
Era ricoverato al San Raffaele, da diversi mesi. Nel 1980 vinse a Sanremo con «Solo noi», poi una sfilza di secondi posti, tanto da essere soprannominato l’«eterno secondo». La fama con «Italiano». Lascia la moglie Carla e un figlio, Nicolò.
È morto Toto Cutugno. A 80 anni appena compiuti a luglio, il celebre cantautore si è spento oggi intorno alle 16 all’ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato. A dare la notizia all’Ansa è il suo manager Danilo Mancuso che spiega che, «dopo una lunga malattia, il cantante si era aggravato negli ultimi mesi». Le esequie si terranno a Milano,giovedì 24 agosto alle 11 alla Basilica Parrocchia dei Santi Nereo e Achilleo in viale Argonne 56.
«Ciao a Toto Cutugno, un Italiano vero» sono le prime parole, pubblicate su Facebook con cui la premier Giorgia Meloni dice addio a uno dei più famosi e apprezzati cantautori italiani, non solo in Italia, ma anche all’estero. Ha venduto milioni di dischi. Nel 1980 vinse a Sanremo con «Solo noi», poi una sfilza di secondi posti, tanto da essere soprannominato l’«eterno secondo». Partecipò a quindici edizioni, conquistando la medaglia d’argento del podio nel 1984, 1987, 1988, 1989, 1990 e 2005 (in quest’ultimo caso si esibiva in coppia con Annalisa Minetti). La sua «L’Italiano», che a Sanremo si classifica quinta, si rivela un successo internazionale, un simbolo dell’italianità nel mondo.
Originario di Fosdinovo (Massa Carrara), dove era nato il 7 luglio del 1943, Cutugno era ligure d’adozione. Quando aveva pochi mesi la sua famiglia si trasferì a La Spezia, seguendo il padre, sottoufficiale della Marina. Fu lui, suonatore di tromba, a trasmettergli la passione per la musica.
Non ancora ventenne, Cutugno fondò la band dal nome Toto e i Tati. Insieme incisero i primi 45 giri e parteciparono a Un disco per l’estate nel 1970. Ma è con la successiva band da lui formata, gli Albatros, che inizia a calcare i palcoscenici più importanti a cominciare da Sanremo dove nel 1976 il gruppo si piazza terzo con il brano «Volo AZ 504». E’ il primo di una lunga serie di podi, che lo porterà alla vittoria nel 1980 con «Solo noi». Dieci anni dopo arriva a esibirsi anche insieme a Ray Charles con il brano «Good Love Gone Bad/Gli amori».
Interprete e autore. Per sé e per gli altri. Per Adriano Celentano scrive successi come «Soli» e «Azzurro». Esplora anche la televisione da conduttore con programmi come Domenica In e Piacere Raiuno. Nel 1990 arriva anche una storica vittoria all’Eurovision Song Contest a Zagabria con «Insieme: 1992». E’ la seconda vittoria italiana all’Eurovision dopo Gigliola Cinquetti e prima dei Maneskin. Oggi si stima che abbia venduto più di 100 milioni di dischi e vanta fan club in tutto il mondo, dalla Romania alla Spagna, dalla Germania alla Turchia fino anche alla Russia.
Nel 2007, sempre al San Raffaele di Milano, il cantante aveva subito un intervento per un tumore maligno alla prostata. Lo aveva raccontato lui stesso in un’intervista a OK Salute, spiegando di aver deciso di parlarne «per invitare gli uomini a fare prevenzione». Tra le sue ultime apparizioni in tv, quella allo show «Sogno o son desto» di Massimo Ranieri, dove si esibì con la sua hit indimenticabile: «L’Italiano». Nel 1988, i due si erano ritrovati avversari sul palco dell’Ariston. Ranieri vinse con «Perdere l’Amore», Cutugno presentava invece «Emozioni».
Negli ultimi tempi, la salute del cantautore era andata peggiorando . Ai microfoni di Verissimo aveva raccontato che gli avevano tolto il rene destro. «Non posso camminare tanto. E mi esibisco su uno sgabello. Per 3 ore in piedi non posso esibirmi». Al San Raffaele era ricoverato nel polo chirurgico e delle urgenze da diverse settimane. Il cantante lascia la moglie Carla e un figlio di 28 anni, Nicolò, avuto da una relazione con un’altra donna.
«Siamo ancora increduli, Toto», le prime parole con cui il Nuovo Imaie, istituto mutualistico che tutela gli artisti e a cui Cutugno era iscritto, lo ricorda. «Tu, che hai scritto i testi delle canzoni italiane che tutti ricordano e amano cantare a tutte le latitudini del pianeta. Canzoni, che con la tua generosità hai regalato anche a colleghi come Adriano Celentano, Fausto Leali, I Ricchi e Poveri, Miguel Bosè, Johnny Halliday, Dalida e Luis Miguel (citarli tutti sarebbe un’impresa). Ti ricorderemo sempre e dentro di noi ti lasceremo cantare…con la chitarra in mano. Ciao Toto, si, il cielo ti attende».

