Faruk Koca, durante il posticipo tra la sua squadra e il Rizespor, è entrato in campo e ha dato un pugno al direttore di gara, colpendolo una volta a terra. Il 37enne è stato ricoverato, ma non è in pericolo di vita
Follia criminale ad Ankara, dove si è giocato il posticipo del massimo campionato turco, la Super Lig, tra l’Ankaragucu e il Rizespor. Al fischio finale del match, terminato 1-1, il presidente della squadra di casa, Faruk Koca, è entrato in campo e ha colpito con un cazzotto in faccia l’arbitro dell’incontro, Halil Umut Meler, 37 anni, fischietto internazionale. Quando il direttore di gara è crollato a terra, Koca – insieme ad alcuni uomini a lui vicini – lo ha colpito con calci violentissimi, centrandolo anche al volto. Ricoverato in ospedale, non è pericolo di vita.
Campionato turco sospeso – Il ministro dell’Interno Ali Yerlikaya ha annunciato l’arresto di tre uomini, tra cui Koca, che è stato eletto due volte, nel 2002 e nel 2007, deputato dell’Akp, il partito islamista conservatore del presidente Erdogan. Il campionato turco è stato sospeso: “Le partite di tutti i campionati sono state rinviate a tempo indeterminato“, ha annunciato in conferenza stampa il presidente della Tff, la Federcalcio turca, Mehmet Buyukeksi.
Follia in Turchia: presidente prende a pugni l’arbitro. Arrestato e campionato sospeso!
Clamorosa decisione della federazione calcistica. Stop alle partite dopo la folle invasione di campo del numero uno dell’Ankaragucu Faruk Koca (poi arrestato) e di alcuni suoi collaboratori nei confronti del fischietto Meler subito dopo il fischio finale del match pareggiato contro il Rizespor
La Super Lig turca, il primo livello del calcio professionistico, è stata sospesa a tempo indeterminato a seguito dell’aggressione subita in campo da un arbitro. E’ successo ieri sera, al termine dell’incontro tra Ankaragucu e Rizespor, all’Eryaman Stadium di Ankara, la capitale della Turchia. La partita vede in vantaggio i padroni di casa grazie a un gol di Morutan. In pieno recupero, al 97’, arriva il pareggio di Gaich, ex Benevento e Verona.
L’AGGRESSIONE – La partita finisce e l’arbitro Halil Umut Melerviene aggredito in campo dal presidente dell’Ankaragucu, Faruk Koca, sceso dalla tribuna sul terreno di gioco in preda a una rabbia incontrollabile. Un pugno in faccia, un diretto violento, ha colpito appena sotto l’occhio sinistro l’arbitro che è stato colto di sorpresa e non ha fatto in tempo a difendersi. Il direttore di gara, spaventato, è caduto a terra rannicchiandosi per proteggersi da quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Perché una volta a terra la violenza non è finita. Sono intervenuti altri due uomini, con ogni probabilità legati sempre all’Ankaragucu, e lo hanno preso a calci anche sul volto. Salvato da giocatori e staff intervenuti per frenare la violenza inaudita, Meler è uscito dal campo sulle sue gambe e trasportato d’urgenza in ospedale per le visite. Visibile l’occhio tumefatto, gonfio, con il livido netto. Visibile e perfettamente percepibile anche la paura nello sguardo di Meler che a fatica sembra capire cosa stia accadendo.
LO STOP – Impossibile restare fermi di fronte a questa violenza. Le istituzioni turche dopo pochi minuti dall’aggressione e dalla visione del video che ha iniziato a circolare sui social oltre che in tv sono arrivate a nette prese di posizione. Il primo è stato l’annuncio da parte del Ministro degli Interni Ali Yerlikaya dell’arresto di tre uomini per l’aggressione, tra cui il presidente dell’Ankaragucu, Koca. Logica e quasi consequenziale la comunicazione seguente della Federcalcio turca del “rinvio a tempo indeterminato” di tutte le partite del massimo campionato turco. Anche l’Associazione degli arbitri turchi è intervenuta parlando di “serata nera” auspicando che “i responsabili del calcio e della giustizia turchi prenderanno tutte le misure penali necessarie“. “Ci scusiamo con i tifosi e con l’intera comunità sportiva per questo triste incidente” – si legge in un comunicato dell’Ankaragucu. Vista la gravità dell’episodio e dell’eco che senza dubbio ha avuto (e avrà) nel mondo, è intervenuto anche il presidente della Turchia, Recep Erdogan. “Condanno l’attacco – ha detto il numero uno dello Stato -. Non permetteremo mai che la violenza interferisca nello sport turco“. Secondo il canale pubblico turco “Trt Haber”, l’Akp, il partito islamista conservatore di Erdogan, avrebbe avviato una procedura di espulsione contro il presidente del club Koca, eletto deputato due volte del medesimo partito (nel 2002 e nel 2007).
IL PRECEDENTE – Dura la vita dell’arbitro in Turchia. Nel marzo del 2022 infatti in 13 sono stati sospesi fino alla fine della stagione. Tra loro anche l’internazionale Cuneyt Çakir. Il presidente dell’Associazione Arbitri turca, Ferhat Gündogdu, aveva spiegato: “Si sentivano al di sopra dell’istituzione“. A quanto pare sono stati oggetto di pesanti critiche da parte dei club, che hanno esercitato pressioni sull’Associazione affinché venissero presi dei provvedimenti. E che alla fine furono presi, fermandoli.
Caccia all’uomo in corso in Svizzera dopo che due persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco e un’altra è rimasta ferita, nella città di Sion nel Sud del Paese. Secondo la polizia della regione di Valois, riporta la Bbc, l’uomo armato ha sparato diversi colpi di arma da fuoco nelle prime ore di questa mattina.
Caccia all’uomo in Svizzera – Le sparatorie sono avvenute in due luoghi separati della città e l’autore sarebbe pericoloso e non andrebbe avvicinato, ha riferito la polizia: si tratta di un uomo di 36 anni. Secondo quanto riferito dal quotidiano locale Le Nouvelliste, sonostati sparati colpi d’arma da fuoco contro l’impresa di verniciatura Sarsa nei quartieri di Ronquoz e Potences. Il sospettato è stato visto per l’ultima volta alla guida della sua Peugeot 206 Cabriolet grigia e posti di blocco sono stati istituiti intorno a Valois nel tentativo di impedire al presunto attentatore di lasciare il Paese.
New York, crolla un edificio nel Bronx: il video dei soccorsi al lavoro tra le macerie L’angolo di un palazzo di 6 piani è crollato improvvisamente, si scava tra le rovine
Bronx building partially collapses – L’edificio del Bronx crolla parzialmente – CBS New York
New York, nel Bronx il palazzo si sbriciola: vigili del fuoco al lavoro tra le macerie
angolo di un palazzo di 6 piani è crollato improvvisamenteBronx, palazzo si sbriciola: vigili del fuoco scavano tra le macerie
I vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di soccorso: “Rimuoveremo le macerie per essere sicuri che siano tutti in salvo”
Nessuna vittima e due persone rimaste ferite: è questo il bilancio provvisorio dopo il crollo di un palazzo di sette piani nel Bronx, a New York. I vigili del fuoco continuano a scavare tra le le macerie aiutandosi con droni e persino un cane robot.
“Stiamo scavando un tunnel. Non sappiamo se qualcosa verrà giù“. “Il nostro obiettivo principale è arrivare in fondo a quel mucchio di detriti“, ha detto il capo del dipartimento dei vigili del fuoco John Hodgens. “Rimarremo qui finché non sarà al livello della strada, solo per essere sicuri che non ci siano delle vittime lì sotto, se ci sono speriamo di fare in tempo”.
Un’ispezione del 2020 aveva rilevato mattoni incrinati, malta danneggiata sulla facciata dell’edificio, come mostrano i registri del Dipartimento Edile. Il commissario Jimmy Oddo ha detto che i lavori di ristrutturazione erano iniziati e che i danni erano alla facciata. “Le condizioni di una facciata non sicura non sono la stessa cosa di un edificio non sicuro,” ha detto in conferenza stampa. Anche se la proprietà presentava sette irregolarità, insomma, non c’erano danni strutturali.
Il video delle telecamere di sicurezza mostra le persone scappare mentre i detriti iniziano a cadere sulla strada.
Un dipendente di una gastronomia vicina, Julian Rodriguez, era dietro al bancone quando ha sentito la gente urlare. “Quando sono uscito, tutto ciò che potevi vedere erano i detriti e una nuvola di fumo in strada“, ha detto Rodriguez, 22 anni. “E si poteva vedere all’interno della struttura: i letti delle persone, le loro porte, armadi, luci, tutto. Era davvero spaventoso”.
Da alcuni mesi il proprietario rossonero sta cercando i capitali necessari per ripagare il prestito triennale concesso da chi gli ha venduto il club
Milano, 08 dicembre 2023
Gerry Cardinale deve muo versi su un filo sottile nella g estione del Milan. Da alcuni mesi il proprietario rossonero sta cercando i capitali necessari per ripagare il prestito triennale concesso dal venditore Elliott al momento della cessione del club nell’estate dell’anno scorso:585 milioni più interessi al 7%, che portano il totale della somma da restituire a circa 700 milioni. La scadenza è fissata nel 2025. La ricerca prosegue in questa direzione, più che in trattative su futuri assetti azionari. Da questo punto di vista, quindi, l’operazione che ha portato il Milan da Elliott a Red Bird non è priva di debiti. In capo all’attuale proprietà c’è un’esposizione pari a poco meno del 9% degli attuali asset gestiti da Red Bird, quantificati dal sito della società americana in 8,6 miliardi di dollari, pari 7,97 miliardi di euro (il totale dell’operazione, 1,2 miliardi, quindi rappresenta il 15%).
Il debito con Elliott – Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere ancora da ultimare anche il reperimento completo dei615 milioni da versare a Elliott al netto del ‘vendor loan’. Non è scontato che tutto questo denaro sia già stato trasferito. L’insieme di questa situazione spiega perché Elliott continui a mantenere un’influenza significativa. A maggior ragione per un particolare che emerge dal bilancio del Milan: il pegno costituito da Red Bird a favore di Elliott riguarda il 99,93% delle azioni del club rossonero, non solo le quote corrispondenti al ‘vendor loan’ (48,75%). Sono questi gli accordi in capo ai veicoli utilizzati a monte: Acm Bidco da Red Bird in Olanda, Rossoneri Sport Investment da Elliott in Lussemburgo, in pista fin dalla cessione da Fininvest a Yonghong Li nel 2017, controllato dall’hedge fund dall’estate 2018. I patti sono contenuti nel ‘Pledge agreement over shares’, sottoscritto mediante scambio di lettere il 31 agosto 2022 (con l’intervento di Intertrust Trustees Limited) e disciplinato dalle leggi del Lussemburgo, come per il finanziamento tra Elliott e il misterioso uomo d’affari cinese.
Milan, a Cardinale servono 700 milioni per ripagare il prestito a Elliott
Da alcuni mesi il proprietario rossonero sta cercando i capitali necessari per ripagare il prestito triennale concesso da chi gli ha venduto il club.
La missione di Cardinale al Milan – In pratica seRed Bird non ripaga il prestito, perde tutto il Milan non solo una parte. Vigilano al timone del Milan ex manager di Elliott: Cocirio e Furlani (l’ad ha assunto più poteri dopo che Cardinale ha cacciato Maldini senza mettere a capo dell’area tecnica un uomo nuovo scelto da lui). Con Scaroni sempre presidente. Ma Cardinale ha un’esigenza: deve valorizzare ancora di più il Milan per centrare un ‘upside, un saldo positivo tra acquisto e rivendita. Deve farlo senza avere le cariche principali del club, muovendosi soprattutto a livello commerciale con i suoi forti agganci nello sport americano e portando a casa un concreto progetto di nuovo stadio. Deve far crescere il valore del Milan mentre cerca i capitali per ripagare il prestito che gli impedisce di avere mano libera. Una strettoia da percorrere a tutta velocità.
Tutto quello che c’è da sapere sul nuovo mezzo di contrasto agli streaming illegali. Fondamentale il ruolo dei motori di ricerca.
La piattaforma per combattere la pirateria legata alla Serie A – “Piracy Shield”, fornita dalla Lega stessa – è pronta ad entrare in funzione, per la soddisfazione della Lega e dei broadcaster che detengono i diritti tv del campionato in Italia. Sky e DAZN si augurano così di vedere in azione i progressi fatti nella lotta agli streaming illegali, considerano anche il rinnovo dei contratti per i diritti televisivi dalla stagione 2024/25 a quella 2028/29.
Come funziona piattaforma pirateria? La delibera dell’Agcom – Ma come funzionerà la nuova piattaforma di contrasto alla pirateria? Ricordiamo che i soggetti che hanno partecipato al tavolo tecnico dell’Agcom dovranno accreditarsi entro il 31 gennaio del 2024. Nella delibera con cui l’Autorità ha definito i requisiti tecnici e operativi della piattaforma, si legge che «la legge 14 luglio 2023, n. 93, entrata in vigore l’8 agosto seguente, ha attribuito nuovi poteri all’Autorità al fine di rafforzarne le funzioni per un più efficace e tempestivo contrasto delle azioni di pirateria on line relative agli eventi trasmessi in diretta».
Sulla base di questi presupposti sono state previste «misure più efficaci per contrastare la diffusione illecita degli eventi sportivi live. La legge n. 93/2023, al pari della delibera dell’Autorità, prevede il ricorso ad una piattaforma che, attraverso un sistema machine to machine, consenta una gestione automatizzata delle segnalazioni dei titolari allo scopo di garantire una tutela tempestiva ed efficace dei diritti e, segnatamente, un intervento entro trenta minuti dalla segnalazione secondo le modalità e la procedura ivi disciplinate».
«La piattaforma è strumentale […] al fine di consentire una gestione automatizzata delle segnalazioni successive all’ordine cautelare adottato affinché i prestatori di servizi di mere conduit possano procedere alla disabilitazione dell’accesso agli indirizzi telematici oggetto della segnalazione medesima nelle tempistiche idonee ad assicurare una effettiva tutela. Nella procedura […], l’esecuzione del blocco deve avvenire entro trenta minuti dalla segnalazione».
Quanto ai soggetti cui il provvedimento di disabilitazione deve essere notificato, «la legge individua i prestatori di servizi di accesso alla rete, i soggetti gestori di motori di ricerca e, più in generale, i fornitori di servizi della società dell’informazione coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità del sito web o dei servizi illegali».
Come funziona piattaforma pirateria? La fase operativa – Ma come interverrà a livello operativo la piattaforma?Grazie al sistema tecnico gestito da Agcom ci sarà un miglioramento degli ordini di blocco dinamico. Questi ordinano agli specifici Isp chiamati in giudizio dal ricorrente (quindi non tutti) di inibire ai propri utenti l’accesso agli indirizzi telematici (nomi a dominio e Ip) indicati nei ricorsi, nonché successivamente a tutti gli ulteriori indirizzi segnalati, purché connessi al network illecito oggetto del ricorso.
Il nuovo sistema garantirà un provvedimento su ricorso del titolare dei diritti, emesso a seguito di valutazione giuridica degli stessi. L’autorità – spiega Il Corriere della Sera – ordinerà agli Isp di bloccare gli indirizzi segnalati nel ricorso, nonché tutti gli indirizzi che saranno segnalati dai titolari dei diritti e validati attraverso la piattaforma. Quest’ultima consentirà la gestione delle informazioni e la realizzazione di automazioni.
Le prove degli illeciti saranno messe poi a disposizione di Agcom per ogni verifica che si rendesse necessaria, previo il blocco a discrezione del singolo provider. In sintesi, il valore aggiunto della piattaforma consiste nel fatto che sarà sufficiente un ricorso a stagione sportiva, che le segnalazioni avranno ad oggetto qualsiasi nuovo indirizzo utilizzato per veicolare illecitamente i contenuti, che le segnalazioni verranno effettuate tramite una piattaforma gestita da Agcom, e saranno inclusi nella verifica fornitori di servizi Vpn e Alternative Dns, oltre alla deindicizzazione di tutti i nomi a dominio oggetto del blocco da parte dei motori di ricerca.
Come funziona piattaforma pirateria? Il ruolo di Google – Un ruolo importante in questo processo sarà svolto dai motori di ricerca. «La legge prevede che I soggetti gestori di motori di ricerca e i fornitori di servizi della società dell’informazione, nel caso in cui non siano coinvolti nell’accessibilità del sito web o dei servizi illegali, provvedono comunque ad adottare tutte le misure tecniche utili ad ostacolare la visibilità dei contenuti illeciti, tra le quali in ogni caso la deindicizzazione dai motori di ricerca di tutti i nomi di dominio oggetto degli ordini di blocco dell’Autorità ivi inclusi i nomi di dominio oggetto delle segnalazioni effettuate per il tramite della piattaforma», scrive l’Agcom.
La questione del «“delisting” dei siti/indirizzi telematici oggetto di blocco è stata oggetto di confronto con i soggetti fornitori di motori di ricerca. Pertanto, l’Autorità provvede a comunicare a tali soggetti il provvedimento cautelare […] affinché il motore di ricerca provveda alla conseguente deindicizzazione. Trattandosi di un blocco dinamico, il motore di ricerca si impegna dunque ad eseguire la deindicizzazione di tutti i siti web/indirizzi telematici oggetto delle successive segnalazioni che possono essere comunicati anche dai titolari dei diritti accreditati alla piattaforma».
A tal proposito «Google ha condiviso una modalità procedurale per la comunicazione dell’elenco dei blocchi e la Società si è altresì impegnata per la rimozione tempestiva di tutte le pubblicità che non rispettano le policy della società, avuto particolare riguardo a quelle che investono la promozione di siti pirata riferiti ad eventi sportivi protetti», conclude l’Agcom.
Come funziona piattaforma pirateria? Le sanzioni per chi commette atti pirata – La piena operatività della piattaforma è dunque attesa entro il 31 gennaio del nuovo anno, con le parti in causa che si augurano possa sortire gli effetti desiderati. Gli streaming illegali alimentano una perdita per il calcio che ogni anno ammonta a circa 350 milioni di euro. Il contrasto alla pirateria è diventato così un imperativo categorico. Questi atti illegali sono passati dai 14,7 milioni nel 2017 ai quasi 41 milioni nel 2022.
Gli abbonati alle IPTV illegali sono 3 milioni, il 6% della popolazione italiana oltre i 15 anni. Un fenomeno che non riguarda solo i giovanissimi, ma tutti. La pirateria è attualmente un reato che viene punito con la reclusione da sei mesi a tre anni per chi fornisce i segnali per la trasmissione e con una multa da 2.500 a 15mila euro.
Anche gli utenti finali, ovvero coloro che guardano illegalmente eventi sportivi o film con il pezzotto e/o i siti pirata, rischiano sanzioni amministrative da 1.032 euro fino a 5.000 euro.
La sala centrale della Banca dell’Agricoltura dopo l’esplosione della bomba il 12 dicembre del 1969
La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura che causò 17 morti e 88 feriti. È considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico daldopoguerra», «il momento più incandescente dellastrategia della tensione» e da alcuni è ritenuta l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo, ma è da ritenersi apice di azioni precedenti come gli attentati alla Fiera Campionaria di Milano in aprile 1969 e i falliti attentati coevi in piazza Scala e a Roma.
La Storia – Venerdì 12 dicembre 1969 la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, era piena di clienti venuti soprattutto dalla provincia; alle 16:30, mentre gli altri istituti di credito chiudevano, all’interno della filiale c’erano ancora molte persone. L’esplosione avvenne alle 16:37, quando nel grande salone dal tetto a cupola scoppiò un ordigno contenente 7 chili di tritolo, uccidendo 17 persone, delle quali 13 sul colpo, e ferendone altre 87; la diciassettesima vittima morì un anno dopo per problemi di salute legati all’esplosione. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. La borsa fu recuperata ma l’ordigno, che poteva fornire preziosi elementi per l’indagine, fu fatto brillare dagli artificieri la sera stessa. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collegava l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio; altre due esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma furono in tutto 16.
Le indagini – Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti; furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 marzo di Roma (tra i quali figurava Pietro Valpreda) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano (tra i quali figurava Giuseppe Pinelli). Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell’ufficio politico della questura, alla Commissione Stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi e avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l’ordine pubblico.
Da Milano il prefetto Libero Mazza, su segnalazione di Federico Umberto D’Amato, direttore dell’Ufficio affari riservati del Viminale, avvisò il Presidente del Consiglio Mariano Rumor: «L’ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi». Ipotesi che si rivelò un depistaggio attuato proprio dall’Ufficio Affari Riservati; trent’anni dopo, Paolo Emilio Taviani avanzò l’ipotesi “che i depistaggi, in base ai quali quella strage sarebbe stata a lungo attribuita agli anarchici e a Pietro Valpreda, fossero stati organizzati prima, non dopo lo scoppio della bomba“
Giuseppe Pinelli – Il 12 dicembre l’anarchicoGiuseppe Pinelli (già fermato ed interrogato con altri anarchici nella primavera 1969 per alcuni attentati successivamente rivelatisi di matrice neofascista), venne fermato e interrogato a lungo in questura. Il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, morì dopo essere precipitato dal quarto piano della questura. L’inchiesta giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore Gerardo D’Ambrosio, individuò la causa della morte in un malore, in seguito al quale l’uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza; la prima versione, risalente al 16 dicembre, indicava che Pinelli si era buttato dopo che il suo alibi era crollato, urlando «È la fine dell’anarchia»
Pietro Valpreda – Il 16 dicembre venne arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, indicato dal tassista Cornelio Rolandi come l’uomo che nel pomeriggio del 12 dicembre era sceso dal suo taxi in piazza Fontana, recando con sé una grossa valigia. Rolandi ottenne anche la taglia di 50 milioni di lire disposta per chi avesse fornito informazioni utili. Valpreda fu interrogato dal sostituto procuratore Vittorio Occorsio che gli contestò l’omicidio di quattordici persone e il ferimento di altre ottanta. Il giorno dopo il Corriere della Sera titolò che il «mostro» era stato catturato, e ilPresidente della Repubblica Giuseppe Saragat indirizzò un assai discusso messaggio di congratulazioni al questore di Milano Marcello Guida avvalorando implicitamente la pista da lui seguita.
Le dichiarazioni del tassista determinano, però, uno scenario poco plausibile in quanto egli dichiarò che Valpreda avrebbe preso il suo taxi inpiazza Cesare Beccaria, la quale dista 130 metri a piedi dapiazza Fontana, ma venne osservato che Valpreda fosse claudicante. Il taxi, però, non si fermò in piazza Fontana, ma proseguì sino alla fine di via Santa Tecla e in tal modo Valpreda dovette percorrere 110 metri a piedi, al posto dei 130 metri originari risparmiando 20 metri ma ponendolo però di fronte al rischio di farsi riconoscere; inoltre Valpreda avrebbe chiesto al tassista di attenderlo e in questo modo, avrebbe dovuto ripercorrere all’inverso i 110 metri (anche se questa volta non avrebbe portato più con sé la pesante valigia). Indagini successive videro prendere corpo l’ipotesi di un sosia, il quale prese il taxi al posto di Valpreda. Venne quindi avanzata dalla pubblicistica un’ipotesi, secondo cui il sosia sarebbe stato tale Antonio Sottosanti, un ex legionario siciliano, infiltrato nel circolo anarchico di Pinelli nel quale era conosciuto – per via dei suoi trascorsi – come «Nino il fascista», ipotesi mai riscontrata.
I processi – Il processo iniziò a Roma il 23 febbraio 1972; dopo essere stato trasferito a Milano per incompetenza territoriale fu spostato aCatanzaro per motivi di ordine pubblico e legittimo sospetto. Dopo una serie di rinvii dovuti al coinvolgimento di nuovi imputati (Franco Freda e Giovanni Ventura nel 1974, Guido Giannettini nel 1975) la Corte d’assise condannò all’ergastolo Freda, Ventura e Giannettini, ritenuti gli organizzatori della strage. Gli altri imputati, Valpreda e Merlino,furono assolti per insufficienza di prove ma condannati a 4 anni e 6 mesi per associazione a delinquere. La Corte d’appello assolse tutti gli imputati dall’accusa principale, confermando le condanne di Valpreda e Merlino, e condannò i due neofascisti a 15 anni per gli attentati di Milano e Padova, compiuti tra l’aprile e l’agosto del 1969: la Cassazione confermò l’assoluzione per Giannettini e ordinò un nuovo processo per gli altri quattro imputati. Il nuovo dibattimento cominciò il 13 dicembre 1984 presso la Corte d’appello di Bari e si concluse il 1º agosto 1985 con l’assoluzione di tutti gli imputati per insufficienza di prove: il 27 gennaio 1987 la Cassazione rese definitive le assoluzioni per strage, condannando soltanto alcuni esponenti dei servizi segreti italiani (il generale Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna) per aver depistato le indagini. Una nuova istruttoria, aperta a Catanzaro, portò a processo i neofascisti Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini, accusati di essere rispettivamente l’organizzatore e l’esecutore della strage: il 20 febbraio 1989 entrambi gli imputati furono assolti per non aver commesso il fatto (l’accusa aveva chiesto l’ergastolo per Delle Chiaie e l’assoluzione per insufficienza di prove per Fachini). Il 5 luglio 1991, al termine del processo d’appello, fu confermata l’assoluzione di Delle Chiaie.
Negli anni novanta l’inchiesta del giudice Guido Salvini affacciò anche un’ipotesi di connessione col fallito golpe Borghese e raccolse le dichiarazioni di Martino Siciliano e Carlo Digilio, ex neofascisti di Ordine Nuovo, i quali confessarono il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato, ribadendo le responsabilità di Freda e Ventura; in particolare Digilio sostenne di aver ricevuto una confidenza in cui Delfo Zorzi gli raccontava di aver piazzato personalmente la bomba nella banca. Zorzi, trasferitosi in Giappone nel 1974, divenne un imprenditore di successo. Ottenne la cittadinanza giapponese che gli garantì poi l’immunità all’estradizione.
Il nuovo processo cominciò il 24 febbraio 2000 a Milano. Il 30 giugno 2001 furono condannati all’ergastolo Delfo Zorzi (come esecutore della strage), Carlo Maria Maggi (come organizzatore, già assolto per lastrage della questurama condannato in seguito all’ergastolo in via definitiva per la strage di piazza della Loggia) e Giancarlo Rognoni (come basista). Carlo Digilioottennela prescrizione del reato per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli per il suo contributo alle indagini, mentre Stefano Tringalifucondannato a tre anni per favoreggiamento). Il 12 marzo 2004 furono cancellati i tre ergastoli (e ridotta la condanna di Tringali da tre anni a uno) e il 3 maggio 2005 la Cassazione ha confermato la sentenza (dichiarando prescritto il reato di Tringali). Al termine il processo nel maggio2005ai parenti delle vittime sono state addebitate le spese processuali. La Cassazione, assolvendo i tre imputati, ha tuttavia affermato che la strage di piazza Fontana fu realizzata dalla cellula eversiva diOrdine Nuovo capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto assolti con sentenza definitiva nel 1987. Sebbene gli ordinovisti indicati siano quindi considerati gli ispiratori ideologici, non è mai stato mai individuato a livello giudiziario l’esecutore materiale, ossia l’uomo che pose personalmente la valigia con la bomba.
Le vittime –
Giovanni Arnoldi, 42 anni, di Magherno (Pavia), sposato e padre di due figli.
Gerolamo Papetti, 79 anni, di Rho, agricoltore.
Carlo Garavaglia, 67 anni, pensionato, vedovo con una figlia.
Mario Pasi, 50 anni, geometra, di Milano, amministratore di terreni agricoli e di edifici. Sposato.
Giulio China, 57 anni, di Novara, imprenditore agricolo, sposato con due figlie.
Eugenio Corsini 65 anni, di Milano, rappresentante di lubrificanti per macchine agricole. Sposato.
Carlo Gaiani, 57 anni, di Milano, coltivatore, sposato con un figlio.
Luigi Perego, 69 anni, Usmate Velate (Monza), titolare di un’agenzia di assicurazioni specializzata in polizze per agricoltori. Sposato con un figlio.
Oreste Sangalli, 49 anni, di Milano, gestiva l’Azienda agricola Ronchetto (Corsico).
Pietro Dendena, 45 anni, di Lodi, commercianti di bestiame.
Carlo Silva, 71 anni, di Milano, si occupava della vendita di lubrificanti per macchine agricole. Sposato con due figli.
Paolo Gerli, 77 anni, di Milano, gestiva una azienda agricola di San Donato Milanese. Sposato con tre figlie.
Luigi Meloni, 57 anni, di Corsico (Milano). Commerciante di bestiame. Sposato con un figlio.
Attilio Valè, 52 anni, di Noviglio (Milano), macellaio.
Calogero Galatioto, 77 anni, era in banca per versare un assegno: venne colpito da una scheggia alla schiena. Morì il 3 gennaio del 1970 in ospedale
Angelo Scaglia, 61 anni, agricoltore di Abbiategrasso, padre di undici figli (e nonno di 22 nipoti), morì in ospedale il giorno di Natale del 1969.
L’ultima vittima della strage fu Vittorio Mocchi che aveva 33 anni al momento dell’attentato. Era sposato e aveva tre figlie. Era in banca per trattare l’acquisto di un tattore e di concimi. Subì gravissimi danni fisici e psicologici nell’esplosione. Dopo anni di sofferenze morì nel 1983. È stato riconosciuto come vittima del terrorismo solo nel 2002.
L’intervento dei vigili del fuoco a TomboloL’attività dei pompieri si è protratta per diverse ore
L’allarme è scattato oggi 10 dicembre dopo le 14 in via Decime a Tombolo. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza l’area. Danni in via di quantificazione, nessun ferito
E’stata una domenica di paura per i residenti di un condominio di sei unità di via Decime a Tombolo. Poco dopo le 14 del 10 dicembre un’auto che si trovava parcheggiata in una rimessa interrata del condominio, per un probabile guasto all’impianto elettrico, ha preso fuoco. Il fumo e le fiamme sono state notate da alcuni residenti che hanno dato l’allarme. In pochi istanti tutti gli abitanti del palazzo sono usciti in strada. Nessuno di loro è rimasto ferito o intossicato dal fumo sprigionato dal rogo. L’allarme è stato diramato ai numeri d’emergenza. I danni, ancora in via di quantificazione, ammontano a qualche decina di migliaia di euro.
I soccorsi – Alle 14,30 i vigili del fuoco sono intervenuti in via Decime per l’incendio di un’auto all’interno di un’autorimessa interrata di un di un piccolo condominio di sei abitazioni, che sono state evacuate: nessuna persona è rimasta ferita. I pompieri arrivati da Cittadella e Castelfranco con due autopompe, due autobotti e 10 operatori sono entrati dotati di autoprotettori all’interno della rimessa, spegnendo le fiamme che hanno interessato un’auto. Danneggiato dal calore il laterizio dell’autorimessa di cui è stato inibito l’uso fino al ripristino di tutte le condizioni di sicurezza. Le operazioni dei vigili del fuoco di completo spegnimento, raffreddamento ed evacuazione dei fumi sono terminate dopo le 17.
Un Frecciarossa e un Regionale si sono tamponati tra Faenza e Forlì per cause ancora da accertare. Ripercussioni su tutta la linea Adriatica. Vigili del Fuoco e Polfer sul posto
10 dicembre 2023
Incidente ferroviario domenica sera lungo la linea ferroviaria Adriatica Bologna-Ancona. Per cause in fase d’accertamento un Frecciarossa e un Regionalesi sono scontrati tra Cosina, frazione di Faenza, e Forlì. Stando alle prime informazioni ci sarebbero 17 feriti.
Secondo le prime ricostruzioni, lo schianto non è avvenuto a velocità elevata ed entrambi i treni procedevano verso nord, per cui si sarebbe trattato di un tamponamento. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer ed i Vigili del Fuoco. La circolazione ferroviaria è sospesa dalle 19.40. Il personale del 115 ha soccorso alcuni passeggeri.
Secondo le ultime informazioni diramate da Trenitalia, “i treni Alta Velocità, Intercity e Regionali possono registrare ritardi” e che “i treni Regionali possono subire limitazioni di percorso“. In particolare, tra quelli che viaggiano da e verso Bologna ci sono state ripercussioni per il Frecciarossa 8828Lecce-Venezia Santa Lucia, che è fermo dalle 19:38 nei pressi di Forlì; il 8823 Milano Centrale-Pescara, fermo dalle 20:10 a Faenza; il 9810 Pescara-Milano Centrale fermo dalle 20:14 a Rimini; mentre l’Intercity 614 Lecce-Milano Centrale (23:40) è fermo dalle 20:07 a Cesena.
Lo spettatore accusa un malore, inutili i soccorsi
I tifosi lasciano lo stadio di Granada
Dramma in Spagna: un tifoso è morto dopo aver accusato un malore mentre assisteva a Granada-Athletic Bilbao, match in programma oggi per la 16esima giornata della Liga. Dopo circa un quarto d’ora di gioco, sul risultato di 1-0 per l’Athletic, il portiere basco Unai Simon ha segnalato all’arbitro l’emergenza nella curva alle sue spalle: un tifoso ha accusato un malore, i soccorsi sono intervenuti e la partita è stata sospesa. I tentativi di rianimare lo spettatore, però, sono risultati vani. L’Athletic, dal proprio profilo X, ha annunciato la morte del tifoso per arresto cardiocircolatorio. La gara è stata sospesa e non riprenderà oggi. Si ipotizza che il match venga giocato domani alle 19 per i rimanenti 72 minuti.
Intervento delle Forze dell’ordine in tenuta antisommossa
Momenti di tensione fuori dallo U-Power Stadium prima della partita tra Monza e Genoa, in programma alle 15.
Le Forze dell’ordine in tenuta antisommossa sono intervenute per evitare che le tifoserie venissero in contatto. L’esplosione di qualche petardo e minacce a distanza abbastanza ravvicinata hanno costretto le Forze dell’ordine a intervenire.
Ad infiammare la situazione anche una componente di tifosi spagnoli dello Sporting Gijon, gemellati alla tifoseria brianzola, ma antagonista di quella genoana.
Le fiamme hanno bruciato l’interno della struttura e fatto collassare gran parte del tetto.
Sabato 09 dice,bre 2023
Dalle 12.30 di oggi, sabato 9 dicembre, i vigili del fuoco stanno operando in Via Piave, in comune di Quero Vas, per l’incendio della sede degli A nel quale, per fortuna, nessuna persona è rimasta ferita. L’allarme è stato lanciato da parte di alcuni abitanti della zona che si sono accorti delle fiamme che stavano interessando la struttura, in quel momento con nessuna persona all’interno.
I vigili del fuoco arrivati da Feltre, con i volontari del basso Feltrino, con due autopompe, un’autobotte e 10 operatori, hanno iniziato le operazioni di spegnimento di un incendio già generalizzato, che ha interessato tutta la struttura. Le fiamme hanno bruciato l’interno e fatto collassare gran parte del tetto. Le cause dell’incendio sono al vaglio dei tecnici dei vigili del fuoco. Ancora in corso le operazioni di bonifica delle squadre dei vigili del fuoco.
L’intervento dei vigili del fuoco in via FalconiL’intervento dei vigili del fuoco in via Falconi
I vigli del fuoco sono intervenuti questa mattina in via Falconi, al civico 8. La fuga sembrerebbe provenire dagli scantinati dello stabile
Una fuga di gas all’interno di un condominio di cinque piani ha costretto all’evacuazione d’urgenza di 70 persone. È accaduto nella via privata Falconi, al civico 8, tra Crescenzago e Gorla. Sul posto i vigili del fuoco che hanno constatato che la fuga di gas proveniva dagli scantinati del palazzo. L’evacuazione si è resa necessaria per la messa in sicurezza dell’area. Per ora sembrerebbe non ci siano feriti o intossicati.
La chiamata ai pompieri è arrivata intorno alle 10 di questa mattina, 10 dicembre. Sul posto sono accorsi i mezzi Aps di Sesto San Giovanni e il nucleo Nbcr per i rilievi. Attivato anche il sistema di protezione civile in aiuto dei condomini che sono stati evacuati.
Secondo rogo in tre settimane: sul posto i vigili del fuoco e gli specialisti Nbcr. Il fumo ha invaso tutto il lungolago. Dal Comune l’appello a chiudere porte e finestre per evitare il rischio di contaminazioni
A fuoco il capannone di un’azienda di rifiuti speciali a Colico. È la seconda volta in tre settimane. Le fiamme sono divampate prima dell’alba all’interno dello stabilimento della Seval, dove vengono stoccati e riciclati rae, batterie e pile esauste, frigoriferi ed elettrodomestici.
Secondo incendio nel giro di tre settimane nell’azienda di recupero materiali elettronici. Sul posto molte squadre dei vigili del fuocoSecondo incendio nel giro di tre settimane nell’azienda di recupero materiali elettronici. Sul posto molte squadre dei vigili del fuoco
Colico (Lecco), 10 dicembre 2023
Il rogo – L’allarme è scattato alle 6, quando era ancora buio. Sul posto si sono precipitati a sirene spiegate e lampeggianti blu accesi i vigili del fuoco del comando provinciale di Lecco e dei distaccamenti di Bellano e di Morbegno, con autobotti, autopompe, un’autoscala, un carro Umprovir attrezzato con unità per la protezione delle vie respiratorie e gli specialisti dell’Nbcr, addestrati a fronteggiare i rischi nucleari, batteriologici, chimici e radiologici.
Sul posto per precauzione anche i sanitari di Areu con i volontari della Croce rossa italiana di Colico, oltre che i carabinieri e gli agenti della Polizia locale.
Il messaggio – Dal Comune invitano i cittadini che abitano in zona a non aprire porte e finestre, nonlasciare stesi all’aperto i panni e non avvicinarsi all’area dove è scoppiato l’incendio, per evitare il rischio di possibili contaminazioni tossiche.
Alla Seval era già scoppiato un rogo tre domenica fa, il 19 novembre, probabilmente per un problema all’impianto dei pannelli solari che ricoprono il tetto dell’attività industriale. Le cause di questo secondo incendio invece al momento non sono ancora note.
Gli sviluppi – Il fumo nel corso della mattinata ha invaso tutta l’area del lungolago di Como, da Colico fino a Lecco, che dista 35 chilometri in linea d’aria. Si avverte un forte odore acre in tutta la zona.I volontari del Soccorso bellanese hanno evacuato una pensionata, dopo che aveva accusato un malore in casa, forse a causa delle esalazioni. Sul posto ci sono i funzionari dell’Arpa.
“In via precauzionale – fanno sapere dal Comune sulle pagine social e in rete – si invitano i cittadini residenti nelle zone limitrofe all’area industriale a tenere chiuse le finestre e ritirare eventuali panni stesi. Tutta la popolazione è invitata a non avvicinarsi all’area interessata dall’incendio. Ulteriori informazioni verranno diramate dopo le verifiche in corso da parte di Arpa“.
Almeno sei persone sono morte a causa di un tornado che sabato sera ha attraversato la parte centrale del Tennessee, nel sud-est degli Stati Uniti. Tre persone sono morte nella periferia nord di Nashville, la capitale dello stato; due adulti e un bambino invece a Clarksville, che si trova un’ottantina di chilometri a nord-ovest, vicino al confine con il Kentucky. La contea di Montgomery, quella in cui si trova Clarksville, ha fatto sapere che altre 23 persone sono state ricoverate.
I telegiornali locali e le immagini condivise online mostrano case distrutte, alberi sradicati e automobili ribaltate. Altri video mostrano una grossa esplosione provocata dal passaggio del tornado a Madison, poco fuori Nashville.
Secondo le analisi del sito specializzato poweroutage.us, alle 21:30 ora locale (quando in Italia erano le 4:30) 60mila persone erano senza elettricità in varie aree dello stato. Il sindaco di Clarksville, Joe Pitts, ha dichiarato lo stato di emergenza e un coprifuoco che durerà almeno fino alle 21 di domenica.
Huge Tornado Tears Tennessee Apart! Destruction in Clarksville, TN, USA – Natural Disasters US
Il terrificante Tornado fa a pezzi il Tennessee! Un tornado ha distrutto Clarksville, Tennessee, USA – Wild Weather
L’inziativa a Rho, in provincia di Milano. Nei primi 10 mesi del 2023 sono stati 868 i morti sul lavoro. Anmil: “Una strage quotidiana, non stiamo facendo abbastanza“
Caschi antinfortunistici al posto del tronco e dei rami e la tipica recinzione in plastica arancione dei cantieri come sfondo invece della foresta innevata: in piazza Libertà a Rho, proprio di fronte alla stazione ferroviaria, è stato collocatol’Albero di Natale della Sicurezza sul lavoro, voluto dalla sezione locale di Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) e progettato da Francesco Sbolzani in memoria di tutte levittime del lavoro e in particolare dei cinque operai che lo scorso agosto sono morti nell’incidente avvenuto di notte alla stazione diBrandizzo, sullalinea ferroviaria Torino-Milano.
I caschi inseriti nell’albero sono di tre colori: quelli gialli simboleggiano tutti i lavoratori, i rossi rappresentano gli infortunati e quelli neri ricordano chi purtroppo non ce l’ha fatta e sul posto di lavoro ha perso la vita.
“In base ai dati Inail, le denunce di infortunio presentate entro ottobre 2023 a livello nazionale sono state 489.525. I casi mortali sono stati 868, una strage giornaliera. Occorrono provvedimenti drastici e urgenti da parte di politica, sindacati, datori di lavoro – ha sottolineato il presidente di Anmil Milano, Vittorio Faedda, durante la cerimonia inaugurale dell’albero – Il capo dello Stato Sergio Mattarella ci ha ricordato che ‘lavorare non è morire’ e invece imorti degli ultimi mesi ci dicono che non stiamo facendo abbastanza”.
Un concetto ribadito con forza anche dal sindaco di RhoAndrea Orlandi, che ha parlato di “numeri impressionanti” e ribadito che “dobbiamo far conoscere il tema della prevenzione e diffonderne la cultura. Ringrazio l’Anmil per il lavoro che svolge e chiedo attenzione per ogni lavoratore, in particolare per chi magari proviene da Paesi dove non ci si cura molto delle regole e si muore nell’indifferenza”.
L’iniziativa punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, perché “la sicurezza non è un costo in più, né un lusso, ma un dovere a cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona – ha evidenziato Faedda – Siamo orgogliosi di contribuire a ricordare quanto sia importante la salute dei lavoratori, ma anche il benessere delle loro famiglie, che invece soffrono per incidenti e malattie professionali, quando non si arriva a piangere un congiunto che ha perso la vita per il lavoro”.
L’Albero della sicurezza sul lavoro di Rho “e i tanti sparsi in Italia sono una opportunità per richiamare l’attenzione su quei lavoratori invisibili, nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri – ha concluso il presidente di Anmil Milano – Noi come associazione siamo pronti a fare la nostra parte, ma questa lotta si vince solo operando tutti con un medesimo obiettivo: il rispetto della salute e della vita dei lavoratori”.
A deciderlo il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia “per assicurare il sereno svolgimento della manifestazione sportiva e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico“
Niente alcolici dalle 9 alle 20 di martedì 12 dicembre, in occasione del match di Champions LeagueInter-Real Sociedad. A deciderlo il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia. In una nota viene spiegato che “per assicurare il sereno svolgimento della manifestazione sportiva e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico dovute all’eventuale abuso di bevande alcoliche” è stato “disposto il divieto della somministrazione e della vendita di bevande alcoliche e superalcoliche, nonché la vendita per asporto in contenitori di vetro e lattine sia in forma fissa che ambulante, senza inibirne l’ordinario consumo con servizio al tavolo”.
Il divieto sarà attivo in alcune zone specifiche di Milano: piazza San Babila, piazza Duomo, piazza Cordusio, largo Cairoli, largo Beltrami, piazza Castello, Foro Buonaparte, nelle vie adiacenti e nelle zone limitrofe allo stadio Meazza, a zona Corso Como, zona Darsena e zona Sempione. Inoltre, dalle 12 a mezzanotte il divieto verrà applicato anche nella zona di San Siro e dintorni.
La partita si giocherà allo stadio Meazza e inizierà alle 21. La decisione è stata presa anche alla luce degli ultimi fatti che hanno riguardato l’invasione della tifoseria per le strade di Milano che ha messo in tilt anche il traffico dei trasporti pubblici.
Il movimento ambientalista prende di mira a Milano il Naviglio Grande e il Pavese, il liquido fosforescente, assicurano, non è dannoso
L’avevano annunciato nei giorni scorsi nelle loro chat, senza dare dettagli ma parlando di un’azione di protesta clamorosa. E infatti nel primo pomeriggio, a Milano in contemporanea con Venezia, Roma, Torino e Bologna, le acque dei fiumi e dei canali si sono tinte di verde fosforescente. Gli autori di questa azione provocatoria sono gli ambientalisti del gruppo Extinction Rebellion, che da mesi hanno deciso di manifestare in questo modo la loro preoccupazione per le sorti del pianeta.
Gli attivisti dell’associazione ecologista hanno versato il colorante fosforescente nelle acque del Canal grande a Venezia, del Naviglio Grande e del Pavese a Milano, come nel canale Moline del Reno a Bologna, nel Po a Torino e nel Tevere a Roma. Un’azione coordinata di protesta contro le gravi condizioni dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.
Milano, 09 dicembre 2023
A Milano, i giovani – quasi tutti studenti universitari – si sono dati appuntamento in piazza XXIV Maggio, per poi recarsi a piedi sui navigli, cuore della movida nel capoluogo meneghino. Lì hanno spiegato che manifestazioni analoghe erano previste in contemporanea anche a Roma, Venezia, Torino e Bologna. Cosa che poi si è puntualmente verificata. In tutte le città sono stati improvvisati piccoli comizi per spiegare i motivi del gesto alla gente che assisteva alla colorazione delle acque.
Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, poiché è la seconda volta che le acque vengono tinte nella città lagunare che ha un equilibrio così delicato, ha chiesto che vengano fermati e denunciati gli autori di questa iniziativa: “Spero che gli eco vandali vadano in galera”, ha detto.
Gli attivisti protestano contro l’inefficacia delle discussioni che si stanno svolgendo alla Cop 28: fra i loro obiettivi anche il direttore del forum internazionale che accusano di essere legato agli interessi delle compagnie petrolifere.
Il colorante versato nelle nelle acque del Naviglio a Milano, come nelle altre città – assicurano – è la “fluoresceina”, colorante usato in geologia per tracciare i corsi d’acqua sotterranei, “non dannoso per l’ambiente e per gli animali”.
Milano, 09 dicembre 2023Milano, 09 dicembre 2023
A Milano è stato fatto fuoriuscire da una casa di cartone che è stata fatta affondare nelle acque gelide del naviglio, mentre i manifestanti, tutti studenti attorno ai 20 anni non nuovi a questo tipo di iniziative, col megafono spiegavano dal ponte dedicato alla poetessa Alda Merini, i motivi della loro manifestazione.
Torino, 09 dicembre 2023Bologna, 09 dicembre 2023
A Torino, la “casa affondata” era in mezzo al Po, di fronte ai Murazzi e nel frattempo, mentre le acque del fiume si tingevano di verde, uno striscione di 45 metri quadri è stato srotolato dal ponte Vittorio Emanuele I di Piazza Vittorio. A Venezia tre persone si sono calate dal Ponte di Rialto, aprendo uno striscione con scritto “Cop28: mentre il governo parla, noi appesi a un filo“. A Roma gli attivisti hanno esposto sull’isola Tiberina un grande striscione con la scritta “Mentre il governo parla, il mondo collassa! Agire ora!“.
“E’ un’azione civile non violenta che esprime il nostro disagio e la nostra presa di distanza dall’ipocrisia con cui vengono trattate le questioni ambientali a livello mondiale: non abbiamo più tempo per azzerare le emissioni nell’atmosfera. Una casa sta annegando in questo Naviglio per rappresentare l’Italia che affonda colpita dalle alluvioni e da altri eventi meteo senza precedenti, compreso la tempesta di luglio che ha abbattuto migliaia di alberi a Milano – spiega una delle manifestanti milanesi, 22 anni, studentessa di Filosofia vicina alla laurea magistrale –. Stiamo cominciando tutti ad accorgerci sulla nostra pelle delle conseguenze delle politiche sbagliate dei governi a livello mondiale. Anche alla Cop28 presieduta dall’amministratore delegato dall’Abu Dhabi national Oil company che ha interessi contrari a quelli che sono gli scopi della conferenza, uno che sostiene che non c’è scienza dietro a chi vuole abolire il fossile”.
Molta curiosità tra i passanti che affollavano le zone attorno ai corsi d’acqua diventati verdi fosforescenti. Tutti a fotografare le acque colorate di verde fosforescente che lentamente si allargavano per centinaia di metri. Nei luoghi dove sono state inscenate le manifestazioni, sono arrivate pattuglie dei carabinieri che hanno provveduto ad identificare gli autori dei blitz ambientalisti.
Venezia, 09 dicembre 2023Roma, 09dicembre 2023
Fluoresceina nel Canal Grande a Venezia, 28 attivisti portati in questura – “Dopo l’azione di oggi, 28 persone sono State portate in questura a Venezia e si trovano tutt’ora in stato di fermo. Tra di loro anche i fotografi e l’ufficio stampa“. Così in una nota Extinction Rebellion, che aggiunge: “Quello che è successo è gravissimo. Il sindaco Brugnaro, in spregio a qualsiasi regola democratica, ha annunciato sulle pagine social di voler denunciare Extinction Rebellion e auspicando che le persone in azione oggi finiscano in galera, dimenticandosi che le pene le decidono i magistrati e non i politici. Come dichiarato a mezzo stampa oggi, il colorante usato oggi è semplice fluoresceina. Un sale innocuo usato da geologi, speleologi o anche da idraulici come tracciante e addirittura per segnalare la posizione di subacquei dispersi in mare. Quando lo scorso maggio per errore venne sversata nel Canal Grande di venezia, infatti, gli esperti furono unanimi nell’escludere un pericolo per le persone e per fauna e flora. Oggi, invece, il sindaco inveisce contro chi ha voluto denunciare in modo estremamente pacifico e trasparente l’inadeguatezza dei governi di fronte ad una crisi che sta mettendo in ginocchio l’Italia intera. Qualsiasi denuncia sarà completamente pretestuosa e finalizzata a reprimere qualsiasi forma di dissenso, che nella vetrina di Venezia non è ormai più consentito“, termina la nota.
Tra le persone che hanno dovuto lasciare la struttura anche una donna incinta e pazienti Covid. La procura apre un’inchiesta
Incendio e morte nell’ospedale di Tivoli nella notte dell’Immacolata. Un rogo di vaste proporzioni ha avvolto il San Giovanni Evangelista alle 22,30 circa di venerdì 8 dicembre. Fiamme che hanno sprigionato un fumo denso che ha invaso la struttura. Sono quattro le vittime. Due donne e due uomini. Emilio Timperidi 76 anni, Giuseppina Virginia Facca di 84, Romeo Sanna e Pierina Di Giacomo di 86.
La prima vittima era nel reparto di Cardiologia, è stata accertata durante lo sgombero da parte dei vigili del fuoco. Altre due erano ricoverate nel reparto di Medicina. La quarta potrebbe essere morta poco prima dell’incendio o durante ma comunque non per cause riconducibili all’incendio. Paura tra i pazienti, circa 200, che sono stati portati via dalla struttura. Tra questi ci sono 7 bambini e una donna incinta messa in salvo con un’autoscala, e i pazienti Covid che si trovavano nel reparto al piano meno uno.
La Procura di Tivoli ha aperto un’inchiesta – La procura di Tivoli ha aperto un’inchiesta: è stata disposta l’autopsia sui corpi delle vittime. Le indagini sono affidate alla polizia e ai vigili del fuoco. I carabinieri hanno messo in salvo le sacche di sangue per le trasfusioni e hanno partecipato allo sgombero totale dell’ospedale.
I pazienti rimasti in trappola – Nonostante il personale dell’azienda sanitaria abbia messo in atto il piano di evacuazione in breve tempo, alcuni pazienti sarebbero rimasti intrappolati nel reparto al secondo piano di Medicina trasfusionale e in terapia intensiva neonatale, al quinto piano, dove sono ricoverati tre bambini monitorati da personale del 118 perché non si possono trasferire. Molti neonati sono stati portati nelle ambulanze e altri pazienti nella vicina palazzina del Cup. Centocinquanta posti letto, intanto, sono stati allestiti temporaneamente in una palestra. La parte più colpita dell’ospedale è l’ala che si affaccia su via Roma.
L’incendio dal reparto per rifiuti speciali – I vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile la struttura dell’ospedale dopo avere sgomberato all’alba gli ultimi pazienti. In tutto le persone messe in salvo sono 160. Da un primo sopralluogo a fiamme spente, i vigili del fuoco hanno ricostruito che il rogo sarebbe partito da alcuni rifiuti speciali che si trovavano in una paizzola dell’ospedale. Da quel punto le fiamme si sono propagate all’interno della struttura, prima al piano meno tre dove c’è anche il pronto soccorso e poi agli altri reparti.
Dal piano -2 dell’ospedale le fiamme hanno raggiunto il pronto soccorso e la Terapia intensiva. Altri reparti non sarebbero stati invece toccati, ma il fumo molto denso ha invaso tutto l’ospedale e per questo si è resa necessaria l’evacuazione dell’intera struttura.
Le indagini dei carabinieri chiariranno l’esatta dinamica. Aperto con urgenza il coc, il tavolo per le emergenze, tra protezione civile, forze dell’ordine, sindaco e prefettura.
Incendio nell’ospedale a Tivoli: quattro morti (due uomini e due donne), due pazienti intossicati e 250 evacuati. Emergenza nella grande struttura alle porte di Roma, con i malati intubati bloccati nel letto mentre fuoco e fumo avanzavano nei corridoi. Dopo un paio di ore di paura e angoscia, Adriano De Acutis, comandante provinciale dei vigili del fuoco fa il punto della situazione (quando parla è da poco passata l’una di notte): «La situazione non è ancora completamente sotto controllo, l’incendio è quasi spento, lo stiamo domando, ma c’è ancora molto fumo. Inoltre non siamo ancora riusciti a raggiungere tutte le aree dell’ospedale e ci sono alcuni pazienti che non possono essere portati fuori»
Nella notte il primo bilancio: un morto in Cardiologia e si teme per la vita di altre due persone, alcuni pazienti sono intossicati di cui uno molto grave; intossicata anche un’infermiera; preoccupazione perché alcuni anziani dipendono dalle bombole di ossigeno che si stavano scaricando e mancava la corrente, il generatore portava energia solo in terapia intensiva dove malati molto gravi però non potevano essere spostati. Si è fatto di tutto per mettere in salvo le sacche di sangue per l’emodialisi. Centocinquanta posti sono stati allestiti temporaneamente in una palestra. La parte più colpita è l’ala che si affaccia su via Roma. Ora c’è una fetta importante della provincia romana che si ritrova senza un ospedale agibile e molte domande a cui dare una risposta.
Incendio ospedale Tivoli, corsa contro il tempo per recuperare le bombole di ossigeno
Tivoli, incendio all’ospedale: corsa contro il tempo per recuperare le bombole di ossigeno da altri ospedali del Lazio per assistere i pazienti ospitati nella palestra e nelle zone non davastate dalle fiamme.
Il rogo è divampato attorno a mezzogiorno in una casa in via Garibaldi a di Triginto di Mediglia
Mediglia (Milano), 08 dicembre 2023
Momenti di paura ieri ad ora di pranzo a Triginto di Mediglia per un rogo divampato in un sottotetto di una villetta di via Garibaldi. Fortunatamentenon si sono registrati feriti o intossicati ma solo danni alla copertura della casetta. Il violento incendio è divampato attorno a mezzogiorno in una villetta dove sono in corso lavori di ristrutturazione per cause ancora in fase di accertamenti.
Secondo quanto emerso le fiamme sarebbero partite dalla canna fumaria dell’abitazione. Al momento dell’incidente in casa non vi erano i proprietari ma solo dagli operai che stavano eseguendo i lavori. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con quattro mezzi, tra cui tre autopompe e un’autoscala.
Varese, l’incidente è avvenuto in via Per Angera. Le cause sono ancora in fase di accertamento. Sul posto vigili del fuoco e carabinieri
Sesto Calende (Varese), 8 dicembre 2023
E’ ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Circolo di Varese una donna di 33 anni rimasta ferita nella notte dal crollo di un cancello. E’ accaduto intorno alle 2,30 in via Per Angera a Sesto Calende, le cause sono ancora in corso di ricostruzione. Immediata la richiesta di intervento ai soccorsi: sul posto sono intervenuti i soccorritori con ambulanza, auto medica ed elisoccorso.
I sanitari una volta stabilizzata la donna ferita, ne hanno disposto il trasporto con l’elicottero all’ospedale di Circolo, dove è arrivata in codice rosso.Le sue condizioni sono gravi. Sul luogo dell’incidente anche i vigili del fuoco, e i carabinieri della Compagnia di Gallarate.
Via Monti, le fiamme sarebbero partite dalla cucina e si sarebbero poi estese all’appartamento rendendo l’aria irrespirabile. Residenti evacuati, nessun ferito
Monza, 8 dicembre 2023
Questa mattina alle 5.20 a Monza in via Vincenzo Monti, i vigili del fuoco sono intervenuti per un incendio di una cucina. Sul posto le squadre del Comando provinciale di Monza e Brianza hanno evacuato due persone che si erano rifugiate sul balcone posto al primo piano della propria abitazione a causa dell’incendio.
Sul posto sono intervenuti l’autopompa, il modulo boschivo e l’autoscala dalla sede centrale di Monza, il carro soccorso dal distaccamento di Desio e l’autopompa dal distaccamento volontario di Lissone. Nessuno è rimasto ferito.
Epicentro a circa sette chilometri da Castelsaraceno
Nelle prime ore della mattinata di oggi, venerdì 8 dicembre, intorno alle ore 7, si è avvertita una scossa di terremoto a Castelsaraceno, in provincia di Potenza (Basilicata).
Basilicata, scossa di terremoto in provincia di Potenza – La scossa di terremotoche è stata registrata nel corso della mattinata di oggi nella Regione della Basilicata, ha interessato la zona di Castelsaraceno, un piccolo comune sito in provincia di Potenza. L’evento tellurico è stato segnalato dai sismografi dell’Istituto Nazionale di GeofisicaeVulcanologia (INGV) e, come specificano i medesimi esperti, è stato di magnitudo 3.0 sulla scala Richter. Ricordiamo che, in generale, una scossa di terremoto di questa entità viene generalmente descritta come ‘molto leggera‘, anche se comunque viene avvertita dalla popolazione. L’ipocentro del terremoto è stato individuato a circa 9 chilometri di profondità: non si registrano danni a persone o a cose.
La Basilicata come zona sismica: i terremoti nella storia – La Basilicata, come sappiamo, è una zona che dal punto di vista sismico può definirsi attiva. Negli ultimi anni, fortunatamente, non si sono registrate forti scosse: ma nella storia alcuni eventi tellurici hanno anche superato il valore 6 sulla scala Richter: l’ultimo di essi, tristemente noto, risale al1980.
Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici. Oggi 7 dicembre infatti il «trilogo» — i negoziati informali tra Commissione, Consiglio e Parlamento — hanno finalmente trovato la quadra sulla revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Energy Performance of Building Direttiva), la cosiddetta direttiva “Case green”, tanto criticata in Italia e proposta dall’Esecutivo comunitario a dicembre 2021 per alzare gli standard energetici del parco immobiliare dei Paese della Ue. Il testo che ha messo d’accordo Parlamento e Consiglio, con la mediazione della Commissione, elimina gli obblighi diretti per i proprietari, lasciando agli Stati maggiori libertà d’azione e fa slittare al 2024 il termine ultimo dell’addio alle caldaie a gas. Insomma, un accordo al ribasso che in parte vanifica gli obiettivi ambientalisti iniziali della direttiva. Ora il testo dovrà essere di nuovo votato per chiudere definitivamente la procedura.
I punti principali dell’accordo – Come si sa, sul tavolo del trilogo c’erano alcuni punti critici visto che la materia era finita al centro di un acceso dibattito in Paesi come l’Italia e la Germania. Aspetti che sono dovuti rimanere fuori dall’accordo dopo quelli fissati in un lungo incontro negoziale tenuto nella notte tra il 12 e il 13 ottobre scorsi. L’accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento europeo prevede che gli Stati membri garantiscano che il parco edilizio residenziale riduca il consumo medio di energia del 16% nel 2030 e del 26% nel 2035. Il 55% della riduzione energetica dovrà essere ottenuta attraverso la ristrutturazione degli edifici con le performacnce peggiori. Gli obiettivi principali della nuova direttiva sono che entro il 2030 tutti i nuovi edifici siano edifici a emissioni zero e che entro il 2050 il patrimonio edilizio esistente venga trasformato in edifici a emissioni zero. I due colegislatori hanno concordato inoltre l’installazione di idonei impianti di energia solare nei nuovi edifici, negli edifici pubblici e in quelli esistenti non residenziali che subiscono una ristrutturazione che richiede un permesso.
La caldaie a gas – In base a EnergiaOltre, il punto critico più ostico riguardava il phase-out dei combustibili fossili, con Parlamento e Consiglio che dovevano ancora trovare un’intesa sulla data entro cui gli edifici europei dovranno dire addio una volta per tutte alle caldaie a gas e a tutti gli altri sistemi di riscaldamento alimentati con fonti fossili. Alla fine, nel testo si dice che l’obbligo di abbandonare i combustibili fossili nelle abitazioni viene posticipato dal 2035 al 2040.
I pannelli solari – Dall’obbligo di installare pannelli solari sugli edifici vengono esclusi quelli residenziali, mentre restano contemplati gli edifici pubblici e quelli non-residenziali di grossa stazza, con eccezioni.
Con il Don Carlo di Verdi si è aperta ufficialmente la stagione lirica del Teatro alla Scala. La senatrice a vita assiste dal Palco Reale. Sul podio il maestro Riccardo Chailly, la regia è di Lluis Pasqual, sul palco le stelle del belcanto, da Anna Netrebko a Francesco Meli, da Michele Pertusi a Luca Salsi
Dopo aver ripercorso lo sviluppo dei primi anni creativi di Verdi con le inaugurazioni di stagione dedicate a Giovanna d’Arco, Attila e Macbeth, Riccardo Chailly torna a un capolavoro della maturità del compositore, Don Carlo, di cui ha consegnato al video una memorabile edizione ad Amsterdam alcuni anni fa. Il dramma politico schilleriano composto per Parigi e riadattato per la Scala da Verdi è stato storicamente un appuntamento immancabile per i Maestri scaligeri, da Tullio Serafin ad Arturo Toscanini fino a Claudio Abbado, che lo diresse due volte per il 7 dicembre nel 1968 e 1977, e Riccardo Muti. Per la nuova produzione torna alla Scala Lluís Pasqual, che dall’esperienza dal Teatre Llure di Barcellona agli anni con Strehler al Piccolo e all’Odéon di Parigi ha fatto della riflessione sul Barocco una costante della sua attività.
Alte volute di fumo, l’intervento dei vigili del fuoco
Allarme, poco fa, in zona Aurora per un incendio scoppiato in un condominio all’angolo fra via Cecchi e piazza Baldissera. Il fumo si vedeva da grande distanza e i vigili del fuoco sono intervenuti sul posto.
A prendere fuoco è stato un appartamento al quarto piano di un palazzo che di piani ne conta cinque. Due residenti dell’alloggio sono stati portati al Maria Vittoria, uno per ustioni e l’altro perché aveva respirato fumo. Per riuscire a respirare, alcuni inquilini hanno addirittura rotto i vetri delle finestre presenti nelle parti comuni. Nessun disagio per quanto riguarda la viabilità, perché i vigili non hanno dovuto chiudere strade al traffico. Nel primo pomeriggio, tutti i condomini – tranne quelli dell’alloggio al quarto piano che erano all’ospedale, con le stanze inagibili – hanno fatto ritorno a casa propria, mentre i pompieri avevano domato il rogo.
Un’altra persona è stata ferita in modo grave. Morto il killer: era un professore
Sono tre i morti nella sparatoria all’Università del Nevada a Las Vegas (UNLV), un’altra in condizioni critiche. Morto anche il killer, ha dichiarato mercoledì la polizia di Las Vegas. Il vicepresidente dei servizi di sicurezza pubblica dell’UNLV, Adam Garcia, ha dichiarato che gli agenti hanno “colpito” il tiratore, che è stato poi trovato “deceduto“. L’allarme nell’ateneo è scattato attorno alle 11.30 ora locale, le 20.30 in Italia, nella Beam Hall, edificio che ospita la facoltà di economia.
Nel giro di pochi minuti dal primo sparo, gli agenti della polizia di Las Vegas hanno sparato contro il tiratore, hanno dichiarato le fonti. Dopo essere intervenuti, hanno scoperto che il sospetto era morto.
Jason Whipple Kelly, studente al secondo anno di legge all’UNLV, stava entrando nel campus per sostenere un esame finale quando alle 11:51 ha ricevuto un SMS dall’università. “La polizia universitaria sta rispondendo a una segnalazione di spari in BEH (Beam Hall, ndr), evacuare in un’area sicura, correre-nascondersi-combattere“, si leggeva. Non appena ha letto il messaggio, le sirene hanno iniziato a suonare e ha visto la polizia correre nel campus.
Assalitore era un professore di 67 anni – L’autore della sparatoria era un professore universitario di 67 anni. Lo rende noto la Cnn, citando fonti delle forze dell’ordine, precisando che l’uomo aveva legami con college in Georgia e North Carolina, ma non si sa che tipo di contatti avesse con il campus che ha attaccato. Ancora non è stata resa nota la sua identità.
In una conferenza stampa lo sceriffo dell’area metropolitana di Las Vegas, Kevin McMahill, ha detto che “quello che è successo oggi è stato un terribile, imperdonabile crimine, se non ci fosse stata l’eroica azione degli agenti che hanno risposto, vi sarebbero state molte altre vittime“. La sparatoria ha shoccato il campus universitario, dove sono in corso gli esami di fine semestre prima delle vacanze invernali, e l’intera città di Las Vegas che nel 2017 è stata teatro della più sanguinosa strage di massa della storia moderna americana, con 60 persone uccise ed oltre 400 ferite durante un festival musicale.
Sono 565 le sparatorie di massa da inizio 2023 negli Usa – Al 26 ottobre, dopo il duplice attacco in Maine in cui sono morte 16 persone e decine sono state ferite, le sparatorie di massa negli Usa da inizio anno erano 565. La statistica è del Gun Violence Archive, che definisce sparatorie di massa quelle in cui almeno 4 persone rimangono uccise o vengono ferite. Dall’inizio dell’anno sono state invece 31 le sparatorie con un numero di vittime superiori a 4. La più sanguinosa delle sparatorie di masse di quest’anno è avvenuta lo scorso gennaio a Monterey Park, in California, dove 11 persone sono state uccise ed altre 10 ferite mentre festeggiavano il capodanno cinese.
I dati dell’Archive hanno registrato negli ultimi 3 anni i numeri più alti di episodi di violenza: 645 nel 2022, 688 nel 2021 e il 610 nel 2020. Finora quest’anno sono 15.500 le persone negli Usa che hanno perso la vita in incidenti che hanno coinvolto armi da fuoco, esclusi i suicidi. E tra questi si annoverano 246 bambini sotto gli 11 anni e 1100 adolescenti tra i 12 e i 17 anni.
Secondo il rapporto di un’altra organizzazione, la Kaiser Family Foundation, quasi un americano adulto su cinque ha avuto un familiare ucciso con un’arma da fuoco, compresi i suicidi. La stessa percentuale di adulti è stata almeno una volta minacciata con un’arma e circa un adulto su sei ha assistito ad una sparatoria.
Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 ore 00:53 “l’incidente della ThyssenKrupp di Torino”
L’incidente della ThyssenKrupp di Torino fu un grave incidente sul lavoro avvenuto il 6 dicembre 2007 nello stabilimentoThyssenKrupp di Torino, nel qualeotto operai furono coinvolti in un’esplosione che causò la morte di sette di loro. L’incidente è considerato tra i più gravi avvenuti sul lavoronell’Italia contemporanea
Le vittime – L’incidente ha causatola morte di sette degli otto operai coinvolti, deceduti tutti nel giro di 30 giorni dai fatti:
Antonio Schiavone, 36 anni, deceduto il 6 dicembre 2007, nel luogo dell’incidente
Roberto Scola, 32 anni, deceduto il 7 dicembre 2007
Angelo Laurino, 43 anni, deceduto il 7 dicembre 2007
Bruno Santino, 26 anni, deceduto il 7 dicembre 2007
Rocco Marzo, 54 anni, deceduto il 16 dicembre 2007
Rosario Rodinò, 26 anni, deceduto il 19 dicembre 2007
Giuseppe Demasi, 26 anni, deceduto il 30 dicembre 2007
Terremoto a Orvieto. Scossa di magnitudo 3.6 registrato nella serata di mercoledì (ore 21,06) nella zona di Allerona, sentita anche a Viterbo, Siena e Terni.
Terremoto Orvieto, sospeso spettacolo teatrale al Mancinelli – In città era in corso uno spettacolo al teatro Mancinelli, la prima di “Anatra all’Arancia” con Emilio Solfrizi, e in seguito alla scossa tutti gli spettatori sono stati fatti precauzionalmente uscire. Tra loro anche la sindaca Roberta Tardani che ha deciso per il rinvio della rappresentazione.
Al momento non risultano danni e vigili del fuoco hanno reso noto che alla sala operativa non è pervenuta alcuna richiesta di intervento o di informazioni. Ulteriori verifiche sul territorio saranno comunque svolte nelle prossime ore.
La più forte di magnitudo 3.6 in provincia di Orvieto, nessun danno
Due scosse di terremoto sono state avvertite in serata nella zona di Orvieto senza comunque provocare danni.
Secondo l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la più forte ha avuto magnitudo 3.6 ed è stata registrata alle 21.06 a quattro chilometri da Allerona. Un altro sisma di magnitudo 2.2 c’è stato cinque minuti prima nei pressi di Castel Viscardo.
Alle 17.55 un terremoto di magnitudo 2.8 ha interessato anche il Trentino meridionale. L’epicentro è stato calcolato a ovest dell’abitato di Mori, nella zona di Loppio. La profondità dell’evento è di circa 15 chilometri. Il terremoto è stato avvertito dalla popolazione anche a qualche chilometro di distanza dall’epicentro. Alla Centrale operativa del Corpo permanente dei Vigili del fuoco non è stato comunque segnalato alcun danno, informa la Provincia di Trento.
Sospeso spettacolo teatrale a Orvieto dopo sisma 3.6
Sindaca Tardani decide per rinvio ma assicura ‘nessun danno’
È stato avvertito anche a Orvieto il terremoto di magnitudo 3.6 registrato nella serata di mercoledì nella zona di Allerona.
In città era in corso uno spettacolo al teatro Mancinelli e in seguito alla scossa tutti gli spettatori sono stati fatti precauzionalmente uscire.
Tra loro anche la sindaca Roberta Tardani che ha deciso per il rinvio della rappresentazione. “Al momento non risultano danni”, ha detto raggiunta dall’ANSA. I vigili del fuoco hanno reso noto che alla sala operativa non è pervenuta alcuna richiesta di intervento o di informazioni. Ulteriori verifiche sul territorio saranno comunque svolte nelle prossime ore.