I vigili del fuoco sono al lavoro dall’alba per contenere il rogo che interessa la fabbrica di vaschette alimentari. Il fumo nero visibile a distanza e il supporto di squadre da Brescia e Mantova indicano un incendio di notevole entità
GADESCO PIEVE DELMONA – Un incendio di grosse proporzioni presso la ditta Magic Pack di Gadesco Pieve Delmona è scoppiato questa mattina attorno alle sette. Secondo le primissime ricostruzioni la scintilla sarebbe scoppiata nella zona di stoccaggio della ditta che lavora polistirolo e fa imballaggi di vario genere. A dare l’allarme l’operatore che ha permesso l’arrivo di diverse squadre dei vigili del fuoco che al momento sono ancora impegnate nelle operazioni di spegnimento del fuoco. «Ci vorrà almeno tutta la giornata» ha detto un vigile del fuoco.
Al vaglio dei carabinieri di Vescovato, immediatamente arrivati sul posto, le cause di questo terribile incendio. «Si sta lavorando per domare le fiamme – ha spiegato il titolare dell’azienda Giovanni Biasio – al momento dello scoppio dell’incendio erano presenti una ventina di dipendenti. Sono tutti usciti attuando correttamente le procedure di evacuazione».
Così i vigili del fuoco: «Considerata la tipologia di materiale coinvolto, altamente combustibile, l’intervento si presenta particolarmente impegnativo e richiede un’attenta gestione sia sotto il profilo dell’estinzione sia sotto quello della messa in sicurezza dell’area interessata. Sul posto stanno operando uomini e mezzi del Comando di Cremona con il seguente dispositivo di soccorso: un’Autopompa Serbatoio (APS), due Autobotti Pompa (ABP), un’Autoscala (AS), oltre al Funzionario di servizio e al Capo Turno per il coordinamento delle operazioni. Sono in arrivo ulteriori automezzi di rinforzo: un’autoscala e un carro schiuma. Al momento non si segnalano persone coinvolte».
Almeno in quattro casi – da Johnson a Dalmasso – il prezioso trofeo si è sganciato dal suo laccetto. Per il Poligrafico la colpa è del sistema di sicurezza antisoffocamento che verrà migliorato appena consegnata la medaglie. Quelle già danneggiate saranno sostituite
A sinistra l’azzurra Lucia Dalmasso e a destra l’americana Alysa Liu
Non è vera Olimpiade se non c’è un caso medaglie. Dopo quello, rumorosissimo, di Parigi 2024, spunta quello di Milano Cortina. Il problema non riguarda in realtà la medaglia in sé (come invece era accaduto in Francia), ma il gancio che permette di appenderle al collo. La prima denuncia è quella dell’americana Breezy Johnson, vincitrice della discesa libera: “Stavo saltando per l’emozione e si è rotta. Sono sicura che qualcuno la riparerà“. Anche il bronzo azzurro dello snowboard, Lucia Dalmasso, ha accusato il problema: “Mi è già successo due volte, una volta giù dal podio e una volta sul letto“. E poi l’argento di cross country Ebba Andersson, la pattinatrice americana Alysa Liu e il bronzo tedesco di biathlon Justus Strelow che sui social chiede: “Cosa succede con queste medaglie?“.
La soluzione – Le medaglie olimpiche portano la firma della nostra Zecca di Stato che ha già messo a punto un piano di intervento. All’origine del problema non ci sarebbe infatti una fragilità dela medaglia, ma un comportamento anomalo del sistema di sicurezza antisoffocamento, previsto dagli standard internazionali. In pratica in alcuni casi, durante i momenti più concitati della festa, il laccio si è sganciato dalla medaglia, facendola cadere a terra. Già domani alcuni tecnici specializzati saranno presenti nelle varie sedi di gara (e di premiazione) per applicare un ulteriore dispositivo che risolverà totalmente il problema, mantenendo comunque gli standard di sicurezza previsti. E tutte le medaglie anche minimamente danneggiate saranno sostituite. Del resto, esiste per un atleta un ricordo più bello?
Anziani, bambini, famiglie e lavoratori sarebbero rimasti senza riparo né assistenza, finché la tensione è esplosa con il blocco della strada. È successo a Santa Severa lungo la direttrice Roma-Civitavecchia
Centinaia di persone scaricate su una strada statale, al buio e sotto la pioggia, in attesa per ore di autobus sostitutivi mai arrivati. È quanto denuncia un lettore di Today.it, Matteo Schiavo, che domenica pomeriggio si è trovato coinvolto nell’interruzione della linea ferroviaria Roma-Civitavecchia. Il crollo di un tratto di circa 50 metri del cordolo laterale del ponte dell’Aurelia Vecchia, a Santa Marinella, ha comportato l’interruzione del transito ferroviario sulla linea ferroviaria che unisce la Capitale a Civitavecchia, lungo la direttrice tirrenica.
L’episodio, dovuto probabilmente al maltempo e a una fragilità preesistente, si è verificato intorno alle 16:30 dell’8 febbraio nel comune di Santa Marinella, ma secondo quanto denunciato e dai video finiti online, fino a tarda notte decine di passeggeri si sono trovati impossibilitati a proseguire, in attesa all’addiaccio di un servizio sostitutivo visibilmente inadeguato rispetto a quanto necessario.
Il crollo poi il caso sulla Roma-Civitavecchia – Secondo il racconto dei presenti, ai passeggeri dei convogli instradati sulla linea ferroviaria tirrenica (diretti a Civitavecchia, ma anche a Pisa) era stato indicato che – nonostante il disagio – alla stazione ferroviaria di Santa Severa sarebbe stato disponibile un servizio sostitutivo per proseguire il viaggio verso Civitavecchia in pullman: il risultato, come si vede nei video, è che – nel giro di poche ore – in quella che è una piccola stazione sul litorale romano, si è venuto a creare un affollamento sempre crescente di persone.
Anziani, bambini, famiglie, lavoratori pendolari, turisti diretti verso Nord. Tutti, sostiene il testimone, restano per ore al freddo e sotto la pioggia, senza ripari né assistenza da parte delle forze dell’ordine o del personale di Rfi. Il personale a bordo del treno avrebbe infatti solo indicato la direzione d’uscita dalla stazione e di attendere i mezzi lungo la strada statale.
La sala d’attesa della stazione viene descritta come chiusa, nessun punto di accoglienza sarebbe stato predisposto, nessuno a distribuire acqua o a fornire informazioni chiare sui tempi di ripristino del servizio. Una situazione che chi ha scritto definisce “di totale abbandono”.
Alcuni passeggeri hanno iniziato a protestare, arrivando a bloccare la strada statale per richiamare l’attenzione sulla loro condizione. È in quel momento che, sempre secondo la testimonianza, un automobilista avrebbe tentato di investire una donna che stava partecipando alla protesta.
La denuncia: “Noi abbandonati” – È solo dopo le 22, stando al racconto, che arrivano in zona le forze dell’ordine: polizia locale, polizia municipale, carabinieri, ambulanze. La loro presenza però, agli occhi dei passeggeri, appare più come un presidio d’ordine pubblico che come una risposta strutturata all’emergenza. “Avete ragione, ma non possiamo fare nulla”, sarebbe stata la frase ripetuta dagli agenti a chi chiedeva di essere trasferito in un luogo sicuro o almeno informato sui tempi di arrivo dei mezzi sostitutivi.
Paradossalmente, racconta ancora il segnalante, l’intervento più deciso si registrerebbe proprio quando si tratta di liberare la strada e far ripartire il traffico automobilistico.
“È accettabile – chiede Schiavo nella sua lettera – che centinaia di persone vengano lasciate per ore al freddo e sotto la pioggia, senza assistenza, senza informazioni, senza protezione?”. Il timore espresso dal passeggero è che quanto accaduto venga archiviato come un semplice “disservizio” o un effetto collaterale dei lavori e dei problemi sulla linea, senza affrontare il nodo della tutela delle persone coinvolte.