Era noto soprattutto per il ruolo in “Walker Texas Ranger”: aveva 86 anni
Chuck Norris a Philadelphia, Stati Uniti, 3 giugno 2017 – Gilbert Carrasquillo/Getty Images
Carlos Ray Norris, noto come Chuck (Ryan, 10 marzo 1940 – Kauai, 19 marzo 2026), è stato un attore, artista marziale, produttore televisivo, sceneggiatore e scrittore statunitense.
L’attore statunitense Chuck Norris, noto soprattutto per il ruolo da protagonista della serie Walker Texas Ranger e quelli in diversi film d’azione e di arti marziali, attivo soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, è morto giovedì a 86 anni. La notizia è stata data dai suoi familiari, che per il momento non hanno fornito altri dettagli.
Il personaggio di Cordell Walker, l’ex marine ed ex campione di arti marziali di Dallas al centro della sua serie più famosa, era diventato un po’ un sinonimo dello stesso Norris, che nella serie stendeva spesso i criminali che affrontava a mani nude o con i suoi proverbiali calci volanti. Per questo nel tempo era diventato protagonista di un’ampia serie di meme e battute ricorrenti.
Una delle scene più memorabili per cui è ricordato è quella del combattimento con Bruce Lee nel film del 1972 L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente. Tra gli altri suoi ruoli più famosi ci sono quelli in film come Rombo di tuonoe Missing in Action (entrambi del 1984) e I mercenari 2, del 2012. Aveva inoltre interpretato sé stesso sia in altre serie tv che al cinema, per esempio in Palle al balzo – Dodgeball, del 2004.
TraduzioneGoogle: È con profondo dolore che la nostra famiglia annuncia l’improvvisa scomparsa del nostro amato Chuck Norris, avvenuta ieri mattina. Pur desiderando mantenere riservate le circostanze, vi preghiamo di sapere che era circondato dalla sua famiglia e che ora riposa in pace. Per il mondo, era un artista marziale, un attore e un simbolo di forza. Per noi, era un marito devoto, un padre e nonno amorevole, un fratello straordinario e il cuore della nostra famiglia.Ha vissuto la sua vita con fede, determinazione e un impegno incrollabile verso le persone che amava. Attraverso il suo lavoro, la sua disciplina e la sua gentilezza, ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo e ha lasciato un segno indelebile nella vita di moltissime persone.
L’attore americano celebre anche per il suo ruolo in Apocalypse Now, aveva 95 anni
Robert Selden Duvall (San Diego, 5 gennaio 1931 – The Plains, 15 febbraio 2026) è stato un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.
Il leggendario Robert Duvall, l’avvocato di Marlon Brando/Vito Corleone nel Padrino, noto anche per il suo ruolo in Apocalypse Now è morto a 95 anni nella sua casa nelle campagne della Virginia.
Lo ha annunciato su Facebook la moglie Luciana: “Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me era tutto. La sua passione per il mestiere era eguagliata solo dal profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per lo stare al centro della scena“.
Nato a San Diego in California, Duvall aveva conquistato la prima delle sue sette candidature agli Oscar nel 1973 per il film di Francis Ford Coppola sulla mafia nel cui cast era entrato già ultraquarantenne. Nel 1984 aveva vinto la più ambita statuetta di Hollywood come miglior attore per la sua performance nel western Tender Mercies – Un Tenero Ringraziamento. Il ruvido naturalismo del suo modo di recitare finì per definire lo stile di una generazione che includeva anche Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman in film come Network – Quinto Potere e The Apostle – L’Apostolo di cui Duvall curò anche la regia. Duvall non è mai stato famoso quanto De Niro, ma la sua capacità sobria, senza effetti, di calarsi completamente nei personaggi gli valse il rispetto sia dei colleghi sia della critica. In una lunga carriera trovò spazio anche per la tv con parti in Lonesome Dove e Broken Trail che gli sono valse cinque candidature agli Emmy e due statuette. Negli anni ’60 a New York Duvall divideva il suo tempo con altri attori in bolletta: uno era Hoffmann, l’altro Hackman. Il primo memorabile ruolo per il grande schermo fu l’inquietante Boo Radley nel 1962 in Il Buio Oltre la siepe (To Kill a Mockingbird).
B.B. aveva 91 anni: la scomparsa annunciata dalla sua fondazione. Gli ultimi anni di vita lontano dai riflettori nel suo eremo a Saint Tropez
Brigitte Anne Marie Bardot, anche conosciuta come B.B. (Parigi, 28 settembre 1934 – 28 dicembre 2025), è stata un’attrice, modella, cantante e attivista francese.
Brigitte Anne Marie Bardot ovvero BB, una donna, un’attrice, un’artista che si è fatta conoscere con le iniziali, talmente iconica, dirompente e divisiva da non aver bisogno che di due lettere. “Sono stata molto felice, molto ricca, molto bella, ma anche molto famosa e molto infelice” in questa frase si può racchiudere il senso di una vita e una carriera vissuta dai quindici ai quarant’anni in maniera accellerata, intensa, totale per il pubblico e l’arte. Per poi decidere alla vigilia di quel compleanno importante, soprattutto per una donna negli anni Settanta, di ritirarsi completamente dalle scene ma, seppure a modo suo, di non scomparire visto che ancora poco tempo fa dal suo account twitter strigliava il Presidente Macron. Dal 1973 si è chiusa nella sua villa sulle colline di Cannes dove le sue battaglie si sono concentrate per i diritti degli animali, con la creazione della sua Fondazione realizzata mettendo all’asta i suoi gioielli, e contro l’Islam francese e le pratiche rituali religiose di macellazione halal. Con una fascinazione per i programmi politici della destra francese e un’amicizia con la famiglia Le Pen, Bardot ha in più occasioni attaccato il presidente francese e sostenuto le battaglie dei gilet jaune.
Quarantacinque film, settanta canzoni,Brigitte Bardot a 88 anni rimane ancora una delle attrici francesi più conosciute al mondo in virtù forse del suo passo indietro, del suo essersi chiusa al mondo, di aver smesso di recitare che l’ha trasformata per sempre nell’icona di bellezza e sensualità dei suoi venti e trent’anni. Ha lavorato con registi di primissimo calibro come Roger Vadim, Louis Malle, Jean-Luc Godard contribuendo a ribaltare certe icone femminili fin dal primo film, Dio creò la donna, in cui propone l’immagine di una giovane donna “naturale” sessualmente emancipata che i Cahiers du cinema sostengono e sposano.
Nata a Parigi il 28 settembre del 1934, figlia di un ricco industriale, un complicato rapporto con la madre severa che ha riversato sulla figlia le sue amizioni di ballerina mancata, giovanissima si dedica totalmente alla danza e a quindici anni è iscritta al Conservatorio di Parigi quando le viene offerto un contratto da indossatrice e finisce spesso sulla copertina di Elle di cui la direttrice è amica della madre. “Una fotografia può essere un istante di vita catturato per l’eternità che non smetterà mai di guardare indietro” dirà poi una più matura Brigitte intanto quello scatto diventa il suo biglietto da visita per il cinema. Il regista Marc Allegret la fa contattare dal suo assistente Roger Vadime fu colpo di fulmine. I due si sposano nel 1952 due mesi dopo che Brigitte diventa diciottenne nella piena contrarietà della famiglia.
Nonostante il padre appassionato di cinepresa abbia girato molti film amatoriali con protagonista la figlia, le prime esperienze di Brigitte su un vero set non sono semplici e i primi film sono di poca importanza: storie d’amore insulse per il cinema francese, piccole parti in produzioni internazionali, ma la sua presenza al festival sulla Croisette eclissa dive affermate come Sophia Loren e Gina Lollobrigida, anche grazie alle sue mise in bikini e talvolta persino in topless. Il primo successo mondiale arriva con il film del marito Roger Vadim, è il 1956 in E Dio creò la donna, in cui è la protagonista sposata al fratello dell’uomo che desidera. In tempi in cui negli Stati Uniti il modello di femminilità era ancora la fidanzatina della porta accanto Doris Daye i film venivano ancora giudicati con il codice di moralità Hays, in Francia BB non aveva paura a spogliarsi sul grande schermo contribuendo alla sua popolarità in film di cassetta come La ragazza del peccato (1958) accanto a Jean Gabin.
Pochi anni dopo il film Il disprezzo di Jean Luc Godard dal romanzo di Alberto Moravia arrivava in Italia tagliato e stravolto dal produttore Carlo Ponti che costringerà il regista francese a disconoscerlo. Un omaggio al cinema e all’Italia, il film racconta la storia di uno scrittore (Michel Piccoli) e della sua giovane e avvenente moglie Camille (Bardot) tra la villa di Malaparte a Capri e gli studi di Cinecittà, dove l’autore viene convocato da un produttore per riscrivere un film ritenuto troppo poco commerciale, il cui regista è Fritz Lang nel ruolo di se stesso. Tra i cambiamenti una celebre sequenza di nudo a inizio film che i produttori americani avevano chiesto e che poi Ponti tagliò nella versione italiana ritrovata molti anni dopo.
Negli anni Sessanta ha lavorato con registi importanti come Henri – Georges Clouzot (La verità, 1960),Louis Malle (La vita privata, 1962). Con Godard oltre aIl disprezzo ha girato in Messico un western divertente accanto a Jeanne Moreau in cui era una pistolera, Viva Maria!(1965). Nel frattempo anche la sua vita sentimentale ha dei contraccolpi da Vadim si è separata nel 1956 a cui seguono molte relazioni di pochi mesi: Jean – Louis Trintignant, quella segreta con il cantante Gilbert Bécaud sposato, con l’attore Raf Vallone, col musicista Sacha Distel. Nel 1959 si sposa con l’attore Jacques Charrie e l’anno dopo nasce il suo unico figlio Nicolas-Jacques Charrier. Il rapporto con la maternità è complesso, BB viene tormentata dai paparazzi, assediata, il bambino viene affidato ad un tata e la sua fragilità la porta a tentare diverse volte di togliersi la vita. Sul set de La verità di Malle – film in parte ispirato alla sua vita e ai suoi tormenti con una sequenza presa pari pari dalla sua esperienza, quella di una donna che per strada le inveisce contro – inizia una nuova storia d’amore, con l’attore Sami Frey, per cui si separa dal marito, un rapporto tormentato con Charrier e con il figlio Nicolas che arriveranno a denunciarla in tribunale anni dopo all’uscita dell’autobiografia Mi chiamano B.B.
Negli anni Sessanta la carriera cinematografica si affianca a quella musicale, arrivano le canzoni con Serge Gainsbourg: Bonnie and Clyde, Comic Strip e Je t’aime… moi non plus, una nuova collaborazione artistica, un nuovo fugace amore, che manda su tutte le furie un nuovo marito, il ricchissimo playboy tedesco Gunter Sachs che arriva a vietare la messa in onda della canzone. La relazione durerà dal ’66 al ’69. Il quarto e ultimo matrimonio arriverà poi soltanto nel 1992 con un esponente politico del Fronte Nazionale, Bernard d’Ormale.
Dopo aver rifiutato un film di James Bond, Al servizio di sua maestà gira ancora qualche film come La via del rhumcon Lino Ventura,Le pistolere con Claudia Cardinale e Una donna come me ancora con l’ex marito Roger Vadim. Nel 1974, appena prima del suo quarantesimo compleanno, Brigitte Bardot annuncia il suo ritiro dalle scene, dopo aver girato più di cinquanta film e pubblicato sei album discografici. Nello stesso anno posa in topless sul numero di settembre dell’edizione italiana di Playboy.
“B. B. ormai è morta. Era solo un’immagine. Adesso sono un’altra persona” aveva detto alla vigilia degli 80 anni. La sensazione è che l’ultima parte della sua vita l’abbia vissuta come voleva nel suo eremo di Saint-Tropez, la tenuta della Madrague diventata arca di Noé
È morta la leggendaria attrice, nota per le sue numerose collaborazioni con Woody Allen e per film come Reds, Il club delle prime mogli e Book Club.
Keaton nel 2019. L’attore è morto all’età di 79 anni. Fotografia: John Salangsang/Rex/Shutterstock
Diane Keaton, una delle star del cinema più amate degli ultimi 50 anni, è morta all’età di 79 anni in California.
La notizia è stata confermata dalla rivista People . Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli e i suoi cari hanno chiesto il rispetto della privacy, secondo un portavoce della famiglia.
La morte di Keaton è stata uno shock per Hollywood e il resto del mondo. L’attrice era lontano dai riflettori da alcuni mesi, ma non era stata annunciata alcuna malattia.
Icona duratura e unica del cinema fin dal suo ruolo da vincitrice dell’Oscar nel film Io e Annie del 1977, che il suo regista, sceneggiatore, co-protagonista ed ex fidanzato Woody Allenha basato in gran parte sulla sua vita, Keaton ha recitato in alcuni dei film più importanti dell’ultimo mezzo secolo.
Con Allen in Io e Annie. Fotografia: Pictorial Press Ltd/Alamy
La sua spiccata autoironia, il suo talento per la comicità e il suo particolare gusto nell’abbigliamento (raramente la si vedeva senza cappello, dolcevita o cravatta maschile e pantaloni larghi) la rendevano allo stesso tempo unica e impossibile da emulare.
Nel frattempo, serie drammatiche come Looking for Mr Goodbar, Shoot the Moon e The Good Mother la consacrarono come un’attrice che non ha paura di interpretare donne difficili e antipatiche.
Keaton e Allen collaborarono per la prima volta alla versione teatrale di Provaci ancora, Sam, per la quale lei fu candidata al Tony Award nel 1971, prima di lavorare insieme per otto film, tra cui Sleeper (1973), Love and Death (1975) e Manhattan (1979).
Nel 1993, Keaton accettò il ruolo scritto per Mia Farrow in Manhattan Murder Mystery e rimase una convinta sostenitrice di Allen dopo che la Farrow lo aveva accusato di aver abusato della loro figlia adottiva, Dylan.
Altre commedie popolari e di successo sono Baby Boom, Il padre della sposa (e i suoi sequel), Il club delle prime mogli e Il club del libro.
Il sequel di quel film, Book Club: The Next Chapter, uscito nel 2023, sembra destinato a essere uno degli ultimi progetti con Keaton. Parlando con il Guardian per promuoverlo , ha spiegato perché ha scelto di rimanere così prolifica, realizzando sette film dall’inizio della pandemia.
“Mi dà l’opportunità di conoscere più persone in unambito diverso“, ha detto. “Mi piace tantissimo. È tutto interessante. La vita non è mai noiosa, mai.”
Ha anche spiegato il suo amore per la fotografia di porte e negozi abbandonati, che ha detto di trovare toccante “perché la vita è inquietante! Hai un’idea in mente di cosa sia, o di cosa dovrebbe essere, o di cosa potrebbe essere. Ma non è affatto così! Sono solo cose che vanno su e giù!“
Diane Keaton in una scena de Il Padrino (1972). Fotografia: Landmark Media/Alamy
Nel 1996, Keaton adottò una figlia, Dexter (chiamata così in onore del personaggio di Cary Grant in Scandalo a Filadelfia), e quattro anni dopo un figlio, Duke. “La maternità mi ha cambiata completamente“, ha detto. “È stata l’esperienza più umiliante che abbia mai avuto“. Nonostante le relazioni ampiamente pubblicizzate con alcuni dei suoi co-protagonisti, tra cui Al Pacino e Warren Beatty , rimase nubile.
Keaton si è presa cura della madre dalla diagnosi di Alzheimer nel 1993 fino alla sua morte nel 2008, e ha dedicato gran parte delle sue autobiografie al racconto della vita della madre e alla pubblicazione dei suoi diari.
“Era tutto per me“, ha detto di sua madre. “Era meravigliosa. Era il mio esempio di cosa si può fare nella vita. Era il cuore di tutto ciò che era meglio.“
Keaton era anche la principale assistente di suo fratelloRandy , morto nel 2021 dopo anni di problemi di salute mentale.
Oltre a recitare principalmente per il grande schermo, Keaton ha lavorato anche in TV, tra cui il ruolo di una suora intrigante nella serie TV di Jude Law, The Young Pope. Ha anche svolto un’attività parallela, rivendendo proprietà immobiliari negli Stati Uniti, oltre a prestare il suo nome e la sua creatività a una serie di articoli per la casa, abbigliamento, bicchieri e vino.
Nel dicembre 2024, in quella che sembra essere la sua ultima esibizione condivisa con il pubblico, Keaton pubblicò il suo primo singolo, una canzone natalizia intitolataFirst Christmas . Appassionata dei social media, il suo ultimo post su Instagramrisale ad aprile, in occasione della Giornata nazionale degli animali domestici, e mostrava una fotografia dell’attrice con il suo amato golden retriever, Reggie.
E’ deceduto improvvisamente nella sua casa di Monaco
Remo Girone (Fotogramma/Ipa)
E’ morto oggi, venerdì 3 ottobre, a 76 anni Remo Girone. Attore dal carisma magnetico, volto indimenticabile con la sua interpretazione di Tano Cariddi nella serie tv ‘La Piovra’, è morto improvvisamente nella sua casa nel Principato di Monaco, dove viveva da alcuni anni insieme alla moglie, l’attrice argentina Victoria Zinny.
Con lui se ne va una delle figure più iconiche della televisione e del cinema italiano, ma soprattutto un artista che ha saputo unire popolarità e profondità interpretativa. La sua consacrazione definitiva presso il grande pubblico arriva nel 1987, quando presta volto, voce e sguardo glaciale a Gaetano ‘Tano’ Cariddi, il ragioniere corrotto e spietato de “La Piovra“, lo sceneggiato della Rai diretto da Luigi Perelli, simbolo della connivenza tra mafia e finanza. Un personaggio destinato a entrare nella storia della televisione, capace di trasformarlo in un’icona indelebile per generazioni di spettatori.
Chi era Remo Girone – Nato ad Asmara, in Eritrea, il 1º dicembre 1948 da una famiglia di emigrati italiani, Remo Girone sin da piccolo dimostrò una spiccata vocazione per la recitazione. A tredici anni si trasferì a Roma, dove più tardi abbandonò gli studi in economia per diplomarsi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico‘. Fu il teatro, prima ancora del cinema e della televisione, a dargli le sue prime grandi soddisfazioni. Lavorò con registi del calibro di Luca Ronconi, Orazio Costa e Peter Stein, ricevendo ampi riconoscimenti anche a livello internazionale, come il premio vinto al Festival Teatrale di Edimburgo nel 1996 con lo Zio Vanja di Čechov.
Al cinema, Girone alternò con disinvoltura produzioni italiane e internazionali, collaborando con registi come Marco Bellocchio (Il gabbiano), Ettore Scola (Il viaggio di Capitan Fracassa), Peter Greenaway, Tom Tykwer e Krzysztof Zanussi. Negli ultimi anni aveva trovato nuova linfa in ruoli di respiro globale: è stato Enzo Ferrari in Le Mans ’66 – La grande sfida accanto a Christian Bale e Matt Damon, ed è apparso in The Equalizer 3 di Antoine Fuqua, al fianco di Denzel Washington. Anche la televisione ha continuato a chiamarlo in ruoli di spessore: da Il Grande Torino a Diritto di difesa, fino alle recenti serie Vostro Onore ed Everybody Loves Diamonds.
Uomo riservato e mai sopra le righe, Girone ha sempre vissuto con discrezione il suo successo, condividendo la vita e spesso anche il palcoscenico con sua moglie Victoria Zinny, con cui era sposato dal 1982.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio alla carriera ai Premi Flaiano nel 2021. La sua voce profonda è stata prestata anche al doppiaggio, come nel film Disney Pocahontas, dove interpretava (e cantava) il ruolo del capo Powhatan. (di Paolo Martini).
L’attrice De Rossi: “Un attore serio e rigoroso, lascia un grande vuoto” – “Un grande uomo, un attore serio, rigoroso, professionale, nel lavoro e nel privato e soprattutto innamoratissimo della sua moglie Victoria” dice all’Adnkronos Barbara De Rossi, l’attrice ricordando Remo Girone con il quale aveva girato il film ‘Colibrì rosso‘ del regista Zsuzsa Böszörményi. “La sua scomparsa lascia un grande vuoto” aggiunge.
Il regista Giulio Base: “Ciao ti amerò sempre” – “Ciao Remo. Ti amerò sempre“. Con queste parole, sul suo profilo social, il regista Giulio Base, ha salutato l’attore Remo Girone.
Tiboni (Premi Flaiano): “Tra gli attori più importanti del teatro italiano” – “Remo Girone è stato tra gli attori più importanti del teatro italiano. Nonostante il cinema e la televisione, nella fiction ‘La Piovra’, gli avessero dato un successo straordinario, Remo Girone era prevalentemente un attore teatrale, grande interprete di autori italiani e stranieri” ha detto, in una nota, Carla Tiboni, presidente dei Premi Flaiano, ricordando che nel 2021 Girone “venne da Montecarlo per ritirare il Premio Flaiano alla carriera, nonostante fosse già malato“. “Non potevo non essere qui, per onorare uno dei più grandi intellettuali e sceneggiatore italiani“, disse in quell’occasione l’attore.
Una carriera di oltre mezzo secolo, più di 150 film
Claudia Cardinale, pseudonimo di Claude Joséphine Rose Cardinale (Tunisi, 15 aprile 1938 – Nemours, 23 settembre 2025), è stata un’attrice italiana.
E’ morta Claudia Cardinale, l’attrice aveva 87 anni. L’attrice, nata a Tunisi il 15 aprile 1938, è deceduta oggi 23 settembre 2025 a Nemours, nei pressi di Parigi, dove viveva da tempo.
Claudia Cardinale – all’anagrafe Claude Joséphine Rose Cardinale – è stata un’icona del cinema italiano e internazionale per oltre mezzo secolo grazie alle interpretazioni in oltre 150 film tra commedie e opere drammatiche, spaghetti western e produzioni hollywoodiane. La sua dimensione planetaria è stata consacrata dai premi ricevuti: dal Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia all’Orso d’oro alla carriera al Festival di Berlino passando per il Premio Lumière e il Premio Flaiano.
Attrice di rara intensità e fascino magnetico, è stata la stella più luminosa emersa dal firmamento cinematografico degli anni Sessanta. Unica, tra le sue coetanee, a raggiungere una notorietà internazionale paragonabile a quella di Sophia Loren e Gina Lollobrigida – protagoniste della generazione precedente – è stata celebrata dalla stampa mondiale come “la donna più bella del mondo” in un decennio che ha fatto dell’estetica un’arte e del cinema un culto.
Claudia Cardinale
La sua carriera, iniziata quasi per caso nella metà degli anni Cinquanta, si è snodata lungo più di sei decenni, attraversando generi, stili e continenti. Ha saputo imporsi non solo per la sua bellezza enigmatica ma per un talento interpretativo che le ha permesso di lasciare un’impronta profonda nella storia della settima arte.
Ha lavorato con i più grandi registi italiani del suo tempo:Mario Monicelli (I soliti ignoti), Luchino Visconti (Il Gattopardo, Vaghe stelle dell’Orsa), Federico Fellini (8½), Mauro Bolognini, Valerio Zurlini, Luigi Comencini, Sergio Leone (C’era una volta il West), Damiano Damiani e molti altri. Al di fuori dei confini nazionali, ha dato volto e anima a ruoli intensi sotto la direzione di maestri come Abel Gance, Blake Edwards, Werner Herzog e Manoel de Oliveira.
Claudia Cardinale ha attraversato epoche e cinematografie, mantenendo sempre intatta la sua aura. Ha recitato accanto a leggende del cinema mondiale come John Wayne, Sean Connery, William Holden, Henry Fonda, Orson Welles, Anthony Quinn, Burt Lancaster, David Niven e Laurence Olivier, portando con sé un’immagine di donna emancipata e determinata, capace di affermare la propria indipendenza sia nella vita che sullo schermo.
Oltre al suo contributo artistico, Claudia Cardinale è stata simbolo di un femminismo moderno e fiero, incarnando un modello di donna libera, volitiva e consapevole del proprio valore. Ha sfidato stereotipi e convenzioni, costruendo una carriera autonoma in un mondo che spesso relegava le donne a ruoli di secondo piano.
Nel corso della sua lunga vita professionale ha ricevuto numerosi riconoscimenti: cinque David di Donatello, cinque Nastri d’argento, tre Globi d’oro, il Premio Pasinetti alla Mostra di Venezia,una Grolla d’Oro, il Premio Barocco. A livello internazionale ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera al Festival di Venezia, l‘Orso d’Oro a Berlino, il Premio Lumière e molti altri premi che hanno consacrato la sua statura artistica. Nel 2011, il Los Angeles Times l’ha inserita tra le 50 donne più belle della storia del cinema, riconoscimento simbolico di un fascino che non ha mai conosciuto il passare del tempo.
sSecondo le prime informazioni Redford sarebbe morto nel sonno
Robert Redford nel 2017 a Venezia, foto LaPresse
Da “La mia Africa” a “Come eravamo”, da “Proposta indecente” a “Gente comune”, con il quale vinse l’Oscar come miglior regista nel 1981. Per questi e molti altri dei suoi meravigliosi film verrà ricordato Robert Redford. La leggenda di Hollywood è morto all’età di 89 anni nella sua abitazione di Provo nello Utah.
A renderlo noto, oggi 16 settembre, è il New York Times tramite Cindi Berger, la Ceo dello studio di pubblicità Rogers & Cowan Pmk , che ha confermato il decesso del grande attore. Secondo le prime informazioni, Redford sarebbe morto nel sonno.
Filantropo e grande amante della settima arte, Redford è celebre anche per avere fondato il Sundance Institute nel 1981 – per sostenere il cinema indipendente – che da allora organizza la rassegna cinematografica del “Sundance Film Festival”. Con una profonda avversione per l’approccio “semplificato” di Hollywood alla realizzazione dei film, Redford ha sempre preteso che i suoi lavori avessero un peso culturale, riuscendo spesso a far risuonare temi importanti – come il lutto o la corruzione politica – grazie anche al suo immenso carisma.
Il secondo Oscar, quello alla carriera, arrivò nel 2022. Mentre, nel 2017 fu premiato a Venezia con un Leone D’oro alla carriera e per il suo impatto nel cinema.
Gli inizi e l’amore con Lola Van Wagenen e Sibylle Szaggars – Dopo aver girato in gioventù tra la California, l’Italia e la Francia, Redford si iscrisse al Prat Institut di New York nel 1958, dove studia arte. In quello stesso anno debuttò sul palco di Broadway, e solo due anni dopo iniziò a muover ei passi nel piccolo schermo con ruoli in serie come “Perry Mason”, “Alfred Hitchcock presenta” e “Ai confini della realtà”. L’esordio cinematografico risale al 1962 con “Caccia di guerra” di Denis Sanders.
Nel 1958 sposa Lola Van Wagenen. I due avranno quattro figli, il primogenito Scott (1959), morirà solo due mesi dopo per una sindrome letale infantile. Poi arrivano Shauna (1960) e James (1962), quest’ultimo stroncato da un tumore nel 2020. La quarta figlia, Amy, è nata nel 1970. Quindici anni dopo finisce il matrimonio con Lola Van Wagenen. Nel 2009 si risposò Sibylle Szaggars, artista tedesca circa 20 anni più giovane.
Attore ma anche regista: i successi più grandi di Redford – Come attore, i suoi film più celebri includono “Butch Cassidy” (1969), con il suo sguardo affettuoso verso i fuorilegge in un West al tramonto, e “Tutti gli uomini del presidente” (1976), sulla ricerca giornalistica contro il presidente Richard Nixon durante l’era dello scandalo Watergate.
In “I tre giorni del Condor” (1975), interpretava un introverso decifratore della Cia coinvolto in un mortale gioco del gatto col topo. “La stangata” (1973), su truffatori dell’epoca della Grande Depressione, gli valse la sua prima e unica nomination all’Oscar come attore. Redford è stato uno degli attori più richiesti di Hollywood per decenni, che si trattasse di commedie, drammi o thriller; gli studios lo proponevano spesso come simbolo di sex appeal.
Il suo successo come protagonista romantico è dovuto in gran parte anche alle straordinarie attrici con cui è stato affiancato: Jane Fonda in “A piedi nudi nel parco” (1967), Barbra Streisand in “Come eravamo” (1973), Meryl Streep in “La mia Africa” (1985).
Passato alla regia intorno ai quarant’anni, vinse l’Oscar per il suo debutto dietro la macchina da presa, “Gente comune” (1980), che racconta la disintegrazione di una famiglia borghese dopo la morte di un figlio. Il film vinse altri tre Oscar, incluso quello per il miglior film.
Il suo secondo film da regista, “Milagro” (1988), una commedia drammatica su un contadino del Nuovo Messico a cui venivano negati i diritti sull’acqua da parte di speculatori senza scrupoli, fu un fallimento commerciale. Ma Redford si rifiutò ostinatamente di scendere a compromessi scegliendo materiale più commerciale. Preferì invece dirigere e produrre “In mezzo scorre il fiume” (1992), un dramma ambientato nel passato su pescatori del Montana che riflettono su questioni esistenziali, e “Quiz Show” (1994), incentrato su uno scandalo televisivo degli anni ’50. “Quiz Show” ottenne quattro nomination agli Oscar, inclusi miglior film e miglior regia.
Forse l’impatto culturale più grande di Redford fu come promotore indipendente del cinema d’autore. Nel 1981 fondò il Sundance Institute, un’organizzazione no-profit dedicata a coltivare nuove voci nel panorama cinematografico. Nel 1984 prese in gestione un festival cinematografico in crisi nello Utah e, pochi anni dopo, lo rinominò in onore dell’istituto.
L’attore, 75 anni, aveva avuto una broncopolmonite recidiva
Alvaro Vitali
Impossibile dimenticare il suo scanzonato Pierino, i suoi tantissimi ruoli nella commedia sexy all’italiana ma anche le imitazioni, su tutte quella di Jean Todt, che lo hanno fatto amare anche dal pubblico più giovane.
E’ morto a Roma nel tardo pomeriggio Alvaro Vitali, attore e comico italiano che ha recitato in oltre 150 film.
Nato il 3 febbraio 1950, Vitali era stato ricoverato due settimane fa per una broncopolmonite recidiva ma aveva firmato per tornare a casa. Proveniente da una famiglia numerosa aveva raccontato lui stesso di essere stato un vero combinaguai tanto da essere affidato dalla mamma alla nonna, che a sua volta lo aveva spedito in collegio.
“Mamma – aveva detto in un’intervista – era impiegata in un’impresa di pulizie, papà guidava una ditta edile di pittura. Con 5 figli, lavoravano entrambi. Non è che avessimo tanti soldi, ma non soffrivamo“. Scoperto da Federico Fellini durante un provino, esordì nel 1969 con una piccola parte in Fellini Satyricon. Poi prese parte a I clowns (1971) e a Roma (1972), nel quale interpreta un ballerino di tip-tap d’avanspettacolo, lo stesso ruolo che ebbe l’anno dopo in Polvere di stelle, diretto e interpretato da Alberto Sordi, affiancato anche daMonica Vitti e in Amarcord (1973), con Ciccio Ingrassia.
Dopo aver interpretato La poliziotta (1974), diretto da Steno, con Mariangela Melato e Renato Pozzetto, viene notato dal produttore Luciano Martino e comincia a lavorare con la Dania Film. Recita in numerosi film della commedia sexy, accompagnando Lino Banfi, Edwige Fenech e Renzo Montagnani. Poi la consacrazione con il personaggio di Pierino. Con il tramonto delle commedie sexy, sparì dalle scene per tornare a Striscia la notizia nei panni appunto di Jean Todt, allora direttore della Scuderia Ferrari, e di altri personaggi. Nel 2006 ha partecipato alla terza edizione del reality La fattoria ma ha dovuto abbandonare il reality show per problemi di asma.
Negli ultimi anni aveva spiegato di soffrire di depressione per essere stato dimenticato dal mondo del cinema: “Ho preso parte a 150 film ma vivo con una pensione da 1300 euro“. Proprio negli ultimi giorni era tornato alla ribalta per un botta e risposta con la ex moglie, la cantautrice Stefania Corona. L’attore ha scritto una lettera A DiPiù spiegando che lei lo avrebbe lasciato perché “invaghita dell’autista” ma che era disposto a perdonarla e a ritornare assieme. La risposta della donna non si è fatta attendere. “È un attore, gli servo solo per comodità. I suoi figli non hanno voluto che i nipoti mi chiamassero nonna“.
L’attore aveva parlato dei suoi problemi di salute in un’intervista in tv a “La Volta Buona” lo scorso anno
Antonello Fassari, l’attore romano morto oggi, 5 aprile 2025, aveva 72 anni e soffriva di problemi di salute da tempo. In un’intervista in tv, ospite alla trasmissione “La volta buona” lo scorso anno aveva rivelato di aver affrontato ansia e depressionea seguito della separazione dalla moglie dopo più di vent’anni di matrimonio. Questi problemi di salute mentale si sono poi uniti ad un’altra sfida: l’angina, un dolore al torace causato da una scarsa ossigenazione del cuore.
Fassari e la lotta contro la malattia – Fassari ha descritto la sua lotta contro la malattia come un’esperienza molto difficile, arrivando ad affermare di sentirsi come se qualcosa lo stesse divorando dall’interno. Fassari descriveva così la sua esperienza: «Stavo male, non riuscivo a fare le cose di tutti i giorni. Sentivo come una carpa dentro, qualcosa che mi mordeva. Ero divorato dalle ansie. Però fortunatamente le cure mediche e le attenzioni di persone preparate mi hanno salvato la vita».
Nonostante queste sfide, Fassari aveva continuato a lavorare nel mondo dello spettacolo, partecipando a progetti cinematografici e televisivi. La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per il panorama artistico italiano.
La star di Hollywood celebre per i suoi ruoli in Top Gun, Batman Forever e The Doors
Val Kilmer – (Ipa)
Val Kilmer, l’attore noto per i suoi ruoli in Top Gun, Batman Forever e The Doors, è morto all’età di 65 anni. La figlia Mercedes ha dichiarato al New York Times che la causa del decesso è stata la polmonite. A Kilmer è stato diagnosticato un cancro alla gola nel 2014 e in seguito è guarito, dopo un trattamento con chemioterapia e un intervento chirurgico alla trachea che avevano ridotto la sua capacità vocale
Nato a Los Angeles il 31 dicembre 1959 e cresciuto nella San Fernando Valley all’ombra di Hollywood, Kilmer è stato uno degli studenti più giovani mai ammessi al programma di recitazione della Juilliard School, all’età di 17 anni. Ha iniziato come attore teatrale ed è salito alla ribalta alla fine degli anni ’80 con i suoi ruoli nelle commedie cinematografiche Top Secret! e Real Genius prima di ottenere un ruolo come Iceman al fianco di Tom Cruise, film nel campione d’incassi Top Gundel regista Tony Scott (1986).
Kilmer si è fatto notare anche per le sue interpretazioni del cattivo scagnozzo di Robert De Niro in ‘Heat – La sfida’ (1995) di Michael Mann, del folle assistente di Marlon Brando in ‘L’isola perduta‘ (1996) di John Frankenheimer, del soave truffatore Simon Templar in ‘Il Santo‘ (1997) di Phillip Noyce e del detective omosessuale Gay Perry in ‘Kiss Kiss Bang Bang‘ (2005), omaggio di Shane Black al cinema noir.
Kilmer ha anche interpretato Elvis Presley in ‘Una vita al massimo‘ (1993) di Scott, scritto da Quentin Tarantino, e la pornostar/drogata di cocaina John Holmes in ‘Wonderland‘ (2003). Aveva fatto il suo debutto cinematografico in una parodia di un film di spionaggio sulla Guerra Fredda, ‘Top Secret!‘ (1984) di Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker, in cui ha recitato la parte di un cantante americano che piaceva al pubblico di Berlino, inconsapevolmente coinvolto in un complotto della Germania dell’Est per riunificare il paese.
È stato sposato con l’attrice britannica Joanne Whalley dal 1988 fino al loro divorzio nel 1996. Si sono conosciuti mentre lavoravano insieme al film “Willow” di Ron Howard e si sono sposati pochi mesi dopo.
Nadia Cassini, pseudonimo di Gianna Lou Müller(Woodstock, 2 gennaio 1949 – Reggio Calabria, 18 marzo 2025), è stata un’attrice, showgirl, cantante ed ex modella statunitense, interprete di film della commedia sexy all’italiana tra gli anni settanta e ottanta.
L’attrice Nadia Cassini, icona della commedia sexy all’italiana degli anni ’70 e volto noto delle prime TV commerciali, è morta a Reggio Calabria (dove viveva da tempo) all’età di 76 anni dopo una lunga malattia.
A darne notizia è stata la figlia, Kassandra Voyagis (attrice teatrale, nata dalla relazione con l’attore Yorgo Voyagis), che ha condiviso un toccante messaggio sui social. “Riposa in pace, mamma, il dolore e la tristezza sono insopportabili. Sono qui con te per il tuo ultimo viaggio, la nostra ultima foto insieme questa estate“, ha scritto su Facebook, accompagnando le parole con una foto insieme alla madre, scattata pochi mesi prima.
Nadia Cassini, nome d’arte di Gianna Lou Müller, era nata il 2 gennaio 1949 a Woodstock, New York, durante una tournée dei genitori, ballerini e attori di vaudeville. Con origini tedesche da parte del padre e italiane da parte della madre, visse un’infanzia movimentata e si distaccò presto dalla famiglia, mantenendosi con vari lavori nel mondo dello spettacolo tra canto, danza e fotomodellismo. Il suo matrimonio con il conte e giornalista Igor Cassini la condusse in Italia, dove si sarebbe affermata come attrice e icona del cinema di genere.
L’ascesa nel cinema italiano – Giunta a Roma all’inizio degli anni Settanta, ottenne piccoli ruoli cinematografici prima di essere scelta come protagonista de Il dio serpente (1970) di Piero Vivarelli. Il film, un successo clamoroso al botteghino, la consacrò come sex symbol, complici la fotografia sensuale e la colonna sonora di Augusto Martelli, con il celebre brano Djamballà. Nei successivi anni consolidò la propria carriera nel filone della commedia sexy all’italiana, recitando in pellicole di successo come L’insegnante balla… con tutta la classe (1979), L’infermiera nella corsia dei militari (1979) e La dottoressa ci sta col colonnello (1980). Nonostante l’indubbio fascino e popolarità, fu spesso doppiata nei film a causa di una scarsa padronanza della lingua italiana.
Il successo televisivo e la fine della carriera – Negli anni Ottanta, Cassini divenne anche un volto noto della televisione italiana, partecipando a programmi come Premiatissima (1983), Drive In (1984) e Risatissima (1985). Parallelamente, si cimentò nella musica, incidendo alcuni singoli, tra cui A chi la do stasera, che riscosse una certa notorietà. Tuttavia, la sua carriera subì una battuta d’arresto a causa di divergenze con le reti televisive e di un intervento di chirurgia plastica con conseguenze devastanti.
Il ritiro e il declino – Alla fine degli anni Ottanta lasciò le scene, trasferendosi prima in Francia e poi negli Stati Uniti. Affrontò un periodo difficile, segnato da problemi personali e dalla dipendenza da droga e alcol. Nel 2009 riuscì a disintossicarsi con il supporto della figlia e delle amiche. La sua storia rimane emblematica del fascino effimero del mondo dello spettacolo e di come la celebrità possa rapidamente trasformarsi in oblio. Nonostante le difficoltà, Nadia Cassini resta un’icona indelebile del cinema italiano di genere, simbolo di un’epoca irripetibile.
Protagonista assoluta del cinema degli anni ’70-’80 aveva raccontato la sua malattia per dire a tutti: “Vivete liberi da ansie e frustrazioni, ogni giorno è un regalo”
Eleonora Giorgi (Roma, 21 ottobre 1953 – Roma, 3 marzo 2025) è stata un’attrice e regista italiana.
Se n’è andata Eleonora Giorgi, portata via a 71 anni dal tumore al pancreas, giunto all’ultimo stadio con metastasi al cervello. Ne aveva raccontato ogni dettaglio, sin dall’insorgere della malattia, per incoraggiare a “vivere senza sprecare il nostro tempo dietro gelosie, ansie inutili e frustrazioni”.
Era ricoverata in una clinica romana, la Paideia, per la terapia del dolore dopo l’aggravarsi delle sue condizione che – aveva detto – ormai le avevano reso impossibile “anche solo fare una decina di passi”.
“Stamattina Eleonora Giorgi si è spenta serenamente nell’amore e nell’abbraccio dei suoi figli e dei suoi affetti”. Lo fa sapere la famiglia.
Fino all’ultimo aveva lanciato il suo grido d’amore alla vita: “Non c’è futuro per me, ma voglio che tutto succeda il più tardi possibile. Ogni giorno è un regalo”.
Se ne va accompagnata dall’amore della sua famiglia, i figliAndrea e Paolo, l’ex marito Massimo Ciavarro. A sostenerla, è stato soprattutto l’immenso amore per il nipotino Gabriele, figlio di Paolo Ciavarro e Clizia Incorvaia, la nuora che lei chiamava “nuvola rosa”.
Andrea Rizzoli, figlio di Eleonora Giorgi e Angelo, editore e produttore cinematografico, le aveva dedicato un libro, intitolato “Non ci sono buone notizie”, raccontando l’ultimo anno segnato dalla malattia della madre. Quello che lei aveva definito “l’anno più bello” nonostante tutto “perché trascorso con la famiglia”. “Non siamo mai stati così uniti. Presi dalle nostre individualità procedevamo come delle rette vicine ma parallele. Adesso invece siamo un intricato nodo di emozioni e speranze”, scrive Andrea.
Eleonora Giorgi aveva sangue straniero nelle vene (inglese per parte di padre, ungherese grazie alla madre): un mix tra rigore e passione riflesso nella sua vita privata e professionale. Recentemente aveva tirato in ballo le sue origini proprio parlando della malattia: “La mia origine austroungarica mi fa essere soldato di me stessa”. Aveva scelto di condividere i giorni più bui con il pubblico.
Cinque anni fa si raccontava a cuore aperto su Raiuno: “Sono cresciuta con il pubblico“. Quel pubblico che non l’ha mai dimenticata e che ha continuato a seguirla anche nella sua seconda vita lontana dai riflettori.
Protagonista assoluta del cinema anni Settanta e Ottanta, Eleonora Giorgi ha debuttato con Tonino Cervi in “Storia di una monaca di clausura” nel 1973 a fianco di Catherine Spaak. Bionda, occhi cerulei, movenze da Lolita e disinvolta esibizione della sua bellezza, diventa ben presto un modello di successo con ben quattro film sempre legati a un erotismo soft ed elegante.
Nel 1974 un dolore profondo (la morte del suo fidanzato a bordo di una moto che le aveva preso in prestito) segna di colpo la sua vita. Finisce nel tunnel dell’eroina, poi arriva la depressione a poco più di vent’anni. E’ Alberto Lattuada che la chiama nel ’75 per “Cuore di cane” dal romanzo di Bulgakov con Max von Sydow e Cochi Ponzoni come partner a darle un nuovo inizio. Lavora con Giuliano Montaldo, Damiano Damiani, Dario Argento, Franco Brusati , Liliana Cavani.
Nel frattempo però, dimostrando una duttilità e una verve che la rende unica nel cinema italiano di quella stagione, Giorgi mostra il suo lato comico, una leggerezza finemente ingenua che la rende partner ideale per Celentano (“Mani di velluto“) e Renato Pozzetto (“Mia moglie è una strega“). A coronare questa svolta è l’incontro con Carlo Verdone che in “Borotalco” (1982) – per il quale è premiata con il David di Donatello – ne fa la sua musa: la ritroverà anni dopo in “Compagni di scuola“.
Eleonora Giorgi e Massimo Ciavarro in sapore di Mare 2 (Getty)
Sposata nel 1979 con Angelo Rizzoli (da lui ha avuto il primo figlio Andrea), Eleonora si innamora di Massimo Ciavarro sul set di “Sapore di mare 2″(1983) e dall’unione nasce il suo secondo figlio, Paolo.
Eleonora Giorgi con il figlio Paolo (Ansa)
Negli anni Novanta e Duemila, la sua attività di attrice si è concentrata maggiormente in televisione, dove ha preso parte a diversi sceneggiati di successo, come Morte di una strega, Lo zio d’America, I Cesaroni. Nel 2003 esordisce nella regia cinematografica con Uomini & donne, amori & bugie. Nel 2008 il debutto a teatro nella commedia Fiore di cactus di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy, per la regia di Guglielmo Ferro. Negli anni successivi è in scena con le commedie Due ragazzi irresistibili e Suoceri sull’orlo di una crisi di nervi. Nel 2009 dirige il suo secondo film, L’ultima estate, da lei anche prodotto insieme a Massimo Ciavarro.
Dopo diversi anni dall’ultima esperienza sul grande schermo, nel 2016 torna a recitare in due film: “My Father Jack” di Tonino Zangardi e “Attesa e cambiamenti” di Sergio Colabona, ed è protagonista di una puntata della serie televisiva poliziesca Don Matteo. Ha inoltre proseguito la sua attività di conduttrice radiofonica con Effetto Notte su Rai Radio Due affiancata da Riccardo Pandolfi.Nel 2018 partecipa come concorrente al programma televisivo Ballando con le stelle.
L’attore Gene Hackman e la moglie Betsy Arakawa trovati morti in casa
Gene Hackman con la moglie Betsy Arakawa
Eugene Allen Hackman, detto Gene (San Bernardino, 30 gennaio 1930 – Santa Fe, 26 febbraio 2025), è stato un attore e scrittore statunitense. Vincitore di due Oscar su cinque candidature, quattro Golden Globe (di cui uno alla carriera),due BAFTA, un Orso d’argento e molti altri premi.
A confermarlo, ai media statunitensi, è stato lo sceriffo della capitale del New Mexico
Gene Hackman e la moglie Betsy Arakawa agli Oscar e in una paparazzata che risale al 29 marzo 2024, foto da X
Gene Hackman e la moglie Betsy Arakawa sono stati trovati morti, insieme al loro cane, nella loro casa a Santa Fe, New Mexico. A confermarlo è stato lo sceriffo della contea ai media statunitensi. I corpi senza vita sono stati trovati poco dopo la mezzanotte di giovedì 27 febbraio. Al momento non sono ancora note le cause del decesso e non sarebbero stati trovati evidenti segni di violenza sui due e nell’abitazione.
L’attore aveva 95 anni, la moglie, una pianista, 63. Lo sceriffo Adan Mendoza non ha fatto ipotesi sulla causa di morte. Da circa 20 anni Hackman si era ritirato dalle scene: il suo ultimo film risale al 2005. Nel 2021 aveva accettato di essere fotografato da Jems L. Neibaur, che pubblicando lo scatto aveva spiegato: “Gene Hackman si è ritirato dal mondo della recitazione 17 anni fa, ma recentemente si è fatto scattare questa foto per mostrare che a 91 anni è vivo e sta bene, e vive in New Mexico. Va ogni giorno in bicicletta e rimane attivo e impegnato con hobby e amici”. Dal suo primo matrimonio con Fay Maltese, finito nel 1986 dopo quasi 30 anni,Gene ha avuto tre figli: Elizabeth, Cristopher e Leslie Ann.
Le ultime foto di Hackman risalgono, però, al 29 marzo 2024, si tratta di una paparazzata. L’attore era stato visto insieme alla moglie mentre faceva una passeggiata. I segni dell’età erano ben visibili sul suo volto.
La carriera di Gene Hackman – Il 30 gennaio scorso Hackman aveva compiuto 95 anni. Noto per il suo carattere solitario, ha recitato la prima volta in un film nel 1967 in “Bonnie e Clide“. Una carriera lunghissima costellata di grandi successi e due Oscar vinti. Il grande pubblico lo ricorda per le sue interpretazioni in “Senza via di scampo“, “Mississippi Burning – Le radici dell’odio”, “Lo spaventapasseri”, “Il braccio violento della legge“, “La giuria”, “Potere assoluto” e come non citare “Piume di struzzo” e “Frankenstein Junior”.
Candidato per ben quattro volte agli Oscar ne ha poi vinti due (con “Il braccio violento della legge” e “Gli spietati“), è stato poi premiato con quattro Golden Globe (di cui uno alla carriera), due BAFTA, un Orso d’argento e molti altri premi.
Il regista americano aveva 78 anni. Ha firmato alcune tra le più grandi pagine del cinema e della tv del secondo ‘900
David Lunch (Foto Claudio Bresciani, Scanpix, La Presse)
David Lynch, il celebre regista, scrittore e artista americano, si è spento all’età di 78 anni. Conosciuto per le sue opere uniche e surreali, Lynch aveva ottenuto tre nomination agli Oscar come miglior regista per i film Blue Velvet, The Elephant Man e Mulholland Drive. Inoltre, è stato co-creatore dell’iconica serie televisiva Twin Peaks, considerata una pietra miliare nella storia della televisione.
La notizia della sua scomparsa è stata annunciata dalla famiglia oggi, giovedì 16 gennaio, attraverso un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del regista. “Con profondo rammarico, noi, la sua famiglia, annunciamo la scomparsa dell’uomo e dell’artista, David Lynch” si legge nel post.
Il post facebook della famiglia del regista americano
Il messaggio prosegue sottolineando la perdita incalcolabile per il mondo dell’arte e del cinema: “C’è un grande vuoto nel mondo ora che non è più con noi. Ma, come avrebbe detto lui stesso, ‘Concentratevi sulla ciambella, non sul buco“.
Lo scorso agosto il regista aveva reso noto le sue precarie condizioni di salute, ammettendo che gli era stato diagnosticato un enfisema polmonare e che poteva “a malapena camminare all’interno di una stanza” e che farlo era come “camminare con una busta di plastica in testa“.
Alain Fabien Maurice Marcel Delon (Sceaux, 8 novembre 1935 – Douchy, 18 agosto 2024) è stato un attore, regista e produttore cinematografico francese con cittadinanza svizzera.
L’attore francese aveva 88 anni ed era da tempo malato. L’annuncio dato dai tre figli alla France Presse
18 agosto 2024
È morto, all’età di 88 anni, l’attore franceseAlain Delon. La notizia è stata data dai figli alla France Presse. Era malato da tempo. Pochi mesi fa lo sfogo: “Voglio morire, la mia vita è finita“.
“Alain Fabien, Anouchka, Anthony, così come (il suo cane) Loubo, annunciano con immensa tristezza la dipartita del loro padre. È morto pacificamente nella sua casa a Douchy, circondato dai suoi tre figli e dalla sua famiglia (. ..) La sua famiglia chiede gentilmente di rispettare la sua privacy, in questo momento di lutto estremamente doloroso“, recita la nota.
Alain Delon, sex symbol scelto dai mostri sacri del cinema – Delon è stato un interprete carismatico. Rocco e i suoi fratelli prima (nel 1960) e Il Gattopardo poi (1963), col ruolo dell’affascinante Tancredi, hanno consacrato Alain Delon a livello mondiale. Ha alternato nel corso di tutta la sua carriera il cinema d’autore a quello commerciale. In patria è stato diretto da registi come René Clement, Jean-Pierre Melville e Jacques Deray che ne hanno fatto risaltare lo sguardo freddo e cinico, in contrasto con il suo volto angelico, rendendolo anche l’interprete ideale dell’antieroe noir di molti polizieschi.
Nel maggio del 2019 è tornato sul red carpet al Festival di Cannes per ricevere la Palma d’Oroalla carriera, tra lacrime e un discorso dai toni testamentari: “È un po’ un omaggio postumo, ma in vita“.
Alain Delon, gli scandali rosa e gli anni della malattia – Sex symbol, ha avuto una vita sentimentale movimentata e sotto i riflettori. Nella sua vita c’è stata Romy Schneider, conosciuta sul set di “L‘amante pura“, con la cantante Nicoha avuto un figlio, mai riconosciuto. Nel 1964 ha sposato Francine Canovas, con la quale ha avuto il figlio Anthony e dalla quale ha divorziato quattro anni dopo. Poi il lungo legame con l’attrice Mireille Darc, quindi con la modella Rosalie van Breemen, madre di Anouchka e Alain-Fabien. Al suo fianco, negli ultimi tempi della sua vita, c’era Hiromi Rollin, 66 anni. La donna era stata accusata dai figli di maltrattamenti e circonvenzione di incapace. I figli hanno poi intrapreso una guerra fratricida sui media e nei tribunali, riguardo allo stato di salute dell’attore, che soffriva di un linfoma e ha avuto un ictus nel 2019.
Lanciata da Pippo Baudo a Canzonissima negli anni Settanta, è morta per una malattia
Addio aMaria Rosaria Omaggio: l’attrice e scrittrice aveva 67 anni. Di origini napoletane, inizia la sua attività giovanissima e diventa popolare grazie alla partecipazione a Canzonissima del 1973-1974 condotta da Pippo Baudo. Aveva partecipato a diversi varietà.
«Cara Maria Rosaria. Ci hai lasciati. Hai iniziato il tuo nuovo viaggio verso la spiritualità che tanto amavi. Sei stata un’amica affettuosa, illuminante, presente. Donna bella e colta. Mancherai tanto anche ai miei cagnolini, a cui dicevi, dai un bacio da zia Maro’ R.I.P», si legge tra i commenti sui social.
È morta per una malattia Maria Rosaria Omaggio.
Chi era – L’attrice, nata a Napoli ma da anni residente a Roma, aveva 67 anni. Alle sue spalle 50 piece teatrali,29 film, 18 fiction televisive. Il suo debutto sul grande schermo fu con «Roma a mano armata» di Umberto Lenzi, per il film «Walesa – L’uomo della speranza» di Andrzej Wajda ha interpretato Oriana Fallaci e vinto un premio a Venezia. Il grande pubblico la conobbe sulla Rai con Canzonissima.
Posò sulle copertine di Playboy e Playmen. Scrittrice, goodwill ambassador per l’infanzia delle Nazioni Unite, istruttrice di taiji quan, arte marziale cinese. Aveva avuto un marito e tre compagni importanti, ma nessun figlio.
Interpretava Kamekona Tupuola, proprietario di un camion di gamberetti e informatore della Task Force Five-0
Taylor Wily – (Da IInstagram)
E’ morto a 56 anni Taylor Wily. L’attore americano aveva raggiunto la fama nel circuito del sumo alla fine degli anni ’80 prima di passare alla recitazione, apparendo in ruoli memorabili nelle serie tv ‘Mcgyver‘, ‘Magnum P.I.‘ e ‘Hawaii Five-0′. La notizia della scomparsa, avvenuta il 20 giugno, è stata confermata dal produttore televisivo Peter M. Lenkov, produttore esecutivo del reboot televisivo di ‘Hawaii Five-0‘. Il successo della serie è durato un decennio dopo aver debuttato con un’ottima accoglienza nel 2010. Nella serie, Wily interpretava Kamekona Tupuola, proprietario di un camion di gamberetti e informatore della Task Force Five-0.
Su Instagram, Lenkov ha scritto di essere rimasto “scioccato, devastato, con il cuore spezzato” dalla notizia della morte dell’amico, condividendo poi un biglietto accorato diretto a Wily: “Taylor come ti ho detto molte volte, mi sono innamorato di te alla prima audizione. Sei arrivato con un asciugamano in testa per asciugare il sudore e mi hai conquistato. Mi hai incantato facendomi diventare una presenza fissa… nello show… e nella mia vita. Eri una famiglia. E mi mancherai ogni giorno, fratello. Quando abbiamo parlato la scorsa settimana, abbiamo riso di quanto tu avessi ragione fin dal primo giorno. La Five-0 era il lavoro dei nostri sogni. E sono stato così fortunato a condividere quella magia insieme“, ha concluso Lenkov.
Originario di Laie, nelle Hawaii, dove era nato come Teila Tuli il 14 giugno 1968, Wily – che era alto un metro e novanta e pesava 200 chili – era stato reclutato nel 1987 nella scuderia Azumazeki di sumo, il secolare sport nazionale giapponese. Wily, che lottava con il nome di Takamikuni, rimase imbattuto nei suoi primi 14 incontri e divenne presto il primo lottatore nato all’estero a vincere il campionato nella divisione makushita di questo sport. Due anni dopo aver iniziato la sua carriera in questo sport, Takamikuni ha raggiunto il grado di makushita 2; tuttavia, ha rifiutato di continuare a praticare il sumo dopo aver avuto problemi al ginocchio. Oltre al suo decennio nella serie “Hawaii Five-0” (2010-2020), Wily è apparso come barista che fa amicizia con il protagonista innamorato di Jason Segel nella commedia “Non mi scaricare” (2008).
L’attore canadese, premio Oscar alla carriera nel 2017, si è spento dopo una lunga malattia all’età di 88 anni. Ha recitato in quasi 200 film, con i registi più prestigiosi
L’attore canadese Donald Sutherland, premio Oscar alla carriera nel 2017, è morto. Lo rende noto la sua famiglia. Aveva 88 anni e si è spento a Miami.
La notizia è stata confermata a The Hollywood Reporter dal suo rappresentante, che ha affermato che la sua morte è avvenuta dopouna lunga malattia.
Il fisico imponente, considerato uno degli attori canadesi più famosi all’estero, è stato insignito di un Oscar onorario nel 2017.
Attore camaleontico, inizialmente dedito ai ruoli dei cattivi (un bruto fascista in “1900”, un sadico direttore di prigione in “Alta sicurezza”), è stato capace di passare dalla commedia (“M.A.S.H”) al dramma storico (“I pilastri della terra“) o persino all’epica sanguinosa (“The Hunger Games“).
Con un film girato all’anno dal suo esordio negli anni ’70, raramente ha recitato due volte sotto lo stesso regista. E ha lavorato con i nomi più prestigiosi: Bernardo Bertolucci (“1900”), Robert Redford (“Gente come gli altri”, 1980), Federico Fellini (“Casanova”), Clint Eastwood (“Space Cowboy”) e Oliver Stone (“JFK”).
Nato il 17 luglio 1935 a Saint John, New Brunswick, Canada orientale, l’infanzia di Donald Sutherland è stata segnata da gravi problemi di salute (epatite, poliomielite, febbre reumatica). È diventato un DJ all’età di 14 anni per una stazione radio in Nuova Scozia.
Dopo essersi laureato all’Università di Toronto in teatro e ingegneria, ha scelto il teatro e all’età di 22 anni è partito per la Royal Academy of Dramatic Arts di Londra.
A metà degli anni ’60, è apparso in serie cult britanniche come “The Saint” o “Bowler Hat and Leather Boots“. Successivamente ha esordito in film horror italiani come “Il castello dei morti viventi” (1964).
Nel 1967, ha interpretato il suo primo ruolo importante in “L’odiosa dozzina” con Charles Bronson. La sua figura slanciata, la sua aria assente e i suoi sorrisi enigmatici gli conferivano carisma e unicità.
Donald Sutherland ha recitato in quasi 200 film ma non ha mai avuto una nomination all’Oscar. La prestigiosa statuetta è arrivata nel 2017 come premio alla carriera.
Sutherland in cinque film
M.A.S.H. (1970) – Questa farsa antimilitarista di Robert Altman rivela Donald Sutherland che, tre anni prima, aveva già partecipato a “L’odiosa dozzina“, un fuoco pacifista diretto da Robert Aldrich uscito durante la guerra del Vietnam.
Tre giovani chirurghi, tra cui Donald Sutherland, scateneranno il caos in una base dell’esercito americano in Corea. Inviati a curare i feriti, i tre uomini, abili con le donne e l’alcool, parteciperanno a questa guerra crudele con gioia e buon umore.
“M.A.S.H.” è valso a Donald Sutherland, lui stesso un attivista per la pace, una nomination ai Golden Globe.
Klute (1971) – In questo thriller atmosferico, Donald Sutherland interpreta John Klute, un misterioso investigatore privato, che va alla ricerca di un uomo scomparso in strane circostanze. Sulle sue tracce incontra Jane Fonda, un’insolita prostituta, molestata al telefono da un maniaco sessuale. L’attrice, sua compagna all’epoca, ha ricevuto un Oscar e un Golden Globe per questo ruolo.
Casanova (1977) – Non era la sua prima scelta, ma Federico Fellini finì per scegliere Donald Sutherland per incarnare la sua visione del seduttore “senz’anima e senza senso“.
Il regista odiava Casanova e l’attore canadese gli è servito per la prima volta come un modo per sfogarsi. Lo incipriò, lo truccò, lo rasò per allargargli la fronte e trasformarlo in un burattino osceno.
Ma alla fine, l’attore, sotto l’incantesimo capriccioso del regista, confidò a Libération che “le riprese erano in realtà come un lungo amore“. Alla fine, “mi regalò un orologio d’oro con incise queste parole: +Con tutto il mio affetto, Federico+. Avrei potuto fermare la mia carriera in quel momento“.
JFK (1991) – Nell’inchiesta sull’assassinio del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, un pubblico ministero va oltre la verità fornita dalle autorità. Sutherland interpreta il ruolo di Mister X, la misteriosa fonte anonima che fornisce informazioni cruciali sull’entourage del presidente.
Il film di Oliver Stone è stato un grande successo, con 16 nomination e cinque premi (Oscar, Golden Globe e Bafta), ma nessuno per Sutherland.
Hunger Games (2012-2015) – Donald Sutherland interpreta il presidente Coriolanus Snow, il crudele dittatore di “Panem“, una nazione nata dalle ceneri del Nord America post-apocalittico, in “The Hunger Games“. Eccelle nei panni dell’implacabile tormentatore dell’eroina Jennifer Lawrence.
Con lui se ne va il protagonista austero e ironico di una stagione del cinema e della storia
Con Philippe Leroy, morto stasera a Roma, se ne va una leggenda, un autentico personaggio oltre il cinema nonostante le quasi 200 apparizioni tra film e sceneggiati da «Il buco» di Jacques Becker (1960) fino agli ultimi successi come Vescovo di Terence Hill nella fiction «Don Matteo» e all’ultimo congedo sul grande schermo con «La notte è piccola per noi» di Francesco Lazotti nel 2019.
Chi era Philippe Leroy – Nato a Parigi il 15 ottobre del 1930 come Philippe Leroy-Beaulieu, erede di una famiglia aristocratica con sei generazioni di soldati e ambasciatori alle spalle, sdegnoso del suo titolo di marchese, va a scuola dai gesuiti, a soli 17 anni si imbarca come mozzo su una nave per l’America come un personaggio di Joseph Conrad. Infatti, una volta rientrato in patria finisce nella Legione Straniera e va a combattere in Indocina ed Algeria, arruolato come paracadutista anche se non si butterà mai da un aereo fino a dopo i 50 anni. Torna dall’Algeria con il grado di capitano e le medaglie sul petto (due legion d’onore e una croce al valore), ma ben presto capisce che è meglio trovarsi un lavoro, foss’anche al circo (lavorava coi cavalli) o pilota di bob o navigatore sulle barche off-shore. Un parente lo aiuta a assaggiare l’aria del cinema e Jacques Becker – colpito dal suo fisico asciutto, l’aria di chi ha visto il pericolo da vicino e conosce le armi – lo arruola nel cast del suo carcerario film che gli regala un inatteso successo mondiale.
L’aria in Francia però è pesante alla vigilia dell’indipendenza d’Algeria e Leroy, passati da poco i 30 anni, capisce che per lui è meglio non restare.
L’arrivo in Italia – Grazie al clima favorevole delle coproduzioni cinematografiche tra Italia e Francia passa la frontiera e sfrutta le poche conoscenze accumulate a Parigi per ottenere qualche ruolo come attore. Lo aiutano Vittorio Caprioli e Franca Valeri che ha incontrato in teatro ed è Caprioli a offrirgli un ruolo ne «Leoni al sole» (1961) sfruttando la sua seconda dote: maniere perfette, portamento aristocratico, aria naturale da gentiluomo. Per entrambi è una sorta di debutto, ma il giovane francese ha molte frecce al suo arco e viene «adottato» a Cinecittà. «Da quel momento in poi – ha raccontato – il cinema francese mi ha dimenticato, ma in compenso sono stato adottato da quello italiano che mi ha trattato come un figlio. Però non ho mai fatto veramente parte del vostro cinema, mi sono sempre sentito un dilettante, nonostante una quantità di ruoli e tante esperienze con i maestri migliori». Dall’avventuroso Riccardo Freda all’impegnato Giancarlo De Bosio, dall’amico Gianni Puccini (quasi un pigmalione) al popolare Luigi Zampa, trova sempre un ruolo adatto, spesso come «villain» crudele e freddo. Poi il colpo di fortuna nel 1965 con «Sette uomini d’oro» di Marco Vicario. Nel ruolo del cervello di una banda di rapinatori, a fianco della bellissima Rossana Podestà e di Gastone Moschin, fa del film il campione d’incassi dell’anno che frutterà anche un sequel. Diventa il suo passaporto per un mestiere che non gli assomiglia ma che lo renderà invece una figura doppia e ricorrente nel cinema italiano: gentiluomo raffinato da una parte, antagonista spietato e crudele dall’altro. Altra cosa sarà per lui la televisione, strumento di consenso popolare che gli offre nel 1971 la seconda svolta nella carriera: lo convoca Renato Castellani e gli cuce addosso i panni di Leonardo da Vinci nello sceneggiato omonimo.
«Sandokan» di Sergio Sollima – Il suo temperamento si ricongiunse alla fine, 5 anni dopo, con la professione: nei panni del flemmatico portoghese Yanes de Gomera nel «Sandokan» di Sergio Sollima divenne una vera star e scolpì un’incarnazione salgariana indimenticabile, amata da 30 milioni di spettatori a puntata. Benché si fosse misurato con il teatro, benché avesse recitato anche per Godard, Comencini, Luigi Magni, Jacques Deray, Dario Argento, Luc Besson, benché avesse vestito da protagonista i panni di preti (Ignazio de Loyola in «State buoni se potete»), ufficiali («R.A.S.” di Yves Boisset), ex-nazisti («Portiere di notte» di Liliana Cavani), fu proprio la tv a offrirgli i ruoli migliori. Giusto ricordarlo almeno in «Quo vadis?“, «Il generale», «Elisa di Rivombrosa»,«L’ispettore Coliandro» e perfino «I Cesaroni». Ma la sua vera vita era sempre più spesso fuori dal set: passati i 50 abbraccia finalmente la passione per il paracadutismo e verrà ricordato per gli oltre 2000 lanci fin dopo gli 80 anni. Ancora nel 2011 fece l’osservatore in Afghanistan nel contingente italiano: «Parà fra i parà” come ricordava con divertito orgoglio. Altrimenti stava volentieri a casa, scrivendo poesie, dipingendo, disegnando i suoi mobili. «Ho costruito con le mie mani cinque case. Nell’ultima – ricordava a 90 anni – un borgo incantato sulla via Cassia in cui ho vissuto con mia moglie Silvia (figlia di Enzo Tortora, madre di due figli amatissimi, scomparsa nel 2022) e con la mia famiglia, non c’è un pezzo di plastica, ma tutti mobili e oggetti in legno che ho lavorato, pezzo a pezzo. Come la mia vita…“. Con lui se ne va il protagonista austero e ironico di una stagione del cinema e della storia. Philippe Leroy era un mito con la sua voce roca e sorniona, il fisico scolpito come un ulivo antico, il distacco elegante con cui raccontava la sua vita da eroe conradiano.
Il regista è morto a Roma a 92 anni. Per cinquant’anni hanno condiviso la regia portando la Storia sullo schermo, da ‘Padre padrone’ a ‘La notte di san Lorenzo’
Anche la seconda metà della coppia registica più celebre del cinema italiano se n’è andata. È morto oggi a Roma a 92 anni Paolo Taviani, vicino alla moglie Lina Nerli Taviani e ai figli Ermanno e Valentina. Per oltre cinquant’anni i fratelli Taviani – Paolo il maggiore dei due e Vittorio, scomparso nel 2018 – hanno lavorato assieme in perfetta armonia: al punto che non potresti distinguere le scene girate dall’uno da quelle dirette dall’altro né parlare di ciascuno di loro separatamente. In mezzo secolo di attività, il loro cinema ha registrato sotto varie forme i vistosi cambiamenti culturali che si succedevano in Italia. Autori completi, fino dalla scelta dei soggetti e dal lavoro di sceneggiatura, i Taviani hanno tuttavia spaziato con uguale passione tra i generi cinematografici: dall’attualità alla Storia (spesso usata in funzione metaforica), alla letteratura.
Formati in un cineclub a Pisa, esordirono con alcuni documentari tra i più importanti dell’immediato dopoguerra, tra cui San Miniato luglio ‘44, alla cui sceneggiatura contribuì Cesare Zavattini. Nel 1960 co-diressero col maestro del cinema documentario Joris IvensL’Italia non è un paese povero, prodotto dalla televisione italiana.
Le loro prime esperienze nel cinema narrativo risentono della lezione del neorealismo, all’epoca ancora sensibile: diretto a tre mani con Valentino Orsinie interpretato da Gian Maria Volonté, Un uomo da bruciare (1962) era liberamente ispirato alla vicenda del sindacalista Salvatore Carnevale, vittima di mafia. L’attualità sociopolitica li coinvolge durante il decennio, quando realizzanoI fuorilegge del matrimonio, sul tema del “piccolo divorzio”, eI sovversivi (1967), dove si respira il clima delle rivolta sessantottine. Risente della stessa aria Sotto il segno dello scorpione, parabola a-temporale che evoca PasolinieGodard; non uno dei loro film migliori, ma che li fa notare dalla critica internazionale. continua a leggere
Carl Weathers (a destra) con Sylvester Stallone in ‘Rocky
L’attore ed ex sportivo aveva 76 anni. Tra le sue ultime apparizioni, la serie Disney+ ‘The Mandalorian’. Il retroscena di quel primo provino con Sylvester Stallone
Carl Weathers, il difensore della NFL di football americano, diventato attore, che ha recitato in Rocky nel ruolo di Apollo Creed è morto all’età di 76 anni. Tra gli altri suoi film: Predator del 1987 con Arnold Schwarzenegger e, più di recente, la serie The Mandalorian.
“È morto in pace nel sonno“, ha fatto sapere la famiglia: “È stato un essere umano straordinario che ha vissuto una vita straordinaria. I suoi contributi al cinema, la televisione, le arti e lo sport hanno lasciato un segno indelebile attraverso le generazioni“.
Dallo sport al cinema – L’attore, che era nato a New Orleans il 14 gennaio del 1948, prima di dedicarsi al mondo del cinema, ha praticato svariate discipline sportive, affermandosi anche come giocatore professionista di football, sia americano che canadese. Weathers, ha avuto una carriera come attore durata 50 anni. In totale è comparso in 75 fra film e serie tv, fra i quali anche la fortunata serie tv Una mamma per amica eil film Un tipo imprevedibile di Adam Sandler.
Più di recente era stato candidato a un Emmy per la serie spinoff di Disney+Guerre Stellari,The Mandalorian, dove vestiva i panni dell’alto magistrato Greef Kargae. Della serie aveva anche diretto un paio di episodi della seconda e terza stagione. Aveva inoltre dato la voce a Combat Carl in Toy Story e aveva continuato a dare vita a questo personaggio nello speciale tv Toy Story of Terror! e recitato in una versione romanzata di se stesso nella serie Arrested Development.
Il match con Ivan Drago – Ma il ruolo che l’ha portato alla notorietà è stato quello di Apollo Creed, campione del mondo in carica dei pesi massimi di boxe: Weathers lo ha interpretato dal primo Rocky del 1976. L’attore aveva poi ripreso la parte in RockyII tre anni dopo per un rematch con Rocky Balboa (Sylvester Stallone) e nel RockyIII del 1982 per concludere nel 1985 col quarto film della serie in cui viene ucciso sul ring dal peso massimo russo Ivan Drago (un cattivissimo Dolph Lundgren). La legacy del personaggio dura ancora: Michael B. Jordan interpreta la parte di suo figlio nella serie dei film Creed, il cui quarto episodio dovrebbe uscire prossimamente.
L’altro Apollo Creed – Inizialmente la parte di Apollo era stata affidata a Ken Norton, un vero pugile. “Tre giorni prima delle riprese, però, Norton rinunciò al ruolo per partecipare a un programma tv nonostante io lo implorassi di restare“, raccontò qualche anno fa Sly: “Erano le otto di sera e in quel momento entrò Carl Weathers. Quando lo vidi restai senza parole, era davvero imponente sia fisicamente che dal punto di vista vocale. Iniziò il suo provino e recitò bene le sue battute. Poi si alzò e cominciò a dare di boxe con me. Mi diede due o tre colpi in testa e io mi dissi: ‘Cavolo, a questo tipo non frega proprio niente di avere la parte!‘”. Ma, il racconto fatto da Weathers rivela che alla base di tutto, ci fu un grosso equivoco.
Il retroscena del provino per Rocky – L’attore, durante il provino era convinto che Sylvester Stallone, fosse solo lo sceneggiatore del film: “Mi sono presentato per questo provino carico a palla – raccontava Weathers – ero molto sicuro di me e ho iniziato a provare la parte con Stallone. Tutti lo hanno presentato solo come lo sceneggiatore e all’inizio non ero molto a mio agio a provare con lui. Non pensavo di aver dato una buona impressione, ero convinto di aver mandato all’aria tutta l’audizione e visibilmente arrabbiato dico allo sceneggiatore: ‘Sai, avrei voluto provare con un vero attore, penso che tu abbia rovinato tutto’.
Stallone racconta che Carl Weathers, molto contrariato, si rivolse al regista del film, John Avildsen: “Renderei meglio se ci fosse un vero attore a fare il provino con me’”. E Avildsen: “Beh Carl, questo è Rocky, è lui che ha scritto la sceneggiatura”. E, a quel punto, Carl commentò ridendo: “Speriamo che migliori!”. E Stallone fu convinto: “Vi prego prendetelo, è un grande“, disse. E Carl Weathers, non solo ottenne la parte in Rocky ma, anni dopo, Stallone si pentì del destino riservato ad Apollo Creed. Un personaggio rimasto nella storia del cinema.
Sandra Milo, pseudonimo di Salvatrice Elena Greco (Tunisi, 11 marzo 1933 – 29 Gennaio 2024), è stata un’attrice, conduttrice televisiva, personaggiotelevisivo e cantante italiana.
La lunga carriera con i grandi registi, gli amori, i figli e la tv. Da Alberto Sordi fino alla serie Gigolò quasi settant’anni di cinema
È mortaSandra Milo, aveva compiuto 90 anni nel 2023. Si è spenta nella sua abitazione e tra l’affetto dei suoi cari come aveva richiesto. Lo ha reso noto la famiglia. Sandrocchia, come l’aveva soprannominataFederico Felliniper il quale è stata una musa, è stata una delle attrici più popolari del cinema italiano.
Una lunghissima carriera con i grandi registi, – da Roberto Rossellini ad Antonio Pietrangeli, daSergioCorbuccia Federico Fellini, da Luigi Zampa a Dino Risi,Luciano Salce, Duccio Tessari, Pupi Avati, Gabriele Salvatores fino a Gabriele Muccino, gli amori, i figli e la tv. Da Alberto Sordi con cui aveva esordito neLo scapolo di Antonio Pietrangeli nel 1955 fino alla serie Gigolò per caso, uscita a Natale sulla piattaforma, quasi settant’anni di cinema senza mai fermarsi, senza mai arrendersi. Come quando solo tre anni fa si era andata a incatenare davanti a Palazzo Chigi per i lavoratori dello spettacolo in difficoltà.
Matthew Langford Perry (Williamstown, 19 agosto 1969 – Los Angeles, 28 ottobre 2023) è stato un attore statunitense con cittadinanza canadese.
Trovato nella jacuzzi in casa, la lotta fra oppiodi e alcol
Addio a Chandler Bing della popolare serie ‘Friends’.Matthew Perry, l’attore che ha interpretato l’amato personaggio, è stato trovato morto nella sua casa nell’area di Los Angeles. I motivi del decesso – come riportano i media statunitensi – non sono confermati ma, secondo indiscrezioni, si tratterebbe di annegamento. Perry è stato infatti trovato all’interno della sua jacuzzi e nell’abitazione non sono state trovate droghe.
L’allarme è scattato sabato pomeriggio, quando i soccorsi sono stati chiamati per un ‘uomo con arresto cardiaco’. Poco dopo, intorno alle 16.10, il Dipartimento della polizia di Los Angeles è stato chiamato per indagare la morte di un uomo cinquantenne. Perry aveva 54 anni.
Nato a Williamstown, Massachusetts, nell’agosto del 1969, Perry era cresciuto in Canada. Sua madre era una giornalista e la portavoce del premier Pierre Trudeau, il padre di Justin Trudeau. A Los Angeles Perry è approdato quando era un teenager e aveva ottenuto alcuni ruoli minori nel 1987 e nel 1988. La svolta è arrivata nel 1994 quando Nbc lo ha scelto per Friends.
Nei panni di Chandler è stato presente in tutti gli episodi della seria durata 10 anni. Un periodo per lui non facile. Il successo è stato accompagnato dalla dipendenza agli oppioidi e all’alcol.
A causa di un incidente nel 1997 gli era stato prescritto il Vicodin e ne era divenuto rapidamente dipendente, tanto da arrivarne a prendere 55 al giorno. Per disintossicarsi e cercare di abbandonare l’alcol è stato in cura per più di un’occasione.
Nel suo libro di memorie ‘Friends, Lovers, and the Big Terrible Thing‘, Perry ha raccontato della sua battaglia contro le droghe, che si sommava a problemi di salute seri. Nel 2018 – ha raccontato Perry stesso – ha rischiato di morire per una perforazione gastrointestinale, per la quale è stato operato e ha trascorso mesi in ospedale.
Ketty Roselli (Torino, 13 settembre 1972 – Roma, 29 settembre 2023) è stata un’attrice e ballerina italiana.
L’artista lottava da tempo con una malattia
È morta Ketty Roselli, attriceitaliana di 51 anni. Da tempo lottava contro un brutto male. La notizia è stata pubblicata sul suo profilo social dagli amici. «Ketty è partita per il suo nuovo viaggio, dopo aver lottato fino all’ultimo senza mai mollare per la vita che tanto amava. Ricorderemo sempre il suo sorriso, la sua risata, la sua comicità, il suo talento, la sua empatia, il suo preoccuparsi per gli amici, la sua voglia di vivere, di viaggiare e di scoprire nuove cose. Questa era Ketty, la migliore amica del mondo. Quando guarderete il mare che tanto amava, ricordatevi di lei. Buon viaggio tesoro», si legge.
Il cordoglio di amici e colleghi – Ketty, conosciuta soprattutto per il suo lavoro di attrice in teatro, ha lavorato alle celebri serie Don Matteo e CentoVetrine.
In quest’ultima aveva interpretato la dottoressa Flavia Cortona. I funerali si terranno:
Lunedì 2 Ottobre alle ore 11:00
con cerimonia buddista, al teatro Marconi
Viale Marconi 698/E
Roma
Tantissimi i messaggi di amici e colleghi. «Io e te siamo ancora là. In quel camerino, a stirare il tuo vestito rosso, a farmi insegnare come vestirmi meglio e non da vecchia. Siamo ancora là a ridere, imprecare e capire come usare i social. Io e te siamo ancora là. Per sempre», scrive Ludovica Di Donato. «Ciao piccolè», le scrive invece Michele La Ginestra. «Ci porteremo la tua simpatia nel cuore e ti dedicheremo un sorriso di fronte al mare», il messaggio di Massimiliano Bruno.
L’attore si è spento per cause naturali. Il figlio Peter: «Era il padre più gentile, più forte, più paziente e più amorevole. Un uomo rinascimentale affascinato dalla cultura»
È morto l’attore David McCallum, popolare volto di «NCIS Unità Anticrimine», in cui vestiva i panni del dottor Donald Mallard. Aveva 90 anni. L’attore, come riferito dal figlio Peter, è morto per cause naturali. «Era il padre più gentile, più forte, più paziente e più amorevole — ha scritto in una nota affidata a People —. Ha sempre anteposto la famiglia a se stesso. Attendeva con ansia ogni occasione per incontrare i suoi nipoti e aveva un legame unico con ciascuno di loro”, le parole di Peter McCallum. Nel suo ricordo, il figlio ha anche aggiunto: «Era un vero uomo rinascimentale: era affascinato dalla scienza e dalla cultura e trasformava queste passioni in conoscenza. Per esempio, era in grado di dirigere un’orchestra sinfonica e (se necessario) poteva eseguire un’autopsia, grazie ai suoi studi decennali per il suo ruolo nell’NCIS».
Anche i produttori della serie hanno espresso il loro cordoglio. «Per oltre vent’anni, David McCallum ha conquistato il pubblico di tutto il mondo interpretando il saggio, eccentrico e talvolta enigmatico dottor Donald “Ducky” Mallard. Ma per quanto i suoi fan lo abbiano amato, coloro che hanno lavorato fianco a fianco con David lo hanno amato ancora di più. Era uno studioso e un gentiluomo, sempre cortese, un professionista consumato e mai uno che si lasciasse sfuggire una battuta. Fin dal primo giorno è stato un onore lavorare con lui e non ci ha mai deluso. Era, semplicemente, una leggenda. Era anche una famiglia e ci mancherà molto», hanno detto Steven D. Binder e David North, produttori esecutivi della serie.
Antonella Lualdi, nome d’arte di Antonietta De Pascale (Beirut, 6 luglio 1931 – Roma, 10 agosto 2023), è stata un’attrice e cantante italiana.
La notizia dal fratello Carlo. Teatro, cinema e tv, la lunga carriera di una grande diva
È morta l’attriceAntonella Lualdi, una splendida signora del cinema italiano. La notizia dal fratello Carlo. Novantadue anni, Lualdi era ricoverata in un ospedale fuori Roma. I funerali si terranno a Roma sabato, alle 15, nella chiesa di Santa Chiara a piazza dei Giuochi Delfici.
Gli inizi – Popolarissima negli anni 50 e 60, aveva sposato il collega Franco Interlenghi cominciando un lungo sodalizio anche professionale. Lualdi aveva recitato per Ettore Scola, con Vittorio Gassman e in tanti film a cominciare da Miracolo a Viggiù di Luigi Giachino che l’aveva lanciata nel dopoguerra.
La carriera – Nata a Beirut nel 1931 da padre italiano e madre greca, Antonietta De Pascale, questo il suo vero nome, dopo una gavetta teatrale trova il successo a soli 19 anni, interpretando il film musicale Signorinella (1949). Acclamata tra le star dell’epoca, al pari di Lucia Bosè e Gina Lollobrigida, Antonella Lualdi negli anni cinquanta ottiene vari successi, come il citato Miracolo a Viggiù (1951) di Luigi Giachino, Ha fatto 13(1951) di Carlo Manzoni, La cieca di Sorrento (1953) di Giacomo Gentilomo, È arrivato l’accordatore (1952) di Duilio Coletti, Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada. Nel frattempo conosce il futuro marito, l’attore Franco Interlenghi con cui ha avuto due figlie: Antonella, anche lei attrice e Stella, che ha partecipato al film Top Crack (1967).
Con i maestri del cinema – Lualdi ha lavorato con molti grandi del cinema italiano, da Mario Mattoli a Mauro Bolognini, da Francesco Maselli a Ettore Scola, Roberto Rossellini, Carlo Lizzani, tra gli altri. Non mancano la musica nella sua carriera e la televisione con la quale negli anni Novanta ha un ritorno di popolarità con la serie televisiva francese Il commissario Cordier, in cui interpreta la moglie italiana del protagonista.
Il divo di Hollywood aveva ricoperto moltissimi ruoli di successo nella sua lunga carriera
Treat Williams è morto all’età di 71 anni a causa di un incidente motociclistico avvenuto nelle scorse ore, secondo cui, stando alle prime ricostruzioni, un’auto gli avrebbe tagliato la strada. A dare il triste annuncio al mondo, la sua famiglia che è devastata dal dolore, così come il suo manager Barry McPherson. Nella sua lunga carriera cinematografica aveva ricoperto moltissimi ruoli in film che appartenevano a generi diversi: la sua versatilità era uno dei suoi punti forti, e una delle caratteristiche preferite dai registi con cui ha lavorato.
I successi di Treat Williams – La lunga carriera cinematografica di Treat Williams era cominciata negli anni settanta ed era ancora in corso: infatti, gli ultimi lavori dell’attore risalgono solamente al 2022. Uno dei suoi ruoli di maggior successo fu quello all’interno del musical “Hair” diretto da Milos Forman, e, poi, quello nella serie tv “Everwood” che conquistò il cuore di milioni di telespettatori. Dal 2016, poi, recitava nella serie poliziesca “Blue Bloods“, dove interpretava Lenny Ross, ex detective della polizia di New York. Treat Williams aveva, però, recitato anche in famosi film come: La notte dell’aquila (1976) di John Sturges, C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone e 127 ore (2010) di Danny Boyle.Nella sua lunga carriera, fu candidato tre volte ai Golden Globes e vinse numerosi altri riconoscimenti.
L’addio del manager di Treat Williams – Barry McPherson, agente di Treat Williams, ha confermato la scomparsa dell’attore a People: «Sono devastato. Era un uomo meraviglioso – ha detto – e aveva così tanto talento. Era un grande attore. I cineasti lo adoravano. È stato il cuore di Hollywood dalla fine degli anni ’70».
Francesco Nuti (Firenze, 17 maggio 1955 – Roma, 12 giugno 2023) è stato un attore, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e cantante italiano.
Lo rende noto la figlia Ginevra assieme ai familiari che ringraziano il personale sanitario e tutti coloro che hanno avuto in cura l’attore nel lungo periodo della malattia
L’attore toscano Francesco Nuti è morto questa mattina a Roma. Aveva 68 anni ed era malato da molti anni. Ad annunciare la sua scomparsa con una nota è stata la figlia Ginevra insieme ai famigliari che hanno ringraziato chi avuto in cura l’attore nel lungo periodo della malattia
Francesco Nuti ci ha lasciato a 68 anni dopo quasi due decenni di sofferenze e solitudine. Era disabile dal 4 settembre 2006,quando si procurò in un incidente domestico un ematoma cranico: sofferente già di depressione, l’attore rimase in coma alcuni mesi, curato dalla madre e dal fratello Giovanni, musicista. Ogni tanto gli amici colleghi toscani di sempre, da Conti a Pieraccioni, da Panariello a Benvenuti, s’industriavano per fargli sentire la loro presenza, fu organizzata anche una diretta tv con l’effetto imbarazzante di mostrare in pubblico un uomo devastato e che aveva avuto anche una pubblica lite con il badante. Poi, nel 2016, di nuovo una caduta nella sua casa di Narnali, frazione di Prato, la corsa in ospedale, il trasferimento a Firenze.
L’avevano definito, centrando il bersaglio, «malincomico», Francesco Nuti. Era un commediante ma con una sua vena di tristezza autentica che proveniva in modo sotterraneo dall’ambiente proletario toscano, lui nato a Firenze il 17 maggio 1955. Sapeva far sorridere in modo originale ed era uno dei pochi commedianti in cui il copione riservava sempre anche una conquista femminile: prima De Sio e poi Muti sono state le partner più fedeli in un gioco che non coinvolgeva solo la fiction. Era diventato popolare nei bar col biliardo impersonando un campione della stecca in «Io, Chiara e lo Scuro» nell’83: sapeva fare l’«ottavina reale a nove sponde», mossa da re. continua a eggere
Ivano Marescotti (Bagnacavallo, 4 febbraio 1946 – Ravenna, 26 marzo 2023) è stato un attore, regista teatrale e drammaturgo italiano – (ANSA)
Era ricoverato all’ospedale civile di Ravenna a causa del peggioramento delle sue condizioni fisiche legate a una grave malattia
È morto, a Ravenna, l’attore e regista Ivano Marescotti. Aveva 77 anni. Era da qualche giorno ricoverato all’ospedale civile di Ravenna a causa del peggioramento delle sue condizioni fisiche legate a una grave malattia. Lascia la moglie Erika, che aveva sposato un anno fa, e la figlia Iliade nata nel suo matrimonio precedente. continua a leggere
«Buon viaggio», ha scritto la figlia condividendo tutto il suo dolore
È morta Lucia Zagaria, moglie di Lino Banfi e mamma della loro figlia Rosanna. La donna era malata di Alzheimerda molto tempo. La scomparsaè stata annunciata dalla figlia e attrice Rosanna Banfi: «Ciao mami, ora sei di nuovo così. Buon viaggio», ha scritto a corredo di uno scatto che ritrae la donna da giovane.
La triste notizia è stata annunciata alle prime ore di questa mattina, 22 febbraio, dalla figlia Rosanna Banfi. Con un post sui social l’attrice ha condiviso una foto del passato, in bianco e nero, che ritrae la mamma in giovane età durante una giornata d’estate mentre mangia, con lo sguardo felice e sereno, un cono gelato.
«Buon viaggio», ha scritto la figlia condividendo tutto il suo dolore. Tanti i messaggi di cordoglio e affetto da parte dei follower che ricordano la Lucia Zagaria col sorriso.