Un gruppo riconducibile all’area anarchica e antagonista ha lanciato petardi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine
Foto Marco Alpozzi/LaPresse
Scontri a Torino durante il corteo per Askatasuna, con petardi e bombe carta lanciati contro le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e l’utilizzo di idranti per provare a riportare la situazione sotto controllo.
Sono undici, ma il bilancio è provvisorio, le persone rimaste ferite a causa dei disordini. Tra di loro c’è anche un agente che, come mostra unvideo, è stato accerchiato e picchiato da un gruppo di manifestanti.
Lancio di petardi e bombe carta – I disordini sono scoppiati oggi, sabato 31 gennaio, alla manifestazione nazionale lanciata dai promotori del centro sociale dopo lo sgombero dallo stabile di corso Regina Margherita 47. Tutto è iniziato quando il corteo è arrivato vicino largo Rivella e ha girato lungo corso Regina Margherita per raggiungere la sede di Askatasuna.
A quel punto un gruppo di manifestanti a volto coperto riconducibili all’area anarchica e antagonista ha cominciato a lanciare petardi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Alcuni degli antagonisti hanno con sè con scudi di legno e metallo per cercare di proteggersi dalle azioni delle forze dell’ordine.
Gli antagonisti al corteo di Askatasuna (foto Marco Alpozzi LaPresse)
Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme nel corso degli scontri. I manifestanti continuano ad avanzare verso il centro sociale con un lancio fittissimo di pietre e petardi. A fuoco anche legna, bancali e altro materiali. I partecipanti al corteo si sono spostati anche nelle vie laterali, mentre i reparti delle forze dell’ordine sono avanzati.
Il numero dei manifestanti – Nel pomeriggio tre cortei erano partiti da luoghi diversi – Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova – per poi convergere in un’unica sfilata nei dintorni di piazza Vittorio Veneto. I manifestanti sarebbero circa 15mila, tra cui anche il fumettista Zerocalcare. Secondo gli organizzatori sarebbero invece circa 50mila. Nella zona di Porta Susa alcuni attivisti si erano inerpicati sulle transenne che avvolgono l’edificio della ex stazione ferroviaria e hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà“. Lo spezzone del corteo partito da Porta Susa si è poi ricongiunto ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Il ministro dell’Interno: “Tempesta in un bicchiere d’acqua”. Tajani: “Non è che arrivano le SS”
Milano, Piazza Duca d’Aosta (Ipa)
“Non si vedranno mai” agenti Ice in giro per le strade in Italia come a Minneapolis e “chi sostiene questa ipotesi spaccia una fake news e lo fa per incompetenza o malafede“. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Tg1, è categorico. Sulla presenza dell’Ice alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina ”si è scatenata una tempesta in un bicchiere d’acqua”, dice il titolare del Viminale a ‘5 minuti’ su Rai 1.
”L’Ice ha diverse articolazioni, una operativa che è quella che si vede a Minneapolis che non è assolutamente impegnata in Italia – spiega – Ce n’è un’altra, l’Homeland Security Investigation, fatta di investigatori, analisti che sono già presenti in Italia come in 50 Paesi al mondo, danno un contributo solitamente di analisi e di scambio di informazioni che faranno anche in questa circostanza. Un esempio, la consultazione delle loro banche dati, quindi non staranno per strada e quindi non ci sarà niente che sia sottratto al dominio e al coordinamento delle forze di Polizia nazionali”.
A intervenire in giornata è anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina?“Non è che arrivano le SS.Non arrivano con i mitra e la faccia coperta. Arrivano dei funzionari… Non cadiamo neanche nelle cose che sembrano essere solo propaganda. La sicurezza dei Giochi olimpici è responsabilità dell’Italia“, scandisce Tajani, parlando con i cronisti al Quirinale a margine delle celebrazioni per il Giorno della Memoria.
La nota del Viminale, le misure di sicurezza – Piantedosi ha presieduto al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine e delle Agenzie di intelligence, per un approfondito aggiornamento sulle misure di sicurezza in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Nel corso della riunione è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento della pianificazione delle attività di sicurezza, confermando il modello di collaborazione interforze e il costante coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte, in linea con gli standard previsti per i grandi eventi internazionali.
È stato evidenziatol’impegno complessivo di circa 6.000 unità del sistema sicurezza nazionale. Il dispositivo prevede l’impiego di sistemi di sorveglianza avanzati, tra cui droni e dispositivi di vigilanza aerea, a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio. Particolare attenzione è rivolta alla tutela dell’ordine pubblico, alla sicurezza delle infrastrutture e alla gestione dei flussi, nonché ai profili di prevenzione, anche in ambito tecnologico.
Ieri mattina si è svolto un incontro tra il ministro Piantedosi e l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, spiega il Viminale in una nota. ”Per le Olimpiadi di Milano-Cortina le Autorità americane tra le varie agenzie coinvolgeranno anche l’Homeland Security Investigation, organismo investigativo di Ice, dunque non il braccio operativo dell’agenzia, e confermano che i loro analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio”, sottolinea il Viminale.
”In occasione delle Olimpiadi, gli Usa allestiranno nel Consolato a Milano una propria sala operativa dove saranno presenti rappresentanti delle Agenzie americane potenzialmente interessate all’evento. In questo contesto, nella citata sala, saranno impegnati anche esperti dell’Homeland Security Investigation, ma con funzione di supporto alla gestione dei grandi eventi all’estero e di rapporto con gli Ufficiali di collegamento – spiega il Viminale – Giova ribadire che gli investigatori dell’Homeland Security Investigation saranno rappresentati non da personale operativo come quello impegnato nei controlli sulla migrazione in territorio Usa, ma da referenti esclusivamente specializzati nelle investigazioni, privi di alcuna attribuzione sul territorio italiano e principalmente deputati alla consultazione delle proprie banche dati e di supporto agli altri attori coinvolti’‘.
‘‘Gli investigatori di Home Security Investigation, braccio investigativo di Ice, sono presenti in oltre 50 nazioni, da anni anche in Italia, ma non svolgono operazioni o servizi di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri’‘, spiega il Viminale.
”Tutte le operazioni di sicurezza sul territorio” per le Olimpiadi di Milano-Cortina ”restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane”, sottolinea il ministero dell’Interno.
Dopo la mareggiata devastante che ha sommerso la spiaggia e riversato quintali di detriti, la risposta della città è stata immediata e commovente: famiglie, associazioni, operai comunali e cittadini uniti in una grande giornata di partecipazione collettiva
Il Lungomare del Poetto porta ancora le cicatrici del ciclone Harry. Un mare gonfio e grosso, raffiche di vento come spade hanno portato a una mareggiata fuori scala che ha spazzato via porzioni di arenile, travolto chioschi, strutture balneari e infrastrutture. Dopo la tempesta lo scenario era desolante: un cumulo di detriti portati a riva, plastica accumulata da anni, resti di arredi distrutti, legname, reti da pesca e rifiuti di ogni genere trascinati dalla furia delle onde: tutto è rimasto intatto, in uno scenario di degrado.
La conta dei danni – I danni sono stati ingenti, con stime preliminari che parlano di centinaia di milioni di euro solo in Sardegna, il litorale condiviso tra Cagliari e Quartu Sant’Elena è rimasto segnato: sabbia spostata, erosione accentuata, e i rifiuti, appunto. Ma da questa ferita è nata una delle risposte più belle e potenti che la città potesse dare.
La risposta dei cittadini – Domenica 25 gennaio, sotto un cielo che continuava a mandare lacrime di pioggia, centinaia di persone, oltre 500 secondo le prime stime, si sono date appuntamento sul Poetto per una pulizia straordinaria. L’iniziativa, organizzata in collaborazione tra i Comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena, ha visto in prima linea l’assessora all’Ambiente e all’Ecologia urbana Luisa Giua Marassi, insieme a numerose associazioni tra cui Plastic Free Cagliari, Legambiente e tanti altri gruppi di volontariato.
Fin dalle prime ore del mattino il lungomare si è trasformato in un cantiere: guanti, sacchi neri, rastrelli e sorrisi determinati. Famiglie con bambini piccoli che raccoglievano con cura i mozziconi e le bottiglie, gruppi di amici sportivi che trascinavano reti e pezzi di legno, anziani che indicavano con pazienza dove concentrare gli sforzi, giovani che postavano stories per coinvolgere altri: un mosaico umano che ha restituito al Poetto la sua bellezza.
Le parole dell’assessora – “I quintali di rifiuti raccolti – ha scritto l’assessora Giua Marassi in un lungo e sentito post su Facebook – sono rifiuti precedentemente abbandonati in spiaggia o in mare e che il mare stesso ci ha inesorabilmente riportato a terra“. Non solo: i volontari, lavorando fianco a fianco con gli operai comunali e delle ditte appaltatrici, hanno rimosso anche detriti derivanti dalle strutture devastate dal ciclone, liberando porzioni di arenile che sembravano irrecuperabili nel breve periodo.
“Essere così tanti e tante, all’indomani del ciclone che ha colpito duramente il nostro lungomare, ha espresso meglio di qualsiasi comunicato la volontà di rinascita e di ricostruzione, non solo dell’Amministrazione, ma della cittadinanza tutta“, ha sottolineato l’assessora. Non sarà facile né veloce riportare il Poetto allo stato in cui l’abbiamo conosciuto. Serviranno interventi strutturali, risorse, tempo. Ma la giornata di volontariato ha dimostrato che la ricostruzione parte in primo luogo dalla volontà dei cittadini. “Insieme ce la faremo, recita il post conclusivo dell’assessora, con un cuore rosso che riassume tutto“. La risposta della città c’è stata, in attesa dei primi fondi della ricostruzione.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italiani sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani – rende noto la Farnesina – ha convocato l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. I due militari sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore e sono stati fatti inginocchiare. L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al ministero degli Affari Esteri, al Cogat, allo Stato maggiore delle Idf, alla polizia e allo Shin Bet.
L’episodio – I due militari erano ieri in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicinoRamallah, in territorio della Autorità nazionale palestinese. I militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italianisono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore.
I carabinieri (passaporti e tesserini diplomatici, auto con targa diplomatica) sono stati “interrogati” dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto.
Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in consolato e ha riportato all’ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.Considerata la gravità dell’episodio, l’ambasciatore a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, coinvolgendo il Ministero degli affari esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet(il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). La Farnesina già prevede di compiere nuovi passi di protesta al massimo livello politico.
Gli inviati del programma Rai fermati a Minneapolis
Un’immagine del servizio
‘‘Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto“. Gli agenti dell’Ice a Minneapolis minacciano i giornalisti di In mezz’ora, la trasmissione della Rai. Il programma, dal proprio profilo Instagram, diffonde il video del confronto ravvicinato tra gli inviati Laura Cappon e Daniele Babbo e gli agenti dell’agenzia che contrasta l’immigrazione illegale.
“‘Abbiamo una macchina dell’Ice davanti e una dietro. Siamo intrappolati‘”, dice Laura Cappon, descrivendo nel video quello che sta succedendo. A quel punto tre agenti si avvicinano all’auto e intimano alla donna che è al volante di abbassare il finestrino. ”No, non sto facendo nulla di male. Sto solo guidando nella mia comunità”, risponde lei, mentre al suo fianco Cappon dice ‘Press. We are press italian‘. A quel punto scatta la minaccia degli agenti: ‘‘Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, se continuate a seguirci spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”.
Il caso diventa oggi di dibattito politico in Italia. “Le minacce rivolte dagli agenti federali dell’Ice ai giornalisti italiani della Rai — ‘spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto’ — rappresentano un fatto gravissimo.Un’intimidazione diretta, violenta, inaccettabile contro chi stava semplicemente facendo il proprio lavoro: documentare e informare.Esprimiamo piena e totale solidarietà agli inviati di In Mezz’ora, Laura Cappon e Daniele Babbo. Colpire i giornalisti significa colpire la libertà di stampa, il diritto dei cittadini a sapere, i principi fondamentali di ogni democrazia”, dice una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare.
‘‘Questa aggressione non è un episodio isolato. Avviene in un contesto segnato da operazioni federali sempre più militarizzate, che a Minneapolis hanno già causato la morte di civili.Un’escalation che mostra un uso sproporzionato, ideologico e intimidatorio della forza, rivolto non solo contro i manifestanti, ma anche contro chi racconta i fatti.Di fronte a tutto questo, una domanda è inevitabile:la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intende continuare a tacere o prenderà finalmente posizione? Quando vengono minacciati giornalisti italiani all’estero, il silenzio non è neutralità: è complicità”.
”Chiediamo al Governo italiano di condannare pubblicamente l’operato degli agenti federali Ice, pretendere spiegazioni formali dalle autorità statunitensi; difendere senza ambiguità la libertà di stampa e l’incolumità dei giornalisti italiani. La libertà di informazione non è negoziabile. E l’Italia non può voltarsi dall’altra parte“.
‘‘Le minacce ai giornalisti italiani, a cui va la nostra solidarietà, da parte dell’Ice sono inaccettabili e vanno respinte con forza. Aspettiamo un’immediata presa di posizione della Presidente del Consiglio e del Ministro Tajani”, scrive su X il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
”Le gravissime minacce rivolte a Minneapolis ai giornalisti italiani Laura Cappon e Daniele Babbo, inviati della trasmissione In mezz’ora, da parte degli agenti federali dell’Ice segnano un salto di qualità inquietante: intimidazioni mafiose contro la stampa nel cuore degli Stati Uniti.Siamo davanti a una deriva autoritaria alimentata dall’amministrazione Donald Trump, che tra violenze, repressione e minacce ai giornalisti sta spingendo l’America verso una frattura da guerra civile strisciante. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni deve condannare immediatamente quanto accaduto“, afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.
”Basta con la sudditanza politica verso Trump: dalla grottesca proposta di candidatura al Nobel per la pace fino al silenzio sulle offese rivolte ai militari italiani impegnati in Afghanistan. La libertà di stampa e la dignità dell’Italia vengono prima di ogni alleanza ideologica”.
A scopo precauzionale, allestito un centro di accoglienza al Palasport
Nuova allerta rischio idrogeologico in Sicilia. – Dopo i grandi danni provocati dal ciclone Harry che ha devastato la costa Ionica dell’isola, l’allarme arriva dall’entroterra. Un’area di Niscemi, cittadina del Nisseno di circa 25 mila abitanti, è interessata da una frana cominciata intorno alle 13, con lesioni aperte sull’asfalto che hanno messo in fuga alcuni abitanti. Lo smottamento del terreno sarebbe stato accentuato dalla pioggia copiosa che si è abbattuta su quell’area della Sicilia.
A scopo precauzionale le autorità di Protezione civile hanno disposto l’evacuazione di circa 500 persone residenti nelle aree a ‘rischio‘. La zona interessata è quella compresa tra il quartiere Sante Croci, il Belvedere e l’area che arriva al torrente Benefizio e a contrada Pirillo. Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha disposto la chiusura delle scuole per domani e attivato il Centro operativo comunale. Il primo cittadino parla di “evento franoso drammatico“, in una zona che aveva già subito uno smottamento 29 anni fa. Il paese è a rischio isolamento: l’unica strada di collegamento con la statale Gela-Catania è la provinciale 11.
La sala operativa della Protezione civile regionale ha inviato sul posto circa 70 volontari per assistere la popolazione evacuata e disposto il trasferimento da Palermo di centinaia di brandine destinate all’allestimento delle aree di accoglienza per gli sfollati al palazzetto dello sport “Pio La Torre“.
Il capo dipartimento Salvo Cocina, in stretto raccordo con il presidente della Regione Renato Schifani, si sta recando a Niscemi per seguire direttamente l’evoluzione della situazione e coordinare le attività operative. Sul posto sono presenti anche i vigili del fuoco, i tecnici comunali, i tecnici del dipartimento regionale della Protezione civile e le forze dell’ordine.
Il ministro Nello Musumeci segue “l’evoluzione del grave fenomeno franoso che sta interessando un intero quartiere di Niscemi“. “Ho sentito il sindaco – ha aggiunto – assicurando la massima collaborazione del governo Meloni e del nostro dipartimento nazionale di Protezione civile, che ha già disposto l’invio di un team di tecnici, a supporto del personale regionale e locale già attivo sul posto“.
Anche il governatore Renato Schifani segue l’evolversi della situazione a Niscemi:“La Regione – ha sottolineato – è pronta a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza dei cittadini, dare assistenza agli sfollati, molti a titolo precauzionale, e ripristinare al più presto i collegamenti viari”.
La frana a Niscemi (foto dal profilo X del governatore Renato Schifani)
L’istituto professionale Domenico Chiodo a La Spezia, dove è stato accoltellato uno studente, 16 gennaio 2026, (ANSA/Andrea Bonatti)
Venerdì sera un ragazzo di 18 anni è morto dopo che la mattina era stato accoltellato all’addome in una classe dell’istituto professionale che frequentava a La Spezia, in Liguria. L’aggressore sarebbe un compagno di scuola, di 19 anni, che è stato arrestato. Il 18enne era stato operato d’urgenza ed era rimasto finora in prognosi riservata.
Secondo quanto ricostruito finora, i due avrebbero iniziato a litigare nei bagni per poi spostarsi in una classe: lì il 19enne avrebbe colpito il compagno con un coltello da cucina, che si ipotizza abbia portato da casa. Il Secolo XIXscriveche l’aggressore è stato poi disarmato da un insegnante, che è riuscito a intervenire, ed è poi stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di tentato omicidio (che ora con ogni probabilità sarà sostituita con quella di omicidio). Non è ancora del tutto chiaro il motivo del litigio.
Il presunto responsabile è stato individuato e accompagnato in questura per essere interrogato.
Uno studente di 18 anni è ricoverato in condizioni gravissime dopo essere stato ferito con un coltello a scuola. Il fatto è successo questa mattina dopo le 11 all’interno dell‘istituto professionale “Domenico Chiodo” della Spezia. A colpirlo all’addome, secondo le prime informazioni, sarebbe stato un altro studente. Le condizioni del giovane, che è stato condotto in sala operatoria, sono subito apparse gravi a causa di una copiosa perdita di sangue e per una lesione alla milza. La prognosi ovviamente è riservata.
Soccorso dai volontari della Croce Rossa locale e dai medici del 118, è stato trasportato d’urgenza presso la shock room del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea.
All’interno della scuola sono arrivati anche gli agenti della Polizia di Stato che stanno conducendo le prime indagini.
Secondo quanto ricostruito l’accoltellamento sarebbe avvenuto durante l’orario di lezione all’interno dell’aula.
Intanto, manifesta tutta la sua apprensione il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini: “Al ragazzo e alla sua famiglia va tutta la mia solidarietà – ha detto il primo cittadino – Condanno con fermezza quanto accaduto, che rappresenta un dolore enorme per tutta la nostra comunità. Ci impegniamo quotidianamente a fornire modelli positivi, ora spero solo con tutto il cuore che il ragazzo ferito si salvi”.
A Ischgl, nel Tirolo austriaco, una persona è morta travolta da una valanga. Secondo il portale news del quotidiano Tiroler Tageszeitung, il distacco di neve è avvenuto con ogni probabilità già ieri nei pressi dell’impianto di risalita Pardatschgratbahn, ma è stato notato solo questa mattina dagli addetti al soccorso piste, che hanno immediatamente fatto scattare le operazioni di ricerca.
La vittima – Durante l’ispezione della massa nevosa è stata individuata una persona, per la quale, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Al momento non è ancora chiaro se altri sportivi siano rimasti coinvolti e le ricerche sul campo sono tuttora in corso. Il pericolo valanghe in zona attualmente è di grado 3 su 5, ma il vento in quota e le basse temperature possono incidere localmente notevolmente sul rischio slavine.
La persona è stata colpita alla gamba, è in ospedale e non è in pericolo di vita. Le autorità invitano alla calma. Trump: “Città pessima, via i somali e gli immigrati”
Tensione a Minneapolis – (Afp)
Un’altra sparatoria, da parte di un agente, a Minneapolis, dove nelle scorse ore un uomo è stato colpito alla gamba durante un controllo del “mirato” traffico, come ha reso noto il Dipartimento per la sicurezza interna. La sparatoria è avvenuta non lontano da dove, appena una settimana fa, un altro agente dell’ICE avevaucciso Renee Nicole Good, una donna che era a bordo della sua auto, scatenando nuovi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Secondo le autorità, l’uomo ferito è un cittadino venezuelano, considerato in seguito dagli agenti come presente negli Stati Uniti senza documenti validi. La sparatoria è avvenuta al termine di un inseguimento iniziato con un fermo di traffico: l’uomo avrebbe tentato di fuggire a piedi dopo aver perso il controllo del veicolo e, durante la fuga, avrebbe aggredito l’agente impegnato nell’arresto prima di essere colpito. Il Dipartimento per la sicurezza interna ha affermato che l’agente ha sparato dopo che alcuni membri delle forze dell’ordine sono stati aggrediti con una pala o una scopa mentre cercavano di controllare il traffico.
Le autorità di Minneapolis hanno chiesto la calma e hanno spiegato che l’uomo colpito dall’agente è stato ricoverato in ospedale con ferite apparentemente non mortali. “Comprendiamo che c’è rabbia – ha dichiarato l’amministrazione di Minneapolis -. Chiediamo alla popolazione di mantenere la calma“. Il capo della polizia ha chiesto alla folla di disperdersi, affermando che la manifestazione era diventata illegale e che i dimostranti avevano lanciato fuochi d’artificio, pietre e ghiaccio contro la polizia.
Trump: “Città pessima, via i somali e gli immigrati“ – Il presidente americano Donald Trump si è scagliato contro la città di Minneapolis, affermando che ”non c’è cibo, non c’è pulizia, non ci sono servizi, ma solo frode”. In un post condiviso su Truth Social Trump ha affermato che a Minneapolis ”le persone ricevono milioni di dollari dei soldi dei contribuenti e ridono di quanto siano stupidi gli americani, ma non accadrà più”. Trump ha ribadito la sua contrarietà alla comunità somala in particolare e gli immigrati in generale. ”Queste persone dovrebbero essere rispedite in Somalia o in qualsiasi altro Paese provengano”, ha aggiunto.
Il presidente americano non ha risparmiato ‘‘la California, New York, l’Illinois e molti altri posti che sono altrettanto pessimi”. Trump ha quindi concluso affermando che ‘‘è tutta una gigantesca truffa dei democratici, con la protezione dei media delle fake news, ma finirà perché noi renderemo l’America di nuovo grande”.
Sindaco Minneapolis: “Ice intollerabile, ma non reagiamo al caos di Trump con caos“ – “Andate a casa, non contrastiamo il caos di Donald Trump con il nostro caos“, ha detto il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. “Non cadete nella trappola“, ha detto ancora il sindaco lodando “le migliaia” di dimostranti che hanno protestato pacificamente contro le azioni “disgustose” e “intollerabili” della polizia anti-migranti di Trump.
Anche il capo della polizia, Brian O’Hara, che ha dichiarato non autorizzato l’assembramento dopo il lancio di petardi, pietre e pezzi di ghiaccio contro i suoi agenti: “è già una situazione tesa e non abbiamo bisogno di un’ulteriore escalation“. Frey ha descritto poi “l’impossibile situazione” che sta vivendo il dipartimento di polizia di 600 agenti che si trova a fare i conti con il caos che stanno provocando i circa 3mila agenti federali schierati da Trump.
“Non è possibile essere in un posto nell’America di oggi in cui abbiamo due entità governative che sono letteralmente una contro l’altra“, ha aggiunto il democratico esprimendo la speranza che il ricorso presentato dal Minnesota possa fermare l’azione dei federali. “Allo stesso tempo, sono profondamente preoccupato dal fatto che non abbiamo tempo, questa è già la seconda sparatoria in una settimana, la gente è spaventata, l’atmosfera è tesa“, ja concluso, riferendosi alla morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’Ice che ha sparato alla donna che stava monitorando un raid anti-migranti.
L’influencer era imputata, insieme ad altre due persone, per truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social. “Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, le prime parole dell’imprenditrice digitale
Chiara Ferragni – Ipa/Fotogramma
Chiara Ferragni è stata prosciolta al termine del processo con rito abbreviato che la vedeva imputata a Milano per truffa aggravata in relazione alle operazioni commerciali ‘Pandoro Balocco Pink Christmas’ (Natale 2022) e ‘Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate’ (Pasqua 2021 e 2022)’. La sentenza – i pm Eugenio Fusco e CristianBarilli avevano chiesto un anno e otto mesi – è stata pronunciata dal giudice Ilio Mannucci Pacini che ha dichiarato il “non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele”. In sintesi, essendo stato ritirata la querela da parte del Codacons, è caduta l’aggravante rendendo la truffa (semplice) non più procedibile d’ufficio.
Prosciolti anche l’ex braccio destro Fabio Maria Damato(era stata chiesta una condanna a un anno e otto mesi) e il presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo (richiesta di un anno).
“E’ la fine di un incubo” – “È finito un incubo, sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta“, le prime parole dell’influencer dopo la sentenza. “Siamo tutti commossi, mi sono commossa in aula, è normale, come si può immaginare queste cose toccano tutti quanti nel profondo. Sono passati due anni in cui non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e per rispetto di questo procedimento. Sono contenta finalmente anche di potermi riappropriare della mia voce” aggiunge l’influencer con gli occhi lucidi che ringrazia i suoi follower “perché mi sono stati vicini e sono quello che sono grazie a loro“.
La difesa: “Riconosciuta innocenza” – “Io ho sempre pensato che fosse innocente e questo è stato acclarato in Tribunale“, afferma il difensore Giuseppe Iannaccone. “Chiara io l’ho ammirata in questi due anni, perché è stata una cittadina modello, potrebbe essere di esempio a tutti per il rispetto che ha portato prima alla pubblica amministrazione e all’Agcom e poi all’autorità giudiziaria e questo è stato ripagato con la giustizia che è stata data oggi” aggiunge il legale che insieme al collega Marcello Bana ha difeso l’imprenditrice digitale. “Se tutti i cittadini si comportassero come Chiara sarebbe una gran bella cosa, il rispetto che ha portato nei confronti dell’autorità giudiziaria è di esempio a tutti perché in questo Paese la giustizia c’è” conclude Iannaccone.
L’accusa – Al centro del processo, iniziato lo scorso settembre, c’è una truffa “diffusa” – a dire dell’accusa – in cui l’influencer da 28 milioni di follower ha un “ruolo prominente” e per questo non è meritevole di attenuanti. Per i pubblici ministeri, l’imprenditrice avrebbe ingannato i consumatori e avrebbe ottenuto, tramite le due campagne commerciali, un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici incalcolabili dal ritorno di immagine.
L’operazione ‘Balocco‘, in particolare, avrebbe indotto “in errore un numero imprecisato di acquirenti” convinti che con il proprio acquisto Pink (al prezzo di 9,37 euro invece di 3,68) avrebbero finanziato la raccolta fondi a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino. Dall’accordo, invece, le società Ferragni hanno incassato poco più di un milione per pubblicizzare via Instagram l’iniziativa benefica per la quale la società Balocco aveva destinato 50mila euro a favore dell’ospedale, indipendentemente dalle vendite. Un presunto “errore di comunicazione” che si sarebbe verificato anche nel secondo caso contestato.
E’ in quel rapporto di fiducia tra l’influencer e il seguace (o follower) che si innesta, per i pm, l’aggravante della minorata difesa in relazione alla truffa. Chi compra, spesso nei negozi della grande distribuzione organizzata, si fida dell’imprenditrice digitale e quella che va in scena è “una truffa contrattuale a carattere diffuso” dove l’acquirente “è diffuso e polverizzato” geograficamente e spesso è anche minorenne visto il seguito social. Un’idea da sempre respinta dall’imputata – assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana -, la quale ha sempre respinto le accuse e tra risarcimenti e beneficenze ha complessivamente versato circa 3,4 milioni di euro. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.
Casa del Consumatore: “Migliaia di esclusi dal risarcimento” – “La Casa del Consumatore ha inteso affrontare questa difficile battaglia nell’interesse esclusivo di centinaia di migliaia di consumatori esclusi da qualsiasi formula di accordo” afferma Aniello Chianese, legale dell’associazione che è rimasta come parte civile nel processo per truffa aggravata che ha visto prosciolta l’imprenditrice digitale. “Purtroppo il mancato riconoscimento dell’aggravante ha determinato il non luogo a procedere per gli imputati, avendo i pochi consumatori in possesso di titoli di acquisto trovato accordo transattivo” conclude l’avvocato. Il reato si è quindi estinto.
L’incidente nel corso della notte. Ferito l’uomo a bordo della vettura
Rocambolesco incidente nella notte a Villaricca, praticamente a ridosso del confine con il comune diGiugliano. Poco dopo mezzanotte, infatti, un’auto è finita fuori controllo schiantandosi contro alcune inferriate della scuola media “Ada Negri”, in via della Libertà.
Per cause ancora da accertare, il conducente di una Fiat Punto avrebbe improvvisamente perso il controllo del mezzo, terminando la corsa contro la ringhiera dell’istituto scolastico e abbattendo i cancelli d’ingresso. Nell’impatto è stata danneggiata anche una cabina elettrica situata lungo il percorso dell’autovettura. La dinamica dell’accaduto resta al vaglio delle autorità competenti.
Tajani: “Sono in buone condizioni”. Partito un aereo per riportarli a casa. La gioia della famiglia di Trentini: “Notizia attesa da 423 giorni”. Legale Burlò: “Sta bene
Alberto Trentini (al telefono) e Mario Burlò nella residenza dell’ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito
Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona“, il messaggio di Tajani sui social. “Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto“, aggiunge Tajani.
“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa“, dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Desidero esprimere, a nome del governo italiano – aggiunge Meloni -, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato“, conclude la presidente del Consiglio.
La gioia della famiglia – “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci“, le parole della famiglia di Alberto Trentini, assistita dall’avvocata Alessandra Ballerini. “Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!“.
Legale Burlò: “Sta bene” – “Ho appena sentito il console Jacopo Martino che mi ha detto che Mario Burlo’ sta benone quindi siamo veramente molto soddisfatti, penso che abbiamo fatto quello che di doveva fare per ottenere la sua liberazione, cioè rapportarci alle istituzioni dello Stato”, afferma all’Adnkronos l’avvocato Maurizio Basile, uno dei legali di Mario Burlò. “Burlò dovrebbe rientrare domani con volo di Stato”, ha aggiunto il legale.
“Siamo molto contenti. Mario ha già potuto sentire la figlia e rassicurato delle sue condizioni di salute. Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”, affermano ancora Basile con l’avvocato Benedetto Buratti. “Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia”, sottolineano i due penalisti.
“Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l’ora di riabbracciare“, le parole di Gianna Burlò, la figlia dell’imprenditore.
successo su un treno della Lecco-Sondrio-Tirano. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito
La stazione ferroviaria di Lecco e i treni della Lecco – Sondrio continuano a essere pericolosi (foto di archivio
Lecco, 11 gennaio 2026 – La paura corrre sui binari della ferrovia delle Olimpiadi. Un esagitato ha terrorizzato i passeggeri di un treno brandendo un coltello.
Panico in carrozza – Nel pomeriggio di oggi un uomo di 57 anni ha minacciato e spaventato altre due passeggereche viaggiavano sullo stesso treno, da Mandello verso Lecco, sulla linea Lecco – Sondrio – Tirano. Si tratta di uno straniero, già noto per comportamenti simili. Il capotreno ha subito avvisato gli agenti delle Polizia ferroviaria, che si sono fatti trovare in banchina alla stazione di Lecco per fermare il 57enne. In stazione sono arrivati purei sanitari di Areu, pronti a soccorrere eventuali feriti. Fortunatamente sono poi rientrati in postazione ad ambulanza vuota, perché il folle non ha pugnalato nessuno.
Stazione pericolosa – La stazione ferroviaria di Lecco e i treni della Lecco – Sondrio continuano a essere pericolosi. Settimana scorsa un incolpevole tassista è rimasto ferito durante alcuni tafferugli tra bande di stranieri e maranza. Durante una rissa in stazione, è stato letteralmente travolto da uno dei partecipanti alla rissa durante il fuggi fuggi generale scatenato dai lampeggianti e dalla sirene dei poliziotti. Gli ha rotto un alluce. Sono stati lanciati pure alcuni sanpietrini, uno dei quali ha infranto un vetro di un edicola.
Rapina a mano armata a Civate – Nei giorni scorsi invece una signora di 67 anni è stata rapinata in un parcheggio a Civate. Uno sconosciuto le ha puntato contro una pistola e le ha ordinato di darle la borsetta. Lei stava caricando la spesa in auto. Ha mollato tutto per terra ed è scappata via terrorizzata. Il rapinatore le ha rubato la borsetta con i soldi ed è scappato. Potrebbe essere statoil cosiddetto rapinatore della Fiat Seicento azzurra, che si sposta appunto con una Fiat Seicento di colore azzurro e che ha già colpito diverse volte tra la provincia di Lecco e la provincia di Como: Civate appunto, poi Canzo e anche a Robbiate.
Presenti anche vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il senatore del Carroccio e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio
La protesta degli agricoltori (Foto: Giampaolo Mannu)
Circa una cinquantina di trattori da tutta Italia sono arrivati poco dopo mezzogiorno a Milano in segno di protesta contro il trattato tra l’Europa e i paesi dell’area Mercosur. I mezzi hanno bloccato il traffico in zona stazione Centrale e poi si sono fermati sotto il Pirellone, sede del consiglio regionale lombardo, dove hanno scaricato alcune balle di fieno e litri di latte.
Perché protestano – Promotori della manifestazione sono il Movimento Riscatto Lombardia e altre realtà riunite nel Coapi (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani). Al presidio anche la vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il senatore del Carroccio e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Gli agricoltori sono in protesta non solo in Italia ma anche in Francia: sono contrari all’Accordo Ue-Mercosur “che favorisce la speculazione e punisce agricoltori e cittadini europei e sudamericani“. Chiedono invece “un prezzo giusto per produttori e consumatori (con norme, controlli efficaci e certi contro i trust e la speculazione)” e si oppongono “alla deregolamentazione della Pac e della Pes (che devono garantire gli interessi di cittadini, contadini e pescatori)”, insistendo sulla necessità di “una legge sulle etichette trasparenti“.
Le balle di fieno trasportate dagli agricoltori (Foto: Giampaolo Mannu)
Una cisterna di latte versata davanti al Pirellone – Davanti al Pirellone i manifestanti hanno posizionato un trattore con una cisterna di latte, versandolo in segno di protesta: lo hanno fatto perché le aziende distributrici non hanno ritirato dai produttori le quote concordate, e la materia prima è quindi da eliminare.
Ultima Generazione: “Anni di retorica del governo spazzati via” – Ad approvare la manifestazione anche Ultima Generazione: “Anni di retorica del governo e di sbandierata vicinanza agli agricoltori italiani spazzati via”, ha scritto l’organizzazione in una nota. “I prodotti agricoli di quei paesi (cioè quelli del Mercosur, ndr) che non rispettano le normative europee di tutela ambientale, lavorativa e in materia di fitofarmaci sono pronti a essere venduti in Europa a prezzi stracciati e con una qualità minore, contribuendo inoltre ai processi di deforestazione e desertificazione già in atto in America Latina. Questo in un contesto in cui, se i nostri agricoltori e allevatori devono vendere i loro prodotti a un prezzo sempre più basso, i consumatori subiscono rincari sempre più forti (segno che ci sono manovre speculative in atto)”.
Il giornalista stava girando un servizio per il programma di Rai 1 sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del bar ‘Le Constellation’ dove la notte di Capodanno è scoppiato l’incendio
Le immagini dell’aggressione trasmesse da Uno Mattina
E’ massima l’attenzione dei media di tutto il mondo su Crans-Montana a cinque giorni dall’incendio a ‘Le Constellation‘che ha provocato 40 vittime e 116 feriti. Lì si trova anche una troupe della Rai, aggredita proprio mentre girava un reportage nel comune elvetico. A condurre il servizio Domenico Marocchi per Uno Mattina che stava raccontando le attività della famiglia Moretti, proprietari del locale dove si sono verificati i drammatici fatti.
Il video dell’aggressione è stato mandato in onda nella puntata di Uno Mattina di oggi, 6 gennaio. Il giornalista racconta di aver visitato le proprietà della famiglia mostrando i cartelli dei locali della famiglia Moretti con la scritta “chiusura eccezionale“. In uno di questi viene approcciato da “un’auto con tre persone che ci minacciano e insultano gli italiani“. Le ingiurie sono riprese dal video con Marocchi che racconta che “da tre le persone diventano sette, minacciano di farci passare i guai e arriva una spinta verso la nostra auto“. La troupe, così, va via, ma il racconto resta.
Di seguito il video dell’aggressione trasmesso da Uno Mattina
Crans-Montana: le immagini dell'aggressione a troupe Rai durante la realizzazione di un reportage sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del locale "Constellation" pic.twitter.com/IwYogCA8ih
La nota della commissione di Vigilanza Rai – “Condanniamo con forza la grave aggressione avvenuta ieri a Crans-Montana di fronte al locale teatro della tragedia dove la notte di Capodanno hanno perso la vita 40 giovani. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà all’inviato Rai Domenico Marocchi ed a tutta la troupe di “Uno Mattina” e anche ai due inviati di ‘Storie Italiane’ cui va la nostra vicinanza“, è la nota co cuo la commissione di Vigilanza Rai ha condattato l’accaduto: “Raccontare i fatti non può diventare occasione ed essere una giustificazione per perpetrare atti intimidatori, ci aspettiamo perciò che le autorità svizzere facciano luce su quanto accaduto e di farsi garanti del diritto di cronaca e soprattutto della sicurezza dei tanti giornalisti che in questi giorni stanno affollando la località di Crans-Montana solo per svolgere il proprio lavoro“.
Il racconto di Domenico Marocchi – Qualche ora dopo l’episodio Domenico Marocchi ha condiviso una storia Instagram per ringraziare del supporto ricevuto ed esprimere le sue riflessioni sull’accaduto: “Quello che è successo ha un valore sociale e racconta un ambiente incattivito e poco collaborativo. E il pensiero corre alle vittime e ai ragazzi feriti che affronteranno delle vite durissime a causa di gente probabilmente senza scrupoli“.
I rapinatori hanno bloccato il mezzo con un camion messo di traverso, sparato colpi d’arma da fuoco e utilizzato un ordigno esplosivo sul retro del furgone, che trasportava circa 400mila euro destinati a istituti di credito
Assalto a furgone portavalori sull’autostrada A14 Bologna-Taranto oggi, lunedì 5 gennaio. A dare il via alla rapina, intorno alle 6.30, un camion messo di traverso lungo la corsia nord all’altezza del km 402, nel tratto compreso tra Ortona e Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Preso di mira un furgone portavalori della società Aquila, appena partito da Ortona, dove ha sede l’azienda.
I rapinatori, giunti in auto, hanno esploso colpi d’arma da fuoco per impedire che le due guardie giurate a bordo, l’autista e il caposcorta, uscissero dall’abitacolo. Quindi sul retro del mezzo, che trasportava denaro destinato a istituti di credito, per una somma stimata intorno ai 400mila euro, è stato gettato un ordigno che ha causato una forte esplosione. Per garantire la riuscita della rapina, la banda ha utilizzato fumogeni per creare una densa coltre di fumo e ha disseminato chiodi sull’asfalto. Quindi la fuga, verso nord, a bordo di due Alfa Romeo Giulietta, abbandonate poco distanti e date alle fiamme.
Dopo il colpo, i malviventi si sono dileguati, approfittando del caos generato dall’azione. Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia stradale, il Centro operativo autostradale e le forze dell’ordine, anche i carabinieri. Sul luogo dell‘assalto sono giunti anche il questore di Chieti e il pm di turno. L’autostrada è stata chiusa al traffico per consentire i rilievi e le operazioni di messa in sicurezza. Le indagini sono in corso
Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia Stradale, che stanno effettuando gli accertamenti, e il personale della Direzione 7 Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia.
Il ministro degli Esteri: “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare”
Commemorazione a Crans-Montana (Foto Adnkronos)
“Purtroppo le vittime italiane” dell’incendio a Crans-Montana “sono sei, tutte accertate“. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Tg2. “I feriti invece stanno per essere tutti accompagnati in Italia. Tre saranno portati oggi al Niguarda e una a Torino“, ha aggiunto Tajani. “Per quanto riguarda i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare“, ha detto il titolare della Farnesina.
Oggi la 16enne Chiara Costanzo è stata identificata ufficialmente tra le vittime dell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation. E’ quanto apprende l’Adnkronos. Ieri erano stati identificati: Giovanni Tamburi, 16enne di Bologna, il coetaneo milanese Achille Barosi e il golfista diciassettenne di Genova Emanuele Galeppini.
La polizia svizzera oggi ha riferito che le autorità hanno identificato altre 16 vittime, portando a 24 il numero totale di quelle di cui è stata accertata l’identità.
La commemorazione – Più di mille le persone presenti questa mattina alla chiesa cattolica di Crans-Montana per commemorare le 40 vittime dell’incendio al locale ‘Le Constellation‘. Ad officiare la messa il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Papa Leone XIV “si unisce al nostro dolore. Con un messaggio commovente desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie“, ha detto il vescovo commentando un messaggio ricevuto dal Papa.
C’è stata una marcia in memoria delle vittime alla quale hanno partecipato i pompieri di Crans-Montana e le locali forze dell’ordine. Il personale, commosso, ha deposto mazzi e corone di fiori davanti al locale.
Ad accompagnare la marcia commemorativa le note di ‘Hallelujah’ del cantautore canadese Leonard Cohen.
Il 9 gennaio giornata di lutto nazionale – Il 9 gennaio sarà una giornata di lutto nazionale in Svizzera. Lo ha annunciato il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ai giornalisti spiegando che alle 14 di venerdì prossimo è previsto un minuto di silenzio e le campane suoneranno a lutto.
A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno
Il 2026 si è aperto con una serie di aumenti che colpiscono direttamente le tasche dei consumatori. Dopo la lunga sequenza di spese legate a Natale, Santo Stefano e Capodanno, il nuovo anno è iniziato con una raffica di rincari su beni e servizi essenziali, entrati in vigore già dal 1 gennaio. A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno.
Tutti gli aumenti del 2026 – Dal 1 gennaio è operativo il riallineamento delleaccise sul gasoliodeciso dal Governo, che determina un aumento della tassazione pari a 4,05 centesimi di euro al litro. Il rincaro si riflette sui prezzi alla pompa e porterà, secondo le stime, un incremento delle entrate per le casse statali pari a 552 milioni di euro nel 2026. Un aumento che non pesa solo sugli automobilisti, ma che rischia di avere effetti a catena anche sui costi di trasporto e sui prezzi finali dei prodotti.
Con l’avvio del 2026 sono scattati anche gli adeguamenti tariffari sui pedaggi autostradali per gran parte delle concessionarie. Gli aumenti, variabili a seconda delle tratte, si attestano mediamente intorno all’1,5 per cento, con rincari più marcati su alcuni collegamenti, come la Salerno–Pompei–Napoli, rendendo più onerosi gli spostamenti quotidiani e i viaggi di lavoro.
Dal 1 gennaio 2026 sono aumentati inoltre i costi dell’Rc Auto. L’aliquota applicata ai premi assicurativi relativi al rischio di infortunio del conducente e all’assistenza stradale è passata dal 2,5% al 12,5% per tutti i contratti stipulati o rinnovati da ieri, con un inevitabile aggravio dei premi a carico degli automobilisti.
Rincari già effettivi anche per i fumatori: le sigarette costano in media 15 centesimi in più a pacchetto, primo passo di un aumento progressivo che porterà il rincaro complessivo fino a 40 centesimi entro il 2028. Sono salite anche le accise sul tabacco trinciato, sui prodotti a tabacco riscaldato e sulle sigarette elettroniche. Infine, dal 1 gennaio è entrata in vigore una nuova tassa da 2 euro su tutti i pacchi provenienti da Paesi extra-Ue con valore inferiore a 150 euro, una misura che colpisce in particolare gli acquisti online effettuati tramite piattaforme di e-commerce asiatiche e che rischia di tradursi in ulteriori aumenti dei prezzi finali per i consumatori.
“Il 2026 si apre con una vera e propria raffica di aumenti – afferma il Codacons – che arriva in un momento in cui i bilanci delle famiglie risultano già fortemente compromessi dai rincari registrati nel corso del 2025. L’effetto combinato di queste misure rischia di deprimere ulteriormente i consumi e di aggravare le difficoltà economiche di milioni di cittadini”.
Nel capoluogo campano il dato è in aumento rispetto all’anno scorso. In tutta Italia sono stati 770 gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti
Foto di repertorio – LaPresse
Come ogni Capodanno arrivano puntuali i primi bollettini di vigili del fuoco e forze dell’ordine sui festeggiamenti dell’ultimo dell’anno. Iniziamo dalla provincia di Napoli. Il bilancio è di 57 feriti, di cui 11 minori. Un dato in aumento rispetto all’anno scorso quando i feriti furono 36. La buona notizia è che nessuno risulta in gravi condizioni.
A Giugliano in Campania un uomo è rimasto ferito da un proiettile esploso da un’arma da fuoco. Tutte le altre persone che hanno dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere sono rimaste ferite a causa di fuochi d’artificio. La maggior parte delle ferite riguarda mani e occhi, per schegge e lievi ustioni dovute allo scoppio di petardi e botti di Capodanno. Tutti i minori sono stati medicati e risultano nell’elenco dei 41 dimessi,mentre 16 adulti restano al momento ricoverati nei vari ospedali sotto osservazione per accertamenti.Un 24enne di Romasi sarebbe ferito per due volte nella stessa notte.
Sono stati segnalati vari incendi. Al Vomero sono andati a fuoco un balconedi un palazzo e un locale inaugurato solo un mese fa. A Torre Annunziatac’è stata una rissa in via Gino Alfani (su NapoliTodaytutte informazioni aggiornate).
Il bilancio degli incendi – In tutta Italia sono stati 770 stanotte gli interventi dei vigili del fuoco per incendi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, 112 in meno rispetto allo scorso anno, quando furono 882. Il numero maggiore in Emilia Romagna, dove sono stati 114. Gli altri interventi sono stati in Lombardia 113, Veneto e Trentino Alto Adige 77, Campania e Toscana 69, Puglia 68, Piemonte 63, Lazio 61, Friuli Venezia Giulia 36, Liguria 31, Marche 24, Sicilia 16, Abruzzo 12, Basilicata 8, Calabria 6, Umbria 3, Sardegna e Molise 0.
A Roma 28 feriti, un uomo è morto ad Acilia – Le notizie che arrivano dalle altre grandi città sono ancora parziali. A Roma i feriti sono stati 28 secondo un primo bilancio provvisorio stilato dalla Questura. Nessuno di questi sarebbe in pericolo di vita. A riferire i numeri, ai microfoni di RaiNews 24, è stato Marco Piccione, commissario capo della Questura di Roma. Che ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto circa 500 chiamate, seguite da 250 interventi legati per lo più all’esplosione di fuochi pirotecnici” (qui gli aggiornamenti). Ad Acilia, sul litorale romano, nel tardo pomeriggio di ieri un uomo di 63 anni è morto dopo che un petardo gli è esploso in mano. La vittima sarebbe deceduta per una grave emorragia provocata dall’amputazione della mano.
Tre feriti gravi a Torino – A Torino tre persone sono rimaste ferite in modo non grave dall’esplosione di petardi. Si tratta di due 50enni e di una ragazzina 16enne che a seguito delle lesioni riportate agli arti superiori sono stati accompagnati in ospedale in codice verde dai sanitari del 118 di Azienda Zero. Intorno alle 5 di questa mattina le richieste arrivate alla centrale operativa dei vigili del fuoco erano circa il 50% in più di una notte normale. Nel capoluogo piemontese, il 35% delle chiamate ha riguardato casi di intossicazione etilica tra i ragazzi, ma non solo giovani, o traumi conseguenti alla condizione di alterazione alcolica come incidenti stradali e cadute.
Raffica di risse nel Milanese – A Milano, secondo quanto risulta a MilanoToday, i vigili del fuoco hanno effettuato più di 100 interventi.Decine di questi hanno riguardato intossicazioni etiliche di cui hanno fatto le spese anche ragazzini minorenni.
In zona Baggio è scoppiata una rissa intorno alle 0.40 e un uomo è stato portato al San Carlo in codice verde. Altre baruffe sono state segnalate a Cesate, Bollate, Senago Magenta e Paderno. Un’altra rissa è avvenuta in corso Como intorno alle 4 del mattino. In via Vitruvio sono rimasti feriti una ragazza e un ragazzo di 27 anni, e un 24enne in via Gallarate (tutti gli aggiornamenti su MilanoToday).
Il bollettino a Bari – A Bari un uomo di 46 anni è stato trasportato e ricoverato al Policlinico questa notte a seguito di una grave lesione all’occhio sinistro, con rischio di perdita della vista. Nel comune di Corato, sempre in Puglia, due giovani di 22 e 26 anni hanno riportato lievi escoriazioni al viso e alla fronte. Nel Barese quattro persone sono state denunciate in stato di libertà e 5 quelle arrestate a seguito del sequestro di ingenti quantitativi di fuochi d’artificio, di categoria vietata e privi delle necessarie certificazioni, per un peso complessivo di 3.787 chilogrammi.
CLAVIERE – Un grave distacco nevoso si è verificato oggi, intorno alle ore 14:00, nel comprensorio sciistico di Claviere, interessando un’area critica situata tra i tracciati battuti e le zone dedicate al fuoripista. L’allarme è scattato immediatamente, mobilitando una macchina dei soccorsi imponente e coordinata per fronteggiare l’emergenza in quota. Sul luogo del sinistro sono prontamente intervenuti gli elicotteri del 115 e del 118, supportati dalle squadre di terra dei Vigili del Fuoco e del personale sanitario. Fondamentale l’apporto dei tecnici del Soccorso Alpino, giunti sul posto con unità cinofile specializzate, e dei Carabinieri sciatori, impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dell’area e nel primo pattugliamento della valanga.
Si cercano eventuali dispersi sotto la neve a Claviere – Al momento, la situazione resta in costante evoluzione e la priorità assoluta dei soccorritori è la bonifica dell’accumulo nevoso. Non è ancora stato possibile stabilire con certezza il numero esatto delle persone coinvolte nel distacco, né l’eventuale presenza di feriti o sepolti. Le squadre di soccorso stanno operando con la massima celerità, utilizzando sonde e rilevatori ARVA per individuare possibili segnali sotto il manto bianco. Le autorità locali raccomandano la massima prudenza e invitano a evitare la zona per non intralciare le delicate operazioni di ricerca, mentre si attendono aggiornamenti ufficiali sull’esito dei sopralluoghi tecnici.
È accaduto nel cuore della movida di Napoli. Il giovane è stato operato d’urgenza: ha subito l’asportazione della milza
Bruno Petrone, 18 anni, vittima di aggressione (foto da pagina Instagram Sorrento 1945)
Un inseguimento breve, feroce. Due colpi inferti con precisione: uno al fianco uno al ventre, che hanno mandato in ospedale il 18enne Bruno Petrone, calciatore dell’Angri, squadra della provincia di Salerno. Tutto fa pensare a un’azione mirata, quasi una spedizione punitiva, quanto accaduto nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nel cuore della movida di Napoli. Il giovane è stato operato d’urgenza, ha subito l’asportazione della milza. La prognosi resta riservata, ma i sanitari con il trascorrere delle ore sarebbero cautamente ottimisti.
L’accoltellamento di Bruno Petrone, il 18enne in forza all’Angri – È l’1.15 quando ai carabinieri della compagnia Napoli Centro arriva la segnalazione. Poco prima un ragazzo di 18 anni, è stato accoltellato. Si tratta di uno studente incensurato, residente nel quartiere Arenaccia ma originario di Minturno, calciatore dilettante in forza all’Angri, squadra della provincia di Salernoche milita nel campionato di Eccellenza, ma al suo attivo ha anche nel 2024 l’esordio in serie C con il Sorrento.
Secondo una ricostruzione degli inquirenti, il 18enne è stato aggredito mentre era in giro con amici in via Bisignano, quartiere Chiaia. Il gruppo sarebbe stato raggiunto dagli aggressori in scooter. Nessuna discussione o alterco. Solo l’aggressione: due colpi di arma da punta e taglio, al lato sinistro del ventre e al fianco sinistro. Poi la fuga in sella allo scooter. L’aggressione è stata immortalata dalle telecamere di sorveglianza della zona. Ancora da chiarire le cause dell’accoltellamento. Proseguono le indagini dei carabinieri per individuare i responsabili e per ricostruire dinamica e movente dell’aggressione.
Unione Sportiva Angri: “Ferma condanna” – La società sportiva dilettantistica Unione Sportiva Angri 1927 esprime “profondo sgomento e ferma condanna” per il grave episodio di violenza che ha visto coinvolto il loro giovane calciatore Bruno Petrone, 18 anni. “Siamo profondamente scossi e addolorati per quanto accaduto a Bruno – scrive sul sito della Us il presidente Claudio Anellucci – Parliamo di un ragazzo perbene, un giovane atleta che stava semplicemente vivendo la sua età e che oggi si ritrova a lottare dopo aver subito un atto di violenza assurda e inaccettabile. A nome mio personale, della società Angri Calcio e di tutta la nostra famiglia sportiva, esprimo la più totale vicinanza a Bruno e ai suoi cari, ai quali va il nostro abbraccio più sincero. Condanniamo con forza ogni forma di violenza, che nulla ha a che vedere con i valori dello sport e della civile convivenza. In questo momento il nostro unico pensiero è rivolto a Bruno: lo aspettiamo, lo sosteniamo e siamo certi che la forza che ha dimostrato in campo lo aiuterà anche in questa difficile battaglia. Angri è con lui, senza se e senza ma”.
27 Dicembre 2025
Agg.: Baby calciatore accoltellato a Napoli, si costituiscono un 15enne e un 17enne. Chi è Bruno Petrone: «È grave»
A scagliare i due fendenti, secondo la confessione resa in caserma, sarebbe stato il minore tra i due
Svolta nell’inchiesta sul ferimento del baby calciatore Bruno Petrone nel quartiere Chiaia aNapoli: sabato pomeriggio un 15enne si è consegnato ai carabinieri ammettendo di essere l’accoltellatore dell’18enne, mentre un 17enne si è presentato in caserma sostenendo di far parte del gruppo aggressore.
Le confessioni – Il 15enne, accompagnato da un avvocato di fiducia, si è presentato negli uffici della questura di Napoli in via Medina: «Sono io l’accoltellatore del 18enne». Negli stessi momenti, alla caserma Pastrengo, il 17enne ha confermato il suo coinvolgimento nell’aggressione avvenuta in via Bisignano. Il magistrato della Procura per i Minori, guidata da Patrizia Imperato, è sul posto per ascoltare i due indagati e chiarire la dinamica dei fatti.
L’aggressione – Intorno all’1 di notte, tra i vicoli dei baretti di Chiaia, Petrone è stato affiancato da due scooter e colpito con due fendenti: uno al ventre e uno al fianco sinistro.
I carabinieri parlano di una spedizione punitiva senza rissa pregressa, con video delle telecamere della zona sotto esame per ricostruire il movente ancora ignoto.
Chi è Bruno Petrone – Il 18enne, incensurato e studente, milita come centrocampista dinamico nell’Unione Sportiva Angri, girone B di Eccellenza. Con il Sorrento ha esordito in Serie C, dichiarando in un video: «Sono molto contento di questo esordio. Spero che sia solo un punto d’inizio». Ricoverato all’ospedale San Paolo, ha subito l’asportazione della milza e resta in condizioni gravi ma stabili, con i medici cautamente ottimisti.
L’Angri valuta l’annullamento dell’allenamento congiunto con il Santa Maria la Carità, già cancellato su richiesta del club campano. La nota social del Santa Maria recita: «Con profondo rispetto e sgomento, assecondiamo la volontà dell’Us Angri. Ne condividiamo l’angoscia per Bruno Petrone. Forza Bruno!». La società salernitana potrebbe chiedere anche il rinvio della gara del 3 gennaio contro il Castelpoto.
Il sindaco di Castiglione del Genovesi aggredito a bastonate sotto casa: è caccia all’uomo
Il sindaco di Castiglione del Genovesi, Carmine Siano
Il sindaco di Castiglione del Genovesi, Carmine Siano, è stato aggredito a bastonate in strada. Il primo cittadino del comune nel Salernitano riversa ora in gravi condizioni, dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico per le diverse fratture riportate su tutto il corpo.
Il sindaco di Castiglione aggredito in strada – L’aggressione si è verificata intorno alle 20.30 del 26 dicembre. Secondo una prima ricostruzione, Siano stava uscendo dalla sua abitazione non distante dal centro del paese, per presenziare a un evento natalizio. Poco dopo aver lasciato l’edificio, il primo cittadino è stato aggredito con un bastone da un uomo sconosciuto che si è poi dato alla fuga. Il sindaco di Castiglione del Genovesi ha riportato una frattura scomposta dell’arto inferiore sinistro, una frattura composta dell’arto superiore sinistro, la frattura delle dita della mano destra, una ferita sulla tempia sinistra e ferite multiple estese su tutto il corpo e in particolare sul viso. Dopo un primo intervento di soccorso, Siano è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Ruggi di Salerno, in codice rosso. Al momento non sarebbe in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono comunque gravi.
È caccia all’uomo – I carabinieri della compagnia di Salerno sono al lavoro per ricostruire la dinamica e soprattutto il movente di quanto accaduto. I militari sono alla ricerca dell’aggressore: a quanto pare era incappucciato e, dopo la violenta aggressione, si è dato alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Si cercano eventuali testimonianze ma anche immagini utili nei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona. Tanti i messaggi di solidarietà e vicinanza al primo cittadino e ai suoi familiari.
L’onlus distribuisce generi alimentari a chi è in difficoltà: ogni giorno aiuta 4500 persone. Quest’anno sono in aumento
Le persone in fila per il cibo (Foto LaPresse)
Il giorno di Natale, davanti alla sede di Viale Toscana, c’erano in coda oltre 400 persone. Aspettavano di ricevere un sacchetto di cibo e qualche giocattolo per i bambini. Sono state in attesa per ore, al freddo. Questo è stato il 25 dicembre delPane Quotidiano, l’onlus che distribuisce pasti gratis a chi si trova in stato di difficoltà economica.
Un milione e mezzo di richieste d’aiuto – La fila si estendeva per più isolati. Secondo i volontari, quest’anno sono arrivate più persone rispetto all’anno scorso: sommando gli ospiti delle due sedi milanesi si supera quota 5mila. “Nel 2023 abbiamo registrato 1 milione e 450 mila passaggi. La diminuzione del potere d’acquisto a Milano è chiaramente più accentuata rispetto alle altre province italiane”, ha detto il presidente dell’associazione, Luigi Rossi, a LaPresse.
La distribuzione di generi alimentari al Pane Quotidiano (Foto Claudio Furlan/LaPresse)
Ogni giorno 4500 persone in difficoltà – Ogni giorno Pane Quotidiano aiuta circa 4500 persone in difficoltà. È un’associazione laica, apartitica e senza scopo di lucro, fondata a Milano nel 1898. Distribuisce pane, latte, yogurt, formaggi, salumi, pasta, riso, frutta, verdura e dolciumi. Ha due sedi: Viale Toscana 28 e Viale Monza 335, gestite da volontari.
Svolta nella vicenda avvenuta sabato sulle strade veronesi
“Futili motivi legati a contrasti sulle manovre durante la circolazione stradale“, assieme alla “marcata avversione verso tale categoria di sportivi”. Sarebbero queste le motivazioni che avrebbero portato il 25enne di Peri (Verona) a esplodere alcuni colpi verso il gruppo di ciclisti della Padovani, sabato scorso, lungo una strada statale. Ad accertarlo sono stati i carabinieri della Compagnia di Caprino Veronese, che hanno individuato e denunciato il giovane, che aveva esploso due colpi con una pistola scacciacani, alla quale aveva tolto il tappo rosso e che aveva nascosto nell’abitacolo dell’auto.
Le accuse – Il 25enne è stato quindi denunciato in stato di libertà alla Procura di Verona per minaccia aggravata, porto di armi od oggetti atti ad offendere ed esplosioni pericolose. Le indagini condotte dai Carabinieri di Peri (Verona), con l’analisi dei sistemi di lettura targhe e la capillare attività informativa sul territorio, hanno consentito di risalire rapidamente all’identità del responsabile. In particolare sono emersi alcuni particolari dell’automobile tedesca di grossa cilindrata, tra cui un faro non funzionante, dettaglio che ha consentito di restringere il campo delle ricerche e passare al setaccio la mole di transiti registrati attraverso gli impianti di videosorveglianza comunali.
Le denuncia – La denuncia era stata formalizzata dal presidente della società,Galdino Peruzzo. La Sc Padovani hanno era già in possesso della targa dell’automobile, una Bmw Touring di colore scuro, da cui sarebbero stati esplosi i due colpi.
La vicenda – La vicenda risale a sabato scorso, quando i ciclisti erano impegnati nella preparazione atletica pre-natalizia lungo la strada statale 12, dove erano seguiti da vicino dalle tre ammiraglie del team. Una volta rientrati al quartier generale stabilito in questi giorni al Veronello Resort, il team ha provveduto a raccogliere immediatamente tutte le testimonianze e le immagini. “Siamo sollevati che tutti i ragazzi siano sani e salvi dopo quanto successo ieri“, commenta il presidente Galdino Peruzzo. “Si tratta di una vicenda terribile che ci auguriamo non si ripeta mai più: la strada è la palestra dei nostri ragazzi e, come società, abbiamo provveduto ad adottare tutte le misure del caso per farli pedalare in sicurezza. Purtroppo, di fronte alla follia di certi soggetti, non possiamo davvero fare nulla“.
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste una ragazza di 27 anni ma sarebbero state tirate fuori vive dagli operatori del 118.Il velivolo stava sorvolando la località Le Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Il velivolo era impegnato nei lavori di ripristino dopo la frana del 12 novembre in Valmalenco poi avrebbe urtato uno sperone di roccia e sarebbe caduto.
E’ stata Areu a confermare che non ci sono persone decedute, ma che gli occupanti del velivolo hanno riportato solo lievi ferite: a bordo tecnici e operai che sorvolavano una zona impervia interessata da interventi di messa in sicurezza dopo una recente frana.
Valtellina, precipita elicottero con quattro persone a bordo: si cercano i passeggeri
Il velivolo è stato visto cadere alle 8.35 in località Le Prese. Impervio il luogo dell’incidente
È precipitato in Valtellina un elicottero con quattro persone a bordo, tra queste un ragazza di 27 anni.Ilvelivolo stava sorvolando la localitàLe Prese nel comune di Lanzada, in provincia di Sondrio quando è scattato l’allarme: alle 8.35 l’elicottero è stato visto cadere.
Subito è scattato l’intervento dei vigili del fuoco ma il luogo dell’incidente è impervio. Sul posto anche i carabinieri di Sondrio, i soccorsi di Areu 118 anche con l’eliambulanza e il soccorso alpino e speleologico. Nessuna notizia, al momento, delle quattro persone a bordo.
Lanzada, cade elicottero in località Le Prese: soccorsi in azione
Incidente aereo questa mattina attorno alle 8,30 a Lanzada, in località Le Prese: un elicottero di Eliossola con a bordo quattro persone è precipitato in una zona impervia, nello stesso punto dove, alcuni giorni fa, si è verificata la frana che ha spazzato via un tratto di strada.
I soccorsi – Massiccia la macchina dei soccorsi che si è messa in moto: i vigili del fuoco del Comando provinciale di Sondrio e i vigili del fuoco volontari di Chiesa in Valmalenco stanno intervenendo con più squadre.
Impegnati nelle operazioni di soccorso anche i tecnici della stazione della Valmalenco del Soccorso Alpino, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, diverse ambulanze, un’auto medica, i carabinieri della Compagnia di Sondrio e l’elisoccorso di Areu Sondrio. Come detto dovrebbero essere quattro le persone coinvolte nell’incidente, anche se al momento non si conoscono le loro condizioni.
Il versante dove si è verificato l’incidente è lo stesso interessato dalla frana di alcuni giorni fa
Il ricorso contro l’articolo 18 che vieta totalmente le infiorescenze. Le associazioni di categoria: “La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione. Merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche”
Il decreto Sicurezza e il suo divieto di cannabis light andranno davanti alla Consulta. Il gip di Brindisi ha infatti deciso di sollevare una questione di costituzionalità e di rimettere alla Corte costituzionale l’articolo 18 del decreto approvato lo scorso aprile (e convertito in legge a giugno) che vieta interamente le infiorescenze di canapa e i suoi derivati(dall’importazione alla detenzione, dalla lavorazione alla distribuzione, dal commercio al trasporto fino alla vendita al pubblico e al consumo). Il ricorso alla Consulta nasce da un sequestro a Brindisi di cannabis light, con una percentuale di Thc inferiore allo 0,5%, a un imprenditore agricolo che aveva prodotto in Bulgaria, importato la merce in Italia per poi rivenderla all’estero.
“È con grande soddisfazione professionale che accolgo la decisione del gip di Brindisi di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 decreto Sicurezza – spiega l’avvocato Lorenzo Simonetti, che ha seguito il caso -. La canapa industriale deve e può essere prodotta nella sua interezza: la questione di legittimità costituzionale mette un freno al recente divieto penalmente rilevante imposto dal governo italiano. Adesso l’obiettivo è fare in modo che anche altri giudici di merito e di legittimità riconoscano come il divieto penalmente rilevante sia incostituzionale e, quindi, o disapplicano la norma o sollevano la presente questione di legittimità”.
Quello brindisino è solo l’ultimo caso di messa in discussione di uno dei punti più contestati del pacchetto securitario fortemente voluto dal governo Meloni – ma l’ultima parola, per la prima volta in questi mesi, spetterà ai giudici costituzionali – dopo una serie di pronunce, quando in più di un occasione i tribunali hanno spesso disposto scarcerazioni e restituzione della merce sequestrata. Parallelamente, il Consiglio di Stato ha già rinviato alle Sezioni europee le tabelle e il divieto sulle infiorescenze, rimettendo quindi alla Corte di giustizia dell’Unione europea la compatibilità del divieto italiano con le norme europee.
Soddisfatte le associazioni di categoria, in attesa della pronuncia della Consulta: “Il messaggio giurisprudenziale è coerente con numerose decisioni recenti: la coltivazione di canapa industriale resta lecita e l’eventuale intervento penale deve rispettare offensività, proporzionalità e base tecnico-scientifica. In una parola: o la canapa industriale è legale, oppure il divieto generalizzato è incostituzionale o in contrasto con l’ordinamento europeo. Ciò che diciamo da anni, oggi, lo dicono i giudici.. Richiediamo – proseguono – una posizione limpida, non chiediamo ‘zone franche’: chiediamo regole chiare, applicabili e controllabili, fondate su evidenze e rispettose dei principi costituzionali. Chiediamo – aggiungono – una moratoria operativa su sequestri, distruzioni e confische automatiche finché pende il giudizio di costituzionalità; un tavolo tecnico interministeriale con filiera e comunità scientifica per definire parametri, tracciabilità, etichettatura e controlli; linee guida uniche per forze dell’ordine e procure, per evitare prassi disomogenee che paralizzano attività lecite e generano contenziosi inutili. La canapa industriale è una filiera agricola che crea lavoro, investimenti e innovazione: merita certezza del diritto, non oscillazioni ideologiche. Continueremo a fare la nostra parte con rigore tecnico, dialogo istituzionale e responsabilità, perché regolare bene è sempre meglio che vietare male”.
Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza
Da Versace a Gucci, da Prada a Dolce&Gabbana, salgono a 13 i brand della moda di lusso coinvolti a vario titolo nelle inchieste della Procura di Milano sul caporalato lungo le filiere del made in Italy. Dall’alba fino alla sera di mercoledì il pubblico ministero Paolo Storari, con i carabinieri del Nucleoispettorato del lavoro, ha notificato ordini di consegna documenti a Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating. Le case di moda compaiono nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini come committenti che affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza.
In ciascun atto la Procura indica i fornitori critici già individuati nella filiera del singolo brand, il numero di lavoratori trovati in condizioni di sfruttamento e stato di bisogno e gli articoli del marchio sequestrati negli opifici, stoccati e pronti a tornare alla casa madre per essere immessi sul mercato. Agli stessi marchi viene chiesto, per ora su base volontaria, di consegnare i propri modelli organizzativi di prevenzione e gli audit interni o commissionati ad advisor e consulenti, strumenti che sulla carta dovrebbero impedire la commissione dei reati. È una formula “light” che concede tempo alle aziende per eliminare i caporali dalle linee di produzione e ristrutturare la catena di appalti e subappalti, evitando per il momento le pesanti misure di amministrazione giudiziaria.
Questo approccio più morbido arriva dopo le polemiche delle scorse settimane con Tod’seDiego Della Valle, nel mirino di un’inchiesta in cui Tod’s spa è indagata con l’accusa di aver agito nella piena consapevolezza propria e dei propri manager che certificano le linee di produzione degli appaltatori. Davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, per la richiesta di interdittiva pubblicitaria, Tod’s e Della Valle si sono detti disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria per la “dignità” di tutti i lavoratori. Ma la linea della Procura potrebbe irrigidirsi con richieste di commissariamento e interdittive qualora i marchi non modificassero l’attuale assetto degli appalti e un’organizzazione del lavoro ritenuta illegale.
La scelta di usare lo strumento delle misure di prevenzione non è nuova: dal marzo 2024 il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per Alviero Martini spa, Armani Operation, Manufacture Dior, Valentino Bags LabeLoro Piana di Louis Vuitton, società non indagate ma ritenute avere agevolato in modo colposo e inconsapevole lo sfruttamento. Il quadro si è poi aggravato con il caso Tod’s, dove l’accusa ipotizza invece una piena consapevolezza del sistema degli appalti. Che i casi scoperti non fossero isolati era chiaro fin dal primo commissariamento di Alviero Martini, in un’indagine partita da un fornitore cinese di Trezzano sul Naviglio (Milano), la Crocolux, dovenel 2023 un ventiseienne del Bangladesh è morto nel suo primo (presunto) giorno di lavoro, mentre i datori tentavano di regolarizzarlo presso l’Inps dopo l’incidente letale.
Secondo quanto messo a verbale nel 2024 dal direttore del prodotto di Alviero Martini, Crocolux sarebbe stata “appaltatrice anche di numerosi marchi del lusso mondiale”. Nelle tre ultime ispezioni condotte a novembre 2025 dai carabinieri in tre opifici toscani al servizio della produzione anche di Tod’s, dove sono stati rinvenuti fino a sette livelli di sub-appalto, sono state sequestrate borse dei marchi Madbag, Zegna, Saint Laurent, Cuoieria Fiorentina e Prada. Il cuore del sistema resta la compressione estrema di costi e diritti: dagli atti emerge come la merce di pregio venga prodotta a poche decine di euro e rivenduta al dettaglio a diverse migliaia, con ricarichi fino al 10.000%.
Le testimonianze raccolte in un anno e mezzo di indagini mostrano la portata trasversale del fenomeno lungo le filiere globali della moda. Un lavoratore ha dichiarato che l’azienda in cui era impiegato assemblava cinture per marchi comeZara, Diesel, Hugo Boss, Hugo Boss Orange, Trussardi, Versace, Tommy Hilfiger, Gucci, Gianfranco Ferré, Dolce & Gabbana, Marlboro, Marlboro Classic, Replay, Levis “e altre che al momento mi sfuggono”. Alcuni di questi brand risultano oggi tra i destinatari delle richieste di esibire documentazione da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia milanese.
Già dal 2015, e con maggiore intensità dal 2017, i carabinieri per la tutela del lavoro segnalavano ai giudici anomalie sempre più gravi: all’interno di laboratori-dormitorio abusivi a gestione cinese, dove vengono sistematicamente violate le regole su igiene, sicurezza, retribuzioni, buste paga e orari, compariva sempre più spesso merce di grandi marchi internazionali. Fino alle più recenti inchieste sulla moda e alle misure di prevenzione adottate in base al codice antimafia, nessun magistrato aveva però “riavvolto il filo” risalendo alla committenza finale del prodotto. È proprio questa inversione di prospettiva che Paolo Storari definisce, nei convegni e nelle audizioni pubbliche, una scelta di “politica giudiziaria”: riportare al centro della responsabilità l’intera filiera del lusso, dai capannoni clandestini fino alle vetrine delle boutique.
Il dramma nella struttura Brucoverde: il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiaco durante il riposo pomeridiano. Il sindaco Guerra: “Siamo sconvolti”. Indagini in corso
Un bimbo di tredici mesi è morto, nel pomeriggio, in un asilo nido di Parma, il Brucoverde, nel quartiere San Leonardo. A quanto si apprende il piccolo avrebbe avuto un arresto cardiocircolatorio durante il riposo pomeridiano. Dopo i primi tentativi di rianimarlo, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale dove è stato constatato il decesso. Sul caso sono in corso indagini per comprendere i contorni della vicenda.
La tragedia è avvenuta intorno alle 15.30. Secondo quanto ricostruito finora il piccolo faticava a respirare: il malessere è apparso subito gravissimo, le maestre sono accorse ed è stato chiamato il 118. I sanitari hanno cercato di rianimare il bimbo per quasi un’ora, poi è stato intubato e portato al Maggiore di Parma dove ha cessato di vivere quindi minuti dopo il ricovero.
“Siamo sconvolti da quanto accaduto. Una giovane vita spezzata così d’improvviso spezza il cuore e lascia senza parole“, dice il sindaco di Parma Michele Guerra. “Ci stringiamo intorno alla famiglia – prosegue il sindaco – in questo momento di dolore enorme e siamo vicini al personale del nido e alle famiglie del Brucoverde in questo momento terribile“. L’assessora ai Servizi educativi del Comune, Caterina Bonetti, si è recata personalmente nella struttura: “È un dolore enorme per la nostra comunità. Ci stringiamo alla famiglia”. Sul posto anche pattuglie della Questura e della polizia locale.
Ilconsigliere Sorgia: “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”
Crisi voli da e per la Sardegna: continuità territoriale allo sbando e sardi penalizzati a Natale. “È inaccettabile che nel 2025 la Sardegna sia ancora ostaggio di una continuità territoriale che non funziona e che, nei fatti, nega il diritto alla mobilità dei cittadini sardi”. Così il consigliere regionale Alessandro Sorgia commenta la situazione drammatica dei collegamenti aerei tra il continente e l’isola in vista delle festività natalizie. I voli sono sold out per il weekend prenatalizio: sabato 20 e domenica 21 dicembre non c’è un solo posto disponibile, a qualsiasi orario. Nei giorni immediatamente precedenti e successivi la situazione non migliora. Chi prova a posticipare scopre che anche il 22 e il 23 dicembre è disponibile un unico volo, sempre alle 8:50, mentre alla vigilia di Natale si parte solo alle 21:10. Una vera e propria corsa a ostacoli per chi vuole tornare a casa. “Di fronte a questa vergogna – prosegue Sorgia – le alternative sono due: rinunciare alle feste in famiglia o affidarsi alle compagnie low cost, pagando cifre folli. Con Ryanair, tra andata e ritorno, non si spenderanno meno di 300 euro. È questa la continuità territoriale che ci avevano promesso? È questa la garanzia di mobilità per i sardi?” Il consigliere regionale chiede un intervento immediato della Regione: “Non possiamo continuare a subire questa umiliazione ogni anno. La Sardegna non è una Regione di serie B: pretendiamo rispetto e soluzioni concrete, non slogan”.