L’incidente poco dopo le 9 in zona Mecenate Forlanini. Avrebbe ceduto un cavo dell’alta tensione
Un forte rumore, «pareva una frenata di colpo», ma poi «è arrivato il fumo, il caldo, si sono spalancate le porte e ci siamo precipitati fuori». Erano da poco passate le 9. Per fortuna, il tram 27 non era pieno, «c’erano una ventina di persone», ma in via Bruto sono stati momenti di panico. La dinamica non è ancora chiara ma «si vedevano fiamme forse sprigionate nella parte superiore del tram» e «è venuto giù un cavo dell’alta tensione che una volta caduto a terra, faceva scintille, con il conducente Atm e la polizia subito intervenuta che hanno bloccato il traffico e messo in sicurezza l’area per non fare avvicinare la gente, con dei bidoni della spazzatura per caso lì presenti».
Mervin Lize, 48 anni, stava andando al suo lavoro di corriereedera a bordo del tram cosìcome Giuseppe Collu, 64 anni: «Abito in zona Forlanini e stavo andando in centro, vicino a me c’era una mamma con due bambini piccoli, uno in passeggino, che è scoppiata a piangere – racconta -. I pompieri sono arrivati dopo dieci minuti». Nessun ferito ma «il ricordo va subito alla tragedia di una settimana fa, il tram 9 deragliato in viale Vittorio Veneto, e all’altro giorno, il piccolo incidente ad un tram che stava rientrando al deposito senza passeggeri a bordo, vicino alla Centrale».
Questa volta nessun ferito sulla vettura della linea 15 al confine con la città
La carrozza centrale di un tram della linea 15 è uscita dai binari stamani nel Comune di Rozzano, al confine con Milano, all’altezza del centro commerciale Fiordaliso.
La vettura era appena ripartita da una fermata e si stava muovendo a bassa velocità.
Non si registrano feriti. La linea è interrotta ed è stato istituito un servizio di autobus sostitutivi. Si tratta del terzo episodio del genere dopo il deragliamento di una vettura della linea 9 che ha provocato due morti e decine di feriti in viale Vittorio Veneto a Milano, lo scorso 27 febbraio, e dell’incidente nella serata di sabato scorso, quando un tram della linea 12 senza passeggeri a bordo è uscito dai binari nella curva fra via Galvani e via Filzi, accanto alla stazione Centrale.
I controlli durati sette ore dopo quattro chiamate anonime. L’edificio era stato evacuato. Salta il rito direttissimo: scarcerate tre persone per decorrenza dei termini
Palazzo di Giustizia di Milano
Rientrato dopo circa sette ore l’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano scattato oggi venerdì 6 marzo. Si sono concluse nel pomeriggio le operazioni di bonifica iniziate dopo che intorno alle 9.30, dopo che tra le 8.20 e le 9 sono arrivate al Nue (112) alcune telefonate che hanno annunciato la presenza di un ordigno. Ma nessun oggetto sospetto è stato trovato nelle attività di ricerca da artificieri, vigili del fuoco e cani antiesplosivo.
L’attività di bonifica si è prolungata visto gli enormi spazi del Palazzo di giustizia: oltre ai sette piani dove si concentrano le stanze dei magistrati e le aule di udienza, l’ispezione di artificieri e unità cinofile ha riguardato anche i sotterranei, la banca e l’ufficio postale presenti al piano terra, e le aree perimetrali. Nelle operazioni sono state impiegati diversi cani che, vista la difficoltà della ricerca, necessitano di pause frequenti. La polizia locale si è occupata di vigilare sull’area intorno al Palazzo di giustizia, mentre la Protezione civile locale ha fornito assistenza ai tanti dipendenti rimasti in attesa per ore.
Le telefonate anonime – “Voglio evitare che ci siano molti morti”. Sono le parole che una voce maschile e apparentemente straniera ha pronunciato al 112 con la telefonata che ha fatto scattare l’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano. Le telefonate – quattro in tutto – sarebbero state localizzate in zona Niguarda a Milano. In due casi si è trattato di chiamate mute, negli altri due casi una voce segnalata come poco chiara dall’operatore, ha detto “bomba tribunale” prima di riagganciare. Le telefonate sono arrivate tutte da utenze telefoniche non richiamabili,perché abilitate alla sola uscita. Numeri piuttosto lunghi, forse riconducibili a cellulari usa e getta.
Tre scarcerati per scadenza termini – L’allarme bomba al Palazzo di giustizia di Milano, subito evacuato, ha fermato però il lavoro ordinario e per tre persone non è stato possibile celebrare il rito direttissimo e così – per scadenza dei termini di convalida pari a 48 ore – è scattata la libertà. Nessun problema, invece, sul fronte delle normali udienze – poche il venerdì – che sono state già rinviate; inoltre l’allarme bomba non ha provocato particolari rallentamenti nel lavoro dei giudici.
La Procura aprirà un fascicolo sul falso allarme – Ora la Procura sta valutando l’apertura di un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Si tratta di un’ipotesi iniziale, è ancora presto – spiegano fonti qualificate – per inserire la finalità di terrorismo. In questo momento non viene escluso nulla: dalla telefonata di un mitomane a una segnalazione credibile da approfondire.
Diverse telefonate arrivate in Questura stamani parlavano di una bomba nell’edificio. Sono stati attivati i “piani di emergenza” e nessuna persona potrà rientrare fino al termine delle “attività di bonifica”
La polizia e i vigili del fuoco stanno intervenendo al palazzo di Giustizia di Milano per un allarme bomba. Sono in corso le verifiche: davanti al Tribunale tre mezzi di vigili del fuoco e le auto della polizia. In questi momenti è in corso l’evacuazione del tribunale.
In mattinata in Questura a Milano sono arrivate più telefonate, a ripetizione, nell’arco di circa mezz’ora, con cui una voce ha segnalato con insistenza la presenza di una bomba al Palazzo di Giustizia. Il procuratore Marcello Viola, la procuratrice generale Francesca Nanni, il presidente del Tribunale Fabio Roia e quello della Corte d’appello Giuseppe Ondei hanno disposto subito l’evacuazione dei 7 piani del palazzo.
Il presidente del tribunale Roia ha fatto sapere che sono stati attivati i “piani di emergenza” e nessuna persona potrà rientrare in tribunale a Milano fino al termine delle “attività di bonifica“.
Al momento l’allarme viene trattato con serietà per effettuare tutte le verifiche. Da quanto risulta, nelle telefonate non si faceva riferimento a rivendicazioni.
Il mezzo della linea 9 si è schiantato contro un edificio lungo via Vittorio Veneto, in zona Porta Venezia. La vittima è stata travolta dalla vettura
Il tram coinvolto nell’incidente (foto di Stiben Mesa Paniagua/MilanoToday)
Un tram è deragliato a Milano. Il mezzo è finito a grande velocità contro un palazzo nella zona di Porta Venezia. L’incidente è avvenuto intorno alle 16 del 27 febbraio. Secondo quanto apprende MilanoToday, una persona è morta dopo essere stata travolta. Altre 39 sono rimaste ferite a causa del sinistro.
Cosa è successo – Il tram, della linea 9, era diretto alla stazione di Milano Porta Genova quando, per cause ancora da chiarire, è uscito dai binari in viale Vittorio Veneto finendo contro un edificio. Il mezzo ha travolto una persona prima di schiantarsi su una vetrina. Non sono ancora chiare le condizioni delle persone rimaste ferite. Molti erano passeggeri a bordo del tram.
Sul posto ci sono sei ambulanze e cinque automediche in codice rosso, oltre ai vigili del fuoco. Nelle operazioni sono coinvolti anche gli agenti della locale e i poliziotti della questura.
Tram deraglia a Milano, i soccorsi sul posto (foto Mesa Paniagua_MilanoToday)
Il corteo, pacifico, era organizzato da Cio, “Comitato per le olimpiadi insostenibili, poi la situazione è cambiata: cosa è successo
All’indomani della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si registrano già i primi scontri. Nel pomeriggio di oggi, sabato 7 febbraio, circa 10.000 persone sono scese in strada a Milano per una manifestazione contro l’impatto economico, sociale e ambientale dell’evento. Il corteo è stato promosso dal “Cio – Comitato Insostenibili Olimpiadi” e ha sfilato nell’area di Porta Romana, con un passaggio vicino al Villaggio Olimpico, per poi dirigersi verso il quartiere Corvetto. Il corteo, dai toni pacifici, è poi degenerato in scontro con la polizia.
Il simbolo: gli alberi si rivoltano contro la pista da bob a Cortina – Prima della partenza i manifestanti hanno messo in scena un flash mob sollevando alberi di cartone, presentati come simbolo degli abbattimenti legati ai lavori per la pista da bob a Cortina. Poi gli attivisti sono partiti al grido “i larici di Cortina gridano vendetta“, sempre per via degli alberi sacrificati per costruire la nuova pista in vista della competizione olimpica.
I cartelli contro l’Ice (foto G. Mannu / MilanoToday
Lo slogan che ha aperto la manifestazione era scritto sullo striscione di testa: “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne“. Lungo il serpentone, che si è via via allungato, ha trovato spazio anche un gruppo di manifestanti pro Pal: “Embargo al sionismo ora“, si leggeva in uno striscione. Come riferisce MilanoToday, erano presenti anche tanti cartelli contro l’Ice.
Nella stessa area, una delegazione di Rifondazione comunista e dei Giovani comunisti, guidata dalla segretaria provinciale milanese Nadia Rosa, ha srotolato uno striscione con la scritta “Porta Romana bella non sei di Catella”. “Abbiamo scelto questo luogo simbolo della speculazione edilizia di costruttori come Catella e dei fondi a cui l’amministrazione comunale ha svenduto la città”, ha spiegato a proposito Rosa riferendosi alle opere olimpiche realizzate dai privati e finanziate in parte dallo Statocon degli “extracosti“.
Gli scontri – Intorno alle 18.10, quando il corteo ha raggiunto via Marocchetti, diversi manifestanti vestiti di nero e a volto coperto – dietro un cartellone con scritto “Know your edemi” – hanno iniziato a esplodere fuochi d’artificio e lanciare bottiglie contro polizia, carabinieri e guardia di finanza. Le forze dell’ordine hanno risposto utilizzando gli idranti sulla folla e con i lacrimogeni.
Il ministro dell’Interno: “Tempesta in un bicchiere d’acqua”. Tajani: “Non è che arrivano le SS”
Milano, Piazza Duca d’Aosta (Ipa)
“Non si vedranno mai” agenti Ice in giro per le strade in Italia come a Minneapolis e “chi sostiene questa ipotesi spaccia una fake news e lo fa per incompetenza o malafede“. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Tg1, è categorico. Sulla presenza dell’Ice alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina ”si è scatenata una tempesta in un bicchiere d’acqua”, dice il titolare del Viminale a ‘5 minuti’ su Rai 1.
”L’Ice ha diverse articolazioni, una operativa che è quella che si vede a Minneapolis che non è assolutamente impegnata in Italia – spiega – Ce n’è un’altra, l’Homeland Security Investigation, fatta di investigatori, analisti che sono già presenti in Italia come in 50 Paesi al mondo, danno un contributo solitamente di analisi e di scambio di informazioni che faranno anche in questa circostanza. Un esempio, la consultazione delle loro banche dati, quindi non staranno per strada e quindi non ci sarà niente che sia sottratto al dominio e al coordinamento delle forze di Polizia nazionali”.
A intervenire in giornata è anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina?“Non è che arrivano le SS.Non arrivano con i mitra e la faccia coperta. Arrivano dei funzionari… Non cadiamo neanche nelle cose che sembrano essere solo propaganda. La sicurezza dei Giochi olimpici è responsabilità dell’Italia“, scandisce Tajani, parlando con i cronisti al Quirinale a margine delle celebrazioni per il Giorno della Memoria.
La nota del Viminale, le misure di sicurezza – Piantedosi ha presieduto al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine e delle Agenzie di intelligence, per un approfondito aggiornamento sulle misure di sicurezza in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Nel corso della riunione è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento della pianificazione delle attività di sicurezza, confermando il modello di collaborazione interforze e il costante coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte, in linea con gli standard previsti per i grandi eventi internazionali.
È stato evidenziatol’impegno complessivo di circa 6.000 unità del sistema sicurezza nazionale. Il dispositivo prevede l’impiego di sistemi di sorveglianza avanzati, tra cui droni e dispositivi di vigilanza aerea, a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio. Particolare attenzione è rivolta alla tutela dell’ordine pubblico, alla sicurezza delle infrastrutture e alla gestione dei flussi, nonché ai profili di prevenzione, anche in ambito tecnologico.
Ieri mattina si è svolto un incontro tra il ministro Piantedosi e l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, spiega il Viminale in una nota. ”Per le Olimpiadi di Milano-Cortina le Autorità americane tra le varie agenzie coinvolgeranno anche l’Homeland Security Investigation, organismo investigativo di Ice, dunque non il braccio operativo dell’agenzia, e confermano che i loro analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio”, sottolinea il Viminale.
”In occasione delle Olimpiadi, gli Usa allestiranno nel Consolato a Milano una propria sala operativa dove saranno presenti rappresentanti delle Agenzie americane potenzialmente interessate all’evento. In questo contesto, nella citata sala, saranno impegnati anche esperti dell’Homeland Security Investigation, ma con funzione di supporto alla gestione dei grandi eventi all’estero e di rapporto con gli Ufficiali di collegamento – spiega il Viminale – Giova ribadire che gli investigatori dell’Homeland Security Investigation saranno rappresentati non da personale operativo come quello impegnato nei controlli sulla migrazione in territorio Usa, ma da referenti esclusivamente specializzati nelle investigazioni, privi di alcuna attribuzione sul territorio italiano e principalmente deputati alla consultazione delle proprie banche dati e di supporto agli altri attori coinvolti’‘.
‘‘Gli investigatori di Home Security Investigation, braccio investigativo di Ice, sono presenti in oltre 50 nazioni, da anni anche in Italia, ma non svolgono operazioni o servizi di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri’‘, spiega il Viminale.
”Tutte le operazioni di sicurezza sul territorio” per le Olimpiadi di Milano-Cortina ”restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane”, sottolinea il ministero dell’Interno.
La vittima si sarebbe avvicinata a una pattuglia, che stava arrestando uno spacciatore. Gli agenti avrebbero gridato “alt” prima che il 28enne estraesse la pistola a salve e la puntasse contro uno di loro. “Ho avuto paura e ho sparato per difendermi”
È indagato per omicidio volontario il poliziotto che ha sparato e ucciso un marocchino di 28 anni il quale, durante un servizio di controllo antidroga in via Impastato (nel quartiere milanese di Rogoredo), gli avrebbe puntato contro una pistola, risultata poi a salve. L’agente, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, è stato interrogato in Questura dal PM Giovanni Tarzia nell’ambito delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della Polizia.
“Gli avevamo detto: “Fermo, Polizia!”, ma lui si è avvicinato ancora. Era a una ventina di metri e mi ha puntato l’arma contro: ho avuto paura e ho sparato per difendermi“. È questa, in sostanza, la versione resa dal poliziotto.
L’agente, interrogato dal PM in Questura, è al momento indagato per omicidio volontario per consentire tutti gli accertamenti necessari. “Se non c’è in questo caso la scriminante della legittima difesa, non so in quale altro caso possa esserci”, ha spiegato il suo avvocato, Pietro Porciani.
La dinamica – Secondo quanto si è saputo, gli agenti stavano facendo dei controlli antidroga nella zona di Rogoredo, nota per il fenomeno. Alcuni erano in borghese ed altri in divisa. Stavano decidendo se procedere a un arresto, quando la vittima si è avvicinata, ha estratto una pistola(a salve, si scoprirà) e l’ha puntata contro gli agenti, uno dei quali ha reagito sparando e colpendolo alla testa. L’uomo è morto pressoché all’istante.
Piantedosi: “No alle presunzioni di colpevolezza” – “Non ho motivo di presumere sulla legittimità, la proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo alcuno scudo immunitario a nessuno“. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardo alla sparatoria.
“Le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza. Assicuro che non ci saranno scudi immunitari. Come sempre ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione dello svolgimento dei fatti. Ancora una volta in un contesto molto complicato“.
Inizio anno a ostacoli: gli spostamenti sono a rischio, ma anche chi ha figli in età scolare rischia l’imprevisto. Tutte le informazioni utili
Anno nuovo, ma disagi vecchi. Il 2026 inizia esattamente come si era chiuso il 2025: conscioperiche rischiano di creare non pochi problemi perché vanno a toccare più settori, dai trasporti alla scuola. Sono due le giornate “nere“: il 9 e il 10 gennaio. Facciamo il quadro della situazione: chi si ferma, quando, in quali orari e cosa è importante sapere.
Sciopero degli aerei il 9 gennaio – I primi disagi iniziano venerdì 9 gennaio e interessano il settore aereo. Quindi, se si ha in programma un volo, è bene fare attenzione. Ad aprire il carosello degli scioperi a livello nazionale sono i lavoratori di Easyjet, Vueling e Assohandler. EasyJet si ferma per 24 ore(da mezzanotte alle 23.59); Vueling Airlines dalle 10 alle 18; Assohandlers dalle 13 alle 17. Si fermano per 24 ore anche i lavoratori di Swissport Italia dell’aeroporto di Milano Linate e quelli di handling sia di Milano Linate sia Malpensa, con possibili ripercussioni su check-in, imbarchi e bagagli.
Sciopero dei treni tra il 9 e il 10 gennaio – Non solo aerei. Anche i treni possono riservare sorprese. Dalle 21 di venerdì 9 alla stessa ora di sabato 10 gennaio è stato proclamato lo sciopero da alcune sigle sindacali autonome del personale del Gruppo Fs, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord. Si fermano anche i lavoratori di Rfi addetti agli impianti di manutenzione delle infrastrutture (per 8 ore).”Gli effetti – si legge in una nota di Ferrovie – in termini di cancellazioni e ritardi potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dell’agitazione sindacale“.
Per il trasporto regionale sono garantiti i servizi essenziali dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21 di sabato 10 gennaio.
I passeggeri che intendono rinunciare al viaggio possono chiedere il rimborso a partire dalla dichiarazione di sciopero:
fino all’ora di partenza del treno prenotato, per i treni Intercity e Frecce;
fino alla mezzanotte del giorno antecedente lo sciopero stesso, per i treni regionali.
In alternativa possono riprogrammare il viaggio,“a condizioni di trasporto simili, non appena possibile, secondo la disponibilità dei posti“.
Sciopero della scuola il 9 e 10 gennaio – Ai trasporti si aggiunge anche la scuola. Due le giornate di protesta: 9 e 10 gennaio. Le organizzazioni sindacali Flp e Conalpe e le confederazioni sindacali Confsai e Csle hanno proclamato lo sciopero generale di tutto il personale docente e Ata delle scuole pubbliche, comunali e private su tutto il territorio italiano. I cancelli delle scuole potrebbero restare chiusi o il normale orario potrebbe subire modifiche.
Sciopero di Trenord e dei taxi – Fin qui il weekend. Già lunedì 12 gennaio si ricomincia col personale di Trenord che si fermerà per 24 ore; il 13 gennaio è stato invece proclamato lo sciopero nazionale di 24 ore dei taxi (su scala nazionale tranne l’Umbria).
La perturbazione che sta portando nevicate sulle regioni centrali, causerà piogge intense e temporali al Centro-Sud. Allerta meteo in 10 regioni, arancione in Lazio e Molise
L’instabilità causata da una vasta area depressionaria che interessa tutta l’Europa fino al Mediterraneo apporterà ancora maltempo al Centro-Sud. Tutta colpa di aria fredda di matrice artica che sta entrando con sempre maggiore decisione sull’Italia a partire dalle regioni settentrionali dove la Bora soffia già fino a 90 km/h. Le correnti sfociano poi sull’area tirrenica dove incontrano una massa d’aria più mite collegate ad una depressione sul comparto iberico. Questo scontro provocherà precipitazioni diffuse, soprattutto sulle regioni tirreniche centro-meridionali, mentre sulle regioni centrali le temperature in calo causeranno nevicate fino a quote collinari.
Le precipitazioni nevose previste
Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. Dalle prime ore di domani, martedì 6 gennaio, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, interesseranno Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.
L’avviso prevede inoltre nevicate in calo fino a quote di 300-400 metri e localmente fino a livello del mare, su Emilia-Romagna orientale, Marche, Umbria e Toscana orientale, in estensione dal pomeriggio all’Abruzzo e al Lazio orientale.
L’allerta meteo per martedì 6 gennaio 2026-2
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, martedì 6 gennaio, allerta arancione meteo-idro su settori del Lazio e del Molise e allerta gialla su gran parte del Centro-Sud, dalle Marche alla Sicilia.
Maltempo fino a quando
Lo scivolamento dell’aria artica
Questa situazione di matrice tipicamente invernale che inizierà con l’Epifania – dopo un breve miglioramento atteso per giovedì – sarà seguita a breve distanza da un nuovo afflusso di aria fredda ma questa volta di matrice polare, proveniente dalla Groenlandia che interesserà l’Europa centro occidentale e colerà fino al Mediterraneo. A differenza delle masse d’aria artica quelle polari arrivano sull’Europa più mitigate dal passaggio sull’Atlantico ma sono ugualmente in grado di portare fenomeni nevosi fino a quote basse.
Anche il prossimo weekend sarà in balia del maltempo
La perturbazione attesa sull’Italia sarà collegata ad un vortice ciclonico secondario che scivolerà tra le Alpi e i Balcani a cavallo del weekend interessando direttamente nordest e regioni centro meridionali tirreniche sin da venerdì. Le temperature saranno strettamente legata alle fasi instabili ma in aumento in una prima fase e poi in successiva diminuzione. Una forte ventilazione prima occidentale e poi settentrionale accompagnerà tutta l’evoluzione.
Diminuiscono i delitti in città e nell’area metropolitana, mentre cresce l’azione su rimpatri ed espulsioni
A Milano reati in calo fino all’8% nel 2025, il Prefetto Sgaraglia: “Bilancio confortante” – Milano chiude l’anno con dati che segnano una svolta sul fronte della sicurezza. Nel corso dell’incontro di fine anno con la stampa e i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il prefetto Claudio Sgaraglia ha presentato un bilancio definito “confortante”, sottolineando come il 2025 abbia registrato una riduzione complessiva dei reati sia nel capoluogo sia nell’area metropolitana.
Reati in diminuzione tra città e hinterland – Secondo i dati aggiornati al 15 dicembre, nell’area metropolitana di Milano i delitti sono calati di circa il 7%, con oltre quindicimila episodi in meno rispetto all’anno precedente. Ancora più netto il dato riferito al solo Comune di Milano, dove la flessione raggiunge almeno l’8%, pari a circa diecimila reati in meno. Un risultato che, ha spiegato il prefetto, è frutto di una costante e capillare attenzione al controllo del territorio.
Il calo dei reati viene letto come il segnale di un lavoro strutturato e continuo da parte delle forze di polizia, impegnate non solo nella repressione ma anche nella prevenzione. La collaborazione tra i diversi corpi e il coordinamento a livello provinciale hanno consentito di incidere in modo concreto sulle dinamiche criminali più diffuse, rafforzando la percezione di sicurezza in città.
Immigrazione, prevenzione e controlli rafforzati – Accanto ai dati sulla criminalità, il bilancio della Prefettura mette in evidenza anche l’attività svolta sul fronte dell’immigrazione. Nel corso dell’anno sono state 686 le persone rimpatriate verso i Paesi di origine e 1.856 le espulsioni complessive. Numeri che testimoniano, secondo Sgaraglia, una “grande attività di prevenzione” portata avanti a Milano e in provincia.
L’onlus distribuisce generi alimentari a chi è in difficoltà: ogni giorno aiuta 4500 persone. Quest’anno sono in aumento
Le persone in fila per il cibo (Foto LaPresse)
Il giorno di Natale, davanti alla sede di Viale Toscana, c’erano in coda oltre 400 persone. Aspettavano di ricevere un sacchetto di cibo e qualche giocattolo per i bambini. Sono state in attesa per ore, al freddo. Questo è stato il 25 dicembre delPane Quotidiano, l’onlus che distribuisce pasti gratis a chi si trova in stato di difficoltà economica.
Un milione e mezzo di richieste d’aiuto – La fila si estendeva per più isolati. Secondo i volontari, quest’anno sono arrivate più persone rispetto all’anno scorso: sommando gli ospiti delle due sedi milanesi si supera quota 5mila. “Nel 2023 abbiamo registrato 1 milione e 450 mila passaggi. La diminuzione del potere d’acquisto a Milano è chiaramente più accentuata rispetto alle altre province italiane”, ha detto il presidente dell’associazione, Luigi Rossi, a LaPresse.
La distribuzione di generi alimentari al Pane Quotidiano (Foto Claudio Furlan/LaPresse)
Ogni giorno 4500 persone in difficoltà – Ogni giorno Pane Quotidiano aiuta circa 4500 persone in difficoltà. È un’associazione laica, apartitica e senza scopo di lucro, fondata a Milano nel 1898. Distribuisce pane, latte, yogurt, formaggi, salumi, pasta, riso, frutta, verdura e dolciumi. Ha due sedi: Viale Toscana 28 e Viale Monza 335, gestite da volontari.
In base alle prime informazioni le fiamme sono divampate intorno alle 21.30 in via Giovanni Keplero all’interno di un deposito di circa 2mila metri quadrati sede di un’azienda di import export alimentari, la Mirva
Settimo Milanese (Milano), 28 ottobre 2025 – Sei mezzi dei vigili del fuoco del comando di Milano sono ancora al lavoro per spegnere il vasto incendioche è divampato ieri sera all’interno di un capannone industriale a Settimo Milanese. In base alle prime informazioni le fiamme sono divampate intorno alle 21.30 in via Giovanni Keplero all’interno di un deposito di circa 2mila metri quadrati sede di un’azienda di import export alimentari, la Mirva.
La centrale operativa dei pompieri ha inviato sul posto sette mezzi insieme ai mezzi di emergenza del 118. L’Agenzia regionale emergenza e urgenza ha inviato in via precauzionale cinque ambulanze ma per fortuna a quell’ora all’interno del capannone non c’era nessuno e non ci sono stati né feriti, né intossicati.Le fiamme e la colonna di fumo nero erano visibili a diverse centinaia di metri di distanza dalla zona industriale, tante le chiamate arrivate alla centrale da parte dei residenti.
I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per spegnere l’incendio che ha interessato una vasta area e il materiale stoccato all’interno. In questo momento in via Keplero ci sono alcune squadre dei pompieri per la messa in sicurezza dell’area e le verifiche del caso. Le cause non sono ancora state accertate. I primi rilievi non avrebbero non avrebbero evidenziato segni di dolo. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Rho e i tecnici del Nucleo investigativo antincendio dei Vigili del fuoco continuano.
Come da legge, chi non rispetterà la normativa potrà essere sanzionato
Foto di repertorio
Mentre Milano entra ufficialmente nella stagione fredda, c’è chi non attende altro che poter finalmente accendere i riscaldamenti domestici. Il via libera ufficiale è il 15 ottobre, quando si aprirà la stagione termica 2025/2026 che terminerà il 15 aprile. Milano rientra nella zona climatica E, la seconda più fredda. In casi eccezionali i singoli comuni possono anticipare l’accensione, ma sebbene le temperature siano calate, quest’anno non è stato necessario e il sindaco Beppe Sala ha confermato il 15 ottobre come data per il via libera.
Le temperature – La temperatura massima consentita per gli edifici residenziali sarà di 19 gradi con 2 di tolleranza. Un grado in meno rispetto ai 20 previsti per legge. Per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e simili il limite rimane invece invariato a 18 gradi.Deroghe per edifici che richiedono temperature diverse come gli ospedali o le scuole d’infanzia
Gli orari di accensione – L‘ordinanza stabilisce un massimo di 13 ore di accensione al giorno dei caloriferi, un’ora in meno rispetto alla legge. I riscaldamenti potranno essere accesi tra le 5 e le 23.
Le multe – Come sempre, il consiglio fondamentale è quello di verificare lo stato dell’impianto prima dell’accensione, in modo da provvedere in tempo a una eventuale manutenzione. Per chi non rispetta le norme, le sanzioni vanno da 500 a 3mila euro, a cui potrebbero aggiungersi quelle previste dal condominio o dal comune di residenza.
Oltre 100mila persone in marcia al mattino. Nel pomeriggio uno spezzone si è staccato dal corteo e ha occupato per qualche ora la Tangenziale est: lanciati sassi contro la polizia che ha risposto con lacrimogeni e idranti. Bloccate M1 e M3, dalle 19,30 M2 chiusa tra Garibaldi e Cologno Nord/Gessate
Sciopero e manifestazione. In un venerdì di protesta per laFlotilla, Milano è teatro di un grande corteo partito alle 9 e arrivato in piazza Leonardo da Vinci con decine di migliaia di persone a sfilare. Grande adesione poi per lo sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati che è in corso già dalle 21 di giovedì sera. «Con questo sciopero generale, strumento di democrazia e di responsabilità collettiva, chiediamo che siano rispettati il diritto internazionale, la dignità dei popoli, la pace, la Costituzione», dice il segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Luca Stanzione.
23:41 – Gli ultimi manifestanti si allontanano da corso Venezia – Anche gli ultimi manifestanti si allontanano. Polizia e carabinieri continuano a presidiare la strada, ma i partecipanti al corteo hanno ormai lasciato corso Venezia.
23:28 – L’uso degli idranti disperde i manifestanti: pochi quelli rimasti a protestare in strada – L’idrante della polizia avanza in corso Venezia. I pochi manifestanti rimasti lanciano bottiglie di vetro contro i poliziotti – continua a leggere
Un gruppo minoritario di persone – coi volti coperti – ha cercato lo scontro con le forze dell’ordine. Gli altri attivisti hanno fatto un cordone per farli desistere
Tangenziale Est di Milano, ore 14.30. Da quasi un’ora una parte del corteo in solidarietà con la Palestina è entrato nella superstrada che costeggia la parte orientale della città. Un gruppo sparuto di manifestanti inizia a nascondere il proprio volto con cappucci, passamontagna, sciarpe e magliette avvolte attorno al viso. Impugnano bottiglie di vetro, pietre, pezzi di ferro e puntano agli agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che arretrano.
I manifestanti pacifici isolano i violenti – In contemporanea, altri manifestanti, una piccola parte di quella marea pacifica che da tre giorni invade le strade di Milano al coro di “Palestina libera” ma senza mai scadere nel vandalismo o la violenza, cerca di isolare il gruppetto di violenti. Alcuni si mettono proprio fisicamente davanti. E mano nella mano cercano di fare una catena per impedire loro di rovinare tutta la bellezza di una protesta che fino a quel momento è stata impeccabile.
Perché i titoli sulla manifestazione non devono essere per quel gruppetto di violenti, non questa volta dopo quanto accaduto nel primo grande corteo culminato con i tafferugliin Stazione Centrale. E allora eccoli qui, quei coraggiosi che per il bene dell’intera manifestazione hanno sedato e isolato quei pochi esagitati.
Otto i manifestanti che sono stati accompagnati in questura per accertamenti in seguito ai disordini. Una cinquantina invece gli esponenti delle forze dell’ordine feriti o contusi. Il bilancio della giornata di scontri al termine del corteo
Scontri Propal Stazione Centrale (foto Mannu:Mt)
Una cinquantina di feriti tra poliziotti, carabinieri e membri delle forze dell’ordine. Un bilancio ancora provvisorio, al termine di una lunga giornata a cui si aggiungono anche otto fermi. Meno di una decina al momento le persone che risulta siano state fermate e accompagnate in questura in seguito agli scontri durante la manifestazione indetta per Gaza che a Milano si è trasformata in una guerriglia urbana, con scontri e devastazioni.
Dal corteo alla guerriglia: devastazione in piazza – Un cancello di ferro divelto, poi una distesa di lacrimogeni, qualche macchia di sangue, oltre pali dell’illuminazione abbattuti, ombrelli a pezzi e vetri infranti. È ciò che resta in piazza Duca d’Aosta a Milano dopo la guerriglia (che è poi proseguita lungo via Vittor Pisani).
Si è concluso con scontri tra manifestanti e polizia il corteo con circa 10mila persone organizzato lunedì 22 settembre, giornata di sciopero per Gaza. Durante il serpentone sono state bruciate le bandiere di Israele, Stati Uniti e Unione europea. Diverse persone sono state fermate dalle forze dell’ordine.
La guerriglia in stazione Centrale: cos’è successo – Tutto è iniziato intorno alle 13.30, al termine del corteo. Alcuni manifestanti sono scesi nel mezzanino della metropolitana. I cancelli dello scalo ferroviario erano stati chiusi e le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, presidiavano la zona. Nonostante ciò, i manifestanti sono riusciti a sfondare il cordone di sicurezza e a risalire le scale fino alla “Galleria delle Carrozze”, il porticato antistante la stazione.
In quel momento gli agenti hanno bloccato le porte della stazione per impedire l’accesso all’atrio. È lì che la situazione è degenerata: le forze dell’ordine hanno utilizzato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti, che a loro volta hanno lanciato oggetti contro le porte danneggiandole e si sono impossessati degli idranti, rivolgendoli contro gli agenti.
Scontri Propal Stazione Centrale (foto Mannu:Mt)
Intorno alle 15 i manifestanti sono stati spinti su piazza Duca d’Aosta, la piazza davanti allo scalo. Secondo quanto appreso da MilanoToday, alcune persone sono state fermate. Per oltre un’ora i treni della M2 e della M3 hanno saltato la fermata di Stazione Centrale.
Gli scontri in Vittor Pisani – Gli scontri sono poi proseguiti lungo via Vittor Pisani, il lungo vialone che collega la stazione a Repubblica. Lanci di pietre, bottiglie e bastoni da parte dei manifestanti a cui le forze di polizia hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni.
Guerriglia in via Vittor Pisani (foto LaPresse)
Sospesa la circolazione dei treni – La circolazione dei treni è rimasta bloccata dalle 14.40 fino alle 15.10. Molti i disagi: i treni ad Alta velocità e gli Intercity, che erano stati garantiti malgrado lo sciopero, hanno subito ritardi fino a 120 minuti.
I treni alta velocità direttamente coinvolti e oggetto di provvedimento, con passeggeri a cura del personale di assistenza clienti di Trenitalia sono: Fr 9543 Torino Porta Nuova-Salerno, che oggi ha fermato a Milano Porta Garibaldi anziché a Milano Centrale; Fr 9321 Torino Porta Nuova-Roma Termini, che ha fermato a Milano Porta Garibaldi anziché a Milano Centrale;Fr 9641 Torino Porta Nuova-Roma Termini, che ha fermato a Milano Rogoredo anziché a Milano Centrale e Fr 9648 Napoli Centrale-Milano Centrale, che ha terminato la corsa a Roma Termini.
Evacuata l’area commerciale della Stazione Centrale – Tutta l’area commerciale della Stazione Centrale è stata evacuata dopo gli scontri tra manifestanti e polizia: tutte le persone sono state portate all’interno dei binari.
Le reazioni – Dopo gli scontri e la guerriglia in Stazione Centrale al termine della manifestazione per Gaza, non si sono fatte attendere le reazioni del mondo politico. Qui tutte le reazioni del mondo politico milanese.
Il corteo per le strade della città – Il corteo, composto da circa 10mila persone secondo i dati della questura, ha iniziato a muoversi intorno alle 10. Una delegazione si era radunata davanti alla stazione Cadorna già prima delle 9 e un gruppo, entrato all’interno dello scalo con i megafoni, ha scandito slogan come: “Siamo qui per bloccare Israele. Cerchiamo di fermare questo sistema infame”.
Il serpentone è partito ufficialmente da piazzale Cadorna alle 10, mentre gli studenti delle scuole superiori si erano già ritrovati in piazza Cairoli. Il percorso ha toccato viale Gadio, via Legnano, i Bastioni di Porta Volta, viale Crispi, i Bastioni di Porta Nuova, viale Monte Santo, piazza Repubblica e via Vittor Pisani, con arrivo in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale.
Qualche attimo di tensione si è registrato intorno alle 13 in via Turati, quando alcuni manifestanti – perlopiù studenti – hanno cercato di forzare le transenne delle forze dell’ordine poste a protezione dell’ambasciata americana. Poco prima, invece, altri manifestanti avevano bruciato le bandiere di Israele, Stati Uniti e Unione europea.I motivi dello sciopero – Lo sciopero di lunedì 22 settembre è stato indetto dall’Unione sindacale di base per chiedere il cessate il fuoco a Gaza, sostenere il progetto della Global Sumud Flotilla – il gruppo di imbarcazioni che ha cercato di portare aiuti in Palestina via mare – e chiedere al governo l’interruzione di ogni relazione con Israele. Si sono fermati i lavoratori di diverse realtà, compresi quelli del trasporto pubblico. Hanno aderito anche docenti e personale di scuole e atenei.
Gli orari di metro, bus e tram Atm – All’agitazione aderiscono anche i lavoratori diAtma Milano. L‘azienda di Foro Buonaparte fa sapere che il servizio di trasporto pubblico non è garantito tra le 8.45 e le 15 e dalle 18 fino a fine giornata (dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 per la funicolare di Brunate).
Lo sciopero, si legge nella nota di Atm, è stato indetto per l’aggravarsi “della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza oggetto di un vero e proprio genocidio da parte dello Stato di Israele e la continua rapina di territorio palestinese; totale blocco da parte dell’esercito israeliano degli arrivi umanitari alla popolazione stremata; gravi minacce di attacco da parte del Governo israeliano nei confronti delle navi della missione umanitaria mondiale Global Sumud Flotilla; rischio concreto di attacco da parte delle forze armate Israeliane alle navi della Flotilla; inerzia del Governo italiano e dell’Unione Europea nel respingere le gravi affermazioni dei ministri Israeliani che equiparano gli equipaggi della Gdf a terroristi; indisponibilità dell’Unione Europea e del Governo italiano di imporre sanzioni adeguate alla gravità della situazione e a interrompere ogni relazione istituzionale e collaborazione economica, scientifica e politica con lo stato di Israele”.
Gli orari dei treni Trenord – Lo sciopero, inoltre, potrà avere conseguenze sul servizio regionale, suburbano, aeroportuale e di lunga percorrenza di Trenord. Saranno comunque garantiti i treni previsti nelle fasce orarie di garanzia, dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, come da lista dei treni garantiti disponibile (qui).
I treni con partenza prevista entro le 23.59 di domenica 21 settembre e con arrivo entro le 00.59 di lunedì 22 settembre raggiungeranno regolarmente la destinazione finale. In caso di cancellazione dei collegamenti aeroportuali, saranno attivati autobus sostitutivi senza fermate intermedie tra Milano Cadorna e Malpensa Aeroporto, con partenza da via Paleocapa 1, e tra Stabio e Malpensa Aeroporto per la linea S50. Trenord, in una nota, invita a prestare attenzione all’app ufficiale e agli annunci sonori e alle informazioni sui monitor presenti nelle stazioni.
‘Accampata’ in Cadorna
Il gruppo in Cadorna già da domenica sera (foto Potere al popolo Milano)
Già da domenica sera diversi manifestanti si sono accampati in stazione a Cadorna, “un segnale – scrive Potere al popolo Milano sui social – per dare forza alla giornata di sciopero generale”. Davanti allo snodo ferroviario si sono riunite decine di persone con bandiere palestinesi, alcuni anche con la tenda. Affisso uno striscione con il claim della protesta. “Blocchiamo tutto”.
“Come equipaggio di terra siamo pronti a difendere con determinazione la Global Sumud Flottilla: fermiamo il genocidio e la complicità del governo Meloni con il sionismo, blocchiamo tutto!”, si legge sulle pagine social.
Una frangia di manifestanti del corteo ha tentato di sfondare gli ingressi: la polizia ha reagito. Danni e treni bloccati, poi la guerriglia è proseguita fuori
Guerriglia in Stazione centrale a Milano durante il corteo per Gaza. Un gruppo di giovani vestiti di nero ha cercato di entrare nella fermata della metropolitana della Stazione Centrale ed è venuto a contatto con la Polizia. L’ingresso della stazione è devastato. I treni per oltre un’ora hanno saltato la fermata Centrale.
Segnalati diversi feriti. Il personale sanitario del 118 ha soccorso una decina di persone, presumibilmente rimaste coinvolte negli scontri nel corso della manifestazione. Secondo le indicazioni del sito dell’Areu, le persone a cui è stato prestato soccorso al momento sono dodici e hanno un’età compresa fra i 23 e i 54 anni. Al momento non arrivano indicazioni dalla questura in merito a feriti tra le forze dell’ordine.
E’ stato usato anche un estintore. I manifestanti hanno posizionato i cestini come barricata e continuano a lanciare oggetti, fra cui bottiglie e taniche. I giovani, centinaia in questo momento, avevano in precedenza tentato l’accesso dalla fermata della metropolitana, bloccati sulle scale mobili a manganellate dai poliziotti. Sono stati sparati numerosi fumogeni e ci sono state cariche di alleggerimento. I manifestanti con delle impalcature hanno distrutto la vetrata dell’entrata principale della stazione.
La polizia è poi riuscita a far spostare i manifestanti fuori dalla stazione, i manifestanti a quel punto hanno iniziato a lanciare di tutto, ombrelli, bastoni, transenne contro la polizia lungo via Vittor Pisani.
Sala: “Vandalismi non aiutano la causa palestinese” – “Il vandalismo di oggi, causato da frange violente, non trova giustificazione e certamente non aiuta la causa di Gaza”. Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala commenta quanto sta avvenendo in città, con gli sconti tra manifestanti e forze dell’ordine. “In queste ultime settimane si sono succedute a Milano manifestazioni molto partecipate a difesa della causa Palestinese, sempre in maniera pacifica“, conclude.
Un epilogo fosco per la manifestazione. Sotto una pioggia battente, questa mattina, migliaia di manifestanti si erano radunati a Milano per partecipate allo sciopero nazionalea sostegno di Gaza.Studenti e gruppi pro Pal si sono dati appuntamento in largo Cairoli alle 9,30 per poi unirsi al corteo generale partito da piazzale Cadorna alle 10 per dirigersi alla stazione Centrale. Un corteo composto da migliaia di persone e aperto dai rappresentanti Cub. Tra gli striscioni uno riporta la frase ‘bloccheremo tutto, stop al genocidio“. Oltre ai lavoratori del trasposto pubblico aderiscono anche docenti e personale di scuole e atenei.
Quando il corteo è giunto in piazza della Repubblica, a poche centinaia di metri dal consolato Usa, gli organizzatori hanno gridato: “Ci avviciniamo al consolato americano, il consolato complice. Lo Stato che ha le stesse responsabilità di quelle israeliane e sioniste“, prima di far partire il coro “assassini, assassini” all’angolo tra piazza della Repubblica e via Turati, dove ha sede il consolato. Qui i manifestanti hanno bruciato le bandiere di Usa, Israele, Nato e Unione Europea. All’arrivo a Cadorna alcuni manifestanti hanno fatto un blitz occupando la sede dell’Enel, sono saliti sui ponteggi dei lavori di ristrutturazione e hanno tagliato un telone.
Dalle 8,45 sono iniziate le fasce di sciopero per i mezzi pubblici: fino alle 13 ha chiuso la linea 4 della metropolitana. Seconda fascia di sciopero dalle 18.
Sciopero a Milano, treni cancellati e ritardi di oltre due ore – Treni cancellati e ritardi fino a 120 minuti, in stazione Centrale a Milano, per lo sciopero indetto dall’Unione sindacale di base per chiedere il cessate il fuoco a Gaza, per sostenere la Global Sumud Flotilla e per chiedere al governo lo stop delle relazioni con Israele. Disagi anche a Milano Porta Garibaldi, dove i ritardi raggiungono i 150 minuti, e a Milano Rogoredo, dove si viaggia fino a 140 minuti di ritardo.Lo sciopero proseguirà fino alle 23 di oggi, con possibilità di ulteriori cancellazioni e ritardi.
Ambra Angiolini: “Questa non è più una guerra” – In marcia, poco dietro lo striscione che apre il corteo, anche l’attrice e conduttrice televisiva Ambra Angiolini insieme a sua figlia Jolanda Renga: “Quello che sta accadendo è inaccettabile, sotto tutti i punti di vista, quello che sta succedendo a Gaza non è più guerra. Non è più neanche politica. Io sono umana, mia figlia è umana e le mie amiche anche. Questa disumanizzazione della terra è qualcosa di orrendo. La frase “definisci bambino” degli ultimi giorni significa creare solo altro odio dove non serve. I bambini non hanno colpe e fanno quello che diciamo noi adulti”.
Sesto San Giovanni continua a fare i conti con gli effetti dei blackout che da giorni colpiscono diverse zone della città. Questa mattina, a Sesto Rondò, la situazione è apparsa particolarmente complessa: residenti e commercianti si sono riversati in strada, alle prese con i disagi causati dall’assenza di energia elettrica.
Interventi straordinari in piazza IV Novembre a Sesto San Giovanni -Davanti al civico 29 di piazza IV Novembre si è vista una scena insolita. Tecnici, agenti della polizia locale, volontari della protezione civile e operatori della Croce Rossa erano impegnati in vari interventi per fronteggiare l’emergenza e cercare di riportare la situazione alla normalità.
Tra le operazioni più particolari, quella di un’ambulanza dellaCroce Rossa che ha trasportato diverse casse d’acqua nell’atrio di un palazzo. Un aiuto indispensabile per far fronte alle alte temperature di questi giorni e per sostenere in particolare le persone più fragili, come anziani e persone con difficoltà motorie.
Senza acqua a causa degli autoclavi bloccati – La distribuzione dell’acqua non è legata solo al caldo estivo. In molti edifici, infatti, si stanno registrando interruzioni nella fornitura idrica perché le autoclavi, fondamentali per portare l’acqua ai piani superiori, sono ferme a causa della mancanza di corrente elettrica. Una situazione che sta creando disagi significativi ai residenti.
L’emergenza a Sesto Rondò si inserisce in un quadro più ampio di blackout a macchia di leopardo che, come ha spiegato nei giorni scorsi l’assessore alle Infrastrutture Antonio Lamiranda, stanno interessando diverse zone di Sesto San Giovanni.
Task force in azione per ripristinare la corrente a Sesto San Giovanni – Per far fronte ai disservizi è stata costituita una task force dedicata, impegnata nella riparazione dei cavi interrati e nelle operazioni di localizzazione dei guasti. Sono state inoltre attivate power station e gruppi elettrogeni per accelerare il ripristino dell’energia elettrica e alleviare i disagi della popolazione.
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Il colpo è avvenuto alla Lce Cosmetics. Non è ancora chiaro a quanto ammonti il valore del bottino
La tecnica è sempre la stessa. Si piazzano dei mezzi per bloccare la strada e, se va bene, si entra nella ditta per portare via quanto a disposizione in meno tempo possibile. È quello che è successo anche la scorsa notte a Cerro Maggiore. Presa d’assalto la ditta Lce Cosmetics di via Edison, nell’area industriale del comune dell’hinterland di Milano.
Il colpo – Il colpo è avvenuto nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 luglio. La banda di ladri, non ancora identificati, ha piazzato quattro auto rubate sulla strada, impedendo il passaggio di altre vetture. Poi hanno preso un quinto mezzo con il quale hanno sfondato la vetrata di ingresso degli uffici. A quel punto si sono introdotti dentro e hanno svaligiato la ditta. I ladri sono riusciti a fuggire con il bottino. Sul posto sono intervenuto i carabinieri della compagnia di Legnano. Attualmente non è ancora stata quantificata la perdita per l’azienda e il valore (così come le quantità) del bottino.
L’assalto simile – Solo un mese fa la stessa tecnica era stata usata per un assalto in una ditta di logistica a Lacchiarella, divenuto poi una rapina. In quel caso la banda aveva sbarrato la strada con camion e chiodi sull’asfalto, aveva appiccato un incendio, ma non era riuscita nel furto ed era fuggita senza nulla.
A Milano, dopo il cedimento di un’insegna alla torre Hadid, lo shopping district di Citylife è stato transennato e interdetto al pubblico. La struttura, del perso di oltre 170 tonnellate, sarà smontata e portata via a pezzi con gli elicotteri, per poi essere sostituita
Negozi e uffici chiusi, lo shopping district transennato e interdetto al pubblico, mentre a 177 metri di altezza gli operai lavorano per mettere in sicurezza l’intera piazza. Si presenta così piazza Tre Torri il giorno dopoil crollo dell’insegna in cima al grattacielo che ospita la sede di Generali. La struttura ha ceduto ieri, lunedì 30 giugno, per cause ancora da chiarire, ma l’ipotesi più verosimile è che si sia verificato un improvviso cedimento strutturale a uno dei piloni che sorregge la gigantesca scritta.
“Hanno detto che potrebbe essere stato il calore – spiega un lavoratore dello shopping district, che ha chiesto di non comparire in video -. Io però penso sia improbabile. Con il caldo di questi giorni il metallo può superare anche i 100 gradi, ma non è abbastanza per fondere l’acciaio. Ora la piazza resterà probabilmente chiusa per una settimana. I lavoratori sono tutti in smart working. Dovranno smontare la scritta e rimuoverla a pezzi portandola via con gli elicotteri. Pesa più di 170 tonnellate, sarebbe impossibile fare altrimenti“.
A smentire l’ipotesi di un cedimento dovuto all’ondata di calore degli ultimi giorni è stato anche il comandante ingegnere dei vigili del fuoco Calogero Turturici, durante la conferenza che si è svolta nel comando di Milano martedì 1 luglio, spiegando che il distacco sarebbe stato provocato dal cedimento di una struttura reticolare che sostiene una delle due insegne.“Non sembra ci siano state ripercussioni sul resto della torre. La struttura metallica, dal peso di centinaia di tonnellate, si è sdraiata sulla copertura perché qualche vincolo che la sosteneva è venuto meno, ne abbiamo messi di nuovi. Le cause possono essere molteplici, vanno approfondite: non abbiamo mai parlato di temperature elevate”. Al termine dei lavori di messa in sicurezza, ha aggiunto Turturici, “sarà rilasciata la certificazione di sicurezza da un professionista“, necessaria per far riaprire al pubblico lo shopping district di Citylife. Secondo il comando dei Vigili del Fuoco, l’intero complesso potrebbe riaprire già nella giornata di domani, mercoledì 2 luglio. Nel tardo pomeriggio dimartedì 1 luglio è stata invece riaperta la fermata Tre Torri della linea M5, chiusa per motivi di sicurezza.
Crollo insegna Generali. Che cosa potrebbe riaprire e quando
I vigili del fuoco hanno spiegato il loro intervento su Torre Generali. In attesa della certificazione, poi si potrà capire quando e che cosa riaprire
Insegna Generali (LaPresse)
Entro la serata di martedì 1 luglio saranno completati gli interventi di messa in sicurezzadell’insegnadi Generali, in cima al grattacielo Hadid a CityLife. Lo ha affermato Calogero Turturici, comandante del comando dei vigili del fuoco di Milano, durante una conferenza stampa martedì pomeriggio per aggiornare la stampa sull’intervento. Smentendo anche l
Secondo quanto ha affermato Turturici, l’insegna è crollata in seguito “a un cedimento di una struttura reticolare che sostiene una delle due insegne, ma non sembrano esserci pesanti ripercussioni“. La messa in sicurezza è consistita, tra l’altro, nella realizzazione di “vincoli sostitutivi“. L’insegna, ha detto Turturici, “è stata sdraiata sulla copertura perché qualche vincolo è venuto meno e la soluzione è stata di ripristinarli”. Nell’occasione sono stati effettuati interventi anche per le strutture di sostegno della seconda insegna, sull’altra facciata del grattacielo: “Non sappiamo se c’è un rischio concreto, ma è un ulteriore sostegno per puntellare”, ha aggiunto il comandante
Quando potrebbero riaprire la torre e il centro commerciale – Infine, le prospettive. “Dopo che saranno rilasciate le certificazioni dal direttore dei lavori di messa in sicurezza urgente, da lì si potrà capire cosa aprire”, ha detto Turturici riferendosi alla torre stessa, alla piazza e al centro commerciale, mentre la stazione Tre Torri della M5 è stata già riaperta. La certificazione dovrebbe arrivare nella serata di martedì. In questo caso, almeno la piazza potrebbe riaprire nella giornata di mercoledì. Finché non si avrà la certificazione, comunque, nulla si può dire in proposito.
Indagine per crollo colposo – I vigili del fuoco e l’azienda Generali hanno confermato che non ci sono stati danni a persone o a edifici circostanti. A cedere è stata la struttura interna tubolare dell’insegna, alta circa 15 metri e ancorata sull’ultimo piano dell’edificio. Le cause sono da chiarire, c’è chi ha parlato delle alte temperature che avrebbero messo a dura prova l’impianto. Proprio nella serata di ieri è stata effettuata una ricognizione aerea con droni per avere un quadro più chiaro. Le foto e i video verranno inseriti tra gli atti dell’inchiesta: la procura di Milano è pronta ad aprire un fascicolo d’indagine per crollo colposo in mano alla pm Francesca Celle. Si sta valutando se procedere con il sequestro della Torre o di parte di essa.
È successo lunedì mattina. Chiusa la fermata della metropolitana. Vigili del fuoco sul posto
Ha ceduto una delle insegne di Generali, sul tetto del grattacielo Hadid, in uso alla compagnia assicurativa, che si trova nel quartiere di City Life a Milano.
Crolla l’insegna di Generali a City Life – È successo nelle prime ore della mattinata di lunedì 30 giugno. I vigili del fuoco di Milano sono sul posto per valutare la situazione. Intanto è stata chiusa la fermata della metropolitana Tre Torri della M5 per sicurezza, e la piazza omonima è stata recintata. Chiuso anche il centro commerciale ai piedi della torre. Sul posto il servizio manutenzione della torre. Non ci sarebbero feriti.
L’insegna crollata si trova sulla facciata est dell’edificio. Per il momento non è chiaro che cosa abbia innescato il cedimento della struttura. Nelle scorse ore a Milano non si sono registrati eventi di maltempo, o forti raffiche di vento. Solo e soltanto caldo afoso.
Collassa l’insegna della Torre Hadid a Citylife a 192 metri d’altezza: rischio crollo in strada
Dalle prime ore della mattina, vigili del fuoco e tecnici al lavoro per mettere in sicurezza l’area intorno al grattacielo
Problemi all’insegna delle Generali sulla Torre Hadid. Tutta l’area è stata isolata, con la chiusura della piazza e il centro commerciale. Dalle foto scattate dai palazzi del quartiere, l’insegna sembra collassata, probabilmente su due lati. Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro per capire le cause del cedimento, ma anche per mettere in sicurezza l’area nel caso di un distacco e di una caduta al suolo. Il grattacielo, uno dei più alti di Milano, ha 44 piani per un’altezza di 192 metri. All’interno ci lavorano oltre duemila persone. Chi si recava al lavoro stamattina non è stato fatto entrare in ufficio.
Milano, si stacca l’insegna della Torre Generali: ipotesi alte temperature
Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro per mettere in sicurezza l’area. Procura apre un fascicolo
Insegna Generali collassata
L’insegna delle Generali sulla Torre Hadid a Milano si è staccata. A quanto apprende Adnkronos, non è escluso che possa crollare interamente,ma anche se dovesse succedere “rimarrebbe ancorata al perimetro del terrazzo e si scongiurerebbe la caduta verticale“. Si sottolinea in ogni caso che si tratta di prime valutazioni.
Per ora l’area è stata interdetta, la fermata della metro Tre Torri chiusa e Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro non solo per mettere in sicurezza l’area, ma per risalire alla causa del collasso dell’insegna, per ora ignota. A quanto si apprende, tra le ipotesi del cedimento dell’insegna ci potrebbe essere “il cedimento strutturale di uno dei nodi, si tratta di tiranti in acciaio, che tengono l’insegna sulla Torre Hadid”. Al momento del crollo dell’insegna di Generali “non si registravano particolari condizioni di vento forte, tuttavia da evidenziare le alte temperature sulla città di Milano di questi giorni“.
La procura di Milano aprirà un fascicolo con l’ipotesi del reato di crollo colposo.
Com’è composta l’insegna – L’insegna del grattacielo Generali è composta da un tamburo centrale, che è la struttura principale, vincolata al prolungamento in cemento armato dei torrini sulla sommità del nucleo della torre. Trasferisce i carichi verticali ai punti di appoggio sulla struttura in cemento armato. Una struttura spaziale tubolare di tipo reticolare simmetrica si dirama dal tamburo centrale. Una struttura di sostegno dei pannelli e delle lettere, composta da montanti e traversi orizzontali fungono da sostegno anche per la struttura delle passerelle di manutenzione.
La nota di Generali – L’episodio “è stato prontamente gestito con l’immediata messa in sicurezza dell’insegna stessa, senza che si registrassero danni a persone né a strutture circostanti“, sottolinea Generali in una nota. “A scopo precauzionale e a tutela della pubblica incolumità, Generali ha provveduto a delimitare e mettere in completa sicurezza l’area sottostante, ivi compreso l’edificio che ospita il CityLife Shopping District“, sottolinea. “Tutto il personale della sede Generali continuerà a operare da remoto“, evidenzia. “Le cause dell’incidente sono ancora in fase di valutazione. Generali fornirà tempestivamente tutti gli aggiornamenti del caso”.
Milano Collassa l’insegna sul grattacielo Generali – Corriere del ticinoRed. Online
Il colpo all’alba di martedì 3 giugno. Indagano i carabinieri
Le immagini dell’incendio appiccato dai rapinatori (foto Italpol)
I colpi di pistola, le fiamme e la fuga. Rapina all’alba di martedì 3 giugno. Un gruppo di almeno sei malviventi ha assaltato un deposito di camion, appiccato un incendio e sbarrato la strada con mezzi e chiodi sull’asfalto.
La rapina nel centro logistico – Tutto è accaduto intorno alle 3.20 in via Cascina Nuova, nel comune milanese di Lacchiarella. Stando a quanto riferito dalle guardie di Italpol, i rapinatori si sono introdotti all’interno del centro logistico Messina Trasporti. I primi a intervenire sono stati proprio gli addetti alla vigilanza, a uno dei quali è stata rubata un’arma d’ordinanza. I rapinatori hanno sparato e una delle guardie ha risposto al fuoco.
La strada sbarrata – Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri che si sono scontrati con i rapinatori. Per impedire l’intervento dei mezzi di soccorso, il gruppo ha sbarrato le strade d’accesso con dei camion incendiati e cospargendo l’asfalto con chiodi e strisce chiodate. Secondo i militari sarebbero stati rubati due autocarri contenenti merce. I malviventi sarebbero poi scappati a bordo di alcune auto.
È stato necessario l’intervento dei soccorritori del 118. Quattro le persone ferite, attualmente sembrerebbe in maniera non grave, per cui sono giunte in posto due ambulanze e un’auto medica. Sul caso indagano i militari dell’Arma che nelle prossime ore potrebbero richiedere le immagini delle telecamere di videosorveglianza utili a dare un volto ai rapinatori.
Il boato all’alba di martedì a Bagnatica, comune della Bergamasca. I soccorsi
Esplosione all’alba di martedì 27 maggio a Bagnatica, comune della Bergamasca a poco meno di un’ora da Monza. Una palazzina è stata sventrata in seguito a una esplosione che ha coinvolto un complesso residenziale in via Isolabella. Erano circa le 6.30 del mattina quando si è sentito un forte boato. La deflagrazione, secondo quanto al momento ricostruito, sarebbe avvenuta al piano terreno di una palazzina residenziale. Forse all’origine ci sarebbe una fuga di gas ma le cause dell’esplosione sono attualmente in corso di accertamento.
Esplosione a Bagnatica: distrutta palazzina – Sul posto sono intervenute diverse squadre di soccorso, comprese le unità specializzate Usar (Urban Search & Rescue) provenienti da vari comandi della Lombardia. Nell’esplosione è rimasta ferita una donna che è stata estratta dalle macerie e accompagnata in ospedale con diverse ustioni.
I pompieri fin dalle prime ore della mattinata sono stati impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dello stabile per procedere con le verifiche strutturali. Sul posto anche i carabinieri e la protezione civile.
Decine di persone in arresto cardiaco dopo essere state travolte dalla calca. Il bilancio delle vittime è destinato a salire, avvertono le autorità. È successo in una via di Itaewon, uno dei quartieri di Seul più frequentati dai giovani, durante i festeggiamenti di Halloween
Erano in centomila, forse di più. Giovani liberi di incontrarsi lungo le strade e nei locali di Seul senza mascherine per la prima volta dopo due anni. Si sono riversati, molti di loro in costume, nel quartiere di Itaewon, popolare centro della vita notturna della capitale sudcoreana, dove molte strade sono strette. Ma nel pieno della festa di Halloween quelle viuzze si sono trasformate in una trappola mortale.
Quanto fosse grave il disastro avvenuto attorno alle 22.20 locali, le 15.20 italiane, lo si è capito prima ancora delle conferme ufficiali. Quando ancora i Vigili del fuoco parlavano di diverse persone in arresto cardiaco, sui social già circolavano video che mostravano decine di ragazzi stesi a terra, circondati da medici e poliziotti impegnati nel tentativo di rianimarli con il massaggio cardiaco. Poco più in là, sotto gli sguardi sgomenti di chi si è salvato, corpi immobili uno sopra all’altro. continua a leggere
Sarebbe fallito grazie all’intervento dei vigilantes il colpo all’azienda “T.D. Synnex”, in viale Tolstoj 65. Mediante l’utilizzo di una ruspa, con cui hanno divelto il recinto, i ladri hanno provato a introdursi nel cortile della logistica, salvo poi desistere e darsi alla fuga a seguito dell’intervento di una guardia particolare giurata che, ha dapprima esploso dei colpi d’arma da fuoco in aria e, successivamente, dopo aver sentito l’esplosione di alcuni petardi accesi dai malviventi, ulteriori colpi in direzione della ruspa. Non risultano feriti (le verifiche presso i nosocomi sono in corso).
Nel 2018 un deragliamento provocò tre morti e oltre 200 feriti. I pm hanno chiesto cinque condanne, tra cui 8 anni e 4 mesi per l’ex ad di Rfi Gentile
ansa
A oltre sette anni dall’incidente ferroviario di Pioltello, oggi i giudici di Milano dovrebbero entrare in camera di consiglio per formulare la sentenza di primo grado.
Il 25 gennaio del 2018, in seguito al deragliamento del treno regionale Cremona-Milano Porta Garibaldi, morirono tre donne e oltre 200 persone rimasero ferite o subirono traumi psicologici.
Le accuse per ex dirigenti, dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana sono di disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose e “omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro“. Cinque le condanne chieste dai pm, tra cui 8 anni e 4 mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex ad di Rfi, e per l’ex direttore di Produzione Umberto Lebruto.
Per Vincenzo Macello, ex direttore territoriale della Lombardia, sono stati chiesti 7 anni e 10 mesi, mentre per Andrea Guerini, ex responsabile delle Linee Sud della Dtp di Milano, e per Marco Albanesi, ex responsabile dell’Unità di Brescia, 6 anni e 10 mesi.
Chiesta invece l’assoluzione per altri tre dirigenti: Moreno Bucciantini, Ivo Rebai e Marco Gallini. Per Rfi è stata proposta una sanzione pecuniaria di 900mila euro.
I giudici si sono riuniti per ore in camera di consiglio prima di esprimere la sentenza di primo grado
Le immagini dell’incidente
A sette anni da quella tragica mattina, il Tribunale di Milano si è espresso suldisastro ferroviario di Pioltello. La sentenza di primo grado è stata pronunciata al termine di un lungo confronto in camera di consiglio, riunitosi intorno alle 10.30 di martedì. Otto assoluzioni e una condanna. Questo il verdetto del collegio della quinta sezione penale.
La sentenza – Quasi tutti gli imputati sono stati assolti dai giudici milanesi. Le accuse, a vario titolo, sono di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. La corte ha assolto l’ex amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, per cui la procura aveva chiesto 8 anni e 4 mesi, stessa richiesta fatta anche per Umberto Lebruto, allora direttore produzione di Rfi, e anch’esso assolto. Stesso verdetto per Vincenzo Macello, ex direttore della Direzione territoriale produzione di Milano e Andrea Guerini. L’unico condannato è Marco Albanesi, l’allora responsabile dell’unità manutentiva di Brescia di Rfi. Anche la stessa Rfi – per cui i pm avevano proposto una sanzione pari a 900mila euro – è stata assolto ‘per insussistenza del reato presupposto‘. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni.
La tesi della procura – Secondo le indagini, a causare il deragliamento fu un giunto in “pessime condizioni” che portò alla rottura di un pezzo di rotaia per 23 centimetri. Secondo i pmLeonardo Lesti e Maura Ripamonti il tutto sarebbe legato a una serie di omissioni nella manutenzione. Ripamonti e Lesti avevano chiesto cinque condanne tra cui quella per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, e Umberto Lebruto, ex direttore di produzione. Per entrambi 8 anni e 4 mesi. Per l’ex direttore territoriale della Lombardia, Vincenzo Macello, erano stati chiesti 7 anni e 10 mesi. Per Andrea Guerini e Marco Albanesi 6 anni e 10 mesi.
La difesa – L’avvocato Ennio Amodio, che rappresenta Rfi, ha spiegato che se gli operai avvertono un danno hanno il potere di intervenire e chiedere la sospensione della circolazione” e “conoscevano bene ciò che andava fatto, ma per varie ragioni si sono spostati dalle procedure di sicurezza“.
Il disastro ferroviario – Il 25 gennaio 2018 il treno regionale 10452 di Trenord Cremona-Milano Porta Garibaldi, con a bordo 350 viaggiatori, è deragliato all’altezza di Pioltello. Erano le 6.57. Di quelle 350 persone oltre 200 rimasero ferite e tre di loro morirono. Pierangela Tadini, 51 anni, originaria di Caravaggio ma da anni residente a Vanzago. Giuseppina Pirri, 39enne di Cernusco sul Naviglio e che da un po’ si era trasferita a vivere Capralba insieme alla sorella e ai genitori. Infine, Maddalena Milanesi, 61 anni, dottoressa dell’ospedale Carlo Besta di Milano.
È successo nella mattinata di venerdì 21 febbraio in un capannone di via Don Luigi Sturzo ad Abbiategrasso. Sul posto i vigili del fuoco e il 118
Il crollo nel capannone
Il boato improvviso, poi la pioggia di calcestruzzo e macerie. Parte del tetto di un capannone di una fabbrica di via Don Luigi Sturzo ad Abbiategrasso (hinterland Ovest di Milano) è collassato sui macchinari della ditta nella mattinata di venerdì 21 febbraio. Miracolosamente non ci sono stati feriti.
Tutto è accaduto intorno alle 9.30 all’interno di un’azienda che si occupa dell’assemblaggio di motori elettrici, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). Secondo una primissima ricostruzione a cedere è stata una trave che si trovava a metà del capannone. Per cause in via di accertamento il calcestruzzo ha ceduto innescando il crollo. Cemento e i pannelli di copertura del tetto sono rovinati al suolo, all’interno del sito produttivo, a pochi metri dal carroponte.
Immediatamente è scattato l’allarme, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco dei comandi provinciali di Milano e Pavia con quattro mezzi. Non solo, sono intervenuti anche i soccorritori del 118 con un’ambulanza e due automediche in codice rosso. Fortunatamente non si sono registrati feriti, ma due uomini sono stati valutati dai soccorritori e hanno rifiutato le cure.
I pompieri hanno valutato la stabilità dell’edificio che al termine degli accertamenti è stato dichiarato inagibile. Per il momento non è chiaro come si sia potuto innescare il crollo. Sul caso sono in corso accertamenti anche da parte dei carabinieri della compagnia di Abbiategrasso.
Non è ancora chiaro cosa sia successo, come non sono note le generalità della vittima
La chiamata ai soccorsi è arrivata intorno alle 7.50. La segnalazione parlava di un uomo fermo sull’asfalto, sdraiato in prossimità dei binari del tram. Mistero in via dei Missaglia, in zona Gratosoglio, a Milano dove nella mattina di domenica 26 gennaio è stato trovato un morto di cui non si conoscono ancora le generalità. E non è chiaro nemmeno cosa sia accaduto.
L’ipotesi, secondo gli operatori dell’Agenzia regionale emergenza urgenza, è che la vittima sia stata investita da un tram. Tuttavia non sono giunte segnalazioni da Atm. L’uomo è stato trovato riverso sull’asfalto, con gli arti mutilati. I soccorritori del 118 sono giunti sul posto con un’ambulanza e un’auto medica, ma non hanno potuto far altro che constatare il decesso.
Sul caso indagano gli agenti della polizia locale e quelli della polizia di Stato. Ora verranno passate a setaccio le immagini delle telecamere di videosorveglianza per cercare di capire cosa sia successo.
È successo in piazza Serafino Belfanti a Milano (zona viale Tibaldi), danneggiata la linea elettrica che alimenta i filobus
L’incidente – (foto Vvf)
Un autobus della linea 47 si è schiantato contro un palo che sorregge la linea di alimentazione dei filobus in Piazza Serafino Belfanti a Milano (zona viale Tibaldi) nel pomeriggio di martedì 21 gennaio. L’incidente, nel quale sono rimaste ferite nove persone (nessuna è grave), sarebbe stato causato dal malore del conducente.
La dinamica dell’incidente – Tutto è accaduto intorno alle 18, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). L’esatta dinamica del sinistro è al vaglio della polizia locale, sul posto per i rilievi. Secondo una prima ricostruzione, tutto è successo mentre il bus stava svoltando in via Segantini; durante la manovra pare che il conducente, un uomo di 55 anni, abbia perso il controllo a causa di un lieve malore.
L’incidente
Il mezzo pubblico si è schiantato contro un palo che sorregge la linea aerea per poi terminare la sua corsa contro un albero all’angolo con viale Liguria (poi abbattuto perché pericolante). La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto due ambulanze in codice giallo. Otto passeggeri sono rimasti feriti, nessuno in modo grave; secondo quanto appreso hanno riportato qualche contusione e sono stati accompagnati in codice giallo e verde nei pronto soccorso di San Carlo, San Paolo e Policlinico. Il 55enne è stato trasportato in codice giallo al San Carlo, ha riportato un trauma cranico e diverse ecchimosi.
Traffico in tilt – Lungo viale Tibaldi si sono registrate code per diverse centinaia di metri e in tutto il quartiere la viabilità è andata in tilt. La corsia preferenziale è stata chiusa e i mezzi pubblici (tra cui le linee 90 e 91) sono stati deviati sui controviali.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco con mezzi del distaccamento di via Darwin che hanno abbattuto l’albero pericolante mettendo in sicurezza l’area. Successivamente è intervenuta anche una gru di via Messina che ha spostato e rimesso sulla carreggiata l’autobus, ma ha anche spostato il palo.