Tensione intorno a Piazza Primo Maggio dove un gruppo di manifestanti ha cercato di sfondare il primo cordone di sicurezza. C’è stato un fitto lancio di oggetti ai quali la polizia ha risposto azionando gli idranti
Due ore di corteo pacifico, con 8.000 persone coinvolte, poi gli incidenti intorno a Piazza Primo Maggio. Un gruppo di manifestanti Pro Pal ha provato a forzare il blocco delle forze dell’ordine per dirigersi verso lo stadio, dove si gioca la partita tra Italia e Israele, provocando dei disordini. C’è stato un fitto lancio di oggetti – bottiglie, sassi, persino qualche cartello stradale divelto – ai quali la polizia in assetto antisommossa ha risposto azionando gli idranti. I facinorosi hanno sfondato il primo cordone di sicurezza, predisposto dall’organizzazione della manifestazione, ma non sono riusciti a superare la barriera dei celerini. Sono scoppiate alcune bombe carta. Gli scontri però continuano. Sono arrivati anche i blindati per rinforzare il blocco degli agenti, che hanno sparato anche i lacrimogeni per disperdere la folla.Un operatore televisivo sarebbe rimasto ferito al volto da un sasso. E altri partecipanti al corteo sarebbero rimasti contusi. Operati anche alcuni fermi da parte della polizia. Le persone coinvolte negli scontri sarebbero circa 200. Nei disordini è rimasto ferito un giornalista. Colpito alla testa da un sasso è stato trasportato d’urgenza in ospedale ma non sarebbe in pericolo di vita.
fischi all’inno israeliano – Allo stadio Friuli, peraltro semivuoto, l’atmosfera è invece tranquilla: ai fischi di parte di un gruppo di tifosi all’inno israeliano il resto del pubblico ha risposto con applausi.
Anche a Monza, Lodi, Bergamo, Pavia e Cremona Arpa ha registrato il superamento dei valori massimi di Pm10 nei giorni scorsi: stop per alcune categorie di veicoli
Non piove, si accumulano le sostanze inquinanti nell’aria e in Lombardia scattano le misure temporanee antismog: da oggi in tutti i comuni delle province di Monza, Lodi, Milano, Bergamo, Pavia e Cremona – dove i dati di Arpa hanno certificato il superamento consecutivo del valore limite riferito alla media giornaliera di Pm10 nei giorni scorsi – sono in vigore il divieto di utilizzo degli impianti termici alimentati a biomassa legnosa fino a tre stelle comprese e di spandimento dei liquami zootecnici (salvo iniezione e interramento immediato).
A queste misure si aggiunge la riduzione di 1°C delle temperature massime nelle abitazioni e il divieto di qualsiasi tipo di combustione all’aperto.
È inoltre attivo, nei Comuni con più di 30mila abitanti e in quelli che hanno aderito su base volontaria, il divieto di circolazione dei veicoli fino a euro 1 benzina e fino a euro 4 diesel compresi, anche se dotati di Fap (filtro antiparticolato) efficace o aderenti al servizio Move-In.
Nei prossimi giorni, in base all’evoluzione della situazione meteorologica, si valuterà se si presenteranno le condizioni necessari per l’eventuale revoca delle misure adottate.
In ogni caso, ricordano da Regione Lombardia, “sul sito www.infoaria.regione.lombardia.it sono riportate tutte le informazioni relative alle misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria. Il sito prevede anche un servizio di notifiche per essere informati tempestivamente sull’attivazione delle misure temporanee. L’alert può essere attivato previa registrazione”.
Al momento, il bollettino meteo dell’Arpa regionale prevede per tutta la settimana “condizioni di cielo generalmente soleggiato sui settori meridionali della Lombardia, da nuvoloso a molto nuvoloso su quelli settentrionali, occasionalmente associati a pioviggini, specie nelle ore pomeridiane o nel corso di giovedì 16”. Per quanto riguarda la ventilazione, sarà “generalmente debole e in pianura assumerà una direzione orientale o variabile”.
Ci sono almeno dieci feriti: si tratta di colleghi delle vittime e di poliziotti. L’ipotesi è che sia stato un gesto intenzionale da parte di uno degli occupanti dell’immobile
Tre carabinieri uccisi, tredici persone ferite e un casolare ridotto in macerie: è il bilancio drammatico dell’esplosione avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 ottobre a Castel D’Azzano, in provincia di Verona. La deflagrazione ha colpito in pieno un edificio rurale a due piani, proprio mentre era in corso una perquisizione legata a una procedura di sgombero forzato, condotta da polizia, carabinieri e vigili del fuoco.
Secondo le prime ipotesi, non si sarebbe trattato di un incidente. L’esplosione potrebbe essere stata provocata intenzionalmente dagli stessi occupanti dell’immobile: tre fratelli che vivevano nel casolare da tempo. Due di loro — un uomo e una donna, rimasti feriti — sono già stati fermati, mentre il terzo sarebbe riuscito ad allontanarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Esplosione durante lo sgombero di un’abitazione: morti 3 carabinieri – Carabinieri, polizia e vigili del fuoco stavano eseguendo una perquisizione nell’ambito di uno sgombero coattivo (azione forzata in caso di occupazioni abusive) del casolare, abitato da tre fratelli. La casa era satura di gas e l’esplosione, innescata dall’apertura della porta d’ingresso, ha investito le forze dell’ordine al momento dell’irruzione.
In pochi attimi tutto si è sbriciolato. Tre carabinieri sono morti. Ci sono anche tredici feriti. Il boato ha svegliato i residenti e in pochi minuti sui social in tanti hanno lasciato un messaggio chiedendo cosa fosse accaduto.
I vigili del fuoco si sono attivati immediatamente, ma per i carabinieri non c’è stato nulla da fare. Le squadre del 115 sono intervenute sia per domare le fiamme divampate dopo lo scoppio sia per la ricerca dei feriti. Una delle vittime è stata estratta dalle macerie.
Lo sgombero “a rischio” e i tentativi già falliti – Secondo quanto si apprende l’immobile era un casolare agricolo fatiscente già occupato in passato da braccianti. I tre fratelli avrebbero dovuto lasciarlo da tempo. C’erano stati vari tentativi di sgombero, andati a vuoto anche perché a quanto pare i tre avevano minacciato di farsi saltare in aria. Considerando l’intervento “a rischio” erano stati inviati sul posto militari dei reparti speciali di Padova e Mestre, supportati dagli agenti di polizia delle unità operative di primo intervento. In affiancamento c’erano vigili del fuoco e squadre di soccorso dell’ospedale.
“Nel casolare abitavano tre fratelli. Sembra che avessero da tempo delle bombole depositate e abbiano fatto saturare il sottotetto per farlo esplodere. Il tutto è accaduto stanotte alle 3.15 circa“, dice a Rainews24 Antonello Panuccio, vicesindaco di Castel d’Azzano.
“Una tragedia incredibile – commenta il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, giunto sul posto -. Dovevamo eseguire un decreto di perquisizione, si cercavano anche delle bottiglie molotov. Carabinieri e polizia hanno cercato di agire in massima sicurezza e con tutte le attrezzature necessarie. Ma l’esito è stato inaspettato e molto doloroso“.
Chi sono i carabinieri morti nell’esplosione nel Veronese oggi – Nel crollo del casolare sono rimasti uccisi, come detto, tre carabinieri. Secondo quanto reso noto dal sindacato Sim, due prestavano servizio a Padova e uno a Mestre. I tre militari appartenevano alle forze speciali mobilitate per lo sgombero. I feriti sono tredici tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.
“Di fronte a una simile tragedia, non è il momento delle polemiche né delle strumentalizzazioni, ma del silenzio, del rispetto e della vicinanza concreta. Nel ricordo rimangono tre carabinieri valorosi, solari e sempre disponibili“, si legge in una nota.
Piantedosi: “Bilancio drammatico” – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Uno Mattina ha parlato di “bilancio terribile, molto doloroso, drammatico“. Poi ha spiegato: “Era un’operazione congiunta di polizia, al momento dell’accesso dell’appartamento i testimoni raccontano di aver sentito odore di gas e qualche istante dopo c’è stata l’esplosione“. La tragedia “segna la difficoltà, la complessità, la potenziale pericolosità di questo lavoro: dietro certe operazioni si celano delle insidie anche perché si ha a che fare con persone di difficile collocazione. È possibile – continua il titolare del Viminale – che qualcuno dall’interno abbia attivato una bombola di gas creando i presupposti per la deflagrazione: le due persone titolari dell’appartamento si sarebbero allontanate, una delle due – una donna – sarebbe ferita“.
Le temperature scenderanno di circa 2 gradi nelle zone occidentali e fino a 3-4 gradi in quelle orientali, segnando così la fine dell’anomalia termica che ha accompagnato l’inizio di ottobre
Sul Mediterraneo occidentale si sta formando una vasta area di maltempo che, nelle prossime 72-96 ore, si sposterà lentamente verso Est, portando piogge e temporali su buona parte del Sud e del Centro Italia. Le prime regioni a essere interessate saranno le due Isole maggiori, Sicilia e Sardegna, dove sono attesi rovesci anche intensi, seguite dalla Calabria e da parte del versante adriatico.
Con l’arrivo del peggioramento, le temperature scenderanno gradualmente nel corso della settimana: di circa 2 gradi nelle zone occidentali e fino a 3-4 gradi in quelle orientali, segnando così la fine dell’anomalia termica che ha accompagnato l’inizio di ottobre.
Un mix di correnti fredde e umide – La situazione è determinata dalla confluenza di infiltrazioni atlantiche da ovest e correnti più fredde di origine continentale da est, che si incontrano nel bacino del Mediterraneo sotto un anticiclone centrato sul Regno Unito. Dalle immagini satellitari si distinguono almeno tre minimi di pressione: uno sul Mare di Alboran, un altro sulle Baleari e un terzo, ormai in fase di esaurimento, sul Mar Libico.
La situazione meteo
Nel corso dei prossimi giorni, il flusso di correnti fredde da est tenderà a intensificarsi, alimentando un’unica circolazione depressionaria che si muoverà verso la Penisola. Le regioni meridionali saranno le più penalizzate, con temporali anche di forte intensità su Sicilia, Sardegna e Calabria.
A Sharm firmata la pace. ‘Al via la fase 2 per Gaza’. Trump ai leader: ‘Oggi abbiamo cambiato la storia’
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Spunta un ruolo per Hamas. Il presidente Usa: ‘Un giorno incredibile per il Medio Oriente, ci sono voluti tre mila anni per arrivare fin qui. I primi passi i più difficili, ora pace durevole’. A novembre un vertice al Cairo sulla ricostruzione
Donald Trump lo ufficializza al summit di Sharm el-Sheikh dove sotto la regia di Usa ed Egitto una trentina di leader, soprattutto di Paesi arabi ed europei, prendono l’impegno di costruire un nuovo futuro di pace per il Medio Oriente. Intenzioni che verranno messe alla prova dei fatti sin da subito, sui primi scogli come il mantenimento della sicurezza nella Striscia, dove il presidente statunitense ha aperto a un ruolo per Hamas come forza di polizia palestinese: “Vogliono porre fine ai problemi e lo hanno detto apertamente, e abbiamo dato loro l’approvazione per un periodo di tempo“.
Il Board per l’amministrazione transitoria è un altro dei temi che ha dominato i colloqui sul Mar Rosso, e a guadagnarsi la prima nomination di Trump è l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, padrone di casa che ha dato a tutti appuntamento a novembre al Cairo per una conferenza sulla ricostruzione.
L’Italia vuole essere in prima fila su questo dossier, inevitabilmente legato a doppio filo con la stabilizzazione di Gaza, con il governo pronto a “implementare la presenza” dei carabinieri se verrà approvata una risoluzione Onu che lo richiederà, come chiarisce Meloni al termine della giornata. La premier affronta questi temi nelle riunioni con gli altri leader nell’attesa dell’arrivo a Sharm di Trump, atterrato oltre tre ore più tardi del previsto per la sua visita in Israele. È lui l’inevitabile protagonista: saluta uno ad uno i leader su un palco con una grande scritta “Peace 2025“, e tiene il discorso introduttivo alla cerimonia di firma dell’accordo, che serve a sugellare in mondovisione un’intesa per il cessate il fuoco a Gaza che nelle ore precedenti ha iniziato a essere implementato.
Una superflua dimostrazione plastica di come il destino di questa partita geopolitica dipenda in prima battuta dalle mosse di Washington, anche se il presidente Usa ringrazia in modo particolare chi ha agito da mediatore nella lunga trattativa ospitata nelle scorse settimane sempre a Sharm: al-Sisi (che ha insignito The Donald con il Collare del Nilo, massima onorificenza egiziana), ma anche l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.
Trump avrebbe voluto portare con sé a Sharm anche Benjamin Netanyahu. Da Israele chiama al-Sisi per suggerire, e la presidenza egiziana annuncia la partecipazione sia del primo ministro israeliano sia del presidente dell’Anp Abu Mazen. Ma nel giro di un’ora il viaggio è cancellato, “a causa dell’inizio della festività di Simchat Torah“, la stessa in cui si consumò la strage del 7 ottobre. Dietro le quinte, in ore concitate, Erdogan e il premier iracheno Muhammad Sudani minacciano di lasciare il summit se sarà presente Netanyahu.
Piccoli grandi segnali che non mancano gli ostacoli geopolitici. Per superarli, il piano di Trump è allargare gli Accordi di Abramo ad altri Paesi arabi, come l’Iran, che ha risposto ‘no grazie‘ all’invito al vertice. “La mano dell’amicizia e della cooperazione è sempre aperta“, il messaggio a Teheran di Trump. Fra le sue prossime mosse, la composizione del Board chiamato a guidare la transizione a Gaza.
“Tutti vogliono farne parte, meglio così“, sorride il presidente americano, che non nasconde i dubbi su Tony Blair: “L’ho sempre apprezzato ma voglio scoprire se è una scelta accettabile per tutti“. Anche l’Italia vuole giocarsi le sue carte, anche se, avverte Meloni, “questo è il tempo del lavoro, non della prima fila“. Emmanuel Macron assicura che la Francia avrà un “ruolo tutto particolare” al fianco dell’Autorità palestinese nel governo di Gaza, e annuncia di aver già avviato la pianificazione di una “conferenza umanitaria per Gaza” che Parigi “co-organizzerà“.