Tensione intorno a Piazza Primo Maggio dove un gruppo di manifestanti ha cercato di sfondare il primo cordone di sicurezza. C’è stato un fitto lancio di oggetti ai quali la polizia ha risposto azionando gli idranti
Due ore di corteo pacifico, con 8.000 persone coinvolte, poi gli incidenti intorno a Piazza Primo Maggio. Un gruppo di manifestanti Pro Pal ha provato a forzare il blocco delle forze dell’ordine per dirigersi verso lo stadio, dove si gioca la partita tra Italia e Israele, provocando dei disordini. C’è stato un fitto lancio di oggetti – bottiglie, sassi, persino qualche cartello stradale divelto – ai quali la polizia in assetto antisommossa ha risposto azionando gli idranti. I facinorosi hanno sfondato il primo cordone di sicurezza, predisposto dall’organizzazione della manifestazione, ma non sono riusciti a superare la barriera dei celerini. Sono scoppiate alcune bombe carta. Gli scontri però continuano. Sono arrivati anche i blindati per rinforzare il blocco degli agenti, che hanno sparato anche i lacrimogeni per disperdere la folla.Un operatore televisivo sarebbe rimasto ferito al volto da un sasso. E altri partecipanti al corteo sarebbero rimasti contusi. Operati anche alcuni fermi da parte della polizia. Le persone coinvolte negli scontri sarebbero circa 200. Nei disordini è rimasto ferito un giornalista. Colpito alla testa da un sasso è stato trasportato d’urgenza in ospedale ma non sarebbe in pericolo di vita.
fischi all’inno israeliano – Allo stadio Friuli, peraltro semivuoto, l’atmosfera è invece tranquilla: ai fischi di parte di un gruppo di tifosi all’inno israeliano il resto del pubblico ha risposto con applausi.
Scontri e tensione sull’A2 del Mediterraneo tra tifosi tra tifosi del Catania e della Casertana: corsie invase e lanci di oggetti da una carreggiata all’altra. Traffico bloccato.
Scontri e tensione lungo l’A2 Autostrada del Mediterraneo, dove circa 150 ultras di Catania e Casertana si sono affrontati nell’area di servizio di Salerno, all’altezza del chilometro 13,500. Gli scontri, scoppiati al termine delle rispettive trasferte — gli etnei a Giugliano e i campani a Picerno — hanno provocato gravi disagi alla circolazione.
Secondo le prime ricostruzioni, i tifosi avrebbero invaso le corsie autostradali, lanciandosi pietre e fumogeni da una carreggiata all’altra. La situazione è rapidamente degenerata, costringendo alla chiusura temporanea del tratto e creando lunghe code in entrambe le direzioni.
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e le squadre dell’Anas per ristabilire la sicurezza e ripristinare la normale viabilità nel più breve tempo possibile.
11.10.2025🇮🇹Fight Casertana vs Catania on autostrada at San Mango Piemonte near Salerno, click for more here: https://t.co/S55zfeLFNI
Scontri tra tifosi di Casertana e Catania in autostrada – Serata ad alta tensione lungo l’A2 del Mediterraneo, dove – secondo le prime ricostruzioni – si è verificato un violento scontro tra tifosi del Catania, di rientro dalla trasferta di Giugliano, e sostenitori della Casertana, reduci dalla partita di Picerno.
I due gruppi si sarebbero affrontati lanciandosi pietre e fumogeni, scatenando il caos nei pressi di San Mango Piemonte. Sul posto sono immediatamente intervenute le pattuglie della Polstrada e altre forze dell’ordine, che hanno disposto la chiusura temporanea del tratto autostradale per ragioni di sicurezza. Il traffico è andato completamente in tilt.
Catania e Casertana vincono in trasferta – Il Catania ha vinto 3-0 in casa del Giugliano grazie alle reti di Lunetta, Forte e Castillo: questa vittoria ha permesso agli etnei di portarsi al secondo posto in classifica in attesa delle altre partite del turno. La Casertana ha battuto 2-0 il Picerno a domicilio con la doppietta di Bentivegna: la squadra di Coppitelli con questa vittoria si è portata al settimo posto con 14 punti.
Alla vigilia della partita di Europa League tra Roma e Nizza le forze dell’ordine francesi hanno arrestato oltre 100 ultras giallorossi prevenendo possibili scontri in città: “Tutte le armi rinvenute sono state sequestrate”.
Un centinaio di tifosi della Roma sono stati arrestati martedì sera a Nizza, alla vigilia della partita di Europa League tra i giallorossi e il club francese. Gli scontri sono avvenuti nel centro della città e hanno coinvolto supporter giallorossi, con 102 persone fermate in possesso di oggetti potenzialmente pericolosi, come comunicato mercoledì mattina dalla prefettura delle Alpi Marittime.
Secondo testimoni citati dal giornale Nice-Matin, la tensione sarebbe esplosa in Place Masséna, nel cuore della città: alcuni tifosi, seduti sulle terrazze di un ristorante, avrebbero lanciato bicchieri contro la polizia, scatenando inseguimenti tra le vie della Vecchia Nizza. Diversi dei protagonisti indossavano cappucci, rendendo la scena ancora più caotica, secondo il quotidiano locale.
24.09.2025, Nice🇫🇷 – As Roma🇮🇹, More than 25 AS Roma arrested in city, click for more here: https://t.co/huOi9Ys8ZP
Tifosi della Roma arrestati a Nizza prima della sfida di Europa League – Secondo quanto riportato dalle autorità locali i supporter giallorossi erano preparati a provocazioni e possibili scontri con i tifosi locali: tutti gli arrestati erano in possesso di armi e strumenti contundenti, ma non si sono registrati episodi di rissa o danni materiali.Le telecamere della città hanno immortalato il loro raduno vicino al parcheggio Sulzer, non lontano dalla Vecchia Nizza e da Place Masséna, dove sono stati sequestrati oggetti come spranghe di ferro e tirapugni.
La Prefettura delle Alpi Marittime ha spiegato che l’intervento rapido e massiccio delle forze dell’ordine ha permesso di evitare scontri e danni fisici e/o materiali: in totale sono state arrestate 102 persone. Una forza di oltre 200 agenti, comprensiva di due unità mobili, è stata schierata nel centro cittadino per prevenire disordini. Nel comunicato stampa del Prefetto si legge: “Questi individui sono stati arrestati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria sotto l’autorità della Procura della Repubblica di Nizza. Tutte le armi rinvenute sono state sequestrate“.
24.09.2025, Nice🇫🇷 – As Roma🇮🇹, AS Roma arrested in city, click for more here: https://t.co/huOi9YrBah
Il procuratore Damien Martinelli ha confermato che, durante i controlli al parcheggio Sulzer e nei pressi della Fontaine du Soleil, le forze dell’ordine hanno trovato armi e dispositivi di protezione come giubbotti antiproiettile. Tutti i fermati sono stati accusati di far parte di un gruppo con l’intento di preparare atti violenti o danni a proprietà, punibili con un anno di reclusione e una multa di 15.000 euro, senza che alcuna violenza fosse stata commessa prima o dopo l’arresto.
Lo stesso procuratore ha confermato la sequenza degli eventi in una dichiarazione e ha raccontato l’accaduto: “Per effettuare controlli di identità sulle persone nell’ambito delle requisizioni giudiziarie emesse, la polizia si è avvicinata a loro ed è stato notato che molti individui che tentavano di lasciare il parcheggio Sulzer avevano il volto coperto. Mentre si avvicinavano ai due gruppi, composti da una sessantina di persone nei pressi del parcheggio e da una trentina di persone nei pressi della Fontaine du Soleil, è stata notata la presenza di armi (in particolare bastoni, coltelli, martelli) e di dispositivi di protezione, tra cui giubbotti antiproiettile, a terra“.
24.09.2025, Nice🇫🇷 – As Roma🇮🇹, city center Nice before match, mob 120-130 Nice looking for 70-80 Roma, Nice forced a police roadblock but no real contact with the Italians, click for more here: https://t.co/huOi9YrBah
In vista della partita le autorità hanno predisposto ulteriori misure di sicurezza: divieto di consumo di alcolici in pubblicofino alle ore 5 del mattino e chiusura anticipata delle discoteche alle ore 2. I tifosi della Roma saranno scortati in bus navetta lungo il percorso verso lo stadio e riportati a termine gara sotto controllo della polizia, con accesso consentito solo ai possessori di biglietto verificato.
Ascoltati Immobile, Romagnoli, Provedel e Pellegrini. Il faro degli investigatori puntato anche su possibili attività illecite tra le tifoserie biancoceleste e nerazzurra
L’ex capitano Ciro Immobile, il difensore Alessio Romagnoli, il portiere Ivan Provedel e il terzino Luca Pellegrini. Sono i quattro i giocatori della Lazio, ex o attuali, ascoltati negli ultimi tempi dai militari del nucleo investigativo di Roma. La Procura della Capitale infatti indaga sui rapporti e le pressioni che la tifoseria biancoceleste avrebbe cercato di fare sulla società guidata dal senatore Claudio Lotito. A rivelarlo è Il Domani, che ricorda come un tempo le frange più aggressive e rappresentative del tifo laziale fossero capitanate da Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso il 7 agosto del 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma, nell’ambito di una faida per il controllo del traffico di droga nella Capitale.
L’indagine romana ricorda quella milanese sui tifosi dell’Inter. E forse non è un caso. Da mesi, sull’asse Roma-Milano, viaggiano documenti riferiti alle diverse tifoserie, ma che poco hanno a che fare con il calcio. Il sistema che ruotava intorno agli ultrà dell’Inter è ormai cosa nota. Il sospetto adesso è che il gemellaggio calcistico tra nerazzurri e biancocelesti riguardasse anche dinamiche che vanno oltre il mondo del pallone.
Forse non è un caso se nell’inchiesta milanese sulle modalità mafiose con cui si muovevano i tifosi dell’Inter e del Milan emerge un sostanzioso versante romano. Ad esempio è scritto che con l’aiuto delle cosche di San Luca, gli ultrà puntavano in alto, o meglio in basso, verso Sud, sulla Capitale. E lo facevano cercando di controllare i parcheggi sotto l’Olimpico, gemellandosi con i laziali della Curva Nord, aggredendo i tifosi della Roma e intervenendo nelle faide tra il cantante Fedez e il personal trainer Cristiano Iovino. Ma in fondo lo sapevano anche loro: “Roma non è casa di nessuno… sono selvaggi… Roma non è come Milano… è più cattiva… Roma ha cani sciolti…”. Non solo pressioni dunque: miravano agli affari con i parcheggi. “Se riusciamo abbiamo fatto bingo con Roma, abbiamo fatto centodieci e lode”, dicono infatti gli indagati, non sapendo di essere intercettati.
Il 7 gennaio 2021, al ristorante La Bis Bistecca di Milano, “nasceva il progetto di acquisizione dei parcheggi presso lo stadio di Roma, disegno fortemente incoraggiato e sostenuto da Gherardo Zaccagni”, si legge negli atti, che fanno riferimento all’imprenditore che gestisce alcuni parcheggi a San Siro con la benedizione di Antonio Bellocco, dell’omonima ’ndrina.
A quella cena i commensali parlano di acquisire una fetta dei parcheggi romani dell’Olimpico. Terminato il pranzo, i quattro vanno nello studio di Zaccagni. “Abbiamo la possibilità, per quanto riguarda Roma… stadio! …omissis… non è difficile… per quello ti dico: ho bisogno di parlare con te! Ho bisogno di parlare con te! Se te lo dico è perché loro sono molto vicini a tutto lì a Roma…”, dicono. Caminiti si autolodava dicendo di essere già stato in grado di far avere i parcheggi sotto San Siro “al suo datore”. Per questo era fiducioso nell’operazione romana: “I parcheggi son tanta roba, eh! … gliel’ho fatto prendere io l’appalto… il sottoscritto è stato… come il sottoscritto è stato se piglia Roma e tutti gli altri…”, diceva.
Nei vari incontri Caminiti sottolineava sempre “il suo necessario apporto alla buona riuscita degli affari, parcheggi dell’Olimpico inclusi”. Il tutto grazie “all’intervento di Luigi Mendolicchio, conterraneo di Mauro Russo, e con cui aveva trascorso un periodo di reclusione comune, periodo durante il quale era detenuto anche Giuseppe Calabrò”, è riassunto nell’ordinanza.
Calabrò è un nome che conta: compare già in alcune indagini per essersi incontrato anche conAngelo Senese, fratello del boss Michele detto “’o pazzo”. Un altro collegamento con Roma avviene nel maggio del 2023. I rapporti tra le due tifoserie non sono buoni. E nelle intercettazioni emergono “problematiche nella gestione dei biglietti che avevano tenuto da parte per i tifosi laziali (finale Coppa Italia svoltasi a Roma) in quanto, a seguito di quanto accaduto la sera prima, questi non si sono presentati allo stadio”. L’alleanza era finita.
Ma a luglio alcuni ex Irriducibili partono per Milano. “Adesso siete voi a comandare – dice l’ultrà Beretta al laziale ‘Franchino’ – tu, Momme, Claudio e il Cinese”. Si tratta di Franco Costantino, Claudio Corbolotti, Alessandro Morongelli e Simone De Castro. Sono loro ad entrare in un bar di Pioltello, vicino Milano. Quando escono, è stato siglato un accordo: “…adesso siamo attaccati bene e vedrai che facciamo le cose fatte bene… non costa niente e siamo fratelli… chi rema contro si deve levare dai coglioni…”.
Negli archivi ci sono anche gli interventi di Orial Kolaj, pugile professionista, tifoso della Lazio, amico di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli ed elemento di spicco della criminalità albanese di Roma. L’albanese si sarebbe interessato alla querelle tra Lucia Federico Leonardo (in arte Fedez), Tony Effe e il personal trainer Cristiano Iovino. E lo avrebbe fatto tramite alcuni ultrà dell’Inter intervenuti a sostegno di Fedez.
Ancora: “Il gemellaggio tra gli ultrà interisti e laziali costituisce la prima necessaria premessa per comprendere quanto accaduto”, scrivono gli investigatori riferendosi all’aggressione subita dal personal trainer Cristiano Iovino.
Frutto del gemellaggio tra laziali e interisti sono anche due aggressioni avvenute ai danni dei romanisti. La prima, il 31 ottobre del 2015, quando in occasione di Inter-Roma, “nei pressi del bar Chiringuito, un gruppo di tifosi interisti aggredì alcuni tifosi romanisti di passaggio”. Furono fermati “due ultrà del Nizza presenti all’incontro in virtù dello storico gemellaggio con quelli interisti”.
La seconda, il 26 febbraio 2017, Inter-Roma: “prima dell’inizio dell’incontro circa 80 ultrà interisti dal noto Baretto 1957 si spostarono verso il pub Tenconi di via Tesio col chiaro intento di aggredire i supporter giallorossi. Il contatto fu evitato grazie all’intervento della polizia di Stato”.
Il giovane era stato aggredito da un genitore della squadra avversaria
Due screenshot dell’accaduto
Una follia su un campo da calcio.E su cui ora pesano le decisioni della giustizia sportiva. Scatta la squalifica di un anno per il portiere di 13 anni del Volpiano Pianese, picchiato dal papà di un avversario al termine della sfida contro il Carmagnola nel corso di un torneo tra squadra Under 14.
“Condotta violenza assunta dai ragazzi”: cosa ha deciso il giudice – La decisione è stata presa “vista la gravità della condotta violenta assunta da ragazzi in età giovanissima, che inficia i sani principi dello sport improntati alla correttezza ed al rispetto dell’avversario, considerato altresì, che la violenza sia da condannare a priori ovunque venga posta in essere e soprattutto tra minori“, ha spiegato il giudice sportivo nel motivare la decisione presa giovedì 4 settembre. L’organismo ha ritenuto di dover “comminare una sanzione di considerevole ed esemplare entità, pertanto si squalifica il succitato giocatore perché, a fine gara, assumeva una condotta violenta ed antisportiva innescando una rissa e colpendo con manate e pugni il fianco e la schiena di un giocatore avversario, steso sul terreno di gioco“.
Una condotta che “dava adito a un ulteriore atto di violenza posto in essere da soggetto non presente in distinta, che entrava arbitrariamente ed indebitamente sul terreno di gioco“. Stessa identica squalifica, fino al prossimo 4 settembre 2026, per un calciatore del Carmagnola Queencar, “parte attiva della rissa innescata dall’avversario”, avendo a sua volta colpito con un pugno un giocatore della squadra avversaria. Squalificato invece fino a marzo 2026il dirigente e rappresentante della Volpiano Pianese, padre del portiere picchiato, anche lui coinvolto nella rissa, “malmenatosi” con il padre dell’avversario.
Punite anche le società – Sono state comminate pure delle ammende nei confronti delle società. La Polisportiva Paradiso Collegno dovrà pagare 200 euro perché “ometteva di vigilare adeguatamente non impedendo l’accesso al terreno di gioco di persona presente tra il pubblico“. Mentre sia la Csf Carmagnola Queencar che la Volpiano Pianese dovranno versare 150 euro “per responsabilità oggettiva per la condotta violenta assunta dai propri tesserati“.
E’ successo nel Torinese, giocatore in ospedale con traumi e malleolo fratturato. Aggressore e figlio allontanati dalla squadra. Il presidente: “Ci dissociamo, ora Daspo a vita”
Il ragazzino picchiato e il campo teatro dell’aggressione
Follia al termine di una partita di calcio fra ragazzini nel Torinese. Il padre di un giocatore ha picchiato il portiere avversario e l’ha mandato in ospedale: la vittima, 13 anni, è finito al Martini di Torino si è ritrovato con il malleolo rotto e vari traumi.
È successo ieri sera, domenica, durante il SuperOscar, celebre torneo per squadre giovanili arrivato alla 45esima edizione. Le squadre Under 14 di Csf Carmagnola e Volpiano Pianese si sfidavano sul campo del Paradiso Collegno, con la prima che è riuscita a imporsi per 1-0.
Ed è proprio dopo il triplice fischio che è successo l’incredibile: a quanto risulta, un calciatore carmagnolese ha iniziato a esultare e scatenando la rabbia del portiere avversario. Così è iniziato un parapiglia, con i due 13enni ad azzuffarsi e dirigenti e allenatori a cercare di dividerli. A qual punto è intervenuto il padre del ragazzo del Carmagnola, che ha scavalcato le recinzioni e ha aggredito il portiere del Volpiano. Che poi, liberato dalla furia del genitore che gli si era scagliato contro a calci e pugni, è stato caricato in ambulanza e trasportato all’ospedale Martini, dove gli sono stati diagnosticati traumi e la frattura del malleolo.
A denunciare la vicenda è stato Andrea Mirasola,allenatore del Volpiano dove gioca il ragazzo picchiato, che ora chiede l’intervento della giustizia. Sia sportiva sia penale, visto che il genitore è stato poi identificato dai carabinieri.
“Noi allontaneremo padre e figlio e ci costituiremo parte civile nel processo che partirà sicuramente per accertare quanto successo – commenta Alessio Russo, presidente del Carmagnola – Ci scusiamo per quanto successo anche se una vicenda di questo tipo non era prevedibile: non conoscevamo quel signore, suo figlio è appena arrivato dal Chisola ed era alla seconda partita con noi. Ci dissociamo perché quella persona non ci rappresenta né come tesserato né come valori: purtroppo ci siamo ritrovati un deficiente in casa, si merita un Daspo a vita“.
Nell’area di servizio del lodigiano i supporter delle due squadre lombarde di rientro dalle trasferte si sono affrontati seminando il panico tra gli automobilisti tra cori, spintoni e lancio petardi
Fumo e paura alla stazione di servizio durante gli scontri
Somaglia (Lodi), 31 agosto 2025 – Scontro tra tifosi in A1, rissa e petardi all’autogrill di Somaglia. Momenti di tensione sabato notte, dopo l’una del 31 agosto 2025, lungo l’autostrada A1, all’altezza dell’autogrill di Somaglia. Dalle prime ricostruzioni dell’accaduto, sotto gli occhi di diversi presenti, si è verificato un violento scontro tra tifoserie. I protagonisti, secondo le prime ricostruzioni, sono un gruppo di tifosi di Como e Atalanta, di rientro dalle trasferte di Bologna e Parma.
Tutto è successo in pochi istanti: quattro pullman di supporter si trovavano in sosta nell’area di servizio quando improvvisamente è scoppiata la rissa. Dai racconti, i tifosi di una delle due squadre stavano facendo pausa, senza particolari problemi, quando un pullman della tifoseria avversaria è arrivato nell’area. A quel punto,la situazione è degenerata: botte in mezzo alla strada, lanci di petardi contro i pullman e momenti di panico per gli automobilisti che si sono trovati a passare proprio in quegli istanti. Alcuni video amatoriali ripresi dai presenti mostrerebbero scene di grande caos, con cori, spintoni e aggressioni fisiche. Sul posto è intervenuta la Digos, che sta lavorando per identificare i responsabili. Non risultano feriti, ma l’episodio ha creato grande preoccupazione per l’ordine pubblico. Le indagini puntano a ricostruire le responsabilità e valutare eventuali provvedimenti nei confronti delle due tifoserie coinvolte.
Il Como si è imposto in amichevole contr il Real Betis, ma la serata sarà ricordata per la rissa scoppiata tra le due squadre, con scene deplorevoli a suon di pugni.
La partita si avviava verso l’intervallo e i giocatori del Betis lamentavano interventi molto duri da parte della squadra italiana. Uno di questi contrasti ha fatto scattare la scintilla: Fornals ha dato uno schiaffo a Perrone che ha reagito colpendo l’avversario. Questo ha dato il via a una vera e propria rissa collettiva, con calciatori che si spintonavano e colpivano sotto lo sguardo attonito dell’arbitro.
L’episodio ha coinvolto anche le panchine e gli staff tecnici di entrambe le squadre, entrati in campo: alcuni per sedare gli animi, altri per alimentare la tensione. L’arbitro ha ristabilito l’ordine con diverse ammonizioni, tra cui due espulsioni: una per Héctor Bellerín, tra gli andalusi, e una per Máximo Perrone per i lariani
Le telecamere che trasmettevano l’incontro hanno anche ripreso Manuel Pellegrini mentre si avvicinava alla panchina del Como, guidata da Cesc Fàbregas. Il tecnico cileno ha cercato un confronto con l’allenatore catalano, accusandolo di aver caricato eccessivamente la partita con interventi troppo duri da parte dei suoi giocatori.
Come detto l’amichevole è stata vinta dal Como, inizialmente passato in vantaggio con i gol di Diao e Da Cunha, e poi ripreso da Isco e Firpo. Decisivo per il 3-2 finale il gol di Azon in pieno recupero.
Succede tutto pochi secondi dopo la fine della partita che ha assegnato ai Blues il Mondiale. Maresca e Donnarumma tra chi ha provato a calmare gli animi
Una esultanza provocatoria, una sconfitta frustrante e la rissa è servita. Nei minuti immediatamente successivi alla finale del Mondiale per Club, vinta dal Chelsea per 3-0 sul Psg, in mezzo al campo è scoppiato un parapiglia fermato a fatica dai più “saggi“. Succede tutto subito dopo il fischio finale, quando in mezzo al campo Joao Pedro, del Chelsea, sta esultando per la vittoria. Luis Enrique, evidentemente (comprensibilmente?) frustrato per il pesante ko, vede una provocazione nella danza e nei sorrisetti del brasiliano: si avvicina, allunga le mani per spintonarlo, le mani si spostano dal petto al volto, poi il tecnico del Psg afferra per un attimo l’attaccante al collo. Joao Pedro si divincola e cade, e a quel punto succede un po’ di tutto.
Mezza rissa – C’è Donnarummache ha anche lui qualcosa da dire a Joao Pedro, ma nella confusione si rende conto che il suo tecnico è andato un po’ troppo oltre con il nervosismo. Nel frattempo accorrono altri giocatori di entrambe le squadre ed è tutto uno spintonarsi e un afferrarsi. Si avvicina, in fretta e furia, Enzo Maresca, che punta dritto verso il connazionale Donnarumma. I due parlano fitto, la lingua comune aiuta e non poco, il tecnico del Chelsea prova a spiegare al portiere della Nazionale e del Psg che ci sta essere nervosi per la sconfitta e che però “voi avete vinto tutto quest’anno Gigio“, si legge per un attimo dal labiale. I due si chiariscono e si abbracciano, nel frattempo si è acceso un secondo focolaio di simil-rissa, ma adesso sono aumentati anche quelli che provano a riportare la calma in campo. Maresca va a prendere i suoi uno per uno, li spinge via, gli dice di andare lontano, di festeggiare e basta. Li spintona letteralmente, anche per ribadire che nel Chelsea comanda lui e sarebbe stupido rovinare un successo simile. Luis Enrique si è calmato, le squadre si separano, torna la calma. La finale è, davvero, finita.
È successo di tutto nel finale di Inter-River Plate, terza e ultima gara del girone E del Mondiale per Club. I nerazzurri l’hanno portata a casa con un secco 2-0, strappando il pass per gli ottavi di finaledove troveranno il Fluminense. Niente da fare invece per gli argentini che vengono superati dal Monterreye sono quindi eliminati. Una beffa per la squadra di Gallardoe per gli oltre 40mila tifosi del Mas Grandeche erano arrivati a Seattle a sostenere la propria squadra.
Una delusione che è montata piano piano e che è esplosa negli ultimi minuti quando i giocatori argentini avevano ormai capito di aver fallito l’obiettivo qualificazione e hanno quindi messo gli ultimi scampoli del match sulla rissa e l’intimidazione.I Millionarios hanno chiuso il match in 9 per le espulsioni di Martinez Quarta e Montiel ma tanti altri interpreti della squadra argentina hanno flirtato con il rosso.
C’è da dire che tutti gli oltre novanta minuti si sono contraddistinti per un forte agonismoe per falli anche duri già a partire dai primi minuti.L’arbitro Tantashev dal canto suo è stato molto permissivoe ha lasciato fare. Tackle, scivolate, interventi duri, non è mancato nulla di tutto questo. Alla fine il bilancio recita due rossi e sette gialli ma in tanti sono stati anche graziati. La prima espulsione è stata ai danni dell’ex Fiorentina, Martinez Quarta, per dogso,mentre la seconda è stata comminata nel finale a Montiel che, già ammonito, ha protestato veementemente ed è stato espulso.
Il più indiavolato però, per tutta la gara, è stato di certo Acuna. L’argentino ha rischiato più volte la sanzione per alcuni interventi duri e si è allacciato spesso col rivale diretto, Dumfries. I due avevano delle ruggini già dall’ultima sfida ai Mondiali tra Argentina e Olanda e hanno avuto modo di fare di nuovo “amicizia”. Beccatisi per tutti i 90’, la sfida tra i due si è accesa nel finale. Prima una sbracciatadell’esterno interista che ha colpito sul volto Acuna e gli è valso il giallo, poi un nuovo scontro. Stavolta, a centrocampo, i due si sono avvinghiati a terra e nessuno dei due aveva intenzione di lasciare andare il rivale. È dovuto intervenire l’arbitro e in un secondo momento sono entrati nella contesa anche alcuni compagni di squadra per evitare che la cosa degenerasse e portasse ad altri cartellini.
Il duello rusticano però non aveva ancora vissuto l’epilogo. Negli istanti precedenti e appena successivi al triplice fischio infatti, forse dopo qualche parolina di troppo dell’olandese,Acuna ha deciso di farsi giustizia da solo. Ha iniziato a rincorrere l’avversario che si è dato alla fuga. Inutili i tentativi di calmare l’argentino, Acuna è sfuggito a diversi placcaggi di giocatori del River e dell’Inter. Con gli occhi spiritati voleva raggiungere Dumfries. Tutti gli effettivi si sono riversati in campo, anche Chivu con il compito di fare in modo che i due non venissero alle mani.Così è stato nonostante attimi di grande tensione.Dumfries ne ha approfittato per scappare negli spogliatoi, scortato dai suoi compagni, e raggiunto anche da diversi oggetti lanciati dalle curve. Un finale poco edificante per una partita molto tesa.
Arrivata la decisione del giudice sportivo sulla gara di ritorno dei playout, interrotta per lancio di fumogeni, petardi e seggiolini
Il giudice sportivo di Serie B, in merito al playout Salernitana-Sampdoria di ieri sera, domenica 22 giugno, ha deliberato la sconfitta a tavolino dei campani per 3-0 (che sommata alla vittoria della Samp per 2-0 all’andata li condanna alla retrocessione). Per i granata, anche l’obbligo di giocare le prossime due gare interne all’Arechi a porte chiuse. Ieri sera per due volte i tifosi campani hanno cercato di entrare in campo mentre al 21′ del secondo tempo la gara è stata sospesa dopo che dagli spalti sono piovuti fumogeni, petardi e seggiolini divelti.
Dopo un’interruzione di circa mezz’ora, l’arbitro Doveri aveva provato a far ripartire il gioco ma, dopo pochi attimi, le intemperanze dei sostenitori di casa sono ripartite costringendo il responsabile dell’Ordine pubblico a disporre la sospensione definitiva della gara.
Inevitabilmente sarà 0-3 a tavolino. I gol di Coda e Sibilli, poi dalla curva granata cade di tutto. Gara sospesa tre volte, poi Doveri costretto a mandare tutti negli spogliatoi. Dal caos Brescia all’intossicazione alimentare dopo l’andata a Marassi: troppi veleni attorno alla sfida
La Salernitana retrocede in Serie C, facendo un doppio salto all’indietro e perdendo il playout nel modo più triste: sotto 0-2 con la Sampdoria, dalla curva granata è piovuto di tutto. Dopo il 2-0 per i blucerchiati a Genova era ormai scritto il verdetto e gli ultras hanno di fatto abbassato il sipario alla sfida. Gara sospesa, poi ancora, per 20 minuti, infine interrotta: sarà 0-3 a tavolino. Fine dei giochi e Sampdoria salva.
TROPPA TENSIONE – Troppa tensione attorno a questo playout di Serie B. E i timori della vigilia hanno trovato conferma durante il secondo tempo della gara di ritorno dei playout per evitare la Serie C. Sul 2-0 per la Samp (che con lo stesso punteggio si era imposta all’andata), al 66′ i tifosi più caldi della Salernitana hanno iniziato a lanciare in campo prima petardi e fumogeni poi addirittura tanti seggiolini, costringendo l’arbitro Doveri a sospendere il match per diversi minuti,prima di invitare i giocatori a rientrare negli spogliatoi quando correva il 75‘.
POLEMICHE – A Salerno, che in origine avrebbe comunque disputato i playout ma contro il Frosinone e da peggior classificata, non avevano digerito bene il caos Brescia che aveva salvato direttamente i laziali e concesso una nuova chance ai liguri, che erano retrocessi sul campo. Dopo il match d’andata, perso 2-0 a Marassi domenica scorsa, inoltre diversi elementi tra squadra e staff erano stati vittima di un’intossicazione alimentare mentre rientravano in aereo da Genova. Richiesta di rinvio (il ritorno si sarebbe dovuto giocare venerdì), altre polemiche e il triste epilogo di stasera.
LA PARTITA (FINCHE’ SI E’ GIOCATA) – Alla Salernitana già serviva quasi un miracolo in partenza per salvarsi, la Samp invece aveva bisogno soltanto di una gara ordinata per mantenere il vantaggio di due gol e soprattutto la Serie B. La prima grande occasione della partita capita sul sinistro di Soriano al 20’: il centrocampista calcia dal limite, Ghidotti si distende e devia in corner con un grande intervento. Passano 10’ e succede di tutto. Prima la Salernitana segna con Ferrari – lesto su calcio d’angolo a insaccare – ma Doveri annulla tutto per un tocco di mano, poi dopo 240 secondi passa la Samp. Su cross dalla destra la palla finisce sul destro di Coda, che da centravanti vero spacca la porta e insacca. Intervallo amaro per la Salernitana che rientra in campo e sa che o segna tre gol in 45’ o finisce in C. E invece due minuti dopo l’inizio della ripresa punge la Samp. Di nuovo. Stavolta con Sibilli, bravo a ribattere in rete dopo una gran parata di Christensen su Coda. Da qui in poi a Salerno succede di tutto. I disordini vincono sul gioco: la gara si ferma, non riprenderà più. Probabilmente avrebbe comunque vinto la squadra di Evani (in quel momento avanti di 4 gol sugli avversari) ma alla fine il risultato lo deciderà il giudice sportivo: un inevitabile 0-3 a tavolino, visto l’epilogo. La Samp è salva, la Salernitana retrocede in Serie C nel modo più triste possibile.
Approvato il decreto che assicura ai fischietti il nuovo status
Arbitri come pubblici ufficiali per contrastare le violenze contro i fischietti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che mira a estendere agli arbitri lo stesso livello di protezione che il diritto penale assicura agli agenti di polizia, inserendo, quindi, all’interno del Codice penale l’impianto sanzionatorio già previsto dalla legge 401 del 1989. La svolta consente di rispondere alle esigenze dei vergognosi episodi che vedono troppo spesso i direttori di gara subire ignobili aggressioni durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive.
“Sto provando una grande gioia ed emozione per l’approvazione di questa legge storica. La tutela degli arbitri entra finalmente nel codice penale ed è il frutto di mesi di lavoro e di incontri con i quali abbiamo portato all’attenzione politica e mediatica questa emergenza sociale“, dice il presidente dell’Aia Antonio Zappi commentando il via libera oggi in consiglio dei ministri del decreto legge sport.
“Ringrazio ovviamente il ministro Abodi, il Governo ma anche tutti coloro che, da tutti gli schieramenti, hanno sostenuto questa grande battaglia di civiltà. Insieme alle misure repressive la violenza dovrà tuttavia essere ancora combattuta anche con misure culturali e progetti formativi che, unitamente a tutte le componenti federali che hanno a cuore la tutela dei nostri ragazzi e anche con il nuovo Osservatorio antiviolenza della Figc, l’Aia sicuramente metterà in campo“, conclude Zappi.
Maxi rissa nella finale provinciale di calcio maschile, under 16, che ha visto la vittoria dell’Ischia contro la Cantera Napoli per 4 a 0. Al fischio finale alcune persone sugli spalti e in campo hanno iniziato a discutere animatamente, arrivando poi alle mani. Le botte da orbi sono state registrate in un video trasmesso in diretta da una persona presente sugli spalti e ripreso poi da Francesco Emilio Borrelli.
“Siamo bloccati nel campo San Gennaro alla Sanità, non possiamo uscire dal campo. Mandate forze dell’ordine polizia e carabinieri presto”. Sul posto sono giunti i Carabinieri per verificare l’accaduto che hanno dovuto scortare la squadra ospite, i loro familiari e i tifosi all’esterno dello stadio.
“Ho visto con i miei occhi il video della rissa scoppiata a fine partita, immagini indegne soprattutto se pensiamo al contesto, ovvero una partita di calcio tra ragazzi che non hanno nemmeno 16 anni. Quanto accaduto è gravissimo, chiedo che si accertino tutte le responsabilità e che gli autori delle violenze vengano identificati e puniti come meritano. Come si può pensare di tenere letteralmente in ostaggio decine di persone per una partita di calcio? Lo sport non è questo, deve insegnare anche a saper accettare le sconfitte, ma se i genitori di questi ragazzi sono i primi ad alzare le mani allora bisogna intervenire con decisione perché non sono questi gli esempi che i nostri giovani meritano”, conclude il deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.
La replica di un genitore della Cantera – “Le botte ci sono state sugli spalti. Per una provocazione, tra i giovani in campo niente. Alla fine della partita stavamo applaudendo. All’improvviso un giocatore della squadra vincitrice ha mimato un gesto sessuale nei confronti delle signore e delle ragazzine presenti davanti a tutti. Questo ha scatenato l’ira dei genitori presenti, che hanno chiesto al padre del portiere di rimproverare il figlio inutilmente. Ma nessun sequestro di persona, hanno fatto la premiazione tranquillamente i ragazzi si sono abbracciati, e loro potevano andarsene quando volevano. Solo che hanno preferito chiamare i carabinieri. Ripeto potevano andarsene quando volevano. Tutto sembrava che fosse finita là invece ora sembra che siamo invicili e mostri, quando ho passato due ore a calmare gli animi“, rivela a NapoliToday un genitore della squadra di casa.
Ischia campione – L’Ischia Calcio Under 16 si è laureato campione Provinciale. I ragazzi di mister Giacinto De Siano hanno raggiunto un traguardo storico per il team. Al fischio finale il Delegato Provinciale Antonio Montesano ha consegnato il trofeo al capitano Colella.
In Toscana altra aggressione a distanza di due mesi da un episodio simile in Sicilia: un 40enne è entrato negli spogliatoi dopo la partita colpendo a calci, pugni e colpi di sedia il giovane arbitro
Domenica 8 giugno ad Arezzo, un giovane arbitro è stato aggredito al termine del memorial “Mirko Poggini”, torneo di calcio giovanile riservato alla categoria under 13. Protagonista della vicenda secondo le ricostruzioni il padre di un bambino che milita nel vivaio della Vis Pesaro. Dopo il fischio finale della partita con i pari età dell’Arezzo, il 40enne è entrato nello spogliatoio riservato agli arbitri e ha aggredito violentemente con calci, pugni e una sedia il direttore di gara. All’inizio del mese di aprile, un fatto molto simile avvenuto in Sicilia aveva indotto l’Aia a oscurare per qualche ora il proprio sito web con un’immagine che richiamava la non violenza. Grazie al lavoro congiunto dei dirigenti delle due squadre, il genitore è stato identificato e denunciato ai carabinieri per lesioni personali aggravate, come confermato dal presidente Aia, Antonio Zappi.
LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELL’AIA – Dopo l’ennesimo episodio, Zappi si è fatto sentire: “È una vera emergenza sociale, noi chiediamo un aiuto alla politica e speriamo che molto presto si arrivi a una modifica del codice penale. Era già stata ipotizzata nell’ambito del Decreto sicurezza, noi speriamo adesso in un prossimo veicolo legislativo. Che la politica non ci lasci soli, perchè ci sono oltre 200 casi dall’inizio della stagione. Una cosa che non è più accettabile”. Zappi ha poi aggiunto: “Nell’ultimo Consiglio federale è stato istituito un nuovo organismo di monitoraggio e contrasto alla violenza. Auspichiamo che molto presto anche l’ordinamento sportivo si doti di strumenti necessari per alzare il livello repressivo, oltre quello formativo e culturale, nei confronti di chi fatica ad accettare le decisioni arbitrali. Tra l’altro – ha aggiunto – in questo caso non c’è stato alcun innesco o alcuna decisione tecnica discussa, è stata una follia del tutto gratuita e non necessaria. Una cosa ancora più grave”.
Tra poliziotti e gendarmi, sono 5.400 le forze dell’ordine schierate nella capitale francese per contenere gli episodi di guerriglia che hanno segnato il post vittoria
La vittoria della Champions Leagueha animato subito una Parigi che aspettava da anni e con ansia la coppa più ambita. Ma adesso che il Psg è salito sul tetto d’Europa, i festeggiamenti per le strade della capitale si sono presto trasformati anche in guerriglia: il primo bilancio è di oltre 130 arresti, diversi negozi saccheggiati e auto date alle fiamme. Dagli Champs-Elysées arrivano le notizie peggiori, lì dove i disordini sono iniziati già dopo il primo gol del Psg: prima un negozio di scarpe è stato preso di mira da alcuni assalitori che lanciavano razzi e oggetti contro la saracinesca, stessa sorte di un altro negozio, di una nota catena di arredamento. Un’auto è stata data alle fiamme, la polizia ha provato a contenere i disordini facendo uso di gas lacrimogeni.
un’auto sulla folla – Ma non finisce qui perché le autorità locali fanno sapere che una ragazza è rimasta ferita a piazza della Bastiglia cadendo sulle barriere poste attorno alla colonna. Nel centro di Pau, capoluogo dei Pirenei, una cinquantina di teppisti ha spaccato il vetro posteriore di un autobus e poi la vetrina di un negozio di abbigliamento. Notizie ancora più preoccupanti arrivano da Grenoble: lì, nel sud della Francia, un’auto ha investito la folla in festa e ha falciato quattro passanti, stando alla ricostruzione di Le Parisien. Tre i feriti in codice rosso, uno in prognosi riservata. Nessuna volontarietà, secondo quanto ricostruito sempre dalla stessa testata, l’uomo avrebbe perso il controllo della vettura; poi, nel tentativo di scappare al resto della folla che voleva linciarlo dopo quanto accaduto, si è arreso alle forze dell’ordine. Bruno Retailleau, ministro dell’Interno di Francia, ha definito “barbari” gli autori di queste forme di guerriglia che inquinano la festa dei “veri tifosi del Psg che si stanno entusiasmando davanti alla magnifica partita della loro squadra“.
in germania – Anche a Monaco di Baviera il clima si è surriscaldato – dopogli scontri in metro del pomeriggio – e Nasser al-Khelaifi e Dembelé nel post gara hanno voluto mandare un messaggio per provare a sedare gli animi: “Per favore, abbiamo bisogno di calma, nessun incidente, vogliamo sicurezza e festeggiare insieme ai nostri cari, questa è la cosa più importante“, ha detto il numero uno del Psg a Canal +. “Festeggiate senza distruggere tutto“, ha aggiunto il calciatore.
Da Torino a Bruxelles e Liverpool, quante celebrazioni per gli incidenti del 1985 AllaContinassa un’opera commemorativa e l’anteprima del documentario
Heysel, 40 anni fa la tragedia
Trentanove volti, trentanove sorrisi, trentanove voci, trentanove famiglie. Trentanove anime. Oggi sono quarant’anni esatti dalla tragedia dell’Heysel, da quel 29 maggio 1985 in cui 39 tifosi di calcio (tra cui 32 italiani) persero la vita prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, a Bruxelles. Ben 40 anni sono trascorsi da quella notte, tremenda per il mondo del calcio e dello sport, minuti di terrore e ore di straziante dolore che hanno inevitabilmente segnato la storia della Juventus per l’eternità. Nel museo ufficiale della Signora c’è una parte dedicata all’Heysel, nel cortile della sede di corso Galileo Ferraris c’è una stele monumentale e a quei 39 tifosi era stato dedicato un momento specifico nella sera d’inaugurazione dell’allora Juventus Stadium – oggi Allianz Stadium – nel 2011. Nel 40° anniversario, ovviamente, il club bianconero coglie l’occasione per mettere in pausa la quotidianità e omaggiare quelle 39 anime che non saranno mai dimenticate.
VERSO ALTROVE – Questa mattina, alle 11, la giornata dedicata al ricordo della tragedia dell’Heysel comincerà a pochi passi dal centro sportivo della Continassa, dove sarà inaugurata l’opera commemorativa Verso altrove. Realizzata da Luca Vitone – uno dei più importanti artisti contemporanei italiani – e curata dal compianto Luca Beatrice, si sviluppa in un’area di circa duemila metri quadri: sul manto erboso sono disposti dei maestosi ginkgo biloba – simbolo di resilienza e longevità – e tra gli alberi è presente una rampa a forma di spirale centrifuga, un percorso lungo 66 metri fino a raggiungere un’altezza complessiva di oltre 5 metri. Il percorso è illuminato a led: accompagna il visitatore verso la sommità e rende visibile l’opera dall’alto, come segno distinguibile tracciato nel tessuto urbano della città, anche nell’oscurità. Al termine della salita un cannocchiale dalle lenti invertite offre una prospettiva insolita: anziché avvicinare, allontana lo sguardo, invitando a guardare oltre, verso l’orizzonte, al di là del visibile. Durante l’inaugurazione del memoriale verrà anche presentato in anteprima l’omonimo documentario prodotto da Juventus Creator Lab, trasmesso poi in esclusiva su Sky Arte alle 21 e in streaming su NOW.
IN ITALIA – Poco dopo, alle 21.20, Rai 2 trasmetterà invece il docufilm Heysel 1985, mentre dalla mattinata il Museo del Calcio di Coverciano ospiterà un incontro dedicato e una mostra fotografica. In Italia sarà Torino il fulcro delle celebrazioni, anche dopo l’inaugurazione alla Continassa. Alle 18, nella piazza intitolata proprio alle Vittime dell’Heysel, la Juventus e le autorità cittadine provvederanno alla deposizione di mazzi di fiori, mentre in serata uno spettacolo teatrale unirà la tragedia dell’Heysel a quella di Superga. Altre celebrazioni si terranno anche a Grugliasco nel giardino intitolato alle vittime, mentre nel carcere Lorusso e Cutugno sono state organizzate sia una lezione speciale che una commemorazione dedicata con la sopravvissuta Carla Gonella e l’ex dirigente bianconero Franco Mottola. E, dal tramonto, la Mole Antonelliana si tingerà di bianconero e su di essa sarà proiettata la scritta “+39”.
ALL’ESTERO – Belgio e Regno Unito, coinvolti in diverso modo nella tragedia dell’Heysel, non si faranno trovare impreparati. Proprio nello stadio di quella finale di Coppa Campioni, oggi chiamato Re Baldovino, sarà deposta una corona di fiori e saranno letti i nomi delle 39 vittime da parte di un tifoso della Juventus, alla presenza delle autorità locali e dei rappresentanti diplomatici di Italia e Regno Unito: a pochi metri da dove 40 anni fa si verificò il crollo, oggi è presente una targa in marmo. A Liverpool, invece, nelle prossime settimane il club presenterà un nuovo memoriale commemorativo in ricordo delle vittime: il monumento sarà adornato da due sciarpe annodate tra loro (una bianconera e l’altra dei Reds) per “simboleggiare l’unità e la solidarietà tra i due club e il legame forgiato attraverso il dolore condiviso e il rispetto reciproco”. Sul nuovo monumento, che si chiamerà Forever Bound – legati per sempre – verranno iscritti i nomi delle vittime, con la scritta anche in italiano “In memoria e amicizia”.
Al Viola Park la Fiorentina Primavera ha batutto la Roma accedendo così alla finale scudetto in programma venerdì sera. Ad attirare l’attenzione però è stato anche ciò che è successo nel post gara.
Secondo quanto riferisce Sportitalia, nel finale di partita infatti si è scatenata una situazione di vero e proprio caos che secondo la società giallorossa sarebbe nata da Nicolò Zaniolo. Il calciatore della Fiorentina sarebbe entrato negli spogliatoi della Roma in modo provocatorio, reagendo in malo modo a chi gli chiedesse cosa ci faceva negli spogliatoi.
Ci sarebbe stato un contatto fisico con un giocatore della primavera capitolina e da lì si sarebbe scatenato il parapiglia. A breve uscirà anche un comunicato sull’accaduto da parte del club giallorosso che comunque sottolinea come non c’entri niente la Fiorentina Primavera.
Fiorentina-Roma Primavera, caos con Zaniolo in spogliatoio: la nota giallorossa
“Il calciatore si sarebbe recato nello spogliatoio della squadra Primavera al termine della partita e avrebbe avuto un comportamento provocatorio nei confronti di alcuni atleti del vivaio giallorosso”. La replica del calciatore
La Roma denuncia il comportamento di Nicolò Zaniolo, giocatore della Fiorentina, dopo il match Primavera tra viola e giallorossi a Firenze. “La AS Roma comunica che, al termine della gara odierna, si è verificato un episodio increscioso che coinvolge il calciatore Nicolò Zaniolo. Secondo quanto ricostruito, il calciatore si sarebbe recato nello spogliatoio della squadra Primavera al termine della partita e avrebbe avuto un comportamento provocatorio nei confronti di alcuni atleti del vivaio giallorosso. Durante il confronto, sarebbero stati colpiti fisicamente due calciatori della formazione Primavera”, si legge nella nota del club capitolino. “La AS Roma condanna con fermezza ogni forma di comportamento aggressivo o non conforme ai valori dello sport“, conclude la Roma.
Zaniolo, ex giallorosso, nella sfida di campionato giocata all’Olimpico lo scorso 4 maggio tra giallorossi e viola è stato espulso al termine del match vinto 1-0 dai padroni di casa.
La replica di Zaniolo – A stretto giro è arrivata la replica di Zaniolo affidata a una nota della Fiorentina, che riporta le parole dell’ex giallorosso: “Al termine della partita sono sceso negli spogliatoi per complimentarmi con i ragazzi della Fiorentina e poi sono passato nello spogliatoio della Roma per salutare e complimentarmi anche con loro per la stagione, ma ad un certo punto – spiega Zaniolo – hanno iniziato ad insultarmi quindi, a quel punto, per evitare che la situazione degenerasse, ho preferito andare via“.
La finale della Coppa di Serbia tra Stella Rossa e Vojvodina è stata sospesa per il lancio in campo di un ordigno esplosivo: quattro calciatori si sono accasciati sul prato in stato di shock, fortunatamente non ci sono state conseguenze più gravi.
La finale di Coppa di Serbia tra Vojvodina e Stella Rossa ha vissuto un momento drammatico poco prima della fine del primo tempo, quando sul risultato di 1-0 per la squadra di Belgrado (che poi ha trionfato 3-0) da una delle due curve è partito un ordigno esplosivo che ha fatto accasciare sul terreno di gioco quattro calciatori, letteralmente ‘abbattuti’ dal fragore del potentissimo petardo, che fortunatamente non ha colpito nessuno di loro.
La finale della Coppa di Serbia sospesa per il lancio in campo di un ordigno esplosivo – Si stava giocando il 41′ della prima frazione della finale di coppa nazionale, allo stadio Kraljevica di Zajecar, quando dal settore occupato dai tifosi del Vojvodina è stato lanciato l’ordigno, che è esploso in piena area di rigore della Stella Rossa, impegnata in difesa su azione di calcio d’angolo.
BREAKING: Serbia Cup final disrupted as explosive device thrown onto pitch in 41st minute of Vojvodina vs. Crvena Zvezda. Four players collapsed; match paused for 5 minutes. No serious injuries reported. Crvena Zvezda wins 3-0. #SerbiaCup#Footbalpic.twitter.com/9a9JfiF6zg
L’incidente ha lasciato quattro giocatori sdraiati sull’erba, visibilmente storditi: tre del Vojvodina e uno della Stella Rossa. La reazione dell’arbitro è stata immediata: ha interrotto la partita e ha autorizzato l’ingresso urgente degli staff medici. La paura che potesse essere successo qualcosa di grave si è ben presto sedata: non ci sono stati feriti né ulteriori conseguenze.
Lo shock per quanto accaduto ha comunque ritardato di alcuni minuti la ripresa del gioco. Nessun responsabile è stato individuato nella curva dei tifosi del Vojvodina, il che ha alimentato polemiche in Serbia circa le condizioni di sicurezza in cui si è svolto il match. FIFPRO, il sindacato internazionale dei calciatori, ha condannato la decisione dell’arbitro di far proseguire la partita senza identificare i responsabili tra il pubblico, sottolineando come la violenza sul luogo di lavoro non debba essere tollerata.
La Stella Rossa centra il ‘Double’: vince la coppa nazionale dopo il campionato – La Stella Rossa non si è fatta distrarre dall’episodio e ha portato a casa la Coppa di Serbia, arrotondando il risultato al 3-0 finale in virtù delle reti arrivate in pieno recupero, al 95′ e al 102′. La squadra della capitale centra così un ricco ‘Double’, essendosi già assicurata la vittoria del campionato alcune settimane fa.
Il fatto è avvenuto nella stazione di servizio di Cantagallo sull’A1, I partenopei tornavano da Parma, i nerazzurri da Milano. “Una volta rientrati in autostrada siamo stati inseguiti da piccoli van e, quando ci hanno raggiunti, hanno continuato a lanciare oggetti persino all’autista”
Gli ultras all’inseguimento del pullman interista
Prato, 19 maggio 2024 – Notte di paura per i tifosi dell’Inter Club Prato Nerazzurra che, rientrando dalla partita di campionato Inter Lazio disputata a Milano, sono stati assaliti da un gruppo di tifosi del Napoli, che rientravano da Parma, nella stazione di servizio di Cantagallo, sull’autostrada A1. A raccontare l’accaduto il presidente dell’Inter Club pratese Filippo Moretti: “Solitamente facciamo una sosta all’autogrill di Cantagallo per far scendere un nostro socio che abita a Bologna. Siamo stati assaliti da diverse decine di tifosi napoletani che, urlandoci ogni tipo di improperio, hanno bersagliato il nostro pullman con lanci di pietre, bottiglie, spranghe e qualsiasi oggetto a loro disposizione. L’assalto è durato per tutto il tempo che il pullman ha impiegato ad uscire dall’autogrill, dove di notte ci sono decine di camion in sosta. Hanno tentato di bloccare anche l’uscita dell’autogrill per costringere l’autista a fermarsi, per fortuna è riuscito a districarsi e oltrepassare il blocco. Anche una volta rientrati in autostrada siamo stati inseguiti da piccoli vane, una volta che ci hanno raggiunti, hanno continuato a lanciare oggetti persino all’autista che guidava rendendo il tutto pericoloso non solo per i 57 tifosi che erano sul nostro pullman ma anche per le macchine che transitavano in una zona di autostrada, quella appenninica, con ponti molto alti.”
La polizia, a seguito della chiamata dei tifosi interisti, ha raggiunto il pullman in autostrada scortandolo fino al parcheggio davanti al museo Pecci. “Non ci sono stati feriti e per fortuna i vetri del pullman hanno retto. Ci sono stati però molti danni all’autobus e tanta paura. Da presidente – continua Moretti – sono molto dispiaciuto, sono cose che farebbero passare la voglia di tifare ma siamo interisti per cui andremo avanti nonostante il tentativo di queste piccole persone di distruggere i nostri sogni di sportivi”.
Due settimane dopo gli incidenti del derby e l’arresto di esponenti della curva Sud, l’attentato nella sede della zona Tuscolana. Pochi dubbi sull’origine dolosa
La tensione ultras a Roma è ancora molto alta. Dopo gliscontri prima del derby, gli arresti di alcuni esponenti della curva Sud e il divieto di trasferta bisogna registrare infatti un altro fatto di cronaca. Intorno alle 3 di notte una molotov sarebbe stata lanciata contro la sede del gruppo Quadraro degli ultras della Roma. Si tratterebbe, secondo le prime ricostruzioni, di un attentato vero e proprio che arriva una settimana dopo gli arresti che hanno colpito proprio tre esponenti del gruppo per spaccio di droga.
indagini in corso – Il locale è stato dichiarato inagibile dai vigili del fuoco intervenuti nella notte tra via dei Sulpici e via Cartagine. Sul fatto che l’incendio sia doloso non sembrano esserci dubbi, sul posto le forze dell’ordine hanno rinvenuto tracce di liquido infiammabile. Ora bisognerà indagare sulla matrice dell’attentato. Secondo quanto appreso non ci sarebbero telecamere né testimoni. Il presidente del circolo è il fratello di ‘Gigi’ Finizio, ucciso nel 2023 con sette colpi di pistola mentre faceva benzina in una stazione di servizio poco distante dal circolo. Il cugino, Girolamo Finizio detto ‘Cillo’, invece, è ritenuto capo del gruppo ultras che occupa il muretto storico dove erano presenti fino a un paio di anni fa i Fedayn.
Il centrale del Real nel finale del Clasico ha lanciato dalla panchina una borsa del ghiaccio verso l’arbitro, non colpendolo, ma resta la gravità del gesto
Il finale del Clasico della Coppa del Re tra Barça e Real è stato caratterizzato dalla follia al 121′ di Antonio Rudiger che è stato espulso dalla panchina per aver lanciato un oggetto (borsa del ghiaccio? O dei cubetti di ghiaccio dopo aver tentato con la borsa?) verso l’arbitro, il tutto mentre i compagni di squadra (anche in cinque) cercavano di trattenere la sua furia. Quale è stata la causa scatenante? Il fallo in attacco fischiato nei secondi conclusivi del supplementare a Mbappè che, mentre cercava di avvicinarsi palla al piede in area, colpiva con la mano destra in maniera molto leggera il volto di Eric Garcia, finito a terra teatralmente. La gara era stata oggetto alla vigilia di numerose polemiche soprattutto dopo le parole in conferenza di Ricardo de Burgos Bengoetxea, l’arbitro designato, che ha parlato delle conseguenze che il video pubblicato da Real Madrid TV — in cui si è messa in dubbio la sua professionalità — ha avuto su di lui e sulla sua famiglia: “Mio figlio mi ha chiesto se sono un ladro“. I Blancos hanno poi pubblicato due durissimi comunicati, ma alla fine non hanno disertato la finale di Siviglia come si era temuto.
rapporto – Torniamo all’escandescenza di Rudiger. I media spagnoli citano il referto dell’arbitro De Burgos Bengoetxea (in Spagna sono pubblici): “È stato espulso per aver lanciato un oggetto dall’area tecnica che mi ha mancato. Dopo aver ricevuto il cartellino rosso, è stato trattenuto da diversi membri dello staff tecnico, mostrando un atteggiamento aggressivo“. Il centrale del Real rischia, da regolamento, da 4 a 12 giornate di squalifica che verrebbero scontate in Liga. Nel parapiglia finale sono stati espulsi anche Lucas Vazquez e Bellingham.
Scene da guerriglia fuori dallo stadio. Cinquecento ultras romanisti hanno tentato di raggiungere i laziali. Cariche della polizia per bloccare i tifosi
Tensioni tra tifosi e forze dell’ordine fuori dallo stadio Olimpico in attesa del derby Lazio-Roma.Cariche della polizia lungo viale Pinturicchio in direzione di piazza Mancini con i tifosi della Roma che hanno lanciato oggetti contro gli agenti. Mentre un gruppo di tifosi laziali ha tentato di spostarsi verso l’area destinata ai romanisti.
Scontri tra polizia e tifosi fuori dall’Olimpico – Secondo quanto ricostruito dalla questura di Roma, i momenti di tensione sono iniziati intorno alle 17 circa quando un gruppo di 500 ultras della Roma, molti a volto coperto e armati di bastoni, si è mosso da ponte Duca d’Aosta per raggiungere l’area dov’erano radunati i laziali a ponte Milvio.
C’è stato un lancio di oggetti contro lo schieramento delle forze dell’ordine in piazza Cardinal Consalvi. I tifosi sono stati respinti dalla polizia e sono tornati indietro. Tensioni anche a Ponte Milvio dove alcune centinaia di laziali che si stavano dirigendo allo stadio sono tornati indietro per raggiungere i romanisti, attaccando le forze dell’ordine. Per disperderli è stato usato l’idrante.
Scene di guerriglia prima del derby – Alcune auto parcheggiate in via Flaminia sono state danneggiate dagli oggetti lanciati dai tifosi durante gli scontri con la polizia, un cassonetto è stato dato alle fiamme, altri sono stati rovesciati, così come sedie e tavolini dei locali della zona. Bloccati anche alcuni autobus. Scene di guerriglia che hanno spaventato chi si trovava in quel momento in zona Ponte Milvio. In molti casi i genitori si sono chiusi, con i bambini piccoli, terrorizzati, in locali e pizzerie per sfuggire al caos.
Il rischio scontri già dal primo pomeriggio – Già nel primo pomeriggio un gruppo di tifosi stranieri e uno di giallorossi stavano per venire a contatto tra via Pinturicchio e via Giulio Romano. Durante i momenti concitati un semaforo è stato divelto. Petardi, invece, sono stati fatti esplodere all’altezza di Ponte Milvio. La polizia, intervenuta subito, ha fatto disperdere la folla riportando la situazione alla calma. Durante i controlli, invece, sono già stati sequestrati alcuni bastoni attorno all’Olimpico.
Il pre derby
Il piano sicurezza – Nel piano tecnico messo a punto l’area è stata divisa in due. La zona gialla, per i romanisti con accessi da ponte Duca d’Aosta e ponte della Musica, e quella blu, per i laziali con accesso da ponte Milvio. Tutti gli impianti di videosorveglianza dell’impianto sportivo e in strada sono stati “proiettati al massimo regime di funzionalità per offrire un supporto elettronico agli operatori delle forze di polizia che saranno impiegati in campo” spiega la questura.
Le provocazioni tra tifosi – Nella mattinata, sui social, sono apparse diverse provocazioni dei tifosi laziali. Nelle foto si vedono gli ultras a ponte Milvio con diversi striscioni di scherno contro i romanisti. Prima hanno esposto “Curva Sud made in Bangladesh”, poi seduti sulle sdraio hanno inviato i romanisti a ingaggiare lo scontro: “Per favore, venite voi a caricare?“. Il riferimento indirizzato ai rivali romanisti è agli scontri dell’aprile 2024 nella prima mattinata proprio davanti ai bar che si trovano di fronte all’obelisco. Non è mancata la risposta dei romanisti proprio davanti all’obelisco.
Ultras Lazio-12
Una maxi zona senza auto – Già dalle 8 di oggi sono stati fatti togliere tutti i veicoli in sosta fra viale dello Stadio Flaminio e piazzale Ankara, e ancora da largo, piazzale e lungotevere Maresciallo Diaz, via dei Robilant, via Mario Toscano, via Salvatore Contarini, viale Antonino da San Giuliano, piazzale di ponte Milvio, via Cassia – di fronte alla chiesa della Gran Madre di Dio -, e il parcheggio in via Orti della Farnesina davanti al commissariato Ponte Milvio, insieme con lo spartitraffico fra via Orti della Farnesina e via della Farnesina. Analoghi provvedimenti sempre dalle 8 in piazza Mancini e via Martino Longhi, dove si raduneranno poi nel pomeriggio i tifosi romanisti, e anche in via Timavo e lungotevere della Vittoria.
Sarà invece pedonalizzato viale dei Giusti della Farnesina, che conduce al ministero degli Esteri. Dalle 16.30 invece al via le chiusure alla circolazione a viale Tor di Quinto (fra via Civita Castellana e largo Maresciallo Diaz), lungotevere Diaz (fra largo Maresciallo Diaz e piazzale Lauro De Bosis) ponte Duca d’Aosta, lungotevere Cadorna, Fellini, della Vittoria e Oberdan, e anche piazzale Maresciallo Giardino. In pratica una grande zona tutta pedonale, presidiata dalle forze del’ordine.
Scontri a Santiago prima della partita di Coppa Libertadores: due giovani investiti dalle forze dell’ordine. Proteste e invasione di campo, stop alla sfida al 24′ della ripresa
Due giovani di 18 e 13 anni morti, diversi feriti, invasione di campo al 24′ della ripresa e partita sospesa. È successo nella sfida di Coppa Libertadores tra Colo Colo (Cile) e Fortaleza (Brasile) giocata allo stadio Monumental di Santiago del Cile.
la tragedia – Gli scontri sono cominciati prima della gara. Un gruppo di tifosi ha cercato di entrare con la forza nel settore Caupolicán, abbattendo una delle recinzioni perimetrali dell’area. La tragedia è avvenuta dopo l’intervento dei Carabineros per il controllo dell’ordine pubblico (Cop): secondo versioni di media cileni e brasiliani un veicolo che lanciava gas lacrimogeni avrebbe investito due persone, schiacciate da una recinzione che è crollata a causa della calca. Le vittime sarebbero una ragazza di 18 anni e un ragazzo 13enne. È stata aperta un’indagine.
invasione – Quando si è diffusa la notizia delle due vittime si è scatenata l’ira di tifosi del Colo Colo. Si sono verificati scontri tra tifosi locali e Carabineros fuori dallo stadio e anche nelle vicinanze del Monumental. Ci sono stati lanci di pietre pietre, proiettili, razzi. La polizia ha arrestato decine di persone, ma il caos è continuato nel corso della partita. I tifosi hanno smesso di cantare i cori e sono rimasti in silenzio in omaggio ai due giovani morti. Poi dalle tribune sono stati intonati canti contro i Carabineros e altri cori in onore ai tifosi deceduti: “Il giorno in cui morirò, mi sentirete, perché dal cielo farò il tifo per voi”. Le tensioni sono continuate fino al 24′ della ripresa (il risultato era sullo 0-0), quando sono stati sfondati i pannelli che separano le tribune dal campo e i tifosi sono entrati sul terreno di gioco. Le squadre sono tornate negli spogliatoi e dopo circa due ore d’attesa la partita è stata ufficialmente sospesa dalla Conmebol, la Confederazione sudamericana di calcio. Lo stadio è stato svuotato, i giocatori del Fortaleza sono tornati senza problemi in albergo, sono continuati gli scontri tra tifosi del Colo Colo e le forze dell’ordine.
che succede ora – La gara può essere ripresa in altra data a partire dall’interruzione, ossia, fin dal 24’ del secondo tempo. Si potrebbero pure valutare le responsabilità del Colo Colo, padrone di casa, che in questo caso subirebbe una sconfitta per 0-3 a tavolino.
Dura presa di posizione dell’Aia, l’associazione arbitri italiani, contro le aggressioni subite negli ultimi mesi contro i direttori di gara. Il sito ufficiale è stato ‘oscurato‘ con una foto simbolo della non violenza. “È una situazione ormai inaccettabile” ha detto il presidente Antonio Zappi “che merita una profonda analisi, anche a livello istituzionale e politico“
Il sito ufficiale dell’Associazione Italiana Arbitri è stato ‘oscurato‘ con una foto simbolo della non violenza dopo l’ennesima aggressione subita da un direttore di gara. L’episodio – fa sapere l’Aia, “ultimo di una lunga grave serie, è avvenuto in Sicilia ed il giorno prima in Campania e nelle settimane scorse in Veneto, nel Lazio ed in diverse altre regioni“. “È una situazione ormai inaccettabile” secondo il presidente Antonio Zappi “queste incresciose aggressioni nei confronti dei nostri arbitri, spesso giovanissimi, picchiati da persone che per età potrebbero esserne i genitori solo per un fuorigioco o un rigore, devono essere oggetto di una profonda analisi, anche a livello istituzionale e politico, perché hanno assunto un significato non solo sportivo ma anche sociale che deve essere combattuto con fermezza da tutta la società civile“
L’allenatore italiano, furioso per la sconfitta di Reims, ha annullato i giorni di riposo previsti. La squadra ha risposto rifiutandosi di scendere in campo. Poi, in conferenza stampa, ha sminuito il retroscena rivelato da L’Equipe
Furioso scontro tra Roberto De Zerbi e i calciatori della squadra che allena il Marsiglia. L’Equipe rivela un ammutinamento, conseguenza di una spaccatura insanabile tra le parti. Il club francese è in crisi, dopo quattro sconfitte e una vittoria nelle ultime cinque partite: è stato scavalcato in classifica dal Monaco ed è ora al terzo posto, l’ultimo valido per qualificarsi direttamente alla prossima Champions League, con due soli punti di vantaggio su Nizza e Lilla a sette giornate dal termine della Ligue 1.
De Zerbi: “Non vi alleno perché vi comportate male” – Dopo la sconfitta 3-1 dello scorso week end in casa del Reims, che non vinceva in campionato dall’11 novembre, nel centro di allenamento dei marsigliesi è arrivato il momento di un durissimo faccia a faccia tra tecnico e giocatori. De Zerbi ha tenuto tutti in ritiro nel centro sportivo della Commanderie, annullando i due giorni previsti di riposo e annunciando sedute di allenamento particolarmente intense: “Io la mia famiglia non la vedo mai, ora anche voi non vedrete le vostre”. Non solo, una volta scesi in campo, l’allenatore ha lasciato i calciatori nelle mani del suo staff: “Oggi non vi allenerò per come vi state comportando”, prendendosela con Luis Henrique, Mason Greenwood e Pol Lirola, ex di Juventus, Sassuolo, Fiorentina e Frosinone, “colpevole” di aver sorriso in sala mensa in un momento giudicato non consono: “Nessuno ti voleva qui la scorsa estate, io ero l’unico a credere in te. E mi ripaghi così?”, la frase rivolta dal tecnico al calciatore spagnolo.
La mediazione del direttore sportivo Benatia – A quel punto, i giocatori si sono ammutinati (“Non andremo in campo”) e hanno deciso di non calzare gli scarpini. Ha provato a mediare con i calciatori il direttore sportivo, Medhi Benatia, ex difensore di Udinese, Roma e Juventus. L’Equipe riporta accuse e parole grosse nei confronti di De Zerbi, che ha osservato da lontano la squadra nel pomeriggio quando, alla fine di una lunga trattativa, ha accettato di allenarsi con lo staff tecnico. Ma la rabbia di De Zerbi non si è placata: “Volete che io fallisca? Allora falliremo tutti insieme”, le sue parole di fuoco.
De Zerbi: “Voglio rimanere, non andare al Milan” – Nella conferenza stampa in vista della sfida col Tolosa, De Zerbi ha smentito un suo possibile futuro al Milan: “Nessuno mi ha chiamato, nessuna squadra. E come ho sempre fatto, non parlo o flirto con altri club. La mia intenzione è di rimanere qui a Marsiglia per molti anni. Poi i matrimoni si fanno due, e dobbiamo vedere come finirà la stagione”. Lungo e articolato il discorso del tecnico italiano, che di fatto non ha smentito i retroscena de L’Equipe, usando l’arma dell’ironia: “Sono molto felice di essere l’allenatore dell’Olympique Marsiglia perché mi piacciono le polemiche. I giocatori mi amano e io sono la persona che più di tutte vuole il loro bene. Non accetto però che facciamo le cose al di sotto del nostro livello massimo, motivo per cui ho vissuto molto male questi giorni, come tutti gli altri. Le cose successe in settimana sono normali, accadono in tutti gli spogliatoi, solo che a Marsiglia finiscono sui quotidiani e così alcuni giornalisti mi fanno sembrare un criminale. Leggere quel genere di cose mi ha fatto incazzare. Non è vero che i giocatori sono contro di me”. Sulle fughe di notizie ha poi aggiunto: “Forse dovreste chiedervi perché nessun allenatore è rimasto per più di due anni qui. Ma quello che succede mi spinge a rimanere tre, quattro o cinque anni perché mi piace essere al centro delle polemiche”.
De Zerbi: “Lirola va provocato perché dia il meglio” – De Zerbi ha ammesso anche la discussione con Lirola: “So che a volte va provocato perché dia il meglio di sé. Ma io difendo sempre i giocatori e continuerò a farlo. Per questo, mi aspetto diano il 100%. Il mio lavoro non è quello di avere amici nello spogliatoio, ma di ottenere il 100% dai giocatori. A volte ci abbracciamo, a volte vengono a casa mia a pranzo, parlo anche con i loro genitori. Ma nella vita devi dare e non solo ricevere”.
Appello del sindacato: “Non ci si volti dall’altra parte”
E’ di 9 agenti feriti il bilancio degli scontri avvenuti al termine della partita Lecce-Roma. “Quanto accaduto ieri sera a Lecce è l’ennesima dimostrazione di come le Forze dell’Ordine vengano lasciate sole a fronteggiare una violenza ormai sistematica e impunita”, afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del sindacato di Polizia Coisp. “Nel day after ci ritroviamo, ancora una volta, a contare i feriti: 9 poliziotti del Reparto Mobile di Taranto hanno riportato prognosi dai 3 agli 8 giorni dopo essere stati colpiti da bombe carta e oggetti lanciati dai soliti delinquenti travestiti da tifosi che continuano ad agire indisturbati”, prosegue Pianese.
“Il Reparto – ricostruiscePianese – stava presidiando un’area cuscinetto tra la tifoseria ospite e quella locale, quando un gruppo di ultras del Lecce ha tentato di sfondare il cordone per raggiungere i tifosi della Roma, aggredendo gli agenti”.
Ultras di casa e giallorossi arrivano quasi a contatto: intervengono le forze dell’ordine, che spingono a forza i romanisti dentro il settore ospiti
Attimi di tensione fuori dal San Mames, con i tifosi della Roma e dell’Athletic Bilbao giunti quasi a contatto, ad appena 10-15 metri di distanza. Ad evitare lo scontro ci ha pensato la polizia basca, con cariche di alleggerimento prima nei confronti dei tifosi giallorossi e poi di quelli biancorossi. Sono volate numerose manganellate, tra bomboni e petardi, con i tifosi della Roma spinti a forza nello stadio per smorzare la tensione. Il tutto è durato circa 15 minuti, a partire dalle 17.30, all’altezza del gate 21, quello dell’ingresso del settore dedicato ai tifosi romanisti. Dei quali molti (circa 200) erano però già entrati nello stadio, proprio per evitare i tafferugli.
ALTRI SCONTRI – Attimi concitati poi anche all’altezza del gate zero, con altre cariche della polizia. Che poi ha dovuto contenere anche i tifosi romanisti già entrati al San Mames, visto che alla notizia di quanto stava succedendo fuori hanno provato ad uscire dallo stadio per andare in soccorso del resto del corteo romanista
Lancio di oggetti e fumogeni in campo e la partita viene sospesa. Anche perché un calciatore è stato colpito da una bottiglietta. E’ successo nel derby tra Fasanoe Brindisi al Curlo. Al 38′ del secondo tempo, con il Fasano in vantaggio per 2-0, i sostenitori del Brindisi(sono in 180) hanno iniziato a contestare la propria squadra, che sembra ormai condannata all’Eccellenza.
Lancio di oggetti e fumogeni, una bottiglietta ha colpito il difensore del Fasano Onraita. E da qui la decisione di Artini di Firenze di sospendere la partita, nonostante il tentativo della squadra biancazzurra di conciliare col proprio pubblico.
La partita è poi ripresa dopo circa mezzora di fermo. Ma anche in questo caso lancio di oggetti in campo: l’arbitro, così, decide di fischiare la fine definitivamente.
Nel post-gara alcuni sostenitori ospiti sono riusciti a sfondare il cancello che delimita la zona del settore a loro riservato e si sono riversati per strada. E’ intervenuta la Polizia.
Un episodio da censura ha scosso l’ottavo di finale di FA Cup tra Millwall e Crystal Palace. Dopo appena otto minuti di gioco, una violentissima entrata del portiere dei padroni di casa, Liam Roberts, ha messo fuori combattimento Jean-Philippe Mateta. L’attaccante francese è stato colpito in pieno volto dal piede dell’estremo difensore, crollando a terra privo di sensi e costringendo i sanitari a intervenire con la massima urgenza. Maschera d’ossigeno, barella e trasporto immediato in ospedale: la scena ha lasciato attoniti tifosi e giocatori.
L’inerzia del direttore di gara e l’intervento del VAR – A rendere ancora più incredibile l’episodio, la decisione iniziale dell’arbitro Michael Oliver, che si trovava a pochi metri dall’azione e, incredibilmente, non ha estratto alcun cartellino. Solo dopo il richiamo del VAR, il fischietto inglese ha rivisto l’azione e mostrato il cartellino rosso a Roberts, colpevole di un intervento che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.
Le immagini della brutale collisione hanno fatto il giro del mondo, con molti addetti ai lavori che si sono detti scioccati dalla dinamica dell’azione. Tra loro, Steve Parish, presidente del Crystal Palace, che a fine primo tempo ha espresso tutta la sua preoccupazione e indignazione: “C’è tanta passione nel calcio, ma un’entrata del genere è inaccettabile. Ho visto tante partite nella mia vita, ma mai qualcosa di simile”.
Le condizioni di Mateta: attesa e preoccupazione – Dopo l’impatto, il 27enne francese è rimasto a terra per diversi minuti, prima di essere portato fuori dal campo tra l’apprensione generale. Secondo le prime informazioni, Mateta ha riportato un grave taglio dietro l’orecchio e una ferita alla testa, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo. Le parole del tecnico Oliver Glasner hanno in parte rassicurato i tifosi: “Lo abbiamo portato in ospedale per accertamenti, ma sembra che il peggio sia stato evitato. Salterà la prossima partita, ma speriamo di recuperarlo per i quarti di finale”.
La reazione del protagonista: “Tornerò più forte che mai” – Poche ore dopo la fine dell’incontro, è stato lo stesso Mateta a rompere il silenzio con un messaggio social che ha rassicurato i tifosi: “Grazie a tutti per il supporto. Sto bene e tornerò più forte di prima”. Parole che hanno sollevato parte della tensione, anche se la polemica sull’intervento di Roberts e sulla mancata espulsione immediata continua a infiammare l’opinione pubblica.
Resta da capire se la FA prenderà provvedimenti nei confronti dell’estremo difensore del Millwall. Quel che è certo è che l’episodio ha lasciato un segno indelebile su questa edizione della Coppa d’Inghilterra. E a distanza di ore, una domanda continua a rimbombare tra gli appassionati di calcio:come è possibile che un intervento simile sia passato inosservato in diretta all’arbitro Oliver?
fallo horror in inghilterra le immagini sono da brividi