Almeno due persone sono morte e altre due sono rimaste ferite nel crollo di un ponte in costruzione a Lochem, nell’est dei Paesi Bassi.Lo hanno riferito le autorità olandesi.
“Durante la costruzione di un ponte si è verificato un incidente industriale. Sfortunatamente, ciò ha provocato due morti. Due persone sono rimaste ferite“, ha scritto su X l’autorità regionale olandese per la sicurezza. Non è stato ancora chiarito cosa abbia causato la caduta del ponte.
Il momento dell’incontro tanto atteso è quasi arrivato. Domani di prima mattina a Palazzo Marino il sindaco Giuseppe Sala incontrerà i vertici di Milan e Inter per parlare dell’ipotesi di ristrutturazione dello stadio di San Siro senza costringere le due squadre a giocare altrove per un paio di stagioni. Un’ipotesi, quella dei lavori senza trasloco, che ha guadagnato punti dopo la lettera di giovedì di Webuild, la società di costruzioni convinta che il restyling della Scala del calcio sia possibile.
I due club, però, nutrono ancora più di una perplessità su questa opzione e confermano che il loro Piano A è diverso: il Milan punta a realizzare il suo nuovo stadio a San Donato Milanese e ha già avviato le pratiche urbanistiche necessarie; l’Inter ha opzionato fino ad aprile un terreno del gruppo Cabassi a Rozzano con lo stesso obiettivo dei cugini rossoneri: realizzare il nuovo impianto fuori Milano. Ma mai dire mai.
I colpi di scena sul caso San Siro si susseguono, almeno a parole. Domani per il Milan arriverà a Palazzo Marino il presidente Paolo Scaroni, mentre per l’Inter ci sarà l’amministratore delegato Alessandro Antonello. È stato proprio quest’ultimo, ieri ai microfoni di Sky Sport prima di Inter-Atletico Madrid di Champions, a svelare la data dell’incontro su San Siro: “La novità sul tema stadio è che siamo stati convocati ufficialmente dal sindaco Sala per giovedì (domani, ndr), ci immaginiamo che il tavolo discuterà di questa possibilità emersa in questi giorni in cui non siamo stati coinvolti“. Il dirigente nerazzurro non ha nascosto “un po’ di disorientamento da parte nostra: in questi anni il nostro percorso è stato molto lineare e concreto, l’idea era quella di avere uno stadio congiunto a San Siro col Milan, poi le vicissitudini hanno cambiato gli scenari e le strade si sono divise“.
Il Milan decise prima di puntare sull’area dell’ippodromo La Maura, vicino a San Siro, per il suo nuovo impianto senza Inter, poi ha virato sull’area San Francesco a San Donato Milanese, un terreno che la società di Gerry Cardinale ha acquistato nei giorni scorsi per 20 milioni di euro.
Da mesi, dunque, l’asse rossonerazzurro sullo stadio si è spezzato. Sala sta provando a ricomporlo sul progetto di ristrutturazione del Meazza. “Oggi c’è questa opportunità messa sul tavolo dall’amministrazione – commenta Antonello –. Noi vogliamo valutarla perché la priorità in questo momento è continuare a lavorare sul progetto di Rozzano, che è una possibilità molto concreta. Stiamo lavorando coi nostri advisor per arrivare a una conclusione in vista del periodo di esclusiva sull’area che si chiuderà a fine aprile. Affronteremo il meeting con il sindaco cercando di capire le opzioni sul tavolo“.
Quattro posti sono garantiti, ecco come possono arrivare gli altri tre
La premessa è che siamo di fronte a un caso limite che però per regolamento può verificarsi. Di cosa stiamo parlando? Nel 2024-25 l’Italia può avere addirittura 7 squadre (sì, 7, avete letto bene…) al via della nuova Champions League. Naturalmente non si tratta di una regola che vale solo per il nostro Paese, ma i campionati del Vecchio Continente che partono da 4 “slot” garantiti (lo spagnolo, l’inglese, l’italiano e il tedesco). Ecco come possono salire a 7.
QUINTO SLOT – Il quinto slot arriverà se l’Italia chiuderà la stagione 2023-2024 al primo o al secondo posto nel ranking Uefa per club. Lo ricordiamo, il piazzamento nel ranking viene determinato dai risultati ottenuti dalle formazioni della stessa Federazione nelle tre coppe europee. Attualmente l’Italia è prima, davanti a Germania e Inghilterra, e se la stagione finisse adesso, nel 2024-25 avremmo garantito un quinto “slot” nella nuova Champions a 36 formazioni. Naturalmente spetterebbe alla quinta classificata in Serie A.
SESTO E SETTIMO SLOT – Se, tutto sommato, non è impossibile pensare a un’Italia al primo o al secondo posto finale nel ranking Uefa 2023-24 (lo scorso anno abbiamo chiuso secondi…), decisamente più complicato è ottenere uno degli altri due “slot“. O addirittura entrambi e dunque avere 7 squadre al via della Champions 2024-25. Il sesto slot arriverà se una tra Napoli o Lazio vincerà la Champions e al tempo stesso in campionato non si piazzerà tra le prime quattro (o tra le prime 5, se l’Italia chiuderà prima o seconda nel ranking stagionale Uefa). In questo caso il Napoli o la Lazio accederà alla nuova Champions senza… escludere nessuna delle altre 4 (o 5) italiane qualificate in base alla graduatoria della Serie A. E il settimo posto o comunque l’altro posto in più che può scattare? E’ necessario che una tra Milan, Roma e Atalanta vinca l‘Europa League e contemporaneamente non si classifichi tra le prime quattro in Serie A (o tra le prime 5, se l’Italia chiuderà prima o seconda nel ranking stagionale Uefa). Si tratta come detto di casi “limite“, ma previsti dal regolamento: il numero massimo di formazioni al via della prossima Champions per ogni Paese è 7, ma come detto può essere raggiunto solo dalle Federazioni che ne ha 4 “garantite” in partenza.
Tensione in viale Lazio: sul posto, oltre alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco c’è il sindaco Gianni Ferretti, che si sta adoperando per far scendere i lavoratori
Resta alta la tensione in viale Lazio dove, da questa mattina, una ventina di operai si sono arrampicati sul tetto di una palazzina per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi da 5 mesi.
Uno dei lavoratori è stato trasportato in ospedale dopo essersi versato addosso della benzina. Non si è dato fuoco ma è stato ricoverato per il bruciore provocato sul corpo investito dal liquido infiammabile.
Sul posto è intervenuto il sindaco di Rozzano Gianni Ferretti che sta cercando di convincere gli operai a scendere, per incontrare l’amministratore del condominio e cercare di risolvere il problema. La palazzina in questione – dove è in corso un intervento di riqualificazione avviato con il superbonus al 110% – è in parte di proprietà di Aler e in parte di inquilini che hanno acquistato l’alloggio.
La situazione è molto critica in quanto i lavoratori sembrano intenzionati a non scendere dalle impalcature e a proseguire la protesta. Viale Lazio è stato chiuso al traffico per consentire ai mezzi di soccorso le operazioni dal caso. Polizia locale, carabinieri, vigili del fuoco e un’ambulanza stanno monitorando la situazione, sul fronte della sicurezza pubblica e della circolazione stradale.
Per il tecnico dei granata fatale il ko con l’Empoli. Atteso l’annuncio ufficiale del cambio in panchina, con l’arrivo del tecnico romano fermo dal dicembre 2022
Esonerato Pippo Inzaghi. La Salernitana ha deciso di affidarsi a Fabio Liverani per tentare di risalire una classifica che inizia a farsi davvero critica. L’annuncio del cambio di guida tecnica è previsto nella giornata di domani. Il pesante ko interno di ieri (1-3 il finale) con l’Empoli è costato infatti la panchina a Inzaghi. La Salernitana aveva infatti deciso a quel punto di esonerare il tecnico, con i campani ultimi in classifica con soli 13 punti in 24 partite, a sei di distacco dalla zona salvezza (con l’Udinese che peraltro ha una partita in meno e l’Hellas addirittura due). Inzaghi era subentrato il 10 ottobre 2023 al posto dell’esonerato Paulo Sousa. Con lui la Salernitana ha infilato due vittorie, 4 pareggi e 10 sconfitte nelle 16 gare di Serie A.
Per sostituirlo alla fine la scelta è caduta sul tecnico romano, fermo dal dicembre 2022, quando era stato esonerato dal Cagliari.
Le auto bruciate nel parcheggio di via MarchesiLe auto bruciate nel parcheggio di via Marchesi
La devastazione è avvenuta in via Marchesi, vicino al Parco delle Cave, nella notte tra venerdì e sabato. Il precedente e la rabbia dei residenti
Dieci automobili sono state date alle fiamme nella notte tra venerdì e sabato in via Pompeo Marchesi a Milano, nella zona del Parco delle Cave. Sul posto sono intervenuti diversi mezzi dei vigili del fuoco del comando milanese ma quando sono riusciti a spegnere l’incendio, il fuoco aveva già devastato il parcheggio.
Il rogo è avvenuto intorno alle due del mattino all’interno di un parcheggio riservato a due condomini all’altezza del civico 54. Le fiamme, originate da un singolo veicolo, si sono estese a quelli vicini finché alcuni passanti non si sono accorti delle lingue di fuoco e hanno chiamato il 112.
Fortunatamente non si registrano né feriti né intossicati. Non è chiaro, al momento, se l’incendio è stato accidentale o ha un’origine dolosa. Sul posto stanno indagando la polizia, con una Volante del commissariato Bonola, e i tecnici dei vigili del fuoco.
Il precedente – Due notti fa, in un parcheggio di via Luigi Mengoni, sempre nella periferia ovest, 11 veicoli posteggiati, di cui 7 di proprietà di calciatrici del Milan residenti in uno stabile vicino, erano stati presi di mira da tre vandali. Bloccato e arrestato dai carabinieri uno dei tre, un 33enne marocchino irregolare e senza fissa dimora, con precedenti, in stato di alterazione psicofisica. I due complici sono riusciti a fuggire.
Le reazioni – “Siamo allo sbando, ogni giorno assistiamo ad atti vandalici, aggressioni o incendi – commenta Franco Vassallo, responsabile per le politiche abitative e decentramento del coordinamento cittadino di Milano di “Noi moderati” e residente nel quartiere -. Non solo l’incendio e non solo i danni alle auto: due giorni fa, una ragazza che camminava davanti alla scuola primaria di via Forze Armate 279, è stata aggredita derubata del suo cellulare. Il ladro è poi scappato nel Parco delle Cave. Nel quartiere la gente ha paura, bisogna intervenire“.
Milan femminile nel mirino dei vandali: danneggiate le auto delle calciatrici
Milano, colpiti i veicoli parcheggiati nel condominio dove vivono le sportive: arrestato un uomo, altri due sono riusciti a fuggire
La scorsa notte un gruppo di tre persone, una delle quali arrestata, ha colpito il parcheggio di un condominio in zona Forze Armate, in cui abitano le giocatrici del Milan femminile. In totale sono stati danneggiati 11 veicoli, sette dei quali di proprietà di calciatrici.
Potrebbe essere però una casualità, dal momento che il gesto, su cui indagano i carabinieri del nucleo radiomobile, non sembra essere legato a una volontà di colpire il club rossonero. Due dei complici sono riusciti a fuggire, mentre il terzo, un 33enne marocchino, irregolare e senza fissa dimora, è rimasto al parcheggio fino all’arrivo dei carabinieri, quando ha dato in escandescenza, prendendo a testate una recinzione metallica.
Contenuto a fatica dai militari, è stato arrestato per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale e portato in caserma, dove ha proseguito con lo stesso comportamento oppositivo. È stato necessario quindi l’intervento del 118, che ha trasportato il 33enne in codice verde all’ospedale Fatebenefratelli, dove – fanno sapere i carabinieri in un nota – si trova ancora, sedato e piantonato.
Una donna di 92 anni è rimasta intossicata a causa delle esalazioni provocate dalle vernici utilizzate per il rifacimento del cappotto di un condominio, a Verona, nel quartiere Golosine. Sul posto con i vigili del fuoco sono intervenuti i tecnici di Arpav e Spisal dell’Ulss 9 Scaligera e la polizia amministrativa. Il palazzo è stato evacuato e al momento nessun inquilino può rientrare. Sono coinvolte 10 famiglie. I vigili del fuoco stanno procedendo per misurare le esalazioni.
Il club blaugrana, dal 2012 al 2015 aumentava i corrispettivi ai procuratori per garantire bonus ulteriori ai calciatori che essi rappresentavano. Questo andava ad alterare i compensi imponibili su cui si pagano le tasse.
Non è di certo un periodo semplice nella storia del Barcellona. Se da una parte la stagione sportiva non sta dando i risultati sperati, fuori dal rettangolo di gioco non sono certo di poco conto i problemi che stanno investendo la società. Si va dal caso Negreira alla situazione economica del club in vista della prossima stagione, passando per le indagini che potrebbero vedere il presidente Laporta accusato di frode fiscale, e ora è arrivata una sentenza che impone al club il pagamento di 23 milioni di euro relativi alle imposte sui compensi riconosciuti agli agenti dei calciatori dal 2012 al 2015.
Come riporta il quotidiano spagnolo AS, nella giornata di oggi la Camera amministrativa del Tribunale Nazionale ha ratificato la risoluzione del Tribunale amministrativo economico centrale (TEAC) per quanto riguarda il compenso che il Barcellona deve versare nelle casse statali per il pagamento dell’IRPEF. Il club, secondo i rilievi fatti dagli investigatori, aumentava i compensi agli agenti per riconoscere una parte dei bonus ai calciatori da essi rappresentati, così da non violare il regolamento del Fai Play Finanziario della Liga.
Barça multa Fisco – Le sanzioni per il periodo 2012-2015 – L’ordinanza, si legge, sostiene che i compensi corrisposti dal Barcellona agli agenti dei calciatori, dato che prestano i loro servizi ai calciatori e non alla società, sono classificabili come reddito da lavoro e sono soggetti alla relativa tassazione. La cifra identificata, come detto, è di 23 milioni. E comprende l’ammontare della tassazione, 8.764.118 euro, più, a titolo di sanzione, 3.031.893 euro, 4.348.402 euro, 5.172.955 euro e 1.414.158 euro, rispettivamente per gli anni dal 2012 al 2015. Per un totale di 22.731.526 euro.
Barça multa Fisco – La motivazione del TEAC -«Dai fatti accertati dall’Ispettorato – si legge nella risoluzione del TEAC -, risulta che i pagamenti effettuati dalla Società sono stati effettuati in nome e per conto degli atleti, effettivi destinatari delle prestazioni rese dagli agenti, mentre risulta che gli agenti prestano un servizio commissionato dal Club o in rappresentanza del Club, che non è in alcun modo accreditato e la realtà risultante dai documenti del fascicolo è contraria a queste circostanze, poiché gli agenti rappresentano i giocatori e agiscono nel loro interesse. L’Ispezione giunge alla conclusione che il rapporto instaurato tra il Barça e gli agenti serve esclusivamente a coprire i pagamenti effettuati dal Club ai giocatori. Questa osservazione è condivisa dalla Camera».
Nel caso di specie, si legge nella sentenza, «sembra che la società retribuisca l’agente per prestazioni inesistenti, quando in realtà parte del compenso viene così corrisposto al calciatore, per i servizi da lui resi alla società», con la corrispondente incidenza fiscale, che colpisce le imposta sul reddito delle persone fisiche e l’IVA distorcendo la base imponibile.
L’Italia affronterà Israele, Belgio e Francia nella Nations League. Lo ha stabilito il sorteggio della Uefa, a Parigi. L’Italia di Spalletti era inserita nella prima fascia della Lega A. Si parte il 5-7 dicembre con le prime gare del girone, le prime due classificate andranno ai quarti di finale in programma il 20-25 marzo 2025, mentre le Final Four si terranno il 4-8 giugno 2025. Le terze di ogni gruppo giocano un playoff con le seconde dei gruppi di Serie B per restare in Serie A. Le quarte di ogni gruppo retrocedono in Serie B. All’attivo dell’Italia, due terzi posti consecutivi conquistati nel 2021 e nel 2023.
LEGA A DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Croazia, Portogallo, Polonia, Scozia.
Gruppo 2:Italia, Belgio, Francia, Israele.
Gruppo 3: Olanda, Ungheria, Germania, Bosnia-Erzegovina.
Gruppo 4: Spagna, Danimarca, Svizzera, Serbia.
LEGA B DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Repubblica Ceca, Ucraina, Albania, Georgia.
Gruppo 2: Inghilterra, Finlandia, Repubblica d’Irlanda, Kazakistan.
Gruppo 3: Austria, Norvegia, Slovenia, Grecia.
Gruppo 4: Galles, Islanda, Montenegro, Turchia.
LEGA C DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Svezia, Azerbaigian, Slovacchia, Estonia.
Gruppo 2: Romania, Kosovo, Cipro, Lituania/Gibilterra.
Gruppo 3: Lussemburgo, Bulgaria, Irlanda del Nord, Bielorussia.
Gruppo 4: Armenia, Isole Far Oer, Macedonia del Nord, Lettonia.
LEGA D DI NATIONS LEAGUE
Gruppo 1: Lituania/Gibilterra, San Marino, Liechtenstein.
Gruppo 2: Moldavia, Malta, Andorra.
Quali sono le date della Nations League 2024/25? Di seguito, il calendario con tutti gli appuntamenti che porteranno alla fase finale:
Sorteggio fase a leghe: 8 febbraio 2024
Prima giornata: 5-7 settembre 2024
Seconda giornata: 8-10 settembre 2024
Terza giornata: 10-12 ottobre 2024
Quarta giornata: 13-15 ottobre 2024
Quinta giornata: 14-16 novembre 2024
Sesta giornata: 17-19 novembre 2024
Sorteggio spareggi per la fase a eliminazione diretta: novembre 2024
Spareggi per la fase a eliminazione diretta: 20-25 marzo 2025
Quarti di finale Lega A: 20-25 marzo 2025
Fase finale: 4-8 giugno 2025
Regolamento sorteggio Nations League – Le novità – Cosa cambierà per la Nations League 2024/25? La UEFA Nations League verrà ampliata con un nuovo turno a eliminazione diretta che si giocherà a marzo 2025, creando continuità tra la fase a gironi che termina a novembre e le finals di giugno.
Le prime e le seconde classificate dei gironi della Lega A parteciperanno ai quarti di finale con gare di andata e ritorno. Le vincitrici di questi incontri si qualificano per le finals a quattro squadre. Le quarte classificate delle Leghe A e B retrocedono direttamente nelle Leghe B e C. Le due quarte classificate con meno punti della Lega C retrocedono invece in Lega D.
Le vincitrici dei quattro gironi delle Leghe B e C, oltre alle due vincitrici dei gironi della Lega D, vengono promosse direttamente nelle Leghe A, B e C. Le terze classificate della Lega A e le seconde classificate della Lega B, nonché le terze classificate della Lega B e le seconde classificate della Lega C, disputeranno gli spareggi promozione/retrocessione con gare di andata e ritorno.
Sono anche previsti spareggi tra le due migliori quarte classificatedella Lega C e le due seconde classificate della Lega D. L’ampliamento della UEFA Nations League nella sosta nazionali di marzo riguarderà solo un numero selezionato di squadre, mentre le altre saranno già pronte a iniziare le qualificazioni europee.
Sanremo 2024, la prima serata: Loredana Berté in cima alla top five. Mengoni, omaggio ad Anna Marchesini. L’appello pacifista di Dargen D’Amico, e i Ricchi e poveri fanno ballare tutti
In diretta dal teatro Ariston la (lunghissima) prima serata: sul palco salgono tutti e trenta gli artisti in gara. Highlights: Annalisa superpop, le lacrime di Big Mama, il blues rock di Loredana Berté, lo sketch di Fiorello sull’intelligenza artificiale
A condurre il Festival per la quinta volta Amadeus, affiancato da Marco Mengoni, vincitore della scorsa edizione. In conferenza stampa conduttore e coconduttore cantano “Bella ciao”
Terminata la prima serata del festival con l’esibizione di tutti i 30 cantanti che hanno presentatole canzoni in gara. I brani sono stati votati solo dalla giuria della sala stampa, tv e web. All’esito del risultato complessivo della votazione è stata stilata una classifica delle 30 canzoni eseguite nella serata, Amadeus e Marco Mengonihanno comunicato al pubblico le prime 5 posizioni in classifica.
I voti alle esibizioni dei trenta artisti in gara al festival
Trenta artisti in gara perla prima seratadel 74esimo Festival di Sanremo, il quinto consecutivo per Amadeus, in diretta su Rai 1. In base alla scaletta annunciata da Amadeus e Marco Mengoni, co-conduttore della serata, si comincia con Clarae si finisce con Il Tre: si faranno le ore piccole e sarà una prova di forza per il pubblico di affezionati. Ecco i voti assegnati da Ernesto Assante al termine di ogni esibizione.
Difficile maltrattare una ragazza che canta molto bene e sa stare altrettanto bene sul palco, e che propone un brano ben costruito, con un buon ritornello e una dinamica piacevole. Ma diciamo che non va oltre la sufficienza, se dobbiamo parlare di originalità. Tutto al di sopra della media, ma forse non è abbastanza.
Fa molta attenzione ai capelli sulla fronte appena sale sul palco, probabilmente per nervosismo, ma ha un pezzo che gli permette si sollevarsi e svolazzare su una melodia accattivante con un testo piacevolmente carico di ‘pentimento’ d’amore. L’arrangiamento è bello e il pezzo ha una sua grande dignità
Accolta con gli applausi che merita a prescindere, fa battere le mani del pubblico con il reggae/latino, ha classe da vendere e una canzone che ‘parla’ con poesia e chiarezza. È la Mannoia di sempre, quella che il pubblico ama, quella che frequenta la canzone con sapienza e profondità
D’accordo, l’idea di ‘stile’ è relativa, e magari quello dei La Sad per loro ha un senso. Ma il miscuglio di punk, abito nero elegante, scheletro alla Kriminal rende la banda in scena poco credibile. Non si capisce molto perché la canzone sia in gara, se non ovviamente per il sostegno a “Telefono amico”. Ma in giro c’è di meglio. Anche nel look
Canta con un cuoricino in mano ed è chiaro che parla all’immensa platea degli innamorati. E canta con una precisione tale da sembrare in playback. Pezzo completamente nel suo stile, riconoscibile e potente, non particolarmente sorprendente ma decisamente ben costruito e ben arrangiato. Crescerà nei prossimi ascolti
Se fosse solo per la musica il pezzo meriterebbe al massimo una solida sufficienza, il tormentone di Ghali non brilla per originalità. Ma il testo, invece, da un senso al tutto, raccontando la realtà senza mezzi termini. Pezzo ‘politico’, dunque, ma sul ritmo della dance. Non proprio ‘balla e difendi’ da centro sociale, ma c’è persino l’eco della guerra a Gaza. E non è poco
No, non ci aspettavamo novità ma conferme dai Negramaro. Perché per confermare il livello eccellente della propria storia la band salentina ha messo insieme il meglio delle sue anime, quella melodica, quella passionale, quella meravigliosamente ‘antica’ e italiana, quella generazionalmente rock e internazionale. Bravi e basta
Sullo stesso giro di accordi saranno state scritte almeno quarantamila canzoni. Ma il super-iper-mega-ultra tormentone di Annalisa sarà, al di là di quello che ognuno può liberamente pensare del brano, uno di quelli che ascolteremo, volontariamente o no, più di ogni altro. Vincitrice troppo annunciata, vincerà il suo Festival comunque vada, ma potrebbe puntare più in alto
Ennio Morricone – “Le note non sono più importanti ormai, è importante quello che il compositore le fa diventare” dice Morricone in chiusura dello spot che annuncia il bellissimo documentario di Giuseppe Tornatore dedicato al grande musicista italiano. Quindi ascoltate le canzoni di Sanremo e pensateci su
Pezzo che conferma lo status di Mahmood, che è uno degli artisti italiani che pensa, scrive e interpreta come un’artista internazionale. Pezzo perfettamente contemporaneo, anche nelle soluzioni gergali del testo, con un bellissimo equilibrio tra componente melodica e ritmica, tra canzone e tormentone
Bella canzone, grande interpretazione, ottima performance con il balletto alle sue spalle. D’accordo, abbiamo un debole per lui, ma anche Diodato, come Negramaro e Mannoia non ha bisogno di altro che essere sé stesso. Certo, si potrebbe dire che manca di originalità, ma le belle canzoni possono anche averne, perché sfuggono al tempo e alle regole
“Prima ti dicono basta, sei pazza e poi ti fanno santa”. Grande Berté, che si racconta senza filtri. Onore al merito, alla sua franchezza, alla sua potenza, alla sua personalità, al fatto che si presenti al Festival non avendo “bisogno di chi mi perdona”. Non è esattamente un brano memorabile, ma lei è l’ultima diva alternativa della canzone italiana, merita rispetto e affetto, perché non molla mai
Lo stile oggi si chiama ‘urban’, perché non è hip hop, canzone, pop, elettronica, dance, ma una fusione di tutto questo. E Geolier, con immenso successo, lo rappresenta bene, cantando in ‘neolingua’, che è napoletano, ma potrebbe essere inglese o turco, andrebbe bene lo stesso, E’ bravo, piace, andrà bene, anche con questo brano, che “stimola ma non stordisce”…
Melodia e tempo lento, per una ballata ‘sanremese’ ben costruita, che in anni meno ‘concorrenziali’ avrebbe probabilmente vinto. Alessandra Amoroso esordisce al Festival mettendoci del suo meglio
“Facciamo una canzone dance con un pizzico di elettropop, i violini degli arrangiamenti classici della disco music, con delle strofe pop, e un testo da tormentone che la gente può imparare a memoria in tre secondi”. Questo è probabile si siano detti i fratelli Fiordispino, Davide Petrella e Francesco Catitti prima di scrivere la canzone. Ci sono riusciti
Non un brano destinato a passare alla storia, probabilmente pensato per resistere al massimo qualche mese nelle classifiche di streaming. Peccato, perché Angelina Mango sembra avere migliore personalità e migliori speranze. Per ora ci si diverte, ma non abbastanza.
Bisogna prendere atto del fatto che Ignazio, Gianluca e Piero, i tre ‘ex bambini’ de Il Volo sono enormemente cresciuti e sono usciti alla grande dal loro cliché, hanno conquistato maturità, stile, personalità. E lo dimostrano sul palco del Festival con una canzone ‘pennellata’ sulla loro nuova anima. Bravi
È bellissimo vedere BigMama conquistare il palco di Sanremo, con la sua personalità, le sue parole, le sue idee, tutta se stessa. E la canzone racconta la sua crescita, quanto è cambiata nello stile, meno ‘rabbioso’, provocatorio, e più maturo, e quanto certamente è cambiata nella vita
Giocano la carta del tormentone in salsa dance e francamente avrebbero potuto farne a meno. Ma sono sempre amatissimi dal pubblico, sanno ancora cantare bene, hanno energia e passione, sono simpatici e bravi e alla fine siamo stati contenti di vederli sul palco.
Canta in maniera diversa, non gioca solo di potenza, prova a dare una dimensione diversa a quello che fa, e gioca anche lei con lo schema del tormentone. Ma la canzone non è esattamente memorabile
Diciamolo, non è una canzone che metteremmo in autoplay nel nostro smartphone, ma è impossibile dire che non sono bravi, anzi bravissimi. Grandi voci, che insieme stanno bene nella loro diversità. E si vede che si divertono insieme e che sanno fare il loro mestiere meglio di moltissimi altri. Quindi complimenti
“Questa città sembra una competizione, restiamo qua, fermi a guardare la nostra generazione”. Sono veri, sono così, sono un collettivo e non una band, suonano una musica che non aspira al paradiso dell’arte, ma all’immediatezza di uno foto su Instagram. Prendeteli per quello che sono e divertitevi
Dopo aver fatto stadi pieni e dischi di successo, approda a Sanremo Gazzelle come cantautore della nuova generazione. Fa la sua bella figura con una canzone elegante e bella
Voto 4 alla canzone 7 per il proclama pacifista finale
(ansa)
Non mi viene un buon motivo per consigliare l’ascolto della canzone di Dargen D’Amico. E quindi per ora il voto è basso, ma mi sembra difficile che possa migliorare. Poi, dato che lui è meglio delle canzoni che canta, si riscatta con un invito alla pace chiaro e limpido, usando al meglio il palco del Festival
Pezzo scontato, metà melodico e metà tormentone, ma talmente ‘indeciso’ da non pendere da un lato o dall’altro. Sembra troppo già sentito e lascia il tempo che trova
Il pezzo comincia sottotono, poi svolta, cresce, cambia suono, cambia atmosfera, si arricchisce, in un bel crescendo esce dal prevedibile e si dimostra per quello che è, ovvero uno dei migliori pezzi della serata
Uno dei campioni italiani di tormentone esce dal territorio familiare del reggaeton e gioca con l’elettronica per offrire un testo da ‘doppia lettura’, canzone d’amore e confessione introspettiva. E se la cava con grande dignità
La citazione dei Blur di “Song 2” è certamente voluta e rende ancora più divertente e piacevole il pezzo di Alfa, che confonde gli strumenti dell’orchestra ma se la cava benissimo con un pezzo che potrebbe avere un buon successo
Un pezzo dedicato alle fragilità psicologiche e personali, in un formato pop/rap nel quale Il Tre si sente completamente a suo agio. Canta all’1.50 e questo non aiuta ad apprezzare la canzone. Potrebbe migliorare nelle serate successive, perché Il Tre non è maleoto
Sul posto sono intervenuti cinque mezzi dei vigili del fuoco del comando provinciale di Milano, ancora da chiarire le cause e l’esatta dinamica del rogo
Milano, 29 gennaio 2024
Incendio,verso le 3.30 della notte tra domenica e lunedì, in via Giuseppe Colombo 16, a Milano (zona Città Studi): le fiammesono divampate al secondo piano di un appartamento di una palazzina. Due persone, una ragazza di 29 anni e un 69enne, sono state accompagnate al Niguarda a causa da diun’intossicazione da fumo.
Stando all’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, sul posto sono intervenuti cinque mezzi dei vigili del fuoco del comando provinciale di Milano, oltre a due ambulanze e due automediche in codice rosso.
La palazzina è stata completamente evacuatae i sanitari hanno verificato le condizioni di salutedi sei persone: tre ragazze di 16,27 e 29 anni, una donna di 73 e un uomo di 69). Sul luogo dell’incendio anche gli agenti della polizia locale e gli agenti della questura. Da chiarire le cause e l’esatta dinamica del rogo.
Per la strage di Viareggio ci sarà un processo d’appello ter davanti ai giudici di Firenze per alcuni imputati, tra cui Mauro Moretti, ex ad di Rfi e Fs, ma solo per determinare le attenuanti generiche. Lo ha disposto la terza sezione penale della Cassazione, confermando per il resto tutte le condanne nel procedimento sul disastro ferroviario di Viareggio che il 29 giugno 2009 provocò 32 morti e un centinaio di feriti. La sentenza è arrivata dopo sei ore di camera di consiglio. In appello bis le condanne inflitte avevano riguardato l’ex ad di Rfi e Fs Mauro Moretti (5 anni), Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, e Michele Mario Elia, ex ad di Rfi (per entrambi 4 anni, 2 mesi e 20 giorni),Paolo Pizzadini, manager di Cima Riparazioni, e Daniele Gobbi Frattini, responsabile tecnico Cima riparazioni (per entrambi 2 anni, 10 mesi e 20 giorni) e Mario Castaldo, ex direttore divisione di Cargo Chemical (4 anni). Erano stati condannati nel processo fiorentino, in sede di rinvio, anche dirigenti e tecnici di aziende ferroviarie austriache e tedesche addette al controllo e alla manutenzione dei carri merci.
La notte della tragedia – Alle 23,48 del 29 giugno 2009 un treno merci partito da Trecate, in Piemonte, e diretto a Gricignano, in Campania, deraglia poco dopo aver superato la stazione ferroviaria di Viareggio. Una delle cisterne che trasportano Gplsi rovescia su un fianco e da un grosso foro fuoriesce gas. Pochi minuti più tardi, una violentissima esplosione: la zona della città più colpita è quella di via Ponchielli, quasi completamente rasa al suolo. Pesante il bilancio delle vittime, 32 in tutto, molte delle quali decedute nei giorni successivi a causa delle ustioni riportate. «Manca qualsiasi elemento di prova della responsabilità di Moretti, sia come ad di Rfi che come ad di Fs – aveva affermato nell’imminenza del pronunciamento della Cassazione l’avvocata Ambra Giovene – in riferimento al ruolo di ad di Rfi, anzi, c’è la prova del contrario: Moretti aveva firmato una prescrizione per tracciare i carri ferroviari esteri circolanti in Italia».
La protesta dei familiari – Sono tornati a esporre le foto dei loro cari davanti alla scalinata del “Palazzaccio”, chiedendo ancora una volta «verità e giustizia», come era scritto su uno dei loro striscioni portati a Roma: i familiari delle vittime, riuniti nell’associazione “Il Mondo che vorrei” hanno atteso con un presidio a piazza Cavour la sentenza della Cassazione. «Abbiamo sofferto per 14 anni, speriamo che ora arrivi giustizia», le parole di Roberto Piergentili, ricordando i suoi due nipotini e la nuora morti a seguito del disastro. «Speriamo che questa volta sia l’ultima – l’auspicio di Claudio Menichetti, indicando, tra quelle delle vittime, la foto della figlia 21enne Emanuela – ci sono stati 5 gradi di giudizio, 4 sentenze di condanna. Quattordici giudici hanno emesso sentenza e noi dobbiamo ancora aspettare la ratifica delle condanne, gli imputati si aggrappano a qualsiasi cosa pur di non espiare la pena, ma dovrebbero fare almeno un giorno di galera per capire cosa hanno fatto».
Onde giganti invadono il garageveicoli del traghetto – Daily Nautica
Onde giganti invadono il garage di un traghetto: il video dell’equipaggio
In un video girato dall’equipaggio si vedono onde giganti invadere il garage veicoli di un traghetto nello Stretto di Juan de Fuca, tra lo Stato di Washington e il confine con il Canada
Momenti di paura a bordo del traghetto ro-roIssaquah della Washington State Ferries, il cui garage è stato letteralmente invaso da ondegiganti durante una traversata particolarmente turbolenta.
Il traghetto si trovava al largo delle Isole San Juan, un arcipelago che fa parte dello Stato di Washington, a poca distanza dal confine con il Canada, e a bordo non era presente nessun passeggero ma soltanto i membri dell’equipaggio e le loro auto, quando il mare ha improvvisamente invaso tutto il ponte solitamente riservato ai veicoli, come testimonia questo video, diventato virale in Rete, girato proprio da alcuni componenti della crew.
Solitamente questo traghetto opera su rotte ridossate, per brevi collegamenti, ma in questa occasione la nave ro-ro era impegnata in un trasferimento in mare aperto, per essere riposizionata nel porto di Anacortes, la porta d’accesso alle Isole San Juan. Un trasferimento di routine, purché il tempo sia clemente. Ma nella giornata di martedì 9 gennaio la traversata si è rivelata un po’ più difficile del previsto.
Per arrivarci il traghetto Issaquah ha dovuto attraversare l’estremità orientale dello Stretto di Juan de Fuca. Si tratta di un corridoio verso il Pacifico settentrionale noto per i periodi di brutto tempo invernale. Essendo un viaggio di trasferimento, a bordo si trovava solo l’equipaggio con alcune auto private, da utilizzare una volta raggiunto il nuovo porto di destinazione. Nel video, girato da alcuni marinai, si notano le onde giganti oltre la prua aperta.
La traversata, dopo un paio d’ore nello stretto, si è conclusa fortunatamente con danni minimi, che non compromettono il servizio del traghetto, secondo quanto riferito dalla stessa compagnia di navigazione.
Gabriele è il figlio di Vincenzo, che il 28 ottobre del 1979 venne colpito a morte da un petardo lanciato dai tifosi romanisti mentre era seduto in curva nord
«Quello che è successo al derby è molto brutto. Non si può rischiare di andare all’ospedale per una cosa il lancio di fumogeni. O addirittura morire». Per Gabriele Paparelli, tifoso biancazzurro, il derby tra Lazio e Roma non è mai una partita come le altre. Suo padre Vincenzo, il 28 ottobre del 1979 era seduto in curvaNord quando vennecolpito e ucciso da un razzo lanciato dai tifosi romanisti. 45 anni dopo, Roma si ritrova a commentare l’ennesima partita folle dentro e fuori dagli spalti. Tra risse, scontri e violenza gratuita.
«Quando vedo questo clima così teso mi dispiace. Un po’ di goliardia è sempre bella nei derby. Ieri sera ci siamo presi in giro coi miei amici romanisti. Ma quello che è accaduto è un’altra cosa. Quando si trascende con questa violenza diventa uno spettacolo indecente. È stato brutto vedere il lancio di fumogeni tra le due curve con il rischio che qualcuno si facesse male. Anche perché era pieno di bambini e la tragedia è sempre dietro l’angolo».
Lei dove ha visto la partita? Era allo stadio? – «Ero a casa, perché ho lavorato. Evito di andare a vedere il derby, per la paura che succedano queste cose. Infatti ieri abbiamo assistito a questi disordini. Credo di averlo visto allo stadio solo due volte in vita mia, non mi piace. Ho sempre paura che possa succedere qualcosa, come poi effettivamente è accaduto ieri».
Perché la città è ancora una volta costretta ad assistere agli scontri tra tifosi? – «Era tanto che non succedevano cose del genere. Sembrava che le due tifoserie fossero maturate, ma invece non è così. Io non mi spiego questa violenza. Alcuni tifosi si lasciano trascinare e non capisco perché. Viviamo nella stessa città, abbiamo le stesse emozioni, si perde o si vince, ma deve finire lì. Purtroppo ci quando accadono queste cose tutta Roma fa una brutta figura».
Qual è stata la cosa più brutta che ha visto oltre all’accoltellamento? Un ragazzo rimarrà sordo per i petardi. «Il lancio della bottiglietta verso Bove, sinceramente non me lo aspettavo. Anche perché veniva dalla Tevere, dove ci sono persone grandi, è tutta gente che sa quello che fa. Mi è dispiaciuto molto. Il lancio dei fumogeni tra tifoserie? Non si può rischiare di andare all’ospedale per una cosa del genere. O addirittura morire, che purtroppo lo so, può succedere».
Dalla morte di suo padre sono passati quasi 45 anni. Lei continua a essere vittima di attacchi dei tifosi giallorossi? – «Purtroppo sono passati tanti anni e ma questa cosa non si ferma mai. Continuo a ricevere insulti sui social per mio padre. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa. Tante persone mi dicono di non farci caso, ma quando vedi che sono persone grandi che vengono a insultarti, ti viene il nervoso e qualcosa gli devi scrivere. Per esempio, uno degli ultimi che mi ha insultato ha approfittato di un comunicato della società che diceva di non portare fumogeni allo stadio prima del derby e mi ha scritto in privato: “Sì, ma i razzi sì”».
L’episodio si è verificato a Valcuvia in provincia di Varese. Ancora da stabilire la causa delle fiamme e la qualità dell’aria in zona
Un grosso incendio sta interessando dalle 13 di oggi, lunedì, una zona del cementificio Colacem di Caravate, piccolo paese della Valcuvia in provincia di Varese.
L’imponente colonna di fumo nero che si è sprigionata è visibile da diversi km e proverrebbe, stando alle prime informazioni, da un deposito di Cdr (combustibile da rifiuti) utilizzato per alimentare l’impianto che produce cemento.
Nel cementificio sono scattate tutte le misure di sicurezza e sul posto sono arrivate diverse squadre e mezzi dei Vigili del Fuoco da Varese e dai distaccamenti vicini oltre ad ambulanze e mezzi di soccorso anche se non si segnalano feriti.
Le fiamme sono state circoscritte attorno alle 14 mentre proseguono gli interventi di messa in sicurezza dell’area interessata dal fuoco. Da accertare la causa dell’incidente e la situazione dell’aria. Sul posto, infatti, erano presenti anche il sindaco, i carabinieri e l’Arpa che dovrà verificare se vi sono pericoli per la salute delle persone.
Le dichiarazioni di Giuseppe Marotta, ad dell’Inter, nella sede della Lega Serie A.
L’Inter, nell’ultimo turno di campionato, ha battuto il Verona per 2-1: a decidere la sfida ci ha pensato Davide Frattesi al 94‘. Il centrocampista nerazzurro si è lasciato andare poi in un’esultanza sfrenata per il gol in zona Cesarini, ma non sono mancate le polemiche per un intervento ai limiti della regolarità diAlessandro Bastoni non sanzionato dal direttore di gara. Il ds degli scaligeri, Sean Sogliano, ha gettato benzina sul fuoco criticando l’operato degli addetti alla sala VAR e chiedendo rispetto per un Verona che – nonostante la beffa nel finale – è uscito a testa alta dalla Scala del Calcio. Nella giornata odierna sono arrivate le dichiarazioni dell’amministratore delegato interista Giuseppe Marotta: il dirigente dell’Inter ha parlato nella sede dellaLega Serie Asottolineando come gli attacchi al club di Viale della Liberazione debbano essere estesi anche alle altre squadre. In seguito parole anche sul Decreto Crescita.
Sui meriti del club interista e sul primato: “Sono qui per fare un consuntivo, perché dopo sei mesi sia giusto fare un punto. Penso sia giusto riconoscere i meriti dell’Inter, di essere primi meritatamente in Serie A. Frutto di una cultura del lavoro applicata in modo intenso, di un grande senso di appartenenza da parte dell’allenatore, dei giocatori, di solidità da parte della società, di un patrimonio indiscutibile rappresentato dai nostri tifosi. Le statistiche certe volte aiutano a valutare oggettivamente i fatti, le statistiche dicono che siamo primi con 48 punti, 15 vittorie, una sola sconfitta, miglior differenza reti, miglior attacco, miglior difesa. Vuol dire che siamo autorevolmente in testa alla classifica”, riporta Calciomercato.com
Sulle polemiche:“Le polemiche, o meglio le critiche, devono investire l’intero molto del calcio italiano. Fanno parte della vita, bisogna saperle gestire e accettarle. Credo che l’introduzione del VAR sia stata invocata da tutti, dobbiamo sottolineare come il VAR non sia stato preso come strumento per debellare definitivamente gli errori degli arbitri, ma semplicemente per ridurli e da questo punto di vista credo che l’obiettivo sia stato colto. Poi al termine della stagione ogni società deve mettere sul piatto della bilancia pro e contro e valutare, ma chiaramente se la soggettività esiste esiste anche l’errore, esiste l’errore di un essere umano che è l’arbitro ma non mi addentro in questo. Io credo e sono certo che alla fine della stagione la squadra migliore vincerà il campionato”.
Sempre sulle considerazioni post-Verona: “Non voglio entrare in polemica e in queste considerazioni capziose. Dico solo che dalla mia c’è esperienza nel saper gestire situazione, lungi dal pensare che una società, in questo caso l’Inter, possa essere condizionata da favoritismi. Questo lo rimandiamo al mittente. Non ho colto da parte della critica un sentimento del genere, ma rimarco ancora una volta come i meriti siano frutto di una squadra che ha alle spalle una società forte”.
Sempre sui meriti: “La mia non è una necessità di difendere l’argomento arbitri, era quella di puntualizzare i meriti dell’Inter ottenuti sul campo. Poi mi sembra che la polemica anche ieri si debba estendere ad altre partite, non solo la nostra. Capita, non sto qui a elencare eventuali torti o errori a nostro svantaggio, non è il modo di fare dell’Inter. Ripeto, alla fine vincerà la squadra migliore sotto tutti i punti di vista, non si può e non si deve parlare di favoritismi. E il mio ruolo di oggi non è quello, ma semplicemente fare un consuntivo, coincidenza vuole che proprio ol termine del girone d’andata capiti in questo lunedì. Ma ci tengo anche a sottolineare come essere campioni d’inverno sia una vittoria di Pirro, solo platonica. Conta tagliare il nastro d’arrivo al termine del girone di ritorno”.
Sul Decreto Crescita:“Mi ero espresso personalmente poco dopo l’abolizione e lo riconfermo. Il Decreto Crescita poteva essere utilizzato con criteri applicativi differenti, ma rappresenta una sconfitta per il mondo dello sport. Il livello competitivo delle nostre squadre, non solo in Italia ma a livello europeo, decresce. Il fatto che vengano intaccati i vivai è un falso problema. Credo invece che lo spettacolo offerto ogni domenica dalle nostre squadre sia un patrimonio tecnico ma anche una fonte di ricavi che può essere valorizzata al meglio. In questo momento il calcio come industria deve riconoscerlo”.
Sul tono contro l’Inter: “Io sono più di 40 anni che sono nel calcio e ogni anno vengono analizzati episodi a favore e sfavore di questa e quella società. Prima c’era l’occhio dell’arbitro e non c’era il VAR, oggi c’è e si continua a fare polemica. Fa parte del gioco. Metaforicamente oggi siamo una lepre e una lepre deve saper schivare anche le fucilate dei cacciatori, fa parte del ruolo e dell’esperienza, nell’ambito di una trasparenza e di una competenza che deve essere sempre riconosciuta“.
L’ex difensore dell’Inter, che si è fatto male durante la finale di Supercoppa contro il Tolosa, dovrebbe essere operato
Il Psg potrebbe aver pagato a caro prezzo il dodicesimo trionfo in Supercoppa. I campioni di Francia, infatti, rischiano di perdere fino a fine stagione Milan Skriniar, che è stato costretto a uscire al 71’ della finale con il Tolosa a causa di un infortunio alla caviglia sinistra. Secondo RMC Sport si tratterebbe di un problema serio, che potrebbe necessitare addirittura di un intervento chirurgico.
Skriniar, Euro 2024 a rischio – Il rischio è che l’ex difensore dell’Inter resti fermo diversi mesi, addirittura fino a fine stagione, mettendo, peraltro, in serio dubbio pure la partecipazione a Euro 2024 con la sua Slovacchia. Considerando anche il lungo stop di Kimpembé, nel frattempo Luis Enrique sarà costretto, giocoforza, a dare spazio all’ultimo arrivato, il 20enne brasiliano Lucas Beraldo che proprio contro il Tolosa ha fatto il suo esordio subentrando allo stesso Skriniar.
SHOCK VIDEO: Las Vegas judge attacked in court during sentencing for three-time felon accused of attempted battery with substantial bodily harm pic.twitter.com/cJXujqmqO9
E’ accaduto oggi 23 dicembre nella sede di Fiera. Intorno alle 11 del mattino una gaina dell’impianto di riscaldamento si sarebbe surriscaldata e il fumo ha invaso l’area del magazzino e i controsoffitti dei supermarket. I clienti impegnati negli acquisti natalizi sono stati subito evacuati. Non si segnalano persone intossicate.
Non ha avuto fortunatamente conseguenze un principio di incendio scatenatosi nei locali del supermercato Lidl di Fiera oggi 23 dicembre. Erano le 11,10 quando, secondo quanto accertato dai Vigili del Fuoco, intervenuti sul posto, una guaina dell’impianto si riscaldamento si sarebbe surriscaldata improvvisamente. Il fumo ha rapidamente invaso il magazzino e i controsoffitti e poi, attraverso la ventilazione, si sarebbe trasferito tra le corsie del supermercato bancali. Numerosi i clienti, impegnati negli acquisti natalizi, che hanno avvertito un odore acre. Il personale ha evacuato il market nessuno è risultato essere intossicato dal fumo.
Serataccia per il Real Madrid. Ok il successo sul Villarreal, ma prima della fine del primo tempo è uscito dal campo infortunato Alaba. In serata è arrivato un primo responso medico: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro per il difensore austriaco e, quindi, stagione finita per l’ex Bayern. Il Real dovrà intervenire sul mercato.ù
Il Real Madrid vince col Villarreal per 4-1, segna ancora Bellingham che raggiunge quota 17 gol in 20 gare disputate, ma non è una grande notte per la squadra di Ancelotti. Sì, c’è la vetta in attesa del Girona, ma la squadra madridista ha perso un altro giocatore per tutta la stagione. Si tratta di Alaba che è uscito al 35′ per infortunio, con l’austriaco che ha rimediato la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Risultato? Stagione finita per l’ex Bayern, col Real Madrid che dovrà intervenire sul mercato considerando che in difesa aveva già perso – per lo stesso problema – Militão, poi non sostituito (il brasiliano potrebbe rientrare tra aprile e maggio). È il terzo infortunio di questo tipo per il Real che aveva perso anche il portiere Courtois per la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro.
Dopo gli accertamenti effettuati al nostro giocatore David Alaba, gli è stata diagnosticata la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il giocatore verrà operato nei prossimi giorni.
La discesista canadese cade sul traguardo di Val d’Isère ad alta velocità, gli attacchi non si sganciano. Atlete sconvolte, Brignone: “Felice di essere tutta intera”
Una terribile caduta ferma la discesa femminile di Val d’Isére. Con la svizzera Jasmine Flury al comando, Sofia Goggia quarta e Federica Brignone settima, è arrivato il turno della canadese Stefanie Fleckenstein col numero 21. La 26enne ha completato tutti i tratti più impegnativi della pista, dalla Bosse a Collombin alla Foresta, dalla compressione fino al traguardo. Ma proprio a pochi metri dalla fine, ad una velocità superiore ai cento all’ora è andata in rotazione, ricadendo pesantemente. Nonostante la pressione gli attacchi non si sono sganciati, torcendo la gamba sinistra mentre il corpo continuava a rotolare. Quando la caduta si è conclusa la canadese ha cominciato a urlare, mentre le sue colleghe arrivate al traguardo si coprivano gli occhi. La gara è stata interrotta per permettere i soccorsi, riprendendo quasi venti minuti più tardi. “La nostra gara ci brucia un po’” ha commentato Federica Brignone, “ma quando vedi quello che è successo alla Stefi si ridimensiona tutto e sei felice di essere tutta intera”.
La sala centrale della Banca dell’Agricoltura dopo l’esplosione della bomba il 12 dicembre del 1969
La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura che causò 17 morti e 88 feriti. È considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico daldopoguerra», «il momento più incandescente dellastrategia della tensione» e da alcuni è ritenuta l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo, ma è da ritenersi apice di azioni precedenti come gli attentati alla Fiera Campionaria di Milano in aprile 1969 e i falliti attentati coevi in piazza Scala e a Roma.
La Storia – Venerdì 12 dicembre 1969 la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, era piena di clienti venuti soprattutto dalla provincia; alle 16:30, mentre gli altri istituti di credito chiudevano, all’interno della filiale c’erano ancora molte persone. L’esplosione avvenne alle 16:37, quando nel grande salone dal tetto a cupola scoppiò un ordigno contenente 7 chili di tritolo, uccidendo 17 persone, delle quali 13 sul colpo, e ferendone altre 87; la diciassettesima vittima morì un anno dopo per problemi di salute legati all’esplosione. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. La borsa fu recuperata ma l’ordigno, che poteva fornire preziosi elementi per l’indagine, fu fatto brillare dagli artificieri la sera stessa. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collegava l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio; altre due esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma furono in tutto 16.
Le indagini – Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti; furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 marzo di Roma (tra i quali figurava Pietro Valpreda) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano (tra i quali figurava Giuseppe Pinelli). Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell’ufficio politico della questura, alla Commissione Stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi e avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l’ordine pubblico.
Da Milano il prefetto Libero Mazza, su segnalazione di Federico Umberto D’Amato, direttore dell’Ufficio affari riservati del Viminale, avvisò il Presidente del Consiglio Mariano Rumor: «L’ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi». Ipotesi che si rivelò un depistaggio attuato proprio dall’Ufficio Affari Riservati; trent’anni dopo, Paolo Emilio Taviani avanzò l’ipotesi “che i depistaggi, in base ai quali quella strage sarebbe stata a lungo attribuita agli anarchici e a Pietro Valpreda, fossero stati organizzati prima, non dopo lo scoppio della bomba“
Giuseppe Pinelli – Il 12 dicembre l’anarchicoGiuseppe Pinelli (già fermato ed interrogato con altri anarchici nella primavera 1969 per alcuni attentati successivamente rivelatisi di matrice neofascista), venne fermato e interrogato a lungo in questura. Il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, morì dopo essere precipitato dal quarto piano della questura. L’inchiesta giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore Gerardo D’Ambrosio, individuò la causa della morte in un malore, in seguito al quale l’uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza; la prima versione, risalente al 16 dicembre, indicava che Pinelli si era buttato dopo che il suo alibi era crollato, urlando «È la fine dell’anarchia»
Pietro Valpreda – Il 16 dicembre venne arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, indicato dal tassista Cornelio Rolandi come l’uomo che nel pomeriggio del 12 dicembre era sceso dal suo taxi in piazza Fontana, recando con sé una grossa valigia. Rolandi ottenne anche la taglia di 50 milioni di lire disposta per chi avesse fornito informazioni utili. Valpreda fu interrogato dal sostituto procuratore Vittorio Occorsio che gli contestò l’omicidio di quattordici persone e il ferimento di altre ottanta. Il giorno dopo il Corriere della Sera titolò che il «mostro» era stato catturato, e ilPresidente della Repubblica Giuseppe Saragat indirizzò un assai discusso messaggio di congratulazioni al questore di Milano Marcello Guida avvalorando implicitamente la pista da lui seguita.
Le dichiarazioni del tassista determinano, però, uno scenario poco plausibile in quanto egli dichiarò che Valpreda avrebbe preso il suo taxi inpiazza Cesare Beccaria, la quale dista 130 metri a piedi dapiazza Fontana, ma venne osservato che Valpreda fosse claudicante. Il taxi, però, non si fermò in piazza Fontana, ma proseguì sino alla fine di via Santa Tecla e in tal modo Valpreda dovette percorrere 110 metri a piedi, al posto dei 130 metri originari risparmiando 20 metri ma ponendolo però di fronte al rischio di farsi riconoscere; inoltre Valpreda avrebbe chiesto al tassista di attenderlo e in questo modo, avrebbe dovuto ripercorrere all’inverso i 110 metri (anche se questa volta non avrebbe portato più con sé la pesante valigia). Indagini successive videro prendere corpo l’ipotesi di un sosia, il quale prese il taxi al posto di Valpreda. Venne quindi avanzata dalla pubblicistica un’ipotesi, secondo cui il sosia sarebbe stato tale Antonio Sottosanti, un ex legionario siciliano, infiltrato nel circolo anarchico di Pinelli nel quale era conosciuto – per via dei suoi trascorsi – come «Nino il fascista», ipotesi mai riscontrata.
I processi – Il processo iniziò a Roma il 23 febbraio 1972; dopo essere stato trasferito a Milano per incompetenza territoriale fu spostato aCatanzaro per motivi di ordine pubblico e legittimo sospetto. Dopo una serie di rinvii dovuti al coinvolgimento di nuovi imputati (Franco Freda e Giovanni Ventura nel 1974, Guido Giannettini nel 1975) la Corte d’assise condannò all’ergastolo Freda, Ventura e Giannettini, ritenuti gli organizzatori della strage. Gli altri imputati, Valpreda e Merlino,furono assolti per insufficienza di prove ma condannati a 4 anni e 6 mesi per associazione a delinquere. La Corte d’appello assolse tutti gli imputati dall’accusa principale, confermando le condanne di Valpreda e Merlino, e condannò i due neofascisti a 15 anni per gli attentati di Milano e Padova, compiuti tra l’aprile e l’agosto del 1969: la Cassazione confermò l’assoluzione per Giannettini e ordinò un nuovo processo per gli altri quattro imputati. Il nuovo dibattimento cominciò il 13 dicembre 1984 presso la Corte d’appello di Bari e si concluse il 1º agosto 1985 con l’assoluzione di tutti gli imputati per insufficienza di prove: il 27 gennaio 1987 la Cassazione rese definitive le assoluzioni per strage, condannando soltanto alcuni esponenti dei servizi segreti italiani (il generale Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna) per aver depistato le indagini. Una nuova istruttoria, aperta a Catanzaro, portò a processo i neofascisti Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini, accusati di essere rispettivamente l’organizzatore e l’esecutore della strage: il 20 febbraio 1989 entrambi gli imputati furono assolti per non aver commesso il fatto (l’accusa aveva chiesto l’ergastolo per Delle Chiaie e l’assoluzione per insufficienza di prove per Fachini). Il 5 luglio 1991, al termine del processo d’appello, fu confermata l’assoluzione di Delle Chiaie.
Negli anni novanta l’inchiesta del giudice Guido Salvini affacciò anche un’ipotesi di connessione col fallito golpe Borghese e raccolse le dichiarazioni di Martino Siciliano e Carlo Digilio, ex neofascisti di Ordine Nuovo, i quali confessarono il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato, ribadendo le responsabilità di Freda e Ventura; in particolare Digilio sostenne di aver ricevuto una confidenza in cui Delfo Zorzi gli raccontava di aver piazzato personalmente la bomba nella banca. Zorzi, trasferitosi in Giappone nel 1974, divenne un imprenditore di successo. Ottenne la cittadinanza giapponese che gli garantì poi l’immunità all’estradizione.
Il nuovo processo cominciò il 24 febbraio 2000 a Milano. Il 30 giugno 2001 furono condannati all’ergastolo Delfo Zorzi (come esecutore della strage), Carlo Maria Maggi (come organizzatore, già assolto per lastrage della questurama condannato in seguito all’ergastolo in via definitiva per la strage di piazza della Loggia) e Giancarlo Rognoni (come basista). Carlo Digilioottennela prescrizione del reato per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli per il suo contributo alle indagini, mentre Stefano Tringalifucondannato a tre anni per favoreggiamento). Il 12 marzo 2004 furono cancellati i tre ergastoli (e ridotta la condanna di Tringali da tre anni a uno) e il 3 maggio 2005 la Cassazione ha confermato la sentenza (dichiarando prescritto il reato di Tringali). Al termine il processo nel maggio2005ai parenti delle vittime sono state addebitate le spese processuali. La Cassazione, assolvendo i tre imputati, ha tuttavia affermato che la strage di piazza Fontana fu realizzata dalla cellula eversiva diOrdine Nuovo capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto assolti con sentenza definitiva nel 1987. Sebbene gli ordinovisti indicati siano quindi considerati gli ispiratori ideologici, non è mai stato mai individuato a livello giudiziario l’esecutore materiale, ossia l’uomo che pose personalmente la valigia con la bomba.
Le vittime –
Giovanni Arnoldi, 42 anni, di Magherno (Pavia), sposato e padre di due figli.
Gerolamo Papetti, 79 anni, di Rho, agricoltore.
Carlo Garavaglia, 67 anni, pensionato, vedovo con una figlia.
Mario Pasi, 50 anni, geometra, di Milano, amministratore di terreni agricoli e di edifici. Sposato.
Giulio China, 57 anni, di Novara, imprenditore agricolo, sposato con due figlie.
Eugenio Corsini 65 anni, di Milano, rappresentante di lubrificanti per macchine agricole. Sposato.
Carlo Gaiani, 57 anni, di Milano, coltivatore, sposato con un figlio.
Luigi Perego, 69 anni, Usmate Velate (Monza), titolare di un’agenzia di assicurazioni specializzata in polizze per agricoltori. Sposato con un figlio.
Oreste Sangalli, 49 anni, di Milano, gestiva l’Azienda agricola Ronchetto (Corsico).
Pietro Dendena, 45 anni, di Lodi, commercianti di bestiame.
Carlo Silva, 71 anni, di Milano, si occupava della vendita di lubrificanti per macchine agricole. Sposato con due figli.
Paolo Gerli, 77 anni, di Milano, gestiva una azienda agricola di San Donato Milanese. Sposato con tre figlie.
Luigi Meloni, 57 anni, di Corsico (Milano). Commerciante di bestiame. Sposato con un figlio.
Attilio Valè, 52 anni, di Noviglio (Milano), macellaio.
Calogero Galatioto, 77 anni, era in banca per versare un assegno: venne colpito da una scheggia alla schiena. Morì il 3 gennaio del 1970 in ospedale
Angelo Scaglia, 61 anni, agricoltore di Abbiategrasso, padre di undici figli (e nonno di 22 nipoti), morì in ospedale il giorno di Natale del 1969.
L’ultima vittima della strage fu Vittorio Mocchi che aveva 33 anni al momento dell’attentato. Era sposato e aveva tre figlie. Era in banca per trattare l’acquisto di un tattore e di concimi. Subì gravissimi danni fisici e psicologici nell’esplosione. Dopo anni di sofferenze morì nel 1983. È stato riconosciuto come vittima del terrorismo solo nel 2002.
L’intervento dei vigili del fuoco in via FalconiL’intervento dei vigili del fuoco in via Falconi
I vigli del fuoco sono intervenuti questa mattina in via Falconi, al civico 8. La fuga sembrerebbe provenire dagli scantinati dello stabile
Una fuga di gas all’interno di un condominio di cinque piani ha costretto all’evacuazione d’urgenza di 70 persone. È accaduto nella via privata Falconi, al civico 8, tra Crescenzago e Gorla. Sul posto i vigili del fuoco che hanno constatato che la fuga di gas proveniva dagli scantinati del palazzo. L’evacuazione si è resa necessaria per la messa in sicurezza dell’area. Per ora sembrerebbe non ci siano feriti o intossicati.
La chiamata ai pompieri è arrivata intorno alle 10 di questa mattina, 10 dicembre. Sul posto sono accorsi i mezzi Aps di Sesto San Giovanni e il nucleo Nbcr per i rilievi. Attivato anche il sistema di protezione civile in aiuto dei condomini che sono stati evacuati.
Sono 26 le persone indagate a vario titolo (tra cui il presidente gialloblù Setti) di cui 22 interessate anche da perquisizioni e sequestri in varie regioni del Nord e del Centro Italia nell’ambito dell’Operazione Cyrano: ipotizzata maxi frode da 10 milioni di euro. Per la società verifica di 3 fatture emesse 4 anni fa per un valore totale di 50 mila euro.
La Guardia di Finanza ha effettuato acquisizioni e sequestri di documenti contabili nella sede dell’Hellas Verona, club che milita nella Serie A, una delle società coinvolte in un’indagine su fatture false emesse da una società cartiera che si occupa di concessioni pubblicitarie. L’inchiesta ribattezzata ‘Operazione Cyrano‘ – diretta dalla Procura di Reggio Emilia e condotta da Guardia di Finanza e Polizia – vede 26 persone indagate a vario titolo (tra cui il presidente della società di calcio, Maurizio Setti), di cui 22 interessate anche da perquisizioni e sequestri in varie regioni del Nord e del Centro Italia. Stando a quanto accertato dagli inquirenti, si tratta di una presunta maxi frode fiscale da dieci milioni di euro. Per quanto riguarda il Verona, l’indagine riguarda solo la verifica di 3 fatture emesse 4 anni fa da una società terza, dal valore indicativo totale 50 mila euro.
Il Verona: “Indagini su società terza” – In una prima fase si era parlato di contratti di sponsorizzazione gonfiati e false fatture. il Verona ha quindi subito pubblicato un comunicato ufficiale per precisare che “la Guardia di Finanza sta effettuando un’indagine su una società terza e non sull’Hellas Verona. Non è stata effettuata alcuna perquisizione né nella sede né altrove. Il club – si legge – ha spontaneamente messo a disposizione le proprie risultanze contabili relative ai rapporti con detta società, che consistono nella ricezione di sole tre fatture relative al periodo di imposta di quattro anni fa e comunque di modesto importo. La contestazione, si specifica ulteriormente in corso di verifica, potrebbe equivalere a circa 50.000 euro. In ogni caso – si conclude -, si smentisce in maniera categorica che l’oggetto dei documenti fiscali richiesti attenga a contratti di sponsorizzazione, argomento di cui nessuno ha mai parlato”.
Hellas Verona FC precisa che:
la Guardia di Finanza sta effettuando un’indagine su una società terza e non sull’Hellas Verona.
Non è stata effettuata alcuna perquisizione né nella sede né altrove.
Il Club ha spontaneamente messo a disposizione le proprie risultanze contabili…
Tutto pronto per la primissima edizione della stracittadina in versione invernale
Milano, 2 dicembre 2023
Tuta, berretto e scarpe da running, siete pronti a correre? Domani, domenica 3 dicembre, andrà in scena la primissima edizione di Stramilano Sottozero, all’interno della futuristica CityLife. Ed è sold out. Ecco tutte le informazioni: dalla differenza tra le due gare (competitiva e amatoriale) al percorso fino alle strade chiuse.
Le due gare – A differenza della tradizionale gara primaverile, Stramilano SottoZero prevede due corse: la 10 Km Fidal competitiva, dedicata ad atleti e professionisti con partenza alle 9.30, e 5-10 Km ad andatura libera, la corsa a ritmo libero per tutti gli appassionati, grandi e piccini, che prende il via alle 10.30. Un percorso adatto alle capacità di tutti i partecipanti, dai più sportivi che potranno scegliere l’itinerario da 10 km alle famiglie con bambini a cui basteranno 5 km per tagliare il traguardo.
Il percorso – Stramilano SottoZero inaugura un percorso inedito approdando tra i palazzi più alti di Milano, nell’area urbana di CityLife. Il percorso su cui si svolge la manifestazione è uncircuito chiuso di 5 Kmche vede il punto di partenza in Via Stratos, passa poi dapiazzale Giulio Cesaree Via Colleonie taglia il traguardo nello stesso punto da cui prende il via la gara. La manifestazione si svolgerà con qualsiasi condizione meteorologica.
La mappa della Stramilano Sottozero
Le strade chiuse – Ecco le strade chiuse al traffico durante la corsa. Raduno: piazza Burri. Itinerario: via Stratos (City life), viale Cassiodoro (carreggiata laterale divisa da transenne), viale Belisario (carreggiata laterale), via Plutarco, via Senofonte, piazzale Giulio Cesare, via Spinola (carreggiata divisa da transenne), viale Berengario (carreggiata laterale), ingresso City life, vialetti interni, uscita gate 2, marciapiede viale Eginardo, marciapiede via Colleoni, marciapiede via Gattamelata, pista ciclabile viale Duilio, pista ciclabile largo Domodossola, via ortese, vialetti interni City life, arrivo in via Stratos – giro da ripetere due volte per la 10 km.
Il Villaggio atleti sarà situato in piazza Burri, nel quartiere CityLife: a partire dalle 7 fino alle 10,30 i partecipanti potranno ritirare il proprio pettorale. I pacchi gara saranno disponibili già oggi dalle 10 alle 19 presso Fior di Roccia in via Repubblica Cisalpina 3. La quota di iscrizione di 16 comprende la sacca gara Stramilano, la T-shirt ufficiale, il pettorale gara numerato con chip di cronometraggio, il diploma di partecipazione, l’assicurazione RCT, i ristori e il servizio di sicurezza. Tra i servizi offerti anche ildeposito borse per tutti i partecipanti, un’iniziativa pensata soprattutto per i runner che vengono da fuori Milano. Il deposito sarà allestito presso il Villaggio di CityLife, in piazza Burri, retro Palazzo delle Scintille.
Stramilano SottoZero 2023, domenica 3 dicembre la prima edizione della Stracittadina invernale. Come partecipare
Milano: percorso di gara, iscrizioni e deposito borse per i partecipanti, tutto quello che c’è da sapere
Stramilano Sottozero il 3 dicembre 2023
Arriva la Stramilano SottoZero, la prima edizione invernale della corsa più famosa d’Italia è già quasi sold out. Domenica 3 dicembre migliaia di appassionati si ritroveranno a CityLife per una giornata all’insegna dello sport e del divertimento sfidando anche le basse temperature.
Come iscriversi – Rimangono ancorapochi posti a disposizione per partecipare alla prima edizione della Stramilano in versione invernale.C’è tempo fino alla mezzanotte digiovedì 30 novembre. Iscriversi è semplicissimo: basta collegarsi al sito www.stramilanosottozero.it., selezionare la gara a cui si vuole partecipare e compilare il form dedicato. continua a leggere
CityLife a Milano, modello di sostenibilità. Il parco copre il 52% della superficie dell’intero quartiere
L’area dell’ex fiera di Milano è il primo quartiere al mondo a ottenere il livello Platinum in tre certificazioni green internazionali
Milano, 16 novembre 2023
Per Milano è la zona delle Tre torri: Citylife, l’iconico quartiere all’ombra della Madonnina che ha trasformato l’area dell’ex quartiere fieristico in uno dei progetti di rigenerazione urbana di maggiore successo in Europa, è la prima area cittadina al mondo ad ottenere il livello “Platinum” in tre certificazioni di sostenibilità. Attestazioni internazionali attribuite per la rigenerazione green e per la creazione di una comunità di quartiere resiliente e inclusiva da tre nomi prestigiosi e indipendenti tra gli enti certificatori, punti di riferimento per l’urbanistica sostenibile: Leed for Cities and Communities, assegnato da U.S. Green Building Council, Well Community assegnato da International Well Building Institute. Inoltre CityLife è il primo sito in Europa a conseguire la certificazione Sites, assegnata da Green Business Certification Inc che valorizza gli aspetti fondamentali del parco di CityLife, il secondo più grande della città di Milano che si estende su oltre 17 ettari e rappresenta ben il 52% della superficie dell’intero quartiere. “CityLife è destinata a essere un fulgido esempio in Europa per i decenni a venire”, ha dichiarato Kay Killmann di GBCI Europe.
Quartiere restituito alla città – L’impegno verso la riqualificazione urbana e la sostenibilità hanno caratterizzato l’intero sviluppo di CityLife sin dalla sua nascita, modello di rigenerazione urbana osservato oltre i confini del Paese è un quartiere restituito ai milanesiin una forma completamente rinnovata e fruibile, sono ogni anno circa 11 milioni le persone che gravitano in questo luogo.
La gestione del parco di CityLife è stata affidata dal Comune di Milano a SmartCityLife, nella quale Generali e Allianz collaborano per perseguire gli obiettivi di qualità ambientale, sicurezza e fruibilità pubblica.
Le certificazioni hanno valutato la progettazione, lo sviluppo e la gestione di comunitàdal punto di vista ambientale, sociale ed economico, premiando il minore impatto possibile sull’ambiente; lo sviluppo di una comunità resiliente, inclusiva e integrata, basata su una forte identità in grado di impattare positivamente sul benessere psico-fisico delle persone; e la creazione, lo sviluppo e la gestione di spazi esterni e paesaggi resilienti e sostenibili, nel totale rispetto della natura. “Quello che è veramente importante è che queste certificazioni riguardano un intero quartiere. Sono stati fatti enormi sforzi nella progettazione e costruzione di Citylife, con un parco enorme, vissuto quotidianamente da migliaia di cittadini. E che questo lavoro venga certificato a livello internazionale conferma l’impegno di Generali, ma di tutti coloro che hanno lavorato al progetto, per un mondo più sostenibile” ha dichiarato Aldo Mazzocco, amministratore delegato di Generali Real Estate e presidente di CityLife.
Certificazioni green ben oltre il parco – Il perimetro incluso nelle certificazioni si estende oltre il parco e include: la Torre Isozaki e la Torre Hadid, certificate Leed Platinum; la Torre Libeskind, certificata Leed Gold; CityLife Shopping District, certificato Breeman in Use Good Level; Palazzo delle Scintille (Generali Square Garden), padiglione storico dell’ex quartiere fieristico; le residenze Hadid e Libeskind; l’asilo BabyLifecertificato Leed Platinum. Il progetto continua nello stesso solco con la costruzione di CityWave, il nuovo edificio progettato da Bjarke Ingels Group la cui ultimazione è prevista a fine 2025 e che ha già ottenuto ben tre certificazioni internazionali di sostenibilità ai massimi livelli.
E’ stata affrontata in consiglio comunale a San Donato la petizione contro il progetto del nuovo stadio rossonero, depositata lo scorso luglio e corredata da oltre 1.300 firme.
Cinque ore di discussione con un confronto a tratti particolarmente acceso, tra contestazioni, polemiche, tre interruzioni e tanta tensione con l’intervento delle forze dell’ordine in sala. E’ stata affrontata in consiglio comunale a San Donato Milanese la petizione contro il progetto del nuovo stadio del Milan, depositata lo scorso luglio e corredata da oltre 1.300 firme.
Una discussione avvenuta contro il parere stesso del Comitato promotore, che aveva chiesto il ritiro del punto dall’ordine del giorno. Secondo quanto riportato da Il Cittadino, il punto è stato presentato dopo le comunicazioni del sindaco che auspicava il ritorno di un «confronto civile» e dopo un “question time” che ha affrontato la richiesta del Pd di avere informazioni dettagliate e precise sui tempi tecnici di incontri e confronti tra le parti interessate al progetto.
Question time che, secondo i consiglieri Pd, non avrebbe «sciolto la nebbia che da tempo avvolge tutta la vicenda». Una situazione che ha dato vita a un aspro confronto tra maggioranza e minoranza, che ha contestato la scelta di trasformare la petizione in una mozione senza il coinvolgimento diretto dei promotori, ma anche con il pubblico, che ha in più occasioni rumoreggiato e contestato le dichiarazioni della maggioranza.
Netta la posizione della giunta, illustrata dal documento-risposta presentato dal sindaco, che ha ribadito come «il privato sta presentando un intervento privato su un’area privata di cui è proprietario».
Mano pesante del Giudice Sportivo nella decisione sulla squalifica di Olivier Giroud dopo il cartellino rosso rimediato nell’ultimo Lecce-Milan. “Squalifica per due giornate effettive di gara, per aver rivolto espressioni ingiuriose al direttore di gara dopo la notifica dell’ammonizione“. Assenza pesante per i rossoneri: Giroud salterà così le sfide contro Fiorentina e Frosinone.
Le decisioni del Giudice Sportivo dopo la 12ª giornata di Serie A
Il Giudice Sportivo ha reso note le decisioni dopo la dodicesima giornata diSerie A. Il caso più importante era quello legato all’espulsione di Olivier Giroud, con l’attaccante che ha rischiato la stangata. Il francese è stato squalificato per due turni dopo il rosso diretto contro il Lecce per aver protestato con il direttore di gara, reo di non aver visto e fischiato un fallo a suo favore.
L’espulsione di Olivier Giroud – Donato Fasano/GettyImages
Oltre a Giroud, che salterà due gare dopo la sosta delle nazionali, altri cinque calciatori dovranno rimanere in tribuna nel weekend post sosta. Si tratta di de Roon (Atalanta), Faraoni (Verona), Luis Alberto (Lazio), Ramadani (Lecce) e Ranieri (Fiorentina). Tutti e cinque i giocatori sono stati fermati un turno per la quinta ammonizione ricevuta nel corso del campionato.
Pioggia di multe per le società di Serie A:
Lazio: 15mila euro
Roma: 15mila euro
Lecce: 20mila euro (10mila per il comportamento del presidente)
Milan: 5mila euro
Cagliari: 3mila euro
Napoli: 2mila euro
Inoltre è arrivata una vera e propria stangata per il Lecce che si ritrova squalificati:
Andrea Tarozzi (Allenatore in seconda): un turno di squalifica e 5mila euro di multa
Stefano Trinchera (Dirigente): tre turni di squalifica e 10mila euro di multa
Sandro Mencucci(Dirigente): squalifica fino al 27 novembre
Saverio SticchiDamiani(Presidente): squalifica fino al 4 dicembre
Un’esplosione si è verificata questa mattina a Brindisi all’interno dello stabilimento Versalis, società chimica del gruppo Eni, da cui poi si è generato un incendio.
A quanto si apprende non ci sono feriti. Sul posto hanno operato i vigili del fuoco che si trovano all’interno dello stabilimento, personale del comando provinciale di Brindisi ed il nucleo provinciale Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico). L’incendio è stato domato e si è proceduto al raffreddamento di parte degli impianti nell’area dove si è verificata l’esplosione.
Come da procedura legate al sistema di sicurezza c’è stata l’ accensione della torcia. Sul posto è intervenuto anche il nucleo della polizia giudiziaria dei vigili del fuoco di Brindisi per avviare le indagini sull’origine dell’esplosione. Accertamenti sono in corso anche da parte dell’Arpa.
Esplosione nel petrolchimico, Rossi: “La magistratura accerti le responsabilità”
L’ex sindaco: “L’accaduto non può essere in alcun modo derubricato a semplice incidente”. Movimento 5 stelle: “Si ripropone la questione della sicurezza ambientale”. Ambientalisti: “Urgente l’aggiornamento dei piani di sicurezza”
Brindisi, 13 novembre 2023
Dal mondo della politica arrivano reazioni rispetto all’esplosione seguita da un incendio e dall’accensione della torcia che si è verificata stamattina (lunedì 13 novembre) nel petrolchimico di Brindisi.
Rossi: “Non è un semplice incidente” – L’ex sindaco Riccardo Rossi, consigliere comunale di Brindisi Bene Comune – Alleanza Verdi Sinistra, chiede che si faccia chiarezza. “Ciò che è avvenuto – afferma Rossi in una nota – non può essere in alcun modo derubricato a semplice incidente. Nel 2023 un impianto o parti di impianto come condutture di sostanze infiammabili non possono e non devono esplodere ponendo a rischio la vita dei lavoratori e la salute dei cittadini”.
“Occorre che la magistratura – sostiene ancora Rossi – accerti le responsabilità. Sono state effettuate tutte le manutenzioni? Gli impianti e le condotte sono in piena efficienza? Come è potuto accadere tutto ciò atteso che non è certo caduto un asteroide sull’impianto o è stato colpito da un fulmine”.
“Quanto accaduto – si legge ancora nel comunicato dell’ex sindaco – apre seri dubbi sull’efficienza e la sicurezza degli impianti e se possiamo tirare un sospiro di sollievo perché non vi sono state vittime o feriti questo sì è solo per il caso. Occorre quindi un serio sopralluogo da parte degli organi preposti per la valutazione dello stato degli impianti e il sindaco di Brindisi valuti attentamente se vi sono le condizioni per un’ordinanza di blocco degli impianti sino al completo accertamento delle condizioni di sicurezza degli stessi”.
“Vengono poi naturali – afferma ancora Rossi – le considerazioni sull’ulteriore impianto a rischio di incidente rilevante, il deposito Gnl Edison, che si vuole realizzare nel Porto di Brindisi a poco più di un chilometro dal centro cittadino”. “Vogliamo proseguire – conclude il consigliere comunale – aggiungendo accanto ad impianti a rischio di incidente rilevante altri impianti soggetti allo stesso rischio? La città ha bisogno di risposte chiare su quanto avvenuto. Se ne accertino le responsabilità e chi ha sbagliato paghi”.
M5S: “Torna la questione della sicurezza ambientale” – Sulla vicenda interviene anche il Movimento 5 stelle. “L’esplosione, per fortuna senza conseguenze per le persone, avvenuta nell’impianto Eni-Versalis – si legge in una nota dei pentastellati- ripropone prepotentemente la questione della sicurezza ambientale per la nostra città e ci sovviene proprio in questo caso, che il nuovo piano di protezione civile, evidenzia che eventuali incidenti nel petrolchimico potrebbero produrre effetti fino all’area di Costa Morena est, proprio dove è stato previsto il deposito gas Gnl con relativa torcia di Edison”.
“Questo drammatico episodio – si legge ancora nel comunicato – giunge in un momento in cui si discute sulla opportunità o meno di realizzare, proprio a ridosso del centro cittadino, questo ulteriore impianto che recherebbe con se enormi potenzialità di pericolo non solo per l’ambiente ma anche e soprattutto per le persone”.
“Questo non è il solito dilemma se scegliere tra il lavoro, la salute o l’ambiente – conclude il Movimento – oggi Brindisi ha l’occasione per sfatare questo paradigma e coniugare sapientemente occupazione, ambiente e salute, basterà fare la scelta giusta di dire no all’ennesima bomba ecologica e dire sì ad una visione più giusta per la nostra città”.
Ambientalisti: “Prefetto e sindaco pretendano cosa sia realmente accaduto” – Anche le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente, Wwf Brindisi, Medicina Democratica, Acli Provinciali Brindisi, Fondazione “Tonino di Giulio”, Medici per l’Ambiente, Forum Ambiente Salute e Sviluppo, Salute Pubblica, No al Carbone, Puliamoilmare Brindisi, Associazione “Vogatori Remuri Brindisi“, Anpi Brindisi) lanciano un monito.
“Non dobbiamo aspettare che accada l’irreparabile – si legge in un comunicato – per poi piangere sul latte versato, cerchiamo di costruire, tutti cittadini e politica un futuro sostenibile. Chiediamo al prefetto e al sindaco di pretendere dalla Versalis cosa realmente sia accaduto e ciò venga portato alla pubblica conoscenza, quanto prodotto è stato bruciato, cosa è stato emesso in atmosfera e cosa l’Arpa abbia registrato oltre a far conoscere ai cittadini quali sono per il futuro le azioni che si intendono prendere, soprattutto in termini di sicurezza, per non far vivere la città nella paura. Chiediamo anche che Versalis si adegui alle prescrizioni di Ispra che ha intimato all’azienda di dotarsi di una rete di monitoraggio”.
“L’incidente avvenuto rende urgente l’aggiornamento dei piani di sicurezza anche per verificare i rischi sinergici presenti nell’aria industriale e rende grave la scelta del Ministero dell’Ambiente di non realizzare all’interno dello stabilimento petrolchimico una rete di monitoraggio ambientale moderna e gestita da enti pubblici”.
Il braccio robotico, confondendo l’uomo con una scatola di verdure, lo ha afferrato e spinto contro il nastro trasportatore
Un uomo è stato schiacciato da unrobot in Corea del Suded è morto. Il robot non è riuscito a distinguerlo dalle scatole di verdure che stava trasportando. A riportare la notizia è laBBC.
L’incidente è avvenuto mentre l’uomo, un dipendente di un’azienda di robotica di circa 40 anni, stava ispezionando il robot.
Il braccio robotico, confondendo l’uomo con una scatola di verdure, lo ha afferrato e spinto contro il nastro trasportatore, schiacciandogli il viso e il torace, ha riferito l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap.
Il 40enne è stato portato in ospedale ma è deceduto in seguito.
Secondo Yonhap, il robot era incaricato di sollevare scatole di peperoni e trasferirle su dei pallet.