sui versanti orientali. A completare il quadro, raffiche violente di scirocco con forti ed estese mareggiate lungo le coste esposte.
La mappa della protezione civile Rischio nubifragi
Rischio nubifragi – Come spiegano gli esperti di 3bmeteo, sono previste piogge molto abbondanti in alcune zone: “Oltre ad acquazzoni e temporali, con accumuli pluviometrici totali localmente anche oltre i 400/600 mm sui versanti orientali dei rilievi sardi e siculi, così come su quelli ionici dell’Appennino calabrese, saranno soprattutto i venti e le mareggiate a destare maggiore preoccupazione. L’effetto stau che si genererà a ridosso dei versanti esposti dei rilievi isolani e calabresi favorirà le precipitazioni più intense e persistenti, con un potenziale rischio di nubifragi e dissesti idrogeologici.”. Per la giornata di oggi è atteso un sensibile incremento della ventilazione tra Sicilia, Sardegna, Ionio meridionale e Tirreno centro-meridionale, con raffiche entro sera prossime ai 100/110 km/h su Mare e Canale di Sicilia. Previste raffiche serali tra 70 e 90 km/h su Sicilia e Sardegna, 60/70 km/h su Lametino e Reggino.
“Restate a casa” – Come detto, nell’occhio del ciclone c’è la Sardegna, con i fenomeni più intensi che riguardano soprattutto il sud dell’isola. Ma le aree interessate sono anche quelle dell’ Iglesiente, Flumendosa Flumineddu e Gallura. Le raccomandazioni: consigliabile restare nelle proprie abitazioni, dal locale seminterrato o dal piano terra meglio salire ai piani superiori. Un invito anche a limitare i trasferimenti in auto ai soli casi di urgenza, mantenersi informati sull’evoluzione dei fenomeni, sulle misure da adottare, sulle procedure da seguire indicate dalle strutture territoriali di protezione civile. Scatta anche il divieto di attraversare torrenti in piena sia a piedi che con qualsiasi mezzo, di sostare in prossimità di ponti e argini di torrenti e fiumi e di attraversare sottopassi. A Cagliari domani e martedì chiudono scuole e università. Disposto anche lo stop di uffici pubblici, cimiteri, impianti sportivi, mercati civici, parchi pubblici, centri d’arte le biblioteche. Dal Comune un invito alla popolazione a prestare particolare attenzione, a causa del vento, delle piogge e delle mareggiate previste. Massima cautela in tutta la città. Dai social il sindaco Massimo Zedda avverte: “Cercate di evitare le zone costiere e di ridurre al minimo gli spostamenti“. Analoghi provvedimenti in tutto il Cagliaritano: tra i primi a emanare ordinanze di chiusura Assemini e Quartu. A causa dell’allerta maltempo rinviata a data de destinarsi la conferenza stampa del presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, in programma domani nel palazzo di via Roma a Cagliari.
Scuole chiuse anche in Sicilia – Scuole chiuse oggi anche in tre città della Sicilia a cause delle avverse condizioni meteorologiche. A Messina, a Catania e Agrigento i sindaci hanno firmato l’ordinanza. A Messina prevista, inoltre, la chiusura di tutti i cimiteri comunali, delle ville comunali e degli impianti sportivi comunali. Quest’ultimi saranno chiusi anche a Catania insieme a musei, biblioteche comunali, mercati storici e rionali e manifestazioni ed eventi all’aperto. Ad Agrigento le scuole resteranno chiuse anche martedì 20.
Codice giallo in Toscana – La sala operativa della protezione civile regionale della Toscana ha emesso un bollettino di criticità con codice giallo per vento che, dalle ore 13 di oggi, lunedì 19 gennaio, interesserà le pianure centro-settentrionale della regione: l’area fiorentina, il bacino Bisenzio-Ombrone pistoiese, il Valdarno inferiore e la Valdelsa-Valdera. Nel pomeriggio di oggi potranno esserci nevicate, inizialmente oltre 1000-1200 metri e in calo, nella sera, fino a circa 500 metri su Alto Mugello e versanti orientali dell’Appennino in genere. Codice giallo oggi a Firenze per rischio vento forte. L’allerta riguarda, oltre la nostra città, anche i Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole, Greve in Chianti, Impruneta, Lastra a Signa, Pontassieve, San Casciano in Val di Pesa, Scandicci e Tavarnelle Val di Pesa.
L’incidente è avvenuto nella prima serata di domenica nei pressi del villaggio di Adamuz. Più di 120 i feriti. Ministro Trasporti: “Bilancio vittime non è ancora definitivo”
Il luogo dell’incidente
Sono almeno 39 i morti nel grave incidente ferroviario avvenuto domenica nel sud della Spagna, dove due treni dell’alta velocità si sono scontrati ad Adamuz (Cordoba), circa 200 km a nord di Malaga.
Sono invece 122 le persone rimaste ferite, di cui 48 (tra cui 5 minori) rimangono ricoverati in ospedale, tra cui cinque minori. Lo rende noto il servizio di emergenza della Giunta Regionale dell’Andalusia nel suo ultimo bollettino.
Tra i ricoverati ci sono 11 adulti e un minore in terapia intensiva. Sono invece 74 i feriti che sono già stati dimessi.
Il bilancio della collisione non è “definitivo“, ha affermato il ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente su X, lasciando intendere che potrebbe ancora aumentare.
Cosa è successo – Diverse carrozze di un treno Iryo in viaggio da Malaga a Madrid con 300 passeggeri a bordo sono deragliate e si sono scontrate con un treno Alvia che viaggiava nella direzione opposta con 184 persone a bordo, diretto a Huelva. Diverse carrozze di questo secondo treno sono poi precipitate da un terrapieno di quattro metri, ostacolando l’accesso ai soccorsi, secondo il ministro della Presidenza andalusa.
Il presidente della Giunta Regionale dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno, ha visitato il luogo dell’incidente. “Domani avremo dati più affidabili, sia sul numero delle vittime che sul numero dei feriti“, ha dichiarato. Da parte sua, il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha descritto l’incidente come “estremamente strano“, spiegando che si è verificato su un tratto rettilineo della strada, che la pista era stata ristrutturata a maggio e che si è detto fiducioso che un’indagine avrebbe chiarito le cause.
Data la gravità dell’incidente, il primo ministro Pedro Sánchez ha annullato l’intero programma di lunedì, incluso un incontro con il leader dell’opposizione, Alberto Núñez Feijóo. Sánchez ha parlato di “una notte di profondo dolore“: “Nessuna parola può lenire un dolore così grande, ma voglio che sappiate che l’intera nazione è al vostro fianco in questi momenti così difficili“, ha scritto su X, esprimendo “le sue più sincere condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime“.
Le “più sentite condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime dell’incidente ferroviario e al popolo spagnolo” dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyencon un post su X.
Al momento non risultano italiani coinvolti – Il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue l’evoluzione del tragico incidente ferroviario, rende noto la Farnesina sottolineando che ”al momento non risultano connazionali coinvolti, ma le operazioni di identificazione delle vittime sono ancora in corso”.
Il Console generale d’Italia a Madrid è sul posto per fornire ogni eventuale assistenza, prosegue la Farnesina in una nota, sottolineando che per qualsiasi emergenza o segnalazione occorre contattare il Consolato al numero +34629842287 o l’Unità Tutela della #Farnesina al +39 0636225.
Una scossa di terremoto di magnitudo 4 è stata registrata oggi domenica 18 gennaio alla 14:54 in provincia di Messina. E’ stato localizzato dall’Ingv (Istituto nazionale di geologia e vulcanologia) a 2 km a sud di Militello Rosmarino, sui Nebrodi, e a una profondità di 8 chilometri.
Il dramma si è consumato nella serata di ieri. Il calciatore amatoriale della Parabita City Riccardo Chetta è stato stroncato da un infarto sotto gli occhi dei compagni. Inutili i soccorsi
COLLEPASSO – Una serata dedicata allo sport e alla condivisione si è trasformata in un dramma che scuote l’intera comunità di Parabita e Collepasso. Riccardo Chetta, 39 anni, originario di Parabita, ha perso la vita ieri sera a causa di un improvviso malore mentre si trovava sul campo sportivo di Collepasso per una sessione di allenamento.
Il malore improvviso – Erano circa le 22 e sul rettangolo di gioco era in corso l’allenamento della Parabita City, associazione sportiva dilettantistica amatoriale di cui Chetta era membro attivo. All’improvviso, l’uomo si è accasciato al suolo, perdendo i sensi davanti ai compagni di squadra. La gravità della situazione è apparsa subito evidente, e i presenti hanno immediatamente allertato i soccorsi.
Inutili i tentativi di rianimazione – Sul posto è intervenuta d’urgenza un’ambulanza del 118. Gli operatori sanitari hanno tentato disperatamente di rianimare il 39enne per oltre mezz’ora, mettendo in atto tutte le manovre di primo soccorso previste in questi casi. Purtroppo, ogni sforzo è risultato vano: il cuore di Riccardo ha smesso di battere, e i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio.
L’intervento delle autorità – Sul luogo della tragedia sono giunti anche i carabinieri della stazione locale, che hanno provveduto a informare il magistrato di turno. Ottenuto inizialmente nulla osta, intorno alle 23, la salma è stata trasferita presso l’abitazione della famiglia, a Parabita.
Successivamente nel corso della giornata di venerdì l’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia sul corpo di Chetta e la salma è stata portata presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Così anche i funerali, già previsti per domani, sabato 17 gennaio, sono stati ora rinviati a data da destinarsi.
Una vita spezzata: il dolore della famiglia – La notizia, diffusa inizialmente dal portale Infocollepasso.it (sul quale si possono reperire ulteriori informazioni sulla vicenda), ha lasciato attonite le due comunità. Riccardo Chetta lascia la moglie Ilaria e due figli piccoli, di soli 6 e 3 anni. Un dolore immenso che colpisce anche i genitori, Gianfranco e Silvana, e l’intera società sportiva.
Contestazioni dei tifosi nei confronti della società e partita ferma per una decina di minuti per lancio di fumogeni
Trapani – Con le reti di Kirwan al 6′, Salines al 45+5′, di Canotto al 59′ e infine di Stauciuc all’83’ il Trapani di Aronica sbanca il provinciale, annienta il Sorrento e si tiene la posta intera. Trapani-Sorrento si chiude con un sonoro 4-0 per i granata.
La partita è stata sospeda dall’arbitro al 18′ sul risultato di 1-0 in favore dei granata, per alcuni fumogeni che sono stati lanciati in campo dai tifosi di casa. Gli stessi hanno anche esposto uno striscione di contestazione nei confronti del presidente con su scritto “Antonini vattene“, lo stesso è stato fischiato e oggetto di cori anche nel corso del minuto di silenzio in memoria del presidente della Fiorentina Commisso.
La pratita è ripresa alle 15 dopo otto minuti circa di sospensione e dopo che sono stati completamente tolti i fumogeni in campo.
Il resto della partita è ormai storia, con i gol di Salines al 45+5′, di Canotto nella ripresa al 59′ e infine di Stauciuc all’83’ che ha chiuso definitivamente i giochi.
Dopo il triplice fischio i tifosi hanno applaudito lungamente i giocatori per come hanno combattuto e vinto. Poi il confronto diretto sotto la curva con i tifosi. Questi ultimi hanno ancora una volta applaudito i giocatori per avere saputo “onorare la maglia granata” e non sono mancati ancora i cori contro Antonini.
A suon di aste, bastoni e cocci di bottiglia. Alcuni di loro identificati dagli agenti intervenuti
Fermo immagine da un video di èTv
BOLOGNA –Scontri in A1 nel Bolognese a suon di aste, bastoni e cocci di bottiglia hanno visto coinvolti circa 200 tifosi fra sostenitori della Fiorentina, in arrivo al Dall’Ara per il derby dell’Appennino con il Bologna, e tifosi della Roma, diretti a Torino. I due gruppi si sono scontrati fra l’area Cantagalloe il casello di Casalecchio.
I due gruppi si sono scontrati all’altezza del km 195, sulla corsia di emergenza. Sono intervenute la polizia stradale e la Digos: diversi ultras sono riusciti a dileguarsi, mentre alcuni tifosi della Roma sono stati identificati dagli agenti presso l’area di servizio Secchia, e lo stesso per alcuni sostenitori della Fiorentina prima della gara iniziata alle 15 a Bologna. Non sono stati rinvenuti coltelli. Nella zona dove si sono verificati gli scontri sono state rinvenute alcune tracce di sangue ma non risulta l’intervento di ambulanze.
Gli aiuti fiscali per sostenere il miglioramento degli edifici esistenti
L’ultima Legge di bilancio ha dedicato un capitolo importante ai bonus casa per il 2026, un insieme di aiuti fiscali per sostenere il miglioramento degli edifici esistenti. Dopo le modifiche negli anni scorsi, il sistema dei bonus edilizi sta vivendo una fase più stabile, con alcune agevolazioni che non sono più valide e altre che restano attive.
Detrazioni 50% e 36% – Il bonus fiscale per le ristrutturazioni è confermato per il 2026 e permette di recuperare una parte delle spese per i lavori fatti su abitazioni residenziali. La detrazione permette di sottrarre una parte delle spese sostenute per la ristrutturazione dall’Iperf, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche. Nel 2026, come nel 2025, la detrazione per ristrutturazione ha le aliquote seguenti: il 50% per gli interventi sull’abitazione principale; il 36% per le seconde case o altri immobili non principali secondo l’analisi di Alessandra Caparello di Immobiliare.it.
Il limite massimo di spesa è di 96mila euro per unità immobiliare, con la detrazione suddivisa in 10 quote da pagare ogni anno. Per godere del bonus ristrutturazione, è necessario essere proprietario del bene o detenere un diritto reale, come l’usufrutto, l’uso, l’abitazione o la superficie, e utilizzare l’immobile come residenza principale. Se l’immobile non era la casa principale all’inizio dei lavori, la detrazione più alta al 50% è comunque applicabile se, entro il termine dei lavori, diventa la casa principale.
Tra i lavori che permettono di ottenere il bonus ristrutturazione 2026 ci sono: la manutenzione straordinaria, come il rifacimento di bagni e cucine; la ristrutturazione con modifiche o rinnovo di strutture; il restauro e la conservazione; miglioramenti di impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento; la realizzazione o l’aggiornamento dei servizi igienici; l’eliminazione di barriere architettoniche; l’installazione di ascensori e montacarichi; opere di consolidamento strutturale non incluso nel Sismabonus; l’installazione di sistemi di sicurezza come porte blindate, grate e impianti di allarme; lavori sulle parti comuni in condominio.
I lavori che rientrano nella manutenzione ordinaria permettono di godere della detrazione fiscale per ristrutturazione, al 50 o al 36%, a seconda della destinazione dell’immobile, solo se effettuata sulle parti comuni di un condominio. Per ottenere la detrazione è necessario indicare tutte le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi: la detrazione Irpef si divide in dieci quote annuali.
Occhio a come si effettuano i pagamenti – E’ importante come si pagano le spese e i lavori: tutto deve essere tracciabile. Si consiglia quindi di utilizzare il bonifico parlante, bancario o postale, indicando oltre al codice fiscale del beneficiario e alla partita Iva della ditta committente, anche la causale che indica la normativa adatta, ossia ‘Detrazione Irpef art. 16-bis dpr 917/1986‘ (per lavori di ristrutturazione edilizia). Molti istituti di credito offrono modelli precompilati per il bonifico parlante destinato ai bonus edilizi, per evitare errori formali che potrebbero compromettere la detrazione.
Ecobonus – Nel catalogo dei bonus casa 2026 rientra anche l’Ecobonus, la detrazione fiscale per interventi volti a ridurre il consumo energetico degli edifici esistenti. Le aliquote previste per il 2026 sono le stesse del bonus ristrutturazione: il 50% per la prima casa; il 36% per le seconde abitazioni. Come per la ristrutturazione, anche l’Ecobonus si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi.
Rientrano nell’ecobonus gli interventi che migliorano le prestazioni energetiche, tra cui: la sostituzione di infissi con bassa trasmittanza termica; l’installazione di schermature e sistemi di oscuramento; l’isolamento delle pareti, soffitti e pavimenti; la sostituzione degli impianti di riscaldamento con pompe di calore; l’installazione di caldaie a condensazione, sistemi ibridi o di alta efficienza; l’installazione di pannelli solari per produrre acqua calda.
Bonus mobili – Tra i bonus casa 2026 attivi c’è anche il bonus mobili, che permette di detrarre dall’Irpef le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Per ottenere il bonus, è necessario effettuare un intervento di ristrutturazione. Anche nel 2026 la detrazione è del 50%, con un massimo di spesa di 5mila euro, suddivisi in 10 anni. Per ottenere la detrazione è necessario effettuare i pagamenti con bonifico o carta di credito o debito. Non è ammesso pagare con assegni, contanti o altri mezzi. Sono ammessi al bonus mobili: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli e sedie, divani, poltrone, materassi, luci per l’arredamento e grandi elettrodomestici.
Per i forni è richiesta una classe A, per le lavatrici e lavasciugatrici e lavastoviglie una classe E, per i frigoriferi e congelatori una classe F. Possono essere considerate anche le spese di trasporto e montaggio dei beni acquistati, purché siano state effettuate con le modalità di pagamento richieste per la detrazione (bonifico, carte di credito o debito).
Superbonus – Per l’anno 2026, il Superbonus è confermato soltanto per gli immobili situati in alcune aree colpite da eventi sismici, nello specifico nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza a seguito dei terremoti del 6 aprile 2009 e del 24 agosto 2016. La proroga riguarda esclusivamente le spese sostenute nel corso del 2026 per interventi finalizzati alla ricostruzione, alla riduzione del rischio sismico o all’efficientamento energetico integrato. Il meccanismo prevede che il Superbonus operi solo sulla parte di spesa eccedente eventuali contributi pubblici destinati alla ricostruzione, garantendo così un sostegno aggiuntivo a chi già beneficia di finanziamenti statali per il recupero degli edifici danneggiati.
In pratica, questa misura limita la portata del Superbonus ai territori più colpiti da eventi sismici, assicurando che le risorse disponibili siano indirizzate agli immobili che necessitano di interventi di maggiore urgenza e importanza strutturale. Tra i bonus casa 2026, una novità rilevante riguarda gli immobili condonati, che ora possono beneficiare di alcune agevolazioni prima riservate esclusivamente agli immobili realizzati secondo procedure ordinarie. In particolare, le premialità volumetriche previste da alcune normative regionali e dai piani casa precedenti, come quello del 2008, potranno essere applicate anche agli edifici sanati tramite i tre condoni storici del 1985, 1994 e 2003.
La misura si inserisce in un contesto giurisprudenziale che, negli ultimi anni, aveva sollevato dubbi sulla piena equiparazione tra immobili condonati e costruzioni regolari, escludendo quindi alcune agevolazioni per chi avesse usufruito di un condono su manufatti originariamente abusivi. Con questa modifica normativa, invece, viene chiarito che le premialità volumetriche e altre incentivazioni potranno essere concesse anche agli immobili per i quali sia stato rilasciato un titolo edilizio in sanatoria, estendendo così i benefici fiscali e urbanistici a un numero maggiore di edifici regolarizzati.