
L’arbitro e il varista di Juve-Bologna hanno commesso «evidenti errori». Sarà fermo per qualche settimana anche Mariani per l’errore in Milan-Torino
Un mese di sospensione per tutti e due: arbitro e varista. Punizione pesante ma onestamente inevitabile, quella decisa dai vertici arbitrali, rimasti loro stessi esterrefatti, incapaci di dare una spiegazione all’«errore evidente» di domenica sera allo Stadium di Torino, nel finale di Juventus-Bologna. Senza quella svista i rossoblù di Thiago Motta avrebbero probabilmente vinto una partita che hanno poi solo pareggiato. Minuto 71’, gli emiliani sono avanti 1-0, Iling interviene in maniera chiaramente fallosa su Ndoye a due passi dalla porta bianconera, con Perin a terra: il contatto è solare, ben visibile anche dal vivo, senza bisogno di replay, sarebbe rigore ed espulsione, ma l’arbitro Di Bello tira dritto motivando alle panchine che i due «sono arrivati insieme sul pallone».
L’ACCORDO : Audio arbitri-Var: un giorno alla settimana in tv quello che si dice in campo
Ci pensa il varista Fourneau a completare il disastro: perché non abbia convinto il collega sul campo a rivedere l’azione, solo lui lo sa. Il risultato è che dopo sette anni di videoassistenza — crisi del settimo anno? — continuiamo a farci del male con errori che nascono da un difetto di comunicazione verbale fra arbitro e Var. Chi ha sentito gli audio assicura che non c’è nulla di particolare, il ché è ancora peggio: l’arbitro dal campo era convinto di aver visto bene e il varista non gli ha fatto cambiare idea. Un cortocircuito tanto semplice quanto assurdo. E infatti il designatore Rocchi li fermerà giustamente entrambi.
Come loro, resterà in panchina due-tre settimane anche Mariani: all’arbitro di Milan-Torino viene contestato il rigore concesso ai rossoneri sull’1-1, con quel tocco di polpastrello di Buongiorno che per la dinamica fortuita non doveva essere sanzionato. Come Di Bello, anche Mariani è un internazionale: un’aggravante. Se sbaglia un giovane è giusto essere comprensivi, specie in un momento come questo di delicato e inevitabile ricambio generazionale, ma se a farlo è un fischietto esperto, no: ecco l’amara riflessione dei vertici arbitrali, che quest’anno hanno promesso una maggiore severità verso rigorini e proteste. La tre giorni di raduno a Coverciano fra giovedì e sabato sarà utile per schiarirsi le idee e ritrovare serenità. Venerdì peraltro Rocchi terrà una conferenza nella quale proverà a far luce sugli episodi incriminati di questa seconda giornata da incubo. A Roma, durante Lazio-Genoa, contrariamente alle direttive i maxischermi hanno mostrato i replay del contrasto Bani-Zaccagni: una scena che alimenta il caos da «Var West» e che ha indispettito non poco il palazzo Aia.
Due riflessioni. La prima è che l’episodio di Juve-Bologna (che ha scatenato le proteste dell’ad del Bologna Fenucci) dimostra una volta di più quanto sia decisiva la specializzazione della figura del varista. Perché un buon arbitro non è per forza di cose un buon varista. E lo stesso vale per il contrario. Fare una domenica sul campo e una dietro lo schermo può essere un bene per qualcuno, ma non per tutti. In un calcio iperprofessionalizzato, è giusto che anche i fischietti perfezionino il ruolo concentrando le energie, lavorando sui dettagli, sulle attitudini. La cosiddetta «separazione delle carriere» è un percorso già avviato, Rocchi per primo spinge moltissimo verso questo orientamento moderno. Oggi i varisti specializzati sono circa una ventina. E Fourneau, guarda caso, non fa parte del gruppo.
L’altra considerazione riguarda i famosi audio arbitro-Var, che da quest’anno dovrebbero essere trasmessi in tivù qualche giorno dopo le partite. Una svolta attesa. Ma soprattutto un’esigenza non più rinviabile: quegli audio saranno preziosissimi per far luce proprio su episodi come quello dello Stadium. Non c’è però ancora una data d’inizio ufficiale: il format è ancora in via di definizione. Prima di definisce, meglio è.

