A Udine il francese, in uscita, travolge il compagno di squadra e rimane a terra dopo aver sbattuto la testa. Momenti di grande paura, ma ora è cosciente. Anche l’esterno spagnolo costretto al cambio
Maignan e Jimenez a terra dopo lo scontro
Mike Maignanesce in barella dopo uno scontro con il compagno di squadra Alex Jimenez. Il portiere del Milan, all’inizio del secondo tempo della partita di campionato contro l’Udinese, ha sbattuto la testa. Ecco cosa è successo al Bluenergy Stadium di Udine.
Il momento dell’impatto tra Maignan e Jimenez
Cosa è successo a Maignan – Maignan è uscito dalla propria area di rigore con l’intento di colpire la palla di testa. Tuffandosi ha centrato il compagno di squadra Jimenez (subito tornato in campo, nessuna conseguenza fisica per lui). Il portiere è rimasto a terra: sia l’arbitro che i giocatori in campo hanno subito chiamato lo staff sanitario. Il calciatore è stato immobilizzato e caricato su una barella, mentre a bordocampo il suo compagno di squadra Abraham pregava in ginocchio.
Abraham prega mentre Maignan è a terra
Come sta Maignan – È entrato in campo l’allenatore del Milan, Sergio Conceiçao, per chiedere ai medici quali fossero le condizioni del francese, poi il tecnico si è girato verso la panchina e ha fatto il segno con il pollice all’insù per rassicurare tutti. Il calciatore è vigile ed è ancora nella pancia dello stadio: il Milan ha comunicato che è cosciente, ma verrà trasportato in ospedale per accertamenti a causa di un trauma cranico.
Jimenez sostituito pochi minuti dopo – Le conseguenze su Jimenez non sono state valutate bene: 18 minuti dopo la sostituzione di Maignan, avvenuta al decimo della ripresa, anche l’esterno spagnolo è stato costretto a lasciare il campo perché avvertiva dei giramenti di testa. I medici hanno subito chiesto a Conceiçao di farlo uscire. Poi lo hanno seguito in infermeria per valutarne le condizioni. Dopo alcuni minuti Jimenez si è riaccomodato in panchina, scambiando cenni d’intesa e sorrisi con i compagni di squadra.
Dalla sfida di Udine alla mossa durissima della Curva Sud – Oggi è anche giorno di campionato, con Udinese-Milan che questa sera, alle 20.45, aprirà un turno fondamentale per la corsa all’Europa. I rossoneri si presenteranno al Friuli con due assenze pesanti: Walker e Gimenez, entrambi out per problemi fisici. Ma a tenere banco, più del campo, è l’ultima mossa della Curva Sud. Proprio in queste ore, lo storico cuore del tifo rossonero ha deciso di rompere il silenzio, esprimendo con forza e chiarezza il proprio disappunto. Un segnale forte, che arriva in un momento delicatissimo e che potrebbe avere ripercussioni sull’ambiente e sulla squadra. L’atmosfera è tesissima.
La Curva Sud alza la voce: attacco frontale alla società! – La Curva Sud ha risposto alle parole di Scaroni in merito alla contestazione degli ultimi periodi con un comunicato durissimo. Il comunicato: “All’alba del 2025 abbiamo un presidente che da anni percepisce un cospicuo stipendio per scaldare la sedia, che si permette il lusso di dire ai tifosi quando è più opportuno contestare, che da anni è pagato per chiudere il progetto stadio ma che per sua stessa ammissione, come nel gioco dell’oca, è ancora al punto di partenza, una nullità totale insomma! Oggi, approfittando del periodo storico che vede la tifoseria organizzata suo malgrado nell’occhio del ciclone, ci ritroviamo in balia di una società totalmente priva di Milanismo, che punta a riempire lo stadio di CLIENTI, facendo fuggire i veri TIFOSI con larghi spazi vuoti lasciati ad ogni partita dagli abbonati, nonostante i proclami dei finti sold-out. E mentre i Dirigenti di altre società italiane in procinto di costruire il nuovo stadio puntano ad avere Curve sempre più grandi ed impianti sempre più “caldi”, i nostri non solo non hanno mosso un dito per contestare gli assurdi divieti di striscioni e bandiere che da mesi colpiscono la nostra tifoseria, impedendoci di colorare San siro e renderlo una bolgia come accade da quasi 60 anni, ma si sono addirittura impegnati per avere uno stadio sempre più grigio, in balia di turisti a cui del Milan non interessa nulla ma che sono utili a riempire le casse societarie. Rispettate chi vi paga gli stipendi, avanti Milanisti, avanti Curva Sud!”.
Scontri a Santiago prima della partita di Coppa Libertadores: due giovani investiti dalle forze dell’ordine. Proteste e invasione di campo, stop alla sfida al 24′ della ripresa
Due giovani di 18 e 13 anni morti, diversi feriti, invasione di campo al 24′ della ripresa e partita sospesa. È successo nella sfida di Coppa Libertadores tra Colo Colo (Cile) e Fortaleza (Brasile) giocata allo stadio Monumental di Santiago del Cile.
la tragedia – Gli scontri sono cominciati prima della gara. Un gruppo di tifosi ha cercato di entrare con la forza nel settore Caupolicán, abbattendo una delle recinzioni perimetrali dell’area. La tragedia è avvenuta dopo l’intervento dei Carabineros per il controllo dell’ordine pubblico (Cop): secondo versioni di media cileni e brasiliani un veicolo che lanciava gas lacrimogeni avrebbe investito due persone, schiacciate da una recinzione che è crollata a causa della calca. Le vittime sarebbero una ragazza di 18 anni e un ragazzo 13enne. È stata aperta un’indagine.
invasione – Quando si è diffusa la notizia delle due vittime si è scatenata l’ira di tifosi del Colo Colo. Si sono verificati scontri tra tifosi locali e Carabineros fuori dallo stadio e anche nelle vicinanze del Monumental. Ci sono stati lanci di pietre pietre, proiettili, razzi. La polizia ha arrestato decine di persone, ma il caos è continuato nel corso della partita. I tifosi hanno smesso di cantare i cori e sono rimasti in silenzio in omaggio ai due giovani morti. Poi dalle tribune sono stati intonati canti contro i Carabineros e altri cori in onore ai tifosi deceduti: “Il giorno in cui morirò, mi sentirete, perché dal cielo farò il tifo per voi”. Le tensioni sono continuate fino al 24′ della ripresa (il risultato era sullo 0-0), quando sono stati sfondati i pannelli che separano le tribune dal campo e i tifosi sono entrati sul terreno di gioco. Le squadre sono tornate negli spogliatoi e dopo circa due ore d’attesa la partita è stata ufficialmente sospesa dalla Conmebol, la Confederazione sudamericana di calcio. Lo stadio è stato svuotato, i giocatori del Fortaleza sono tornati senza problemi in albergo, sono continuati gli scontri tra tifosi del Colo Colo e le forze dell’ordine.
che succede ora – La gara può essere ripresa in altra data a partire dall’interruzione, ossia, fin dal 24’ del secondo tempo. Si potrebbero pure valutare le responsabilità del Colo Colo, padrone di casa, che in questo caso subirebbe una sconfitta per 0-3 a tavolino.
Gdf sequestra 1,5 milioni. Tra giocatori indagati Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, già coinvolti in un’altra indagine: per pm erano “collettori di scommesse“
Da sinistra Weston James Earl McKennie, Alessandro Florenzi e Mattia Perin – (Fotogramma/Ipa)
Calciatori di Serie A indagati per scommesse illegali su altri sport. Da Tonali a Fagioli, da Florenzi a McKennie e Perin, sono una decina i nomi coinvolti nell’inchiesta della procura di Milano.
La Guardia di Finanza di Milano, su delega della procura, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo nei confronti di cinque persone fisiche e una persona giuridica emesso per 1,5 milioni di euro. Contestualmente, sono stati notificati i decreti di fissazione di interrogatorio preventivo emessi dal gip a seguito della richiesta di applicazione, nei confronti dei succitati cinque indagati, della misura cautelare degli arresti domiciliari.
Indagati calciatori serie A, chi sono: i nomi – Per quanto riguarda i calciatori coinvolti – una dozzina tra cui Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, già coinvolti in un’indagine della Gdf di Torino – nessuno si è mai “venduto” le partite ma avrebbero giocato per lo più su altre discipline, tra fine 2021 e ottobre 2023.
Oltre a Tonali (oggi al Newcastle) e al viola Fagioli, altri calciatori di serie A avrebbero riversato molti soldi nelle tasche di due gestori di piattaforme illegali di scommesse online, i quali per gli inquirenti si sarebbero fatti aiutare dai tre amministratori di una gioielleria milanese adoperata come ‘banca‘ per regolare in maniera nascosta i conti delle scommesse.
Tra gli altri giocatori che appaiono nell’indagine c’è il centrocampista milanistaAlessandro Florenzi, Nicolò Zaniolo (Fiorentina), il portiere juventino Mattia Perin e il compagno centrocampista americano Weston James Earl McKennie, gli ex juventini Leandro Paredes e Angel Di Maria, il difensore della nazionale Raoul Bellanova, il centrocampista Samuele Ricci, gli attaccanti Cristian Buonaiuto e Matteo Cancellieri, il difensore dominicano Adames Hector Junior Firpo (Leeds United), il tennista Matteo Gigante e un’altra decina di non sportivi.
Il ruolo di Fagioli e Tonali secondo pm – Nicolò Fagioli e Sandro Tonali – entrambi calciatori professionisti – “oltre ad aver effettuato numerose scommesse mediante le piattaforme” al centro dell’inchiesta della procura di Milano “risultano aver ricoperto il ruolo, a loro volta, di collettori di scommettitori, in quanto si sono occupati di diffondere e pubblicizzare tali piattaforme illegali, fare da tramite per l’apertura o il caricamento dei conti di gioco ed effettuare consegne di denaro per conto di altri scommettitori, anche in contanti“, si legge nella richiesta di sequestro preventivo di circa 1,5 milioni di euro nei confronti di persone ritenute organizzatrici del business illecito.
“A fronte di tale attività agevolatrice“, il calciatore oggi al Newcastle e il collega che gioca nella Fiorentina, “risultano essere stati remunerati attraverso il riconoscimento di bonus sui propri conti di gioco o con una decurtazione del loro debito contratto con le scommesse“.
Venerdì 11 aprile 2025
Caso scommesse, gli atti d’indagine saranno trasmessi alla Procura FIGC
Per fare fronte al pagamento dei debiti, Nicolò Fagioli avrebbe chiesto dei prestiti per centinaia di migliaia di euro a 31 calciatori e suoi compagni.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, trasmetterà gli atti dell’inchiesta sul giro di scommesse illegali su poker on line ed eventi sportivi, ma non partite di calcio, alla Procura federale della FIGC per quanto riguarda i profili sportivied eventuali sanzioni disciplinari.
Da quanto si è saputo, i calciatori che hanno scommesso e sono indagati dal punto di vista penale non rischiano molto e possono uscire dal procedimento pagando un’oblazione (250 euro, la metà rispetto ai 500 euro previsti dalla sanzione). Le verifiche più rilevanti saranno quelle della giustizia sportiva. Mentre l’inchiesta, stralcio di quella torinese trasmessa, si è concentrata sugli organizzatori delle scommesse.
Tra i dettagli emersi dall’indagine, si legge che Nicolò Fagioli per far fronte al pagamento dei debiti di gioco, avrebbe chiesto dei prestiti per centinaia di migliaia di euro a 31 calciatori e suoi compagni nelle varie squadre in cui ha militato. Agli amici Fagioli, non indagati, chiedeva di effettuare, per suo conto, bonifici in favore della gioielleria Elysiuym o versamenti su carte PostePay. Lo stesso calciatore aveva già rivelato questi dettagli ai tempi dell’esplosione del caso.
«I nominativi dei soggetti emersi in tale contesto si identificano in Turati Stefano, Gatti Federico, Di Massimo Alessio, Plizzari Alessandro, Dragusin Radu Matei, Zanandrea Gianmaria, Nardi Filippo, Vitali Matteo, Armini Nicolò, Salerno Pasquale, Luciani Francesco, Oliveira Rosa Lucas, Zisa Flavio, Esposito Alberto, Barbato Daniele, Russo Alessandro, Pompili Cristiano, Valzani Andrea, Okoli Memeh Caleb, Salami Alessandro, Sartori Marco, Maccabruni Lorenzo, Pulino Gaetano, Petrosino Gerardo, Zerbi Emanuele, Ferrari Andrea, Marino Manuele, Boloca Gabriele, Volpatto Andrea, Sarr Mouhamadou Fallou Mbacke e Ragazzi Luca», si legge negli atti di inchiesta.
Venerdì 11 aprile 2025
Serie A, cosa rischiano i calciatori indagati per scommesse illegali e poker online
Ecco le possibili conseguenze per i calciatori coinvolti sul fronte della giustizia sportiva e di quella ordinaria.
Il logo della FIGC (TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
Ci sarebbero 12 calciatori transitati per la Serie A tra il 2021 e il 2023 (alcuni dei quali presenti ancora nel nostro campionato) tra gli indagati nell’ambito di un’inchiesta – che ha portato al sequestro di 1,5 milioni di euro – su due gestori di piattaforme illegali di scommesse online(Tommaso De Giacomo e Patrick Fizzera), i quali per gli inquirenti si sarebbero fatti aiutare dai tre amministratori (Antonio Scinocca, Antonio Parise e Andrea Piccini) di una gioielleria milanese adoperata come “banca” per regolare in maniera occulta i conti delle scommesse.
I nomi dei calciatori, svelati dal Corriere della Sera, sarebbero emersi dall’analisi dei telefoni sequestrati nell’ottobre 2023 dalla Guardia di Finanza di Torino all’ex centrocampista del Milan e della nazionale Sandro Tonali (oggi al Newcastle) e all’ex centrocampista della Juventus Nicolò Fagioli (oggi alla Fiorentina). Oltre ai due giocatori, tra gli indagati in questo nuovo filone ci sarebbero:
Alessandro Florenzi (Milan)
Nicolò Zaniolo (oggi alla Fiorentina, all’epoca dei fatti tra Roma e Galatasaray),
Mattia Perin (Juventus)
Weston McKennie (Juventus, all’epoca dei fatti anche Leeds)
Leandro Paredes (Roma, all’epoca dei fatti anche PSG e Juventus)
Angel Di Maria (oggi al Benfica, all’epoca dei fatti tra PSG e Juventus)
Raoul Bellanova (oggi all’Atalanta, all’epoca dei fatti tra Cagliari, Inter e Torino)
Samuele Ricci (oggi al Torino, all’epoca dei fatti anche Empoli)
Cristian Buonaiuto (oggi al Padova, all’epoca dei fatti alla Cremonese)
Matteo Cancellieri (oggi al Parma, all’epoca dei fatti Verona, Lazio ed Empoli)
Adames Hector Junior Firpo (Leeds United)
il tennista Matteo Gigante
Cosa rischiano calciatori indagati? La giustizia ordinaria – Ma cosa rischiano i calciatori coinvolti? Dal punto di vista penale, anche loro dovranno affrontare un’ipotesi di reato. Tonali e Fagioli, che pure hanno già saldato i propri conti con la giustizia sportiva attraverso squalifiche e multe, risultano comunque indagati per la contravvenzione punita – con l’arresto sino a 3 mesi e una ammenda sino a 500 euro – dai commi 2 e 3 dell’articolo della legge 401 del 1989:
in parte per avere giocato sulle piattaforme illegali di scommesse e poker gestite secondo gli inquirenti da De Giacomo e Fizzera;
in parte per averle pubblicizzate tra altri calciatori anche con l’intermediazione dell’apertura dei conti di gioco e la consegna di soldi per conto di altri scommettitori, in cambio venendo gratificati dai gestori delle scommesse illegali con l’accredito di bonus sui propri conti di gioco o con riduzioni dei propri debiti.
Gli altri giocatori, invece, sono indagati per il comma 3 della medesima legge del 1989, e cioè per l’ipotesi che nello stesso periodo abbiano partecipato sulle piattaforme illegali non a scommesse sul calcio ma a giochi non autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in particolare alle partite di poker su tavoli online all’interno dei quali era possibile per gli organizzatori creare “stanze chiuse” protette da password e decidere i partecipanti al gruppo di gioco.
La contravvenzione non è un problema enorme dal punto di vista penale, perché può essere sanata con una oblazione, pagando la metà del massimo dell’ammenda prevista, quindi in questo caso con 250 euro. Ma cosa può accadere sul fronte della giustizia sportiva?
Cosa rischiano calciatori indagati? L’aspetto sportivo – Da questo punto di vista è difficile avere già ora una risposta definitiva. Tuttavia, qualora fosse accertato l’utilizzo di queste piattaforme per il solo poker online (e non per scommesse sulle partite) è probabile che non vi siano sanzioni in ambito sportivo.
Per fare un esempio, Nicolò Zaniolo – già ascoltato a fine 2023 per il caso scommesse – sottolineò di avere giocato qualche volta «su piattaforme illegali, ma solo a poker e blackjack». Un’ammissione che non gli costò squalifiche in ambito sportivo. Tuttavia, come accaduto in situazioni analoghe, gli atti dell’indagine passeranno comunque verosimilmente al vaglio della Procura FIGC, che dovrà capire se vi siano potenziali aspetti da indagare.
Infine, per quanto riguarda Tonali e Fagioli,già squalificati a seguito di un accordo con la Procura federale della FIGC, la stessa potrà intervenire solo nel caso in cui dagli atti emergessero comportamenti sanzionabili diversi rispetto a quelli per cui sono già stati squalificati.
Gli Stati Uniti potranno schierare truppe presso le installazioni controllate da Panama per addestramento, esercitazioni e una serie di altre attività, secondo un accordo congiunto visionato dall’Afp.
Truppe che, secondo quanto anticipato da Donald Trump in una riunione di governo, sono già state inviate.
“Abbiamo dislocato molte truppe a Panama e occupato alcune aree che prima non avevamo”, ha detto il commander in chief insieme al segretario alla Difesa Pete Hegseth, appena tornato da una visita ufficiale a Panama. La mossa è contro il controllo cinese del Canale.
Venerdì 11 aprile 2025
Trump invia truppe militari a Panama: in Centroamerica il fronte di “guerra” con la Cina
Secondo il presidente Usa la Cina esercita troppa influenza sul canale da cui passa circa il 40% del traffico di container degli Stati Uniti e il 5% del commercio mondiale. Trump ha promesso di “riprenderne” il controllo
Donald Trump in una riunione di governo ha spiegato di aver dislocato molte truppe statunitensi a Panama “e occupato alcune aree che prima non avevamo” ha detto il commander in chief insieme al segretario alla Difesa Pete Hegseth, appena tornato da una visita ufficiale nel paese centro americano.
Secondo un accordo bilaterale alle truppe statunitensi sarà consentito di schierarsi nei pressi del Canale di Panama: un ritorno al 1999 quando gli Stati Uniti avevano un’enclave nel paese centroamericano prima di cedere il canale ai panamensi.
L’amministratore dell’Autorità del Canale di Panama, Ricaurte Vasquez, a sinistra, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth, al centro, e il comandante del Southcom, l’ammiraglio della Marina Alvi
Secondo le indiscrezioni l’accordo firmato dal capo del Pentagono Pete Hegseth e dal ministro della Difesa panamense Frank Abrego consentirà all’esercito americano e le compagnie militari private ingaggiate da Washington di utilizzare siti, strutture e aree designate autorizzate per “addestramento, attività umanitarie ed esercitazioni“.
Le mire di Trump – Da quando ha assunto l’incarico a gennaio, l’amministrazione di Donald Trump ha posto il Canale di Panama – che consente il passaggio dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico senza circumnavigare il Sud America – in cima alla sua agenda strategica, soprattutto per contrastare gli interessi cinesi in questa regione latinoamericana, che gli Stati Uniti tendono a considerare la propria sfera di influenza.
Il canale di panama
Trump ha persino sollevato la possibilità di “riprendersi” il canale, costruito dagli Stati Uniti nel 1914 e ceduto a Panama nel 1999. “Abbiamo firmato diversi accordi storici (…) e stiamo procedendo alla riconquista del canale. La Cina ha avuto troppa influenza”, ha dichiarato il Segretario alla Difesa durante una riunione di governo giovedì.
Gli Stati Uniti partecipano da tempo alle esercitazioni militari a Panama, ma la presenza a lungo termine delle forze americane potrebbe rappresentare uno svantaggio politico per il presidente di centro-destra di Panama, José Raúl Mulino che giovedì dal Perù ha confermato che gli Stati Uniti avevano chiesto di ripristinare le basi militari nel Paese e di “cedere territori“, richiesta da lui rifiutata. “Volete che il disordine (…) dia fuoco al paese?” ha detto, rispondendo a Pete Hegseth. “Questo canale è e rimarrà panamense“.
Mercoledì, durante una accesa conferenza stampa, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha suggerito che le esercitazioni di difesa congiunte rappresentavano “un’opportunità per rilanciare” una “base militare” in cui avrebbero operato “truppe americane“, provocando disagio nel governo panamense che ha accusato gli Stati Uniti di aver rimosso il riferimento alla “sovranità inalienabile di Panama sul canale” dalla versione inglese di una dichiarazione congiunta.
Perché è importante Panama – Panama ha un rapporto difficile con gli Stati Uniti a seguito dell’occupazione decennale della zona del Canale e dell’operazione condotta 35 anni fa per rovesciare il dittatore Manuel Noriega, che causò più di 500 morti. E i progetti di Donald Trump per il Canale di Panama hanno scatenato forti proteste nel Paese. Il leader sindacale Saúl Méndez ha condannato l’accordo bilaterale, definendolo “un passo indietro per la sovranità nazionale“. Panama gestisce il canale, garantendone l’accesso a tutte le nazioni. Questa via d’acqua gestisce circa il 40% del traffico container degli Stati Uniti e il 5% del commercio mondiale. Ma il presidente americano ha puntato il dito contro il ruolo della Panama Ports Company (PPC), una sussidiaria di un gruppo di Hong Kong, che gestisce i porti situati alle due estremità del canale. Sotto la pressione della Casa Bianca, Panama ha accusato la PPC di non aver rispettato i propri obblighi contrattuali e ha chiesto all’azienda di ritirarsi dal Paese.
La società madre dei porti, CK Hutchison, ha annunciato il mese scorso un accordo per la vendita di 43 porti in 23 paesi, compresi i due porti sul Canale di Panama, a un consorzio guidato dalla società di investimenti statunitense BlackRock per 19 miliardi di dollari. Furiosa, Pechino ha annunciato che l’operazione verrà sottoposta a revisione da parte delle autorità cinesi garanti della concorrenza.
Un elicottero è precipitato oggi nel fiume Hudson a New York, le 6 persone a bordo sono morte nell’incidente. Sul velivolo viaggiavano un pilota, due adulti e tre bambini. I passeggeri erano turisti provenienti dalla Spagna, secondo quanto riferito dalle fonti. L’incidente è avvenuto attorno alle 15.15 locali.
Testimoni hanno visto il velivolo ‘spezzarsi in due’ e precipitare nei pressi del Pier 40. Video pubblicati sui social hanno documentato il disastro, evidenziando il distacco di almeno una parte dell’elica. Dopo l’incidente la Guardia Costiera ha bloccato il traffico di imbarcazioni nella zona per permettere le operazioni di soccorso.