Nel mondo delle app, uno degli sviluppi più controversi degli ultimi anni è stato l’introduzione degli abbonamenti a pagamento.
Mentre molte app popolari sono rimaste gratuite per anni, alcune hanno iniziato ad esplorare la possibilità di passare a modelli basati su sottoscrizione. WhatsApp, una delle app di messaggistica più utilizzate al mondo, potrebbe essere la prossima ad abbracciare questa strada.
Recentemente, WABetaInfo ha segnalato l’emergere di un possibile abbonamento premium per WhatsApp chiamato “WhatsApp Plus”, attualmente in fase di sviluppo. Sebbene il prezzo non sia ancora chiaro, si parla di un pacchetto che includerebbe vantaggi esclusivi come icone personalizzabili, suonerie, adesivi, e una vasta gamma di temi. Queste aggiunte, destinate a chi cerca un’esperienza più personalizzata, potrebbero essere il principale motivo per cui alcuni utenti potrebbero decidere di sottoscrivere l’abbonamento.
Funzionalità esclusive: la possibilità di fissare più chat – Una delle funzionalità più attese di WhatsApp Plus riguarda la possibilità di fissare fino a 20 chat. Attualmente, su WhatsApp, è possibile fissare solo tre conversazioni, una limitazione che non soddisfa gli utenti più attivi. Se questo nuovo abbonamento dovesse arrivare,si tratterebbe di una modifica sostanziale, che potrebbe rendere l’app più flessibile per le esigenze degli utenti.
Nonostante l’introduzione di WhatsApp Plus, il servizio base di WhatsApp rimarrà gratuito. Come sottolineato nel rapporto di WABetaInfo, WhatsApp non cambierà il suo modello di business principale. L’abbonamento premium sarà solo un’opzione per coloro che desiderano funzionalità aggiuntive, ma non sarà obbligatorio.
Una funzionalità oltre la necessità?(www.webnews.it)
Personalmente, non vedo l’introduzione di WhatsApp Plus come un’evoluzione necessaria. Le opzioni di personalizzazione, come il cambiamento delle icone o dei temi, sembrano essere più un “gusto personale” che una funzionalità essenziale. L’unica vera novità utile sembra essere la possibilità di fissare un numero maggiore di chat, ma anche in questo caso, sembra che WhatsApp stia cercando di monetizzare funzioni che dovrebbero essere gratuite.
Il futuro di WhatsApp: un passo verso la monetizzazione? – Con l’arrivo di WhatsApp Plus,Meta (la società madre di WhatsApp) sta esplorando nuove strade per generare entrate attraverso il suo popolare servizio di messaggistica. Tuttavia, questo cambiamento potrebbe allontanare gli utenti più fedeli che non sono interessati a queste funzionalità aggiuntive. Per molti, WhatsApp è e rimarrà un’app per messaggiare e chiamare, senza la necessità di personalizzazioni eccessive.
In conclusione, mentre non è ancora chiaro quando o se WhatsApp Plus verrà lanciato ufficialmente, la possibilità di abbonarsi potrebbe diventare una realtà. Personalmente, credo che l’introduzione di WhatsApp Plus, a prescindere dal prezzo, sia qualcosa che molti potrebbero decidere di evitare. Forse è giunto il momento di pensare a un’alternativa, come Google Messaggi, che non ha ancora preso la strada degli abbonamenti.
Resta da vedere se Meta riuscirà a convincere gli utenti a pagare per funzioni che dovrebbero essere gratuite. Intanto, l’unica certezza è che WhatsApp rimarrà comunque gratuito per chi preferisce l’esperienza senza fronzoli.
Nelle due app di Meta compare un messaggio che chiede se vogliamo continuare a usare l’app così com’è o liberarci delle pubblicità, in cambio di un canone mensile. Ma la realtà è più complessa
Quando, all’apertura dell’app di Instagram o Facebook, compare quel messaggio invita a “controllare se possiamo trattare i tuoi dati per le inserzioni”, molti pensano subito a un errore o, peggio, a un tentativo di phishing. In realtà è la manifestazione più visibile di un negoziato sotterraneo che da anni contrappone Meta ai regolatori europei. Da un lato c’è un colosso costruito sul marketing personalizzato, dall’altro un pacchetto di norme – GDPR, Digital Markets Act e Digital Services Act – che mira a ridurre lo strapotere degli “gatekeeper” online. La finestra che offre due strade, continuare gratis vedendo annunci o pagare 7,99 € al mese per non vederne più, non è dunque un’improvvisa svolta commerciale, ma l’esito di sentenze, decisioni amministrative e pressioni politiche che chiedono una forma di consenso più libera e trasparente.
Come siamo arrivati a questo punto – Nel luglio 2023 laCorte di giustizia dell’Unione europeaha stabilito che un abbonamento può valere come “consenso” al trattamento dei dati soltanto se al fianco esiste una versione gratuita equivalente sul piano funzionale. Pochi mesi dopo, a novembre 2023, Meta ha quindi lanciato in tutta la UE la sottoscrizione “no ads”, venduta inizialmente a 12,99 €su mobile e a 9,99 € sul web. L’azienda pensava di avere così soddisfatto le esigenze normative, ma la Commissione ha contestato il modello “paga o accetta” perché non lasciava la possibilità di rinunciare alla pubblicità personalizzata senza costi aggiuntivi. Di fronte al rischio di multe fino al 5% del fatturato quotidiano, Meta ha ridotto del 40% il prezzo dell’abbonamento (ora 7,99 € su smartphone e 5,99 € via browser) e introdotto la terza opzione “inserzioni meno personalizzate”, ossia annunci basati su un set minimale di dati – età, genere, città approssimativa e contenuto visualizzato negli ultimi due ore – con l’aggiunta di brevi spot video non skippabili.
Che cosa cambia davvero – Nel momento in cui l’utente clicca su “Inizia”, si trova a riaffermare una scelta che aveva già compiuto un anno fa. Decidere di restare gratuito equivale ad accettare che il motore algoritmico continui a intrecciare like, commenti, pagine visitate e abitudini di navigazione esterne per dare forma a un profilo pubblicitario dettagliato.Rinunciare alle pubblicità invece significa pagare un canone mensile, che copre sia Instagram sia Facebook, e vedersi azzerare, almeno in teoria, ogni forma di targeting comportamentale. Nel mezzo c’è la zona grigia degli annunci “contestuali”, cioè quelli che si appoggiano solo sul contesto immediato e su poche informazioni anagrafiche. Per l’utente questo comporta spot meno pertinenti, interruzioni più invadenti e la percezione di trovarsi davanti a un feed un po’ più simile alla televisione generalista che a un catalogo su misura.
Il prezzo della privacy – Che un algoritmo possa attribuire un valore monetario al nostro pacchetto dati non è un’idea nuova, ma mai era stata esplicitata in modo così trasparente. Con la riduzione dei prezzi, Meta dice implicitamente che la monetizzazione media di ciascun profilo europeo si aggira sui 72 € l’anno, cifra vicina alle stime di fatturato pubblicitario pro capite emerse dai bilanci recenti. Non a caso, analisti interpellati da CNBC parlano di un impatto potenziale del 10-15% sulle entrate pubblicitarie europee se un numero significativo di persone dovesse pagare l’abbonamento. L’azienda scommette però sul fatto che la maggioranza, come accaduto con YouTube Premium o Spotify, continuerà a preferire la versione gratuita, sopportando un’esperienza un po’ meno ergonomica pur di non versare un obolo mensile.
Il quadro normativo – Dietro la schermata che tutti vedono c’è un mosaico di regole che vale la pena ricapitolare. Il GDPR,entrato in vigore nel 2018, ha fissato il principio di “consenso libero, specifico, informato e inequivocabile”. Il DMA, arrivato nel 2023, impone ai gatekeeper– categoria in cui rientra pienamente Meta – di offrire un’alternativa alla combinazione indiscriminata di dati personali. Il DSA, operativo dal febbraio 2024, vieta la profilazione basata su dati sensibili e tutela i minori da qualunque targeting comportamentale. La convergenza di queste norme ha costretto Meta a tradurre in una scelta binaria (pagare o accettare) ciò che la legge descrive come un diritto fondamentale: decidere in che misura i propri dati possano essere la benzina dell’economia dell’attenzione.
Le critiche – Fin dal primo annuncio, organizzazioni come BEUC, NOYB e Assoutenti hanno contestato l’interfaccia definendola “dark pattern”, cioè un design che spinge subdolamente verso l’opzione più redditizia per l’azienda. Il pulsante per restare con le inserzioni è grande e colorato, quello per pagare è meno evidente, e mancava una via di mezzo. La nuova alternativa con ads meno personalizzati avrebbe dovuto placare le proteste, ma ha sollevato altri dubbi: perché introdurre spot non skippabili, se non per rendere l’esperienza intenzionalmente fastidiosa e spingere verso il canone?
Conseguenze pratiche per pubblico, aziende e creator – Per gli utenti la novità principale è la consapevolezza che la privacy ha un prezzo esplicito. Chi paga ottiene un feed relativamente “pulito”, senza tracciamento incrociato fra servizi, anche se i contenuti sponsorizzati degli influencer che si seguono restano visibili perché non transitano dall’Ad Manager. Chi resta nel livello gratuito accetta di cedere i propri dati oppure, se sceglie la via meno personalizzata, di subire interruzioni pubblicitarie più lunghe. I brand dovranno spartire il budget tra tre filoni:campagne classiche basate su profili, inserzioni contestuali e contenuti organici brandizzati, con un probabile aumento del costo per mille impression nelle prime due categorie. I creator, infine, scopriranno che in un feed sfoltito dagli annunci i loro post sponsorizzati spiccano di più, aumentando il valore delle collaborazioni commerciali, ma dovranno etichettarle con una trasparenza che il DSA rende obbligatoria.
YouTube offre dal 2018 un abbonamento che elimina gli ads e aggiunge download offline, ma costa 11,99 €, quasi il doppio rispetto alla cifra chiesta da Meta sul web. TikTok sta testando qualcosa di simile nel Regno Unito, mentre X (l’ex Twitter) abbina la rimozione parziale della pubblicità a funzioni extra come post lunghi e spunta blu, per 9,68 €.
Possibili sviluppi – Molto dipenderà dal giudizio definitivo della Commissione europea sull’alternativa “meno personalizzata”. Se verrà considerata insufficientemente equivalente, scatteranno penali che possono toccare 22,5 milioni di euro al giorno. Gli osservatori immaginano un eventuale compromesso con un quarto pulsante, “decidi più tardi”, che ridarebbe all’utente un margine di scelta dilazionata nel tempo. Nel frattempo Meta potrebbe investire in un marketplace pubblicitario fondato solo su segnali contestuali, utilizzando intelligenza artificiale generativa per interpretare in tempo reale il contenuto di un Reel o di una foto e abbinargli lo sponsor più pertinente, senza leggere l’intera cronologia sociale di chi guarda.
Il costo della gratuità – Che si paghi o meno l’abbonamento, l’esperienza quotidiana dei social in Europa non sarà più la stessa. Il messaggio comparso sugli schermi ricorda che la gratuità ha sempre avuto un costo occulto, la cessione dei dati; ora quel costo è quantificato con due decimali e può essere saldato in contanti. La negoziazione fra diritti individuali e modello di business, iniziata nel continente, potrebbe contagiare altre giurisdizioni. Se dovesse passare l’idea che la pubblicità personalizzata sopravvive solo come opzione premium, l’economia dell’ad-tech sarebbe costretta a reinventarsi. Per gli utenti, conoscere le conseguenze di ciascuna scelta resta il primo passo per navigare consapevolmente questo nuovo paesaggio digitale.
Dopo l’anticipazione del Wall Street Journal è arrivato l’annuncio ufficiale del Social
Elon Musk è il nuovo proprietario di twitter
25 aprile 2022
Elon Musk è il proprietario di Twitter. L’accordo è fatto. Elon Musk acquisterà Twitter per 54,2 dollari per azione, pari a una valorizzazione della società di circa 44 miliardi di dollari. L’azienda ha accettato l’offerta del patron di Tesla. “La transazione proposta fornirà un sostanziale premio in contanti e crediamo rappresenti il miglior percorso per gli azionisti di Twitter“, si legge in una nota del presidente Bret Taylor.
Nelle ultime ore si erano susseguiti i rumors su Elon Musk che stava per divetare il proprietario di Twitter. Il cda del popolare social ha deciso di dare il proprio disco verde all’offerta di Elon Musk per l’acquisto del social. L’aumento del valore dell’operazione, leggermente superiore ai 43 miliardi di dollari proposti dal ceo di Tesla11 giorni fa, sarebbe legato a un miglioramento dell’offerta da 54,20 dollari per azione o a un piu’ attento conteggio dei titoli oggetto dell’intesa. Già alle prime voci dell’accordo a Wall Street il titolo Twitter è in rialzo del 5,70% a 51,72 dollari.
Donald Trump non tornerà su Twitter neanche dopo l’acquisizione di Elon Musk. Lo riporta Fox.
Nelle ultime ore Twitter sale, Tesla scende: questo è in estrema sintesi il quadro dellequotazioni in Borsa delle due principali società coinvolte dall’acquisto di Twitter da parte del miliardario sudafricano, ma naturalizzato americano,Elon Musk.
Il 9 aprile, infatti, Musk aveva annunciato di non voler entrare a far parte del Cda di Twitterpur avendone acquistato una consistente quota ed essendone diventato azionista di maggioranza. Oggi è lo stesso Cda ad annunciare che già in giornata Twitter potrebbe passare interamente nelle mani di Elon Musk. Il social network potrebbe annunciarel’accordo da 43 miliardi di dollari nelle prossime ore, quando il Cda si riunirà per presentare il deal agli azionisti. Un affare che sta portando a Wall Street un rialzo del 5,56% dei titoli di Twitter e un ribasso del 2,9% di quelli di Tesla.
Arriva Musk e Twitter cambia volto: in arrivo la funzione per modificare i post
Il social network ha annunciato l’arrivo di un nuovo pulsante per modificare i tweet sulla sua piattaforma dopo averli postati
L’icona dell’app di Twitter su smartphone
09 aprile 2022
La grande rivoluzionesembra essere arrivata davvero. Twitter sta per rilasciare una delle funzioni da sempre auspicata dai frequentatori della piattaforma social: la modifica di un tweet. Finora, infatti, non è possibile cambiare il testo all’interno di un post, neanche per correggere un errore di battitura. Il fondatore del social network, Jack Dorsey, si era sempre detto contrario a questa feature ma il recente ingresso di Elon Musk nel consiglio di amministrazione del social(dopo aver acquistato 73.486.938 azioni, corrispondenti a una partecipazione del 9,2% nella società), ha evidentemente cambiato un po’ di cose.
Su Twitter sarà possibile modificare i post – “We are working on an edit button” cioè “stiamo lavorando su un pulsante di modifica”. L’annuncio tanto atteso dagli affezionati di Twitter è arrivato direttamente dal profilo socialdella piattaforma. “Ora che tutti – si legge ancora nella nota – se lo chiedono sì, stiamo lavorando su una funzione di modifica dall’anno scorso e non abbiamo avuto l’idea da un sondaggio. Avvieremo dei test all’interno del programma Twitter Blue nei prossimi mesi per capire cosa funziona e cosa no“. Il sondaggio al quale si riferisce la comunicazione del social network è molto probabilmente quello che ha lanciato Elon Musk sul suo profilo. Il patron di Tesla e fresco nuovo componente del consiglio di amministrazione di Twitterdopo aver comprato un pacchetto consistente di azioni, aveva lanciato un sondaggio tra i suoi follower chiedendo se fossero d’accordo o meno sull’implementazione di un pulsante per modificare i tweet. L’indagine ha avuto un successo clamoroso, con più di 4 milioni di voti e i favorevoli alla nuova funzionalità sono stati il 73,6% dei seguaci di Musk.
Quando verrà rilasciata la nuova feature – Anche se ancora non c’è una data per il rilascio del pulsante di modifica post su Twitter, la strada è ormai tracciata. L’azienda americana ha spiegato di lavorare per abilitare la modifica già dallo scorso anno “valutando aspetti come i limiti di tempo, i controlli e la trasparenza su ciò che è stato modificato. Il pulsante potrebbe essere infatti utilizzato in modo improprio per alterare il dibattito”.