La maggioranza di destra sta provando ad abolire il divieto in vigore dal 2018, che comunque viene costantemente aggirato
La maggioranza di destra che sostiene il governo di Giorgia Meloni mercoledìha fattoun primo passo formale per rendere possibile il ritorno delle pubblicità di siti di scommesse nel calcio. In Italia le pubblicità di siti di scommesse sulle maglie delle squadre di calcio, su banner e cartelloni negli stadi, sui giornali e in televisione sono vietate dal 2018. La maggioranza in commissione Cultura del Senato ha approvato una risoluzione proposta da Fratelli d’Italia, il principale partito di governo, che impegna il parlamento a valutare la modifica della norma sul divieto di scommesse.
Il divieto di pubblicità di siti di gioco d’azzardo fu introdotto dal cosiddetto “decreto dignità”, voluto fortemente dal primo governo di Giuseppe Conte: aveva tra le altre cose l’obiettivo di contrastare la ludopatia e tutelare le categorie di giocatori più a rischio, come anziani e minorenni. Sin dalla sua approvazione fu fortemente criticato da vari operatori del settore e soprattutto dai club calcistici, ma anche dai media specializzati. Le società di scommesse sportive in precedenza sponsorizzavano con frequenza e ricchi contratti varie squadre professionistiche, ed erano per vari editori di giornali fra gli inserzionisti pubblicitari più presenti.
In questi cinque anni il divieto è stato spesso aggirato. Il “decreto dignità” all’articolo 9 vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro» effettuata su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive e le trasmissioni televisive o radiofoniche. Le sponsorizzazioni da allora riguardano siti che formalmente danno notizie e aggiornano sui risultati sportivi, pur contenendo nel nome un riferimento nemmeno troppo implicito ad altri siti di scommesse online, come eurobet.live opokerstarsnews.it (dove le società di scommesse da cui derivano i due siti sono Eurobet e PokerStars: ma sono solo due esempi fra molti). L’Inter ha come principale sponsor sulla maglia uno di questi siti, betsson.sport, che è sponsor anche di Torino, Napoli e Palermo.
Allo stesso modo prima della trasmissione delle partite, o durante l’intervallo fra il primo e il secondo tempo, vengono mandati in onda contenuti in cui si confrontano le quote dei risultati tra i vari siti di scommesse. Questi contenuti sono ammissibili perché secondo le linee guida dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) non sono considerate pubblicità, bensì segmenti in cui vengono date semplici informazioni.
La risoluzione approvata mercoledì in commissione inserisce proprio fra le giustificazioni per l’abolizione del decreto la scarsa efficacia del divieto, senza però proporre soluzioni alternative. Le commissioni parlamentari sono organi collegiali in cui si svolge una parte importante della funzione legislativa del parlamento: quella della Cultura si occupa anche di sport e media. La risoluzione invita il governo a rivedere la legge, perché avrebbe «disatteso le aspettative del legislatore non risultando affatto efficace al contenimento dei fenomeni di ludopatia» e al tempo stesso avrebbe ridotto le entrate del «sistema calcio penalizzandolo nel contesto europeo». Chi in questi anni ha fatto pressione per abolire il divieto ha denunciato che all’estero, a partire dal Regno Unito, le pubblicità di scommesse sono possibili: secondo stime di media specializzati varrebbero circa 1,5 miliardi di euro l’anno.
La risoluzione si inserisce in più ampie indicazioni per una riforma delle leggi sul calcio, compresa la definizione di percorsi che facilitino opere di rinnovamento degli stadi: il governo dovrebbe discutere della questione nei prossimi mesi.
Per il ritorno delle pubblicità delle scommesse mancano diversi passaggi in parlamento e non è ancora stata approvata nessuna norma, ma il voto della commissione indica che la maggioranza potrebbe essere compatta nell’idea di cancellare il divieto. Mercoledì in Senato il Movimento 5 Stelle ha protestatoanche con alcuni cartelli contro il progetto e tutta l’opposizione ha espresso la sua contrarietà a una cancellazione del divieto, la cui approvazione nel 2018 fu accolta con soddisfazione dalle associazioni che si occupano di ludopatia e della lotta alla diffusione del gioco d’azzardo.
In seguito a un accertamento da parte dei vigili udinesi si è scoperto che la vettura del portiere era priva di immatricolazione e assicurazione
Maduka Okoye
È stato sorpreso alla guida di un veicolo con targa straniera – una Mercedes – senza essere in possesso in quel momento del titolo di guida. A seguito di ulteriori accertamenti è emerso inoltre che il mezzo non era né immatricolato e nemmeno assicurato, avendo le targhe perso validità nello stato di immatricolazione. Il veicolo è stato così posto sotto sequestro da parte degli agenti della Polizia locale di Udine. È l’ultima disavventura toccata al portiere dell’Udinese, Maduka Okoye, negli ultimi mesi ai box per un infortunio al polso e da qualche giorno di nuovo in gruppo con i compagni, pronto a provare a riprendersi il suo posto tra i pali della formazione di Runjaic.
I problemi dell’ultimo periodo – Non è un periodo fortunato per Okoye. Infortunio a parte (ormai superato), lo scorso mese di ottobre il finestrino della sua auto era stato sfondato dai ladri, che si erano impossessati di un borsello con all’interno 150 euro. Il giocatore aveva denunciato il fatto ai carabinieri. I rapporti con la giustizia non sono però terminati con quell’episodio. Il giocatore risulta indagato dalla Procura della Repubblica cittadina – assieme ad altri soggetti – in relazione a un flusso anomalo di scommesse relativo a Lazio – Udinese, giocata l’11 marzo 2024.
Altro sequestro – Okoye non è il solo a cui è stato sequestrato il veicolo da parte della Polizia locale. La scorsa settimana gli agenti hanno denunciato un cittadino tunisino di 28 anni, residente in Piemonte, per guida senza patente, reiterata nel biennio. Nella circostanza è stato fermato in zona stazione alla guida di un furgone con targa polacca. Il soggetto prima ha sostenuto di aver dimenticato la patente sul posto di lavoro, ma da successivi controlli si è accertato che il documento non era mai stato conseguito. Inoltre, per la stessa violazione era già stato sanzionato alcuni mesi fa. Oltre alla denuncia è scattato quindi il sequestro.
Dopo le stagioni in Serie A e il fallimento è tornato alle sue origini di squadra di quartiere, ma è rimasto ambizioso grazie al suo nuovo presidente: l’ex capitano Sergio Pellissier
Per molti anni chi seguiva la Serie A si era abituato a vedere tra le partecipanti il ChievoVerona, l’unica squadra nel calcio italiano ad aver completato, con la prima promozione in Serie A nel 2001, l’intera scalata dalla categoria più bassa alla più alta. Fu un caso abbastanza eccezionale soprattutto per il contesto in cui ebbe origine, e cioè un quartiere di appena cinquemila abitanti a nord-ovest di Verona, sulla riva destra dell’Adige, con un passato prima agricolo, poi da periferia operaia e popolare, e un presente da zona residenziale tranquilla e amena.
In Serie A il Chievo ci rimase, con una pausa per la retrocessione in B del 2007, fino al 2019, ottenendo diversi risultati sorprendenti soprattutto nei primi anni, in cui arrivò addirittura a giocare competizioni internazionali. Poi però alcuni problemi giudiziari lo costrinsero a tornare nelle categorie inferiori, quelle in cui aveva giocato per tutta la sua storia fino agli anni Ottanta. Nel 2021 fu escluso da tutti i campionati professionistici e in seguito dichiarato fallito a causa di inadempienze tributarie; in quello stesso anno gli ex calciatori Sergio Pellissier ed Enzo Zanin fondarono una nuova squadra, la Clivense, e la iscrissero al campionato di Terza Categoria. La scorsa primavera la Clivense ha acquistato il marchio del Chievo, acquisendo il nome ChievoVerona.
Oggi è settimo nel girone B di Serie D e gioca alcune partite nel campo dell’Hellas Verona femminile e altre in quello del Sona, una squadra locale. Si giocava lì anche la partita contro il Crema di domenica 2 marzo, durante la quale i tifosi di casa hanno intonato un coro che fa così: «Siamo i figli della storia, di una magica realtà, di una squadra di un quartiere, arrivata in Serie A. Poi sono passati gli anni, poi sono arrivati i guai, ma non ci hanno mai piegati, noi non molleremo mai». Come molti cori ultrà è un po’ enfatico e retorico, ma sintetizza in modo efficace le vicissitudini della squadra.
L’atmosfera al campo del Sona (definirlo stadio forse è eccessivo, visto che c’è una sola tribuna, mentre su due lati confina con vigneti) è piuttosto lontana da quella delle partite di Serie A. Non ci sono tornelli e controlli; le persone possono scegliere se sedersi in tribuna oppure guardare la partita a bordo campo, appoggiate alle reti;mancano raccattapalle e maxischermi. Ciononostante, c’è grande partecipazione tra gli ultras e tra la gente di Chievo e dintorni, anzi la ripartenza nelle categorie inferiori ha forse reso di nuovo preponderante la componente del tifo più popolare e di quartiere. Pur non essendo mai del tutto sparita, si era un po’ smorzata quando il Chievo era diventato almeno nei risultati la prima squadra di Verona, arrivando ad acquisire per un periodo una dimensione anche internazionale.
Quanto la squadra sia radicata nel suo quartiere lo si vede passeggiando nelle poche strade di Chievo, dove ci sono tanti adesivi e murales legati alla squadra e ai gruppi organizzati di tifosi; il primo in cui ci si imbatte, arrivando nel quartiere da sud, dice «al Chievo solo il Chievo» (anche il quartiere viene spesso menzionato con l’articolo davanti). Poco più avanti c’è il Tito’s bar, un punto di ritrovo nei giorni delle partite, sulle cui pareti sono esposti gagliardetti, maglie, sciarpe e altri cimeli della squadra: qui i tifosi ricordano ancora l’eccitazione che accompagnò l’ascesa del Chievo ai vertici del calcio e i primi, storici derby contro l’Hellas Verona.
Una scritta su un muro di Chievo, Verona, 2 marzo 2025 (Gianluca Cedolin, Il Post)
Proprio la settimana scorsa per Luca Campedelli, che era stato presidente del Chievo per diciassette stagioni in Serie A, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta e per la cessione fittizia di alcuni giocatori al Cesena e al Carpi, una vicenda di plusvalenze per la quale la squadra ricevette una penalizzazione nella sua ultima stagione in Serie A, quella 2018/2019.
Al termine di quella stagione si ritirò dal calcio Pellissier, che aveva giocato nel Chievo come attaccante tra il 2002 e il 2019, diventando il giocatore con più gol in Serie A nella storia della squadra (112). In occasione della sua ultima partita in casa, Campedellidisse che Pellissier sarebbe diventato il presidente operativo del club dalla stagione successiva. Col tempo però, con gli sviluppi delle vicende giudiziarie del Chievo, i rapporti tra i due peggiorarono, e quando il Chievo fallì Pellissier decise di fondare una nuova squadra che ne riprendesse la storia.
Non fu semplice, però, perché inizialmente non gli fu consentito di chiamarla Chievo, e solo tre anni dopo riuscì ad acquistare il marchio, in un’asta piuttosto onerosa alla quale si presentò pure Campedelli, che nel frattempo aveva acquistato il Vigasio, un’altra squadra della provincia di Verona, di Serie D. Pellissier, Zanin e i loro soci, anche grazie a una raccolta fondi a cui hanno partecipato sponsor e tifosi (una specie di azionariato popolare), se lo aggiudicarono per circa 350mila euro, che per un club di Serie D sono davvero parecchi.
Pellissier e Zanin assieme ai tifosi dopo l’asta con cui si sono presi il marchio ChievoVerona
Con l’acquisizione del marchio, i tifosi che avevano smesso di tifare per il Chievo non riconoscendo alla Clivense la continuità storica con quel club sono quasi tutti tornati a seguirlo, racconta un tifoso al Tito’s Bar. Oggi i due principali gruppi ultras, North Side e Followers, cantano insieme alle partite in casa e in trasferta: a frequentare lo stadio sono nell’ordine di qualche centinaio. Quelli del North Side, il più antico e grosso gruppo di tifo organizzato (sono nati nel 1994, quando il Chievo arrivò in Serie B per la prima volta), si sono schierati sin da subito dalla parte di Pellissier e della Clivense; i Followers invece sono stati più attendisti e sono tornati a tifare solo con il ritorno del ChievoVerona.
Qualcuno tuttavia, dopo il fallimento, si è allontanato in modo più o meno definitivo dalla squadra. Il Gate 7, un altro dei gruppi organizzati, si è sciolto la scorsa estate; quelli degli Amici del ChievoVerona, uno dei coordinamenti storici, quasi non fanno più attività. Nati nel 1994, poco dopo il gruppo North Side, gli Amici hanno sempre avuto come punto di ritrovo il bar La Pantalona, a Chievo. Il titolare racconta che «la cancellazione del primo Chievo ha un po’ spiazzato l’anima della tifoseria». Per loro il Chievo, dice il barista, è sempre stata una cosa popolare, di tutti, soprattutto quando giocava tra i dilettanti ed era facile che ci fossero rapporti diretti tra la gente del quartiere e la squadra. Con il fallimento, però, alcuni si sono disamorati del calcio, non tanto per il ritorno in categorie inferiori, quanto per la temporanea cancellazione del marchio e tutte le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il club.
È difficile dire cosa sarebbe successo se Campedelli fosse riuscito a ricomprarsi il marchio, perché a quel punto per i tifosi sarebbe sorto un nuovo dilemma: seguire «la continuazione spirituale» del Chievo (come il tifoso del Tito’s Bar definisce la squadra di Pellissier e Zanin) oppure la nuova squadra con il nuovo marchio ChievoVerona, che probabilmente avrebbe recuperato la continuità storica con il vecchio Chievo.
Secondo Zanin, attuale vicepresidente del club, «nessuno può dire se la gente ci avrebbe abbandonato; so solo che sin da subito abbiamo ricevuto grande sostegno. In ogni caso noi saremmo andati avanti». Nel primo anno della Clivense, in Terza Categoria, c’erano anche 300-400 persone allo stadio (tante, per una squadra di quel livello); la Clivense vinse quel campionato, con Pellissier che tornò eccezionalmente in campo dopo il ritiro e segnò una doppietta nella partita decisiva per la promozione; poi acquistò il titolo di una squadra di Eccellenza, saltando così due categorie e tre promozioni. Nel 2023 vinse il campionato di Eccellenza e fu promossa in Serie D.
Enzo Zanin (a sinistra) durante Chievo-Crema del 2 marzo 2025 (Gianluca Cedolin/Il Post)
Zanin è un altro che ha vissuto tutte le fasi storiche del Chievo: ci giocò come portiere in Serie C e in Serie B negli anni Novanta, poi lavorò come dirigente in tutto il periodo della Serie A, e infine assieme a Pellissier decise di fondare la Clivense. La squadra fu creata di fatto da zero; oggi non ha ancora un suo campo dove giocare in modo stabile, mentre la scorsa estate l’ex centro sportivo del Chievoè stato acquistato all’asta dall’Hellas per 3 milioni di euro. In quattro anni, comunque, è già riuscita a ottenere due promozioni, a organizzare un settore giovanile e una squadra femminile che stanno ottenendo ottimi risultati, e a far partecipare alla sua proprietà circa un migliaio di soci.
L’obiettivo sarebbe tornare in Serie B entro tre anni, cominciando a lottare per la promozione in Serie C dalla prossima stagione: «Per scalare le categorie ci servono 6 milioni di euro», dice Zanin, spiegando che sarà cruciale l’ingresso di nuovi soci e capitali per continuare a crescere. Non ha aiutato sicuramente dover sacrificare una grossa porzione del budget di questa stagione per comprare il marchio, ma secondo Zanin è valsa la pena riacquisire il nome e i simboli del Chievo, perché «quella è la nostra identità».
Sempre con quest’idea è stato deciso, sin dalla rinascita della Clivense, di ripristinare come colori sociali ufficiali il bianco e l’azzurro, anche se ancora oggi molti tifosi utilizzano il giallo e il blu nei loro stendardi e bandiere. Le maglie del Chievo in origine erano bianche e azzurre; poi, secondo una versione forse un po’ romanzata della storia, negli anni dopo la Seconda guerra mondiale la squadra, in grosse difficoltà economiche, chiese all’Hellas Verona di poter utilizzare le sue vecchie maglie gialle e blu. Il Chievo diventò quindi gialloblù, anche se mantenne il bianco e l’azzurro come alternativa per la seconda divisa; nei derby contro l’Hellas quindi si affrontavano due squadre con gli stessi colori sociali. In futuro, dovesse esserci un altro derby, non sarà più così, perché il nuovo, vecchio ChievoVerona ha scelto di tornare al biancazzurro.
Butti: “Recepite istanze dei gestori inascoltate per anni”
È stato firmato il decreto che assegna 40 milioni di euro ai gestori dell’identità digitale (identity provider) dello Spid.
Lo rende noto il Dipartimento per la trasformazione digitale spiegando che l’intervento si inserisce “in un quadro più ampio di evoluzione dell’identità digitale in Italia, che ha visto Cie superare i 50 milioni di emissioni complessive e il grande successo della prima versione di IT Wallet su AppIO, dove quasi 4,5 milioni di italiani hanno già caricato oltre 7,4 milioni di documenti“. Si tratta di “strumenti sempre più centrali nell’accesso ai servizi digitali pubblici, che hanno permesso all’Italia di centrare l’obiettivo Pnrr sull’identità digitale con due anni d’anticipo“.
“Abbiamo ascoltato e recepito le istanze dei gestori Spid, rimaste inascoltate per anni dai governi precedenti. Con questo decreto, riconosciamo il valore dello sforzo fatto dai privati per sviluppare e gestire un’infrastruttura essenziale per milioni di cittadini. – afferma il Sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti – Il nostro obiettivo è rafforzare il sistema di identità digitale in un’ottica di efficienza e interoperabilità, garantendo continuità e sostenibilità agli operatori del settore”. “Con questa misura, – aggiunge – il Governo conferma il suo impegno per un’identità digitale evoluta, rafforzando gli strumenti a disposizione degli italiani e sostenendo le realtà che rendono possibile questa trasformazione”.
06 Dicembre 2024
Spid, i soldi per sostenerlo non sono ancora arrivati. Dopo un anno
Il governo aveva promesso 40 milioni di euro ai gestori del servizio di identità digitale per compensare i costi. Ma non li ha mai versati
Chi l’ha visto? Anzi, chi li ha visti? Parliamo dei 40 milioni di euro che il governo Meloni ha promesso ai gestori di Spid, il sistema pubblico di identità digitale. Nell’aprile 2023. Soldi messi sul tavolo dall’esecutivo per siglare una tregua con le aziende che hanno in gestione Spid e assicurare continuità al servizio. A distanza di un anno e mezzo, però, i fondi non sono ancora arrivati, come Wired è in grado di rivelare in anteprima. Proprio nei giorni in cui il governo ha reso disponibile per tutti i cittadini italiani la possibilità di caricare alcuni documenti pubblici sull’It-Wallet, il portafoglio dell’identità digitale, a cui si accede anche con Spid.
Soldi per Spid – Riavvolgiamo il nastro. A fine 2022scadono le convenzioni con i gestori di Spid. L’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) proroga d’ufficio gli accordi fino al 23 aprile 2023, nell’attesa che il governo trovi una quadra con le aziende, che reclamano aiuti finanziari per sostenere le spese di servizio, tra manutenzione delle infrastrutture e gestione del rapporto con cittadini e con gli uffici pubblici. Agli inizi di aprile Palazzo Chigi risponde. Il sottosegretario alla Trasformazione digitale, Alessio Butti, garantisce un sostegno e il prosieguo del servizio. Un emendamento al decreto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, tra i cui obiettivi c’è l’aumento delle identità digitali a livello nazionale) assicura 40 milioni di sussidi ai gestori e un rinnovo delle convenzioni per due anni.
Il 9 ottobre 2023 firmano i rinnovi Aruba, Etna Hitech, Infocamere, Infocert, Intesi, Lepida, Namirial, Poste (che da sola gestisce circa l’84% delle identità Spid), Register, Sielte, Teamsystem e TI Trust Technologies.Non prosegue solo Intesa, parte del gruppo Kyndryl. Le convenzioni richiamano l’erogazione dei 40 milioni e la legano al raggiungimento di alcuni obiettivi del Pnrr, che sul fronte dell’identità digitale deve raggiungere 42,3 milioni di cittadini dotati di questi sistemi entro il 31 dicembre 2025 e 16.500 enti pubblici entro il 31 marzo 2026. A stabilire i criteri è un decreto scritto a sei mani: dipartimento per la Trasformazione digitale della presidenza del Consiglio, ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) e il dicastero per gli Affari europei, che tiene i cordoni della borsa del Pnrr.
Il decreto mancato – A quanto spiegano a Wired fonti di Palazzo Chigi, una bozza di decreto esiste. Ma un documento ufficiale non è mai stato firmato. E così, a più di un anno dalla firma della convenzione, le aziende che gestiscono Spid ancora aspettano i soldi che erano stati promessi per proseguire. A domanda di Wired, il Mef non ha risposto, mentre gli occhi sono puntati sul neo-ministro Tommaso Foti, in quota Fratelli d’Italia, subentrato al compagno di partito Raffaele Fitto, nel frattempo volato a Bruxelles a fare il commissario europeo. Toccherà a Foti prendere in mano la pratica ed evaderla al più presto, per non perdere la faccia con i gestori di Spid.
Anche perché, tempo pochi mesi, e c’è da riprendere la trattativa con le aziende. Le convenzioni prevedono che tre mesi prima della scadenza (a ottobre 2025) si possa siglare un ulteriore biennio di rinnovo. Un passaggio che il governo dovrà monitorare. Effettuando l’accesso con Spid all’It-Wallet, l’app dove caricare i documenti pubblici di cui l’esecutivo ha fatto un cavallo di battaglia, si può impostare di non richiedere le credenziali per i successivi 365 giorni. Si potrebbe così creare la situazione paradossale per cui, se un gestore non rinnova la convenzione Spid, un cittadino si ritrova connesso al portafoglio dove ha caricato i documenti pubblici con credenziali che non sono più erogate dall’azienda che le ha emesse.
Anche perché il destino del sistema pubblico di identità digitale è tutt’altro che segnato. Siccome oltre al portafoglio pubblico, la Commissione europeastimola anche i privati a creare wallet su cui caricare documenti personali di vario tipo, dall’abbonamento ai mezzi pubblici alle tessere fedeltà, Spid potrebbe fungere da sistema di autenticazione.
05 aprile 2023
Spid, 40 milioni ai provider per una proroga biennale
Quaranta milioni di euro per una proroga biennale. Alla fine è questo il passo compiuto dal governo su Spid per evitare lo stop al servizio dei provider.
Quaranta milioni di euro per una proroga biennale. Alla fine è questo il passo compiuto dal governo su Spid, il sistema pubblico dell’identità digitale, dopo che gli identity provider avevano minacciato di abbandonare il servizio in scadenza il 23 aprile a fronte di costi ritenuti non più sostenibili. Le risorse sono state individuate a valere sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e inserite in un emendamento governativo al decreto legge Pnrr-ter all’esame della commissione Bilancio del Senato. L’emendamento fa riferimento a una nuova convenzione da stipulare con l’Agenzia per l’Italia digitale senza specificarne la durata. Ma, a quanto risulta al Sole-24 Ore, si tratterà di un accordo biennale. La soluzione che è stata individuata dal Dipartimento per la trasformazione digitale e dal sottosegretario alla presidenza al Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, pesca direttamente nel sub-investimento del Pnrr che riguarda la diffusione dello Spid e l’implementazione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Una soluzione ideata «nelle more della razionalizzazione del sistema di identità digitale».
Il riassetto allo studio – La proroga biennale fa capire che non ci sarà il temuto spegnimento dello Spid, che su alcuni siti e quotidiani era stato erroneamente dato per certo dopo le prime uscite pubbliche su questo tema del sottosegretario Butti. Lo schema allo studio è un altro. Il 31 marzo Butti, replicando a un’interpellanza di M5S alla Camera, ha parlato della necessità di «un serio processo di razionalizzazione del sistema di identità digitale, attraverso un unico strumento di accesso per tutti i servizi della pubblica amministrazione e per il servizio sanitario». Con tempi sicuramente non brevi e andando verso una convergenza di Spid e Cie nell’identità digitale europea allo studio della Commissione Ue,l’european digital identity wallet definito nella bozza di regolamento eIDAS del giugno 2021.
La Cie semplificata – Tutto questo mentre il governo sta cercando di semplificare la vita ai cittadini alle prese con la Cie che tentano di accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione. Il ministero dell’Interno ha comunicato l’introduzione di nuove funzioni della Cie per semplificare l’accesso in mobilità dribblando il problema del lettore del chip della carta. Sono stati attivati i livelli 1 (username e password) e 2 (generazione di un codice temporaneo di accesso o scansione di un QR code), già offerti da Spid. Non è più indispensabile il ricorso al livello 3, che richiede la presenza di un lettore di smart card (per il pc) o di uno smartphone dotato di tecnologia Nfc.
Fondi solo a obiettivi raggiunti – Tornando ai 40 milioni per i gestori Spid, l’emendamento prevede che siano erogati al raggiungimento di precisi obiettivi da prefissare nella convenzione e verificati i costi effettivamente sostenuti. Sarà un decreto della presidenza del consiglio, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Pnrr-3, a ripartire il contributo in proporzione al numero di identità digitali gestite da ciascun gestore, degli accessi ai servizi erogati dalle Pa e delle verifiche dei dati nell’Anagrafe unica che ogni provider dovrà effettuare. Si terrà conto anche dell’incremento delle identità gestite e delle transazione registrate.
Butti: ascoltati i provider – Il sottosegretario Butti fa cenno al lavoro fatto con i privati (Assocertificatori in prima linea) per arrivare a questo compromesso. «Si tratta – afferma – di un’iniziativa che ho voluto fortemente, non solo per assicurare la continuità operativa del servizio, ma anche e soprattutto per garantire gli adeguamenti tecnologici necessari affinché tutti i cittadini possano beneficiare di un’identità digitale sempre più sicura, affidabile ed efficiente». «Siamo il primo governo ad aver prestato ascolto alle necessità degli operatori privati – aggiunge – dopo anni di richieste rimaste inascoltate dai precedenti esecutivi. Continueremo a lavorare per garantire l’interoperabilità delle informazioni tra Pa e per semplificare l’identità digitale nel nostro Paese alla luce degli importanti obiettivi previsti dal Pnrr sulla transizione digitale».
Fonseca sarà invece regolarmente in panchina nella partita di Europa League del Lione contro il FCSB
La squalifica era attesa ed è puntualmente arrivata. Paulo Fonseca, ex allenatore della Roma e del Milan, attualmente tecnico del Lione è stato squalificato per 9 mesi. Il portoghese sarà fermo fino al 30 novembre. Fonseca paga lo scontro che ha avuto con l’arbitro Millot durante la partita con il Brest.
Il Lione dunque perderà per molto tempo il suo allenatore. Fonseca non è detto che resti sulla panchina dei francesi dopo questa pesante squalifica
L’episodio che ha fermato il tecnico nato in Mozambico è datato domenica 2 marzo, quando il Lione ha giocato con il Brest. Durante la partita il portoghese ha perso completamente la testa. Dopo essere stato ammonito per proteste è stato in seguito espulso per aver affrontato faccia a faccia l’arbitro Benoit Millot.
Fonseca sarà invece regolarmente in panchina nella partita di Europa League del Lione contro il FCSB non trattandosi di Ligue One. Nel massimo campionato francese, invece, il tecnico potrà tornare a sedersi in panchina solamente il 30 novembre.
Martedì 04 marzo 2025
Fonseca, testa a testa con l’arbitro che lo espelle. Probabile maxi-squalifica
Le scuse presentate al termine della partita della 24ª giornata di Ligue 1 vinta 2-1 dal suo Lione in casa contro il Brest potrebbero non bastare a Paulo Fonseca per evitare una maxi-squalifica
Paulo Fonseca dovrà presentarsi mercoledì davanti alla Disciplinare della Ligue 1 per rispondere della lite con l’arbitro Benoit Millot ieri in Lione-Brest. L’ex tecnico di Roma e Milan, dopo che il direttore di gara è stato richiamato al Var per un possibile rigore a favore dei rivali, ha perso il suo tradizionale aplomb rivolgendosi a Millot in modo quasi intimidatorio, arrivando al contatto testa contro testa con lo stesso arbitro. Espulso, nel post gara si è scusato per il suo comportamento ma rischia ora fino a 7 mesi di squalifica. Il Lione ha fatto sapere intanto – riporta “L’Equipe” – che ad ogni modo saranno presi dei provvedimenti interni nei confronti del tecnico portoghese.
Paulo Fonseca convoqué mercredi par la commission de discipline de la LFP, après son altercation avec Benoît Millot
Un episodio da censura ha scosso l’ottavo di finale di FA Cup tra Millwall e Crystal Palace. Dopo appena otto minuti di gioco, una violentissima entrata del portiere dei padroni di casa, Liam Roberts, ha messo fuori combattimento Jean-Philippe Mateta. L’attaccante francese è stato colpito in pieno volto dal piede dell’estremo difensore, crollando a terra privo di sensi e costringendo i sanitari a intervenire con la massima urgenza. Maschera d’ossigeno, barella e trasporto immediato in ospedale: la scena ha lasciato attoniti tifosi e giocatori.
L’inerzia del direttore di gara e l’intervento del VAR – A rendere ancora più incredibile l’episodio, la decisione iniziale dell’arbitro Michael Oliver, che si trovava a pochi metri dall’azione e, incredibilmente, non ha estratto alcun cartellino. Solo dopo il richiamo del VAR, il fischietto inglese ha rivisto l’azione e mostrato il cartellino rosso a Roberts, colpevole di un intervento che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.
Le immagini della brutale collisione hanno fatto il giro del mondo, con molti addetti ai lavori che si sono detti scioccati dalla dinamica dell’azione. Tra loro, Steve Parish, presidente del Crystal Palace, che a fine primo tempo ha espresso tutta la sua preoccupazione e indignazione: “C’è tanta passione nel calcio, ma un’entrata del genere è inaccettabile. Ho visto tante partite nella mia vita, ma mai qualcosa di simile”.
Le condizioni di Mateta: attesa e preoccupazione – Dopo l’impatto, il 27enne francese è rimasto a terra per diversi minuti, prima di essere portato fuori dal campo tra l’apprensione generale. Secondo le prime informazioni, Mateta ha riportato un grave taglio dietro l’orecchio e una ferita alla testa, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo. Le parole del tecnico Oliver Glasner hanno in parte rassicurato i tifosi: “Lo abbiamo portato in ospedale per accertamenti, ma sembra che il peggio sia stato evitato. Salterà la prossima partita, ma speriamo di recuperarlo per i quarti di finale”.
La reazione del protagonista: “Tornerò più forte che mai” – Poche ore dopo la fine dell’incontro, è stato lo stesso Mateta a rompere il silenzio con un messaggio social che ha rassicurato i tifosi: “Grazie a tutti per il supporto. Sto bene e tornerò più forte di prima”. Parole che hanno sollevato parte della tensione, anche se la polemica sull’intervento di Roberts e sulla mancata espulsione immediata continua a infiammare l’opinione pubblica.
Resta da capire se la FA prenderà provvedimenti nei confronti dell’estremo difensore del Millwall. Quel che è certo è che l’episodio ha lasciato un segno indelebile su questa edizione della Coppa d’Inghilterra. E a distanza di ore, una domanda continua a rimbombare tra gli appassionati di calcio:come è possibile che un intervento simile sia passato inosservato in diretta all’arbitro Oliver?
fallo horror in inghilterra le immagini sono da brividi
Alcuni membri dell’opposizione hanno acceso dei fumogeni ed è scoppiata una rissa: almeno due persone sono state ferite
Fermoimmagine della protesta da una diretta del parlamento della rete televisiva pubblica RTS, il 4 marzo 2025 (RTS Serbia via AP)
Martedì in Serbiac’è statauna grande protesta antigovernativa in parlamento durante la sessione in cui era prevista la formalizzazione delle dimissioni del primo ministro Miloš Vučević,annunciatea fine gennaio dopo tre mesi di estese protestein tutto il paese. Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno acceso torce (come quelle usate allo stadio) e granate fumogene, è scoppiata una rissa ed è stata tirata dell’acqua contro la presidente del parlamento Ana Brnabić. Gli agenti della sicurezza hanno ristabilito l’ordine, ma almeno due parlamentari sono state ferite: Brnabićha detto che una di loro, Jasmina Obradović, ha avuto un infarto ed è ricoverata in condizioni critiche.
La protesta è scoppiata dopo che la maggioranza aveva approvato l’agenda della giornata, secondo cui la formalizzazione delle dimissioni di Vučević sarebbe avvenuta come ultima cosa. L’opposizione aveva criticato questa scelta, ma la maggioranza aveva proceduto comunque: a quel punto è iniziata la protesta dentro all’aula. La sessione è poi ricominciata, ma intanto una folla di manifestanti si era riunita davanti al parlamento.
Una parlamentare portata via dai soccorritori dopo la protesta in parlamento, il 4 marzo 2025 (AP Photo/Darko Vojinovic)
Le proteste che si stanno svolgendo da quattro mesi in Serbia sono considerate le più grandi contestazioni al governo nazionale degli ultimi trent’anni: sono iniziate a novembre del 2024 dopo il crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, una città a circa 60 chilometri dalla capitale Belgrado, che ha causato la morte di 15 persone. L’incidente è stato ritenuto emblematico della diffusa corruzione nel sistema di potere del presidente nazionalista Aleksandar Vučić, del Partito Progressista Serbo (SNS), che governa il paese dal 2012.
Le manifestazioni sono cominciate come proteste studentesche anticorruzione, ma si sono via via allargate ad altre fasce della popolazione, diventando più in generale antigovernative. Ancora oggi avvengono quasi ogni giorno in diverse città serbe, e decine di facoltà universitarie sono occupate dagli studenti che manifestano.
Le principali richieste dei manifestantisono quattro: la pubblicazione dei documenti relativi alla ristrutturazione della stazione di Novi Sad, che al momento sono stati secretati (l’amministrazione di Vučićè spesso accusata di scarsa trasparenzae di una corruzione endemica); l’identificazione e incriminazione delle persone accusate di aver attaccato professori e studenti durante le proteste; l’annullamento delle accuse nei confronti degli studenti arrestati nelle proteste; e l’aumento dei fondi per l’istruzione.
Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 8 marzo. Nei ricordi degli italiani, in particolare, le telecronache delle partite dei Mondiali di Italia ‘90
Bruno Pizzul – (Fotogramma/Ipa)
Bruno Pizzul (Udine, 8 marzo 1938 – Gorizia, 5 marzo 2025) è stato un giornalista, telecronista sportivo e calciatore italiano, di ruolo difensore. Fu la prima voce per la Rai degli incontri della nazionale italiana di calcio dal 1986 al 2002.
E’ morto Bruno Pizzul. Il giornalista sportivo aveva 86 anni, ne avrebbe compiuti 87 il prossimo 8 marzo. Per 16 anni è stato il telecronista delle partite della Nazionale. Nei ricordi degli italiani, in particolare, rimangono le telecronache delle partite dei Mondiali di Italia ‘90 che la Nazionale del ct Azeglio Vicini chiuse al terzo posto.
Nato a Udine l’8 marzo del 1938, Pizzul fu assunto in Rai nel 1969 e l’anno seguente commentò la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia). Dalla Coppa del Mondo del 1986 è diventato la voce delle partite della Nazionale ed è stato il telecronista delle gare degli Azzurri in occasione di cinque Campionati del Mondo e quattro Campionati Europei, congedandosi nell’agosto 2002 (Italia-Slovenia 0-1).
L’amore di Pizzul per il calcio, partiva da quello praticato in età giovanile, prima nella squadra parrocchiale di Cormons, la Cormonese, poi nella Pro Gorizia, durante gli anni degli studi. Divenne anche calciatore professionista, un apprezzato mediano, e fu ingaggiato dal Catania nel 1958. Poi giocò anche nell’Ischia, Udinese e Sassari Torres, prima che la sua carriera sportiva venisse interrotta prematuramente per un infortunio al ginocchio.
Prima dell’approdo in Rai, nel 1969 con un concorso per radio-telecronisti aperto a tutti i giovani laureati del Friuli Venezia Giulia, si era laureato in Giurisprudenzae aveva insegnato materie letterarie alle scuole medie.
Un anno dopo la sua assunzione in Rai, l’8 aprile 1970 commentò la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia disputatasi sul campo neutro di Como). Successivamente raccontò di aver iniziato dal 16º minuto essendo arrivato in ritardo ma riuscì a rimediare essendo la partita trasmessa in differita. Nel 1972 raccontò la sua prima finale di una competizione internazionale, quella del campionato europeo del 1972 a Bruxelles, con la vittoria della Germania Ovest sull’Urss per 3-0.
È datato 16 maggio 1973, invece, il suo primo annuncio della vittoria di una squadra italiana in una finale di coppa europea, quella del Milan in Coppa delle Coppe contro il Leeds Utd, a Salonicco.
Il 29 maggio 1985 era il commentatore tv della finale della Coppa dei Campioni nella tragica serata della strage dell’Heysel. Di quella telecronaca, negli anni successivi raccontò: “È stata la telecronaca che non avrei mai voluto fare. Non tanto per un discorso di difficoltà di comunicazione giornalistica, ma perché ho dovuto raccontare delle cose che non sono accettabili proprio a livello umano”.
Per la Rai è stato anche conduttore della ‘Domenica Sportiva’ nella versione estiva del 1975 e nella stagione 1993-94, affiancato da Simona Ventura e Amedeo Goria, fu anche conduttore di ‘Domenica Sprint’ dal 1976 al 1987 e curatore della moviola all’interno di ‘90º minuto‘, allora condotto da Fabrizio Maffei, dal 1990 al 1992.
Dal campionato del mondo 1986 divenne la voce delle partite della nazionale italiana. Un ruolo mantenuto fino al 21 agosto 2002 (Italia-Slovenia 0-1). Per la Rai ha raccontato in tv la Nazionale per cinque campionati mondiali, quattro campionati europei, e per tutte le partite di qualificazione ai Mondiali e agli Europei a eccezione della finale terzo-quarto posto di Italia ’90 (commentata da Giorgio Martino dato l’impegno di Pizzul per il commento della finale del giorno seguente allo Stadio Olimpico di Roma) e di quelle trasmesse in esclusiva da Tmc e Mediaset, oltre che di alcune partite amichevoli. L’ultima partita dell’Italia da lui commentata, che segnò anche il suo commiato dalla Rai, fu nel 2002 l’amichevole giocata a Trieste e persa per 1-0 contro la Slovenia.
Negli anni successivi è intervenuto come commentatore e opinionista in diversi programmi della Rai ma non solo, da RaiNews a La7. Il suo ultimo incarico televisivo è legato a Dazn, dove dal 2002 ha partecipato talk show del lunedì sera ‘Supertele‘ condotto da Pierluigi Pardo, commentando tutti i gol della giornata di campionato appena trascorsa, all’interno della rubrica “Tutto molto bello“.
Inasprite le sanzioni a poche settimane dall’inizio del Mondiale. Verstappen: “Imprecherò in olandese”
Niente parolacce in Formula 1. È questo il nuovo proposito della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), a poche settimane dall’inizio del Mondiale 2025, al via il prossimo 16 marzo in Australia. Tifosi e appassionati sono abituati a vedere i piloti imprecare e lasciarsi andare a un linguaggio volgare, a volte dopo un risultato negativo altre per esternare la propria gioia, eppure la Federazione non apprezza più questo tipo di comportamento e da mesi ha annunciato una stretta nelle sanzioni contro i piloti che non rispetteranno il divieto di parolacce.
Già la scorsa stagione Charles Leclerc e Max Verstappen, campione del mondo in carica tra i più ‘attivi‘ anche su questo fronte, erano stati multati dalla Federazione per aver utilizzato un linguaggio volgare durante una conferenza stampa. Le lamentele dei due piloti, che hanno fatto notare come in quel caso non ci fosse una vera e proprioa offesa a qualcuno, sono rimaste però inascoltate e anzi, hanno dato il via a un’ulteriore stretta. La Federazione ha infatti inasprito il proprio regolamento in tema di parolacce, tanto in Formula 1 quanto in Formula E e nel campionato di rally.
I piloti che si renderanno protagonisti di espressioni volgari, offensive o peggio blasfeme, potranno andare incontro a una multa salata, che può arrivare fino a 120mila euro, un mese di sospensione dalle gare e addirittura una penalizzazione di punti dalla classifica del Mondiale. La prima ‘vittima’ è stato, il mese scorso, il pilota di rally Adrien Fourmaux, multato per 10mila euro per aver pronunciato la frase, rivolta al suo team, “we fucked up“, ovvero “abbiamo fatto una caz***a”. Dopo la decisione della Federazione tutti i piloti si sono uniti in un comunicato che denunciava una situazione giudicata “inaccettabile” e che, secondo loro, richiedeva una “soluzione urgente“.
A fare eco ai colleghi sono arrivate anche le parole di Max Verstappen: “Durante le gare e subito dopo c’è emotività e passione. Io capisco che imprecare e dire parolacce non va bene, ma se mi si fa l’esempio dei bambini, io penso: tu cosa facevi quando eri più piccolo a scuola, davanti ai videogiochi o giocando a calcio per strada?“, ha detto il pilota della Red Bull,“è una cosa che fanno tutti. Bisogna sicuramente fare attenzione in certi contesti, lo capisco, ma non credo siano necessarie regole così stringenti. Servirebbe un po’ di buon senso“. La soluzione, in ogni caso, Verstappen l’ha trovata: “Penso che imprecherò in olandese, così nessuno mi capirà“.
Il Feyenoord ha chiesto e ottenuto alla federazione del calcio olandese il rinvio della gara di campionato contro il Groningen.
Il Feyenoord ottiene il rinvio della partita di campionato
Il Feyenoord ha chiesto e ottenuto alla federazione del calcio olandese il rinvio della gara di campionato contro il Groningen, che si sarebbe dovuta giocare fra andata e ritorno degli ottavi di finale di Champions contro l’Inter. Non è la prima volta che succede in Eredivisie, il primo campionato olandese.
Differenze di decisioni tra l’Olanda e L’Italia – Il ragionamento della Koninklijke Nederlandse Voetbal Bond, la Federcalcio dei Paesi Bassi, è semplice: quando possibile, si aiutano le squadre nazionali a farsi strada nelle coppe. Negli uffici della Serie A, dopo avere studiato il caso olandese, sono giunti alla conclusione che da noi una soluzione simile sarebbe impossibile, per diverse ragioni. La prima: il principio di tutela dell’integrità del campionato. La seconda é costituita dal fatto che in Olanda il campionato é formato da 18 squadre mentre in Italia sono 20 quindi più partite e meno tempo per recuperarla.
Il Feyenoord dunque avrà tempo per riposare e preparare al meglio la gara di ritorno a San Siro. Tra la sfida d’andata del 5 marzo e il match di ritorno dell’11 marzo a San Siro, la formazione olandese non scenderà infatti mai in campo. Un vantaggio non da poco per la formazione olandese.
Almeno trenta persone sono rimaste ferite, due in condizioni critiche
Studenti minorenni di una scuola di Messina sono rimasti coinvolti in un incidente stradale tra bus a Barcellona. L’incidente è avvenuto poco dopo mezzogiorno sulla centrale Diagonal.
Stando ad alcune testimonianze riprese dai media locali si è trattato di un tamponamento tra i due mezzi in seguito al quale uno degli autobus è poi andato a finire contro un albero al lato della carreggiata.
Secondo i media i feriti sarebbero in totale 34, dei quali quattro in condizioni critiche. Anche uno studente italiano sarebbe rimasto lievemente ferito
Il consolato a Barcellona sta seguendo la situazione e il console sta fornendo assistenza.
Arrestato il conducente. Ancora non è chiaro se si sia trattato di un incidente o di un attacco.
Un’auto si è lanciato a grande velocità sulla folla in centro a Mannheim, lungo la via dello shopping Planken, nel sudovest della Germania, causando almeno 2 morti e 25 feriti, di 15 in modo grave. Lo riporta la Bild citando fonti della sicurezza locale, che su ‘X‘ ha spiegato che è in corso una ”operazione su larga scala” in città.
Il conducente dell’auto è stato arrestato, ma ancora non è chiaro se si sia trattato di un incidente o di un attacco.
Il reparto di terapia intensiva dell’ospedale universitario di Mannheim ha dichiarato l’allerta calamità.
La ministra degli Interni Nancy Faeser ha annullato la visita che aveva in programma per oggi a Colonia, per le celebrazioni del carnevale, e si recherà a Mannheim, dove questa mattina un’auto si è lanciata sulla folla vicino alla via dello shopping provocando due morti e 25 feriti secondo alcuni media. Lo ha annunciato il suo portavoce.
“Salvare vite umane, prendersi cura dei feriti e avviare le prime indagini da parte delle autorità di Mannheim sono ora le massime priorità“, ha dichiarato Faeser.
Protagonista assoluta del cinema degli anni ’70-’80 aveva raccontato la sua malattia per dire a tutti: “Vivete liberi da ansie e frustrazioni, ogni giorno è un regalo”
Eleonora Giorgi (Roma, 21 ottobre 1953 – Roma, 3 marzo 2025) è stata un’attrice e regista italiana.
Se n’è andata Eleonora Giorgi, portata via a 71 anni dal tumore al pancreas, giunto all’ultimo stadio con metastasi al cervello. Ne aveva raccontato ogni dettaglio, sin dall’insorgere della malattia, per incoraggiare a “vivere senza sprecare il nostro tempo dietro gelosie, ansie inutili e frustrazioni”.
Era ricoverata in una clinica romana, la Paideia, per la terapia del dolore dopo l’aggravarsi delle sue condizione che – aveva detto – ormai le avevano reso impossibile “anche solo fare una decina di passi”.
“Stamattina Eleonora Giorgi si è spenta serenamente nell’amore e nell’abbraccio dei suoi figli e dei suoi affetti”. Lo fa sapere la famiglia.
Fino all’ultimo aveva lanciato il suo grido d’amore alla vita: “Non c’è futuro per me, ma voglio che tutto succeda il più tardi possibile. Ogni giorno è un regalo”.
Se ne va accompagnata dall’amore della sua famiglia, i figliAndrea e Paolo, l’ex marito Massimo Ciavarro. A sostenerla, è stato soprattutto l’immenso amore per il nipotino Gabriele, figlio di Paolo Ciavarro e Clizia Incorvaia, la nuora che lei chiamava “nuvola rosa”.
Andrea Rizzoli, figlio di Eleonora Giorgi e Angelo, editore e produttore cinematografico, le aveva dedicato un libro, intitolato “Non ci sono buone notizie”, raccontando l’ultimo anno segnato dalla malattia della madre. Quello che lei aveva definito “l’anno più bello” nonostante tutto “perché trascorso con la famiglia”. “Non siamo mai stati così uniti. Presi dalle nostre individualità procedevamo come delle rette vicine ma parallele. Adesso invece siamo un intricato nodo di emozioni e speranze”, scrive Andrea.
Eleonora Giorgi aveva sangue straniero nelle vene (inglese per parte di padre, ungherese grazie alla madre): un mix tra rigore e passione riflesso nella sua vita privata e professionale. Recentemente aveva tirato in ballo le sue origini proprio parlando della malattia: “La mia origine austroungarica mi fa essere soldato di me stessa”. Aveva scelto di condividere i giorni più bui con il pubblico.
Cinque anni fa si raccontava a cuore aperto su Raiuno: “Sono cresciuta con il pubblico“. Quel pubblico che non l’ha mai dimenticata e che ha continuato a seguirla anche nella sua seconda vita lontana dai riflettori.
Protagonista assoluta del cinema anni Settanta e Ottanta, Eleonora Giorgi ha debuttato con Tonino Cervi in “Storia di una monaca di clausura” nel 1973 a fianco di Catherine Spaak. Bionda, occhi cerulei, movenze da Lolita e disinvolta esibizione della sua bellezza, diventa ben presto un modello di successo con ben quattro film sempre legati a un erotismo soft ed elegante.
Nel 1974 un dolore profondo (la morte del suo fidanzato a bordo di una moto che le aveva preso in prestito) segna di colpo la sua vita. Finisce nel tunnel dell’eroina, poi arriva la depressione a poco più di vent’anni. E’ Alberto Lattuada che la chiama nel ’75 per “Cuore di cane” dal romanzo di Bulgakov con Max von Sydow e Cochi Ponzoni come partner a darle un nuovo inizio. Lavora con Giuliano Montaldo, Damiano Damiani, Dario Argento, Franco Brusati , Liliana Cavani.
Nel frattempo però, dimostrando una duttilità e una verve che la rende unica nel cinema italiano di quella stagione, Giorgi mostra il suo lato comico, una leggerezza finemente ingenua che la rende partner ideale per Celentano (“Mani di velluto“) e Renato Pozzetto (“Mia moglie è una strega“). A coronare questa svolta è l’incontro con Carlo Verdone che in “Borotalco” (1982) – per il quale è premiata con il David di Donatello – ne fa la sua musa: la ritroverà anni dopo in “Compagni di scuola“.
Eleonora Giorgi e Massimo Ciavarro in sapore di Mare 2 (Getty)
Sposata nel 1979 con Angelo Rizzoli (da lui ha avuto il primo figlio Andrea), Eleonora si innamora di Massimo Ciavarro sul set di “Sapore di mare 2″(1983) e dall’unione nasce il suo secondo figlio, Paolo.
Eleonora Giorgi con il figlio Paolo (Ansa)
Negli anni Novanta e Duemila, la sua attività di attrice si è concentrata maggiormente in televisione, dove ha preso parte a diversi sceneggiati di successo, come Morte di una strega, Lo zio d’America, I Cesaroni. Nel 2003 esordisce nella regia cinematografica con Uomini & donne, amori & bugie. Nel 2008 il debutto a teatro nella commedia Fiore di cactus di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, per la regia di Guglielmo Ferro. Negli anni successivi è in scena con le commedie Due ragazzi irresistibili e Suoceri sull’orlo di una crisi di nervi. Nel 2009 dirige il suo secondo film, L’ultima estate, da lei anche prodotto insieme a Massimo Ciavarro.
Dopo diversi anni dall’ultima esperienza sul grande schermo, nel 2016 torna a recitare in due film: “My Father Jack” di Tonino Zangardi e “Attesa e cambiamenti” di Sergio Colabona, ed è protagonista di una puntata della serie televisiva poliziesca Don Matteo. Ha inoltre proseguito la sua attività di conduttrice radiofonica con Effetto Notte su Rai Radio Due affiancata da Riccardo Pandolfi.Nel 2018 partecipa come concorrente al programma televisivo Ballando con le stelle.
Serata di polemiche, occasioni e gol. Zaccagni apre le marcature, poi Pavlovic viene espulso ma Conceiçao trova l’1-1 con un uomo in meno. Al 98′ fallo di Maignan su Isaksen: l’ex Barça è glaciale
Il gol di Zaccagni dopo respinta di Maignan
La speranza –o l’agonia, a seconda dei punti di vista – finisce qui, in attesa che la matematica faccia il suo corso nelle prossime settimane. Il Milan che cade al Meazza con la Lazio – terza sconfitta di fila in campionato – dà definitivamente l’addio alla rincorsa al quarto posto: la Juve domani sera potrebbe portarsi 11 punti sopra il Diavolo, che sarebbero poi 12 in virtù degli scontri diretti. Non solo, nel frattempo hanno vinto anche Fiorentina, Bologna e Roma, che ha scavalcato i rossoneri. Il Milan adesso è nono, con tutto il carico di imbarazzo, umiliazione e contestazione che può portarsi dietro un club come questo in una simile situazione di classifica a inizio marzo. San Siro fischia, contesta, e lo ha fatto dal primo all’ultimo minuto, con gli ultras della Sud che hanno preso posto sugli spalti al quarto d’ora di gioco. La Lazio è passata in vantaggio con Zaccagni, venendo poi raggiunta nella ripresa da Chukwueze, col Milan in dieci per il rosso a Pavlovic, ed è riuscita a mettere il sigillo sul match nel recupero con un rigore di Pedro. Tre punti d’oro in chiave Champions per i biancocelesti che scavalcano momentaneamente la Juve e si insediano al quarto posto. continua a leggere
Lutto per l’Associazione Italiana Arbitri: è morto Tullio Lanese. Presidente dell’Aia dal 2000 al 2006 aveva 78 anni. Il presidente Aia, Antonio Zappi, in accordo con il presidente federale, ha disposto per tutti gli arbitri – in occasione di tutte le gare del fine settimana ed eventuali posticipi – di indossare il lutto al braccio.
“La sua era stata una presidenza storica, essendo stata la prima dopo la riforma democratica che da quel momento in poi avrebbe previsto l’elezione del vertice dell’Aia e non più la nomina da parte degli organi federali“, ricorda l’Aia in una nota. Divenuto arbitro nel 1965, Tullio Lanese ha scalato le varie categorie nazionali fino ai massimi Campionati professionistici, dirigendo 170 gare di Serie A e 130 di Serie B. A livello internazionale le sue presenze sono state in totale 38 tra le quali le Universiadi in Jugoslavia del 1985, le Olimpiadi di Seul del 1988, i Mondiali giovanili in Arabia nel 1989, gli indimenticabili Mondiali di Italia ’90 (tre partite dirette), la finale di Coppa dei Campioni del 1991 ed i Campionati Europei di Svezia nel 1992.
“Ritengo che essere arbitro sia un modo di vivere, che diventa parte integrante di ogni persona che ha passato la propria esistenza sui campi da giuoco“, scriveva lo stesso Lanese, in un suo intervento sul numero speciale della rivista “l’Arbitro” dedicata ai 100 anni dell’Aia. Il presidente dell’Aia Antonio Zappi, i vicepresidenti Francesco Massini e Michele Affinito e tutto il Comitato Nazionale esprimono alla famiglia di Tullio Lanese profondo cordoglio a nome di tutti gli arbitri italiani.
Nel 2014 aveva firmato con la Juventus, ma non ha mai vestito la maglia bianconera
Nico Hidalgo, ex calciatore di 32 anni
È morto Nico Hidalgo, ex calciatore di 32 anni passato anche dallaJuventus. L’atleta era stato colpito da uncancroai polmoni, scoperto tre anni fa. Per la malattia nel 2021 aveva annunciato lo stop alla sua carriera. Si era fermato per curarsi a 29 anni, sperando in un rientro. Le metastasi dai polmoni si sono allargate anche alle ossa. Oggi la terribile notizia.
Chi era Nico Hidalgo – Nel 2014 aveva firmato con la Juventus, ma non ha mai vestito la maglia bianconera. Preso dalla squadra B del Granada, società della famiglia Pozzo poi finita sotto inchiesta per la gestione del club, è rimasto in prestito in Andalusia per due stagioni. Nato in Spagna nel 1992, ha giocato anche al Racing Santander e al Cadice.
Nico Hidalgo, por siempre en la memoria del granadinismo.
Tanti i messaggi che hanno ricordato Hidalgo tra cui quello Granada: «Nico Hidalgo ci ha lasciato il 1° marzo 2025 all’età di 32 anni. Alle sue spalle c’è un innegabile esempio di lotta e sacrificio, come ha già dimostrato nel Granada, realtà che ha difeso tra il 2012 e il 2016 debuttando con la prima squadra. Nato a Motril, ha potuto sentire il calore dei tifosi granadini al Granada City Trophy 2022. Quel pomeriggio c’è stato un momento emozionante quando, insieme a Pepe Macanas, è sceso sul terreno di gioco del Nuevo Los Camenes e ha ricevuto un’ovazione più che meritata dai suoi tifosi, che hanno voluto sostenerlo fin dal primo momento in una lunga e sfortunata lotta contro la malattia. Con l’addio di Nico non se ne va solo un calciatore eccellente, ma anche una brava persona. Ma l’affetto dei compagni di squadra, degli allenatori, dei lavoratori, dei dirigenti e dei tifosi sarà sempre presente. Riposa in pace, Nico Hidalgo Garcia»
Il bianconero, accusato di aver pronunciato la frase blasfema nella sfida coi nerazzurri dell’andata, non ci sarebbe l’audio e la Procura non aveva ricevuto denunce. Per Martinez, ora prende sempre più corpo l’ipotesi patteggiamento
La notizia dell’apertura di un fascicolo sullabestemmia di Lautaro, con annesso ritrovamento dell’audio, non ha lasciato indifferenti i tifosi nerazzurri, visto pure che di mezzo c’è una rivale storica come la Juventus. Ieri è rimbalzato sui social il caso Cambiaso, relativo non alla sfida dell’Allianz come Lautaro, ma a quella dell’andata. Anche allora il labiale del giocatore rivelava una frase blasfema, ma senza audio – come da regolamento – il Giudice Sportivo non era potuto intervenire squalificandolo per una giornata: mancava infatti la certezza assoluta di quanto detto (il dubbio, tanto per essere chiari, è tra dio e zio). La stessa cosa, giusto per fare capire che non è una questione tra i due club, era accaduta la scorsa stagione a Cristante in Roma-Juve. E la stessa trafila era stata inizialmente seguita per Lautaro: niente audio, niente squalifica.
I fatti – Che cosa è successo allora per far prendere al caso dell’interista una strada diversa? Da quanto ricostruito la Procura federale ha avviato l’indagine dopo una denuncia di terzi (si parla di un’associazione di tifosi juventini), a cui erano allegati dei video con l’audio della tanto discussa bestemmia. In casi come questo la Procura Figc ha l’obbligo di aprire un procedimento, per accertare se i video siano reali e non fake (con i programmi di intelligenza artificiale di oggi, non è un’ipotesi così remota) e dunque se sia stato commesso un illecito. La differenza sostanziale con la vicenda Cambiaso è proprio qui: nel caso dello juventino la Procura non ha ricevuto denunce e, come sempre accaduto, non aveva quindi aperto indagini. Tornando a Lautaro, prende sempre più corpo l’ipotesi patteggiamento. Nel caso in cui ci si accordi prima del deferimento, il Codice di giustizia sportiva prevede una sanzione dimezzata: dato che parliamo di una giornata di squalifica, patteggiare significherebbe essere puniti con una multa. Se invece Lautaro tenesse il punto (“Non ho mai bestemmiato“) comparirà davanti al Tribunale federale nazionale con il rischio – altissimo – di una giornata di stop.
Il comunicato della Uefa dopo il ritorno dei playoff di Champions League contro il Manchester City vinto 3-1 dai Blancos: cosa è successo
La UEFA ha reso noto che ilReal Madrid è stato sanzionato per gli episodi verificatisi durante la partita di ritorno dei playoff di Champions League al Santiago Bernabéu contro il Manchester City: chiusura parziale degli spalti, con sospensione della pena per un periodo di due anni, sempre che non si verifichi un evento analogo. Se ciò accadesse, la chiusura parziale del Bernabéu diventerebbe realtà. Inoltre, la Commissione d’appello della UEFA ha infiltto al Real Madrid una multa di 30.000 euro.
Real Madrid punito ai sensi dell’articolo 14.2 del Regolamento Disciplinare Uefa – Nella lettera della UEFA non viene specificato il motivo della sanzione nei confronti del Real Madrid. Si fa riferimento solo all‘articolo 14.2 del Regolamento Disciplinare UEFA, che recita: “Se uno o più sostenitori di un’associazione o di un club membro adottano il comportamento descritto al punto 1, l’associazione o il club membro responsabile viene sanzionato con almeno la chiusura parziale dello stadio”.
Il punto 1 dell’articolo 14 recita: “Chiunque rientri nel campo di applicazione dell’articolo 3 (che definisce chi è soggetto alle norme disciplinari) e insulti la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone per qualsiasi motivo, incluso il colore della pelle, la razza, la religione, l’origine etnica, il genere o l’orientamento sessuale , incorre in una sospensione della durata di almeno dieci partite o per un periodo di tempo specificato, o in qualsiasi altra sanzione appropriata”.
Real Madrid: “Chiusura parziale sospesa per un periodo di prova di due anni dalla presente delibera” – Durante la partita non si sono sentiti cori offensivi, almeno non in massa, a parte quelli dedicati a Pep Guardiolada parte del pubblico del Bernabéu. Tuttavia, la UEFA non specifica nel suo testo il motivo della sanzione, che stabilisce la chiusura parziale come segue: “Ordina la chiusura parziale dello stadio del Real Madrid CF (vale a dire, almeno 500 posti adiacenti) durante la prossima partita che il Real Madrid CF giocherà come club ospitante, a causa del comportamento discriminatorio dei suoi tifosi. La presente chiusura parziale dello stadio è sospesa per un periodo di prova di due anni, a partire dalla data della presente delibera“. Per quanto riguarda la sospensione della pena, la UEFA ha spiegato che “le misure disciplinari durante un periodo di prova non hanno effetto immediato, ma possono essere applicate se ‘un’altra infrazione di natura simile viene commessa durante il periodo di prova’ (articolo 26.3) del Regolamento Disciplinare UEFA)”.
Ricaricare la tua auto elettrica direttamente in un distributore di benzina? Presto sarà realtà. Un nuovo protocollo siglato tra Motus-EeUnem, con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), punta a rivoluzionare la mobilità elettrica in Italia.
Ma non è tutto: in arrivo anche una nuova legge sui carburanti, che prevede la chiusura degli impianti obsoleti e l’installazione di colonnine di ricarica nei distributori ancora attivi.
Ecco cosa cambierà per automobilisti e aziende.
Colonnine nei distributori: un passo verso la mobilità elettrica – L’accordo tra Motus-Ee Unem ha un obiettivo chiaro:integrare le colonnine di ricarica nelle stazioni di servizioper rendere la transizione elettrica più accessibile e veloce.
Cosa prevede il protocollo?
Installazione di colonnine di ricarica nelle stazioni di serviziogià esistenti.
Chiusura dei distributori obsoletiper ottimizzare la rete energetica.
Collaborazione con il governoper creare un quadro normativo che incentivi la mobilità elettrica.
Eventi informativi per gli automobilisti, così da favorire la conoscenza delle nuove tecnologie.
Obiettivo? Rendere la ricarica elettrica semplice, veloce e alla portata di tutti.
Il protocollo rientra nel nuovo disegno di legge sui carburanti, che arriverà a breve in Consiglio dei Ministri. Secondo Massimo Bitonci, sottosegretario del Mimit, l’iter parlamentare dovrebbe concludersi entro fine anno.
Perché questa svolta è importante?
Più punti di ricarica: meno ansia da autonomia per i guidatori di auto elettriche.
Riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di CO₂.
Un’Italia più competitiva nella mobilità del futuro.