Luigi Riva, dettoGigi(Leggiuno, 7 novembre 1944 – Cagliari, 22 gennaio 2024), è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante.
Calcio in lutto: è morto Gigi Riva. Aveva 79 anni, è stato un mito del Cagliari e della Nazionale
Il calcio italiano è in lutto: Gigi Riva si è spento stasera all’ospedale di Cagliari dove era ricoverato da ieri in seguito a un malore accusato mentre era a casa. Le condizioni dell’ex attaccante del Cagliari e della Nazionale non sembravano critiche tanto è vero che, intorno alle 19, era stato emesso un bollettino medico che parlava di “un paziente sereno e in condizioni stabili” oltre che di accertamenti clinici che sarebbero stati svolti.
Invece poco dopo, intorno alle 19,30, è arrivato un nuovo malore e la tragica notizia della morte. Presidente onorario del Cagliari dal 2019, aveva compiuto 79 anni lo scorso 7 novembre e dopo l’addio al calcio aveva continuato a vivere nel capoluogo sardo, in un appartamento in pieno centro.
Cagliari, 22 gennaio 2024 14:41)
Paura per Gigi Riva: malore in casa, Rombo di tuono è ricoverato
La città è in ansia per il suo campione, 79 anni compiuti a novembre. Rischia un intervento al cuore
Spavento a Cagliari per un malore improvviso per Gigi Riva. La leggenda del calcio italiano e rossoblù è stato ricoverato nella giornata di ieri, domenica 21 gennaio, dopo aver accusato un malessere nella sua abitazione cagliaritana.
Franz Anton Beckenbauer (Monaco di Baviera, 11 settembre 1945 – Monaco di Baviera, 7 gennaio 2024) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo tedesco, di ruolo difensore. Soprannominato Kaiser, è considerato uno dei più grandi giocatori della storia del calcio nonché da alcuni come il miglior difensore di tutti i tempi.
L’annuncio della famiglia. Era malato da tempo e negli ultimi giorni le condizioni si erano aggravate
È morto Franz Beckenbauer: la leggenda del calcio tedesco è mancato domenica all’età di 78 anni, lo ha annunciato oggi la famiglia all’agenzia di stampa tedesca. Beckenbauer era malato da tempo e negli ultimi giorni le condizioni si erano aggravate. “È con profonda tristezza che vi informiamo che mio marito e nostro padre Franz Beckenbauer si è addormentato serenamente ieri, domenica, circondato dalla sua famiglia. Vi chiediamo di piangere in silenzio e di astenervi dal fare domande” è la nota diffusa dalla famiglia.
LA CARRIERA . Capitano della Germania Ovest negli anni ’70, poi allenatore della nazionale dal 1984 al 1990 e del Bayern Monaco negli anni ’90, Franz Beckenbauer si era ritirato dalla vita pubblica negli ultimi anni a causa di problemi di salute.
Da giocatore è stato campione del mondo nel 1974 e da allenatore aveva vinto il Mondiale del 1990. Negli ultimi anni Beckenbauer si era ritirato dalla scena pubblica. Viveva in Austria nella zona di Salisburgo.
L’OMAGGIO DELLA FEDERAZIONE – “Frank Beckenbauer è stato sicuramente il più grande calciatore tedesco di tutti i tempi e, soprattutto, una delle persone più grandi che abbia mai incontrato“, ha dichiarato il vicepresidente della Federcalcio tedesca, Hans-Joachim Watzke.
Antonio Juliano (Napoli, 26 dicembre 1942 – Napoli, 13 dicembre 2023) è stato un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista
Il grande ex centrocampista azzurro e dirigente è scomparso oggi all’età di 80 anni
Napoli piange Antonio Juliano, il grande ex centrocampista azzurro, capitano e dirigente è morto oggi all’età di 80 anni. Era ricoverato in ospedale e stava affrontando una malattia.
Un simbolo, una bandiera della squadra azzurra, lui che era nato a Napoli il 26 dicembre 1942. Militò dal nel Napoli dal 1961 al 1978 per 17 stagioni, di cui 12 da capitano, e rimanendo a lungo il calciatore azzurro con più presenze in tutte le competizioni; con i partenopei ha vinto due Coppe Italia (1961-62 e 1975-76), una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976).
Gloria anche con la Nazionale: si laureò campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970.
Importantissimo nella storia del Napoli anche come dirigente: curò l’acquisto di Ruud Krol e la sessione di mercato che nel 1984 portò all’ingaggio, dal Barcellona, di Diego Armando Maradona. Dopo il ritiro è stato anche opinionista in tv per molti anni.
Lo spettatore accusa un malore, inutili i soccorsi
I tifosi lasciano lo stadio di Granada
Dramma in Spagna: un tifoso è morto dopo aver accusato un malore mentre assisteva a Granada-Athletic Bilbao, match in programma oggi per la 16esima giornata della Liga. Dopo circa un quarto d’ora di gioco, sul risultato di 1-0 per l’Athletic, il portiere basco Unai Simon ha segnalato all’arbitro l’emergenza nella curva alle sue spalle: un tifoso ha accusato un malore, i soccorsi sono intervenuti e la partita è stata sospesa. I tentativi di rianimare lo spettatore, però, sono risultati vani. L’Athletic, dal proprio profilo X, ha annunciato la morte del tifoso per arresto cardiocircolatorio. La gara è stata sospesa e non riprenderà oggi. Si ipotizza che il match venga giocato domani alle 19 per i rimanenti 72 minuti.
Difensore ruvido nella marcatura, aveva iniziato nell’Inter prima di passare alla Roma e diventare simbolo del Milan
Il mondo del calcio dice addio ad Aldo Bet: l’ex difensore e allenatore, ricoverato all’ospedale di Varese, è morto a 74 anni. Difensore ruvido ed efficace nella marcatura, aveva iniziato la carriera all’Inter dove però aveva messo insieme solo 8 presenze nella stagione 1967-68, prima di passare allaRoma su diretta richiesta di Helenio Herrera che l’aveva avuto in nerazzurro. “Herrera mi diceva: segui la punta anche quando va in bagno. Allora gli attaccanti magari andavano in bagno ma non tornavano mai a difendere” disse in un’intervista. Ceduto fin troppo frettolosamente dopo cinque anni, passò al Veronadove rimase una sola annata prima dell’approdo al Milan. Qui Bet divenne un proprio simbolo della retroguardia, giocando da titolare nella Coppa Italia vinta nel 1977 e soprattutto nello scudetto del 1979, quello della stella.
Chiuse alla Società Sportiva Calcio Campania prima di intraprendere la carriera di allenatore senza troppa fortuna tra la stessa Campania, Nola, Frattese e Savoia.In azzurro due presenzecon la Nazionale maggiore e tre con l’Under 21, dopo le esperienze in panchina collaborò anche con la Federcalcio. Una curiosità: in tutta la sua carriera non è mai riuscito a segnare in Serie A nonostante 15 anni di carriera, i tre gol realizzati sono arrivati in Coppa Italia. Lascia la moglie Wanda e la figlia Federica, alle quali va un abbraccio e tutta la vicinanza della redazione di SportMediaset.
Raphael Dwamena, (Nkawkaw, 12 settembre 1995 – Rrogozhinë, 11 novembre 2023) è stato un calciatore ghanese, di ruolo attaccante.
In Albania ha avuto un malore in campo il giocatore Dwamena
Tragedia inAlbaniadove è morto il ghanese di 28 anni Raphael Dwamena. Il giocatore è collassato in campo durante il match tra la sua squadra l’Egnatia e il Partizani nella Serie A albanese.
La scomparsa – L’attaccante, che tra le altre ha indossato anche le maglie di Zurigo, Levante e Saragozza, aveva messo a segno il gol del vantaggio dell’Egnatia nell’amichevole estiva contro l’Inter, secondo i media albanesi, sarebbe poi morto in ospedale dopo un tentativo di rianimazione sul campo. Sembra non sia la prima volta in carriera che il giocatore ha subito un malore in campo: il defibrillatore lo avrebbe già in passato salvato per quattro occasioni.
Sir Robert Charlton, detto Bobby (Ashington, 11 ottobre 1937 – Manchester, 21 ottobre 2023), è stato un dirigente sportivo, allenatore di calcio e calciatore inglese, di ruolo attaccante.
Si è spento questa mattina a 86 anni dopo una lunga malattia uno dei giocatori inglesi più grandi
Il calcio mondiale piange la morte di Bobby Charlton. La leggenda del Manchester United e della nazionale inglese si è spenta a 86 anni dopo una lunga lotta contro la demenza. A darne notizia la famiglia del giocatore: “È con grande tristezza che condividiamo la notizia che Sir Bobby è morto serenamente nelle prime ore di sabato mattina”.
CAMPIONE DEL MONDO – Bobby Carlton è considerato uno dei più grandi giocatori inglesi della storia. È stato uno dei leader dell’Inghilterra che ha vinto il mondiale nel 1966 e, nello stesso anno, si è aggiudicato pure il Pallone d’oro. La sua carriera è legata soprattutto al Manchester United in cui ha giocato dal 1956 al 1973, vincendo tre titoli inglesi e la Coppa Campioni del 1968. A scoprirlo fu proprio il mitico Matt Busby e dei Diavoli Rossi divenne poi capitano (249 gol in 758 partite) e simbolo della squadra che dominò in patria (e non solo) negli anni 60.
Sir Bobby Charlton : A Tribute – A look back on the life of a Manchester United great – Sir Bobby Charlton: un omaggio -Uno sguardo alla vita di un grande del Manchester United
È morto Bobby Charlton, un’icona del calcio inglese sopravvissuto all’incidente aereo che decimò una squadra del Manchester United destinata a diventare il cuore pulsante della squadra vincitrice della Coppa del Mondo del 1966. Aveva 86 anni.
Distrutte dal dolore le compagne di squadra. Cusack aveva firmato a luglio un nuovo contratto ed era anche responsabile marketing del club
Il calcio femminile inglese è in lutto per la scomparsa di Maddy Cusack, centrocampista dello Sheffield United, morta a 27 anni per motivi che non sono stati ancora resi noti. A comunicare la notizia è stato il club, che milita in Championship femminile, la serie B inglese. Che si è detto «devastato» e chiede «un periodo di privacy». Per la 27enne era la quinta stagione con lo Sheffield United, dopo aver firmato un nuovo contratto a luglio. Nella scorsa stagione aveva raggiunto la sua 100esima presenza col club (era la giocatrice con più presenze in rosa). Inoltre, era diventata anche responsabile marketing della società.
«Questa è una notizia straziante per tutti. Maddy aveva la posizione unica di far parte di numerosi team dello Sheffield United ed era popolare tra tutti coloro con cui entrava in contatto. La sua personalità e professionalità l’hanno resa un onore per la sua famiglia: ci mancherà molto», le parole strazianti di Stephen Bettis, a.d. del club. Anche il fratello della 27enne, Richard, ha voluto ricordarla sui social: «La mia bellissima sorella. Che tu possa riposare in pace, Maddy». Distrutte dal dolore le compagne di squadra: «Maddy, non sarò mai in grado di comprendere cosa sia successo – ha detto Hollie Barker –. Ho avuto il privilegio di condividere tutto con te: il campo, la tua amicizia, la pista da ballo e, soprattutto, i ricordi. Un giorno guarderò indietro e li rivivrò, amica mia, lo prometto. Mi mancherai così tanto». Così, invece, la baronessa Sue Campbell, direttrice del calcio femminile della FA: «A nome della FA, delle Leonesse, della Women’s Super League e del Women’s Championship, i nostri pensieri e le più sentite condoglianze vanno alla famiglia di Maddy, agli amici, ai compagni di squadra e a tutti allo Sheffield United. Maddy ha rappresentato anche l’Inghilterra a livello giovanile e le renderemo omaggio al momento opportuno. Siamo in contatto con il club e continueremo a offrire loro il nostro pieno supporto durante questo momento incredibilmente triste».
Il mondo delcalciopiange Giovanni Lodetti, ex centrocampista di Milan e Nazionale, scomparso oggi all’età di 81 anni. In carriera ha vinto 2 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, una Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Italia con la maglia rossonera, più un Europeo in maglia azzurra nel 1968.
Il Milandice addio a Giovani Lodetti – «Un amore infinito il suo per il Milan, per tutti i suoi compagni di squadra e amici rossoneri. Ha corso e lottato, ha vinto e vissuto con la maglia della sua vita, il Lodetti. Alla signora Rita e al figlio Massimo le condoglianze più sentite e sincere per la perdita dell’inimitabile Giuanin, il nostro indimenticabile Basletta». Così il Milan sul suo profilo X saluta Giovanni Lodetti, morto oggi all’età di 81 anni.
Un amore infinito il suo per il Milan, per tutti i suoi compagni di squadra e amici rossoneri. Ha corso e lottato, ha vinto e vissuto con la maglia della sua vita, il Lodetti. Alla signora Rita e al figlio Massimo le condoglianze più sentite e sincere per la perdita… pic.twitter.com/uiFnRZpMAq
Il cordogliodellaSampdoria – Cordoglio della Sampdoria per la morte di Giovanni Lodetti. L’ex centrocampista – ricorda il sito del club genovese, collezionò 132 presenze con i blucerchiati tra il 1970 ed il 1974. Classe 1942, approdò a Genova dal Milan nel ’70 in cambio di Romeo Benetti e 350 milioni di lire. Giocò ben 129 partite consecutive, buona parte della quali con la fascia da capitano.
Waldemar Barreto Victorino (Montevideo, 22 maggio 1952 – Montevideo, 29 agosto 2023) è stato un calciatore uruguaiano.
Aveva 71 anni, negli ultimi tempi pare fosse assillato da problemi economici. Giocò in Sardegna nel 1982-1983, meteora da 0 gol in 10 presenze prima del ritorno in Sudamerica
In patria aveva fatto molto bene, tanto da ricevere (e accettare) in carriera proposte da club argentini, colombiani ed ecuadoriani. Molto meno bene aveva fatto in Europa, a Cagliari precisamente, dove aveva giocato una sola stagione (1982-1983) senza grandi gioie. Se n’è andato questa notte Waldemar Victorino, ex calciatore uruguaiano. Aveva 71 anni e – pare alle prese con grossi problemi economici – ieri aveva tentato il suicidio. Subito soccorso e ricoverato, l’ex attaccante che vantava anche 15 gol in 33 gettoni in Nazionale, non ha però superato la notte. Questa mattina è stato comunicato il decesso. A Cagliari il Piscador arrivò a 30 anni nell’estate del 1982 ma a parte qualche buona prova in Coppa Italia, in campionato l’uruguaiano non riuscì mai a brillare e a fine stagione lasciò l’Italia per l’Argentina. Il club sardo ha pubblicato una nota di cordoglio.
IL CORDOGLIO DEL CAGLIARI – Il Cagliari in un comunicato ha ricordato “Waldemar Victorino, talento puro del calcio uruguaiano. Giocò in rossoblù una sola stagione, quella ’82/’83, ma riuscì a conquistare in poco tempo l’affetto di tutti i tifosi. Ciao, Waldemar“.
La morte del giovane calciatore del Pizzoli, originario della Campania, è arrivata ieri mattina come un fulmine a ciel sereno all’Aquila perché il tempo trascorso con le incessanti cure da parte di medici specializzati aveva fatto pensare ad una stabilizzazione del quadro clinico
A tre anni dal drammaticoincidentestradale, è mortoDaniele Cammarota, 23enne, calciatore del Pizzoli rimasto gravemente ferito sulla statale 80 a fine giugno del 2020. La morte del giovane calciatore del Pizzoli, originario della Campania, è arrivata ieri mattina come un fulmine a ciel sereno all’Aquila perché il tempo trascorso con le incessanti cure da parte di medici specializzati aveva fatto pensare ad una stabilizzazione del quadro clinico. La situazione, in ogni caso, era rimasta grave fin dal primo momento in cui il ragazzo era andato ad impattare contro un albero lungo la Statale 80, poco dopo essersi visto con la fidanzata.
Gli operatori del 118 avevano subito capito la gravità dell’incidente quando dinanzi loro si erano trovati il crossover “Dacia Sandero” condotto dal ragazzo in un groviglio di lamiere. Le indagini degli agenti della polizia stradale dell’Aquila avevano rinvenuto a terra segni di uno scarrocciamento, elemento che lasciava intendere come la guida di Cammarota potesse essere stata in qualche modo disturbato dall’attraversamento di un animale (come un cinghiale, esemplari molto presenti e più volte segnalati sulla Statale 80 tra San Vittorino e Cansatessa) che lo avrebbe fatto sterzare all’improvviso nella direzione dell’albero posto ai margini della sede stradale.
Era sobrio e non distratto dal cellulare – La difficoltà di non aver trovato testimoni oculari del grave sinistro, insieme alla mancanza di telecamere, non hanno aiutato gli investigatori a confermare la ricostruzione sulla dinamica.
Sempre gli agenti avevano verificato come il giovane fosse sobrio e non distratto dall’uso del cellulare. Il ragazzo dopo un ricovero all’ospedale dell’Aquila era stato poi trasferito presso una struttura specializzata nelle Marche. A sostegno della sua battaglia per la vita, nei suoi riguardi sono state organizzate diverse iniziative anche attraverso la vendita della maglietta “daje Camma!“, per raccogliere fondi per le spese mediche necessarie.
Cammarota, di origini campane, era stato dato in prestito dalla società San Gregorio e militava nelle file del Pizzoli. I suoi ex allenatori Luigi Durastante e Pierpaolo Rotili, subito dopo l’incidente, avevano parlato di un giovane solare, serio, senza eccessi. «A Dio caro Daniele. Ti consegni elle braccia del Signore, il Beato Carlo Acutis che tanto abbiamo invocato per il tuo risveglio», questo il post lasciato da don Claudio Tracanna, sacerdote della Diocesi di Pizzoli. Commosso anche il messaggio della Asd Pizzoli: «Ricordiamo il ragazzo fantastico con cui abbiamo avuto la fortuna di condividere la passione per il calcio e ci stringiamo alla famiglia. Per sempre uno di noi». I funerali si svolgeranno domani alle 15.30 a Pizzoli.
L’auto del calciatore contro una pianta lungo un rettilineo
Carlo Mazzone, l’ultimo addio per il grande allenatore nella sua Ascoli – AGTW
Ascoli si è stretta intorno alla famiglia del tecnico nel giorno del funerale (in chiesa i tre nipoti hanno salutato il nonno). Mancavano però i giocatori simbolo. E non c’erano neanche rappresentanti della Figc
Vanessa, Alessio e Iole hanno preso la parola e hanno salutato nonno Carlo. È stato il momento più forte e più bello del saluto di Ascoli a Mazzone nel giorno del suo funerale. Inarrestabili le parole di Vanessa, tra le navate della chiesa di San Francesco: “Sono nata di lunedì, come avevi predetto perché lunedì era il tuo giorno di riposo e tu volevi esserci. Hai allenato tante, tantissime squadre ma sei stato soprattutto l’allenatore della nostra famiglia, dove avevi un capitano fortissimo, tua moglie. Noi siamo una squadra imbattibile. Non c’è stato un lunedì che non fossi a casa con noi. Se si perdeva si stava zitti, se si vinceva facevamo quello che volevamo”. Poi Alessio, in lotta con le lacrime: “Il ricordo più bello rimarranno quelle domeniche in cui vedevo le partite assieme a lui. Gli chiedevo ‘tu qui che faresti? Come te la giocheresti?’. Ho iniziato ad amare il pallone grazie a lui”. Infine, la pacatezza di Iole: “È uno dei casi in cui il silenzio vale più di mille parole. Spesso quando qualcuno ci lascia si dice che lascia un vuoto. Io invece mi sento piena dell’affetto, dei ricordi, delle sue parole. Vedere tutte queste persone è la conferma che nonno ci ha lasciato tanto”.
Le maglie della sua carriera – Uno, due, tre. Una tripletta senza alcuna, possibile replica. E, per una volta, le metafore calcistiche non hanno stonato, così come i cori da stadio della piazza – benedetta dall’ombra – davanti al maxischermo (“Grazie di tutto, Carletto grazie di tutto”), gli applausi ritmati all’arrivo del feretro dall’ingresso di via del Trivio e le maglie appoggiate sulla bara, dove la divisa del Cagliari abbracciava quella del Brescia, lambendo la sciarpa dell’Ascoli, subito dietro ai fiori, bianchi e rossi.
L’assenza dei suoi campioni e della Figc – L’omelia è stata pronunciata da donAndrea Tanchi, sacerdote vicino alla famiglia Mazzone, nonostante il funerale fosse concelebrato dal vescovo Gianpiero Palmieri e dall’arcivescovo Monsignor Piero Coccia. “Un contropiede che Carlo ha organizzato con i figli Sabrina e Massimo”, ha spiegato don Andrea, che ha rivelato una preghiera rivolta un giorno dall’allenatore alla moglie Maria Pia: “Famme morì prima, che senza de te non ce posso sta“. “In questa chiesa – le parole del vescovo Palmieri – ci sentiamo una grande famiglia composta da tante città”. Città rappresentate da ex giocatori e e allenatori. Non c’erano, fisicamente, i calciatori più famosi a lui legati, né i rappresentanti della Federcalcio. Ma c’erano Walter Novellino e Serse Cosmi, Vincent Candela e Beppe Iachini, Massimiliano Cappioli e Alessandro Calori, Roberto Muzzi, Giovanni Galli e Gianluca Pagliuca. E c’erano soprattutto le maglie da calcio che hanno invaso la chiesa. Le indossavano i bambini, quelli di Ascoli e i piccoli Dybala giallorossi in trasferta; ma le indossava anche chi bambino non è più da molti e molti anni, come i “veterani del 1974”, che ricordavano orgogliosi la promozione in Serie A dell’Ascoli guidato dall’allora 37enne Carlo Mazzone. Un saluto pieno di calcio, di commozione ma anche di tanti sorrisi. Non poteva essere diversamente. Non doveva essere diversamente.
Carlo Mazzone (Roma, 19 marzo 1937 – Ascoli Piceno, 19 agosto 2023) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore – Foto di Giorgio Benvenuti / Ansa
Storico allenatore di numerosissime squadre italiane, fu l’ultimo tecnico di Roberto Baggio
Carlo Mazzone è morto all’età di 86 anni. Lo storico allenatore, personaggio istrionico che ha attraversato oltre 60 anni di calcio italiano, è ancora oggi l’attuale recordman di panchine in Serie A con ben 792 partite da tecnico. Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, allenatore di ben 12 diverse square italiane tra il 1969 e il 2006 tra cui Roma, Fiorentina, Napoli e Cagliari. Di lui si ricorda ancora oggi a distanza di circa 20 anni la corsa sotto la curva dell’Atalanta quando guidava il Brescia al termine di un combattutissimo 3-3.
Una carriera da allenatore letteralmente infinita: da giocatore giovanili della Roma, con cui esordì anche tra i professionisti nel 1959. Nel 1960 il grande amore da calciatore: l’Ascoli, con cui collezionò ben 219 presenze e 11 reti in poco meno di 10 stagioni. Ascoli che diede anche i natali alla carriera da allenatore, con 7 anni tra giovanili e prima squadra tra 1969 e 1975. A Carlo Mazzone è intitolata dal 2019 la Tribuna Est dello Stadio Cino e Lillo del Duca della città marchigiana.
La corsa di Carlo Mazzone sotto la curva dell’Atalanta (3-3) – CONTROCRAMPO
Ex calciatore e opinionista sportivo sulle reti Rai, due mesi fa aveva confessato di avere un cancro
Vincenzo D’Amico è morto a 68 anni. L’ex calciatore della Lazio, tra i protagonisti dello scudetto del 1974, si è spento dopo una breve malattia. Era ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. La carriera di D’Amico è stata legata indissolubilmente alla Lazio, con 15 stagioni in biancoceleste tra il 1971 e il 1986: negli ultimi anni è stato a lungo opinionista sportivo sulle reti Rai. A maggio di quest’anno aveva rivelato di essere malato di cancro.
L’annuncio del tumore – Meno di due mesi fa D’Amico aveva annunciato su Facebook di lottare contro un cancro: «Mi dicono che i malati oncologici tirano fuori forze inaspettate! Io ci sto provando!». Poco dopo l’annuncio della malattia durante la partita tra Lazio e Lecce, giocata allo stadio Olimpico i tifosi biancocelesti avevano esposto un lungo striscione di incoraggiamento nei confronti di D’Amico, una delle bandiere del club e campione d’Italia nella stagione 1973/1974.
Vincenzo D’Amico, un eroe per la Lazio– Nato a Latina il 5 novembre 1954, Vincenzo D’Amico rischiò di entrare nel settore giovanile della Roma, ma nel 1970 venne registrato in quello della Lazio: il ‘Golden Boy’ biancoceleste vide la sua carriera svoltare grazie all’incontro con Tommaso Maestrelli, allora allenatore della prima squadra, che lo accolse come un figlio smussando gli angoli del suo carattere non facile.
L’esordio arrivò il 21 maggio del 1971, in Serie B da titolare col Modena, maglia numero 11: tre anni più tardi arrivò il primo scudetto della storia, con Giorgio Chinaglia, con tanti momenti belli ma anche qualche momento buio, come nel 1980 ai tempi dello scandalo del calcioscommesse che coinvolse alcuni compagni di squadra.
Poi una stagione al Torino, il ritorno alla Lazio in B da capitano e il ritiro pochi anni più tardi. Appese le scarpe al chiodo, arrivò la carriera da opinionista, prima sulle radio romane e poi in Rai.
L’addio della Lazio – «Il presidente Claudio Lotito e tutta la S.S. Lazio apprendono con estremo dolore e profonda commozione la notizia della scomparsa di Vincenzo D’Amico, protagonista indiscusso dello Scudetto 1973/74. Leggenda biancoceleste e coraggioso capitano nei momenti difficili della Società, Vincenzino, come tanti lo hanno sempre continuato a chiamare, ha fatto innamorare i tifosi di diverse generazioni con le sue magie in campo e il suo infinito attaccamento alla maglia». Così la Laziocon una nota sul proprio sito ufficiale ricorda una delle sue leggende Vincenzo D’Amico scomparso oggi a Roma all’età di 68 anni. «D’Amico ha giocato nella Lazio dal 1971 al 1980 e, dopo un anno al Torino, dal 1981 al 1986: mai ha fatto mancare passione, impegno e dedizione ai colori biancocelesti. Il presidente Lotito, a nome di tutto il Club, rivolge alla sua famiglia e ai suoi cari le più sincere condoglianze. Non ti dimenticheremo mai, Vincenzo!».
Il cordoglio dell’assessore Onorato – «Sono addolorato per la morte di Vincenzo D’Amico. Il campione d’Italia nel 1974 con la grande Lazio di Maestrelli e Chinaglia. Vincenzo se n’è andato prematuramente ma non senza aver combattuto a viso aperto contro la malattia. Un campione nella vita come sul campo da gioco. Esprimo cordoglio e vicinanza alla sua famiglia e al club della Lazio. Con il sindaco Gualtieri troveremo il modo più giusto per onorare al meglio la sua memoria». Così in una nota l’assessore allo Sport di Roma Capitale Alessandro Onorato.
L’allenatore del Pennarossa deceduto improvvisamente a 61 anni, aveva mossi i primi passi nel vivaio del Rimini Calcio approdando in prima squadra all’inizio degli anni ’80
Con un post su Facebook, il Pennarossa comunica la morte del proprio allenatore Massimo “Bobo” Gori. Aveva 62 anni. “Una notizia che ci lascia senza parole. La società, i giocatori e lo staff si stringono attorno alla famiglia in questo difficile momento. Riposa in pace, mister”, si legge nel post. Un passato da calciatore, al Rimini, dove era molto conosciuto: cresciuto nelle giovanili della Rimini Calcio ed approdato in prima squadra nel 79/80. Nacque a quei tempi il soprannome “Bobo” per le sue movenze che ricordavano Roberto Boninsegna.
Le prime esperienze da aggregato il giovedì in prima squadra nel campionato 1977/’78, con Helenio Herrera in panchina. L’anno successivo l’esordio in Serie D, in prestito al Russi: segnò quattro gol collezionando 19 presenze e conquistò la convocazione nella Nazionale di Serie D. Gino Stacchini, all’epoca responsabile del settore giovanile biancorosso, lo mandò al Casalotti Roma, in C2: “Bobo” realizzò 11 reti in 30 partite, ma i suoi gol non bastarono al club per evitare la retrocessione. Tornò in maglia a scacchi nella stagione della promozione in B, con Maurizio Bruno in panchina.
Durante la sua carriera ha vestito le maglie di numerose squadre, tra le quali quelle di: Cattolica, Foggia, Jesina, Spezia, Sanremese, Vigor Lamezia, Vigor Trani, Gubbio, Latina. Compresa l’esperienza a Cagliari (nell’83/’84 collezionò 23 presenze, andando a segno due volte). Chiuse la carriera da calciatore in Prima Categoria a Matelica, centrando la salvezza ai play out (ai calci di rigore, e lui segnò il gol decisivo).
Il lutto ha sconvolto sia la Repubblica di San Marino, dove aveva collezionato diverse esperienze da allenatore, che la Rimini sportiva che lo ricorda commossa sui social.
Il 26enne allenava nella scuola calcio nerazzurra: il club ferma l’attività della preagonistica. Un minuto di raccoglimento per le giovanili che andranno in campo
Milano, 25 marzo 2023
La commozione dell’Inter di fronte alle notizia della morte diAlessandro Dellatorre, che allenava nella scuola calcio del vivaio nerazzurro. Attività sospese per il settore della pre-agonistica dell’Inter e un minuto di raccoglimento per le squadre giovanili che andranno in campo nei rispettivi campionato. Così la società di Zhang renderà omaggio all’allenatore 26enne morto nel tragico incidente sulla Lecco-Ballabio.
Questo il comunicato apparso sul sito dell’Inter
“In seguito della tragica e improvvisa scomparsa nella scorsa notte di Alessandro Dallatorre, Dirigente Accompagnatore del Settore Giovanile e della preagonistica maschile, sono state sospese tutte le attività sportive della preagonistica maschile e femminile previste nella giornata di oggi, sabato 25 marzo. Inoltre in occasione di Atalanta-Inter, gara del campionato Under 17, e dell’amichevole Inter U16-Parma U16, entrambe in programma domenica 26.03.2023, verrà osservato un minuto di silenzio prima dell’inizio delle gare e le nostre squadre scenderanno in campo con il lutto al braccio. FC Internazionale Milano si unisce al cordoglio per la scomparsa di Alessandro Dallatorre e, nel ricordarlo sconvolti dal dolore, abbraccia i suoi familiari”.
Si è spento a 82 anni Ilario Castagner, ex calciatore e storico allenatore del “Perugia dei miracoli” (imbattuto e al 2° posto dietro il Milan nella Serie A 1978/79). In carriera ha guidato anche i rossoneri, l’Inter e la Lazio negli anni Ottanta. A darne la notiza il figlio Federico: “Oggi se ne è andato il sorriso più bello del Calcio italiano“
È morto oggi a 82 anni Ilario Castagner, calciatore e storico allenatore del “Perugia dei miracoli“ con cui concluse il campionato 1978/79 da imbattuto, classificandosi al secondo posto in classifica dietro al Milan e sfiorando il sogno dello scudetto.A darne notizia è il figlio Federico via social: “Oggi se ne è andato il sorriso più bello del Calcio italiano. Grazie a tutti i medici e al personale sanitario dell’Ospedale ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia che in queste ultime settimane si sono presi cura di lui. Ciao papà“. Castagner è rimasto molto legato al Perugia, che ha poi allenato anche negli anni novanta in due occasioni, e alla città dove si era fermato a vivere con la famiglia. In carriera ha guidato anche Lazio, Milan e Inter negli anni Ottanta. La sua morte è avvenuta oggi, giorno in cui allo stadio dedicato a Renato Curi, che lui allenò, si è giocato il derby umbro tra Perugia e Ternana.
L’attaccante dei francesi è tornato subito in Camerun e non sarà a Torino per la sfida con la Juve
Dramma familiare per Ignatius Ganago, attaccante del Nantes che non sarà presente alla sfida con la Juventus in Europa League giovedì sera a Torino. Come riporta il sito francese de L’Équipe il giocatore camerunese ha perso la figlia di cinque anni, deceduta in seguito a una malattia. Uno shock per tutta la squadra che nelle ultime ore si è stretta intorno al giocatore. Ganago è partito subito per il Camerun e non sarà quindi a disposizione del tecnico del Nantes per la partita di giovedì.
Arne Espeel, 25 anni, giocava per una squadra amatoriale del suo paese
Giovane portiere belga muore dopo aver parato un rigore
Arne Espeel, portiere belga di 25 anni, è morto, pochi istanti dopo aver parato un rigore.
Il portiere, secondo la stampa del Paese, si è sentito male in campo durante una partita tra la sua squadra, il Winkel Sport B, e l’SK Westrozebeke, ed è finito a terra privo di sensi.
L’arbitro ha interrotto il match ed Espeel è stato subito soccorsoe trasportato in ospedale, ma è deceduto poco dopo. I suoi genitori e il fratello erano presenti allo stadio per assistere alla partita.
«Winkel Sport è profondamente dispiaciuto per la morte improvvisa del portiere Arne Espeel. Rivolgiamo alla sua famiglia e ai suoi amici le nostre più sentite condoglianze per questa grande perdita. Il calcio non è più così importante per un po’», si legge nella dichiarazione di Winkel Sport sui social media.
Il calcio pugliese è in lutto per la morte di Matteo Silvestri, calciatore 33enne dell’Atletico Peschici: “Non avremmo mai voluto dare questa notizia – scrive il club garganico – ma la vita a volte è ingiusta. Oggi il nostro bomber, il numero dieci, il ragazzo che ha scritto la storia calcistica di Peschici con due promozioni, il nostro mister del settore giovanile ci ha lasciato per sempre. La società la tua famiglia manterrà vivo il tuo ricordo perché le persone come te vivono in eterno. Grazie a Jessica, al fratello, a tutti i parenti per quello che avete fatto per Matteo“.
Silvestri aveva militato anche nell’Atletico Vieste: “Trovare le parole giuste in questi momenti è sempre difficile, per certi versi straziante. Matteo – lo ricorda il sodalizio viestano – è e continuerà ad essere uno dei protagonisti assoluti di una delle pagine di storia più belle della nostra associazione. Mai una parola fuori posto, sempre col sorriso stampato sulle labbra e soprattutto sempre pronto a dispensare consigli ai più giovani. Il tutto condito dalla grande passione per quel rettangolo verde, amico di tante battaglie e di tante vittorie. Oggi Vieste piange un figlio della propria terra, andato via troppo presto dopo aver combattuto a lungo contro un male che ha rivelato essere più forte di lui. Ma Matteo ne è uscito a testa altissima, come si direbbe in gergo calcistico “con la maglia sudata” dopo aver dato tutto, come era abituato a fare sul prato verde del Riccardo Spina“.
Aveva 69 anni. Si è sentito male negli spogliatoi del campo sportivo di Pomarico Divenne famoso per la «bicicletta», il dribbling con cui saltava gli avversari
Si è spento all’età di 69 anni, Vito Chimenti, barese, ex centravanti di calcio, diventato popolare in tutta Italia per la sua «bicicletta», il dribbling con cui riusciva a saltare gli avversari che provavano a fermare la sua corsa verso la porta avversaria. L’ex bomber è morto nel pomeriggioa causa di un malore,negli spogliatoi del campo sportivo di Pomarico (Matera), prima della partita di Eccellenza lucana Pomarico–Real Senise, che poi non è stata disputata. Chimenti, che era allenatore della squadra giovanile del Pomarico, è stato soccorso dagli operatori del 118, che hanno a lungo tentato di rianimarlo, ma senza successo.
La carriera – Nato a Bari nel 1953, Chimenti ha giocato in Serie A, B e C con Pistoiese, Catanzaro, Palermo (29 reti in due stagioni), Taranto, Salernitana e Lecco. Diventato allenatore, ha fatto parte dello staff tecnico di Salernitana, Foggia, Messina, Matera, Lanciano, Rimini e Virtus Casarano. La fama di Chimenti è legata alla «bicicletta», il dribbling con il quale scavalcava gli avversari facendo passare la palla sopra la testa. Una giocata che stregò gli appassionati di calcio e divenne parte della storia del calcio italiano. Chimenti, zio di Antonio Chimenti, ex portiere di Juventus e Roma, esordì in serie C con il Matera nel 1972 e sempre con la squadra lucana vinse il suo girone di serie D 1975-1976. Nel 1977 fu acquistato dal Palermo e al club rosanero è legato il suo periodo di maggior successo: mise infatti a segno 29 reti in 74 partite segnando un gol nella finale di Coppa Italia persa a Napoli per 2-1 contro la Juventus. Dopo l’addio al Palermo, fece il suo esordio in serie A a Catanzaro e passò successivamente alla Pistoiese e all’Avellino, per poi chiudere la carriera al Taranto dove disputò tre stagioni con 22 gol in 83 partite.
Il cordoglio del Palermo – La scomparsa di Chimenti ha suscitato grande commozione e cordoglio in tutta Italia. Il presidente del Palermo, Dario Mirri, lo ha ricordato così: «Se ne va un amico del Palermo, un amico di chi ama il Palermo, un amico mio. Un animo gentile che ha sempre rappresentato l’amore per la nostra maglia». «Non a caso – ha aggiunto Mirri – qualche anno fa lo abbiamo voluto omaggiare con un’opera d’arte interamente dedicata a lui al Palermo Museum. Resterà sempre con noi, come il ricordo della sua “bicicletta”, ormai parte della nostra storia», ha aggiunto Mirri. Chimenti, storica bandiera del club in campo e fuori, è stato anche rappresentante dei tifosi rosanero nella Consulta d’indirizzo della società in serie D e nel primo anno in serie C. L’allenatore del Palermo Eugenio Corini e l’attaccante Matteo Brunori nel post partita di Ascoli dopo la vittoria contro i padroni di casa per 2-1 hanno dedicato a lui il successo.
Il sindaco di Matera: figura esemplare – Anche il Comune di Matera ha voluto ricordare Chimenti. In una nota il sindaco, Domenico Bennardi, esprime il proprio cordoglio definendo l’ex calciatore una «figura esemplare nel mondo del calcio e dello sport in genere. Era una persona generosa, impegnata per i giovani».
Si è spento in nottata a 79 anni, lunedì i funerali: attualmente era a capo della Lnd Lombardia. Minuto di silenzio in tutte le partite dei campionati nazionali previste per il weekend
Carlo Tavecchio, 79 anni. Ansa
Si è spento a 79 anni Carlo Tavecchio, ex presidente della Federcalcio. Dopo il mancato approdo dell’Italia guidata da Ventura al Mondiale 2018, si dimise dalla sua carica, che ricoprì dall’11 agosto 2014 al 20 novembre 2017 anche se restò al timone della Figc fino alla successiva assemblea elettiva del 29 gennaio 2018. Il 9 gennaio 2021 a 77 anni divenne presidente della LND Lombardia, il comitato regionale dei dilettanti che aveva guidato fino al 1999.
RICOVERO – L’ultima uscita pubblica due settimane fa in occasione dell’assemblea proprio della LND Lombardia, poi alcuni problemi di natura polmonare e l’improvviso peggioramento delle condizioni lo hanno portato lo scorso mercoledì al ricovero in un ospedale brianzolo. I funerali si svolgeranno lunedì 30 gennaio a Ponte Lambro
MINUTO DI SILENZIO – La Figc ha disposto che prima di tutte le partite dei campionati nazionali previste per il weekend (compresi i posticipi di lunedì) venga osservato un minuto di raccoglimento per ricordarlo. In segno di lutto, inoltre, le bandiere del palazzo di Via Allegri – sede della Federazione – e del Centro Tecnico Federale di Coverciano sono tenute a mezz’asta.
All’ex difensore di Psg e Marsiglia è stato fatale un infarto a 40 anni: vinse l’oro olimpico con il Camerun nel 2000.
Modeste M’Bami
Il calcio francese è sotto shock per la more di Modeste M’Bami. L’ex centrocampista di Psg, Olympique Marsiglia e nazionale camerunese è stato stroncato a 40 anni da un infarto.
In possesso del passaporto francese, M’Bami, cresciuto nel Sedan, ha vissuto gli anni migliori tra il 2003 e il 2009, disputando tre stagioni al Psg, con cui ha vinto due Coppe di Francia, e poi altrettanti al Marsiglia. Il punto più alto di una carriera che si sarebbe poi sviluppata tra Cina, Arabia Saudita e Colombia, prima del ritorno in Francia al Le Havre dove ha chiuso nel 2016, è stato l‘oro olimpico con la nazionale camerunese, vinto a Sydney nel 2000
Con i Leoni Indomabili, con cui ha disputato 37 partite, M’Bami ha conquistato anche un argento alla Coppa d’Africa 2008 e uno alla Confederations Cup nel 2003, torneo nel quale perse tragicamente la vita il compagno di nazionale Marc-Vivien Foè, a causa di un arresto cardiaco subito durante la semifinale contro la Colombia.
Triste nouvelle. Modeste Mbami🇨🇲 vient de nous quitter, à l’âge de 40 ans, après avoir succombé à une crise cardiaque. Il a été champion olympique avec le #Cameroun🇨🇲 en 2000. Ex Dynamo Douala, PSG, OM etc.
Pelé, pseudonimo di Edson Arantes do Nascimento, (Três Corações, 23 ottobre1940 – San Paolo, 29 dicembre 2022), è stato un calciatore e dirigente sportivo brasiliano, di ruolo centrocampista o attaccante.
Il fenomeno brasiliano era in gravi condizioni da tempo: il cordoglio della famiglia e del mondo del calcio
Piange il mondo del calcio: Pelé non ce l’ha fatta, dopo diversi giorni in gravi condizioni è venuto a mancare. O Rei aveva 82 anni e a darne notizia è stata la figlia con un post su Instagram contenente una brevissima dedica: “Tutto ciò che siamo è grazie a te. Ti amiamo infinitamente Riposa in pace“.
LA CARRIERA – Le gesta del calciatore brasiliano nato a Tres Coraçoes il 23 ottobre 1940 saranno ricordate per sempre e, decenni dopo il suo ritiro, resta sempre acceso il dibattito su chi sia stato il migliore in assoluto tra lui e Diego Armando Maradona. La sua carriera parla chiaro: una vita intera al Santos (11 titoli nazionali e 5 internazionali) con una breve coda di due anni ai New York Cosmos nel campionato statunitense, ma soprattutto la storia scritta con la maglia del Brasile…….. continua a leggere
Il Club e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa del grande Edson Arantes do Nascimento, per tutti, per sempre, Pelé.
Dopo aver lasciato il calcio, Fabian O’Neill aveva avuto problemi con l’alcool. L’ex calciatore aveva anche provato a smettere, raccontò in un’intervista, ma non ci riuscì
Il mondo del calcio piange Fabian O’Neill, ex centrocampista di Cagliari, Juventus e Perugia tra il 1995 e il 2002. Il calciatore uruguaiano (ora 49enne) era ricoverato da qualche giorno in terapia intensiva a Montevideo, in Uruguay, come riportato anche dal giornale locale El Pais che, a sua volta, cita il giornalista Alberto Kesman: «O’Neill è sempre stato troppo buono con gli altri e cattivo con sé stesso».
Il ragazzo è morto a causa di una malattia. Il calciatore aveva giocato in serie A con il Torino e poi con a Samp. Attualmente lavorava per l’Empoli
Grave lutto familiare per Fabio Tricarico, 53enne ex calciatore milanese che ha militato in qualità di centrocampista in serie A con il Torino e poi con a Samp: il figlio Federico, di appena 15 anni, è morto a Milano, dove risiedeva, stroncato da una malattia che non gli ha lasciato scampo.
Attualmente Tricarico è un osservatore dell’Empoli, che gli ha espresso pubblicamente vicinanza tramite i propri canali social ufficiali: “Il presidente Fabrizio Corsi, la vicepresidente e AD Rebecca Corsi, il direttore sportivo Pietro Accardi, i dirigenti, la squadra, e tutto l’Empoli Football Club si stringono attorno a Fabio Tricarico, ex calciatore e oggi osservatore azzurro, in questo momento di grandissimo dolore per la prematura scomparsa del figlio Federico – si legge in una nota della società toscana – A Fabio, alla moglie Manuela, alla figlia Alessandra a tutta la famiglia vanno le più sentite condoglianze da parte della società azzurra“.
In segno di rispetto per il lutto che ha colpito l’ex calciatore, l’Empoli ha inoltre annullato la tradizionale cena natalizia prevista per lo staff. continua a leggere
È morto Mario Sconcerti, giornalista sportivo del Corriere della Sera. Aveva 74 anni. Nella sua lunga carriera è stato direttore del Corriere dello Sport e del Secolo XIX, primo responsabile delle pagine sportive di Repubblica, vice direttore della Gazzetta dello Sporte ospite di molte trasmissioni sportive di Sky e Rai. Era ricoverato in ospedale, a Roma, per alcuni accertamenti di routine. Dalle prime informazioni sembra che abbia avuto un malore improvviso.
Era stato anche direttore generale della Fiorentina, squadra di cui era tifoso, durante la presidenza di Vittorio Cecchi Gori. Sconcerti ha scritto anche diversi libri sulla storia del calcio e del ciclismo – Con Moser da Parigi a Roubaix (1978), Storia delle idee del calcio (2009), Il calcio dei ricchi(2012) e Storia del gol (2015) – e due romanzi: Se ha torto Dio (2003) e L’alba di Roma da riscrivere(2011).
Sinisa Mihajlovic è morto a 53 anni: aveva scoperto la sua malattia – una leucemia mieloide acuta – per caso,nel 2019, giocando a padel. In Italia ha giocato per Roma, Sampdoria, Lazio e Inter; ha allenato Bologna, Fiorentina, Sampdoria, Milan e Torino. Lascia la moglie Arianna e 5 figli
Sinisa Mihajlovic – Photo by Alberto Pellaschiar/AP/Shutterstock (7078277b)
Sinisa Mihajlovic è morto oggi a causa della grave forma di leucemia che lo aveva colpito anni fa. L’allenatore di calcio ed ex calciatore serbo aveva 53 anni. Lascia la moglie Arianna e 5 figli, una delle quali gli aveva da poco dato una nipotina.
È luglio, anno 2019, siamo nella sede di Casteldebole, il centro di allenamento del Bologna. Sinisa Mihajlovic qualche giorno prima, quando era ancora in vacanza in Sardegna, ha sentito un dolore all’adduttore, aveva dato la colpa al padel, agli allenamenti tosti a cui si sottoponeva anche a 50 anni, pensava a un’infiammazione.
I medici del Bologna hanno insistito perché facesse degli approfondimenti e gli hanno appena presentato, con mille precauzioni, l’esito: leucemia. Pausa. «Ma con questa leucemia si vive o si muore?», la sua reazione, senza girarci attorno, dritta al punto.
Con questa leucemia, oggi, Sinisa Mihajlovic è morto. Ed èun finale che strazia, dopo tre anni di lotta e di speranza, come in un libro scritto male la fine è arrivata per Natale, adattando Francesco Guccini e la sua storia ambientata sempre a Bologna.
Ma per tre anni Sinisa ha vissuto, ha lottato, allenatore della sua stessa terapia, voleva sapere tutto da medici e infermieri: tre ricoveri e tre cicli di chemio, un trapianto, il ritorno in panchina a tempi record per la prima col Verona, gli occhi infossati, i chili persi, un altro sorriso dell’amatissima moglie Arianna (un colpo di fulmine tanti anni fa a Roma, «chissà che figli bellissimi verrebbero con lei», sono stati cinque: uno più bello dell’altro in effetti), gli allenamenti seguiti sull’iPad, la squadra sotto la finestra dell’ospedale a festeggiare le vittorie (e la sua ironia, graffiante, «non mi fanno uscire perché porta bene, perdete sennò mi tengono qui»), il festival di Sanremo con l’amico Zlatan Ibrahimovic, un esonero discusso, la nascita della nipotina Violante, figlia di Virginia, una ricaduta, altre cure, un altro trapianto.
Sinisa Mihajlovic con la maglia della Samp(Foto Ansa)Sinisa Mihajlovic con la maglia della Lazio (Foto Ansa)Sinisa Mihajlovic con la maglia dell’Inter (Foto Ansa)
Nell’autobiografia scritta con Andrea Di Caro, vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Sinisa raccontava che era nato due volte, la prima il 20 febbraio 1969, a Vukovar, ex Jugoslavia, «era un giovedì e non ho pianto. Mi hanno raccontato che avevo già un’arietta da duro, hanno dovuto sculacciarmi tre volte per farmi emettere un urlo».
La seconda il 29 ottobre 2019, all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, grazie a un ragazzo americano, sconosciuto, che gli aveva donato il midollo osseo. Quella volta, Sinisa pianse eccome: doveva essere l’inizio di un percorso più lungo. Non era la stessa persona. Non era più quello che divideva, del «che c… guardi?» a chi soffermava lo sguardo, che veniva chiamato zingaro negli stadi, era il Sinisa che aveva contagiato tutti con la sua lotta e la sua debolezza, la sua sfida alla malattia «giocata attaccando e pressando alto», un Sinisa che non era abituato a trovare tutto questo consenso, lui che non lo aveva mai cercato. continua a leggere
Con grande dolore apprendo della morte di Siniša Mihajlović. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e ammirare la sua straordinaria forza e umanità. Le mie più sincere condoglianze e vicinanza alla sua famiglia. #SinisaMihajlovicpic.twitter.com/6ZCW8LJfre
Hai combattuto in campo e nella vita con determinazione e dignità. Non ci sono parole… è stato un onore conoscerti e lavorare insieme. Ciao Mister. 🙏🏼 #Mihajlovićpic.twitter.com/tacg7KLU4E
Come il collega, è morto improvvisamente seguendo i Mondiali
Morto un altro giornalista in Qatar. Dopo l’improvvisa scomparsa dell’americano Grant Wahl, è scomparso il fotoreporter qatariota Khalid al-Misslam. Era accreditato con Al Kass TV. Secondo il portale Gulf Times, che riporta la notizia, «Al-Misslam, un qatariota, è morto improvvisamente mentre copriva la Coppa del Mondo».
Il giallo di Grant Wahl – La notizia della morte di Khalid al-Misslam è arrivata poco più di 24 ore dopo quella di Grant Wahl. È deceduto mentre seguiva allo stadio il quarto di finale dei Mondiali tra Olanda e Argentina. Secondo le prime informazioni avrebbe avuto un infarto in tribuna stampa ma le circostanze intorno alla sua morte non sono ancora chiare. Wahl, 48 anni, aveva fatto notizia nelle scorse settimane perché gli era stato negato l’accesso alla prima partita del girone degli Stati Uniti il 21 novembre scorso perché aveva indossato una maglietta arcobaleno. A fare rumore sono le parole del fratello, che sui social ha diffuso un video in lacrime in cui dice che «Grant stava bene e non è morto, è stato ucciso».
قنوات الكاس تنعي وفاة خالد المسلم المصور بإدارة الإبداع، تغمده الله بواسع رحمته واسكنه فسيح جناته pic.twitter.com/OC3yo7o5lG
Il 22enne difensore dell’Atletico Tucuman era una promessa
Andres Balanta, nato a Santiago de Cali (Colombia), il 18 gennaio 2000 – morte Argentina il 29 novembre 2022,
Calcio colombiano in lutto. E’ morto improvvisamente a soli 22 anni Andres Balanta durante un allenamento. Il difensore centrale, era considerato da tutti un ottimo prospetto e lo scorso anno aveva conquistato il titolo con il Deportivo Cali, e attualmente era in prestito agli argentini dell’Atletico Tucuman. Balanta è crollato a terra privo di sensi ieri mentre si allenava con la sua squadra, probabilmente a causa di un infarto, per poi spirare poco dopo in ospedale. “L’Atletico Tucuman si rammarica di confermare la morte del calciatore colombiano Andres Balanta. Abbracciamo e accompagniamo con profondo rispetto la tua famiglia e i tuoi amici in questo momento“, si legge in un tweet del club argentino.