L’attore, 75 anni, aveva avuto una broncopolmonite recidiva
Alvaro Vitali
Impossibile dimenticare il suo scanzonato Pierino, i suoi tantissimi ruoli nella commedia sexy all’italiana ma anche le imitazioni, su tutte quella di Jean Todt, che lo hanno fatto amare anche dal pubblico più giovane.
E’ morto a Roma nel tardo pomeriggio Alvaro Vitali, attore e comico italiano che ha recitato in oltre 150 film.
Nato il 3 febbraio 1950, Vitali era stato ricoverato due settimane fa per una broncopolmonite recidiva ma aveva firmato per tornare a casa. Proveniente da una famiglia numerosa aveva raccontato lui stesso di essere stato un vero combinaguai tanto da essere affidato dalla mamma alla nonna, che a sua volta lo aveva spedito in collegio.
“Mamma – aveva detto in un’intervista – era impiegata in un’impresa di pulizie, papà guidava una ditta edile di pittura. Con 5 figli, lavoravano entrambi. Non è che avessimo tanti soldi, ma non soffrivamo“. Scoperto da Federico Fellini durante un provino, esordì nel 1969 con una piccola parte in Fellini Satyricon. Poi prese parte a I clowns (1971) e a Roma (1972), nel quale interpreta un ballerino di tip-tap d’avanspettacolo, lo stesso ruolo che ebbe l’anno dopo in Polvere di stelle, diretto e interpretato da Alberto Sordi, affiancato anche daMonica Vitti e in Amarcord (1973), con Ciccio Ingrassia.
Dopo aver interpretato La poliziotta (1974), diretto da Steno, con Mariangela Melato e Renato Pozzetto, viene notato dal produttore Luciano Martino e comincia a lavorare con la Dania Film. Recita in numerosi film della commedia sexy, accompagnando Lino Banfi, Edwige Fenech e Renzo Montagnani. Poi la consacrazione con il personaggio di Pierino. Con il tramonto delle commedie sexy, sparì dalle scene per tornare a Striscia la notizia nei panni appunto di Jean Todt, allora direttore della Scuderia Ferrari, e di altri personaggi. Nel 2006 ha partecipato alla terza edizione del reality La fattoria ma ha dovuto abbandonare il reality show per problemi di asma.
Negli ultimi anni aveva spiegato di soffrire di depressione per essere stato dimenticato dal mondo del cinema: “Ho preso parte a 150 film ma vivo con una pensione da 1300 euro“. Proprio negli ultimi giorni era tornato alla ribalta per un botta e risposta con la ex moglie, la cantautrice Stefania Corona. L’attore ha scritto una lettera A DiPiù spiegando che lei lo avrebbe lasciato perché “invaghita dell’autista” ma che era disposto a perdonarla e a ritornare assieme. La risposta della donna non si è fatta attendere. “È un attore, gli servo solo per comodità. I suoi figli non hanno voluto che i nipoti mi chiamassero nonna“.
L’inchiesta sui conti dell’Inter e del Milan portata avanti da Report, nota trasmissione televisiva in onda sulle reti Rai, continua a trovare pareri discordanti da parte di chi si occupa abitualmente di finanza applicata al calcio. L’ultimo a contestare le tesi del programma è Carlo Festa, giornalista de Il Sole 24 Ore che, attraverso un post pubblicato su X, esprime le sue perplessità sulla questione.
“Ho qualche scetticismo sull’interpretazione di Report dei debiti di Inter e Milan – esordisce la firma del quotidiano -. I debiti finanziari veri dell’Inter sono di 400 milioni e stanno per essere rifinanziati. E lato Milan il tema è ora più economico (mancata partecipazione a Champions) che finanziario”.
Ho qualche scetticismo sull'interpretazione di Report dei debiti di Inter e Milan. I debiti finanziari veri dell Inter sono di 400 milioni e stanno per essere rifinanziati. E lato Milan il tema è ora più economico (mancata partecipazione a Champions) che finanziario
Situazione monitorata anche dall’amministrazione: “Si invitano i residenti delle vie adiacenti a tenere chiuse le finestre in via precauzionale”. I proprietari trasportati in ospedale per essere sottoposti ad accertamenti
L’incendio all’hotel di via Venezia
Una vasta colonna di fumo si è alzata nella mattinata di martedì (24 giugno) sul cielo di Cattolica. Ad andare a fuoco è una struttura alberghiera di via Venezia, che attualmente era chiusa, per cui senza ospiti al suo interno. Si tratta dell’ex hotel Hawaii. Le fiamme hanno iniziato a propagarsi al piano inferiore dell’immobile, per poi coinvolgere l’intera struttura. Dentro allo stabile in quel momento erano presenti i proprietari, trasferiti al Pronto soccorso a causa delle esalazioni da fumo.
Sul posto i vigili del fuoco sono intervenuti in forze, con la richiesta di rinforzo anche da parte dei colleghi del comando provinciale di Pesaro. Le fiamme in breve tempo si sono propagate anche ai locali superiori e saranno necessarie ore di lavoro da parte dei vigili per completare le operazioni e la messa in sicurezza dell’edificio.
La situazione è monitorata anche dall’amministrazione comunale, che in una nota sottolinea: “A causa di un incendio di un albergo in via Venezia si invitano i residenti delle vie adiacenti a tenere chiuse le finestre in via precauzionale. I vigili del fuoco sono impegnati nelle operazioni di spegnimento. Presenti sul posto anche gli agenti della Polizia locale, i carabinieri e i sanitari del 118. L’hotel non aveva ospiti, al momento. All’interno, c’erano i due proprietari che non risultano essere feriti. Sono stati trasportati in ospedale per essere sottoposti ad accertamenti da parte dei sanitari“.
Il presidente degli Stati Uniti ordina a Israele di invertire la rotta, avvertendo che i bombardamenti sarebbero una “grave violazione”
Donald Trump ha reagito furiosamente dopo che il cessate il fuoco tra Israele e Iran,da lui mediato e di cui si era preso il merito,è stato violato nel giro di poche ore, ordinando a Israele di virare i suoi aerei da guerra a mezz’aria e di interrompere i bombardamenti pianificati, cosa che, ha avvertito, sarebbe stata una “grave violazione“.
Israele ha affermato che l’Iran è stato il primo a rompere la tregua, affermando di aver abbattuto due missili balistici diretti verso il norddi Israele intorno alle 10.30, circa due ore e mezza dopo l’annuncio del cessate il fuoco.
Ciononostante, al risveglio a Washington con la notizia che la sua tregua era stata rotta così presto, Trump ha riservato il suo più grande rancore a Israele, per la portata della rappresaglia pianificata, ma anche per la quantità di bombe sganciate dagli aerei israeliani tra l’accordo sul cessate il fuoco di lunedì sera e la sua entrata in vigore alle 5 del mattino GMT di martedì.
“Israele, non appena abbiamo concluso l’accordo, è uscito e ha sganciato un carico di bombe, come non ne avevo mai viste prima, il carico più grande che abbiamo mai visto“, ha detto, nel rimprovero pubblico più forte mai rivolto a Israele da qualsiasi presidente degli Stati Uniti nella storia. “In pratica abbiamo due Paesi che combattono da così tanto tempo e così duramente che non sanno cosa cazzo stanno facendo“, ha detto Trump.
Sulla sua piattaforma online privata, Truth Social, ha lanciato un’istruzione diretta: “ISRAELE. NON SBALLARE QUELLE BOMBE. SE LO FATE, È UNA VIOLAZIONE GRAVE. RIPORTATE A CASA I VOSTRI PILOTI, SUBITO!”
Dopo un colloquio con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è tornato sul palco per annunciare: “ISRAELE non attaccherà l’Iran . Tutti gli aerei torneranno a casa, mentre si fa un amichevole ‘saluto aereo’ all’Iran. Nessuno sarà ferito, il cessate il fuoco è in vigore!”
Pochi minuti dopo, tuttavia, i media iraniani hanno riferito di altre esplosioni nei dintorni di Teheran e nel nord del Paese.
Il sito web statunitense Axios ha riferito che Netanyahu aveva detto a Trump che non poteva annullare completamente l’attacco e che alla fine “si è deciso di ridurre significativamente l’attacco, annullare l’attacco su un gran numero di obiettivi e colpirne solo uno”. Haaretz ha riferito che l’unico obiettivo era un’installazione radar iraniana.
L’Iran ha negato di aver violato la tregua o lanciato missili che Israele avrebbe intercettato a metà mattina di martedì, ma il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato di aver ordinato un’immediata rappresaglia contro Teheran.
Trump aveva utilizzato i social media per annunciare il cessate il fuoco poco dopo le 5:00 GMT di martedì, chiedendo alle parti in conflitto di non violarlo. Entrambe le parti hanno avuto un intenso scambio di colpi prima di dichiarare la loro accettazione, ma a ore dalla dichiarazione non era ancora chiaro se la tregua sarebbe rimasta in vigore.
Successivamente è stato dato il via libera nel nord di Israele, ma il ministro delle finanze intransigente del paese, Bezalel Smotrich , ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma di social media X promettendo una risposta, avvertendo: “Teheran tremerà“.
I media statali iraniani hanno suggerito che il cessate il fuoco fosse stato “imposto al nemico” dopo “quattro ondate di attacchi sui territori occupati da Israele“. Le autorità israeliane hanno confermato che l‘Iran ha lanciato 20 missili e che cinque israeliani sono stati uccisi e più di 22 feriti nella città meridionale di Beersheba.
Secondo quanto riferito dai residenti, nelle ore precedenti la dichiarazione del cessate il fuoco, Israele ha effettuato alcuni dei suoi attacchi aerei più intensi su Teheran.
L’agenzia di stampa Tasnim ha dichiarato che nove iraniani sono stati uccisi nel nord del Paese, mentre Israele ha affermato di aver colpito lanciamissili nell’Iran occidentale e decine di obiettivi a Teheran nelle prime ore di martedì mattina. L’ufficio del primo ministro ha affermato di aver ucciso centinaia di militanti del Basij, una forza di volontari utilizzata per reprimere il dissenso interno, e di aver preso di mira uno scienziato nucleare iraniano, portando il bilancio degli omicidi di scienziati iraniani ad almeno 15.
I media statali iraniani hanno identificato lo scienziato ucciso durante la notte come Mohammad Reza Seddighi Saber, affermando che era stato preso di mira nella residenza dei genitori ad Astaneh-ye Ashrafiyeh, nel nord dell’Iran. Secondo quanto riportato dalla televisione di stato, suo figlio diciassettenne sarebbe stato ucciso in un attacco contro la casa di famiglia a Teheran diversi giorni fa.
Un utente iraniano di un social media a Teheran ha scritto che gli attacchi israeliani sulla capitale sono stati “intensi” in vista dell’annunciato cessate il fuoco. “Il bombardamento di stasera a Teheran è stato estremamente intenso. Per un’ora intera le esplosioni non si sono fermate. Siamo un popolo completamente indifeso“, ha scritto l’utente.
Dopo che il governo israeliano ha ufficialmente accettato il cessate il fuoco, il leader dell’opposizione Yair Lapid ha affermato che era giunto il momento di porre fine anche alla guerra israeliana a Gaza . “È ora di finirla anche lì. Riportate indietro gli ostaggi, ponete fine alla guerra. Israele deve iniziare la ricostruzione”, ha dichiarato Lapid su X. Si stima che 56.000 palestinesi siano stati uccisi a Gaza in 20 mesi di bombardamenti israeliani.
Il cessate il fuoco è stato annunciato dopo il lancio di un missile iraniano contro una base statunitense in Qatar , in rappresaglia per la partecipazione americana agli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani di domenica. L‘Iran ha affermato di aver avvisato in anticipo il Qatar della presenza dei missili e di non aver riportato feriti, suggerendo che la sua risposta è stata attentamente coordinata per consentire a Teheran e Washington di avere una via d’uscita.
I consiglieri di Trump hanno dichiarato in privato di credere che l’Iran avrebbe accettato il ramoscello d’ulivo del presidente degli Stati Uniti per evitare ulteriori attacchi da parte di Israele e perché avevano inflitto una ritorsione simbolica.
In un post sui social media, Trump ha affermato che i siti iraniani sono stati “totalmente distrutti“. Ma il responsabile nucleare dell’ONU, Rafael Grossi, ha dichiarato: “Al momento, nessuno, inclusa l'[Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica], è in grado di valutare i danni sotterranei di Fordow“.
I consiglieri di Trump hanno cercato di far credere che non importasse se Fordow fosse stata distrutta, perché l’Iran era stato costretto a sedersi al tavolo delle trattative, anche se ciò avrebbe segnato un allontanamento da ciò che Trump aveva dichiarato di voler raggiungere nel fine settimana.
Tuttavia, l’effettivo danno agli impianti nucleari resta una questione importante in vista di possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran, che si prevede saranno guidati dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, poiché ciò inciderebbe sulla capacità negoziale di Witkoff.
Altri alti funzionari dell’amministrazione hanno rivendicato la vittoria, tra cui il vicepresidente J.D. Vance, il quale ha affermato che l’Iran era “incapace di costruire un’arma nucleare con le attrezzature in suo possesso perché le abbiamo distrutte”.
L’attacco statunitense ha fatto seguito a un’ondata di attacchi missilistici tra Israele e Iran, con Israele che ha bombardato la famigerata prigione di Evin, ed è avvenuto dopo che Trump aveva sollevato la possibilità di un cambio di regime a Teheran. Ma lunedì sera, alti funzionari statunitensi avevano suggerito che l’attacco iraniano al Qatar fosse mirato a evitare un’ulteriore escalation che avrebbe potuto portare a una guerra totale che avrebbe messo in pericolo il regime iraniano.
La parata torna a colorare le vie di Milano. – La partecipazione parla chiaro, i diritti LGBTQIA+ e di tutte le minoranze sono ora nelle priorità della società civile: allarghiamo i nostri orizzonti e abbracciamo la città, marciando per le strade e rivendicando la nostra autodeterminazione e libertà.
Partenza da via Pisani davanti alla Stazione Centrale, direzione Arco della Pace. Qui poi si terrà il nostrogrande evento finale: ascolteremo le associazioni LGBTQIA+ e le loro rivendicazioni, con attivistə di tutto il mondo e i saluti delle istituzioni. A seguire festa pubblica in piazza per celebrare insieme il Pride.
Vuoi iscrivere il tuo gruppo alla parata? Aderisci compilando il form sul portale parata.milanopride.it.
*Per maggiori info sull’accessibilità vi rimandiamo alla pagina preposta e alla mappa dedicata con aree di defaticamento, fontanelle d’acqua, segnalazioni del percorso e aree di scarico sensoriale.
Presentato oggi il programma del Pride di Milano. Bertolé ha annunciato l’arrivo di un piano anti discriminazione per fornire formazione a chi si interfaccia con i cittadini
Resistenza arcobaleno. È questo il tema del prossimo Pride di Milano che si connette direttamente con quello di Budapest. La parata, che si terrà il 28 giugno, “cadrà anche in contemporanea al Budapest Pride che è stato vietato dal governo Orban e che si terrà comunque in un vero e proprio atto di resistenza, in maniera clandestina”, ha speigatoAlice Redaelli, presidente di Cig Arcigay Milano durante la presentazione in Comune. Si tratterà di un gemellaggio “per avere la loro voce anche al Milano Pride“.
Un piano anti discriminazione – “Durante la presentazione è stato annunciato anche l’avvio imminente di un piano anti discriminazione in città. “Milano è molto impegnata sul tema dei diritti civili“, ha detto l’assessore al Welfare, Lamberto Bertolè. Il piano, spiega, “prevede una serie di iniziative che il Comune con tutte le sue direzioni e la città deve promuovere per superare il rischio delle discriminazioni, non solo quelle legate al genere e orientamento sessuale ma anche in altri ambiti“.
L’obiettivo è quello di fare formazione a chi ha rapporti con i cittadini, per farlo nel modo più corretto “e poi ci saranno azioni per promuovere in modo positivo il riconoscimento dei diritti. È un piano che stiamo scrivendo e che presenteremo nel dettaglio“, ha aggiunto l’assessore Bertolè.
Il programma del Pride e gli ospiti – L’appuntamento è per il 28 giugno in via Vittor Pisani, davanti alla Stazione Centrale. La sfilata si concluderà all’Arco della Pace e sono circa 350mila le persone attese, 50 i carri. Tra gli ospiti saranno presenti anche Ambra Angiolini, Big Mama, Sarah Toscano, Sarafine, Alex Wyse, Michele Bravi, Orietta Berti, Mida e Levante.
Ma il Pride non è solo la parata. Tra gli eventi del Pride Month da segnalare le Pride Square, tre giorni di festval in piazza con talk, dibattiti e cultura, dal 25 al 27 giugno. Il 21 e il 22 giugno la piazza dell’Arco della Pace accoglie il Pride Sport Arena tra tornei e incontri in attesa delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.
Budapest sfida il divieto di Orban, oggi il Pride: in piazza anche tanti politici italiani
Da Schlein a Calenda, ci sono esponenti di tutte le forze di opposizione: un campo extra large
Budapest – Ipa
Saranno almeno 70 i parlamentari da tutta Europa che sfileranno oggi sabato 28 giugno al Pride di Budapest. Compresa una nutrita delegazione italiana. Ci saranno esponenti di tutte le forze di opposizione, un campo extra large. Il Pd con la segretaria Elly Schlein e poi Carlo Calenda di Azione, parlamentari di M5S, Avs e Più Europa.
Il sindaco che sfida Orban – Anche Ivan Scalfarotto di Italia Viva, già arrivato ieri pomeriggio nella capitale ungherese per vedere il sindaco di Budapest, Gergely Karancsony, l’uomo che ha reso possibile la sfilata del Pride sfidando il divieto del governo di Victor Orban: ha organizzato la manifestazione in quanto Comune, aggirando così la necessità di ricevere l’autorizzazione da parte dell’esecutivo.
Gli occhi dell’Europa sono ora puntati su quale sarà la reazione del premier ungherese. Ci saranno “conseguenze legali“, ha detto ieri, per chi parteciperà al Budapest Pride. Una minaccia che Calenda respinge al mittente. “Le uniche conseguenze legali le dovrebbe avere Orban per violazione dello stato di diritto e per essere un servo sciocco di Putin“, è la replica del leader di Azione all’Adnkronos.
Il dem Brando Benifei, che è a Budapest con la delegazione Pd, aggiunge che proprio la presenza di tanti parlamentari sarà una forma di tutela per i partecipanti: “Esserci è un dovere: l’Europa non deve tornare indietro sui diritti e i silenzi di certi governi, a partire da quello italiano, ci dicono che è importante reagire subito a questa torsione autoritaria. Non abbiamo paura della prepotenza di Orban perché sappiamo che la Carta Europea dei Diritti Fondamentali tutela la libertà e la sicurezza dei partecipanti, a maggior ragione in presenza di decine di parlamentari che proveranno a essere per loro un ‘cordone di sicurezza‘”.
Ieri, l’atmosfera della vigilia a Budapest non era delle migliori, come denunciato da Più Europa. C’è “un clima intimidatorio che i nostri attivisti appena arrivati in Ungheria hanno potuto subito respirare: controlli a tappeto all’aeroporto da parte dell’autorità per scovare qualche pericolosa bandiera arcobaleno. Orban può schierare anche l’esercito ma non fermerà mai la marcia dei diritti”, hanno spiegato Riccardo Magi e Matteo Hallissey.
Le delegazioni – Per il Movimento 5 Stelle sarà presente una delegazione con i parlamentari Alessandra Maiorino, Marco Croatti, Gabriella Di Girolamo, Elisa Pirro e l’europarlamentareCarolina Morace. “La deriva ungherese non è lontana da noi: le politiche del governo Meloni seguono pericolosamente la stessa scia, tra attacchi alle famiglie arcobaleno, censura, e tentativi di riportare l’Italia indietro di decenni sul fronte dei diritti. Per questo la nostra presenza è un atto politico di resistenza ma anche di speranza”, sottolineano i parlamentari pentastellati.
L’europarlamentare Benedetta Scuderi e assessore comune di TorinoJacopo Rosatelli saranno presenti per Alleanza Verdi e Sinistra. Non è tornata invece in Ungheria Ilaria Salis. Presente anche una delegazione della Cgil.
Ma anche dalle parti della maggioranza, si segnala attenzione per l’evento. Da parte di Forza Italia. Già Antonio Tajani era intervenuto: “La manifestazione delle proprie idee è il sale della democrazia“. Poi altri parlamentari azzurri come Isabella De Monte che cita le parole di Ursula Von der Leyen (a cui Orban ha replicato con durezza): “L”Europa è la patria dei diritti. Il clima intimidatorio che si respira a Budapest è inaccettabile“.
La Repubblica Islamica nega la violazione. Prima del cessate il fuoco ondata di missili dall’Iran, morti e feriti a Be’er Sheva. Teheran denuncia raid su edificio residenziale, almeno 9 vittime
Israele, macerie a Be’er Sheva dopo l’ultimo attacco iraniano prima della tregua – Afp
Nonostante l’incertezza su dettagli e tempistiche, Donald Trump ha annunciato oggi l’inizio della tregua tra Israele e Iran. “Il cessate il fuoco è ora in vigore. Per favore, non violatelo“, ha ribadito sul social Truth il presidente americano intorno alle 6 del mattino (ora italiana). Un appello che sembra già essere caduto nel vuoto, con leaccuse di violazione arrivate da Tel Aviv solo poche ore più tardi, quando Teheran – ha sostenuto l’Idf – avrebbe lanciato almeno un missile contro lo Stato ebraico dopo lo stop concordato con il leader Usa. La Repubblica Islamica, però, nega.
Intanto, dalla notte all’alba e prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, una nuova ondata di attacchi incrociati ha provocato morti e feriti nei due Paesi.
Israele accetta tregua: “Raggiunti obiettivi”. Poi denuncia lancio missili. Teheran nega – In mattinata era arrivata la conferma ufficiale di Tel Aviv sulla tregua. “Alla luce del raggiungimento degli obiettivi dell’operazione e in pieno coordinamento con il presidente Trump, Israele ha accettato la proposta del presidente per un cessate il fuoco bilaterale” con l’Iran, quanto si leggeva in una nota del governo israeliano dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti.
Con l’operazione ‘Rising Lion‘, lo Stato ebraico è stato in grado di eliminare “la doppia minaccia esistenziale immediata” proveniente da Teheran, quella “in campo nucleare e dei missili balistici“. Israele tuttavia “risponderà con forza a qualsiasi violazione del cessate il fuoco“, recitava ancora la dichiarazione diffusa dall’ufficio del premier Benjamin Netanyahu dopo l’annuncio di Trump.
Israele ha ringraziato quindi il presidente Usa “e gli Stati Uniti per il loro sostegno nella difesa e la loro partecipazione nell’eliminare la minaccia nucleare iraniana – proseguiva la dichiarazione -. Con l’operazione lo Stato di Israele ha raggiunto traguardi storici e si è posto alla pari con le potenze mondiali. E’ un grande successo per il popolo di Israele e per i suoi combattenti che hanno rimosso le due minacce esistenziali per il nostro Stato e garantito l’eternità di Israele“.
In Israele le autorità aeroportuali hanno poi annunciato la riapertura dello spazio aereo che era stato brevemente chiuso nel mezzo dell’escalation degli ultimi giorni, riferiscono i media locali.
A poche ore dall’inizio della tregua, le forze israeliane hanno tuttavia “rilevato missili lanciati dall’Iran in direzione del territorio dello Stato di Israele“. Lo rendono noto le stesse Idf, come riporta il giornale israeliano Haaretz, precisando che “i sistemi di difesa sono stati attivati per intercettare la minaccia. Intanto suonano le sirene dell’allarme antiaereo nel nord di Israele, anche a Haifa.
Almeno un missile balistico è stato lanciato dall’Iran in direzione dello Stato ebraico nell’attacco denunciato da Tel Aviv, riferisce quindi il Times of Israel, precisando che non ci sono notizie di impatti o feriti. Il missile è poi stato intercettato, precisa Haaretz.
Il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, ha quindi reso noto di aver “dato istruzioni alle forze israeliane di rispondere con forza alla violazione da parte dell’Iran del cessate il fuoco con potenti attacchi contro obiettivi del regime nel cuore di Teheran“, riporta ancora Haaretz.
“Alla luce della violazione totale da parte dell’Iran del cessate il fuoco dichiarato dal presidente americano e del lancio di missili in direzione di Israele – afferma la dichiarazione rilanciata dal quotidiano – nel rispetto della politica del governo israeliano, determinato a rispondere con forza a qualsiasi violazione, ho dato istruzione alle Idf, in coordinamento con il premier, di continuare l’attività intensa di attacco“.
Anche il capo di Stato Maggiore delle Idf, il generale israeliano Eyal Zamir, ha promesso che l’esercito israeliano ‘‘colpirà con forza” l’Iran ”alla luce della grave violazione del cessate il fuoco da parte del regime iraniano”. Il Times of Israel cita anche un funzionario israeliano che, a condizione di anonimato, ha detto che “l’Iran ha violato il cessate il fuoco e ne pagherà i costi“.
“Teheran tremerà“, ha scritto quindi su X il ministro israeliano delle Finanze, Bezalel Smotrich, alleato del premier Netanyahu.
L’Iran nega però di aver lanciato “nelle ultime ore” missili in direzione di Israele, a dispetto di quanto affermato da Tel Aviv, riferisce lo Stato Maggiore dell’Esercito, citato dalla tv di Stato.
“Nessun missile è stato lanciato in direzione del nemico” dalle 7.30 ora iraniana, le 6 in Italia, ha confermato alla Cnn un ufficiale iraniano di alto grado. “Se Israele dovesse fare un errore, verrebbero attaccati tutti i territori occupati, come accadeva un’ora prima che si fermasse la guerra“, ha poi sottolineato l’ufficiale.
Il Supremo consiglio per la Sicurezza nazionale dell’Iran in una nota ha parlato intanto di “cessazione della guerra imposta” a Israele e ai suoi “sostenitori malvagi“, di “nemico costretto ad accettare la sconfitta e a fermare in modo unilaterale la sua aggressione“. E minaccia ancora, riporta l’agenzia iraniana Tasnim, “una risposta decisa” a “qualsiasi ulteriore aggressione“.
Nella dichiarazione del Supremo consiglio anche un elogio per le forze iraniane e per gli iraniani. La dichiarazione parla di “dono divino” e aggiunge che le forze della Repubblica Islamica, “senza la minima fiducia nelle parole dei nemici“, restano “con le mani sul grilletto, pronte a dare una risposta decisa“ a “qualsiasi atto di aggressione“.
Ondata di raid prima della tregua, morti e feriti – Se una serie di potenti esplosioni ha scosso la capitale iraniana Teheran nella notte, dopo che l’esercito israeliano aveva intimato l’evacuazione dei residenti di un’area nel centro della città, almeno nove persone sarebbero rimaste uccise e 33 ferite in un attacco che alle prime ore di oggi ha colpito edifici residenziali nella provincia di Gilan, nell’Iran nordoccidentale. A riferirlo l’agenzia iraniana Tasnim, riportando la denuncia del vice governatore della provincia secondo il quale tra le vittime e i feriti vi sono 16 donne e bambini.
Ucciso in un raid israeliano nella notte anche un altro scienziato nucleare, ha poi reso noto la tv di Stato di Teheran, che ha identificato la vittima in Mohammad Reza Seddighi Saber, morto mentre si trovava a casa dei suoi genitori ad Astaneh-ye Ashrafiyeh, nel nord dell’Iran. Qualche giorno fa, ricorda la tv, in un raid sulla sua abitazione di Teheran era rimasto ucciso il figlio 17enne. Saber era nella lista dei sanzionati dagli Stati Uniti.
Sarebbe invece di4 morti e una ventina di feriti il bilancio del lancio di missili iraniani contro Israele: a Be’er Sheva, nel sud del Paese, un missile balistico ha colpito un edificio residenziale e sono in corso le ricerche di eventuali sopravvissuti sotto le macerie. Nell’ultimo attacco contro Israele sono stati lanciati 10-15 missili in sei ondate, hanno fatto sapere le Idf in una prima valutazione.
I post di Trump – Intanto, dopo l’annuncio della tregua e mentre le sirene risuonavano nello Stato ebraico poco dopo le 4 ora italiana, Donald Trump pubblicavaun nuovo post: “Israele e Iran sono venuti da me, quasi contemporaneamente, e mi hanno detto: ‘Pace!‘. Sapevo che il momento era ora. Il mondo e il Medio Oriente sono i veri vincitori! Entrambe le nazioni vedranno un enorme amore, pace e prosperità nel loro futuro. Hanno così tanto da guadagnare e così tanto da perdere se si allontanano dalla strada della giustizia e della verità. Il futuro di Israele e dell’Iran è illimitato e pieno di grandi promesse. Dio vi benedica entrambi“, le parole del tycoon.
E poi ancora, poco prima delle 6, in un riferimento all’attacco di sabato contro i siti nucleari iraniani, il presidente americano ha ricordato: “Non avremmo potuto concludere l’accordo di oggi senza il talento e il coraggio dei nostri grandi piloti di B-2 e di tutti coloro che erano associati a quell’operazione. In un certo modo, molto ironico, quel ‘colpo’ perfetto, a tarda sera, ha messo tutto insieme e l’accordo è stato fatto“.
Tregua, annuncio a sorpresa dopo colloqui con Netanyahu e Iran – L’annuncio di Donald Trump di un cessate il fuoco tra Israele e Iran, che ha colto di sorpresa persino qualcuno fra i principali funzionari della sua Amministrazione, è arrivato dopo colloqui del presidente americano con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e con funzionari iraniani, con il contributo del Qatar come mediatore. A scriverlo è il New York Times, che cita un funzionario della Casa Bianca coperto da anonimato secondo il quale c’è stato un ruolo dell’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani.
Stando alla fonte, ad aiutare Trump nel pressing per una tregua sono intervenuti il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato del tycoon, Steve Witkoff. I tre hanno lavorato tramite canali “diretti e indiretti” per ‘arrivare’ agli iraniani, ha riferito la fonte, secondo la quale gli israeliani hanno accettato il cessate il fuoco, creando le condizioni per parlare di una tregua a patto che si fermino gli attacchi iraniani e i raid Usa contro tre siti del controverso programma nucleare della Repubblica Islamica. Ma la fonte non ha chiarito quali condizioni avrebbe accettato l’Iran.
Blitz del francese a Milano per incontrare il club saudita, che ha messo sul piatto un’offerta al rialzo: accordo in dirittura d’arrivo. Il difensore ha già avvisato il Diavolo del suo orientamento
Theo Hernandez, 27 anni.Afp
Le sedute di lavoro personalizzato consegnate dal Milan – come avviene ogni estate quando i giocatori sono in ferie -, ed esibite sui social nelle sue vacanze in Sardegna, per qualche ora possono attendere. Theo Hernandez è molto vicino a dire sì all’Al Hilal. La situazione con il club arabo, che per primo gli aveva recapitato un’offerta di lavoro, si è infatti evoluta positivamente nelle ultime ore. Il francese ieri ha effettuato un blitz milanese per incontrare gli emissari del club di Riad, una toccata e fuga con una sola interpretazione possibile: l’opzione di prendere in considerazione l’ipotesi in termini concreti. E così è stato. L’accordo è in dirittura d’arrivo
DECISIONE – L’Al Hilal ha rilanciato dopo l’offerta iniziale, sottoponendogli un contratto ritoccato al rialzo (da 18 a 20 milioni). Resta solo da capire se rimarrebbe uguale la proposta al Milan per il cartellino (30), oppure quel denaro verrebbe scalato. Intanto, però, stamane il giocatore si è messo in contatto con la dirigenza rossonera, spiegando di essere orientato ad accettare. Le prossime ore saranno evidentemente decisive, ma la decisione parrebbe ormai presa (domani, intanto, Hernandez si sposterà in Toscana con alcuni compagni ed ex compagni per il matrimonio di Gabbia). Anche Simone Inzaghi è sceso personalmente in campo per convincere Theo e dal Mondiale per club ha confermato il nuovo tentativo in atto: “Hernandez? La società sta lavorando“. Il francese ha ripreso a valutare la proposta araba non solo per via del rialzo economico, ma anche perché restando in rossonero rischierebbe di ritrovarsi in una situazione complicata. Dal punto di vista ambientale, così come quello delle potenziali scelte dirigenziali nei suoi confronti. E comunque, le riflessioni di Theo sono obbligate anche dall’assenza attuale di altre prospettive concrete. L’altro club che ha bussato alla porta del Milan è l’Atletico Madrid, ma è stato un contatto nato già in salita e concluso con una fumata nerissima. Sia per l’esiguità dell’offerta al club rossonero, sia perché i tifosi colchoneros si sono inalberati – eufemismo – quando sono venuti a conoscenza della possibilità di ritrovarsi in casa un giocatore considerato un “traditore“.
Theo a un passo dall’addio al Milan, ma a gennaio Ibra rassicurava: “Il rinnovo è tutto sotto controllo”
Theo Hernández con molta probabilità vestirà la maglia dell’Al-Hilal. Il terzino francese, dopo sei anni al Milan, ha scelto di accettare la ricca proposta del club saudita. Un addio pesante per i rossoneri e per i tifosi, che solo pochi mesi fa avevano ricevuto rassicurazioni sul futuro del giocatore.
Era infatti il gennaio scorso quando Zlatan Ibrahimovicinterveniva ai microfoni di DAZN prima della gara contro il Cagliari:
“Theo? Siamo molto contenti di lui e di quello che sta facendo. Deve continuare come tutti gli altri, è contento di essere qua. Vuole giocare al Milan come tutti gli altri e non c’è qualcosa di complicato. È tutto sotto controllo”.
Parole che allora sembravano allontanare ogni possibile scenario di addio. La situazione, però, si è evidentemente evoluta nei mesi successivi, fino a portare alla cessione del numero 19. Ora per il Milan si apre un nuovo capitolo, con la necessità di sostituire uno dei suoi uomini chiave.
Rappresaglia annunciata in anticipo agli Usa per limitare danni e vittime. Trump: “Risposta debole, ora promuovano pace”. Cnn: “Israele potrebbe concludere presto operazioni militari contro Teheran”
La principale base Usa in Qatar nel mirino dell’Iran, in risposta all’attacco congiunto con Israele di sabato notte quando Washington e Tel Aviv hanno colpito i siti nucleari di Teheran.Una rappresaglia annunciata, arrivata oggi con un lancio di missili “pari a quello delle bombe americane lanciate sull’Iran” dagli Stati Uniti, ha poi rivendicato il Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano confermando l’attacco.
Al momento non risultano morti e feriti nel raid, mentre Doha spiega che i missili sul suo territorio sono stati tutti intercettati.
Ad essere presa di mira, la base di Al Udeid in Qatar, la più grande base militare degli Stati Uniti in Medio Oriente. Secondo Axios,Teheran avrebbe lanciato almeno 10 missili contro l’impianto situato nel deserto fuori da Doha e dove sono di stanza circa 10mila soldati americani.
L’esercito di Teheran, nell’annunciare di aver attaccato “la più grande risorsa strategica americana nella regione“, ha quindi confermato di aver “preso di mira la base statunitense di Al Udeid in Qatar con un devastante e potente attacco missilistico nell’ambito dell’operazione Besharat Fatah“.
Dopo la reazione irata di Doha, che si riserva “il diritto di rispondere” alla violazione della sua “sovranità“, le forze iraniane hanno precisato che l’attacco è avvenuto lontano “dalle strutture urbane e dalle zone residenziali in Qatar” e che “l’azione non ha rappresentato alcuna minaccia nei confronti del paese amico e fraterno Qatar e del suo nobile popolo“. Doha tuttavia considera “sorprendente“la mossa iraniana, date le “posizioni del Qatar, il suo impegno per il buon vicinato e il suo approccio alla mediazione nella risoluzione delle crisi“, la replica del portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed bin Mohammed Al-Ansari.
Al momento non risulta invece che l’Iran abbia attaccato la principale base che ospita truppe statunitensi in Iraq, spiegano sono fonti della sicurezza irachena citate dall’Afp. “Finora non ci sono stati attacchi ad Ain al-Assad“, ha dichiarato un funzionario della sicurezza nella provincia parlando dell’importante base aerea irachena nella provincia di Anbar che ospita truppe americane e altro personale della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro i jihadisti. “Stiamo monitorando la situazione nel caso in cui accada qualcosa“, ha aggiunto il funzionario.
Anche una fonte militare a Baghdad ha confermato che “per il momento, Ain al-Assad non è stata presa di mira”,così come la base all’aeroporto internazionale di Baghdad, dove sono schierate anche le truppe statunitensi. Le basi – ha aggiunto – sono “in stato di allerta”. Allo stesso modo, non sono stati immediatamente segnalati attacchi alla base militare della coalizione anti-ISIS presso l’aeroporto di Arbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan settentrionale.
Baghdad intanto esprime “grave preoccupazione” dopo gli attacchi di Teheran, ribadendo il pericolo di un “allargamento del conflitto“. “Questa escalation preannuncia tensioni ancora maggiori e segna una svolta pericolosa e senza precedenti nel conflitto“, ha dichiarato il Ministero degli Esteri in una nota, ribadendo i suoi “ripetuti avvertimenti riguardo al pericolo di coinvolgere nuove parti, il che potrebbe portare a un ampliamento del confronto” in Medio Oriente.
Diversimedia internazionali hanno parlato intanto di una rappresaglia annunciata in anticipo sia al Qatar che agli Usa in modo da limitare danni e vittime, notizia poi confermata in parte da Trump.
E’ il caso del New York Times, che ha citato tre funzionari iraniani a conoscenza dei piani, spiegando che l’Iran avrebbe coordinato gli attacchi alla base americana in Qatar con i funzionari dell’emirato del Golfo e informato in anticipo Doha. Secondo le stesse fonti, l’Iran doveva simbolicamente contrattaccare gli Stati Uniti, ma allo stesso tempo farlo senza scatenare un’ulteriore escalation. Una strategia, fa notare il quotidiano americano, simile a quella adottata nel 2020, quando l’Iran avvisò l’Iraq prima di lanciare missili balistici contro una base americana nel Paese arabo.
Anche secondo laBbcl’attacco è stato una risposta calcolata, che non voleva innescare una reazione catastrofica da parte americana mantenendo la promessa di vendicare i raid Usa, ha spiegato un analista dell’emittente britannica.
In ogni caso, la rappresaglia non giunge inaspettata. Dopo le minacce dei giorni scorsi, ancora nella mattinata di oggi il comandante supremo delle forze armate di Teheran aveva infatti dichiarato che il Paese “non farà mai marcia indietro” e lanciato quindi un duro avvertimento agli Stati Uniti, “entrati ormai in guerra“.
Khamenei: “Non ci arrenderemo a violazioni” – “Non abbiamo violato i diritti di nessuno né accetteremo mai che qualcuno violi i nostri, e non ci arrenderemo alla violazione di nessuno. Questa è la logica della nazione iraniana“, le parole su X della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, dopo l’attacco.
Trump: “Reazione debole, ora Iran proceda verso pace” – “L’Iran ha ufficialmente risposto alla nostra distruzione dei loro impianti nucleari con una reazione molto debole, come ci aspettavamo, e che abbiamo contrastato in modo molto efficace“. Così Donald Trump commenta su Truth la risposta iraniana agli attacchi Usa-Israele di sabato scorso. “Sono stati lanciati 14 missili: 13 sono stati abbattuti e 1 è stato ‘lasciato libero’, perché diretto in una direzione non minacciosa. Sono lieto di annunciare che nessun americano è rimasto ferito e che i danni sono stati pressoché inesistenti“, ha scritto il presidente Usa.
“Voglio ringraziare l’Iran per averci avvisato tempestivamente, il che ha permesso di non perdere vite umane né di lasciare che nessuno venisse ferito. Forse l’Iran può ora procedere verso la pace e l’armonia nella regione, e incoraggerò con entusiasmo Israele a fare lo stesso. Grazie per l’attenzione a questa questione“, la conclusione del post.
Il presidente americano ha poi ringraziato in un nuovo post l’Emiro del Qatar“per tutto ciò che ha fatto per la pace nella regione”. “Riguardo all’attacco di oggi alla base americana in Qatar, sono lieto di annunciare che, oltre a non aver ucciso o ferito alcun americano, e cosa molto importante, non ci sono stati nemmeno qatarioti uccisi o feriti“, ha aggiunto.
In precedenza il presidente americano aveva scelto di attaccare sul social le “fake news” – e coloro che secondo lui le diffonderebbero – sull’attacco americano ai siti nucleari iraniani.
“I siti che abbiamo colpito in Iran sono stati completamente distrutti, e tutti lo sanno“, ha scritto: mentre Trump e i funzionari statunitensi hanno definito l’operazione un successo clamoroso, alcuni osservatori – e media statunitensi – hanno fatto presente che è troppo presto per una valutazione adeguata dei danni e per calcolare quanto gli attacchi abbiano danneggiato il programma nucleare. L’impianto di Fardo, ad esempio, si trova in profondità nel sottosuolo, il che rende difficile utilizzare le immagini satellitari per valutare con precisione l’entità dei danni causati dalle bombe statunitensi. Questo ha scatenato la rabbia di Trump.
Cnn: “Israele potrebbe concludere presto operazioni militari contro Teheran” – Israele ritiene di poter raggiungere i suoi obiettivi militari rimanenti in Iran nei prossimi giorni, il che potrebbe portare a un cessate il fuoco. A dirlo alla Cnn è un funzionario israeliano. Gli attacchi contro gli obiettivi individuati dai servizi segreti sarebbero infatti prossimi al completamento, ha aggiunto il funzionario.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato domenica che Israele è “molto, molto vicino al completamento” dei suoi obiettivi militari in Iran e ha chiarito di non voler essere trascinato in una guerra di logoramento con l’Iran.