<<<<<Piracy Shield: >>>>>
E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
<<<<Scontro Serie A-Cloudflareo.… – 14 gennaio 2026>>>>
| Scontro Serie A-Cloudflare, De Siervo attacca: «Nessuno può pensare di essere al di sopra delle leggi» |
| articolo Di Redazione : https://www.calcioefinanza.it/2026/01/14/de-siervo-risposta-cludflare-pirateria/ |
| L’AD del massimo campionato italiano ha aggiunto: «Si chiede solo di impedire che determinate infrastrutture tecniche siano utilizzate per consentire attività illegali». |

La lotta alla pirateria portata avanti dalla Lega Calcio Serie A continua in maniera serrata. L’attività di contrasto ha portato la massima lega calcistica italiana a scontrarsi contro uno dei colossi del web come Cloudflare, con quest’ultimo che è stato multata dall’Agcom per 14 milioni di euro per non aver ottemperato a un ordine dell’Autorità volto a contrastare la diffusione di contenuti pirata online.
Decisione che ha generato un duro botta e risposta fra l’azienda USA e la stessa Lega partendo dal lungo post su X del CEO di Cloudflare Matthew Prince che ha anche minacciato possibili stop agli investimenti e ai servizi resi disponibili sul mercato italiano, specialmente in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Pronta la risposta dell’amministratore delegato del massimo campionato italiano Luigi De Siervo, che ha parlato ai microfoni de Il Sole 24 Ore.
«Ho visto solo molta aggressività e un senso di superiorità rispetto a un sistema di regole europee. Nessuna azienda può pensare di essere al di sopra delle leggi – ha commentato De Siervo –. Quando si parla di infrastrutture digitali si tende a confondere il ruolo neutrale della tecnologia con l’uso ch«Ho visto solo molta aggressività e un senso di superiorità rispetto a un sistema di regole europee. Nessuna azienda può pensare di essere al di sopra delle leggi – ha commentato De Siervo –. Quando si parla di infrastrutture digitali si tende a confondere il ruolo neutrale della tecnologia con l’uso che se ne fa. Qui non si chiede a nessuno di censurare contenuti, ma semplicemente di impedire che determinate infrastrutture tecniche siano utilizzate per consentire o facilitare attività illegali. Evocare ritorsioni o vendette non aiuta il confronto, anzi dà la misura di un approccio arrogante».
Sulla situazione globale: «La pirateria online è un’industria che vale miliardi di dollari. Contrastarla non ha nulla a che vedere con la libertà di parola o con questioni geopolitiche: riguarda solo profitti enormi costruiti sull’illegalità. Come prova la piena collaborazione di molti altri fornitori di infrastrutture, bloccare i flussi illegali in modo rapido e mirato è possibile. Serve però collaborazione». Ed è proprio per questo che la Serie A continua a investire risorse per combattere la pirateria difendendo il 38% dei ricavi del calcio italiano, come riportato dal report FIGC, che derivano dai diritti televisivi e radiofonici.
«Stiamo inviando oltre duemila lettere in cui chiediamo mille euro a chi è stato identificato dalla Guardia di Finanza come utilizzatore di piattaforme illegali – ha continuato De Siervo –. Lo riteniamo un passaggio necessario per far capire che non esistono più zone grigie. C’è ancora l’illusione di essere invisibili, ma ogni violazione digitale lascia tracce precise e indelebili. Ma invece anche a distanza di anni, quelle tracce possono essere ricostruite e portare a una sanzione. Ogni volta che si compie una transazione illegale online si consegnano i propri dati a circuiti opachi, che possono usarli o rivenderli».
«I numeri ci dicono che la tendenza si è invertita. Questa stagione gli abbonati di DAZN stanno crescendo a doppia cifra e l’audience della Serie A è aumentata tra il 15% e il 20%. La stessa pirateria ci dimostra che il nostro è un prodotto di valore, se non si punterebbe all’illegalità per un prodotto che non vale il rischio. Quando si rende difficile l’illegalità, una parte consistente degli utenti torna nei canali regolari», ha concluso l’amministratore delegato della Lega Calcio Serie A.
<<<<Hai usato il ‘Pezzotto’?.… – 08 movembre 2025>>>>
| Hai usato il ‘Pezzotto’? Ora anche la Serie A, dopo DAZN, vuole farti pagare (più di 500€) |
| articolo di Manolo De Agostini : https://www.hwupgrade.it/news/web/hai-usato-il-pezzotto-ora-anche-la-serie-a-dopo-dazn-vuole-farti-pagare-piu-di-500_145976.html |
| Dopo DAZN, anche la Lega Serie A annuncia azioni legali contro gli utenti che hanno utilizzato il “pezzotto” per vedere partite illegalmente. Il presidente Ezio Maria Simonelli conferma la richiesta di un indennizzo superiore ai 500€. |
Dopo la stretta di DAZN, anche la Lega Serie A si prepara a chiedere un risarcimento economico agli utenti che hanno utilizzato il “pezzotto“ per accedere illegalmente alle partite di calcio. L’annuncio è arrivato dal presidente della Lega, Ezio Maria Simonelli, nel corso del Football Summit Forum organizzato dalla Gazzetta dello Sport e dall’Università Bocconi.
Secondo quanto dichiarato da Simonelli, la Lega chiederà un indennizzo superiore ai 500 euro già richiesti da DAZN ai circa 2.200 utenti identificati e multati dalla Guardia di Finanza nei mesi scorsi (sanzione da 154€). L’importo esatto è ancora oggetto di valutazione da parte dei legali della Serie A, ma l’intento è quello di rafforzare l’azione deterrente contro la pirateria sportiva.

La decisione arriva dopo l’iniziativa di DAZN, che a settembre aveva inviato una lettera ai soggetti individuati nell’ambito di un’operazione condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Lecce e dalla Guardia di Finanza di Roma. L’azienda aveva proposto una risoluzione “bonaria” della vicenda tramite il pagamento di 500€ a titolo di compensazione, avvertendo che, in caso di mancato accordo, avrebbe proceduto con azioni legali.
Il fenomeno dello streaming illegale rimane un problema rilevante per l’intero comparto sportivo italiano. Come ha ricordato Stefano Azzi, amministratore delegato di DAZN Italia, la pirateria genera perdite superiori a 300 milioni di euro l’anno. Ma le ragioni che spingono gli utenti al “pezzotto” non sarebbero soltanto economiche.
Secondo Azzi, oltre il 60% dei fruitori di servizi pirata appartiene a fasce di reddito medio-alte, e molti rientrano in categorie professionali considerate “insospettabili“. Una dinamica che, per l’amministratore delegato, riflette più una questione culturale che finanziaria, e che richiede una risposta basata su educazione digitale e deterrenza legale.
La posizione della Lega Serie A va quindi nella direzione di un rafforzamento delle misure repressive contro la pirateria e di un messaggio chiaro ai consumatori: la visione illegale di contenuti sportivi non è più considerata una “leggerezza”, ma un reato con conseguenze economiche concrete.
<<<<Dazn manda la lettera.… – 08 ottobre 2025>>>>
| Dazn manda la lettera a chi usa il “pezzotto”: “Pagate 500 euro” |
| articolo di Ce. Tre – Today: https://www.today.it/attualita/dazn-lettera-pezzotto-risarcimento.html |
| La piattaforma di streaming del calcio scrive agli utenti che hanno guardato le partite con abbonamenti illegali, già individuate dalla procura e già multate dalla Guardia di finanza: cosa succede ora |

Dazn ha iniziato a inviare raccomandate agli utenti che hanno usato il “pezzotto” per guardare le partite di calcio grazie a streaming illegali. Nelle lettere si chiede un pagamento di 500 euro come “indennizzo forfettario” per chiudere bonariamente la vicenda entro sette giorni. Questi stessi utenti erano stati identificati dalla procura e già multati dalla Guardia di finanza.
Chi riceverà le lettere di Dazn: il testo – Le comunicazioni sono indirizzate a un primo gruppo di utenti, circa 2.000, già colpiti da sanzioni amministrative dopo alcune operazioni della Guardia di finanza coordinate dalla procura di Lecce. Grazie al Piracy Shield, la legge antipirateria, le autorità sono in grado di rintracciare chi utilizza servizi di streaming illegale per aggirare i pagamenti degli abbonamenti alle piattaforme streaming.

La Guardia di finanza sta portando avanti indagini, identificando migliaia di potenziali utenti e applicando sanzioni amministrative, ma la multa richiesta non esaurisce il profilo risarcitorio in sede civile.
Cosa chiede Dazn e cosa succede a chi non paga – Le lettere propongono una conciliazione: versare 500 euro come “indennizzo forfettario” e sottoscrivere un impegno a non ripetere l’illecito. Se il destinatario non paga entro il termine indicato, spesso 7 giorni, Dazn preannuncia azioni legali con richiesta di danni potenzialmente più elevati.
Leggi anche : Il “pezzotto” per guardare il calcio gratis: così si aggirano controlli e abbonamenti, cosa si rischia
Nel mentre, l’Assemblea della Lega calcio Serie A ha accolto “con favore le recenti iniziative svolte sul territorio nazionale da parte delle Autorità per contrastare lo streaming illegale delle partite, e al contempo è stato deliberato di attivare anche a livello internazionale delle specifiche attività antipirateria“.
<<<<Accesso alle Pay-tv, sgominato vertice.… – 26 settembre 2025>>>>
| Accesso alle Pay-tv, sgominato vertice mercato illegale italiano |
CATANIA, 26 SET – Otto persone sono state poste agli arresti domiciliari dalla polizia nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Catania su un’ associazione a delinquere finalizzata alla diffusione illecita di palinsesti televisivi ad accesso condizionato (pay-tv) a cui è contestata anche l’ accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica. Gli arrestati sono ritenuti il “vertice del mercato illegale dello streaming italiano“. Il giro scoperto avrebbe generato un profitto, da 10 milioni di euro, ma il danno stimato è in oltre 30 milioni. L’operazione ha fatto luce sul 70% dello streaming illegale nazionale, pari a oltre 900.000 utenti.
<<<<IPTV e Pezzotto.… – 18 settembre 2025>>>>
| IPTV e Pezzotto: Sky esulta per la recente operazione antipirateria |
| articolo: https://www.telefonino.net/notizie/iptv-pezzotto-sky-esulta-recente-operazione-antipirateria/ |
| Sky esulta per la recente maxi operazione antipirateria che sta mettendo in seria difficoltà IPTV e Pezzotto illegali in Italia e nel mondo. |

Continua a far parlare di sé la maxi operazione anti pirateria streaming condotta dalla Guardia di Finanza in tutta Italia. Sono tempi duri per IPTV e Pezzotto illegali così come per tutti i consumatori che scelgono abbonamenti fuorilegge risparmiando il costo degli abbonamenti legali. Sky esulta per i risultati ottenuti dalle Fiamme Gialle.
Andrea Dulio, delegato Sky Italia, in una nota pubblicata da Sky TG24 ha commentato: “Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Cagliari per l’importante operazione antipirateria che sta conducendo in diverse regioni italiane“. Una manifestazione di gioia per quanto si sta facendo in contrasto alla pirateria streaming.
“Contrastare su larga scala le organizzazioni criminali e individuare e sanzionare gli utenti pirata è il modo più efficace per tutelare concretamente chi sceglie la legalità“, ha aggiunto Dulio. Siamo certi che questa non è la prima e non sarà l’ultima operazione contro IPTV e Pezzotto illegali. La macchina si è avviata e ora sta lavorando a pieno ritmo.
Guardia di Finanza contro IPTV e Pezzotto – Chi la dura la vince e la Guardia di Finanza continua la lotta alla pirateria streaming attaccando fermamente IPTV e Pezzotto. Lo testimonia ancora una volta la recente maxi operazione antipirateria che vede coinvolta tutta Italia tra fornitori e utenti. Un risultato importantissimo che dimostra come la Legge sia in grado di contrastare la criminalità organizzata
“Questa operazione rappresenta un tassello fondamentale nella lotta contro la pirateria audiovisiva“, ha commentato il Comando della Guardia di Finanza di Cagliari. “La forte sinergia tra la Procura della Repubblica cagliaritana e le Fiamme Gialle permette, da una parte, di smantellare le organizzazioni criminali che operano in questo settore, dall’altra, di sanzionare penalmente e amministrativamente tutti i potenziali acquirenti in fase di identificazione“.
Un duro colpo per IPTV e Pezzotto che sta perdendo sempre più terreno. La situazione è in costante aggiornamento. Comunicheremo ulteriori notizie con nuovi articoli sul tema.
<<<<Operazione anti-pirateria.… – 17 settembre 2025>>>>
| Operazione anti-pirateria audiovisiva, sequestri e perquisizioni in tutta Italia |
Un’articolata operazione contro la pirateria audiovisiva è stata avviata dalla Guardia di Finanza, con sequestri e perquisizioni eseguiti in diverse regioni italiane. L’iniziativa, condotta dal Comando Provinciale di Cagliari, mira a contrastare lo streaming illegale di contenuti televisivi e a difendere il diritto d’autore, settore da tempo esposto a gravi forme di sfruttamento illecito.
| LE PRIME INDAGINI E LA SCOPERTA DEL SISTEMA ILLEGALE |
L’indagine è partita da un controllo amministrativo effettuato in un esercizio pubblico dell’hinterland cagliaritano, dove i Finanzieri del 2° Nucleo Operativo Metropolitano, coordinati dal Gruppo Cagliari, hanno riscontrato la proiezione abusiva di contenuti a pagamento tramite apparecchiature illegali. Questi dispositivi consentivano l’accesso a centinaia di film, serie televisive ed eventi sportivi in diretta, violando le normative sul copyright.
Gli approfondimenti successivi hanno permesso di delineare un sistema ramificato, con il coinvolgimento di diversi soggetti lungo l’intera filiera della pirateria: dai fornitori dei contenuti alle reti di distribuzione, fino ai server utilizzati per diffondere i materiali. Un modello organizzativo che, secondo gli investigatori, operava su scala transnazionale e che richiede ora la collaborazione internazionale per essere smantellato.
Alla luce delle prime evidenze, infatti, l’indagine si sta estendendo oltre i confini nazionali con il coinvolgimento delle autorità statunitensi e dei Paesi Bassi, al fine di ricostruire l’intera catena criminale e acquisire ulteriori fonti di prova. Gli investigatori evidenziano come i proventi generati dallo streaming illegale non solo danneggino l’industria audiovisiva, ma alimentino circuiti di evasione fiscale e riciclaggio di denaro, aggravando ulteriormente il quadro economico e sociale.
| GLI INDAGATI, LE PERQUISIZIONI E IL MATERIALE SEQUESTRATO |
Secondo quanto emerso, sono dieci gli indagati per la vendita di pacchetti di abbonamenti pirata a piattaforme di streaming, proposti a prezzi compresi tra 50 e 60 euro l’anno. Le indagini hanno coinvolto quattro regioni – Sardegna, Puglia, Lombardia e Sicilia – e questa mattina sono scattate perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di tre degli indagati a Golasecca, in provincia di Varese, a Brindisi e nei comuni siciliani di Favara e Aragona.
All’interno delle abitazioni sono stati sequestrati computer, materiale informatico, chiavette e decoder modificati utilizzati per decodificare i segnali dei canali a pagamento. Tra i soggetti coinvolti figura anche il titolare della pizzeria da cui era partita l’indagine: secondo gli inquirenti, in questo caso si tratterebbe di un semplice utilizzatore, e non di un fornitore.
| NUOVI FRONTI D’INDAGINE |
L’inchiesta punta ora a ricostruire la rete di collegamenti che dall’Italia porta in Olanda e negli Stati Uniti. La Guardia di Finanza di Cagliari sta inoltre ampliando gli accertamenti per risalire agli utilizzatori finali: verranno analizzati i flussi dei conti correnti degli indagati per individuare chi ha pagato gli abbonamenti pirata, mentre sotto osservazione finiranno anche le chat utilizzate per la distribuzione e la vendita dei pacchetti, in particolare sui social, Telegram e WhatsApp.
Il Comando della Guardia di Finanza di Cagliari ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, definendola un passaggio decisivo nella lotta alla pirateria audiovisiva:
| “questa operazione rappresenta un tassello fondamentale nella lotta contro la pirateria audiovisiva. La forte sinergia tra la Procura della Repubblica cagliaritana e le Fiamme gialle permette, da una parte, di smantellare le organizzazioni criminali che operano in questo settore, dall’altra, di sanzionare penalmente e amministrativamente tutti i potenziali acquirenti in fase di identificazione”. |
Sulla stessa linea è intervenuto anche Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia:
| “Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Cagliari per l’importante operazione antipirateria che sta conducendo in diverse regioni italiane. Contrastare su larga scala le organizzazioni criminali e individuare e sanzionare gli utenti pirata è il modo più efficace per tutelare concretamente chi sceglie la legalità”. |
L’intervento si inserisce in una cornice più ampia di azioni mirate alla tutela del diritto d’autore, con l’obiettivo di proteggere l’ecosistema digitale, sostenere l’industria legale dell’audiovisivo e garantire condizioni eque ai professionisti del settore.
<<<<<Chiuso Calcio, sito di streaming pirata.… – 08 settembre 2025>>>>
| Chiuso Calcio, sito di streaming pirata degli italiani |
Dopo Streameast (in realtà era un sito clone, ndr), Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) ha collaborato con DAZN per smantellare un altro noto sito di streaming sportivo pirata. Si tratta di Calcio, gestito da una società della Moldavia, che ha accettato di interrompere le attività per evitare conseguenze legali.
Sito più utilizzato dagli italiani – Il sito Calcio ha avuto oltre 123 milioni di visitatori negli ultimi 12 mesi. Trasmetteva gli eventi sportivi in streaming attraverso 134 domini. Circa l’80% del traffico proveniva dall’Italia. Secondo ACE e DAZN, gli utenti italiani erano oltre 6 milioni al mese. Il restante 20% proveniva da Spagna, Stati Uniti, Germania e Francia.
Come Streameast, l’offerta era piuttosto vasta. Gli utenti potevano trovare le partite di calcio delle principali leghe europee (Seria A, Premier League, Bundesliga, La Liga e Ligue 1), gli incontri di Champions League, Europa League e Conference League e partite di mondiali ed europei di calcio. Tra gli altri sport c’erano basket (NBA), Formula 1, MotoGP e tennis.
Nel comunicato stampa non viene specificato, ma quasi certamente l’accesso era gratuito e finanziato dalle inserzioni pubblicitarie. Tutti i domini sono stati sequestrati. Visitando il sito viene mostrata la pagina “Watch Legally” predisposta da ACE, associazione che protegge i diritti d’autore di oltre 50 aziende.
Ed McCarthy, Chief Operating Officer di DAZN, ha dichiarato:
“Chiudere attività illegali come Calcio è fondamentale per proteggere i tifosi, salvaguardare i posti di lavoro e preservare il valore e l’integrità dello sport dal vivo. L’azione decisa di ACE e DAZN nella rimozione di questo sito ha impedito ulteriori danni al benessere dell’ecosistema sportivo“
<<<<<Blitz in Egitto, chiusa Streameast….. – 03 settembre 2025>>>>
| Blitz in Egitto, chiusa Streameast: la piattaforma pirata più grande al mondo |
| Sul sito, che è stato oscurato, si potevano vedere illegalmente tutti i più grandi eventi sportivi. |
Streameast, la più grande piattaforma illegale al mondo di streaming sportivo, è stata chiusa dopo un’indagine durata un anno. A riportarlo è l’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) in una nota.
La rete di 80 domini non autorizzati ha generato 1,6 miliardi di visite complessive nell’ultimo anno, fornendo accesso gratuito a eventi sportivi globali e alle partite dei principali campionati di calcio europei, tra cui Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga, la Ligue 1 e la Primeira Liga portoghese.
La rete di pirateria forniva inoltre accesso illecito alle competizioni per club UEFA (Champions League, Europa League ed Europa Conference League, tra le altre) e alle qualificazioni internazionali per i Mondiali e gli Europei, la UEFA Nations League e la Copa America. Anche la Major League Soccer (MLS) statunitense e le competizioni di coppa nazionali figuravano tra gli eventi trasmessi illegalmente.
L’operazione, condotta insieme alle autorità egiziane, si è svolta domenica 24 agosto per interrompere la posizione dominante di Streameast nel mercato dello streaming illegale su segnalazione proprio dell’ACE, la coalizione di 50 organizzazioni dei media e dell’intrattenimento tra cui Amazon, Apple TV+, Netflix e Paramount. Il traffico verso il sito raggiungeva una media di 136 milioni di visite mensili, con domini provenienti principalmente da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Filippine e Germania.
«ACE ha ottenuto una vittoria clamorosa nella lotta per individuare, scoraggiare e smantellare i responsabili criminali della pirateria digitale: eliminando la più grande piattaforma illegale di sport in diretta al mondo», ha dichiarato Charles Rivkin, presidente di ACE e presidente e CEO della Motion Picture Association (MPA).
«Con questa azione storica, abbiamo segnato un grande punto a favore delle leghe sportive, delle società di intrattenimento e dei tifosi di tutto il mondo. E la nostra alleanza globale resterà in campo finché sarà necessario per individuare e colpire i più grandi network di pirateria a livello mondiale», ha concluso Rivkin.
Nel corso dell’operazione sono stati arrestati due uomini con l’accusa di violazione del copyright a El-Sheikh Zaid, nel governatorato di Giza in Egitto — circa 30 km a ovest de Il Cairo. Durante il blitz, le autorità hanno sequestrato laptop e smartphone sospettati di essere utilizzati per gestire i siti.
Oltre al sequestro di denaro contante e diverse carte di credito, gli investigatori hanno scoperto collegamenti con una società di comodo negli Emirati Arabi Uniti presumibilmente usata per riciclare 6,2 milioni di dollari di ricavi pubblicitari dal 2010, oltre a ulteriori 200.000 dollari in criptovalute. Sono inoltre sospettati acquisti di proprietà immobiliari in Egitto con i proventi illeciti.
«Smantellare Streameast è una grande vittoria per tutti coloro che investono e dipendono dall’ecosistema dello sport dal vivo –, ha dichiarato Ed McCarthy, COO del gruppo DAZN, parte della collaborazione ACE –. Questa operazione criminale stava sottraendo valore allo sport a ogni livello e metteva a rischio i tifosi di tutto il mondo».
«Questa azione ha smantellato rapidamente quella che era la più grande operazione di streaming sportivo illegale al mondo, e ringrazio le autorità egiziane per la collaborazione – ha dichiarato Larissa Knapp, vicepresidente esecutivo e chief content protection officer della MPA, uno dei principali contributori dell’iniziativa ACE –. È l’ulteriore prova che nessuna rete di pirateria è al di fuori della portata di un’azione globale coordinata».
<<<<<Pezzotto: Piracy Shield si estende……..– 05 agosto 2025>>>>
| Piracy Shield si estende anche a film e serie TV: è ufficiale |
| articolo di Osvaldo Lasperini: https://www.telefonino.net/notizie/digitale-terrestre-ondata-canali-travolge-tutti-italiani/ |
| La conferma è arrivata: Piracy Shield è stata estesa anche a film e serie TV nella lotta alla pirateria streaming per volontà di AGCOM. |
La conferma è arrivata proprio in questi giorni. Nella lotta alla pirateria streaming, Piracy Shield finora utilizzata solo nell’ambito dello streaming sportivo, ora è stata estesa anche a film e serie TV. Ad annunciarlo in un comunicato stampa ufficiale è FAPAV, la Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.
È stata volontà di AGCOM estendere i poteri di questa piattaforma, così da rendere sempre più difficile per i criminali del copyright diffondere i loro prodotti e fare cassa. Infatti, con la seduta di AGCOM del 31 luglio 2025, sono state approvate le modifiche al Regolamento sul diritto d’autore online legate al contrasto dell’offerta illegale di contenuti audiovisivi.
“Tramite l’estensione della piattaforma Piracy Shield anche a film e serie tv, oltre che ad eventi sportivi, sarà possibile ‘spegnere’ in 30 minuti siti e applicazioni illegali che diffondono contenuti audiovisivi protetti da Diritto d’Autore“, ha dichiarato FAPAV nel comunicato stampa.
Piracy Shield: un altro traguardo contro lo streaming pirata – Con il consenso dell’Europa e questa modifica, Piracy Shield ha tagliato un altro traguardo contro lo streaming pirata di IPTV e Pezzotto. Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV, ha spiegato: “Con le modifiche approvate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, raggiungiamo un traguardo importante nel contrasto al fenomeno della pirateria audiovisiva, posizionando il nostro Paese tra le nazioni più innovative ed evolute a livello europeo in questo ambito“.
Uno dei punti forti è il tempismo dell’intervento. “Intervenire entro i 30 minuti per spegnere siti che diffondono illegalmente film e serie tv, oltre che eventi sportivi, è fondamentale proprio perché sino ad oggi il problema della tempestività di intervento ha permesso ai pirati e ai gestori di piattaforme illecite di migrare contenuti illegali da un sito ad un altro“, ha continuato Rossi.
L’altro aspetto fondamentale è la responsabilità degli ISP Provider. “Per contrastare il fenomeno della pirateria occorre che ciascun soggetto della filiera, dalla produzione alla diffusione dei contenuti audiovisivi e multimediali, faccia la sua parte per tutelare il Diritto d’Autore e l’intero comparto che rappresenta“, ha precisato il Presidente FAPAV.
<<<<<Pezzotto: IPTV e Pezzotto: bloccata……..- 22 maggio 2025>>>
| IPTV e Pezzotto: bloccata community italiana e migliaia di utenti nei guai |
| articolo di Osvaldo Lasperini: https://www.telefonino.net/notizie/iptv-pezzotto-bloccata-community-italiana-migliaia-utenti-nei-guai/ |
| Continua la lotta verso IPTV e Pezzotto che ha portato al blocco di una nota community italiana di streaming illegale con migliaia di utenti. |

La guerra contro IPTV e Pezzotto si sta facendo sempre più determinata. Infatti, in queste ore un altro canale di streaming illegale è finito sotto la lente delle forze dell’ordine. Si tratta di Streaming Community dove migliaia di utenti cercano e trovano film e serie TV protette da copyright disponibili senza dover pagare alcun abbonamento.
Streaming Community si è trova al centro di una grande operazione antipirateria che ha come obiettivo quello di eliminare definitivamente il sito e scoprire il maggior numero di utenti che se ne servono. Il canale Telegram ufficiale conta mezzo milioni di utenti circa che potrebbero rischiare multe fino a 5000 euro.
Ed è proprio su questo canale che, il colosso di IPTV e Pezzotto illegale online, ha comunicato: “Negli ultimi giorni stiamo assistendo a una serie di oscuramenti continui. Non si tratta più di blocchi saltuari: ora il mirino è puntato su di noi. Ogni 1-2 giorni veniamo oscurati di nuovo. Sospettiamo che dietro questi attacchi ci sia Piracy Shield, il sistema voluto dalle autorità italiane. L’Italia è l’unico paese europeo dove la legge consente blocchi ogni 30 minuti, senza verifica, senza processo. Un approccio da censura di Stato, che non protegge nulla, ma limita la libertà degli utenti. L’unico strumento che hanno è il blocco a livello DNS tramite gli operatori telefonici. Il cosiddetto ‘oscuramento’ riesce a rendere inaccessibile il sito in Italia“.
IPTV e Pezzotto: c’è davvero Piracy Shield dietro i blocchi di Streaming Community – Streaming Community è un sito completamente italiano che fornisce film e serie TV illegalmente protette da copyright. Questo servizio IPTV e Pezzotto online, disponibile a qualsiasi utente che volesse accedervi, ha anche un canale Telegram utilizzato per fornire informazioni e inviare comunicazioni di servizio. Ma chi c’è veramente dietro i blocchi continui di queste ore?
Contrariamente a quanto comunicato sul loro canale, Piracy Shield non dovrebbe c’entrare nulla con tutto questo. Infatti, la piattaforma non ha ancora attivo un protocollo che possa agire contro quei siti che trasmettono illegalmente film e serie TV.
In realtà, cercando di accedere a Streaming Community un utente potrebbe non raggiunge più la nota interfaccia in stile Netflix, ma una pagina della Guardia di Finanza che avvisa: “Questo servizio è stato sottoposto a sequestro per violazione sulle norme in materia di proprietà intellettuale […]. Guardare trasmissioni illegali è reato. Il tuo indirizzo IP è stato rilevato ed è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria“
<<<<<Pezzotto: Multe contro il “pezzotto”……. – 11 Dic.. 2024>>>>
| Multe contro il “pezzotto”, identificati oltre 2.000 utenti, multe fino a 5.000 euro: ecco adesso chi è a rischio |
| articolo: https://bari.repubblica.it/cronaca/2024/12/11/news/usare_il_pezzotto_non_e_reato_assolti_13_pirati_delle_pay_tv_se_la_cavano_con_multa_di_153_euro-423880443/ |
| Pirateria digitale, prime multe agli utenti del “pezzotto”: oltre 2.200 identificati in Italia; sanzioni fino a 5.000 euro, indagini retroattive e polemiche sui costi degli abbonamenti legali |
L’Italia compie un passo importante contro la pirateria digitale. Dopo anni di discussioni e promesse, arrivano le prime multe per chi ha usufruito di servizi illegali di streaming, meglio noto come “pezzotto”. A dover pagare, infatti, non saranno solo i gestori delle piattaforme clandestine, ma anche i singoli utenti.
Parliamo di una rete illegale estesa in tutto il mondo, che ha permesso per anni l’accesso a contenuti a pagamento senza alcun abbonamento, danneggiando l’intero ecosistema sportivo e audiovisivo, a partire dai club calcistici fino alle emittenti con licenza.
L’operazione: oltre 2.200 utenti individuati in tutta Italia – Roma, Agcom, Guardia di Finanza, Lega Serie A e diverse Procure hanno illustrato i risultati di una vasta operazione congiunta. Gli inquirenti hanno identificato 2.266 utenti, residenti in 80 province italiane, grazie al tracciamento degli indirizzi IP e ai dati legati ai pagamenti effettuati online.
Si tratta della prima volta in cui viene colpito in modo sistematico chi ha fruito dei contenuti pirata e non solo chi li ha offerti. Le sanzioni, pari a 154 euro per ciascun utente, rappresentano una sorta di “avvertimento”, ma potrebbero salire fino a 5.000 euro in caso di recidiva.
Non solo presente: si guarda anche al passato – L’attività investigativa non si limita ai casi più recenti. Anche chi ha smesso da tempo di utilizzare questi servizi potrebbe essere raggiunto da una sanzione. Le autorità hanno infatti raccolto dati a ritroso, utilizzando come prova anche le tracce dei pagamenti digitali effettuati in passato.
“Abbiamo svolto un’analisi dettagliata di regione, età, lavoro e ormai non si scappa più. Adesso possiamo bloccare lo streaming in due minuti in maniera automatica”, ha dichiarato il generale di brigata Gaetano Cutarelli.
Pirateria e abbonamenti: una questione di costi (e scelte) – Dietro l’esplosione del fenomeno del “pezzotto” c’è anche un tema economico. L’aumento costante dei prezzi degli abbonamenti e la frammentazione dei diritti televisivi – ad esempio nel calcio, dove bisogna sottoscrivere ben tre abbonamenti (DAZN, Sky e Prime) per seguire l’intera stagione – ha reso il costo complessivo insostenibile per molti utenti.
Prezzi più bassi se tutti pagano? La visione della Lega Serie A – Luigi De Siervo, AD della Lega Serie A, ribadisce che la soluzione non sta nel modificare l’offerta, ma nel far rispettare la legalità. Secondo l’A.D., se tutti gli utenti pagassero, i prezzi scenderebbero.
Una visione che, però, non convince tutti. Molti utenti, infatti, lamentano che le piattaforme non offrano un servizio adeguato al prezzo – alto – richiesto. E, intanto, chi ha usato il “pezzotto” dovrà fare i conti con le prime multe.
<<<<<Pezzotto: «Usare il pezzotto non è reato» …..– 11 Dic.. 2024>>>>
Mercoledì, 11 dicembre 2024
| «Usare il pezzotto non è reato», assolti 13 imputati di pirateria: per loro solo una multa. Ecco perché |

| “L’acquirente ha ricevuto il supporto illecito per uso personale e non per immetterlo a sua volta in commercio si configura solo l’illecito amministrativo” |
Dotarsi del pezzotto per un abbonamento in streaming alle pay tv non è un reato. Guardare sul divano di casa una partita, un film in prima visione o un documentario, tutt’al più, configura il pagamento di una sanzione amministrativa di 154 euro.
È accaduto in Salento dove 13 clienti sono stati assolti dall’accusa di ricettazione. La formula è esplicativa: perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. Che vuol dire? Che, come scrive in sentenza la giudice Roberta Maggio “non esistono elementi tali da provare che gli imputati abbiano partecipato alle attività di produzione e immissione in circolazione dei supporti informatici, né che li abbiano detenuti per immetterli in commercio. Emerge pacificamente – si legge nella sentenza – che la detenzione dei supporti informatici fosse finalizzata a meri scopi di natura personale”. E con una sanzione di 154 euro, la vicenda è chiusa.
Un orientamento, peraltro, già sancito da diverse sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione che, a più riprese, ha esplicitato il concetto seguente: “L’acquirente ha ricevuto il supporto illecito per uso personale e non per immetterlo a sua volta in commercio si configura solo l’illecito amministrativo e non il reato di ricettazione”.
Con buona pace dei colossi televisivi che cercano di rientrare dei soldi persi, come nel caso di Mediaset Premium che si era anche costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 80mila euro. Briciole, in confronto ai soldi che si disperdono nel sottobosco dell’illecito. Nell’inchiesta in salsa salentina, condotte dai militari guardia di finanza di Lecce, con il coordinamento della pm Maria Vallefuoco, era stato smascherato il giro: i clienti acquistavano da un sito internet gestito da un soggetto residente nel Varesotto gli abbonamenti Iptv pirata, e, tramite versamenti su una Postepay, vedevano in streaming canali come Mediaset Premium, Sky, Dazn e Disney Channel riservate agli utenti abbonati.
Gli odierni imputati, invece, erano difesi dagli avvocati Cosimo D’Agostino, Giovanni Tarantino, Salvatore Donadei, Raffaele Benfatto, Stefano Zurzolo, Davide De Giuseppe, Francesco Cavallo, Giuseppe Bonsegna, Anna Capone, Fabio Ruberto, Francesco Milanese e Salvatore Pinnetta. Un primo troncone di imputati è stato già giudicato con rito ordinario: verdetto, neppure a dirlo, sempre lo stesso: assoluzione “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.
<<<<<Pirateria online, l’Italia è il Paese Ue più …..– 28 nov. 2024>>>>
28 novembre 2024
| Pirateria online, l’Italia è il Paese Ue più virtuoso con meno accessi a contenuti illegali |
| articolo di Emanuela Galbusera: https://quifinanza.it/innovazione/pirateria-online-paesi-ue-euipo/867275/ |
| Gli utenti italiani accedono in media 7,3 volte al mese a contenuti illegali online, contro una media europea di 10. La metà di tutti gli accessi riguarda contenuti televisivi |
In Europa milioni di cittadini accedono continuamente a contenuti illegali su Internet e la pirateria online si fa sempre più sofisticata. Un recente studio dell’’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) ha evidenziato che, nel 2023, ogni utente di Internet in Europa ha visitato in media dieci volte al mese siti che distribuiscono pirateria online. L’Italia, con 7,3 accessi mensili, registra il numero più basso di visite ed è, forse a sorpresa, in testa alla classifica dei Paesi più virtuosi dell’Unione europea.
Indice
- L’Italia è il Paese europeo con meno accessi a contenuti illegali
- Un fenomeno da contrastare
- I contenuti più piratati
- Cresce lo streaming illegale
- I fattori alla base della pirateria
- Le strategie per combattere il fenomeno
L’Italia è il Paese europeo con meno accessi a contenuti illegali – Secondo la relazione dell’Euipo, ogni utente europeo di Internet accede, in media, a contenuti piratati 10 volte al mese. Questo dato si mantiene invariato rispetto all’anno precedente, segnalando una persistente attività illecita.
Nonostante la diffusione del “pezzotto“, un sistema di trasmissione illegale a canali televisivi a pagamento, l’Italia risulta il Paese europeo con il minor numero di accessi a contenuti illegali online, davanti a Germania e Romania.
Nel nostro Paese gli accessi a contenuti hackerati sono in media 7,3, in Germania 7,7 e in Romania 7,9. Sopra gli 8 Polonia, Spagna e Austria. Paesi Baltici e Cipro chiudono la classifica, con oltre 20 accessi al mese. Rispetto all’ultima rilevazione dell’anno scorso, il nostro Paese scala una posizione e sale in testa alla classifica dei Paesi più virtuosi.

Un fenomeno da contrastare – La pirateria, specialmente nel settore dello streaming, continua a rappresentare una sfida significativa, alimentata da fattori economici e sociali come la disuguaglianza di reddito e la demografia giovanile. Per contrastare efficacemente questo fenomeno, è fondamentale promuovere una maggiore offerta di contenuti legali, sensibilizzare il pubblico sulle implicazioni legali e adottare tecnologie più sofisticate per bloccare i siti pirata.
È recente la notizia della maxi operazione contro lo streaming illegale che ha portato allo smantellamento della principale organizzazione criminale transnazionale che forniva contenuti illegalmente a oltre 22 milioni di utenti. Eppure, nonostante gli sforzi per combatterlo, l’accesso a contenuti illegali online è ancora un fenomeno estremamente diffuso tra gli utenti di Internet.
I contenuti più piratati – Secondo lo studio, tra i contenuti più piratati il 50% degli accessi riguarda contenuti televisivi, come film, serie tv ed eventi in diretta, con cinque accessi mensili in media per ogni utente. Tra le tendenze per tipologia di contenuti:
- la pirateria cinematografica è scesa a 0,71 accessi per utente, prevalentemente tramite streaming, che rappresenta il 74 % dell’attività;
- la pirateria musicale è aumentata lievemente a 0,64 accessi per utente, con il ripping (o download di contenuti in streaming) che costituisce il metodo principale;
- la pirateria delle pubblicazioni è rimasta stabile a 2,7 accessi per utente. Il download rappresenta il metodo principale, mentre i manga sono la tipologia di contenuti più piratata, soprattutto su dispositivi mobili;
- la pirateria di software è cresciuta del 6 % (con 0,88 accessi per utente al mese) e, nella fattispecie, i giochi per dispositivi mobili costituiscono la categoria principale;
- la pirateria degli eventi sportivi in diretta è cresciuta nel periodo 2021-2023, con 0,56 accessi per utente alla fine dello scorso anno.
Cresce lo streaming illegale – Un aspetto preoccupante emerso dallo studio è l’aumento dell’utilizzo di piattaforme di streaming illegale, un fenomeno fenomeno alimentato sia dalla difficoltà di accesso a contenuti legali a prezzi accessibili, sia dalla scarsa consapevolezza delle conseguenze legali della pirateria.
Nel 2023, le visite a siti di IPTV pirata sono cresciute del 10%, con un numero sempre maggiore di utenti che si abbonano a servizi di streaming illegali. Lo studio stima che fino all’1% degli utenti web della Ue potrebbe aver sottoscritto un abbonamento a questi servizi in soli due anni, un dato che non tiene conto degli utenti che si sono abbonati prima del 2022.
I fattori alla base della pirateria – Sono diversi i fattori che influenzano i tassi di pirateria. Tra questi, le disuguaglianze economiche, la disoccupazione giovanile e la percentuale di giovani tra la popolazione sono correlati a livelli più elevati di pirateria. Al contrario, paesi con un PIL pro capite più elevato e una maggiore conoscenza delle offerte legali hanno tassi di pirateria più bassi e un maggiore ricorso all’offerta legale di contenuti online.
In particolare, i giovani e le persone con un basso reddito sono più inclini ad accedere a contenuti illegali, e questo si riflette anche nel tipo di dispositivi utilizzati. Ad esempio, per accedere a contenuti televisivi piratati, gli utenti tendono a usare un computer fisso, mentre per musica e pubblicazioni piratate si ricorre maggiormente a dispositivi mobili.
Le strategie per combattere il fenomeno – Il direttore esecutivo dell’Euipo, João Negrão, ha sottolineato l’importanza di affrontare le cause profonde della pirateria:
“Il panorama digitale è in continua evoluzione, e così anche gli schemi di violazione del diritto d’autore online. Il nostro studio più recente fa luce sulle complessità dell’utilizzo di contenuti digitali e sui fattori alla base della pirateria. È indispensabile affrontare le cause profonde di questo comportamento, che spesso risiedono in un accesso insufficiente a contenuti legali a prezzi abbordabili e nella necessità di una maggiore sensibilizzazione del pubblico sulle conseguenze della pirateria.“
La lotta alla pirateria deve concentrarsi sia sulla prevenzione che sulla repressione. Per quanto le condizioni economiche possano non concedere i mezzi per fruire dei servizi online, la pirateria resta un reato, contrastato dalle normative Ue. Una maggiore conoscenza delle alternative legali alla pirateria può contribuire significativamente a ridurre i tassi di illegalità.
La Commissione europea ha adottato due raccomandazioni specifiche: una per contrastare la pirateria degli eventi sportivi e di altri eventi in diretta, istituendo una rete di autorità amministrative nazionali dedicate e promuovendo una maggiore sensibilizzazione del pubblico. L’altra per rafforzare l’applicazione delle norme contro la contraffazione. Una delle iniziative principali è lo strumento Agorateka, che aiuta gli utenti a trovare contenuti legali online.
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<<<<<Streaming pirata: DAZN vuole…… – 28 nov. 2024>>>>>
28 novembre 2024
| Streaming pirata: DAZN vuole i nomi degli abbonati |
In seguito all’indagine diretta dalla Procura Distrettuale di Catania che ha portato alla chiusura di oltre 2.500 canali illegali, DAZN ha comunicato che si costituirà parte civile nel futuro processo per ottenere un risarcimento da tutti gli abbonati alle IPTV. È in pratica lo stesso obiettivo annunciato da AGCOM a fine settembre.
DAZN vuole i nomi degli abbonati – L’indagine condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale di Catania ha permesso di scoprire un’organizzazione criminale che offriva la visione illegale di contenuti in streaming ad oltre 22 milioni di utenti. DAZN ha espresso molta soddisfazione per l’esito dell’operazione Taken Down, affermando che “i clienti saranno sanzionati“.
Queste ultime parole hanno riferimento al risarcimento che la società chiederà a tutti gli abbonati alle IPTV. DAZN si costituirà parte civile al processo penale che inizierà nei prossimi mesi. Per raggiungere l’obiettivo, gli avvocati chiederanno ai magistrati catanesi i nomi dei pirati che hanno visto gli eventi sportivi senza pagare una vero abbonamento.
Questa azione potrebbe spingere la Guardia di Finanza a comminare le multe previste dalla legge antipirateria, utilizzando le informazioni condivise con Procura di Roma e AGCOM. Secondo il Commissario Massimiliano Capitanio, gli abbonati italiani alle IPTV sono il 10%, quindi circa 2,2 milioni. Ciò significa che applicando la sanzione minima di 150 euro, lo Stato incasserebbe 330 milioni di euro. La somma aumenterebbe fino a 11 miliardi di euro con la sanzione massima (5.000 euro).
<<<<<Streaming illegale, maxi operazione… – 27 nov. 2024>>>>>
Mercoledì, 27 novembre 2024
| Streaming illegale, maxi operazione in Italia e in Europa |
| articolo: https://www.lapresse.it/cronaca/2024/11/27/streaming-illegale-maxi-operazione-in-italia-e-in-europa/ |
| Smantellata la più grande organizzazione criminale transnazionale dedita alla pirateria audiovisiva |
La Polizia di Stato ha eseguito la più vasta operazione contro lo streaming illegale condotta in Italia ed in Europa. Oltre 270 operatori della Polizia Postale hanno effettuato 89 perquisizioni in quindici regioni italiane e, con la collaborazione delle forze di polizia straniere, 14 perquisizioni nel Regno Unito, Olanda, Svezia, Svizzera, Romania e Croazia, nei confronti di 102 persone.
Perquisizioni in Olanda, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Romania e Croazia – La polizia croata ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti indagati. Con l’operazione, coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania “è stata smantellata la più vasta organizzazione criminale transnazionale dedita alla pirateria audiovisiva che si avvaleva di una complessa infrastruttura informatica che serviva illegalmente oltre 22 milioni di utenti finali“, si legge nella nota della Polizia.
Giro d’affari da 250 milioni al mese – I canali illegali sequestrati nell’ambito della maxi-operazione, chiamata ‘Taken Down’, sono oltre 2.500. I server che gestivano la maggior parte dei segnali illeciti in Europa permettevano un giro illegale di affari di oltre 250 milioni di euro mensili. Sono state anche sottoposte a sequestro criptovalute per oltre 1.650.000 di euro e contanti per oltre 40mila euro. L’infrastruttura informatica smantellata serviva illegalmente oltre 22 milioni di utenti finali, in ambito nazionale ed internazionale. In sostanza, con un sofisticato sistema di Iptv illegali, venivano illegalmente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle più note piattaforme quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.
Agcom: operazione porta allo Stato non meno di 330 milioni – “L’operazione di Catania dimostra ancora una volta come il cancro della pirateria sia diffuso, ma come al tempo stesso esistano gli strumenti per contrastarlo. Un plauso alle Forze dell’ordine che hanno condotto l’operazione che ha smascherato i responsabili della rete criminale e dimostra l’inefficacia protettiva di tanti decantati sistemi di Vpn. Su 22 milioni di utenti collegati a queste reti mafiose, possiamo stimare che un 10% siano italiani: in base alla nuova legge antipirateria, questo significa che, una volta identificati, dovrebbero versare allo stato complessivamente non meno di 330 milioni di euro di multe. Questo a fronte di 2500 canali illegali. Piracy shield ne ha chiusi 30.000 in pochi mesi. La lotta alla pirateria, se combattuta con convinzione, ha anche una ragione economica non più trascurabile”, ha commentato l’onorevole Massimo Capitanio, commissario di Agcom.
<<<<<Piracy Shield: pressioni alla commissaria AGCOM – 20 nov. 2024>>>>>
20 Novembre 2024
| Piracy Shield, pressioni alla commissaria Agcom. Solidarietà da Assoprovider |
Non accenna a calare di tono la polemica su Piracy Shield, lo strumento per combattere la pirateria donato dalla Lega Serie A ad Agcom protagonista di alcuni scivoloni che hanno interessato anche Google. A tornare sull’argomento è la commissaria Agcom Elisa Giomi, nuovamente su LinkedIn. In seguito al post della settimana scorsa, in aperta critica con la linea del presidente Agcom Lasorella, Giomi rende noto di aver ricevuto una diffida alla rettifica e una minaccia di una possibile azione risarcitoria.
Giomi chiede – si chiede – “se ciò non costituisca un’indebita pressione“, una conferma di aver “denunciato qualcosa di scomodo”. La commissaria va al nocciolo della questione, soddisfatta almeno del fatto che il dibattito nato dal suo post ha colto i temi della vicenda, “gli stessi di cui vado parlando da 4 anni”
| Primo: Tramite Piracy Shield, si è osservato, Agcom rischia involontariamente di limitare la libertà di espressione e di agire una censura. |
| Seconda questione: La mancata trasparenza e correttezza procedurale, essenziali per un’Autorità indipendente. Da 4 anni segnalo procedure non cristalline di attribuzione delle consulenze esterne […] anticipazioni alla stampa di notizie riservate e soprattutto il progressivo avvicinamento alla politica, normalizzato o persino esibito…tutte “malepratiche” di cui sono stata invitata a “farmi una ragione”. |
Terza:
La vicenda Piracy Shield ci riporta proprio all’importanza di dare spazio su temi di interesse collettivo anche a voci minoritarie. Ovvero tutelare il pluralismo. E’ uno dei compiti principali di Agcom, che però non sempre lo ha assolto al meglio delle sue possibilità.
| Quarta: Guai anche sul fronte del pluralismo interno al Consiglio di Agcom: averne criticato a più riprese l’operato nel coinvestimento di Tim mi è valso un accertamento di violazione del codice etico, così piegato a strumento di repressione dell’unica voce di minoranza. […] Infine, trovo fuori scala che il contrasto alla pirateria abbia finito per coincidere con il contrasto alla decriptazione delle partite di calcio. Ma questa è un’altra storia. |
| SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO DA ASSOPROVIDER |
Insomma, Giomi non ci sta e risponde colpo su colpo, proseguendo nella sua battaglia. Battaglia nei confronti della quale c’è il sostegno di Assoprovider, l’associazione che riunisce i provider italiani piccoli e medi, la quale ha espresso pubblica solidarietà nei confronti della commissaria Agcom con una nota inviata alla stampa.
| Assoprovider è “in prima linea contro le distorsioni di Piracy Shield“, e sollecita Agcom a “rivisitare l’intero sistema di blocco automatico dei siti basato sul Piracy Shield, sospendendone l’efficacia sino a quando non verrà accertata l’assenza di pericoli per gli utenti ed i consumatori”. |
| La Commissaria Giomi ha espresso, secondo l’Associazione, una posizione di critica perfettamente in linea con i principi di libertà di espressione e con le plurime critiche provenienti dalla società civile e dal mondo dell’imprenditoria del settore delle comunicazioni elettroniche – ha spiegato Giovanbattista Frontera, presidente di Assoprovider. |
<<<<<Piracy Shield: Commissaria AGCOM contesta il Presidente–16 nov. 2024>>>>>
| Piracy Shield: Commissaria AGCOM contesta il Presidente |
Piracy Shield continua a causare problemi a siti e servizi legittimi, ma secondo AGCOM funziona perfettamente. Durante un’audizione alla Commissione Cultura della Camera, il Presidente Giacomo Lasorella ha fornito alcune informazioni e risposto a domande sugli errori di blocco. La Commissaria Elisa Giomi ha contestato le affermazioni con un post pubblicato su LinkedIn.
Volano gli stracci in AGCOM – All’inizio del suo intervento, il Presidente ha comunicato che, dal giorno dell’attivazione (1 febbraio) ad oggi, Piracy Shield ha permesso di bloccare 24 FQDN (Fully Qualified Domain Name) e 7.000 indirizzi IP. AGCOM ha inoltre ricevuto solo due reclami, mentre gli errori di blocco sono stati risolti in poche ore. Il Presidente ha inoltre sottolineato che la piattaforma è stata donata dalla Lega Calcio, quindi non è costata nulla allo Stato, mentre la manutenzione è stata affidata alla società che ha sviluppato Piracy Shield (Sp Tech, braccio digitale dello studio legale Previti) per 12 mesi.
La Commissaria Elisa Giomi, che aveva già suggerito di sospendere temporaneamente la piattaforma, ha scritto un post su LinkedIn per prendere le distanze dalle dichiarazioni del Presidente. Innanzitutto smentisce l’affermazione che l’aggiornamento di Piracy Shield sia stato pianificato per ottimizzare l’impianto esistente e adeguarlo all’evoluzione tecnologica.
In realtà, la reingegnerizzazione è necessaria perché la piattaforma genera una percentuale significativa e costante di errori. La Commissaria aggiunge:
- Tali errori non sono imputabili a difetti nelle segnalazioni, come sostenuto dal Presidente, ma al funzionamento della piattaforma stessa, ed hanno comportato tempi lunghi di risoluzione e oneri significativi per l’Autorità e per i soggetti coinvolti.
Elisa Giomi ha contestato inoltre l’affermazione sulla donazione. I tempi sarebbero stati rispettati anche tramite Consip. In questo modo si poteva individuare un fornitore senza conflitti di interesse. La Lega Calcio ha donato la piattaforma ad AGCOM per perseguire interessi privati (quelli di DAZN e Sky).
Infine, la Commissaria sottolinea che la manutenzione è stata affidata a Sp Tech per 12 mesi, ma la spesa è a carico dello Stato. Su questo punto, Assoprovider ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. Elisa Giomi chiude il post con un riferimento ai tempi di blocco e sblocco:
- I blocchi sul web non possono essere attuati calpestando i diritti fondamentali dei titolari di siti e indirizzi IP leciti. La piattaforma di blocco dovrebbe funzionare, a regime, rispettando sia il diritto di difesa prima del blocco, sia il diritto all’immediato ripristino di quanto illegittimamente inibito dall’Autorità. Non è accettabile che un sito lecito sia chiuso in 30 minuti dalla piattaforma e la rimozione del blocco possa richiedere anche oltre 30 giorni.
Il Presidente ha citato anche la protesta di Amazon, Cloudflare, Google e altre Big Tech statunitensi, affermando che AGCOM non può rilasciare nessun commento.
Intanto, la Guardia Civil in Spagna ha disattivato un canale streaming che consentiva ad oltre 78.000 utenti di vedere gratuitamente le partite di prima e seconda divisione tramite un add-on per Kodi. Tutto è nato da una denuncia di LaLiga e Movistar, senza utilizzare nessun Piracy Shield.
<<<<<Piracy Shield: Come vi spengono internet …- 02 nov. 2024>>>>>
Sabato 02 novembre 2024
| Come vi spengono internet con Piracy Shield per bloccare i pirati del calcio |
| Nata per combattere lo streaming illegale degli eventi sportivi e tutelare il diritto d’autore, la legge anti-pezzotto è già sotto la lente. A Today.it Alessandro Vercellotti, avvocato del digitale: “Giustificata l’urgenza di una stretta normativa” |
Nelle ultime settimane si dibatte molto di Piracy Shield, la piattaforma nazionale anti-pirateria messa a disposizione da Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), nata per combattere lo streaming illegale di contenuti protetti da diritto d’autore, con particolare riferimento agli eventi sportivi e alle partite di calcio. Istituito dalla legge n. 93 del 24 luglio 2023, Piracy Shield (attiva dal 1° febbraio 2024) raccoglie le segnalazioni dei detentori dei diritti sportivi – Lega Serie A (la stessa che ha donato all’Agcom la piattaforma valutata 25mila euro e sviluppata da Sp Tech, braccio informatico di Studio Previti), Mediaset, Sky e DAZN – sugli indirizzi IP sospettati di trasmettere illegalmente contenuti protetti. Uno strumento, dunque, che amplia notevolmente il potere delle autorità di bloccare rapidamente l’accesso ai contenuti pirata, bypassando lunghi processi legali.
In particolare, i due emendamenti contro la pirateria tv per gli eventi sportivi approvati dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato al decreto Omnibus, diventato appunto legge, prevedono nuovi obblighi per fornitori di servizi Vpn e provider Dns (nonché pene fino a un anno reclusione). Così, dopo che il 19 ottobre Piracy Shield ha bloccato Google Drive, il Codacons e la vicepresidente di Azione, Giulia Pastorella, hanno annunciato un’interrogazione parlamentare. “Cosa deve accadere affinché Agcom sospenda la piattaforma?“, ha tuonato a Today.it la deputata.
Parliamo di un caso studio (nell’ambito del quale l’Autorità indipendente ha diffidato DAZN in qualità di segnalatore accreditato su Piracy Shield) “che rappresenta la complessità e le applicazioni di strumenti come la piattaforma anti-pezzotto“, spiega a Today.it Alessandro Vercellotti, avvocato del digitale e co-founder della società Legal for Digital. “Il blocco di Google Drive – prosegue – mostra quanto possano essere invasivi e potenzialmente problematici questi interventi, anche quando l’intento è combattere la pirateria online. Il rischio? È quello di interferire con il funzionamento di servizi legittimi usati da milioni di utenti per scopi del tutto leciti“.
Sul “caso” si è espresso anche Corrado Giustozzi, membro del Consiglio direttivo del Clusit (l’Associazione italiana per la sicurezza informatica), ribadendo “l‘importanza che piattaforme così critiche siano realizzate sicure e resilienti, anche per scongiurare eventuali azioni non solo colpose, ma anche dolose“. Ragione per cui, ha parlato ancora, “è opportuno che informazioni oggettive relative al funzionamento ed alle prestazioni di tali piattaforme, quali ad esempio il tasso di falsi positivi, siano portate a conoscenza della collettività per consentire ai cittadini di poter valutare in modo informato quanto viene fatto nel loro interesse“.
Multe e carcere per chi non denuncia – Una delle novità più significative è l’introduzione di responsabilità penali e civili dirette per i provider di servizi, motori di ricerca e piattaforme online. “Vengono sia imposti obblighi più stringenti (come un monitoraggio preventivo o automatico dei contenuti caricati dagli utenti) sia introdotti meccanismi di segnalazione rapida attraverso piattaforme come quella gestita dall’Agcom“, precisa l’avvocato Vercellotti. “Ciò permette di intervenire con maggiore tempestività contro i contenuti illegali. È anche previsto il blocco preventivo dei domini, se viene rilevata la presenza di contenuti illeciti“.
La condizione di dover rispondere di condotte penalmente rilevanti “costituisce poi una modifica controversa perché, tradizionalmente, questi soggetti sono stati considerati “neutrali”, ossia non direttamente responsabili dei contenuti caricati dagli utenti. Tale cambio di paradigma potrebbe avere effetti significativi sull’ecosistema digitale, imponendo obblighi stringenti per controllare o rimuovere contenuti illegali, come la pirateria online“.
Quindi l’esperto legale ricorda che, dal punto di vista normativo, il principio di non responsabilità – conosciuto come mere conduit – è stato protetto da direttive come quella sull’e-commerce (Direttiva 2000/31/CE), che escludeva la responsabilità degli intermediari, a meno che non fossero a conoscenza di contenuti illeciti e non agissero tempestivamente per rimuoverli. Adesso, con l’introduzione di nuove regole come quelle del Piracy Shield, “i provider potrebbero essere obbligati a monitorare attivamente i contenuti o affrontare sanzioni penali. Infatti, questa responsabilità richiede che gli intermediari agiscano rapidamente per rimuovere o bloccare contenuti pirata una volta che vengono informati per non rischiare sanzioni severe“.
Rischi del pezzotto – Termine che identifica l’utilizzo di dispositivi (o applicazioni) che permettono di accedere illegalmente a canali pay-per-view o ad abbonamenti IPTV a costi decisamente inferiori (se non nulli) rispetto ai normali abbonamenti legali, il “pezzotto” pone a rischio di sanzioni penali e amministrative gli utenti che ne fruiscono. A questo proposito, l’esperto legale puntualizza: “In Italia, chi viene sorpreso a utilizzare questi sistemi può essere multato con cifre che vanno dai 2.500 ai 25.000 euro, e in alcuni casi si rischia anche la reclusione fino a tre anni“.
C’è di più. “Quella che è la “stretta” normativa concerne anche chi guarda contenuti pay-tv tramite siti di streaming illegale, non solo chi utilizza il pezzotto; pure accedere a questi contenuti senza un abbonamento legale è considerato un reato, e si rischiano le stesse sanzioni“. Senza dimenticare che oltre al danno economico, questi portali illegali spesso espongono gli utenti a malware e furti di dati personali”.
Nel sottolineare che “c’era sicuramente bisogno di una legge più incisiva, perché il fenomeno è piuttosto diffuso e ormai allargato a macchia d’olio con l’uso del digitale“, l’avvocato Vercellotti ammette: “Il nostro paese ha una lunga storia di accesso illecito a contenuti protetti da copyright, che ha portato a perdite significative per l’industria dell’intrattenimento e delle telecomunicazioni. Secondo i dati, milioni di italiani utilizzano strumenti come il pezzotto o accedono a siti di streaming illegali, quindi l’urgenza di una stretta normativa è giustificata“.
Dunque è corretto definire l’Italia come un paese “indisciplinato“? “Assolutamente no – replica l’esperto legale – poiché il problema è globale. Molti paesi, infatti, hanno dovuto rafforzare le proprie leggi proprio per affrontare questa criticità, in aumento con l’avvento dello streaming e dell’accesso facile ai contenuti digitali. L’Italia, grazie al Piracy Schield, si sta semplicemente allineando a pratiche più severe già adottate in altre nazioni“.
<<<<<Piracy Shield: Il Garante diffida Dazn …. – 23 ottobre 2024>>>>>
Mercoledì, 23 ottobre 2024
| Il Garante diffida Dazn per il blocco di Google Drive. Il commissario Giacomelli “Piracy Shield va chiuso temporaneamente” |
| Il blocco di Google Drive è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: DAZN è stata ritenuta colpevole da Agcom ed è stata diffidata: una nuova svista porterà ad una pesante multa e alla perdita della possibilità di segnalare illeciti. |
La colpa è di DAZN. A scriverlo nero su bianco ci ha pensato Agcom, che nella giornata di oggi ha rilasciato la seguente dichiarazione.
| “Il Consiglio dell’Autorità, nella riunione odierna, alla luce della relazione tecnica presentata dagli uffici competenti sull’evento occorso sabato sera in relazione ad una segnalazione di blocco riferita per errore a Google Drive, ha deciso di diffidare DAZN in qualità di segnalatore accreditato sulla piattaforma Piracy Shield, ad assicurare la massima diligenza e il massimo rigore nella presentazione delle istanze di blocco e nella raccolta delle relative prove. L’Autorità si è riservata di adottare tutti i provvedimenti di competenza in caso di inottemperanza. L’Autorità, tenuto conto delle novità introdotte dal decreto omnibus, che ha chiarito il novero dei soggetti tenuti all’iscrizione alla piattaforma, ha inoltre rivolto un richiamo a tutte le categorie di soggetti perché provvedano, in ossequio al dettato legislativo, ad accreditarsi alla piattaforma Piracy Shield. Si tratta dei gestori di motori di ricerca e dei fornitori di servizi della società dell’informazione coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità del sito web o dei servizi illegali, compresi i fornitori di servizi di VPN e di DNS pubblicamente disponibili, ovunque residenti e ovunque localizzati.” |
Secondo le ricostruzioni sabato sarebbe stata una società esterna ingaggiata da DAZN a creare il ticket che ha spento in Italia, per quasi un giorno, Google Drive e altri servizi Google. Tra le migliaia di siti illegittimi che trasmettevano Milan-Udinese e Juventus-Lazio una riguardava proprio Google Drive. Per la precisione una serie di utenti avevano creato una cartella condivisa con dentro tutti i link per vedere illegalmente le partite: il dominio dell’indirizzo che puntava a quella cartella era ovviamente lo stesso che puntava a milioni di altre cartelle Google Drive, e da qui il pasticcio: Google Drive bloccato in Italia per ore, in alcuni casi anche per un giorno.
Il Garante Agcom diffida così Dazn: un ulteriore errore nelle segnalazioni comporterà una pesante multa e anche la perdita della possibilità di caricare sulla piattaforma nuovi tickets.
Secondo Repubblica Antonello Giacomelli, uno dei commissari Agcom, non avrebbe partecipato al voto sulla questione in segno di protesta: secondo Giacomelli sarebbe necessario bloccare temporaneamente la piattaforma per ripensarla. Giacomelli chiede anche che si pensi ad un processo che permetta ad Agcom di controllare le segnalazioni, cosa che adesso non fa, ma soprattutto chiede un confronto con la Lega di Serie A perché i costi di gestione della piattaforma sarebbero andati oltre quanto preventivato.
Nella nota, come si può leggere sopra, è presente in ogni caso anche un richiamo a motivi di ricerca e fornitori di servizi di VPN e di DNS pubblicamente disponibili: per decreto legge sono obbligati ad aderire a Piracy Shield, e al momento non pare che lo abbiano fatto.
<<<<<Piracy Shield: Agcom risponde…- 22 ottobre 2024>>>>>
Martedì, 22 ottobre 2024
| Piracy Shield: Agcom risponde dopo il blocco di Google Drive |
| articolo di Osvaldo Lasperini: https://www.telefonino.net/notizie/cinema-a-casa-con-questo-mini-proiettore-a-meno-di-40-euro-su-amazon/ |

Nonostante l’errore di Piracy Shield nei confronti di Google Drive, scambiato per un sito di IPTV e Pezzotto illegali, sia rientrato continuano le polemiche in merito. Quello che non va giù ai più è la facilità con cui questa applicazione anti-pirateria possa bloccare domini che ritiene illegali, creando così problemi agli utenti nel caso questi siano semplicemente servizi.
Tuttavia, non è mancata la risposta “per le rime” di Agcom a Google, facendo seguito a tutte le lamentele che continuano a riempire il web in questi giorni. Invece di chiedere scusa, come molti si aspettavano, il garante ha affondato il coltello nel colosso di Mountain View. Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, ha infatti dichiarato:
| “Non posso usare complicità come termine o connivenza o corresponsabilità, ma c’è una mancanza di collaborazione piena da parte di due soggetti come Google e Cloudflare. Costruire un percorso insieme può essere utile. Se si è verificato questo problema, e non è una scusante per quello di grave che è accaduto, è perché nonostante la legge imponga a tutti i fornitori di servizi media-audiovisivi di iscriversi alla piattaforma, i signori di Google e di Cloudflare, hanno deciso di non iscriversi alla piattaforma e non iscrivendosi alla piattaforma per esempio Google non ha potuto comunicare la whitelist. Che esiste, ne è stata fornita una dall’agenzia nazionale della cyberiscurezza e poi ci sono le whitelist da chi ha partecipato al tavolo.“ |
Piracy Shield e Google Drive: Agcom riconosce comunque l’errore – Non lascia spazio a dubbi la dichiarazione di Capitanio, commissario Agcom. La lotta a IPTV e Pezzotto è il primo obiettivo contro la pirateria dei diritti di autore e la diffusione di contenuti a pagamento in maniera illegale. Tuttavia, ha anche ammesso che quello che è successo a Google Drive per opera di Piracy Shield è un errore grave:
| “Quello che è avvenuto ieri sera è grave, anche perché lo reputo un qualcosa di più di una distrazione. Tant’è che l’autorità secondo me nella sua autonomia e indipendenza potrebbe anche valutare che chi fa le segnalazioni e non si attiene rigorosamente a quanto previsto dalla legge, se qualcuno dovesse disattendere in maniera continua un certo rigore potrebbe essere anche escluso.“ |
Cos’è successo sabato a Piracy Shield – Sempre Capitanio è entrato nel merito dell’errore di Piracy Shield che per circa sei ore ha bloccato Google Drive. Secondo il commissario Agcom “questa è una guerra alla criminalità organizzata e a una forma mentis devastante che toglie risorse al Paese che potrebbero essere destinate ad altro e toglie posti di lavoro. È in corso un incendio di proporzioni devastanti, è ovvio che vorremmo che i vigili del fuoco quando arrivano spengano solo l’incendio senza mandare acqua o schiuma sulle altre cose“.
In conclusione, Piracy Shield ha fatto un errore grave, ma secondo Capitanio è inevitabile che possa succedere questo “in guerra”. Quello su cui Agcom vuole concentrarsi è che “nella stessa giornata sono stati complessivamente disabilitati oltre 200 indirizzi IP senza alcun tipo di problematica“.
<<<<<Disastro Piracy Shield: …. – 20 ottobre 2024>>>>>
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Domenica, 20 ottobre 2024 Fonte: DDay.it
| Disastro Piracy Shield: Codacons chiede il sequestro |

| Il Codacons presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere l’avvio di un’indagine e l’eventuale sequestro di Piracy Shield. |
Ieri è stato bloccato un dominio di Google Drive per circa sei ore, impedendo agli utenti di scaricare i file dal servizio di cloud storage. Questo disastro di Piracy Shield, che secondo qualcuno funziona perfettamente, ha causato pochi danni solo perché era un sabato pomeriggio. Il Codacons ha comunicato che domani presenterà un esposto per chiedere il sequestro della piattaforma.
Richieste di blocco non verificate – Il dominio bloccato, ovvero drive.usercontent.google.com, appartiene alla CDN di Google. Non è noto quale titolare dei diritti d’autore ha caricato il ticket corrispondente su Piracy Shield (in pratica c’è una mancanza di trasparenza), ma leggendo il nome e facendo una veloce ricerca era possibile scoprire facilmente che non si trattava di un dominio usato per lo streaming illegale.
Il Codacons ha annunciato che domani presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere l’avvio di un’indagine ed eventualmente il sequestro di Piracy Shield. Questo è il comunicato stampa ricevuto dalla redazione di DDay.it:
| Quanto accaduto nella serata del 19 ottobre è gravissimo e rappresenta un precedente pericoloso a danno di una platea enorme di soggetti. Lo afferma il Codacons, intervenendo sul blocco di Google Drive da parte del sistema Piracy Shield. La lotta alla pirateria è una esigenza che condividiamo da sempre, considerato che il fenomeno produce un danno per la collettività portando a ingenti perdite economiche per le società interessate e a un rialzo delle tariffe a carico dei consumatori. Le misure di contrasto all’illegalità non possono tuttavia portare a incidenti come quello che ha interessato Google Drive, un servizio usato da una moltitudine di soggetti (utenti, aziende e professionisti), anche per motivi di studio e lavoro, e che ieri è rimasto bloccato per ore causando proteste e disagi. Per tale motivo presenteremo domani un esposto alla Procura della Repubblica di Roma affinché apra una indagine sul caso volta ad accertare possibili fattispecie penalmente rilevanti e le relative responsabilità, valutando al contempo il sequestro del sistema Piracy Shield se non in grado di scremare adeguatamente i siti da bloccare nell’ambito della lotta alla pirateria, poiché una tale circostanza rappresenterebbe una soluzione immensamente più grave del problema. |
Sull’accaduto è arrivato inoltre il commento di Giovanni Zorzoni che aveva già criticato i due emendamenti approvati all’inizio di ottobre. Secondo il Presidente di AIIP, il blocco del dominio di Google è frutto di dilettantismo e improvvisazione. Zorzoni evidenzia anche un “doppiopesismo”. Il dominio di Google è stato sbloccato dopo poche ore, mentre quelli dei provider più piccoli rimangono bloccati per mesi.
<<<<<Clamoroso: Piracy Shield blocca Google Drive – 19 ottobre 2024>>>>>
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Domenica, 20 ottobre 2024
| Clamoroso: Piracy Shield blocca Google Drive |
| Google Drive bloccato dall’AGCOM: stop ai download per contrastare la pirateria. Oscurato uno dei servizi cloud più usati al mondo. |
Nella serata di sabato 19 ottobre, un ticket caricato sul sistema ha oscurato un dominio critico di Drive e una cache di YouTube, servizi legittimi non coinvolti nella trasmissione illegale di eventi sportivi.
L’incidente mette in luce le criticità del sistema Piracy Shield, progettato per contrastare lo streaming pirata ma che rischia di colpire anche siti innocenti. Il blocco ha causato problemi di accesso e download per utenti privati, aziende e istituzioni che utilizzano i servizi Google, incluse scuole che sperimentano sistemi di intelligenza artificiale su Google Workspace.
| Piracy Shield ha oscurato due domini di uno dei colossi del web. |
Dalle 18:56 di sabato, Piracy Shield ha bloccato l’indirizzo drive.usercontent.google.com, fondamentale per i download da Google Drive. Poco dopo, anche una cache di YouTube è finita nel mirino. I disservizi sono stati confermati da un picco di segnalazioni su Downdetector, sito che monitora le interruzioni dei servizi online.
Il blocco ha evidenziato lacune nella whitelist di Piracy Shield, che apparentemente non include alcuni importanti sotto-domini di Google. Secondo fonti consultate da Wired, solo alcuni operatori come Tim e Wind3 hanno rimosso il blocco, mentre altri utenti continuano a riscontrare problemi di accesso.
L’incidente ha suscitato reazioni immediate. La deputata Giulia Pastorella di Azione ha annunciato un’interrogazione parlamentare e la richiesta di convocazione dell’Agcom. Google Italia sta valutando le conseguenze dell’accaduto prima di decidere eventuali azioni legali.
Secondo le regole dell’Agcom, il proprietario di un dominio erroneamente bloccato ha cinque giorni per fare ricorso. Tuttavia, la gravità dell’errore e il coinvolgimento di una multinazionale del calibro di Google potrebbero accelerare la risoluzione del problema.
L’episodio evidenzia i limiti di Piracy Shield, sviluppato da SP Tech per la Lega Serie A e donato all’Agcom. Esperti informatici hanno più volte sottolineato come il sistema non tenga conto della complessità di Internet, rischiando di colpire risorse legittime.

Recenti emendamenti al disegno di legge omnibus hanno ampliato il raggio d’azione di Piracy Shield, permettendo il blocco di indirizzi IP anche quando l’attività illegale è solo “prevalente” e non “univoca“. Questa estensione potrebbe aumentare il rischio di errori simili in futuro.
Il blocco accidentale di Google Drive e di una cache di YouTube solleva importanti questioni sulla efficacia e precisione di Piracy Shield. Mentre la lotta alla pirateria rimane un obiettivo cruciale, è evidente la necessità di affinare gli strumenti utilizzati per evitare danni collaterali a servizi legittimi e essenziali per milioni di utenti.
L’incidente potrebbe spingere a una revisione delle procedure e dei controlli di Piracy Shield, nonché a un dibattito più ampio sull’equilibrio tra la tutela dei diritti d’autore e la libertà di accesso ai servizi digitali.
<<<<<La nuova legge anti-pirateria italiana mina la libertà di internet >>>>>
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Sabato, 12 ottobre 2024
| La nuova legge anti-pirateria italiana mina la libertà di internet |
| Il governo italiano ha introdotto nuove regole per la piattaforma antipirateria Piracy Shield, estendendo significativamente i suoi poteri di blocco. |
Il governo italiano ha introdotto nuove regole per la piattaforma antipirateria Piracy Shield, estendendo significativamente i suoi poteri di blocco dei contenuti online.
Le modifiche, approvate attraverso emendamenti al decreto Omnibus, mirano a rafforzare la lotta contro la violazione del diritto d’autore (molto banalmente per rispondere alle critiche in merito al costante sfruttamento di servizi di streaming illeciti per guardare le partite di calcio) ma sollevano preoccupazioni per possibili conseguenze impreviste sulla libertà di internet.
| Queste modifiche rischiano di modificare la fisionomia stessa di internet per il pubblico italiano. |
Le due principali novità riguardano l’ampliamento delle condizioni per bloccare un indirizzo IP e l’obbligo per i fornitori di servizi internet di segnalare anche solo il sospetto di attività illecite online. Queste modifiche potrebbero avere un impatto significativo sul funzionamento della rete in Italia, rischiando di colpire anche contenuti legittimi.
La prima modifica consente di bloccare un indirizzo IP non solo se è univocamente destinato ad attività illecite, ma anche se lo è in modo “prevalente“. Questo potrebbe portare all’inibizione di risorse online legittime che condividono lo stesso indirizzo IP con contenuti illegali.
La seconda novità impone a tutti i fornitori di servizi internet l’obbligo di segnalare persino il sospetto di attività illecite online, pena sanzioni penali fino a un anno di carcere. Questa disposizione potrebbe spingere gli operatori a segnalare in modo eccessivo per evitare rischi legali.
Le modifiche hanno sollevato critiche da parte degli operatori di telecomunicazioni e degli esperti del settore. Nonostante ciò, il governo Meloni e la sua maggioranza sembrano determinati a procedere con l’implementazione delle nuove regole.
L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), che gestisce Piracy Shield, dovrà ora decidere come rendere operative queste disposizioni attraverso un tavolo tecnico. Sarà cruciale l’interpretazione dell’avverbio “prevalentemente” per determinare quando i contenuti illegali su un indirizzo IP giustifichino il blocco totale.
Il tavolo tecnico dell’Agcom vedrà la partecipazione di numerosi attori, tra cui:
- Grandi aziende tecnologiche come Google e Microsoft
- Operatori di VPN
- Fornitori di servizi di hosting
- Rappresentanti dell’industria dell’intrattenimento
Questa ampia partecipazione potrebbe rallentare l’applicazione delle nuove norme, ma non elimina il rischio di conseguenze indesiderate sulla libertà di internet.
Gli emendamenti rimuovono anche il limite al numero di domini che possono essere bloccati. Attualmente, il limite è fissato a 18.000 fully qualified domain name (FQDN), ma questa restrizione verrà eliminata dopo il primo anno di operatività della piattaforma.
L’Agcom sarà tenuta a riabilitare le risorse online bloccate dopo sei mesi, ma non è chiaro se questo sarà sufficiente a contenere l’esplosione di domini oscurati.

Le nuove disposizioni estendono l’obbligo di segnalazione anche a reati come l’accesso abusivo a sistemi informatici e la frode informatica. Questo potrebbe portare a un sovraccarico delle procure con una mole di segnalazioni difficile da gestire.
Inoltre, è stato siglato un protocollo tra Agcom, Guardia di Finanza e Procura di Roma per stabilire un flusso continuo di informazioni per le indagini, che coinvolgerà anche enti come la SIAE.
Le modifiche a Piracy Shield rappresentano una significativa espansione dei poteri di blocco e controllo sui contenuti online in Italia. Mentre l’obiettivo dichiarato è combattere la pirateria, le nuove regole sollevano serie preoccupazioni sulla libertà di internet e sul potenziale impatto su siti e servizi legittimi.
Resta da vedere come queste disposizioni verranno implementate nella pratica e quali saranno le conseguenze effettive per l’ecosistema digitale italiano. La sfida sarà trovare un equilibrio tra la protezione del diritto d’autore e la salvaguardia di un internet aperto e accessibile.
<<<<<Lotta al pezzotto, approvati emendamenti – 30 settembre 2024>>>>>
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Venerdì, 18 ottobre 2024
| IPTV e Pezzotto: le forze dell’ordine beccheranno il singolo utente |
| Guerra aperta delle Forze dell’Ordine contro la pirateria online di IPTV e Pezzotto che raggiungeranno il singolo utente per multarlo. |
La vita non sarà più così facile per chi sfrutta IPTV e Pezzotto per seguire contenuti che richiederebbero un abbonamento legale a piattaforme di streaming specifiche. La Pirateria sembra ormai avere i giorni contati stando alle dichiarazioni di Luigi De Siervo, amministratore della Lega Serie A, i cui contenuti sono tra i più penalizzati in questo a rispetto del copyright.
“Gli ultimi sviluppi della piattaforma Piracy Shield ci confortano poiché consentiranno alle Forze dell’ordine di individuare il singolo utente e, soprattutto, di sanzionarlo per il reato che commette a danno di tutto il sistema“, ha dichiarato De Siervo. Il consumatore finale che non fa uso di attività lecite per guardare partite, film, serie TV e altri contenuti deve fare attenzione.
Arriva anche la steccata a piattaforme e motori di ricerca da parte dell’amministratore della Lega Serie A: “Non possiamo pensare che in occasione di ogni partita si trovino facilmente online indirizzi per vedere illegalmente gli incontri“.
IPTV e Pezzotto: che fine ha fatto Piracy Shield – Molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto la tanto annunciata Piracy Shield 2.0, la versione aggiornata della piattaforma sfruttata per contrastare la pirateria online di IPTV e Pezzotto. De Siervo, nella sua recente dichiarazione, ha anche menzionato questo strumento che, da quanto sappiamo, era in pausa per un restyling delle funzionalità per essere più efficace e superare alcuni limiti:
Le Telco stanno finalmente collaborando al funzionamento della piattaforma Piracy Shield che l’AGCom sta gestendo con equilibrio e fermezza.
Ce n’è anche per le VPN – Un altro tasto dolente per chi, come De Siervo, combatte la pirateria di IPTV e Pezzotto sono le VPN. Ma l’amministratore della Lega Serie A ce ne ha anche per loro: “Il prossimo passaggio sarà il blocco delle VPN usate per consumare illegalmente i contenuti e il tracciamento dei sistemi di pagamento utilizzati da chi commette questo tipo di reati“.
Un’affermazione che sta generando polemiche e varie domande, proprio in merito a quanto le VPN assicurano ai loro clienti, soprattutto quelle che approvano una politica no-log.
<<<<<Lotta al pezzotto, approvati emendamenti – 30 settembre 2024>>>>>
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Lunedì, 30 settembre 2024
| Lotta al pezzotto, approvati emendamenti a DL Omnibus: carcere per chi non denuncia |
| articolo: https://www.hdblog.it/sicurezza/articoli/n593785/streaming-illegale-approvati-emendamenti/ |
Le commissioni Bilancio e Finanze riunite in Senato hanno approvato due emendamenti al decreto legge Omnibus, entrambi firmati dai senatori Zedda, Liris e Damiani, volti a rafforzare le misure contro la pirateria online e le trasmissioni illegali, con un focus particolare sugli eventi sportivi, fenomeno che ormai conosciamo comunemente come “pezzotto“. Queste nuove disposizioni, che andranno a modificare la normativa sul diritto d’autore e la legge antipirateria, introducono pene più severe e obblighi stringenti per i fornitori di servizi di rete.
| EMENDAMENTO 6.0.35 |
L’emendamento 6.0.35 introduce una serie di modifiche significative alla normativa che regola i provvedimenti urgenti e cautelari dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), in materia di disabilitazione dell’accesso a contenuti diffusi abusivamente. Il testo stabilisce l’obbligo di bloccare le trasmissioni illegali entro 30 minuti dalla notifica della violazione, estendendo la responsabilità anche ai “fornitori di servizi di VPN e quelli di DNS pubblicamente disponibili, ovunque residenti e ovunque localizzati”.
Una delle novità più rilevanti riguarda l’introduzione di una misura che impone la riabilitazione periodica degli indirizzi IP precedentemente bloccati. “Si provvederà a riabilitare periodicamente la risoluzione dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP bloccati”, ma solo a condizione che siano trascorsi almeno sei mesi e che non risultino utilizzati per attività illecite.
| EMENDAMENTO 6.0.36 |
Il secondo emendamento, 6.0.36, apporta modifiche alla legge contro la pirateria, estendendo l’obbligo di segnalazione di condotte illecite legate alla trasmissione di contenuti pirata a una vasta gamma di operatori del settore tecnologico.
I soggetti coinvolti includono:
| “fornitori di servizi di accesso alla rete, i soggetti gestori di motori di ricerca e i fornitori di servizi della società dell’informazione, ivi inclusi i fornitori e gli intermediari di vpn (virtual private network) o comunque di soluzioni tecniche che ostacolano l’identificazione dell’indirizzo IP di origine, gli operatori di content delivery network (CDN), i fornitori di servizi di sicurezza internet e di DNS distribuiti, che si pongono tra i visitatori di un sito, e gli hosting provider che agiscono come reverse proxy server per siti web.” |
Il reverse proxy, spiegato in termini tecnici, è un metodo che consente a un server intermedio di agire come punto di passaggio tra l’utente e il server principale, nascondendo quest’ultimo e permettendo di proteggere la fonte dei dati richiesti. Anche questi fornitori saranno soggetti all’obbligo di segnalazione di attività illecite e di fornire tutte le informazioni disponibili e un punto di contatto diretto con le autorità.
La mancata segnalazione, definita come “omissione di segnalazione e comunicazione“, può comportare pene severe, fino a un anno di carcere. Questo riguarda anche grandi operatori come Google e Cloudflare, con cui l’Agcom auspica una “pacifica collaborazione“, come sottolineato dal Commissario Agcom in una recente intervista.
| OPERATORI CONTRARI: RISCHIO EFFETTI NEGATIVI |
Le nuove disposizioni hanno sollevato preoccupazioni tra gli operatori del settore tecnologico e delle telecomunicazioni, poiché trasferiscono una parte significativa della responsabilità di monitorare e bloccare le attività illecite sui fornitori di servizi di rete.
I rischi associati a queste normative includono “effetti negativi che vanno oltre i benefici”, come indicato dagli addetti ai lavori. Essi temono che l’inasprimento delle regole possa comportare costi elevati per l’implementazione dei blocchi e una possibile criminalizzazione di soggetti che, per motivi tecnici o logistici, non riescono a rispettare gli obblighi di segnalazione nei tempi stabiliti.
In merito alla discussione avviata in Senato sul Dl Omnibus, Asstel-Assotelecomunicazioni afferma che il successo del “piracy shield” non sarebbe stato possibile senza la fattiva collaborazione tra Autorità ed Operatori, la comunanza di interessi e l’importante capacità di ascolto delle esigenze di tutti gli attori da parte dell’Autorità.
| “Gli Operatori di Telecomunicazioni, attraverso le proprie competenze distintive di progettazione e grazie alla loro alta professionalità, hanno contribuito in modo essenziale all’avvio della piattaforma e continueranno a garantire la propria collaborazione all’Autorità, per mettere a disposizione dell’Italia un digitale sicuro, affidabile e adatto alle esigenze delle persone“ |
Al fine di “garantire nel tempo il prosieguo di questa attività”, prosegue Asstel-Assotelecomunicazioni, è essenziale che le caratteristiche di ascolto delle esigenze delle parti e di rispetto dei vincoli tecnici “continuino ad essere al centro degli interventi di modifica e miglioramento” della Piattaforma antipirateria “piracy shield”.
| “Riteniamo che l’approccio di ‘sistema’ e collaborativo attuato fino ad oggi, che ha consentito di dotare l’Italia di un importante strumento di legalità nell’ambiente online, non debba essere ostacolato dall’attribuzione agli Operatori di responsabilità di natura penale che non sono coerenti con la natura di fornitori di servizi di accesso alla rete e con i principi generali dell’ordinamento delle comunicazioni stabiliti a livello Comunitario” |
<<<<<Stretta sul pezzotto: …anche per le VPN – 24 settembre 2024>>>>>
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Martedì, 24 settembre 2024
| Stretta sul pezzotto: arriva un emendamento anche per le VPN |
| La proposta vuole estendere alle VPN l’obbligo di disabilitare l’accesso alle partite illegali bloccandone l’utilizzo per generare diversi indirizzi Ip in grado di aggirare la legge. |
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| (Foto: Paolo Bruno/Getty Images) |
È uno dei pochi punti su cui parti spesso opposte si ritrovano a fare fronte comune. La lotta alla pirateria unisce FIGC e Leghe, broadcaster e politici. Del resto, il “nemico” è particolarmente difficile da affrontare. Ma ieri sono stati fatti nuovi, concreti, passi avanti.
Durante una diretta su YouTube, il commissario AgCom Massimiliano Capitanio ha parlato di un «protocollo di collaborazione tra la Procura Generale di Roma, la Guardia di Finanza e Agcom che consentirà di scambiarsi informazioni finalizzate ad attuare la legge, inclusa la sanzione da 150 fino a 5000 euro per gli utenti finali».
In pratica ci si vuole concentrare con sanzioni severissime su chi sceglie il cosiddetto “pezzotto”, evitando di pagare quanto dovuto a chi detiene i diritti televisivi delle partite: «Quando le multe arriveranno, non vogliamo che si dica che si tratta di una repressione non democratica. La pirateria è un reato, ed è giusto che chi ne usufruisce ne paghi le conseguenze», ha aggiunto Capitanio.
Proprio nella giornata di ieri – spiega La Gazzetta dello Sport – è arrivato anche l’ok alla riammissione di un emendamento al Decreto Omnibus centrato sul “pezzotto”. Il primo firmatario è Dario Damiani di Forza Italia, che aveva chiesto questo tipo di intervento insieme al ritorno del Decreto Crescita. La proposta vuole estendere alle VPN l’obbligo di disabilitare l’accesso alle partite illegali bloccandone l’utilizzo per generare diversi indirizzi Ip in grado di aggirare la legge. Ma quello che più conta è che nessuno vuole mollare la presa.
<<<<<<<<<<Pezzotto: Protocollo firmato – 24 settembre 2024>>>>>>>>>>
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Martedì, 24 settembre 2024
| Pirateria, De Siervo esulta: «Protocollo firmato, multe automatiche fino a 5.000 euro» |
| articolo: https://www.calcioefinanza.it/2024/09/24/pirateria-multe-automatiche-5000-euro/?refresh_ce |
| «Finalmente, i dati identificativi degli utilizzatori del pezzotto saranno messi a disposizione dell’autorità giudiziaria», ha detto l’AD della Serie A. |
Un passo avanti nella lotta alla pirateria, uno dei problemi con il calcio italiano – e non solo – si scontra da anni, con l’obiettivo di riportare i fruitori illegali di contenuti nel perimetro della legalità, e di conseguenza vedere crescere il valore dei diritti televisivi dei campionati, la Serie A in primis.
È stato finalmente firmato da AgCom, Guardia di Finanza e Procura di Roma il protocollo che consente di mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria i dati identificativi degli utenti. Una mossa che si unisce a un emendamento per un’altra stretta importante: quella contro le VPN, che consentono accessi illegali alle partite, aggirando la legge.
«Oggi registriamo un passo fondamentale nella lotta alla pirateria. Finalmente, grazie al protocollo firmato dall’AGCOM con la Guardia di Finanza e la procura della Repubblica di Roma, i dati identificativi degli utilizzatori del pezzotto saranno messi a disposizione dell’autorità giudiziaria», ha commentato l’Amministratore Delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo.
«Ogni fruizione illegale di contenuti video lascia un filo di Arianna digitale indelebile che consentirà alle forze dell’ordine di perseguire i pirati a cui saranno applicate in maniera automatica sanzioni fino a 5.000 euro. Nessuno può pensare di continuare a rubare contenuti illegalmente e farla franca», ha concluso l’AD del massimo campionato italiano.
<<<<<<<<<<<<<<<Protocollo anti pezzotto – 19 settembre 2024>>>>>>>>>>>>>>>
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Giovedì, 19 settembre 2024
| Protocollo anti pezzotto, multe automatiche in arrivo: cosa si rischia |
| “Con l’introduzione del protocollo d’intesa tra AGCOM, Guardia di Finanza e procura, le multe per l’utilizzo di IPTV illegali diventano automatiche. Ma cosa significa per gli utenti e cosa si rischia? |

Brutte notizie per chi utilizza IPTV illegali per guardare le partite di calcio in streaming. Dopo il rilancio della piattaforma anti-pezzotto Piracy Shield, ora è in arrivo un nuovo protocollo con una nuova e temuta misura: le multe automatiche.
La conferma è arrivata dal commissario AGCOM Massimiliano Capitanio durante una diretta su YouTube.
Piattaforma anti pezzotto, cosa prevede il nuovo protocollo – Massimiliano Capitanio ha confermato che il protocollo d’intesa tra la procura generale di Roma, la Guardia di Finanza e l’AGCOM, per l’interscambio automatico dei dati, è ormai pronto. Questo accordo consentirà di emettere multe in modo automatico, come previsto dalla previste dalla legge 93 del 2023, senza la necessità di una specifica autorizzazione giudiziaria per ogni violazione identificata.
Questo rappresenta un cambio radicale rispetto al passato, perché fino ad ora era necessario ottenere un’autorizzazione per ogni singola multa, basata su incroci di dati manuali, che ovviamente allungava i tempi di indagine e l’individuazione di chi aveva commesso l’illecito. Tuttavia, resta da chiarire quali dati potranno essere scambiati senza l’autorizzazione del giudice. Maggiore sarà l’accesso ai dati, più facile sarà identificare gli utenti coinvolti nello streaming illegale.
Cosa si rischia con la TV pirata? – Il potenziale impatto di questo protocollo è notevole. Se la tecnologia si rivelerà efficace, le multe automatiche potrebbero diventare una delle principali misure di contrasto contro l’uso di IPTV illegali.
C’è da dire però che ci sono ancora preoccupazioni riguardo alla privacy e alla quantità di dati che potranno essere scambiati senza l’intervento di un giudice. Se i dati accessibili fossero limitati alle sole carte di pagamento, come anticipato, la situazione sarebbe complessa, poiché i dati delle transazioni non sono sempre facilmente accessibili nel flusso di trasmissione delle partite illegali.
Capitanio ha dichiarato che il protocollo è pronto, ma non ha fornito dettagli specifici su quando sarà ufficialmente firmato e attivato. Non è da escludere che possa entrare in funzione contemporaneamente al lancio della nuova versione della piattaforma anti-pirateria, Piracy Shield 2.0, prevista per la fine dell’anno. Questo nuovo strumento potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso una lotta più efficace contro il pezzotto e le sue implicazioni nel mondo dello streaming illegale.
Con l’implementazione di queste nuove misure, la lotta contro la pirateria digitale potrebbe entrare in una nuova fase, con conseguenze significative per tutti coloro che utilizzano IPTV illegali per accedere ai contenuti protetti.
Chi rischia con la legge anti pezzotto – Le nuove normative hanno previsto multe fino a 5.000 euro per coloro che vengono trovati a utilizzare servizi di streaming pirata. Queste sanzioni possono essere applicate non solo ai fornitori di contenuti illegali ma anche agli utenti che accedono a tali servizi.
In base alla legge anti-pezzotto, l’uso di siti di streaming non autorizzati può portare a procedimenti legali.
Cosa rischia chi guarda streaming illegale? – Le leggi italiane prevedono multe fino a 5.000 euro per chi utilizza servizi di streaming pirata. Questa sanzione può essere applicata a chi accede ai contenuti protetti da copyright senza autorizzazione.
Inoltre, i siti di streaming pirata possono essere bloccati dalle autorità competenti e potrebbero esserci restrizioni aggiuntive sul traffico internet per gli utenti coinvolti, che potrebbero includere la sospensione del servizio da parte dei provider.
Chi diffonde i contenuti illegalmente, invece, non rischia solo una sanzione pecuniaria fino a 15mila euro, ma anche la detenzione, che da sei mesi può arrivare fino a tre anni di carcere.
Leggi anche
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- App streaming pirata rimossa da Google, cosa rischia chi l’ha scaricata
- Lotta al pezzotto, lo streaming illegale si combatte con prezzi più bassi
<<<<<<<<<<<<<<<Stretta contro il “pezzotto” – 12 luglio 2023>>>>>>>>>>>>>>>
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Mercoledì 12 luglio 2023
| Stretta contro il “pezzotto”: il Senato approva la legge anti-pirateria |
| Via libera all’unanimità da parte del Senato al DDL anti-pirateria che permetterà di intervenire con tempi più rapidi |
L’Aula al Senato ha approvato all’unanimità il ddl anti-pirateria nel testo trasmesso da Montecitorio con 140 voti favorevoli. Il provvedimento ha già ottenuto il via libera della Camera il 22 marzo scorso, è quindi approvato in via definitiva.
Un intervento richiesto ad alta voce in particolar modo dal mondo del calcio, soprattutto nelle settimane in cui la Lega Serie A sta trattando con le emittenti per i contratti dei diritti televisivi del campionato per gli anni al 2024 in avanti. Con la nuova legge, così, l’intervento contro la pirateria online e il famoso “pezzotto” sarà più rapido, oltre che più facile intervenire in tempistiche veloci per interrompere le trasmissioni illegali.
In particolare, l’articolo 1 contiene elenca i principi: riconoscimento, tutela e la promozione della proprietà intellettuale in tutte le sue forme; tutela del diritto d’autore; sostegno anche economico ad imprese, autori e artisti; responsabilizzazione degli intermediari di rete per rendere efficace l’attività di contrasto alla pirateria; salvaguardia della segretezza delle comunicazioni; attuazione di politiche per promuovere la libertà di espressione e informazione.
Il tema più al centro delle attenzioni per il mondo del calcio + che il Ddl attribuisce all’Agcom il potere di ordinare ai prestatori di servizi di disabilitare l’accesso a contenuti diffusi in maniera illecita, anche adottando a tal fine provvedimenti cautelari in via d’urgenza. E su questo aspetto e su quello delle sanzioni un ordine del giorno della maggioranza a prima firma Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e patron della Lazio, accolto dal Governo durante l’esame in Commissione, impegna l’Esecutivo a varare “tempestivamente” un decreto legge con misure più stringenti.
La strada dell’Odg è stata scelta per evitare un nuovo passaggio del provvedimento alla Camera. Il provvedimento approvato prevede anche campagne di comunicazione e sensibilizzazione e l’introduzione della educazione alla cittadinanza digitale. Previsti infine l’adeguamento del regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e la convocazione da parte di Agcom e Acn di un tavolo tecnico con gli operatori. Previsto un incremento di 10 unità della pianta organica dell’Agcom per far fronte alle nuove competenze.
<<<<<<<<<<Stop pezzotto in 30 minuti: ..>>>>>>>>>>
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20 dicembre 2023
| Stop pezzotto in 30 minuti: entro fine gennaio anche le big telco nella piattaforma |
| articolo: https://www.calcioefinanza.it/2023/12/20/quando-entra-in-funzione-piattaforma-antipirateria/ |

| La piattaforma messa appunto dall’AgCom è pronta a entrare in azione dopo le segnalazioni di DAZN e Sky. |
I 21 arresti avvenuti nella giornata di ieri fanno parte di una sola delle indagini che le forze dell’ordine stanno portando avanti in questi mesi per contrastare il fenomeno della pirateria, identificato come uno dei grandi mali del calcio italiano e non solo.
In soccorso dello sport italiano in generale ecco che è pronta a intervenire la famosa piattaforma tecnologica che consente alle autorità incaricate di oscurare i siti entro 30 minuti dall’inizio della trasmissione illegale. Infatti se gli arresti di ieri sono riconducibili a operazioni illegali che andavano avanti da mesi, questa novità consentirà di stanare subito le piattaforme e i siti che trasmettono illegalmente contenuti in diretta senza avere i permessi necessari e procedere così a oscurarli.
Quando entra in funzione piattaforma antipirateria – Come funzionerà Piracy Shield – Come riporta l’edizione odierna del La Repubblica, al momento questa iniziativa, messa a punto in questi mesi della stagione corrente, coinvolgerà solamente alcuni internet provider, escludendo i colossi Tim, Vodafone e Wind, ma che tutti insieme coprono 150 mila km di fibra ottica, arrivando nelle case di mezzo milione di famiglie sul territorio italiano. Il software realizzato da AIIP (Associazione italiana internet provider) ha permesso di bloccare un indirizzo IP segnalato in appena 30 minuti. Come prevede la nuova legge contro la pirateria approvata nel decreto Caivano. E lo fa in maniera automatica.
Il software invece è il primo vero strumento che ferma la trasmissione di contenuti piratati, oscurandoli durante una partita. Finora il sistema ha agito in ambiente di test, ma la pratica è esattamente la stessa che presto verrà applicata ai pirati. Perché tutto è avvenuto nell’ambito della piattaforma Piracy Shield dell’AgCom. Dimostrato che il sistema funziona, la piattaforma è pronta a entrare ufficialmente in azione dal 31 gennaio: da quel momento infatti sarà obbligatorio per tutti i fornitori di internet essere in grado di oscurare gli IP abusivi.
Ecco come funzionerà: DAZN o Sky, ossia i detentori dei diritti per il calcio in Italia, trasmetteranno i flussi video e gli IP pirata che stanno guardando illegalmente i loro contenuti alla piattaforma Piracy Shield. Questa farà un primo vaglio della segnalazione, poi ordinerà l’abbattimento del sito e l’oscuramento dell’Ip ai vari provider, ossia l’operatore che fornisce internet a quell’IP, a seconda di che abbonamento si sta utilizzando. Una catena che sfrutta un protocollo criptato per evitare attacchi hacker che possano paralizzare altrimenti tramite segnalazione di indirizzi IP a raffica la linea internet. Per soddisfare i tempi e la funzione di questa catena, è nato il software di AIIP, con cui la procedura viene automatizzata, senza che ci siano un’analisi complessa da svolgere manualmente con un più di un addetto coinvolto.
Infine, entro il 31 gennaio tutti i provider internet hanno l’obbligo di accreditarsi alla Piracy Shield di AgCom e quindi tutti riceveranno le segnalazioni degli IP da oscurare. Anche i cloud provider come Google e Amazon, a testimoniare come si è pensato a far fronte comune per sconfiggere definitivamente il fenomeno della pirateria. Nel discorso entrano anche i cloud che ospitano le VPN, ossia reti private che permettono di stabilire una rete protetta e nascondere l’IP, strumento base usato dai pirati del web. A mancare per la chiusura del cerchio sono gli operatori satellitari, che non si sono mai seduti al tavolo per partecipare alla soluzione del problema.
<<<<<<<<<<IPTV e Streaming illegale – 14 maggio 2021>>>>>>>>>>
E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
14 maggio 2021
| IPTV e Streaming illegale, 1,5 milioni di abbonamenti oscurati dalla polizia postale |
| articolo: IPTV e Streaming illegale, 1,5 milioni di abbonamenti oscurati dalla polizia postale- Corriere.it |

| Azzerato l’80% del flusso illegale delle IPTV in Italia. La polizia postale di Catania ha oscurato 1,5 milioni di abbonamenti streaming illegali a servizi come Sky, Dazn, Mediaset e Netflix |
Si tratta di un giro d’affari – illegale – dal valore di milioni di euro. A rimetterci sono i principali servizi streaming, da Sky a Dazn, da Netflix a Mediaset. A guadagnarci, invece, erano coloro che offrivano abbonamenti in streaming illegali, grazie alle IPTV, che sta per Internet Protocol Television. Si tratta di una delle principali modalità di distribuzione illecita dei contenuti: i «pirati» acquisiscono i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme a pagamento, li ricodificano e poi li spediscono ai propri «clienti». La polizia postale di Catania, coordinata con il servizio di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, ha condotto l’ennesima maxi operazione che ha oscurato 1,5 milioni di questi abbonamenti. Arrivando così a bloccare l’80 per cento del flusso illegale di IPTV in Italia.
La rete illegale di streaming – Sono 45 le persone indagate per associazione per delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica e riproduzione e diffusione a mezzo internet di opere dell’ingegno. Gli «abbonati» a questi servizi pagavano un canone di 10 euro ciascuno al mese, creando un giro d’affari fraudolento mensile da 15 milioni. I provvedimenti sono stati eseguiti in diverse città italiane e sono stati impiegati nell’operazione più di 200 specialisti. Una importante «centrale» è stata individuata a Messina. La tecnica era «piramidale» e vedeva la collaborazione tra loro di persone che non si conoscevano. I contenuti protetti da copyright erano acquistati lecitamente, come segnale digitale, dai vertici dell’organizzazione (le «Sorgenti») e, successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica ed organizzativa, vengono trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio/video, trasmessi ad una rete capillare di rivenditori ed utenti finali, dotati di internet ed apparecchiature idonee alla ricezione (il cosiddetto «Pezzotto»).
Pezzotto e IPTV, come funzionano – Come detto, i criminali dello streaming acquisiscono – legalmente – i contenuti distribuiti sulle diverse piattaforme. Dopo averli ri-codificati (il contenuto viene fatto passare attraverso un sistema di decoder/encoder per non far risalire al codice della sottoscrizione originaria) sono in grado di distribuirli (illegalmente) grazie al pezzotto. Per pezzotto si intende un set top box, solitamente Android, in grado di collegarsi alla propria tv e a internet per la ricezione delle immagini. Si tratta quindi di un decoder che, grazie al sistema IPTV (Internet Protocol Television) può ricevere il segnale dei canali televisivi attraverso lo streaming online. Al suo interno c’è un software che funziona da mediacenter, in grado di codificare la trasmissione dei contenuti e di rilasciarli come flusso di immagini. L’evolversi della tecnologia ha dato la possibilità di usufruire di questi contenuti sulla propria tv anche grazie alle chiavette con entrata Hdmi oppure sui propri smartphone, attraverso la condivisione sulle chat Whatsapp e Telegram.
Gli sforzi per bloccare lo streaming illegale – Questa è solo l’ultima delle tante operazioni della polizia italiana ed europea per smantellare queste reti illegali che propongono i contenuti delle piattaforme streaming a prezzi ribassati, creando un enorme danno al settore. Nel giugno 2020, per esempio, uno sforzo europeo aveva bloccato un’organizzazione che operava in 9 diversi Paesi sin dal 2014. Due milioni di utenti. Mentre ancora prima, a febbraio, la Guardia di Finanza italiana aveva identificato e denunciato oltre 200 utenti del «pezzotto». Grazie anche alla chiusura di Xtream Codes, unao dei gruppi più importanti che offriva questo tipo di servizi illegalmente grazie ai suoi oltre duecento server.


