Il comunicato della società: “Carica assunta dopo aver già ricoperto ruoli di rilievo all’interno della governance del club”
Giuseppe Commisso – Instagram @giuseppebcommisso
“Acf Fiorentina ha annunciato oggi che il Consiglio di Amministrazione della Società si è riunito e ha nominato Giuseppe B. Commisso Presidente. Nel corso della riunione, il Consiglio ha inoltre confermato Mark Stephan nel ruolo di Chief Executive Officer e Alessandro Ferrari nel ruolo di General Manager. Giuseppe Commisso assume la carica di Presidente dopo aver già ricoperto ruoli di rilievo all’interno della governance del Club“. Così la Fiorentina in una nota pubblicata sul proprio sito ufficiale.
Fiorentina, Giuseppe Commisso presidente – “È per me un grande onore assumere la Presidenza della Fiorentina”, ha dichiarato Giuseppe B. Commisso. “Desidero esprimere il mio pieno sostegno a Mark Stephan e ad Alessandro Ferrari, la cui leadership e continuità manageriale rappresentano un elemento fondamentale per il presente e il futuro del Club. Colgo inoltre questa occasione per ringraziare mia madre, Catherine: la sua nomina nel Consiglio di Amministrazione come membro riflette la continuità dell’impegno della nostra famiglia, seguendo le orme di quanto fatto da mio padre, Rocco. Sono profondamente determinato a portare avanti l’eredità di mio padre e la visione che ha costruito per la Fiorentina. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il Club, nel pieno rispetto dei suoi valori, della sua storia e del legame con la città e i suoi tifosi, così come mio padre ha fatto fino ad oggi“.
Il comunicato viola conclude: “La Società conferma il proprio impegno nel perseguire una visione di lungo periodo orientata alla stabilità, alla sostenibilità e al consolidamento del ruolo della Fiorentina nel panorama calcistico nazionale e internazionale“.
Vicino Frosinone, con mazze e bastoni lungo la carreggiata
Scontri all’alba sull’autostrada A1 tra un gruppo di tifosi del Napoli, diretti a Torino, e uno della della Lazio di rientro da Lecce.
Secondo quanto si apprende, sono entrati in contatto lungo la carreggiata nord che è stata bloccata per alcuni minuti.
Sul posto la polizia e la polizia stradale. – I partecipanti, di cui molti a volto coperto, si sono fronteggiati con mazze e bastoni. Da una prima ricostruzione, gli ultras sono scesi da auto e minivan e si sono scontrati lungo la carreggiata tra Ceprano e Frosinone. La polizia è intervenuta dopo la segnalazione della presenza di più persone con il volto coperto, armate di bastoni, che si stavano affrontando direttamente sulla carreggiata autostradale, che è rimasta chiusa per alcuni minuti. Poi i due gruppi sono risaliti nei veicoli e si sono allontanati.Ottanta tifosi laziali sono stati intercettati all’alba dalla polizia al casello di Monte Porzio Catone, dopo gli scontri avvenuti sull’A1 con ultras del Napoli. Una volta bloccati sono stati compiutamente identificati anche con il supporto della polizia scientifica. Dall’interno di uno dei van diretti verso la barriera autostradale, alla vista degli agenti, sono stati buttati lungo il ciglio della strada oggetti atti ad offendere e coltelli da cucina. Tutto il materiale è stato sequestrato.
A ritirare il riconoscimento “per l’attaccamento alla città e ai colori neroverdi” tifosi che non possono mettere piede a un evento sportivo in Italia e in Europa
Premiati dal Coni a Chieti “per l’attaccamento alla città e ai colori neroverdi“. Il problema è che i premiati erano destinatari di Daspo per periodi da due a nove anni. Lo riporta il quotidiano Il Centro: “Da una parte sedevano le autorità cittadine, insieme al delegato provinciale del Coni Massimiliano Milozzi. Dall’altra una platea arricchita dalla presenza dei bambini delle scuole, spettatori ideali per assorbire i valori educativi della giornata“. Poi però, nel corso della “Festa Provinciale dello Sport del Coni Chieti“, a ritirare sul palco la targa tributata alla Curva Volpi c’era una delegazione di sei persone “di cui quattro che sono le uniche in quella sala a non poter mettere piede in un impianto sportivo, nemmeno per amichevoli o sedute d’allenamento, essendo destinatarie di Daspo firmati dal questore e validi su tutto il territorio nazionale e negli Stati dell’Unione europea“.
La replica del Coni: premio alla curva nel suo insieme – “La targa destinata alla Curva Volpi della Chieti Calcio è stata attribuita alla tifoseria nel suo insieme, e non ai singoli componenti, per l’attaccamento alla società sportiva e l’impegno sociale e solidale più volte dimostrato nel tempo. I rappresentanti della Curva sono stati invitati in quanto tali; non vi era alcuna conoscenza preventiva sull’identità di chi avrebbe materialmente ritirato il riconoscimento. Tutto si è svolto in assoluta buona fede, con l’unico intento di valorizzare un gesto di inclusione e memoria“. E’ il commento del presidente del Coni Abruzzo, Antonello Passacantando. “E’ doveroso offrire alcuni chiarimenti, nella convinzione che un’informazione corretta e misurata sia patrimonio di tutti”.
L’allenatore dei sardi su Instagram esclude che il padre sia stato coinvolto nell’agguato notturno ai Quartieri Spagnoli: “Mio fratello – scrive ancora – è stato ferito alle gambe da colpi di arma da fuoco, ma sta bene”. Secondo la Mobile di Napoli non si tratterebbe di una rapina ma non la si può escludere
Fabio Pisacane
Gianluca Pisacane, 27 anni e fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio, è stato vittima di un vero e proprio agguato nei pressi di vico Tre Re a Toledo, ai Quartieri Spagnoli, la scorsa notte. L’uomo è stato colpito alle gambe da due colpi di pistola, mentre era in compagnia del padre Andrea. I criminali sarebbero almeno tre e hanno agito a volto scoperto. La chiamata delle forze dell’ordine è arrivata intorno alle 4 e dalla vicina Questura sono accorsi diversi agenti insieme a un’ambulanza. Gianluca è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove ha trascorso la notte ricoverato ma fuori pericolo. Le forze dell’ordine stanno analizzando le immagini di videosorveglianza degli esercizi vicini, nel tentativo di ricostruire la dinamica e identificare i malviventi.
Il messaggio di fabio – Sul proprio profilo Instagram, Fabio Pisacane ha voluto diffondere un messaggio con informazioni e ringraziamenti. “Come riportato da diversi organi di stampa, questa notte mio fratello Gianluca è rimasto coinvolto in un’aggressione, rimanendo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco. Stava rientrando a casa, aveva appena chiuso il locale di famiglia ai Quartieri Spagnoli dopo un’altra giornata di lavoro. Volevo intanto rassicurare tutti sulle sue condizioni: non è in pericolo di vita, ha riportato delle ferite alla gamba, sta bene compatibilmente all’esperienza che ha vissuto. Tanto spavento, ovviamente: per lui, per tutta la nostra famiglia. Non volevano dirmelo per non farmi preoccupare, ho saputo solo questo pomeriggio. Mio padre, a differenza di quanto scritto, non è stato aggredito. In queste ore ho ricevuto tanti messaggi e telefonate, ringrazio davvero tutti per la solidarietà e l’affetto“ si legge nella story pubblicata dall’allenatore del Cagliari.
Il contesto – La famiglia Pisacane da alcuni anni gestisce un bar ai Quartieri Spagnoli, Pisadog 19, divenuto luogo di ritrovo ogni sera di centinaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo. Dalle prime indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli non si tratterebbe di una rapina, tuttavia non è da escludere che gli aggressori mirassero all’incasso della serata.
La donna, stando alle prime ricostruzioni, si è sentita male mentre era alla guida di un Suv a Miami e si è schiantata contro un muro riportando diverse fratture
Grave incidente stradale per Maria Sol Messi, sorella del fuoriclasse argentino Lionel Messi. La donna, che il prossimo 3 gennaio avrebbe dovuto sposarsi a Rosario con Julian Arellano, allenatore della squadra under 19 dell’Inter Miami (club nel quale, dal 2023, milita il fratello), stando alle prime ricostruzioni si è sentita male mentre era alla guida di un Suv a Miami schiantandosi contro un muro. A seguito dell’impatto la 32enne ha riportato una gravissima ustione al polso, due vertebre fratturate, una frattura al tallone ed una al polso. Maria Sol è adesso rientrata in Argentina, dove dovrà sottoporsi ad una lunga riabilitazione. Il suo matrimonio, di conseguenza, è stato rinviato. Chi è Maria Sol Messi
Maria Sol è la sorella minore di Lionel Messi, la più piccola della famiglia con tre fratelli maggiori: oltre a Leo, ci sono infatti anche Rodrigo e Marias. Lavora nel mondo della moda, oltre ad essere proprietaria di un brand di costumi da bagno, spesso pubblicizzati sui social dalla cognata Antonela Roccuzzo. Attualmente, dopo un breve periodo trascorso in Spagna, vive in Argentina ed è legata sentimentalmente a Julian Arellano da dodici anni.
Le condizioni poste dalla AFC, la confederazione asiatica che avrebbe ospitato la partita, non hanno permesso di arrivare a un sì. È uscito anche un comunicato congiunto tra Serie A e il governo della Western Australia
L’Optus Stadium di Perth
Milan-Como non si giocherà a Perth. La lunga trattativa delle scorse settimane, arrivata vicina alla chiusura, è saltata. Il Milan e la Lega hanno fatto di tutto per portare in porto questa idea, che nasceva con logiche commerciali e di valorizzazione della Serie A in Australia. Le condizioni poste dalla AFC, la confederazione asiatica che avrebbe ospitato la partita, però non hanno permesso di arrivare a un sì. È logico che, molto oltre l’aspetto di campo, questa sia stata una grande partita politica, con interessi divergenti sul tema delle partite di campionato da giocare in un’altra nazione o in un altro continente.
A sorpresa – Il finale stupisceperché Lega, Milan e Como avevano accettato alcune condizioni non semplici, come la scelta dell’arbitro, da individuare tra i direttori di gara della federazione asiatica, e questioni di naming sull’uso di nome e logo della Lega Serie A. Inoltre, giovedì scorso, il presidente di Lega Simonelli si era sbilanciato prima della semifinale di Supercoppa tra Milan e Napoli, dichiarando che la partita si sarebbe giocata in Australia: “Milan-Como si giocherà a Perth l’8 febbraio. L’incontro con Infantino è stato molto cordiale – aveva detto Simonelli -. Avevamo una serie di dubbi sulle condizioni poste per giocare la partita a Perth. Soprattutto ci è stato imposto di avere arbitri stranieri (Var compreso, ndr), mentre noi abbiamo una grande fiducia nei nostri direttori di gara. Abbiamo parlato con Collina (presidente della Commissione Arbitrale della FIFA, ndr), che ci ha dato ampie garanzie sulla qualità di questi arbitri. Ha in mente uno o più direttori di gara di altissimo livello. Noi accetteremo questa condizione, poi ci sono altre cose da mettere a posto”. Qui sono subentrati gli ostacoli decisivi. La Afc, nel suo dialogo con la federcalcio australiana, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rispettare le normative e i regolamenti per le competizioni. Si è aperto quindi un tema di garanzie ed eventuali penali, che avrebbe coinvolto anche il Governo dell’Australia Occidentale (Western Australia), figura chiave nell’organizzazione della partita. Chi avrebbe risposto in caso di sanzioni? Con poco tempo a disposizione e un numero crescente di problematiche, si è deciso di soprassedere. Quanto al ruolo di Collina, da ambienti Fifa si apprende che l’incontro con Simonelli è stato un colloquio rapido e informale, quindi senza alcun tipo di garanzia, avvenuto in Qatar a margine dell’Intercontinentale tra Psg e Flamengo.
Il comunicato – La decisione è stata poi ufficializzata e spiegata attraverso un comunicato congiunto redatto dalla Serie A e il governo della Western Australia. “I piani per ospitare a Perth la prima partita ufficiale di un Campionato europeo fuori dai confini nazionali sono stati annullati – si legge nella nota – in seguito all’accordo condiviso tra la Lega Calcio Serie A e il governo del Western Australia. Entrambe le parti hanno preso questa decisione a causa dei rischi finanziari che non è stato possibile contenere, delle condizioni di approvazione onerose e delle complicazioni dell’ultimo minuto al di fuori del loro controllo. La partita proposta sarebbe stata la prima volta in cui una gara di Campionato europeo di alto livello, valevole per l’assegnazione di punti, sarebbe stata giocata al di fuori dei confini nazionali, rappresentando un’opportunità unica per la Western Australia di scrivere la storia del calcio internazionale“. Rita Saffioti, Tesoriere dell’Australia Occidentale, ha fatto capire quale sia stata la questione centrale: “È deludente, ma è la decisione giusta. Non eravamo disposti a esporre la Western Australia a un livello di rischio inaccettabile. Abbiamo fatto tutto il possibile per portarlo a termine, ma la politica calcistica, le questioni legali e la burocrazia sono stati un ostacolo“.
Le parole di Simonelli – Nel comunicato si leggono anche le parole di Ezio Simonelli, Presidente della Lega Calcio Serie A. “Nonostante la Lega Calcio Serie A avesse seguito puntualmente e correttamente il complesso iter autorizzativo, durato diversi mesi, attraverso l’approvazione dei Club partecipanti, dell’Assemblea di Lega Calcio Serie A, del Consiglio Federale FIGC, dell’UEFA Executive Committee, della Federazione Australiana, e avesse accettato perfino condizioni sportive assai poco condivisibili imposte dalla Asian Football Confederation (AFC), a fronte di un’escalation di ulteriori e inaccettabili richieste sopraggiunte nelle ultime ore da parte dell’AFC nei confronti della Federazione Australiana e di conseguenza del Governo della Western Australia e della Lega Calcio Serie A, è diventato impossibile disputare la partita Milan-Como a Perth il prossimo 8 febbraio. Nell’esprimere rammarico per l’epilogo di questo progetto, continuiamo ad essere fermamente convinti che questa conclusione sia un’occasione persa nel progetto di crescita del calcio italiano a livello internazionale, che priva peraltro i tantissimi tifosi della Serie A all’estero di vivere il sogno di assistere dal vivo a una partita della loro squadra del cuore”.
Il pomo della discordia è stato un “ma basta” urlato da Antonio ai milanisti dopo alcune polemiche. Da lì, tensione soprattutto tra Max e Oriali. A fine partita il tecnico rossonero è filato dritto negli spogliatoi senza salutare Conte
Allegri indica minaccioso verso la panchina del Napoli
Il pomo della discordia è stato un “ma basta” urlato da Conte ai milanisti dopo alcune polemiche. Da lì, scintille, soprattutto tra Allegri e Oriali,braccio destro di Antonio. Tra loro diversi screzi per tutta la partita. Max ha derubricato il tutto con “cose di campo”, ma ciò che ha colpito di più è statala stretta di mano mancata tra i due tecnici.
Niente streta di mano – A fine partita Allegri, sconfitto 2-0 ed eliminato in semifinale di Supercoppa dal Napoli, è filato dritto negli spogliatoi senza salutare Conte. L’allenatore degli azzurri, rimasto in campo per salutare gli avversari, ha stretto la mano a Marco Landucci, storico vice di Allegri, e ai giocatori milanisti. Lui e Max non si sono incrociati. Il clima si è acceso dopo mezz’ora di partita: al 29′ Rabiot ha scalciato da terra Politano, rimasto a terra dolorante, quindi i compagni e la panchina del Napoli hanno invocato il rosso per il francese. L’arbitro Zufferli non ha estratto neanche il giallo, come già fatto in precedenza con Hojlund per un intervento in ritardo su Maignan. Per questo Conte e Oriali si sono innervositi. Da lì in poi una serie di scaramucce e di frasi di botta e risposta tra le due panchine. Fino alla stretta di mano mancata.
19 dicembre 2025
Napoli, durissimo comunicato di accuse ad Allegri: “Aggressione fuori controllo a Oriali”
La società tricolore torna sullo scontro tra il tecnico del Milan e il dirigente degli azzurri: “Insulti pesanti e reiterati: con 33 telecamere è impossibile non riscontrare quanto accaduto”
Massimiliano Allegri – Lele Oriali
L’accusa è stata lanciata senza mezzi termini. All’indomani della vittoria in semifinale di Supercoppa italiana sul Milan, il Napoli si è lamentato pubblicamente del comportamento di Massimiliano Allegri, colpevole – secondo il club azzurro – di aver insultato Lele Oriali nel corso della partita. “La Ssc Napoli condanna con fermezza l’atteggiamento dell’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri che, durante la semifinale di Supercoppa italiana, alla presenza di decine di persone a bordocampo e in diretta televisiva, ha pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati. Auspichiamo che tale aggressione, totalmente fuori controllo, non passi inosservata, a maggior ragione perché, con 33 telecamere impegnate nella produzione dell’evento, è impossibile non riscontrare quanto avvenuto” si legge nella nota.
Tensione – In effetti, nel corso della sfida, più volte si è percepita una certa tensione tra le due panchine, con Conte che verso la fine ha chiesto a tutti di smetterla. Peraltro, al fischio finale, non c’è stato alcun saluto tra gli allenatori, quantomeno immortalato dalle telecamere. L’episodio che ha scaturito tutto è un fallo di Rabiot alla mezz’ora su Politano, con il francese che ha scalciato da terra l’avversario, senza ricevere neanche un cartellino. Per questo motivo, quando Zufferli ha messo fine all’incontro, Conte ha salutato Landucci e altri calciatori del Milan, senza arrivare a contatto con Allegri. A ogni modo, nessuno dei due allenatori ha fatto riferimento a quanto accaduto davanti ai microfoni.
Simonelli scioglie gli ultimi dubbi e ufficializza la disputa del match a Perth a febbraio: tutti i dettagli
Presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli
I dubbi sono definitivamente sciolti: Milan-Como, valida per la 24ª giornata di Serie A, si giocherà a Perth, in Australia, il prossimo 8 febbraio. Lo ha confermato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, prima della semifinale di Supercoppa Italiana a Riyad tra ilMilan e il Napoli.
Le parole di Simonelli – “Si giocherà lì come da programma – le paroledi Simonelli a Mediaset – con Infantino ci siamo incontrati in modo cordiale e avevamo dei dubbi soprattutto sugli arbitri perché ce li avevano imposti stranieri. Collina mi ha dato garanzie sugli arbitri asiatici, ha dei fischietti di qualità da segnalare per la partita. Noi accetteremo questa condizione, poi metteremo a punto il resto“.
Tragedia in Ecuador: assassinato il calciatore Mario Pineida: freddato da sicari in un agguato a Guayaquil
Una tragedia scuote il calcio sudamericano e getta un’ombra inquietante sulla spirale di violenza che sta travolgendo l’Ecuador.Mario Pineida, trentatreenne difensore del Barcelona Sporting Club ed ex nazionale,è stato brutalmente assassinato nel pomeriggio in un attacco armato che ha tutte le caratteristiche di un’esecuzione mirata. La notizia ha fatto rapidamente il giro del Paese, lasciando attoniti tifosi e addetti ai lavori.
La dinamica dell’agguato: colpi mortali fuori da un negozio – Il dramma si è consumato intorno alle 16:30 locali nel quartiere Samanes 4, nella zona nord di Guayaquil. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla Polizia Nazionale, che ha immediatamente isolato la scena del crimine avviando le indagini, Pineida si trovava all’esterno di una macelleria quando è scattata la trappola.Un commando di sicari armati ha aperto il fuoco contro di lui e un’altra persona: per il calciatore non c’è stato nulla da fare, è morto sul colpo crivellato dai proiettili, mentre la seconda vittima dell’agguato è rimasta ferita. La conferma ufficiale dell’identità è arrivata poco dopo direttamente dal Ministero dell’Interno.
Il dolore del Barcelona SC e l’emergenza sicurezza – Pineida era un volto noto e rispettato del calcio locale, un laterale sinistro di grande esperienza con diverse presenze anche con la maglia della “Tricolor“.Il suo club, il Barcelona SC, ha reagito con sgomento diffondendo una nota in cui esprime profondo cordoglio e invita i tifosi a unirsi in preghiera per la famiglia. Questo omicidio non è purtroppo un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di una sanguinosa escalation criminale che negli ultimi mesi sta mettendo in ginocchio il Paese, colpendo sempre più frequentemente figure pubbliche e sportivi, ormai bersagli in un clima di totale insicurezza.
Traduzione: È arrivato nel 2016. Ha fatto la storia per sempre. 💛2 titoli. 2 semifinali di Libertadores. Con artiglio, consegna e amore per il giallo. Mario, si è guadagnato di essere parte eterna della storia dell’Idolo. Per tutto e di più, ti ricorderemo sempre Marito
Un tifoso del Charlton Athletic è morto durante la partita contro il Portsmouth, sospesa al 12° minuto del primo tempo. Club, giocatori e avversari esprimono cordoglio e vicinanza alla famiglia.
Un tragico episodio ha scosso il mondo del calcio inglese: un tifoso del Charlton Athletic è morto a seguito di un’emergenza medica mentre si trovava allo stadio, costringendo la sospensione della partita di campionato EFL contro il Portsmouth al The Valley.
La gara, iniziata all’ora di pranzo, è stata interrotta al 12° minuto per consentire ai soccorritori di prestare le prime cure al tifoso, ma purtroppo ogni tentativo di salvarlo si è rivelato vano. Al momento della sospensione, il punteggio era 0-0.
Charlton Athletic are devastated to report that a supporter has passed away following a medical emergency at The Valley today.
Everyone at the club sends their heartfelt condolences to the supporter’s family and friends at this incredibly difficult time.#cafc
Il Charlton Athletic, attraverso un comunicato ufficiale, ha espresso il proprio dolore definendo l’accaduto “devastante” e ha ringraziato il personale dello stadio e i soccorritori che si sono immediatamente attivati. Il club ha inoltre rivolto un pensiero ai tifosi presenti sugli spalti, ai giocatori e allo staff del Portsmouth per la comprensione dimostrata in una circostanza così drammatica. “Tutti i membri del club esprimono le loro più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici del tifoso in questo momento incredibilmente difficile”, si legge nella nota.
Anche il capitano dei “Addicks”, Greg Docherty, ha reso omaggio alla vittima tramite un post su X, definendo la notizia “assolutamente devastante” e affermando che i pensieri di tutti i giocatori sono rivolti alla famiglia e agli amici del tifoso, accompagnando il messaggio con un cuore spezzato.
Il Portsmouth ha condiviso lo stesso dolore, pubblicando un comunicato sul proprio sito ufficiale: “Siamo devastati da quanto accaduto. I nostri pensieri e le più sentite condoglianze vanno alla famiglia e agli amici del tifoso in questo momento estremamente difficile”. Anche l’EFL, attraverso il proprio profilo X, ha espresso cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti i membri del Charlton Athletic, ricordando l’accaduto come un momento di grande tristezza per tutta la comunità calcistica.
Al momento non sono state comunicate le nuove date per il recupero della partita, che rimane sospesa in attesa di ulteriori decisioni. La tragedia ha unito tifosi, giocatori e club in un momento di dolore condiviso, ricordando quanto la passione per il calcio possa essere interrotta da eventi imprevisti e drammatici.
Qualora non si andasse in Australia, il match verrebbe spostato in avanti in calendario, ma rimarrebbe programmato a San Siro.
(Foto: Daniel Carson/Getty Images)
Si va verso il no per la sfida tra Milan e Como in Australia. I rossoneri e i lariani, di comune accordo con le altre società di Serie A e con la Lega, avrebbero dovuto disputare la sfida di campionato in programma nel weekend del 7-8 febbraio all’Optus Stadium di Perth, approfittando dell’indisponibilità di San Siro, occupato dagli eventi delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Tuttavia, le condizioni poste dalla Confederazione asiatica(della quale si attendeva un parere sulla disputa dell’incontro, insieme alla FIFA e alla Federcalcio australiana) sarebbero state considerate irricevibili dalla Serie A. Per il momento, un via libera eccezzionale è arrivato dalla UEFA, che ha ribadito la sua contrarietà ai match di campionato fuori dai confini nazionali ma ha “compreso” la particolarità dell’evento.
Si attende dunque una presa di posizione ufficiale da parte della Lega, considerando chemancano ormai appena due mesi e che la macchina organizzativa dovrebbe mettersi in moto al più presto per rendere sensato l’evento dall’altra parte del mondo, soprattutto da un punto di vista commerciale. Milan e Como dovrebbero inoltre organizzare la trasferta sul fronte logistico e gli abbonati rossoneri attendono di capire dove potranno seguire l’incontro.
La certezza, è che in caso di mancata disputa della partita a Perth, Milan-Como si giocherà comunque a San Siro. Non è previsto che il Milan individui uno stadio alternativo (cosa che invece accadrà per i quarti di finale di Coppa Italia dell’Inter), ma l’incontro sarà semplicemente spostato in avanti nel calendario.
I rossoneri, eliminati anche dalla Coppa Italia, non hanno altri impegni oltre al campionato. Il Como scoprirà invece a fine gennaio se proseguirà nella coppa nazionale. In caso di quarti di finale, i lariani giocherebbero tra il 4 e l’11 febbraio, e sarebbero disponibili nella settimana dal 16 al 22 dello stesso mese.
In questo incastro va considerata anche l’Inter. Qualora i nerazzurri non arrivassero nelle prime otto in Champions League, il percorso nella competizione passerebbe dai playoff, che li vedrebbe impegnati il 17 o 8 febbraio(all’andata) e il 24 o 25 febbraio (al ritorno). E’ verosimile che – considerando la classifica attuale – i nerazzurri conquistino il diritto di giocare il ritorno in casa in caso di playoff, lasciando così San Siro libero tra il 16 e il 22 febbraio.
I nerazzurri non potranno utilizzare il Meazza, che sarà nelle mani degli organizzatori delle Olimpiadi invernali. Da qui la necessità di trasferirsi.
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Novità per i quarti di finale della Coppa Italia 2025/26. Nell’attesa che si completino gli ottavi della competizione, l’Inter si sta organizzando per disputare il prossimo turno, che la vedrà protagonista in casa, ma che tuttavia toglierà lo stadio di San Siro dalla disponibilità dei nerazzurri. Il motivo? Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Gli ottavi della competizione si concluderanno il 27 gennaio (l’altra sfida è invece in programma il 13). La vincente di Roma-Torino affronterà l’Inter in trasferta nei quarti. Ma il match, fissato per la prima o la seconda settimana di febbraio si dovrebbe giocare a Monza per l’indisponibilità del Meazza.
Impossibile un cambio di data, a causa del calendario estremamente affollato e con un’Inter impegnata su tutti i fronti in termini di competizioni. Da qui la scelta è ricaduta su Monza, con lo stadio che sarà libero in quei frangenti e che i nerazzurri già utilizzano per le partite casalinghe della formazione Under 23.
Per lo stesso motivo, il match di campionato Milan-Como in programma nel weekend dell’8 febbraio non si disputerà al Meazza. Nel caso dei rossoneri e dei lariani, c’è in ballo l’organizzazione di una trasferta a Perth, in Australia.
Prima del match episodio grave all’esterno dello stadio di Fuorigrotta. Ma Chiellini ridimensiona: “Abituati a ben di peggio”
Succede spesso, ma questa non può essere una giustificazione. Il pullman della Juventus è diventato bersaglio non solo di insulti, ma anche del lancio di alcuni sassi da parte di tifosi del Napoli all’arrivo allo stadio Maradona.
Sassi contro il pullman della Juventus – Sassi contro il pullman, tra una pioggia di insulti: scene viste troppe volte. ma all’arrivo allo stadio Maradona è capitano anche questa domenica sera: il bus che trasportava i giocatori della Juventus è diventato bersaglio del lancio di pietre. Episodio indiscutibilmente grave e da biasimare: qualcuno ha parlato anche di vetri scheggiati,ma dalle immagini non si nota nulla del genere. La notizia diffusa da Dazn, non è stata smentita da Giorgio Chiellini, director of football strategy della Juventus, che però ha ridimensionato l’accaduto: “Eravamo abituati a ben di peggio, non ci lamentiamo, potevamo evitare il passaggio in mezzo ai tifosi, ma tutto tranquillo”.
La piccola squadra di Chapecó, segnata dal tragico incidente aereo del 2016 che costò la vita a 71 persone, è tornata nella Serie A brasiliana dopo anni di dolore, ricostruzione e anonimato
La festa della Chapecoense
Tenersi alla larga dalle fiabe aiuta. Soprattutto nello sport. Però anche crederci un po’ spinge a ricostruire. Furacão do Oeste, l’Uragano dell’Ovest, la chiamavano così la piccola squadra arrivata in alto. Chapecó è un centro agroindustriale nel profondo entroterra del Brasile, a sud, nello stato di Santa Catarina. Nemmeno duecentomila abitanti, il contrario di una megalopoli. E una squadra di calcio, la Chapecoense detta Chape, non famosissima, anzi Cenerentola del futebol, salita per la prima volta in serie A nel 2014 e che due anni dopo si trovò a vivere la sua favola. Anzi a giocarla. La finale della Copa Sudamericana, l’equivalente dell’Europa League. Un successo avrebbe significato la fama e l’accesso diretto alla ancor più prestigiosa Copa Libertadores.
Lingua originale: portoghese. Traduzione di Google Una settimana fa, Chapecó ha giocato insieme dall’inizio alla fine e il nostro sogno è diventato REALTÀ!
Há uma semana, Chapecó jogou junto do início ao fim e o nosso sonho se tornou RE🅰️LIDADE! 💚🇳🇬
La squadra s’imbarcò la sera del 28 novembre 2016 da San Paolo in Brasile con destinazione Medellín, Colombia, per affrontare l’Atlético Nacional. Sull’aereo c’erano anche tecnici, dirigenti, giornalisti e accompagnatori. Euforici per la loro prima finale. In tutto 68 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio. Il volo 2933 era della compagnia boliviana LaMia (Línea Aérea Mérida Internacional de Aviación). Su quello stesso quadrimotore aveva volato pochi giorni prima la nazionale argentina di Leo Messi. All’appello mancava il portiere Nivaldo, bandiera del club, 299 presenze. A 42 anni preferiva festeggiare quota 300 partite davanti al suo pubblico, pochi giorni dopo avrebbero giocato contro l’Atlético Mineiro in campionato. Dette forfait all’ultimo momento anche Edmundo, O Animal, ex giocatore della Fiorentina e del Napoli, commentatore della tv brasiliana. Perse il volo Matheus Saroli, figlio dell’allenatore della Chapecoense, che aveva dimenticato il passaporto. Il padre, Luis Carlos Saroli, noto come Caio Júnior, invece quell’aereo lo prese dopo aver rilasciato un’ultima dichiarazione: «Se morissi oggi sarei un uomo felice». Con lui c’era anche il difensore Felipe Machado, 32 anni, che aveva giocato in Italia, nella Salernitana in B.
Il volo è tranquillo. Mancano 18 chilometri all’arrivo quando si spengono le luci. «Allacciatevi le cinture, stiamo per atterrare». Alle 21.49 il comandante avvisa la torre di controllo: «Ho problemi con il carburante, chiedo priorità per la discesa». Alle 21.52 dichiara l’emergenza, i serbatoi sono vuoti. Alle 21.55 il velivolo scompare dai radar. Alle 21.59 l’aereo sbatte contro la vetta del Cerro Gordo (2.600 metri). Buio, pioggia, nebbia. I soccorsi sarebbero arrivati dopo ore via terra.
Visitatori sul luogo dell’incidente a La Union, 50 km a sud di Medellin
«Mi sono svegliato nel bosco, ho aperto gli occhi ma era tutto nero. Faceva freddo e sentivo le persone chiedere aiuto. L’ho fatto anche io, non avevo idea di dove fossi, non ricordavo nulla. Ho supplicato: non voglio morire». Jakson Follmann ha 24 anni, vede una torcia, sente le voci della polizia colombiana. Un sergente gli tiene la mano e lo rassicura. Jakson si qualifica: «Sono il portiere della Chapecoense». Nell’impatto ha perso il piede destro e il sinistro è rimasto attaccato solo per i tendini. È scosso, soprattutto si meraviglia che i suoi compagni non urlino più.Le vittime sono 71, i sopravvissuti 6. Tre calciatori, un tecnico di volo, una hostess e un giornalista. Il portiere Marcos Danilo, 31 anni, morirà in ospedale. Un fotografo della Reuters testimonia: «L’aereo è spezzato in due, solo il muso e le ali sono riconoscibili».
Alan Ruschel
Alan Ruschel si salva per un cambio di posto. Mezz’ora prima dell’incidente il suo amico Follmann aveva insistito perché dal fondo si spostasse accanto a lui e all’altro difensore, Hélio Zampier Neto. Al centro dell’aereo. Sono i soli tre sopravvissuti della squadra. Jakson si risveglia tre giorni dopo all’ospedale: ha una gamba amputata, l’altra è seriamente danneggiata. Ruschel ha una frattura alla decima vertebra e una lesione spinale. Non ricorda niente e pensa alla finale, convinto che si debba giocare il giorno dopo. Neto ha lesioni al cranio, al torace, alla gamba destra. Lo portano all’ospedale in stato di shock. Quando riemerge dal coma chiede: com’è finita la partita e chi è stato a farmi così male?Lui l’incidente l’aveva sognato alcune notti prima: c’erano le luci che si spegnevano, la pioggia, il bosco. Si era agitato e ne aveva parlato alla moglie, la madre dei suoi gemelli di dieci anni. «Mi sono portato quell’incubo dentro l’aereo».
I resti dell’aereo della Chapecoense
A lui e a Follmann i medici per un po’ nascondono la verità. Quando lo viene a sapere Jakson riesce solo a dire: «Me li ricorderò sempre felici e sorridenti, sono contento di non aver visto i miei amici morire». A Chapecó, fuori dallo stadio Arena Condá si radunano centinaia di tifosi. Piangono e pregano per la fine di un sogno: la loro Chapecoense non c’è più. A ventiquattr’ore da una partita che molti avrebbero raccontato per anni ai figli, ai nipoti e a tutti coloro che volevano sapere di quella volta che la loro piccola squadra era arrivata a giocarsi il successo nel secondo trofeo più importante del continente. La Chape conta 48 vittime tra tecnici, giocatori e accompagnatori. L’attaccante Tiaguinho, 22 anni, aveva appena saputo che sarebbe diventato padre. Per dirgli della gravidanza sua moglie gli aveva fatto consegnare dai compagni una scatola con due scarpette. Altro che Cent’anni di solitudine.
Allo stadio di Medellín, il giorno della finale, i giocatori e gli uomini della Chape ci arrivano da morti.Le loro bare vengono posizionate in campo. Sugli spalti tutti sono vestiti di bianco, in molti hanno una candela. I tifosi dell’Atlético Nacional cantano per la squadra che quella sera avrebbe dovuto essere avversaria. Vengono liberate in cielo 71 colombe, bambini con la divisa della Chape lasciano andare palloncini bianchi, il mondo del calcio si ferma per un minuto di silenzio. Dice basta anche il portiere Nivaldo, rinuncia a giocare la sua trecentesima partita. «Non conta più». La Copa Sudamericana 2016 viene assegnata d’ufficio alla Chapecoense. Per una volta è giusto così.
Nel Novecento del calcio c’era stata Superga (1949), i Busby Babies del Manchester United (1958) e la nazionale dello Zambia (1993). Nel Duemila ci sono i ragazzi della Chape. La squadra sconosciuta diventata grande nella tragedia. Tutti vogliono aiutarla, iscriversi al club, prestarle giocatori. Da Pelé e Maradona a Vladimir Putin: #ForçaChape. L’accesso alla Libertadores 2017 è simbolicamente forte, ma l’esperienza si conclude già nel girone. Da terza classificata la Chape va a giocare gli ottavi della Copa Sudamericana, viene eliminata dal Flamengo, ma in campo c’è Alan Ruschel, per la prima volta titolare a dieci mesi dall’incidente. Dopo aver rischiato la paralisi.
Al Galà del Calcio arriva la stoccata del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a DAZN: “Se ci abbandona come in Francia, la Serie A finisce nei guai”. Fabio Caressa in imbarazzo: “Non è elegante parlarne qui”
Aurelio De Laurentiis
Aurelio De Laurentiis non usa giri di parole sul palco del Galà del Calcio. Intervistato da Fabio Caressa, il presidente del Napoli lancia l’ennesimo allarme sul sistema–calcio italiano e sulla fragilità del suo modello economico. Il passaggio più delicato arriva sul fronte dei diritti tv, con una stoccata frontale a DAZN: “A gennaio dovremo scegliere cosa fare per il prossimo anno. Se DAZN dovesse mollarci come ha fatto in Francia, saremmo tutti nei guai“.
Caressa tenta di smorzare: “Non è elegante parlarne qui“. Ma il messaggio di De Laurentiis è già arrivato forte e chiaro: il calcio italiano cammina su un filo sempre più sottile e il tempo per trovare un equilibrio sta finendo.
Sempre Fabio Caressa, che conduceva la serata, ha cercato di smorzare la tensione: “Cerchiamo di non metterli in difficoltà, sono ospiti stasera e fanno un ottimo lavoro”. De Laurentiis, però, non si è trattenuto: “Ottimo lavoro… finché non ci sono commentatori troppo filo-romanisti”.
L’atmosfera in sala si è subito fatta tesa, con Caressa e Federica Masolin impegnati a riportare tutto alla calma. “Va bene, godiamoci il premio senza far arrabbiare nessuno: comportiamoci da italiani”, ha chiuso il patron del Napoli.
De Laurentiis show al Gran Gala AIC: la stoccata a DAZN – Sul tema delle Nazionali, Aurelio De Laurentiis è stato netto: “Se fossimo meno club, potremmo chiudere la Serie A prima e tutelare le società dalle pause dedicate alle selezioni“. Ma il vero nodo, secondo lui, non è il numero delle squadre: “Il problema sono le retrocessioni. Se sei più piccolo di Roma, Napoli, Juve, Inter o Milan, la paura di scendere ti blocca. In NBA non retrocede nessuno e i club valgono miliardi“.
Caressa prova a riportare il discorso sul merito sportivo, ma il presidente lo interrompe bruscamente: “Lascia perdere il merito. Vorrei convocare gli Stati Generali del calcio italiano. Voglio vedere i proprietari dei fondi, i veri padroni delle società che non si vedono mai e che dovrebbero conoscere questo mondo prima di entrarci“.
Le forti nevicate hanno portato alla chiusura della città di Bodo: Chiellini e Comolli costretti all’atterraggio in Svezia e a raggiungere la Norvegia in auto.
Disavventura per Giorgio Chiellini e Damien Comolli all’arrivo in Norvegia per Bodo/Glimt-Juventus, che si giocherà alle 21, i due dirigenti non hanno potuto raggiungere Bodo in aereo, ma sono stati costretti ad atterrare in Svezia, da dove sono partiti in macchina intorno alle 16.
Tra la giornata di oggi e quella di ieri la neve è scesa abbondante sulla città norvegese, tanto che la partita di Youth League è stata sospesa per 20 minuti, prima di riprendere e terminare con un 6-2 per i bianconeri.
Queste condizioni climatiche critiche hanno portato alla chiusura dell’aeroporto e hanno costretto l’amministratore delegato e il Director of Football Strategy a una soluzione alternativa.
AEROPORTO CHIUSO, BODO ISOLATA – Il volo di Chiellini e Comolli che, come parte della delegazione non hanno viaggiato con la squadra, sarebbe dovuto arrivare intorno all’ora di pranzo a Bodo. Ma, proprio intorno a quell’ora, come racconta La Gazzetta dello Sport, è stato chiuso l’aeroporto.
La piccola città oltre il Circolo Polare Artico ha dovuto chiudere la sua unica pista di atterraggio, costringendo il volo dei due dirigenti ad atterrare in un’altra città.
ARRIVO IN MACCHINA– Il volo di Comolli e Chiellini è stato fatto atterrare ad Advidsjaur, città in Svezia a 370 chilometri da quella norvegese. E, per questo, i due dirigenti bianconeri sono stati costretti a prendere un mini-van, che è partito dalla Svezia intorno alle 16. Al momento, come riporta Sky Sport, non è certo che i due dirigenti riescano ad arrivare in tempo per assistere all’incontro.
GELO, VENTO E NEVE – La neve continua a cadere su Bodo ed è prevista anche nelle ore della partita. Il campo dell’Aspmyra Stadion è già completamente innevato, con la società norvegese già all’opera per consenitre il regolare svolgimento di una partita che, tra vento, gelo e neve, si disputerà in condizioni climatiche molto complicate. Il campo, essendo in sintetico, dovrebbe garantire ai macchinari di spalare la neve senza compromettere la tenuta, come accaduto a Istanbul nel 2013 sempre con la Juventus protagonista. Il sintetico dove gioca la squadra norvegese è , inoltre, dotato di materiali riscaldanti sotto utili quindi per sciogliere la neve e non permettere l’accumulo sul terreno di gioco.
Jamie Vardy con la maglia della Cremonese (foto Alberto Mariani/Lapresse)
Colpo da 100mila euro nella casa di Jamie Vardy, il bomber ex Leicester (la squadra con cui ha vinto una Premier League, giocato quasi 500 partite e segnato quasi 200 gol) dalla scorsa estate approdato alla Cremonese, 8 gare e 2 reti ad oggi il suo bilancio sportivo in grigiorosso: 38 anni e una lunghissima carriera alle spalle, Vardy ora vive in una villa a Salò, sul lago di Garda, mentre i figli frequentano le scuole a Brescia.
Colpo in villa da 100mila euro – Da quanto si è appreso finora, il colpo in villa sarebbe andato a segno tra il 23 e il 24 novembre. I ladri sarebbero entrati in casa dopo aver forzato una finestra, forse lasciata (per sbaglio) socchiusa. Un furto studiato nei dettagli? Non si esclude che i ladri sapessero cosa cercare e dove cercarlo.
Sono stati rubati gioielli e preziosi ma anche svariati costosissimi orologi, tra cui un Patek Philippe, valore di mercato a quattro zeri: da prime indiscrezioni, si stima un bottino che complessivamente potrebbe valere più di 100mila euro. Su quanto accaduto stanno indagando i carabinieri della compagnia di Salò.
I portoghesi, sconfitti 2-0 a Dublino, ora dovranno battere l’Armenia per centrare la qualificazione. Doppietta di Mbappé nel 4-0 dei Bleus all’Ucraina. Albania certa dei playoff ai danni della Serbia
Cade a sorpresa il Portogallo, battuto 2-0 dall’Irlanda che riapre totalmente i discorsi qualificazione nel gruppo F. Follia di Cristiano Ronaldo, che all’ora di gioco tira una gomitata sulla schiena di un avversario e viene espulso su richiamo al Var dell’arbitro (primo rosso per il fuoriclasse con la maglia della nazionale). Al momento dell’uscita dal campo, CR7 viene anche deriso dal pubblico dell’Aviva Stadium. Portogallo che dovrà vincere la prossima ed ultima contro l’Armenia per conquistare la qualificazione diretta. Chi vola al Mondiale è la Francia, che batte 4-0 l’Ucraina grazie alla doppietta di Mbappè e ai gol di Olise ed Ekitike. Asllani segna e regala i playoff all’Albania con un turno di anticipo: 1-0 all’Andorra. Ne fa le spese la Serbia, che perde contro l’Inghilterra 2-0 ed è fuori: decidono Eze e Saka.
Super Gud – Nei match delle 18, l’Islanda viene trascinata ancora una volta da Albert Gudmundsson, che si conferma un altro giocatore rispetto a quello di Firenze: gol e assist nel 2-0 all’Azerbaijan. Gli islandesi sono secondi e ancora in corsa per i playoff nel gruppo D. L’Ungheria vince a domicilio sull’Armenia (0-1): nel gruppo F si giocherà tutto all’ultima giornata. Qui le classifiche.
Cristiano Ronaldo espulso col VAR per una gomitata: la reazione di CR7 è inqualificabile
Serata folle per il campione portoghese: prima sbeffeggia i tifosi poi si rende protagonista di un atto violento che gli costa il cartellino rosso. E quando esce dal campo ha un battibecco nei pressi del tunnel. Adesso rischia la stangata.
Cristiano Ronaldo ha perso letteralmente la testa nella serata in cui il Portogallo avrebbe potuto chiudere il discorso qualificazione ai Mondiali. Il cartellino rosso rimediato (il primo della carriera alla 226ª in nazionale) per aver rifilato una gomitata a un avversario a palla lontana scandisce il nervosismo e l’atteggiamento biasimevole di CR7, che in precedenza aveva addirittura sbeffeggiato i tifosi avversari mimando il gesto del pianto. Non è finita: ha anche un battibecco mentre abbandona il terreno di gioco, il tutto accompagnato da un altro cenno eloquente e qualcosa del tipo “parli, parli, parli… vediamo se ci vai ai Mondiali“. Sulla sconfitta per 2-0 contro la Repubblica d’Irlanda ci sono la faccia e i gesti deplorevoli del cinque volte Pallone d’Oro che sarà punito con una squalifica di almeno due giornate.
Un ko indigesto anche per non aver chiuso con una giornata di anticipo il discorso qualificazione ai Mondiali. Dopo la vittoria per 1-0 dell’Ungheria contro l’Armenia, il Portogallo aveva bisogno di una vittoria in Irlanda e invece è stato battuto rinviando alla sfida di domenica con l’Armenia ogni ambizione. I lusitani hanno due punti di vantaggio sull’Ungheria e tre sull’Irlanda, che si affronteranno nel confronto diretto. Non possono permettersi altri passi falsi.
CR7 colpisce un avversario a palla lontana, rosso col VAR – Cosa ha fatto il campione lusitano per meritare l’espulsione? Le immagini della diretta hanno mostrato cosa è successo al 16° del secondo tempo: si trovava nell’area rivale e, a contatto col difensore Dara O’Shea, lo colpisce con una gomitata. Inizialmente il direttore di gara estrae il cartellino giallo ma dalla cabina di regia gli suggeriscono di rivedere a bordo campo l’episodio: la review dura poco, il tempo di sincerarsi dell’accaduto poi cambia il colore e il giallo diventa rosso.
Un’occasione di confronto, organizzata dalla FIGC in collaborazione con la Serie A e AIA, per esaminare lo sviluppo del calcio italiano e l’applicazione delle sue regole.
Un’occasione di confronto, organizzata dalla FIGC in collaborazione con la Lega Serie A e AIA, per esaminare lo sviluppo del calcio italiano e l’applicazione delle sue regole badandosi su elementi cardine come rispetto, fiducia e collaborazione, basi della cultura sportiva sul quale si fonda l’equilibrio del sistema calcio.
È andato in scena oggi, all’hotel Parco dei Principi, a Roma, l’incontro tra la classe arbitrale e i vertici della Serie A – con tutte le squadre a partecipare – al quale erano presenti, tra gli altri, il presidente della FIGCGabriele Gravina, il presidente della Lazio Claudio Lotito, il numero uno dell’Inter Giuseppe Marotta, il director of football strategy della Juventus Giorgio Chiellini, il dg dell’Atalanta Umberto Marino, il ds della RomaFrederic Massara, oltre ai rappresentanti del mondo arbitrale con il designatore Gianluca Rocchi, il numero uno dell’AIA Antonio Zappi e all’ad della Lega Serie A Luigi De Siervo.
Quest’ultima ha confermato il pieno supporto alla classe arbitrale ricordando come quella italiana sia la Lega che più investe in tecnologia, essendo stata la prima a portare la Goal Line Technology, il VAR e il Saot. Il mondo arbitrale, invece, ha ribadito il cambio generazionale in corso, testimoniato dal fatto che gli arbitri internazionali hanno quest’anno un’età media inferiore di quattro anni rispetto alla stagione scorsa.
Un incontro quindi in un clima disteso – a quanto emerge dai protagonisti – nel quale non si è parlato di singoli episodi ma dell’applicazione del protocollo VAR mettendo da parte le polemiche in un clima di collaborazione reciproca per far crescere il calcio italiano creando così le condizioni per permettere agli arbitri di lavorare sempre meglio.
Il furto mercoledì sera mentre il difensore nerazzurro era impegnato in Champions
Alessandro Bastoni
Colpo in casa di Alessandro Bastoni, a Castelli Calepio. Nella serata di mercoledì, mentre il difensore dell’Inter era impegnato a Milano per la sfida di Champions league contro il Kairat terminata 2-1 per i nerazzurri, una banda di almeno 4 persone si è introdotta nella sua casa tramite una bocca di lupo. I ladri – vestiti con abiti scuri e con sciarpe a nascondere il volto – hanno puntato subito su camera e cabina armadio e hanno rubato borse firmate, orologi (due erano Rolex).
le indagini – Il colpo è stato portato a termine in pochi minuti, perché è scattato l’allarme, e la banda è riuscita a fuggire prima dell’arrivo della vigilanza e dei carabinieri, che ora stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza sia della casa che della zona.Bastoni vive a Castelli Calepio, il paese di origine della moglie, Camilla Bresciani. La coppia ha una figlia, la loro villa è nella zona residenziale del paese. Al momento del furto in casa non c’era nessuno. Stanno indagando i carabinieri di Grumello del Monte e del Nucleo Operativo di Bergamo.
La vittima era su una carrozzina elettrica. Lo sportivo, che è rimasto illeso ma è sotto choc, si è fermato per prestare i primi soccorsi
Josep Martinez. Foto Spada-LaPresse
Tragico incidente stradale oggi, 28 ottobre, a Fenegrò (Como). Un anziano in carrozzina è stato travolto e ucciso da un’auto. Al volante della vettura c’era il secondo portiere dell’Inter Josep Martinez. L’incidente è avvenuto non lontano da Appiano Gentile, centro di allenamento dei nerazzurri. Sono in corso le indagini dei carabinieri. Il calciatore si è fermato dopo l’incidente e – come da prassi – sarà sottoposto ad accertamenti.
Il secondo portiere dell’Inter Josep Martinez investe con l’auto un anziano in carrozzina – L’incidente è accaduto lungo la provinciale 32 a Fenegrò (Como) nel tratto che collega l’abitato di Fenegrò con Limido Comasco e Lurago Marinone intorno alle 9.40 di oggi, 28 ottobre. La vittima è un uomo di 81 anni, che si trovava su una carrozzina elettrica. Un’auto lo ha travolto e per lui non c’è stato scampo. Alla guida del veicolo c’era Josep Martinez, 27 anni, secondo portiere dell’Inter. Lo sportivo è rimasto illeso ma sotto choc.
Le indagini sull’incidente sono ancora alle battute iniziali. Dall’Inter nessun commento ufficiale, intanto però è stata annullata la conferenza dell’allenatore dell’Inter Chivu prevista per le 14.
Chi è Josep Martinez – Originario di Alzira, nella Comunità Valenciana, Josep inizia a giocare a 5 anni quando entra nelle giovanili dell’Alzira. Per dodici anni gioca nella squadra della sua città, poi a 17 anni cresce improvvisamente di statura e viene notato dal Barcellona in un torneo giovanile. Nel 2015 arriva così nella cantera blaugrana, dove trascorre due anni. Nel 2017 passa al Las Palmas. Le sue ottime prestazioni attirano l’attenzione del Lipsia, che lo porta in Germania nel 2020. Dopo aver vinto la Coppa di Germania nel 2022 passa al Genoa, in Serie B. I rossoblù volano in classifica fino a conquistare la promozione in Serie A e nel suo primo campionato nella massima serie italiana Martinez stupisce tutti diventando uno dei protagonisti dell’incredibile stagione del Genoa. Quindi il passaggio all’Inter.
Portiere dell’Inter Martinez travolge e uccide con l’auto anziano carrozzina
Portiere dell’Inter Martinez travolge eÈ successo questa mattina a Fenegrò, in provincia di Como. L’uomo aveva 82 anniuccide con l’auto anziano carrozzina
Josep Martinez – Ipa/Fotogramma
Dramma questa mattina a Fenegrò, in provincia di Como. Poco prima delle 9.45, in via Bergamo,un uomo di 82 anni che si muoveva a bordo di una carrozzina elettrica — descritta dai presenti come una “motoretta a quattro ruote” — è stato investito da un’auto in transito. Al volante c’era ilsecondo portiere dell’Inter Josep Martinez Riera.
L’impatto è stato violentissimo. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi: l’elisoccorso, un’ambulanza e i carabinieri. Nonostante i tentativi dei sanitari di rianimarlo, per l’anziano non c’è stato nulla da fare: è deceduto sul posto.
Alla guida dell’auto c’era Josep Martinez, secondo portiere dell’Inter, rimasto illeso e non trasportato in ospedale. I carabinieri hanno eseguito i rilievi per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. La strada è rimasta temporaneamente chiusa per consentire le operazioni di soccorso e i rilievi di rito.
La ricostruzione: Sul luogo dell’incidente, avvenuto intorno alle 9.45 lungo la strada provinciale 32, sono intervenuti i carabinieri della stazione di Lomazzo. Dai primi accertamenti, pare che la vittima a bordo di una carrozzina elettrica avesse lasciato la ciclabile e attraversato la carreggiata per raggiungere la pista sul senso opposto. Mentre attraversava, è stato travolto dall’auto di Josep Martinez. Il calciatore si è fermato dopo l’incidente e – a quanto si apprende – sarà sottoposto ad accertamenti dai carabinieri.
Il secondo portiere dell’Inter Josep Martinez investe in auto e uccide un anziano in carrozzina: l’incidente a Fenegrò, nel Comasco. Annullata la conferenza stampa di Chivu
Il calciatore 27enne ha investito e ucciso un 81enne a Fenegrò, a pochi minuti dal centro di allenamento dei nerazzurri, Appiano Gentile. Sembra che l’anziano abbia sbandato all’improvviso, forse per un malore
Un pensionato di 81 anni che si spostava su una carrozzina elettrica è morto martedì mattina a Fenegrò, nel Comasco, investito da un’auto guidata dal secondo portiere dell’Inter, Josep Martinez. Proprio per questa vicenda l’Inter ha ritenuto opportuno annullare la conferenza stampa con l’allenatore Christian Chivu, che era programmata alle 14 alla Pinetina, in vista della partita di mercoledì contro la Fiorentina.
I rilievi dopo l’incidente
I carabinieri della compagnia di Cantù, intervenuti per i rilievi, stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’incidente.
Lo scontro è avvenutoin via Bergamo poco prima delle 10 di martedì. L’anziano viaggiava da solo sulla carrozzina elettrica quando all’improvviso è statotravolto dall’auto del calciatore 27enne spagnolo.
Nell’impatto, l’anziano ha riportato traumi e ferite gravissimi. Subito sono stati allertati i soccorsi. A Fenegrò è intervenuta un’ambulanza ed è stato inviato poi anche l’elicottero del 118. Nulla da fare però per l’81enne, morto praticamente sul colpo nell’incidente. Martinez è stato sottoposto a controlli perché si trova ancora in stato di choc.
Secondo alcuni testimoni,sembra che l’anziano abbia sbandato all’improvviso, forse per un malore, e abbia invaso la corsia oppostamentre sopraggiungeva l’auto di Martinez, portando alla tragica fatalità. Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri per chiarire la dinamica dell’incidente.
Villarreal-Barcellona non si giocherà a Miami, l’Uefa applaude. E la Fifa deve ancora dare l’ok alla serie A
L’Optus Stadium di Perth, 61.266 posti, è l’impianto designato per Milan-Como
Salta Villarreal-Barcellona a Miami e sia la Uefa che il commissario europeo per lo Sport applaudono. Sul tavolo, ora, resta Milan-Como in Australia, nel fine settimana dell’8 febbraio 2026. Resta anche e soprattutto sul tavolo della Fifa, che deve ancora dare l’ok. Effetto domino, ipotizza qualcuno del nutrito fronte dei “no“ alla storica prima gara di campionato all’estero. La Liga, martedì sera, ha ufficializzato il dietrofront: “A seguito di colloqui con l’organizzatore della partita di Miami, quest’ultimo ha annunciato la sua decisione di annullare l’evento a causa dell’incertezza generata nelle ultime settimane in Spagna“. Ha vinto il “no“, in pratica.
Il partito al quale si è accostata anche la Uefa che “accoglie con favore la decisione. La nostra posizione riguardo alle partite dei campionati nazionali disputate all’estero resta chiara. Il nostro presidente ha già affermato che devono essere giocate nella nazione corrispondente, qualsiasi altra soluzione priverebbe i tifosi più fedeli e introdurrebbe potenzialmente elementi di distorsione nelle competizioni“. Ceferin aveva comunque, obtorto collo, autorizzato l’espatrio. Aggiungendo: “Deplorevole dover rinunciare a queste due partite, questa decisione è eccezionale e non deve essere considerata un precedente“. Glenn Micallef, commissario europeo per lo Sport, ha poi messo il carico sullo stop della Liga: “Una vittoria per i tifosi, i giocatori e per le tradizioni che rendono speciale il calcio europeo. Confido che la Serie A rifletta su questo aspetto. Mantenere il nostro gioco radicato in Europa rafforza tutti“. La Lega Serie A resta sempre più isolata, insieme a Milan e Como. Dopo il comunicato dei lariani (“sacrificio necessario“) e la risposta della curva (“la nostra fede non viaggia in business class, non accettiamo lezioni di sacrificio, esortiamo chiunque a non essere complice di questa pagliacciata“), ha parlato il direttore sportivo Ludi: “Se sarà limitata a una partita spot, comprendo chi si pone dei dubbi“.
I dubbi se li è posti il Codacons che ha deciso “di diffidare nuovamente Ac Milan, ribadendo la necessità di tutelare gli abbonati. L’erogazione di un voucher pari a 1/19 del costo dell’abbonamento non è conforme alla normativa vigente in materia di tutela dei consumatori, che prevede invece il rimborso in denaro in caso di mancata prestazione“. I dubbi se li è posti l’associazione italiana calciatori, per voce del presidente Umberto Calcagno: “Il problema non è la partita in sé, anche se viene giocata a 28.000 chilometri di distanza, con fusi orari e cambi di temperatura duri da affrontare. Resta il dubbio se sia questo il modello da inseguire“. Per l’ad della Lega Luigi De Siervo la risposta è affermativa. Vedasi il battibecco a distanza con Adrien Rabiot che ha definito “folle” la trasferta australiana: “Guadagna milioni ed è pagato per giocare a calcio. Dovrebbe avere più rispetto per il suo datore di lavoro, il Milan, che ha spinto perché questa partita si giocasse all’estero“. Ora, palla alla Fifa.
Calcio – Coppa del Mondo FIFA – Qualificazioni UEFA – Gruppo I – Norvegia – Israele – Oslo, Norvegia – 11 ottobre 2025 I manifestanti pro-Palestina marciano a Oslo prima della partita Javad Parsa/NTB tramite REUTERS
OSLO, 11 ottobre (Reuters) – La partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Norvegia e Israele, disputata sabato a Oslo, è stata caratterizzata da proteste e da una massiccia risposta delle forze di sicurezza, tra cui l’uso di gas lacrimogeni, con i tifosi norvegesi divisi sulla partecipazione di Israele al torneo a causa della guerra a Gaza. Prima della partita, centinaia di sostenitori filo-palestinesi si sono radunati per protestare davanti al parlamento norvegese; molti di loro indossavano le maglie della nazionale palestinese.
“La partita non avrebbe dovuto essere giocata. Se la Russia viene espulsa, allora anche Israele dovrebbe essere espulso“, ha detto il tifoso norvegese Johan, che indossava la maglia della Palestina. Marciando verso lo stadio Ullevaal con bandiere e razzi palestinesi, i manifestanti si sono radunati all’esterno, promettendo di continuare fino al calcio d’inizio, mentre gli edifici vicini esponevano striscioni pro-palestinesi appesi ai balconi. La sicurezza attorno allo stadio era molto elevata: la polizia aveva chiuso diversi ingressi ore prima dell’inizio della partita, aveva perquisito le borse e ridotto il numero di spettatori ammessi. Successivamente, la polizia norvegese ha confermato di aver utilizzato gas lacrimogeni contro un gruppo di manifestanti che avevano tentato di sfondare le barricate che circondavano lo stadio durante la partita.
“Diversi manifestanti hanno sfondato le barricate della polizia fuori dallo stadio Ullevaal. Abbiamo quindi utilizzato gas lacrimogeni per controllare la folla. Nessuno è rimasto ferito nell’incidente”, ha dichiarato la polizia in una nota ai media norvegesi. Secondo l’agenzia di stampa NTB, la polizia ha arrestato anche diversi dimostranti. Alcuni tifosi norvegesi non sembravano preoccupati per il contesto politico della partita, considerandola solo un ulteriore ostacolo alla qualificazione alla loro prima Coppa del Mondo dal 1998.” Stasera guarderemo la Norvegia qualificarsi e sarà una serata fantastica“, ha detto un tifoso. Oltre 67.000 palestinesi sono stati uccisi nell’attacco israeliano a Gaza, lanciato dopo che i militanti guidati da Hamas hanno fatto irruzione nelle città israeliane e in un festival musicale il 7 ottobre 2023, uccidendo 1.200 persone e catturando 251 ostaggi.
Le truppe israeliane hanno iniziato a ritirarsi venerdì in base a un accordo di pace , che rappresenta la prima fase del piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra tra Israele e il gruppo militante Hamas.
L’organo che governa il calcio europeo “conferma la sua opposizione a giocare partite di campionato all’estero”. Poi però “approva due richieste in via eccezionale”. L’altra è Villarreal-Barcellona
Non è ancora ufficiale, ma quasi. Milan-Como si giocheràa Perth. La Uefaha detto sì: la partita della 24a giornata di serie A si giocherà in Australia. A meno di clamorosi colpi di scena dalla Fifa, che dovrà autorizzare, ma che da tempo ha lasciato intendere di essere favorevole.
Milan-Como a Perth, la Uefa dice sì – Il vero scoglio era la Uefa. E infatti, il paradosso di questo via libera, è che nasce come se fosse un no: “La Uefa conferma la sua opposizione alle partite di campionato nazionali disputate all’estero”, dice per prima cosa il comunicato ufficiale. per poi spiegare che, però, “due richieste sono state approvate in via eccezionale a causa delle lacune normative a livello globale”. In pratica, per colpa delle norme Fifa – questo sostiene la Uefa – Milan-Como e Villarreal-Barcellona, sono autorizzate a traslocare all’estero, portando per la prima volta nella storia due partite delle maggiori leghe europee a giocarsi non solo fuori dai confini nazionali, ma addirittura in un altro continente.
Le ragioni della Uefa – La Uefa ha spiegato che la discussione era entrata nel vivo dopo l’esecutivo del mese scorso a Tirana e che le consultazioni successive avevano “confermato la diffusa mancanza di sostegno, già sollevata da tifosi, altre leghe, club, giocatori e istituzioni europee, in merito al concetto di partite di campionato nazionali trasferite all’estero”. ma come in molte storie c’è un ma: “Dato che il quadro normativo Fifa, attualmente in fase di revisione, non è sufficientemente chiaro e dettagliato, il Comitato Esecutivo Uefa ha preso a malincuore la decisione di approvare, in via eccezionale, le due richieste a lui sottoposte. La Uefa contribuirà attivamente al lavoro in corso condotto dalla FIFA per garantire che le future regole rispettino l’integrità delle competizioni nazionali e lo stretto legame tra club, tifosi e comunità locali”.
Le motivazioni e il tavolo di riforma – Ora la palla passerà al tavolo della Fifa. Con lui la Uefa – ma l’Italia avrà parte attiva – dovrà sedersi per scrivere la nuova regolamentazione in materia. Sarà costituito un gruppo di lavoro all’interno della Fifa per integrare “le lacune del regolamento” evidenziate dalla Uefa ma anche analizzare richieste e necessità dei club, ma sempre tenendo in considerazione i principi cardine dell’organizzazione e mantenendo un ruolo di supervisore sulle decisioni delle singole federazioni.
Lo sfogo per la sostituzione, la risposta piccata del tecnico, ma non solo. L’ex City influisce anche sul rendimento degli altri, a partire da McTominay…
Che l’interlocutore per sfoghi di quel tipo sia quello sbagliato è lapalissiano e a chiarirlo, se mai ce ne fosse bisogno, è proprio la storia di Antonio Conte. Per informazioni chiedere a Lautaro Martinez,apostrofato in malo modo dal tecnico allora all’Inter proprio dopo un gesto di evidente stizza susseguito a una sostituzione. L’allenatore scudettato tutto sopporta tranne che venga messa in discussionela sua leadership. Lui decide, gli altri eseguono, possibilmente in silenzio. Quali che siano gli altri in questione. Il messaggio aKevin De Bruyne, appunto non uno qualunque, è stato per questo estremamente chiaro: “Mi auguro fosse contrariato per il risultato – ha detto a margine della sconfitta contro il Milan– perché se era contrariato per qualche altra cosa ha preso la persona sbagliata“. Punto e a capo. Così, almeno, c’è da augurarsi dalle parti di Napoli.
Già, perché ricucire lo strappo con De Bruyne, professionista esemplare che, con ogni probabilità, dimenticherà al più presto l’accaduto (sostituzione, appunto, non gradita), è assolutamente imprescindibile, non fosse altro che l’ex City, fiore all’occhiello del mercato del Napoli, avrebbe dovuto garantire ai campioni d’Italia quel salto di qualità necessario a ripetersi in campionato e giocare da protagonisti in Champions. Avrebbe dovuto, perché fin qui, al netto dei tre gol messi a referto (uno su punizione e due su rigore), KdB non ha esattamente esaltato il gioco della squadra e, anzi, ha costretto Antonio Conte a modificarne gli equilibri dirottando, ad esempio, McTominay largo a sinistra in una posizione del campo che ne limita l’efficacia in zona gol. Efficacia che lo scorso anno risultò decisiva per il titolo.
Quindi? Quindi non è scontato che Antonio Conte riparta subito da De Bruyne, cui potrebbe concedere un turno di riposo anche per valutare nuove soluzioni tattiche. Neres, per dirne uno, a San Siro ha portato brillantezza, ampiezza e pericolosità nei minuti in cui è stato in campo. Rinunciarvi per fare obbligatoriamente spazio a De Bruyne potrebbe essere un errore che Conte, magari, deciderà di non ripetere. Aggiungiamo: la posizione in campo del belga lo porterà nuovamente a essere tra i primi a entrare nelle rotazioni a gara in corso. Lo accetterà? In fondo si aspettava a Napoli un ruolo da assoluto protagonista cui è abituato da sempre. Il caso, insomma, si chiuderà ma non è chiuso. Mercoledì, in Champions contro lo Sporting, la prima risposta.
L’annata 2026/2027 vedrà un’autentica rivoluzione per il mondo arbitrale. I fischietti dei massimi campionati usciranno dall’AIA e si riuniranno in una società differente finanziata da Serie A, Serie B e FIGC
La prossima stagione, l’annata 2026/2027, vedrà un’autentica rivoluzione per il mondo arbitrale.
I fischietti di livello top, quelli che fanno parte del massimo livello della Can, ovvero quegli arbitri che sono chiamati a dirigere oggi le gare di Serie A e di Serie B, si staccheranno dall’Associazione Italiana Arbitri per formare una società differente e lontana da quella conosciuta finora.
LA NUOVA SOCIETÀ E CHI LA FINANZIA – I direttori di gara di Serie A e Serie B, così come riportato oggi dal Corriere dello Sport si staccheranno dall’Aiaper formare una nuova società terza che sarà finanziata in autonomia dalle due leghe di riferimento (quindi la Lega Serie A e la Lega Serie B) e dalla Figc.
COME IN PREMIER – Il modello che gli arbitri italiani stanno cercando di seguire non è nuovo eunico in Europa. Anzi, il mondo arbitrale ha preso di fatto spunto dal modello in uso in Inghilterra con la PGMOL – Professional Game Match Officials Limited (dove limited sta per la nostra S.p.a.) – che dal 2001 gestisce gli arbitri che dirigono le gare della Premier League.
IL CONFRONTO CON GRAVINA E IL POSSIBILE SCIOPERO – Lo scatto in avanti arriverà dopo il confronto diretto dei giorni scorsi fra il presidente della FIGC Gabriele Gravina e i vertici degli arbitri con la presenza di Guida per i direttori di gara, di Mazzoleni per i varisti e di Meli per gli assistenti. Il motivo del summit era legato alla mancata firma dei contratti collettivi da parte del capo dell’Aia Carlo Pacifici a cui è seguita la minaccia di uno “sciopero bianco“.
PROMOSSA L’IDEA DI ROCCHI – Dall’incontro è stata promossa l’idea portata avanti dal capo dei designatori italiani Gianluca Rocchi che da tempo spinge per l’uscita degli arbitri di Serie A e Serie B dall’Aia per formare una società autonoma anche economicamente.
E GLI ALTRI ARBITRI? – All’Aia rimarrà il compito di gestire i campionati che vanno dalla Serie C, dalla Lega Pro, ai campionati dilettantistici con Daniele Orsato che rimarrà nel ruolo di capo designatore e con l’Aia che avrà il compito di creare, crescere e formare nuovi arbitri. Pagati da chi?Dalla nuova società creatasi.
Ascoltati Immobile, Romagnoli, Provedel e Pellegrini. Il faro degli investigatori puntato anche su possibili attività illecite tra le tifoserie biancoceleste e nerazzurra
L’ex capitano Ciro Immobile, il difensore Alessio Romagnoli, il portiere Ivan Provedel e il terzino Luca Pellegrini. Sono i quattro i giocatori della Lazio, ex o attuali, ascoltati negli ultimi tempi dai militari del nucleo investigativo di Roma. La Procura della Capitale infatti indaga sui rapporti e le pressioni che la tifoseria biancoceleste avrebbe cercato di fare sulla società guidata dal senatore Claudio Lotito. A rivelarlo è Il Domani, che ricorda come un tempo le frange più aggressive e rappresentative del tifo laziale fossero capitanate da Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso il 7 agosto del 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma, nell’ambito di una faida per il controllo del traffico di droga nella Capitale.
L’indagine romana ricorda quella milanese sui tifosi dell’Inter. E forse non è un caso. Da mesi, sull’asse Roma-Milano, viaggiano documenti riferiti alle diverse tifoserie, ma che poco hanno a che fare con il calcio. Il sistema che ruotava intorno agli ultrà dell’Inter è ormai cosa nota. Il sospetto adesso è che il gemellaggio calcistico tra nerazzurri e biancocelesti riguardasse anche dinamiche che vanno oltre il mondo del pallone.
Forse non è un caso se nell’inchiesta milanese sulle modalità mafiose con cui si muovevano i tifosi dell’Inter e del Milan emerge un sostanzioso versante romano. Ad esempio è scritto che con l’aiuto delle cosche di San Luca, gli ultrà puntavano in alto, o meglio in basso, verso Sud, sulla Capitale. E lo facevano cercando di controllare i parcheggi sotto l’Olimpico, gemellandosi con i laziali della Curva Nord, aggredendo i tifosi della Roma e intervenendo nelle faide tra il cantante Fedez e il personal trainer Cristiano Iovino. Ma in fondo lo sapevano anche loro: “Roma non è casa di nessuno… sono selvaggi… Roma non è come Milano… è più cattiva… Roma ha cani sciolti…”. Non solo pressioni dunque: miravano agli affari con i parcheggi. “Se riusciamo abbiamo fatto bingo con Roma, abbiamo fatto centodieci e lode”, dicono infatti gli indagati, non sapendo di essere intercettati.
Il 7 gennaio 2021, al ristorante La Bis Bistecca di Milano, “nasceva il progetto di acquisizione dei parcheggi presso lo stadio di Roma, disegno fortemente incoraggiato e sostenuto da Gherardo Zaccagni”, si legge negli atti, che fanno riferimento all’imprenditore che gestisce alcuni parcheggi a San Siro con la benedizione di Antonio Bellocco, dell’omonima ’ndrina.
A quella cena i commensali parlano di acquisire una fetta dei parcheggi romani dell’Olimpico. Terminato il pranzo, i quattro vanno nello studio di Zaccagni. “Abbiamo la possibilità, per quanto riguarda Roma… stadio! …omissis… non è difficile… per quello ti dico: ho bisogno di parlare con te! Ho bisogno di parlare con te! Se te lo dico è perché loro sono molto vicini a tutto lì a Roma…”, dicono. Caminiti si autolodava dicendo di essere già stato in grado di far avere i parcheggi sotto San Siro “al suo datore”. Per questo era fiducioso nell’operazione romana: “I parcheggi son tanta roba, eh! … gliel’ho fatto prendere io l’appalto… il sottoscritto è stato… come il sottoscritto è stato se piglia Roma e tutti gli altri…”, diceva.
Nei vari incontri Caminiti sottolineava sempre “il suo necessario apporto alla buona riuscita degli affari, parcheggi dell’Olimpico inclusi”. Il tutto grazie “all’intervento di Luigi Mendolicchio, conterraneo di Mauro Russo, e con cui aveva trascorso un periodo di reclusione comune, periodo durante il quale era detenuto anche Giuseppe Calabrò”, è riassunto nell’ordinanza.
Calabrò è un nome che conta: compare già in alcune indagini per essersi incontrato anche conAngelo Senese, fratello del boss Michele detto “’o pazzo”. Un altro collegamento con Roma avviene nel maggio del 2023. I rapporti tra le due tifoserie non sono buoni. E nelle intercettazioni emergono “problematiche nella gestione dei biglietti che avevano tenuto da parte per i tifosi laziali (finale Coppa Italia svoltasi a Roma) in quanto, a seguito di quanto accaduto la sera prima, questi non si sono presentati allo stadio”. L’alleanza era finita.
Ma a luglio alcuni ex Irriducibili partono per Milano. “Adesso siete voi a comandare – dice l’ultrà Beretta al laziale ‘Franchino’ – tu, Momme, Claudio e il Cinese”. Si tratta di Franco Costantino, Claudio Corbolotti, Alessandro Morongelli e Simone De Castro. Sono loro ad entrare in un bar di Pioltello, vicino Milano. Quando escono, è stato siglato un accordo: “…adesso siamo attaccati bene e vedrai che facciamo le cose fatte bene… non costa niente e siamo fratelli… chi rema contro si deve levare dai coglioni…”.
Negli archivi ci sono anche gli interventi di Orial Kolaj, pugile professionista, tifoso della Lazio, amico di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli ed elemento di spicco della criminalità albanese di Roma. L’albanese si sarebbe interessato alla querelle tra Lucia Federico Leonardo (in arte Fedez), Tony Effe e il personal trainer Cristiano Iovino. E lo avrebbe fatto tramite alcuni ultrà dell’Inter intervenuti a sostegno di Fedez.
Ancora: “Il gemellaggio tra gli ultrà interisti e laziali costituisce la prima necessaria premessa per comprendere quanto accaduto”, scrivono gli investigatori riferendosi all’aggressione subita dal personal trainer Cristiano Iovino.
Frutto del gemellaggio tra laziali e interisti sono anche due aggressioni avvenute ai danni dei romanisti. La prima, il 31 ottobre del 2015, quando in occasione di Inter-Roma, “nei pressi del bar Chiringuito, un gruppo di tifosi interisti aggredì alcuni tifosi romanisti di passaggio”. Furono fermati “due ultrà del Nizza presenti all’incontro in virtù dello storico gemellaggio con quelli interisti”.
La seconda, il 26 febbraio 2017, Inter-Roma: “prima dell’inizio dell’incontro circa 80 ultrà interisti dal noto Baretto 1957 si spostarono verso il pub Tenconi di via Tesio col chiaro intento di aggredire i supporter giallorossi. Il contatto fu evitato grazie all’intervento della polizia di Stato”.
Vista l’impossibilità di utilizzare San Siro per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Invernali, Lega e Figc hannoscelto Perth per la gara di campionato dell’8 febbraio 2026. L’esecutivo Uefa deciderà il prossimo 11 settembre
Tifosi rossoneri fuori dallo stadio di San Siro
Da una parte Lega Calcio, sponsor, e federazioni molto ospitali (anche per evidenti logiche commerciali) ma lontanissime dalla nostra; dall’altra Uefa, tifosi di due squadre lombarde (con Codacons accodato), qualche politico locale e addirittura l’Unione Europea. Mezzo mondo (è il caso di dirlo) si sta scomodando per una semplice partita di calcio del campionato di serie A, ovveroMilan-Como.
Il precedente – Come se non bastasse l’aver già esportato in Arabia Saudita laSupercoppa Italiana, a 5mila chilometri da Roma, durante le feste natalizie. Purtroppo il destino (ovvero il calendario reso noto nella prima settimana di giugno) ha programmato il match in questione per l’8 febbraio del 2025, due giorni dopo la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Come fare? E soprattutto, dove andare?
L’idea – Di qui l’idea “partorita“ circa due mesi fa nei Palazzi del pallone nostrano, ovvero spostare il match altrove, addirittura in Australia. Dopo il nullaosta della Figc, a metà luglio, apriti cielo. Polemiche in crescendo, se è vero che una normalissima partita di calcio ha assunto, negli ultimi giorni, le sembianze di un vero e proprio intrigo internazionale. Al punto che qualcuno ha parlato persino di “tradimento”.
Milan-Como giocata nel marzo scorso
Perché in fondo, Perth (capitale dell’Australia Occidentale), dista ben 13.670 km da Milano, raggiungibile con un non troppo comodo volo della durata variabile fra le 20 e le 22 ore (e sette fusi orari da smaltire). Insomma, non sembra proprio che il trasloco sia “un piccolo sacrificio” per i tifosi rossoneri e lariani come invece pensano in via Rosellini.
A favore – “Portare una partita all’estero non significa esportare il campionato, ma far conoscere a nuovi pubblici l’eccellenza del calcio italiano, rafforzando la competitività del sistema e generando risorse che hanno ricadute positive su tutto il movimento, anche a livello giovanile e amatoriale, a fronte di un piccolo sacrificio richiesto ai tifosi del Milan e del Como, che ne trarranno comunque beneficio in termini di maggiore visibilità e popolarità a livello mondiale”.
I contro – Detto che l’11 settembre, a Tirana, l’Esecutivo della Uefa dovrà decidere se approvare o bocciare la “discutibile“ proposta della Lega, vediamo chi sono i “contrari“. Intanto c’è la dichiarazione congiunta firmata da425 gruppi di tifosi in rappresentanza di 25 Paesi che invita Nyon a non autorizzare la delocalizzazione di un match di campionato.
Ma poi ci sono altre dure e autorevoli prese di posizione di chi vuole opporsi a questa soluzione. A cominciare proprio dal presidente della Uefa, lo sloveno Alexander Ceferin, il quale ha manifestato la propria contrarietà ma pure evidenziato una certa “rassegnazione“.
Aleksander Ceferin, presidente Uefa
“Non siamo contenti, ma per quanto abbiamo verificato dal punto di vista legale non abbiamo molti margini se le federazioni sono d’accordo – le parole del numero uno del calcio continentale -. In questo caso entrambe hanno dato il loro consenso (il riferimento è anche alla “Liga“ visto che il 20 dicembre dovrebbe disputarsi Villarreal-Barcellona a Miami, ndr). Resta il fatto che in futuro dovremo discuterne molto seriamente, perché il calcio europeo dovrebbe essere giocato in Europa: i tifosi devono poter seguire le partite in casa, non tutti possono andare in Australia o negli Stati Uniti”.
Poi Ceferin ha aggiunto: “Apriremo questa discussione anche con la Fifa e con tutte le federazioni, perché non credo sia una buona soluzione. Se si tratta di un’eccezione o c’è un motivo specifico, può andare ma, in linea di principio, le squadre europee dovrebbero restare in Europa, perché i loro tifosi vivono qui”. E a loro, invece, viene richiesto di fare i globetrotter.
Unione europea – Ancora più forti, nelle ultime ore, le dichiarazioni diGlenn Micallef, Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, il quale si è schierato apertamente contro le eventuali partite al di fuori dei confini continentali:
“Il calcio europeo appartiene all’Europa. Nelle ultime settimane quella che dovrebbe essere un’ovvietà è stata messa in discussione dalla decisione della Liga e della Serie A di disputare incontri di campionato al di fuori dei nostri confini, negli Stati Uniti e in Australia.
Quando ho sentito la tesi secondo cui giocare una sola partita di campionato fuori dall’Europa su 380 partite totali sarebbe innocuo, non potevo che essere in disaccordo. Una sola partita di campionato al di fuori dell’Europa è già una partita di troppo. È una questione di principio. Il calcio è comunità, è un bene pubblico, fa parte della nostra identità. Lo so non solo come politico, ma anche come tifoso.
E i club si basano sull’impegno dei tifosi, molti dei quali fanno grandi sacrifici personali per sostenerli in ogni circostanza. Privarli delle partite non è innovazione ma tradimento della fiducia. Anche l’Associazione spagnola dei calciatori professionisti si è opposta all’opzione di giocare negli Usa, così come l’allenatore del Como”.
Cesc Fabregas, allenatore Como
Il tecnico – In effetti sull’argomento Cesc Fabregas è stato molto chiaro: “Non è stata chiesta la mia opinione su questa cosa. Penso non sia bello per i nostri tifosi”, appoggiando così la dura presa di posizione del Commissario Ue che continua la sua analisi: “Ciò che è in gioco qui è proprio l’integrità del modello sportivo europeo, che è fondato su club forti e basati sulla comunità. Senza la comunità, il modello crolla. Portare le partite di campionato nazionali fuori dall’Europa significa minare il cuore stesso del calcio europeo. Spero che i veri tifosi di calcio del Vecchio Continente facciano sentire la loro voce. Il calcio europeo appartiene all’Europa”.
Il bus con a bordo lo staff della Nazionale di calcio lussemburghese U21 è finito fuori strada nei pressi della città di Languidic, in Bretagna. Già dimessi i cinque calciatori trasportati in ospedali per accertamenti. La partita è stata rinviata al 3 ottobre 2026
Under 21, rinviata Lussemburgo-Francia: malore e incidente per l’autista del pullman
Verrà recuperato nella giornata di sabato 3 ottobre 2026 il match tra le nazionali cadette della Francia e del Lussemburgo impegnate nelle qualificazioni per il Campionato Europeo 2027 Under 21. La Uefa, d’intesa con i responsabili delle due federazioni, ha infatti deciso di rinviare la partita originariamente in programma alle ore 18.30 di venerdì 5 settembre 2025, all’interno dello stadio Stade Yves Allainmat-Le Moustoir di Lorient, a causa di un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto anche il pullman degli ospiti guidati dal commissario tecnico Mario Mutsch. L’episodio è avvenuto nella serata di giovedì 4 lungo la sulla Route Nationale 24, in direzione Rennes, nei pressi della città di Languidic, in Bretagna. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’autista del mezzo avrebbe accusato un malore. Il veicolo è finito fuori strada e, dopo aver colpito un terrapieno, è scivolato di qualche metro al di sotto della carreggiata, con i calciatori che sono rimasti intrappolati al suo interno.
Cinque calciatori in ospedale – Nessun problema meccanico è stato riscontrato sul veicolo che, al momento dell’impatto, stava trasportando una delegazione composta da 33 persone, fra i calciatori e i membri dello staff tecnico e medico. In seguito all’incidente stradale, la delegazione è stata trasferita e ospitata in una sala comunale del municipio di Languidic, mentre cinque membri della Nazionale Under 21 lussemburghese sono stati trasportati in ospedale per accertamenti e per sanare le ferite, tra cui tagli e contusioni. Sono già stati dimessi quasi in concomitanza con l’annuncio della Uefa, che ha rinviato il match, valido per il gruppo C delle qualificazioni per il Campionato Europeo 2027, al prossimo autunno.
Msunderstanding in casa Inter. Dopo aver scoperto gli avversari da affrontare nella League Phase di Champions League, il presidente dell’Inter, Beppe Marotta è intervenuto anche a TRT Sport: “Sarà un girone impegnativo, come tutti i gironi in questa nuova Champions, l’importante è affrontare gli avversari nella migliore forma fisica e psicologica” ha detto prima di rispondere su Hakan Calhanoglu, sul quale ha svelato un possibile spoiler sul futuro.
Qual è la situazione di Calhanoglu?: “La situazione è che lui che deve decidere cosa fare. Siamo in attesa della sua decisione“. Proprio in questo caso, il presidente dell’Inter pensava che la domanda fosse su Taremi, invece che sul turco.
Sono stati quattro anni positivi: “Assolutamente sì. La sua esperienza con noi è stata assolutamente bellissima e grazie al suo apporto ed esperienza abbiamo fatto quattro anni splendidi e continueremo a farlo perché quest’anno sarà importante il suo apporto“.
Negli ultimi tre anni avete giocato due finali. – “Negli ultimi tre anni abbiamo fatto due finali, con City e PSG. Evidentemente il livello era molto alto, ma l’importante è arrivare perché si fa sempre molta fatica ad arrivare a giocare una finale“.
LA RETTIFICA– La rettifica dell’Inter è arrivata poco dopo: “Il giocatore al quale si riferisce il presidente Marotta nell’intervista alla tv turca non e’ Hakan Calhanoglu ma Mehdi Taremi Il presidente ha capito che la domanda si riferisse all’attaccante iraniano Anche la tv turca ora correggerà l’intervista. Il presidente ha chiarito ora alla tv turca ora che Calhanoglu ś un giocatore importante, presente e futuro dell’Inter“.