Una fetta importante di ricavi per il club nerazzurro arriva già dalle conferme degli abbonati per la stagione che prenderà il via il prossimo 1° luglio.
Stadio Meazza – Milano – (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Una sorta di azionariato popolare, con i tifosi che aiutano il club riempiendo San Siro per ogni uscita della squadra di Simone Inzaghi. L’Inter ha conquistato anche in questa stagione lo “Scudetto” degli spettatori, con la media più alta della Serie A, e vittoria in campionato – con tanto di seconda stella – ha spinto ulteriormente l’entusiasmo dei fan.
Lo confermano – scrive La Gazzetta dello Sport – anche i dati alla chiusura della fase di prelazione per gli abbonati: ha già rinnovato l’85% degli aventi diritto e nei due giorni in cui i tesserati potranno cambiare settore il club si aspetta di arrivare intorno al 95%. La rimanenza andrà agli iscritti alla lista d’attesa creata l’anno scorso (circa 15mila persone che attendono una disdetta), quindi non sembrano esserci margini per la vendita libera.
Difficile prevedere quanto porteranno in cassa i 40mila abbonati – tetto fissato dalla società nerazzurra anche in questa stagione per poter monetizzare meglio gli altri tagliandi nelle singole gare –, ma ci si dovrebbe attestare sui 25 milioni di europer il solo campionato e sui 30 milioni abbondanti includendo la Champions League.
L’ultimo dato certo è relativo alla stagione 2022/23 (quello del campionato appena concluso verrà svelato a ottobre), quando i 38.827 abbonamenti (22.267 per i gironi Champions) fruttarono 18,7 milioni (3,4 milioni per la Champions). Nell’ultima stagione di Serie A l’Inter ha avuto una media di 72.838spettatori, e la nuova stagione si annuncia dello stesso tenore.
Durissimo attacco della Curva Fiesole: dalla presidenza alla dirigenza fino ai giocatori, tutti nel mirino dello zoccolo duro del tifo della Fiorentinadopo la sconfitta in finale di Conference League contro l’Olympiacos.
Attraverso la pagina Facebook“Fuori dal coro“, gli ultras viola hanno diramato un comunicato netto:
“I conti si fanno alla fine e la fine è arrivata. Avevamo promesso sostegno incondizionato fino alla fine della stagione, spinti dalla speranza e dalla voglia di coronare un sogno tutti insieme. Certamente da parte nostra questo non è mai mancato. Sostegno che purtroppo non è stato ripagato, in primo luogo dalla società Fiorentina, che nel mercato di gennaio, non ha avuto né la voglia né il coraggio di andare a migliorare una squadra inaspettatamente quarta in classifica e in corsa su tre competizioni, e questo di certo non lo abbiamo dimenticato. In secondo luogo dalla squadra, ed in particolare da alcuni giocatori che con un atteggiamento indegno sono complici del fallimento di ieri, dimostrando di essere uomini senza palle e senza alcun rispetto per una città e per il suo popolo. Siamo convinti che la sconfitta di ieri sia frutto di una pessima gestione sportiva e una assenza di programmazione che va avanti da anni.Ora la pazienza è finita.
È arrivato il momento delle risposte, e pretendiamo che la presidenza chiarisca velocemente quali siano i reali obiettivi sportivi della società Fiorentina, perché Firenze non festeggia per degli ottavi posti, e soprattutto non gioisce per la coppa del fair play finanziario! Presidente Commisso, il primo che ci deve dare delle risposte è lei, siamo arrivati ad un bivio: non esistono più vie di mezzo. É il momento di investire seriamente affidandosi a dirigenti competenti per dar vita ad un progetto sportivo serio e all’altezza di questa città. Firenze merita di più“.
Claudio Ranieri coglie tutti di sorpresa e decide di lasciare il calcio. L’allenatore di Roma, che ha compiuto l’ennesimo miracolo della sua carriera portando il Cagliari alla salvezza, ha scelto di ritirarsi a 72 anni. A svelarlo è stato Gianluca Di Marzio. La volontà dell’ex calciatore è un fulmine a ciel sereno. “Voglio godermi questa salvezza insieme ai nostri tifosi. Nel meeting alla squadra oggi ho detto che ci sarebbe stata tutta un’isola dietro a sostenerli: questo è quello che mi disse Gigi Riva in chiamata nell’intervallo di Bari-Cagliari dello scorso anno. Ho deciso di ripetere alla squadra le stesse identiche parole. L’ultima emozione è sempre la più bella, anche perché ormai sono invecchiato. Cagliari è casa mia e ringrazio il Presidente per tutto quello che ha fatto. Futuro? Lasciatemi tranquillo per il momento, anche perché ho ancora un altro anno di contratto“, le dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport, dopo la vittoria per 2-0 contro il Sassuolo che aveva regalato ai sardi la permanenza in A. Dopo qualche giorno di riflessione è stata comunicata alla società rossoblù la volontà di dire basta agli impegni in panchina.
Mister Ranieri si congeda dal Cagliari: nelle sue due esperienze con il Club è riuscito sempre a portare la squadra al raggiungimento dell’obiettivo finale. Già autore in passato di due promozioni (dalla C alla A) e di una salvezza nella massima serie, nell’ultimo anno e mezzo ha compiuto l’ennesimo capolavoro con la vittoria dei playoff e la conquista in questa stagione della permanenza nel massimo campionato.
“Risorgeremo, lo ha detto Claudio Ranieri”. Era l’estate 1988 quando un appena trentasettenne allenatore romano arrivava in Sardegna per raccogliere un’eredità pesante: guidare il Cagliari, la squadra di un’Isola, società nobile ma decaduta, scivolata in Serie C e ritrovatasi alle soglie del fallimento. Era stata un’intuizione dell’allora presidente Tonino Orrù e del direttore sportivo del tempo, Carmine Longo, che videro in lui l’uomo giusto per pianificare la risalita. Così giovane, ma allo stesso tempo maturo, parlava con la sicurezza di un veterano: da capitano delle sue squadre era stato già allenatore in campo, sotto la guida di tecnici come Gianni Di Marzio e Carlo Mazzone. La sua determinazione, il carisma, i suoi modi garbati, la disponibilità. Sempre la battuta pronta, una buona parola per tutti: le sue qualità professionali e umane fecero subito breccia nell’ambiente. I Sardi si innamorano subito di lui, lui si innamorò dell’Isola.
“Risorgeremo”, disse il Mister alla squadra, un tam-tam che ben presto si diffuse tra i tifosi. Fu l’inizio di un ciclo di successi: subito due promozioni consecutive, dalla C alla B e poi dalla B alla A. Qualcosa riuscito poche volte nella storia del calcio italiano. La stagione 1990-91, con il Cagliari di nuovo nella massima serie, partì male: la squadra stentava e chiuse l’andata al penultimo posto. Da lì, un’altra impresa: il gruppo nel girone di ritorno macinò gioco e punti, salvandosi addirittura con una giornata di anticipo.
Le strade del Mister e del Cagliari si dividono lì, ma con la promessa di ritrovarsi, un giorno. Claudio Ranieri intraprende un percorso da allenatore che lo porta a sedersi sulle panchine dei più importanti club in Europa, ad inanellare successi. Senza, però, mai perdere di vista il “suo” Cagliari. Così quando vince la Premier League 2015-16 con l’outsider Leicester, compiendo un autentico “miracolo” sportivo, il suo pensiero si fa subito a tinte rossoblù: “Il Leicester mi ha dato gran parte della fama mondiale che ho adesso, ma il mio sogno da allenatore resta Cagliari, è lì che è iniziato tutto questo”.
Ecco quella promessa, quelle strade che per anni hanno camminato in parallelo sono destinate a rincontrarsi. È la stagione 2022/23: il Cagliari è di nuovo in difficoltà, invischiato nelle sabbie mobili della B. Come anni prima fu per Tonino Orrù, oggi l’intuizione è del presidente Tommaso Giulini, con il direttore sportivo Nereo Bonato: è Claudio Ranieri il condottiero per guidare la risalita. Non è, però, così semplice: “Avevo paura di sporcare quel bel ricordo”, confiderà poi il Mister. In suo soccorso Gigi Riva: “Claudio è uno di noi, mi farebbe molto piacere se tornasse”, le parole del Mito a rompere definitivamente gli indugi.
Un nuovo inizio, una nuova avventura in rossoblù. “Datemi tempo”, esordisce subito il Mister, ma soprattutto ai tifosi dice: “Soffiateci dietro sempre, da soli non ce la faremo”. È un crescendo: dal gennaio 2023 comincia una cavalcata che porta il Cagliari a conquistare posizioni su posizioni in classifica sino ai 60 punti che valgono il quinto posto e i play-off. I rossoblù battono in casa il Venezia, si aggiudicano il doppio confronto contro il Parma e nella finale di ritorno di Bari conquistano la A.
Un tassello è stato posto, il Cagliari è di nuovo dove merita di stare. Ma ora la massima serie va difesa. Come 31 anni fa, nella prima stagione di mister Ranieri in Serie A con il Cagliari, la squadra all’inizio stenta, non trova continuità di risultati: ma al timone c’è una guida sicura che sa bene come portare la barca in porto, superando le “libecciate”. Perché intanto i tifosi non smettono mai di “soffiare” e tutti – Società, squadra, staff, ambiente – remano sempre nella stessa direzione. Quando il 22 gennaio 2024 il mondo si ferma e tutta la grande famiglia del Cagliari, attonita, piange la scomparsa del suo Eroe, la promessa è fare di tutto per conquistare la salvezza.
La squadra a metà febbraio cambia passo, artefice di una serie di risultati e vittorie di prestigio – come quella contro l’Atalanta e i pareggi contro Inter e Juventus – che la allontanano dalle zone più calde della classifica. La salvezza è lì, a portato di mano, ma bisogna prendersela. Il Cagliari vola a Reggio Emilia per giocare contro il Sassuolo, è la gara che vale una stagione, quella decisiva, da non sbagliare. “Poco prima di iniziare la partita ho ripetuto alla squadra quello che già dissi negli spogliatoi di Bari, quando mi chiamò al telefono il nostro Gigi Riva: “Ricorda ai ragazzi che dietro di loro c’è tutta un’Isola”. A Reggio Emilia sono in quattro mila, riempiono una Curva che trasborda di passione rossoblù. Con il cuore al Mapei Stadium ci sono tutti i Sardi. Segna Prati, a tempo scaduto raddoppia Lapadula e può partire la festa. Mister Ranieri viene portato in trionfo dalla squadra sotto la Curva e festeggia con i tifosi insieme al presidente Giulini. Il Cagliari è ancora in Serie A, anche quella promessa è stata mantenuta: la salvezza è per Gigi.
È così la chiusura di un cerchio. La permanenza in A, esattamente come 31 anni prima, è arrivata il 19 maggio, sempre in Emilia, con una giornata di anticipo. La sensazione è quella di vivere un film, uno di quelli da Oscar, che ti conquistano per la loro sceneggiatura perfetta: uno di quelli che ti fa ridere, ma che sa farti anche emozionare e commuovere. Sono lacrime di gioia e riconoscenza nei confronti di chi ha saputo scrivere tra le più belle pagine della storia del Cagliari: perché quanto fatto resterà indelebile nel cuore di ogni tifoso.
Cagliari è e sarà sempre la tua casa. Per sempre grati, Mister.
Viaggiavano nella stessa direzione verso lo stadio olimpico di Roma
Ancora una volta il tratto aretino dell’A1 luogo di scontro tra tifoserie. Questa volta a incrociarsi sono stati gli ultras di Juve e Atalanta, entrambe squadre impegnate questa sera nella finale di Coppa Italia che si gioca alle 21 allo stadio Olimpico della capitale. Da un certo tratto in poi le strade delle due tifoserie si sono sovrapposte.
Secondo quanto riporta l’Ansa, sarebbero circa un centinaio gli ultras di Juventus e Atalanta coinvolti negli scontri che si sono verificati nel pomeriggio nel tratto toscano dell’A1, in provincia di Arezzo. I problemi maggiori, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, si sono registrati nel territorio del comune di San Giovanni Valdarno. Le auto e i minivan dei tifosi dell’Atalanta si sono incrociati in un’area di parcheggio con tifosi bianconeri provenienti da Milano. Ne sarebbe nata una scazzottata, con lancio anche di oggetti, terminata all’arrivo della polizia. Alla vista della pattuglia, impegnata nei servizi di controllo, i sostenitori delle due squadre sono scappati lasciando per terra i segni degli scontri come bottiglie e lattine. Sono in corso le indagini per ricostruire con esattezza l’accaduto. Nell’area di servizio Arno, in provincia di Firenze, la presenza delle forze dell’ordine ha invece impedito il contatto tra le due tifoserie.
Per gli ultras della Juventus il campionato è già finito. Con un comunicato, i gruppi principali della curva sud dell’Allianz Stadium hanno annunciato che non tiferanno più durante le partite casalinghe, ma solo in trasferta, come era già accaduto nel recente passato. Motivo: la repressione secondo loro sempre più dura, la sentenza di secondo grado nelprocesso Last Bannerche ha visto la condanna di alcuni loro leader per associazione a delinquere e estorsione consumata e per sei misure cautelari della Digos torinese per altrettanti ultras accusati di aver rapinato un tifoso del Siviglia.
“Per noi il campionato in casa finisce qui – scrivono i Viking, Tradizione, Nab, Antichi Valori, Primo Novembre e Nord Est -. Abbiamo messo tutto il nostro impegno, passione, tempo per far tornare la Curva Sud il 12/o uomo in campo“. “Le ultime sentenze e quanto si è detto e scritto con situazioni quasi chirurgiche e studiate a tavolino al fine di colpirci nuovamente, hanno superato il limite degli abusi e soprusi nei nostri confronti – continuano -. Amaramente apprendiamo che nonostante le nostre difese e le inequivocabili prove a discolpa presentate, queste non siano state prese in considerazione“.
“Non ci meritate – dicono – ma noi che siamo brutti e cattivi manterremo quanto promesso sostenendo la squadra lontano da Torino, sicuri che la bolgia e tifo incessante avuto in questi mesi che ha riportato lo Stadium sempre pieno al botteghino e caloroso con gente in festa e pieno di colore e ardore, sarà cosi anche con il nostro silenzio“.
“Abbiamo sostenuto la squadra incessantemente sia quando lottavamo per i primi posti, sia quando ha iniziato un continuo e costante calo di prestazioni e orgoglio sul campo – aggiungono gli ultras -. Abbiamo sostenuto tutti nonostante sappiamo bene gli usi e abusi di alcuni del nostri giocatori, che fuori dal campo alle volte tendono a comportarsi poco da atleti professionisti“.
Poi gli ultras accusano i giornalisti di non aver cercato la verità, in riferimento alle inchieste giudiziarie. Infine puntano il dito contro il pubblico juventino non legato al tifo organizzato. “Lasciamo questa ultima parte di campionato, importantissima per raggiungere gli ultimi obbiettivi che ci sono rimasti a voi pubblico che se non cantiamo ci fischiate, a voi che se la squadra non segna dopo 20 minuti fischiate, a voi che se non vinciamo e dobbiamo spingere la squadra alla vittoria ‘Fino alla fine’ è un fino alla fine solo per noi, perché voi avete paura del traffico e uscite prima“, concludono gli ultras.
Il ds era con sua moglie in Veneto dopo partita col Cittadella
Il direttore sportivo del Bari, Ciro Polito, ha denunciato di esser stato aggredito da alcuni tifosi biancorossi mentre era con sua moglie in un autogrill a Occhiobello (Rovigo) di ritorno dal Veneto dopo il pari col Cittadella che complica la strada dei pugliesi verso la salvezza.
La notizia è confermata da fonti del club.
Sulla vicenda indagano le forze dell’ordine. Al vaglio degli investigatori anche i filmati della videosorveglianza. “La società biancorossa – si legge in una nota del club di Luigi De Laurentiis – condanna con forza quanto accaduto ad opera di ‘vigliacchi’ che nulla hanno a che vedere con il tifo barese e con lo sport. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, quando la ragione lascia spazio alla violenza abbiamo già perso tutti“. Sempre ieri, toni accessi tra tifosi, dirigenti e giocatori anche nell’aeroporto di Bergamo, al rientro della squadra, con un battibecco tra uno storico ex capo ultras e un componente dello staff dirigenziale. Il video dell’accaduto è diventato virale sui social. Il Bari giocherà venerdì sera l’ultima gara stagionale al San Nicola contro il Brescia: la vittoria con i lombardi è l’unica chance per evitare la retrocessione diretta e sperare nei play out.
Scontri tra tifosi e non solo, volano pietre e transenne: ferito l’ex giocatore della Fiorentina
Un clima lontanissimo da quello che dovrebbe essere una partita di calcio. Animi tesissimi tra i tifosi, scontri che non sono mancati e lancio di oggetti in campo, addirittura di pietre, che hanno colpito l’ex giocatore della Fiorentina.
Teatro di questo scempio è lo stadio Gigante de Arroyito, teatro della partita tra Rosario Central e Penarol valida per la prima giornata della fase a gironi di Copa Libertadores e vinta 1-0 dai padroni di casa argentini grazie alla rete del difensore Quintana nel recupero del primo tempo. Una gara però dove ha dominato la tensione, più sugli spalti che in campo. Il clima è stato tesissimo sin da prima del fischio d’inizio, con i tifosi argentini che hanno preso di mira i supporters uruguayani, con addirittura delle transenne che sono state lanciate dal settore superiore verso quello inferiore. Una tensione che è esplosa ancor più alla fine della partita.
I tifosi del Penarol(ANSA Foto) – Calciomercato.it
Rosario Central-Penarol, scontri tra tifosi e Olivera ferito – A farne le spese è stato l’ex giocatore della Fiorentina, Maxi Olivera, oggi al Penarol, rimasto ferito a causa di una pietra lanciata dai tifosi argentini.
Il sasso è stato gettato dagli spalti a gara conclusa e Olivera ha rimediato una vistosa ferita allo zigomo. Il terzino sinistro ha perso molto sangue e, visibilmente arrabbiato, è stato trattenuto con fatica dai suoi compagni di squadra, che lo hanno poi trascinato negli spogliatoi e poi portato all’ospedale, dove gli sono stati applicati dei punti di sutura. Sui social lo stesso giocatore ha voluto rassicurare tutti sulle sue condizioni, pubblicando un messaggio su Instagram, in cui ha anche denunciato quanto accaduto prima del fischio d’inizio: “Sto bene, grazie per i messaggi. A parte il dolore e qualche punto di sutura, tutto è andato per il meglio. Dispiaciuto per il risultato, meritavamo qualcosa in più. Ma c’è molta rabbia per il pessimo trattamento che hanno ricevuto i nostri fan, la nostra gente. Una vergogna”. Sui fatti di Rosario è atteso un pronunciamento (e eventuali sanzioni) da parte della Conmebol.
😳 ESCANDALOSO FINAL EN ROSARIO
✖️ Una vez que finalizó el encuentro, Maxi Olivera recibió un piedrazo por parte de la hinchada de Central que lo dejó sangrando. pic.twitter.com/tGn1HAxtLs
È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine con lancio di lacrimogeni per separare i due gruppi. Arrestato un supporter giallorosso.
Quest’oggi alle ore 18 si terrà il derby della Capitale tra Roma e Lazio e nonostante le numerose forze dell’ordine schierate dalla Prefettura, già a diverse ore dalla partita le due tifoserie si sono rese protagoniste di uno scontro a pochi passi dallo stadio Olimpico.
Protagonisti un gruppo di circa 200 tifosi laziali e un centinaio di supporters giallorossi. La polizia è intervenuta per separare i due gruppi, anche con un lancio di lacrimogeni. Un tifoso romanista è stato arrestato. Gli scontri si sono verificati attorno alle 9.30, quando i circa 200 tifosi laziali, tutti travisati, si sono spostati verso il bar River. Il gruppo di 100 supporters giallorossi li ha raggiunti e sono iniziati i tafferugli.
A quel punto è intervenuto il personale della Questura per separare le due tifoserie. Per disperderli i poliziotti, che sono stati oggetto di lancio di bombe carte, hanno utilizzato i lacrimogeni. Le immagini della scientifica sono già al vaglio per identificare chi ha preso parte ai disordini. Nel corso dell’intervento sono stati sequestrati caschi, mazze e cacciaviti.
Il piccolo è stato portato in ospedale, ma le sue condizioni non sarebbero gravi
Un bambino di otto anni ha riportato alcune escoriazioni a una gamba dopo l’esplosione di un petardo avvenuta nel settore ospiti, occupato dai sostenitori blucerchiati, mentre era in corso la partita Bari-Sampdoria, allo stadio San Nicola del capoluogo pugliese. L’episodio, su cui indaga la polizia, è avvenuto nel primo tempo. Subito soccorso all’interno dell’impianto, il bimbo è stato trasportato al Policlinico di Bari: le sue condizioni non sarebbero gravi. Per verificare nel dettaglio l’accaduto, verranno visionate le immagini a circuito chiuso dell’impianto pugliese.
Le tifoserie di Napoli e Inter sono divise da un’aspra rivalità
La decisione del prefetto di Milano sulla base delle valutazioni del comitato sicurezza manifestazioni sportive. I precedenti: dalla morte di Daniele Belardinelli ai raid degli ultras azzurri nel Varesotto
Niente biglietti per Inter-Napoli ai tifosi azzurri residenti in Campania. Lo ha disposto il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, sulla base delle valutazioni effettuate dal comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive.
L’annuncio è in una nota della prefettura. Pesano i trascorsi legati a una partita da sempre “calda”, perl’aspra rivalità che divide i supporter di Inter e Napoli. I trascorsi, del resto, rappresentano un monito. Nel comunicato sono citati la morte di Daniele Belardinelli, l’ultrà del Varese – tifoseria gemellata con la Curva Nord interista –deceduto il 26 dicembre 2018 poco prima dell’inizio del match, investito da un’auto in via Novara ela spedizione del maggio scorso degli ultras napoletani, bloccati nei pressi del casello di Gallarate sulla A8 mentre viaggiavano in direzione di Varese, con l’intenzione di vendicare le aggressioni ai danni di supporter azzurri nel corso dei festeggiamenti per lo scudetto dei partenopei.
La misura – Il provvedimento, quindi, prevede il divieto di vendita dei tagliandi ai residenti nella Regione Campania, anche se in possesso della tessera di fidelizzazione del Napoli, con l’esclusione dei residenti in Campania titolari della fidelity card dell’Inter. La vendita dei biglietti del settore ospiti è possibile per i soli possessori della tessera del Napoli, sottoscritta prima del 16 marzo 2024, e non residenti in Campania.
“Il comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive – si legge nel provvedimento emanato dal prefetto di Milano – ha evidenziato che, dopo gli episodi di violenza occorsi nella serata del 26 dicembre 2018, poco prima dell’inizio dell’incontro di calcio Inter-Napoli, quando la contrapposizione di gruppi interisti e partenopei sfociò nella morte per investimento di Daniele Belardinelli, leader dei gruppi ultras del Varese, gemellati con quelli dell’Inter, il desiderio di vendetta è sempre molto attuale e concreto anche alla luce di più recenti episodi di violenza verificatisi a Varese“.
E per questo “l‘incontro del 17 marzo 2024 potrebbe costituire, per i tifosi delle due squadre, occasione per porre in essere nuovi scontri o, comunque, atti improntati all’illegalità”.
Alla fine del primo tempo la società nerazzurra ha comunicato il numero esatto di spettatori presenti a San Siro
Anche questa volta è un sold out. Nella gara che potrebbe portare l’Inter a +15 dalla seconda in classifica i tifosi nerazzurri hanno fatto sentire, come sempre, tutta la loro vicinanza alla squadra. I tifosi della Curva Nord sono entrati al secondo anello verde dopo 15 minutiper protesta nei confronti delle istituzioni che hanno dato loro troppe limitazioni al tifo dopo gli scontri avvenuti dopo Juve-Inter.
In attesa del loro ingresso lo stadio ha comunque provato a farsi sentire con cori e applausi. Ma anche solo la loro presenza di massa basta a rasserenare i gol dei calciatori nerazzurri. 75.421 le persone presenti al Meazza questa sera, stesso numero della gara contro la formazione bianconera. Contro la Salernitana erano stati 72.609, un sold-out sfiorato perché non erano stati venduti anche tutti i biglietti destinati al settore ospite.
In occasione del posticipo di serie A contro il Genoa i supporter più caldi del Biscione hanno lasciato vuoto per mezz’ora il settore a loro riservato, il secondo anello verde. I divieti dopo gli scontri nel match contro la Juventus
Milano, 4 marzo 2024
La loro squadra sta vivendo uno dei momenti migliori della sua lunga storia, lanciatissima verso uno scudetto che permetterebbe di cucire sulla maglia la seconda stella, ma i tifosi più caldi dell’Inter non paiono certo di ottimo umore.
Questa sera i supporter della Curva Nord 69, sigla dietro il quale di recente si è riunita la grande parte dei gruppi ultras nerazzurri, hanno deciso di non entrare nel loro settore, il secondo anello verde, per il posticipo di serie A che vede fronteggiarsi Inter e Genoa.
Il motivo è stato chiarito dai responsabili della curva in una storia pubblicata sulla pagina ufficiale Instagram. Gliultras interisti sono rimasti fuori per protestare contro le misure restrittive disposte dalle autorità nei loro confronti dopo gli scontri al termine di Inter-Juventus (bombe carta, due arresti e 50 Daspo). Ai tifosi della Nord è stato vietato di portare in curva i tamburi e l’impianto di amplificazione voci. Una perdita troppo importante per gli ultras, abituati a utilizzare il materiale per sostenere a gran voce la loro squadra.
Da qui la scelta di mettere in scena una protesta clamorosa, restando fuori dallo stadio, Più precisamente al Baretto, il locale sotto la Curva Nord, storico ritrovo dei tifosi prima della partita, nei cui pressi si svolge anche la riunione settimanale degli ultras interisti. Successivamente, sempre su Instagram, è apparsa un’ulteriore storia, in cui si annuncia l’ingresso dopo 30 minuti, scelta condivisa dai componenti del direttivo. Curiosità: gli ultras sono entrati appena prima che Kristjan Asllani portasse in vantaggio la loro squadra del cuore.
I feriti sono raddoppiati, 113 contro i 66 della stagione 2021-2022, tra i civili, e 75 in più tra le forze dell’ordine (147 a 72)
Tifosi sempre più violenti: aumentano feriti, arresti e denunce, tutto per gli incontri di calcio. A dirlo è il nuovo rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, che si riferisce alla passata stagione calcistica. Su 2.662 partite, 381 di Serie A e poi Serie B, C,incontri internazionali e di Coppa Italia, i numeri che emergono sono allarmanti: tutti in su i dati rispetto alla stagione precedente.
I feriti sono raddoppiati, 113 contro i 66 della stagione 2021-2022, tra i civili, e 75 in più tra le forze dell’ordine (147 a 72). Aumentati anche i denunciati (da 1.480 a 2.011) e gli arrestati (da 59 a 125). Monitorati inoltre per la prima volta gli atti di discriminazione razziale, territoriale e antisemita: sono stati 126.
Oltre 50mila forze dell’ordine in più – Le forze dell’ordine che sono state impiegate nel corso degli eventi calcistici sono 233.999, oltre 50mila in più rispetto alla stagione precedente.
L’attività di controllo di polizia e carabinieri hanno riguardato il perimetro intorno agli impianti sportivi e le aree delle città, con i relativi percorsi, che potevano presentare scontri tra le frange più estreme delle tifoserie.
In aumento anche i Daspo (divieti di accesso ai luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive) che, in forza dei 3.748 provvedimenti adottati dalle questure nella stagione calcistica 2022-2023, fanno segnare un incremento del 115% rispetto ai 1.741 emessi nella stagione precedente.
Niente coreografia contro l’Atletico in Champions e nessun impianto di amplificazione della voce dopo il provvedimento delle autorità di pubblica sicurezza
Gli rimane solo la voce. Dopo gli incidenti nella sfida con la Juve, la Curva Nord non potrà esporre bandiere, utilizzare impianti di amplificazione della vocesino al termine della stagione. Il provvedimento delle autorità di pubblica sicurezza è stato reso noto dallo stesso tifo organizzato nerazzurro con un post social: “Ci aspettano tante battaglie importanti – si legge nella nota – Purtroppo a causa dei recenti avvenimenti in curva non ci saranno bandiere, impianto col microfono e la coreografia prevista con l’Atletico non verrà realizzata. Paghiamo dazio e ce ne assumiamo la totale responsabilità, faremo in modo di non cadere di nuovo in errore. Saranno mesi duri ma se ognuno di noi fa la sua parte saremo ancora la curva migliore d’Italia“.
DASPO – Al termine di Inter-Juve tifosi interisti, dopo la mezzanotte, avevano lanciato bombe carta verso i mezzi delle forze dell’ordine e i pullman dei tifosi juventini, causando il danneggiamento di un veicolo della polizia.
Le misure disposte dal prefetto Claudio Sgaraglia per limitare le intemperanze degli ultras. Divieto vendita di alcolici e asporto in contenitori di vetro e lattine
Allarme per l’arrivo di settemila tifosi del Rennes a Milano, giovedì 15 febbraio, per la partita con il Milan dei sedicesimi di finale dell’Europa League. Tanto che ilprefetto Claudio Sgaraglia, ha disposto il divieto della vendita di alcolici (e l’asporto in contenitori di vetro e lattine) in alcune zone della città.
Il divieto sarà in vigore dalle ore 8 alle ore 20 di giovedì nella zona centro e dintorni:corso Como, zonaDarsena-Navigli, zona Sempione e nelle vie adiacenti. Mentre dalle 12 alle 24 il divieto scatta per l’area di San Siro.
La tifoseria francese è considerata a rischio per l’ordine pubblico ed è già stata protagonista di incidenti in Francia. A Milano, secondo quanto annunciato dalla stessa tifoseria, dovrebbero arrivare tra i 7 e gli 8 mila ultrà. Sono in corso riunioni in Questura per la gestione dell’ordine pubblico della giornata. Sui loro social i tifosi francesi annunciano un rendez-vous alle 12 all’Arco della Pace, da dove si muoveranno alle 16 sulla linea lilla della metropolitana per raggiungere la stazione di Lotto: da lì partirà una marcia di 45 minuti per arrivare all’ingresso ospiti di San Siro.
E’ successo a Gargallo, in provincia di Novara. Al termine della partita tra il Gozzano e il Città di Baveno (Vco). L’arbitro ha lasciato il campo di gioco scortato dai carabinieri
Un arbitro di soli 15 anni è stato colpito al volto dal padre di un calciatore al termine di una partita del campionato regionale Under 14. A dare la notizia è il Corriere di Novara nell’edizione oggi in edicola. L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio a Gargallo, nell’Alto Novarese. Al termine della partita tra il Gozzano e il Città di Baveno (Vco), il padre di un giocatore della squadra di casa, approfittando del fatto che il cancello era rimasto aperto, si è introdotto nella zona adiacente agli spogliatoi colpendo poi al volto un giovanissimo arbitro della Sezione Aia di Novara.
L’arbitro ha chiamato i Carabinieri per poter lasciare il campo in sicurezza – L’arbitro ha chiamato i Carabinieri per poter lasciare il campo in sicurezza. Sul posto è arrivata una pattuglia del nucleo Radiomobile di Arona che ha identificato lo schiaffeggiatore. L’arbitro si è recato al pronto soccorso dove gli è stata diagnosticata una contusione alla zona mandibolare, con prognosi di 5 giorni.
Tifosi interisti, dopo la mezzanotte, hanno lanciato bombe carta verso i mezzi delle forze dell’ordine e i pullman dei tifosi juventini, causando il danneggiamento di un veicolo della polizia
Al termine della partita di ieri sera a San Siro tra Inter e Juventus, verso mezzanotte e mezza, i pullman dei club di tifosi bianconeri sono stati scortati dalle forze dell’ordine all’esterno del parcheggio ospiti dello stadio Meazza a Milano e, giunti in via Harar, all’altezza di via Pinerolo, sono stati oggetto di un fitto lancio di bottiglie da parte di tifosi interisti che hanno agito a volto coperto. Gli aggressori hanno anche lanciato delle bombe carta in direzione dei mezzi delle forze dell’ordine e dei pullman stessi, causando il danneggiamento di un veicolo del Reparto Mobile della Polizia di Stato. La Questura di Milano ha immediatamente inviato contingenti, a supporto delle forze dell’ordine impegnate nella scorta tifosi, che hanno bloccato 50 tifosi interisti in via Pinerolo rinvenendo, altresì, bastoni, cinture e tirapugni in un’area verde nei pressi di via Ippodromo. Tutti i 50 tifosi nerazzurri sono stati accompagnati in Questura: due di loro, un 22enne e un 24enne, sono stati arrestati e 48 sono stati denunciati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Il Questore Petronzi, dopo quello già emesso a un tifoso juventino prima dell’inizio della partita, ha emesso un Daspo nei confronti di tutti i 50 supporters interisti.
«Guarda quanto sangue, si uccidono». Nel video, diventato subito virale, una donna che guarda atterrita dalla finestra commenta così le botte tra tifosi nel pre partita Giulianova-Teramo, il super derby d’Abruzzo tra le due città rivali nel campionato d’Eccellenza e da sempre nella provincia teramana. La gara poi è stata vinta dal Giulianova per 1-0. Prima del fischio d’inizio ci sono stati scontri tra frange delle due tifoserie in via Cupa, a Giulianova. Ferito un maresciallo dei carabinieri colpito da una sassata alla testa: è stato ricoverato.
Scontri tra tifosi nel pomeriggio di sabato 3 febbraio prima del match Perugia-Rimini allo stadio Renato Curi. Secondo quanto è stato possibile apprendere, gli ultrà delle due tifoserie sarebbero venuti alle mani dopo il lancio di un petardo da parte di un tifoso del Rimini. Lo scontro, in cui i due gruppi di ultrà si sono picchiati, si è verificato durante l’accesso allo stadio nella zona della sopraelevata. I poliziotti della questura, presenti in forze come per ogni partita del Perugia, sono immediatamente intervenuti e nel giro di poco tempo, sono riusciti a separare e allontanare i due gruppi di ultrà. Le riprese poi verranno vagliate anche in un secondo momento per identificare e attribuire eventuali responsabilità che potrebbero portare il questore, come sempre accade in questi casi, all’emissione di un Daspo.
Parzialmente accolto il ricorso contro la chiusura dell’intero stadio per una giornata: nuova sanzione per la società friulana.
«La Prima Sezione della Corte Sportiva d’Appello Nazionale, presieduta da Carmine Volpe, ha accolto in parte il reclamo dell’Udinese Calcio avverso la sanzione dell’obbligo di disputare una gara a porte chiuse e, in parziale riforma della decisione impugnata, ha rideterminato la sanzione nell’obbligo di disputare due gare con il settore Curva Nord privo di spettatori».
Con questa nota ufficiale pubblicata sul sito della FIGC, la Corte Sportiva d’Appello Nazionale ha annunciato la sanzione riformulata nei confronti del club friulano a seguito degli insulti razzisti nei confronti di Mike Maignan. I fatti risalgono all’incontro tra l’Udinese e il Milan, andato in scena sabato 20 febbraio, alle ore 20.45.
«Il club friulano era stato sanzionato in relazione alla gara con il Milan dello scorso 20 gennaio – valida per laseconda giornata di ritorno del campionato di Serie A – in ordine alle manifestazioni di discriminazione razziale da parte di alcuni suoi sostenitori nei confronti del portiere rossonero Mike Maignan», conclude la nota della società.
La polizia, schierata, ha evitato scontri tra i due gruppi ultras. Le immagini di quanto accaduto
Tre poliziotti feriti. È il bilancio dei tafferugli avvenuti nel pomeriggio di ieri prima diBologna – Roma. Secondo quanto riportato dalla questura, nelle fasi di afflusso del pubblico un gruppo di ultras bolognesi si sarebbe staccato per cercare contatto con un gruppo di romanisti. All’altezza di via XXI aprile i due gruppetti hanno trovato però schierato il reparto mobile.
Sono seguiti attimi di tensione, con diversi lanci di oggetti, bottiglie, fumogeni e bombe carte. La polizia, schierata per evitare contatti, ha reagito con cariche di alleggerimento e qualche manganellata. La situazione è rientrata dopo un quarto d’ora. Nei video, presenti sul gruppo telegram GrouppaOf Official, si vedono i due gruppi venire a contatto, con transenne lanciate contro le auto. A bloccare tutto, appunto, l’intervento della polizia.
La questura di Bologna ha fatto sapere che tre agenti sarebbero rimasti contusi.
Intervento delle Forze dell’ordine in tenuta antisommossa
Momenti di tensione fuori dallo U-Power Stadium prima della partita tra Monza e Genoa, in programma alle 15.
Le Forze dell’ordine in tenuta antisommossa sono intervenute per evitare che le tifoserie venissero in contatto. L’esplosione di qualche petardo e minacce a distanza abbastanza ravvicinata hanno costretto le Forze dell’ordine a intervenire.
Ad infiammare la situazione anche una componente di tifosi spagnoli dello Sporting Gijon, gemellati alla tifoseria brianzola, ma antagonista di quella genoana.
A deciderlo il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia “per assicurare il sereno svolgimento della manifestazione sportiva e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico“
Niente alcolici dalle 9 alle 20 di martedì 12 dicembre, in occasione del match di Champions LeagueInter-Real Sociedad. A deciderlo il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia. In una nota viene spiegato che “per assicurare il sereno svolgimento della manifestazione sportiva e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico dovute all’eventuale abuso di bevande alcoliche” è stato “disposto il divieto della somministrazione e della vendita di bevande alcoliche e superalcoliche, nonché la vendita per asporto in contenitori di vetro e lattine sia in forma fissa che ambulante, senza inibirne l’ordinario consumo con servizio al tavolo”.
Il divieto sarà attivo in alcune zone specifiche di Milano: piazza San Babila, piazza Duomo, piazza Cordusio, largo Cairoli, largo Beltrami, piazza Castello, Foro Buonaparte, nelle vie adiacenti e nelle zone limitrofe allo stadio Meazza, a zona Corso Como, zona Darsena e zona Sempione. Inoltre, dalle 12 a mezzanotte il divieto verrà applicato anche nella zona di San Siro e dintorni.
La partita si giocherà allo stadio Meazza e inizierà alle 21. La decisione è stata presa anche alla luce degli ultimi fatti che hanno riguardato l’invasione della tifoseria per le strade di Milano che ha messo in tilt anche il traffico dei trasporti pubblici.
Scontri nello stadio “Alberto Pinto” di Caserta tra tifosi della squadra locale e quelli del Foggia, nell’intervallo della gara di Lega Pro finita per 2-0
Aggressioni e follia ieri sera a Caserta, nel corso della partita di calcio Casertana-Foggia finita per 2-0 nello stadio «Alberto Pinto». Nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, ci sarebbe stato un lancio di oggetti e fumogeni da parte delle due tifoserie.
Lancio di una bomba carta da parte dei tifosi foggiani – Stando ai primi accertamenti i tifosi foggiani avrebbero lanciato contro la tifoseria avversaria anche qualche bomba carta. Da quil’ira dei supporter della Casertana, che hanno divelto un cancello invadendo la pista di atletica dove c’è stato uno scontro con i tifosi foggiani, qualcuno pare armato di bastoni in legno, che avevano scavalcato la recinzione. Un tifoso della Casertana sarebbe stato preso a pugni e calci: ferito è stato trasportato in ospedale. Le forze dell’ordine sono intervenute in massa e non senza difficoltà per riportare la calma tra le due tifoserie. La partita di calcio è ripresa solo un’ora dopo, alle 22.30.
Preso d’assalto un bar dove si erano radunati i supporter inglesi arrivati nella capitale francese per la sfida di Champions
Non è la prima volta e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima. Gli ultras del Psg hanno assalito nella serata di lunedì un pub dove si erano ritrovati i tifosi del Newcastle arrivati nella capitale francese in vista della sfida di Champions fra i parigini e gli inglesi, decisiva per il passaggio agli ottavi di finale.
Tavoli e sedie in frantumi, fumogeni e armi. Già nella doppia sfida col Milan c’erano stati incidenti sia all’andata sia al ritorno, con l’agguato sui Navigli come “vendetta” per quello tentato al Parco dei Principi nel settore dove si trovavano i Banditi della Curva Sud rossonera.
I tifosi potranno essere presenti per la sfida di Champions League di mercoledì prossimo in Portogallo.
Niente porte chiuse a Lisbona per la sfida di Champions League tra Benfica e Inter, che andrà in scena il prossimo mercoledì per la quarta giornata della fase a gironi. I portoghesi infatti erano a rischio di dover disputare una gara senza tifosi in casa, viste le continue intemperanze della propria tifoseria in particolare per le partite in trasferta in Europa.
Già l’anno scorso, infatti, per il comportamento dei tifosi proprio nella sfida dei quarti contro l’Inter il club portoghese aveva ricevuto una multa di 35mila euro dalla UEFA e il divieto di trasferta per la gara successiva. Partita che, casualmente, è stata ancora contro i nerazzurri e lo scorso 3 ottobre infatti al Meazza non erano presenti i tifosi ospiti.
Tuttavia, anche in casa della Real Sociedadnon sono mancati comportamenti sanzionabili da parte della tifoseria portoghese. L’UEFA, però, ha scelto la mano leggera, decidendo di non far disputare la gara di Lisbona a porte chiuse ma solo vietando un’altra trasferta ai supporters del Benfica, aggiungendo anche una multa.
In particolare, per l’accensione di fuochi d’artificio e il lancio di oggetti, la decisione della Commissione Disciplinare, Etica e di Controllo della UEFA è stata quella di multare il Benfica per 25mila euro e vietare al Benfica la vendita dei biglietti per il settore ospiti della prossima sfida in trasferta in Europa, ovverosia la sfida del prossimo 12 dicembre in casa del Salisburgo per l’ultima giornata dei giorni di Champions League.
Al Maracanà partita iniziata con 27′ di ritardo a causa degli incidenti. Martinez interviene contro la polizia
Fans of Argentina clash with Brazilian police before the start of the 2026 FIFA World Cup South American qualification football match between Brazil and Argentina at Maracana Stadium in Rio de Janeiro, Brazil, on November 21, 2023. (Photo by CARL DE SOUZA / AFP)
In una serata di violenze dentro e fuori dal campo, l’Argentina compie l’impresa: infligge al Brasile la prima sconfitta in casa in tutta la storia delle Qualificazioni Mondiali. Finisce 1-0, con un gol del difensore Otamendi nella ripresa. E Lionel Scaloni, ct campione del mondo, ha rivelato in conferenza stampa che potrebbe lasciare la guida della Selección. “Questa squadra ha bisogno di qualcuno che abbia tutte le energie possibili. Ci penserò”, ha detto il tecnico argentino.
MEGA RITARDO – La gara inizia con quasi mezz’ora di ritardo a causa di scontri tra le due tifoserie e tra agenti di sicurezza e gli ultra argentini. Messi, da capitano albiceleste, ritira la squadra dal campo e torna negli spogliatoi fino al ritorno della calma: “Non si può giocare in queste condizioni“.
GUERRA – Il caos è scoppiato al momento degli inni nazionali. Quello degli ospiti è fischiatissimo dal pubblico brasiliano. E le due tifoserie non sono isolate come accade di solito in partite di club al Maracanã. Le risse scoppiano nel settore sud dello stadio in cui si trovano circa tremila argentini (in totale c’erano 68.138 spettatori). L’Argentina lascia il terreno di gioco, i giocatori si avvicinano alle tribune per vedere ciò che succede: si corre, ci si picchia, volano i seggiolini dello stadio. Le forze dell’ordine prendono i tifosi a manganellate.
Emiliano Martínez, portiere argentino, prova pure a strappare un manganello da un poliziotto, ma viene fermato. L’Argentina decide di rientrare nello spogliatoio. Sembra che sia finita qui, ma la situazione piano piano torna alla normalità. Si allestisce un cordone di agenti di sicurezza per isolare i tifosi ospiti da quelli di casa. Otto persone vengono arrestate. E la federcalcio brasiliana ora si attende che arrivino squalifiche.
ATMOSFERA TESA – La partita comincia con 27 minuti di ritardo. Il gioco è spezzettato: dopo 19’ di partita si contano addirittura 13 falli (saranno 42 in tutta la gara). Solo verso la seconda metà del primo tempo si vede un po’ di calcio. E la miglior occasione prima dell’intervallo è per il Brasile: il difensore Romero salva sull’area piccola un tiro di Gabriel Martinelli al 43’.
TESTA VINCENTE – Raphinha e lo stesso Martinelli già avevano sprecato buone occasioni all’inizio del secondo tempo, quando Otamendi colpisce di testa dopo un angolo piazzato da Lo Celso superando il portiere brasiliano Alisson, ex Roma: il gol-partita arriva al 17’ della ripresa. I brasiliani non sanno più reagire. Gli argentini sono più esperti e difendono il risultato. Messi, un po’ in ombra, viene sostituito al 32’ del secondo tempo da Di María, quando entra pure Lautaro Martínez al posto di Álvarez in attacco. Al 25’ st erano entrati anche il romanista Paredes e il viola Nicolás González. “Loro hanno vinto solo con una occasione” è il commento di Carlos Augusto, titolare sulla fascia sinistra. Il Brasile finisce la gara in 10: Joelinton, entrato al 26’ st viene espulso dieci minuti dopo per aggressione a De Paul. E’ un altro record amaro per la Seleção: è la terza sconfitta di fila alle Qualificazioni Mondiali.
PROTESTE DI MESSI – Alla fine Messi ha criticato le carenze organizzative, sottolineando le violenze contro gli argentini in Brasile: “Questa squadra continua a fare la storia. Una grande vittoria al Maracanã, anche se sarà segnata dalla repressione contro gli argentini ancora una volta in Brasile. Questo non può essere tollerato, è una follia e deve finire subito!” ha scritto Messi su Instagram.
BRASILE AL LIMITE – Dopo sei turni (su 18) questa è stata l’ultima partita del 2023 per le Qualificazioni Mondiali sudamericane. Si ricomincia nel settembre del 2024, quando il Brasile spera di avere già in panchina Carlo Ancelotti al posto dell’attuale ct Fernando Diniz. In classifica l’Argentina è in testa con 15 punti; poi Uruguay, 13: Colombia, 12; Venezuela, 9; Ecuador, 8; Brasile, 7; Paraguay, Cile, 5; Bolivia, 3; Perù, 2. Si qualificano le prime sei direttamente – quindi il Brasile è al limite – mentre la settima disputerà uno spareggio.
Scene di ordinaria follia sui campi da calcio nei campionati dilettantistici e giovanili
Fischietti nel mirino, società lombarde fra le più multate
Milano, 9 novembre 2023
Campionato categoria “Allievi Regionali“, si gioca nell’hinterland di Milano. La partita è equilibrata, in campo però c’è tensione e in tribuna si scaldano gli animi. Non mancano i genitori “ultras“ che se la prendono con il giovane direttore di gara. Parole grosse che sconfinano nell’insulto. Ma si continua a rincorrere la sfera di cuoio. Ad un certo punto il pallone finisce in fallo laterale, l’assistente (che è un dirigente della squadra di casa, come da regolamento) non alza la bandierina. I calciatori ospiti vengono invitati a riprendere il gioco perché “sono io che decido, non quelli che sono in tribuna“. Convinto e autoritario il giovane “fischietto“ lombardo. Anche se unpaio di papà continuano ad offenderlo. L’arbitro a quel punto incrocia lo sguardo dell’assistente che potrebbe essere suo padre e gli dice: “Poi come società non vi lamentate se vi arriva una multa di 200 euro, io sento tutto. E scriverò tutto nel referto“. La multa arriverà nel consueto bollettino del giovedì del giudice sportivo: 150 euro. Poteva andare peggio.
Ma siamo nel calciodilettantistico, e quando si parla di sanzioni pecuniarie tutto è proporzionato. Anchele “stangate“del giudice che ogni settimana trova nei referti (da incubo) annotazioni riguardanti atti di violenza, insulti, risse. Documenti che raccontano con dettagli a volta raccapriccianti storie di ordinaria follia, quella che segna ogni week-end del pallone: qualche volta l’arbitro fa finta di non sentire, ma molto più spesso osserva, ascolta e poi annota. Violenze fisiche e verbali che macchiano di stupidità e vergogna i nostri campi, e che toccano anche i portafogli dei presidenti.
Al punto che quegli insulti hanno un peso non indifferente nei conti delle società, anche nei campionati giovanili. Lo dicono i numeri, perché le offese si pagano a caro prezzo. Dai 3mila ai 5mila euro nel campionato di serie D o Eccellenzaa poche centinaia di euro nei tornei dei Giovanissimi Provinciali. Ogni settimana, in tutta Italia, le ammende sfiorano complessivamente 50mila euro anche se a tutti gli effetti la cifra complessiva delle sanzioni è ben più alta se poi si vanno ad aggiungere altri tipi di infrazioni, quali il “ritardo“, la “distinta sbagliata“, lo “spogliatoio sporco“, la “non presentazione in campo“ oppure “l’accesso al recinto di gioco di persone non ammesse“.
Le multe di cui parliamo riguardato casi di insulti, risse e violenze soprattutto nei confronti degli arbitri. Senza escludere, purtroppo, gli immancabili episodi di razzismo. Ciò che emerge dai dati delle ultime settimane, è che laLombardia è la regione che contende alla Campania il triste primato degli insulti puniti e sanzionati. La media è di circa 4300 euro pagati dalle società dilettantistischedel nostro territorio, controi 4500 della Campania. Subitodietro Lazio (dove le offese costano circa 3500 euro a settimana) e Toscana (2500 euro). Vero, va anche detto chela Lombardia sborsa cifre così elevate anche per la vastità del territorio e dunque per un maggior numero di squadre iscritte, ma sono questi numeri importanti anche in considerazione del fatto che anche le nostre società dilettantistiche non navigano nell’oro e spesso faticano ad arrivare fino in fondo alla stagione.
E comunque molto raramente le regioni riescono a “contenere“ le ammende (che partono dai 40 euro per lo spogliatoio dell’arbitro senza chiave di sicurezza ai 100 euro per la doccia fredda riservata al direttore di gara) sotto i mille euro.Sarà il caso d’ora in poi di leggersi meglio i referti e di offrire buone dosi di camomilla in campo e sugli spalti: costano certamente meno degli insulti ai nostri “fischietti“.
In arrivo anche Daspo a livello internazionale per i tifosi tedeschi che ieri hanno creato incidenti in città verso la sfida di stasera contro i partenopei.
Dieci supporter tedeschi dell’Union Berlino sono stati arrestati in flagranza ieri sera dalla Digos di Napoli per i gravi disordini avvenuti nel centro di Napoli, come riportato dall’Ansa.
Si tratta di appartenenti ai gruppi ultras più oltranzisti della tifoseria della squadra tedesca, nonché della tifoseria del Borussia Monchengladbach, storica rivale di quella partenopea e gemellata con l’Union Berlino. La Polizia di Stato contesta loro il reato di devastazione e sono anche in arrivo Daspo a livello internazionale.
Gli ultras, dopo essersi rifiutati di sottoporsi ai controlli nella stazione ferroviaria di Piazza Garibaldi, dalle ore 20,40 circa, formando un gruppo compatto di circa 300 persone, tutti vestiti in maniera simile e travisati con bandana rossa allo scopo di non farsi identificare, si sono resi protagonisti di gravi atti di devastazione e resistenza.
Gli ultras tedeschi hanno arrecato danni alle auto in sosta e all’arredo urbano cittadino e hanno aggredito ripetutamente i reparti delle Forze di Polizia con sanpietrini, mazze, aste di metallo e di legno e con lancio di petardi e artifici pirotecnici, devastando un esercizio commerciale ubicato in Piazza Dante. Contestualmente, personale del Commissariato di Secondigliano ha proceduto all’arresto di un ulteriore tifoso tedesco, autore di lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Nei confronti degli undici tedeschi saranno emessi i provvedimenti di Daspo internazionale, con procedura d’urgenza.
Cordone di sicurezza per i tifosi francesi che devono raggiungere lo stadio, allerta anche per quelli senza biglietto. Petardi durante il corteo da piazza Duomo
ansaansa
La vigilia di Milan-Psg è ad alta tensione ma il calcio in questo caso c’entra poco e nulla. Poche ore dopo gli scontri sui Navigli tra ultrà rossoneri e tifosi parigini, avvenuti a mezzanotte fra lunedì e martedì, alcune parti della città sono blindate per l’arrivo dei supporter a San Siro. Il settore riservato agli ospiti è da tutto esaurito: 4.300 posti sono andati a ruba. I tifosi sono arrivati soprattutto con 12 pullman, più le persone che hanno raggiunto Milano in aereo o in macchina.
Il raduno dei francesi è stato concordato con le forze di polizia in piazzale Lotto: da lì, in corteo, si arriva allo stadio. La Questura ha disposto un dispositivo di sicurezza che coinvolge polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, oltre a un elicottero che sorvolerà la zona. Massima attenzione anche nei confronti del centinaio di tifosi arrivati qui pur senza avere il biglietto: i 73 parigini identificati ieri notte erano tutti sprovvisti del ticket. Un altro segnale che chi si occupa di ordine pubblico non sottovaluta riguarda proprio la curva del Psg, spaccata al suo interno: anche da quel punto di vista bisogna monitorare eventuali problemi di sicurezza.
Un migliaio degli oltre 4.300 tifosi del Psg attesi a Milano, inoltre, questo pomeriggio ha sfilato per le vie del centro. Dopo aver ritirato i biglietti in un hotel in zona stazione Centrale, gli ultrà hanno raggiunto piazza Duomo. Da lì si spostano verso San Siro. Durante la marcia, controllata da un importante dispositivo di sicurezza predisposto dal Questore Giuseppe Petronzi, sono stati accesi fumogeni e fuochi d’artificio ma non ci sono stati incidenti. Il Questore, inoltre, ha disposto un Daspo di tre anni nei confronti del tifoso francese arrestato, più un altro provvedimento – il Daspo “Willy” – che per un anno gli vieta l’ingresso in tutti i locali della provincia di Milano.
Infine, le forze di polizia tengono sotto stretto monitoraggio un centinaio di francesi in zona Porta Romana, arrivati in città senza biglietto, per evitare che si muovano in maniera incontrollata.
Milano, scontri tra tifosi Milan-Psg sui Navigli, un francese 34enne accoltellato: è grave. Colpiti anche alcuni poliziotti
La violenta rissa con tra supporter francesi e una cinquantina di tifosi rossoneri nella tarda serata di ieri nella zona tra le più note della movida milanese
Violenza ultrà questa notte sui Navigli, una delle zone più famose della movida milanese, dove si sono fronteggiati tifosi del Paris Saint German e del Milan poche ore prima della partita di Champions che si giocherà stasera a San Siro.
La guerriglia filmata e postata sui social – Le scene della guerriglia sono state immortalate da numerosi video che girano adesso sui social. È servito l’intervento della polizia per sedare la maxi rissa, scoppiata poco dopo la mezzanotte, che ha fatto fuggire i clienti spaventati dai locali. Durante gli scontri, un francese di 34 anni è rimasto gravemente ferito: è stato colpito con due coltellate alla gamba e forse dovrà subire un intervento chirurgico. Anche due poliziotti sono rimasti feriti: in piazza XXIV maggio sono state necessarie delle cariche di alleggerimento per sedare i francesi.
È stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale un 31enne francese (oggi in direttissima), che riceverà anche un “Daspo” dal questore Giuseppe Petronzi. Oltre alle dinamiche “classiche” di scontri tra opposte tifoserie, gli investigatori sono in allerta anche per la spaccatura all’interno della curva del Psg.
Il tifoso dovrà “allontanarsi subito” da Milano, dove non potrà “fare più rientro“, altrimenti rischia di finire in carcere. Con queste parole, nell’aula delle direttissime, il giudice ha convalidato l’arresto in flagranza e ha disposto il divieto di dimora nel capoluogo lombardo per l’ultrà del Psg accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.
Il 30enne, stando alle indagini della Polizia, avrebbe colpito con una spranga al volto uno degli agenti intervenuti per sedare i tafferugli (per il poliziotto 5 giorni di prognosi). Il giovane, interrogato in aula, ha detto che “sono stati i tifosi del Milan ad attaccarci mentre noi eravamo seduti in un bar“, in zona Navigli. E ha provato, poi, a sostenere di non aver colpito l’agente, ma di aver “gettato a terra la spranga“.
Il giudice non ha creduto alla versione dell’uomo, evidenziando i “gravi indizi di colpevolezza” a suo carico e le “esigenze cautelari per la tutela della collettività“, come il pericolo che commetta altri reati dello stesso tipo.
“Ero in un bar con degli amici e ad un tratto sono arrivati i tifosi Milan ad attaccarci, personalmente io ho ricevuto una sprangata sulle spalle, mi hanno aggredito mentre ero seduto”, ha detto il 30enne, che ha raccontato di vivere a Parigi e di essere dipendente di una società. “Ho avuto paura – ha proseguito davanti al giudice – sono fuggito da loro, mi sono rifugiato in un ristorante e uscendo mi sono munito di una spranga di ferro trovata, era un pezzo di una sedia. Poi, arrivata la polizia mi ha messo contro il muro e io ho detto ‘calmatevi’ e ho alzato le mani. Avevo intanto gettato a terra la sbarra“.
L’uomo, che ha detto di essere arrivato a Milano per la partita di stasera e di avere un biglietto aereo per oggi per rientrare in Francia, è stato trovato la scorsa notte senza documenti. “Non metto in discussione l’attacco subito, ma lui si è armato di una spranga e non si è affatto limitato a difendersi“, ha spiegato il viceprocuratore onorario che ha chiesto il divieto di dimora. Richiesta accolta dal giudice. La difesa ha tentato di sostenere la tesi dell’eccesso di legittima difesa.
Tifosi Psg aggrediti a Milano sono tutti senza biglietto – Città blindata in vista del match di stasera. Il settore ospiti di San Siro è al completo: più di 4.300 posti occupati. In mattinata è atteso l’arrivo di 12 pullman di ultras parigini. C’è inoltre un centinaio di tifosi senza biglietto: anche i 70 supporter identificati ieri sera erano senza ticket.
Il punto di incontro con la tifoseria francese sarà alle 16 in piazzale Lotto: da lì il corteo verso lo stadio. Impegnato uno schieramento di forze tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale.
Nella notte anche lite tra tifosi del Psg e cittadini cinesi – Pochi minuti dopo l’una di notte, una Volante è intervenuta in via Paolo Sarpi per una lite tra 15 tifosi del Paris Saint-Germain e 10 cittadini cinesi. La lite, che non ha portato danni a cose, è stata risolta dall’intervento delle forze dell’ordine e non si è reso necessario l’intervento dell’assistenza sanitaria del 118.
Verso le due di notte, infine, una volante è intervenuta presso un ostello di via Regina Margherita dove alloggiano alcuni supporter francesi: uno di loro, un 28enne, presentava una ferita lacero contusa alla testa: ai poliziotti ha riferito di essere stato colpito alcune ore prima in zona Darsena, quindi è stato trasportato in codice verde all’ospedale Fatebenefratelli.