E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie

Ore 17, via Teulada 66, Roma
Referendum: Cgil, 29 aprile presidio alla Rai “Rompiamo il silenzio”, con Landini
23 aprile 2025
Roma, 23 aprile – Il presidio promosso dalla Cgil “Adesso parliamo noi. Rompiamo il silenzio sui referendum”, programmato inizialmente per oggi 23 aprile, si terrà martedì prossimo, 29 aprile. Appuntamento alle ore 17 davanti alla sede Rai, via Teulada 66, Roma. All’iniziativa parteciperà il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.
“Sui grandi media regna il silenzio totale, per questo – afferma la Confederazione – abbiamo organizzato un sit-in per chiedere la massima informazione sui cinque referendum che si terranno l’8 e il 9 giugno su lavoro e cittadinanza e consentire così la più ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini al voto”.
| Referendum, ecco perché 5 sì cambiano l’Italia |

| articolo 03 marzo 2025 di Daniela Zero: https://www.collettiva.it/speciali/referendum-2025/referendum-ecco-perche-5-si-cambiano-litalia-qy51xeld |
| Si vota l’8 e 9 giugno. Una guida per orientarsi sui quesiti referendari che puntano a migliorare la condizione di vita dei lavoratori e dare cittadinanza a chi ancora non ce l’ha |
L’8 e 9 giugno saremo chiamati a votare per cinque referendum su lavoro e cittadinanza. Ma di cosa si tratta nello specifico? Ecco un piccolo vademecum per capire i quesiti che saranno sottoposti al voto delle cittadine e dei cittadini.
Licenziamenti e reintegro – L’obiettivo è eliminare le disparità di trattamento tra i lavoratori assunti prima e dopo il 7 marzo 2015 in caso di licenziamento illegittimo. Oggi, chi è stato assunto prima di questa data può essere reintegrato, mentre chi è stato assunto dopo ha diritto solo a un indennizzo. L’abrogazione del decreto legislativo n. 23/2015 garantirebbe a tutti lo stesso livello di tutela previsto dalla legge Fornero.
Perché è ancora necessario se la Corte Costituzionale ha già modificato il Jobs Act? Nonostante gli interventi della Corte, la legge Fornero continua a garantire maggiori tutele rispetto al Jobs Act. Ad esempio, chi è licenziato per motivi economici senza una giusta selezione oggi riceve solo un indennizzo, mentre con la legge Fornero avrebbe diritto alla reintegra.
Quali sono i principali vantaggi in caso di vittoria del sì?
- Stesse tutele per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di assunzione;
- Reintegro nei casi di licenziamento disciplinare illegittimo;
- Maggior tutela nei licenziamenti collettivi;
- Aumento dell’indennizzo minimo nei casi in cui la reintegra non è prevista.
Licenziamenti e risarcimento – Attualmente, nelle piccole imprese (meno di 16 dipendenti), il risarcimento massimo per un licenziamento illegittimo è limitato a 6 mensilità. Il quesito propone di eliminare questo tetto, permettendo ai giudici di calcolare il risarcimento in base al danno effettivo subito dal lavoratore.
Perché questa modifica è importante?
- Evita risarcimenti inadeguati per chi ha subito un danno economico e personale grave;
- Permette una valutazione caso per caso, tenendo conto delle condizioni familiari e della situazione del datore di lavoro;
- Allinea l’Italia alle normative europee, che prevedono un risarcimento integrale.
Lavoro precario – Il quesito dedicato a contrastare il lavoro precario mira a reintrodurre l’obbligo per i datori di lavoro di indicare una giustificazione (causale) anche per le assunzioni a termine inferiori a 12 mesi.
Perché questa modifica è necessaria?
- Evita l’abuso dei contratti a termine senza motivazione;
- Protegge i lavoratori dal rischio di precarietà continua;
- Rafforza il principio che il contratto di lavoro standard deve essere a tempo indeterminato.
Sicurezza sul lavoro – Attualmente in caso di incidenti sul lavoro dovuti a carenze di sicurezza negli appalti, la responsabilità del committente (es. grande azienda) è limitata solo ai rischi “generici” e non a quelli “specifici” dell’appaltatore. Il quesito mira a rendere sempre responsabile il committente, permettendo ai lavoratori e alle loro famiglie di ottenere un risarcimento diretto.
Perché questa modifica è importante?
- Evita che i lavoratori e le loro famiglie restino senza risarcimento in caso di gravi incidenti;
- Impone ai grandi committenti di vigilare sulla sicurezza nei cantieri e negli appalti;
- Semplifica le cause legali per ottenere il giusto risarcimento.
Cittadinanza – L’obiettivo è modificare le leggi relative all’acquisizione della cittadinanza italiana, rendendo più accessibile la cittadinanza a coloro che, pur vivendo in Italia da lungo tempo, non riescono ad ottenerla per via dei rigidi requisiti attualmente in vigore.
Cosa cambierebbe con una legge nuova?
- Si riduce il periodo di residenza legale continuativa necessario per richiedere la cittadinanza da 10 a 5 anni;
- Una volta ottenuta sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni ;
- Una conquista decisiva per molti cittadini di origine straniera che non solo nascono nel nostro Paese ma ci abitano, ci lavorano e contribuiscono alla crescita economica e sociale;
- L’Italia si allineerebbe ai maggiori Paesi europei che in questo modo promuovono diritti, tutele e opportunità per tutte e tutti.
| Referendum 2025, urne aperte 8 e 9 giugno. Su cosa si vota e perché |
| articolo: https://www.cgil.it/referendum/referendum-2025-urne-aperte-8-e-9-giugno-su-cosa-si-vota-e-perche-g2dr56q0 |
| Cinque quesiti referendari su lavoro e cittadinanza promossi da sindacati e associazioni al centro della consultazione referendaria dell’8 e 9 giugno |
Nel 2025 le cittadine e cittadini saranno chiamati a votare per 5 Referendum. La Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili i 4 quesiti referendari sul lavoro, per i quali sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, e il referendum sulla cittadinanza, depositato in Cassazione con 637 mila firme.
QUALI SONO I REFERENDUM?
I REFERENDUM SUL LAVORO
| 1 – Stop ai licenziamenti illegittimi |
| Quesito: «Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?» |
Il PRIMO dei quattro referendum sul lavoro chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo. Sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. Abroghiamo questa norma, diamo uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.
| 2 – Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese |
| Quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?» |
Il SECONDO riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione. Obiettivo è innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia la/il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite.
| 3 – Riduzione del lavoro precario |
| Quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?» |
Il TERZO punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato. In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.
| 4 – Più sicurezza sul lavoro |
| Quesito: «Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?» |
Il QUARTO interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti, che vuol dire che in Italia ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
REFERENDUM CITTADINANZA ITALIANA
| 5 – Più integrazione con la cittadinanza italiana |
| Quesito: «Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?» |
Il referendum sulla Cittadinanza Italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. Questa modifica costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.
22 marzo 2025
| Residenti all’estero, modalità di voto per i referendum dell’8 e 9 giugno 2025 |
Modalità di voto estero ⇒ Le ambasciate vengono informate delle date del voto e ricevono i file delle schede elettorali da stampare in loco.
⇒ Chi può votare all’estero? – Hanno diritto di voto tutti i cittadini italiani iscritti all’AIRE, Anagrafe Italiani Residenti all’Estero. Possono votare anche i cittadini italiani temporaneamente (almeno tre mesi) all’estero per motivi di salute, lavoro o studio, a condizione che comunichino il loro status ai consolati di riferimento entro il trentaduesimo giorno antecedente la data di svolgimento della consultazione elettorale, tramite moduli e piattaforme online del Ministero degli Esteri.
⇒ Non oltre diciotto giorni prima della data del voto – il materiale elettorale (detto “plico”) deve pervenire all’indirizzo di residenza dichiarato nelle liste AIRE. Il cittadino deve inviare il plico non oltre il decimo giorno dalla data del voto.
⇒ Cosa contiene il plico?
- Le 5 schede elettorali;
- Una scheda con le generalità del cittadino;
- Tre buste, di cui una già preaffrancata per la rispedizione al consolato di riferimento.
⇒ Il consolato riceve il plico contenente le due buste chiuse – Non oltre le ore 16 del giovedì antecedente la data stabilita per le votazioni in Italia, I responsabili degli uffici consolari provvedono a inviarlo in Italia nei luoghi stabiliti per la raccolta dei voti. Indipendentemente dal numero di punti di raccolta, tutto il materiale dovrà essere in Italia, immagazzinato e pronto per lo scrutinio entro il giorno precedente al voto.
⇒ Scrutinio – Lo scrutinio si svolgerà nei luoghi stabiliti in Italia, dove verranno allestiti circa 2000 seggi.

