Schwazer assolto: «Non fu doping, è stato incastrato». Il Gip archivia, ora la battaglia per tornare


articolo: https://www.corriere.it/sport/21_febbraio_18/schwazer-doping-gip-accoglie-richiesta-archiviazione-caso-chiuso-non-ci-sara-procedimento-penale-7850db80-71e5-11eb-893c-20b27ab3b588.shtml?fbclid=IwAR0cYvHLXO-YUiBriiyIDNou5Bf15NqusrE6r-c6HvSU-xxLN4W5jK-y9p8

Il giudice Walter Pelino ha accolto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero: il marciatore non verrà giudicato penalmente per la positività. Resta però la squalifica sportiva di 8 anni. La possibilità di partecipare ai Giochi di Tokyo passa per la grazia del Cio

Ora si può dire. Non più solo sospettare. È stato un complotto. Organizzato per screditare Alex Schwazer e il suo allenatore, Sandro DonatiDunque Schwazer è una vittima e non deve finire sotto processo per essersi dopato: perché non si è dopato. Lo ha messo nero su bianco il Gip di Bolzano Walter Pelino, che ha depositato nella mattinata di giovedì 18 l’atto di 87 pagine con cui ha accolto la richiesta di archiviazione per il marciatore italiano, oro olimpico a Pechino 2008, avanzata due mesi e mezzo fa, il 3 dicembre, dal pubblico ministero Giancarlo Bramante. Non solo: l’atto demolisce in maniera impietosa i tentativi di difesa della Wada e dell’allora Iaaf (oggi World Athletics) e critica duramente persino l’operato dello stesso pubblico ministero Bramante.

Discredito sull’atleta e sul tecnico Donati – Il Gip, nelle conclusioni, «ritiene accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer l’1-1-2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati». Nel secondo punto delle sue conclusioni, Pelino scrive, restituendo gli atti al Pm per le valutazioni di competenza, di ritenere che «sussistano forti evidenze del fatto che nel tentativo di impedire l’accertamento del predetto reato siano stati commessi una serie di reati che di seguito si elencano:

  • a) falso ideologico in relazione alla dichiarazione di disporre di soli 6 ml di urina nell’originario campione B, essendo acclarato che ve ne erano circa il triplo (18 ml) (….);
  • b) frode processuale in relazione alle predette dichiarazioni, alle pressioni esercitate sul laboratorio di Colonia affinché questo si allineasse, come poi ha fatto, alle posizioni di Iaaf nell’opporsi alla rogatoria internazionale per la consegna dei campioni già sequestrati (…);
  • c) falso ideologico finalizzato a coprire il precedente falso, consistito in una dichiarazione secondo cui la predetta indicazione sulla quantità (6 ml) sarebbe stata frutto di un errore (…)
  • d) falso ideologico, frode processuale e diffamazione in relazione alla consulenza redatta, per contro di Wada, dai professori Pascali e Tagliabracci (…) al fine di contestare che la concentrazione di Dna riscontrata nell’urina dell’1-1’2016 fosse da reputarsi anomala (…)».  

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