Il portierone belga ha riportato la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Il Madrid sonda il mercato, De Gea e Kepa nel mirino
Una pessima notizia funesta le ore che precedono l’inizio della Liga, per il Real Madrid. Thibaut Courtois ha riportato in allenamento la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, un infortunio così grave da tenerlo fuori per gran parte della stagione, con un recupero stimato per la primavera. Il belga sarà operato nei prossimi giorni, ma intanto il club deve guardarsi velocemente intorno per scegliere un nuovo portiere dal momento che Lunin non convince. I nomi sono quelli che girano già da qualche giorno nell’orbita del Bayern Monaco, che deve risolvere un problema analogo. A causa di alcune complicazioni durante la riabilitazione, infatti, è slittato ulteriormente di almeno un paio di mesi il rientro di Neuer e con la partenza di Sommer, trasferitosi all’Inter, anche i tedeschi hanno bisogno di un giocatore in quel ruolo.
DALLA SPAGNA CON FURORE – I profili più appetibili sul mercato sono quelli di David De Gea e Kepa Arrizabalaga, dalle prerogative molto diverse. De Gea è stato abbandonato dal Manchester United, che gli ha preferito Onana, e adesso si ritrova svincolato all’età di 32 anni. Kepa invece è pronto a lasciare il Chelsea per una nuova esperienza, è un classe 1994 e pare che sia un’espressa richiesta di Tuchel che l’ha avuto durante l’esperienza ai Blues. Questo potrebbe rappresentare un incastro ottimale a tutti gli effetti, perché permetterebbe al Real Madrid di proporre un contratto non eccessivamente vincolante a De Gea, che però percepisce un ingaggio molto alto. E al ritorno di Courtois con ogni probabilità potrebbe non gradire di fargli da secondo. Insomma, sebbene la certezza dell’indisponibilità di Courtois sia arrivata da poco, i madrileni non possono perdere tempo per prendere una decisione: tra due giorni al San Mamés, per la prima giornata di Liga contro l’Athletic Bilbao, è già ora di fare sul serio.
Antonella Lualdi, nome d’arte di Antonietta De Pascale (Beirut, 6 luglio 1931 – Roma, 10 agosto 2023), è stata un’attrice e cantante italiana.
La notizia dal fratello Carlo. Teatro, cinema e tv, la lunga carriera di una grande diva
È morta l’attriceAntonella Lualdi, una splendida signora del cinema italiano. La notizia dal fratello Carlo. Novantadue anni, Lualdi era ricoverata in un ospedale fuori Roma. I funerali si terranno a Roma sabato, alle 15, nella chiesa di Santa Chiara a piazza dei Giuochi Delfici.
Gli inizi – Popolarissima negli anni 50 e 60, aveva sposato il collega Franco Interlenghi cominciando un lungo sodalizio anche professionale. Lualdi aveva recitato per Ettore Scola, con Vittorio Gassman e in tanti film a cominciare da Miracolo a Viggiù di Luigi Giachino che l’aveva lanciata nel dopoguerra.
La carriera – Nata a Beirut nel 1931 da padre italiano e madre greca, Antonietta De Pascale, questo il suo vero nome, dopo una gavetta teatrale trova il successo a soli 19 anni, interpretando il film musicale Signorinella (1949). Acclamata tra le star dell’epoca, al pari di Lucia Bosè e Gina Lollobrigida, Antonella Lualdi negli anni cinquanta ottiene vari successi, come il citato Miracolo a Viggiù (1951) di Luigi Giachino, Ha fatto 13(1951) di Carlo Manzoni, La cieca di Sorrento (1953) di Giacomo Gentilomo, È arrivato l’accordatore (1952) di Duilio Coletti, Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada. Nel frattempo conosce il futuro marito, l’attore Franco Interlenghi con cui ha avuto due figlie: Antonella, anche lei attrice e Stella, che ha partecipato al film Top Crack (1967).
Con i maestri del cinema – Lualdi ha lavorato con molti grandi del cinema italiano, da Mario Mattoli a Mauro Bolognini, da Francesco Maselli a Ettore Scola, Roberto Rossellini, Carlo Lizzani, tra gli altri. Non mancano la musica nella sua carriera e la televisione con la quale negli anni Novanta ha un ritorno di popolarità con la serie televisiva francese Il commissario Cordier, in cui interpreta la moglie italiana del protagonista.
Decine di autocarri dei vigili del fuoco al lavoro, evacuati i dipendenti nei locali adiacenti
Un vasto incendio è divampato questa mattina in un silo di grande nel porto commerciale a La Rochelle, in Francia. Lavorano allo spegnimento delle fiamme una decina di autocarri dei vigili del fuoco. Evacuati i venti dipendentiche si trovavano nei locali adiacenti al silo andato a fuoco. Predisposto un perimetro di sicurezza di 200 metri.
Peppino Gagliardi (Napoli, 25 maggio 1940 – Napoli, 9 agosto 2023) è stato un cantante, autore e musicista italiano
E’ morto all’età di 83 anni il cantante, autore e musicista napoletano Peppino Gagliardi. Ne ha dato notizia sui social il musicista partenopeo Gianni Aterrano, suo collega e amico. Nato nel popolare quartiere Vasto di Napoli il 25 maggio del 1940, Peppino Gagliardi si è avvicinato alla musica da bambino iniziando a suonare la fisarmonica, passando poi alla chitarra e al pianoforte. ha partecipato a numerosi Festival di Napoli e cinque Festival di Sanremo, dove guadagnò due secondi posti. Viveva da tempo a Roma. Con il suo timbro inconfondibile è stata dunque la voce dei primi anni 70 con brani come Settembre e Gocce di mare. Noto per il suo stile raffinato, Gagliardi ebbe il suo primo vero successo 60 anni fa con T’amoe t’amerò. Tre le sue partecipazioni al Festival di Sanremo, dove nel 1969 portò in gara Se tu non fossi qui che poi sarà cantata anche da Mina, e dove arriverà secondo con Come le viole.
Interprete iconico di un’epoca e delle sue lunghe estati, Gagliardi ha portato al successo molti brani rimasti classici da Che vuole questa musica stasera, nella colonna sonora del film Profumo di donna di Dino Risi, a Sempre Sempre. Definito “cantore dell’amore nevrotico”. suonava molti strumenti tra i quali la fisarmonica ed è stato ammirato anche fuori dall’Italia con le sue interpretazioni apprezzate da tanti, dagli Abba ad Alvaro Soler.
Soccorsi della Guardia Costiera a Lampedusa (Ansa)
Il naufragio giovedì scorso dopo la partenza da Sfax (Tunisia) con il mare grosso. La barca alla deriva segnalata ai libici, che però non sono intervenuti. I soccorsi da parte di una nave maltese
Hanno lasciato le coste tunisine giovedì mattina. Su un barchino di metallo di 7 metri hanno preso il mare sferzato dal maestrale e, in balia della tempesta, hanno navigato per qualche ora. Poi un’onda ha rovesciato il guscio su cui erano stati stipati in 45 e si sono ritrovati in acqua. Quattro, riusciti a raggiungere a nuoto una imbarcazione abbandonata alla deriva, ce l’hanno fatta; 41, tra cui tre bambini, sono ancora dispersi, ma le speranze di ritrovarli vivi sono nulle. Per Save The Children dall’inizio dell’anno le vittime dei «viaggi della speranza» sarebbero 2000: donne, minori, uominiche hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale, un mare divenuto un immenso cimitero liquido.
L’ultimo naufragio – L’ultimo naufragio, che fa salire ancora la conta dei migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa, si sarebbe consumato giovedì, ma solo mercoledì i superstiti — tre minori partiti da soli e un adulto, originari di Costa d’Avorio e Guinea Konakry — sono stati soccorsi nel mare della Libia, dalla Rimona, una nave battente bandiera maltese. L’equipaggio li ha intercettati mentre andavano alla deriva sul barchino. Dall’alto poco prima li aveva avvistati l’ aereo Frontex Eagle2, che aveva comunicato alla Capitaneria di Porto italiana la presenza dell’imbarcazione. La segnalazione era stata girata ai libici, perché il natante coi superstiti, nel frattempo, era finito al largo delle coste nordafricane: nessuno, però, è intervenuto. Le motovedette italiane si sono dunque spostate fino alle acque di Zuwara dove i quattro naufraghi erano stati, nel frattempo, messi in salvo dalla Rimona.
Smentita l’azione di pirati – In principio si era diffusa la voce che la barca fosse stata attaccata dai pirati, ma la Procura di Agrigento ha smentito. I corpi dei dispersi non sono stati avvistati né dai maltesi né dai militari della motovedetta Cp327 della Guardia costiera che ha portato a Lampedusai sopravvissuti. «Il naufragio è avvenuto giorni fa e in un’area molto distante da quella in cui sono stati recuperati i naufraghi — spiegano i soccorritori — questo spiega perché non sono stati trovati i cadaveri degli altri».
Ennesima tragedia – Su questa ennesima tragedia ha aperto un’inchiesta la procura di Agrigento che ipotizza a carico di ignoti i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte quale conseguenza di altro reato. I quattro africani, ancora sotto choc, sono stati sentiti dai militari della Guardia costiera e successivamente dai poliziotti della Mobile di Agrigento ai quali hanno raccontato la loro odissea. Tutti i 45 a bordo del barchino sarebbero finiti in acqua. Solo quindici avevano un salvagente, ma il mare era molto agitato e non ce l’avrebbero fatta. I sopravvissuti sarebbero rimasti per diverse ore in acqua, aggrappati a delle camere d’aria, fino a quando non sono riusciti a raggiungere la barca, verosimilmente abbandonata dopo un trasbordo di altri profughi, e a mettersi in salvo. Per circa tre giorni sono rimasti alla deriva, trasportati dalla corrente: ma i racconti sono confusi e devono essere verificati.
Fatti partire con mare grosso – I quattro nelle prossime ore verranno risentiti dagli inquirenti, gli stessi che indagano sui due naufragi avvenuti sabato scorso a 23 miglia Sud-Ovest da Lampedusa. Allora i dispersi furono 33 e due le salme recuperate: una donna e un bambino di un anno e mezzo, entrambi ivoriani. Di «assoluta mancanza di scrupoli dei trafficanti che fanno partire i migranti con il mare in tempesta, esponendoli ad altissimo rischio di morte in mare» hanno parlato Unicef, Oim e Unhcr. «Tutto ciò è inaccettabile e, in gran parte, evitabile: l’Italia e l’Europasi assumano la responsabilità di creare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare per salvare la vita delle persone e aprano canali sicuri e legali di ingresso», ha scritto Save the Children. Mentre le opposizioni, col Pd in testa, accusano il governo di «cinismo e disumanità». Polemiche che si consumano mentre gli sbarchi proseguono: solo mercoledì a Lampedusa sono arrivati oltre 50 profughi.
Colpita Maui, la perla dell’arcipelago e importante meta turistica: testimoni oculari hanno descritto come “apocalittica” la situazione nella cittadina di Lahaina, 13mila abitanti, dove anche i soccorsi sono difficili
Sette grandi incendi stanno devastando Maui e sono almeno sei i morti. Sconvolta la perla delle Hawaii, l’isola dalla sabbia dorata che è la più famosa dell’arcipelago nel Pacifico Centrale, proprio in virtù della bellezza finora incontaminata della sua natura, con il vulcano Halekala, le piscine naturali della cascata Ohe’o Gulch, la tortuosa strada panoramica Hana Highway. Quando i venti del devastante uragano Dora che l’ha travolta si placheranno, si capirà definitivamente l’entità della devastazione ma intanto il sindaco di Maui fornisce un primo bilancio delle vittime.
Per ora testimoni oculari hanno però descritto come “apocalittica” la situazione nella cittadina di Lahaina, 13mila abitanti appena: dove i residenti sono stati addirittura costretti a buttarsi nelle acque del porto per evitare le fiamme in rapido movimento. L’uragano, sradicando diversi pilastri della corrente elettrica, ha infatti provocato numerosi incendi sututta l’isola: divorando con la furia del vento prima e delle fiamme poi, decine di case e attività commerciali. E le autorità che già temono che quando domani la furia degli elementi si sarà finalmente calmata, si ritroveranno davanti al peggior disastro naturale da quando, nel 1992, un altro uragano, Iniki, devastò la vicina isola Kaua’i, uccidendo tre persone e distruggendo migliaia di case e decine di resort: compreso il celebre Coco Palms famoso perché qui Elvis Presleyaveva girato il suo Blue Hawaii: e che non ha mai più riaperto.
Per ora è molto difficile anche portare soccorsi: nonostante gli ospedali dell’isola siano pieni di feriti ed ustionati, il vento forte e il fuoco rendono molto difficili i soccorsi aerei, mentre tutti i maggiori aeroporti sono mobilitati per evacuare il maggior numero di turisti possibile e le compagnie aeree hanno già annunciato che rimborseranno i biglietti di chi aveva viaggi in programma in questi giorni. Anche il governatore dello Stato Josh Green, sta cercando, per ora invano, di tornare a casa: era appena partito per le vacanze e sarebbe dovuto rimanere fuori fino al 15 agosto. Una conferenza stampa è prevista per domattina alle 10 ora locale, le 22 di sera in Italia.
Il direttore dei servizi medici di emergenza di Honolulu, Jim Ireland, ha invece confermato che pazienti di Maui sono stati trasportati alla vicina Oahu ma per ora è molto difficile farli arrivare allo Straub Medical Center, l’unico centro ustionati della capitale.
La portata della devastazione di Lahaina per ora non è nota. Ma i video sui social media mostrano un terrificante muro di fiamme che avanza su Front Street divorando tutto ciò che incontra. Si sono viste scene inimmaginabili e dove la guardia costiera è dovuta intervenire per salvare le persone che si erano buttate in mare e decine di barche sono ancora cariche di disperati. È stata Tiare Lawrence, residente nel villaggio, a paragonare la scena a qualcosa di apocalittico, con centinaia di persone che corrono per salvarsi la vita. “Non riesco a contattare nessuno della mia famiglia. Non so ancora dove sia il mio fratellino. Non so dove sia mio padre”, ha detto. “Tutti quelli che conosco non hanno più una casa”. Per ora non ci sono notizie di vittime. Ma appunto solo domani si capirà la reale entità del disastro.