
Da sabato 10 al 25 via Paolo Sarpi e dintorni diventeranno il cuore dei festeggiamenti: a casa o per strada, ecco quali sono le tradizioni
La tradizione non cambia: anche in Cina a Capodanno si indossano le mutande rosse. Nel suo bar, nel cuore di Chinatown, Lorenzo dà l’impressione di conoscere tutti. A 13 anni si è trasferito a Milano da Wenzhou, provincia cinese dello Zhejiang. Oggi ne ha compiuti 31 e tra un caffè e l’altro racconta che pure lì, esattamente come in Italia, durante il Capodanno si usa l’intimo rosso. «Chi è nato nell’anno del drago, ad esempio, oggi metterà boxer o calzini color fuoco. La scelta è sua. L’importante è che porti fortuna» sorride. Per i tanti cinesi di Via Paolo Sarpi — 42.910 a Milano secondo l’Istat — l’ultimo dell’anno si festeggia due volte. Prima quello occidentale, poi quello proprio del colosso asiatico. La data del Capodanno cinese, però, non è fissa: dipende dalle fasi lunari tra il 20 gennaio e il 20 febbraio e stando al calendario di Pechino questa è la volta del drago verde in legno. L’animale più importante tra tutti i segni dello zodiaco. I nomi degli anni vengono creati partendo dal primo segno zodiacale combinato con i cinque elementi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.
«I cinesi sono considerati figli del drago, l’abito imperiale cinese ha un disegno del drago, simbolo di potenza, indipendenza ed equilibrio» racconta Lorenzo. Che invece è del segno del gallo. Da domani al 25 lanterne e Hong Bao — bustarelle rosse che contengono soldi — popoleranno le case cinesi. Anche ai padri orientali piace regalare la strenna ai figli per augurargli un inizio pieno di fortuna. Sulle porte delle loro case, invece, fissano i caratteri “fu” che significano letteralmente “felicità”. In quest’atmosfera alcune famiglie giocano a carte e mangiano semi di frutta per ingannare il tempo prima dei festeggiamenti. Altre si sono buttate nella preparazione della Nian Gao, la torta cinese tipica delle festività, fatta con farina, riso e zucchero di canna. Altre ancora, invece, hanno riposto tutta la loro speranza nel pesce. Come la famiglia di Paolo, ottico simbolo di Via Sarpi, in Italia da 27 anni che spiega: «In lingua cinese “yu” significa pesce ma anche abbondanza. Mangiarlo a Capodanno vuol dire augurarsi un anno pieno di soldi».


A seconda della regione di provenienza, però, anche la cucina è diversa. C’è chi fa i ravioli e riunisce la famiglia per cucinarli insieme, chi ama il tofu, chi il coniglio e il maiale e chi invece preferisce di gran lunga gli gnocchi rotondi di riso. Gli auguri della mezzanotte, poi, nel caso degli originari dello Zhejiang, sono accompagnati da preghiere buddiste talmente lunghe da durare fino al mattino successivo.
Sulla parata i pareri sono discordanti. In un ristorante a gestione familiare verso la fine di Chinatown, non ricordano neanche la data esatta. E quando gli viene fatto presente — quest’anno sarà domenica — zia e nipote ridacchiano. «È una tradizione a cui sono legati più gli italiani di noi». Sono i turisti e i curiosi che ogni anno assistono alla sfilata a fare numero. Addirittura, la presenza sempre più elevata di persone, costringerà la parata di domenica — un’esibizione musicale con balli e acrobazie — a partire dall’Arco della Pace. Paolo Sarpi ormai è troppo stretta. I protagonisti? Centinaia di artisti e figuranti che sfilano accompagnati da un grande drago di cartapesta. «Di solito, al passaggio del dragone davanti al bar lasciamo una Hong Bao per chi si è preso la briga di organizzare». Lorenzo anche quest’anno lavorerà. Capodanno cinese o capodanno occidentale poco cambia. «Per me è il momento di fare il mio dovere, anche durante i periodi festivi. Ci sarà tempo per festeggiare. Quando sarò più grande».
Ma nel cuore della Chinatown milanese c’è preoccupazione per le nuove generazioni. «Chi è nato qui dà sempre meno importanza alle tradizioni. I più piccoli sembrano non capire il bisogno di tramandarle». Nonostante l’entusiasmo il racconto non riesce a coinvolgere i ragazzini. Peccato. Tra pulizie della casa per eliminare la sfortuna e i fuochi d’artificio per scacciare gli spiriti maligni ci si poteva prender gusto.

