Un guasto tecnico a San Pellegrino blocca la circolazione; intervento dei tecnici RFI in corso
Treni dell’Alta velocità con ritardi fino a 90 minuti per un “inconveniente tecnico sulla linea” nel tratto Firenze-Bologna. Lo rende noto Ferrovie dello Stato sui suoi canali.
L’inconveniente si è registrato all’altezza di San Pellegrino. Gli impatti hanno coinvolto treni na Nord a Sud. “Prosegue l’intervento dei tecnici di Rfi” per risolvere il problema, fa sapere Fs. I monitor in stazione a Bologna avvisano i viaggiatori che i ritardi sono dovuti a un “guasto agli impianti di circolazione”.
Da Nord a Sud si sente il peso delle correnti artiche. Fiocchi bianchi attesi anche a bassa quota. Le regioni coinvolte
Maltempo, freddo e neve. Questo è lo scenario meteo atteso in Italia per le prossime ore. Se quella di oggi, 19 novembre, si attesta come una giornata “di passaggio” quelle di giovedì 20 e venerdì 21 novembre saranno all’insegna del brutto tempo. Gli esperti di 3bmeteo spiegano che nel corso delle prossime ore “l’aria fredda associata alla saccatura artica entrerà sul Mediterraneo dal Golfo del Leone stimolando la formazione di un profondo sistema depressionario che porterà maltempo e venti forti su tutta l’Italia. Le temperature scenderanno ulteriormente e la neve potrà cadere fino a bassa quota“. Vediamo meglio le previsioni per le prossime ore.
Arriva il freddo sull’Italia: le regioni dove è attesa la neve – Secondo 3bmeteo, quella di giovedì 20 novembrea Nord sarà una giornata segnata da “nuvolosità irregolare altrove con piogge e rovesci a carattere intermittente“. Neve sulle Alpi tra 600-900 metri al mattino e 500-700 la sera, anche sotto ai 500 metri la notte. Al Centro meteo instabile con rovesci e temporali, più frequenti su Lazio e Appennino ma non esclusi anche sulla Toscana. Al Sud, veloci rovesci al mattino in Sardegna poi migliora. Peggiora invece su Campania, Molise e Puglia settentrionale con rovesci e temporali tra il pomeriggio e la sera.
Fonte 3bmeteo
Venerdì 21 ombrelli aperti in Lombardia, Triveneto ed Emilia Romagna. Neve sulle Alpi intorno 300-500 metro e localmente anche sotto ai 300. Anche al Centro e al sud il tempo sarà perturbato con piogge e temporali anche intensi.
Cosa cambia per i cittadini italiani con il nuovo ddl semplificazioni? Tutte le novità per gli over 70 e non solo.
Importanti novità arrivano dal ddl semplificazioni, con due misure che cambieranno la vita a milioni di italiani. Con lo stop al rinnovo della carta d’identità per gli over 70 e l’istituzione delle farmacie di servizio il prossimo decreto promette di semplificare gli adempimenti burocratici e ridurre le code agli sportelli per una larga fetta della popolazione.
Dll semplificazioni: due novità in arrivo – L’annuncio delle due misure previste nel prossimo decreto semplificazioni è arrivato dal ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, e si tratta di due importanti riforme che andranno a semplificare la vita a molti italiani.
Le nuove misure riguarderanno la validità della carta d’identità, che per chi ha superato i 70 annisarà illimitata, e la creazione di farmacie di servizio nelle quali sarà possibile scegliere il medico di famiglia ed effettuare i vaccini.
Per attuare queste due importanti riforme, il Governo conta di poter attingere al Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le risorse del Pnrr andranno così a finanziare, oltre ai 400 interventi già presentati e ai tanti altri in arrivo in Parlamento, anche queste due procedure, che promettono di ridurre i disagi e rendere la burocrazia meno complessa.
Validità illimitata della carta d’identità per gli over 70 – Attualmente il documento di riconoscimento ha una validità di 3 anni per i bambini piccoli, 5 per i minori di età compresa tra 3 e 18 anni, e 10 per gli adulti. Con la nuova norma saranno proprio questi ultimi (o perlomeno una parte di loro) a non doversi più preoccupare della scadenza. Il decreto semplificazioni prevede infatti che, per gli over 70, la carta d’identità abbia una validità illimitata.
Questo significa che chi ha più di 70 anni non dovrà più recarsi all’anagrafe del proprio Comune di residenza per rinnovare il documento alla scadere del decimo anno. Restano tuttavia da definire alcuni dettagli, come quello riguardante la validità della foto attuale e la gestione di casi particolari, ma si tratta di una procedura che avrà un impatto notevole sulla vita quotidiana dei più deboli visto che, secondo le stime, a beneficiarne saranno circa 7 milioni di cittadini italiani.
Farmacie di servizio, cosa sarà possibile fare – L’altra importante novità prevista nel pacchetto di semplificazioni riguarderà l’istituzione delle farmacie di servizio. Si tratterà di luoghi in cui sarà possibile fare alcune pratiche burocratiche attualmente disponibili solo presso le Asl e dal proprio medico.
In dettaglio in queste strutture sarà possibile procedere alla scelta del medico di famiglia e fare le vaccinazioni, senza passare dall’Autorità Sanitaria Locale. Anche questa novità promette di eliminare alcuni passaggi inutili e velocizzare così le procedure per molti cittadini, rendendo così la pubblica amministrazione più efficiente.
Mario Cusimano era accusato di omicidio colposo. La sentenza del Tribunale di Prato ha chiuso il primo grado del processo
Luana D’Orazio – (Fotogramma)
È stato assolto “per non aver commesso il fatto” Mario Cusimano, il tecnico manutentore imputato per la tragica morte di Luana D’Orazio, la giovane mamma di 22 anni decedio 2021 risucchiata dall’orditoio presso un’azienda tessile di Montemurlo (Prato) dove lavorava. Lo ha deciso oggi il giudice del Tribunale di Prato, Jacopo Santinelli, al termine del processo di primo grado.
Cusimano, unico imputato nel procedimento ordinario dopo che i titolari dell’azienda, Luana Coppini e Daniele Faggi, avevano già patteggiato rispettivamente due anni e uno e mezzo di reclusione, era accusato di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche nell’orditoio che ha stritolato la 22enne operaio. Il pubblico ministero Vincenzo Nitti aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi.
Accolta invece la tesi difensiva dell’avvocato Melissa Stefanacci, secondo cui il tecnico non avrebbe mai manomesso il macchinario né le sue misure di sicurezza, lasciando intendere che eventuali modifiche potessero essere state operate da altri.Emma Marrazzo, mamma di Luana, ha commentato: “Mia figlia resta un simbolo di ingiustizia“. E poi ha espresso il dolore per una sentenza che ritiene non rifletta appieno la responsabilità del dramma. La Procura attende di conoscere le motivazioni prima di valutare un eventuale ricorso contro l’aasoluzione.
Commento:Ricordo di una giovane vita spezzata sul lavoro
Luana D’Orazio era una giovane operaia di 22 anni, madre di un bambino piccolo, morta il 3 maggio 2021 in un incidente sul lavoro a Montemurlo, nel distretto tessile di Prato. Lavorava in un’azienda tessile dove rimase trascinata e schiacciata da un macchinario di orditura che, secondo le ricostruzioni, non avrebbe dovuto essere in funzione nelle condizioni in cui si trovava.
La sua morte suscitò grande emozione in tutta Italia e riportò al centro dell’attenzione il tema, antico e purtroppo sempre attuale, della sicurezza nelle fabbriche. Il caso portò a indagini approfondite e a un processo che vide condanne per violazioni alle norme di sicurezza. La storia di Luana è diventata un simbolo della fragilità del lavoro moderno, ricordando quanto sia importante non allontanarsi mai dalle buone pratiche e dalle regole che, da sempre, proteggono chi lavora.
La protesta a Cornigliano dopo la rottura della trattativa a seguito del piano del governo. La Fiom: “ Chiediamo a Regione e Comune di farsi sentire e vedere”
Gli operai Ilva dopo l’assemblea interna sono usciti dalla fabbrica percorrendo la strada Guido Rossa con i mezzi diretti nel centro di Cornigliano per un presidio che viene annunciato come ad oltranza.
Alle 9 i lavoratori hanno bloccato via Cornigliano davanti alla stazione
“Il piano del governo porta alla chiusuradella fabbrica con la conseguenza che a Genova abbiamo mille posti di lavoro a rischio, mille famiglie che rischiano di perdere il loro sostentamento e la fine della siderurgia nella nostra città e nel paese”. Così Armando Palombo storico delegato Fiom Cgil della ex Ilva di Cornigliano e Stefano Bonazzi Segretario Generale Fiom Cgil Genova.
Poco tempo per intervenire – “Quel poco che si produce si vende subito a Taranto per fare cassa -spiega Palombo – Ovviamente gli stabilimenti del Nord, Genova in primis, poi Novi eccetera, non avranno più prodotto e quindi chiudono. Vuol dire che a Genova, perché adesso siamo a Genova, si perdono 1.000 posti di lavoro.E chiediamo agli enti locali, al Comune, alla Regione, di sospendere ogni attività come segno di solidarietà e di cominciare a trovare soluzioni serie a 1.000 posti di lavoro. Quindi non è più un problema del cassintegrato in più o cassintegrato in meno. Qua stanno chiudendo la siderurgia d’Italia”.
“Dal primo gennaio – proseguono Palombo e Bonazzi – saranno in 6 mila a livello nazionale a trovarsi in cassa integrazione e dal primo di marzo chiuderanno tutti gli impianti.”.
L’appello a Regione e Comune – Nicola ApicellaCoordinatore RSU Fiom CGIL: “Oggi c’è l’annuncio di 24 ore di sciopero. Noi abbiamo dichiarato l’occupazione della fabbrica. Con i nostri mezz andremo a Ponte Morigiano e aspetteremo lì. Qualcosa succederà. Chiediamo agli enti locali, Comune e Regione, non solo a solidarietà con comunicati, ma che sospendano le sedute e che si facciano vedere. E che comincino a pensare che Genova perde 1.000 posti di lavoro. Quindi, a chi annunciava piani fantasmagorici, oggi sul piatto c’è non un cassintegrato in più, ma 1.000 posti di lavoro”
I sì sono stati 427, un solo no. Solo due giorni fa il presidente Trump ha detto che non si sarebbe opposto alla pubblicazione di tutti i file. Ora la legge passa al Senato
Proteste negli Usa per la divulgazione dei file sul caso Epstein – (Afp)
La Camera degli Stati Uniti ha approvato oggi una legge bipartisan che impone al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici tutti i fascicoli relativi a Jeffrey Epstein. La misura è stata approvata con un sostegno schiacciante, ottenendo 427 voti a favore e 1 contrario (del deputato repubblicano Clay Higgins della Louisiana).
Il disegno di legge passerà ora al Senato. Se approvato, sarà inviato al presidente Donald Trump per l’approvazione e la firma definitiva.
La legge, che ha ottenuto il sostegno sia dei legislatori repubblicani che di quelli democratici, mira a garantire la piena trasparenza e giustizia nei confronti delle vittime di Epstein. I deputati repubblicani Thomas Massie e Marjorie Taylor Greene hanno tenuto oggi una conferenza stampa a Capitol Hill, esortando i loro colleghi a sostenere il disegno di legge, secondo quanto riportato dalla Cnn.
Durante la conferenza, diverse vittime degli abusi di Epstein hanno condiviso le loro storie, sottolineando la necessità di rendere pubblici i fascicoli.
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il suo sostegno al disegno di legge, esortando i repubblicani della Camera a sostenerlo. In una rara inversione di rotta, Trump ha pubblicamente invitato il Congresso ad approvare la misura, promettendo di firmarla se fosse arrivata sulla sua scrivania. Tuttavia, il rappresentante democratico Robert Garcia ha criticato l’amministrazione Trump per non aver reso pubblici i documenti prima.
“Quiet, quiet piggy”. “Zitta, stai zitta cicciona“. Questo l’insulto sessista, bodyshaming e pure antianimalista se si considera il termine “piggy” (“grassa come un maiale“) che Donald Trump ha rivolto ad una giornalista di Bloomberg che gli stava ponendo una domanda sul caso di Jeffrey Epstein. Secondo quanto riportato da diversi media americani, il presidente ha offeso la reporter qualche giorno fa, a bordo dell’Air Force One.
Trump stava tornando a Washington quando Catherine Lucey, la giornalista di Bloomberg insultata, gli ha chiesto perché non volesse pubblicare i documenti su Epstein. Il presidente l’ha guardata e puntandole il dito contro ha detto: “Zitta, stai zitta, cicciona“. Parlando con i giornalisti sulla pista d’atterraggio il tycoon ha continuato ad attaccare Lucey dicendo che “Bloomberg dovrebbe licenziarla“. “Piggy” è stato uno degli insulti preferiti del tycoon in passato. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, l’ex Miss Universo Alicia Machado, che vinse il titolo a 19 anni quando Trump era comproprietario dell’organizzazione, affermò che il presidente aveva minacciato di toglierle il titolo dopo che era “ingrassata”.
La Camera Usa voterà tra le 14 e le 20 locali (le 20 e le 2 di notte in Italia) il disegno di legge per divulgare tutti i file di Epstein entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. Lo riferisce la Cnn.
Un gruppo bipartisan di deputati e senatori americani, tra cui Marjorie Taylor Greene, ha dichiarato in una conferenza stampa fuori dal Capitol Hill che si aspetta che la sua risoluzione sui documenti del caso Jeffrey Epstein venga approvata all’unanimità dalla Camera.
Accanto ai parlamentari c’erano alcune delle vittime del finanziere pedofilo che hanno chiesto alle autorità di “smetterla di strumentalizzare la vicenda per fini politici“. Se la Camera approverà la risoluzione, il Senato voterà se inviare la misura a Donald Trump per la firma. “Non rovinate tutto al Senato“, ha detto il deputato Thomas Massie, repubblicano del Kentucky e promotore del disegno di legge.
Anche Mike Johnson sosterrà la proposta di legge per la pubblicazione dei documenti sul caso di Jeffrey Epstein. Lo ha annunciato lo stesso speaker della Camera americana ai repubblicani dopo che per mesi, seguendo le indicazioni di Donald Trump, si era opposto al voto della misura sostenendo la necessità di proteggere le vittime del finanziere pedofilo.
Foto di una donna che ha dimenticato le credenziali per accedere allo Spid, fonte: ScreenWorld.it
Lo SPID non si ferma. Le nuove convenzioni sono state ufficialmente rinnovate el’identità digitalecontinuerà a essere lo strumento principale per accedere ai servizi pubblici online. Una conferma che rassicura milioni di utenti ma che introduce anche novità sui costi per i gestori, con effetti che potrebbero riflettersi sul sistema nelle modalità di gestione del servizio.
L’Agenzia per l’Italia Digitale ha formalizzato il rinnovo degli accordi con gli Identity Provider, assicurando continuità a uno dei servizi più utilizzati dai cittadini italiani. Lo SPID, infatti, è ormai indispensabile per accedere a INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario elettronico, bonus fiscali, certificati digitali e moltissimi altri servizi essenziali. La decisione permette di evitare interruzioni e di mantenere attiva la rete di autenticazione nazionale, scongiurando il caos che si sarebbe creato con un’eventuale interruzione del servizio.
Le nuove convenzioni introducono alcuni aggiustamenti neirapporti tra AGID e i fornitori di identità digitale, soprattutto sul fronte dei costi amministrativi e delle condizioni tecniche.Non cambia invece l’obbligo di fatto per ogni cittadino che vuole utilizzare i servizi digitali della pubblica amministrazione:senza SPID, molte operazioni ormai non sono più accessibili. È una realtà con cui fare i conti, che piaccia o no. Il rinnovo stabilisce gli standard tecnici e di sicurezza che gli Identity Provider devono continuare a rispettare, oltre a definire i nuovi parametri economici legati alla gestione del servizio. L’obiettivo dichiarato è garantire stabilità e continuità nel tempo, evitando i frequenti rinnovi provvisori degli anni precedenti che avevano generato incertezza tra operatori e utenti.
La parola d’ordine è continuità: il sistema resta attivo e pienamente operativo. Gli aggiornamenti riguardano soprattutto l’adeguamento dei costi sostenuti dagli operatori, che devono garantire manutenzione, assistenza tecnica, sicurezza informatica e aggiornamenti tecnologici costanti. Il servizio per i cittadini rimane gratuito, ma il quadro economico dietro le quinte viene aggiornato per mantenere sostenibile la gestione dell’identità digitale nel lungo periodo. Negli ultimi anni la digitalizzazione della pubblica amministrazione ha reso lo SPID uno strumento imprescindibile. Da bonus fiscali a prenotazioni sanitarie, dai concorsi pubblici ai certificati anagrafici: quasi tutto passa attraverso l’identità digitale. Senza SPID, gran parte dei servizi essenziali non è accessibile, e l’alternativa della CIE digitale non è ancora così diffusa né usata con la stessa semplicità e praticità.
Per questo motivo, anche con l’arrivo delle nuove convenzioni, rimane l’obbligo pratico di dotarsi dell’identità digitale. Non è una scelta opzionale: è il passaggio necessario per interagire con la pubblica amministrazione e con molti enti che richiedono la verifica dell’identitàin modo sicuro. Chi non ce l’ha si trova tagliato fuori da operazioni quotidiane che una volta si svolgevano allo sportello e oggi esistono solo in formato digitale.
Per chi già possiede lo SPID non cambia praticamente nulla. Le credenziali restano valide e il servizio continua a essere utilizzabile senza limiti e senza costi aggiuntivi. Gli aggiornamenti riguardano soltanto la parte amministrativa tra AGID e gli Identity Provider, quella che l’utente finale non vede ma che garantisce il funzionamento dell’intera infrastruttura. Chi invece deve ancora attivarlo può farlo tramite i consueti gestori riconosciuti, seguendo la procedura di riconoscimento online o di persona. Il sistema richiede pochi minuti e una volta completato permette di utilizzare migliaia di servizi pubblici e privati con un’unica identità digitale. La procedura prevede il caricamento di un documento d’identità valido, la verifica dell’identità attraverso diverse modalità (videochiamata, riconoscimento de viso, firma digitale) e la creazione delle credenziali personali.
Il messaggio delle nuove convenzioni è chiaro: il sistema resta, viene rafforzato e continuerà a essere lo strumento principale dell’accesso digitale per tutti. La digitalizzazione della pubblica amministrazione non è più un processo in divenire ma una realtà consolidata, e lo SPID ne rappresenta la chiave d’accesso universale. Adeguarsi non è più una questione di scelta personale ma di necessità pratica per vivere pienamente la cittadinanza digitale.
Migliaia di utenti hanno segnalato disservizi al sito specializzato Downdetector
AGI – Diversi siti web, tra cui la piattaforma X, stanno registrando problemi a causa di un malfunzionamento legato all’infrastruttura Internet di Cloudflare. Migliaia di utenti hanno segnalato disservizi al sito specializzato Downdetector.
“Cloudflare è a conoscenza di un problema che potrebbe avere un impatto su più clienti e sta indagando“, ha comunicato l’azienda sulla propria dashboard in tarda mattinata, aggiungendo che fornirà aggiornamenti non appena disponibili. Il nuovo problema arriva a breve distanza dal blackout che il mese scorso ha coinvolto Amazon Web Services, mandando offline oltre mille siti e applicazioni, seguito poi da un’altra interruzione che, invece, ha colpito Microsoft Azure.
Impatto del disservizio Cloudflare sui servizi online – Cloudflare fornisce strumenti essenziali per aiutare i siti web a respingere gli attacchi informaticie a caricare i contenuti in modo efficiente. Sembra che numerosi servizi online siano stati interessati dai problemi di Cloudflare: oltre a X, il blocco ha coinvolto, tra gli altri, il famoso gioco onlineLeague of Legends, ma anche Spotify,Amazon, Canva, Perplexity e OpenAI (e quindi ChatGPT) hanno riscontrato interruzioni.
Down Cloudflare: Analisi tecnica del malfunzionamento del 18 Novembre 2025 (risolto)
Il 18 novembre 2025 Cloudflare ha subito un malfunzionamento globale, generando errori HTTP 500 e interruzioni su servizi e siti Web utilizzati da milioni di utenti in tutto il mondo.
Il 18 novembre 2025 resterà nella memoria di molti utenti e amministratori di rete come il giorno in cui Cloudflare, uno dei principali provider di servizi di rete e sicurezza Internet a livello globale, ha lamentato un malfunzionamento di vasta scala. L’interruzione ha interessato servizi critici e popolari, tra cui X (ex Twitter), ChatGPT, Canvae persino Downdetector, ironicamente colpito nel momento stesso in cui raccoglieva le segnalazioni degli utenti rispetto a Cloudflare e ad altri servizi.
Gli aggiornamenti ufficiali sulla dashboard Cloudflare System Status evidenziano chiaramente che il problema non è circoscritto a singole rotte o regioni specifiche, ma interessa l’intera rete globale. I continui aggiornamenti indicano che, sebbene alcuni servizi come Cloudflare Access e WARP abbiano già iniziato a funzionare in determinate aree, altri servizi Cloudflare continuano a registrare errori elevati e interruzioni intermittenti in tutto il mondo. Ciò conferma che il malfunzionamento è radicato nell’infrastruttura centrale e non in problemi locali di connettività o routing, con impatti diffusi sui clienti e sulle applicazioni distribuite sulla rete globale di Cloudflare.
Alle ore 15,42 italiane Cloudflare ha comunicato di aver risolto il problema.“È stata implementata una correzione e riteniamo che l’incidente sia stato risolto. Continuiamo a monitorare eventuali errori per garantire che tutti i servizi tornino alla normalità“, si osserva dalla società.
La cronologia dell’incidente – La prima segnalazione ufficiale di Cloudflare è arrivata intorno alle 12:53 UTC, confermando che si stavano investigando problemi che causavano errori HTTP 500, rilevati anche sulla dashboard e lato API. Già dai primi minuti si è notata la gravità dell’evento.
L’errore più comune è Internal Server Error(500) che compare visitando tutti quei siti Web configurati per usare Cloudflare come Web proxy. La pagina esposta al browser mostra “You, Browser, working / Cloudflare error / Host working“.
Tuttavia, si stanno registrando problemi anche con i pagamenti elettronici. Le verifiche sulle carte di credito passano dasecure7.arcot.comche, al momento del down di Cloudflare, risulta anch’esso affetto dal medesimo problema.
Cause e possibili motivazioni – Il problema principale si manifesta, come detto, sotto forma di errori HTTP 500 a livello di server, segnale di malfunzionamenti interni nei nodi della rete globale di Cloudflare. Le possibili cause includono:
Problemi di distribuzione a livello di rete: aggiornamenti o manutenzioni che impattano i server critici.
Attacco DDoS mirato: Cloudflare ha recentemente respinto attacchi record da 11,5 Tbps, suggerendo la possibilità di un nuovo tentativo malevolo.
Errore di configurazione interna: problemi nel propagare modifiche alle API o al DNS.
Un punto di interesse è il conseguente effetto domino: servizi che dipendono dall’infrastruttura Cloudflare hanno subito malfunzionamenti indiretti, evidenziando il rischio legato alla concentrazione di servizi critici su un unico provider.
L’errore “Sblocca challenges.cloudflare.com per continuare“ – I Cloudflare Challenges sono dei meccanismi di verifica usati da Cloudflare. L’obiettivo principale è distinguere il traffico legittimo(umano) dal traffico potenzialmente dannoso o automatizzato (bot, scraper, attacchi DDoS). In pratica, quando si accede a un sito protetto da Cloudflare, il sistema può decidere di mostrare una “challenge”, ovvero una sfida che da superare per continuare: CAPTCHA, esecuzione automatica di codice JavaScript, controllo dell’integrità del browser.
l down generalizzato di Cloudflare ha messo al tappeto anche i meccanismi alla base del sistema Challenges: il risultato è la comparsa, su molti siti, del messaggio “Sblocca challenges.cloudflare.com per continuare“.
Due filmati diffusi sui social mostrano il giovane accorrere per aiutare gli amici dopo il terribile schianto in viale Fulvio Testi
Nuovi elementi emergono sull‘incidente avvenuto domenica all’alba in viale Fulvio Testi, a Milano, dove ha perso la vita il 19enne Pietro Silva Orrego.Due video comparsi sui social e ora al vaglio degli inquirenti mostrano il 20enne inizialmente ritenuto alla guida della Mercedes G Brabus, un potente Suv da oltre 700 cavalli, mentre accorre sul luogo dello schianto per soccorrere gli amici. Dunque non era al volante così come sembrava in un primo momento e come indicato dai primi passanti che erano accorsi sul luogo della tragedia. Le immagini, insieme alla mancanza di ferite compatibili con l’impatto, sembrano “scagionare” il ragazzo, che aveva dichiarato di essere giunto sul posto solo dopo l’incidente.
La scarpa persa nel tentativo di aiutare i feriti – I filmati, girati da passanti e diffusi sui social poche ore dopo l’impatto, mostrano il giovane correre verso il Suv spezzato in due. Nelle immagini si sente gridare “ci sono i miei amici che stanno morendo” – ricostruisce Il Corriere della Sera – mentre tenta di aprire le portiere e di sfondare un finestrino, perdendo una scarpa ritrovata poi tra i rottami. Queste scene hanno convinto gli inquirenti a rivedere la prima ipotesi che lo indicava come conducente del veicolo di lusso, noleggiato da una società specializzata. Le riprese, ora al vaglio della Procura, vengono confrontate con i rilievi eseguiti sul posto per chiarire tempi e movimenti di tutte le persone coinvolte.
Il ruolo del 20enne e la testimonianza – Il giovane, che vive a pochi chilometri dal luogo dell’incidente, è stato subito ascoltato dagli agenti della polizia locale. Un passante lo aveva indicato come il conducente del Suv, ma lui aveva spiegato di essere arrivato dopo, sostenendo inizialmente di aver preso un tram, circostanza poi smentita dalle verifiche. L’esito positivo dell’alcol test aveva alimentato i sospetti, spingendo gli inquirenti a valutare con attenzione ogni dettaglio. Ora però la nuova prova video e l’assenza di ferite portano a escludere la sua presenza a bordo durante lo scontro. Gli investigatori stanno comunque ricostruendo le ore precedenti all’impatto per capire se il 20enne abbia trascorso la serata con gli amici e se sia sceso dal Suv poco prima della tragedia.
Grave incidente stradale a Milano, il luogo dello scontro
Chi era alla guida del Suv – Secondo le prime risultanze, al volante del potente Mercedes G Brabus, un veicolo da oltre 700 cavalli e dal valore di circa mezzo milione di euro, c’era con ogni probabilità il 23enne Enrico R., che aveva preso a noleggio l’auto da una società specializzata. Il giovane ha dichiarato agli agenti di essere stato lui alla guida al momento dell’incidente ed è stato sottoposto ad alcol test in pronto soccorso, in attesa degli esiti definitivi. Nei suoi confronti la Procura di Milano potrebbe ipotizzare il reato di omicidio stradale. A bordo con lui c’erano il 19enne Pietro Silva Orrego, deceduto nello schianto, e una 30enne, S.T., rimasta gravemente ferita. La donna è stata ricoverata d’urgenza e sottoposta a un intervento chirurgico; al momento sarebbe fuori pericolo, ma la prognosi rimane riservata.
Gli altri feriti e le indagini in corso – Nell’impatto è rimasta coinvolta anche una Opel Corsa guidata da L.C., 32 anni, originario di Napoli, trasportato in ospedale in codice giallo. L’uomo è risultato positivo al pre-test per le droghe. La polizia locale sta raccogliendo testimonianze, immagini e dati tecnici per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare le condizioni di guida di entrambi i conducenti.
Le ipotesi sulla dinamica dello schianto – Secondo i rilievi preliminari, il Suv e l’altra vettura procedevano a velocità sostenuta. Lo scontro è avvenuto all’incrocio con viale Esperia, alla periferia nord di Milano, dove è presente una sola telecamera pubblica che, al momento, non avrebbe ripreso il momento esatto dell’impatto. Gli investigatori valutano diverse ipotesi, tra cui una precedenza non rispettata, un semaforo bruciato o una manovra azzardata. Entrambi i veicoli si sono accartocciati e hanno preso fuoco, mentre la Mercedes si è addirittura spezzata in due. Il Suv, secondo i primi accertamenti, risulterebbe già coinvolto in un altro grave incidente avvenuto circa un anno fa. Informazioni utili potrebbero arrivare anche dall’analisi del Gps installato a bordo, chiamato a fornire dati su velocità e traiettoria nei secondi che hanno preceduto la tragedia.
Incidente a Milano, perché nei fuoristrada il telaio è separato dalla scoccaIl telaio a longheroni separato dalla carrozzeria, come quello della Mercedes Classe G coinvolta nell’incidente di viale Fulvio Testi a Milano, è una soluzione tecnica adottata da molti fuoristrada per affrontare meglio le sollecitazioni dell’offroadIncidente a Milano, perché nei fuoristrada il telaio è separato dalla scocca
Il telaio a longheroni si è staccato dalla scocca della Classe G nell’incidente del 16 novembre a Milano
Il telaio a longheroni separato dalla carrozzeria ha rappresentato la soluzione costruttiva adottata da tutte le autovetture costruite fino agli anni Cinquanta, prima dell’avvento dellascocca portante. Successivamente è rimasta la scelta principale per i veicoli fuoristrada, che devono affrontare grandi sollecitazioni su terreni difficoltosi e accidentati. La Mercedes Classe G, comel’esemplare coinvolto nel tragico incidente di domenica 16 novembre in viale Fulvio Testi a Milano, ricade in questa categoria: una vettura nata come auto da lavoro, di derivazione militare, poi migliorata negli anni a livello di comfort ma rimasta fedele all’impostazione originale. Qui il telaio è costituito da longheroni e traverse in acciaio, disposti come una scala a pioli, su cui sono montati motore e sospensioni. La carrozzeria, invece, è imbullonata al di sopra secondo l’architettura definita anche body-on-frame. A sostenerla sono una serie di supporti in gomma e metallo, che hanno anche la funzione di filtrare le vibrazioni e le sollecitazioni che il telaio, molto rigido, riceve dal fondo, in modo da preservare il comfort dei passeggeri.Non sono però progettati per sostenere le elevatissime forze laterali di un impatto ad alta velocità: ecco come è possibile che la carrozzeria sia stata letteralmente strappata dal telaio, in attesa della ricostruzione definitiva della dinamica dell’incidente ancora al vaglio degli inquirenti.
Perché il body-on-frame – Una soluzione ormai di nicchia, quella del telaio a longheroni separato dalla carrozzeria: la troviamo al giorno d’oggi principalmente sui fuoristrada e sui veicoli commerciali. Ma quali vantaggi comporta rispetto alla scocca portante? Quello principale è l’elevata rigidità torsionale, che lo rende meno soggetto a deformazioni in caso di sollecitazioni reiterate nel tempo, come quelle che avvengono nell’uso estensivo in fuoristrada duro. Gli urti accidentali sono molto frequenti in queste condizioni di utilizzo e questa struttura è pensata per resistere facilmente a colpi localizzati in un punto specifico. Inoltre, le riparazioni sono più agevoli perché si può intervenire separatamente su carrozzeria e telaio
Limiti del telaio separato – La possibile dinamica dell’incidente di viale Fulvio Testi ha mostrato però anche i limiti strutturali di questa soluzione: data l’estrema violenza dell’urto la rigidità del telaio, a cui sono ancorati anche gruppo motore e sospensioni, potrebbe aver portato i supporti della carrozzeria a cedere, provocandone il distacco e il successivo ribaltamento del veicolo. Un effetto, questo, che serve a evitare una deformazione incontrollata della cabina. Al contrario, in una vettura a scocca portante non si sarebbe verificato alcun distacco, ma l’intera struttura avrebbe subito deformazioni più importanti con conseguente intrusione maggiore all’interno dell’abitacolo.
Il messaggio social del pluridecorato ciclista toscano che rassicura amici e tifosi. “Sono nelle mani di persone estremamente competenti e di cui ho grandissima fiducia. Sono cose che capitano perché la vita è questa, bisogna andare avanti, non mollare e non abbattersi”
Un frame del video social postato da Mario Cipollini
ANCONA – “Ciao ragazzi. Ci risiamo, anzi ci risono. Di nuovo ad Ancona perché il mio cuore continua a fare un po’ le bizze”. Comincia così il reel sui social di Mario Cipollini, pluridecorato ciclista toscano e considerato uno di migliori velocisti di tutti i tempi, seduto su un letto di una camera nel presidio ospedaliero di Torrette. Dal racconto del campione di Lucca emerge come si sia resa necessaria una nuova sosta all’Aoum dopo l’operazione dello scorso.
“Qui – dice Cipollini indicandosi il cuore – ho un piccolo registratore e mediante smartphone e un app qui in Ancona riescono a monitorare la mia attività cardiaca. E avendo riscontrato qualche anomalia, mi hanno richiamato…all’ordine, per alcuni accertamenti, per fare uno studio e per intervenire qualora si presentassero dei problemi. C’è anche l’eventualità di inserire un defibrillatore sottocutaneo. Speriamo di no. Ma sono seguito da persone estremamente preparate delle quali ho grandissima fiducia perché il centro che c’è qui in Ancona è all’altezza della situazione”.
L’ospedale di Ancona, d’altronde, è ormai divenuto un vero riferimento a livello nazionale e non solo. Per le mani sapienti del professor Antonio Dello Russo, direttore della Clinica di Cardiologia e Aritmologia, sono passati campioni del calibro dello slovacco Peter Sagan (tre volte primatista del Mondo), Elia Viviani (oro olimpico e oro iridato su pista), ma anche il pallavolista Davide Gardini più diversi calciatori di Serie A.
“Ho voluto informare tutti quelli che da qualche giorno non hanno mie notizie, e per qualche giorno non ne avranno. Sono sereno, anche se non è nella mia natura stare fermo e aspettare ma sarebbe stato meglio stare in bici su qualche salita della Lucchesia. Però sono nelle mani di amici tra cui Roberto Corsetti (tra i più conosciuti specialisti di medicina dello sport e cardiologia a livello nazionale ndr) con cui c’è un legame di vecchia data e insieme al professor Dello Russo stanno valutando su quale sia la cosa migliore da fare. Sono cose che capitano – conclude Cipollini, il quale era già stato seguito in passato dall’equipe del presidio ospedaliero dorico – perché la vita è questa, bisogna andare avanti e non mollare e non abbattersi. Ciao a tutti, buona settimana e a presto”.
Esonda fiume Torre, persone sui tetti. Dichiarata emergenza, firmata mobilitazione mobilitazione nazionale. La premier Meloni: “Vicina alle comunità colpite”. Forte maltempo anche in Liguria e Toscana
Esondazione del fiume Torre
Il maltempo sta mettendo in ginocchio il Friuli Venezia Giulia che ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto la mobilitazione nazionale. Forti piogge si sono abbattute sulla regione causando situazioni di grave criticità in particolare nelle province di Gorizia e Udine. Oltre 250 gli interventi effettuati finora, 242 i vigili del fuoco in azione.
A Cormons la frana su tre edifici, esondato il fiume Torre – La situazione più complessa a Cormons, nel Goriziano, dove una frana ha coinvolto tre edifici e le macerie hanno travolto due persone: è stato intanto stato recuperato dai Vigili del Fuoco il corpo senza vita di Quirin Kuhnert, 32enne tedesco, mentre proseguono le ricerche della donna anziana dispersa. Un’altra persona è stata invece estratta viva.
I Vigili del fuoco stanno operando con natanti leggeri e l’elicottero del Reparto Volo di Venezia nell’abitato di Versa, frazione di Romans d’Isonzo. Dopo l‘esondazione del fiume Torre, alcune persone si sono rifugiate sui tetti delle abitazioni e sono in corso le operazioni di soccorso ed evacuazione. La maggior parte degli interventi si registrano in provincia di Udine, con i comuni di Palmanova, Trivignano Udinese e Manzano particolarmente colpiti. Decine le operazioni svolte finora per soccorrere autisti in difficoltà, persone bloccate in casa dall’acqua, allagamenti e smottamenti. Da Lombardia, Veneto e Emilia Romagna sono giunte squadre specializzate nel soccorso alluvionale e moduli dotati di idrovore ad alto pompaggio per supportare i comandi locali nelle operazioni di soccorso.
“Le piogge di questa notte hanno causato gravi danni e problemi su tutto il nostro territorio. C’è una massiccia presenza di forze dell’ordine, Vigili del fuoco, Protezione civile che lavorano incessantemente“. Così, sui suoi canali social, il sindaco di Cormons Roberto Felcaro che ha aggiunto: “Prestate molta attenzione quando vi mettete in auto perché alcune strade risultano ancora allagate e altre sono piene di detriti“. “Ho disposto la chiusura delle scuole per la giornata di oggi considerate le condizioni di viabilità e di rischio. Ci stiamo tutti adoperando per fronteggiare al meglio la situazione”, ha concluso.
Friuli Venezia Giulia dichiara emergenza regionale – “A seguito dell’ondata di maltempo che ha investito la Regione e in particolare i comuni di Cormons e di Romans d’Isonzo proroghiamo l’allerta la cui scadenza era fissata alle 12 di oggi, dichiariamo l’emergenza regionale e chiediamo la mobilitazione nazionale per avere il supporto delle altre Regioni: la priorità però ora sono le persone, con i due dispersi a Brazzano di Cormons, che speriamo di poter ritrovare al più presto e in buone condizioni, e i trecento residenti di Versa” dove è esondato il Torre. Così l’assessore regionale alla Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, dalla sala operativa della Protezione civile di Palmanova.
Musumeci firma mobilitazione straordinaria Protezione civile – “Accogliendo la richiesta avanzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ho appena firmato il decreto per disporre, a supporto della Regione, lo stato di mobilitazione straordinaria del servizio nazionale di Protezione civile. Il provvedimento si è reso necessario dopo l’ondata di maltempo che da ieri ha investito alcune province di quella Regione. Con la firma del decreto, consentiamo al nostro Dipartimento nazionale di assicurare il coordinamento dell’intervento del Servizio nazionale della protezione civile, a supporto delle autorità regionali, allo scopo di concorrere al contrasto degli eventi estremi”, ha poi dichiarato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.
Meloni sente Fedriga: “Vicini alle comunità colpite” – Secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, per essere aggiornata sulla situazione di maltempo che sta colpendo il territorio. La premier, spiegano le stesse fonti, sta seguendo con attenzione l’evolversi degli eventi e mantiene un contatto diretto con il ministro Musumeci e con il Dipartimento della Protezione civile.
Meloni ha inoltre espresso la vicinanza alle comunità interessate e ha rivolto un sentito ringraziamento a tutte le donne e gli uomini impegnati nelle operazioni di soccorso.
Liguria – In Liguria i danni del maltempo riguardano principalmente il genovesato, dove l’allerta è stata arancione da mezzogiorno alla mezzanotte di ieri. Tra ieri pomeriggio e stanotte nelle zone più centrali sono caduti un muro, a Marassi, e diversi alberi, tra cui uno sui binari della funicolare Sant’Anna, che ha provocato l’interruzione del servizio per alcune ore con passeggeri bloccati in cabina.
I Vigili del fuoco sono al lavoro, anche per scongiurare che non ci sia nessuna persona rimasta sotto al muro crollato a Marassi, mentre si teme per il rischio frane dovuto al terreno sui cui sono cadute grandi quantità di precipitazioni in poco meno di 48 ore. Interventi per frane e alberi caduti sono stati effettuati anche nelle province di Imperia e Savona.
Disagi provocati dal maltempo anche sulla linea ferroviaria nel genovese. Questa mattina intorno alle 8 un albero si è abbattuto sui binari tra Borzoli e Acquasanta provocando ritardi fino a 90 minuti. Il regionale 12117 Acqui Terme-Genova Brignole è arrivato a destinazione alle 9.57 anziché alle 8.33 come programmato. Il regionale 12119 da Acquiterme a Genova Principe è stato cancellato a Campo Ligure. Il convoglio oggi arriva fino ad Acquasanta.
Toscana – Una frana di vaste proporzioni ha interessato nella serata di ieri una casa in via Casone, a Pietrasanta (Lucca), schiacciando alcune vetture parcheggiate. Sul posto è intervenuta una squadra dei vigili del fuoco del comando di Lucca, con il personale del distaccamento di Pietrasanta. Non si registrano feriti. Secondo le prime informazioni, il movimento franoso — probabilmente favorito dalle intense precipitazioni delle ultime ore — ha coinvolto il versante a ridosso dell’abitazione, trascinando con sé materiale che ha sommerso diverse auto. I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l’area e avviato le verifiche di stabilità dell’edificio.
Un fulmine ha colpito questa mattina il campanile della chiesa di San Leonardo in Treponzio, nel comune di Capannori (Lucca), rendendo necessario l’intervento immediato dei Vigili del fuoco.
Un nubifragio si è verificato a Massa nella notte con 73 mm di pioggia caduti in un’ora. Rovesci e temporali si sono estesi dalle zone di nord-ovest al resto della Toscana, in particolare sulle zone settentrionali.
Allerta gialla in 6 regioni – Il maltempo non molla l’Italia neanche oggi. L’allerta gialla riguarda sei regioni del Centro-Nord oggi: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Toscana e Umbria.
Suicidio assistito a 89 anni: ‘Vogliamo stare nella stessa urna’
Hanno deciso di andarsene esattamente come hanno trascorso la loro vita, insieme.
Alice ed Ellen, le gemelle Kessler, erano inseparabili e hanno voluto morire nello stesso momento, scegliendo da tempo la data per uscire di scena, ricorrendo al suicidio assistito. Una lunga vita, 89 anni, vissuta fianco a fianco sulla scena e fuori, con una promessa che si erano fatte da tempo: andarsene insieme ed essere sepolte nella stessa urna, accanto ai resti della madre e del loro amato cane Yello.
Dopo i tanti successi, molti in Italia, si erano ritirate nella loro casa a Gruenwald, un piccolo comune alle porte di Monaco. Ed è stato lì che la polizia bavarese, intervenuta con una pattuglia intorno a mezzogiorno, le ha trovate oggi senza poter fare altro che constatarne il decesso, escludendo la responsabilità di terzi. A confermare che la loro è stata una scelta consapevole e pianificata è stata l’Associazione tedesca per una morte dignitosa (Dghs), che ha spiegato al quotidiano Sueddeutsche Zeitung che si è trattato di un suicidio assistito. Le due sorelle erano in contatto con l’organizzazione già da tempo per ricorrere ad una pratica che, in Germania, è consentita a determinate condizioni: possono ricorrere al suicidio assistito i maggiorenni, capaci di agire e di farlo esclusivamente sotto la propria responsabilità (nel Paese è vietata l’eutanasia). Avevano pianificato ogni dettaglio, anche la data. Il quotidiano bavarese Abendzeitung ha rivelato di aver ricevuto, proprio oggi, una lettera con la disdetta del loro abbonamento. Alice, che ha poi firmato la missiva, ha redatto il testo al computer, indicando come data per la cancellazione il 30 novembre. Poi l’ha corretta a mano comunicando la disdetta a ‘far data dall’17.11.2025‘.
“Sotto c’era il suo autografo, forse l’ultimo della sua vita. Con una linea sottostante audace e lunga, vivace come la vita delle gemelle dello spettacolo. Una linea definitiva“, ha commentato il capo redattore di Abdenzeitung, Michael Schilling. C’è qualcosa in questa ultima decisione che ha segnato la loro vita: la voglia di indipendenza e di guidare fino in fondo tutte le proprie scelte. Nate in Sassonia, vicino Lipsia, nel 1939, avevano lasciato a sedici anni la Ddr per trasferirsi in Occidente, a Dusseldorf. “La nostra carriera sarebbe stata molto diversa se fossimo rimaste nella Ddr“, ha dichiarato una volta Ellen Kessler al quotidiano Sueddeutsche Zeitung. Sin da bambine avevano dovuto fare i conti con il padre, un alcolista, che, pur spronandole a ballare, spesso picchiava la madre. “La violenza domestica era un tema quotidiano. Ci siamo ripromesse che non sarebbe successo anche a noi“, aveva detto Ellen al settimanale Bunt. Avevano anche chiarito che per loro quella di spegnersi lentamente, perdendo autonomia e indipendenza, non era un’opzione. Come pure era inimmaginabile che una delle due potesse continuare a vivere senza l’altra. Anche la loro nonna aveva una gemella e dopo la morte del marito aveva trascorso la vecchiaia con la sorella.
“Quando una morì, l’altra la seguì poco dopo“, ricordavano Alice ed Ellen. Secondo la stampa tedesca, le due donne hanno deciso insieme di mettere fine alla loro esistenza, dopo aver disposto che le loro ceneri fossero conservate nella medesima urna, insieme a quelle dell’amata madre Elsa e del loro barboncino Yello, come avevano rivelato lo scorso anno al quotidiano tedesco Bild. E avevano predisposto ogni cosa, anche la loro eredità, decidendo di lasciare i loro averi a Medici Senza Frontiere: “Non abbiamo più parenti e se li abbiamo non li conosciamo. Abbiamo scelto loro perché rischiano la vita per gli altri, hanno preso il Nobel per la Pace e sono seri“, avevano raccontato in diverse interviste negli ultimi anni. Appena lo scorso luglio avevano ricevuto da Markus Soeder l’ordine al merito bavarese, un’onorificenza che viene rilasciata solo ad un gruppo di persone che non deve superare le duemila unità. E solo poche settimane fa erano apparse in pubblico: il 24 ottobre erano andate alla prèmiere dello spettacolo ‘ARTistART’ del circo Roncalli a Monaco di Baviera. Erano andate ancora una volta, l’ultima, insieme. E insieme hanno intrapreso l’ultimo viaggio.
L’episodio lungo la A14, la squadra tornava in Abruzzo dopo la sconfitta con il Recanati
Venti uomini in mezzo alla strada che cercano di bloccare il pullman, sassi in mano. Strada buia e secondaria, poco prima del casello. Il pullman del Chieti calcio, serie D, stava tornando in Abruzzo, era appena stato sconfitto 2-0 a Recanati. E c’è stato il violento agguato sulla strada, poco prima di Loreto, sulla A14.
Il gruppo è sbucato improvvisamente sulla carreggiata: ha lanciato pietre contro il pullman.L’autista è stato rapido, racconta un giocatore a bordo del mezzo, anche freddo: ha accelerato, allargato la traiettoria, riuscito a evitare le persone in mezzo alla strada ed è andato via. È riuscito a evitare impatti, ma nella manovra i sassi lanciati hanno colpito il vetro oscurato laterale destro dell’uscita di sicurezza. Sulla carrozzeria si nota anche una piccola ammaccatura.
Le indagini della Digos sono concentrate su una frangia ultrà del Chieti, che avrebbe contestato la squadra dopo una serie di sconfitte e tensioni societarie recenti. Già in settimana c’era stata altissima tensione a Chieti, dove la tifoseria ha accusato la società di non aver mantenute le promesse. Il pullman è stato poi scortato fino allo stadio Angelini dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri.
Solo alcune settimane fa a Rieti, dopo una partita di basket di A2 (Rieti-Pistoia), un gruppo di ultras reatini ha assalito il pullman che trasportava i tifosi di Pistoia, lanciando pietre e mattoni. Uno di quegli oggetti ha colpito e ucciso il secondo autista.
AGI – Nuovo grave infortunio per un’azzurra dello sci alpino. Alessia Guerinoni, 23 anni di Zogno in provincia di Bergamo, si è fatta male per una caduta nel corso di un allenamento sulle nevi di Zinal in Svizzera e salterà l’intera stagione olimpica
Guerinoni, componente del gruppo di Coppa Europa femminile e portacolori delle Fiamme Gialle, è stata trasportata per gli accertamenti del caso presso la casa di cura ‘La Madonnina‘ di Milano. Visitata dalla commissione medica della Fisi, presieduta dal dottor Andrea Panzeri, è stata evidenziata una sospetta rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, la frattura composta del malleolo peroneale e la frattura composta del perone dello stesso ginocchio, oltre a un trauma contusivo con ematoma del ginocchio sinistro. Alessia nel 2021 era rimasta già vittima di un simile infortunio alla gamba sinistra.
Pre-season difficile per gli sport invernali italiani – Una pre-season difficile per gli sport invernali in Italia. Federica Brignone, infortunatasi il 3 aprile scorso (frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra), sta lottando per ritornare al più presto sugli sci (entro fine mese). Se ‘Fede‘ spera di poter essere presente ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026, l’altra azzurra che si affida alla speranza di non dover saltare l’intera stagione è Flora Tabanelli, campionessa del freeski, che ha riportato la lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro in corso di trattamento fisioterapico.
Le atlete la cui stagione è già conclusa – Stagione già conclusa per Marta Rossetti (frattura del piatto tibiale laterale della gamba sinistra), Marta Bassino (rottura del legamento crociato anteriore e la lesione del menisco mediale del ginocchio destro) e la punta della squadra del salto con gli sci Lara Malsiner (rottura del legamento crociato, del menisco mediale e laterale e lo stiramento del legamento collaterale).
Il treno passeggeri con 475 persone a bordo è rimasto a lungo bloccato
Donald Tusk – Aleksander Kalka / NurPhoto / NurPhoto via AFP
AGI – Una bomba è esplosa sulla linea ferroviaria che collega Varsavia a Lublino. Lo ha riferito il premier polacco Donald Tusk. “Purtroppo, i peggiori sospetti sono stati confermati. Un atto di sabotaggio si è verificato sulla linea Varsavia-Lublino (nel villaggio di Mika). Un ordigno esplosivo è detonato e ha distrutto i binari ferroviari“, ha scritto su X.
“I servizi di emergenza e la procura stanno lavorando sul posto. Danni sono stati segnalati anche sulla stessa linea, più vicino a Lublino”, ha spiegato.
L’esplosione ha distrutto un tratto della ferrovia vicino Mika, ma non ci sono state vittime. Anche il ministro dell’Interno e dell’Amministrazione Marcin Kierwinski ha confermato lanatura intenzionale dell’incidente: le indagini sono state affidate ai servizi di emergenza e alla procura. Ieri sera, poi, si è verificato un altro sabotaggio alle ferrovie a Puawy, nel centro della Polonia. Le linee aeree dell’alimentazione sono state danneggiate da una catena metallica e un treno passeggeri con 475 persone a bordo è rimasto a lungo bloccato.
L’aumento dei costi di produzione e la difficoltà di approvvigionamento dei materiali cruciali per le vetture, come i microchip, stanno spingendo la più grande casa automobilistica europea a tagliare decine di migliaia di posti di lavoro
L’industria automotive europea sta sicuramente vivendo un momento complicato, con diverse aziende costrette a rivedere il loro futuro industriale attivano un piano di licenziamenti massicci. È questa la strategia adottata anche dalla Volkswagen in Germania. L’aumento dei costi di produzione e la difficoltà di approvvigionamento dei materiali cruciali per le vetture, come i microchip, stanno spingendo la più grande casa automobilistica europea a tagliare circa 35mila posti di lavoro nelle sue dieci sedi tedesche entro il 2035.
Tagliare 20mila posti di lavoro entro il 2030 – L’indirizzo del colosso automobilistico è stato reso noto dal quotidiano tedesco “Handelsblatt”, che descrive nel dettaglio i prossimi passi della Volkswagen sulla base di dati ottenuti. Gli esuberi non avverranno tramite licenziamenti forzati, ma attraverso prepensionamenti incentivati e programmi di uscita volontaria. Le misure, frutto di un accordo raggiunto con le rappresentanze dei lavoratori, permetteranno all’azienda di raggiungere l’obiettivo prefissato di ridurre la sua forza lavoro in Germania da quasi 130mila a meno di 100mila unità. Una prima tranche di licenziamenti avverrà entro la fine del decennio, con l’eliminazione di 20mila posizioni lavorative in tutto il paese.
Le pessime performance del gruppo automobilistico – Il motivo di questi tagli si spiega guardando le pessime performance economiche del colosso automobilistico. Volkswagen ha registrato nel 2024 un calo degli utili di quasi un terzo rispetto all’anno precedente, passando da 17,8 miliardi a 12,4 miliardi di euro. Lo scorso anno, il gruppo ha venduto nove milioni di veicoli, segnando una diminuzione del 3 per cento rispetto all’anno precedente. L’utile operativo – si legge nel comunicato del gruppo –ha subito una contrazione del 15 per cento rispetto al 2023, influenzato principalmente dall’aumento dei costi fissi e dalle iniziative di ristrutturazione aziendale.
‘Stanziare subito i fondi necessari alla continuità operativa’
Assemblea permanente dei lavoratori Di Eurallumina di Portovesme nel Sulcis, che, “esasperati dall’inerzia istituzionale“, hanno deciso una clamorosa protesta: un gruppo di operai ha deciso di salire sul silo n.3, a circa 40 metri di altezza.
Cgil, Cisl e Uil sostengono questa nuova iniziativa di lotta e chiedono che Mimit, Csf, Mef e presidenza del Consiglio intervengano subito per “stanziare i fondi necessari alla continuità operativa di Eurallumina, come previsto dalla legge, per garantire il pagamento delle utenze, dei salari e delle fatture delle imprese terziste e assicurare la prosecuzione delle bonifiche ambientali“
Eurallumina, operai su un silo a 40 metri: «Il Governo intervenga»
Azione di protesta dei lavoratori: «Il Mimit ci convochi, c’è il rischio di conseguenze drastiche come liquidazione e fallimento»
Quattro operai dell’Eurallumina di Portovesme sono saliti nel silo 3, all’interno della fabbrica, a circa 40 metri di altezza. I lavoratori chiedono l’intervento immediato di Mimit, comitato di Sicurezza finanziaria, Mef e presidenza del Consiglio dei ministri, «per stanziare i fondi necessari alla continuità operativa di Eurallumina», si legge in una nota sindacale, «come previsto dalla legge, in modo da garantire il pagamento delle utenze, dei salari e della fatture delle imprese terze ad assicurare la prosecuzione delle bonifiche ambientali».
Eurallumina, operai a 40 metri su silo: “Mimit ci convochi” (Ansa)
Da due anni l’Eurallumina, di proprietà della russa Rusal, è sottoposta alle sanzioni decise dal Csf in seguito alla guerra in Ucraina: «La gestione finanziaria dello stabilimento, pari a oltre 20 milioni annui, è stata sostenuta fino a settembre dalla Rusal, mentre la normativa», sostengono i sindacati, «prevederebbe la gestione, anche finanziaria, da parte del Csf attraverso l’Agenzia del Demanio».
Ora che la Rusal ha sospeso i trasferimenti dei fondi all’Eurallumina, si attendono i fondi dal Mef per far fronte alle gestione. «C’è il rischio», dicono i sindacati, «di misure drastiche come liquidazione o fallimento».Da stamattina quattro operai stanno protestando a 40 metri di altezza, chiedendo l’intervento del Governo.
E’ avvenuto nel Lodigiano durante la partita tra i bambini di 9 anni di Gs Montanaso e Usom Melegnano. La condanna unanime delle due società: no alla violenza
Montanaso (Lodi), 17 novembre 2025 – Contesta unadecisione dell’arbitro e, preso da un improvviso raptus, scaglia con violenza un sasso in campo: folle gesto sabato durante una partita di calcio del Campionato Pulcini tra il Gs Montanaso e l’Usom Calcio 1966 di Melegnano.
Il padre straniero quarantenne di un bambino di nove anni che giocava nell’Usomha dato in escandescenze mentre guardava la partita a pochi metri dal campo: probabilmente una decisione della giacchetta nera, il cui compito durante le competizioni dei più piccoli viene svolto dai dirigenti di una delle due squadre, evidentemente non digerita, ha scatenato la reazione rabbiosa del genitore che hapreso un sasso da terra e lo ha scagliato in campo, diretto nelle sue intenzioni a colpire chi aveva la colpa di aver fischiato male.
Il vergognoso gesto ha subito scatenato la reazione degli altri genitori, che si sono scagliati contro l’uomo per impedire altre violenze. Ne è nata un’accesa discussione verbale, in pochi secondi tramutatasi in una vera e propria zuffa tra diverse persone, sedata successivamente dall’arrivo di carabinieri e Polizia locale, che hanno riportato la calma e cercato di ricostruire nei dettagli l’episodio. Durante il parapiglia sembra che il lanciatore di sassi abbia anche brandito un lungo pezzo di ferro, forse per tenere lontani gli altri genitori, poi trovato a terra poco distante senza aver colpito nessuno. La partita è stata inevitabilmente sospesa, tra gente che scappava in preda al panico e piangeva, i bambini di 9-10 anni portati subito negli spogliatoi nel tentativo di preservarli dallo spettacolo indecente che si era materializzato davanti ai loro occhi. Sembra che il quarantenne non sia nuovo a episodi di intemperanza durante le partite.
Le due squadre hanno pubblicato un comunicato congiunto sui loro rispettivi profili social, anticipato da uno slogan chiaro: “No alla violenza”. Dopo aver ribadito la loro estraneità all’episodio, hanno condannato con fermezza “l’increscioso, irresponsabile e diseducativo gesto scaturito da un momento di poca lucidità di un singolo individuo”. I dirigenti hanno preso le distanze dall’episodio “lontano anni luce dalla filosofia sportiva che contraddistingue da anni le nostre società”. Le due squadre sono consapevoli che i bambini sono rimasti turbati dal bruttissimo episodio e dunque “stanno cercando di elaborare un’iniziativa comune per riportare i piccoli atleti a un clima di serenità e amicizia”.
Due dispersi in Friuli Venezia Giulia. Una frana ha travolto nella notte un’abitazione a Brazzano di Cormons, nel Goriziano.Una persona è stata estratta viva dalle macerie dai vigili del fuoco, affiancati dai volontari della Protezione civile, che stanno cercando due dispersi. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari inviati dalla centrale operativa Sores Fvg con più ambulanze, automedica ed equipaggio dell’elisoccorso. La persona ferita, con una frattura a una gamba, è stata trasferita all’ospedale di Udine. Un violento temporale nella notte ha colpito la regione.
Squadre di soccorso e Soccorritori fluviali dei comandi di Trieste e Pordenone sono state inviate in supporto al personale di Udine e Gorizia insieme al nucleo regionale Gos (Gruppo operativo speciale). Dal Veneto è arrivata la squadra Usar (Urban search and rescue) per la ricerca delle persone disperse sotto le macerie.
Duecento chiamate ai vigili del fuoco – Il maltempo ha colpito duramente la zona tra Palmanova e la provincia di Gorizia, con i danni più pesanti registrati proprio a Cormons dove sono caduti 152 millimetri di acqua in sole sei ore. Il fiume Judrio è tracimato, causando allagamenti diffusi.
Gli scantinati dell’ospedale di Palmanova risultano sommersi dall’acqua, ma non ci sono problemi per i pazienti. Disagi anche sulle strade a Visco, Trivignano e Chiopris Viscone. Ai vigili del fuoco di Udine sono arrivate circa duecento richieste di intervento dalla mezzanotte, mentre numerose chiamate hanno impegnato anche il comando di Gorizia. A causa dell’ondata di maltempo la Protezione civile aveva diramato l’allerta gialla.
Le sue condizioni erano apparse subito critiche. Il conducente della Mercedes ha finto di essere un passante sceso dal tram
È deceduto il 19enne coinvolto nell’incidente stradale tra un Suv Mercedes e una Opel Corsa, avvenuto all’alba di oggi, 16 novembre, in viale Fulvio Testi a Milano. La vittima, Pietro Silva Orrego, è morto in serata all’ospedale Niguarda, dove era stato portato in arresto cardiaco. Per tutta la giornata aveva lottato tra la vita e la morte.
Morto, Pietro Silva Orrego il 19enne coinvolto nell’incidente a Milano – l giovane, uno dei feriti a bordo del Suv Mercedes, era apparso subito in condizioni critiche. I sanitari dell’Areu, arrivati sul posto, hanno trovato il 19enne in arresto cardiaco. Le manovre di rianimazione sono riuscite a stabilizzarlo e il ragazzo è stato trasportato in codice rosso al pronto soccorso del Niguarda, dove è stato operato per fermare le emorragie interne e poi trasferito in Terapia intensiva neurologica. Le sue condizioni sono apparse da subito gravissime: i traumi e gli ematomi hanno aggravato ulteriormente un quadro già critico. In serata è arrivata la notizia del decesso.
La prognosi resta riservata anche per una seconda passeggera, una 30enne a bordo del Mercedes, trasferita al Policlinico e sottoposta a un intervento chirurgico per i gravi traumi riportati. Meno preoccupanti sono le condizioni degli altri due feriti: un 23enne, anche lui passeggero del suv,medicato al San Raffaele, e il conducente 32enne della Opel Corsa, trasportato al Policlinico in codice giallo.
Il conducente del Suv senza patente – Da una prima ricostruzione, il Suv Mercedes classe G da oltre 700 cavalli, preso a noleggio, viaggiava a forte velocità verso il centro città, quando la Opel, guidata dal 32enne risultato positivo al pretest della droga, è sbucata alla sua sinistra. L’impatto è stato inevitabile. Alla guida della Mercedes c’era un giovane di 20 anni,risultato poi senza patente. Dopo lo schianto, ha finto di essere un passante intervenuto per prestare soccorso una volta sceso dal tram. Le indagini della polizia locale, grazie alla visione delle telecamere della zona e alle testimonianze dei presenti, hanno fatto emergere un quadro diverso dai suoi racconti. Una sua scarpa è stata ritrovata tra le lamiere contorte e bruciate del Mercedes. Le telecamere interne del tram hanno smentito la sua presenza a bordo del mezzo. Adesso il ragazzo è a disposizione della Polizia locale per accertamenti.
I rilievi effettuati dopo lo scontro fra una Opel Corsa e una Mercedes classe G in viale Fulvio Testi, a Milano
I rilievi effettuati dopo lo scontro fra una Opel Corsa e una Mercedes classe G in viale Fulvio Testi, a Milano
L’amministrazione Trump ha fatto della città guidata dai democratici il suo ultimo obiettivo, nonostante le forti obiezioni dei leader locali
Sabato, i manifestanti si sono radunati al First Ward Park per la manifestazione “No Border Patrol In Charlotte” contro i raid dell’ICE e le attività di pattugliamento della frontiera a Charlotte, nella Carolina del Nord. Fotografia: Anadolu/Getty Images
Un alto comandante della pattuglia di frontiera ha annunciato domenica decine di arresti nella città più grande della Carolina del Nord , mentre i residenti di Charlotte hanno segnalato un’ondata di incontri con agenti federali dell’immigrazione nei pressi di chiese e complessi di appartamenti.
L’ amministrazione Trump ha scelto la città a guida democratica, con circa 950.000abitanti, come ultimo obiettivo di una stretta sull’immigrazione che, a suo dire, combatterà la criminalità, nonostante le forti obiezioni dei leader locali e il fatto che i tassi di criminalità in città siano in costante calo.
Alcune attività commerciali di Charlotte hanno scelto di rimanere chiuse durante il fine settimana e molte zone che di solito sarebbero affollate il sabato pomeriggio sono rimaste tranquille perché la gente è rimasta a casa per paura di retate e retateanti-immigrazione .
Gregory Bovino , che ha guidato centinaia di agenti della US Customs and Border Protection (CBP) in un’operazione simile aChicago , si è rivolto ai social media per documentare alcuni degli arresti, un totale che, a suo dire, ammonta ora a 81. Ha aggiunto che molti degli arrestati avevano “importanti precedenti penali e di immigrazione” e che gli arresti di massa sono stati eseguiti in“circa 5 ore“.
Ha pubblicato foto di persone che l’amministrazione Trump definisce comunemente “immigrati illegali criminali“, una definizione schiacciante per chi vive negli Stati Uniti senza permesso legale e ha presunti precedenti penali. Tra queste, c’era anche quella di un uomo con una presunta storia di condanne per guida in stato di ebbrezza.
“Lo abbiamo arrestato, togliendolo dalle strade di Charlotte,così non potrà continuare a ignorare le nostre leggi e a guidare in stato di ebbrezza sulle stesse strade su cui state guidando tu e i tuoi cari“, ha scritto Bovino su X.
L’ultimo tentativo delle forze dell’ordine federali è stato definito “Operazione Charlotte’sWeb“, un gioco di parole sul titolo del libro per bambini, ma che evoca l’immagine di persone intrappolate.
In risposta alla repressione, alcuni attivisti sono stati visti in video pubblicati sui social media mentre distribuivano fischietti ai membri della comunità affinché avvisassero i vicini della presenza dell’ICE e degli agenti federali.
Il sindaco di Charlotte, Vi Lyles, il presidente del consiglio dei commissari della contea, Mark Jerrell, e la presidente del consiglio scolastico di Charlotte-Mecklenburg, Stephanie Sneed, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in seguito alla notizia degli sforzi mirati.
“Le nostre organizzazioni credono che la nostra diversità ci renda più forti“, si legge nella dichiarazione. “Le operazioni previste… stanno causando inutili timori e incertezze nella nostra comunità, poiché recenti operazioni in altre città hanno portato all’arresto di persone senza precedenti penali e a violente proteste, conseguenza di azioni ingiustificate“.
Presso Camino, un’organizzazione no-profit che offre servizi alle comunità latine, alcuni hanno dichiarato di avere troppa paura di uscire di casa per andare a scuola, alle visite mediche o al lavoro. Venerdì, una clinica odontoiatrica gestita dall’organizzazione ha registrato nove disdette, ha dichiarato la portavoce Paola Garcia.
“I latinoamericani amano questo Paese. Sono venuti qui per sfuggire al socialismo e al comunismo, e sono grandi lavoratori e persone di fede“, ha detto Garcia. “Amano la loro famiglia, ed è davvero triste vedere che questa comunità ora ha questo bersaglio sulla schiena“.
Nikki Marín Baena, co-direttrice di Siembra NC, un gruppo di difesa degli immigrati, ha definito quella giornata “una vergogna per il Partito Repubblicano della Carolina del Nord, che ha salutato con favore l’arrivo di cosiddetti agenti delle forze dell’ordine impegnati in operazioni terroristiche e ha fatto eco alle argomentazioni di Greg Bovino sul ‘dare la caccia ai criminali’“, in una dichiarazione al New York Times .
Il gruppo ha aggiunto che, prima di sabato, il numero più alto di arresti di immigrati in un solo giorno nella Carolina del Nord era stato di 30 persone a giugno.
Le recenti operazioni condotte da Bovino a Chicago e Los Angeles hanno scatenato una serie di cause legali e indagini su questioni relative all’uso della forza, tra cui l’ampio utilizzo di agenti chimici contro i manifestanti.
I leader del partito democratico in entrambe le città hanno affermato che la presenza degli agenti ha infiammato le tensioni nella comunità e ha addirittura portato alla violenza.
Bovino e altri funzionari dell’amministrazione Trump hanno ritenuto appropriato l’uso della forza, citando le crescenti minacce alla vita degli agenti.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), che sovrintende al CBP, non ha risposto alle richieste di informazioni sugli arresti di Charlotte. Il portavoce di Bovino non ha risposto alla richiesta di commento di domenica.
Il DHS non ha fornito molti dettagli sulle persone arrestate. Ad esempio, a Chicago, l’agenzia ha fornito solo nomi e dettagli su una manciata degli oltre 3.000 arresti effettuati nell’area metropolitana da settembre alla scorsa settimana.
Entro domenica, le segnalazioni delle attività della CBP a Charlotte erano “schiaccianti” e difficili da quantificare, ha affermato in un’e-mail Greg Asciutto, direttore esecutivo del gruppo di sviluppo comunitario CharlotteEast.
“Nelle ultime due ore abbiamo ricevuto innumerevoli segnalazioni di attività della CBP presso chiese, complessi di appartamenti e un negozio di ferramenta“, ha affermato.
Il consigliere comunale eletto JD Mazuera Arias ha affermato che prendere di mira i luoghi di culto è “semplicemente orribile“.
“Si tratta di santuari per le persone che cercano speranza e fede in tempi bui come questi e che non possono più sentirsi al sicuro a causa della grave violazione del diritto di culto delle persone“, ha affermato.
Gli ufficiali federali dell’immigrazione iniziano il rastrellamento a Charlotte, nella Carolina del Nord
Secondo quanto riportato dai resoconti locali, tra gli obiettivi ci sono i parrocchiani della chiesa impegnati nei lavori in giardino e gli operai che appendono le luci di Natale.
Un raduno e una marcia “No Border Patrol in Charlotte” a Charlotte, nella Carolina del Nord, sabato. Fotografia: Grant Baldwin/Getty Images
Secondo quanto riportato dai media locali, tra i luoghi presi di mira dagli agenti federali mascherati c’era una chiesa nella zona est di Charlotte , dove è stato effettuato un arresto mentre circa 15-20 membri della chiesa stavano svolgendo lavori di giardinaggio nella proprietà.
Il pastore della chiesa, che non ha voluto rivelare né se stesso né la sua chiesa, ha dichiarato al Charlotte Observer che gli agenti non avrebbero fatto domande né mostrato documenti d’identità prima di portare via l’uomo. La moglie e il figlio dell’uomo si trovavano all’interno della chiesa in quel momento, ha detto il pastore.
“In questo momento, tutti hanno paura. Tutti”, ha detto. “Uno di questi ragazzi dell’immigrazione ha detto che avrebbe arrestato un altro ragazzo in chiesa. Lo ha spinto.“
Tricia McLaughlin, assistente segretario alla sicurezza interna, ha dichiarato in una dichiarazione all’Associated Press che gli agenti federali “stanno inviando le forze dell’ordine del DHS a Charlotte per garantire la sicurezza degli americani e rimuovere le minacce alla sicurezza pubblica“.
“Gli americani dovrebbero poter vivere senza il timore che criminali violenti immigrati clandestini possano fare del male a loro, alle loro famiglie o ai loro vicini”, ha aggiunto McLaughlin.
I funzionari locali, tra cui il sindaco Vi Lyles, hanno criticato tali azioni, affermando in una dichiarazione che “stanno causando paura e incertezza inutili”.
“Vogliamo che le persone di Charlotte e della contea di Mecklenburg sappiano che siamo al fianco di tutti i residenti che vogliono semplicemente continuare a vivere la loro vita“, si legge nella dichiarazione.
In un altro incontro con gli agenti federali nella zona est di Charlotte, due operai stavano appendendo le luci di Natale nel giardino di casa di Rheba Hamilton quando si sono avvicinati due agenti della dogana e della protezione delle frontiere.
Uno di loro ha cercato di parlare in spagnolo con i lavoratori, ha raccontato. Non hanno risposto e gli agenti se ne sono andati senza arrestarli.
“È davvero sconcertante, ma la cosa più importante è che abbiamo due esseri umani nel mio cortile che cercano di guadagnarsi da vivere. Non hanno infranto alcuna legge ed è questo che mi preoccupa“, ha detto Hamilton, 73 anni, che ha filmato l’incontro con il suo cellulare.
Hamilton ha detto che gli agenti “cercavano prede facili. Non c’era nessuno con telecamere, nessuno che protestava, ci sono solo due ragazzi che lavorano in un cortile e una vecchia signora bianca con i capelli bianchi seduta in veranda a bere il suo caffè”.
Willy Aceituno, cittadino statunitense di 46 anni nato in Honduras, ha dichiarato che sabato stava andando al lavoro quando ha visto “molti latinoamericani correre“, inseguiti da “molti agenti della polizia di frontiera“.
Aceituno ha dichiarato di essere stato fermato due volte dagli agenti. Durante il secondo incontro, ha raccontato, è stato costretto a scendere dal veicolo dagli agenti che gli hanno rotto il finestrino.
“Ho detto loro: ‘Sono un cittadino americano‘”, ha raccontato all’Associated Press. “Volevano sapere dove fossi nato, altrimenti non credevano che fossi un cittadino americano“. Aceituno ha raccontato di essere stato portato su un veicolo della polizia di frontiera e poi rilasciato dopo aver mostrato i documentiche comprovavano la sua cittadinanza.
Da giorni circolano voci di un imminente rastrellamento nella zona, dopo che lo sceriffo della contea, Garry McFadden, ha dichiarato che due funzionari federali gli avevano comunicato che gli agenti doganali sarebbero arrivati presto.
Paola Garcia di Camino, un’organizzazione no-profit bilingue al servizio delle famiglie di Charlotte, ha affermato che lei e i suoi colleghi hanno notato un aumento delle fermate da venerdì.
“In pratica, quello che stiamo vedendo è che sono state fermate molte persone“, ha detto Garcia.
Le attività commerciali della zona, tra cui un panificio latinoamericano locale, avevano chiuso prima delle retate, ha affermato il consigliere comunale JD Mazuera Arias.
“Questa è la dogana e la pattuglia di frontiera. Non siamo una città di confine, né uno stato di confine. Allora perché sono qui?“, ha detto. “Questa è una grave violazione dei diritti costituzionali non solo per gli immigrati, ma per i cittadini statunitensi“.
Il governatore democratico Josh Stein ha dichiarato venerdì che la stragrande maggioranza delle persone arrestate in tali operazioni non ha condanne penali e alcune sono cittadini. Stein ha esortato le persone a registrare qualsiasi “comportamento inappropriato” e a segnalarlo alle forze dell’ordine locali.
Ma il presidente del partito repubblicano della contea di Mecklenburg, Kyle Kirby, ha affermato che i funzionari democratici “hanno abbandonato il loro dovere di far rispettare la legge e l’ordine” e stanno “demonizzando i coraggiosi uomini e donne delle forze dell’ordine federali”.
“Sia chiaro: al presidente Trump è stato dato il mandato, in occasione delle elezioni del 2024, di proteggere i nostri confini“, ha dichiarato Kirby in una nota. “Chiunque si trovi legalmente in questo Paese non ha nulla da temere“.
Le incursioni a Charlotte sono avvenute tre mesi dopo che l’ amministrazione Trump aveva identificato la città come un esempio di città a guida democratica che non stava facendo abbastanza per proteggere i cittadini, in seguito all’accoltellamento mortale dell’immigrata ucraina Iryna Zarutska a bordo di un treno della metropolitana leggera di Charlotte.
Le operazioni di controllo seguono uno schema simile a quello delle operazioni di controllo dell’immigrazione in tutti gli Stati Uniti, tra cui Los Angeles , Chicago , Portland e New York City .
La chiesa di East Charlotte, dove è avvenuto il raid sabato, ha dichiarato che avrebbe sospeso le funzioni religiose e i lavori in giardino finché i fedeli non si fossero sentiti di nuovo al sicuro per riunirsi, ha detto il quindicenne Miguel Vazquez al Charlotte Observer.
“Pensavamo che la chiesa fosse sicura e che non sarebbe successo nulla”, ha dettoVazquez. “Ma è successo.”
Kris Boyd durante la sua permanenza con i Texans la scorsa stagione.Fotografia: Cooper Neill/Getty Images
Un 29enne è stato colpito da un colpo d’arma da fuoco dopo un incidente a Midtown
La polizia afferma che la lite fuori dal ristorante è diventata violenta
Il giocatore dei New York Jets Kris Boyd è ricoverato in ospedale in condizioni critiche dopo essere stato colpito da un colpo d’arma da fuoco nelle prime ore di domenica mattina.
Secondo quanto riferito dalla polizia di New York, il 29enne è stato colpito all’addome intorno alle 2 del mattino sulla West 38th Street a Midtown. È stato trasportato al Bellevue Hospital, dove si trova in condizioni critiche ma stabili.
“Siamo a conoscenza della situazione che coinvolge Kris Boyd e per il momento non rilasceremo ulteriori commenti“, hanno dichiarato i Jets in una nota.
Il New York Post ha riferito che Boyd è stato colpito da un colpo di arma da fuoco dopo una lite fuori da un ristorante sfociata in violenza. La polizia ha dichiarato di essere alla ricerca di un uomo che ritengono essere l’assassino, fuggito dalla scena a bordo di un SUV BMW X8.
Boyd, cornerback che gioca principalmente negli special team, è stato scelto al settimo giro dai Minnesota Vikings nel draft del 2019 dopo una brillante carriera universitaria al Texas. Ha giocato anche per gli Houston Texans e gli Arizona Cardinals prima di unirsi ai Jets a marzo. Non ha giocato finora in questa stagione a causa di un infortunio alla spalla.
Durante il suo periodo in Texas, Boyd ha affermato che le difficoltà della sua infanzia (la perdita del padre e della nonna che lo avevano aiutato a crescere) gli avevano dato una visione positiva della vita.
“Apprezzo tutte le piccole cose“, ha detto Boyd . “Tutti mi chiedono sempre perché ho un sorriso stampato in faccia. È perché non dovrei essere qui.“
I Jets hanno vissuto una stagione difficile fuori dal campo. A ottobre, uno dei giocatori più popolari della loro storia, Nick Mangold, è morto all’età di 41 anni mentre era in attesa di un trapianto di rene . All’inizio di questo mese, il defensive end dei Dallas Cowboys Marshawn Kneelandè morto all’età di 24 anni .
Le segnalazioni secondo cui alle squadre dei vigili del fuoco è stato ordinato di abbandonare il luogo originale dell’incendio sollevano domande difficili per i leader della città e del LAFD
Case bruciate sulla spiaggia di Malibu, distrutte dall’incendio di Palisades a gennaio. Fotografia: Mario Tama/Getty Images
Le preoccupazioni per un piccolo incendio boschivo che si è riacceso pochi giorni dopo trasformandosi nel gigantesco incendio di Palisades, ilpiù distruttivo nella storia di Los Angeles, sono aumentate nelle ultime settimane, in seguito alle notizie secondo cui ai vigili del fuoco è stato ordinato di lasciare il sito originale dell’incendio più piccolo, nonostante le preoccupazioni che il terreno stesse ancora bruciando.
Ora, restano dubbi su come i dirigenti dei vigili del fuoco di Los Angeles abbiano risposto a un incendio cheha raso al suolo intere comunità e su chi, all’interno dell’agenzia, fosse a conoscenza dei timori che l’incendio potesse ancora rappresentare una minaccia. Un ex consigliere comunale di Los Angeles afferma che le conseguenze e gli sforzi di recupero dovrebbero rappresentare un momento alla Pearl Harbor per la città, che non dovrebbe mai più trovarsi con le fiamme che divampano da ogni lato.
Nelle ultime settimane, il Los Angeles Times ha pubblicato una serie di rivelazioni bomba sulla risposta iniziale al primo incendio, quello di Lachman, citando messaggi di testo che rivelavano che i vigili del fuoco avevano parlato con il loro capo battaglione poco dopo lo scoppio, nelle prime ore di Capodanno. Il piccolo incendio – di appena 3 ettari – è stato in gran parte spento poche ore dopo.
Ma, come riporta il Times, ai vigili del fuoco è stato detto di arrotolare le manichette e andarsene il giorno dopo: una mossa presa nonostante avessero riferito al loro superiore che era una “cattiva idea” lasciare la cicatrice della bruciatura a causa della visibile combustione: alcune rocce e ceppi d’albero erano ancora caldi al tatto.
In precedenza, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Los Angeles aveva sostenuto che l’incendio di Lachman fosse “spento” prima che i vigili del fuoco si spostassero, affermando di averlo ” perlustrato “ più volte, tastando con le mani eventuali focolai per individuare eventuali residui di fuoco. Qualsiasi nuovo incendio che si fosse sviluppato dalle ceneri sarebbe stato “un fenomeno“, aveva affermato all’epoca un vice capo dei vigili del fuoco.
L’incendio di Palisades è divampato cinque giorni dopo. Le fiamme, alimentate da venti a 160 km/h, hanno devastato gran parte di Pacific Palisades, Malibu e Topanga, uccidendo 12 persone e distruggendo oltre 6.800 edifici. Un uomo è stato arrestato e accusato di aver appiccato dolosamente l’incendio di Lachman. Deve rispondere di tre capi d’accusa federali per incendio doloso e si è dichiarato non colpevole .
Nuovi dettagli sulle preoccupazioni relative alla risposta al primo incendio di Lachman sono stati successivamente riportati dal Los Angeles Times, che all’inizio di questo mese ha riferito che il dipartimento ha mantenuto segreti i dettagli relativi all’ordine del capo battaglione di impacchettare le cose. Almeno un funzionario è venuto a conoscenza delle preoccupazioni entro giugno.
Questi dettagli non sono inclusi nel rapporto di 70 pagine sull’incendiodi Palisades, pubblicato all’inizio di ottobre. Il rapporto si limita a sottolineare che l’incendio “è iniziato sui Monti Santa Monica, sotto la cicatrice del precedente incendio di Lachman” e “ha infine devastato le aree di Pacific Palisades, Topanga e Malibu, rimanendo incontrollato fino al 31 gennaio 2025“.
“Questo incendio mortale, alimentato da venti di uragano di categoria 1, è stato uno di una serie di 11 incendi causati dal vento che si sono verificati nelle tre settimane successive, devastando la regione della California meridionale “, si legge nel rapporto.
Il sindaco chiede un’indagine – La crescente confusione sulla cronologia e sulla risposta del LAFD ha spinto il mese scorso il sindaco di Los Angeles, Karen Bass, a ordinare un’indagine sull’incendio di Lachman. Bass ha chiesto al capo ad interim del dipartimento, Ronnie Villanueva, di indagare sulle origini dell’incendio, scrivendo in un articolo il mese scorso che i resoconti erano “estremamente allarmanti“.
“Non commettiamo errori: i vigili del fuoco della nostra città sono eroi ogni giorno. Dobbiamo a loro e alla popolazione di Los Angeles assicurarci che il loro corpo dei vigili del fuoco sia guidato, organizzato e pronto per qualsiasi emergenza possa presentarsi“, ha dichiarato Bass in una lettera del 31 ottobre.
Tuttavia, nonostante numerose indagini abbiano indagato sull’origine degli incendi di gennaio, Bass ha affermato che un resoconto completo della risposta prima e dopo l’incendio di Palisades aiuterebbe il dipartimento ad adattarsi e riformarsi.
“Una piena comprensione della risposta agli incendi di Lachman è essenziale per una ricostruzione accurata di quanto accaduto durante gli incendi boschivi di gennaio”, ha scritto Bass. “Questo continuerà a guidare le nostre riforme in corso, che includono il miglioramento dei protocolli pre-intervento, il rafforzamento del coordinamento interagenzia, l’aggiornamento delle tecnologie di comunicazione e l’ampliamento della formazione a tutti i livelli del personale“.
I vigili del fuoco lavorano vicino a una chiesa distrutta dall’incendio di Palisades. Fotografia: David Ryder/Reuters
Bass, che si candida per la rielezione l’anno prossimo, ha recentemente nominato Jamie Moorecapo permanente del corpo dei vigili del fuoco. Il suo ufficio ha dichiarato questa settimana che Moore avrebbe guidato l’indagine, e mercoledì Moore ha dichiarato che avrebbe sostenuto un’indagine completa e indipendente sulla gestione dell’incendio di Lachman.
“La recente attenzione mediatica sugli incendi boschivi di gennaio ha creato una comprensibile sfiducia, e deve essere affrontata direttamente“, ha dichiarato Moore, la cui posizione deve ancora essere approvata dal consiglio comunale di Los Angeles, durante una riunione del comitato per la sicurezza pubblica dell’ente questa settimana. “Sostengo pienamente la richiesta del sindaco Bass di un’indagine indipendente sulla risposta dei vigili del fuoco di Los Angeles all’incendio di Lachman, riconoscendo che trasparenza e responsabilità sono fondamentali per garantire che ogni incidente impari da noi“.
Ha affermato di essere impegnato in un “processo equo e approfondito” che contribuisca a “ripristinare la fiducia nel nostro corpo dei vigili del fuoco”.
“I nostri membri non sono stati ascoltati e non sono stati ascoltati“, ha detto Moore. “Ecco perché sostengo la richiesta del sindaco Bass di un’indagine indipendente sull’incendio di Lachman, perché voglio arrivare in fondo alla questione“.
L‘ufficio di Bass e il dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angelesnon hanno risposto alle richieste di commento.
I critici affermano che la “Pearl Harbor” degli incendi merita un’indagine indipendente – Zev Yaroslavsky, che ha trascorso 20 anni nel consiglio comunale di Los Angeles e 20 anni come membro del consiglio di vigilanza della contea, ha affermato che gli eventi che hanno circondato l’incendio di Palisades e i resoconti successivi “richiedevano ancora a gran voce quel tipo di analisi indipendente, non solo per scoprire la verità, ma anche per ispirare fiducia nella gente della contea, della città, in tutti noi”.
“Bisogna creare un gruppo indipendente di persone che non abbiano alcun legame con i vigili del fuoco di questa regione… un piccolo gruppo di persone che esamini cosa è andato bene e cosa è andato storto“, ha detto al Guardian. “In un incendio, qualcosa va sempre storto“.
Yaroslavsky, ora direttore della Los Angeles Initiative presso la facoltà di Affari Pubblici dell’UCLA, ha proseguito: “Ogni incidente richiede un’analisi post-incidente, e un evento di questa portata deve essere analizzato in modo molto diverso. È un po’ come l’11 settembre, è come Pearl Harbor per i vigili del fuoco“.
Anche i recenti eventi con i sistemi di allerta di emergenza hanno evidenziato la necessità per il LAFD di affrontare meglio le possibili soluzioni di miglioramento in seguito all’incendio di Palisades, ha affermato Yaroslavsky. Questa settimana, ha dichiarato di aver ricevuto un avviso sul suo iPhone che avrebbe dovuto essere un test dei sistemi di emergenza per South Pasadena, ma che invece è stato inviato a tutta la contea di Los Angeles, circa 10 milioni di persone .
“C’è qualcosa che non va nei sistemi di comunicazione. Voglio dire, ci sono molte cose che devono essere esaminate, e che avrebbero dovuto essere esaminate molto prima“, ha detto.
L’ufficio di Bass ha sottolineato che Los Angelesha adottato numerose misure per implementare nuovi strumenti e processi volti a migliorare la preparazione e la risposta agli incendi, tra cui cambiamenti nella dirigenza, una formazione più efficace e una migliore preparazione prima che scoppi un incendio.
Yaroslavsky ha affermato che la città ha due corpi dei vigili del fuoco altamente qualificati: il dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles e il dipartimento dei vigili del fuoco della contea di Los Angeles, e ha aggiunto che i vigili del fuoco hanno svolto un lavoro eroico quando è scoppiato l’incendio di Palisades.
“Si tratta di due dei migliori corpi dei vigili del fuoco del mondo, e sono stati colpiti da una tempesta di vento senza precedenti nella nostra storia“, ha affermato.
Ma, ha aggiunto, restano ancora molti interrogativi e Bass e l’LAFD devono fornire risposte mentre le comunità continuano a ricostruirsi.
“Penso che il morale sia stato scosso fino al midollo ad Altadena e Palisades”, ha detto Yaroslavsky, riferendosi anche al devastante incendio di Eaton avvenuto nello stesso momento. “Penso che una domanda legittima sia: cosa sapevano tutti, e quando lo hanno saputo?”
“Non c’è dubbio che la sindaca abbia sofferto politicamente per questo. Dovrebbe essere giudicata non per quello che ha fatto il primo giorno, ma per quello che avrebbe fatto nei giorni successivi, per la ricostruzione e per arrivare in fondo alla questione. E questo è ancora un lavoro in corso per lei.“
Negli Usa, i vigili del fuoco nel sud-est del Texas hanno domato domenica un incendio in una centrale elettrica dismessa che ha emesso grandi colonne di fumo nell’aria. La polizia di Texas City ha detto che l’incendio è scoppiato nella struttura nella zona di Texas City, nella contea di Galveston, e diversi vigili del fuoco erano sulla scena. Gli agenti hanno anche detto che due torri di raffreddamento e linee elettriche erano in fiamme e un enorme pennacchio di fumo si stava dirigendo verso nord. Non sono stati segnalati feriti.
Non ci sono militari feriti, né italiani coinvolti nell’attacco dell’esercito dello Stato ebraico
Foto di repertorio LaPresse
Ancora una volta, l’esercito israeliano apre il fuoco sul contingente delle Nazioni Unite(Unifil). La forza Onu di interposizione nel sud del Libano è finita nel mirino dei tank israeliani, nella mattinata del 16 novembre.
Non ci sono militari feriti, né italiani coinvolti nell’attacco israeliano – È stata la stessa Unifil a comunicarlo con un post su X, in cui precisa che a sparare è stato un carro armato Merkava, da una postazione allestita da Israele in territorio libanese. Non ci sarebbero militari feriti né italiani coinvolti nell’attacco israeliano. L’Unifil ha precisato che “i colpi” sono “arrivati a circa cinque metri dai peacekeeper, che erano a piedi” e sono stati costretti a mettersi al riparo. Gli spari sarebbero avvenuti nel settore spagnolo, vicino a Khiam. “I caschi blu hanno chiesto alle Idf di cessare il fuoco tramite i canali di collegamento di Unifil – aggiunge una nota – Sono riusciti ad allontanarsi in sicurezza circa trenta minuti dopo, quando il carro armato Merkava si è ritirato all’interno della postazione delle Idf“.
Unifil: “Grave violazione della Risoluzione 1701” – L’Unifil ha sottolineato che “questo incidente costituisce una grave violazione della Risoluzione 1701”, che ha posto fine al conflitto del 2006 tra Israele e Hezbollah e ha anche costituito la base della tregua dello scorso novembre. Tale cessate il fuoco mirava a porre fine a oltre un anno di ostilità tra le parti, scoppiate dopo l’inizio della guerra di Gaza. In base all’accordo, Israele avrebbe dovuto ritirare le sue forze dal Libano meridionale, ma le ha mantenute in cinque aree che ritiene strategiche. Ha inoltre continuato a effettuare attacchi regolari in Libano, affermando principalmente di prendere di mira siti e operatori di Hezbollah.
Israele: “Caschi blu scambiati per sospetti a causa del maltempo” – L’incidente di domenica non è stato il primo in cui l’Unifil ha accusato Israele di mettere in pericolo le sue forze di pace. Ma Tel Aviv ha fornito la sua versione per spiegare il motivo per cui ha aperto il fuoco contro il personale Unifil. L’esercito israeliano ha ammesso in una nota di aver aperto il fuoco su due membri dell’Unifil nel Libano meridionale, ma di averlo fatto erroneamente, dopo averli identificati come una minaccia a causa delle cattive condizioni meteorologiche.
Nella nota, l’Idf ha spiegato di aver sparato ”colpi di avvertimento” contro i soldati dell’Onu a nord di Metula dopo averli classificati come sospetti, prima di confermarne l’identità. “Dopo un’analisi, è stato stabilito che i sospettati erano soldati delle Nazioni Unite che stavano effettuando un pattugliamento nella zona e che erano stati classificati come sospetti a causa delle cattive condizioni meteorologiche“, afferma l’esercito israeliano, aggiungendo che l’incidente è in fase di ulteriore esame. “Le Idf sottolineano che non hanno sparato deliberatamente contro i soldati Unifil e che la questione viene gestita attraverso i canali ufficiali militari“, aggiunge l’esercito israeliano.
L’azzurro trionfa nuovamente a Torino, batte 7-6 7-5 lo spagnolo dopo più di 2 ore di grande partita. E vince ancora una volta senza perdere neanche un set
Maestro Sinner! Batte Alcaraz dopo due set di tennis spaziale e vince ancora le Finals
Jannik, l’hai fatto un’altra volta. E questa è ancora più bella. Trionfo bis nel “torneo dei maestri”, davanti al pubblico di casa, contro il rivale dei rivali. Che film, ragazzi. I 13mila dell’Inalpi Arena, connessi con i milioni davanti alla tv, si godono l’estasi del momento: l’Italia della racchetta in cima al mondo, nell’era globale e digitale dei Big Two. Non avevamo mai avuto un tennista al primo posto della classifica. Non avevamo mai avuto un tennista con quattro Slam in bacheca. Non avevamo mai avuto un tennista vincente alle Finals. Sinner ci ha regalato tutto questo, e anche di più. Ci ha regalato la piacevole sensazione di un déjà-vu. Torino 2024 come Torino 2025 (senza perdere un set). Solo che la vittima sacrificale di oggi non è l’outsider Fritz, ma il re attuale del ranking. La finale contro Carlos Alcaraz – una ricorrenza che, soltanto quest’anno, si è ripetuta sei volte e che, credeteci, non stanca mai – è stata uno spettacolo nello spettacolo, nell’altalena di emozioni e nella qualità del gioco. Dopo essersi divisi gli Slam (Australian Open e Wimbledon a Jannik, Roland Garros e Us Open a Carlos), il “quinto” major del 2025 valeva come una sorta di bella. L’ha vinta l’azzurro 7-6 (4) 7-5, dopo 2 ore e 15 minuti, tirando fuori il quid quando la pallina scottava di più e prolungando la serie positiva a livello indoor a 31 match consecutivi: l’ultimo ko, proprio qui, nel 2023, in finale con Djokovic. È vero che lo spagnolo conclude l’anno in testa alla classifica, con 12.050 punti, contro 11.500, ma Jannik ha saltato tre mesi a causa della sospensione per il caso Clostebol e, di conseguenza, ha giocato quattro tornei in meno. Il rapporto tra punti ottenuti e tornei disputati, sebbene non valga nulla dal punto di vista ufficiale, certifica il miglior rendimento di Sinner.
Ancora in campo il fisioterapista per Alcaraz, sempre per trattare il retro della coscia destra, alla fine del primo parziale.
LA PARTITA – C’è un’atmosfera magnetica nel palazzetto. Jannik è l’idolo incontrastato, sospinto senza soluzione di continuità. Però Carlos si è ormai conquistato il rispetto di tutti, anche del pubblico italiano. Torino si mostra calorosa e, allo stesso tempo, galante. Nei primi tre giochi i ribattitori racimolano un punticino. Sul 2-2 i primi brividi: Sinner sbaglia due dritti da 30-0, poi commette doppio fallo ed è 40 pari. Una persona in tribuna accusa un malore, il gioco viene interrotto per 12 minuti per consentire i soccorsi. Alla ripresa, l’azzurro piazza una volée e un ace. Si va ai vantaggi anche nel turno dello spagnolo, che fa suo con un rovescio lungolinea utile per uscire dallo scambio. L’impressione è che nel palleggio da fondocampo, sulla resina veloce adagiata sui pannelli in legno che fanno rimbalzare bassa la palla, i colpi di Sinner facciano più male. E quando Alcaraz prova a variare col back, l’altro lo fulmina con un rovescio lungolinea. Ma entrambi sfruttano bene il servizio nei momenti che contano e il punteggio non si schioda. Sul 5-4 Alcaraz chiama il medical timeout per farsi massaggiare la coscia destra, poi si procede fino al 6-5. Serve Sinner: lo spagnolo si costruisce il set point con due variazioni sul tema (il primo drop-shot del pomeriggio e l’attacco a rete). Qui emerge tutta l’essenza dell’uomo di ghiaccio: Jannik serve la seconda a 187 km orari e cancella la palla del set, dopodiché sfrutta la combinazione servizio-dritto e una prima vincente. Si va al tie break, sul filo di un sottilissimo equilibrio, con 36 punti vinti da Alcaraz e 35 da Sinner. L’altoatesino gioca meglio in risposta e scappa 4-2, sbaglia una palla corta ma si riprende subito il mini-break, per poi far impazzire gli spettatori con un passante in lob. Il primo set è suo (7-4 al tie break, il 16° vinto su 19 giocati nel 2025). Alcaraz, rientrato in campo con una fasciatura alla coscia, sorprende il rivale facendo il break. Le percentuali di prime di Jannik crollano attorno al 50%, Carlos è avanti 3-1. Poi, sul 3-2, dopo un’ora e 42 minuti, l’italiano si procura la prima palla break dell’incontro: la trasforma con una smorzata vincente e pareggia i conti. Sinner rischia ancora al servizio, ma per sua fortuna l’avversario sbaglia l’attacco di dritto vanificando l’opportunità del contro-break. Ora la contesa è di nuovo serratissima. Il beniamino locale si aggiudica uno scambio di 24 colpi e, con il dito all’orecchio, chiama a raccolta i tifosi. Dopo quattro turni di controllo al servizio, eccoci sul 6-5 per Sinner. Un rovescio lungolinea cancella il 6-6, poi un passante attiva il matchpoint: palleggio fitto, Carlos esce dalla diagonale sbagliando il rovescio e consegnando il trofeo al rivale.
Vince Sinner! – Sinner annulla una palla del tie-break con un rovescio lungolinea vincente ad un Alcaraz che concede qualcosa di troppo, sia in termini di gioco sia in termini di errori. E così, con un passante nelle stringhe arriva a match point. Jannik va poi a chiudere con un rovescio largo dello spagnolo. E finisce lungo disteso.continua a leggere
Una data che richiama l’attenzione su cause come distrazione, velocità e guida in stato alterato, e sull’urgenza di politiche più efficaci per la sicurezza
La terza domenica di novembre è dedicata alla Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare chi ha perso la vita in incidenti stradali e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza. Nel primo semestre del 2025, in Italia si sono verificati oltre 82 mila incidenti con lesioni, che hanno causato circa 111 mila feriti e 1.310 decessi. Rispetto allo stesso periodo del 2024, si registra un calo del 6,8% delle vittime. Tuttavia, ogni giorno si contano in media più di sette morti sulle strade italiane, una ogni tre ore e mezza.
Dove si muore di più – Le autostrade hanno visto un aumento dei decessi, mentre le strade urbane ed extraurbane mostrano una lieve diminuzione. Il rischio resta elevato in tutte le fasce orarie, con picchi nelle ore serali e notturne. Il fattore umano è responsabile di oltre il 90% degli incidenti. Tra le cause più frequenti ci sono l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze, la distrazione al volante — spesso dovuta all’uso dello smartphone — e il mancato rispetto delle regole stradali. Proprio su questo il papa oggi all’Angelus ha ricordato “tutti coloro che sono morti in incidenti stradali causati troppo spesso da comportamenti irresponsabili. Ognuno faccia su questo un esame di coscienza“, ha chiesto il Pontefice.
Obiettivi europei ancora lontani – Dal 2001, le vittime della strada in Italia sono diminuite del 60%, ma il ritmo di miglioramento si è rallentato. Rispetto al 2019, la riduzione dei decessi è stata solo del 14,6%, ben lontana dall’obiettivo europeo di dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030. Nel mondo, gli incidenti stradali causano oltre un milione di morti ogni anno. La giornata di oggi è un’occasione per ricordare le vittime, ma anche per rilanciare l’impegno verso politiche più efficaci, infrastrutture più sicure e comportamenti più responsabili.
Dopo una giornata complessa, oggi la Liguria si prepara per l’allerta arancione. Aggiornamenti, immagini e video della situazione oggi, domenica 16 novembre
Dopo l’allerta gialla che insiste da ieri, oggi alle 12 Genova è entrata in allerta arancione che, prorogata, durerà fino alla mezzanotte, poi ancora allerta gialla fino alle 8 di domattina.
La sindaca del capoluogo ligure, Silvia Salis, ha lanciato un appello invitando i cittadini a restare a casa in queste ore complicate.
Gli aggiornamenti in tempo reale: strade chiuse, allagamenti, alberi caduti – Ecco tutti gli aggiornamenti in diretta di oggi, domenica 16 novembre.
Intorno alle 13,45 è stata chiusa la via Aurelia in zona Pizzo ad Arenzano, misura che Anas intraprende per motivi di sicurezza con l’allerta arancione combinata alla pioggia forte. L’unico modo per spostarsi per/da Genova è prendendo l’autostrada A10 (ricordiamo che ancora oggi la circolazione ferroviaria tra Cogoleto e il nodo di Genova è ferma per lavori).
Verso le 13 i vigili del fuoco stanno operando in via dei Mille per un grosso ramo di albero caduto.
Alle 11,40 via Tortona è stata chiusa per un albero caduto all’altezza del civico 50. La strada è stata riaperta per le 12,40.
Alle 10,45la polizia locale segnala acqua sulla carreggiata della sopraelevata Aldo Moro: “Prestare attenzione”.
Alle 10,30 piazza Palermo, in centro, è attraversata da un “fiume” d’acqua proveniente dalla galleria Goffredo Mameli. La strada, in pendenza, rende il tratto terminale di via Barabino verso la piazza una vera piscina.
Alle 10,15 i vigili del fuoco sono ancora all’opera in viale alla Pineta per rimuovere un albero caduto che ha lasciato senza elettricità alcune famiglie. La strada risulta chiusa all’altezza del civico 30 r.
Poco prima delle 9, allagamenti anche in via Rossini, all’imbocco del ponte Polcevera. Il presidente del Municipio Valpolcevera, Michele Versace, ha reso noto che è stato richiesto l’intervento dell’autospurgo, segnalando anche accumuli d’acqua e fango nelle zone collinari, tra via Maritano e Linneo.
Alle 8,50si segnalano allagamenti sulla strada in via Rubaldo Merello.
Alle 8,30la polizia locale ha chiuso il sottopasso di via Milano, in direzione via Milano vecchia, per allagamento. Resta aperto in direzione via di Francia.
Alle 7,30 la protezione civile di Genova ha segnalato forti rovesci in corso sulla Val Bisagno: “Prestare attenzione e seguire gli aggiornamenti“.
Permane la chiusura del sottopasso di via Brin.
Cento richieste di soccorso ai vigili del fuoco nella notte – Oltre 100 le richieste di soccorso arrivate ai vigili del fuoco nella notte per il maltempo, fortunatamente di minore entità rispetto a quelli di ieri.
È terminata prima dell’alba la rimozione dell’albero che gravava su via Lamberto Loria, un pino di grosse dimensioni.
Pegli, oltre 150 metri cubi di terra rimossi – Aster nel frattempo ha lavorato senza sosta per garantire sicurezza e viabilità. Nella notte in via Niccolosio da Recco, a Pegli, le squadre sul posto nella notte hanno rimosso i detriti della frana: oltre 150 metri cubi di terra e pietre rimossi.
Numerosi interventi anche in altre zone della città come via Calda, dove è stato messo in sicurezza un tratto interessato dal cedimento di un muro.
Intanto il settore verde di Aster è attivo su tutto il territorio, impegnato nella gestione di alberature e aree verdi colpite dal maltempo con gli interventi più complessi in via Martiri e questa mattina in viale alla Pineta, per una grande pianta in bilico sulla strada.
I danni di sabato – Il maltempo ha iniziato a flagellare il territorio ieri causando svariati danni tra allagamenti, l’esondazione del rio Fegino, alberi pericolanti, smottamenti, muri crollati, downburst e trombe d’aria che hanno causato anche la caduta di container al porto di Pra’. Particolarmente colpite le zone del ponente genovese e della Valpolcevera.
Il tutto reso ancora più complesso da un allagamento che ieri mattina ha implicato la chiusura della via Aurelia ad Arenzano, contemporaneamente al blocco dell’A10 causa incidente e allo stop dei treni (anche oggi) per lavori: una serie di circostanze che hanno provocato almeno mezza giornata di completa paralisi del traffico a ponente.
Paura anche, in serata, per tre ragazzi che risultavano dispersi ma che alla fine sono riusciti a tornare a casa autonomamente: avevano il cellulare scarico e non erano riusciti a contattare le famiglie.
Divieti e chiusure a Genova – Viste le condizioni critiche e i danni al territorio, il Coc di Genovagià da sabato sera ha introdotto il divieto di transito a motocicli, mezzi telonati e furgonati sulla sopraelevata.
Da stamattina, e già in allerta gialla, per motivi precauzionali sono chiusi parchi, giardini e cimiteri su tutto il territorio comunale. Chiusi tutto il giorno Museo del Risorgimento, Museo Archeologico e Muce-Museo Certosa di Genova.
In via Nicoloso da Recco, a Pegli, nell’area interessata dal crollo di un muraglione, permangono le criticità legate allo smottamento, numerosi i nuclei familiari della zona privi del servizio di distribuzione gas: ieri è stata attivata la protezione civile comunale per l’eventuale fornitura di cibo e acqua.
Sempre a Pegli, per motivi di sicurezza, chiusura temporanea di via Beato Martino da Pegli a causa del distacco dei tiranti dei lampioni dell’illuminazione pubblica.
Fino al termine dell’allerta meteo restano chiusi i sottopassi pedonali e il sottopasso di Brin.
Si segnala il divieto di sosta:
su entrambi i lati di via Pontetti, fino all’intersezione con il civico 14C di via Isonzo. Rimozione forzata dei veicoli inadempienti.
in via Percy Bysshe Shelley, tratto compreso tra il civ. 161 e l’intersezione con via Monaco Simone e lungo l’asse principale nel tratto compreso fra i civici 15 e 79. Rimozione forzata dei veicoli inadempienti.
Vietato il transito pedonale sulla passerella di passo Carlineo sul torrente Chiaravagna.
Per tutta la durata dell’allerta arancione prosegue il monitoraggio dei principali corsi d’acqua del territorio comunale da parte dei volontari di protezione civile e della polizia locale.
I parcheggi: cosa succede con l’allerta arancione – A Genova, i possessori di tagliandi Blu Area A (Foce), B (Foce), C (Bassa Val Bisagno), R (San Fruttuoso) e T (Marassi) che abbiano opzionato le suddette zone come prima scelta, e i possessori dei tagliandi Blu AreaFB e FC, in concomitanza dello stato di allerta arancione possono parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta.
La disposizione è valida anche per i residenti di via Fereggiano e corso De Stefanisnon in possesso del tagliando Blu Area (che dovranno esporre la carta di circolazione, in originale o in copia).
La madre: ‘Ha bisogno di voi’. Oggi un evento a Milano
Alberto Trentini
n anno senza Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni detenuto in un carcere di Caracas.
Trecentosessantacinque giorni praticamente senza contatti con l’Italia, tranne rare eccezioni, e senza conforti lì in Venezuela. Senza accuse, soprattutto: il processo a suo carico non è mai stato formalizzato e l’accusa parla di una generica “cospirazione”.
Oggi sabato 15 novembre, proprio in occasione del suo arresto, avvenuto il 15 novembre 2024, ci sarà un evento a Milano: una conferenza stampa fissata alle 12 nella sala stampa del Comune di Milano per una nuova mobilitazione, affinché Alberto venga liberato.
L’incontro è stato preceduto da un nuovo appello della madre del cooperante, Armanda Colusso Trentini. “È passato un anno da quando Alberto è stato arrestato in Venezuela, un anno di attesa insopportabile per lui e per noi” ha scritto mamma Armanda sulla prima pagina di Repubblica. “Domani ci incontreremo a Milano per parlare ancora una volta di lui. E chiedo a voi tutti di non stancarvi mai di farlo, perché solo una forte pressione mediatica può convincere chi ha il potere ad agire e riportarlo finalmente a casa. Alberto ha dedicato la sua vita agli altri e ora è lui ad aver bisogno di voi: scrivete, parlatene, insistete, perché chi deve decidere lo faccia senza più tentennamenti, come è successo per altri nostri connazionali“.
Alberto lavorava con la ong francese per disabili ‘Humanity and Inclusion’ e ha dedicato la sua vita agli altri. Come hanno ricordato in una nota gli organizzatori dell’evento milanese, “ha un’esperienza pluridecennale nel campo della cooperazione internazionale, ha operato in più occasioni in zone di crisi e vari territori del mondo portando le sue competenze“. Davvero una vita per gli altri, dunque, e ora è giusto che “gli altri” si mobilitino per salvargli la vita, visto che “dal momento del suo arresto – si legge ancora nella nota – Alberto è rinchiuso in carcere e ha potuto usufruire di rarissimi e brevissimi contatti con la famiglia, gli avvocati e i rappresentanti consolari“. All’incontro di domani, coordinato dal presidente dell’Associazione Articolo 21 Beppe Giulietti, parteciperanno la madre di Alberto e l’avvocata Alessandra Ballerini. Saranno presenti anche Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, e Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Ecco una sintesi della storia di Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto nelle carceri venezuelane:
Chi è: Alberto Trentini è un operatore umanitario italiano che lavora per l’ONG Humanity & Inclusion, specializzata nell’assistenza a persone con disabilità.
Arresto: È stato fermato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito.
Dove è detenuto: È rinchiuso nel carcere El Rodeo I, nel distretto di Miranda, alla periferia di Caracas.
Accuse: Le autorità venezuelane lo accusano di “cospirazione” o “terrorismo”, ma secondo la famiglia e i suoi avvocati non sono mai state formalizzate imputazioni chiare.
Condizioni di detenzione:
Nei mesi iniziali è stato tenuto in isolamento.
Ha potuto chiamare la sua famiglia solo dopo diversi mesi: la prima telefonata ai genitori è avvenuta a maggio 2025.
Ha ricevuto una visita dell’ambasciatore italiano dopo circa 10 mesi.
Intervento internazionale:
La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha concesso misure cautelari su suo favore, indicando che la sua situazione rappresenta un rischio grave per la sua integrità.
L’Italia ha mobilitato la diplomazia: è stato nominato un inviato speciale per seguire il caso e ci sono appelli parlamentari per il suo rilascio.
Mobilitazione familiare: La madre di Trentini, Armanda Colusso, ha lanciato appelli pubblici e ha chiesto più pressione diplomatica affinché venga liberato.
Posizione del governo venezuelano: Secondo Caracas, Trentini “ha un avvocato ed è sotto processo”, e le sue condizioni sarebbero rispettate.
Criticità: Il carcere El Rodeo è noto per le condizioni problematiche e per denunce su violazioni dei diritti umani.