La questura ha chiesto l’annullamento dei titoli intestati a residenti nel Lazio che avevano inserito dati fittizi per accedere ai settori di casa
Como-Lazio, annullati i biglietti falsi dei tifosi laziali: dati fittizi per accedere ai settori di casa
I biglietti per Como-Lazio acquistati con residenze false saranno annullati. La questura di Como ha richiesto ufficialmente alla società calcistica Como 1907 di annullare i titoli validi per il match contro la Lazio, in programma sabato 24 agosto 2025 allo stadio Sinigaglia. I titolari dei biglietti in questione sono risultati essere residenti nella regione Lazio, ma avevano dichiarato all’acquisto una residenza diversa da quella reale, violando esplicitamente le disposizioni in materia di ordine pubblico.
Le verifiche – Il provvedimento è stato adottato in seguito a una serie di accertamenti condotti in collaborazione con l’ufficio anagrafe del Comune di Como. L’indagine ha fatto emergere che alcuni tifosi laziali, eludendo il divieto di acquistare tagliandi per i settori destinati ai tifosi locali, avevano inserito dati anagrafici fittizi per superare i filtri imposti dalle normative di sicurezza.
La richiesta di annullamento – Le irregolarità rilevate rappresentano una violazione della determinazione numero 32 del 2025 dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, nonché delle disposizioni stabilite dal Gruppo operativo per la sicurezza. La questura ha dunque chiesto e ottenuto l’annullamento dei biglietti irregolari e invita i tifosi a non recarsi allo stadio senza un titolo di accesso valido, anche per non incorrere in ulteriori sanzioni.
Accertamenti penali – Nel frattempo, sono in corso ulteriori verifiche da parte dell’autorità di pubblica sicurezza. Le condotte messe in atto per aggirare le regole potrebbero infatti essere oggetto di valutazioni non solo amministrative, ma anche penali, qualora emergano responsabilità rilevanti sotto il profilo giudiziario.
La folle decisione dei francesi in vista del match allo Stade Louis-II: si rischia l’espulsione dallo stadio o addirittura conseguenze legali
“Divieto di esporre qualsiasi segno distintivo della squadra ospite”: si rischia l’espulsione dallo stadio o addirittura possibili conseguenze legali. È l’assurdo comunicato del Monaco rivolto ai tifosi dell’Inter in vista dell’amichevole di stasera, venerdì 8 agosto, allo Stade Louis-II.Il divieto è ovviamente diventato un caso, con il rischio di conseguenze peggiori: la tifoseria nerazzurra è pronta a sostenere la squadra di Cristian Chivu nel primo test stagionale. Ma con un’indicazione così generica si va a punire chiunque vada allo stadio anche con una banale sciarpa dell’Inter.
Il folle comunicato dei francesi recita: “Qualsiasi segno distintivo diverso da quelli dell’AS Monaco è severamente vietato e potrà comportare il rifiuto dell’accesso allo stadio. Inoltre, la presenza di tifosi interisti al di fuori delle aree riservate agli ‘spettatori neutrali’ è vietata. Qualsiasi violazione di questa regola potrà comportare il rifiuto d’ingresso, l’espulsione definitiva dallo stadio e potenziali procedimenti legali“, sottolinea il club monegasco vietando di fatto ai fan dei vicecampioni d’Italia di esporre vessilli, striscioni e bandiere nel corso del match. Una misura senza senso per un’amichevole.
Il motivo di una decisione così assurda? Ragioni di sicurezza, che però appunto paiono esagerate. È vero che la tifoseria organizzata dell’Inter, la Curva Nord, è storicamente e fortemente gemellata con il Nizza, grande rivale del Monaco. In questo senso, la scelta di una divisione netta nei settori: “Se siete tifosi dell’Inter Milano, vi consigliamo di acquistare i vostri biglietti esclusivamente tramite il canale di vendita ‘spettatore neutro’”. Ma tutti gli altri ordini e divieti sembrano riferiti a un evento ad alto rischio di ordinepubblico, mentre si tratta di una semplice amichevole. E se ci dovessero essere scontri fra ultras, quasi sicuramente accadrebberofuori dallo stadio o nelle aree limitrofe.
Arrivata la decisione del giudice sportivo sulla gara di ritorno dei playout, interrotta per lancio di fumogeni, petardi e seggiolini
Il giudice sportivo di Serie B, in merito al playout Salernitana-Sampdoria di ieri sera, domenica 22 giugno, ha deliberato la sconfitta a tavolino dei campani per 3-0 (che sommata alla vittoria della Samp per 2-0 all’andata li condanna alla retrocessione). Per i granata, anche l’obbligo di giocare le prossime due gare interne all’Arechi a porte chiuse. Ieri sera per due volte i tifosi campani hanno cercato di entrare in campo mentre al 21′ del secondo tempo la gara è stata sospesa dopo che dagli spalti sono piovuti fumogeni, petardi e seggiolini divelti.
Dopo un’interruzione di circa mezz’ora, l’arbitro Doveri aveva provato a far ripartire il gioco ma, dopo pochi attimi, le intemperanze dei sostenitori di casa sono ripartite costringendo il responsabile dell’Ordine pubblico a disporre la sospensione definitiva della gara.
Inevitabilmente sarà 0-3 a tavolino. I gol di Coda e Sibilli, poi dalla curva granata cade di tutto. Gara sospesa tre volte, poi Doveri costretto a mandare tutti negli spogliatoi. Dal caos Brescia all’intossicazione alimentare dopo l’andata a Marassi: troppi veleni attorno alla sfida
La Salernitana retrocede in Serie C, facendo un doppio salto all’indietro e perdendo il playout nel modo più triste: sotto 0-2 con la Sampdoria, dalla curva granata è piovuto di tutto. Dopo il 2-0 per i blucerchiati a Genova era ormai scritto il verdetto e gli ultras hanno di fatto abbassato il sipario alla sfida. Gara sospesa, poi ancora, per 20 minuti, infine interrotta: sarà 0-3 a tavolino. Fine dei giochi e Sampdoria salva.
TROPPA TENSIONE – Troppa tensione attorno a questo playout di Serie B. E i timori della vigilia hanno trovato conferma durante il secondo tempo della gara di ritorno dei playout per evitare la Serie C. Sul 2-0 per la Samp (che con lo stesso punteggio si era imposta all’andata), al 66′ i tifosi più caldi della Salernitana hanno iniziato a lanciare in campo prima petardi e fumogeni poi addirittura tanti seggiolini, costringendo l’arbitro Doveri a sospendere il match per diversi minuti,prima di invitare i giocatori a rientrare negli spogliatoi quando correva il 75‘.
POLEMICHE – A Salerno, che in origine avrebbe comunque disputato i playout ma contro il Frosinone e da peggior classificata, non avevano digerito bene il caos Brescia che aveva salvato direttamente i laziali e concesso una nuova chance ai liguri, che erano retrocessi sul campo. Dopo il match d’andata, perso 2-0 a Marassi domenica scorsa, inoltre diversi elementi tra squadra e staff erano stati vittima di un’intossicazione alimentare mentre rientravano in aereo da Genova. Richiesta di rinvio (il ritorno si sarebbe dovuto giocare venerdì), altre polemiche e il triste epilogo di stasera.
LA PARTITA (FINCHE’ SI E’ GIOCATA) – Alla Salernitana già serviva quasi un miracolo in partenza per salvarsi, la Samp invece aveva bisogno soltanto di una gara ordinata per mantenere il vantaggio di due gol e soprattutto la Serie B. La prima grande occasione della partita capita sul sinistro di Soriano al 20’: il centrocampista calcia dal limite, Ghidotti si distende e devia in corner con un grande intervento. Passano 10’ e succede di tutto. Prima la Salernitana segna con Ferrari – lesto su calcio d’angolo a insaccare – ma Doveri annulla tutto per un tocco di mano, poi dopo 240 secondi passa la Samp. Su cross dalla destra la palla finisce sul destro di Coda, che da centravanti vero spacca la porta e insacca. Intervallo amaro per la Salernitana che rientra in campo e sa che o segna tre gol in 45’ o finisce in C. E invece due minuti dopo l’inizio della ripresa punge la Samp. Di nuovo. Stavolta con Sibilli, bravo a ribattere in rete dopo una gran parata di Christensen su Coda. Da qui in poi a Salerno succede di tutto. I disordini vincono sul gioco: la gara si ferma, non riprenderà più. Probabilmente avrebbe comunque vinto la squadra di Evani (in quel momento avanti di 4 gol sugli avversari) ma alla fine il risultato lo deciderà il giudice sportivo: un inevitabile 0-3 a tavolino, visto l’epilogo. La Samp è salva, la Salernitana retrocede in Serie C nel modo più triste possibile.
Temperature superiori a 30°C per la partita di mezzogiorno tra PSG e Atlético Un’esperienza “mal gestita”, dice un sostenitore
Rose Bowl di Pasadena, in California – Foto di Mike Powell/ALLSPORT
Le condizioni dei tifosi in occasione della partita di Coppa del mondo per club di domenica tra il Paris Saint-Germain e l’Atlético Madrid al Rose Bowl di Pasadena, in California, sono state descritte come “pericolose” e “orribili“, dopo che i presenti hanno avuto difficoltà ad accedere all’acqua e si sono trovati di fronte a una folla stipata con temperature di almeno 31 °C/88 °F nello stadio.
I tifosi hanno raccontato di aver dovuto buttare via le bottiglie d’acqua piene prima di entrare nello stadio, di persone in difficoltà all’interno dell’impianto e di file lunghe 45 minuti per poter accedere all’acqua in vendita.
Un tifoso, che in passato aveva partecipato a diversi eventi al Rose Bowl, ha contattato il Guardian per raccontare la “pessima esperienza” che, a suo dire, lo aveva reso riluttante a partecipare alla Coppa del Mondo dell’anno prossimo.
“Non c’era modo di comprare semplicemente l’acqua“, ha detto John Celmins, residente di Santa Barbara, a proposito della partita iniziata a mezzogiorno in California. “Si poteva andare a un chiosco che vendeva solo birra, ma non c’erano punti vendita d’acqua né distributori d’acqua extra. C’erano lunghe file davanti a ogni bancarella e persino alle fontanelle“.
Un altro partecipante, Bryan González di Oakland, California, ha affermato che non c’erano altre postazioni per la distribuzione dell’acqua e che gli impianti di nebulizzazione erano costantemente affollati per tutta la durata della partita.
“La gente riempiva i bicchieri [d’acqua] e se li buttava addosso a vicenda“, ha detto. “Per fortuna c’erano quelle postazioni di nebulizzazione vicino ai bagni, quindi la gente si accalcava lì sotto, a turno.”
Celmins ha affermato che un fattore che ha contribuito a questi problemi è stato il fatto che il Rose Bowl in genere consente ai tifosi di portare bottiglie d’acqua sigillate alle partite, ma in questa occasione non lo ha fatto. Le normative dello stadio, come descritte sul suo sito web, stabiliscono che sono ammesse bottiglie d’acqua usa e getta, chiuse o vuote, così come bottiglie d’acqua riutilizzabili, purché vuote.
Il sito web del Rose Bowl afferma tuttavia che il regolamento potrebbe variare a seconda dell’evento, e in questo caso le direttive della FIFA sembrano avere la precedenza. Il codice di condotta della Coppa del Mondo per Club FIFA stabilisce che è possibile portare “bottiglie di plastica vuote, trasparenti e riutilizzabili” fino a un litro, ma vieta esplicitamente tutti gli altri tipi di bottiglie (a parte quelle necessarie per scopi medicinali o biberon).
Traffico intenso, folla stipata e lunghe file non sono una novità al Rose Bowl, inaugurato nel 1922. Ma questi problemi si aggravavano durante una partita a mezzogiorno con un caldo torrido, soprattutto considerando che nessuna parte degli spalti è coperta e la maggior parte dell’area dell’atrio al di fuori dei posti a sedere è ricoperta di asfalto attorno allo stadio.
Tuttavia, i partecipanti hanno riferito al Guardian che l’esperienza è stata significativamente peggiore del solito. Tra gli altri eventi, il Rose Bowl ospita la squadra di football americano dell’UCLA e ospita regolarmente altre importanti partite di football universitario.
“Lo stadio sa come gestire quasi 90.000 tifosi, ma oggi ha faticato con 81.000, cosa che non capisco affatto“, ha detto Celmins. “Sono molto meno propenso a partecipare ai Mondiali dopo questa esperienza mal gestita“.
Le emozioni di Celmin e González sono state condivise da diversi spettatori che hanno espresso chiaramente i propri sentimenti online. Sotto i post sull’account Instagram del Rosebowl, un utente ha descritto la sua presenza alla partita come il “peggior errore”della sua vita. “Siamo scottati dal sole e ci fa male tutto“, ha scritto Khusan Madimov.
Un altro utente di Instagram, Val Wright, ha scritto: “Un’esperienza pericolosa. Non avrebbe dovuto sorprendere il fatto che la temperatura fosse di 32 gradi e che ci sarebbero state 90.000 persone. 45 minuti di coda a ogni distributore d’acqua. Code così lunghe che si è creato un ingorgo tra i settori 13-20 prima e durante l’intervallo. Persino i vigili del fuoco di Pasadena, che portavano via le vittime di insolazione, hanno fatto fatica a passare. Sono stato a partite di calcio in tutto il mondo e non ci siamo mai sentiti così insicuri. Ce ne siamo andati durante l’intervallo“.
La FIFA e l’organizzazione del Rose Bowl Stadium sono state contattate lunedì per un commento, ma al momento della stesura di questo articolo non hanno ancora risposto. La scorsa settimana fonti vicine agli organizzatori hanno dichiarato al Guardian che la FIFA avrebbe monitorato quotidianamente le condizioni delle partite per garantire la sicurezza durante il caldo e che avrebbe adottato misure di protezione per i tifosi, se necessario.
Il Rose Bowl ospiterà altre cinque partite della fase a gironi del Mondiale per Club, tra cui una, Atlético Madrid-Botafogo il 23 giugno, che avrà il calcio d’inizio a mezzogiorno ora locale, come la partita dell’Atlético contro il PSG. Lo stadio ha ospitato le finali dei Mondiali del 1994 e del 1999, ma non sarà una sede per i Mondiali del 2026.
Attimi di paura a Helsinki: Finlandia-Polonia viene interrotta e sospesa per circa mezz’ora per soccorrere un tifoso che si è sentito male sugli spalti.
E’ accaduto all’Helsinki Olympic Stadium, dove le due squadre si affrontano in una partita valida per le Qualificazioni UEFA ai Mondiali 2026. Il gioco in campo lascia spazio alla paura, quando un tifoso in tribuna accusa un malore e la partita viene fermata per permettere i doverosi soccorsi.
COSA E’ SUCCESSO – Accade tutto poco dopo il 70′ di gioco sul risultato di 2-1, poco dopo la rete di Kiwior che consente alla Polonia di accorciare (per la Finlandia goal di Pohjanpalo su rigore e poi Kallman). Jan Bednarek,difensore del Southampton e della Polonia, richiama l’attenzione degli staff medici delle due nazionali: un tifoso dei padroni di casa accusa un malore ed è necessario l’intervento dei medici per assisterlo e rianimarlo. Lo conferma un annuncio dello speaker dello stadio. Le squadre sono rientrate negli spogliatoi, mentre i tifosi delle due nazionali sono rimasti sugli spalti dell’Helsinki OlympicStadium, in attesa di ulteriori comunicazioni sulle condizioni del tifoso e sulla possibile ripresa del gioco.
IL GIOCO RIPRENDE – Dopo un’interruzione di circa mezz’ora, è arrivato l‘annuncio più atteso: i medici hanno assistito e rianimato con successo il tifoso, la partita può ripatire. Le squadre sono rientrate in campo per un breve riscaldamento prima della ripresa del gioco, dall’80’ sul risultato di 2-1 per la Finlandia.Il risultato non è più cambiato e al 101′ (dopo 11 minuti di recupero) il match si è concluso con la sconfitta della Polonia.
L’incidente è avvenuto durante il primo tempo supplementare tra Portogallo e Spagna: lo spettatore è deceduto dopo in volo di circa otto metri, cadendo dal settore centrale alla tribuna stampa
I tifosi sugli spalti durante la finale di Nations League tra Spagna e Portogallo (Foto LaPresse)
Un tifoso ha perso la vita durante la finale di Nations League tra Portogallo e Spagna giocata nella serata di domenica 8 giugno a Monaco di Baviera, in Germania.
Tragedia durante la finale di Nations League: tifoso cade dagli spalti e muore – La tragedia è stata confermata anche dall’Uefa: uno spettatore è morto dopo essere caduto dagli spalti durante il primo tempo supplementare, dal settore centrale dell’impianto è precipitato nella tribuna stampa del settore inferiore.Paramedici e polizia sono intervenuti sul posto per prestare soccorso al tifoso. Un portavoce della Uefa ha dichiarato che si è verificata un‘”emergenza medica” e ha confermato che un tifoso è “purtroppo“ morto durante la partita. I rappresentanti di entrambe le squadre hanno espresso le loro condoglianze dopo la partita, vinta dal Portogallo per 5-3 ai rigori dopo che la partita era terminata 2-2.
Il ct della Spagna Luis de la Fuente ha rilasciato una dichiarazione per esprimere le sue condoglianze ai tifosi durante la conferenza stampa post-partita: “Voglio esprimere le mie più sentite condoglianze perché un tifoso è morto. Ci ricorda cosa è importante nella vita“. Un rappresentante della squadra portoghese ha rilasciato analoghe dichiarazioni di condoglianze, affermando che la morte “getta un’ombra sulla nostra vittoria odierna“. Anche il commissario tecnico del Portogallo, Roberto Martinez, ha espresso gli stessi sentimenti, affermando che si tratta di una “notizia estremamente triste“. La caduta, avvenuta da un’altezza di circa otto metri, non ha lasciato scampo al tifoso, le cui generalità non sono ancora state rese note. La dinamica è ancora da chiarire.
Da Torino a Bruxelles e Liverpool, quante celebrazioni per gli incidenti del 1985 AllaContinassa un’opera commemorativa e l’anteprima del documentario
Heysel, 40 anni fa la tragedia
Trentanove volti, trentanove sorrisi, trentanove voci, trentanove famiglie. Trentanove anime. Oggi sono quarant’anni esatti dalla tragedia dell’Heysel, da quel 29 maggio 1985 in cui 39 tifosi di calcio (tra cui 32 italiani) persero la vita prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, a Bruxelles. Ben 40 anni sono trascorsi da quella notte, tremenda per il mondo del calcio e dello sport, minuti di terrore e ore di straziante dolore che hanno inevitabilmente segnato la storia della Juventus per l’eternità. Nel museo ufficiale della Signora c’è una parte dedicata all’Heysel, nel cortile della sede di corso Galileo Ferraris c’è una stele monumentale e a quei 39 tifosi era stato dedicato un momento specifico nella sera d’inaugurazione dell’allora Juventus Stadium – oggi Allianz Stadium – nel 2011. Nel 40° anniversario, ovviamente, il club bianconero coglie l’occasione per mettere in pausa la quotidianità e omaggiare quelle 39 anime che non saranno mai dimenticate.
VERSO ALTROVE – Questa mattina, alle 11, la giornata dedicata al ricordo della tragedia dell’Heysel comincerà a pochi passi dal centro sportivo della Continassa, dove sarà inaugurata l’opera commemorativa Verso altrove. Realizzata da Luca Vitone – uno dei più importanti artisti contemporanei italiani – e curata dal compianto Luca Beatrice, si sviluppa in un’area di circa duemila metri quadri: sul manto erboso sono disposti dei maestosi ginkgo biloba – simbolo di resilienza e longevità – e tra gli alberi è presente una rampa a forma di spirale centrifuga, un percorso lungo 66 metri fino a raggiungere un’altezza complessiva di oltre 5 metri. Il percorso è illuminato a led: accompagna il visitatore verso la sommità e rende visibile l’opera dall’alto, come segno distinguibile tracciato nel tessuto urbano della città, anche nell’oscurità. Al termine della salita un cannocchiale dalle lenti invertite offre una prospettiva insolita: anziché avvicinare, allontana lo sguardo, invitando a guardare oltre, verso l’orizzonte, al di là del visibile. Durante l’inaugurazione del memoriale verrà anche presentato in anteprima l’omonimo documentario prodotto da Juventus Creator Lab, trasmesso poi in esclusiva su Sky Arte alle 21 e in streaming su NOW.
IN ITALIA – Poco dopo, alle 21.20, Rai 2 trasmetterà invece il docufilm Heysel 1985, mentre dalla mattinata il Museo del Calcio di Coverciano ospiterà un incontro dedicato e una mostra fotografica. In Italia sarà Torino il fulcro delle celebrazioni, anche dopo l’inaugurazione alla Continassa. Alle 18, nella piazza intitolata proprio alle Vittime dell’Heysel, la Juventus e le autorità cittadine provvederanno alla deposizione di mazzi di fiori, mentre in serata uno spettacolo teatrale unirà la tragedia dell’Heysel a quella di Superga. Altre celebrazioni si terranno anche a Grugliasco nel giardino intitolato alle vittime, mentre nel carcere Lorusso e Cutugno sono state organizzate sia una lezione speciale che una commemorazione dedicata con la sopravvissuta Carla Gonella e l’ex dirigente bianconero Franco Mottola. E, dal tramonto, la Mole Antonelliana si tingerà di bianconero e su di essa sarà proiettata la scritta “+39”.
ALL’ESTERO – Belgio e Regno Unito, coinvolti in diverso modo nella tragedia dell’Heysel, non si faranno trovare impreparati. Proprio nello stadio di quella finale di Coppa Campioni, oggi chiamato Re Baldovino, sarà deposta una corona di fiori e saranno letti i nomi delle 39 vittime da parte di un tifoso della Juventus, alla presenza delle autorità locali e dei rappresentanti diplomatici di Italia e Regno Unito: a pochi metri da dove 40 anni fa si verificò il crollo, oggi è presente una targa in marmo. A Liverpool, invece, nelle prossime settimane il club presenterà un nuovo memoriale commemorativo in ricordo delle vittime: il monumento sarà adornato da due sciarpe annodate tra loro (una bianconera e l’altra dei Reds) per “simboleggiare l’unità e la solidarietà tra i due club e il legame forgiato attraverso il dolore condiviso e il rispetto reciproco”. Sul nuovo monumento, che si chiamerà Forever Bound – legati per sempre – verranno iscritti i nomi delle vittime, con la scritta anche in italiano “In memoria e amicizia”.
Come successo due anni fa, il Comune di Milano ha acconsentito all’apertura dello stadio Meazza: tutte le informazioni utili.
Sabato sera per i tifosi dell’Inter che non sono riusciti ad acquistare i biglietti per assistere dal vivo alla finale di Champions League che andrà in onda sabato 31 maggio a Monaco di Baviera contro il Paris Saint-Germain.
Ma, come successo due anni fa il Comune di Milano ha dato il via libera settimana scorsa all’apertura di San Siro dove sarà collocato un maxischermo che consentirà ai tifosi di assistere alla finale di Champions dallo stadio di casa.
Biglietti maxischermo San Siro – L’ordine pubblico – L’ufficialità del maxischermo era arrivata con una nota a seguito di una riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduta dal Prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, alla presenza del Sindaco di Milano Giuseppe Sala e con la partecipazione del Sindaco di Rho Andrea Orlandi e dei vertici di Fiera Milano S.p.A.
«In seno al Comitato – si leggeva nella nota – è stata avviata la pianificazione delle attività di vigilanza e controllo del territorio in occasione della finale di Champions League, che sarà disputata il 31 maggio prossimo a Monaco di Baviera tra le squadre dell’Inter e del Paris Saint Germain. Nell’occasione, è stato anche previsto l’allestimento di un maxischermo presso lo stadio San Siro».
Biglietti maxischermo San Siro – I dettagli – Ma come funzionerà l’accesso a San Siro? Come per la finale contro il Manchester City ai tifosi nerazzurri sarà consentito l’accesso al Meazza tramite pagamento di un biglietto, come ufficializzato dal club.
«I tifosi nerazzurri avranno l’opportunità di tifare a San Siro, dove verrà installato il maxi-schermo. Sarà una notte piena di passione, con i tifosi che vivranno un’esperienza emozionante a partire dalle 19:00, quando apriranno i cancelli del Meazza. Show, intrattenimento e… attesa del fischio d’inizio, fissato per le 21:00».
Le fasi di vendita
La prima fase di vendita dei tagliandi per il maxi-schermo a San Siro prenderà il viaalle ore 12:00 di martedì 27 e proseguirà fino alla mezzanotte: sarà dedicata agli abbonatie ai soci Inter Club in possesso del codice con il quale potranno esercitare la prelazione all’acquisto. Il codice coupon sarà comunicato agli abbonati e ai soci Inter Club via e-mail e tramite il Centro Coordinamento.
Dalle ore 12:00 di mercoledì 28 maggio aprirà la fase di vendita libera: i biglietti saranno acquistabili da tutti fino ad esaurimento disponibilità.
Importante: al termine della gara i tifosi dovranno come di consueto defluire dallo stadio, indipendentemente dal risultato della gara.
I prezzi dei biglietti
I biglietti saranno in vendita da martedì 27 maggio a partire da 10 euro su vivaticket.com
La UEFA ha spiegato che i biglietti non ufficiali possono essere annullati in qualsiasi momento e i tifosi potrebbero vedersi negato l’ingresso allo stadio
In vista delle prossime finali delle coppe europee, la UEFA ha avvertito i tifosi di non acquistare biglietti sul mercato secondario, da soggetti terzi non autorizzati, siti web, agenzie o bagarini. Questi biglietti – si legge in una nota – possono essere annullati dalla UEFA in qualsiasi momento e i tifosi potrebbero vedersi negato l’ingresso allo stadio.
Inoltre, è possibile che i biglietti acquistati da soggetti terzi non autorizzati non vengano nemmeno recapitati. La UEFA ha ricordato infatti che la vendita dei biglietti al pubblico e ai tifosi delle squadre finaliste delle coppe europee – tra cui la finale di Champions League PSG-Inter – avviene esclusivamente tramite UEFA.com.
I biglietti emessi per le finali UEFA sono 100% digitali e disponibili esclusivamente attraverso l’app ufficiale UEFA Mobile Tickets, che include diverse funzionalità di sicurezza progettate per contrastare la vendita non autorizzata tramite una soluzione sicura di biglietti digitali mobili, tra cui:
Sono state implementate regole e restrizioni sulla trasferibilità dei biglietti sia per il pubblico generale che per ciascun club finalista
Non è consentita la condivisione degli account nell’app UEFA Mobile Tickets. Solo il telefono utilizzato per scaricare i biglietti digitali potrà accedere allo stadio
Gli screenshot dei biglietti mobili non sono biglietti validi. Chi tenterà di entrare allo stadio con uno screenshot verrà respinto
I biglietti cartacei e i biglietti stampati a casa non sono validi.
La UEFA applica attivamente i propri termini e condizioni di biglietteria, anche monitorando Internet, e prenderà provvedimenti(inclusa la cancellazione dei biglietti) in caso di violazioni accertate. Alcuni biglietti per le prossime finali UEFA sono già stati annullati per questi motivi, e altre cancellazioni potrebbero seguire. La Federcalcio europea consiglia inoltre fortemente ai tifosi di non recarsi allo stadio senza biglietto, poiché l’accesso è consentito solo dietro presentazione di un tagliando valido.
Milan, clamorosa contestazione: un muro umano in Curva per mandare a casa la dirigenza
Milano – La feroce e rumorosa contestazione nel caldo pomeriggio davanti a Casa Milan prima, la scenografica e ancor più fragorosa protesta a San Siro poi. In entrambi i casi nel mirino dei tifosi rossoneri sono finiti proprietà e dirigenza, ma pure la squadra. Fischi, il coro “andate a lavorare” rivolto ai giocatori, ma soprattutto una coreografia particolare nella Sud. Non potendo esporre striscioni e bandiere i supporter hanno optato per una coreografia “umana”: chi occupava il secondo anello blu si è disposto lungo il settore creando la scritta: “Go Home“
Tuttosport in prima pagina: “Milan contestato. Da Cardinale a Furlani e Ibra: tutti sotto accusa”(Milan News)
Altri tempi e altre storie per Galliani e soprattutto per il Milan che chiude con uno dei peggiori piazzamenti degli ultimi venticinque anni. Addio amarissimo per Conceiçao, squalificato e che ha scelto il silenzio alla vigilia. (Quotidiano Sportivo)
Ne parla per esempio anche il prestigioso New York Times, nell’interno The Athletic, che riporta la roboante contestazione dei tifosi del Diavolo contro la proprietà americana RedBird di Gerry Cardinale.(Milan News)
Poco dopo il quarto d’ora di gioco di Milan-Monza, match valido per l’ultima giornata di Serie A, i tifosi della curva rossonera, abbandonano lo stadio ‘Meazza’ in polemica contro squadra e società. Prima di lasciare la curva tantissimi i cori contro l’attuale proprietà e dirigenza e a favore della ‘bandiera‘ Paolo Maldini.
La contestazione annunciata dalla tifoseria organizzata del Milan davanti alla sede di Via Aldo Rossi ha preso ufficialmente il via. Sul piazzale davanti a Casa Milan sono arrivati la Curva Sud e un nutrito gruppo di altri tifosi per un totale di oltre 5000 persone presentiper contestare la stagione che ha visto la squadra rossonera chiudere in campionato fuori da tutte le competizioni europee. Inevitabile la scelta dei “colpevoli” da parte della tifoseria che punta il dito contro proprietà (citati sia Elliot che RedBird), società e dirigenza, nessuno escluso.
“PALUDE DI MEDIOCRITÀ” – Prima dell’inizio della contestazione è stata diffusa una comunicazione della Curva Sud che ha trasmesso il suo messaggio contro proprietà, dirigenza e calciatori. Questo il testo del messaggio: “Era difficile fare peggio di così eppure ci siete riusciti: siete riusciti a spingere il Milan in una palude di mediocrità e provincialismo, a togliere la voglia di sognare a una tifoseria che NON ha eguali nel mondo. Niente male, vero?”
DOPPIO STRISCIONE CONTRO PROPRIETÀ E DIRIGENZA – Davanti alla folla, sul piazzale, sono stati esposti due striscioni entrambi indirizzati contro la proprietà e la dirigenza. Il primo fa i nomi: “Singer, Cardinale, Furlani, Scaroni, Ibra, Moncada: andate tutti via, liberate il Milan da questa agonia”. Il secondo invece punta il dito sulla gestione sportiva della prima e della seconda squadra: “Che sia prima squadra o Milan futuro, con voi al comando é fallimento sicuro”.
CORI PER MALDINI – Il primo coro intonato sul piazzale di via Aldo Rossi dagli oltre 5000 tifosi presenti non è però per nessuno dei protagonisti oggi in società, bensì per qualcuno che nel Milan non è più da qualche anno, dall’arrivo sostanzialmente di Red Bird: l’ex bandiera, capitano e anche direttore tecnico fino allo scudetto vinto con Pioli, Paolo Maldini: “Paolo Maldini, Paolo olè“
CORI CONTRO FURLANI, CARDINALE E SCARONI – Diversi i cori che sono stati intonati dai tifosi presenti. Inevitabile quello ormai diventato “classico” contro Cardinale: “Devi vendere, vattene“. Più diretti e personali quelli per l’amministratore delegato Giorgio Furlani e per il presidente Paolo Scaroni: “Uomo di m***“.
IL MESSAGGIO DELLA CURVA – Questo il messaggio della tifoseria organizzata per tutti i presenti: “Occorre rifondare seriamente. La vostra scelta più saggia sarebbe quella di vendere e farvi da parte, ma sappiamo bene che non sono operazioni che si chiudono e dall’oggi al domani. L’opzione più rapida é quella di lasciare il vostro posto al più presto a gente del mestiere, magari anche milanista. Siete riusciti a trasformare uno degli stadi più belli d’Europa in uno silenzioso, trovando clienti e turisti da spennare. Avete ucciso la passione di milione dei tifosi, avete annientato il milanismo per il fatturato”
Il triste addio di Conceiçao: l’ultima a San Siro in silenzio e senza panchina
Niente conferenza per il tecnico portoghese, già sicuro di lasciare Milano, alla vigilia del Monza. Squalificato, lascerà spazio al vice Joao Costa
Sergio Conceiçao
Sergio Conceiçao non s’immaginava così l’ultima partita della stagione. Quando sbarcò sul pianeta Milan il 30 dicembre, la speranza era di rimanerci almeno quanto previsto dal suo contratto, cioè fino al 30 giugno 2026. Invece, quella di domani a San Siro contro il Monza sarà la sua ultima gara in rossonero. Anzi, tecnicamente neppure: il portoghese è squalificato dopo il rosso rimediato a Roma domenica sera e sarà sostituito dal suo vice, Joao Costa. Un addio senza panchina, dunque. E con ogni probabilità in silenzio. Niente conferenza stampa della vigilia oggi e difficile credere pure che Conceiçao si presenti ai microfoni nel dopogara.
Fallimento conceiçao – Quelle rilasciate dopo il ko contro i giallorossi rischiano così di essere le ultime dichiarazioni di Conceiçao da tecnico del Milan. “Ho fatto riflessioni fin dal primo giorno – disse il portoghese in conferenza stampa, nella pancia dell’Olimpico -. Ho guardato i numeri da quando sono arrivato, fin dalla prima partita. E prima di questa sconfitta siamo stati nel quartetto di squadre che vuol dire Champions League con Roma, Napoli e Inter. È stata una buona stagione? Ovviamente no. E quella di oggi (con la Roma ndr) è una partita che rappresenta in pieno ciò che ho vissuto in questi cinque mesi: tanti episodi negativi, piccoli e grandi“. Il Milan allenato da Sergio ha collezionato 33 punti in 19 giornate. Quanti l’Atalanta nello stesso lasso di tempo, ma meno di Roma (46), Inter (38), Napoli (38) e Juventus (35). Conceiçao cerca di difendere il proprio operato, nonostante sia impossibile anche per lui sottrarsi a un bilancio naturalmente in negativo. “Un anno così per una squadra storica come il Milan non va bene, poi ognuno deve valutare il proprio lavoro e io sono sempre esigente con me stesso. Anche la società valuterà quello che è stato fatto“. E sulle considerazioni del club, non ci saranno sorprese: la vittoria della Coppa Italia era l’ultima ancora di salvezza per Conceiçao, il cui destino è segnato quindi dalle 23 del 14 maggio, quando il Bologna ha alzato il trofeo e i rossoneri hanno ritirato la medaglia d’argento. La mazzata finale è arrivata poi qualche giorno dopo con il ko contro la Roma – sempre all’Olimpico, lo stadio che fu casa di Sergio da calciatore alla Lazio – che ha sancito l’esclusione dall’Europa del Milan nel 2025-26.
il ricordo del sigaro – Conceiçao nelle scorse settimane ha più volte anticipato che un giorno racconterà la sua versione sui difficili mesi al Milan. Chissà se lo farà in modo dettagliato più avanti. Per ora, restano solamente i freddi numeri, che magari non dicono tutto, ma fotografano la realtà. È dal 2015-16, quando subentrò sulla panchina del Vitoria Guimaraes, che il tecnico portoghese non finiva fuori dalla Top 8 in un campionato. Al Porto, l’altra big della sua carriera in panchina, era sempre arrivato nei primi tre posti in classifica. Certo, l’Italia non è il Portogallo e le situazioni non sono comparabili, ma l’esperienza di Sergio a Milano da allenatore non sarà ricordata negli annali. E forse non resterà nemmeno nel cuore del diretto protagonista. No, non se lo sarebbe immaginato dopo quel sigaro fumato nello spogliatoio a Riad…
La finale della Coppa di Serbia tra Stella Rossa e Vojvodina è stata sospesa per il lancio in campo di un ordigno esplosivo: quattro calciatori si sono accasciati sul prato in stato di shock, fortunatamente non ci sono state conseguenze più gravi.
La finale di Coppa di Serbia tra Vojvodina e Stella Rossa ha vissuto un momento drammatico poco prima della fine del primo tempo, quando sul risultato di 1-0 per la squadra di Belgrado (che poi ha trionfato 3-0) da una delle due curve è partito un ordigno esplosivo che ha fatto accasciare sul terreno di gioco quattro calciatori, letteralmente ‘abbattuti’ dal fragore del potentissimo petardo, che fortunatamente non ha colpito nessuno di loro.
La finale della Coppa di Serbia sospesa per il lancio in campo di un ordigno esplosivo – Si stava giocando il 41′ della prima frazione della finale di coppa nazionale, allo stadio Kraljevica di Zajecar, quando dal settore occupato dai tifosi del Vojvodina è stato lanciato l’ordigno, che è esploso in piena area di rigore della Stella Rossa, impegnata in difesa su azione di calcio d’angolo.
BREAKING: Serbia Cup final disrupted as explosive device thrown onto pitch in 41st minute of Vojvodina vs. Crvena Zvezda. Four players collapsed; match paused for 5 minutes. No serious injuries reported. Crvena Zvezda wins 3-0. #SerbiaCup#Footbalpic.twitter.com/9a9JfiF6zg
L’incidente ha lasciato quattro giocatori sdraiati sull’erba, visibilmente storditi: tre del Vojvodina e uno della Stella Rossa. La reazione dell’arbitro è stata immediata: ha interrotto la partita e ha autorizzato l’ingresso urgente degli staff medici. La paura che potesse essere successo qualcosa di grave si è ben presto sedata: non ci sono stati feriti né ulteriori conseguenze.
Lo shock per quanto accaduto ha comunque ritardato di alcuni minuti la ripresa del gioco. Nessun responsabile è stato individuato nella curva dei tifosi del Vojvodina, il che ha alimentato polemiche in Serbia circa le condizioni di sicurezza in cui si è svolto il match. FIFPRO, il sindacato internazionale dei calciatori, ha condannato la decisione dell’arbitro di far proseguire la partita senza identificare i responsabili tra il pubblico, sottolineando come la violenza sul luogo di lavoro non debba essere tollerata.
La Stella Rossa centra il ‘Double’: vince la coppa nazionale dopo il campionato – La Stella Rossa non si è fatta distrarre dall’episodio e ha portato a casa la Coppa di Serbia, arrotondando il risultato al 3-0 finale in virtù delle reti arrivate in pieno recupero, al 95′ e al 102′. La squadra della capitale centra così un ricco ‘Double’, essendosi già assicurata la vittoria del campionato alcune settimane fa.
Lo ha annunciato la Prefettura di Milano attraverso un comunicato ufficiale. Prossimamentei dettagli sull’accesso del pubblico all’impianto.
Adesso è ufficiale. Come indicato dalla Prefettura di Milano, è prevista l’installazione di un maxischermo a San Siro in occasione della finale di Champions League tra PSG e Inter, in programma il prossimo 31 maggio a Monaco di Baviera.
L’ufficialità è arrivata tramite una nota pubblicata in mattinata:
In occasione dell’ultima riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduta dal Prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, alla presenza del Sindaco di Milano Giuseppe Sala e con la partecipazione del Sindaco di Rho Andrea Orlandi e dei vertici di Fiera Milano S.p.A, è stato definito un piano di sicurezza straordinario in occasione della manifestazione “Artigiano in Fiera – Anteprima d’estate”, in programma dal 29 maggio al 2 giugno prossimi presso il quartiere fieristico di Rho, con l’obiettivo di garantire un’esperienza sicura e serena per espositori, visitatori e operatori del settore, rispondendo alle esigenze di tutela del territorio e dell’ordine pubblico.
Si tratta della prima edizione primaverile della nota manifestazione invernale, promossa da Artigiano in Fiera, che richiama ogni anno un elevatissimo numero di visitatori.
Per tale evento, che ospiterà oltre 800 espositori provenienti da 50 Paesi, si stima un’affluenza totale di oltre 270.000 visitatori, con una media giornaliera tra le 35.000 e le 60.000 presenze, con un picco di 70.000 unità.
In relazione a quanto sopra e tenuto conto che, durante lo svolgimento di analoghe manifestazioni, si è registrato nell’ultimo biennio un notevole incremento dei reati contro il patrimonio rispetto alla media annuale nel Comune di Rho, il Comitato ha deliberato l’adozione di un’ordinanza prefettizia che istituisce una zona rossa nelle aree fieristiche più sensibili.
Il provvedimento prevede il divieto di stazionamento per individui che assumano comportamenti aggressivi, minacciosi o molesti e che siano stati segnalati dalle Autorità per reati in materia di stupefacenti, furti con strappo, rapine, danneggiamenti, invasioni di terreni ed edifici, nonché per il porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere.
Le misure adottate, di carattere eccezionale e temporaneo, saranno in vigore esclusivamente per la durata della fiera e si affiancheranno ai già previsti servizi di controllo interforze “ad alto impatto”. L’obiettivo è garantire un’esperienza sicura e serena per i visitatori e frequentatori della manifestazione, rispondendo alle esigenze di tutela del territorio e dell’ordine pubblico.
In seno al Comitato è stata prevista, inoltre, un’intensificazione delle misure di sicurezza, soprattutto nelle aree centrali del Comune di Milano, nel caso in cui la squadra dell’Inter risultasse vincitrice del Campionato di Serie A, al termine degli incontri di calcio che si disputeranno nella giornata di domani.
Infine, è stata avviata la pianificazione delle attività di vigilanza e controllo del territorio in occasione della finale di Champions League, che sarà disputata il 31 maggio prossimo a Monaco di Baviera tra le squadre dell’Inter e del Paris Saint Germain. Nell’occasione, è stato anche previsto l’allestimento di un maxischermo presso lo stadio San Siro.
Spedizione di motorini all’esterno dell’hotel Esedra a Fuorigrotta fino alle 4 del mattino. Particolarmente contrariate le reazioni sui social di pagine a supporto di Inter e Cagliari
Centinaia di motorini ieri sera si sono diretti, transitando per viale Kennedy, a piazzale Tecchio nella zona della Mostra d’Oltremare. Obiettivo chiaro: l’hotel Esedra, albergo in cui pernottava il Cagliari in vista della partita di oggi che potrebbe regalare al Napoli il suo quarto titolo.
I centauri azzurri hanno suonato il clacson a lungo, intonato cori e lanciato fuochi pirotecnici da un lato festeggiando il momento di squadra e città, dall’altro col chiaro intento di disturbare i ragazzi di Davide Nicola, in realtà in città per onorare il campionato avendo già ottenuto la matematica salvezza. Il caos è durato addirittura fino alle 4 del mattino.
Particolarmente contrariate le reazioni sui social di pagine a supporto di Inter e Cagliari, che parlano di antisportività e di “scudetto a tutti i costi“.
In occasione della sfida in programma sabato 24 maggio a San Siro contro il Monza la protesta dei tifosi rossoneri: come si articolerà
La Curva Sud del Milan ha annunciato una grande contestazioneprima dell’ultima partita stagionale di Serie A in programma sabato 24 maggio a San Siro contro il Monza(ore 20:45).
Curva Sud Milan: “Facciamo sentire le nostre ragioni” – Attraverso una storia sui social, gli ultras hanno chiamato a raccolta i tifosi rossoneri alle 17 a Casa Milan chiedendo una presenza massiccia: “Da Casa Milan ci spostiamo tutti allo stadio dove entreremo per il primo quarto d’ora, facendo sentire anche dentro San Siro le nostre ragioni, per poi abbandonarli, lasciandoli soli con la loro vergogna. Con la civiltà e la correttezza che ci contraddistinguono da sempre e nel rispetto del pensiero di tutti, sabato sarà fondamentale la presenza massiccia in entrambe le iniziative, per lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile da parte di tutto il popolo rossonero!”, si legge nalla nota a firma Curva Sud.
L’episodio è avvenuto a partita appena cominciata, mentre Torino ed Inter erano in campo da 2′. Coinvolto anche un altro sostenitore granata rimasto però illeso
Attimi di paura a Torino durante la partita tra i granata e l’Inter. Proprio in avvio, quando sul cronometro erano trascorsi appena 2′ circa, quasi “invitato” dai calciatori presenti dalle parti della bandierina in occasione di un calcio d’angolo in favore dei nerazzurri l’arbitro La Penna ha dovuto fermare il gioco. Il motivo è stato il cedimento di una parte di una balconata della curva granata sopra cui erano presenti due tifosi, caduti al di sotto nella Curva Maratona. Uno dei due è stato portato in codice giallo all’Ospedale Mauriziano di Torino, l‘altro è rimasto illeso ed è rimasto allo stadio per assistere alla partita. Nelle prossime ore la polizia verificherà le cause del crollo della balconata, ma per fortuna il peggio è stato evitato e la sfida tra Torino ed Inter è stata arrestata solo per qualche minuto, subito a conferma che non fosse successo nulla di eccessivamente grave. A partita conclusa, l’allenatore del Torino, Vanoli, ha fatto sentire la propria vicinanza al tifoso coinvolto: “Faccio un in bocca al lupo al nostro tifoso, ci auguriamo che finisca tutto bene: stiamo provando a informarci, speriamo che vada tutto bene”.
L’annuncio è arrivato dopo le sanzioni sportive nei confronti di Inter e Milan in relazione all’inchiesta “Doppia Curva”.
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
«Dopo un periodo di profonde riflessioni interne e grandi cambiamenti, i gruppi della Nord comunicano la decisione di tornare a essere completamente indipendenti, senza più alcun tipo di raggruppamento sotto un’unica sigla o nome collettivo, Questa scelta nasce dalla volontà di ristabilire con forza i valori fondanti del nostro movimento: militanza, aggregazione, appartenenza».
Con questa nota, i gruppi della curva Nord hanno annunciato una nuova separazione, che arriva dopo le sanzioni sportive per Inter e Milan per l’inchiesta “Doppia Curva”: «Valori che nel tempo ci hanno resi unici e che devono continuare a rappresentare il cuore pulsante della nostra curva. Pur non essendo più uniti da una sigla comune, rimarremo compatti e coesi, proseguendo fianco a fianco ogni attività per il bene dell’Inter e della nostra Curva», hanno aggiunto i gruppi.
«L’unità vera non si misura da un nome scritto, ma dalla volontà di camminare insieme, con rispetto e identità condivisa. Coerentemente con questa linea, verranno chiuse tutte le pagine social, siti web e canali digitali che in passato hanno funto da riferimento. È fondamentale che si riparta dal concetto che la vita di Curva non si segue dietro a uno schermo, ma si vive sul campo, allo stadio, nelle strade e nelle riunioni», prosegue ancora la nota.
«La fanzine cartacea rimarrà l’unico strumento ufficiale di comunicazione, distribuita fuori dallo stadio e nei momenti di ritrovo. Tutti gli aggiornamenti sulla vita di Curva, le iniziative, e le comunicazioni importanti passeranno esclusivamente da li. Chiunque abbia davvero a cuore la Nord ed è animato da spirito di partecipazione attiva, è invitato a prendere parte alle riunioni del giovedì, unico vero momento di confronto e costruzione collettiva. Nonostante divieti e repressione, abbiamo un futuro da difendere, da vivere e da costruire insieme», si chiude il comunicato.
L’Inter perde e Roberto Saviano, tifoso del Napoli, esulta su Instagram festeggiando il gol del Bologna“contro la curva più ndranghetista del paese“. La sconfitta dei nerazzurri, maturata allo scadere per il gol di Orsolini, consente al Napoli di agganciare il primo posto in classifica a 5 giornate dalla fine del campionato.
Il k.o. dell’Inter è stato provocato dalla rete che Orsolini ha realizzato al 95′.Saviano pubblica l’immagine dell’esultanza del giocatore del Bologna con un messaggio di poche righe: “Gooool!! Un gol contro la curva più ndranghetista del paese, contro una società l’Inter che ha fatto della sua ambiguità con i clan la sua cifra“, scrive facendo riferimento all’inchiesta sulle infiltrazioni malavitose nella curva nerazzurra e ai presunti rapporti tra tifo e club.
A chi stigmatizza le “accuse gravissime“, Saviano risponde: “Non ho accusato tutti i tifosi, ho detto che la curva dell’Inter in questo momento è la più infiltrata d’Italia e che trovo assurdo che la società negli anni non abbia saputo agire, anzi si sia posta come emerge nelle indagini in una posizione di subalternità“
Martedì 08 aprile 2025
Guida: “Io e Maresca abbiamo scelto di non arbitrare il Napoli. Se sbaglio voglio stare tranquillo”
Il direttore di gara campano ha motivato così la sua scelta: “Quando ho commesso degli errori non era così sicuro passeggiare per strada”
Quello dell’arbitro è un ruolo che nel calcio è sempre più al centro di polemiche, non solo in Serie A. Risale a qualche giorno fa, infatti, l’aggressione ad un direttore di gara di 19 anni in Sicilia durante una partita nella categoria Under 17. Questo episodio di violenza non è un caso isolato, tanto che l’Aia ha oscurato il proprio sito per protesta. Ad intervenire in merito all’argomento è Marco Guida, arbitro di Serie A, a Radio CRC, che spiega come sia diventato rischioso il suo mestiere e come questo l’abbia convinto a prendere una scelta per tutelare lui e la famiglia.
la decisione di guida e maresca – Il 2023 è un anno di svolta nel mondo arbitrale: l’Aia, infatti, ha tolto il vincolo territoriale che impediva ai direttori di gara di condurre i match delle squadre della stessa sezione di riferimento. Nonostante non sia più in vigore questo vincolo, c’è chi ha scelto di rispettarlo. È il caso di Marco Guida e Fabio Maresca, fischietti campani di Serie A, che hanno deciso di non arbitrare il Napoli. Il primo ha spiegato la motivazione a Radio CRC: “Ci tengo ad essere trasparente sulla questione. Non c’è nessun retropensiero, il nostro designatore arbitrale Gianluca Rocchi può scegliere il miglior arbitro per la miglior partita. Noi siamo persone per bene. Io e Fabio Maresca possiamo arbitrare tranquillamente a Napoli ed è molto probabile che avvenga. Sia io che Fabio abbiamo deciso di non arbitrare a Napoli poiché il calcio viene vissuto in maniera diversa da altre città come Milano, anche se abbiamo avuto la proposta. Non ci sono linee territoriali, abbiamo fatto solo quello che riteniamo fosse più opportuno. Io vivo la città di Napoli e abito in provincia. Ho tre figli e mia moglie ha un’attività. È una scelta personale. La mattina devo andare a prendere i miei figli e voglio stare tranquillo. Il calcio da noi viene vissuto con molta emotività. Quando ho commesso degli errori non era così sicuro passeggiare per strada così come andare a fare la spesa. Pensare di sbagliare ad assegnare un calcio di rigore e di non poter uscire due giorni di casa per svolgere le mie attività sportive non mi fa sentire sereno. L’AIA ci ha dato piena libertà di poter arbitrare qualsiasi squadra in qualsiasi momento.”
il ruolo dei media – Naturalmente, Guida ha anche parlato dell’aggressione dell’arbitro in Sicilia: “Il tema delle violenze sugli arbitri è molto delicato soprattutto quando si parla di ragazzi di 14-15 anni che quotidianamente subiscono violenze. Ci tengo a mandare un caloroso abbraccio a Diego Alfonzetti da parte di tutta la nostra associazione nazionale e internazionale, poiché anche tanti colleghi dell’estero hanno espresso solidarietà verso di lui. Quello che ha vissuto Diego è un attacco vile, vigliacco e disgustoso. Sono i media e i giornali che rappresentano l’arbitro come la figura del nemico da insultare a prescindere che ha gran parte della responsabilità di chi fa in modo che questi episodi accadono. Io non riesco a passarci sopra, non riesco a vedere una partita di un ragazzino in cui i genitori dei ragazzi che giocano in campo a prescindere lo insultano, un ragazzino coetaneo dei loro figli. Io sono genitore di tre figli e credo fortemente che sia un qualcosa di profondamente diseducativo per i ragazzini. Qui parliamo di ragazzini che per passione e per un senso di rispetto delle regole fanno questo lavoro e praticano questo sport per diventare un giorno arbitri di serie A e vengono insultati dall’inizio alla fine della partita. Sono rimasto colpito dalla scena di una mamma di un ragazzo che mentre un giovane arbitro veniva aggredito gli gridava ‘venduto’. Questi ragazzi arbitrano per 30 euro a partita che equivale ad una pizza e lo fanno solo per passione e rispetto delle regole.”
Scene da guerriglia fuori dallo stadio. Cinquecento ultras romanisti hanno tentato di raggiungere i laziali. Cariche della polizia per bloccare i tifosi
Tensioni tra tifosi e forze dell’ordine fuori dallo stadio Olimpico in attesa del derby Lazio-Roma.Cariche della polizia lungo viale Pinturicchio in direzione di piazza Mancini con i tifosi della Roma che hanno lanciato oggetti contro gli agenti. Mentre un gruppo di tifosi laziali ha tentato di spostarsi verso l’area destinata ai romanisti.
Scontri tra polizia e tifosi fuori dall’Olimpico – Secondo quanto ricostruito dalla questura di Roma, i momenti di tensione sono iniziati intorno alle 17 circa quando un gruppo di 500 ultras della Roma, molti a volto coperto e armati di bastoni, si è mosso da ponte Duca d’Aosta per raggiungere l’area dov’erano radunati i laziali a ponte Milvio.
C’è stato un lancio di oggetti contro lo schieramento delle forze dell’ordine in piazza Cardinal Consalvi. I tifosi sono stati respinti dalla polizia e sono tornati indietro. Tensioni anche a Ponte Milvio dove alcune centinaia di laziali che si stavano dirigendo allo stadio sono tornati indietro per raggiungere i romanisti, attaccando le forze dell’ordine. Per disperderli è stato usato l’idrante.
Scene di guerriglia prima del derby – Alcune auto parcheggiate in via Flaminia sono state danneggiate dagli oggetti lanciati dai tifosi durante gli scontri con la polizia, un cassonetto è stato dato alle fiamme, altri sono stati rovesciati, così come sedie e tavolini dei locali della zona. Bloccati anche alcuni autobus. Scene di guerriglia che hanno spaventato chi si trovava in quel momento in zona Ponte Milvio. In molti casi i genitori si sono chiusi, con i bambini piccoli, terrorizzati, in locali e pizzerie per sfuggire al caos.
Il rischio scontri già dal primo pomeriggio – Già nel primo pomeriggio un gruppo di tifosi stranieri e uno di giallorossi stavano per venire a contatto tra via Pinturicchio e via Giulio Romano. Durante i momenti concitati un semaforo è stato divelto. Petardi, invece, sono stati fatti esplodere all’altezza di Ponte Milvio. La polizia, intervenuta subito, ha fatto disperdere la folla riportando la situazione alla calma. Durante i controlli, invece, sono già stati sequestrati alcuni bastoni attorno all’Olimpico.
Il pre derby
Il piano sicurezza – Nel piano tecnico messo a punto l’area è stata divisa in due. La zona gialla, per i romanisti con accessi da ponte Duca d’Aosta e ponte della Musica, e quella blu, per i laziali con accesso da ponte Milvio. Tutti gli impianti di videosorveglianza dell’impianto sportivo e in strada sono stati “proiettati al massimo regime di funzionalità per offrire un supporto elettronico agli operatori delle forze di polizia che saranno impiegati in campo” spiega la questura.
Le provocazioni tra tifosi – Nella mattinata, sui social, sono apparse diverse provocazioni dei tifosi laziali. Nelle foto si vedono gli ultras a ponte Milvio con diversi striscioni di scherno contro i romanisti. Prima hanno esposto “Curva Sud made in Bangladesh”, poi seduti sulle sdraio hanno inviato i romanisti a ingaggiare lo scontro: “Per favore, venite voi a caricare?“. Il riferimento indirizzato ai rivali romanisti è agli scontri dell’aprile 2024 nella prima mattinata proprio davanti ai bar che si trovano di fronte all’obelisco. Non è mancata la risposta dei romanisti proprio davanti all’obelisco.
Ultras Lazio-12
Una maxi zona senza auto – Già dalle 8 di oggi sono stati fatti togliere tutti i veicoli in sosta fra viale dello Stadio Flaminio e piazzale Ankara, e ancora da largo, piazzale e lungotevere Maresciallo Diaz, via dei Robilant, via Mario Toscano, via Salvatore Contarini, viale Antonino da San Giuliano, piazzale di ponte Milvio, via Cassia – di fronte alla chiesa della Gran Madre di Dio -, e il parcheggio in via Orti della Farnesina davanti al commissariato Ponte Milvio, insieme con lo spartitraffico fra via Orti della Farnesina e via della Farnesina. Analoghi provvedimenti sempre dalle 8 in piazza Mancini e via Martino Longhi, dove si raduneranno poi nel pomeriggio i tifosi romanisti, e anche in via Timavo e lungotevere della Vittoria.
Sarà invece pedonalizzato viale dei Giusti della Farnesina, che conduce al ministero degli Esteri. Dalle 16.30 invece al via le chiusure alla circolazione a viale Tor di Quinto (fra via Civita Castellana e largo Maresciallo Diaz), lungotevere Diaz (fra largo Maresciallo Diaz e piazzale Lauro De Bosis) ponte Duca d’Aosta, lungotevere Cadorna, Fellini, della Vittoria e Oberdan, e anche piazzale Maresciallo Giardino. In pratica una grande zona tutta pedonale, presidiata dalle forze del’ordine.
Dalla sfida di Udine alla mossa durissima della Curva Sud – Oggi è anche giorno di campionato, con Udinese-Milan che questa sera, alle 20.45, aprirà un turno fondamentale per la corsa all’Europa. I rossoneri si presenteranno al Friuli con due assenze pesanti: Walker e Gimenez, entrambi out per problemi fisici. Ma a tenere banco, più del campo, è l’ultima mossa della Curva Sud. Proprio in queste ore, lo storico cuore del tifo rossonero ha deciso di rompere il silenzio, esprimendo con forza e chiarezza il proprio disappunto. Un segnale forte, che arriva in un momento delicatissimo e che potrebbe avere ripercussioni sull’ambiente e sulla squadra. L’atmosfera è tesissima.
La Curva Sud alza la voce: attacco frontale alla società! – La Curva Sud ha risposto alle parole di Scaroni in merito alla contestazione degli ultimi periodi con un comunicato durissimo. Il comunicato: “All’alba del 2025 abbiamo un presidente che da anni percepisce un cospicuo stipendio per scaldare la sedia, che si permette il lusso di dire ai tifosi quando è più opportuno contestare, che da anni è pagato per chiudere il progetto stadio ma che per sua stessa ammissione, come nel gioco dell’oca, è ancora al punto di partenza, una nullità totale insomma! Oggi, approfittando del periodo storico che vede la tifoseria organizzata suo malgrado nell’occhio del ciclone, ci ritroviamo in balia di una società totalmente priva di Milanismo, che punta a riempire lo stadio di CLIENTI, facendo fuggire i veri TIFOSI con larghi spazi vuoti lasciati ad ogni partita dagli abbonati, nonostante i proclami dei finti sold-out. E mentre i Dirigenti di altre società italiane in procinto di costruire il nuovo stadio puntano ad avere Curve sempre più grandi ed impianti sempre più “caldi”, i nostri non solo non hanno mosso un dito per contestare gli assurdi divieti di striscioni e bandiere che da mesi colpiscono la nostra tifoseria, impedendoci di colorare San siro e renderlo una bolgia come accade da quasi 60 anni, ma si sono addirittura impegnati per avere uno stadio sempre più grigio, in balia di turisti a cui del Milan non interessa nulla ma che sono utili a riempire le casse societarie. Rispettate chi vi paga gli stipendi, avanti Milanisti, avanti Curva Sud!”.
Scontri a Santiago prima della partita di Coppa Libertadores: due giovani investiti dalle forze dell’ordine. Proteste e invasione di campo, stop alla sfida al 24′ della ripresa
Due giovani di 18 e 13 anni morti, diversi feriti, invasione di campo al 24′ della ripresa e partita sospesa. È successo nella sfida di Coppa Libertadores tra Colo Colo (Cile) e Fortaleza (Brasile) giocata allo stadio Monumental di Santiago del Cile.
la tragedia – Gli scontri sono cominciati prima della gara. Un gruppo di tifosi ha cercato di entrare con la forza nel settore Caupolicán, abbattendo una delle recinzioni perimetrali dell’area. La tragedia è avvenuta dopo l’intervento dei Carabineros per il controllo dell’ordine pubblico (Cop): secondo versioni di media cileni e brasiliani un veicolo che lanciava gas lacrimogeni avrebbe investito due persone, schiacciate da una recinzione che è crollata a causa della calca. Le vittime sarebbero una ragazza di 18 anni e un ragazzo 13enne. È stata aperta un’indagine.
invasione – Quando si è diffusa la notizia delle due vittime si è scatenata l’ira di tifosi del Colo Colo. Si sono verificati scontri tra tifosi locali e Carabineros fuori dallo stadio e anche nelle vicinanze del Monumental. Ci sono stati lanci di pietre pietre, proiettili, razzi. La polizia ha arrestato decine di persone, ma il caos è continuato nel corso della partita. I tifosi hanno smesso di cantare i cori e sono rimasti in silenzio in omaggio ai due giovani morti. Poi dalle tribune sono stati intonati canti contro i Carabineros e altri cori in onore ai tifosi deceduti: “Il giorno in cui morirò, mi sentirete, perché dal cielo farò il tifo per voi”. Le tensioni sono continuate fino al 24′ della ripresa (il risultato era sullo 0-0), quando sono stati sfondati i pannelli che separano le tribune dal campo e i tifosi sono entrati sul terreno di gioco. Le squadre sono tornate negli spogliatoi e dopo circa due ore d’attesa la partita è stata ufficialmente sospesa dalla Conmebol, la Confederazione sudamericana di calcio. Lo stadio è stato svuotato, i giocatori del Fortaleza sono tornati senza problemi in albergo, sono continuati gli scontri tra tifosi del Colo Colo e le forze dell’ordine.
che succede ora – La gara può essere ripresa in altra data a partire dall’interruzione, ossia, fin dal 24’ del secondo tempo. Si potrebbero pure valutare le responsabilità del Colo Colo, padrone di casa, che in questo caso subirebbe una sconfitta per 0-3 a tavolino.
La classifica della media spettatori nel campionato italiano nella stagione 2024/25: ecco la graduatoria dei club.
(Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)
Chi ha la media spettatori più alta in Serie A?Il campionato 2024/25 prosegue senza sosta anche nell’anno nuovo, e considerando che mancano ormai solamente 7 partite in questa edizione del torneo, è possibile delineare con sempre maggiore precisione e affidabilità la classifica degli spettatori tra i club della massima serie.
Un dato che ricade sui bilanci delle società, dato che quella dei “ricavi da stadio” rimane una delle voci principali del conto economico insieme ai diritti televisivi e ai ricavi commerciali, ma che riguarda anche la distribuzione dei ricavi da diritti televisivi del campionato.
Fino a questo momento la Serie A, nel suo complesso, sta mantenendo una media piuttosto alta: 30.646 spettatori per ogni gara, con un tasso di riempimento degli stadi pari al 91,63%. Vola anche questo dato, in netta crescita – almeno fino a questo momento – rispetto all’83% con il quale si è chiusa la passata edizione della Serie A.
Serie A spettatori 2024 2025 – Il Milan sempre in testa – Guardando alla classifica stilata da Calcio e Finanza, a poche giornate dal termine del campionato il primato per la media spettatori è del Milan, che nelle sue partite casalinghe – nonostante le proteste andate in scena negli ultimi incontri – ha fatto registrare una media che tocca i 72.451 spettatori a gara, superiore ai 69.936 spettatori dell’Inter che si è riavvicinata ai 70mila di media. Il podio si chiude con la Roma, che nelle sue gare casalinghe supera i 62mila spettatori. In top 5 anche il Napoli e la Lazio, che hanno rispettivamente oltre 50mila e oltre 42mila spettatori medi.
Da segnalare un caso particolare. Si tratta di quello del Genoa, che ha giocato undici partite in casa. Tuttavia, la sfida casalinga di campionato con la Juventus è stata disputata a porte chiuse a seguito degli scontri tra i tifosi del Grifone e della Sampdoria in occasione del Derby della Lanterna di Coppa Italia. Per questo motivo, le partite indicate nella classifica sono solamente 15 e il match con i bianconeri non è stato considerato nella media spettatori e riempimento, dal momento in cui i tifosi erano impossibilitati ad accedere all’impianto.
Serie A spettatori 2024 2025 – Il riempimento sorride a Cagliari e Juventus – Chiaramente, la media spettatori dipende in parte (soprattutto per alcune società) anche dalla capienza degli stadi a disposizione di ogni realtà del campionato italiano. Per questo motivo è interessante indagare anche il tasso di riempimento, ovvero la media degli spettatori in rapporto ai posti disponibili in ogni impianto per le sfide del campionato di Serie A. L’ultimo turno di campionato – il 31° – ha fatto registrare in tal senso uno dei tassi di riempimento più alti di stagione, con quasi il 91%.
Da questo punto di vista, il Cagliari è in vetta nelle: i sardi superano ora il 97,97% rispetto al 97,12% della Juventus e il 96,86% del Como. Tra le altre, si segnalano anche l’Atalanta intorno al 96,6% e il Milan, che supera il 94,6%.
Dura presa di posizione dell’Aia, l’associazione arbitri italiani, contro le aggressioni subite negli ultimi mesi contro i direttori di gara. Il sito ufficiale è stato ‘oscurato‘ con una foto simbolo della non violenza. “È una situazione ormai inaccettabile” ha detto il presidente Antonio Zappi “che merita una profonda analisi, anche a livello istituzionale e politico“
Il sito ufficiale dell’Associazione Italiana Arbitri è stato ‘oscurato‘ con una foto simbolo della non violenza dopo l’ennesima aggressione subita da un direttore di gara. L’episodio – fa sapere l’Aia, “ultimo di una lunga grave serie, è avvenuto in Sicilia ed il giorno prima in Campania e nelle settimane scorse in Veneto, nel Lazio ed in diverse altre regioni“. “È una situazione ormai inaccettabile” secondo il presidente Antonio Zappi “queste incresciose aggressioni nei confronti dei nostri arbitri, spesso giovanissimi, picchiati da persone che per età potrebbero esserne i genitori solo per un fuorigioco o un rigore, devono essere oggetto di una profonda analisi, anche a livello istituzionale e politico, perché hanno assunto un significato non solo sportivo ma anche sociale che deve essere combattuto con fermezza da tutta la società civile“
L’allenatore italiano, furioso per la sconfitta di Reims, ha annullato i giorni di riposo previsti. La squadra ha risposto rifiutandosi di scendere in campo. Poi, in conferenza stampa, ha sminuito il retroscena rivelato da L’Equipe
Furioso scontro tra Roberto De Zerbi e i calciatori della squadra che allena il Marsiglia. L’Equipe rivela un ammutinamento, conseguenza di una spaccatura insanabile tra le parti. Il club francese è in crisi, dopo quattro sconfitte e una vittoria nelle ultime cinque partite: è stato scavalcato in classifica dal Monaco ed è ora al terzo posto, l’ultimo valido per qualificarsi direttamente alla prossima Champions League, con due soli punti di vantaggio su Nizza e Lilla a sette giornate dal termine della Ligue 1.
De Zerbi: “Non vi alleno perché vi comportate male” – Dopo la sconfitta 3-1 dello scorso week end in casa del Reims, che non vinceva in campionato dall’11 novembre, nel centro di allenamento dei marsigliesi è arrivato il momento di un durissimo faccia a faccia tra tecnico e giocatori. De Zerbi ha tenuto tutti in ritiro nel centro sportivo della Commanderie, annullando i due giorni previsti di riposo e annunciando sedute di allenamento particolarmente intense: “Io la mia famiglia non la vedo mai, ora anche voi non vedrete le vostre”. Non solo, una volta scesi in campo, l’allenatore ha lasciato i calciatori nelle mani del suo staff: “Oggi non vi allenerò per come vi state comportando”, prendendosela con Luis Henrique, Mason Greenwood e Pol Lirola, ex di Juventus, Sassuolo, Fiorentina e Frosinone, “colpevole” di aver sorriso in sala mensa in un momento giudicato non consono: “Nessuno ti voleva qui la scorsa estate, io ero l’unico a credere in te. E mi ripaghi così?”, la frase rivolta dal tecnico al calciatore spagnolo.
La mediazione del direttore sportivo Benatia – A quel punto, i giocatori si sono ammutinati (“Non andremo in campo”) e hanno deciso di non calzare gli scarpini. Ha provato a mediare con i calciatori il direttore sportivo, Medhi Benatia, ex difensore di Udinese, Roma e Juventus. L’Equipe riporta accuse e parole grosse nei confronti di De Zerbi, che ha osservato da lontano la squadra nel pomeriggio quando, alla fine di una lunga trattativa, ha accettato di allenarsi con lo staff tecnico. Ma la rabbia di De Zerbi non si è placata: “Volete che io fallisca? Allora falliremo tutti insieme”, le sue parole di fuoco.
De Zerbi: “Voglio rimanere, non andare al Milan” – Nella conferenza stampa in vista della sfida col Tolosa, De Zerbi ha smentito un suo possibile futuro al Milan: “Nessuno mi ha chiamato, nessuna squadra. E come ho sempre fatto, non parlo o flirto con altri club. La mia intenzione è di rimanere qui a Marsiglia per molti anni. Poi i matrimoni si fanno due, e dobbiamo vedere come finirà la stagione”. Lungo e articolato il discorso del tecnico italiano, che di fatto non ha smentito i retroscena de L’Equipe, usando l’arma dell’ironia: “Sono molto felice di essere l’allenatore dell’Olympique Marsiglia perché mi piacciono le polemiche. I giocatori mi amano e io sono la persona che più di tutte vuole il loro bene. Non accetto però che facciamo le cose al di sotto del nostro livello massimo, motivo per cui ho vissuto molto male questi giorni, come tutti gli altri. Le cose successe in settimana sono normali, accadono in tutti gli spogliatoi, solo che a Marsiglia finiscono sui quotidiani e così alcuni giornalisti mi fanno sembrare un criminale. Leggere quel genere di cose mi ha fatto incazzare. Non è vero che i giocatori sono contro di me”. Sulle fughe di notizie ha poi aggiunto: “Forse dovreste chiedervi perché nessun allenatore è rimasto per più di due anni qui. Ma quello che succede mi spinge a rimanere tre, quattro o cinque anni perché mi piace essere al centro delle polemiche”.
De Zerbi: “Lirola va provocato perché dia il meglio” – De Zerbi ha ammesso anche la discussione con Lirola: “So che a volte va provocato perché dia il meglio di sé. Ma io difendo sempre i giocatori e continuerò a farlo. Per questo, mi aspetto diano il 100%. Il mio lavoro non è quello di avere amici nello spogliatoio, ma di ottenere il 100% dai giocatori. A volte ci abbracciamo, a volte vengono a casa mia a pranzo, parlo anche con i loro genitori. Ma nella vita devi dare e non solo ricevere”.
Una delle squadre di calcio più prestigiose in Italia sta rischiando di retrocedere in Serie C per la prima volta nella sua storia
I giocatori della Sampdoria e l’allenatore Leonardo Semplici dopo la sconfitta contro il Frosinone, 29 marzo 2025 – Simone Arveda/Getty Images
Lo scorso 29 marzo un gruppo di tifosi della Sampdoria, una delle due principali squadre di calcio di Genova, ha assalitocon sassi e fumogeni il pullman della squadra mentre lasciava lo stadio. Poco prima, la Sampdoria aveva perso 3-0 in casa contro il Frosinone ed era stata parecchio fischiata dai tifosi già durante la partita: un fatto insolito per una tifoseria storicamente molto legata alla squadra e abituata a contestare, nel caso, solo a partita finita (per evitare di influenzare i giocatori mentre sono in campo).
Il rabbioso atteggiamento di tanti tifosi della Sampdoria è dovuto al fatto che la squadra sta affrontando uno dei momenti peggiori della sua prestigiosa storia (in cui ha vinto, tra le altre cose, uno Scudetto e quattro Coppe Italia tra gli anni Ottanta e Novanta). Oggi è quartultima in Serie B, a pari merito con la Reggiana terzultima; ha vinto soltanto due delle ultime 21 partite e rischia seriamente di retrocedere in Serie C: sarebbe la prima volta nella sua storia. Nel 2023, dopo 11 stagioni in Serie A, retrocesse in Serie B. Nell’estate di quell’anno evitò di poco il fallimento quando fu acquistata dagli investitori Andrea Radrizzani e Matteo Manfredi, l’attuale presidente.
All’inizio di questa stagione la società aveva dimostrato di essere molto ambiziosa e ottimista di poter tornare in Serie A. Per migliorare la squadra, a giugno Manfredi aveva assunto come nuovo direttore sportivo (cioè chi si occupa principalmente di acquistare e cedere i giocatori) Pietro Accardi, che aveva già avuto questo incarico all’Empoli per diversi anni.
Accardi giustificò fin da subito le ambizioni della società. A parte Andrea Pirlo, che allenava la Sampdoria dalla stagione precedente e fu confermato, la squadra subì un grande rinnovamento: pur rispettando i limiti imposti dalla situazione finanziaria di una societànon ancora del tutto stabile, la Sampdoria prese 16 nuovi calciatori, in prestito o pagati a un prezzomolto basso. Tra questi c’erano Gennaro Tutino e soprattutto Massimo Coda, due attaccanti che nelle stagioni precedenti erano stati tra i migliori della Serie B. Il monte ingaggi della Sampdoria, cioè la somma degli stipendi dei giocatori e dell’allenatore, è di circa 30 milioni di euro ed è il secondo più alto di tutto il campionato.
I nuovi acquisti aumentarono anche l’età media in campo, che passò dai 24 ai circa 28 anni d’età. L’anno scorso la Sampdoria era stata la squadra più giovane della Serie B e l’inesperienza dei suoi giocatori era stata indicata da alcuni comeuno dei problemi principali della squadra nella prima stagione giocata con Pirlo. Concluse il campionato al settimo posto e uscì al primo turno dei playoff per andare in Serie A.
Il direttore sportivo Pietro Accardi e il presidente Matteo Manfredi(Simone Arveda/Getty Images)
Ma appena qualche settimana dopo l’inizio del campionato queste grandi ambizioni si ridimensionarono. La Sampdoria partì male: dopo due sconfitte e un pareggio la dirigenza decise di esonerare Andrea Pirlo, che venne sostituito da Andrea Sottil,ex allenatore dell’Udinese. Sottil ottenne l’unica vittoria di rilievo della stagione, un derby in Coppa Italia contro il Genoa (che gioca in Serie A, e quindi era molto favorito), ma fu a sua volta esonerato a dicembre. Al suo posto fu chiamato Leonardo Semplici, noto soprattutto per aver portato la SPAL di Ferrara dalla Serie C alla Serie A in soli tre anni. Con nessuno dei tre allenatori, in ogni caso, la Sampdoria ha smesso di rischiare la retrocessione in Serie C: ha sempre giocato in modo abbastanza deludente ed è rimasta nella parte più bassa della classifica.
Dopo l’arrivo di Semplici, la società ha cercato di rafforzare ulteriormente la squadra anche per far fronte a una serie di infortuni. Durante il calciomercato invernale, cioè quel periodo tra gennaio e febbraio in cui si possono comprare e vendere giocatori, dalla Sampdoria sono andati via undici calciatori e ne sono arrivati altri dieci, tra i quali M’baye Niang, Alessio Cragno e Rémi Oudin: tutti con un passato in Serie A e potenzialmente molto buoni per la Serie B.
C’è stata però per tutta la stagione una grave mancanza di continuità: Pirlo, Semplici e Sottil hanno spesso adottato moduli di gioco diversi, e i numerosi acquisti e gli infortuni hanno impedito che si imponesse una formazione titolare costante. Nel corso del campionato, per dire, si sono alternati ben cinque portieri titolari, una circostanza piuttosto rara. Se Semplici ora sembra aver risolto i problemi difensivi della squadra, la Sampdoria continua a segnare pochi gol, uno dei problemi principali della stagione.
Il centravanti della Sampdoria Massimo Coda(Simone Arveda/Getty Images)
A complicare le cose c’è poi una certa confusione anche nella gestione societaria. Chi segue abitualmente le questioni della Sampdoria ha spesso accusato i dirigenti di non rispettare i propri ruoli: «Nessuno a Bogliasco (dove si allena la Sampdoria, ndr) fa quel che dovrebbe fare: c’è un presidente (Manfredi) che invade l’ambito del direttore sportivo; un direttore sportivo (Accardi) che invade l’ambito dell’allenatore; un board advisor (!) (Messina) che invade un po’ tutti gli ambiti», aveva scritto lo scorso dicembre il Secolo XIX, il principale quotidiano di Genova.
Questa crisi che la Sampdoria sta affrontando si è estesa anche sulla squadra Under-19 e sulla squadra femminile. L’Under-19 è penultima in campionato, nonostante a gennaio fossero arrivati vari nuovi giocatori: eppure la società aveva dichiarato come obiettivo la permanenza nella massima serie giovanile, la Primavera 1. La Sampdoria Women, invece, è ultima nella classifica della Serie A femminile e come la squadra maschile ha cambiato allenatore a stagione in corso: rischia altrettanto la retrocessione.
Alla fine del campionato di Serie B ora mancano solo sette partite, e la Sampdoria ha ancora possibilità di salvarsi dalla retrocessione; se dovesse rimanere quartultima, giocherebbe contro la sedicesima in classifica i play-out, cioè una sfida di andata e ritorno in cui la perdente retrocede assieme alle ultime tre classificate.
Appello del sindacato: “Non ci si volti dall’altra parte”
E’ di 9 agenti feriti il bilancio degli scontri avvenuti al termine della partita Lecce-Roma. “Quanto accaduto ieri sera a Lecce è l’ennesima dimostrazione di come le Forze dell’Ordine vengano lasciate sole a fronteggiare una violenza ormai sistematica e impunita”, afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del sindacato di Polizia Coisp. “Nel day after ci ritroviamo, ancora una volta, a contare i feriti: 9 poliziotti del Reparto Mobile di Taranto hanno riportato prognosi dai 3 agli 8 giorni dopo essere stati colpiti da bombe carta e oggetti lanciati dai soliti delinquenti travestiti da tifosi che continuano ad agire indisturbati”, prosegue Pianese.
“Il Reparto – ricostruiscePianese – stava presidiando un’area cuscinetto tra la tifoseria ospite e quella locale, quando un gruppo di ultras del Lecce ha tentato di sfondare il cordone per raggiungere i tifosi della Roma, aggredendo gli agenti”.
La decisione rappresenta un punto di svolta nella lotta alle infiltrazioni criminali nel mondo del tifo organizzato.
(Foto: Valerio Pennicino/Getty Images)
La Cassazione ha confermato l’esistenza del reato di associazione a delinquere per gli ultras della Juventus imputati nel processo Last Banner. La decisione è arrivata nella serata di ieri e si tratta della prima volta che questo reato viene riconosciuto per vicende legate alla tifoseria organizzata.
Il processo Last Banner è stato celebrato a Torino dopo un’inchiesta della Digos sulle pressioni esercitate sulla Juventus dalla curva durante la stagione calcistica 2018/19 per non perdere una serie di privilegi. Gli imputati di cui si è occupata la Cassazione sono stati cinque, tra i quali c’erano esponenti dei Drughi.
I giudici hanno respinto i ricorsi delle difese e hanno annullato con rinvio solo una porzione della sentenza della Corte d’appello subalpina: sarà necessario chiarire (anche dal punto di vista giuridico) dei fatti legati alla richiesta di 25 biglietti gratuiti per lo stadio.
Le condanne confermate dalla Suprema Corte riguardano:
Dino Mocciola: 8 anni di carcere
Salvatore Cava: 4 anni e 7 mesi
Sergio Genre: 4 anni e 6 mesi
Umberto Toia: 4 anni e 3 mesi
Giuseppe Franzo: 3 anni e 11 mesi
Gli imputati, esponenti di spicco dei Drughi, erano accusati a vario titolo di associazione a delinquere ed estorsione. La decisione rappresenta un punto di svolta nella lotta alle infiltrazioni criminali nel mondo del tifo organizzato, riconoscendo la natura associativa di comportamenti che vanno ben oltre la semplice passione sportiva.
Con questa sentenza, viene ribadito che gli stadi non possono essere zone franche dove comportamenti estorsivi e criminali vengono tollerati, segnando un importante passo avanti nella lotta per un tifo più sano e rispettoso delle regole.
Prima di Fiorentina-Juventus, gara stravinta dai padroni di casa per 3 a 0, la Curva Fiesole ha esposto una coreografia ben presto diventata virale, nonostante non fosse stata mostrata da Daznche aveva i diritti di trasmissione del match. Utilizzando cartoncini bianchi e viola, la frangia più calda del tifo dei toscani ha insultato la squadra avversaria da sempre rivale. Quel “Juve M****” a caratteri cubitali ha fatto il giro del web, è balzata anche all’estero, riportata da media di Paesi disparati, e diviso l’opinione pubblica tra chi l’ha vista come una goliardata tra tifosi, qualcosa che sui campi di calcio è ormai un’abitudine, e chi invece l’ha condannata per il chiaro insulto.
JUVE INFASTIDITA – Tra questi c’è anche lo stesso club di Torino. Senza muoversi in maniera ufficiale e senza comunicati o note del caso, la Juventus si sarebbe messa in contatto con FIGC e alla Lega Calcio per chiarire la vicenda e con la Questura di Firenze per individuare i responsabili affinché possano essere presi seri provvedimenti. A riportarlo è Tuttosportsecondo cui in Lega Calcio sarebbe già stata manifestata solidarietà al club bianconero.
I PROVVEDIMENTI – Si attendono insomma provvedimenti. La Juventus li attende già dal Giudice Sportivo di Serie A che, nella giornata di martedì 18 marzo, renderà note le proprie sanzioni e potrebbe colpire la Curva Fiesole. In passato però striscioni con messaggi simili, sempre esposti in gare di Serie A, sono passati in cavalleria e non hanno portato a provvedimenti disciplinari.