Il colpo è avvenuto alla Lce Cosmetics. Non è ancora chiaro a quanto ammonti il valore del bottino
La tecnica è sempre la stessa. Si piazzano dei mezzi per bloccare la strada e, se va bene, si entra nella ditta per portare via quanto a disposizione in meno tempo possibile. È quello che è successo anche la scorsa notte a Cerro Maggiore. Presa d’assalto la ditta Lce Cosmetics di via Edison, nell’area industriale del comune dell’hinterland di Milano.
Il colpo – Il colpo è avvenuto nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 luglio. La banda di ladri, non ancora identificati, ha piazzato quattro auto rubate sulla strada, impedendo il passaggio di altre vetture. Poi hanno preso un quinto mezzo con il quale hanno sfondato la vetrata di ingresso degli uffici. A quel punto si sono introdotti dentro e hanno svaligiato la ditta. I ladri sono riusciti a fuggire con il bottino. Sul posto sono intervenuto i carabinieri della compagnia di Legnano. Attualmente non è ancora stata quantificata la perdita per l’azienda e il valore (così come le quantità) del bottino.
L’assalto simile – Solo un mese fa la stessa tecnica era stata usata per un assalto in una ditta di logistica a Lacchiarella, divenuto poi una rapina. In quel caso la banda aveva sbarrato la strada con camion e chiodi sull’asfalto, aveva appiccato un incendio, ma non era riuscita nel furto ed era fuggita senza nulla.
A Milano, dopo il cedimento di un’insegna alla torre Hadid, lo shopping district di Citylife è stato transennato e interdetto al pubblico. La struttura, del perso di oltre 170 tonnellate, sarà smontata e portata via a pezzi con gli elicotteri, per poi essere sostituita
Negozi e uffici chiusi, lo shopping district transennato e interdetto al pubblico, mentre a 177 metri di altezza gli operai lavorano per mettere in sicurezza l’intera piazza. Si presenta così piazza Tre Torri il giorno dopoil crollo dell’insegna in cima al grattacielo che ospita la sede di Generali. La struttura ha ceduto ieri, lunedì 30 giugno, per cause ancora da chiarire, ma l’ipotesi più verosimile è che si sia verificato un improvviso cedimento strutturale a uno dei piloni che sorregge la gigantesca scritta.
“Hanno detto che potrebbe essere stato il calore – spiega un lavoratore dello shopping district, che ha chiesto di non comparire in video -. Io però penso sia improbabile. Con il caldo di questi giorni il metallo può superare anche i 100 gradi, ma non è abbastanza per fondere l’acciaio. Ora la piazza resterà probabilmente chiusa per una settimana. I lavoratori sono tutti in smart working. Dovranno smontare la scritta e rimuoverla a pezzi portandola via con gli elicotteri. Pesa più di 170 tonnellate, sarebbe impossibile fare altrimenti“.
A smentire l’ipotesi di un cedimento dovuto all’ondata di calore degli ultimi giorni è stato anche il comandante ingegnere dei vigili del fuoco Calogero Turturici, durante la conferenza che si è svolta nel comando di Milano martedì 1 luglio, spiegando che il distacco sarebbe stato provocato dal cedimento di una struttura reticolare che sostiene una delle due insegne.“Non sembra ci siano state ripercussioni sul resto della torre. La struttura metallica, dal peso di centinaia di tonnellate, si è sdraiata sulla copertura perché qualche vincolo che la sosteneva è venuto meno, ne abbiamo messi di nuovi. Le cause possono essere molteplici, vanno approfondite: non abbiamo mai parlato di temperature elevate”. Al termine dei lavori di messa in sicurezza, ha aggiunto Turturici, “sarà rilasciata la certificazione di sicurezza da un professionista“, necessaria per far riaprire al pubblico lo shopping district di Citylife. Secondo il comando dei Vigili del Fuoco, l’intero complesso potrebbe riaprire già nella giornata di domani, mercoledì 2 luglio. Nel tardo pomeriggio dimartedì 1 luglio è stata invece riaperta la fermata Tre Torri della linea M5, chiusa per motivi di sicurezza.
Crollo insegna Generali. Che cosa potrebbe riaprire e quando
I vigili del fuoco hanno spiegato il loro intervento su Torre Generali. In attesa della certificazione, poi si potrà capire quando e che cosa riaprire
Insegna Generali (LaPresse)
Entro la serata di martedì 1 luglio saranno completati gli interventi di messa in sicurezzadell’insegnadi Generali, in cima al grattacielo Hadid a CityLife. Lo ha affermato Calogero Turturici, comandante del comando dei vigili del fuoco di Milano, durante una conferenza stampa martedì pomeriggio per aggiornare la stampa sull’intervento. Smentendo anche l
Secondo quanto ha affermato Turturici, l’insegna è crollata in seguito “a un cedimento di una struttura reticolare che sostiene una delle due insegne, ma non sembrano esserci pesanti ripercussioni“. La messa in sicurezza è consistita, tra l’altro, nella realizzazione di “vincoli sostitutivi“. L’insegna, ha detto Turturici, “è stata sdraiata sulla copertura perché qualche vincolo è venuto meno e la soluzione è stata di ripristinarli”. Nell’occasione sono stati effettuati interventi anche per le strutture di sostegno della seconda insegna, sull’altra facciata del grattacielo: “Non sappiamo se c’è un rischio concreto, ma è un ulteriore sostegno per puntellare”, ha aggiunto il comandante
Quando potrebbero riaprire la torre e il centro commerciale – Infine, le prospettive. “Dopo che saranno rilasciate le certificazioni dal direttore dei lavori di messa in sicurezza urgente, da lì si potrà capire cosa aprire”, ha detto Turturici riferendosi alla torre stessa, alla piazza e al centro commerciale, mentre la stazione Tre Torri della M5 è stata già riaperta. La certificazione dovrebbe arrivare nella serata di martedì. In questo caso, almeno la piazza potrebbe riaprire nella giornata di mercoledì. Finché non si avrà la certificazione, comunque, nulla si può dire in proposito.
Indagine per crollo colposo – I vigili del fuoco e l’azienda Generali hanno confermato che non ci sono stati danni a persone o a edifici circostanti. A cedere è stata la struttura interna tubolare dell’insegna, alta circa 15 metri e ancorata sull’ultimo piano dell’edificio. Le cause sono da chiarire, c’è chi ha parlato delle alte temperature che avrebbero messo a dura prova l’impianto. Proprio nella serata di ieri è stata effettuata una ricognizione aerea con droni per avere un quadro più chiaro. Le foto e i video verranno inseriti tra gli atti dell’inchiesta: la procura di Milano è pronta ad aprire un fascicolo d’indagine per crollo colposo in mano alla pm Francesca Celle. Si sta valutando se procedere con il sequestro della Torre o di parte di essa.
È successo lunedì mattina. Chiusa la fermata della metropolitana. Vigili del fuoco sul posto
Ha ceduto una delle insegne di Generali, sul tetto del grattacielo Hadid, in uso alla compagnia assicurativa, che si trova nel quartiere di City Life a Milano.
Crolla l’insegna di Generali a City Life – È successo nelle prime ore della mattinata di lunedì 30 giugno. I vigili del fuoco di Milano sono sul posto per valutare la situazione. Intanto è stata chiusa la fermata della metropolitana Tre Torri della M5 per sicurezza, e la piazza omonima è stata recintata. Chiuso anche il centro commerciale ai piedi della torre. Sul posto il servizio manutenzione della torre. Non ci sarebbero feriti.
L’insegna crollata si trova sulla facciata est dell’edificio. Per il momento non è chiaro che cosa abbia innescato il cedimento della struttura. Nelle scorse ore a Milano non si sono registrati eventi di maltempo, o forti raffiche di vento. Solo e soltanto caldo afoso.
Collassa l’insegna della Torre Hadid a Citylife a 192 metri d’altezza: rischio crollo in strada
Dalle prime ore della mattina, vigili del fuoco e tecnici al lavoro per mettere in sicurezza l’area intorno al grattacielo
Problemi all’insegna delle Generali sulla Torre Hadid. Tutta l’area è stata isolata, con la chiusura della piazza e il centro commerciale. Dalle foto scattate dai palazzi del quartiere, l’insegna sembra collassata, probabilmente su due lati. Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro per capire le cause del cedimento, ma anche per mettere in sicurezza l’area nel caso di un distacco e di una caduta al suolo. Il grattacielo, uno dei più alti di Milano, ha 44 piani per un’altezza di 192 metri. All’interno ci lavorano oltre duemila persone. Chi si recava al lavoro stamattina non è stato fatto entrare in ufficio.
Milano, si stacca l’insegna della Torre Generali: ipotesi alte temperature
Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro per mettere in sicurezza l’area. Procura apre un fascicolo
Insegna Generali collassata
L’insegna delle Generali sulla Torre Hadid a Milano si è staccata. A quanto apprende Adnkronos, non è escluso che possa crollare interamente,ma anche se dovesse succedere “rimarrebbe ancorata al perimetro del terrazzo e si scongiurerebbe la caduta verticale“. Si sottolinea in ogni caso che si tratta di prime valutazioni.
Per ora l’area è stata interdetta, la fermata della metro Tre Torri chiusa e Vigili del fuoco e tecnici sono al lavoro non solo per mettere in sicurezza l’area, ma per risalire alla causa del collasso dell’insegna, per ora ignota. A quanto si apprende, tra le ipotesi del cedimento dell’insegna ci potrebbe essere “il cedimento strutturale di uno dei nodi, si tratta di tiranti in acciaio, che tengono l’insegna sulla Torre Hadid”. Al momento del crollo dell’insegna di Generali “non si registravano particolari condizioni di vento forte, tuttavia da evidenziare le alte temperature sulla città di Milano di questi giorni“.
La procura di Milano aprirà un fascicolo con l’ipotesi del reato di crollo colposo.
Com’è composta l’insegna – L’insegna del grattacielo Generali è composta da un tamburo centrale, che è la struttura principale, vincolata al prolungamento in cemento armato dei torrini sulla sommità del nucleo della torre. Trasferisce i carichi verticali ai punti di appoggio sulla struttura in cemento armato. Una struttura spaziale tubolare di tipo reticolare simmetrica si dirama dal tamburo centrale. Una struttura di sostegno dei pannelli e delle lettere, composta da montanti e traversi orizzontali fungono da sostegno anche per la struttura delle passerelle di manutenzione.
La nota di Generali – L’episodio “è stato prontamente gestito con l’immediata messa in sicurezza dell’insegna stessa, senza che si registrassero danni a persone né a strutture circostanti“, sottolinea Generali in una nota. “A scopo precauzionale e a tutela della pubblica incolumità, Generali ha provveduto a delimitare e mettere in completa sicurezza l’area sottostante, ivi compreso l’edificio che ospita il CityLife Shopping District“, sottolinea. “Tutto il personale della sede Generali continuerà a operare da remoto“, evidenzia. “Le cause dell’incidente sono ancora in fase di valutazione. Generali fornirà tempestivamente tutti gli aggiornamenti del caso”.
Milano Collassa l’insegna sul grattacielo Generali – Corriere del ticinoRed. Online
Il colpo all’alba di martedì 3 giugno. Indagano i carabinieri
Le immagini dell’incendio appiccato dai rapinatori (foto Italpol)
I colpi di pistola, le fiamme e la fuga. Rapina all’alba di martedì 3 giugno. Un gruppo di almeno sei malviventi ha assaltato un deposito di camion, appiccato un incendio e sbarrato la strada con mezzi e chiodi sull’asfalto.
La rapina nel centro logistico – Tutto è accaduto intorno alle 3.20 in via Cascina Nuova, nel comune milanese di Lacchiarella. Stando a quanto riferito dalle guardie di Italpol, i rapinatori si sono introdotti all’interno del centro logistico Messina Trasporti. I primi a intervenire sono stati proprio gli addetti alla vigilanza, a uno dei quali è stata rubata un’arma d’ordinanza. I rapinatori hanno sparato e una delle guardie ha risposto al fuoco.
La strada sbarrata – Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri che si sono scontrati con i rapinatori. Per impedire l’intervento dei mezzi di soccorso, il gruppo ha sbarrato le strade d’accesso con dei camion incendiati e cospargendo l’asfalto con chiodi e strisce chiodate. Secondo i militari sarebbero stati rubati due autocarri contenenti merce. I malviventi sarebbero poi scappati a bordo di alcune auto.
È stato necessario l’intervento dei soccorritori del 118. Quattro le persone ferite, attualmente sembrerebbe in maniera non grave, per cui sono giunte in posto due ambulanze e un’auto medica. Sul caso indagano i militari dell’Arma che nelle prossime ore potrebbero richiedere le immagini delle telecamere di videosorveglianza utili a dare un volto ai rapinatori.
Il boato all’alba di martedì a Bagnatica, comune della Bergamasca. I soccorsi
Esplosione all’alba di martedì 27 maggio a Bagnatica, comune della Bergamasca a poco meno di un’ora da Monza. Una palazzina è stata sventrata in seguito a una esplosione che ha coinvolto un complesso residenziale in via Isolabella. Erano circa le 6.30 del mattina quando si è sentito un forte boato. La deflagrazione, secondo quanto al momento ricostruito, sarebbe avvenuta al piano terreno di una palazzina residenziale. Forse all’origine ci sarebbe una fuga di gas ma le cause dell’esplosione sono attualmente in corso di accertamento.
Esplosione a Bagnatica: distrutta palazzina – Sul posto sono intervenute diverse squadre di soccorso, comprese le unità specializzate Usar (Urban Search & Rescue) provenienti da vari comandi della Lombardia. Nell’esplosione è rimasta ferita una donna che è stata estratta dalle macerie e accompagnata in ospedale con diverse ustioni.
I pompieri fin dalle prime ore della mattinata sono stati impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dello stabile per procedere con le verifiche strutturali. Sul posto anche i carabinieri e la protezione civile.
Il protocollo d’intesa è il primo di questo genere siglato a livello regionale
Siglato a Milano un protocollo d’intesa sull’uso ‘pacifico’ dell’energia nucleare. Si tratta del primo memorandum siglato in assoluto dall’Ageniza internazionale per l’Energia atomica a livello regionale. La firma è avvenuta a palazzo Lombardia alla presenza del direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, e del governatore della Lombardia Attilio Fontana. L’obiettivo è quello di valorizzazione il nucleare e accelerare il percorso di transizione ecologica, ma anche anche l’applocazione delle tecnologie nucleari nella medicina, nell’agricoltura e nella sostenibilità ambientale, la cooperazione internazionale sul tema.
La firma dell’accordo – L’accordo è stato siglato durante l’evento ‘Tecnologie nucleari e applicazioni per un futuro sostenibile’ al quale hanno partecipato anche gli assessori regionali Guigo Guidesi, Alessandro Beduschi e Giorgio Maione. Tra i relatori Luca Mastrantonio, amministratore delegato di Nuclitalia e Guido Brusco, direttore generale risorse naturali di Eni. Il protocollo ha durata triennale ed è il risultato di una collaborazione partita a gennaio tra Fontana e il direttore dell’Aiea.
Lombardia protagonista nello sviluppo sostenibile – Per Fontana l’accordo “conferma il ruolo da protagonista di Regione Lombardia nella promozione delle tecnologie più all’avanguardia a servizio dello sviluppo sostenibile. Oggi segna l’inizio di un percorso importante, che sono convinto ci porterà a superare le difficoltà attuali e a fare un passo avanti per il bene del nostro Paese. Il nucleare rappresenta una strada percorribile per favorire la transizione ecologica, è una delle opzioni da sfruttare all’interno di un mix energetico green. Grazie a questa collaborazione daremo un ulteriore slancio alle sperimentazioni e all’attività di ricerca che la Lombardia sta portando avanti in questo settore cruciale. Dobbiamo affrontare le sfide attuali, perché il mondo sta cambiando rapidamente non possiamo continuare a dipendere da risorse che ci mettono in difficoltà, sia a causa di problemi geopolitici sia per le questioni economiche legate ai materiali necessari per la produzione“.
“Il nucleare – ha aggiunto Maione – potrà ridurre la dipendenza strategica da Paesi extraeuropei, sia per le fonti energetiche sia per i materiali. La tecnologia, il know-how e le capacità realizzative sono interamente europee, spesso italiane. I sistemi di controllo in Lombardia e in Italia garantiscono i massimi livelli di sicurezza, dobbiamo lavorare per semplificare le norme sui rifiuti per migliorare la gestione, il trasporto e lo smaltimento, rendendo il processo più efficiente“.
Come funzionano i nuovi reattori nucleari – Un punto cruciale per il governatore è quello di spiegare alle persone cosa si può fare con il nucleare e come funzionino le nuove tecnologie in tale direzione. “In particolare, si tratta di reattori nucleari di nuova generazione, che sono assolutamente sicuri e che non devono più generare le preoccupazioni di un tempo, parliamo di tecnologie completamente diverse rispetto al passato. Questi reattori sono progettati per essere sicuri e compatibili con gli standard più elevati di sicurezza, anche nella nostra regione, dove abbiamo la possibilità di creare condizioni di sicurezza ottimali“, ha detto Fontana.
La Lega sul nucleare a Milano – Già da tempo gli esponenti del Carroccio sostengono la costruzione di centrali nucleari in Italia. In particolare il segretario della Lega, Matteo Salvini, si è più volte esposto sul tema. L’ultima volta poche settimane fa quando, durante un evento al Pirellone, ha ammesso: “Mi piacerebbe fosse a Milano, da sempre capitale della ricerca e dell’innovazione”, riferendosi a una centrale.
“Ogni anno di ritardo è un furto ai nostri figli“, ha detto Salvini. “La Cina blocca l’export di terre rare, per questo è obbligatorio partire subito sul nucleare. Il decreto del Consiglio dei ministri è solo un inizio. È fondamentale correre perché non possiamo perdere altro tempo. Abbiamo ancora due anni abbondanti di legislatura, entro fine legislatura obiettivo mio, lo dico da vicepresidente del Consiglio e da segretario della Lega, è aver riavviato il motore“, ha detto.
Sarebbe fallito grazie all’intervento dei vigilantes il colpo all’azienda “T.D. Synnex”, in viale Tolstoj 65. Mediante l’utilizzo di una ruspa, con cui hanno divelto il recinto, i ladri hanno provato a introdursi nel cortile della logistica, salvo poi desistere e darsi alla fuga a seguito dell’intervento di una guardia particolare giurata che, ha dapprima esploso dei colpi d’arma da fuoco in aria e, successivamente, dopo aver sentito l’esplosione di alcuni petardi accesi dai malviventi, ulteriori colpi in direzione della ruspa. Non risultano feriti (le verifiche presso i nosocomi sono in corso).
Istituita una “zona rossa” e allestito un PCA (Posto di Comando Avanzato). Il Prefetto di Sondrio Anna Pavone ha ordinato l’attivazione del Centro di Coordinamento dei Soccorsi presso la Sala Operativa della Prefettura.
VAL MASINO – Momenti di apprensione in Val Masino, dove il numero di persone evacuate nella frazione di Cataeggio è salito da 150 a circa 300a causa del movimento della frana Scaiun.
L’intervento dei Vigili del Fuoco del comando di Sondrio è scattato questa mattina (vedi articolo), dopo il superamento della soglia radar del Livello 3 (Elevata Criticità), rilevato a seguito di un monitoraggio costante della frana di Scaiun-Cataeggio. Il dato allarmante di 8.1 mm/24h ha reso necessaria un’azione immediata per garantire la sicurezza della popolazione.
Le autorità hanno istituito una “zona rossa” e allestito un PCA (Posto di Comando Avanzato) per coordinare le operazioni di soccorso. Gli abitanti evacuati sono stati temporaneamente radunati presso i punti di raccolta individuati nel piano comunale di emergenza di protezione civile, ovvero la Casa delle Guide e il Centro sportivo di Cataeggio. Di queste 300 persone, circa 120 sono state sistemate in alberghi della zona, mentre le restanti hanno trovato alloggio presso parenti o amici.
A seguito della riunione operativa convocata dalla Prefettura di Sondrio nella mattinata odierna, alla quale hanno partecipato rappresentanti delle forze dell’ordine, della Protezione Civile e diARPA Lombardia, il sindaco Pietro Taeggi ha firmato l’ordinanza con la quale dispone l’immediata evacuazione degli edifici nelle seguenti vie di Cataeggio: via Roma (dal civico 1, 2, 14 e 18), via Chiesa, via Boc, via Sceres, via ai Murun, via Caste Olt e via G. Marconi (fino al civico 70). L’ordinanza vieta inoltre l’accesso e l’utilizzo degli edifici sgomberati sia ai proprietari che ad altri soggetti aventi titolo, fino a nuova comunicazione.
La Strada Provinciale 9 è stata chiusa al transito nel tratto compreso tra il km 9 e il km 10, in corrispondenza della porzione che potrebbe essere interessata da un eventuale movimento franoso. Tuttavia, per consentire il deflusso dei turisti presenti in zona e scongiurare situazioni di isolamento, è stata attivata una viabilità alternativa.
Al termine della riunione, intorno alle 13.30, il Prefetto di Sondrio Anna Pavone ha ordinato l’attivazione immediata del Centro di Coordinamento dei Soccorsi presso la Sala Operativa della Prefettura di Sondrio, al fine di monitorare costantemente la situazione e coordinare le operazioni sul campo. Sul posto sono già operative squadre dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Sondrio, militari del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Sondrio e tre ambulanze con personale di AREU 118 e Croce Rossa Italiana.
La comunità locale segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione, mentre gli esperti continuano a monitorare il fenomeno franoso per valutarne la possibile evoluzione. Il sindaco, in coordinamento con la Prefettura, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco, ha assicurato che verranno fornite tempestivamente ulteriori informazioni ai cittadini.
Nel 2018 un deragliamento provocò tre morti e oltre 200 feriti. I pm hanno chiesto cinque condanne, tra cui 8 anni e 4 mesi per l’ex ad di Rfi Gentile
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A oltre sette anni dall’incidente ferroviario di Pioltello, oggi i giudici di Milano dovrebbero entrare in camera di consiglio per formulare la sentenza di primo grado.
Il 25 gennaio del 2018, in seguito al deragliamento del treno regionale Cremona-Milano Porta Garibaldi, morirono tre donne e oltre 200 persone rimasero ferite o subirono traumi psicologici.
Le accuse per ex dirigenti, dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana sono di disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose e “omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro“. Cinque le condanne chieste dai pm, tra cui 8 anni e 4 mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex ad di Rfi, e per l’ex direttore di Produzione Umberto Lebruto.
Per Vincenzo Macello, ex direttore territoriale della Lombardia, sono stati chiesti 7 anni e 10 mesi, mentre per Andrea Guerini, ex responsabile delle Linee Sud della Dtp di Milano, e per Marco Albanesi, ex responsabile dell’Unità di Brescia, 6 anni e 10 mesi.
Chiesta invece l’assoluzione per altri tre dirigenti: Moreno Bucciantini, Ivo Rebai e Marco Gallini. Per Rfi è stata proposta una sanzione pecuniaria di 900mila euro.
I giudici si sono riuniti per ore in camera di consiglio prima di esprimere la sentenza di primo grado
Le immagini dell’incidente
A sette anni da quella tragica mattina, il Tribunale di Milano si è espresso suldisastro ferroviario di Pioltello. La sentenza di primo grado è stata pronunciata al termine di un lungo confronto in camera di consiglio, riunitosi intorno alle 10.30 di martedì. Otto assoluzioni e una condanna. Questo il verdetto del collegio della quinta sezione penale.
La sentenza – Quasi tutti gli imputati sono stati assolti dai giudici milanesi. Le accuse, a vario titolo, sono di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. La corte ha assolto l’ex amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, per cui la procura aveva chiesto 8 anni e 4 mesi, stessa richiesta fatta anche per Umberto Lebruto, allora direttore produzione di Rfi, e anch’esso assolto. Stesso verdetto per Vincenzo Macello, ex direttore della Direzione territoriale produzione di Milano e Andrea Guerini. L’unico condannato è Marco Albanesi, l’allora responsabile dell’unità manutentiva di Brescia di Rfi. Anche la stessa Rfi – per cui i pm avevano proposto una sanzione pari a 900mila euro – è stata assolto ‘per insussistenza del reato presupposto‘. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni.
La tesi della procura – Secondo le indagini, a causare il deragliamento fu un giunto in “pessime condizioni” che portò alla rottura di un pezzo di rotaia per 23 centimetri. Secondo i pmLeonardo Lesti e Maura Ripamonti il tutto sarebbe legato a una serie di omissioni nella manutenzione. Ripamonti e Lesti avevano chiesto cinque condanne tra cui quella per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, e Umberto Lebruto, ex direttore di produzione. Per entrambi 8 anni e 4 mesi. Per l’ex direttore territoriale della Lombardia, Vincenzo Macello, erano stati chiesti 7 anni e 10 mesi. Per Andrea Guerini e Marco Albanesi 6 anni e 10 mesi.
La difesa – L’avvocato Ennio Amodio, che rappresenta Rfi, ha spiegato che se gli operai avvertono un danno hanno il potere di intervenire e chiedere la sospensione della circolazione” e “conoscevano bene ciò che andava fatto, ma per varie ragioni si sono spostati dalle procedure di sicurezza“.
Il disastro ferroviario – Il 25 gennaio 2018 il treno regionale 10452 di Trenord Cremona-Milano Porta Garibaldi, con a bordo 350 viaggiatori, è deragliato all’altezza di Pioltello. Erano le 6.57. Di quelle 350 persone oltre 200 rimasero ferite e tre di loro morirono. Pierangela Tadini, 51 anni, originaria di Caravaggio ma da anni residente a Vanzago. Giuseppina Pirri, 39enne di Cernusco sul Naviglio e che da un po’ si era trasferita a vivere Capralba insieme alla sorella e ai genitori. Infine, Maddalena Milanesi, 61 anni, dottoressa dell’ospedale Carlo Besta di Milano.
È successo nella mattinata di venerdì 21 febbraio in un capannone di via Don Luigi Sturzo ad Abbiategrasso. Sul posto i vigili del fuoco e il 118
Il crollo nel capannone
Il boato improvviso, poi la pioggia di calcestruzzo e macerie. Parte del tetto di un capannone di una fabbrica di via Don Luigi Sturzo ad Abbiategrasso (hinterland Ovest di Milano) è collassato sui macchinari della ditta nella mattinata di venerdì 21 febbraio. Miracolosamente non ci sono stati feriti.
Tutto è accaduto intorno alle 9.30 all’interno di un’azienda che si occupa dell’assemblaggio di motori elettrici, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). Secondo una primissima ricostruzione a cedere è stata una trave che si trovava a metà del capannone. Per cause in via di accertamento il calcestruzzo ha ceduto innescando il crollo. Cemento e i pannelli di copertura del tetto sono rovinati al suolo, all’interno del sito produttivo, a pochi metri dal carroponte.
Immediatamente è scattato l’allarme, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco dei comandi provinciali di Milano e Pavia con quattro mezzi. Non solo, sono intervenuti anche i soccorritori del 118 con un’ambulanza e due automediche in codice rosso. Fortunatamente non si sono registrati feriti, ma due uomini sono stati valutati dai soccorritori e hanno rifiutato le cure.
I pompieri hanno valutato la stabilità dell’edificio che al termine degli accertamenti è stato dichiarato inagibile. Per il momento non è chiaro come si sia potuto innescare il crollo. Sul caso sono in corso accertamenti anche da parte dei carabinieri della compagnia di Abbiategrasso.
A Robecchetto alcuni operai avrebbero accusato lievi malori, ma la situazione è sotto controllo. Previste verifiche di Nbcr, Arpa e Ats
Un’ottantina di dipendenti della ditta Conceria Gaietta di Robecchetto con Induno sono stati evacuati nella mattinata di oggi, lunedì 10 febbraio, a causa di una sostanza che sarebbe fuoriuscita all’interno dei laboratori.
Lievi malori per alcuni operai della ditta – L’allarme è scattato poco dopo le 11 di questa mattina. Subito c’è stata l’evacuazione del personale, poi l’accertamento delle loro condizioni. Alcuni operai avrebbero accusato lievi malori. Al momento non si segnalano particolari problemi.
Sul posto Vigili del Fuoco e tecnici: ora le verifiche di Arpa e Ats per risalire all’origine della sostanza – Sul posto sono intervenuti i mezzi dei Vigili del fuoco di Milano. Nel teatro dell’accaduto si sono portati anche gli esperti del nucleo Nbcr, chiamato ora ad individuare proprio l’origine della sostanza, anche grazie alla collaborazione dei tecnici di Arpa e Ats.
Non è ancora chiaro cosa sia successo, come non sono note le generalità della vittima
La chiamata ai soccorsi è arrivata intorno alle 7.50. La segnalazione parlava di un uomo fermo sull’asfalto, sdraiato in prossimità dei binari del tram. Mistero in via dei Missaglia, in zona Gratosoglio, a Milano dove nella mattina di domenica 26 gennaio è stato trovato un morto di cui non si conoscono ancora le generalità. E non è chiaro nemmeno cosa sia accaduto.
L’ipotesi, secondo gli operatori dell’Agenzia regionale emergenza urgenza, è che la vittima sia stata investita da un tram. Tuttavia non sono giunte segnalazioni da Atm. L’uomo è stato trovato riverso sull’asfalto, con gli arti mutilati. I soccorritori del 118 sono giunti sul posto con un’ambulanza e un’auto medica, ma non hanno potuto far altro che constatare il decesso.
Sul caso indagano gli agenti della polizia locale e quelli della polizia di Stato. Ora verranno passate a setaccio le immagini delle telecamere di videosorveglianza per cercare di capire cosa sia successo.
È successo in piazza Serafino Belfanti a Milano (zona viale Tibaldi), danneggiata la linea elettrica che alimenta i filobus
L’incidente – (foto Vvf)
Un autobus della linea 47 si è schiantato contro un palo che sorregge la linea di alimentazione dei filobus in Piazza Serafino Belfanti a Milano (zona viale Tibaldi) nel pomeriggio di martedì 21 gennaio. L’incidente, nel quale sono rimaste ferite nove persone (nessuna è grave), sarebbe stato causato dal malore del conducente.
La dinamica dell’incidente – Tutto è accaduto intorno alle 18, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). L’esatta dinamica del sinistro è al vaglio della polizia locale, sul posto per i rilievi. Secondo una prima ricostruzione, tutto è successo mentre il bus stava svoltando in via Segantini; durante la manovra pare che il conducente, un uomo di 55 anni, abbia perso il controllo a causa di un lieve malore.
L’incidente
Il mezzo pubblico si è schiantato contro un palo che sorregge la linea aerea per poi terminare la sua corsa contro un albero all’angolo con viale Liguria (poi abbattuto perché pericolante). La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto due ambulanze in codice giallo. Otto passeggeri sono rimasti feriti, nessuno in modo grave; secondo quanto appreso hanno riportato qualche contusione e sono stati accompagnati in codice giallo e verde nei pronto soccorso di San Carlo, San Paolo e Policlinico. Il 55enne è stato trasportato in codice giallo al San Carlo, ha riportato un trauma cranico e diverse ecchimosi.
Traffico in tilt – Lungo viale Tibaldi si sono registrate code per diverse centinaia di metri e in tutto il quartiere la viabilità è andata in tilt. La corsia preferenziale è stata chiusa e i mezzi pubblici (tra cui le linee 90 e 91) sono stati deviati sui controviali.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco con mezzi del distaccamento di via Darwin che hanno abbattuto l’albero pericolante mettendo in sicurezza l’area. Successivamente è intervenuta anche una gru di via Messina che ha spostato e rimesso sulla carreggiata l’autobus, ma ha anche spostato il palo.
Rallentamenti fino a 25 minuti per 10 treni regionali e 13 treni alta velocità
Folla stazione centrale, treni in tilt. Adesso. Ale. Rov.
La circolazione ferroviaria è rimasta rallentata nel Nodo di Milano in prossimità di Milano Rogoredo per la presenza di persone non autorizzate in prossimità della sede ferroviaria. A comunicarlo, alle 17 di lunedì, è Rete ferroviaria italiana (Rfi).
Questa situazione ha comportando ritardi a diversi treni, che arrivano fino a 25 minuti. L’intervento della polizia ferroviaria ha risolto la situazione nel giro di circa 40 minuti. L’inconveniente ha provocato rallentamenti per 10 treni regionali e 13 treni alta velocità.
Rallentamenti sulla Bologna Milano dell’alta velocità – Durante la giornata c’erano stati disagi sulla linea alta velocità Bologna-Milano per un guasto a un convoglio. La circolazione è tornata regolare dopo un inconveniente tecnico a un treno tra Melegnano e Rogoredo. Tre treniAlta Velocità hanno riportato ritardi fino a 40 minuti.
Guasto a un passaggio a livello – Nel pomeriggio di lunedì si è verificato anche un guasto a un passaggio a livello, come riportato sul sito di Trenord, “nella stazione di Ponte in Valtellina, che ha richiesto un intervento di ripristino da parte dei gestori della rete. Si sono registrati ritardi fino a 30 minuti“. La circolazione ferroviaria si è normalizzata attorno alle 18 ma i treni da Milano Centrale per la Valtellina hanno faticato a smaltire il ritardo.
Il periodo nero per la circolazione ferroviaria – Sono giorni difficili per la circolazione ferroviaria in Italia, tra cantieri aperti e guasti. Una situazione che secondo il ministero dei Trasporti e delle infrastrutture e il Gruppo Fs sarebbe aggravata anche da un tentativo di sabotaggio: per questo motivo è stato presentato un esposto “presso le autorità competenti“.
Fs ha fatto sapere di aver pianificato ”una serie di misure a garanzia della funzionalità della rete”. E assicura che ”sta fornendo tutti gli elementi utili alle autorità competenti in merito ai guasti e alle anomalie registrate nei giorni scorsi. Al fine di limitare il ripetersi di tali anomalie l’azienda ha già pianificato una serie di azioni a protezione dell’infrastruttura e a garanzia della funzionalità“.
In particolare il gruppo sta mettendo in campo ”centinaia di operativi” al fine di intensificare “la sicurezza e la vigilanza nelle stazioni“e “nei punti nevralgici dell’infrastruttura“. È stato previsto un “incremento delle telecamere di sicurezza” e “del presidio di tecnici di Rfi e Trenitalia per rendere più tempestivo l’intervento in caso di nuove anomalie“.
A Milano sono state registrate concentrazioni di smog pari a quasi tre volte il limite consentito. Scatta il nuovo giro di vite delle misure antismog
Continua a inspessirsi la cappa di smog che sta sovrastando Milano. Nella giornata di Capodanno le centraline dell’Arpa hanno registrato alte concentrazioni di polveri sottili: la media di Pm10 calcolata all’ombra della Madonnina è stata di 149.28 µg/m³, quasi tre volte oltre la soglia. Proprio per questo a partire da venerdì 3 gennaio scatteranno le misure antismog di secondo livello.
La presenza di polveri sottili, comunque, non è uniforme e varia in base alle zone della città: 195 in viale Marche, 169 µg/m³ in via Senato, 143 al Verziere. Questa, invece, la situazione fotografata all’esterno della città: a Limito di Pioltello sono stati registrati 233 µg/m³, 145 a Cassano d’Adda, mentre a Turbigo le centraline hanno rilevato 59 microgrammi per metro cubo, 101 a Magenta. Valori decisamente sopra la norma, il doppio rispetto alla giornata di San Silvestro quando tra Milano e hinterland la media delle concentrazioni di Pm10 era stata di 72.6 µg/m³. Un deciso balzo in alto frutto(anche) dei festeggiamenti per il capodanno. A Milano, infatti, non c’era nessun divieto per petardi e fuochi d’artificio: il regolamento sulla qualità dell’aria (che prevedeva il divieto) è stato modificato dopo una sentenza del Tar della Lombardia.
A Milano le concentrazioni di Pm10 sono oltre la soglia da Santo Stefano: Natale, infatti, è stato l’ultimo giorno con le polveri sottili sotto quota 50 nanogrammi per metro cubo.
Blocco del traffico: chi non può circolare – Rispetto ai soliti divieti previsti da Area B a Milano, le sostanziali differenze sono che le limitazioni restano in vigore anche nel weekend e che escludono le macchine con Move-In dalle deroghe. Non solo, scatta anche l’obbligo di spegnere il motore quando l’auto è in sosta.
La stretta riguarda anche il riscaldamento domestico (limitazione all’uso di generatori a biomassa legnosa di classe inferiore alle 2 stelle compresa, riduzione di 1 grado delle temperature nelle abitazioni). Stretta anche per l’agricoltura (divieto di spandimento liquami zootecnici) e divieto assoluto di combustioni all’aperto (accensione di fuochi, falò, barbecue). Inoltre non si potranno utilizzare “generatori a legna per il riscaldamento domestico (in presenza di impianto alternativo) di classe emissiva fino a quattro stelle compresa”. Tradotto: stop a caminetti e stufe a legna di vecchia concezione.
Le regole antismog sono attive in tutti i comuni sopra ai 30mila abitanti e in quelli che volontariamente hanno firmato il protocollo. È il sito della regione a fornire l’elenco completo delle città: Milano, Paderno Dugnano, Rozzano, Cernusco sul Naviglio, Pioltello, Cologno Monzese, Bollate, Cinisello Balsamo, Corsico, Legnano, San Donato Milanese, Rho, Segrate, Sesto S. Giovanni, San Giuliano Milanese, Abbiategrasso.
“Solita” notte di super lavoro per le forze dell’ordine. Alcuni ragazzi aggrediti col coltello. Risse diffuse: decine di giovanissimi al pronto soccorso. Le zone rosse non sembrano aver funzionato granché. Ma, per fortuna, non si segnalano casi critici
Nonostante l’istituzione delle “zone rosse“, è stata una notte di super lavoro per le forze dell’ordine a Milano e nell’hinterland. Anche se, per fortuna, senza casi critici.
Quattro feriti per i petardi – In piazza Duomo, dove tradizionalmente si radunano per i festeggiamenti migliaia di persone (oltre 20mila secondo le prime stime) ma dove non c’era nessun concertone, tutto si è svolto “ufficialmente” senza problemi e già verso l’1 stavano entrando in azione i mezzi dell’Amsa per ripulire. Quattro persone hanno fatto ricorso alle cure del posto medico avanzato per ferite superficiali da petardi. Come ogni anno, però, nonostante i divieti stringenti, la città si è trasformata in una “santabarbara“, con botti ovunque. “Bottiglie di vetro, petardi, gente che urlava, risse, in piazza Duomo ho visto di tutto, non mi sembra le zone rosse abbiano funzionato particolarmente“, scrive un lettore a MilanoToday.
Intossicazioni da alcol – Nella notte ci sono state una trentina di intossicazioni etiliche, che hanno coinvolto sia giovanissimi (ragazze e ragazze 20enni) sia persone più anziane. I casi più gravi sono stati soccorsi in codice giallo e portati al Sacco, al Fatebenefratelli e al San Raffaele.
I vigili del fuoco hanno operato una trentina di interventi per incendi su balconi (ad esempio in via Bassini), cassonetti e tetti, ma senza feriti. Il 118 non registra trasporti gravi. In via Zamagna, nel cuore della cosiddetta ‘casbah‘ di San Siro, le forze dell’ordine sono state fatte oggetto di lanci di bottiglie e petardi, mentre alcuni esagitati hanno accatastato masserizie incendiandole. I fatti sono in corso di accertamento da parte della Digos, che sta visionando le telecamere della zona.
Un incendio in via Bassini
Risse e aggressioni – Un paio di aggressioni con coltello tra giovanissimi hanno provocato due feriti per fortuna non gravi. Alle 3.40 un 29enne è stato portato al San Paolo dopo essere stato aggredito in via Mantegani (zona Stadera): le sue condizioni, inizialmente critiche, ora non destano preoccupazione. In via Garibaldi un 18enne e un 19enne sono venuti alle mani e sono stati trasportati al Sacco. Un’altra rissa ha coinvolto un 27enne e un 28enne in viale Gorizia, entrambi sono finiti in ospedale con ferite lievi. In via Apelle (Gorla) discussione che finisce alle mani tra una minorenne di 17 anni, una 24enne e un 27enne: il 118 ha medicato le contusioni in codice verde al San Raffaele. Una 27enne, poi, è stata aggredita in viale Crispi (zona Garibaldi) per cause da accertare e medicata al Fatebenefratelli.
Ambulanza pompieri incidente notte mezzi polizia vigili del fuoco
Assaltato il polo logistico di Monticelli d’Ongina, tra Cremona e Piacenza. I ladri hanno fatto razzia di prodotti hi-tech
Un gruppo di banditi ha assaltato nella notte la sede Dhl di di Monticelli d’Ongina, tra le province di Piacenza e Cremona. Un colpo in grande stile e preparato nei minimi dettagli. Come racconta IlPiacenza, i ladri hanno piazzato auto e furgoni di traverso lungo le quattro vie di accesso al polo logistico e gli hanno dato fuoco. I veicoli sarebbero risultati rubati. La strada è stata inoltre disseminata di chiodi a tre punte per rallentare l’arrivo dei carabinieri. Una banda ha quindi sfondato le sbarre d’ingresso tenendo sotto il tiro delle armi le guardie presenti.
Il colpo alla sede Dhl – Gli altri complici intanto hanno iniziato a svuotare i camion e i magazzini del polo logistico. Avrebbero preso di tutto: telefonini, tablet e computer nuovi. Tutta merce hi-tech per un valore non ancora quantificato, ma che probabilmente ammonta a svariate centinaia di migliaia di euro. I banditi sono poi fuggiti a tutta velocità in direzione di Cremona. Sul posto, insieme alle guardie dell’istituto di vigilanza, sono arrivati in forze i carabinieri da Fiorenzuola e Piacenza, mentre i vigili del fuoco hanno spento gli incendi. Ora sono in corso le indagini tecniche e scientifiche per risalire agli autori del colpo.
I disagi interessano prevalentemente l’area nord ovest dello Stivale, soprattutto gli scali di Milano, Torino, Bergamo e Genova, ma rischia di ripercuotersi su tutto il traffico nazionale. All’origine del problema ci sarebbe un’avaria del software che gestisce il traffico aereo
Disagi, ritardi e voli dirottati in gran parte del Nord Italia per problemi ai radar di terra che gestiscono il traffico aereo. A Linate la Sea (la Società Esercizi aeroportuali) ha avvertito i viaggiatori, così come sta accadendo in altri scali, della mancata operatività. La stessa società conferma che, al momento, nello scalo milanese non si parte, né si atterra.
Alla base dei disagi vi sarebbero problemi ai sistemi dell’Enav, l’azienda che fornisce servizi alla navigazione aerea civile nello spazio aereo di competenza italiana.
Come riporta il Corriere della Sera, sarebbero diversi i voli fermati prima della partenza e quelli dirottati altrove, come quelli provenienti dal Sud Italia fatti atterrare allo scalo di Roma Fiumicino, o quelli provenienti dal Nord Europa fatti ritornare agli aeroporti di partenza.
La situazione starebbe lentamente ritornando alla normalità e i problemi di operatività radar sarebbero stati risolti con il progressivo riallineamento dei voli. L’Eurocontrol, l’agenzia che sovrintende lo spazio aereo europeo, ha dichiarato che i disagi persisteranno però almeno fino alle 20 di oggi, domenica 20 ottobre. E si aspettano comunque “significativi ritardi” che potranno ripercuotersi anche sui voli di domani, lunedì 21 ottobre.
All’origine della protesta, ci sarebbero stipendi non ancora versati
Agitazione a Basiglio: alcuni operai sono saliti sulle gru per protestare contro la mancata ricezione degli stipendi.
Otto operai salgono sulle gru del cantiere Milano 3.0 – All’origine della protesta, ci sarebbero stipendi non ancora versati a favore degli operai impegnati a lavorare nel cantiere di Milano 3.0, le nuove costruzioni residenziali nel comune di Basiglio. Otto operai sono saliti su 4 gru questa mattina, in segno di protesta, e sono ancora arrampicati sulle strutture.
Le motivazioni – La ditta costruttrice sostiene di aver effettuato regolarmente i pagamenti alle imprese in subaffitto che, secondo gli operai, non avrebbero ancora versato gli stipendi dovuti ai lavoratori. Per le imprese si tratta solo di tempi tecnici e non di volontà di sottrarsi al giusto corrispettivo economico per il lavoro degli operai.
Nessun segno di cedimento – Ma i lavoratori non demordono ancora e pretendono garanzie e certezze. Sul posto, sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e un’ambulanza inviata dalla centrale operativa del 118 per precauzione e assistenza
La sindaca Reale sul posto – Lidia Reale sul posto nella mattinata per garantire il supporto dell’istituzione locale. Esprime preoccupazione per gli operai che stanno manifestando, augurandosi che si arrivi presto a un accordo.
“Stiamo monitorando da vicino la situazione – commenta la sindaca Lidia Reale – anche se si tratta di un intervento edilizio esclusivamente privato. Mi sono recata sul posto anche per garantire il supporto della nostra amministrazione comunale. La situazione è gestita direttamente dalle forze dell’ordine. C’è, da parte nostra, un po’ di preoccupazione per gli operai prosegue Lidia Reale – che stanno manifestando. L’augurio è che le parti coinvolte raggiungano rapidamente un accordo. Non conosciamo i dettagli della contesa. Sono situazioni purtroppo sempre più frequenti, anche per l’avvio di molti grandi cantieri per effetto dei fondi del PNRR, del bonus 110% o, come in questo caso, per attuare significativi piani di edilizia residenziale. Nello specifico, l’intervento era previsto nel PGT del lontano 2012, seppure parzialmente modificato in fase di convenzionamento per ridurne l’impatto“.
Vigili del fuoco e tecnici di Città metropolitana stanno cercando di bonificare l’area
La macchia
Idrocarburi e altro materiale chimico sversato da sconosciuti nelleacquedi uno dei laghetti del Parco delle Cave. Dal pomeriggio alla notte di giovedì 26 settembre, i tecnici della Città metropolitana di Milano sono intervenuti sulle sponde dello specchio d’acqua per contenere e avviare un intervento di bonifica.
Le operazioni sono state effettuate per tutto il pomeriggio fino a sera in sinergia con i vigili del fuoco, i sommozzatori della protezione civile “S. Rossi” e il nucleo ambientale della polizia locale del Comune di Milano, ma non sono state sufficienti a permettere l’asportazione completa del materiale.
Sversamento al parco delle Cave, la bonifica – Foto da: Bonifica Parco delle Cave
È di quattro persone investite il bilancio di un incidente stradale avvenuto poco dopo le 16:30 aMilano, in via Giovanni Boccaccio. La dinamica riferita racconta di un furgone che ha colpito due pedoni direttamente, mentre altri due sono stati coinvolti in misura minore nell’impatto. Verosimilmente a seguito di un malore del conducente del mezzo prima dell’incidente un uomo di 30 anni ha rimediato traumi multipli ed è rinvenuto in arresto cardio circolatorio, ospedalizzato con manovre di rianimazione in corso all’ospedale Niguarda di Milano.
Nulla da fare, è morto poco dopo l’arrivo all’ospedale di Niguarda il 30enne trasportato in codice rosso in ospedale in condizioni gravissime.
La tragedia – Oltre a lui un ragazzo di 21 anni ha riportato un trauma cranico, al volto e a un arto inferiore e superiore, trasportato in codice giallo al San Raffaele. Gli altri due pedonicoinvolti in maniera piu’ lieve hanno riportato un trauma ad una gamba, una donna di 21 anni, mentre infine un uomo di 50 non ha richiesto cure.
Il conducente del furgone ha riportato un trauma minore alla schiena. Sul posto sono intervenute due automediche, un’auto infermieristica, quattro ambulanze e le Forze dell’Ordine
Interrogativi sulla dinamica – È stata chiusa al traffico piazza Giovine Italia, nel centro di Milano. Sul luogo dell’incidente sono ancora in corso i rilievi della polizia locale, per chiarire la dinamica del gravissimo incidente. Il pm – a quanto si apprende – ha disposto il sequestro del mezzo, che proveniva da piazza Virgilio e stava percorrendo via Boccaccio in direzione piazza Giovine Italia, quando – per motivi che sono ancora in corso di accertamento – ha sterzato verso sinistra, è salito sul marciapiede sul lato opposto della strada, ha abbattuto un semaforo e investito i pedoni.
Salgono a 400 le famiglie senz’acqua a Milano a causa di un allagamento provocato durante lavori di scavo da parte di un’azienda in via Fontana e che sta provocando disagi anche agli abitanti di via Visconti, Regina Margherita e Corso di Porta Vittoria. I vigili del fuoco sono impegnati con due Aps dei distaccamenti di Cuoco e Marcello. L’allagamento sta tra l’altro impedendo il regolare svolgimento di attività commerciali nonché di ambulatori e presidi sanitari Per l’entità del problema è stata coinvolta la protezione civile. Il danno dalle prime ricostruzioni sarebbe stato provocato da un’impresa che lavora per conto di Unareti. Durante lavori di scavo è stato perforato un tubo da 45 cm. Adesso i tecnici di MM sono al lavoro per intercettare una valvola di chiusura al momento bloccata. In tilt, causa l’allargamento, anche due cabine elettriche.
Disagi in gran parte della città per il sovraccarico dovuto ai molti condizionatori accesi. Criticità maggiori in zona Naviglio Pavese, via Quadronno e via Mercalli
Blackout in diverse zone di Milano. Per tutta la serata e nella notte di giovedì si sono verificati cali di tensione in gran parte della città, con molti quartieri che si sono ritrovati improvvisamente al buio, con disagi per strada e nelle abitazioni.
Le criticità maggiori si sono verificate nella zona di Sud Ovest, interessando gran parte delNaviglio Pavese, ma i disagi sono stati trasversali. I tecnici ipotizzano si sia trattato di unguasto a una centralina dovuto al sovraccarico di utilizzo dei nodi di bassa tensione. La causa sarebbe da ricercarsi nel gran numero di condizionatoriaccesi per via del clima torrido: i disagi hanno interessato anche la zona del Quadrilatero e particolari criticità si sono riscontrate in via Mercalli, Quadronno, Verro e Biondelli, mentre nel pomeriggio altri blackout si erano verificati nel quartiere Adriano. In via Bramante viene segnalata assenza di corrente dalle 23 di giovedìche perdura anche venerdì mattina, con anziani bloccati in casa per il fermo degli ascensori.
I Vigili del fuoco giovedì sera sono dovuti intervenire in più di 30 occasioniper liberare cittadini intrappolati negli ascensori, mentre alcuni ristoranti hanno dovuto rinunciare ad aprire per il servizio serale: «Siamo costretti a buttare migliaia di euro», lo sfogo dello chef Eugenio Boer del Bur di via Mercalli.
Dati peggiori rispetto al 2023: il report della Goletta dei Laghi che evidenzia la pessima situazione al Tempio Voltiano
Pessime notizie per il Lago di Como e per la qualità delle sue acque. Su 11 punti campionati da Goletta dei laghi nel 2024, ben 7 sono risultati fortemente inquinati e solo quattro entro i limiti di legge. Tra i sette punti fortemente inquinati, tre foci: quelle del torrente Cosia, torrente Albano e Meria. Si confermano le criticità già riscontrate nei monitoraggi 2023, mentre gli altri quattro punti: le foci dei torrenti Inganna, Esino, Caldone e Gallavesa nel lecchese, che lo scorso anno erano tutti entro i limiti di legge, sono risultati nel 2024 fortemente inquinati.
I risultati del monitoraggio sul Lario sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa dal portavoce di Goletta dei Laghi, Emilio Bianco, che ha commentato così i dati. “Sul lago di Como continueremo a insistere con i monitoraggi, perché sul bacino lacustre persistono alcune criticità che riscontriamo da anni e che, al di là dell’eccezionale momento metereologico che continua a interessare il Nord Italia, richiedono particolare attenzione”.
“Purtroppo, dobbiamo constatare che poco è cambiato rispetto alle criticità evidenziate negli anni precedenti dalle analisi di Goletta dei Laghi – dichiarano i Circoli Legambiente di Bellano e Lecco (LC) e di Como. Una fotografia che, a fasi alterne, si ripresenta puntuale soprattutto nei punti dove, ancora oggi non sono state messe in atto azioni per potenziare le reti fognarie, i collettori o il recapito finale ai depuratori. Periodi di forte siccità o, al contrario, di piogge intense pongono un interrogativo ancora più stringente rispetto agli investimenti che ancora mancano e a quelli fatti finora. Emblematiche continuano a essere le situazioni della città di Como con il torrente Cosia, ricettacolo di scarichi non controllati, del torrente Caldone a Lecco che riceve, evidentemente, reflui non collettati. Chiediamo di accelerare i controlli e i conseguenti interventi sulle fognature, per evitare di alimentare l’inquinamento del lago già messo sotto pressione da navigazione, cementificazione e pressione turistica”.
Il dettaglio delle analisi microbiologiche effettuato sulle acque del Lago di Como. Il 14 e il 17 giugno, i volontari e le volontarie di Legambiente hanno campionato 11 punti sulle sponde del lago di Como, quattro nel comune di Como e sette in quello di Lecco. I risultati delle analisi microbiologiche mostrano che sette di questi punti hanno concentrazioni di escherichia coli ed enterococchi intestinali ben al di sopra dei limiti di legge. A essere risultati fortemente inquinati sulla sponda comasca sono le foci del torrente Cosia, nei pressi del Tempio Voltiano, e quella del torrente Albano a Dongo, mentre per il versante lecchese del lago, ben oltre i limiti consentiti dalla legge sono le foci del torrente Inganna a Colico, quella del torrente Esino a Perledo, la foce del torrente Meria a Mandello del Lario, del torrente Caldone e in ultimo, la foce del torrente Gallavesa. Le quattro foci risultate nei limiti sono invece, le foci del torrente Telo ad Argegno e quella del torrente Breggia a Cernobbio, entrambe in provincia di Como, mentre le foci del torrente Valle dei Mulini a Bellano e la foce del rio Varrone a Dervio sulla sponda lecchese.
Rispetto al 2023, i punti con concentrazioni al di sopra dei limiti di legge sono aumentati: solo tre dei punti campionati (foci torrente Cosia, torrente Albano e Meria) confermano alte concentrazioni microbiologiche, mentre i rimanenti quattro, ossia le foci dei torrenti Inganna, Esino, Caldone e Gallavesa nel lecchese erano risultati, lo scorso anno, tutti a norma. Per quanto riguarda la segnaletica relativa al divieto di balneazione, i volontari e le volontarie di Legambiente ne hanno notato la presenza solo presso la foce del torrente Cosia, sulla sponda comasca.
I volontari del “Tempio del futuro perduto” sono stati aggrediti da un gruppo proveniente dalla Bavaria
Scene di ordinaria follia aMilano. Il 1° luglio, davanti al Muro della Gentilezza, ogni giorno vengono distribuiti ai più bisognosi abiti e generi alimentari. Un botta e risposta tra i volontari e un gruppo di neonazisti è avvenuto prima di pranzo. Oggetto della discussione, un servizio fotografico. «Noi in Italia facciamo quello che ca…vogliamo». Chi si opponeva? Veniva chiamato: «Gaydi m***a». Il risultato: un ferito sotto choc.
Cosa è successo – Passate le 10, dopo l’apertura al pubblico del servizio, accanto alle persone in filia, arrivano due camion che si fermano proprio davanti all’ingresso dell’associazione. Dalle motrici escono una decina di membri dei Lion’s Run, agenzia multimediale di Monaco di Baviera specializzata nella promozione di brand di auto di lusso. Lamborghini, Porsche e Ferrari sono in mezzo alla strada per un servizio fotografico.
Come riporta il Corriere della Sera, Alessandro e altre due persone hanno chiesto di spostarsi agli uomini.
Alla prima obiezione il gruppo tedesco controbatte rivendicando il diritto di «fare in Italia quello che gli pare», alla seconda oppone il fatto che pazienza, loro invece di soldi ne hanno a palate.
«Siete solo dei poveri comunisti» – «Ci hanno dato dei comunisti, riempito di insulti omofobi e domandato se il nostro centro culturale non fosse in realtà un bordello per omosessuali – spiega Vaccari – dopodiché hanno chiamato due guardie del corpo in tenuta mimetica, che sono uscite dal tir e, senza proferire verbo, mi hanno prima spinto facendomi cadere violentemente per terra, e poi colpito con due pugni allo stomaco e al costato».
Insulti e insinuazioni proseguono. Poi arrivano i carabinieri.Gli aggressori vengono identificati nei pressi dell’Hotel Viu. Il ragazzo è sotto choc e si è dovuto rivolgere d’urgenza a uno psicologo. «Ho ematomi su tutto il corpo ma ciò che mi fa più male è l’umiliazione subita».
Da mezzogiorno la circolazione dei treni è fortemente rallentata nel nodo di Milano a causa di un guasto agli impianti con cancellazioni e ritardi che superano anche le tre ore.
Molti treni hanno l’indicazione ritardo senza la quantificazione sul tabellone in stazione.
Segna un ritardo di 120 minuti l’intercity per Livorno e 140 il regionale per Torino Porta Nuova delle 12:45. I tecnici di Rfi sono al lavoro per ripristinare la circolazione.
La causa sarebbe da ricercare in un liquido fuoriuscito da un pacco da consegnare. Sul posto soccorritori, vigili del fuoco e carabinieri
Un liquido esce da un pacco, intossicando una ventina di persone, fortunatamente in modo non grave. È quello che sarebbe successo questa mattina in viale delle Industrie 9 a Vimodrone, nel magazzino Sda. Sul posto si sono precipitati i carabinieri di Sesto San Giovanni, i vigili del fuoco di Milano, la polizia locale di Vimodrone e soccorritori in massa con cinque ambulanze e tre automediche.
La ricostruzione di quanto avvenuto è ancora in corso, ma sembrerebbe che a causare l’intossicazioneper cui stamattina, intorno alle 8, sono stati allertati i soccorsi, sia stato proprio un pacco da consegnare da cui sarebbe fuoriuscito un liquido che ora andrà analizzato.
Il sindaco di Corte Palasio (Lodi), Claudio Manara, è stato trovato stasera senza vita, impiccato nella sede municipale del Comune che amministrava. Il politico, 67 anni e in carica da maggio 2019 a guida della lista civica «Aria nuova», era solito trattenersi fino a tardi nel suo ufficio ma, i familiari, non vedendolo rincasare hanno lanciato l’allarme. Il dramma è avvenuto nel palazzo comunale di piazza Terraverde 2.
L’ultima assemblea e la discussione con i residenti – Solo ieri sera, martedì 28 maggio, aveva tenuto un’assemblea illustrare il bilancio del mandato appena concluso e annunciare le linee del nuovo programma in una serata che aveva visto, però, in diversi residenti toni molto accesi.
Indagano sulla morte i carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Lodi.
A lanciare l’allarme sarebbe stata la compagna del sindaco, 67 anni, che non vedendolo rincasare è andata a controllare in municipio con una dipendente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la porta dell’edificio pubblico era chiusa dall’interno. Manara è stato trovato senza vita in un ufficio al pianoterra.
Maxi incendio a Rozzano, le immagini della colonna di fumo
In serata l’esplosione del rogo a Rozzano, in zona Gratosoglio. L’incendio sarebbe scoppiato da un mezzo per poi diffondersi per tutto il deposito: secondo le prime informazioni non ci sarebbero feriti.
Allarme incendio nel Milanese. I vigili del fuoco sono stati costretti a un intervento aRozzano, in zona Gratosoglio. Un vastoincendio è divampato all’interno di un deposito di camper a Rozzano provocando un’altissima colonna di fumo. Secondo le prime informazioni, nessuno dovrebbe essere rimasto ferito dalle fiamme.
Ancora non è chiara la dinamica del rogo, il cui fumo nero è visibile a chilometri di distanza. Sul posto stanno intervenendo cinque squadre dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Milano
Verso le 22 di venerdì sera, con Ripa di Porta Ticinese in piena movida anche per il concerto degli Articolo 31 che hanno presentato il nuovo album suonando a bordo di un barcone sui Navigli, una signora di 52 anni è caduta tra la folla facendosi male a una gamba. Niente di grave, però l’ambulanza chiamata per accompagnare la donna all’ospedale San Paolo si è trovata bloccata sulla Ripa. Il mezzo del 118 con la donna a bordo, come testimoniano diversi residenti, ha fatto molta fatica a partire: l’ambulanza infatti, già stretta tra la folla che ballava, si è poi trovata del tutto bloccata allo sbocco con viale Gorizia perché un’auto in sosta vietata sbarrava l’uscita. Solo l’intervento di alcuni passanti, che hanno trovato l’auto con le portiere aperte e l’hanno spinta fino al centro della carreggiata di viale Gorizia, ha consentito all’ambulanza di uscire da Ripa di Porta Ticinese.