l rogo nella notte in un’azienda di Rho. Tre operai in ospedale
L’intervento dei pompieri
Lo scoppio e le fiamme. Incendio nella notte tra giovedì e venerdì in un’azienda di Rho, la “Itelyum”, specializzata nel confezionamento di solventi chimici. Pochi attimi prima delle due, per cause ancora in corso di accertamento, un rogo si è sviluppato all’interno del capannone della ditta, al civico 12 di via Sesia. Stando alle prime informazioni finora apprese, le fiamme sarebbero divampate dopo l’esplosione di un fusto che gli operai stavano riempendo.
Sul posto sono arrivati sette mezzi dei vigili del fuoco, che hanno lavorato fino all’alba per domare l’incendio. Intervenuti anche gli esperti del nucleo “Nbcr” per valutare eventuali contaminazioni. Tre gli operai finiti in ospedale: un 32enne italiano trasportato al pronto soccorso del Niguarda e due peruviani di 35 e 49 anni, entrambi accompagnati all’ospedale di Rho. I tre hanno riportato ustioni e ferite al volto e hanno inalato i fumi causati dallo scoppio, ma fortunatamente non sono in pericolo di vita.
L’area, dopo essere stata bonificata e messa in sicurezza, è stata posta sotto sequestro dall’Ats. Sono in corso le indagini per stabilire le cause dell’incidente.
Esplosione e incendio in un’azienda di Rho, l’intervento dei pompieri
L’impianto Eni di Calenzano (LaPresse).Nel riquadro da sinistra: Martinelli, Pepe, Corso, Cirelli e Baronti
Tutte le vittime lavoravano come autotrasportatori e si trovavano nell’area del deposito Eni dove si è innescato lo scoppio. Le ipotesi
Nell’aria c’è ancora l’odore acre del fumo, chi era presente ha impresse nella mente scene che nessuno avrebbe mai voluto vedere: distruzione, morte, il dolore dei parenti delle vittime e dei dispersi. Calenzano (Firenze) è sotto choc dopo l’esplosione di ieri, 9 dicembre, aldeposito Eni. Il bilancio è cambiato col passare delle ore. Dalle due vittime accertate nell’immediatezza dei fatti, si è passati nella mattinata di oggi – 10 dicembre – a quattro morti, un disperso e 26 feriti. Intorno alle 12,40 il nuovo e drammatico aggiornamento: in totale i cadaveri recuperati sono cinque. Chi era dato per disperso è stato trovato morto.
Quella di Calenzano rischia di essere ricordata come la strage degli autotrasportatori. Questo era il lavoro dei lavoratori coinvolti. Sulla vicenda la procura di Prato ha aperto un’inchiesta “per appurare eventuali responsabilità” e alcuni testimoni che erano sul posto vengono ascoltati in queste ore.
Esplosione al deposito Eni: chi sono le cinque vittime – Il primo corpo a essere recuperato e identificato è stato quello di Vincenzo Martinelli, 51 anni. Era residente a Prato, ma era originario di Napoli. Aveva due figlie ed era autista di autocisterne. Esattamente come gli altri lavoratori coinvolti. La potenza dell’esplosione è stata tale da dilaniare i corpi. Anche il riconoscimento presenta non poche difficoltà.
Gli altri lavoratori coinvolti sono Carmelo Corso, 57enne catanese ma anche lui residente a Prato; Franco Cirelli, 45enne di Matera; Gerardo Pepe, anche lui 45enne, italiano ma nato in Germania, e Davide Baronti, novarese di 49 anni.La loro identificazione ufficiale ci sarà solo con l’esame del dna.
Esplosione al deposito Eni, oltre 20 feriti – “In questo momento abbiamo quattordici persone in ospedale, delle quali sette all’ospedale fiorentino di Careggi, cinque a Prato e due in condizioni critiche al centro grandi ustioni di Cisanello a Pisa. Ho parlato con alcuni dei feriti, sono ovviamente molto scossi. Ma almeno le condizioni dei sette a Careggi e dei cinque a Prato appaiono senza pericolo di vita“, ha detto il governatore della Toscana, Eugenio Giani, intervistato questa mattina a ReStart su Rai3. I due feriti gravi sono un operaio livornese di 51 anni, Emiliano B., che ha ustioni sul 70% del corpo ed è ricoverato nel reparto di grandi ustionati a Cisanello, e un collega di 47 anni che è stato intubato.
L’incidente ha messo in pericolo migliaia di persone, non solo i lavoratori Eni. L’onda d’urto è stata tale da danneggiare anche abitazioni ed edifici presenti nella zona. Alcuni dei feriti, quelli che si sono presentati in ospedale da soli, erano di altre aziende limitrofe. Almeno 15 siti nei dintorni sono stati evacuati a scopo cautelativo e hanno subito danni. Evacuati da parte del Comune anche una piscina e il palazzetto dello sport, che sono non molto distanti dal luogo dell’incidente.
L’esplosione al deposito Eni, cosa è successo – Nello stabilimento Eni di Calenzano si svolgeva attività di ricezione, deposito e spedizione di benzina, gasolio e petrolio. L’ipotesi è che una perdita di benzina, o forse la fuoriuscita di vapori, abbia provocato lo scoppio che ha fatto saltare in aria gli autocarri, incendiando la pensilina dell’intera struttura e facendo crollare parte dell’edificio del centro direzionale adiacente.
“La pensilina di carico si è divelta e riversata sopra. Mi hanno raccontato gli autisti che quello che è avvenuto è chiaramente un difetto nelle modalità di carico delle autocisterne. Cosa ha determinato questo è da vedere – le parole di Giani-. Abbiamo avuto questo disastro terribile, ma nessuna delle torri di deposito dei carburanti è stata toccata, poteva avere delle dimensioni molto maggiori. Se la catena dell’incendio dalla pensilina di carico si trasferiva alle torri di deposito, non so cosa poteva succedere“.
“Ho visto una scena impressionante – ha detto il sindaco – Giuseppe Carovani, c’è una distruzione totale. Immagino chi era lì a lavorare ed era lì vicino o sotto le infrastrutture di ricarica, quello dev’essere apparso come un inferno. La situazione è indescrivibile”.
Il racconto dei feriti: “Sembrava fosse esplosa una bomba” – “Non ho mai visto niente del genere nella mia vita, sembrava ci avesse attraversato un tuono. L’esplosione – racconta uno dei feriti – è stata così forte da farci saltare per diversi metri all’interno del nostro ufficio, i vetri si sono sfondati e ci hanno ferito. Sono ancora stordito“. E un altro testimone aggiunge: “Il mio furgone si è alzato di due metri da terra e per il boato ora sento poco“. Mentre altri operai che erano sul posto paragonano quanto è successo allo scoppio di “una bomba, come in una guerra“.
Polemiche sulla sicurezza: “Deposito Eni in luogo inappropriato” – Intanto è polemica anche sulla presenza di un impianto come il deposito Eni non lontano dal centro abitato. La struttura si trova in via Erbosa, in una zona vicino alla linea ferroviaria che conduce a Prato e all’autostrada. Nell’immediato un tratto della vicina autostrada A1 è stato chiuso per ore come è stata sospesa la circolazione ferroviaria di alcune linee. Il dipartimento della Protezione civile ha attivato un alert per un raggio di cinque chilometri chiedendo di “tenere chiuse le finestre e di non avvicinarsi alla zona“. Per il forte odore dovuto alla combustione di idrocarburi nell’area sono state anche distribuite mascherine.
Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina democratica, nel 2020 aveva lanciato l’allarme per i potenziali pericoli del sito Eni. Oggi dice: “È pacifico che si è verificata una perdita di combustibile (in forma gassosa e/o liquida) in quantità considerevole che poi è stata innescata da qualcosa (banalmente anche da un impianto elettrico o una fiamma di qualunque genere) probabilmente nel corso del carico di autobotti, fase particolarmente delicata. Su quest’ultimo aspetto sarà fondamentale valutare la tipologia di carico per valutare le necessarie misure per evitare la formazione di atmosfere esplosive e il relativo innesco”. In Italia, evidenzia, “gli impianti soggetti alla normativa Seveso sono ben 974 (in Toscana 54) l’impianto Eni è tra quelli a maggior rilevanza per il tipo e la quantità di sostanze infiammabili gestite. Tutti questi siti sono delle potenziali bombe se non è correttamente gestita sia la fase di realizzazione sia quella di manutenzione degli impianti“.
Lo stesso Giani adesso ammette: “Quel luogo è inappropriato per le funzioni che lì vengono svolte. Capisco che c’è perché quando fu realizzato alla fine degli anni ’50 si prevedeva lì l’uscita e l’entrata dell’autostrada, era tutta aperta campagna, e si presentava appropriato, ma oggi no. Oggi quella è un’area densamente popolata, sia sul piano industriale sia anche di residenza perché ha una distanza di ragionevole pericolo con una conurbazione urbana densamente popolata. Ma questo appartiene al lavoro che dovremo fare dopo l’inchiesta della magistratura. Noi potremo agire con provvedimenti quando l’indagine darà conto di quello che effettivamente è accaduto, quindi sulle caratteristiche preventive perché non accada mai più che dovremo mettere in atto, anche con strumenti urbanistici, su quell’area“.
Le indagini sull’esplosione al deposito Eni – Sull’incidente al deposito Eni è stata aperta un’indagine. Si deve chiarire cosa è successo e soprattutto se ci siano responsabilità. Il procuratore Luca Tescaroli ha subito fatto un lungo sopralluogo sul luogo dell’esplosione: “Allo stato è possibile evidenziare che al momento dell’esplosione erano presenti diverse autobotti parcheggiate all’altezza degli stalli di approvvigionamento del carburante”.
La Procura ha coinvolto nelle indagini i carabinieri del comando provinciale di Firenze ed ha nominato alcuni medici legali e tre consulenti tecnici per accertare le cause dell’esplosione: “Abbiamo richiesto l’intervento dell’Arpat e dell’Asl Toscana Centro per evidenziare i profili di possibile responsabilità sul luogo teatro dell’esplosione“, ha aggiunto Tescaroli.
Dopo l’incidente al deposito Eni scatta lo sciopero – Mercoledì 11 dicembre sarà giornata di lutto regionale in Toscana. Il Comune di Calenzano ha proclamato due giorni di lutto.
Sempre per mercoledì Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale provinciale di 4 ore con manifestazione a Calenzano. “Siamo di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro con dimensioni e risvolti ancora da capire su vari fronti – dicono i sindacalisti -. Quello che è successo è inaccettabile, attendiamo il lavoro degli inquirenti per fare luce sulle modalità di quanto accaduto. Senza sicurezza non c’è lavoro, non c’è dignità, non c’è vita“.
Martedì, 10 dicembre 2024
Esplosione di Calenzano, sale a 4 il numero delle vittime. Si cerca ancora un disperso
Ci sono anche 27 feriti. Proseguono le indagini della procura
Sale drammaticamente il numero dei morti a causa dell’esplosione del deposito Eni di Calenzano per cui ancora si sta cercando di capire le cause. Due delle persone date per disperse, sono state trovate senza vita, facendo salire a 4 il numero delle persone decedute. Insieme ai 27 feriti – di cui 9 ricoverati a causa di ustioni tra Careggi e Cisanello – si fanno largo le prime ipotesi. Oltre alla paura di chi è sopravvissuto.
La vittima accertata – La prima accertata per ora è Vincenzo Martinelli, 51enne nativo di Napoli ma residente a Prato dal 1998. Separato, ha lasciato due figlie. Il suo corpo è stato letteralmente arso dalle fiamme e nelle prossime ore è atteso l’esame del dna ai fini di indagine. Divorate dalle fiamme anche le cabine della autocisterne, letteralmente distrutte.
Chi erano i dispersi – Per quanto riguarda i dispersi invece, ne sono stati trovati due mentre uno manca ancora all’appello. Si è in attesa di conoscere i nomi delle vittime, anche loro erano a bordo delle loro autocisterne nel momento dell’esplosione. Le persone che erano state date per disperse sono Fabio Cirelli, 45enne nativo di Matera, Gerardo Pepe, anche lui 45enne, italiano ma nato in Germania, e Davide Baronti, nato e residente ad Angera in provincia di Varese, di 49 anni. Tra le potenziali vittime, anche Carmelo Corso, 57enne catanese.
10:30 – Esplosione Calenzano, aperto fascicolo per omicidio colposo plurimo – In merito all’esplosione del deposito Eni di Calenzano che fin qui ha già causato 4 vittime, il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo. Tra le ipotesi, anche quelle di lesioni colpose aggravati dalla violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e disastro colposo.
Esplosione Calenzano, Giani: “Avvenuta per difetto di carico” – Il presidente della regione Toscana ha parlato ai microfoni di Radio24
Stando a quanto riferito ai microfoni di Radio24 dal presidente della regione Toscana, Eugenio Giani,ci sarebbe una possibile causa per l’esplosione del deposito Eni di Calenzano avvenuta il 9 dicembre.
“Gli autisti che stavano per approssimarsi alla pensilina per il carico mi hanno raccontato che quanto avvenuto – ha detto Giani – è successo per il difetto di modalità di carico di una delle autocisterne. Cosa ha determinato questo è da vedersi. Noi abbiamo avuto questo disastro terribile ma nessuna delle torri di deposito del carburante è stata toccata, perche’ senno’ non so cosa sarebbe potuto succedere“.
L’incidente avvenuto nello stabilimento in provincia di Firenze: allertati tutti gli ospedali della zona. Il Comune: “Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre”. Stop ai treni, chiusa l’uscita dell’A1
Una violenta esplosione si è verificata in una raffineria di Calenzano, in provincia di Firenze. Il forte boato, sentito in tutta la zona, poco dopo le 10 di oggi, lunedì 9 dicembre: una fitta colonna di fumo si è alzata sopra lo stabilimento ed è visibile anche dai comuni vicini. Il bilancio, ancora in evoluzione, è di due morti,nove feriti e tre dispersi.
Esplosione a Calenzano: (Firenze): il boato, poi la nube di fumo – L’allarme è scattato intorno alle 10:20, con il numero di emergenza che è stato tempestato di chiamate da parte dei cittadini allarmati. Da quanto si apprende dai vigili del fuoco, l’esplosione sarebbe avvenuta nel deposito Eni in via Gattinella e avrebbe provocato nelle vicinanze la rottura dei vetri di alcuni edifici industriali. La zona interessata sarebbe quella definita punto di carico dove le autobotti effettuano il rifornimento di carburante. Sul posto, come confermato dal presidente della Toscana Giani, sono intervenuti i sanitari, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine: “Allertati tutti gli ospedali e pronto soccorso del territorio a seguito dell’esplosione avvenuta nello stabilimento Eni a Calenzano“. Il primo bilancio è di un morto e sette feriti, come confermato dal governatore sui social: “Al momento la situazione dei feriti trasportati nei nostri ospedali, in continua evoluzione: 2 codici verdi a Careggi, 1 codice rosso ustionato a Careggi, 1 codice giallo per trauma cranico a Careggi, 1 codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa, 2 codici gialli all’ospedale di Prato“.
“Eni conferma che questa mattina è divampato un incendio presso il deposito di carburanti a Calenzano (Firenze)– si legge in una nota – e che i Vigili del Fuoco stanno operando per domare le fiamme che sono confinate alla zona pensiline di carico e non interessano in alcun modo il parco serbatoi. Sono in corso di immediata verifica gli impatti e le cause“. Dopo il forte boato si è subito levata una nuvola di fumo altissima sulla città. Anche l’aeroporto di Peretola è stato sovrastato da una densissima nuvola di fumo nera. Intanto il policlinico di Careggi ha attivato il piano di massiccio afflusso, in caso di arrivo di numerosi feriti. Il piano, come si apprende dall’Aou, comporta il blocco dell’attività ordinaria dell’ospedale e spazi riservati al pronto soccorso.
“Non avvicinatevi all’area dell’esplosione, chiudete porte e finestre“
Anche il Comune di Calenzano ha pubblicato sui social un messaggio rivolto alla popolazione: “Si è verificata un’esplosione nell’area Eni nei pressi del campo sportivo (via del Pescinale). L’area dell’incidente è circoscritta. Al momento sono in corso le verifiche del caso. Invitiamo la popolazione a non avvicinarsi all’area interessata. Ai residenti in zona raccomandiamo di tenere chiuse porte e finestre e spegnere eventuali impianti di climatizzazione“.
Anche la sindaca di Firenze, Sara Funaro, sta seguendo la situazione in prima persona:” È avvenuta un’esplosione in un deposito a Calenzano (Firenze). La colonna di fumo è visibile anche dai comuni vicini. Sul posto il sistema regionale di emergenza sanitaria, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Monitoriamo la situazione insieme alla Città Metropolitana“.
Chiusa l’uscita dell’A1 – L’uscita di Calenzano dell’A1 è chiusa in entrambe le direzioni a causa dell’incendio che si è sviluppato nella raffineria. Autostrade sul proprio sito invita ad utilizzare i caselli di Scandicci o di Barberino del Mugello per uscire dall’A1. Anche la circolazione ferroviaria è sospesa sulle linee convenzionale Firenze-Bologna e Firenze-Prato-Pistoia per l’intervento dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’Ordine a seguito dell’esplosione avvenuta al di fuori della sede ferroviaria in località Calenzano. Lo rende noto il sito Infomobilità di Rfi: i treni subiranno limitazioni e cancellazioni.
Antonio schiavone 36 anni, Roberto Scola 32 anni, Angelo Laurino 43 anni,Bruno Santino 26 anni, Rocco Marzo 54 anni,Rosario Rodinò 26 anni, Giuseppe Demani 26 anni
Torino, i familiari delle vittime della strage alla Thyssenkrupp: “Per noi giustizia non è stata fatta”
(LaPresse) Commemorazione al cimitero Monumentale di Torino per i 17 anni dalla tragedia della ThyssenKrupp, l’incendio nello stabilimento torinese dell’azienda tedesca che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. Sul posto i familiari delle vittime che chiedono ancora giustizia: dopo una lunga, vicenda processuale, l’allora amministratore delegato Herald Hespenahn venne condannato a poco più di 9 anni per omicidio volontario con dolo eventuale e altri dirigenti per omicidio ed incendio colposi. Ma la pena per Espenhahn ha iniziato a essere scontata solo lo scorso anno e il dirigente resta in regime di semilibertà. “Per noi giustizia non è stata fatta, dicono che la legge è uguale per tutti ma non è vero“, dice Rosina Platì, la madre di una delle vittime.
Venerdì, 06 dicembre 2024
Strage alla Thyssen, i parenti dei 7 operai morti: “Abbandonati dallo Stato, siamo pieni di rabbia e dolore”
La commemorazione della strage del lavoro a Torino: «Le condanne ci sono state ma non sono mai state eseguite. Se le morti sul lavoro non si fermano è anche perché la giustizia non funziona»
La commemorazione stamane per la strage del lavoro – foto di Alberto Giachino (Ag. Reporters)
«Siamo ancora pieni di rabbia e dolore: i nostri cari ci mancano immensamente, mentre i maledetti assassini sono liberi». Questa mattina, al cimitero Monumentale, si è tenutala cerimonia di commemorazione delle vittime della strage della ThyssenKrupp, avvenuta 17 anni fa. A nome dei familiari dei sette operai morti nel rogo dell’acciaieriatorinese ha parlato Laura Rodinò, sorella di Rosario. «Lo Stato ci ha abbandonato, ma noi vogliamo giustizia – ha aggiunto – Continuiamo a vedere morti sul lavoro: chi toglie la vita deve andare in galera, le leggi vanno rispettate».
A perdere la vita, in seguito all’incidente del 6 dicembre 2007, erano stati Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinó, Giuseppe Demasi e Rocco Marzo. I loro corpi erano stati straziati dalle fiamme mentre lavoravano in acciaieria.
I parenti – «Siamo molto arrabbiati – afferma Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi –Le condanne ci sono state ma, di fatto, non sono mai state eseguite. Se le morti sul lavoro non si fermano è anche perché la giustizia non funziona».
«Si era detto ‘mai più Thyssen’ e invece si continua a morire sul lavoro – dice Tony Boccuzzi, l’operaio che quella tragica notte si era salvato – Sono passati 17 anni e parliamo sempre di una giustizia che non verrà più: i responsabili dell’incidente sono già fuori dal carcere».
La procuratrice – Alla cerimonia anche la neo procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti: «Nella nostra Repubblica le principali fonti di morte sono tre: il carcere, gli omicidi di genere e le morti sul lavoro. Si tratta di una macabra gara di morte». Per i reati in materia di lavoro, secondo la procuratrice, «una questione fondamentale è la prevenzione, l’accesso ai luoghi di lavoro di chi deve controllare e far sentire il fiato sul collo dello Stato. E le imprese che risparmiano sulle cautele: anche questo è indecente». Contano i risultati, ha aggiunto, e «lo Stato li ottiene quando la pena viene eseguita o quando si confiscano i beni». Ha concluso: «Proprio stamattina ho chiesto al mio ufficio di aggiornarmi sulle pene dei due cittadini tedeschi condannati per la ThyssenKrupp: mi dicono che in Germania sono in corso di esecuzione».
L’assessora – Per il Comune di Torino è intervenuta l’assessora ai Cimiteri, Chiara Foglietta. “Che le morti non siano vane è un monito che ci portiamo dietro perché non ci siano più pagine così drammatiche nella nostra storia, sapendo però che i morti sul lavoro continuano ad esserci e che tanta è la strada ancora da fare – ha detto – . Il lavoro continua a perdere la dignità che dovrebbe avere: cadono le sicurezze, aumentano a dismisura gli orari si perde il senso di quello che facciamo nel nome di una ricerca incessante di un benessere che non c’è“.
L’aggressione sul convoglio regionale Genova-Busalla, all’altezza delIa stazione di Rivarolo. Dichiarato uno sciopero di 8 ore
Accoltellato un capotreno sul convoglio regionale Genova-Busalla, all’altezza delIa stazione di Rivarolo. Ancora da chiarire la dinamica di quanto successo, ma dalle prime informazioni sembra che la violenza sia avvenuta durante il controllo dei biglietti. Fermati i due aggressori.
“Basta tolleranza, gesti del genere non restino impuniti”, ha scritto sui social il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Capotreno aggredito, cosa sappiamo – Erano le 13:30 circa quando il capotreno è stato accoltellato sul treno regionale. La vittima sarebbe stata colpita da due coltellate che non hanno raggiunto organi vitali. Il 40enne soccorso dal personale del 118 è stato portato in codice rosso all’ospedale Villa Scassi.
I carabinieri hanno immediatamente circondato la zona limitrofa alla stazione con diverse pattuglie. Poi grazie alla descrizione fornita da alcuni testimoni hanno individuato e fermato i due aggressori, secondo quanto riporta GenovaToday. Si tratta di due ragazzi di origine nordafricana.
Salvini: “Nessuna clemenza” – “Capotreno accoltellato da nordafricani senza biglietto a Rivarolo. Piena solidarietà al ferito, attualmente in gravi condizioni. E ora nessuna clemenza per i responsabili: gesti del genere non devono rimanere impuniti“. Così, su X, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Solidarietà al lavoratore aggredito anche dalla senatrice genovese del Pd Annamaria Furlan: “Servono misure per affrontare i rischi concreti per l’incolumità dei lavoratori e degli stessi pendolari, fatto gravissimo“.
Vigili del Fuoco – La sede della Toyota Material Handling di Bologna dopo l’esplosione
Dopo la morte dei due lavoratori, i sindacati chiedono più sicurezza. Il 25 ottobre sciopero dei metalmeccanici di Bologna. Landini: 30 anni fa non sarebbe successo
Chiusura dello stabilimento di Bologna della Toyota Material Handling: la decisione è stata presa nel corso di una riunione nel pomeriggio, comunicata dai sindacati ai rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Bologna, nella zona di Bargellino, interessato dall”esplosionedi mercoledì, che ha provocato la morte di due lavoratori (il 34enne Fabio Tosi e il 37enne Lorenzo Cubello) e il ferimento di altri undici. Tutte le attività lavorative, non solo in presenza ma anche da remoto (nessuna esclusa) sono sospese fino a nuova comunicazione. Si procederà ad aprire la cassa integrazione ordinaria a partire dal 23 ottobre, non si sa fino a quando. La cassa integrazione, spiega la rsu Fiom, non riguarderà il sito di Crespellano, che proseguirà le proprie attività.
Per venerdì 25 ottobre i sindacati metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil dell’area metropolitana di Bologna hanno proclamato otto ore di sciopero, senza cortei o presidi “per senso di responsabilità” rispetto ai problemi di mobilità dei cittadini dovuti al post alluvione. Ci sarà un’esposizione di drappi a lutto nelle aziende metalmeccaniche. I sindacati nelle prossime ore chiederanno la convocazione del tavolo sulla sicurezza della Città metropolitana, “allargando a tutti quei soggetti che hanno fatto si’ che il sistema di relazione di questo territorio sia tra i più avanzati d’Italia“. Allo sciopero di otto ore “di tutto il comparto industriale bolognese” aderirà anche il sindacato di base Usb che ha organizzato per domani anche un presidio nella zona di Bargellino-Borgo Panigale, a Bologna, dove ha sede lo stabilimento Toyota Material Handling.
Landini, “30 anni fa alla Toyota zero infortuni” – “Se pensiamo che questo è avvenuto in un’azienda che si chiama Toyota, vorrei ricordare che 20-30-40 anni fa il metodo Toyota nel mondo era considerato uno dei metodi centrali perchè era una delle imprese all’avanguardia e c’erano zero infortuni, zero morti“. Lo ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini, prima dell’inizio della Biennale dell’Economia di Legacoop, commentando l’esplosione di ieri.
“Vuol dire – ha aggiunto il sindacalista – che si è affermato in questi anni un modo di fare impresa per cui la sicurezza sul lavoro continua a essere un costo, non un vincolo. In un Paese come il nostro, in cui ci sono tre morti al giorno, si continua ad avere un aumento di infortuni e malattie professionali senza precedenti e provvedimenti burocratici che non servono ad affrontare il tema. Occorre un nuovo modello di fare impresa. Mettere al centro il lavoro e la persona vuole dire cambiare modo di fare impresa“.
“Ieri credo che si sia confermata l’assoluta inadeguatezza che c’è sul tema della salute e della sicurezza, che continua a essere considerato un costo e non un elemento di priorità – ha evidenziato Landini – ieri, oltre a questo gravissimo incidente c’è stato un altro morto, in questo caso nell’edilizia. Purtroppo questa situazione in cui ormai hai una media di tre morti al giorno va avanti da anni. Credo che da questo punto di vista il tema sia quello di come la centralità della sicurezza e della salute abbia bisogno di non essere più considerata un costo, ma di essere un investimento e un elemento di prevenzione che va curato a ogni livello, sia quando questo avviene in una situazione legata ad appalti e subappalti, sia quando questo avviene in una situazione che può riguardare la manutenzione e l’ordinarietà del lavoro“.
Per il segretario della Cgil “serve insistere perchè vengano fatti tutti gli investimenti necessari ma soprattutto perché ci sia un cambiamento di fondo e questi temi della salute, sicurezza e prevenzione dei modelli organizzativi tornino a essere l’elemento centrale anche del fare impresa“.
“Le leggi che il governo fa sono burocratiche e non servono assolutamente a nulla, sono finte. Questo provvedimento che loro chiamano patente a crediti è una presa in giro. Siamo di fronte al fatto che è sufficiente che un’azienda compri un’autocertificazione per autocertificare che è a posto per un po’ di tempo e ha risolto i suoi problemi. Forse fatta in questo modo, visto che questa autocertificazione ha un costo, servirà a far fare soldi a qualche consulente del lavoro che consiglia alle imprese di comprare questa certificazione, ma non risolve assolutamente. Non è il momento di operazioni burocratiche per mettersi il cuore in pace, è il momento delle assunzioni vere, ad esempio di ispettori e di agire sulla prevenzione“, ha concluso Landini.
esplodere, secondo e prime informazioni, sarebbe stato un potente compressore
Una vittima e tre feriti gravi nella violenta esplosioneche si è verificata intorno alle 17:20 in un capannone della ‘Toyota Material Handling’, un’azienda multinazionale specializzata nella movimentazione merci, in via Persicetana Vecchia, a Borgo Panigale.
A esplodere, secondo e prime informazioni, sarebbe stato un potente compressore, il cui scoppio ha provocato il crollo parziale della struttura.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco anche per cercare l’eventuale presenza di persone intrappolate. Sono arrivati anche i sanitari del 118, tra cui un elicottero per il trasporto urgente dei feriti, e le forze dell’ordine.
Al momento si conterebbero tre feriti gravi, mentre non trova ancora conferma la notizia di un decesso. Le operazioni di soccorso proseguono anche per capire se ci siano ulteriori persone coinvolte nell’incidente.
“Scoppio avvertito molto forte in tutta la zona, compresa Calderara – ha scritto il sindaco di Calderara, Giampiero Falzone – Carabinieri, VVF e 118 sul posto per prestare soccorsi. La situazione potrebbe essere molto seria. Pare ci sia una vittima e almeno tre feriti gravi e sono in corso verifiche per capire se ci siano persone sotto le macerie“.
Sono 1.200 le vittime sul lavoro all’anno negli ultimi 10 anni. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inail, nel solo 2023, a fronte di 585.356 denunce totali, 1041 hanno riguardato infortuni mortali. Solo nei primi 3 mesi del 2024 sono state presentate già 145.130 denunce di infortunio (+0,38% rispetto al primo trimestre 2023) e sono stati registrati già 191 decessi, rileva ancora lo studio Uil.
“La sicurezza sul lavoro è una priorità permanente per la Repubblica“. Così il capo dello Stato Sergio Mattarella, nel messaggio inviato all’Anmil in occasione della 74esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.
E’ prescrizione costituzionale ma anche questione dignità umana
Oggi “l’Italia rivolge il pensiero alle persone che hanno perso la vita o subito infortuni e malattie a causa del proprio lavoro. Oggi è un giorno di riflessione, ricordo e di rinnovato impegno.
La sicurezza sul lavoro è una priorità permanente per la Repubblica. Ogni vita persa, ogni vita compromessa chiama un impegno corale per prevenire ulteriori perdite della salute e della dignità di chi lavora“. E’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all‘Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro. “La sicurezza sul lavoro, oltre che una prescrizione costituzionale – prosegue il capo dello Stato -, è anzitutto una questione di dignità umana. Garantire condizioni di lavoro sicure significa rispettare la vita e il valore di ciascuna persona, perché il lavoro è luogo di crescita e realizzazione personale e non può costituire un rischio per la propria incolumità“. “Rinnovo oggi la vicinanza della Repubblica – conclude Mattarella – alle famiglie di quanti hanno perso un proprio caro a causa di incidenti sul lavoro e un sentito apprezzamento alle attività dell’ANMIL, che da decenni contribuisce a promuovere la cultura della sicurezza, dando voce alle vittime e fornendo sostegno alle loro famiglie in momenti di grande difficoltà. Lavoro e sicurezza sono diritti inscindibili“.
E’ prescrizione costituzionale ma anche questione dignità umana
Oggi “l’Italia rivolge il pensiero alle persone che hanno perso la vita o subito infortuni e malattie a causa del proprio lavoro. Oggi è un giorno di riflessione, ricordo e di rinnovato impegno.
La sicurezza sul lavoro è una priorità permanente per la Repubblica. Ogni vita persa, ogni vita compromessa chiama un impegno corale per prevenire ulteriori perdite della salute e della dignità di chi lavora“. E’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all‘Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro. “La sicurezza sul lavoro, oltre che una prescrizione costituzionale – prosegue il capo dello Stato -, è anzitutto una questione di dignità umana. Garantire condizioni di lavoro sicure significa rispettare la vita e il valore di ciascuna persona, perché il lavoro è luogo di crescita e realizzazione personale e non può costituire un rischio per la propria incolumità“. “Rinnovo oggi la vicinanza della Repubblica – conclude Mattarella – alle famiglie di quanti hanno perso un proprio caro a causa di incidenti sul lavoro e un sentito apprezzamento alle attività dell’ANMIL, che da decenni contribuisce a promuovere la cultura della sicurezza, dando voce alle vittime e fornendo sostegno alle loro famiglie in momenti di grande difficoltà. Lavoro e sicurezza sono diritti inscindibili“.
Montagnoli, politica destra e sinistra non fa nulla
Una mobilitazione nazionale aperta a tutti da mettere in campo a breve e un appello a intervenire per una lotta “concreta”contro il dilagare dei morti sul lavoro al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che “sta dimostrando una grande sensibilità sul tema“.
E’ l’iniziativa della Confederazione unitaria di base (Cub) che ad ogni manifestazione, presidio e protesta sull’argomento chiede a iscritti, militanti e partecipanti di portare in mano la Costituzione e in particolare l’art.1 della legge fondamentale dello Stato il cui primo comma recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. La Cub denuncia che “la politica sia di destra sia di sinistra da 40 anni non fa nulla per combattere le stragi sul lavoro, ma anzi ha approvato leggi sulla precarizzazione fra cui le più recenti la Legge Fornero sul lavoro e il Jobs Act che consentono licenziamenti arbitrari impedendo di fatto il rispetto dei diritti e della sicurezza“. “Anche le normative sui sub-appalti e la mancanza di un numero tempestivo e sufficiente di controlli pure di notte e nei festivi – sottolinea il segretario nazionale della Cub, Walter Montagnoli – favoriscono il numero infinito dei morti sul lavoro, tre solo negli ultimi giorni in Lombardia. Chiediamo da anni l’introduzione del reato di ‘omicidio sul lavoro‘, eppure nonostante diversi altri sindacati siano d’accordo il Parlamento nulla ha fatto. Bisogna responsabilizzare giuridicamente i datori di lavoro altrimenti non si otterrà null’altro che parole“.
La patente a punti per l’edilizia dovrebbe scattare da ottobre, ma i tre partiti di maggioranza hanno avanzato la richiesta di posticipare l’entrata in vigore della norma
La maggioranza di governo vuole rinviare di tre mesi l’avvio del sistema della patente a crediti per le imprese e i lavoratori autonomi che operano nei cantieritemporanei o mobili, che sarà obbligatorio dal primo ottobre 2024. È quanto previsto da tre emendamenti identici al decreto omnibus presentati alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, che propone di sostituire la data con 1° gennaio 2025. L’opposizione, invece, chiede tempi più lunghi: due proposte, presentate dalle Autonomie e dal Pd, chiedono un rinvio fino al primo aprile 2025. Come detto, però, salvo cambiamenti, la misura, inserita nella bozza del decreto Pnrr discusso il 26 febbraio in Consiglio dei ministri, scatterà dal primo ottobre 2024.
Il posticipo della patente a punti per l’edilizia – La “patente a punti” o a “crediti” per operare nei cantieri è stata pensata per assicurare ai lavoratori un ambiente di lavoro più sicuro e, soprattutto, porre fine alle morti bianche. Perché negli ultimi anni, il numero dei decessi nei cantieri italiano è incrementato esponenzialmente. A dirlo sono i numeri. Come mostrano le tabelle sottostanti (fonte Inail), nel primo semestre del 2024 ci sono state 52 decessi nei cantieri, rispetto alle 29 persone impiegate nell’edilizia morte tra il gennaio e giugno del 2023.
Incidenti mortali nel settore edile (dati Inail)
Sempre l’Inail ci restituisce un quadro sconcertante sugli incidenti sul lavoro nel settore delle costruzioni. Anche le denunce degli infortuni negli ultimi anni sono aumentate, come mostra la tabella sottostante: nel solo mese di luglio del 2024 ci sono state 1679 denunce di infortunio, rispetto alle 1383 nello stesso periodo dell’anno precedente.
Denunce di infortuni sul lavoro nel settore edile (dati Inail)
Cosa è la “patente a punti” per le imprese – Ma torniamo alla “patente a punti” o a “crediti” per operare nei cantieri. Come funziona? La patente verrà rilasciata, in formato digitale, dalla competente sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Devono esserci alcuni requisiti: iscrizione alla camera di commercio industria e artigianato; adempimento degli obblighi formativi; possesso del documento unico di regolarità contributiva in corso di validità (Durc); possesso del documento di valutazione dei rischi (Dvr); possesso del documento unico di regolarità fiscale (Durf). La patente, si legge nella bozza del provvedimento, “è dotata di un punteggio iniziale di trenta crediti e consente” alle imprese e ai lavoratori autonomi “di operare nei cantieri temporanei o mobili, con una dotazione pari o superiore a 15 crediti“.
C’è però un’eccezione. Secondo la bozza le imprese in possesso dell’attestato di qualificazione Soa, ovvero della qualificazione che autorizza un’azienda del settore delle costruzioni a concorre alle gare d’appalto pubbliche, non sono tenute al possesso della patente a punti per la sicurezza sul lavoro. Le Società organismi di attestazione (Soa) sono organismi di diritto privato che, su autorizzazione dell’Autorità nazionale anticorruzione, accertano l’esistenza nei soggetti esecutori di lavori pubblici degli elementi di qualificazione, ossia della conformità dei requisiti alle disposizioni comunitarie
Quanti “punti” costa un morto sul lavoro – Il sistema pensato ricalca quello della licenza di guida: più grave è l’infrazione, più punti vengono tolti. “La patente – si legge nella bozza – subisce le decurtazioni correlate alle risultanze degli accertamenti e dei conseguenti provvedimenti definitivi emanati nei confronti dei datori di lavoro, dirigenti e preposti dell’impresa o del lavoratore autonomo“.
Se è riconosciuta la responsabilità per un incidente mortale si perdono 20 crediti; se l’infortunio causa un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale allora si perdono 15 crediti; se la conseguenza è lo stop per più di quaranta giorni allora sono scalati 10 crediti.
Nei casi di morti bianche o inabilità permanenti come conseguenza dell’incidente, l’ispettorato nazionale del lavoro “può sospendere, in via cautelativa, la patente fino a un massimo di dodici mesi. L’ispettorato nazionale del lavoro definisce i criteri, le procedure e i termini del provvedimento di sospensione. Ciascun provvedimento di cui al presente comma deve riportare i crediti decurtati. Gli atti e i provvedimenti emanati in relazione al medesimo accertamento ispettivo non possono nel complesso comportare una decurtazione superiore a 20 crediti“.
I crediti decurtati possono essere reintegrati a seguito della frequenza di corsi che consentono di riacquistare cinque crediti alla volta. La patente viene incrementata di un credito per ciascun anno successivo al secondo, sino a un massimo di dieci crediti, qualora l’impresa o il lavoratore autonomo non siano stati destinatari di provvedimenti sanzionatori.
Nei primi sette mesi dell’anno in Italia ci sono stati 577 incidenti mortali sul lavoro con un aumento del 3,2%.
Lo rende noto l’Inail che ha diffuso i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di luglio.
Le denunce di infortunio nei primi sette mesi del 2024 sono state 350.823 (+1,7% rispetto a luglio 2023 e -20,5% rispetto allo stesso periodo del 2022), con aumento più rilevante per gli incidenti avvenuti in itinere. L’incidenza sul totale degli occupati Istat (dati provvisori) è in calo rispetto al 2019 sia per gli infortuni (-10,6%) sia per i decessi (-7,3%), mentre rispetto al 2023 è -0,4% per i primi e +0,8% per i secondi. In aumento del 22,6% le patologie di origine professionale denunciate, pari a 54.471.
L’incidente nella notte in uno stabilimento di Paullo. In ospedale un 27enne
Incidente sul lavoro nella notte tra lunedì e martedì in un’azienda farmaceutica di Paullo, la Cambrex. Poco dopo la mezzanotte e mezza, per cause ancora in corso di accertamento, nello stabilimento di via Eugenio Curiel – dove si trovano anche sette reparti di produzione – si è verificata una fuoriuscita di ammoniaca diluita al 30%.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigli del fuoco, i carabinieri della compagnia di San Donato Milanese e gli equipaggi di due ambulanze e un’auto medica del 118. I soccorritori hanno prestato le prime cure a 11 operai – tutti uomini tra i 22 e i 57 anni – che lamentavano alcuni sintomi da intossicazione. Soltanto per uno di loro, un 27enne cittadino romeno, è stato necessario il trasporto in ospedale: il ragazzo è stato accompagnato in codice verde al pronto soccorso fortunatamente in buone condizioni di salute.
I rilievi sono stati effettuati dai pompieri e dai carabinieri, ora al lavoro per ricostruire l’accaduto. Stando a quanto finora accertato dai caschi rossi, a causare le intossicazioni sarebbe stata proprio una fuoriuscita di ammoniaca.
La replica dell’azienda – “Non vi è stato alcun caso di intossicazione“. Nella serata di martedì, la Cambrex ha smentito che vi fossero “11 operai intossicati” diffondendo una nota aggiornata sulla situazione. “È vero invece – si legge nella nota – che vi erano una dozzina di colleghi impegnati nello stabilimento al momento della fuoriuscita di una soluzione acquosa contenente ammoniaca che è stata prontamente trattata da Cambrex-Profarmaco, come gli organismi preposti – carabinieri e vigili del fuoco – hanno potuto constatare direttamente, sul campo“.
Secondo la nota della Cambrex, nessuna delle persone coinvolte avrebbe avuto bisogno di un trattamento sanitario, ma “seguendo il principio di precauzione si è voluto portare in ospedale, per un accertamento, il collega che fisicamente si era trovato più vicino alla perdita“, in codice verde. “È stato dimesso – continua la nota – e si è già recato in stabilimento nella giornata di oggi, a poche ore da quanto accaduto“. La Cambrex ci tiene a ringraziare “tutti coloro che si sono impegnati nelle ultime ore per il rispetto degli elevati standard di sicurezza ambientale che da sempre caratterizzano l’azienda“.
A una decina di chilometri più a valle dall’incidente
È stato recuperato stamattina nelle acque dell’Adda a Fara Gera d’Adda (Bergamo) il corpo senza vita di Claudio Togni, il tecnico di 59 anni, di Paladina, che era accidentalmente caduto in acqua 9 giorni fa, il 28 giugno, durante alcuni lavori in località Concesa a Trezzo sull’Adda (Milano), nei pressi di una diga. E proprio vicino a un’altra diga, quella tra Fara d’Adda e Cassano d’Adda (Milano), a una decina di chilometri più a valle, il suo corpo è stato recuperato oggi dai vigili del fuoco di Bergamo e Milano.
Sul posto sono arrivati anche i familiari e i colleghi del tecnico, oltre ai carabinieri di Cassano d’Adda: la salma è stata portata all’obitorio.
Bracciante morto: i sindacati in piazza “stop al caporalato”
La Cgil ha organizzato una manifestazione a Latina per ricordare Satnam Singh, deceduto per le ferite riportate in un incidente sul lavoro. E per martedì è stato indetto uno sciopero
Il 22 giugnoalle 17 manifestazione della Cgil a Latina per ricordare Satnam Singh, bracciante dell’Agro Pontino deceduto in seguito alle ferite riportate in un incidente sul lavoro. La confederazione ha lanciato anche una raccolta fondi a sostegno della famiglia. Martedì prossimo invece la manifestazione promossa dalla comunità indiana di Latina in sua memoria. Al presidio della prossima settimana hanno subito risposto garantendo la propria partecipazione la Fai-Cisl e la Uila-Uil.
Per l’intera giornata del 25 giugno è stato indetto anche uno sciopero, attraverso cui i sindacati dichiarano di voler denunciare l’irregolarità e lo sfruttamento insiti nel settore agricolo. Ben lontano dall’essere un caso isolato, la morte di Satnam Singh ha reso visibile il carattere sistemico della violenza nel lavoro irregolare e nel caporalato, secondo la maggior parte dei sindacati. Stando ai dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro relativi alle 8.222 verifiche condotte nel 2023 nel Lazio, il fenomeno del caporalato mostra infatti la sua impietosa persistenza in Italia, registrando 608 casi su 785 lavoratori.
La morte disumana del bracciante indiano, avvenuta dopo 36 ore di agonia, in seguito alla mutilazione di un braccio non curata nei tempi necessari, rientra proprio nel contesto del radicamento in Italia, e nelle campagne laziali, del caporalato. Dopo essere stato risucchiato da una macchina avvolgiplastica, che stava utilizzando nell’azienda agricola di Latina in cui lavorava in nero, Satnam Singh e’ stato infatti lasciato dal suo datore di lavoro davanti la sua abitazione e non in ospedale, per evitare i rischi che la scoperta della sua irregolarità avrebbe comportato. Per l’episodio è indagato il titolare dell’azienda per omicidio colposo. Il Questore di Latina oggi ha rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di “protezione speciale” alla vedova.
“Sono atti disumani che non appartengono al popolo italiano, e mi auguro che questa barbarie venga duramente punita“, ha sottolineato ieri il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A definire l’accaduto un “atto di schiavismo“, è stato il leader Cgil Maurizio Landini, che ha denunciato il fatto che “in interi pezzi di nostra economia il caporalato e il lavoro nero, che fanno stragi sul lavoro, sono la norma“. Rassicura, invece, sulla vicenda, la ministra del Lavoro Marina Calderone, che al termine di tavolo con i sindacati e le associazioni datoriali sul caporalato di questo pomeriggio, ha dichiarato che “lo scopo di tutti è dichiarare guerra al caporalato e intensificare le azioni a contrasto di un sistema che mortifica il lavoro, mette a repentaglio le vite umane e non fa crescere certo un comparto strategico come l’agricoltura”.
Presente al tavolo con la ministra, anche il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, secondo cui “una delle cose emersa dalla riunione è che in queste situazioni accade un fatto: la criminalizzazione di uno degli anelli della filiera. Al decesso di un operaio per colpa di un criminale, si criminalizzano le imprese agricole“. Nel corso del tavolo si è discusso di aumentare i controlli incrociati tra le banche dati per favorire l’emersione del lavoro sommerso.
Un’esercitazione in montagna è sfociata in tragedia oggi in Valtellina, dove hanno perso la vita tre giovani militari del Sagf-Soccorso Alpino della Guardia di finanza.
Sono precipitati da una parete rocciosa, mentre erano in cordata, sotto lo sguardo impotente di due colleghi impegnati anch’essi in un’altra cordata.
Un volo nel vuoto di circa 30 metri che non ha lasciato loro scampo, mentre si trovavano sul cosiddetto Precipizio degli Asteroidi, nel territorio comunale di Val Masino (Sondrio). Un luogo teatro di numerosi interventi di soccorso di questi autentici angeli della montagna, per salvare spesso escursionisti e turisti in pericolo. Sarà l’inchiesta della Procura di Sondrio, diretta da Piero Basilone, a stabilire le esatte cause del drammatico incidente.
I tre sarebbero caduti nel vuoto perché, all’improvviso, avrebbe ceduto uno sperone roccioso sul quale uno di loro poggiava i piedi, trascinando con sé nel vuoto gli altri due colleghi. Le vittime, tutte valtellinesi, sono Luca Piani, 32 anni, di Villa di Tirano, Alessandro Pozzi, 25 anni, residente a Valfurva, e Simone Giacomelli, di 22 anni, che abitava a Valdisotto, a un passo dalla nota località turistica di Bormio. Giacomelli e Pozzi, arruolati nella GdF soltanto nel 2022, prestavano servizio nella Stazione Sagf di Madesimo, guidata da Alessia Guanella, mentre Piani faceva parte della squadra del luogotenente Christian Maioglio nella caserma del capoluogo valtellinese.
Mattarella: ‘Profonda tristezza per la scomparsa dei tre finanzieri’ – “Ho appreso con profonda tristezza la notizia dei tre finanzieri che oggi hanno perso la vita nel corso di una esercitazione in Val di Mello nella provincia di Sondrio. In questa dolorosa circostanza desidero esprimere a Lei, Signor Comandante Generale, e alla Guardia di Finanza, la mia solidale vicinanza. La prego di far pervenire ai familiari le espressioni della mia commossa partecipazione al loro cordoglio“. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di C.A. Andrea De Gennaro.
La sua ultima apparizione è stata a Che Tempo Che Fa, in collegamento da casa con Fabio Fazio
Che Tempo Che Fa | L’intervista integrale al giornalista Franco di Mare –NOVE
È morto Franco Di Mare. «Abbracciato dall’amore della moglie, della figlia, delle sorelle e del fratello e dall’affetto degli amici più cari oggi a Roma si è spento il giornalista Franco Di Mare. Seguirà comunicazione per le esequie», ha annunciato la famiglia in una nota.
La sua ultima apparizione è stata a Che Tempo Che Fa, in collegamento da casa con Fabio Fazio. Proprio durante l’ospitata, il giornalista ha annunciato al mondo il cancro che lo ha colpito, il mesioteloma. «Questo tubicino che mi corre sul viso – aveva spiegato al conduttore in diretta – è un tubicino legato a un respiratore automatico e mi permette di respirare in modo forzato, ma mi permette di essere qui a raccontare, a parlare con te. Mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo, legato alla presenza di amianto nell’aria e si prende tramite la respirazione di particelle di amianto».
L’amianto in Rai – Poi aveva puntato il dito contro la Rai: «Tutta la Rai, non parlo di quelli attuali, ma di tutti, quelli prima e quelli prima ancora. Posso capire che esistano ragioni di ordine sindacale e legale, chiedevo lo stato di servizio che è un mio diritto: “mi fate un elenco dei posti dove sono stato?”, e lo chiedevo per sapere cosa si potrebbe fare a supporto della diagnosi. Sono spariti tutti. Se io posso anche arrivare a capire che possono esistere regioni legali e sindacali, quello che non capisco è il livello umano. Sono spariti, si sono negati al telefono, a me, come se fossi un questuante, e davanti a un atteggiamento del genere trovo un solo aggettivo: Ripugnante!». E in un’intervista rilasciata al Corriere della seraDi Mare sottolineava: «Il palazzo di viale Mazzini è pieno d’amianto. Sottovoce, ti sconsigliano di appendere quadri al muro».
Cos’è il mesioteloma – Il mesotelioma maligno è un tumore raro che colpisce prevalentemente gli uomini. In Italia rappresenta lo 0,8 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo e lo 0,3 per cento di quelli diagnosticati nelle donne. Secondo le stime dell’Associazione italiana registro tumori (AIRTUM), nel 2020 erano attesi circa 1.500 casi tra gli uomini e 500 tra le donne. Il 90 per cento dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che è stato utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.
Addio Franco Di Mare – La Vita in diretta 17/05/2024 – Rai
Mariusz Marian Sodkiewicz, 62 anni, aveva presentato denuncia lo scorso marzo
I pm di Roma indagano per lesioni personali colpose in relazione al caso diMariusz Marian Sodkiewicz, ex dipendente Rai di 62 anni morto ieri a causa di un mesotelioma pleurico, formatumorale dovuta all’esposizione all’amianto durante il suo lungo servizio nella sede romana dell’emittente pubblica. I magistrati capitolini hanno disposto la sospensione delle esequie per effettuare l’autopsia sul corpo di Sodkiewicz. Risale a marzo la denuncia che l’uomo aveva presentato a piazzale Clodio.
Solo pochi giorni fa, in un’intervista a ‘Che tempo che fa‘, era stato invece il giornalista Franco Di Mare a denunciare di essere affetto a sua volta da mesotelioma, la rara forma di tumore legata proprio “alla presenza di amianto nell’aria che si prende tramite la respirazione di parcelle di amianto, senza rendersene conto“. Sulla vicende è intervenuto l’ad Rai Roberto Sergio, impegnandosi a inviare al giornalista tutta la documentazione richiesta all’azienda negli anni precedenti.
Che Tempo Che Fa – L’intervista integrale al giornalista Franco di Mare
Bombardieri: ‘È guerra civile. Serve legge omicidio sul lavoro’
Oggi davanti al Teatro alla Scala e al Comune di Milano sono state posizionate 172 bare per ricordare i morti sul lavoro che la Lombardia ha registrato nel 2023 e i 41 del primo trimestre dell’anno, e per sollecitare la politica e il governo a mettere in campo tutti i provvedimenti necessari a rafforzare la prevenzione.
Al flash mob in piazza, davanti al Teatro alla Scala, hanno partecipato tra gli altri il segretario generale della Uil Lombardia Enrico Vizza, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente dell’Ital Uil Nazionale Giuliano Zignani e il segretario generale Uil PierPaolo Bombardieri.
La manifestazione ha avuto come slogan ‘Zero morti sul lavoro’ e ‘No ai lavoratori fantasma‘ ed è stata indetta dal sindacato per “richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle tragedie delle morti sul lavoro” di coloro che “alla fine della giornata, non hanno più fatto ritorno alle proprie case e ai propri cari“, come ha sottolineato anche il segretario generale PierPaolo Bombardieri. “In questo Paese c’è una guerra civile che lascia1.041 morti ogni anno e 500mila incidenti. È un tema che riguarda tutti e che va affrontato prima di qualsiasi altra cosa. Se non c’è la condivisione del rispetto della vita umana, ogni altra discussione viene meno”, ha detto segretario generale della Uil. “Va introdotto il reato di omicidio sul lavoro.Quando i dispositivi di sicurezza vengono modificati per aumentare il profitto non si tratta di incidenti, sono purtroppo omicidi. A ciò si aggiunge la necessità di intervenire sui subappalti, sulle gare al massimo ribasso. Nelle ultime tragedie che abbiamo registrato c’è sempre qualche azienda che lavora in subappalto“.
I sei dipendenti di una ditta privata stavano effettuando alcuni lavori fognari a Casteldaccia, nel Palermitano: sono morti uno dietro l’altro calandosi nel tombino
Un’altra strage sul lavoro in Italia. Cinque gli operai sono morti nell’incidente sul lavoro avvenuto a Casteldaccia, nel Palermitano.
Un sesto è stato trasportato all’ospedale Policlinico di Palermo, dopo essere stato intubato.
Secondo una prima ricostruzione i sei operai di una ditta privata stavano effettuando alcuni lavoro fognari per conto dell’Amap, la società che gestisce le condotte idriche e fognarie a Palermo.
Gli operai, sette in tutto, erano impegnati in alcuni lavori di manutenzione di un impianto di sollevamento delle acque fognarie per conto dell’Amap. Ad un certo punto alcuni di loro hanno cominciato ad accusare malori, verosimilmente a causa di una intossicazione da idrogeno solforato che provoca irritazioni alle vie respiratorie e soffocamento.
Uno di loro è riuscito a uscire dall’impianto e a dare l’allarme; gli altri sei sono rimasti intrappolati e sono svenuti a causa delle esalazioni.
A soccorrerli sono stati i vigili del fuoco e i sanitari del 118 che hanno provato a rianimarli sul posto. Per cinque di loro non c’è stato nulla da fare; il sesto è stato trasferito d’urgenza al Policlinico dopo essere stato intubato.
Sono morti uno dietro l’altro calandosi in un tombino dell’impianto fognario.
È questa la prima ricostruzione della strage sul lavoro avvenuta a Casteldaccia che ha causato cinque morti mentre un sesto è ricoverato in ospedale in gravissime condizioni. Dopo che il primo operaio è rimasto nel sottosuolo senza venir fuori, gli altri si sono calati per capire cosa stesse succedendo.
Il settimo componente della squadra, non vedendo uscire i colleghi, ha dato l’allarme. Quattro vittime sono operai della Quadrifoglio di Partinico, tra di loro figurerebbe anche il titolare della ditta; il quinto è un lavoratore interinale dell’Amap.
Questi i nomi delle cinque vittime: Epifanio Alsazia, 71 anni, contitolare della ditta Quadrifoglio group, era di Partinico (Palermo) così come Ignazio Giordano, di 57 anni; Giuseppe Miraglia, 47 anni, era originario di San Cipirello (Palermo), mentre Roberto Raneri, di 51 anni, di Alcamo (Trapani); Giuseppe La Barbera, il lavoratore interinale dell’Amap.
“Lavori in subappalto, lavoratori interinali e precarietà del lavoro condizionano la sicurezza delle persone. E questa è l’ennesima tragedia che, da tempo, si ripete ogni giorno“. Lo dice Mario Ridulfo, segretario della Camera del lavoro di Palermo, arrivato a Casteldaccia nella zona della strage. “E’ una tragedia non più annunciata ma calcolata – continua Ridulfo – perché le morti sul lavoro sono ormai un costo sostenibile per il sistema che sfrutta le persone. Ci aspettiamo un sussulto di dignità dalla politica, iniziative e prese di posizione che vadano oltre il cordoglio o i soliti commenti che, alla fine, lasciano inalterate le condizioni dei lavoratori“, conclude.
“A Palermo è di nuovo strage di lavoratori: basta con i giochetti. Subito in discussione la petizione a firma Emma Marrazzo per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro“, scrive l’Usb “Sono almeno cinque i lavoratori uccisi per intossicazione dopo essere rimasti intrappolati nelle fognature di un’azienda vinicola, un sesto si trova in gravi condizioni. Erano dipendenti di una ditta esterna ad Amap. L’ennesima strage, dopo quella di Brandizzo, dell’Esselunga e del lago di Suviana ed ancora una volta a rimanere vittime lavoratori in appalto.Usb e Rete Iside, lo scorso 30 aprile, hanno consegnato al Presidente del Senato della Repubblica una petizione con la proposta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro nel codice penale, la prima firmataria è Emma Marrazzo (mamma di Luana D’Orazio). Non possiamo più aspettare, chiediamo che la proposta venga immediatamente discussa e approvata dal parlamento. Basta appalti, basta omicidi sul lavoro“.
l 3 maggio dal 2021 in poi per Emma Marrazzo è diventato un giorno di lotta per la giustizia nel nome della figlia stritolata dall’orditoio della fabbrica in cui lavorava
Luana D’Oeazio, la mamma di 22 anni morta in fabbrica
Il 3 maggio è il compleanno di Emma Marrazzo, ma dal 2021 quel giorno ha assunto un nuovo e doloroso significato. Emma è la mamma diLuana D’Orazio, che proprio in quella data è morta a 22 anni in quello che un perito ha descritto come un «abbraccio mortale», stritolata dal macchinario a cui lavorava, un orditoio manomesso, presso un’azienda tessile di Montemurlo, vicino Prato. Da allora, ogni 3 maggio per Emma non è più un giorno di celebrazione ma di commemorazione e di lotta per la giustizia. «Per ricordare a me stessa che sono una sopravvissuta, non c’è più niente da festeggiare», confida la donna al Corriere della Sera nel giorno della ricorrenza.
Il figlio di Luana – Quel giorno di tre anni fa è impresso nella sua memoria. «Erano le 13,40 quando suonarono alla porta. Andai ad aprire e vidi due carabinieri. Uno di loro era chinato sul cancello… come se fosse disperato», racconta. Quando le comunicarono la morte della figlia, il rifiuto di accettare la realtà si trasformò in un gesto di disperazione: «Gli ho tirato lo stendino, le mollette, ripetevo: non è vero, non è vero niente. Vada a prenderla e me la porti qui». La forza di continuare a vivere Emma Marrazzo la trova nel nipote Alessio, il figlio che Luana aveva avuto da giovanissima e che oggi ha otto anni. «Non chiede di sua madre», dice Emma, «ma quando giochiamo, quando guardiamo la tivù, quando facciamo qualcosa che gli ricorda lei, me lo fa sempre notare».
I messaggi su Whatsapp – Emma Marrazzo conserva il cellulare di Luana, attraverso il quale continua a inviarle messaggi vocali e foto di Alessio che cresce, trovando talvolta nelle immagini memorizzate presagi di eventi passati.
Una foto in particolare ha colpito Emma: «È un montaggio che Luana fece pochi mesi prima di morire: si vede lei che affida il suo bambino alle braccia di Gesù».
Omicidio sul lavoro – La battaglia di mamma Emma è ora per l’introduzione nel codice penale dell’omicidio sul lavoro, nonostante il ministro della Giustizia si sia detto contrario: «Vorrei chiedere al ministro: lei metterebbe sua figlia davanti a un macchinario senza protezioni? Non tutti gli incidenti sul lavoro sono dolosi ma nel nostro caso lo era. C’è stato dolo nel manomettere quell’orditoio. E questo io lo chiamo omicidio, non infortunio».
La maglia nera va anche quest’anno alla Lombardia, seguita da Veneto e Campania
Morti sul lavoro (Foto LaPresse)
Il 2023 sarà ricordato come l’anno dei femminicidi ma c’è un’altra piaga che affligge il nostro Paese: le morti bianche. Nell’anno che si è appena concluso ci sono stati quasi 1.500morti sul lavoro, 1.485 per essere precisi, uno in più rispetto al 2022 secondo il Centro Studi della Cub. Ma a far riflettere è un’altra lettura del dato: stiamo parlando di quasi 30 vittime a settimana, poco meno di 4 al giorno di media.
Una strage silenziosa dovuta spesso alla forte carenza di controlli, ai subappalti e ai processi produttivi che hanno il profitto come unico parametro. Ma quali sono i settori più a rischio?
I settori dove si ci sono più morti sul lavoro – Agricoltura, trasporti ed edilizia: sono questi i settori dove si registra il maggior numero di decessi sul lavoro. Basti sapere che nel 2023 ben 162 operai sono rimasti schiacciati dal trattore e che 34 taglialegnasono stati travolti e uccisi dall’albero che tagliavano. Poi ci sono gli autotrasportatori, 117 quelli morti alla guida del proprio mezzo quest’anno, con gli incidenti spesso provocati da stanchezza e malori.
I deceduti direttamente sul luogo di lavoro sono900 mentre sono 585 quelli che hanno perso la vita in viaggio (dovuto alla professione, per esempio gli autotrasportatori) o andando o tornando dal luogo di impiego.Per malori sul luogo di lavoro sono morti invece 95 operai, impiegati, agricoltori, braccianti, con la Confederazione unitaria di base che ricorda in particolar modo i deceduti nei cantieri “in luglio e agosto per il caldo“.
A livello regionale la maglia nera va anche quest’anno alla Lombardia (185 morti), seguita da Veneto (142), Campania (123), Sicilia (109), Emilia-Romagna (112), Piemonte (101), Lazio (97), Puglia (95), Toscana (87), Calabria (86), Marche (48), Abruzzo (48), Friuli (39), Sardegna (42), Trentino Alto Adige (33), Liguria (32), Umbria (27), Basilicata (14), Molise (10), Valle d’Aosta (5).
Ci troviamo di fronte a un’emergenza nazionale dichiara Walter Montagnoli della segreteria nazionale Cub, chiedendo ancora una volta che a livello legislativo venga istituito il “reato di omicidio sul lavoro” per i titolari e i responsabili delle aziende che non ottemperano al rispetto delle regole e normative sulla sicurezza.
Quasi tre morti al giorno nel 2023 e l’anno in corso già segnato dalla strage della centrale idroelettrica di Bargi. Nella Giornata della sicurezza sul lavoro tornano le promesse della politica all’unità sul tema, gli appelli delle istituzioni e le richieste dei sindacati. Un altro anno se n’è andato, nel frattempo, senza alcuni modifica legislativa ma con1.041 vittime di lavoro. E ben 15 incidenti mortali plurimi, con due o più lavoratori morti, per un totale di 36 vite spezzate. Tra i casi più gravi la strage di Brandizzo, con 5 manutentori morti mentre lavorava sui binari vicino a Torino. E nel 2024 ci sono già stati l’incidente nel cantiere Esselunga di Firenze e quello nella centrale di Enel Green Power con 12 morti in totale.
“Non bisogna dimenticare che aumentano gli omicidi plurimi, che accadono nello stesso tempo e luogo. Vuol dire che la colpa non è della disattenzione del singolo lavoratore ma dell’organizzazione e gestione del lavoro”, ha sottolineato Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di cassazione e già direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro. “Purtroppo dopo oltre 16 anni dall’ introduzione della colpa di organizzazione per le imprese, nonostante 20mila morti e 10 milioni di infortuni, ancora non si applica la responsabilità delle imprese per gli infortuni, ancora oggi pochi processi e poche sentenze con il risultato di avere creato una sorta di immunità”, è l’accusa del magistrato.
Mentre la presidente del Consiglio e la ministra del Lavoro non hanno detto una parola sul tema, si sono fatti sentire i presidenti di Senato e Camera. Per Ignazio La Russa è “necessario un impegno costante e proficuo da parte di tutte le istituzioni ma anche da imprese ed aziende”, mentre Lorenzo Fontana ha sottolineato come “non ci può essere lavoro senza sicurezza” e le tragedie di Firenze e Suviana “richiamano la necessità di un maggiore impegno comune, innanzitutto da parte delle istituzioni, rivolto alla tutela dei lavoratori, soprattutto di chi opera nei settori più a rischio”.
La segretaria del Pd Elly Schlein parla di un “enorme problema” sul quale è “necessario invertire la rotta” con “filiere di sicurezza” e “spezzando le catene dello sfruttamento e dei mancati controlli”. Per la leader dem, la “scelta di reintrodurre i subappalti a cascata è stata estremamente dannosa, così come quella di allargare le maglie dei contratti precari, sapendo, come ci dice l’Inail, che nei contratti a termine l’incidenza delle morti sul lavoro è doppia rispetto ai contratti a tempo indeterminato”. Il Pd chiede quindi di “cambiare il paradigma: la sicurezza e la formazione è un investimento, non un costo” e arriva la richiesta: “La politica sia unita almeno su questo”.
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, è intervenuto in serata su Facebook: “Brandizzo, Firenze, Bargi, Latina, Oppido Lucano, Lograto, Laglio. Sono alcuni dei luoghi dove si sono verificati gli ultimi incidenti sul lavoro. Solo nei primi due mesi del 2024, 119 lavoratrici e lavoratori non hanno più fatto ritorno a casa. Lo scorso anno sono stati 1.041, quasi 3 al giorno. Vite sottratte ai propri affetti, non sempre per una tragica fatalità. Dedichiamo loro un pensiero oggi, nella “Giornata mondiale della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Una giornata in cui va ribadita con forza l’importanza di garantire a tutti un lavoro sicuro, affinché la sete di profitto non prevalga mai sul rispetto per la vita di ciascuno. Da sempre il Movimento 5 Stelle è impegnato in prima linea per raggiungere questo obiettivo”. Grazie a noi – prosegue Conte – nella scorsa legislatura “è stato rafforzato l’organico dell’Ispettorato nazionale del lavoro al fine di garantire più controlli e il rispetto della legge. Inoltre, abbiamo avanzato un pacchetto di proposte, fra cui quella di istituire una Procura nazionale del lavoro: un pool di magistrati impegnati in via esclusiva su questo fronte. L’assenza di una maggioranza che sposasse il nostro progetto ieri, e un Governo sordo oggi, non ci hanno permesso di condurlo in porto”.
Ventisette i decessi con un crescita del 42 per cento. Le denunce sono state 18.386 un 11,86 per cento in più rispetto al 2023
Quando il lavoro uccide: Lombardia anche nel 2024 è sempre maglia nera per il numero di mortie infortuni.
Emerge dai dati dell’Annual Injury Rock’n’Safe progress report Lombardia 2023 e primo trimestre 2024 a confronto con i dati nazionali.
Lombardia maglia nera – In Lombardia le denunce di infortunio a fine febbraio 2024 sono state 18.386 (in aumento del 11,64 per cento rispetto al 2023), di cui27 mortali(+42%)e 578 le tecnopatie denunciate (-6,32%). Riguardo gli infortuni mortali, risultano essere in aumento nella gestione industria e servizi. La stima statistica in Lombardia per il solo mese di marzo 2024 sembra essere di oltre 7.200 infortuni.
I dati nazionali – A livello nazionale le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nei primi 2 mesi del 2024 sono state 92.711 (+7,2% rispetto a fine febbraio 2023), 119 delle quali con esito mortale (+19%). In aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 14.099 (+35,6%). A febbraio 2024 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un aumento del 4,95% nella gestione Industria e servizi (dai 65.941 casi del 2023 ai 69.202 del 2024), del 5,95 % in Agricoltura (da 3.579 a 3.792) e del 16,2 % nel Conto Stato (da 16.963 a 19.717).
Donne & Uomini – L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2023 e il 2024 è legato sia alla componente femminile, che registra un +6,38% (da 31.867 a 33.902 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +7,67% (da 54.616 a 58.809).
Italiani & Stranieri – L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+6,6%) sia quelli extracomunitari (+12,36%). Dall’analisi per classi di età emergono aumenti generalizzati in quasi tutte le fasce, in particolar modo tra gli under 15 (+28,5%) e la fascia 25 – 29 anni (+10,5%) in diminuzione solo quella 45-49 anni (-0,73%).
Mario Pisani, Paolo Casiraghi, Pavel Petronel Tanase, Alessandro D’Andrea, Adriano Scandellari, Vincenzo Garzillo , Vincenzo Franchina
Mario Pisani, 73 anni, la vittima più anziana. Originario del Tarantino, di San Marzano di San Giuseppe, era un ex dipendente Enel e ora impegnato come consulente. Titolare di una piccola srl, la Engineering con sede a Mele (Genova). Anche le altre due vittime erano suoi collaboratori:
Paolo Casiraghi, 59 anni, di Milano. Lavorava per la Abb di Sesto San Giovanni.
Pavel Petronel Tanase, 45 anni, originario della Romania, dal 2000 risiedeva a Settimo Torinese. Sposato e con due gemelli quasi adolescenti.
Alessandro D’Andrea, 37 anni di Pontedera, tecnico specializzato con numerose esperienze anche all’estero, dipendente di Voith di Cinisello Balsamo (Milano),
Adriano Scandellari, 57 anni, nato a Padova e residente a Ponte San Nicolò (Padova), lavoratore specializzato di Enel Green Power nella funzione di O&M Hydro, premiato con la stella al merito del Quirinale.
Vincenzo Garzillo, 68 anni, di Napoli. Era in pensione da un anno, con un profilo professionale alto, esperto nella riattivazione dei macchinari di centrali idroelettriche.
Vincenzo Franchina, 36 anni, la vittima più giovane, originario di Sinagra (Messina), sposato da poco più di un anno e padre da tre mesi, viveva a Genova.
Andato in pensione un anno fa, era diventato consulente di una società di ingegneria, la Lab Engineering di Chieti
È stato recuperato il corpo dell’ultimo lavoratore disperso nell’esplosione della centrale idroelettrica di Bargi al lago di Suviana, in provincia di Bologna. Non è stato ancora ufficialmente identificato ma quello che mancava all’appello, dei quattro dispersi, è il 68enne napoletano Vincenzo Garzillo, salgono così a sette i morti nel disastro. continua a leggere
agg. 11 Aprile 2024: Strage di Suviana, trovati i corpi di tre dispersi. Le vittime salgono a 6
Sono tre i corpi individuati dai sommozzatori durante le operazioni durate senza sosta per tutto il giorno. In piazza i sindacati, che hanno indetto 8 ore di sciopero, insieme al sindaco Lepore, al cardinale Zuppi e al governatore Stefano Bonaccini. La Procura: “Accertamenti sugli appalti e subappalti”
Il bilancio dell’esplosione alla centrale di Suviana, purtroppo, sale: sei le vittime accertate. In mattinata sono stati individuati due corpi dei quattro dispersi. Sono quelli di Paolo Casiraghi, tecnico specializzato della Abb di Sesto San Giovanni, e di Adriano Scandellari, dipendente di Enel Green Power.Poi, in serata, il ritrovamento di un altro disperso, Alessandro D’Andrea. La Procura, che ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo, spiega oggi che “ci sono accertamenti in corso sugli appalti e i subappalti”. Il procuratore Amato precisa che “il subappalto è una figura giuridica prevista dal codice civile a cui si ricorre per avere personalità specifiche. Noi valuteremo le condizioni delle ditte e se dal punto di vista normativo, di prevenzione e infortunistica è stato fatto tutto“.continua a leggere
Suviana, si aggrava il bilancio dei morti: altri due corpi trovati al nono piano sotto terra
Tutti gli aggiornamenti. Pochissime speranze di trovare vivi gli altri dispersi nell’incidente alla centrale Enel sull’Appennino bolognese. Non c’è memoria di incidenti nelle centrali idroelettriche in Italia
Sono stati ritrovati i corpi di due dei quattro dispersi nell’esplosione della centrale Enel a Suviana, sull’Appennino bolognese. I vigili del fuoco li hanno rinvenuti al nono piano sotto il livello dell’acqua: si tratta di Adriano Scandellari e di un’altra vittima non ancora identificata. Pochissime speranze di trovare vivi gli altri dispersi che ora sono due, mentre il numero dei morti accertati sale a cinque.
Ritrovato il corpo della quinta vittima – La quarta vittima della strage di Suviana è Adriano Scandellari, 57 anni, nato a Padova e residente a Ponte San Nicolò (Padova), lavoratore specializzato di Enel Green Power nella funzione di O&M Hydro. Era stato insignito da poco con la stella al merito per il lavoro dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. La moglie è a Bargi. Il suo corpo è stato recuperato questa mattina insieme a quello di un altro disperso, quinta vittima, non ancora identificato.
Non c’è memoria di incidenti nelle centrali idroelettriche in Italia – Enel Green Power dice che per i lavori “avevamo scelto le migliori società di elettrico e idroelettrico“, Ma si dovrà far luce sui subappalti. Cgil e Uil insistono: “Non si sa per chi lavoravano le vittime“. Già due anni fa erano state segnalate alcune problematiche di sicurezza.
Ma non c’è memoria di incidenti nelle centrali idroelettriche in Italia. Un solo precedente in Russia, dove però crollò il tetto, non fu un problema legato al funzionamento delle macchine. Si indaga per disastro e omicidio colposo. Oggi, giovedì 11 aprile, tutte le attenzioni sono doverosamente concentrate sulla ricerca dei dispersi: resta la priorità, anche se le speranze di ritrovarli in vita sono ormai ridottissime. Ma fin quando c’è anche una sola possibilità “come sempre faremo tutto il possibile“, dicono i vigili del fuoco.
Ci sarebbe stata un’esplosione devastante (qui le ipotesi). Ma ci sono state anche l’incendio, il crollo, l’allagamento. Non è chiaro in quale ordine. I soccorritori parlano di pareti spesse un metro e 80 letteralmente sfondate come fossero di cartongesso dai pezzi di turbina schizzati via con una violenza inaudita. Pochissime certezze. Ci sarà tempo per le indagini, ora si cercano gli operai.
Si cercano i dispersi, poche speranze – Sotto al lago, tra le macerie, ci sono ancora due operai. Da tutta Italia. Sono di Milano, Cinisello Balsamo, Ponte San Nicolò in provincia di Padova, Napoli. Sono lavoratori che non stanno tornando a casa e forse mai più vi faranno ritorno.Stavano collaudando la seconda turbina. Il primo lavoro di efficientamento sull’altro motore della centrale elettrica era stata completato. Erano quindici al lavoro al momento della disastrosa esplosione della turbina tra operai, tecnici e consulenti esterni. Tre sono gli scampati, illesi per miracolo, tutti gli altri sono stati investiti più o meno direttamente dall’esplosione: quattro morti, tre dispersi, cinque feriti.
La tragedia sul treno regionale, l’uomo era residente a Termoli ma originario di Foggia. Si chiamava Antonio D’Acci e aveva 61 anni
Aveva 61 anni ed era originario di Foggia, anche se era residente a Termoli, il macchinista morto per un malore questo pomeriggio 26 marzo mentre era alla guida del convoglio regionale che collega Pescara a Sulmona.
Prima che il cuore di Antonio D’Acci smettesse di battere (si sono rivelati inutili i tentativi dei sanitari di rianimarlo), l’esperto macchinista di Trenitalia in servizio da quasi 40 anni, è riuscito a mettere in salvo tutti i passeggeri arrestando tempestivamente la corsa in aperta campagna.
La circolazione ferroviaria è stata sospesa. I treni, bloccati tra l’interporto d’Abruzzo e Manoppello, luogo della tragedia, subiranno ritardi, variazioni e cancellazioni.
Trenitalia ha organizzanto i bus sostitutivi tra le stazioni di Chieti e Manoppello.
Per i rilievi sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Penne intervenuti insieme ai vigili del fuoco.
ll segretario Bombardieri: “Ogni anno 1040 persone non tornano a casa, un bollettino di guerra inaccettabile. Siamo insoddisfatti dalle misure del governo”. ll requiem di Stefano Massini
Una spianata di bare, 1041, come i lavoratori che nel 2023 «non sono tornati a casa». Una denuncia spettacolare delle morti sul lavoro quella allestita dalla Uil in piazza del Popolo, uno spazio molto ampio, ben visibile anche dal belvedere del Pincio, nel cuore di Roma: ieri mattina lo hanno visto in tantissimi, dai passanti ai turisti alle scolaresche. «Vogliamo richiamare le coscienze di tutti a un dramma che colpisce tante famiglie. – spiega il segretario Pierpaolo Bombardieri – Abbiamo bisogno di sensibilizzare le coscienze, di non dimenticare, di costringere la politica e il governo a fare le cose subito».
Contro il decreto del governo – E a farle bene: ai sindacati e ai lavoratori brucia «la patente a punti» del nuovo decreto lavoro, la risposta del governo alla tragedia di Firenze, quattro morti in un incidente avvenuto in un cantiere. «Abbiamo bisogno di fatti concreti, non di palliativi. – afferma Bombardieri – Se la vita umana vale 20 punti, noi non lo accettiamo. Bisogna fermare le aziende che non applicano le norme sulla sicurezza, inserire l’omicidio sul lavoro e spiegare che il profitto non vale la vita umana. La politica e il governo non lo stanno facendo».
Contro le misure del governo – Quanto alle misure prese dal governo per contrastare le morti sul lavoro, Bombardieri dice: “Non siamo soddisfatti perché noi abbiamo bisogno di fatti concreti, non abbiamo bisogno di perdere tempo. Abbiamo bisogno di capire se c’è la volontà di intervenire sulla sicurezza sul lavoro. Non servono palliativi, un parziale accoglimento delle cose che abbiamo chiesto se poi tutto viene rinviato. Se lavita umana vale 20 punti noi non lo accettiamo”, conclude.
La Uil non è nuova a iniziative di questo tipo: nel 2021 ha lanciato la campagna “Zero morti sul lavoro”, con decine di iniziative sul territorio. Ma è difficile ottenere risultati da governo e legislatore, o anche solo scuotere le coscienze: «Abbiamo scelto il giorno della festa del papà per ricordare le tante mamme e i tanti papà che non sono tornati a casa», dice il segretario Uil.
Il requiem di Massini – Accanto a lui il drammaturgo Stefano Massini, che ha recitato un requiem dedicato ai morti sul lavoro. «Questa distesa di bare dà forma al massacro quotidiano che non ha mai l’attenzione che merita. È un colpo sullo stomaco, come dovrebbe esserlo ogni morte sul lavoro, ma non lo è mai», denuncia Massini. L’artista scompone la parola “requiem” lettera per lettera: “r” come rimozione, «rimuoviamo sempre quello che ci dà noia, che è troppo fastidioso far risuonare». Un silenzio che «è ipocrisia, ma è anche quello dei morti, nei cimiteri». “E” come errore: «Continuamente si sente dire che coloro che muoiono sul lavoro muoiono per errore», magari anche un po’ per negligenza, per colpa loro, insomma. “Q” come «quanto ancora», o «quanti ancora». “U” come umanità, perché «il lavoro è il punto più alto in cui un essere umano manifesta se stesso, crea qualcosa per gli altri», anche se gli si preferirebbe un macchinario che «non si ammala, non è stressato, non va in maternità, e non muore». “I“come incidente, anzi «sciagurato incidente», ma poi nelle morti sul lavoro invece di incidentale non c’è niente: Massini cita il caso di Luana D’Orazio, in cui la protezione dovuta era stata rimossa dal telaio per accelerare i tempi, e aumentare la produttività. “E” come evitabile, anche se sempre più le morti sul lavoro «vengono vissute come una specie di dazio in-evitabile, che paghiamo al progresso». E infine “m” di minaccia, perché «i lavoratori sono minacciati dalla manutenzione che non viene fatta», o quando chiedono il rispetto dei loro diritti.
Inail, 45 denunce di infortunio su 42.166 con esito mortale
Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nel primo mese del 2024 sono state 42.166 (+6,8% rispetto al gennaio 2023), 45 delle quali con esito mortale (+4,7%).
In aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 6.218 (+30,7%). Lo comunica l’Inail.
Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail – spiega l’Istituto – sono comunque in diminuzione del 26,8% sul 2022, in aumento del 7,6% sul 2021, in calo del 9,3% sul 2020 e del 12,1% rispetto al 2019. I dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale per il primo mese di quest’anno un incremento rispetto a gennaio 2023 sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 34.248del 2023 ai 36.414 del 2024 (+6,3%) sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, passati da 5.245 a 5.752 (+9,7%).
A gennaio 2024 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un aumento del 4,2% nella gestione Industria e servizi (dai 30.925 casi del 2023 ai 32.215 del 2024), del 9,1% in Agricoltura (da 1.545 a 1.685) e del 17,7% nel Conto Stato (da 7.023 a 8.266). L’aumento che emerge dal confronto di mese tra il 2023 e il 2024 è legato sia alla componente femminile, che registra un +3,3% (da 15.131 a 15.631 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +8,9% (da 24.362 a 26.535). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+6,3%) sia quelli extracomunitari (+11,9%), mentre i comunitari registrano un calo del 3,0%. Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nel mese di gennaio 2024 sono state 45, due in più di quelle registrate nel primo mese del 2023, una in meno sul 2022, quattro in più sul 2021, sette in meno sul 2020 e una in più sul 2019. A livello nazionale i dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano per il primo mese di quest’anno, pur nella provvisorietà dei numeri, un incremento rispetto a gennaio 2023 solo dei casi in itinere, passati da nove a 12, mentre quelli in occasione di lavoro sono scesi da 34 a 33.
L’aumento ha riguardato l’Industria e servizi (da 37 a 39 denunce) e il Conto Stato (da 0 a 1), mentre l’Agricoltura passa da sei a cinque decessi. Oltre la metà dei casi mortali (27 su 45) è avvenuto nel Nord con un aumento di 5 casi sullo stesso periodo del 2023. L’aumento rilevato nel confronto tra gennaio 2023 e gennaio 2024 è legato solo alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da tre a cinque, mentre quella maschile è stabile con 40 decessi in entrambi i periodi. In aumento le denunce dei lavoratori italiani (da 31 a 32) e comunitari (da 2 a 4), mentre diminuiscono quelle degli extracomunitari (da 10 a 9). Dall’analisi per classi di età emergono aumenti degli incidenti mortali in particolare tra i 45-54enni (da 9 a 21 casi) e tra i 60-69enni (da 7 a 9) mentre si registrano diminuzioni tra gli under 35 (da 11 a 4) e tra i 55-59enni (da 11 a 7).