Undirigente di squadra aggredisce l’arbitro minorenne durante un campionato Under 17: cinque anni di inibizione e penalità per la società
Sud Sardegna, campo di calcio giovanile: due squadre Under 17 si affrontano. Tra loro, anche l’arbitra, una ragazza di 17 anni. Il primo tempo scorre senza problemi, ma nel secondo tempo la partita sfugge di mano. A rovinare tutto è un dirigente adulto, anche assistente di linea, che dovrebbe aiutare l’arbitro e controllare il gioco.
Al quarto del secondo tempo protesta per una rimessa laterale non concessa. L’arbitra ammonisce il dirigente per comportamento scorretto. La reazione è immediata e violenta: insulti, poi due schiaffi e un pugno che causano alla giovane arbitro lesioni con prognosi di 45 giorni.
La partita termina subito.
Il giudice sportivo interviene con una sanzione senza precedenti: il dirigente viene inibito per cinque anni da ogni attività FIGC, la sua società paga 1000 euro di ammenda, perde la gara 3-0 e subisce due punti di penalizzazione in classifica.
I controlli durati sette ore dopo quattro chiamate anonime. L’edificio era stato evacuato. Salta il rito direttissimo: scarcerate tre persone per decorrenza dei termini
Palazzo di Giustizia di Milano
Rientrato dopo circa sette ore l’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano scattato oggi venerdì 6 marzo. Si sono concluse nel pomeriggio le operazioni di bonifica iniziate dopo che intorno alle 9.30, dopo che tra le 8.20 e le 9 sono arrivate al Nue (112) alcune telefonate che hanno annunciato la presenza di un ordigno. Ma nessun oggetto sospetto è stato trovato nelle attività di ricerca da artificieri, vigili del fuoco e cani antiesplosivo.
L’attività di bonifica si è prolungata visto gli enormi spazi del Palazzo di giustizia: oltre ai sette piani dove si concentrano le stanze dei magistrati e le aule di udienza, l’ispezione di artificieri e unità cinofile ha riguardato anche i sotterranei, la banca e l’ufficio postale presenti al piano terra, e le aree perimetrali. Nelle operazioni sono state impiegati diversi cani che, vista la difficoltà della ricerca, necessitano di pause frequenti. La polizia locale si è occupata di vigilare sull’area intorno al Palazzo di giustizia, mentre la Protezione civile locale ha fornito assistenza ai tanti dipendenti rimasti in attesa per ore.
Le telefonate anonime – “Voglio evitare che ci siano molti morti”. Sono le parole che una voce maschile e apparentemente straniera ha pronunciato al 112 con la telefonata che ha fatto scattare l’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano. Le telefonate – quattro in tutto – sarebbero state localizzate in zona Niguarda a Milano. In due casi si è trattato di chiamate mute, negli altri due casi una voce segnalata come poco chiara dall’operatore, ha detto “bomba tribunale” prima di riagganciare. Le telefonate sono arrivate tutte da utenze telefoniche non richiamabili,perché abilitate alla sola uscita. Numeri piuttosto lunghi, forse riconducibili a cellulari usa e getta.
Tre scarcerati per scadenza termini – L’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano, subito evacuato, ha fermato però il lavoro ordinario e per tre persone non è stato possibile celebrare il rito direttissimo e così – per scadenza dei termini di convalida pari a 48 ore – è scattata la libertà. Nessun problema, invece, sul fronte delle normali udienze – poche il venerdì – che sono state già rinviate; inoltre l’allarme bomba non ha provocato particolari rallentamenti nel lavoro dei giudici.
La Procura aprirà un fascicolo sul falso allarme – Ora la Procura sta valutando l’apertura di un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Si tratta di un’ipotesi iniziale, è ancora presto – spiegano fonti qualificate – per inserire la finalità di terrorismo. In questo momento non viene escluso nulla: dalla telefonata di un mitomane a una segnalazione credibile da approfondire.