Dopo Gravina e Buffon un altro addio in azzurro: il comunicato della federazione
Gennaro Gattuso.
Dopo Gravina e Buffon, adesso è il turno di Gennaro Gattuso. A breve la Figc diffonderà il comunicato ufficiale in cui sarà annunciata la risoluzione consensuale che lega l’attuale ct della Nazionale alla Figc, in scadenza il prossimo 30 giugno. Dopo il flop della finale playoff in Bosnia, il ct aveva rinviato qualsiasi decisione sul suo futuro, così come Buffon capodelegazione. Aspettavano di capire che scelte avrebbe fatto il presidente della Figc che – come noto – ieri ha rassegnato le proprie dimissioni “convinte e motivate” come gesto di responsabilità per il secondo Mondiale mancato della sua gestione. Immediatamente dopo l’annuncio era arrivato il passo indietro di Buffon, oggi si è deciso consensualmente di chiudere anche il rapporto con il ct.
Ssuccessore – Si apre dunque la caccia al nuovo allenatore della Nazionale, anche se ovviamente molto dipenderà da chi verrà eletto alla guida della Figc il 22 giugno. I nomi al momento più gettonati sono quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini. Ieri Rino aveva detto alla federazione che si sarebbe preso un po’ di giorni per decidere se accettare la proposta di traghettare la Nazionale fino a giugno. Ma alla fine ha preso la sua decisione. A questo punto salgono le azioni di Silvio Baldini, ct dell’Under 21, per guidare temporaneamente l’Italia ai primi di giugno con Lussemburgo e Grecia.
Il comunicato – La Figc ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera. “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – ha dichiarato Gattuso – la maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.
Il 22 giugno nuove elezioni, l’ormai ex presidente: ‘Sono amareggiato, ma scelta convinta’
Gabriele Gravina
Dopo il terremoto della sconfitta in Bosnia, a Via Allegri arrivano le, inevitabili, forti scosse di assestamento.
A conclusione di un incontro con tutte le forze del calcio italiano emotivamente impegnativo ma dall’esito scontato, il presidente federale Gabriele Gravina si dimette, nonostante al termine della gara con la quale era stata sancita la terza eliminazione di fila degli azzurri al mondiale fosse sembrato orientato a temporeggiare alla ricerca di una ripartenza. “Ho la coscienza pulita – spiega al momento dell’addio ai collaboratori più stretti – perchè noi le riforme abbiamo provato a farle“.
Non arriva però il commissariamento del Coni platealmente auspicato dal ministro dello sport, Abodi, perché nessuno tra Leghe, e componenti tecnichefa un passo indietro: Gravina a parte, tutti i membri del consiglio federale restano al loro posto. Immediata arriva però un’altra scossa: lascia l’azzurro anche una leggenda della Nazionale, Gianluigi Buffon, capo delegazione e mentore del ct Gennaro Gattuso, del quale in molti ora si attendono un passo indietro, peraltro in qualche modo ‘annunciato‘ dal tecnico che aveva sottolineato platealmente la sua capacità di assumersi le responsabilità. Questi per ora i primi risultati delle pressioni di politica e opinione pubblica sulla necessità del ricambio dei vertici federali. Effetti che però saranno compiuti appieno solo il 22 giugno quando a Roma si terrà l’assemblea elettiva straordinaria del nuovo presidente. “Le elezioni subito non sono la soluzione del problema“, aveva detto Abodi. E invece il calcio torna alle urne tra 80 giorni.
E naturalmente si apre la corsa al possibile successore: diversi i nomi nella rosa dei papabili candidati tra continuità e rinnovamento: Giancarlo Abete, Matteo Marani, passando per Giovanni Malagò e Demetrio Albertini. Addirittura si candida un altro grande del calcio, l‘ottuagenario Rivera. L’ex n.1 del Coni troverebbe la sponda di Serie A e l’appoggio del presidente dimissionario, il ticket Marani-Bedin potrebbe rappresentare il giusto compromesso con la politica.
“E’ un problema che non mi pongo“, le parole di Abete sulla possibilità di mettersi a disposizione per tornare alla guida del calcio italiano. Per presentare le candidature c’è tempo fino a 40 giorni prima delle elezioni, nel frattempo Gravina lascia dopo 8 anni. “C’è grande amarezza ma anche serenità – le parole di Gravina all’uscita della Figc -, ringrazio le componenti che ancora oggi mi hanno dimostrato grande vicinanza, stima, sostengo e anche insistenza nel continuare. Ma la mia scelta era già convinta e meditata“. Non aggiunge altro, se non nella riunione con le componenti, del rammarico per le frasi sugli sport dilettantistici.
“Non volevano essere offensive“, dice il comunicato federale delle sue dimissioni che annunciava anche l’audizione di Gravina il prossimo 8 aprile presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Era prevista per una sua relazione sullo stato di salute del calcio italiano, annullata pochi minuti più tardi come rivelato dallo stesso presidente di Commissione, Federico Mollicone, trovando lo stupore della Federcalcio, perché come precisano fonti federali il tutto era stato concordato con la Commissione. Nei prossimi giorni la Figc renderà pubblica comunque una relazione sullo stato di salute del calcio e alla quale sta lavorando in queste ore di scosse continue perché come detto Gravina non è stato il solo a fare un passo indietro. Subito dopo le sue dimissioni, infatti, ci sono state anche quelle di Buffon.
“Rassegnarle un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia – spiega su X l’ex capodelegazione della nazionale -, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ma ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità“. Quanto al ct, è evidente che a fine settembre ai primi impegni seri della nazionale in panchina non ci sarà l’attuale ct Gattuso e che la scelta spetterà al nuovo presidente: i nomi papabili vanno da Mancini e Conte (sarebbero revival) alle new entries Allegri, De Rossi, Simone Inzaghi, a meno che non si torni a guardare all’estero. L’eterno paradosso del calcio italiano, lamentarsi dei troppi stranieri e magari affidarsi ad uno di loro per tornare a sognare.
Scene strazianti a molo Favarolo dopo il recupero di un barcone alla deriva in mare aperto, in area Sar libica. Una sopravvissuta, tra i brividi dell’ipotermia, ha tenuto a caldo un bimbo di un anno dopo la morte della madre
Sono 19 i cadaveri dei migranti sbarcati al molo di Lampedusa da una motovedetta della guardia costiera che nella notte dell’1 aprile è intervenuta a 85 miglia al largo dell’isola, in area Sar libica. Molti migranti sarebbero morti sul barcone durante il trasferimento – conclusosi poco dopo le ore 13 – verso il molo Favarolo. Sull’isola c’è forte vento e piove ininterrottamente.
Tratti in salvo 58 migranti poi trasferiti verso l’hotspot di contrada Imbriacola. Sette i migranti, fra cui due bambini, ricoverati nel centro sanitario dell’isola. Gli adulti sono in gravissime condizioni – in ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi – e non si esclude che possano venire trasferiti, non appena il quadro clinico lo permetterà, con l’elisoccorso del 118.
La nuova tragedia a Lampedusa – Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, dopo essere stato a molo Favarolo si è recato al Pte. “Scene di pietà, scene di pietà – ha detto fortemente turbato – Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato”.
Tra i superstiti una giovane donna che non fa altro che chiedere delle sorti di un bambino che ha cercato di salvare durante il viaggio: “Lui adesso che fine farà? Che fine farà?“. A quanto pare quando la mamma del bimbo – di appena un anno – è morta, lei lo ha preso con se e lo ha tenuto stretto fra le sue braccia, cercando di riscaldarlo.
L’ex difensore, campione europeo con l’Italia under 21 nel 1994, era stato costretto a ritirarsi nel 2006 dopo essere stato colpito da un aneurisma cerebrale. L’annuncio sui social di Alessandro Battisti, direttore sportivo del Chieti: “Non ci sono parole. Mi mancherai”
Gianluca Cherubini con la maglia della Reggiana (Foto da Facebook)
Nuovo lutto per il calcio italiano. È morto all’età di 52 anni Gianluca Cherubini, ex difensore e allenatore, che durante la sua carriera ha vestito diverse maglie, tra cui quelle della Roma, della Reggiana e del Vicenza, vincendo anche un Europeo con la nazionale italiana under 21.Cherubini si è spento mercoledì 1° aprile, a causa della malattia contro cui combatteva da tempo.
L’inizio della carriera – Nato a Roma il 28 febbraio del 1974, Cherubini ha iniziato a farsi notare nei vivai di Lodigiani e Monza, prima di iniziare la sua carriera professionistica con la Reggiana, debuttando in Serie B nel 1992 e vivendo con i granata il salto in Serie A nelle due stagioni successive. Nel 1994 è tra i convocati dell’Italia under 21 vittoriosa nel campionato europeo di categoria, e l’anno successivo arriva il passaggio in prestito alla Roma, dove ha collezionato 5 presenze in campionato oltre ad apparizioni in Coppa Italia e Coppa Uefa.
Gli infortuni e l’aneurisma – Rientrato alla Reggiana, ha affrontato un’annata segnata dagli infortuni prima di legarsi a lungo al club emiliano tra Serie B e C. In questo periodo si segnala solo una breve parentesi di sei mesi al Vicenza nel 2000, dove ha contribuito alla promozione in serie A. Nel 2002 si è trasferito al Chieti in C1: rimasta iconica la sua rete nel derby contro il Pescara del marzo 2003, festeggiata con una corsa sfrenata sotto la curva teatina. Dopo un’esperienza alla Torres, è passato al Giulianova; qui, il 13 aprile 2006 durante un match contro il Novara, è stato colpito da un aneurisma cerebrale. Il grave malore lo ha costretto a un primo ritiro forzato, interrotto solo due anni dopo per un breve e sorprendente ritorno in campo, ancora con il Chieti in Serie D. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Cherubini ha intrapreso la carriera da allenatore partendo come vice di Giampiero Maini alla Stella Polare.
Il cordoglio sui social – Ad annunciare la notizia della sua scomparsa è stato l’amico Alessandro Battisti, ex capitano e ora direttore sportivo del Chieti, con un post sui social: “Non ci sono parole, una vita a 220 chilometri all’ora, sempre sull’orlo del burrone. Mi mancherai“. Cordoglio sui social anche dall’account della Reggiana: “AC Reggiana si unisce a tutta la famiglia granata nel dolore per la scomparsa all’età di 52 anni di Gianluca Cherubini, ex-calciatore che ha militato nel club tra il 1992 e il 2002, disputando 150 gare come centrocampista tra Serie A, Serie B e Serie C. La società porge le più sentite condoglianze alla famiglia Cherubini“.
Crisi FIGC dopo il flop della Nazionale: dalle dimissioni di Gravina all’ipotesi commissariamento, quali sono gli scenari e cosa prevede lo statuto federale.
Gabriele Gravina (Andrea Staccioli / Insidefoto)
La crisi della Nazionale riapre il tema della governance del calcio italiano e mette sotto pressione il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che al momento non ha rassegnato le dimissioni dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, arrivata con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia. Un passaggio che ha acceso il dibattito politico e istituzionale, con il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha esplicitamente richiamato il tema delle responsabilità del vertice federale, arrivando anche ad evocare l’ipotesi di commissariamento. Nelle prossime ore è attesa una riunione tra Gravina e i presidenti delle principali componenti del sistema – Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, AIC e AIAC – che rappresenta il primo vero snodo per capire se e come si evolverà la situazione.
Sfiducia – Nel sistema federale calcistico italiano la sfiducia, intesa in senso politico-parlamentare, non esiste. Lo statuto della FIGC non prevede alcun voto che possa destituire direttamente il presidente in carica. Questo significa che, anche in presenza di una crisi sportiva e di un forte dissenso interno, non c’è uno strumento formale per “mandare a casa” il numero uno federale. L’unica strada percorribile è indiretta e passa dagli equilibri del Consiglio federale: i consiglieri possono dimettersi in blocco oppure può venire meno la maggioranza dei componenti aventi diritto di voto. In entrambe le situazioni, il risultato è lo stesso: la decadenza immediata dell’intero Consiglio federale e del presidente.
Si tratta però di una dinamica altamente politica e non automatica. Per arrivare a questo esito serve una rottura netta tra Gravina e le componenti che lo sostengono, a partire dalle leghe professionistiche e dalle rappresentanze di calciatori e allenatori. Inoltre, anche qualora si arrivasse alla caduta del Consiglio, il presidente resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione fino alla convocazione dell’assemblea elettiva, che dovrà essere celebrata entro 90 giorni. In questo senso, più che una vera sfiducia, si tratta di una “crisi di sistema” che porta a nuove elezioni.
Dimissioni – La via più lineare, almeno dal punto di vista giuridico, resta quella delle dimissioni volontarie del presidente. In questo caso, lo statuto federale non lascia spazio a interpretazioni: le dimissioni di Gabriele Gravina determinerebbero la decadenza immediata sia del presidente sia dell’intero Consiglio federale. L’ordinaria amministrazione verrebbe garantita in regime di prorogatio dagli organi uscenti, oppure – in caso di impedimento – dal vicepresidente federale, con il solo compito di gestire l’attività corrente e portare il sistema alle nuove elezioni.
Anche in questo scenario, il passaggio chiave è rappresentato dall’assemblea elettiva, che dovrà essere convocata senza indugio e comunque entro 90 giorni. È lì che si ridisegnerebbero gli equilibri del calcio italiano. Il sistema di voto, basato su 516 voti ponderati, assegna un peso determinante alla Lega Nazionale Dilettanti (34%), seguita da calciatori (20%), Serie A (18%), Lega Pro (12%), allenatori (10%) e Serie B (6%). Per essere eletto, il nuovo presidente dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, comprese le schede bianche. E alcuni nomi sono già emersi: si parla infatti di Giovanni Malagò e di Giancarlo Abete.
Commissariamento – Più complessa e, allo stato attuale, meno probabile è l’ipotesi del commissariamento, rilanciata dal ministro Andrea Abodi. Il riferimento normativo è l’articolo 6 dello statuto del CONI, che consente il commissariamento di una federazione in presenza di gravi irregolarità nella gestione, violazioni dell’ordinamento sportivo oppure di una constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. In altre parole, non basta un risultato sportivo negativo, per quanto clamoroso, per giustificare un intervento esterno.
La storia della FIGC conferma questa impostazione. I precedenti commissariamenti – dal 1958 fino al caso più recente del 2017, dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio – sono sempre stati legati a situazioni di crisi istituzionale o di ingovernabilità, spesso accompagnate da dimissioni o da uno stallo politico interno. Nel 2017, ad esempio, il commissariamento arrivò dopo che Tavecchio aveva perso il sostegno della propria maggioranza e si era dimesso, in un contesto in cui anche le leghe professionistiche erano paralizzate.
Per questo motivo, allo stato attuale, il commissariamento appare legato più a un’eventuale evoluzione della crisi interna che non al flop della Nazionale in sé. Senza una rottura negli equilibri federali o senza dimissioni, difficilmente si potrà configurare quella “impossibilità di funzionamento” richiesta dalle norme. Il vero punto, quindi, resta politico: capire se Gravina avrà ancora i numeri e il sostegno per restare alla guida della FIGC oppure se il sistema sceglierà di aprire una nuova fase.
«Se ho parlato con Meloni? C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza», ha aggiunto il ministro per lo Sport.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
“Commissariare la Figc? Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”. Lo ha detto Andrea Abodi, ministro per lo sport e per i giovani, a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026. “Quando per tre edizioni non vai ai Mondiali è una sconfitta – ha aggiunto -. Oggi non è un giorno normale. Non può bastare lo scarica barile dicendo che ci si aspettava di più da istituzioni”.
“Mi spetto una risposta più centrata dalla Figc – aggiunge Abodi – e ricordo che ci furono sussulti di dignità in passato, Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia”. Sulla possibilità di Malagò commissario ha concluso: “Il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi venti anni che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente, non fare tesoro di questa ennesima sconfitta: sarebbe ancora più grave”.
“Quando un’organizzazione nel suo complesso fallisce per la terza volta un Mondiale, è chiaro che il vertice deve assumersi una responsabilità. Prima ancora del ruolo del Consiglio federale c’è quello della coscienza individuale, e questo mi sembra non emergere. Potrei essere costretto, insieme al Parlamento, a prendere decisioni che vorrei lasciare a loro”.
“La responsabilità deve partire inevitabilmente dal vertice. Chiedergli le dimissioni personalmente? Penso di sì, al di là del garbo istituzionale, quello che ho detto è già abbastanza chiaro”, ha aggiunto.
“Se ho parlato con Meloni? L’attenzione governativa, nel rispetto del ruolo, è massima. C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza. Sono convinto che ci sia anche all’interno del Parlamento, che sullo sport ha saputo trovare delle convergenze”.
“Obbligo di calciatori italiani? Ogni proposta è buona. Non solo il Como in Serie A, anche il Lecce ha vinto il campionato Primavera senza un giocatore italiano e molto spesso anche le seconde squadre hanno pochissimi giocatori italiani e soprattutto giovani”. Per Abodi, però, il tema arriva tardi: “Queste cose avremmo potuto farle anche prima di questa ulteriore fallimentare e dolorosa esperienza di qualificazione al mondiale mancato”.
“Se c’è davvero questa disponibilità, io sono pronto in qualsiasi momento a mettermi al tavolo e mettermi a disposizione non soltanto per il sistema calcistico ma per i milioni di tifosi e di bambini e adolescenti che si sono svegliati confusi e addolorati”, ha concluso Abodi, aprendo al confronto.
Il patron dei partenopei ha auspicato di scendere a 16 squadre per il massimo campionato: nel febbraio di due anni fa, solo quattro società si dichiararono a favore di passare a 18.
Aurelio De Laurentiis (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
«Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve». Aurelio De Laurentiis torna all’attacco, all’indomani del nuovo flop della Nazionale che, sconfitta contro la Bosnia ai rigori, ha mancato per la terza edizione consecutiva la qualificazioni ai Mondiali.
«Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale. Un tempo grossissimo per allenarsi», ha aggiunto il patron del Napoli, intervenuto nella trasmission “Un caffè con Chiariello” in onda su Radio CRC.
Il tema delle riduzione delle squadre è sul tavolo da diversi anni. Tanto che nel febbraio di due anni fa, la Lega Serie A (durante la presidenza di Lorenzo Casini) si riunì in assemblea proprio per votare sull’ipotesi di scendere a 18 squadre. Una riunione che si concluse con un nulla di fatto: solo quattro club votarono a favore (Inter, Juventus, Milan e Roma) della riduzione, mentre le altre 16, tra le quali anche il Napoli di De Laurentiis, hanno votato per mantenere lo status quo a 20 squadre.
Votarono quindi a favore di rimanere a 20 squadre:
Atalanta
Bologna
Cagliari
Empoli
Fiorentina
Frosinone
Genoa
Lazio
Lecce
Monza
Napoli
Salernitana
Sassuolo
Torino
Udinese
Verona
«È stata ribadita la assoluta necessità di mantenere nello statuto federale il diritto di intesa, così come nei principali sistemi calcistici europei. È stato, inoltre, confermato l’attuale format a 20 squadre del campionato di Serie A», aveva spiegato la Lega Serie A in una nota al termine dell’assemblea.
Entrambe le regioni sono in allerta arancione, insieme a parte dell’Abruzzo (il resto è in allerta rossa). In giallo altre sette
Situazione drammatica in Molise per l’ondata di maltempo che ha investito la regione. C’è l’allarme della Protezione Civile per la piena dell’invaso del Liscione.
Dopo la prima fase di preallerta, con scarico aumentato prima a 60 e poi a 120 metri cubi al secondo, la Protezione civile regionale ha diramato un nuovo aggiornamento che porta la situazione in fase di allerta per rischio diga e rischio idraulico a valle. Contemporaneamente è stata chiusa al traffico la Bifernina, da Termoli in direzione Campobasso, dal bivio di Guglionesi, all’altezza del chilometro 70, per la presenza di acqua sulla carreggiata, che rende impossibile la circolazione in sicurezza, e da Campobasso in direzione Termoli dal bivio di Casacalenda-Lupara. Infine, la provincia di Isernia, dove si registrano abbondanti nevicate in tutti i comuni della fascia appenninica, con la chiusura del valico di Guado Liscis per Capracotta e Agnone.
Allerta arancione in Puglia, preoccupano livelli fiumi Cervaro e Fortore nel foggiano – La sezione di Protezione civile della Regione Puglia (centro funzionale decentrato) ha emanato un bollettino di aggiornamento per rischio idraulico a causa delle piogge che hanno interessato e stanno interessando diversi territori della regione.La situazione più rischiosa, segnalata con livello di criticità di colore rosso, è quella del torrente Cervaro, nel foggiano, nei comuni di Bovino, Foggia e Orsara di Puglia all’altezza dei rispettivi ponti sulla strada provinciale 106. Il colore rosso indica “possibili fenomeni di inondazione, anche estesi, connessi al passaggio della piena e dovuti a puntuali fenomeni di tracimazione, sifonamento, rottura o cedimento degli argini, con coinvolgimento di aree distali al corso d’acqua“.
Criticità di colore arancione per rischio idraulico viene segnalata per il bacino del fiume Fortore, sempre nel foggiano, nei territori di Carlantino, Casalnuovo Monterotaro e Castelnuovo della Daunia all’altezza dei ponti rispettivi sulla strada provinciale 5. Il colore arancione indica “possibilità di limitati fenomeni di inondazione, connessi al passaggio della piena, con coinvolgimento delle aree prossimali al corso d’acqua; fenomeni localizzati di deposito di detriti solidi, con formazione di sbarramenti temporanei od occlusione parziale delle sezioni di deflusso delle acque e delle luci dei ponti; divagazioni d’alveo e salto di meandri“. Ci sono infine una dozzina di altre zone con livello di criticità di colore giallo (“possibili piene improvvise nell’idrografia secondaria“). Tra le situazioni critiche sempre in provincia di Foggia quella segnalata dal sindaco di Cagnano Varano, Michele Di Pumpo, per massi sulla strada tra la cittadina e Imbuti.
Diversi i Comuni pugliesi che ieri sera hanno deciso di chiudere per questa mattina le scuole a causa del maltempo che sta interessando le varie province, tra cui Brindisi e Taranto. Su tutta la regione la Protezione civile ha emanato ieri una allerta di colore arancione, fino a mezzanotte di oggi, per piogge, temporali, grandine e raffiche di vento con rischio idrogeologico dovunque e anche idraulico nelle aree dove sono presenti bacini e corsi d’acqua.
Tra i Municipi che hanno emanato provvedimenti di chiusura delle scuole, anticipando per gli studenti le vacanze di Pasqua, quelli di San Severo, in provincia di Foggia, Molfetta, Altamura, Gravina, Terlizzi , nel barese, Barletta, Trani, Margherita di Savoia e Bisceglie nella Bat, Pulsano nel tarantino. In molti di questi e altri centri, ad esempio a Bari, chiusi cimiteri, parchi e giardini pubblici.
Inoltre il maltempo e le precipitazioni piovose persistenti e intense di ieri e soprattutto di questa notte stanno provocando alcune criticità nei centri del subappennino dauno, in provincia di Foggia. ARoseto Valfortore il Comune rende noto mediante i social che i volontari della Protezione Civile sono, operativi fin dalle prime ore del mattino. Proprio l’associazione invita la cittadinanza “a limitare al massimo gli spostamenti, consentendoli solo in caso di stretta necessità, raccomandazione valida almeno per le prossime 24 ore“. Particolare attenzione per la viabilità: la strada provinciale 129, nel tratto Roseto – Biccari, risulta infatti compromessa a causa della caduta di alberi lungo la carreggiata e di una frana verificatasi nei pressi di una masseria. Per gli spostamenti, si consiglia “di utilizzare la strada provinciale 130“.
Nel frattempo, le squadre sono impegnate anche nella gestione delle emergenze sul territorio. In particolare, si stanno effettuando interventi nella Casa di Riposo, dove si registrano allagamenti “che richiedono operazioni immediate di messa in sicurezza”, continua il Comune. “La situazione resta in continua evoluzione e sotto costante monitoraggio“. Le autorità rinnovano l’invito “alla prudenza e alla collaborazione da parte di tutti i cittadini, al fine di evitare ulteriori rischi e facilitare il lavoro dei soccorritori“.
A Faeto tra i paesi più alti di Puglia a causa delle intense piogge, la strada provinciale 125 risulta attualmente bloccata “per la caduta di ulteriori massi“. Sono già in corso gli interventi per la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità. Al momento non è possibile raggiungere Castelluccio Valmaggiore da Faeto. La cittadinanza viene invitata “a utilizzare il percorso alternativo passando per Celle di San Vito“. I pullman non possono ancora partire. Si raccomanda la massima prudenza e di limitare gli spostamenti allo stretto necessario“.Le scuole sono rimaste chiuse “per garantire la sicurezza degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie”.
Abruzzo, il fiume Pescara supera limiti sicurezza: il Comune chiude le golene – A seguito degli avvisi di condizioni meteo avverse del 30 e 31 marzo e delle comunicazioni del Centro funzionale d’Abruzzo sul superamento del limite di allarme del fiume Pescara, il Comune di Pescara sta provvedendo a chiudere al traffico le golene nord e sud. L’area, ritenuta una di quelle potenzialmente a rischio sul territorio cittadino, è stata già sottoposta a monitoraggio dal gruppo comunale di Protezione civile e ora scatta la chiusura ai mezzi, a scopo precauzionale. Il monitoraggio prosegue, anche in prossimità dei sottopassi e delle altre aree a rischio allagamento. Il Comune raccomanda ai cittadini la massima prudenza.
Campania proroga l’allerta meteo – In considerazione dell’evoluzione del quadro meteo e delle valutazioni del Centro Funzionale, la Protezione Civile della Regione Campania ha prorogato di ulteriori 24 ore la vigente allerta meteo. Fino alle 14 di domani, 2 aprile, proseguiranno infatti le condizioni di instabilità con piogge e temporali anche intensi e con la sussistenza di vento forte con raffiche da Nord-Nord-Est. Lo si legge in una nota della Protezione civile regionale. Lo scenario riguarda tutta la Campania con alcune differenze.
Dalle 14 di oggi l’allerta con criticità Gialla interesserà esclusivamente le zone 2 (Alto Volturno e Matese); 3: (Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini); 4 (Alta Irpinia e Sannio); 5 (Tusciano e Alto Sele) dove sono possibili fenomeni connessi al rischio idrogeologico da temporali (allagamenti, esondazione, scorrimento delle acque nelle sedi stradali, frane e caduta massi). L’allerta per vento forte con raffiche e conseguente moto ondoso con possibili mareggiate continuerà invece ad interessare tutta la Campania. Si raccomanda alle autorità competenti di attuare tutte le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni previsti in linea con i rispettivi piani comunali di protezione civile, di monitorare la corretta tenuta del verde pubblico e delle strutture esposte alle sollecitazioni atmosferiche nonché di prestare attenzione alle comunicazioni della Sala Operativa.