Lo scrittore pubblica uno scritto in memoria dell’amica scomparsa il 10 agosto 2023
Roberto Saviano, Michela Murgia nella foto condivisa su Instagram
Il 10 agosto 2023 moriva Michela Murgia dopo una lunga malattia che lei stessa aveva raccontato con lucidità fino all’ultimo. Oggi, a due anni da quel giorno, Roberto Saviano ha voluto pubblicare una lettera per lei. Per lo scrittore Murgia erauna delle persone più care della sua vita, un’amica a cui era legatissimo da un sentimento profondo e pure da un impegno sociale e civile: “Ci siamo conosciuti e uniti non per quello che abbiamo fatto, ma per quello che ci hanno fatto“, uno dei passaggi del discorso letto in chiesa durante i funerali.
Ancora adesso il dolore per la sua assenza emerge dalle righe affidate da Saviano a un post Instagram, a corredo di una foto di Michela Murgia sorridente. Parole che, ancora una volta, lasciano trasparire tutta la profondità di un legame tutt’ora fortissimo.
La lettera di Roberto Saviano per Michela Murgia
“Mi avevano assicurato fosse una cura, lo scorrere del tempo. Che mi avrebbe permesso di accettare di non vederti più, di considerare ormai inevitabile non avere tue risposte.
Mi avevano garantito che, con il passare dei giorni, sarebbe persino arrivata l’abitudine alla tua assenza. Mi hanno truffato.
Non c’è abitudine. Non ho accettato nulla.
Voglio che si apra una porta, ora, e che — dannazione — tu possa entrare in stanza come si ritorna da un viaggio, perché così ancora ti sto vivendo: in attesa.
Se questo non accade, Michela, se non torni oggi, non mi importa il ricordo, inutili le pagine, mi hanno stancato le commemorazioni.
Ho bisogno del suono dei tuoi passi sulle scale, di vederti, dell’odore della tua pelle, della tua voce che risuona nel giardino che hai goduto per un solo giorno e che ora ha un meraviglioso bigliardino che per nessuna ragione puoi ignorare.
Ma se non torni, Michy, oggi non mi importa di ricordare niente.
Mi abbofferò di gocce, resterò tutto il giorno a letto sedato, e che schifo, la morte che ti ha portata via. Amen”.
Un recital con i suoi amici più cari e la proiezione di contenuti video inediti, arricchito da quattro racconti ritrovati e da altri testi perduti
Michela Murgia
Michela Murgia avrebbe compiuto 52 anni. Per l’occasione, il Teatro Carcano di Milano, dove era di casa, ospita un recitalsold out dal titolo ‘Festeggiatemi come vi pare’,questa sera alle 20,30 con i suoi amici più cari e con la proiezione di contenuti video inediti.
Sul palco la ricorderanno Lella Costa, Teresa Ciabatti, Marcello Fois, Alessandro Giammei, Alessio Vannetti e Fabio Calabrò. Il recital prende il nome dallibro ‘Ricordatemi come vi pare’, di recente pubblicato da Mondadori, autobiografia della scrittrice scomparsa il 10 agosto dell’anno scorso fa per un tumore ma anche testimonianzadi tutto quello che ci lascia in eredità. “Se mi avessero chiesto che cosa volevo fare avrei risposto: ‘Voglio cambiare il mondo’. Non l’ho certo cambiato tutto, ma la parte di tempo che ho attraversato forse non potrebbe dirsi quella che è se io non ci fossi stata”.
La viva voce dell’intellettuale torna a visitarci per una “resa dei conti sul potere, il femminismo, la fede, la letteratura“. Ma soprattutto sulle dieci vite che ha vissuto con incantata sfacciataggine, senza paura, ripercorse oralmente nell’unica autobiografia organica possibile per una che ha attraversato il mondo correndo scalza, bruciando luminosamente ogni tappa. Alla vigilia della sua morte, la scrittrice ha trascorso una settimana a raccontarsi a Beppe Cottafavi, suo editor ed amico. Le registrazioni di quella suaultima estate, ancora piena di storie come lo erano state le cinquanta precedenti, danno sostanza a questo suo libro straordinario, arricchito da quattro racconti ritrovatie da altritesti perduti che l’autrice ha scelto e indicato tra un ricordo e l’altro.
“Da un simile stagno brulicante di vita – si legge nella presentazione – come quello sulle cui rive è cresciuta, affiora un arcipelago di dettagli intimi: innamoramenti e parentele queer, matriarche oristanesi che sgranano rosari di cinque colori per salvare ogni continente, madonne con la parrucca, uomini violenti e maestri sognanti, lezioni di lingua sarda e cultura coreana, di esegesi biblica e di scrittura magica, di politica attiva e di militanza culturale Franca e visionaria, antifascista e immune dai compromessi, Murgia ci rivela com’è che una ragazza di provincia, addestrata a leggere il Vangelo e ad accontentarsi di sopravvivere, si sia messa in testa di cambiare il mondo invece, affidandosi a un’irriducibile aspirazione alla felicità”.
L’iniziativa del Municipio 8 di Milano: “La sua scomparsa ha privato il dibattito pubblico di una voce fondamentale sulla disparità di genere
10 marzo 2024
Un consenso bipartisan per tenere viva la memoria di Michela Murgia. Il centro civico di via Quarenghi sarà presto intitolato alla scrittrice e attivista sarda scomparsa lo scorso agosto. La proposta è stata approvata dal consiglio del Municipio 8, anche con i voti favorevoli dei consiglieri di opposizione Antonino Abbate del Movimento 5 Stelle e di Anna Gesualdo di Forza Italia. Il centro di via Quarenghi — dove ha sede lo stesso Municipio e che ospita, tra gli altri, anche un poliambulatorio, un auditorium e una biblioteca rionale — si appresta quindi a cambiare pelle: oltre alla targa commemorativa, infatti, sono previsti la realizzazione di un murales con il ritratto della scrittrice sul timpano della facciata esterna e una serie di iniziative per ricordare Murgia, come la distribuzione agli studenti delle scuole superiori di uno dei suoi ultimi saggi femministi, “Stai zitta”, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale che proprio in questi giorni è di scena al Carcano.
«Ci è sembrato doveroso dedicare a una figura come Michela Murgia questo luogo di democrazia e di cultura — racconta la presidente del Municipio 8Giulia Pelucchi— . La sua scomparsa ha privato il dibattito pubblico di una voce fondamentale sulla disparità di genere, in un momento in cui il tema della violenza fisica e psicologica sulle donne rimane purtroppo di grande attualità». L’iter è avviato, ma per la cerimonia di inaugurazione bisognerà attendere la fine della primavera: «Ci piacerebbe procedere in concomitanza con il 3 giugno, giorno del compleanno di Murgia — continua Pelucchi — . Ci piacerebbe che a firmare il murales sia Mp5, l’artista che aveva curato la copertina del podcast “Morgana” di Murgia e di Chiara Tagliaferri».
Proprio in questi giorni la Fabbrica del vapore ricorda la scrittrice con un ritratto fotografico esposto nella mostra “Straordinarie”, assieme a quelli di altre 110 donne che hanno influenzato cultura e società del nostro Paese: «D’altronde Milano è la città dei diritti e Michela Murgia li ha incarnati tutti — commenta l’assessora al Welfare del Municipio 8 Serenella Caldara — , ricordo che alla sua morte tante persone erano commosse come fosse mancato un loro parente». «È un’iniziativa meritevole — commenta l’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi — Milano fa da sempre di inclusione e cultura la propria bandiera. Ora attendo di visionare gli atti del Municipio».
Lo annuncia la stessa scrittrice nelle stories di Instagram, sul treno di ritorno da Torino, dopo aver partecipato a un incontro su Fernanda Pivano nell’ambito di Archivissima
«Sto tornando a casa da quella che era l’ultima uscita pubblica che conto di fare per i prossimi sei mesi». Lo scrive Michela Murgianelle stories di Instagram, sul treno di ritorno da Torino, dopo aver partecipato a un incontro su Fernanda Pivanonell’ambito di Archivissima. «Grazie degli inviti che mi state facendo – aggiunge – Non ho le forze né il tempo per accettarli, il mio prossimo tempo è per chi amo».
«Non farò neanche presentazioni di Tre Ciotole», fa sapere la scrittrice parlando della sua ultima opera. «Ma Libri Mondadori ha pensato di fare per me una cosa speciale, una ristampa di 5.000 copie autografe, andranno in tutte le librerie italiane. Grazie a voi che state amando questo libro oltre ogni speranza». Poco più di un mese fa la scrittrice, drammaturga, opinionista, autrice del bestseller Accabadora, ha reso pubblica in un’intervista al Corriere della Sera la sua malattia: un cancro al quarto stadio con metastasi alle ossa, ai polmonie al cervello. Da allora ha raccontato sui social alcuni momenti privati, celebrando la sua famiglia queer ma anche continuando le sue battaglie da attivista per i diritti.
Il vincitore del Premio Strega nel 2010 con “Canale Mussolini” era nato a Latina il 26 gennaio 1950
E’ mortoAntonio Pennacchi. Il Premio Strega, l’ex operaio diventato scrittore di successo, che con i suoi romanzi ha fatto conoscere al grande pubblico l’impresa della bonifica dell’agro pontino, la vita, la sofferenza e le gioie dei coloni, si è spento oggi a Latina, all’età di 71 anni. Dalle prime indiscrezioni a stroncarlo sarebbe stato un infarto.
Nato a Latina nel 1950, operaio dell’Alcatel Cavi, Pennacchi si è dedicato alla politica prima nelle file del Msi e poi in quelle del Partito marxista-leninista Italiano. Tra gli anni ’70 e ’80 ha aderito al Psi, alla Cgil e poi alla Uil.
Nel 1983, durante un periodo di cassa integrazione, si è laureato in Lettere e filosofia per abbracciare poi la carriera di scrittore. Il debutto nel 1995 con Mammut, seguito daPalude. Storia d’amore, di spettri e di trapianti. Nel 2003 ha pubblicato Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi, romanzo autobiografico da cui nel 2007 è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, diretto da Daniele Luchetti. continua a leggere
Antonio Pennacchi (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)
La ballerina aveva 84 anni. Le origini popolari, lo studio tenace, il successo nei più grandi teatri del mondo. “Mi lamento perché sono polemica, ma la mia è stata una gran bella vita”
È vissuta volando ma di sé diceva orgogliosa: “Sono cresciuta tra i contadini, nelle campagne vicino Cremona, libera, tra molti affetti e necessità concrete. E proprio lì, ben piantate nella terra, ci sono le mie radici“. E così, leggiadra e solida, dolce e tenace, se n’è andata un “monumento nazionale”, un mito del balletto, una delle più grandi artiste della danza internazionale.Carla Fracci è morta a Milano a 84 anni per un tumore che l’aveva colpita già da tempo e che aveva vissuto con coraggio e strettissimo riserbo. “Eterna fanciulla danzante“, la definiì il poeta Eugenio Montale. “You are wonderul” le confessò commosso Charlie Chaplin dopo averla vista.
Carla Fracci è stata davvero una artista unica, un misto di concretezza meneghina e leggerezza della poesia, una protagonista sia dell’esclusivo mondo del balletto classico che di quello pop della televisione e dei rotocalchi: un viaggio longevo e trionfale, il suo, delicatissima e struggente Giselle, toccante Giulietta, aerea Sylphide nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala al Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet, e dal 1967 artista ospite dell’American Ballet Theatre, con i più eccelsi partner come Erik Bruhn, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov, Gheorghe Iancu, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, gli italiani Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi, e coreografi come Cranko, Dell’Ara, Rodrigues, Nureyev, Butler, Béjart, Tetley e molti altri.
Carla Fracci era nata il 20 agosto del 1936 a Milano. Amici di famiglia convincono i genitori a iscriverla alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala dopo averla vista muoversi nel salone del dopolavoro del papà tranviere. Carla ha 10 anni, è magra, esile, “all’inizio non capivo il senso degli esercizi ripetuti, del sacrificio, dell’impegno mentale e fisico. Io, poi, sognavo di fare la parrucchiera. Fu pensantissimo“, raccontava in una intervista sui suoi inizi. Ma il visino dolce, la leggerezza dei movimenti colpiscono le insegnanti, Vera Valkova, Edda Martignoni, Paolina Giussani e a 12 anni è una comparsa in La bella addormentata con Margot Fonteyn. L’incontro ravvicinato con la grande ballerina le fa capire che i sacrifici, lo studio, la disciplina possono produrre poesia. Si diploma nel 1954, nel 1955 debutta nella Cenerentola alla Scala; nel 1958, a 22 anni, viene promossa prima ballerina.
Sapienza tecnica, leggerezza, una spiccata capacità interpretativa le aprono i teatri del mondo e i maggiori ruoli (ne ballerà circa centocinquanta): oltre ai popolarissimi Lago dei cigni, Lo schiaccianoci, diventano suoi i ruoli romantici, Giulietta, la Swanilda di Coppelia, Francesca da Rimini, soprattutto Giselle, il “suo” personaggio: nei panni della giovane contadinella innamorata, coi capelli sciolti e un leggerissimo tutù, entrerà per sempre nella storia del balletto. Dopo la prima del ’59 a Londra al Royal Festival Hall, la Fracci sarà Giselle in tantissime edizioni e tra le più belle si ricordano quella con Erik Bruhn al Met, e l’altra con Nureyev. L’incontro con Rudy risale al 1963 e sarà un sodalizio artistico che incanterà mezzo mondo per oltre un ventennio. “Ballare con Rudolf era una sfida. Carattere difficile. Eccentrico e competitivo. Ma di grandissima generosità. Era inammissibile per lui che nel lavoro non ci si impegnasse. E per guadagnarsi la sua stima, bisognava essere più forti e uscirne vittoriosi“, ricorderà lei che proprio nei primi anni Sessanta, aveva lasciato la Scala (con una polemica per un balletto cancellato) e da ballerina indipendente, era diventa l’étoile italiana più famosa nel mondo, “la prima ballerina assoluta” scriverà il New York Times.
“In tanti mi hanno chiesto come ci si sente a essere un mito. Ma i miei che erano dei lavoratori, padre tranviere, madre operaia mi hanno insegnato che il successo si deve guadagnare. E io ho lavorato, lavorato, lavorato… “. Continua a farlo anche dopo il matrimonio conBeppe Menegatti, aiuto regista di Visconti, nel ’64, e dopo che è diventata mamma nel ’68. Con Menegatti realizzerà molti spettacoli e personaggi (Medea, Pantea, Titania, Ariel, Luna, Ofelia, Turandot), coinvolgendo compagnie non sempre all’altezza del suo nome. “L’importante è che la gente veda la danza” diceva, e lei lo ha fatto vedere con sorprendente longevità anche fuori dal repertorio classico – e tra Medea, Concerto barocco, Les demoiselles de la nuit, Il gabbiano, La bambola di Kokoschka, svetta la Gelsomina de La strada di Nino Rota creata apposta per lei dal coreografo Mario Pistoni – e anche fino a 80 anni quando, fisico ancora asciutto, elastico, fece un cameo in La musa della danza al San Carlo di Napoli.
Ben prima di Roberto Bolle, Carla Fracci ha contribuito a portare la danza in contesti pop, a cominciare dalla televisione: nel’67 con Scarpette rosa, di Vito Molinari, in molti show del sabato sera e ancora in quella che resta una autentica e notevole prova di attrice, nello sceneggiato tv su Giuseppe Verdi, come indimenticata Giuseppina Strepponi, la soprano e seconda moglie del compositore (ma attrice lo è stata anche al cinema in Storia vera della signora delle Camelie di Bolognini con Isabelle Huppert e Gian Maria Volonté, Nijinskij di Herbert Ross con Jeremy Irons), fino alle civetteria di ridere con autoironia della bella imitazione di Virginia Raffaele al Festival di Sanremo.
Per la diffusione del balletto, d’altra parte, Carla Fracci si è spesa nei contesti più diversi, anche politici. Da sempre mpegnata a sinistra (nel 2009 diventa assessore alla Cultura della Provincia di Firenze) si è battuta contro lo smantellamento dei Corpi di Ballo dalle fondazioni liriche, anche con un appello nel 2012 all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Il ballo classico ha dato prestigio al nostro Paese ed è triste che oggi sia considerato residuale. Un’arte nobile come questa non può essere trattata come una Cenerentola“. Lei stessa si era impegnata in prima persona a tenerli vivi: alla fine degli anni Ottanta quando dirige il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, poi nel ’96 quello dell’Arena di Verona, e dal 2000 per dieci anni alla testa della compagnia di danza all’Opera di Roma, tuttavia sempre nel rimpianto, carico di rancori, della mancata direzione del balletto alla Scala dove proprio per questi dissapori non ballerà più dal ’99.
A gennaio di questo 2021 è il nuovo direttore del Ballo, Manuel Legris, a invitarla a tenere due masterclass su Giselle, ricucendo così quella rottura, e di cui resta una testimonianza nella docufiction Corpo di ballo su RaiPlay. “Mi ha toccata l’accoglienza di tutto il teatro, il lungo applauso. Ho sentito rispetto e gratitudine. Spero che ci saranno altre di queste masterclass. Ai giovani voglio spiegare che la tecnica c’è ma non va esibita”. Leggendaria la sua frase “la danza non è piedi e gambe. È testa“, che racchiude tutta la sua poetica. La sua storia, invece, l’ha raccolta nell’autobiografia Passo dopo passo (Mondadori, 2013), che ora diventerà una fiction tv con Alessandra Mastronardi: non solo ha dato la sua consulenza insieme al marito e alla storica collaboratriceLuisa Graziadei, ma ha regalato un cameo nei panni della sua insegnante alla scuola della Scala. Come a chiudere il cerchio. “Mi lamento spesso e sono una polemica” ha confessato in una delle ultime apparizioni tv, vestita di bianco, come sempre, suo unico vezzo, “ma la mia è stata una gran bella vita“.
Carla Fracci una vita sulle punte – La vita in diretta 17/01/2020
Da oggi (22 maggio 2021) radiodrammi, musica, poesia, comicità e materiali d’archivio online
Se l’inventiva di una città si misura anche dai primati, allora Milano da oggi ne ha uno in più: la prima radio di un teatro al mondo, al Parenti. Del resto non c’è da stupirsi data la creatività vulcanica della direttrice Andrée Ruth Shammah, che durante i lunghi mesi di chiusura forzata ha chiamato a raccolta i suoi fedelissimi e ha sezionato l’immenso archivio di quasi cinquant’anni di teatro.
Il risultato è un palinsesto che trasferisce il teatro nella radio, “ ma la radio non lo sostituisce – ha detto con entusiasmo alla presentazione – Lo arricchisce, allarga gli orizzonti, ci apre sul mondo per risvegliarci “. Radio Parenti “è una radio libera ” e nasce oggi, non nell’etere, ma online: dalle 18 partono le trasmissioni sulla piattaforma digitale del teatro parentionair.it. Sempre stasera, l’inaugurazione in presenza a teatro ( alle 18 e alle 20, prenotazione obbligatoria allo 02.59995206). Il palinsesto sarà di sei ore, replicato tre volte per coprire l’arco delle 24 ore e poi cambiare il giorno successivo.
Dentro, oltre alla musica e al teatro in forma di radiodramma, letteratura, poesia, comicità, ma anche filosofia, storia, riflessioni sulla società e tutti i nomi che sono – o sono stati – di casa in via Pier Lombardo. Tra le rubriche ci sono Gioele Dix che terrà l’appuntamento dei “Giovedix letterari” in cui approfondirà grandi autori, da Italo Calvino a Dino Buzzati, Primo Levi, Giorgio Manganelli, Wislawa Szymborska. Filippo Timi si racconterà tra vita e teatro in “@ Timi- Attimi“, come divagherà tra arte e aneddoti personali il gallerista Jean Blanchaert, al debutto assoluto in radio con la rubrica ” Zigzagando“.
Ci sarà spazio anche per trasmissioni dedicate a Milano, alla sua storia e al suo dialetto, come i dialoghi comici tra Gianna Coletti e Marco Balbi di “ Cumincium Ben“, e alla comicità tout court con Maurizio Micheli, Maria Cassi e una nuova invenzione di Shammah, “Se telefonando“, con le finte telefonate di Gabriella Franchini. Per la musica, sarà interessante scoprire le biografie di Charles Mingus, Chet Baker, Miles Davis, Duke Ellingtonm, Dizzy Gillespie, Louis Armstrong scritte da Gianni Gualberto Morelenbaum, che per anni ha organizzato gli “Aperitivi in concerto” al Manzoni, per la rubrica “ I grandi del jazz“, affidata alla voce di Alberto Onofrietti, mentre Matteo Ceccarini, compositore e sound designer (nonché marito della top model Eva Riccobono) nel ” Giardino musicale” farà, parole sue, “sentire la musica che in radio non si sente mai, senza limiti commerciali: Sakamoto, Philip Glass, Vangelis, Laurie Anderson.
Percorsi visionari che spero evochino qualcosa agli ascoltatori”. Spazio anche alle riflessioni di pensatori contemporanei, da Massimo Cacciari a Massimo Recalcati e Piergaetano Marchetti, anche scomparsi, con la rilettura che Emanuele Severino fece di Leopardi. Torneranno altre voci che non ci sono più, attinte dallo sterminato archivio del teatro: Giorgio Albertazzi, Philippe Daverio, Vittorio Sermonti e il grande Eduardo
Nel primo trimestre, seppure di poco, il vecchio ellepì è cresciuto del 121% rispetto allo stesso periodo del 2020. Oggi rappresenta l’11 % delle vendite di musica nel Paese
Nei primi tre mesi del 2021, secondo i dati Deloitte per FIMI, il vinile, per la prima volta dal 1991, è tornato a superare il cd in Italia. Nel primo trimestre, seppure di poco, il vinile, cresciuto del 121% rispetto allo stesso periodo del 2020, ha generato maggiori ricavi rispetto al CD, in calo del 6%. In un mercato dominato dallo streaming, con circa l’80% del fatturato, il vinile rappresenta oggi l’11 % delle vendite di musica nel Paese. Nel primo trimestre, complessivamente, il mercato italiano è cresciuto del 18,8%. Ancora forte l’affermazione dei ricavi da abbonamenti ai servizi streaming, saliti del 37%.
Il vinile sorpassa il CD in Italia: dopo lo streaming è la prima scelta per ascoltare musica
CARRASEGARE 2021 – Il rito non si ferma – 14.02.2021 Dagli studi di Videolina Ambra Pintore conduce uno speciale sul Carnevale in Sardegna, con la regia di Andrea Fenu. Malgrado l’assenza degli eventi che caratterizzano il rito, lo speciale sarà l’occasione per ripercorrere con le immagini d’archivio i suggestivi carnevali di Mamoiada, Santu Lussurgiu, Oristano, Ottana, Orotelli, Gavoi, Samugheo, Fonni. Tra i temi in programma: un rito che non si ferma; i suoni del carnevale; le maschere sarde e del mediterraneo; come si realizza una maschera. Ad accompagnare Ambra ci saranno: il semiologo Franciscu Sedda con il quale si affronterà il tema del rito nei suoi cambiamenti; Franca Rosa Contu responsabile musei dell’ISRE di Nuoro, che oltre ad illustrare la collezione originaria dei mascheramenti sardi, presenterà le ricerche legate a s’eritaju di Orotelli e a su bundu di Orani; il ricercatore Marcello Marras si concentrerà sui suoni che accompagnano i carnevali di Aidomaggiore, Seneghe, Gavoi; la Componidora del 2010 Elisabetta Sechi racconterà la sua esperienza di capocorsa della Sartiglia; il mascheraio Graziano Viale mostrerà le fasi della realizzazione di una maschera in cuoio de su Componidori a partire dal calco in argilla fino alla modellazione e rifinitura
L’autore di «E allora le foibe?»: «Il fatto che facciano riferimento ai miei figli mi preoccupa molto. Ma tutto questo odio mi fa capire di essere sulla strada giusta»
«Ho paura per me e per i miei figli, non posso negarlo, ma tutto questo odio mi fa capire di essere sulla strada giusta». Eric Gobetti, autore di «E allora le foibe?» edito da Laterza, ha lanciato un appello su Facebook denunciando le centinaia di messaggi violenti rivolti a lui e ai suoi figli per i quali farà denuncia alle forze dell’ordine, «è inconcepibile che uno non possa fare il proprio lavoro – dice-,capisco chi ha posizioni diverse dalle mie, però questa aggressione rende la mia vita impossibile. Il fatto che facciano riferimento ai miei figli mi preoccupa moltissimo. È dall’inizio, dall’uscita del libro e ancora prima, che scagliano queste offensive contro di me. Aumentano quando escono articoli sui giornali di estrema destra».continua a leggere
Fu inaugurato nel 2000 nello stabile dell’antica Officina Borletti. La casa editrice ha deciso di concentrare la propria attenzione sul megastore di piazza Duomo, la storica libreria Rizzoli in Galleria e il Mondadori Bookstore di via Pergolesi – di Nino Luca /CorriereTv
Alle 15 in punto di giovedì 31 dicembre, la Mondadori ha chiuso il megastore di via Marghera. «Siete pregati di andare alle casse per completare gli acquisti», la voce incita gli ultimi clienti a far presto. Una dipendente riprende dall’interno la serranda che si abbassa dopo ormai 20 anni di storia. Era proprio il 2000 quando fu inaugurato nei locali dello stabile dell’antica Officina Borletti, 3.700 metri quadrati destinati a ospitare quello che sarebbe diventato uno dei punti vendita della casa editrice di Segrate più all’avanguardia e forniti, il «Mondadori Multicenter»: tre piani interamente dedicati al grande universo dei media, dalle riviste ai libri, dai computer ai palmari, dal video alla fotografia digitale, dalla telefonia a internet. A disposizione del pubblico anche un’agenzia viaggi, una biglietteria ticket online e centinaia di titoli Dvd, con tanto di internet café all’ultimo piano e la sala conferenze pensata per eventi e attività culturali. Un investimento, all’epoca, che arrivò a sette miliardi di lire, con un obiettivo di fatturato che doveva toccare i 70 miliardi. Ora, in piena pandemia, dopo due lockdown, con i ricavi in caduta libera e il boom dell’e-commerce, Mondadori ha deciso di concentrare la propria attenzione sul megastore di piazza Duomo, la storica libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele e il Mondadori Bookstore di via Pergolesi. La crisi dell’editoria libraia e anche la pandemia hanno contribuito ad accelerare la chiusura. Al suo posto? Nulla di deciso. Gli ultimi clienti cercano di capire. “Spero solo che non arrivi un altro supermarket alimentare”, chiosa un cinquantenne con un libro appena acquistato stretto al petto.
(ANSA) – Roma, 18 ottobre 2020 – Chiari è la “Capitale italiana del libro” per il 2020. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta del Ministro per i Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, di conferire al Comune di Chiari in provincia di Brescia, uno dei più colpiti dalla epidemia da Covid-19, il titolo di “Capitale italiana del libro” per l’anno 2020″. Ai sensi della legge, legge 13 febbraio 2020, n. 15, Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura, “Chiari – Capitale italiana del libro 2020” riceverà un finanziamento di 500.000 euro per la realizzazione di progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura.
“Così come è accaduto per il titolo di Capitale Italiana della Cultura – che ha tratto ispirazione da quello di Capitale Europea -, anche la “Capitale italiana del Libro” genererà meccanismi virtuosi capaci di sviluppare progetti culturali, coinvolgenti e innovativi” ha dichiarato il ministro Franceschini. “Conferire il titolo a Chiari è inoltre il giusto riconoscimento alla microeditoria e alla produzione degli editori indipendenti che in questa città trovano da 18 anni una importante Rassegna di scambio e promozione che sarà organizzata anche quest’anno, dal 13 al 15 novembre, in una edizione rispettosa dei protocolli sanitari. Questo riconoscimento – ha concluso il ministro – arriva in un anno particolare e in un territorio fortemente colpito dalla pandemia in cui, ora più che mai, è giusto rafforzare il sostegno al settore del libro. Nei mesi più duri del lockdown, Chiari ha trovato proprio nella lettura, compiuta attraverso i canali social dell’amministrazione, uno degli strumenti per sostenere la comunità. Ora questa esperienza può diventare un modello“. Il titolo di Capitale del libro, che in questa prima edizione è stato attribuito per legge dal Cdm su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, dal prossimo anno sarà conferito all’esito di un’apposita selezione in cui una commissione di esperti valuterà i progetti presentati. (ANSA).
CAGLIARI. Insulti e minacce su Facebook alla scrittrice Michela Murgia. Lo racconta lei stessa: “C’è un gruppo dei sostenitori della Lega che si chiama ‘Uniti a Salvini’. Gli iscritti sono 13.595. Qualcuno di loro ci ha postato un articolo che sintetizza il mio intervento a Bologna in piazza Maggiore per laRepubblica delle Idee. Che questa gente mi auguri la morte, lo stupro o mi insulti mi importa poco a titolo individuale. Davanti a questa violenza faccio le sole cose sensate: segnalare il gruppo a FB (cosa che vi invito a fare a vostra volta) e denunciare le persone che hanno scritto le cose penalmente rilevanti”. Lo annuncia la scrittrice sarda Michela Murgia sul proprio profilo Facebook, allegando gli screenshot dei messaggi. “Questo gruppo lo faremo chiudere. Cento altri ne sorgeranno e faremo chiudere anche quelli – osserva – Ma quando è chi governa a legittimare questo registro, l’azione della violenza è pedagogia di stato”. continua a leggere