Più di 200 persone sono morte questa settimana nel crollo della miniera di coltan di Rubaya, nella Repubblica Democratica del Congo orientale, ha dichiarato venerdì alla Reuters Lubumba Kambere Muyisa, portavoce del governatore della provincia in cui si trova la miniera, nominato dai ribelli.Rubaya produce circa il 15% del coltan mondiale, che viene trasformato in tantalio, un metallo resistente al calore molto richiesto dai produttori di telefoni cellulari,computer, componenti aerospaziali e turbine a gas. Il sito, dove la gente del posto scava manualmente per pochi dollari al giorno, è sotto il controllo del gruppo ribelle AFC/M23 dal 2024.
Il crollo è avvenuto mercoledì e venerdì sera il bilancio esatto delle vittime non era ancora chiaro.”Più di 200 persone sono state vittime di questa frana, tra cui minatori, bambini e donne del mercato. Alcune persone sono state salvate appena in tempo e hanno riportato ferite gravi”, ha detto Muyisa, aggiungendo che circa 20 feriti sono stati curati nelle strutture sanitarie.”Siamo nella stagione delle piogge. Il terreno è fragile. È stato il terreno a cedere mentre le vittime erano nella buca.“Un consigliere del governatore ha affermato che il numero delle vittime confermate è di almeno 227. Ha parlato a condizione di anonimato perché non era autorizzato a informare i media.
Le Nazioni Unite affermano che l’AFC/M23 ha saccheggiato le ricchezze di Rubaya per finanziare la sua insurrezione, sostenuta dal governo del vicino Ruanda, un’accusa che Kigali nega.I ribelli pesantemente armati, il cui obiettivo dichiarato è rovesciare il governo di Kinshasa e garantire la sicurezza della minoranza tutsi congolese, hanno conquistato un territorio ancora più ricco di minerali nel Congo orientale durante un’avanzata lampo lo scorso anno.
E’ accaduto durante un incontro pubblico: le è stata spruzzata addosso una sostanza non ancora identificata
La deputata statunitense Ilhan Omar reagisce dopo essere stata – (Afp)
E’ stato identificato l’uomo che ha aggredito la deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar durante un incontro pubblico spruzzandole addosso una sostanza non ancora identificata. Si tratta di Anthony J. Kazmierczak, 55 anni, come ha confermato alla Cnn un portavoce del dipartimento di polizia di Minneapolis. Kazmierczak è detenuto nella prigione della contea di Hennepin.
La deputata somala naturalizzata americana, che stava tenendo un incontro pubblico per chiedere la fine allarepressione anti-immigrazione dell’amministrazione Trump, non ha riportato conseguenze. Omar ha anche chiesto al segretario del Dipartimento della Sicurezza interna Kristi Noem di “dimettersi o affrontare l’impeachment“. Dopo l’aggressione Omar è tornata e sul podio per dire: “Ecco la realtà che persone come quest’uomo orribile non capiscono: noi siamo il Minnesota, siamo forti. E resteremo resilienti di fronte a qualsiasi cosa ci possano lanciare addosso“.
Omar è spesso nel mirino del presidente Donald Trump, che continua a difendere Noem nonostante la sua supervisione sugli agenti federali dell’immigrazione che hanno sparato e ucciso due cittadini statunitensi a gennaio, affermando che Noem non si sarebbe dimessa e che stava facendo un “ottimo lavoro“.
Trump: “Omar un’impostora, avrà organizzato lei aggressione” – La deputata democratica Omar ‘‘è un’impostora” e secondo Trump avrebbe organizzato lei stessa l’aggressione subita durante un incontro pubblico a Minneapolis. In una intervista all’Abc, il tyoon ha detto rispondendo alla domanda se avesse visto il video dell’aggressione: “No. Non ci penso”. ”Penso che sia un’impostora” e ‘‘probabilmente si è fatta spruzzare addosso, conoscendola“, ha aggiunto.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italiani sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani – rende noto la Farnesina – ha convocato l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. I due militari sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore e sono stati fatti inginocchiare. L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al ministero degli Affari Esteri, al Cogat, allo Stato maggiore delle Idf, alla polizia e allo Shin Bet.
L’episodio – I due militari erano ieri in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicinoRamallah, in territorio della Autorità nazionale palestinese. I militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italianisono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore.
I carabinieri (passaporti e tesserini diplomatici, auto con targa diplomatica) sono stati “interrogati” dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto.
Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in consolato e ha riportato all’ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.Considerata la gravità dell’episodio, l’ambasciatore a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, coinvolgendo il Ministero degli affari esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet(il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). La Farnesina già prevede di compiere nuovi passi di protesta al massimo livello politico.
Gli inviati del programma Rai fermati a Minneapolis
Un’immagine del servizio
‘‘Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto“. Gli agenti dell’Ice a Minneapolis minacciano i giornalisti di In mezz’ora, la trasmissione della Rai. Il programma, dal proprio profilo Instagram, diffonde il video del confronto ravvicinato tra gli inviati Laura Cappon e Daniele Babbo e gli agenti dell’agenzia che contrasta l’immigrazione illegale.
“‘Abbiamo una macchina dell’Ice davanti e una dietro. Siamo intrappolati‘”, dice Laura Cappon, descrivendo nel video quello che sta succedendo. A quel punto tre agenti si avvicinano all’auto e intimano alla donna che è al volante di abbassare il finestrino. ”No, non sto facendo nulla di male. Sto solo guidando nella mia comunità”, risponde lei, mentre al suo fianco Cappon dice ‘Press. We are press italian‘. A quel punto scatta la minaccia degli agenti: ‘‘Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, se continuate a seguirci spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”.
Il caso diventa oggi di dibattito politico in Italia. “Le minacce rivolte dagli agenti federali dell’Ice ai giornalisti italiani della Rai — ‘spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto’ — rappresentano un fatto gravissimo.Un’intimidazione diretta, violenta, inaccettabile contro chi stava semplicemente facendo il proprio lavoro: documentare e informare.Esprimiamo piena e totale solidarietà agli inviati di In Mezz’ora, Laura Cappon e Daniele Babbo. Colpire i giornalisti significa colpire la libertà di stampa, il diritto dei cittadini a sapere, i principi fondamentali di ogni democrazia”, dice una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare.
‘‘Questa aggressione non è un episodio isolato. Avviene in un contesto segnato da operazioni federali sempre più militarizzate, che a Minneapolis hanno già causato la morte di civili.Un’escalation che mostra un uso sproporzionato, ideologico e intimidatorio della forza, rivolto non solo contro i manifestanti, ma anche contro chi racconta i fatti.Di fronte a tutto questo, una domanda è inevitabile:la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intende continuare a tacere o prenderà finalmente posizione? Quando vengono minacciati giornalisti italiani all’estero, il silenzio non è neutralità: è complicità”.
”Chiediamo al Governo italiano di condannare pubblicamente l’operato degli agenti federali Ice, pretendere spiegazioni formali dalle autorità statunitensi; difendere senza ambiguità la libertà di stampa e l’incolumità dei giornalisti italiani. La libertà di informazione non è negoziabile. E l’Italia non può voltarsi dall’altra parte“.
‘‘Le minacce ai giornalisti italiani, a cui va la nostra solidarietà, da parte dell’Ice sono inaccettabili e vanno respinte con forza. Aspettiamo un’immediata presa di posizione della Presidente del Consiglio e del Ministro Tajani”, scrive su X il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
”Le gravissime minacce rivolte a Minneapolis ai giornalisti italiani Laura Cappon e Daniele Babbo, inviati della trasmissione In mezz’ora, da parte degli agenti federali dell’Ice segnano un salto di qualità inquietante: intimidazioni mafiose contro la stampa nel cuore degli Stati Uniti.Siamo davanti a una deriva autoritaria alimentata dall’amministrazione Donald Trump, che tra violenze, repressione e minacce ai giornalisti sta spingendo l’America verso una frattura da guerra civile strisciante. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni deve condannare immediatamente quanto accaduto“, afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.
”Basta con la sudditanza politica verso Trump: dalla grottesca proposta di candidatura al Nobel per la pace fino al silenzio sulle offese rivolte ai militari italiani impegnati in Afghanistan. La libertà di stampa e la dignità dell’Italia vengono prima di ogni alleanza ideologica”.
Trump: ‘Le autorità locali incitano all’insurrezione’. Deportata bimba di 2 anni
Monta la rabbia a Minneapolis, dove agenti federali hanno ucciso un’altra persona in una sparatoria durante una retata nella stretta voluta da Donald Trump contro i migranti irregolari.
Si tratta di un residente bianco di 37 anni, cittadino americano, con regolare porto d’armi. E’ morto colpito al petto, a bruciapelo.
È la seconda vittima nella città del Minnesota, dopo la manifestante Renee Good, mentre nei giorni scorsi un altro cittadino era rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco dei federali, terzo episodio in un mese. Ad accrescere il risentimento della popolazione locale, che venerdì ha marciato in città dopo la proclamazione di uno sciopero generale, anche gli arresti di bambini figli di immigrati: l’ultimo é quello di una bimba di due anni.
La dinamica dell’ultima tragedia non é ancora del tutto chiarita, ma sui social girano già alcune immagini. Un video che è stato trasmesso anche dalle tv Usa mostra persone con maschere e giubbotti tattici che lottano con un uomo su una strada coperta di neve prima che si sentano degli spari. Nella clip, l’uomo cade a terra e si sentono altri colpi di arma da fuoco, almeno cinque.
Il dipartimento per la sicurezza interna si é precipitato a dare la sua versione, evocando la linea della legittima difesa, come nel caso di Good. “Mentre gli agenti delle forze dell’ordine del dipartimento stavano conducendo un’operazione mirata a Minneapolis contro una persona che, secondo loro, si trovava nel Paese illegalmente e che era ‘ricercata per aggressione violenta’, un individuo si è avvicinato agli agenti della Us Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm“, ha spiegato la portavoce Tricia McLaughlin, anche se nelle immagini l’arma non si vede.
“Gli agenti hanno tentato di disarmare il sospetto armato che però ha opposto resistenza violenta. Temendo per la propria vita e per la sicurezza dei colleghi, un agente ha sparato colpi difensivi“, ha aggiunto, riferendo che l’uomo aveva anche “due caricatori e nessun documento d’identità“. “Sembra una situazione in cui un individuo voleva causare il massimo dei danni e massacrare le forze dell’ordine“, ha affermato il dipartimento su X, accompagnando il messaggio con una foto di una pistola semiautomatica presentata come quella dell’uomo ucciso: una Sig Sauer Emperor Scorpion.
Trump ha avvalorato la versione ufficiale pubblicando su Truth la foto della presunta arma della vittima e accusando il sindaco della città e il governatore del Minnesota di non collaborare con l’Ice e addirittura di “incitare all’insurrezione con la loro retorica pomposa, pericolosa e arrogante”. “Lasciate che i nostri patrioti dell’Ice facciano il loro lavoro” ha scritto ancora il presidente.
Il capo della polizia locale, Brian O’Hara, ha confermato che non ci sono ancora i dettagli della sparatoria ma ha lasciato intendere che ci sarebbero più agenti coinvolti. Quindi ha invitato la popolazione alla calma evitando l’area interessata dalla tragedia. Ma, subito dopo gli spari, una folla si è radunata proprio lì gridando di tutto ai federali: “Codardi“, “proteggete gli assassini“, “vergogna“, “Ice out”. Per contenere i manifestanti sono stati usati alcuni lacrimogeni ma la protesta rischia di ingigantirsi. E non solo a Minneapolis, ma anche in altre città, come New York, dove venerdì un corteo ha invaso Manhattan.
E mentre esplode nuovamente il conflitto su chi condurrà le indagini, le autorità locali alzano la voce e chiedono che l’Ice se ne vada. “Ho appena parlato con la Casa Bianca dopo un’altra orribile sparatoria da parte di agenti federali questa mattina“, ha scritto il governatore Tim Walz su X. “Questo è nauseante. Il presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri le migliaia di agenti violenti e non addestrati dal Minnesota. Ora“, ha aggiunto.
Duro anche Jacob Frey, il sindaco di Minneapolis, che dopo l’uccisione di Renee Good aveva intimato all’Ice di “andarsene a quel paese“. “Schieratevi con Minneapolis. Schieratevi per l’America. Ricordate che i vostri figli vi chiederanno da che parte stavate. I vostri nipoti vi chiederanno cosa avete fatto per impedire che ciò accadesse di nuovo… Cosa avete fatto per proteggere la vostra nazione?“, ha detto rivolgendosi ai suoi concittadini, prima di chiedere anche lui a Trump di “agire immediatamente per rimuovere questi agenti federali“.
Tra le ultime brutalità dell’Ice a Minneapolis, l‘arresto di una bambina di due anni e di suo padre, entrambi trasportati – nonostante la diffida di un giudice – in un centro di detenzione Texas, lo stesso dove era finito pochi giorni fa un bimbo ecuadoregno di cinque anni. Gli agenti dell’immigrazione li hanno poi rimpatriati entrambi in Minnesota, dove la bambina é stata affidata custodia della madre mentre il padre resta in cella.
Chi era Alex Pretti, ucciso dall’ICE a Minneapolis: “Era disarmato, stava aiutando una donna”
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti l’uomo ucciso dagli agenti federali dell’ICE a Minneapolis. L’infermiere 37enne era intervenuto per difendere una manifestante e stava riprendendo gli agenti con il cellulare al momento dell’omicidio. Almeno due persone hanno rilasciato dichiarazione giurate nelle quali assicurano che fosse disarmato.
Alex Jeffrey Pretti, 37 anni
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti l’uomo ucciso da agenti federali dell’ICE a Minneapolis. Aveva 37 anni ed era un infermiere, come riportato dal Minnesota Star Tribune. Laureato all’Università del Minnesota nel 2021, Pretti non aveva precedenti penali e dal 2012 lavorava come “junior scientist” presso la Facoltà di Medicina.
Secondo la versione fornita inizialmente dalle autorità federali, l’uomo sarebbe stato armato e rappresentava una minaccia per gli agenti intervenuti. Gregory Bovino, comandante della Border Patrol, lo aveva definito “violento e pericoloso”, sostenendo che avrebbe potuto causare “il massimo danno” alle forze dell’ordine.
Due testimoni: “Era disarmato quando è stato ucciso dall’Ice” – Una ricostruzione che viene però smentita da due testimoni oculari, che hanno rilasciato dichiarazioni giurate e le cui testimonianze sono state riportate dal Guardian. Entrambi affermano che Pretti non brandiva alcuna arma al momento della sparatoria.
Una delle testimoni, una donna che ha filmato la scena, ha raccontato di essere arrivata mentre stava andando al lavoro e di aver deciso di documentare l’intervento dell’ICE nella zona. Secondo quanto riferito, Pretti stava cercando di aiutare una donna che poco prima era stata colpita al volto con uno spray chimico dagli agenti federali. “Gli agenti lo hanno buttato a terra. Non l’ho visto toccare nessuno di loro. Non era nemmeno girato verso di loro”, ha dichiarato. La donna ha aggiunto di non aver mai visto un’arma nelle mani dell’uomo: “Non sembrava che stesse cercando di resistere, stava solo aiutando. Quattro o cinque agenti lo avevano a terra e hanno iniziato a sparargli”.
La testimone ha anche contestato direttamente la versione diffusa dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, definendola falsa:
“Non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Si è avvicinato con una macchina fotografica. Stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi”. Una seconda testimonianza arriva da un medico di 29 anni che osservava la scena dalla finestra del suo appartamento, poco distante dal luogo della sparatoria. L’uomo ha riferito di non aver visto Pretti aggredire gli agenti né impugnare armi. Ha inoltre raccontato di aver tentato di prestare soccorso, venendo inizialmente bloccato dagli agenti dell’ICE: “Nessuno stava praticando la rianimazione cardiopolmonare. Quando mi hanno finalmente lasciato passare, sembravano contare le ferite da arma da fuoco invece di prestare aiuto”. Secondo quanto riportato, il corpo presentava almeno tre ferite alla schiena, una al torace e una possibile al collo.
Proteste a Minneapolis contro l’ICE: L’uccisione dell’infermiere ha provocato proteste diffuse a Minneapolis. Nelle ore successive alla sparatoria, centinaia di persone si sono radunate nel luogo dell’uccisione per rendere omaggio a Pretti e per contestare la presenza dell’ICE in città.
Le manifestazioni non si sono limitate alla città del Minnesota: in molti si sono radunati anche in altre città statunitensi, tra cui New York, con marce e cartelli contro l’operato dell’ICE.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, è tornato a chiedere pubblicamente al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare gli agenti dell’ICE dalla città. “È il momento di mettere Minneapolis e l’America al primo posto. Mettiamo fine a questa operazione e rimuoviamo questi agenti federali”, ha dichiarato.
Arrestati anche circa 100 membri del clero all’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul nel corso di una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump in Minnesota. Il portavoce della Metropolitan Airports Commission, Jeff Lea, ha dichiarato che i manifestanti perché hanno superato i limiti del permesso concesso per la manifestazione e hanno interrotto le operazioni aeree
Circa 100 membri del clero sono stati arrestati, nelle scorse ore, presso l’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul nel corso di una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trumpin Minnesota, stando agli organizzatori della protesta. Si tratta per lo più di religiosi cristiani e di leader religiosiche si erano radunati all’aeroporto, dove hanno sostenuto che alcuni aerei stessero deportando migranti detenuti. Lo ha confermato Justin Lind-Ayres, pastore luterano a Minneapolis. I manifestanti si sono inginocchiati cantando inni e recitando il Padre Nostro prima di essere ammanettati e portati via, come mostrano anche alcuni video circolati dopo l’accaduto.
Gli arresti all’esterno del terminal – Il portavoce della Metropolitan Airports Commission, Jeff Lea, ha dichiarato che i manifestanti sono stati arrestati all’esterno del terminal principale perché hanno superato i limiti del permesso concesso per la manifestazione e hanno interrotto le operazioni aeree. A commentare la situazione anche la reverenda Elizabeth Barish Browne che ha viaggiato partendo da Cheyenne, Wyoming, per partecipare al raduno nel centro di Minneapolis. “Quello che sta accadendo qui è chiaramente immorale“, ha detto la ministra unitariana universalista.
Le proteste – Gli arresti, come detto, sono avvenuti nel corso di una intensa giornata di mobilitazione messa in atto contro l’U.S. Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle Twin Cities. La manifestazione, denominata “Giornata della Verità e della Libertà“, aveva previsto che i cittadini del Minnesota si organizzassero per boicottare scuola, lavoro e acquisti. Nonostante le temperature artiche di questi giorni, migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e cortei per esprimere la propria opposizione all’aumento dell’attività federale di controllo dell’immigrazione proprio nelle ultime settimane e dopo l’uccisione della 37enne Renee Good.
Fermato anche un uomo con la figlia di due anni – Gli agenti federali dell’Ice, a Minneapolis, hanno fermato anche una bambina di due anni e suo padre, per poi condurli in Texas. Lo scrive il Guardiancitando gli atti del tribunale e gli avvocati della famiglia. E’ successo giovedì scorso quando l’uomo, identificato negli atti come Elvis Joel TE, e sua figlia sono stati fermati e trattenuti dagli agenti mentre stavano tornando a casa. Nelle ore successive, un giudice federale aveva ordinato il rilascio della bambina, ma i funzionari federali li hanno invece fatti salire entrambi su un aereo diretto a un centro di detenzione del Texas. Irina Vaynerman, uno degli avvocati della famiglia, ha commentato così la vicenda: “L’orrore è davvero inimmaginabile. La depravazione di tutto questo è indescrivibile“. Intanto si è verificata una nuova sparatoria che coinvolge agenti federali, la terza in poco tempo. Un agente federale Ice ha aperto il fuoco su un uomo nel quartiere di Eat Street, a sud di Minneapolis. La persona colpita è morta, ha dichiarato il capo della polizia cittadina Brian O’Hara.
Secondo i media Usa, è stato usato come “esca” per fermare il padre. I due detenuti in Texas
Un bimbo di cinque anni è stato arrestato dagli agenti dell’immigrazione alla periferia di Minneapolis mentre tornava a casa da scuola ed è stato portato assieme al padre in un centro di detenzione in Texas. Secondo le prime ricostruzioni dei media americani, il piccolo è stato usato come “esca” per fermare il genitore.
Liam Ramos e suo padre sono stati arrestati nel vialetto di casa, ha dichiarato in una conferenza stampa il sovrintendente del distretto scolastico di Columbia Heights. Il piccolo non è il solo fermato dall’Ice in queste due settimane. Altri tre ragazzi dello stesso distretto scolastico sono stati fermati dagli agenti nel giro di pochi giorno: due di 17 anni e una bambina di 10.
La foto di Liam, con indosso un berretto di lana blu e lo zainetto sulle spalle, affiancato dagli agenti con il volto coperto e armati fino ai denti è diventata virale sul web suscitando shock e indignazione.
I funzionari di Trump annunciano “la più grande operazione nella storia del DHS” mentre 800 agenti di frontiera invadono la città insieme all’ICE
A protester runs through teargas near the scene where Renee Good was killed by an ICE officer last week. Photograph: Adam Gray/AP
Martedì, a Minneapolis , gli agenti federali hanno utilizzato gas lacrimogeni e irritanti per gli occhi contro gli attivisti, mentre il Dipartimento per la sicurezza interna annunciava di aver condotto “la sua più grande operazione nella storia del DHS“, schierando centinaia di agenti di frontiera oltre alle migliaia di agenti dell’Immigrazione e delle dogane già presenti in città.
Un funzionario del DHS ha dichiarato alla CBS News che attualmente nell’area di Minneapolis sono presenti 800 agenti della dogana e della protezione delle frontiere e 2.000 funzionari dell’ICE, poiché negli ultimi giorni le tensioni sono aumentate.
“Si tratta della più grande operazione del DHS della storia“, ha dichiarato il funzionario all’agenzia di stampa.
L’ondata di proteste si verifica lo stesso giorno in cui diversi procuratori federali dello Stato e di Washingtonsi sono dimessi in segno di protestacontro la decisione del dipartimento di giustizia di non avviare un’indagine sui diritti civili in merito all’omicidio diRenee Nicole Good da parte di un agente federale dell’immigrazione a Minneapolis.
La repressione governativa sull’immigrazione arriverà prossimamente presso una corte federale, dove il Minnesota e due sindaci chiederanno a un giudice di sospendere immediatamente l’operazione. Non è stata ancora fissata un’udienza per la richiesta.
Nuvole di gashanno riempito una strada di Minneapolis, vicino al luogo in cui Good è stato ucciso a colpi di arma da fuoco alla testa da un agente dell’immigrazione la scorsa settimana. Un uomo si è strofinato gli occhi con la neve e ha urlato chiedendo aiuto, mentre gli agenti a bordo di una Jeep anonima spruzzavano una sostanza irritante arancione e si allontanavano.
È comune che le persone fischino, scherniscano e suonino fischietti arancioni quando vedono agenti pesantemente armati passare a bordo di veicoli anonimi o camminare per le strade, tutto questo fa parte di uno sforzo popolare per avvertire il quartiere e ricordare al governo che stanno osservando.
“Chi non ha un fischietto?” urlò un uomo con un sacchetto pieno di fischietti.
Una persona si lava gli occhi dopo che gli agenti federali hanno lanciato gas lacrimogeni. Fotografia: Mostafa Bassim/Anadolu tramite Getty Images
Brita Anderson, che vive nelle vicinanze ed è venuta per sostenere gli amici del quartiere, ha detto di essere “indignata” nel vedere gli agenti in equipaggiamento tattico e maschere antigas, e si è chiesta quale fosse il loro scopo.
“Sembrava che l’unico motivo per cui venivano qui fosse per molestare la gente“, ha detto Anderson.
Separatamente, un giudice ha ascoltato le argomentazioni e ha dichiarato che si sarebbe pronunciata entro giovedì o venerdì su una richiesta di limitare l’uso della forza, come l‘uso di sostanze chimiche irritanti, sulle persone che osservano e registrano le attività degli agenti. Gli avvocati del governo hanno sostenuto che gli agenti stavano agendo nell’ambito della loro autorità e dovevano proteggersi.
A Brooklyn Park, nel Minnesota, gli studenti che protestavano contro le operazioni di controllo dell’immigrazione hanno abbandonato la scuola, come hanno fatto questa settimana gli studenti di altre comunità.
Mentre il Dipartimento per la sicurezza interna si è impegnato a inviare più di 2.000 ufficiali dell’immigrazione in Minnesota, lo stato, insieme a Minneapolis e St Paul, ha fatto causa lunedì all’amministrazione di Donald Trump per fermare o limitare l’ondata di migranti.
La causa sostiene che il Dipartimento per la sicurezza interna sta violando il primo emendamento e altre tutele costituzionali concentrandosi su uno stato progressista che favorisce i democratici e accoglie gli immigrati.
“Si tratta, in sostanza, di un’invasione federale delle Twin Cities nel Minnesota, e deve cessare“, ha affermato Keith Ellison, procuratore generale dello Stato.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha dichiarato: “Quello a cui stiamo assistendo è l’arrivo di migliaia – al plurale – di migliaia di agenti federali nella nostra città. E sì, stanno avendo un impatto enorme sulla vita quotidiana“.
Da quando è stata uccisa la trentasettenne madre di tre figli, negli Stati Uniti si sono svolte decine di proteste e veglie per onorare Good.
Gli agenti arrestano un manifestante martedì. Fotografia: Mostafa Bassim/Anadolu tramite Getty Images
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna afferma di aver effettuato più di 2.000 arresti nello Stato dall’inizio di dicembre e promette di non fare marcia indietro. La portavoce Tricia McLaughlin, rispondendo alla causa, ha accusato i funzionari del Minnesota di ignorare la sicurezza pubblica.
“Il compito del presidente Trump è proteggere il popolo americano e far rispettare la legge, indipendentemente da chi sia il sindaco, il governatore o il procuratore generale dello Stato“, ha affermato McLaughlin.
L’ amministrazione Trump ha ripetutamente difeso l’agente dell’immigrazione che ha sparato a Good, affermando che ha agito per legittima difesa. Ma questa spiegazione è stata ampiamente stroncata da Frey, dal governatore del Minnesota, da Tim Walz e da altri, sulla base dei video dello scontro.
Martedì, due parlamentari democratici del Massachusetts hanno annunciato di aver promosso un disegno di legge per facilitare le azioni legali e superare le tutele di immunità per i funzionari federali accusati di violazione dei diritti civili. Il disegno di legge ha scarse possibilità di essere approvato dal Congresso controllato dai repubblicani.
Nel Wisconsin, la vicegovernatrice Sara Rodriguez propone che lo Stato vieti i controlli civili sull’immigrazione nei pressi di tribunali, ospedali, cliniche, scuole, chiese e altri luoghi. Spera di succedere a Tony Evers, un altro democratico, che non si candida per un terzo mandato da governatore.
“Possiamo dare un’occhiata alla questione, ma credo che vietare certe cose aumenterebbe di molto le azioni dei nostri a Washington DC“, ha detto Evers, riferendosi all’amministrazione Trump. “Non tendono ad affrontare queste cose in modo appropriato”.
La città, colpita da un’ondata di freddo intenso, si è stata trasformata in una gigantesca “pista da pattinaggio”
Si scivola ad Amsterdam tra strade ghiacciate e scene surreali
Negli ultimi giorni Amsterdam è stata colpita da un’ondata di freddo intenso, con neve e temperature ben sotto lo zero che hanno ricoperto le strade della città di ghiaccio. Le immagini diventate virali mostrano vie come Prinsengracht dove pedoni, ciclisti e persino automobilisti scivolano vistosamente, costretti a muoversi con estrema cautela perché l’asfalto è diventato una sorta di pista di pattinaggio naturale improvvisata. I video pubblicati sui social raccontano scene quasi surreali: persone che perdono l’equilibrio, si trascinano con le mani sull’iceberg urbano per avanzare, e altri che scivolano con le proprie scarpe o bici lungo i marciapiedi e le carreggiate.
Questo fenomeno è dovuto al rapido congelamento dell’umidità e della neve accumulata sulla superficie stradale, che crea uno strato di ghiaccio sottile ma estremamente scivoloso. Le autorità hanno invitato i cittadini a prestare molta attenzione negli spostamenti, perché queste condizioni rendono la mobilità quotidiana urbana molto più difficile e pericolosa.
Anche i servizi di trasporto sono stati colpiti da disagi, con cancellazioni o ritardi su voli e treni. In passato simili condizioni — con canali che ghiacciano e piste di ghiaccio naturali tra i corsi d’acqua — erano considerate quasi leggendarie ad Amsterdam, ma con il cambiamento climatico questi eventi sono diventati più rari, rendendo questi momenti particolarmente spettacolari per chi li vive.
Due persone sono rimaste ferite. L’autista non ha precedenti penali
Un camion si è lanciato su una folla di manifestanti radunati domenica pomeriggio a Los Angeles per una protesta a sostegnodella rivolta contro il governo in Iran. I media locali parlano di centinaia di persone in marcia a Westwood, un sobborgo di Los Angeles.
I manifestanti sono stati costretti a spostarsi per scansare il veicolo e due di loro sono stati visitati dai paramedici per le lievi ferite riportate. Alcuni hanno poi rincorso il mezzo in corsa per tentare di aggredire l’autista. Le riprese dell’elicottero di Abc7 News hanno mostrato gli agenti mentre cercavano di tenere a bada i dimostranti che hanno assalito il camioncino, colpendo a pugni l’autista e sfondando il finestrino con le aste delle bandiere.
(afp)
Erano diverse centinaia le persone radunate nel quartiere di Westwood per protestare contro il regime iraniano, accusato di aver causato la morte di oltre 540 manifestanti. Gli agenti di polizia che hanno investigato sul posto non ritengono che l’incidente sia motivato da ragioni politiche, ma sia piuttosto derivato da un alterco tra l’autista e la folla.
Il sospettato non ha precedenti penali, secondo quanto dichiarato dal capitano della polizia di Los Angeles Richard Gabaldon, che ha però aggiunto che l’uomo potrebbe essere accusato di aggressione.
🇺🇸🇮🇷 A U-Haul truck hits a crowd of pro-Pahlavi protestors in Los Angeles. Multiple injuries reported. pic.twitter.com/lSE48hKoil
Le grandi manifestazioni contro il regime continuano, anche se la repressione sta diventando sempre più brutale
Proteste a Teheran il 10 gennaio 2026 (Social Media via ZUMA Press Wire)
Tra sabato e domenica in Iran i manifestanti contro il regime hanno protestato per la terza notte di fila, anche se il governo ha intensificato la repressione e si ritiene che le persone uccise secondo siano ormai203. La fonte dei dati è l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), che ha sede all’estero e conferma i dati attraverso testimonianze e fonti locali. Il numero potrebbe essere anche più alto.
Come nei giorni scorsi, internet in Iran èbloccato, e tutto quello che sappiamo delle proteste viene dai video e dalle informazioni che i manifestanti riescono a fare arrivare aggirando il blocco: i video mostrano che le proteste sono ancora molto partecipate, sia nella capitale Teheran (da cui viene il video qui sotto) sia in altre aree del paese. La repressione però è sempre più violenta. Sabato l’esercito iraniano ha detto di essere pronto ad agire contro i manifestanti, per «sventare i piani del nemico», mentre il capo della polizia ha confermato che le forze di sicurezza hanno aumentato il livello di confronto con quelli che lui ha definito «rivoltosi»
Lingua originale: persiano. Traduzione di Google Video ricevuto pochi minuti fa dal mio amico tramite Starlink: 7:20 Teheran-Heravi 20th Street
ویدیو دریافتی دقایق پیش از دوستم از طریق استارلینک: ساعت ۷:۲۰ تهران-هروی خیابون ۲۰ pic.twitter.com/34QxlHAhYQ
Le testimonianze che arrivano dal paese parlano di uccisioni indiscriminate di manifestanti, con le forze di sicurezza che sparano all’altezza delle persone e cecchini che mirano contro chi protesta. Il New York Times ha verificato l’autenticità di un video che mostra membri delle forze di sicurezza sparare contro i manifestanti a Zahedan, nell’est del paese.
Lingua originale: persiano. Traduzione di Google Halash ha diffuso un video di videosorveglianza in cui si vede la polizia antisommossa in borghese sparare con i fucili direttamente contro i manifestanti a #زاهدان .
حالوش ویدیوی یک دوربین مداربسته از شلیک مستقیم سرکوبگران لباسشخصی با شاتگان بهسوی معترضان در #زاهدان را منتشر کرد. pic.twitter.com/6nxnlCnJRh
Un altro video girato a Mashad mostra i manifestanti che cercano riparo in strada mentre le forze di sicurezza sparano contro di loro da un ponte pedonale. Le immagini dagli ospedali mostrano anchedecine di corpi di manifestanti uccisi.
Lingua originale: inglese. Traduzione diGoogle DISCUSSIONE: Video verificati delle proteste in Iran – 10 gennaio Violenti scontri sul viale Vakil Abad a Mashhad. I manifestanti si nascondono dietro le barricate mentre le forze di sicurezza sparano da una passerella. Video: @Vahid Posizione: https://maps.app.goo.gl/mr252MPBTfFRkZ8BA Con Richard Irvine Brown @GeoConfirmed
THREAD: Verified videos of Iran protests – 10 January
Heavy clashes on Vakil Abad Boulevard in Mashhad. Protesters hide behind barricades as security forces fire shots from a footbridge.
Migliaia di persone a Chicago, New York, Detroit, San Francisco e in altre città del Paese stanno manifestando per le strade. Mamdani: “Notizia orribile, anno pieno di crudeltà”
Proteste contro l’Ice – (Afp)
Migliaia di persone, a Chicago, New York, Detroit, San Francisco e in altre città del Paese, oltre naturalmente a Minneapolis, stanno manifestando per le strade dopo che un agente dell’Ice ha sparato e ucciso nella sua auto nella città del Minnesota una donna americana di 37 anni, Renee Nicole Good. A Detroit, decine di persone si sono radunate davanti all’edificio dell’Ice in Michigan Avenue, nel centro della città, per protestare contro gli agenti.
La protesta è stata organizzata dal Comité de Acción Comunitaria, il Comitato d’Azione Comunitaria di Detroit. L’organizzatrice principale, Kassandra Rodriguez, ha denunciato “l’abuso di potere“. “Credo che questa sia una cosa che non dovrebbe mai accadere ed è del tutto inaccettabile – ha affermato – E credo che spetti alle nostre amministrazioni locali prendere una posizione dura contro una situazione del genere e non permettere all’Ice di fare quello che vuole nei nostri quartieri“.
A New York, i dimostranti hanno riempito Foley Square per quella che gli organizzatori hanno definito una manifestazione di emergenza in risposta all’incidente di Minneapolis, per poi marciare fino al 26 di Federal Plaza, la sede centrale del Dipartimento della Sicurezza Interna. I manifestanti hanno urlato il nome di “Renee Nicole Good“.
La folla ha protestato anche fuori dall’edificio dell’Ice nel centro di San Francisco, dove i relatori di varie organizzazioni, tra cui Indivisible Sf, si sono alternati nel condividere il loro messaggio di fronte alla folla. “Minneapolis oggi sta soffrendo e noi la piangiamo“, ha detto un partecipante. Centinaia di manifestanti a Seattleinvece si sono radunati fuori dal Federal Building. Una manifestazione si è tenuta anche nel Boston Common, il parco cittadino situato nel centro della capitale del Massachusetts.
Mamdani: “Orribile, anno pieno di crudeltà” – “Le notizie che arrivano da Minneapolis sono orribili. Questo è uno degli aspetti di un anno pieno di crudeltà, e sappiamo che quando gli agenti dell’Ice attaccano gli immigrati, attaccano ognuno di noi in tutto il Paese“, ha detto il sindaco di New York Zohran Mamdani. “Questa sarà sempre una città che difende gli immigrati in tutti e cinque i distretti – ha aggiunto – Ho chiarito a tutti i membri dell’amministrazione cittadina, incluso il New York City Police Department, che rispetteremo le politiche delle città rifugio. Le rispetteremo“.
Da parte sua, la deputata membro della Camera dei rappresentanti per lo Stato di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, ha definito l’Ice un'”organizzazione paramilitare anti-civile. Quello che abbiamo visto è un criminale… un criminale che ha ucciso una donna e le ha sparato alla testa mentre cercava di scappare per salvarsi la vita. Quello a cui abbiamo assistito è la manifestazione del peggior incubo di ogni americano“.
Il leader democratico della Camera, Hakeem Jeffries, ha dichiarato: “La Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem è una bugiarda sfacciata e non ha alcuna credibilità. L’agente mascherato dell’Ice che ha premuto il grilletto dovrebbe essere indagato penalmente con tutta la severità della legge per aver agito con depravata indifferenza verso la vita umana“. Il senatore senior di New York Chuck Schumer ha aggiunto: “Gli agenti del Department of Homeland Security non dovrebbero pattugliare i nostri quartieri come una forza di occupazione: la loro presenza crea solo caos e costa vite umane”.
Lingua originale: inglese. Traduzione di Google Aggiornamenti: una vita è andata perduta e una famiglia è in lutto. Renee Nicole Good, una madre di 37 anni originaria di Twin Cities, è stata identificata dalla madre come la donna morta nella sparatoria che ha coinvolto un agente dell’ICE a Minneapolis. Chi conosceva Renee la descrive come una persona gentile, compassionevole e profondamente dedita alla cura degli altri. Sua madre la ricorda come una persona che donava amore senza riserve: gentile, comprensiva e affettuosa. Renee ha trascorso la sua vita a prendersi cura degli altri, anteponendo spesso i bisogni altrui ai propri. Era una madre, una moglie, una poetessa e una scrittrice, un essere umano la cui vita aveva un significato che andava ben oltre questo momento. Onorare la sua memoria significa battersi per l’umanità, la responsabilità e la protezione della vita. Che Renee riposi in pace.
🚨 🇺🇸 Updates: A life has been lost, and a family is grieving.
Renee Nicole Good, a 37-year-old mother from the Twin Cities, was identified by her mother as the woman who died in the shooting involving an ICE agent in Minneapolis.
Donald J. Trump + @realDonaldTrump Ho appena visto il filmato dell’evento avvenuto a Minneapolis, Minnesota. È orribile da vedere. La donna che urlava era, ovviamente, un’agitatrice professionista, e la donna alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’ICE, che sembra averle sparato per legittima difesa. In base al filmato allegato, è difficile credere che sia vivo, ma ora si sta riprendendo in ospedale. La situazione è in fase di studio, nella sua interezza, ma il motivo per cui questi incidenti accadono è perché la Sinistra Radicale minaccia, aggredisce e prende di mira quotidianamente i nostri agenti delle forze dell’ordine e dell’ICE. Stanno solo cercando di fare il loro lavoro: RENDERE L’AMERICA SICURA. Dobbiamo stare al passo e proteggere i nostri agenti delle forze dell’ordine da questo movimento di violenza e odio della Sinistra Radicale!
Secondo le forze dell’ordine la vittima, moglie di un noto attivista, aveva tentato di speronarli con la sua auto
Forze federali hanno aperto il fuoco e ucciso una donna a Minneapolis nell’ambito di una massiccia azione anti-migranti. La vittima avrebbe tentato disperonare con la sua auto agenti dell’Ice impegnati nella zona di Powerhorn, un quartiere residenziale della città del Minnesota. La sparatoria ha attirato una vasta folla di manifestanti. Giornalisti presenti sul posto hanno visto un’area transennata con un gran numero di agenti dell’Ice all’incrocio tra 34esima e Portland Avenue.La donna era la moglie di un leader del movimento a difesa dei migranti. Lo ha reso noto l’ufficio della senatrice Tina Smith. Una portavoce della Homeland Security ha detto a sua volta che la vittima aveva “usato la sua auto come un’arma” cercando di uccidere agenti federali che stavano conducendo “una azione mirata“.
La campagna di Trump a Minneapolis – Con oltre 2mila agenti dell’Ice mobilitati, Minneapolis è l’ultimo bersaglio della campagna dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione illegale. “Gli agenti dell’Ice stanno provocando il caos“, ha detto il sindaco Jacob Frey che, sui suoi profili social, ha chiesto alle forze federali di lasciare immediatamente la città.
I dettagli sulla sparatoria sono ancora frammentari. Si sa però che c’era una massiccia presenza di agenti federali e locali nella zona. Tra i partecipanti all’azione c’era anche Gregory Bovino, alto funzionario della U.S. Customs and Border Patrol, noto per essere stato il volto delle operazioni di repressione anti-migranti a Los Angeles, Chicago e in altre città.
La sparatoria segna una drammatica escalation nell’ultima di una serie di operazioni di controllo dell’immigrazione condotte nelle principali città americane. Minneapolis e la città gemella St. Paul sono in stato di allerta da quando il Dipartimento per la Sicurezza interna ha annunciato ieri l’avvio dell’operazione legata in parte ad accuse di frode che coinvolgono residenti di origine somala e che hanno indotto il governatore Tim Walz (ex candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris) a non ripresentarsi per un nuovo mandato.
L’area della sparatoria è un modesto quartiere residenziale a sud del centro di Minneapolis, a poco più di un chilometro dove nel 2020 l’afro-americano George Floyd fu ucciso da un poliziotto bianco.
Il giornalista stava girando un servizio per il programma di Rai 1 sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del bar ‘Le Constellation’ dove la notte di Capodanno è scoppiato l’incendio
Le immagini dell’aggressione trasmesse da Uno Mattina
E’ massima l’attenzione dei media di tutto il mondo su Crans-Montana a cinque giorni dall’incendio a ‘Le Constellation‘che ha provocato 40 vittime e 116 feriti. Lì si trova anche una troupe della Rai, aggredita proprio mentre girava un reportage nel comune elvetico. A condurre il servizio Domenico Marocchi per Uno Mattina che stava raccontando le attività della famiglia Moretti, proprietari del locale dove si sono verificati i drammatici fatti.
Il video dell’aggressione è stato mandato in onda nella puntata di Uno Mattina di oggi, 6 gennaio. Il giornalista racconta di aver visitato le proprietà della famiglia mostrando i cartelli dei locali della famiglia Moretti con la scritta “chiusura eccezionale“. In uno di questi viene approcciato da “un’auto con tre persone che ci minacciano e insultano gli italiani“. Le ingiurie sono riprese dal video con Marocchi che racconta che “da tre le persone diventano sette, minacciano di farci passare i guai e arriva una spinta verso la nostra auto“. La troupe, così, va via, ma il racconto resta.
Di seguito il video dell’aggressione trasmesso da Uno Mattina
Crans-Montana: le immagini dell'aggressione a troupe Rai durante la realizzazione di un reportage sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del locale "Constellation" pic.twitter.com/IwYogCA8ih
La nota della commissione di Vigilanza Rai – “Condanniamo con forza la grave aggressione avvenuta ieri a Crans-Montana di fronte al locale teatro della tragedia dove la notte di Capodanno hanno perso la vita 40 giovani. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà all’inviato Rai Domenico Marocchi ed a tutta la troupe di “Uno Mattina” e anche ai due inviati di ‘Storie Italiane’ cui va la nostra vicinanza“, è la nota co cuo la commissione di Vigilanza Rai ha condattato l’accaduto: “Raccontare i fatti non può diventare occasione ed essere una giustificazione per perpetrare atti intimidatori, ci aspettiamo perciò che le autorità svizzere facciano luce su quanto accaduto e di farsi garanti del diritto di cronaca e soprattutto della sicurezza dei tanti giornalisti che in questi giorni stanno affollando la località di Crans-Montana solo per svolgere il proprio lavoro“.
Il racconto di Domenico Marocchi – Qualche ora dopo l’episodio Domenico Marocchi ha condiviso una storia Instagram per ringraziare del supporto ricevuto ed esprimere le sue riflessioni sull’accaduto: “Quello che è successo ha un valore sociale e racconta un ambiente incattivito e poco collaborativo. E il pensiero corre alle vittime e ai ragazzi feriti che affronteranno delle vite durissime a causa di gente probabilmente senza scrupoli“.
Il ministro degli Esteri: “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare”
Commemorazione a Crans-Montana (Foto Adnkronos)
“Purtroppo le vittime italiane” dell’incendio a Crans-Montana “sono sei, tutte accertate“. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Tg2. “I feriti invece stanno per essere tutti accompagnati in Italia. Tre saranno portati oggi al Niguarda e una a Torino“, ha aggiunto Tajani. “Per quanto riguarda i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare“, ha detto il titolare della Farnesina.
Oggi la 16enne Chiara Costanzo è stata identificata ufficialmente tra le vittime dell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation. E’ quanto apprende l’Adnkronos. Ieri erano stati identificati: Giovanni Tamburi, 16enne di Bologna, il coetaneo milanese Achille Barosi e il golfista diciassettenne di Genova Emanuele Galeppini.
La polizia svizzera oggi ha riferito che le autorità hanno identificato altre 16 vittime, portando a 24 il numero totale di quelle di cui è stata accertata l’identità.
La commemorazione – Più di mille le persone presenti questa mattina alla chiesa cattolica di Crans-Montana per commemorare le 40 vittime dell’incendio al locale ‘Le Constellation‘. Ad officiare la messa il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Papa Leone XIV “si unisce al nostro dolore. Con un messaggio commovente desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie“, ha detto il vescovo commentando un messaggio ricevuto dal Papa.
C’è stata una marcia in memoria delle vittime alla quale hanno partecipato i pompieri di Crans-Montana e le locali forze dell’ordine. Il personale, commosso, ha deposto mazzi e corone di fiori davanti al locale.
Ad accompagnare la marcia commemorativa le note di ‘Hallelujah’ del cantautore canadese Leonard Cohen.
Il 9 gennaio giornata di lutto nazionale – Il 9 gennaio sarà una giornata di lutto nazionale in Svizzera. Lo ha annunciato il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ai giornalisti spiegando che alle 14 di venerdì prossimo è previsto un minuto di silenzio e le campane suoneranno a lutto.
Si chiamavano Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini, risultavano dispersi dalla notte del disastro di Crans-Montana: le autorità sono risaliti alle loro identità tramite il dna
ono state ufficialmente identificate le prime tre vittime italiane della tragedia di Capodanno in Svizzera, morte nell’incendio del Constellation di Crans Montana. Sono i sedicenni Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini. Mentre per una quarta sedicenne, la milanese Chiara Costanzo, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, aveva reso noto la morte esprimendo in un post le sue condoglianze. Sale poi da 13 a 14 il numero dei connazionali feriti nel rogo, di cui nove sono già stati rimpatriati, tutti ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano.
I ragazzi italiani morti nella strage di capodanno in Svizzerano: chi erano – L’identificazione dei tre è stata resa nota dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.Le famiglie sono state informate. Tra loro c’è il bolognese Tamburi: un amico aveva detto di averlo perso di vista durante la fuga dal locale. Galeppini, originario di Rapallo ma residente a Dubai, era un promettente golfista e grande tifoso del Genoa. Barosi, milanese, era stato visto per l’ultima volta intorno all’1 e 30 di quella notte mentre rientrava nel locale per prendere giacca e telefono. A Crans-Montana la sua famiglia ha una casa. Il ragazzo era amico di un’altra vittima al momento non ufficialmente identificata, Chiara Costanzo.
Rimangono dunque da identificare altri due italiani classificati come dispersi. Su di loro si sta concentrando l’angoscia delle famiglie che non conoscono il destino dei loro cari. Angoscia che si sta trasformando in rabbia per i tempi con cui le autorità svizzera stanno procedendo al riconoscimento dei corpi trovati nel disco bar.
l bilancio aggiornato di morti e feriti: chi manca ancora all’appello – In totale i feriti risultano essere 121, di cui 5 non identificati e 40 i deceduti. Di questi i primi otto ufficialmente identificati sono svizzeri. Si tratta di quattro ragazze di 24, 22, 21 e 16 anni e di due ragazzi di quattro ragazzi di 21, due di 18 e uno di 16 anni.I loro corpi sono già stati restituiti alle famiglie.
“Le procedure di identificazione andranno avanti e si concluderanno in gran parte tra oggi e domani, mentre l’identificazione di alcune vittime richiederà più tempo“, ha assicurato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. Un bilancio pesantissimo di un incidente su cui sta indagando la procura generale del Cantone Vallese che oggi ha aperto un’indagine penale contro i due proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti.
Nel frattempo, proseguono senza sosta i rimpatri dei feriti italiani: oggi da Losanna l’elicottero dalla protezione civile della Valle d’Aosta ha trasportato all’ospedale Niguarda di Milano la quindicenne Sofia, studentessa del liceo Virgilio di Milano, rimasta gravemente ustionata. Nel pomeriggio è giunta sempre nel nosocomio milanese da Zurigo in condizioni critiche anche la sua compagna di classe Francesca.
Le risposte potranno arrivare dagli esami del Dna, con le comparazioni che vengono fatte anche con il Dna dei feriti non ancora identificati che si trovano ricoverati. E c’è anche il dramma di una classe di liceo, la terza D del Virgilio di Milano che in questi giorni vive momenti di angoscia per i quattro studenti rimasti feriti nell’incendio: Francesca e Sofia, già rimpatriate e Leonardo e Kean.
Raid attorno alle 2 del mattino, esplosioni anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Il ministro della Difesa di Caracas schiera l’esercito. Palazzo Chigi: “Azione militare esterna non è strada, ma intervento difensivo legittimo”
“Maduro e sua moglie sono stati catturati e sono stati portati fuori dal Paese“. Donald Trump annuncia così la cattura del presidente del Venezuela dopo i raid condotti dagli Usa nella notte su Caracas e diverse regioni del Paese. I due, ha spiegato il procuratore generale Usa, sono stati entrambi incriminati nel distretto meridionale di New York.
Trump ha fatto il punto sull’operazione in collegamento telefonico con Fox News.Maduro e la moglie sono stati catturati mentre erano rifugiati in “una fortezza” altamente protetta, ha spiegato senza fornire ulteriori dettagli.
Maduro, ha detto ancora Trump, stava cercando di negoziare un accordo con gli Stati Uniti prima dell’attacco Usa e della sua cattura, ma il presidente americano ha rifiutato. Maduro ”alla fine stava cercando di negoziare“, “ma io ho detto: ‘no, non possiamo farlo’. Quello che ha fatto con la droga è sbagliato“, ha scandito Trump in collegamento telefonico con Fox News.
”Stiamo prendendo decisioni sulla leadership venezuelana’‘ eprendendo in considerazione la possibilità che l’attivista e Premio Nobel per la pace Machado guidi il Paese al posto di Maduro, ha detto ancora il presidente americano.
“Stiamo prendendo questa decisione ora. Non possiamo correre il rischio di lasciare che qualcun altro gestisca il tutto e prenda il controllo di ciò che ha lasciato” Maduro, ha affermato. ‘‘Saremo molto coinvolti. E vogliamo difendere la libertà del popolo“, ha aggiunto Trump.
Machado: “Gonzales assuma la presidenza” – Machado, poche ore dopo l’attacco americano e la cattura di Maduro, ha scritto in una lettera condivisa sui social che il leader dell’opposizione venezuelana Edmundo Gonzales dovrebbe assumere la presidenza del Venezuela.
Maduro ha ”rifiutato di accettare un’uscita negoziata’‘ e ”da oggi affronterà la giustizia internazionale per i crimini atroci che ha commesso ai danni dei venezuelani e contro i cittadini di molte altre nazioni”, ha scritto Machado, aggiungendo che ”gli Stati Uniti hanno mantenuto la promessa di far valere la legge”.
“L’ora della libertà è arrivata. Siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere”, ha scritto ancora la premio Nobel per la pace che ha anche rivolto un appello ai ”venezuelani in patria e all’estero” chiedendo loro di ”restate vigili e mobilitati. Il Venezuela sarà libero”.
“Abbiamo lottato per anni, abbiamo dato il massimo e ne è valsa la pena. Ciò che doveva accadere sta accadendo”, le parole di Machado nella lettera in cui parla di ”ore cruciali’‘.
”E’ arrivato il momento che la sovranità popolare e la sovranità nazionale prevalgano nel nostro Paese. Ripristineremo l’ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo una nazione eccezionale e riporteremo a casa i nostri figli”.
“Preso Maduro”, l’annuncio di Trump – “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi. Seguiranno dettagli”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti sul social Truth.
Procuratore generale Usa: “Maduro e moglie incriminati a New York“ – Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati intanto incriminati nel distretto meridionale di New York, ha annunciato su ‘X‘ il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi spiegando che i due “presto affronteranno l’ira della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani”.
Bondi ha aggiunto che “a nome dell’intero Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti vorrei ringraziare il presidente Trump per aver avuto il coraggio di chiedere giustizia a nome del popolo americano e un enorme ringraziamento al nostro coraggioso esercito che ha condotto l’incredibile e riuscitissima missione di catturare questi due presunti narcotrafficanti internazionali“.
Caracas chiede prova in vita – Lavicepresidente venezuelanaDelcy Rodriguez ha chiesto al presidente americano di fornire prove che il presidente Maduro sia vivo. Parlando telefonicamente con la televisione di stato venezuelana, Rodriguez ha affermato di non sapere dove fossero Maduro e sua moglie, Cilia Flores. “Chiediamo al governo del presidente Donald Trump prove immediate dell’esistenza in vita del presidente Maduro e della first lady“, ha affermato Rodríguez alla televisione Vtv Venezuela.
Ministro Difesa Venezuela schiera l’esercito – Dopo i raid e l’annuncio della cattura di Maduro, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha annunciato lo schieramento di forze militari in tutto il Paese in un video pubblicato sui social media. Nel video, il ministro ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo “gli ordini di Maduro“, ma non ha fatto alcun riferimento alla cattura del presidente venezuelano. “Ci hanno attaccato, ma non ci sottometteranno“, ha detto Padrino Lopez.
Il ministro ha anche rivolto un invito alla calma e all’unità e ha messo in guardia contro l’anarchia e il disordine, avvertendo: “Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare“.
Il ministro ha definito gli attacchi un atto codardo, ma ha affermato che il regime non avrebbe ceduto alle pressioni americane. “Questa invasione rappresenta il più grande insulto che il Paese abbia mai subito“, ha dichiarato Padrino riapparso nel video, dopo che erano circolate informazioni sull’attacco alla sua abitazione e il ministro era sembrato irraggiungibile. “Lungi dall’essere una presunta lotta al narcoterrorismo, questa azione deplorevole mira a imporre un cambio di regime“, ha aggiunto Padrino.
Il messaggio di Maduro: “Attaccati per il petrolio“ – “Il Venezuela respinge, ripudia e denuncia la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e la popolazione venezuelani, nelle località civili e militari di Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira intorno a Caracas“, si leggeva in un comunicato del governo prima dell’annuncio di Trump. Il presidente Maduro aveva quindi invitato “tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione”, spiegava il comunicato.
“L’obiettivo di questo attacco – proseguiva il comunicato – non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno“.
I raid nella notte, cosa è successo – Forti esplosioni nella notte a Caracas. Sulla capitale, elicotteri e aerei. Secondo l’Afp, le detonazioni sono avvenute attorno alle 2, ora locale. Almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale, riferiscono diverse testate, che riportano anche di una grande base militare colpita nella parte meridionale della città rimasta senza elettricità e dove è visibile una colonna di fumo .
I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digitalhanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.
Colombia chiede riunione urgente Consiglio sicurezza Onu – Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto intanto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell‘Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione dev’essere convocata immediatamente, per “stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela“.
Il ministro degli Esteri ha spiegato che più di una decina di connazionali sono ricoverati in ospedale e altrettanti mancano all’appello dopo l’incidente nel bar di Crans-Montana
L’interno del locale di Crans-Montana
“Purtroppo ci sono italiani coinvolti” nel rogo a Crans-Montana. Lo dichiara il ministro degli EsteriAntonio Tajani raggiunto telefonicamente da Rete 4. “Una dozzina di italiani” sono “ricoverati in diversi ospedali“, forse quindici, afferma il responsabile della Farnesina.
C’è ancora molta incertezza sul destino degli avventori che erano ospiti del locale Le Constellation nel paesino svizzero per festeggiare il Capodanno. I morti sono 47, ma il bilancio potrebbe presto aggravarsi ancora di più. I feriti sono un centinaio e decine di persone mancano ancora all’appello. Tra i nostri connazionali ci sono “una quindicina di dispersi, numero che purtroppo cresce“, ammette il ministro.
“Alcuni feriti gravi” – Tajani fornisce qualche dettaglio aggiuntivo sulla condizione dei feriti. “L’ospedale Niguarda sta per accogliere tre ustionati gravi che verranno dalla Svizzera“, ha dichiarato a Rete 4. Le operazioni di soccorso e di trasferimento sono ancora in corso: “Stanno decollando elicotteri dalla Lombardia per andare a prenderli, perché purtroppo ci sono così tanti feriti che anche gli ospedali svizzeri faticano” e perché “servono reparti specializzati per curare gli ustionati“. Il ministro ha quindi aggiunto: “Abbiamo organizzato questi voli, non sappiamo se i feriti che arriveranno sono italiani o meno, stiamo aiutando per solidarietà nei confronti di questa tragedia“.
Raggiunto da Sky Tg24, Tajani ha aggiornato il numero dei nostri connazionali dispersi: per ora ammontano a 16. “Mi auguro non ci siano vittime ma non possiamo escludere nulla“, ha commentato il ministro.
L’elenco dei dispersi: Al momento si conoscono i nomi di 10 nostri connazionali dispersi: Achille Osvaldo Giovanni Barosi (nato il 17 luglio del 2009), Riccardo Minghetti (02/09/2009), Chiara Costanzo (05/06/2009), Lisa Pieropan(09/12/1998), Giovanni Raggini (26/09/1997), Juliette Doronzo (23/12/1999), Giovanni Tamburi (21/12/2009), Linda Cavallaro (23/10/2003), Alessandra Galli Demin (05/02/1970), Giuliano Biasini.
I familiari si sono radunati presso il centro di informazioni allestito dall’Unità di crisi della Farnesina a Crans-Montana. Per privacy, non pubblichiamo i nomi dei cittadini italiani feriti e ricoverati in diversi ospedali svizzeri (Sion, Zurigo, Losanna).
Le ipotesi sul rogo: dalle scintille sullo champagne ai petardi – Come ha ammesso lo stesso Tajani la situazione è ancora caotica. Dato che gli aggiornamenti sui morti, i dispersi e i feriti sono vincolati ai decorsi dei ricoverati negli ospedali e alle indagini degli inquirenti, è necessario mettere qualche punto fermo nella vicenda.
Stando alle primissime ricostruzioni, l’allarme è stato lanciato intorno all’1:30 del 1° gennaio 2026, la notte di Capodanno. Nel bar Le Constellation, rinomato nella zona e molto frequentato dai turisti, si era da poco salutato il 2025 quando sarebbero state avvertite alcune esplosioni nella sala al piano seminterrato del locale. Le autorità hanno escluso con fermezza l’ipotesi di un attentato. Ma se la presenza di petardi è stata smentita dagli inquirenti, diversi testimoni riportano ai media questa dinamica. Lo stesso ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado a Rai News 24 ha parlato di “un’esplosione causata da un petardo sparato sul controsoffitto” del locale.
Nelle scorse ore si è parlato anche della manipolazione di fuochi d’artificio. Un’altra pista che si sta facendo largo è quella delle candele scintillanti accese dai camerieri sulle bottiglie di champagne. Sono tutte ipotesi, al momento confermate, che convergono verso lo stesso epilogo: l’incendio che ha divorato la sala del bar e ucciso decine di persone.
Per identificare i corpi ci potrebbero volere anche settimane, come ribadito dall’ambasciatore.
Come il fuoco ha divorato tutto velocemente: “C’è stato un flashover” – Le autorità svizzere hanno spiegato ai media locali che nel locale andato a fuoco a Crans-Montana si è verificato un “flashover“, un fenomeno che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi. Sarebbe stato questo a provocare le esplosioni riportate dai testimoni.
Dal Cantone del Vallese rendono noto che per curare e trasportare le vittime nei vari ospedali sono stati impiegati dieci elicotteri, 40 ambulanze e più di 150 medici.
Il locale dove è avvenuta la tragedia – Il lounge bar Le Constellation si trova al numero civico 35 di Rue Centrale nella località svizzera di Crans-Montana. I proprietari del locale sono una coppia francese che vive nella valle da quasi dieci anni. L’emittente all-news BfmTv, citando una fonte vicina alle indagini, riferisce che la coppia possiede altri due locali nella zona.
Stando a quanto riporta la tv francese, la proprietaria si trovava nel bar quando è avvenuto l’incidente e ha riportato ustioni al braccio. Il suo compagno, invece, era in uno degli altri due locali.
L’emittente ha raccolto la testimonianza di due ragazze francesi, sfuggite all’incendio: “La porta d’uscita era piuttosto piccola considerando il numero di persone presenti. Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente“, ha spiegato una delle due giovani. Le sopravvissute hanno confermato che i vigili del fuoco e la polizia sono arrivati “nel giro di pochi minuti“.
“Le vie di fuga sono piccole” – “Molte persone urlavano, cercavano di scappare, e ho visto molte persone sul pavimento e penso che queste persone fossero morte“. Questo il racconto di Samuel Rapp un testimone della tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera.
Anche il giovane solleva qualche perplessità sulle misure di sicurezza a disposizione del locale: “Proprio di fronte al bagno, c’è una via di fuga e di fronte al Constellation ci sono due vie di fuga, ma sono piccole. Non sono molto grandi. Quindi penso che fosse difficile scappare da quel posto”.
Sky News: ‘la polizia non tratta l’incidente come attentato terroristico’. Il locale poteva accogliere fino a 400 persone. Mobilitati elicotteri e ambulanze. La Farnesina segue la situazione. ‘In corso verifiche sull’eventuale coinvolgimento di italiani’
Ci sarebbero circa 40 morti e 100 feriti a causa dell’incendio di natura non dolosa avvenuto nel bar Constellation durante la festa di Capodanno nella lussuosa stazione sciistica alpina di Crans-Montana, in Svizzera, in base alle informazioni fornite dalla polizia cantonale vallesana.
Lo rende noto la Farnesina. – Le vittime non sono identificabili a causa delle gravi ustioni riportate. L’Ambasciatore d’Italia in Svizzera e la Console Generale d’Italia a Ginevra si stanno recando a Crans-Montana. La Farnesina ha attivato a Roma una unità operativa con funzionari dell’Unità di Crisi e dell’Unità tutela degli italiani all’estero.
La polizia ha anche confermato che l’incidente non viene trattato come un attentato terroristico.
I fatti sono avvenuti intorno all’1:30 nel bar COnstellation, molto frequentato dai turisti, mentre si svolgevano i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno.
Le immagini pubblicate dai media svizzeri mostrano un edificio in fiamme e i soccorsi nelle vicinanze. “L’intervento è ancora in corso“, ha aggiunto il portavoce.
Il rogo è scoppiato nella notte in seguito a una o più esplosioni, riporta la Radiotelevisione Svizzera sul suo sito. La prima esplosione si sarebbe verificata attorno alla 1:30 nel seminterrato del bar. Il locale poteva accogliere fino a 400 persone. I servizi di emergenza sono sul posto e gli elicotteri di Air-Glaciers sono stati mobilitati.Anche numerose ambulanze sono state mobilitate.
Tynesha McCarty Wrote, nota su TikTok come Tea Tyme, è accusata di aver provocato la morte del 59enne Darren Lucas, investito in auto in un sobborgo di Chicago, durante un live sui social
Tynesha McCarty Wrote durante la diretta su TikTok
Una donna di 43 anni, Tynesha McCarty Wrote, nota su TikTok come Tea Tyme, è stata arrestata oggi, mercoledì 24 dicembre, per il coinvolgimento nella morte di un uomo di 59 anni, Darren Lucas. Come confermato ai media statunitensi dal tenente Paul Kehrli del dipartimento di polizia di Zion, in Illinois (Stati Uniti), la tiktoker è accusata di aver investito e ucciso il 59enne lo scorso 3 novembre, durante una diretta streaming alla guida della sua auto in un sobborgo di Chicago.
L’incidente in diretta su TikTok – Il genero di Lucas, Chris King, ha dichiarato che la sua famiglia è stata informata che Wroten è accusata di omicidio colposo. Lucas stava attraversando a un incrocio a Zion quando, secondo quanto riferito, è stato investito da un’automobilista, è stato portato al pronto soccorso ed è morto per le ferite riportate. Wroten è rimasta sul luogo dell’incidente per parlare con gli investigatori e non è stata immediatamente incriminata.
Traduzione: Google ULTIMA ORA: La TikToker “Tea Tyme” (Tynesha McCarty-Wroten) è stata arrestata per aver investito mortalmente il pedone Darren Lucas, 59 anni, durante una diretta streaming su TikTok a Zion, Illinois. La polizia afferma che la donna ha passato il semaforo rosso il 3 novembre: accuse presentate.
#BREAKING: TikToker 'Tea Tyme' (Tynesha McCarty-Wroten) arrested for fatally striking pedestrian Darren Lucas, 59, while livestreaming on TikTok in Zion, IL. Cops say she ran red light Nov 3—charges filed. pic.twitter.com/jvrn2h1oWT
La polizia ha poi scoperto che Lucas era stato investito da una conducente che stava trasmettendo in diretta su un account TikTok associato alla Wroten. Nel video si vede la donna parlare al telefono, poi si sente il rumore di un forte scontro e lei che dice: “C…, c… c… ho appena investito qualcuno”.
In Cina il parcheggio diventa completamente automatizzato grazie a moderni sistemi robotizzati multipiano che stanno trasformando il modo di gestire lo spazio urbano
CorriereTv
Il funzionamento è semplice e altamente tecnologico. L’automobilista entra in una cabina dedicata, simile a un box, dove una piattaforma robotica solleva il veicolo e lo trasferisce con precisione millimetrica all’interno della struttura. L’auto viene poi sistemata nello spazio assegnato, all’interno di quello che può essere definito un gigantesco deposito verticale per veicoli. Tutto avviene senza l’intervento umano: tramite un terminale digitale, basta selezionare l’opzione “parcheggia” o “recupera”.
Un sistema di ascensori automatizzati si occupa quindi di consegnare o restituire l’auto in pochi minuti, eliminando code, sprechi di tempo e rischi di danneggiamento.
A Nunspeet era prevista una sfilata di luci. Ancora poche e incerte le informazioni sull’episodio
I soccorsi sul posto (foto X)
A Nunspeet, nella provincia centrorientale della Gheldria (Paesi Bassi), un’auto è finita contro una folla. Sono almeno 9 le persone rimaste ferite, di cui tre gravi. La polizia fino a questo momento esclude un gesto volontario.
Il post della polizia dei Paesi Bassi orientali, provincia della Gheldria (foto X)
L’auto sulla folla durante la parata natalizia – “Non sembra frutto di un atto volontario”, ha riferito la polizia locale sul suo profilo X, lasciando intendere che si tratti dunque di un incidente. Anche i principali quotidiani olandesi, tra cui il De Telegraaf, riportano questa ricostruzione. Ma le indagini degli inquirenti sono ancora all’inizio.
L’allarme è scattato poco prima delle 19 all’incrocio tra Oenenburgweg ed Elburgerweg. Il gruppo di persone investito stava aspettando il passaggio della parata natalizia che ogni anno tocca i quattro villaggi circostanti con una sfilata di luci. Alla guida dell’auto, a quanto pare, c’era una donna di 56 anni che ha riportato ferite lievi. A causa dell’incidente, la parata è stata interrotta.
Sui social è intervenuto anche Geert Wilders, il presidente del gruppo parlamentare Pvv alla Camera dei deputati olandese: “Forza a Nunspeet, ai feriti e ai servizi di emergenza“.
Metcalf, ricevitore di Pittsburgh, colpisce un tifoso di Detroit
Metcalf colpisce il tifoso
La star discute con il tifoso e gli molla un pugno. Succede nella domenica della National Football League e in una delle partite di cartello, quella tra i Detroit Lions e i Pittsburgh Steelers. Il protagonista dell’episodio è DK Metcalf, ricevitore degli Steelers e stella dell’attacco del team. Le telecamere della Cbs documentano lo scambio ravvicinato con un tifoso di Detroit nel corso del secondo quarto della partita.
Il fan, che indossa una parrucca blu, si sporge dalla balaustra. Il tifoso e Metcalf hanno un scambio verbale ravvicinato prima che il giocatore sferri un destro al volto dello spettatore. Il tifoso, quasi incredulo, alza le braccia per segnalare l’episodio mentre il wide receiver di Pittsburgh si allontana e riprende il proprio posto tra i compagni. Per lui, durante il match, nessun provvedimento disciplinare.
Migliaia di agricoltori a Bruxelles contro i tagli alla Pac e l’accordo Ue-Mercosur. La protesta è stata segnata da tensioni e scontri con la polizia
Foto per gentile concessione di Ophelie Monhonval
Centinaia di trattori e migliaia di agricoltori hanno invaso oggi Bruxelles per una grande mobilitazione europea contro i tagli alla Politica agricola comune (Pac) e contro gli accordi di libero scambiotra Unione europea e Mercosur. Alla protesta hanno partecipato circa 7.300-8.000 manifestanti e un migliaio di mezzi agricoli provenienti da diversi Paesi Ue, mentre nella capitale belga era in corso il vertice dei capi di Stato e di governo.
Le ragioni della protesta – In prima linea per l’Italia Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copa-Cogeca e numerose associazioni di produttori e lavoratori del settore. Il corteo è partito in mattinata dal quartiere di Schaerbeek, a nord di Bruxelles, per poi dirigersi verso il quartiere europeo.
“Siamo a Bruxelles con migliaia di agricoltori per ribadire la centralità dell’agricoltura e dell’agroalimentare nel prossimo bilancio europeo – ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – La scelta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen è invece quella di tagliare 90 miliardi al settore, con effetti pesantissimi anche per l’Italia”.
Al centro delle contestazioni anche l’accordo Ue-Mercosur: “Siamo favorevoli all’internazionalizzazione, ma servono regole eque – ha aggiunto Prandini – Non è accettabile importare prodotti che non rispettano gli stessi standard imposti agli agricoltori europei“.
Gli scontri con la polizia e il blocco delle strade – La manifestazione avrebbe dovuto concludersi a Place du Luxembourg, davanti al Parlamento europeo, con un punto stampa. La tappa è però stata annullata dagli organizzatori dopo che la piazza è diventata teatro di scontri tra alcuni gruppi violenti e le forze dell’ordine, con vetrine danneggiate e incendi. Gli agricoltori hanno deciso di allontanarsi per non essere associati agli atti di violenza.
🚨 UN TRACTEUR FORCE LE BARRAGE POLICIER À BRUXELLES !
La tension monte devant les institutions européennes où agriculteurs majoritairement belges et français sont mobilisés.
Nel corso della giornata la tensione è salita nel quartiere europeo: la polizia è intervenuta con idranti e fumogeni, mentre da parte dei manifestanti sono stati lanciati oggetti, ortaggi e petardi. Centinaia di trattori hanno occupato “Rue de la Loi” e le strade attorno alle istituzioni europee; secondo l’emittente belga Rtbf, circa 400 mezzi si sono poi diretti verso il raccordo per bloccare la circolazione in direzione della provincia dello Hainaut.
La posizione del governo italiano – E in serata è arrivata anche la posizione del governo sull’accordo contestato: “Il governo italiano, come già dichiarato in Parlamento dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ‘ribadito anche al presidente del Brasile‘ Inacio Lula da Silva, è “pronto” a sottoscrivere l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur “non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione Europea e possono essere definite in tempi brevi” riporta una nota di Palazzo Chigi.
La città non ha visto così tanta neve all’inizio della stagione dal 2018, ha detto il National Weather Service
Una forte nevicata ha colpito New York City e l’intera area del Nord-Est degli Stati Uniti, portando la prima significativa neve dell’inverno dopo un periodo di freddo intenso. Le precipitazioni sono state diffuse e, seppur non eccezionali come in altre regioni, hanno creato scenari invernali molto suggestivi nei quartieri della città. Nel cuore di Manhattan, nei parchi come Central Park, sono caduti quasi 3 cm di neve, mentre alcune zone di Staten Island e Long Island hanno visto accumuli superiori a 18 cm, rendendo questa nevicata una delle più precoci e consistenti dal 2018, secondo il National Weather Service.
Molti residenti hanno approfittato della neve per passeggiate, per portare i cani al parco o semplicemente per scattare foto nelle strade imbiancate, trasformando la Grande Mela in un quadro invernale.
Non sono mancati però i disagi.L’impatto sul traffico è stato pesante: aeroporti come LaGuardia, JFK e Newark hanno registrato ritardi fino a sei ore e cancellazioni, complicando i viaggi nel periodo di feste.
Era in corso una celebrazione della festività ebraica di Hanukkah. Due uomini sono stati fermati, la matrice dell’attacco non è ancora stata confermata
Immagini diffuse sui social
Una cinquantina di spari sono stati esplosi contro la folla nella Bondi Beach di Sydney, la spiaggia più famosa d’Australia. Ad aprire il fuoco sarebbero stati due uomini scesi da un veicolo a Campbell Parade, scrivono i media australiani.
Gli agenti del Nuovo Galles del Sud hanno risposto con una massiccia operazione e poco dopo è stato confermato il fermo di due sospettati, mentre i primi bilanci parlano di almeno 10 morti e numerosi feriti.
La polizia: “Mettetevi al riparo”. Era in corso una festa per Hanukkah – “Vi preghiamo di condividere il nostro messaggio affinché tutti evitino la zona di Bondi Beach mentre l’intervento continua”, ha avvisato la polizia. “Stiamo ancora chiedendo alle persone nella zona di mettersi al riparo finché non saremo in grado di determinare cosa sta succedendo“.
Lingua originale: inglese. Traduzione di Google .I terroristi hanno aperto il fuoco sulle persone durante le celebrazioni di Hanukkah in Australia Una sparatoria è avvenuta a Bondi Beach, a Sydney. Testimoni hanno riferito di aver udito fino a 50 colpi d’arma da fuoco, secondo il Sydney Morning Herald. La polizia ha arrestato due sospettati e l’operazione è ancora in corso. Un testimone oculare ha dichiarato di aver visto decine di feriti e una grande quantità di sangue. Secondo le prime informazioni, la sparatoria è avvenuta durante le celebrazioni di Hanukkah. La notizia è stata riportata dal Daily Mail e dal Jerusalem Post. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha confermato una “grave minaccia alla sicurezza” a Bondi Beach. Il numero delle vittime non è stato ancora reso noto ufficialmente.
⚡️ Terrorists opened fire on people during Hanukkah celebrations in Australia
A shooting occurred at Bondi Beach in Sydney. Witnesses reported hearing up to 50 shots, according to The Sydney Morning Herald.
Nella spiaggia era in corso una celebrazione della festività ebraica di Hanukkah, che ha inizio oggi, 14 dicembre.
“La comunità ebraica è sotto shock. C’erano 2mila membri della comunità che celebravano Hanukkah e accendevano insieme la prima candela a Bondi Beach. Siamo in stato di massima allerta“, ha affermato Jeremy Leibler, presidente della Federazione sionista d’Australia. Tuttavia il legame della festività con l’attentato non è stato ancora confermato dalle autorità.
Il sindaco di Providence, Rhode Island, afferma che il “tiratore” è ancora in libertà, mentre le autorità avviano una caccia all’uomo su larga scala
I primi soccorritori del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Providence manovrano una barella vuota vicino al luogo di una sparatoria di massa nel campus della Brown University a Providence, Rhode Island. Fotografia: Bing Guan/AFP/Getty Images
Almeno due persone sono state uccise e altre nove sono rimaste gravemente ferite in una sparatoria avvenuta sabato alla Brown University di Providence, nel Rhode Island ; il sospettato è ancora in libertà, ore dopo l’emissione del primo ordine di rifugio sul posto.
La polizia si è sparsa per tutto il campus e in un quartiere benestante ricco di storiche e signorili case in mattoni, perquisendo gli edifici accademici, i cortili e i portici per ore fino a tarda notte, dopo che la sparatoria era stata segnalata per la prima volta nel pomeriggio.
Il vice capo della polizia di Providence, Timothy O’Hara, ha dichiarato che il sospettato era “un uomo vestito di nero“. Si ritiene che il sospettato sia uscito dall’edificio del campus Barus and Holley, dove è avvenuta la sparatoria in Hope Street. O’Hara ha affermato che le autorità stanno “utilizzando ogni risorsa possibile per trovare il sospettato”.
La polizia ha diffuso sabato sera il filmato dell’uomo sospettato di essere l’autore della sparatoria, aggiungendo che alcuni testimoni hanno riferito che l’uomo, che potrebbe avere circa 30 anni, potrebbe aver indossato una maschera mimetica.
La rettrice dell’università, Christina Paxson, ha confermato che le 10 persone colpite erano studenti, compresi i due uccisi. Un’altra persona è rimasta ferita dai frammenti della sparatoria, hanno dichiarato le autorità.
Inizialmente le autorità avevano dichiarato che un sospettato era in custodia, prima di affermare che in realtà non era così e che era in corso una caccia all’uomo.
Il sindaco di Providence, Brett Smiley, ha dichiarato alla CNN che le porte dell’edificio di ingegneria e fisica erano aperte perché lì si stavano svolgendo molti esami finali. “In base a quanto abbiamo sentito dai funzionari della Brown, chiunque avrebbe potuto accedere all’edificio in quel momento“, ha affermato.
“Manca una settimana e mezza a Natale. Oggi due persone sono morte e altre otto sono in ospedale“, aveva detto Smiley in precedenza. “Quindi, pregate per queste famiglie“.
La Brown University si trova a College Hill a Providence, capitale dello stato del Rhode Island. L’università conta centinaia di edifici, tra cui aule, laboratori e dormitori.
Il governatore del Rhode Island Daniel McKee ha affermato che “l’impensabile è accaduto“.
“Questo è il giorno che tutti sperano non accada mai, e invece è successo“, ha detto Paxson ai giornalisti.
“Sappiamo che la nostra comunità vuole risposte e le forniremo il prima possibile. Per ora, sappiate che stiamo facendo tutto il possibile per garantire la sicurezza della nostra comunità e abbiamo mobilitato il nostro supporto per gli studenti e le loro famiglie“, ha affermato Paxson.
La ricerca del sospettato è stata ostacolata in parte dal fatto che il centro di Providence era affollato di acquirenti natalizi e migliaia di persone che partecipavano ai concerti, hanno riferito i media locali. Le forze dell’ordine federali e la polizia delle città e dei paesi limitrofi stavano collaborando alle ricerche, hanno affermato i funzionari. Secondo quanto riportato dai notiziari locali, i locali in tutta la città stavano rafforzando la sicurezza.
In un discorso ai giornalisti alla Casa Bianca, Donald Trump ha affermato di essere stato “completamente informato” sulla situazione.
“Che cosa terribile. E tutto ciò che possiamo fare in questo momento è pregare per le vittime e per coloro che sembrano essere rimasti gravemente feriti”, ha detto. “Vi informeremo più tardi su cosa sta succedendo. È una vergogna. È una vergogna. Pregate e basta“.
Il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondiha dichiarato a Xche gli agenti dell’FBI e dell’ATF “sono sulla scena della tragica sparatoria alla Brown University nel Rhode Island. Pregate per tutti i coinvolti“.
L’incidente è stato segnalato nei pressi dell’edificio Barus and Holley, un edificio di sette piani che ospita il dipartimento di ingegneria e fisica, secondo il sito web dell’istituto. Comprende 117 laboratori, 150 uffici, 15 aule e 29 laboratori.
Chiang-Heng Chien, studente della Brown, ha raccontato ai media locali che stava lavorando in un laboratorio con altri tre studenti quando ha visto il testo sulla sparatoria a un isolato di distanza. Hanno aspettato sotto i banchi per circa due ore, ha detto.
Alex Bruce, studente senior di biochimica alla Brown, stava lavorando a un progetto di ricerca finale nel suo dormitorio proprio di fronte all’edificio quando, poco dopo le 16:00, ha sentito le sirene all’esterno e ha ricevuto un messaggio su un tiratore attivo.
“Sono qui dentro e sto solo tremando“, ha detto, guardando attraverso la finestra una mezza dozzina di agenti armati in assetto tattico circondare il suo dormitorio. Ha detto di temere per un amico che credeva si trovasse all’interno dell’edificio di ingegneria in quel momento.
Secondo il suo sito web, l’università della Ivy League è un istituto privato senza scopo di lucro con circa 7.300 studenti universitari e poco più di 3.000 studenti laureati.
Sabato è stato il secondo giorno di esami finali del semestre autunnale.
È stato necessario l’intervento di oltre 100 vigili del fuoco per fermare il flusso di greggio che fuoriusciva a causa di una perdita. Secondo la Pck, azienda proprietaria della raffineria, non ci sono elementi che possano far pensare a un sabotaggio
Le immagini postate sui social dal quotidiano Berliner-Zeitung
Possibile disastro ambientale in Germania. Oltre 200mila litri di petrolio sono fuoriusciti dall’oleodotto del Brandeburgo dopo un incidente avvenuto nella serata di ieri, mercoledì 10 dicembre, alla stazione della conduttura di Gramzow. Sul posto sono intervenuti circa 100 vigili del fuoco e 25 dipendenti della raffineria Pck, proprietaria dell’oleodotto, che hanno iniziato le operazioni per bloccare il flusso. Per raccogliere il petrolio sono utilizzati speciali veicoli aspiranti.
L’incidente all’oleodotto – Come riferito da Alexander Trenn,capo dei vigili del fuoco di Schwedt, il greggio sarebbe uscito a causa di una piccola perdita a una pressione di circa 20 bar nella stazione di pompaggio. Secondo quanto riferito dall’azienda non vi sono elementi che fanno pensare a una causa esterna, ma adesso il vero problema riguarda la questione ambientale. Dai primi accertamenti sembra che nelle ore precedenti lo sversamento erano in corso lavori di costruzione nell’area dell’oleodotto. Serviranno ulteriori accertamenti per definire la causa e l’entità del danno: “Non ci sono elementi riconducibili a un sabotaggio – ha detto il portavoce della Pck -. Sembra che l’incidente sia stato causato dai lavori preparatori per un test di sicurezza previsto per domani. In questa fase si può escludere un’influenza esterna deliberata“.
Lingua originale: tedesco. Traduzione di Google Si è verificata una fuoriuscita di petrolio nei pressi della raffineria PCK di Schwedt a seguito di un incidente. Si segnala la fuoriuscita di oltre 200.000 litri di petrolio. Video: Vigili del Fuoco Volontari di Schwedt
Nahe der PCK-Raffinerie in Schwedt kommt es nach einer Havarie zu einem Austritt von Erdöl. Mehr als 200.000 Liter Öl sollen ausgetreten sein. Video: Ortsfeuerwehr Schwedt https://t.co/IylQIPBsDTpic.twitter.com/RfTvv2IbPS
La raffineria sorge vicino al confine con la Polonia ed è di proprietà di Rosneft Deutschland, una filiale locale del colosso petrolifero russo, ma è gestita tramite amministrazione fiduciaria dal governo tedesco. L’Uckermark, la zona del Land in cui è accaduto il fatto, è il luogo in cui è cresciuta l’ex cancelliera Angela Merkel, che spesso ci torna in vacanza.
Possibile disastro ambientale – Dopo la messa in sicurezza dell’area, le autorità dovranno quantificare l’impatto ambientale. L’incubo è quello di un possibile disastro ambientale, anche se il capo dei vigili del fuoco ha escluso la contaminazione del suolo e delle falde acquifere: “Per fortuna i terreni agricoli circostanti erano molto bagnati dalla pioggia, quindi il petrolio, essendo più leggero dell’acqua, galleggia sostanzialmente in superficie e non è penetrato in profondità nel terreno. Per questo motivo, al momento riteniamo improbabile una contaminazione diffusa delle falde acquifere”.
Lingua originale: tedesco. Traduzione di Google Oleodotto vicino a Schwedt/Oder: oleodotto PCK danneggiato nella regione dell’Uckermark Märkische Onlinezeitung MOZ.de+ Un oleodotto proveniente da Rostock, appartenente alla raffineria di petrolio PCK di Schwedt, ha subito una rottura durante i lavori. Un’enorme colonna di petrolio si è sollevata in aria. I primi dati. 📸 Un oleodotto vicino a Gramzow, nella regione dell’Uckermark, ha subito una rottura. Il petrolio si è schizzato in aria in una fontana alta circa dieci-dodici metri.
Un agente di polizia di Chicago è stato colpito da un proiettile e altre due persone sono rimaste ferite nella zona sud della città nella notte di domenica. Gli agenti sono stati chiamati a seguito di una lite in un’abitazione e stavano cercando di sedare una rissa tra due uomini, quando l’arma dell’aggressore ha sparato colpendo l’agente al giubbotto e la vittima. Un secondo agente ha quindi risposto al fuoco, colpendo il sospetto e ferendo accidentalmente la vittima. Tutti e tre sono stati portati in ospedale e l’agente è stato dimesso, secondo quanto riportato dall’emittente. La squadra investigativa del dipartimento di polizia e l’Ufficio civile per la responsabilità della polizia stanno indagando.
Arrestato un funzionario di Kish e un dipendente della società organizzatrice. Il velo sta dividendo il paese: il presidente Pezeshkian è su posizioni più aperte, mentre il capo della magistratura iraniana chiede approccio più rigoroso
Due tra i principali organizzatori di una maratona cui hanno partecipato anche donne che non indossavano il velo “sono stati arrestati in Iran sulla base di un mandato“. A darne l’annuncio è stata l’agenzia Mizan, citando il potere giudiziario iraniano. “Una delle persone arrestate è un funzionario della zona franca di Kish“, nel sud del paese, dove si è svolta la maratona, “e l’altro lavora per l’impresa privata organizzatrice della competizione” che si è svolta ieri, ha reso noto la stessa fonte. “Indecenza“. E’ questa l’accusa mossa dalle autorità iraniane ai due arrestati per aver permesso che donne gareggiassero senza velo. Secondo i media iraniani, sono stati più di 5.000 i partecipanti alla maratona che si è svolta a Kish ieri mattina, con diverse gare riservate alle donne.
Nella Repubblica Islamica vige l’obbligo per le donne di indossare il velo in pubblico. “E’ stato indecente il modo in cui si è svolto l’evento“, ritengono dalla Procura di Kish, secondo l’agenzia Mizan. Ed è stato avviato un “procedimento penale” nei confronti degli organizzatori, precisa l’agenzia sollecitando misure “incisive, deterrenti e intransigenti“. L’agenzia Tasnim critica “l’assenza totale di controllo e il mancato rispetto del codice di abbigliamento da parte di un numero significativo di partecipanti“.
Il velo divide la classe politica in Iran, dove non mancano donne che scelgono di non indossarlo, soprattutto nella capitale Teheran. Per il presidente Massoud Pezeshkian non si può costringere nessuno a portare l’hijab. Nei giorni scorsi più della metà dei deputati ha accusato i giudici di non far rispettare la legge. Il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha chiesto un approccio più rigoroso. Nell’ultimo mese sono stati chiusi diversi locali e ristoranti per il mancato rispetto dell’obbligo del velo, ma ci sono anche stati concerti e altri eventi che hanno accolto donne che non indossavano il velo.