L’intensità del virus molto alta in Basilicata e Campania, media in Molise, Puglia e Sardegna. Bassa in tutte le altre regioni
L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 19 gennaio al 25 gennaio, “è stata pari a 11,3 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alle 12,7 della settimana precedente“. Lo afferma il rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato oggi e da quest’anno in forma interattiva. “Sono stati stimati circa 621mila nuovi casi, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 9,8 milioni di casi. dove aumenta rispetto alla settimana precedente con circa 40 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 33 casi per 1.000 assistiti riportati la settimana precedente“, precisa il bollettino.
Intensità alta in due regioni, il quadro – “L’intensità è molto alta in Basilicata e Campania, media in Molise, Puglia e Sardegna e bassa in tutte le altre regioni e eccetto la Liguria, dove è tornata a livello basale – continua il bollettino Nella settimana 2026-04, nella comunità si registra per influenza un tasso di positività del 26,6%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 24,3%. La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella terza settimana settimana (12-18 gennaio) in diminuzione rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09. Si segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate“.
Domina il virus A(H3N2) – “Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità la percentuale di virus A(H3N2) risulta maggiore rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Nel flusso ospedaliero, tra i virus sottotipizzati, si osserva una percentuale lievemente più alta di virus A(H1N1)pdm09 rispetto ai virus A(H3N2). Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A “non sottotipizzabile” come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari. Le analisi di sequenziamento condotte sul gene HA dei virus influenzali A(H3N2) evidenziano che nell’ambito del più ampio clade 2a.3a.1, il subclade K rimane prevalente. Per quanto riguarda i virus influenzali A(H1N1)pdm09, la maggior parte dei ceppi si raggruppa nel subclade D.3.1.1″, conclude il bollettino.
Oms: “Cominciata 4 settimane prima con 90% casi causati dalla nuova variante, vaccino resta miglior difesa”
“Una stagione precoce e intensa” quella dell’influenza di quest’anno, che si sta diffondendo nella Regione Europea “prima del solito, con un nuovo ceppo virale dominante che sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di alcuni Paesi“. A confermarlo è l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. Oltre la metà della regione si trova nella morsa del ‘super virus‘, secondo i dati diffusi oggi.La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima rispetto alle stagioni precedenti, e almeno 27 dei 38 Paesi della Regione europea dell’Oms che hanno comunicato i dati stanno ora registrando un’attività influenzale elevata o molto elevata. In 6 Paesi – Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito – più della metà dei pazienti sottoposti a test per sindrome simil-influenzale è risultata positiva all’influenza in questa fase della stagione.
Il nuovo ceppo – “L’influenza arriva ogni inverno, ma quest’anno è un po’ diverso“, osserva Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa. “Un nuovo ceppo, il sottoclade K dell’influenza A H3N2, sta causando infezioni, sebbene non vi siano prove che causi una malattia più grave. Questa nuova variante dell’influenza stagionale rappresenta ora fino al 90% di tutti i casi confermati nella regione europea. Ciò dimostra come anche una piccola variazione genetica nel virus influenzale possa esercitare un’enorme pressione sui nostri sistemi sanitari, poiché le persone non hanno un’immunità consolidata” contro il nuovo ceppo.
L’Oms Europa invita a vaccinarsi ed evidenzia che, “sebbene non possa prevenire l’infezione, i primi dati provenienti dal Regno Unito confermano che l’attuale vaccino antinfluenzale stagionale riduce il rischio di gravi conseguenze per la salute causate dal virus A H3N2. La vaccinazione rimane la misura preventiva più importante” contro le complicanze. Lo è “particolarmente per i soggetti a più alto rischio, inclusi gli anziani, le persone con patologie pregresse, le donne in gravidanza e i bambini. Anche gli operatori sanitari sono un gruppo prioritario per la vaccinazione, al fine di proteggere la propria salute e quella dei loro pazienti“.
Quando ci sarà il picco – Come in altre stagioni, i bambini in età scolare sono“i principali motori della diffusione nella comunità“. Mentre gli adulti di età pari o superiore a 65 anni costituiscono “la maggior parte dei casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero“, evidenziando la priorità di questi gruppi per la vaccinazione. I casi, avverte l’Oms Europa, continueranno ad aumentare fino al picco della stagione influenzale, “probabilmente tra fine dicembre e inizio gennaio“. La maggior parte delle persone guarirà dall’influenza spontaneamente. Ma “le persone con sintomi gravi o altre patologie dovrebbero consultare un medico“, avverte l’ufficio regionale dell’agenzia Onu per la salute, ribadendo “le misure comprovate per limitare la trasmissione e salvare vite umane“, cioè in primis la vaccinazione. “Vaccinarsi è la migliore difesa soprattutto per i gruppi ad alto rischio e gli operatori sanitari, che dovrebbero anche seguire le misure di prevenzione delle infezioni e indossare una mascherina quando necessario”.
Come frenare la diffusione dell’influenza? – L’Oms Europa raccomanda di “restare a casa se non ci si sente bene. In caso di sintomi respiratori, indossare una mascherina in pubblico per evitare di trasmettere il virus ad altri. E quando si starnutisce o tossisce, coprire bocca e naso“. Altre misure utili da applicare: lavarsi regolarmente le mani e aprire frequentemente finestre e porte per migliorare il flusso d’aria negli ambienti interni.
“L’attuale stagione influenzale, sebbene grave, non rappresenta il livello di emergenza globale che abbiamo affrontato durante la pandemia di Covid-19 – riflette Kluge – I nostri sistemi sanitari hanno decenni di esperienza nella gestione dell’influenza, disponiamo di vaccini sicuri che vengono aggiornati annualmente e abbiamo un chiaro manuale di misure protettive efficaci. Se utilizziamo gli strumenti comprovati che già abbiamo – vaccinazioni, comportamenti attenti alla salute e sistemi sanitari pubblici solidi per proteggere i più vulnerabili – allora supereremo questa prevedibile tempesta stagionale. È inoltre fondamentale, nell’attuale clima di disinformazione, cercare informazioni credibili da fonti attendibili come le agenzie sanitarie nazionali e l’Oms. In una stagione influenzale difficile, informazioni affidabili basate su prove scientifiche possono salvare vite umane“.
Dopo più di quattro decenni senza casi ufficiali, l’Europa torna a confrontarsi con una malattia infettiva ormai molto rara: la lebbra. Diversi casi sono stati registrati a partire dalla scorsa settimana in Romania e in Croazia. La notizia, confermata dalle autorità sanitarie, ha acceso l’attenzione dell’opinione pubblica, pur senza destare allarme epidemico.
I casi in Romania
Le misure delle autorità
Rischio basso per la popolazione
Il caso in Croazia
Una malattia curabile
1 – I casi in Romania – Il primo caso accertato in Romania riguarda una donna di origine asiatica che lavorava in un centro benessere nella città di Cluj-Napoca, nel nord-ovest del Paese. Altre tre persone legate allo stesso contesto sono state sottoposte ad accertamenti medici e sono risultate positive alla lebbra, mentre alcuni casi sospetti restano sotto osservazione. Si tratta dei primi casi segnalati in Romania dal 1981.
2 – Le misure delle autorità – In via precauzionale, le autorità locali hanno disposto la chiusura temporanea del centro benessere, avviando una sanificazione straordinaria degli ambienti e un’indagine epidemiologica per ricostruire i contatti stretti delle persone coinvolte. Tutti i soggetti potenzialmente esposti sono stati invitati a sottoporsi a controlli sanitari.
Il Ministero della Salute rumeno ha chiarito che la situazione è sotto controllo e che non vi sono elementi che facciano temere una diffusione su larga scala.
3 – Rischio basso per la popolazione – Gli esperti ricordano che la lebbra, nota anche come morbo di Hansen, non è altamente contagiosa. La trasmissione avviene solo attraverso contatti prolungati e ravvicinati con persone non ancora in trattamento. Una volta iniziata la terapia antibiotica, il rischio di contagio si riduce drasticamente.
«Non esiste alcun pericolo di epidemia», hanno sottolineato i medici infettivologi, spiegando che nei Paesi europei i casi di lebbra sono generalmente importati e isolati, spesso legati a persone provenienti da aree del mondo dove la malattia è ancora presente.
4 – Il caso in Croazia – La vicina Croazia ha registrato un caso isolato della malattia, segnalato in un lavoratore di origine nepalese residente da due anni nel paese. Secondo l’Istituto Croato di Sanità Pubblica, il paziente ha ricevuto terapia antibiotica immediata e tutte le persone che erano state in contatto stretto con lui sono state inserite in un programma di chemioprofilassi preventiva, senza alcun rischio attuale per la salute pubblica. L’ultimo caso registrato risaliva al 1993.
5 – Una malattia curabile – Oggi la lebbra è completamente curabile se diagnosticata in tempo. Le terapie moderne permettono di evitare le complicanze più gravi, che in passato hanno contribuito allo stigma e alla paura associati a questa malattia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che la diagnosi precoce e l’accesso alle cure sono strumenti fondamentali per prevenire disabilità e interrompere la trasmissione.
A Modena i medici di base che prescriveranno meno visite specialistiche o esami di laboratorio avranno dall’Ausl un incentivo economico di 1,2 euro per ogni assistito all’anno. In media, avendo ogni studio 1.500 iscritti, il premio raggiungerà i 1.800 euro. Lo prevede un accordo siglato dall’azienda sanitaria con i medici di medicina generale, rappresentati dalla Fimmg, “per promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni”. I medici dovranno contenere il numero di prescrizioni di visite ed esami specialistici entro un margine di circa 25% rispetto a quelle effettuate nel 2024. Le prestazioni coinvolte riguardano dodici tipologie di esami e visite specialistiche, fra cui: chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, nonché tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie.
1 – L’obiettivo è prescrivere meglio – L’orizzonte dell’intesa, spiega l’Ausl, è il concetto che prescrivere visite ed esami giusti, per i pazienti giusti, ovvero quelli che ne hanno necessità, significa usare in modo responsabile ed efficiente le risorse sanitarie. “L’obiettivo – spiega il direttore generale dell’Ausl – non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente ’meno’. Bensì fornire strumenti e dati per valutare, come singoli e come comunità professionale, come e dove si può prescrivere ’meglio’, incentivando ad essere virtuosi. Anche quando ciò significa dover spiegare a un cittadino che l’esame che sta chiedendo non è veramente necessario, che è una parte molto difficile della relazione medico-paziente”.
2 – Il nodo delle indicazioni degli specialisti – Insomma, per il direttore dell’Ausl il provvedimento è “innovativo” e se da una parte alcuni medici di base hanno aderito, altri hanno espresso forti perplessità, sottolineando che gli obiettivi incentivanti non sono direttamente governabili dai medici di medicina generale, poiché molte prescrizioni derivano da indicazioni specialistiche o da richieste dei pazienti.
3 –Presentata un’interrogazione di FdI – Sul tema c’è un’interrogazione di Fratelli d’Italia, a prima firma Annalisa Arletti, che chiede alla Regione di fare “un’attenta riflessione”, chiarendo “se intende estendere tale modello anche in altre Aziende sanitarie del territorio”.
“Gli effetti potenziali del provvedimento sulla qualità delle cure, sull’appropriatezza clinica e sui tempi di accesso alle prestazioni specialistiche da parte dei cittadini sono aspetti fondamentali da tenere in considerazione” ha puntualizzato FdI, che chiede se “siano stati condotti o siano in corso studi di impatto o analisi comparative per verificare l’effettiva correlazione tra incentivi economici e miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva”. “Il provvedimento – ha aggiunto Arletti – rischia di minare la fiducia del cittadino nei confronti del medico il quale, agli occhi del paziente, potrebbe assumere decisioni per andare nella direzione di percepire l’incentivo economico”.
Quest’anno l’influenza ha colpito 17 milioni di italiani, causando un aumento delle polmoniti, specialmente tra anziani e immunodepressi. Per il fenomeno non esistono dati ufficiali dell’Iss, ma secondo la ricostruzione fornita da La Stampa in Italia si stimano circa 150.000 ricoveri e 9.000 decessi per polmonite e anche il virologo Matteo Bassetti segnala un aumento delle infezioni virali e batteriche: «Così tanti casi in ospedale di persone, giovani e meno giovani, con forme di polmonite influenzale non ne avevo mai viste».
Di seguito il perché di questo aumento, quali sono i sintomi della polmonite e come prevenirla.
Influenza e polmonite, la relazione – Negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo dei casi di polmonite, tanto che molti medici hanno parlato di una situazione inedita negli ospedali italiani. Alla base di questo incremento ci sono diversi fattori, a cominciare dall’ondata influenzale che ha colpito circa 17 milioni di persone. Il picco è arrivato più tardi rispetto agli anni precedenti e ha trovato una popolazione con meno difese immunitarie, specialmente nei confronti del virus H3N2, che aveva circolato poco negli ultimi tempi. Questo ha facilitato l’insorgenza di complicazioni, tra cui la polmonite, sia di origine virale che batterica.
L’aumento dei casi– Un altro aspetto da considerare è l’invecchiamento della popolazione. Gli anziani, in particolare quelli sopra gli 85 anni, sono più esposti alle infezioni respiratorie, soprattutto se soffrono di malattie croniche come diabete o patologie cardio-respiratorie. In questi soggetti, un’influenza può facilmente degenerare in polmonite, con un rischio più alto di ricovero ospedaliero. A questo si aggiunge la bassa copertura vaccinale. Un ulteriore elemento da non sottovalutare è il miglioramento degli strumenti diagnostici. Oggi i medici sono in grado di individuare con maggiore precisione e rapidità le polmoniti, sia virali che batteriche, il che ha portato a un apparente aumento dei casi.
L’assistenza territoriale – Infine, c’è la questione dell’assistenza territoriale, che in Italia presenta ancora molte lacune. Secondo gli esperti, oltre l’80% delle polmoniti potrebbe essere trattato a casa, ma spesso ciò non avviene perché manca un servizio capillare di medici che possano visitare i pazienti a domicilio. Questo porta a un numero di ricoveri ospedalieri più alto del necessario, sovraccaricando le strutture sanitarie.
I sintomi, come riconoscerla – La polmonite è un’infezione polmonare che può iniziare con sintomi simili a quelli di un’influenza, ma poi peggiorare. I segnali più comuni sono febbre alta, brividi, tosse (secca o con catarro), difficoltà respiratoria e dolore al petto. Spesso provoca anche affaticamento, mal di testa e perdita di appetito. Negli anziani può manifestarsi con confusione mentale e sonnolenza, mentre nei bambini con difficoltà nell’alimentazione. La malattia può essere batterica, virale o atipica, e se non trattata può portare a complicazioni gravi. È fondamentale riconoscere i sintomi e rivolgersi al medico in caso di febbre persistente o problemi respiratori. Una diagnosi precoce aiuta a gestire meglio la patologia e a ridurre i rischi.
Il vaccino – I vaccini contro influenza e pneumococco potrebbero prevenire molte forme di polmonite, ma vengono utilizzati ancora troppo poco. La vaccinazione antinfluenzale, ad esempio, copre solo il 18,9% della popolazione, lasciando scoperti molti soggetti a rischio. Questo è un problema non solo per la salute individuale, ma anche per il sistema sanitario, che si trova a dover gestire un alto numero di ricoveri evitabili.
Le regioni dovranno assicurare l’attuazione della norma. Le perplessità
Novità importanti in manovraper le ricette mediche. A quanto pare la prescrizione bianca, quella compilata dai medici, verrà sostituita da un formato elettronico. D’ora in poi dunque la ricetta arriverà via email o Whatsapp, sia per i farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale sia per quelli a pagamento.
La ricetta medica dematerializzata – Addio ricetta bianca, al suo posto arriverà quella elettronica. La novità è stata inserita in manovra. A stabilirlo l’art. 54 della legge di bilancio in cui si legge che “tutte le prescrizioni a carico del Servizio sanitario nazionale andranno effettuate nel formato elettronico“, al fine di “potenziare il monitoraggio dell’appropriatezza e garantire la completa alimentazione del Fascicolo sanitario on line“.
La disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto si tratta di una norma diretta a favorire la tempestiva attuazione di quanto già previsto nel vigente ordinamento. Saranno le regioni a dover assicurare l’attuazione della norma, mediante le autorità competenti per territorio.
Le perplessità – A favore della ricetta dematerializzata il presidente della Federazione dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, ma con qualche perplessità. “Gli strumenti elettronici devono rappresentare un ausilio per il medico e per la qualità dell’assistenza. Il problema è se siamo pronti per farlo, e se le reti di supporto tengono“, ha detto all’Ansa.
Il presidente della Fnomceo ricorda infatti che “ci sono luoghi del Paese nei quali le linee elettroniche non sono stabili o non presenti affatto“. Per questo “se da un lato la ricetta elettronica è uno strumento utile, dall’altro è necessario fare i conti con le peculiarità dell’assistenza“.
Sulla stessa linea Federfarma. “Oggi sono prescritti su ricette dematerializzate il 98% dei farmaci, ma il sistema funziona con criticità“, dichiara il vicepresidenteGianni Petrosillo ricordando che in caso di problemi al Sistema di Accoglienza Centrale (Sac) e ai Sistemi di Accoglienza Regionali (Sar) “non è possibile risalire al tipo di farmaco da erogare. Se ci fosse una sorta di promemoria con il nome del farmaco, sarebbe possibile erogarlo in via provvisoria e poi, con il ripristino della connessione, andare a chiudere ricetta“. Si tratta di un aspetto che Federfarma ha già segnalato al ministero della Salute: “È un problema che va affrontato perché si tratta di rispettare il diritto del cittadino ad avere il farmaco“.
Lunedì, 11 Novembre 2024
WhatsApp: da ora sarà fondamentale per la sanità in Italia, ecco perché
Chi è abituato ad andare dal medico e a ricevere la solita ed indecifrabile ricetta, potrà ottenerla tramite WhatsApp telematicamente.
Tecnologia e sanità sono due campi che ormai si intersecano sempre di più tra loro e lo dimostrano le ultime notizie ufficiali. A quanto pare infatti la classica ricetta bianca dedicata ai farmaci di fascia C non esisterà più nella sua canonica forma cartacea. Questa diventerà completamente telematica, inviata ai pazienti tramite e-mail e anche con WhatsApp.
Esatto, l’applicazione di messaggistica istantanea più famosa al mondo verrà utilizzata anche a scopi sanitari. Ad indicare le linee guida è stata la nuova manovra, con la prescrizione dei suddetti farmaci che sarà disponibile in fomato digitale e non più su carta.
WhatsApp diventa fondamentale: ora in chat arriveranno anche le ricette dei medici – Il cambiamento rappresenta un passo avanti nella digitalizzazione del settore sanitario. Con l’eliminazione della ricetta cartacea per i farmaci di fascia C – quelli non rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale – il paziente potrà ricevere direttamente la prescrizione sul proprio smartphone. Basterà mostrare il messaggio ricevuto in farmacia per ottenere il medicinale prescritto. In questo modo, si supera anche il problema della calligrafia a volte indecifrabile dei medici.
La ricetta telematica sarà sicura e firmata digitalmente, garantendo la stessa validità di quella tradizionale. Inoltre, attraverso l’utilizzo di strumenti comuni come WhatsApp o l’e-mail, si agevolerà la comunicazione tra paziente e medico, semplificando la gestione delle prescrizioni, anche per chi ha difficoltà a spostarsi o vuole evitare inutili code in ambulatorio.
I vantaggi di questa scelta sono evidenti: meno carta, maggiore praticità e più accessibilità. A livello di sicurezza, la trasmissione digitale permette di conservare traccia delle prescrizioni, evitando così rischi di smarrimento. Tuttavia, il passaggio al formato telematico potrebbe comportare qualche difficoltà per le persone meno avvezze alla tecnologia, come ad esempio gli anziani. Per ovviare a questo problema, è possibile che venga prevista assistenza specifica per gli aventi bisogno, anche nelle farmacie.
Il primo cittadino ha emesso un’ordinanza urgente intimando ad Acciaierie Italia e Ilva in amministrazione straordinaria di individuare gli impianti responsabili dell’aumento di benzene
Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, ognuna per le proprie competenze e responsabilità, hanno 30 giorni di tempo per individuare gli impianti responsabili dell’aumento della concentrazione di benzene registrata dalle centraline atmosferiche. È quanto stabilisce un’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che, ricalcando l’analogo provvedimento del 2020, ha inoltre intimato alle due società di individuare una soluzione tempestiva al problema senza la quale, entro 60 giorni dall’ordinanza bisognerà procedere allo spegnimento degli impianti dell’area a caldo.
Le relazioni di Asl e Arpa – «Abbiamo ricevuto dall’Asl – sottolinea il primo cittadino – evidenze chiare rispetto al rischio per la popolazione, in particolare riguardo al danno provocato dall’aumento della media annuale della concentrazione di benzene, anche se al di sotto dei limiti di legge. Un’ulteriore relazione di Arpa ci ha consentito di correlare i picchi registrati all’attività dell’acciaieria, per questo l’ordinanza è mirata ad AdI e Ilva in as». Con l’ordinanza, spiega ancora Melucci, «abbiamo applicato quella precauzione che ci assegnano le norme, rispetto a un problema che era stato già sollevato e affrontato anche all’interno dell’osservatorio ispirato all’articolo 41 della Costituzione, che abbiamo insediato a gennaio. I nuovi elementi ci hanno messo nelle condizioni di procedere e ora attendiamo le necessarie risposte».
L’uso della prescrizione dematerializzata è stata introdotta durante l’emergenza Covid
Richiesta a gran voce dai camici bianchi, la proroga dell’utilizzo della ricetta elettronica è stata approvata. Il Governo, riunito in Cdm mercoledì a Palazzo Chigi, ha inserito il posticipo della norma nel decreto Milleproroghe all’esame del Consiglio dei ministri.
La misura, che consentiva ai medici di ricorrere alla prescrizione dematerializzata sostituendo quella cartacea, era contenuta in un’ordinanza legata alla pandemia e sarebbe scaduta a fine anno. Tuttavia, non essendoci più lo stato d’emergenza dovuto al Covid, il governo ha deciso di rinnovare di un anno la possibilità di utilizzare le ricette elettroniche. Grazie a questa misura, i pazienti possono evitare di andare fisicamente nello studio del medico per ritirare la ricetta cartacea e ricevere invece il numero di quella elettronica da utilizzare per acquistare i farmaci.
La ricetta rossa sempre più frequentemente è sostituita dalla ricetta elettronica o dematerializzata
Tessera Sanitaria – Carta regionale dei Servizi – Con MicrochipTessera Sanitaria – Carta Regionale Servizi – Senza Microchip
A causa della scarsità di semiconduttori, da giugno le Carte nazionali dei servizi sono stampate anche senza il cuore elettronico che le eleva a identità digitali. E’ possibile fare una proroga di quelle in scadenza, ma non è semplice. E, in ogni caso, per le cure mediche servono entrambi i documenti. Ecco cosa sta succedendo
Milano 29 agosto 2022
Le tessere sanitarie senza microchip fanno capolino tra gli italiani e gettano un po’ di scompiglio sui servizi pubblici cui si può accedere attraverso il documento di plastica. Come ha segnalato il Messaggero, un decreto del Mef ha stabilito che dal 1° giugno le tessere santiarie possono esser stampate e distribuite ai cittadini anche senza microchip. Il problema è la mancanza globale di semiconduttori, che da mesi l’industria automobilistca ben conosce e che adesso suggerisce il cambio di formato anche al documento pubblico.
Il microchip è l’elemento che consente alla Tessera Sanitaria (TS) di evolvere in Carta nazionale dei servizi (TS-CNS) e di diventare così uno “strumento di identificazione in rete” che permette di fruire dei servizi della Pa. Senza il microchip, dunque, questa evoluzione salta.
Cosa significa, in soldoni, questo? Il portale di Regione Lombardiasintentizza così, in un avviso agli utenti: “Le nuove Tessere Sanitarie senza microchip avranno valenza di Codice Fiscale e di Tessera Europea Assistenza Malattia (TEAM)“, ovvero consentiranno l’accesso alle cure anche all’estero nella Ue, “ma non le funzionalità della Carta Nazionale dei Servizi (identificazione e autenticazione online e firma elettronica avanzata nei rapporti con le Pubbliche Amministrazioni)“. Ecco dunque che salta l’accesso ai servizi della Pa.continua a leggere sucorriere.it
L’assessorato al Welfare di Regione Lombardia ha inviato la segnalazione di due casi di epatite a eziologia ignota al ministero della Salute. I bambini sono ricoverati in osservazione
La segnalazione di due bambini con epatite a eziologia ignota è stata trasmessa dall’assessorato al Welfare di Regione Lombardia al Ministero della Salute. Attualmente ricoverati in osservazione, i due bambini non sono in pericolo di vita.
La segnalazione partita dalla Lombardia segue le indicazioni che il ministero ha dato a tutte le Regioni con una circolare informativa inviata il 14 aprile, quando sono arrivate maggiori informazioni dal Regno Unito. L’approfondimento è iniziato. Ma gli esperti della Sigenp, la Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, dicono: “Nessun allarme: il dato è in linea con gli anni passati“.
Con oltre 1.400 abitanti per medico di base, l’Italia soffre di una carenza di assistenza primaria nel territorio rispetto ai maggiori paesi europei. Inoltre, esistono notevoli differenze tra regioni: in quelle del Nord i medici di base hanno un carico di assistiti più elevato di quelle del Sud. Guardando in avanti, il numero di medici di base che andrà in pensione nei prossimi 7 anni eccede quello in entrata: pur considerando ulteriori 900 borse annuali per la formazione dei medici di medicina generale, dovremmo perdere tra i 9.200 e 12.400 medici di base dal 2022 al 2028. Questa perdita riflette in parte un’inadeguata programmazione dell’offerta di servizi medici, ma la sua principale causa è riconducibile al crollo demografico, problema strutturale del nostro paese
Contesto europeo – Con 1.408 abitanti per medico di base nel 2019, l’Italia si attesta leggermente al di sotto della media europea (1.430), la quale però è influenzata negativamente da un alto valore di questo indice nei paesi dell’Est Europa. I paesi dell’Europa Occidentale, con cui dovremmo confrontarci, hanno invece valori molto più bassi (Fig. 1). La situazione si è aggravata negli ultimi anni con il numero di medici di base che è passato da circa 45.500 nel 2012 a 42.420 nel 2019 (Fig. 2).
Contesto nazionale – Secondo gli accordi collettivi nazionali, un medico di base può assistere fino a 1.500 pazienti, anche se alcune regioni hanno aumentato notevolmente questo limite. La media nazionale è di 1.224 ma il valore è più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102) (Fig.3 e Tav. 1). In dettaglio, le regioni con il maggior numero di assisiti per medico di base sono: Trentino-Alto Adige (1.454), Lombardia (1.408) e Veneto (1.365) mentre le ultime sono Calabria (1.055), Basilicata (1.052) e Umbria (1.049).continua a leggere