L’organo che governa il calcio europeo “conferma la sua opposizione a giocare partite di campionato all’estero”. Poi però “approva due richieste in via eccezionale”. L’altra è Villarreal-Barcellona
Non è ancora ufficiale, ma quasi. Milan-Como si giocheràa Perth. La Uefaha detto sì: la partita della 24a giornata di serie A si giocherà in Australia. A meno di clamorosi colpi di scena dalla Fifa, che dovrà autorizzare, ma che da tempo ha lasciato intendere di essere favorevole.
Milan-Como a Perth, la Uefa dice sì – Il vero scoglio era la Uefa. E infatti, il paradosso di questo via libera, è che nasce come se fosse un no: “La Uefa conferma la sua opposizione alle partite di campionato nazionali disputate all’estero”, dice per prima cosa il comunicato ufficiale. per poi spiegare che, però, “due richieste sono state approvate in via eccezionale a causa delle lacune normative a livello globale”. In pratica, per colpa delle norme Fifa – questo sostiene la Uefa – Milan-Como e Villarreal-Barcellona, sono autorizzate a traslocare all’estero, portando per la prima volta nella storia due partite delle maggiori leghe europee a giocarsi non solo fuori dai confini nazionali, ma addirittura in un altro continente.
Le ragioni della Uefa – La Uefa ha spiegato che la discussione era entrata nel vivo dopo l’esecutivo del mese scorso a Tirana e che le consultazioni successive avevano “confermato la diffusa mancanza di sostegno, già sollevata da tifosi, altre leghe, club, giocatori e istituzioni europee, in merito al concetto di partite di campionato nazionali trasferite all’estero”. ma come in molte storie c’è un ma: “Dato che il quadro normativo Fifa, attualmente in fase di revisione, non è sufficientemente chiaro e dettagliato, il Comitato Esecutivo Uefa ha preso a malincuore la decisione di approvare, in via eccezionale, le due richieste a lui sottoposte. La Uefa contribuirà attivamente al lavoro in corso condotto dalla FIFA per garantire che le future regole rispettino l’integrità delle competizioni nazionali e lo stretto legame tra club, tifosi e comunità locali”.
Le motivazioni e il tavolo di riforma – Ora la palla passerà al tavolo della Fifa. Con lui la Uefa – ma l’Italia avrà parte attiva – dovrà sedersi per scrivere la nuova regolamentazione in materia. Sarà costituito un gruppo di lavoro all’interno della Fifa per integrare “le lacune del regolamento” evidenziate dalla Uefa ma anche analizzare richieste e necessità dei club, ma sempre tenendo in considerazione i principi cardine dell’organizzazione e mantenendo un ruolo di supervisore sulle decisioni delle singole federazioni.
Lo sfogo per la sostituzione, la risposta piccata del tecnico, ma non solo. L’ex City influisce anche sul rendimento degli altri, a partire da McTominay…
Che l’interlocutore per sfoghi di quel tipo sia quello sbagliato è lapalissiano e a chiarirlo, se mai ce ne fosse bisogno, è proprio la storia di Antonio Conte. Per informazioni chiedere a Lautaro Martinez,apostrofato in malo modo dal tecnico allora all’Inter proprio dopo un gesto di evidente stizza susseguito a una sostituzione. L’allenatore scudettato tutto sopporta tranne che venga messa in discussionela sua leadership. Lui decide, gli altri eseguono, possibilmente in silenzio. Quali che siano gli altri in questione. Il messaggio aKevin De Bruyne, appunto non uno qualunque, è stato per questo estremamente chiaro: “Mi auguro fosse contrariato per il risultato – ha detto a margine della sconfitta contro il Milan– perché se era contrariato per qualche altra cosa ha preso la persona sbagliata“. Punto e a capo. Così, almeno, c’è da augurarsi dalle parti di Napoli.
Già, perché ricucire lo strappo con De Bruyne, professionista esemplare che, con ogni probabilità, dimenticherà al più presto l’accaduto (sostituzione, appunto, non gradita), è assolutamente imprescindibile, non fosse altro che l’ex City, fiore all’occhiello del mercato del Napoli, avrebbe dovuto garantire ai campioni d’Italia quel salto di qualità necessario a ripetersi in campionato e giocare da protagonisti in Champions. Avrebbe dovuto, perché fin qui, al netto dei tre gol messi a referto (uno su punizione e due su rigore), KdB non ha esattamente esaltato il gioco della squadra e, anzi, ha costretto Antonio Conte a modificarne gli equilibri dirottando, ad esempio, McTominay largo a sinistra in una posizione del campo che ne limita l’efficacia in zona gol. Efficacia che lo scorso anno risultò decisiva per il titolo.
Quindi? Quindi non è scontato che Antonio Conte riparta subito da De Bruyne, cui potrebbe concedere un turno di riposo anche per valutare nuove soluzioni tattiche. Neres, per dirne uno, a San Siro ha portato brillantezza, ampiezza e pericolosità nei minuti in cui è stato in campo. Rinunciarvi per fare obbligatoriamente spazio a De Bruyne potrebbe essere un errore che Conte, magari, deciderà di non ripetere. Aggiungiamo: la posizione in campo del belga lo porterà nuovamente a essere tra i primi a entrare nelle rotazioni a gara in corso. Lo accetterà? In fondo si aspettava a Napoli un ruolo da assoluto protagonista cui è abituato da sempre. Il caso, insomma, si chiuderà ma non è chiuso. Mercoledì, in Champions contro lo Sporting, la prima risposta.
L’annata 2026/2027 vedrà un’autentica rivoluzione per il mondo arbitrale. I fischietti dei massimi campionati usciranno dall’AIA e si riuniranno in una società differente finanziata da Serie A, Serie B e FIGC
La prossima stagione, l’annata 2026/2027, vedrà un’autentica rivoluzione per il mondo arbitrale.
I fischietti di livello top, quelli che fanno parte del massimo livello della Can, ovvero quegli arbitri che sono chiamati a dirigere oggi le gare di Serie A e di Serie B, si staccheranno dall’Associazione Italiana Arbitri per formare una società differente e lontana da quella conosciuta finora.
LA NUOVA SOCIETÀ E CHI LA FINANZIA – I direttori di gara di Serie A e Serie B, così come riportato oggi dal Corriere dello Sport si staccheranno dall’Aiaper formare una nuova società terza che sarà finanziata in autonomia dalle due leghe di riferimento (quindi la Lega Serie A e la Lega Serie B) e dalla Figc.
COME IN PREMIER – Il modello che gli arbitri italiani stanno cercando di seguire non è nuovo eunico in Europa. Anzi, il mondo arbitrale ha preso di fatto spunto dal modello in uso in Inghilterra con la PGMOL – Professional Game Match Officials Limited (dove limited sta per la nostra S.p.a.) – che dal 2001 gestisce gli arbitri che dirigono le gare della Premier League.
IL CONFRONTO CON GRAVINA E IL POSSIBILE SCIOPERO – Lo scatto in avanti arriverà dopo il confronto diretto dei giorni scorsi fra il presidente della FIGC Gabriele Gravina e i vertici degli arbitri con la presenza di Guida per i direttori di gara, di Mazzoleni per i varisti e di Meli per gli assistenti. Il motivo del summit era legato alla mancata firma dei contratti collettivi da parte del capo dell’Aia Carlo Pacifici a cui è seguita la minaccia di uno “sciopero bianco“.
PROMOSSA L’IDEA DI ROCCHI – Dall’incontro è stata promossa l’idea portata avanti dal capo dei designatori italiani Gianluca Rocchi che da tempo spinge per l’uscita degli arbitri di Serie A e Serie B dall’Aia per formare una società autonoma anche economicamente.
E GLI ALTRI ARBITRI? – All’Aia rimarrà il compito di gestire i campionati che vanno dalla Serie C, dalla Lega Pro, ai campionati dilettantistici con Daniele Orsato che rimarrà nel ruolo di capo designatore e con l’Aia che avrà il compito di creare, crescere e formare nuovi arbitri. Pagati da chi?Dalla nuova società creatasi.
Ascoltati Immobile, Romagnoli, Provedel e Pellegrini. Il faro degli investigatori puntato anche su possibili attività illecite tra le tifoserie biancoceleste e nerazzurra
L’ex capitano Ciro Immobile, il difensore Alessio Romagnoli, il portiere Ivan Provedel e il terzino Luca Pellegrini. Sono i quattro i giocatori della Lazio, ex o attuali, ascoltati negli ultimi tempi dai militari del nucleo investigativo di Roma. La Procura della Capitale infatti indaga sui rapporti e le pressioni che la tifoseria biancoceleste avrebbe cercato di fare sulla società guidata dal senatore Claudio Lotito. A rivelarlo è Il Domani, che ricorda come un tempo le frange più aggressive e rappresentative del tifo laziale fossero capitanate da Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso il 7 agosto del 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma, nell’ambito di una faida per il controllo del traffico di droga nella Capitale.
L’indagine romana ricorda quella milanese sui tifosi dell’Inter. E forse non è un caso. Da mesi, sull’asse Roma-Milano, viaggiano documenti riferiti alle diverse tifoserie, ma che poco hanno a che fare con il calcio. Il sistema che ruotava intorno agli ultrà dell’Inter è ormai cosa nota. Il sospetto adesso è che il gemellaggio calcistico tra nerazzurri e biancocelesti riguardasse anche dinamiche che vanno oltre il mondo del pallone.
Forse non è un caso se nell’inchiesta milanese sulle modalità mafiose con cui si muovevano i tifosi dell’Inter e del Milan emerge un sostanzioso versante romano. Ad esempio è scritto che con l’aiuto delle cosche di San Luca, gli ultrà puntavano in alto, o meglio in basso, verso Sud, sulla Capitale. E lo facevano cercando di controllare i parcheggi sotto l’Olimpico, gemellandosi con i laziali della Curva Nord, aggredendo i tifosi della Roma e intervenendo nelle faide tra il cantante Fedez e il personal trainer Cristiano Iovino. Ma in fondo lo sapevano anche loro: “Roma non è casa di nessuno… sono selvaggi… Roma non è come Milano… è più cattiva… Roma ha cani sciolti…”. Non solo pressioni dunque: miravano agli affari con i parcheggi. “Se riusciamo abbiamo fatto bingo con Roma, abbiamo fatto centodieci e lode”, dicono infatti gli indagati, non sapendo di essere intercettati.
Il 7 gennaio 2021, al ristorante La Bis Bistecca di Milano, “nasceva il progetto di acquisizione dei parcheggi presso lo stadio di Roma, disegno fortemente incoraggiato e sostenuto da Gherardo Zaccagni”, si legge negli atti, che fanno riferimento all’imprenditore che gestisce alcuni parcheggi a San Siro con la benedizione di Antonio Bellocco, dell’omonima ’ndrina.
A quella cena i commensali parlano di acquisire una fetta dei parcheggi romani dell’Olimpico. Terminato il pranzo, i quattro vanno nello studio di Zaccagni. “Abbiamo la possibilità, per quanto riguarda Roma… stadio! …omissis… non è difficile… per quello ti dico: ho bisogno di parlare con te! Ho bisogno di parlare con te! Se te lo dico è perché loro sono molto vicini a tutto lì a Roma…”, dicono. Caminiti si autolodava dicendo di essere già stato in grado di far avere i parcheggi sotto San Siro “al suo datore”. Per questo era fiducioso nell’operazione romana: “I parcheggi son tanta roba, eh! … gliel’ho fatto prendere io l’appalto… il sottoscritto è stato… come il sottoscritto è stato se piglia Roma e tutti gli altri…”, diceva.
Nei vari incontri Caminiti sottolineava sempre “il suo necessario apporto alla buona riuscita degli affari, parcheggi dell’Olimpico inclusi”. Il tutto grazie “all’intervento di Luigi Mendolicchio, conterraneo di Mauro Russo, e con cui aveva trascorso un periodo di reclusione comune, periodo durante il quale era detenuto anche Giuseppe Calabrò”, è riassunto nell’ordinanza.
Calabrò è un nome che conta: compare già in alcune indagini per essersi incontrato anche conAngelo Senese, fratello del boss Michele detto “’o pazzo”. Un altro collegamento con Roma avviene nel maggio del 2023. I rapporti tra le due tifoserie non sono buoni. E nelle intercettazioni emergono “problematiche nella gestione dei biglietti che avevano tenuto da parte per i tifosi laziali (finale Coppa Italia svoltasi a Roma) in quanto, a seguito di quanto accaduto la sera prima, questi non si sono presentati allo stadio”. L’alleanza era finita.
Ma a luglio alcuni ex Irriducibili partono per Milano. “Adesso siete voi a comandare – dice l’ultrà Beretta al laziale ‘Franchino’ – tu, Momme, Claudio e il Cinese”. Si tratta di Franco Costantino, Claudio Corbolotti, Alessandro Morongelli e Simone De Castro. Sono loro ad entrare in un bar di Pioltello, vicino Milano. Quando escono, è stato siglato un accordo: “…adesso siamo attaccati bene e vedrai che facciamo le cose fatte bene… non costa niente e siamo fratelli… chi rema contro si deve levare dai coglioni…”.
Negli archivi ci sono anche gli interventi di Orial Kolaj, pugile professionista, tifoso della Lazio, amico di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli ed elemento di spicco della criminalità albanese di Roma. L’albanese si sarebbe interessato alla querelle tra Lucia Federico Leonardo (in arte Fedez), Tony Effe e il personal trainer Cristiano Iovino. E lo avrebbe fatto tramite alcuni ultrà dell’Inter intervenuti a sostegno di Fedez.
Ancora: “Il gemellaggio tra gli ultrà interisti e laziali costituisce la prima necessaria premessa per comprendere quanto accaduto”, scrivono gli investigatori riferendosi all’aggressione subita dal personal trainer Cristiano Iovino.
Frutto del gemellaggio tra laziali e interisti sono anche due aggressioni avvenute ai danni dei romanisti. La prima, il 31 ottobre del 2015, quando in occasione di Inter-Roma, “nei pressi del bar Chiringuito, un gruppo di tifosi interisti aggredì alcuni tifosi romanisti di passaggio”. Furono fermati “due ultrà del Nizza presenti all’incontro in virtù dello storico gemellaggio con quelli interisti”.
La seconda, il 26 febbraio 2017, Inter-Roma: “prima dell’inizio dell’incontro circa 80 ultrà interisti dal noto Baretto 1957 si spostarono verso il pub Tenconi di via Tesio col chiaro intento di aggredire i supporter giallorossi. Il contatto fu evitato grazie all’intervento della polizia di Stato”.
Vista l’impossibilità di utilizzare San Siro per la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Invernali, Lega e Figc hannoscelto Perth per la gara di campionato dell’8 febbraio 2026. L’esecutivo Uefa deciderà il prossimo 11 settembre
Tifosi rossoneri fuori dallo stadio di San Siro
Da una parte Lega Calcio, sponsor, e federazioni molto ospitali (anche per evidenti logiche commerciali) ma lontanissime dalla nostra; dall’altra Uefa, tifosi di due squadre lombarde (con Codacons accodato), qualche politico locale e addirittura l’Unione Europea. Mezzo mondo (è il caso di dirlo) si sta scomodando per una semplice partita di calcio del campionato di serie A, ovveroMilan-Como.
Il precedente – Come se non bastasse l’aver già esportato in Arabia Saudita laSupercoppa Italiana, a 5mila chilometri da Roma, durante le feste natalizie. Purtroppo il destino (ovvero il calendario reso noto nella prima settimana di giugno) ha programmato il match in questione per l’8 febbraio del 2025, due giorni dopo la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Come fare? E soprattutto, dove andare?
L’idea – Di qui l’idea “partorita“ circa due mesi fa nei Palazzi del pallone nostrano, ovvero spostare il match altrove, addirittura in Australia. Dopo il nullaosta della Figc, a metà luglio, apriti cielo. Polemiche in crescendo, se è vero che una normalissima partita di calcio ha assunto, negli ultimi giorni, le sembianze di un vero e proprio intrigo internazionale. Al punto che qualcuno ha parlato persino di “tradimento”.
Milan-Como giocata nel marzo scorso
Perché in fondo, Perth (capitale dell’Australia Occidentale), dista ben 13.670 km da Milano, raggiungibile con un non troppo comodo volo della durata variabile fra le 20 e le 22 ore (e sette fusi orari da smaltire). Insomma, non sembra proprio che il trasloco sia “un piccolo sacrificio” per i tifosi rossoneri e lariani come invece pensano in via Rosellini.
A favore – “Portare una partita all’estero non significa esportare il campionato, ma far conoscere a nuovi pubblici l’eccellenza del calcio italiano, rafforzando la competitività del sistema e generando risorse che hanno ricadute positive su tutto il movimento, anche a livello giovanile e amatoriale, a fronte di un piccolo sacrificio richiesto ai tifosi del Milan e del Como, che ne trarranno comunque beneficio in termini di maggiore visibilità e popolarità a livello mondiale”.
I contro – Detto che l’11 settembre, a Tirana, l’Esecutivo della Uefa dovrà decidere se approvare o bocciare la “discutibile“ proposta della Lega, vediamo chi sono i “contrari“. Intanto c’è la dichiarazione congiunta firmata da425 gruppi di tifosi in rappresentanza di 25 Paesi che invita Nyon a non autorizzare la delocalizzazione di un match di campionato.
Ma poi ci sono altre dure e autorevoli prese di posizione di chi vuole opporsi a questa soluzione. A cominciare proprio dal presidente della Uefa, lo sloveno Alexander Ceferin, il quale ha manifestato la propria contrarietà ma pure evidenziato una certa “rassegnazione“.
Aleksander Ceferin, presidente Uefa
“Non siamo contenti, ma per quanto abbiamo verificato dal punto di vista legale non abbiamo molti margini se le federazioni sono d’accordo – le parole del numero uno del calcio continentale -. In questo caso entrambe hanno dato il loro consenso (il riferimento è anche alla “Liga“ visto che il 20 dicembre dovrebbe disputarsi Villarreal-Barcellona a Miami, ndr). Resta il fatto che in futuro dovremo discuterne molto seriamente, perché il calcio europeo dovrebbe essere giocato in Europa: i tifosi devono poter seguire le partite in casa, non tutti possono andare in Australia o negli Stati Uniti”.
Poi Ceferin ha aggiunto: “Apriremo questa discussione anche con la Fifa e con tutte le federazioni, perché non credo sia una buona soluzione. Se si tratta di un’eccezione o c’è un motivo specifico, può andare ma, in linea di principio, le squadre europee dovrebbero restare in Europa, perché i loro tifosi vivono qui”. E a loro, invece, viene richiesto di fare i globetrotter.
Unione europea – Ancora più forti, nelle ultime ore, le dichiarazioni diGlenn Micallef, Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, il quale si è schierato apertamente contro le eventuali partite al di fuori dei confini continentali:
“Il calcio europeo appartiene all’Europa. Nelle ultime settimane quella che dovrebbe essere un’ovvietà è stata messa in discussione dalla decisione della Liga e della Serie A di disputare incontri di campionato al di fuori dei nostri confini, negli Stati Uniti e in Australia.
Quando ho sentito la tesi secondo cui giocare una sola partita di campionato fuori dall’Europa su 380 partite totali sarebbe innocuo, non potevo che essere in disaccordo. Una sola partita di campionato al di fuori dell’Europa è già una partita di troppo. È una questione di principio. Il calcio è comunità, è un bene pubblico, fa parte della nostra identità. Lo so non solo come politico, ma anche come tifoso.
E i club si basano sull’impegno dei tifosi, molti dei quali fanno grandi sacrifici personali per sostenerli in ogni circostanza. Privarli delle partite non è innovazione ma tradimento della fiducia. Anche l’Associazione spagnola dei calciatori professionisti si è opposta all’opzione di giocare negli Usa, così come l’allenatore del Como”.
Cesc Fabregas, allenatore Como
Il tecnico – In effetti sull’argomento Cesc Fabregas è stato molto chiaro: “Non è stata chiesta la mia opinione su questa cosa. Penso non sia bello per i nostri tifosi”, appoggiando così la dura presa di posizione del Commissario Ue che continua la sua analisi: “Ciò che è in gioco qui è proprio l’integrità del modello sportivo europeo, che è fondato su club forti e basati sulla comunità. Senza la comunità, il modello crolla. Portare le partite di campionato nazionali fuori dall’Europa significa minare il cuore stesso del calcio europeo. Spero che i veri tifosi di calcio del Vecchio Continente facciano sentire la loro voce. Il calcio europeo appartiene all’Europa”.
Il bus con a bordo lo staff della Nazionale di calcio lussemburghese U21 è finito fuori strada nei pressi della città di Languidic, in Bretagna. Già dimessi i cinque calciatori trasportati in ospedali per accertamenti. La partita è stata rinviata al 3 ottobre 2026
Under 21, rinviata Lussemburgo-Francia: malore e incidente per l’autista del pullman
Verrà recuperato nella giornata di sabato 3 ottobre 2026 il match tra le nazionali cadette della Francia e del Lussemburgo impegnate nelle qualificazioni per il Campionato Europeo 2027 Under 21. La Uefa, d’intesa con i responsabili delle due federazioni, ha infatti deciso di rinviare la partita originariamente in programma alle ore 18.30 di venerdì 5 settembre 2025, all’interno dello stadio Stade Yves Allainmat-Le Moustoir di Lorient, a causa di un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto anche il pullman degli ospiti guidati dal commissario tecnico Mario Mutsch. L’episodio è avvenuto nella serata di giovedì 4 lungo la sulla Route Nationale 24, in direzione Rennes, nei pressi della città di Languidic, in Bretagna. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’autista del mezzo avrebbe accusato un malore. Il veicolo è finito fuori strada e, dopo aver colpito un terrapieno, è scivolato di qualche metro al di sotto della carreggiata, con i calciatori che sono rimasti intrappolati al suo interno.
Cinque calciatori in ospedale – Nessun problema meccanico è stato riscontrato sul veicolo che, al momento dell’impatto, stava trasportando una delegazione composta da 33 persone, fra i calciatori e i membri dello staff tecnico e medico. In seguito all’incidente stradale, la delegazione è stata trasferita e ospitata in una sala comunale del municipio di Languidic, mentre cinque membri della Nazionale Under 21 lussemburghese sono stati trasportati in ospedale per accertamenti e per sanare le ferite, tra cui tagli e contusioni. Sono già stati dimessi quasi in concomitanza con l’annuncio della Uefa, che ha rinviato il match, valido per il gruppo C delle qualificazioni per il Campionato Europeo 2027, al prossimo autunno.
Msunderstanding in casa Inter. Dopo aver scoperto gli avversari da affrontare nella League Phase di Champions League, il presidente dell’Inter, Beppe Marotta è intervenuto anche a TRT Sport: “Sarà un girone impegnativo, come tutti i gironi in questa nuova Champions, l’importante è affrontare gli avversari nella migliore forma fisica e psicologica” ha detto prima di rispondere su Hakan Calhanoglu, sul quale ha svelato un possibile spoiler sul futuro.
Qual è la situazione di Calhanoglu?: “La situazione è che lui che deve decidere cosa fare. Siamo in attesa della sua decisione“. Proprio in questo caso, il presidente dell’Inter pensava che la domanda fosse su Taremi, invece che sul turco.
Sono stati quattro anni positivi: “Assolutamente sì. La sua esperienza con noi è stata assolutamente bellissima e grazie al suo apporto ed esperienza abbiamo fatto quattro anni splendidi e continueremo a farlo perché quest’anno sarà importante il suo apporto“.
Negli ultimi tre anni avete giocato due finali. – “Negli ultimi tre anni abbiamo fatto due finali, con City e PSG. Evidentemente il livello era molto alto, ma l’importante è arrivare perché si fa sempre molta fatica ad arrivare a giocare una finale“.
LA RETTIFICA– La rettifica dell’Inter è arrivata poco dopo: “Il giocatore al quale si riferisce il presidente Marotta nell’intervista alla tv turca non e’ Hakan Calhanoglu ma Mehdi Taremi Il presidente ha capito che la domanda si riferisse all’attaccante iraniano Anche la tv turca ora correggerà l’intervista. Il presidente ha chiarito ora alla tv turca ora che Calhanoglu ś un giocatore importante, presente e futuro dell’Inter“.
L’ex presidente dell’Inter è stato intubato per delle difficoltà di respirazione
Massimo Moratti
L’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti, è ricoverato in terapia intensiva presso l’Istituto Humanitas di Rozzano. Moratti, 80 anni, malato da tempo, non sarebbe in condizioni critiche ma ha la polmonite e i medici hanno deciso di intubarlo vista la fatica a respirare autonomamente.
La gestione più lunga della storia dell’Inter – Sotto la sua gestione, la più lunga nella storia dell’Inter (iniziata nel 1995 e chiusa nel 2013) il club nerazzurro ha vinto una Champions League, cinque scudetti, una Coppa Uefa, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, e una Coppa del mondo per club FIFA.
La procura ha dato esecuzione ad una nuova misura cautelare a carico di 2 ultras gravemente indiziati del reato di spaccio di sostanze stupefacenti
Nuovi guai per gli ultras della Roma appartenenti al ‘Gruppo Quadraro‘. Nella mattinata di oggi, infatti, la polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare a carico di due membri del gruppo di tifosi giallorossi già finiti al centro dell’indagini per un copioso giro di droga tra i bagni dello stadio Olimpico. Gli investigatori, infatti, hanno contestato altri 30 episodi di spaccio all’interno dell’impianto. Una notizia che arriva a pochi giorni dall’inizio del campionato di Serie A.
Altri guai per ‘Ciccillo’ – Un giro di droga attivo durante le partite casalinghe della A.S. Roma, nel corso delle quali il gruppo riforniva di cocaina la vasta clientela, che accorreva allo stadio per assistere alle partite di calcio e approfittava dei pusher per acquistare dosi di droga. Un provvedimento che, come detto, segue l’operazione che aveva già coinvolto il gruppo ultraslo scorso aprile quando la squadra mobile e la digos della Questura avevano indagato 6 esponenti del tifo organizzato.Tre di loro finirono in carcere.
Tra questi c’era Giampiero Antonelli, 43enne detto ‘Ciccillo‘, e considerato braccio destro del capo del gruppo ultras, ossia Girolamo ‘Cillo‘ Finizio (solo sfiorato dall’indagine ndr). Oggi per Antonelli è arrivato un aggravamento della sua posizione. La squadra mobile e la procura di Roma, infatti, gli contestano altri 30 episodi di spaccio in occasione di più partite della Roma. Compravendite di droga avvenute all’altezza degli ingressi 20 e 21. Antonelli, già in carcere ad aprile, ha ricevuto dunque un’altra notifica.
Il complice – A finire nei guai anche Roberto De Santis,60 anni. L’ultras avrebbe partecipato all’associazione coordinata da ‘Ciccillo‘ Antonelli “presidiando fisicamente i bagni così da riaffermare il controllo della piazza di spaccio da parte del ‘Gruppo Quadraro’ e comunque al fine di assicurare protezione ai pusher, nonché occupandosi, unitamente all’Antonelli, del recupero del denaro provento delle attività di spaccio“, secondo gli investigatori.
Per lui è stato disposto l’obbligo di presentazione agli uffici di polizia giudiziaria. Il suo nome compariva già nelle carte d’indagine del procedimento dello scorso aprile. Ai due vengono mosse dunque “altre contestazioni, che seguono e si sommano alle ipotesi di reato già loro contestate“, ha spiegato la questura di Roma.
Il primo filone – Nel primo filone investigativo, quello dello scorso aprile, erano emersi presunti collegamenti anche con alcuni esponenti della criminalità organizzata. Nelle carte emergevano quasi 400 cessioni di cocaina documentate nei bagni del settore caldo del tifo della Roma, quello della curva sud dello stadio Olimpico.
All’altezza degli ingressi 20 e 21, nell’immediata vicinanza del muretto della curva stabilmente occupato dai componenti del ‘Gruppo Quadraro‘, durante le partite di Serie A e dell’Europa League era stata allestita una piazza di spaccio. Dopo quell’indagine la sede del gruppo fu scenario del lancio di una molotov.
Il racconto dell’ex allenatore dell’Inter: “Una delle due ragazze era in stato di shock, pensava di morire. Il bene più prezioso di tutti è la vita ed è bene tenerlo a mente”
Andrea Stramaccioni, terzo da sinistra, premiato dalla guardia costiera con la maglia rossa dei bagnini
Le parole guida di Andrea Stramaccioni arrivano dagli Stati Uniti. “That others may live“. “Perché gli altri possano vivere“. È il moto delle unità speciali della Guardia costiera americana. Nel 2006 ci hanno fatto un film con Kevin Costner e Aston Kutcher: si chiama “The Guardian – Salvataggio in mare”. Racconta la storia di un aerosoccorritore che ha salvato centinaia di vite nelle acque torbide del Mare di Bering. L’ex allenatore dell’Inter è arrivato a quota due.
A raccontare quanto avvenuto è lo stesso Stramaccioni in un’intervista alla Gazzetta dello sport. “Ero sotto l’ombrellone, con mia moglie e i miei figli quando, in lontananza, ha visto delle persone accalcarsi lungo la riva. Uno dei bagnini in acqua fischiava per attirare l’attenzione. C’erano due ragazze che sbracciavano e urlavano. Mi sono alzato e mi sono diretto in acqua rapidamente. Ho capito che il bagnino da solo non ce l’avrebbe fatta“. Le due giovani donne, di 17 e 19 anni, entrambe originarie di Bolzano, sono salve. E per questo gesto l’allenatore è stato anche premiato dalla guardia costiera con la simbolica maglia rossa dei bagnini.
Stramaccioni: “Non sono un eroe” – Nonostante il gesto non scontato e pericoloso, Stramaccioni non vuole essere elogiato. “Non sono un eroe o un fenomeno – ha raccontato al quotidiano sportivo -, anzi, ad un certo punto me la sono vista brutta anche io, ma da persona con caratteristiche fisiche e mentali adatte per una situazione simile mi sono sentito di intervenire“. L’allenatore ha quindi raccontato la sequenza di quanto accaduto: “La spiaggia termina con due punte di scogli dove si concentrano le onde maggiori. Quando si infrangono in quella zona sono più violente. Le ragazze erano più o meno lì. Il bagnino è entrato in acqua senza niente, né le ciambelle e né le corde, come me. Mi ha detto di dirigermi verso la prima ragazza, quella più grande, mentre lui si sarebbe concentrato sull’altra. Appena l’ho vista mi ha detto che aveva paura“.
Appena la prima ragazza è stata in salvo, ha proseguito Stramaccioni, “mi sono girato per controllare dove fosse il bagnino con l’altra ragazza. Era in una situazione di shock. Il bagnino non riusciva ad aiutarla, così sono tornato subito indietro“.
“Mi hanno lanciato una corda” – Nonostante i momenti di tensione e di pericolo, nei quali anche l’ex allenatore ha ammesso di essersi spaventato (“ho perso l’orientamento e sono finito contro gli scogli, poi le persone mi hanno lanciato una corda e sono salito, ferendomi alle braccia e alle gambe“), la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi per tutti. “Mio figlio mi ha chiesto ‘papà, e se fossi morto?‘. L’ho fatto per un senso di protezione, come se nell’acqua ci fosse stata mia moglie o uno di loro. Quella zona, comunque, è pericolosa. Non bisogna essere leggeri o imprudenti“, ha concluso Stramaccioni.
Stramaccioni salva due ragazze che stavano annegando: “Ma non chiamatemi eroe”
L’allenatore e opinionista calcistico si trovava in vacanza in Puglia, quando si è reso conto che una 17enne e una 19enne erano in difficoltà e ha deciso di intervenire per aiutare il bagnino. “Ho percepito subito il pericolo. Il ragazzo non ce l’avrebbe mai fatta da solo. Na non sono un fenomeno, anzi, ad un certo punto me la sono vista brutta anche io”
Le parole guida di Andrea Stramaccioni arrivano dagli Stati Uniti. “That others may live”. “Perché gli altri possano vivere”. È il moto delle unità speciali della Guardia costiera americana. Nel 2006 ci hanno fatto un film con Kevin Costner e Aston Kutcher: si chiama “The Guardian – Salvataggio in mare”. Racconta la storia di un aerosoccorritore che ha salvato centinaia di vite nelle acque torbide del Mare di Bering. L’ex allenatore dell’Inter è arrivato a quota due.
Il salvataggio –Il28 luglio ha tirato fuori dal mare due ragazze di Bolzano di 17 e 19 annied è stato premiato dalla guardia costiera italiana con una maglia simbolica, quella rossa dei bagnini.Stramaccioni si trovava in vacanza con la famiglia sulGargano, in Puglia, nella Baia di Sfinale, più o meno a metà tra Peschici e Vieste, quando a un certo punto ha percepito qualcosa di strano lungo la riva. “Ero sotto l’ombrellone insieme a mia moglie e ai miei figli. A un certo punto, in lontananza, le persone hanno iniziato ad accalcarsi lungo la riva. Uno dei bagnini era dentro l’acqua, e fischiava per attirare l’attenzione. C’erano due ragazze che sbracciavano e urlavano, così mi sono alzato e mi sono diretto verso l’acqua in fretta e furia. Ho percepito subito il pericolo. Il bagnino non ce l’avrebbe mai fatta da solo”.
Il racconto – Stramaccioni ci tiene a mettere un punto: “Non sono un eroe o un fenomeno, anzi, ad un certo punto me la sono vista brutta anche io, ma da persona con caratteristiche fisiche e mentali adatte per una situazione simile mi sono sentito di intervenire“. La conformazione della baia non ha facilitato i salvataggi. “Negli ultimi giorni c’è sempre stato mare mosso. La spiaggia termina con due punte di scogli dove si concentrano le onde maggiori. Quando si infrangono in quella zona sono più violente. Le ragazze erano più o meno lì. Il bagnino è entrato in acqua senza niente, né le ciambelle e né le corde, come me. Mi ha detto di dirigermi verso la prima ragazza, quella più grande, mentre lui si sarebbe concentrato sull’altra. Appena l’ho vista mi ha detto che aveva paura. L’acqua era alta, le onde forti, le ho ribadito di stare calma, di restare sul dorso e che in cinque minuti sarebbe tutto finito. Alla fine, così è stato“. Il racconto prosegue: “Appena abbiamo raggiunto una zona di comfort vicino alla riva mi sono girato per controllare dove fosse il bagnino con l’altra ragazza. Era in una situazione di shock. Il bagnino non riusciva ad aiutarla, così sono tornato subito indietro. La situazione della ragazza più giovane era disperata: spariva, andava giù e poi risaliva e soprattutto aveva già bevuto tanto. Nel frattempo, la barca di salvataggio aveva recuperato il bagnino e cercava di arrivare a noi, ma eravamo troppo vicini ai massi. Dagli scogli hanno iniziato a tirarci delle corde, ma non ci arrivavamo. Ho iniziato ad avere paura, soprattutto perché la ragazza mi trascinava dentro l’acqua. Era convinta che sarebbe morta“.
La paura – Strama ha mantenuto il sangue freddo. “Le ho chiesto di ascoltarmi e di fidarsi. Aveva un solo modo di uscire, ovvero infilarsi in una piccola insenatura tra gli scogli, così l’ho afferrata e l’ho letteralmente ‘lanciata’ lì, finendo sott’acqua. A quel punto, dopo essere riemerso, ho perso l’orientamento e sono finito contro gli scogli, poi le persone mi hanno lanciato una corda e sono salito, ferendomi alle braccia e alle gambe. La ragazza era in salvo, ma l’ho saputo solo a riva. Ho tirato un sospiro di sollievo“. Così come la famiglia di Andrea. “Mio figlio mi ha chiesto ‘papà, e se fossi morto?’. L’ho fatto per un senso di ‘protezione’, come se nell’acqua ci fosse stata mia moglie o uno di loro. Quella zona, comunque, è pericolosa. Non bisogna essere leggeri o imprudenti“. Le ragazze hanno ringraziato Stramaccioni e poi sono rientrate in Trentino Alto Adige. Guai a chiamarlo eroe: “Non lo sono, ma quelle ragazze sarebbero annegate e il bagnino, con quel mare, non ce l’avrebbe fatta. Non ci ho pensato due volte e mi sono tuffato. Lo racconto perché chi legge deve tenere a mente che il bene più importante è la vita“. Due ragazze l’hanno imparato.
C’era Maxence Caqueret, centrocampista francese del Como, alla guida del suv coinvolto nell’incidente stradale avvenuto ieri mattina, 30 luglio 2025, lungo via per San Fermo della Battaglia. Il veicolo, una Bentley Bentayga Speed, si è scontrato con un autobus di linea dell’Asf, generando forti rallentamenti e richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco.
Fin da subito la notizia dell’incidente aveva suscitato attenzione per la dinamica e per i mezzi coinvolti. Solo oggi, però, è stato confermato che alla guida del suv si trovava proprio il giocatore della squadra cittadina, uno degli acquisti più importanti della società lariana nella scorsa stagione.
Il calciatore illeso, accertamenti in ospedale – Caqueret, 25 anni, è rimasto illeso nell’impatto ma è stato trasportato per accertamenti in codice giallo all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia. Nessun ferito grave è stato segnalato tra i passeggeri del bus. Secondo le prime ipotesi, le condizioni del fondo stradale potrebbero aver contribuito alla perdita di controllo del mezzo.
Atteso per il ritiro, ora qualche giorno di riposo – Il Como Calcio non ha ancora diffuso comunicati ufficiali, ma il giocatore – che avrebbe dovuto aggregarsi nei prossimi giorni al ritiro estivo – potrebbe posticipare la partenza per motivi precauzionali. L’incidente non dovrebbe comunque avere ripercussioni significative sul prosieguo della preparazione atletica del centrocampista.
Incidente per il calciatore del Como Maxence Caqueret: finisce con il suv contro un autobus
Nei prossimi giorni i giocatori dell’Inter si riuniranno ad Appiano Gentile per dare il via alla preparazione atletica in vista della nuova stagione. Il raduno dei nerazzurri avverrà poco per volta: prima ci saranno soltanto quei giocatori che non hanno partecipato al Mondiale per Club e poi arriverà anche tutto il resto della squadra.
Nel frattempo l’Inter ha comunicato quello che sarà il piano delle amichevoli estiveche disputerà la squadra di Chivu per prepararsi all’inizio della Serie A. Al momento ci sono tre partite in programma e si terranno tutte quante in poco più di una settimana: due saranno in Italiamentre una si giocherà all’estero.
La prima amichevole dell’Inter si giocherà l’8 agosto a Montecarlo contro il Monaco, squadra già affrontata nell’ultima Champions League. Spazio poi alla sfida tra il Monza e i nerazzurri che si terrà il 12 agosto nello stadio dei brianzoli e infine l’ultimo test-match sarà contro l’Olympiakos il 16 agosto a Bari.
Il presidente al MetLife Stadium di East Rutherford con la moglie Melania
Applausi ma anche fischi domenica per Donald Trump alla finale della Coppa del mondo per club al MetLife in New Jersey.
Il presidente è stato applaudito al suo arrivo, ma ha ricevuto fischi quando il suo volto è apparso su un maxischermo nello stadio durante l’inno americano, accanto alla moglie Melania.
Le telecamere hanno cambiato immediatamente inquadratura.
Appello a Forza Italia: “Libera la Lazio!”. Altro striscione esposto in pieno centro a Roma
Non accenna a placarsi la contestazione di una parte della tifoseria laziale nei confronti del presidente Claudio Lotito. Dopo i recenti striscioni affissi nei pressi di sedi di Forza Italia e vicino a Montecitorio, la protesta è tornata visibile anche oggi, nel cuore della capitale. Stavolta la location scelta è stata Piazza San Lorenzo in Lucina, tra Via del Corso e Via di Campo Marzio, dove poco dopo mezzogiorno è comparso un nuovo messaggio diretto al partito di riferimento del patron biancoceleste.
Lo striscione e il messaggio politico – Lo striscione riportava la scritta: “Forza Italia: libera la Lazio!”, un messaggio diretto e inequivocabile. Ancora una volta, alcuni tifosi biancocelesti hanno espresso il proprio dissenso verso la gestione societaria, ribadendo la richiesta di un cambio al vertice. La protesta, pur mantenendo toni simbolici e pacifici, si fa sempre più frequente e organizzata, con l’intento di attirare attenzione mediatica e politica sulla situazione del club.
Se la quota mancante non sarà saldata entro mezzanotte, i biancoblù potrebbero perdere lo stadio
Lo stadio Mario Rigamonti (Archivio)
La telenovela delle vicissitudini del Brescia Calcio prosegue con una corsa contro il tempo per evitare lo sfratto dal Rigamonti. La squadra biancoblù, infatti, risulta insolvente: deve al Comune 218mila euro di canoni per l’affitto dello stadio cittadino. L‘ultimo giorno utile per pagare sarebbe stato oggi. E proprio questa mattina è arrivata la notizia dell’avvenuto versamento di una delle rate dovute da parte del patron Massimo Cellino: circa 109mila euro, poco più della metà dell’importo dovuto.
Una mossa che, però, rischia di non bastare. Vero, il pagamento parziale potrebbe sembrare un primo passo verso la regolarizzazione della posizione del Brescia Calcio: la convenzione prevede infatti che il concessionario sia considerato inadempiente dopo due mancati pagamenti, anche non consecutivi. In apparenza, saldando anche una sola rata, il club potrebbe guadagnare tempo.
Le verifiche di Palazzo Loggia, tuttavia, lasciano spazio a una realtà più complessa. Il Brescia Calcio, infatti, è già stato messoformalmente in mora: ciò significa che, in questo contesto, il solo versamento parziale non ha alcun effetto sospensivo. Per evitare lo sfratto, la somma deve essere pagata per intero, e farlo entro la scadenza tassativa di oggi. In mancanza del secondo bonifico, l’ente pubblico potrà avviare da lunedì l’iter per la ripresa del possesso dello stadio. Di fatto, Cellino ha quindi fino alla mezzanotte di oggi per regolarizzare la posizione della squadra.
Il debito, inoltre, non è l’unico problema. C’è un altro vincolo fondamentale previsto dalla convenzione: l‘impianto di Mompiano è concesso esclusivamente per l’utilizzo da parte di una squadra professionistica. In altre parole, senza l’iscrizione del Brescia alla Serie C, decadrebbe automaticamente anche il presupposto sportivo per mantenere l’uso del Rigamonti.
In un momento di grande incertezza per il futuro del club – con un‘iscrizione in Lega Pro ancora incompleta – il nodo stadio diventa così un ulteriore fronte aperto. Senza il saldo integrale del debito e senza il rispetto dei requisiti sportivi, il rischio concreto è che già da lunedì il Brescia si ritrovi senza casa.
L’attaccante dell’Inter ha raggiunto la famiglia nella città natale Bushehr. L’Inter fa sapere che oggi Mehdi è al sicuro e sempre in contatto telefonico con la squadra
Tra tregue più o meno violate, gli Stati Uniti sono comunque un Paese in guerra e proprio contro l’Iran di Mehdi Taremi. Il conflitto è un rumore di sottofondo mentre in tv scorrono italk di Cnn e Fox, sembra lontanissimo dal centro di allenamento a 30 chilometri da Seattle dove si allenano i compagni dell’attaccante iraniano per la terza partita del Mondiale contro il River Plate. Hanno saputo tutti giusto oggi delle nuove informazioni che riguardano Mehdi: ha lasciato Teheran, dove la situazione si è fatta più critica, per raggiungere la città natale Bushehr e la sua famiglia che si trovava già là: un viaggio in auto di quasi mille chilometri verso sud, sulla costa sud-ovest che si affaccia nel Golfo Persico.Taremi, in contatto con il team manager nerazzurro Matteo Tagliacarne, ha parlato con lo stesso allenatore Chivu e scritto nella chat di squadra per tranquillizzare i compagni in apprensione: sta bene, è tranquillo, al sicuro, in una zona lontana dai bombardamenti. Anzi, si allena da solo per tenersi in forma, nel caso fosse possibile lasciare il Paese e raggiungere il Mondiale, ma questa eventualità non è ormai considerata visto il precipitare degli eventi.
L’interista non era in casa e, secondo alcune indiscrezioni, la villa sarebbe in vendita
Rapina nella villa del calciatore dell’Inter Marko Arnautovic, a Cantù. Il colpo non sarebbe andato a buon fine. I carabinieri sono intervenuti sul posto e hanno aperto le indagini per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili.
L’assalto alla villa – I ladri, in due, sarebbero entrati nella villa dopo le 23, facendo irruzione dal retro. L’abitazione era presidiata da due vigilantes, uno dei quali è stato colpito violentemente con un bastone. All’interno della villa c’erano i due custodi, un uomo e una donna di origini filippine. I due, terrorizzati, si sono barricati e hanno chiamato i carabinieri. A quel punto i ladri si sono dati alla fuga senza riuscire nemmeno a entrare nell’abitazione.
Sul posto, oltre ai militari, sono intervenuti i soccorritori del 118 che hanno medicato la guardia. Sono state poi raccolte le testimonianze. Il proprietario di casa non c’era, pare si trovi all’estero. Secondo il Corriere, la villa sarebbe in vendita.
Approvato il decreto che assicura ai fischietti il nuovo status
Arbitri come pubblici ufficiali per contrastare le violenze contro i fischietti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che mira a estendere agli arbitri lo stesso livello di protezione che il diritto penale assicura agli agenti di polizia, inserendo, quindi, all’interno del Codice penale l’impianto sanzionatorio già previsto dalla legge 401 del 1989. La svolta consente di rispondere alle esigenze dei vergognosi episodi che vedono troppo spesso i direttori di gara subire ignobili aggressioni durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive.
“Sto provando una grande gioia ed emozione per l’approvazione di questa legge storica. La tutela degli arbitri entra finalmente nel codice penale ed è il frutto di mesi di lavoro e di incontri con i quali abbiamo portato all’attenzione politica e mediatica questa emergenza sociale“, dice il presidente dell’Aia Antonio Zappi commentando il via libera oggi in consiglio dei ministri del decreto legge sport.
“Ringrazio ovviamente il ministro Abodi, il Governo ma anche tutti coloro che, da tutti gli schieramenti, hanno sostenuto questa grande battaglia di civiltà. Insieme alle misure repressive la violenza dovrà tuttavia essere ancora combattuta anche con misure culturali e progetti formativi che, unitamente a tutte le componenti federali che hanno a cuore la tutela dei nostri ragazzi e anche con il nuovo Osservatorio antiviolenza della Figc, l’Aia sicuramente metterà in campo“, conclude Zappi.
Avete presente la nuvola che seguiva spesso Fantozzi durante i suoi film? Ecco, al TQL di Cincinnati è successo qualcosa di simile: al decimo minuto del secondo tempo della partita tra Pachuca e Salisburgo (risultato parziale di 0-1, gol di Gloukh), il cielo è diventato tutto nero e un nuvolone minacciava pioggia. Così, l’arbitro algerino Mustapha Ghorbal ha deciso di sospendere la partita mandando tutti i giocatori nello spogliatoio. Partita sospesa per avverse condizioni meteorologiche, con tuoni e fulmini sempre più potenti. Dopo più di mezz’ora di sospensione la partita è ripresa. MONDIALE PER CLUB, PACHUCA-SALISBURGO SOSPESA PER PIOGGIA E VENTO – Lo speaker aveva annunciato più volte che la partita sarebbe ricominciata il prima possibile. Dopo circa 35 minuti le due squadre sono uscite dagli spogliatoi e hanno ripreso la partita sull’1-0 per il Salisburgo: al 56′ è arrivato il pareggio di Brayan Gonzalez, ma a un quarto d’ora dalla fine Onisiwo ha firmato la rete della vittoria. La situazione interessa anche al Real Madrid e all’Al-Hilal di Simone Inzaghi, che sono le altre squadre inserite nel gruppo con Pachuca e Salisburgo.
L’ALTRA PARTITA DEL GIRONE – Nell’altra partita del girone è stata la sfida di due allenatori debuttanti: da una parte Simone Inzaghi alla prima panchina con l’Al-Hilal, dall’altra l’esordio di Xabi Alonso da tecnico del Real Madrid. la gara è finita 1-1con il vantaggio degli spagnoli al 34′ del primo tempo firmato dal classe 2004 Gonzalo Garcia, nei minuti finali prima dell’intervallo ha pareggiato l’ex Wolverhampton e Porto Ruben Neves su rigore. Chi invece ha sbagliato il tiro dal dischetto è stato Valverde, che al 92′, si è fatto respingere il tiro dal portiere avversario Bono.
Dopo il turno d’andata a Genova, la squadra guidata da Marino ha patito un’intossicazionealimentare che ha mandato all’ospedale 21 persone tra calciatori e staff
Eccolo qui, l’ultimo colpo di scena di un pazzo campionato di Serie B che sembra non volersi concludere mai. Dopo il turno di andata del playout vinto 2-0 dalla Sampdoria al Ferraris e il caso di intossicazione che ha coinvolto 21 membri della Salernitana rientrando in Campania, è arrivata la comunicazione della Lega B: confermato il rinvio del ritorno all’Arechi, che da venerdì 20 (ore 20.30) slitta a domenica 22 (stesso orario). Questo per garantire alla squadra di Marino una preparazione adeguata, dopo che diversi tesserati granata sono finiti in ospedale e ne sono usciti soltanto ieri (Simy, Soriano e lo stesso allenatore), mentre tutta la squadra era stata costretta a saltare uno dei quattro giorni di allenamento in vista dell’impegno più importante dell’anno.
COMUNICATO – “Preso atto dell’istanza della Salernitana – si legge sul comunicato ufficiale pubblicato dalla Lega B – e della documentazione medico-sanitaria prodotta dalle strutture ospedaliere interessate e allegata alla predetta istanza, nonchè della querela inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, il Presidente della Lega Nazionale Professionisti B dispone che il programma della gara di ritorno dei Play-Out”. E, quindi, Salernitana-Sampdoria non si giocherà questo venerdì ma domenica 22.
Il Mondiale per Club è iniziato da poco più di 24 ore – in cui si sono disputate le prime 5 partite del torneo iridato alla prima edizione con questo format – e già non mancano le polemiche da parte di giocatori e di allenatori. Il motivo è sempre lo stesso: troppo caldo e temperature troppo alte, soprattutto nelle gare disputate attorno all’ora di pranzo negli Stati Uniti per favorirne la visione nel Vecchio Continente: come nel caso della sfida tra i neo-Campioni d’Europa del Paris Saint-Germain e l’Atletico Madrid, terminata 4-0 per i parigini che, nell’afa di Pasadena, si sono imposti con le reti di Fabian Ruiz, Vitinha, Mayulu e Lee. LUIS ENRIQUE – Proprio l’allenatore del PSG Luis Enrique ha parlato in conferenza stampa dopo la vittoria contro i Colchoneros arrivata in condizioni climatiche davvero complicate, con una temperatura di oltre 30 gradi e un’umidità che si aggirava attorno al 60%: “Giocare alle 12 va sicuramente bene per l’Europa, ma i giocatori soffrono queste temperature. La partita è stata chiaramente condizionata dal caldo“.
NIENTE SCUSE – Delle difficoltà affrontate al Rose Bowl Stadium di Pasadena ha parlato anche il giocatore dell’Atletico Madrid Marcos Llorente, che ha giocato tutti i 90 minuti contro il Paris Saint-Germain: “Giocare con questo caldo è impossibile, non riuscivo nè a fermarmi nè a ripartire. C’è un’afa terribile, ho male ovunque, persino alle unghie. Non è una scusa, siamo tutti nelle stesse condizioni“. PALMEIRAS – Sul tema si è espresso, con un pizzico di ironia, anche il tecnico del Palmeiras Abel Ferreiradopo che la formazione brasiliana ha pareggiato 0-0 la gara d’esordio contro il Porto al MetLife Stadium nel New Jersey, dove ha iniziato a piovere solo nella seconda parte della sfida: “Non so chi sia il santo patrono della pioggia, ma dopo che ha piovuto siamo riusciti a giocare meglio“. Tra le fila del Verdão sono arrivate lamentele anche lato giocatori, come dalla stellina classe 2007 Estevao: “Penso che il campo avrebbe dovuto essere irrigato un po’ di più perché la palla rotolava lentamente e questo influenza il ritmo della partita. È stato così per noi e per il Porto. Quando ha iniziato a piovere, la palla rotolava un po’ più velocemente“.
Il gruppo aveva consumato un pranzo a sacco a base di riso preparato a Genova. La polizia nell’hotel dei granata: cestini preparati su indicazione del nutrizionista, forse problemi di conservazione
Sedici tesserati della Salernitana, tra questiotto calciatori ed alcuni componenti dello staff tecnico, sono stati trasportati d’urgenza in ospedale a causa di un’intossicazione alimentare, alcuni sono ancora sotto osservazione.
IPOTESI RICHIESTA RINVIO DEL RITORNO – È stata una notte da incubo per la squadra, ripartita da Genova due ore dopo la fine della partita d’andata dello spareggio salvezza con un aereo charter. A tutti era stato consegnato un pasto d’asporto contenente anche del riso. Subito dopo il decollo in molti hanno avvertito problemi gastrointestinali che sono progressivamente peggiorati con il trascorrere del tempo. A bordo, secondo quanto riferito da alcuni, si sono registrate scene da incubi con molti alle prese con dolori lancinanti. All’arrivo all’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi, quattro ambulanze e mezzi privati hanno condotto i sedici tesserati agli Ospedali di Salerno e Battipaglia. Dopo alcune ore in molti sono stati dimessi, restano in osservazione ancora alcuni calciatori. La Salernitana ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine, nel frattempo la società starebbe valutando l’ipotesi di una richiesta del rinvio della sfida di ritorno del playout in programma venerdì sera allo stadio Arechi di Salerno. La Salernitana, dopo la sconfitta subita dalla Sampdoria al Marassi, deve vincere con due gol di scarto per evitare la seconda retrocessione consecutiva.
INDAGINI – In mattina agenti della Polizia di Stato della Questura di Genova si sono recata nell’albergo che ha ospitato la Salernitana. La direzione ha raccontato che i cestini da asporto sono stati preparati al momento su indicazione del nutrizionista della Salernitana e poi consegnati. Secondo quanto riferito dalla stessa direzione della struttura potrebbero esserci stati problemi successivi di conservazione degli alimenti ad aver alterato la qualità del cibo consumato dai tesserati della Salernitana.
L’attuale coordinatore tecnico del Lione Daniel Congré è stato ritrovato lunedì sera privo di sensi nella sua abitazione. La Procura sospetta un gesto estremo ma le indagini sono in corso
Lione Daniel Congré
Daniel Congré, 40 anni, ex giocatore del Tolosa e del Montpellier (al Digione fino al 2024) e dall’ottobre 2024 coordinatore sportivo del Lione, è ricoverato in gravi ma stabili condizioni dopo essere stato accoltellato al cuore lunedì sera nella sua abitazione. La notizia era circolata sin dalla serata ma il nome della vittima non era stato reso noto.
inchiesta – I soccorsi sono giunti nella sua villa a Pérols, una cittadina a Sud di Montpellier, intorno alle 19 di lunedì. Al loro arrivo, hanno trovato la vittima priva di sensi, dopo aver perso molto sangue da una ferita da arma da taglio vicino al cuore. Secondo Rmc Sport, la procura di Montpellier ha indicato che si tratterebbe di un “tentativo di suicidio“. L’Equipe invece parla di circostanze ancora in fase di accertamento. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, del pronto soccorso e della polizia, Congré è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale Universitario di Montpellier.
L’incendio si è verificato sulla via Emilia a Montanaso Lombardo, tra Lodi e Melegnano. Fortunatamente, non ha causato nessun ferito né intossicato
Attimi di grande paura, ma per fortuna senza conseguenze, per 3 giovani calciatori delle giovanili dell’Inter, coinvolti oggi pomeriggio nell’incendio del pullmino che li stava trasportando. Il fatto è avvenuto sulla via Emilia, a Montanaso Lombardo, tra Lodi e Melegnano. All’improvviso, forse per un problema al motore, dal mezzo ha iniziato a fuoriuscire del fumo e i passeggeri, tra cui i giovani nerazzurri, sono scappati dal veicolo mentre le fiamme iniziavano ad alzarsi e che, in breve tempo, hanno distrutto il pullmino. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha permesso di spengere subito l’incendio, mentre quello di polizia locale e carabinieri di ripristinare il traffico. Per fortuna, nessuno è rimasto ferito o intossicato. I tre ragazzi delle giovanili dell’Inter sono stati, poi, trasferiti su un altro minibus per completare il viaggio.
Le fiamme sono divampate, per cause da accertare, in una stanza. L’intervento dei vigili del fuoco è durato fino alla prima mattina, 3 ragazzi e un adulto in ospedale. Il club: “Zona messa in sicurezza”. Il sindaco: “Notte di paura”
I vigili del fuoco del comando di Firenze, sede centrale e del distaccamento di Pontassieve, sono intervenuti dalle ore 2.15 nel comune di Bagno a Ripoli in Via di Rosano presso la struttura del Viola Park, per un incendio che ha interessato il padiglione C Sud, dove si trovano le stanze che ospitano i giovani calciatori. Sul posto inviate due squadre, due autoscale e autobotti, il carro aria e il funzionario per il coordinamento delle operazioni di soccorso per un totale di 20 unità.
origine – L’incendio che si è originato all’interno di una stanza, si è propagato al corridoio dove sono rimaste danneggiate alcune porte delle camere e al soffitto che è anche la copertura dell’edificio. Importante e complesso il lavoro di spegnimento svolto dai Vigili del fuoco durato fino alle ore 6.15 di questa mattina. Al termine delle operazioni di spegnimento l’edificio è stato reso non fruibile per i danni riportati. Sul posto intervenuto anche il personale sanitario che ha soccorso e trasportato in ospedale tre ragazzi e un adulto accompagnatore per controlli per i fumi della combustione respirati.
la nota del club – Anche la Fiorentina ha diffuso una nota nella quale si legge: “(…) Nella nottata un incendio, le cui cause sono ancora da chiarire, è divampato all’interno di una camera del padiglione dedicato al settore giovanile del ‘Rocco B.Commisso’ Viola Park. Il sistema d’allarme, le procedure di emergenza e la preparazione del personale presente hanno garantito rapidamente l’evacuazione della struttura. Alcune persone sono state condotte per accertamenti in ospedale e accompagnate dai nostri sanitari sono già state dimesse e in buone condizioni. La zona del padiglione colpita dell’incendio è stata, al momento, isolata e messa in sicurezza“.
il sindaco – Le prime dichiarazioni del sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti: “Le immagini delle fiamme al Viola Park sono terribili. Una notte di paura che per fortuna non ha provocato danni gravi alle persone. I tre ragazzi e l’adulto portati in ospedale sono in osservazione ma stanno bene. Siamo in contatto con la Fiorentina e tutta la nostra comunità le è vicina. Grazie ai vigili del fuoco e al personale che è intervenuto tempestivamente evitando il peggio”.
Luis Enrique dopo il trionfo del PSG contro l’Inter ha speso bellissime parole per i nerazzurri, protagonisti di un comportamento impeccabile.
Un gigante. Luis Enrique non ha dimostrato soltanto di essere un grandissimo allenatore, ma si è confermato anche un uomo di grande caratura e uno sportivo autentico. Esemplare il suo comportamento dopo il trionfo del PSG sull’Inter, nei confronti degli avversari che ha voluto pubblicamente ringraziare ed elogiare. Luis Enrique, in una serata dalle emozioni forti anche per il ricordo della figlia Xana, ha sottolineato quanto fatto dai nerazzurri, impeccabili e protagonisti di un atteggiamento esemplare.
Luis Enrique rende omaggio all’Inter dopo la finale di Champions – Già in campo, l’allenatore campione d’Europa aveva colpito tutti, quando, sul palco allestito per la premiazione, mentre i suoi ragazzi impazzivano di gioia con il trofeo, si era soffermato ad applaudire l’Inter praticamente da solo. Una volta tornato nella pancia dello stadio di Monaco di Baviera, Luis Enrique ha poi regalato una vera e propria masterclass. È partito da lontano in conferenza, soffermandosi sulla necessità di gestire le proprie emozioni e su quanto questo sia importante.
“Un allenatore deve saper controllare le proprie emozioni in ogni momento, perché altrimenti non è possibile gestire la pressione, non si riesce a valutare ciò che stanno facendo i giocatori, né ad aiutare la squadra. Credo che, da questo punto di vista, il mio staff ed io, e soprattutto i giocatori, abbiamo preparato la finale in modo consapevole, con la calma necessaria per gestire tutta l’eccitazione che circondava la squadra.”
Traduzione di Google “Quello che ha fatto oggi l’Inter è una grande lezione per i ragazzi.”
Le emozioni di Luis Enrique e il tributo all’Inter, impeccabile nella sconfitta – Proprio per questo l’ex ct della Spagna non può che essere molto soddisfatto di tutto il gruppo mostratosi molto maturo, non solo tatticamente: “Vincere la prima Champions è qualcosa di molto importante per il club e per i nostri tifosi. Si tratta poi di godersela e di sapere, e accettare, che non si vince sempre, né nel calcio né nella vita. Da questo punto di vista, credo che siamo stati straordinari“.
Straordinari come l’Inter protagonista di un comportamento impeccabile per il tecnico del PSG. Qualcosa che è insolito a suo dire soprattutto in occasione di sconfitte pesanti e dolorose: “Vorrei sottolineare qualcosa che è molto raro da vedere nelle finali: al termine della partita, mentre noi stavamo raccogliendo il trofeo, desidero elogiare in modo incredibile l’Inter, tutti i suoi giocatori e tutto il suo staff. Sono rimasti ad aspettare con rispetto che noi festeggiassimo il titolo, nonostante il dolore. E credo che questa sia una grande lezione per i bambini: nella vita, così come nel calcio, si vince e si perde”.
Inter perfetta nella sconfitta, Luis Enrique esalta i nerazzuri – Insomma chapeau per i nerazzurri, che hanno ricevuto i ringraziamenti personali di Luis Enrique. Una piccola grande consolazione dopo una brutta delusione: “Bisogna saper perdere. Ci sono molte persone che sanno solo vincere, ma è importante saper perdere e mostrare rispetto per l’avversario, come ha fatto oggi l’Inter. Li ringrazio e non aggiungo altro“.
AC Milan comunica di avere affidato il ruolo di Direttore Sportivo della Prima Squadra a Igli Tare
AC Milan comunica di avere affidato il ruolo di Direttore Sportivo della Prima Squadra a Igli Tare, che riporterà all’Amministratore Delegato del Club, Giorgio Furlani.
Nato a Valona (Albania) il 25 luglio 1973,Tare ha maturato una lunga esperienza nel calcio professionistico italiano, vestendo le maglie di Brescia, Bologna e Lazio. Al termine della carriera da calciatore, si è affermato come dirigente di alto profilo, ricoprendo per oltre quindici anni il ruolo di Direttore Sportivo della S.S. Lazio e contribuendo ai recenti successi del Club biancoceleste, tra cui tre Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane.
L’Amministratore Delegato di AC Milan, Giorgio Furlani, ha dichiarato: “Siamo felici di accogliere Igli Tare nella famiglia rossonera. La scelta giusta da cui ripartire: competenza, determinazione e valori forti, unite a una solida conoscenza del calcio italiano e una visione internazionale, lo rendono la figura ideale per contribuire al rilancio del Club, attraverso lo sviluppo di un progetto sportivo ambizioso”.
Il nuovo Direttore Sportivo rossonero, Igli Tare, ha commentato: “Entrare a far parte di un Club come il Milan è motivo di grande orgoglio e responsabilità. Ringrazio la società per avermi affidato questo incarico. La società conosce la mia grande determinazione e la mia volontà di far bene mettendo tutta la mia esperienza al servizio di un grande Club che ha l’obiettivo assoluto di tornare a essere protagonista in Italia e in Europa”.
Una notizia clamorosa scuote i tifosi dell’Udinese. La famiglia Pozzo, proprietaria da 39 anni del club, avrebbe ceduto la società a investitori stranieri ancora ignoti per una cifra intorno ai 150 milioni di euro. Anticipata dal Tgr Rai del FriuliVenezia Giulia, l’indiscrezione sarebbe stata confermata anche da ambienti vicini alla squadra.
Interpellati dall’Ansa, i vertici del club non hanno voluto commentare, ma nelle prossime ore dovrebbe arrivare l’annuncio in cui verrà svelato anche il nome del nuovo proprietario, probabilmente un fondo con sede negli Stati Uniti. L’operazione, il cui accordo preliminare sarebbe già stato firmato nei giorni scorsi, riguarderebbe soltanto l’Udinese Calcio e non il Watford, club che invece rimarrebbe di proprietà di Gino Pozzo.
Finisce l’era della famiglia Pozzo: il club friulano verra’ acquistato da imprenditori americani
Manca l’ufficialità, ma l’accordo preliminare sarebbe già stato perfezionato: l’Udinese verrà acquistata da imprenditori americani per più di 150 milioni di euro
L’Udinese cambia proprieta’.Dopo 39 anni finisce l’era della famiglia Pozzo. Il Club friulano verra’ acquistato da imprenditori americani con alle spalle un fondo di New York Manca l’ufficialita’ da parte della societa‘. Operazione che supererebbe i 150 milioni di euro. L’accordo preliminare sarebbe gia’ stato perfezionato nei giorni scorsi. Giampaolo Pozzo acquisto’ la societa’ il 28 luglio del 1986 da Lamberto Mazza. Dal 1996 ad oggi I’Udinese ha disputato 29 stagioni consecutive in serie A. Soltanto Inter, Roma, Milan e Lazio hanno un record migliore. Con la famiglia Pozzo alla guida il club friulano ha vissuto le emozioni della Champions League, e dal 2016, ha uno stadio di proprieta completamente rinnovato e all’avanguardia da 25 mila posti. E soprattutto un bilancio sano in grado di dare valore all’Udinese. Da qui la volonta’ della nuova proprieta’ di investire nell’acquisto del club bianconero. Affare che riguarda soltanto I’Udinese. I Watford rimarrebbe di proprieta’ di Gino Pozzo. L’Udinese non commenta la notizia della vendita, ma precisa che ci si trova in un mercato in cui il club è oggetto di interesse da parte di investitori. Allo stato attuale la sitauzione però non muta.
Cessione Udinese, il Sole 24 Ore: “Non è stato formalizzato alcun accordo”
Nel tardo pomeriggio di sabato 24 maggio è emersa una notizia che potrebbe segnare una svolta storica per l’Udinese: secondo quanto riportato dalla Tgr Rai FVG, la famiglia Pozzo avrebbe ceduto il club friulano a un fondo statunitense per una cifra intorno ai 150 milioni di euro. Tuttavia, fonti vicine alla società – interpellate da Il Sole 24 Ore – hanno smentito che al momento vi sia una formalizzazione dell’accordo. Anche i vertici del club, contattati dall’Ansa, hanno scelto di non commentare
“Il Sole 24 ore ha verificato tuttavia in ambienti vicini alla società friulana che non è stata formalizzata al momento alcuna vendita di quote. Gli stessi vertici del club interpellati dall’Ansa non avevano voluto commentare la notizia”, ha scritto.
Un duello lungo ed estenuante, che nelle fasi finali ha toccato anche vette piuttosto aspre. Ma una volta esaurita la tenzone, non resta che riconoscere l’onore ai vincitori come ai vinti. E se l’Inter, subito dopo il triplice fischio dei match di ieri sera, si è congratulata su X con il Napoli vincitore del campionato, oggi il club partenopeo ha voluto ringraziare gli avversari omaggiandoli per il valore espresso in questo campionato: “I grandi successi si misurano anche dal valore degli avversari. È stata una corsa avvincente, un grande in bocca al lupo per la prossima settimana“.
La contestazione annunciata dalla tifoseria organizzata del Milan davanti alla sede di Via Aldo Rossi ha preso ufficialmente il via. Sul piazzale davanti a Casa Milan sono arrivati la Curva Sud e un nutrito gruppo di altri tifosi per un totale di oltre 5000 persone presentiper contestare la stagione che ha visto la squadra rossonera chiudere in campionato fuori da tutte le competizioni europee. Inevitabile la scelta dei “colpevoli” da parte della tifoseria che punta il dito contro proprietà (citati sia Elliot che RedBird), società e dirigenza, nessuno escluso.
“PALUDE DI MEDIOCRITÀ” – Prima dell’inizio della contestazione è stata diffusa una comunicazione della Curva Sud che ha trasmesso il suo messaggio contro proprietà, dirigenza e calciatori. Questo il testo del messaggio: “Era difficile fare peggio di così eppure ci siete riusciti: siete riusciti a spingere il Milan in una palude di mediocrità e provincialismo, a togliere la voglia di sognare a una tifoseria che NON ha eguali nel mondo. Niente male, vero?”
DOPPIO STRISCIONE CONTRO PROPRIETÀ E DIRIGENZA – Davanti alla folla, sul piazzale, sono stati esposti due striscioni entrambi indirizzati contro la proprietà e la dirigenza. Il primo fa i nomi: “Singer, Cardinale, Furlani, Scaroni, Ibra, Moncada: andate tutti via, liberate il Milan da questa agonia”. Il secondo invece punta il dito sulla gestione sportiva della prima e della seconda squadra: “Che sia prima squadra o Milan futuro, con voi al comando é fallimento sicuro”.
CORI PER MALDINI – Il primo coro intonato sul piazzale di via Aldo Rossi dagli oltre 5000 tifosi presenti non è però per nessuno dei protagonisti oggi in società, bensì per qualcuno che nel Milan non è più da qualche anno, dall’arrivo sostanzialmente di Red Bird: l’ex bandiera, capitano e anche direttore tecnico fino allo scudetto vinto con Pioli, Paolo Maldini: “Paolo Maldini, Paolo olè“
CORI CONTRO FURLANI, CARDINALE E SCARONI – Diversi i cori che sono stati intonati dai tifosi presenti. Inevitabile quello ormai diventato “classico” contro Cardinale: “Devi vendere, vattene“. Più diretti e personali quelli per l’amministratore delegato Giorgio Furlani e per il presidente Paolo Scaroni: “Uomo di m***“.
IL MESSAGGIO DELLA CURVA – Questo il messaggio della tifoseria organizzata per tutti i presenti: “Occorre rifondare seriamente. La vostra scelta più saggia sarebbe quella di vendere e farvi da parte, ma sappiamo bene che non sono operazioni che si chiudono e dall’oggi al domani. L’opzione più rapida é quella di lasciare il vostro posto al più presto a gente del mestiere, magari anche milanista. Siete riusciti a trasformare uno degli stadi più belli d’Europa in uno silenzioso, trovando clienti e turisti da spennare. Avete ucciso la passione di milione dei tifosi, avete annientato il milanismo per il fatturato”
Il triste addio di Conceiçao: l’ultima a San Siro in silenzio e senza panchina
Niente conferenza per il tecnico portoghese, già sicuro di lasciare Milano, alla vigilia del Monza. Squalificato, lascerà spazio al vice Joao Costa
Sergio Conceiçao
Sergio Conceiçao non s’immaginava così l’ultima partita della stagione. Quando sbarcò sul pianeta Milan il 30 dicembre, la speranza era di rimanerci almeno quanto previsto dal suo contratto, cioè fino al 30 giugno 2026. Invece, quella di domani a San Siro contro il Monza sarà la sua ultima gara in rossonero. Anzi, tecnicamente neppure: il portoghese è squalificato dopo il rosso rimediato a Roma domenica sera e sarà sostituito dal suo vice, Joao Costa. Un addio senza panchina, dunque. E con ogni probabilità in silenzio. Niente conferenza stampa della vigilia oggi e difficile credere pure che Conceiçao si presenti ai microfoni nel dopogara.
Fallimento conceiçao – Quelle rilasciate dopo il ko contro i giallorossi rischiano così di essere le ultime dichiarazioni di Conceiçao da tecnico del Milan. “Ho fatto riflessioni fin dal primo giorno – disse il portoghese in conferenza stampa, nella pancia dell’Olimpico -. Ho guardato i numeri da quando sono arrivato, fin dalla prima partita. E prima di questa sconfitta siamo stati nel quartetto di squadre che vuol dire Champions League con Roma, Napoli e Inter. È stata una buona stagione? Ovviamente no. E quella di oggi (con la Roma ndr) è una partita che rappresenta in pieno ciò che ho vissuto in questi cinque mesi: tanti episodi negativi, piccoli e grandi“. Il Milan allenato da Sergio ha collezionato 33 punti in 19 giornate. Quanti l’Atalanta nello stesso lasso di tempo, ma meno di Roma (46), Inter (38), Napoli (38) e Juventus (35). Conceiçao cerca di difendere il proprio operato, nonostante sia impossibile anche per lui sottrarsi a un bilancio naturalmente in negativo. “Un anno così per una squadra storica come il Milan non va bene, poi ognuno deve valutare il proprio lavoro e io sono sempre esigente con me stesso. Anche la società valuterà quello che è stato fatto“. E sulle considerazioni del club, non ci saranno sorprese: la vittoria della Coppa Italia era l’ultima ancora di salvezza per Conceiçao, il cui destino è segnato quindi dalle 23 del 14 maggio, quando il Bologna ha alzato il trofeo e i rossoneri hanno ritirato la medaglia d’argento. La mazzata finale è arrivata poi qualche giorno dopo con il ko contro la Roma – sempre all’Olimpico, lo stadio che fu casa di Sergio da calciatore alla Lazio – che ha sancito l’esclusione dall’Europa del Milan nel 2025-26.
il ricordo del sigaro – Conceiçao nelle scorse settimane ha più volte anticipato che un giorno racconterà la sua versione sui difficili mesi al Milan. Chissà se lo farà in modo dettagliato più avanti. Per ora, restano solamente i freddi numeri, che magari non dicono tutto, ma fotografano la realtà. È dal 2015-16, quando subentrò sulla panchina del Vitoria Guimaraes, che il tecnico portoghese non finiva fuori dalla Top 8 in un campionato. Al Porto, l’altra big della sua carriera in panchina, era sempre arrivato nei primi tre posti in classifica. Certo, l’Italia non è il Portogallo e le situazioni non sono comparabili, ma l’esperienza di Sergio a Milano da allenatore non sarà ricordata negli annali. E forse non resterà nemmeno nel cuore del diretto protagonista. No, non se lo sarebbe immaginato dopo quel sigaro fumato nello spogliatoio a Riad…